Da quando è iniziata nel 1981, l’epidemia di HIV ha ucciso oltre 44 milioni di persone. Per una generazione, una diagnosi era essenzialmente una condanna a morte, e per gran parte del mondo rimane una minaccia quotidiana, con circa 1,3 milioni di persone nuove infezioni nel 2024.
Ma è successo qualcosa di straordinario. I decessi dovuti all’AIDS causato dall’HIV sono diminuiti del 70% rispetto al picco. Circa 30 milioni di persone sono in trattamento antiretrovirale, farmaci che hanno trasformato quella condanna a morte in una condizione gestibile. E ora siamo sull’orlo di scoperte che dieci anni fa sarebbero sembrate fantascienze: farmaci a lunga durata d’azione in grado di prevenire l’infezione con un’unica iniezione ogni sei mesi, e persino la reale possibilità di un vaccino.
Per la prima volta la fine dell’HIV è un obiettivo plausibile. Eppure questo è anche il momento in cui i finanziamenti globali e l’impegno politico che hanno reso possibile questo progresso stanno venendo a mancare. I programmi sanitari che hanno salvato milioni di vite affrontano tagli profondi, sia all’estero che a livello domestico.
Nei prossimi mesi, Future Perfect esplorerà la lotta contro l’HIV, sia negli Stati Uniti sia all’estero, affrontando le dimensioni politiche e farmaceutiche, ma anche quelle personali e dolorose. Non è mai stato così importante seguire questa copertura, perché la domanda dominante che abbiamo davanti non è più se possiamo porre fine all’HIV. Sappiamo di poterlo fare. È se lo faremo.
Questa serie è stata sponsorizzata da Gilead. Eurasia ha avuto piena discrezione editoriale sul contenuto di questo reportage.
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