All’inizio di questa settimana il governo italiano ha inviato funzionari incaricati di esaminare il ritorno degli artisti russi all’evento veneziano. La premier Giorgia Meloni ha dichiarato giovedì ai giornalisti di non sapere se le dimissioni della giuria fossero collegate all’ispezione, ma ha ribadito la sua posizione iniziale: «Il governo non condivide la scelta fatta sul padiglione russo.»
La Biennale aprirà al pubblico il 9 maggio, in concomitanza con la parata della Giornata della Vittoria a Mosca, che sarà drasticamente ridotta per la prima volta in vent’anni. Entrambi gli eventi, insieme agli importanti appuntamenti sportivi, illustrano il tentativo del presidente russo Vladimir Putin di riaffermare il ruolo della Russia sulla scena internazionale, usando la cultura e il soft power come strumenti diplomatici.
«La cultura dell’aggressore non è neutrale in tempi di guerra e non deve mai essere impiegata per servire gli interessi dell’aggressore, per coprire i suoi crimini e per diffondere la sua propaganda», ha sostenuto Sybiha.
L’UE ha minacciato di tagliare milioni di fondi per la prossima edizione della Biennale di Venezia, mentre Russia e Israele sono stati esclusi dai premi di questa edizione. Il governo italiano ha ripetutamente criticato la presenza della Russia, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha deciso di boicottare l’evento insieme ad altri paesi membri dell’UE.