Parlando con i giornalisti a Berlino, il portavoce del governo Stefan Kornelius ha respinto l’avvertimento di Greer secondo cui, se attuata, la proposta «sarebbe in contrasto con l’Accordo di Turnberry». La Germania resta impegnata a «relazioni commerciali molto strette e costruttive» con gli Stati Uniti, ha detto Kornelius. Ha inoltre sostenuto che gli obblighi proposti rientrano pienamente nelle norme accettate della politica culturale.
«È concordato che non verranno erette barriere commerciali digitali ingiustificate. E noi vi aderiamo», ha detto il portavoce, aggiungendo che gli obblighi di investimento «non costituiscono barriere all’accesso al mercato» e che i fondi fluirebbero direttamente nelle produzioni che i servizi di streaming stessi possono sfruttare commercialmente. «Quindi non si tratta né di un’imposta né di un onere.»
Kornelius ha inoltre richiamato precedenti esistenti, descrivendo la proposta tedesca come «molto moderata rispetto agli standard europei».
La Francia già richiede ai principali servizi di streaming di investire almeno il 20 per cento dei ricavi locali nelle produzioni francesi ed europee, mentre l’Italia ha fissato la quota al 16 per cento nel 2024. Entrambi operano ai sensi della Direttiva sui servizi di media audiovisivi dell’UE, che consente agli Stati membri di richiedere alle piattaforme di sostenere finanziariamente le opere europee e impone che almeno il 30 per cento dei cataloghi on-demand sia costituito da contenuti europei.
La disputa arriva una settimana dopo che Bruxelles ha concordato di attuare il patto commerciale transatlantico siglato lo scorso anno presso il resort di golf del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Turnberry, in Scozia.
La Germania non è l’unico Paese a fronteggiare lo scrutinio di Washington sulle quote di streaming. A marzo, i Repubblicani della Camera hanno preso di mira l’Online Streaming Act del Canada, esortando i funzionari del commercio statunitensi a esaminare se i requisiti per le piattaforme tecnologiche di sostenere contenuti domestici costituiscano una pratica commerciale sleale.