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La crescita dell’Eurozona rallenta mentre la guerra in Iran alimenta timori di stagflazione

I dati pubblicati hanno mostrato figure più deboli del previsto dalla Francia, dove il PIL è rimasto invariato rispetto al quarto trimestre. Ma l’economia più grande della regione, la Germania, ha performato meglio del previsto, registrando una crescita dello 0,3%, mentre la crescita di Italia e Spagna è rallentata meno di quanto stimato.

La guerra — e l’aumento conseguente dei prezzi del petrolio e del gas — ha modificato radicalmente la traiettoria dell’economia. Il governo tedesco ha dimezzato le previsioni di crescita per quest’anno a solo lo 0,5%. Il Fondo Monetario Internazionale ha, all’inizio di questo mese, tagliato le previsioni di crescita per l’area euro nel 2026 all’1,1%, rispetto al 1,3% stimato in precedenza. Avverte che l’aumento dei prezzi e la debolezza dell’attività stanno spingendo la regione verso un ambiente più stagnazionario.

L’inflazione, al contrario, è in aumento a causa dell’impennata dei costi energetici. L’inflazione generale è balzata al 3,0% ad aprile, ha dichiarato Eurostat in un comunicato separato. L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili di petrolio e cibo ed è considerata un indicatore delle tendenze sottostanti, è scesa al 2,1% dal 2,2% precedente, ma i prezzi sono saliti comunque di un significativo 0,9% rispetto a marzo.

Raggiungere il giusto equilibrio

Gli economisti avvertono che passeranno mesi prima che si possa percepire l’impatto pieno della guerra, e anche i dati di indagine suggeriscono che le cose peggioreranno prima di migliorare.

L’indice PMI composito di S&P Global per la zona euro, una stima approssimativa dell’attività del settore privato, è tornato in territorio di contrazione ad aprile dopo 15 mesi di crescita, mentre i prezzi pagati e quelli addebitati dall’industria sono entrambi aumentati notevolmente. Anche i sondaggi tra i consumatori della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea mostrano un balzo significativo delle aspettative di inflazione.

Molto dipenderà dal fatto che la politica monetaria trovi il giusto equilibrio. La BCE è su una corda tesa — nel tentativo di contenere l’inflazione senza spingere l’economia in un rallentamento più profondo aumentando i tassi di interesse.

Tommaso Rinaldi

Mi occupo di analisi geopolitica con un’attenzione particolare alle relazioni tra potenze emergenti e scenari europei. Nei miei articoli cerco di offrire una lettura chiara e strutturata di dinamiche complesse, mantenendo un approccio rigoroso. Scrivere per Eurasia significa contribuire a una comprensione più approfondita degli equilibri internazionali contemporanei.