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La guerra di Internet in India | Eurasia

Nel 2014, Narendra Modi ha aperto la strada all’uso dei social media e della campagna digitale in India, diventando primo ministro. Riconosciuto come uno dei primi politici globali a sfruttare il potere di Internet, detiene attualmente il numero maggiore di follower sui social tra i capi di stato in carica nel mondo.

Oggi, più di un decennio dopo la campagna politica incentrata sul digitale di Modi, un movimento giovanile alimentato da Internet chiamato Cockroach Janta Party (o Cockroach People’s Party) sta usando le stesse piattaforme social per organizzare proteste, riuscendo a costringere alle dimissioni uno dei principali consiglieri del Primo Ministro Modi. Il governo indiano ha risposto con una repressione: sono stati arrestati i manifestanti e la censura su X, Meta e altri siti social è cresciuta. L’eredità della Cockroach Janta Party sarà complessa: da un lato ha portato al centro importanti dibattiti sulla disoccupazione della Generazione Z e sulla meritocrazia; dall’altro, potrebbe aver spinto il governo indiano a creare nuove leggi sulla censura ancora più severe per zittire le future opposizioni.

La rete che aveva contribuito a portare Modi al potere sta diventando uno strumento che una nuova generazione usa contro di lui. Fino a dove si spingerà il governo di Modi nel censurare la popolazione e nel limitare la libertà di espressione?

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Tommaso Rinaldi

Mi occupo di analisi geopolitica con un’attenzione particolare alle relazioni tra potenze emergenti e scenari europei. Nei miei articoli cerco di offrire una lettura chiara e strutturata di dinamiche complesse, mantenendo un approccio rigoroso. Scrivere per Eurasia significa contribuire a una comprensione più approfondita degli equilibri internazionali contemporanei.