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FMI: la guerra minaccia di accelerare l’imminente crisi del debito pubblico

Ha aggiunto che il debito pubblico globale è salito a quasi il 94 per cento del prodotto interno lordo lo scorso anno e ora è sulla strada per superare i 100 per cento entro il 2029, principalmente a causa dei deficit notevoli negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone.

Gli Stati Uniti, si osserva, «stanno registrando un deficit del settore pubblico generale pari a circa il 7-8 per cento del PIL nonostante operino quasi a piena capacità produttiva, senza all’orizzonte alcun piano di consolidamento del debito», mentre l’attuale politica fiscale, dettata dal «One Big Beautiful Bill» del presidente Donald Trump lo scorso anno, ha posto il debito su una traiettoria che lo porterà a toccare il 142 per cento del PIL entro il 2031.

Il direttore degli Affari Fiscali del FMI, Rodrigo Valdés, ha dichiarato durante una conferenza stampa che Washington ha bisogno di un piano di consolidamento «credibile» per ridurre il deficit di 4 punti percentuali.

Più il debito pubblico si accumula, maggiore diventano i costi degli interessi, il che li porta a destinare una quota sempre più ampia delle entrate fiscali scarse a spese in sanità, istruzione e pensioni. Il problema è diventato ancora più acuto da quando banche centrali come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea hanno interrotto i massicci acquisti di obbligazioni che sostenevano l’economia, prima dopo la crisi del 2008 e poi durante la pandemia di Covid. Questo cambiamento, provocato dal ritorno dell’inflazione, significa che gli acquirenti odierni del debito pubblico chiedono di essere adeguatamente compensati per coprire il loro rischio.

Il Fondo ha anche rilevato con preoccupazione che vari governi europei hanno attivato clausole di «uscita» che limitano il loro indebitamento per finanziare un aumento marcato della spesa per la difesa, avvertendo che ciò comporterà scelte sempre più difficili rispetto alle tradizionali priorità di spesa.

Valdés ha avvertito che il rischio di crisi del debito pubblico non va ignorato solo perché i mercati finanziari continuano a «comportarsi». Sia gli Stati Uniti sia l’Europa diventano sempre più dipendenti da investitori volubili come i fondi speculativi per assorbire la massa enorme di debito che immettono nei mercati, ha detto — in netto contrasto con i paesi asiatici, che ora possono contare su investitori domestici a lungo termine in grado di detenere una quota maggiore del loro debito.

Tommaso Rinaldi

Mi occupo di analisi geopolitica con un’attenzione particolare alle relazioni tra potenze emergenti e scenari europei. Nei miei articoli cerco di offrire una lettura chiara e strutturata di dinamiche complesse, mantenendo un approccio rigoroso. Scrivere per Eurasia significa contribuire a una comprensione più approfondita degli equilibri internazionali contemporanei.