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	<title>eurasia-rivista.org &#187; venezuela</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Il ritorno degli Usa nell&#8217;America Indiolatina</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:42:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-ritorno-degli-usa-nellamerica-indiolatina/10759/" title="Il ritorno degli Usa nell&#8217;America Indiolatina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=10759&amp;w=80" width="80" height="57" alt="Il ritorno degli Usa nell&#8217;America Indiolatina" ></div></a>“Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a piegare con la fame e la miseria l’America intera in nome della libertà” è quanto profetizzò Simon Bolivar nel 1815, durante il suo esilio in Giamaica, nella “lettera Guatemalteca” sulla Royal Gazzetta di Kingston. &#160; Dopo 194 anni da tale affermazione, si può ben dire che l’egemonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-ritorno-degli-usa-nellamerica-indiolatina/10759/" title="Il ritorno degli Usa nell&#8217;America Indiolatina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=10759&amp;w=80" width="80" height="57" alt="Il ritorno degli Usa nell&#8217;America Indiolatina" ></div></a><p>“<span><span style="font-size: medium"><em>Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a piegare con la fame e la miseria l’America intera in nome della libertà</em></span></span><span><span style="font-size: medium">” è quanto profetizzò Simon Bolivar nel 1815, durante il suo esilio in Giamaica, nella “lettera Guatemalteca” sulla Royal Gazzetta di Kingston.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dopo 194 anni da tale affermazione, si può ben dire che l’egemonia economico-politica nell’area da parte degli Stati Uniti è stata indiscussa. Con metodi non sempre leciti, il colosso nord americano è riuscito a tessere una rete di relazioni che gli hanno permesso di controllare l’intero continente.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ma oggi la centralità geopolitica statunitense è fortemente in discussione:</span></span></p>
<ul>
<li><span><span style="font-size: medium">Il 	Medio Oriente è in continuo fermento e ciò non giova all’economia 	a stelle e strisce che vede vacillare le certezze sulle proprie 	riserve energetiche nella Regione;</span></span></li>
<li><span><span style="font-size: medium">Le 	“Missioni di Pace” si sono dimostrate guerre di logoramento 	difficili da portare a termine con un conseguente risultato 	economico che non giustifica l’ingente investimento fatto;</span></span></li>
<li><span><span style="font-size: medium">Non 	va sottovalutato il peso che hanno sul bilancio le situazioni di 	stallo in aree strategicamente fondamentali come nel caso della 	penisola coreana. Qui è in atto un’eterna partita a scacchi con 	la Cina che non permette agli USA di ridurre la propria presenza 	militare ai margini di Seul;</span></span></li>
<li><span><span style="font-size: medium">La 	crisi economica che ha investito tutto l’Occidente (la più lunga 	della storia) ha visto &#8211; negli ultimi giorni &#8211; per la prima volta il 	colosso statunitense condotto ad un declassamento del proprio debito 	pubblico. Ciò ha confermato la vulnerabilità di quella che sino ad 	oggi è stata la prima e indiscussa potenza mondiale.</span></span></li>
</ul>
<p><span><span style="font-size: medium">Proprio da quest’ultimo punto si può partire per un’analisi dei rapporti tra nord e sud nel Nuovo Continente. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La criticità del debito pubblico statunitense palesa, oltre all’insostenibilità del sistema creditizio americano, la paradossale asimmetria nelle variazioni quantitative delle voci di bilancio. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Se da una parte le spese militari sono andate progressivamente aumentando come i costi per il risanamento bancario, dall’altro i flussi di capitale dall’esterno verso l’interno si sono progressivamente ridotti. Per quest’ultima voce di bilancio si osserva che gli accordi economici nel bacino del mediterraneo stanno perdendo il loro status di “certezza” così come quelli riguardanti il Sud America. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’America Latina, negli ultimi anni ha fatto osservare in molti Stati, un cambiamento di rotta per quanto concerne sia la politica interna che quella esterna.  Stati come Venezuela o Brasile  hanno dimostrato fortemente la loro volontà di svezzarsi dal capitale nord americano.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il venezuelano Chavez continua a guidare la propria nazione verso uno sviluppo economico sostenibile il più possibile indipendente da influenze esterne. Il Presidente ha promosso una progressiva nazionalizzazione dei settori chiave dell’economia venezuelana (in primis l’estrazione di idrocarburi) a discapito delle multinazionali statunitensi. Ciò ha comportato un progressiva emarginazione, osteggiata fortemente dagli Usa, del Venezuela  nei dialoghi internazionali, accrescendo, di conseguenza, la tensione tra Caracas e Washington.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile punta a consolidare il suo status di “economia emergente” ponendosi alla pari delle Nazioni che storicamente detengono l’egemonia  nei dialoghi internazionali. A riprova di ciò vi sono gli svariati interventi internazionali come ad esempio la volontà di rafforzare la propria posizione all’interno delle Nazioni Unite e la presa di posizione nei confronti dell’Italia nel “Caso Battisti”. Quest’ultima, se pur discutibile, dimostra una fermezza del governo brasiliano nel mantenere salde le proprie decisioni che prescinde dalla possibilità di inficiare gli accordi economici sussistenti tra i due Stati.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Lo stesso Messico, da sempre preda del neocolonialismo statunitense, manifesta un cauto ottimismo sulle sue possibilità di progredire economicamente. Partendo da un sottosviluppo cronico, dovuto per lo più ad un forte sfruttamento delle proprie risorse da parte dei vicini anglofoni, e perennemente alle prese con la lotta al narcotraffico e alla tratta clandestina di emigranti verso gli Stati Uniti, negli ultimi anni il Messico ha registrato un aumento del PIL costante tra il +4 e il +5% e un’interessante aumento del tasso di alfabetizzazione della popolazione. Il governo messicano sta indirizzando il proprio sviluppo economico verso le energie rinnovabili approfittando delle favorevoli condizioni geo-climatiche del territorio nazionale. Ma il tutto va letto con cauto ottimismo dato che, ogni prospettiva di progresso, dipende dalla capacità di Città del Messico di rendersi indipendente dalla politica e dagli interessi economici statunitensi (prospettiva lontana). D’altra parte risulta cruciale la conciliazione tra il potere centrale e le popolazioni delle diverse regioni che compongono questa nazione.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In Perù il neo eletto Humala rappresenta ancora un’incognita politica, occorrerà difatti capire se verrà sostenuta la crescita economica verificatasi negli ultimi anni, e ancor più fondamentale, nel delineare i futuri scenari per il Paese, sarà la politica che Humala adotterà realmente: rispetterà le promesse di non intromissione da parte dello Stato nell’economia fatte in campagna elettorale, oppure si spingerà verso il modello del socialismo venezuelano?</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel complesso, tuttavia, gli Stati latinoamericani hanno subito un, se pur modico, rallentamento dovuto alla crisi dei mercati finanziari, fatta eccezione, in apparenza, per l’Argentina. Qui si registra un aumento del PIL intorno al 9%, ma è indicativa la scelta del governo di vietare l’analisi e la divulgazione, da parte di società private, di stime riguardanti l’andamento dei prezzi al consumo. Ciò porta a concludere che l’intento di Buenos Aires è di diffondere ottimismo tra la popolazione e soprattutto, ricollocarsi come paese attrattivo per gli investimenti esteri.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In fine merita attenzione l’area caraibica dove il crescente flusso di investimenti esterni provenienti dalle economie emergenti del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), mette a dura prova la consolidata egemonia statunitense in un’area da sempre croce (vedi la mancata stella Cubana nel novero degli Stati Confederati d’America) e delizia della geopolitica statunitense.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Quanto sin qui esposto ci porta a comprendere il comportamento di Obama in occasione dell’inizio della crisi libica. In circostanze più rosee dal punto di vista economico-finanziario, il sorgere di una crisi in una zona strategicamente rilevante come quella del Mediterraneo, avrebbe visto un qualsiasi presidente americano in prima fila nel promuovere un piano di democratizzazione. Ma il periodo non è dei più floridi e Obama  ha preferito proseguire il suo tour politico sudamericano. Si può benissimo dedurre che ci troviamo dinanzi ad un “restyling” della Dottrina Monroe per cui gli USA puntano ad arginare l’incombenza degli investimenti provenienti dai BRICS, rinnovando vecchi accordi o proponendone nuovi, magari forti di interrelazioni bilaterali secolari. Purtroppo, e per questo lo definiamo restyling, non è possibile intimare ai Paesi del BRICS la non ingerenza su tutto ciò che riguarda il </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Nuovo Continente</em></span></span><span><span style="font-size: medium">. Quindi il colosso Nord-Americano, per via del libero mercato, è costretto a competere come tutti gli altri e a “vendersi meglio” per ottenere l’esclusiva economica sull’area. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La competizione economica diventa sempre più agguerrita, le certezze diminuiscono, le </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Economie Emergenti</em></span></span><span><span style="font-size: medium"> incalzano e prima di essere travolta dallo tsunami dell’evoluzione economica in atto, Washington ha pensato bene di aggrapparsi allo scoglio geopoliticamente più vicino: l&#8217;America Indiolatina.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>William Bavone è laureato in Economia Aziendale (Università degli Studi del Sannio, Benevento)</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Miguel Ángel Barrios, El Significado Geopolítico de Venezuela en el Mercosur</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:13:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Geopolitica venezuelana]]></category>
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		<description><![CDATA[L’UNASUR - Unión Sudamericana delle Nazioni – costituisce l’insieme del Mercosur e della Comunità Andina. Rappresenta la possibilità di articolare lo Stato Continentale Industriale dell’America del Sud nel contesto dell’emergente sistema multipolare. L'illustre geopolitico argentino Miguel Ángel Barrios analizza il ruolo del Venezuela ai fini del consolidamento del Mercosur e dell’Unasur. Prediligendo un approccio geostorico e stabilendo un nesso tra la Storia e le Relazioni Internazionali, egli decifra la funzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela nel processo di integrazione continentale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/miguel-angel-barrios-el-significado-geopolitico-de-venezuela-en-el-mercosur/10618/" title="Miguel Ángel Barrios, El Significado Geopolítico de Venezuela en el Mercosur"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=10618&amp;w=80" width="80" height="117" alt="Miguel Ángel Barrios, El Significado Geopolítico de Venezuela en el Mercosur" ></div></a><p><font style="font-face: Arial; font-size: medium">Miguel Ángel Barrios<br />
<strong>El Significado Geopolítico de Venezuela en el Mercosur</strong><br />
<em>America del Sur en la Geopolítica Mundial</em></p>
<p><strong>Il libro</strong><br />
L’UNASUR &#8211; Unión Sudamericana delle Nazioni – costituisce l’insieme del Mercosur e della Comunità Andina. Rappresenta la possibilità di articolare lo Stato Continentale Industriale dell’America del Sud nel contesto dell’emergente sistema multipolare.<br />
L&#8217;illustre geopolitico argentino Miguel Ángel Barrios analizza il ruolo del Venezuela ai fini del consolidamento del Mercosur e dell’Unasur.  Prediligendo un approccio geostorico e stabilendo un nesso tra le scienze storiche e quella delle Relazioni Internazionali, egli decifra la funzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela nel processo di integrazione continentale.</p>
<p><strong>L’Autore</strong><br />
<strong>Miguel Ángel Barrios</strong>, storico e geopolitico, autore di numerose pubblicazioni scientifiche sulle più prestigiose riviste di geopolitica, ha pubblicato, fra l’altro: <em>El Latinoamericanismo en el Pensamiento Politico de Manuel Ugarte</em>, <em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/miguel-angel-barrios-peron-y-el-peronismo-en-el-sistema-mundo-del-siglo-xxi/10523/">Peron y el Peronismo en el Sistema Mundo del Siglo XXI</a></em>, <em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/diccionario-latinoamericano-de-seguridad-y-geopolitica/1344/">Diccionario Latinoamericano de Seguridad y Geopolítica</a></em>, <em>El Latinoamericanismo Educativo</em>.  </font></p>
<p>EAE 2011<br />
ISBN 978-3-8443-4948-1, Paperback, p. 68<br />
€ 49 00<br />
<a href="http://www.bod.de/index.php?id=296&amp;objk_id=553377" target="_blank">http://www.bod.de/index.php?id=296&amp;objk_id=553377#</a></p>
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		<title>Washington pianifica nuove azioni contro il Venezuela</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/washington-pianifica-nuove-azioni-contro-il-venezuela/10328/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 00:10:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il governo statunitense sta progressivamente intensificando le azioni offensive nei confronti dell’amministrazione di Chavez nel tentativo di isolare il grande produttore di petrolio e di riuscire a indebolire il presidente venezuelano. Tutte le mosse di Washington lasciano intendere che il governo continuerà ad aumentare l’offensiva contro il Venezuela e attraverso nuove sanzioni tenterà di demonizzare, isolare e screditare l’amministrazione di Chavez. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/washington-pianifica-nuove-azioni-contro-il-venezuela/10328/" title="Washington pianifica nuove azioni contro il Venezuela"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=10328&amp;w=80" width="80" height="50" alt="Washington pianifica nuove azioni contro il Venezuela" ></div></a><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=GOL20110701&amp;articleId=25445" target="_blank">Global Research</a>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il governo statunitense sta progressivamente intensificando le azioni offensive nei confronti dell’amministrazione di Chavez nel tentativo di isolare il grande produttore di petrolio e di riuscire a indebolire il presidente venezuelano. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso 24 giugno durante un’audizione alla Camera della Commissione Esteri riguardo l’ipotesi di ‘procedere a sanzionare nuove attività in Venezuela’, democratici e repubblicani hanno chiesto all’amministrazione Obama di intraprendere nuove azioni offensive contro il governo di Hugo Chavez. Il capo della Sotto Commissione Affari Esteri per l’emisfero occidentale, Connie Mack, repubblicano della Florida, si è riferito al governo venezuelano con l’appellativo ‘terrorista’ sostenendo che “è giunto il momento di agire per contenere la pericolosa influenza di Hugo Chavez e ridimensionare le sue relazioni con l’Iran”. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mack è noto per la sua decisa posizione anti Chavez. E per quanto lui possa sembrare ‘ossessionato’ dal presidente venezuelano, la sua posizione al vertice della Commissione Esteri lo rende effettivamente in grado di influenzare l’attività legislativa. I suoi sforzi, assieme a quelli del capo della Commissione, un’altra repubblicana della Florida, Ileana Ros-Lehtinen, hanno già convinto la Casa Bianca a imporre sanzioni contro l’azienda petrolifera statale del Venezuela, la Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) lo scorso 24 maggio. Mack ha dichiarato che il suo unico obiettivo di quest’anno è quello di stringere il cerchio intorno a  Hugo Chavez. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’audizione di due settimane fa, dedicata interamente al Venezuela, è stata seguita da alcuni alti funzionari del Dipartimento di Stato, del Tesoro e dell’Ufficio per il Controllo degli Assets Stranieri. In una dichiarazione che aveva preceduto l’audizione, l’assistente Sotto Segretario di Stato per l’America Latina, Kevin Whitaker, aveva rivelato che l’amministrazione Obama starebbe “seriamente considerando” di inserire ufficialmente il Venezuela tra gli ‘Stati Terroristici’. “Ancora nessuna ipotesi concreta è stata messa sul tavolo ma il Dipartimento continuerà a studiare con attenzione quali mosse potrebbero rendersi necessarie nel prossimo futuro”, ha continuato Whitaker. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le sanzioni unilaterali imposte alla compagnia petrolifera venezuelana sono state inserite nel US Iran Sanctions Act e includono il divieto di firmare contratti diretti di approvvigionamento con il Governo degli Stati Uniti, di chiedere prestiti alla US Import-Export Bank e di ottenere specifiche tipologie di licenze tecnologiche. In realtà questa mossa ostile non ha provocato alcun tipo di conseguenza economica nel paese sudamericano dal momento che l’azienda in questione già da tempo non stringe contatti con il governo degli Usa, né tanto meno ha in sospeso prestiti finanziari con banche nordamericane. Per di più queste sanzioni non hanno minimamente intaccato né le importanti forniture di petrolio che dal Venezuela partono verso gli Stati Uniti né le operazioni della filiale statunitense della compagnia venezuelana, la Citgo. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le sanzioni hanno invece avuto effetti negativi sulla diplomazia tra Caracas e Washington, deteriorandone ulteriormente le relazioni. Dopo le ultime mosse degli Usa, infatti, il governo venezuelano ha dichiarato ‘congelato’ il rapporto tra i due stati. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Fare affari con la PDVSA è pericoloso</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo il Dipartimento di Stato, nonostante le sanzioni contro la Pdvsa non abbiano registrato alcun tipo di impatto negativo sull’economia del Venezuela, “sottolineano a tutto il mondo la pericolosità di stringere rapporti commerciali con il Paese sudamericano e con la compagnia petrolifera in questione”, lasciando ipotizzare eventuali ritorsioni di Washington contro coloro che stringessero accordi o sottoscrivessero trattati con aziende venezuelane. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Sanzioni contro Conviasa</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I funzionari Usa hanno inoltre chiesto al Dipartimento di Stato di imporre sanzioni contro la compagnia aerea venezuelana Conviasa per sospetto ‘appoggio al terrorismo’, basando la loro ipotesi sui collegamenti che questa compagnia effettua tra Caracas, Siria e Iran. Senza nemmeno uno straccio di prova i membri del Congresso degli Usa sostengono che i voli incriminati, che in realtà non sono nemmeno più operativi, avrebbero trasportato materiale radioattivo, armi, droga e noti terroristi iraniani e collegati ad Hezbollah. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A sostegno di questa accusa i deputati nordamericani avevano citato un articolo apparso nei giorni scorsi sul quotidiano tedesco Die Welt, in cui si sospettava che Iran e Venezuela stessero collaborando alla costruzione di una nuova base missilistica nella regione occidentale del paese sudamericano da cui attaccare gli Usa. In tutta risposta il presidente Chavez ha mostrato le foto di una fattoria a mulini a vento che si troverebbe esattamente nella stessa posizione che le fonti avevano indicato come sede della fittizia base militare. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Più sanzioni</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Congresso ha inoltre chiesto con insistenza al Dipartimento di Stato di considerare l’ipotesi di varare ulteriori sanzioni contro il Venezuela, tra cui il divieto di importare prodotti dagli Usa e di effettuare transazioni in dollari. Ma i rappresentanti della Casa Bianca hanno dichiarato che nonostante l’amministrazione stia effettivamente valutando l’applicabilità di nuove azioni offensive contro il governo di Hugo Chavez, considerato ufficialmente come un ‘governo nemico’, dovranno tenere in considerazione il fatto che il Venezuela continua a fornire il 15% del petrolio che gli Stati Uniti importano dall’estero. Solo qualche giorno fa il presidente Obama ha autorizzato l’estrazione di greggio in una nuova area protetta dell’Alaska, lasciando intendere che prima di rompere del tutto le relazioni con il paese sudamericano, Washington intende assicurarsi la propria autosufficienza energetica. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Sanzioni fino ad oggi</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre alle sanzioni imposte a maggio contro la Pdvsa, già in precedenza gli Usa avevano intrapreso azioni aggressive contro il governo venezuelano. Nel giugno del 2006, infatti, dopo aver inserito il Venezuela nella lista dei paesi che ‘non cooperano sufficientemente alla lotta contro il terrorismo’, gli Stati Uniti vietarono la vendita al Paese di armi statunitensi o provenienti da qualsiasi altra azienda che utilizzasse tecnologia nordamericana. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per di più già nel 2005 Washington aveva inserito il Venezuela nella lista dei paesi che non collaborano proficuamente alla lotta contro il traffico di droga, facendo scattare automaticamente delle sanzioni economiche contro il paese sudamericano. Di contro il governo degli Usa ha chiarito che allo stato attuale nessuna banca statunitense ha in sospeso prestiti finanziari con Caracas e di conseguenza gli unici finanziamenti che potrebbero essere tagliati consisterebbero nei milioni di dollari che ogni anno gli Usa ‘donano’ ai gruppi di opposizione che lavorano per indebolire il governo di Chavez. E per aggirare questa clausola gli Usa hanno varato insieme alle sanzioni un emendamento secondo il quale è escluso dal provvedimento il supporto americano alle organizzazioni civili che sostengono lo sviluppo della democrazia, assicurandosi così di poter continuare ad appoggiare la destabilizzazione politica del Venezuela. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2007 il Dipartimento di Stato sanzionò tre alti funzionari venezuelani con l’accusa di collegamento al terrorismo internazionale e al traffico di droga e anche in quel caso le accuse si rivelarono infondate. Tra i funzionari ‘incriminati’ figuravano il direttore dei servizi militari, il generale Hugo Carvajal, ex direttore dell’intelligence bolivariana (SEBIN), il generale Henry Rangel e l’ex ministro degli Interni e della Giustizia, Ramon Rodriguez Chacin. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’anno successivo, il Dipartimento del Tesoro indicò due venezuelani di origine siriana, Fawzi Kan’an e Ghazi Nasr al Din, come fornitori di materiale di supporto al terrorismo basandosi su loro presunti collegamenti con Hezbollah, considerato un gruppo terroristico dagli Stati Uniti. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tutte le mosse di Washington lasciano intendere che il governo continuerà ad aumentare l’offensiva contro il Venezuela e attraverso nuove sanzioni tenterà di demonizzare, isolare e screditare l’amministrazione di Chavez. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Traduzione di Matteo Finotto</span></span></p>
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		<title>Cina-Venezuela: Nuovi Accordi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 16:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo un 2010 ricco di intese, anche quest'anno prosegue il sodalizio fra Cina e Venezuela, prima ad inizio 2011 ed ora con gli ultimi accordi strategici stipulati a Caracas lo scorso 15 marzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/cina-venezuela-nuovi-accordi/8820/" title="Cina-Venezuela: Nuovi Accordi"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8820&amp;w=80" width="80" height="57" alt="Cina-Venezuela: Nuovi Accordi" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Continua la collaborazione fra Pechino e Caracas. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dopo un 2010 ricco di intese, anche quest&#8217;anno prosegue il sodalizio fra Cina e Venezuela, prima ad inizio 2011 ed ora con gli ultimi accordi strategici stipulati a Caracas lo scorso 15 marzo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La firma posta dal presidente Hugo Chávez ha sancito l&#8217;intesa con l&#8217;impresa cinese China International Trust and Investment Corporation (Citic Group) e la Banca Industriale e Commerciale della Cina (ICBC).  L&#8217;obiettivo è la realizzazione di una joint venture in grado di sviluppare il settore petrolifero, minerario, finanziario ed edile.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Due i punti su cui occorre soffermarsi: il settore edile e quello petrolifero.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, l&#8217;accordo preso prevede il raggiungimento di un grande piano costruttivo che include la realizzazione di almeno due milioni di alloggi entro il 2017, per un totale di 4.000 milioni di dollari di investimento.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Prima tappa, la costruzione di 20 mila abitazioni riservate agli sfollati delle alluvioni che hanno paralizzato il centro e il sud del Venezuela al termine dell&#8217;anno passato.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Come sottolineato poc&#8217;anzi il secondo aspetto degno di nota concerne il mercato del petrolio.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In questo caso la collaborazione principale avverrà fra la già citata Citic Group e la Petróleos de Venezuela (PDVSA), ovvero la compagnia petrolifera statale della Repubblica Venezuelana, che dopo gli accordi presi nel 2007 con la China National Petroleum Corporation (Cnpc), rinnovati all&#8217;inizio del mese di dicembre 2010, continua la collaborazione con Pechino.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L&#8217;interesse è tutto rivolto alla fascia petrolifera del Orinoco (centro-sud del Venezuela), importante fonte del Paese.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Se dunque, da una parte, la Cina di Hu Jintao sarà un&#8217;importante risorsa per lo sviluppo di infrastrutture e abitazioni, dall&#8217;altra si aggiudicherà l&#8217;ennesimo importante tassello, nella gestione del settore petrolifero in America Indiolatina. Va infatti ricordato come questo sia solo l&#8217;ultimo di una lunga lista di accordi raggiunti nella regione sud americana, che ha già coinvolto anche Brasile, Argentina, Ecuador, Perù, Colombia, Cile e Bolivia. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em><strong>*Stefano Pistore (Università dell’Aquila, contribuisce frequentemente al sito di “Eurasia”)</strong></em></span></span></p>
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		<title>Obama richiede finanziamenti per l&#8217;opposizione venezuelana nel budget 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo USA prepara il terreno per le elezioni presidenziali del 2012 in Venezuela, sollecitando finanziamenti a sostegno di gruppi anti-Chávez e contribuendo alla preparazione di un “candidato” da opporgli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/obama-richiede-finanziamenti-per-lopposizione-venezuelana-nel-budget-2012/8728/" title="Obama richiede finanziamenti per l&#8217;opposizione venezuelana nel budget 2012"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8728&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Obama richiede finanziamenti per l&#8217;opposizione venezuelana nel budget 2012" ></div></a><p><span><span style="font-size: x-small"><em>Fonte: <a href="http://www.chavezcode.com/2011/02/obama-requests-funding-for-venezuelan.html" target="_blank">Chavezcode</a> </em><span> </span></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Il governo USA prepara il terreno per le elezioni presidenziali del 2012 in Venezuela, sollecitando finanziamenti a sostegno di gruppi anti-</em><em>Chávez</em><em> e contribuendo alla preparazione di un “candidato” da opporgli.</em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>I repubblicani richiedono un&#8217; “embargo” contro la nazione produttrice di petrolio</em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Questa settimana (l&#8217;articolo è stato pubblicato il 17/02/2011, <em>NdR</em>), il presidente USA, Barack Obama, si è presentato al Congresso con 3700 miliardi di dollari per il budget 2012, il budget più cospicuo di tutta la storia statunitense. Entro la sua consistente richiesta, nella quale sono stati proposti tagli all&#8217;interno di importanti programmi sociali e lavori federali da una parte all&#8217;altra del paese, è prevista una parte riservata a fondi speciali per gruppi venezuelani anti-Chávez.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nell&#8217;esorbitante domanda da 3.7 trilioni di dollari, sono stati inclusi oltre 670 miliardi di dollari destinati al Pentagono, il cui budget annuale aumenta di volta in volta, circa 75 miliardi per la rete dell&#8217;intelligence e 55.7 miliardi per il Dipartimento di Stato e la United States Agency for Intenational Development (USAID).</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Per la prima volta nella storia recente, il Budget Operazioni Estere (Dipartimento di Stato) ha apertamente esposto finanziamenti diretti per almeno 5 milioni di dollari a gruppi venezuelani anti-Chávez . Nello specifico, il documento che giustifica il budget afferma <em>“questi fondi aiuteranno a fortificare e supportare una società civile venezuelana in grado di proteggere lo spazio democratico e di continuare a servire gli interessi e i bisogni della popolazione venezuelana. I finanziamenti aumenteranno l&#8217;accesso dei cittadini ad informazioni obiettive, faciliteranno un dibattito pacifico su questioni chiave, porteranno supporto a processi e istituzioni democratiche, promuoveranno la partecipazione cittadina e incoraggeranno una leadership democratica”</em>.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Mentre il linguaggio descrittivo, servito a giustificare la distrazione di milioni di dollari di contribuenti statunitensi in fondi per gruppi politici, può suonare “carino” in una nazione estera, questo tipo di finanziamenti ha avuto come scopo principale quello di promuovere sovversione e destabilizzazione in Venezuela contro il governo democratico di Hugo Chávez, supportato dalla maggioranza della popolazione durante gli otto anni passati.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Secondo documenti pubblici, risalenti proprio agli anni 2008-2011, il Dipartimento di Stato USA ha incanalato più di 40 milioni di dollari verso l&#8217;opposizione venezuelana, diretti prevalentemente a sostegno di campagne elettorali contro il Presidente Chávez e alla propaganda designata ad influenzare l&#8217;opinione pubblica venezuelana.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I finanziamenti richiesti nel budget 2012 di Obama per i gruppi venezuelani anti-Chávez  provengono da una divisione del Dipartimento di Stato chiamata “Economic Support Fund” (ESF), che per mezzo del portavoce di Stato, Philip Crowley, saranno utilizzati per finanziare ONG ed altri gruppi non-governativi in “<em>chiave strategica e in paesi importanti</em>” per Washington. In realtà, i fondi ESF per l&#8217;opposizione venezuelana, a cui vanno aggiunti finanziamenti multi milionari per campagne politiche, propagande mediatiche ed altre attività destabilizzatrici nella nazione sud-americana, vengono trasmessi attraverso la National Endowment for Democracy (NED), l&#8217;International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute (NDI) e altre varie agenzie internazionali e statunitensi che supportano gruppi in giro per il mondo, in grado di promuovere l&#8217;agenda USA.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Finanziamenti illegali</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La divulgazione pubblica, da parte del Dipartimento di Stato, dei finanziamenti 2012 per le opposizioni venezuelane, arriva proprio dopo l&#8217;Assemblea Nazionale Venezuelana del dicembre 2010, in cui è stata approvata la legge che proibisce finanziamenti esteri rivolti ad attività politiche. La Legge in Difesa della Sovranità Politica e dell&#8217;Auto-Determinazione </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nazionale ha infatti reso illegale qualsiasi finanziamento estero destinato a campagne politiche, partiti ed organizzazioni, incluso le ONG, che si impegnano in attività politiche. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Esattamente, dunque, come pensa Washington di trasmettere quei 5 milioni di dollari ai gruppi venezuelani, dal momento in cui tali finanziamenti costituiscono una chiara violazione della legge venezuelana?</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Negli anni passati, l&#8217;ufficio del Budget Operazioni Estere non ha mai esplicitamente esposto finanziamenti diretti a gruppi politici venezuelani. Sin dal 2002, Washington ha infatti utilizzato un ufficio della USAID, l&#8217;Ufficio per le Iniziative di Transizione (OTI), per filtrare i suoi finanziamenti multimilionari alla sua controparte venezuelana. L&#8217;OTI, che operava come una sorta di ufficio clandestino a Caracas e che mai è stato in possesso di un&#8217;autorizzazione da parte del governo venezuelano di predisporre uffici all&#8217;interno del  paese, ha di fatto chiuso bruscamente le porte alla fine del 2010, trasferendo le sue attività a Washington e Miami. Quella esercitata è stata la più lunga operazione dell&#8217;OTI nella storia degli Stati Uniti d&#8217;America.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ovviamente, i finanziamenti e il supporto per l&#8217;opposizione venezuelana sono ora diventati </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">la priorità maggiore e per questo motivo saranno gestiti direttamente dal Dipartimento di Stato.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I fondi richiesti dal Dipartimento di Stato nel budget 2012 saranno molto probabilmente diretti attraverso campagne politiche, dato che in Venezuela si avranno due elezioni chiave </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">quell&#8217;anno, quelle presidenziali e quelle regionali.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il budget del Dipartimento di Stato ha anche domandato 20 milioni in finanziamenti per gruppi anti-Castro a Miami e in altri siti per continuare a indebolire la Rivoluzione Cubana.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I contribuenti statunitensi sono a conoscenza che il loro denaro, guadagnato con fatica, sta per essere investito in attività politiche in altre nazione, invece di essere investito nel lavoro, nella salute e in programmi sociali nel loro paese?</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Un embargo contro il Venezuela</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Questa settimana Connie Mack, membro del Congresso e capo del Sotto-Comitato sugli Affari Esteri per l&#8217;Emisfero Occidentale della Casa dei Rappresentanti ha richiesto all&#8217;amministrazione Obama di imporre un embargo economico contro il Venezuela, citando presunti collegamenti a gruppi terroristici come giustificazione.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Mack, un neo conservatore  rappresentante il sud della Florida, ha anche richiesto che gli Stati Uniti includano il Venezuela nella lista annuale degli “stati sostenitori di terrorismo”, petizione che il membro del Congresso ha già avanzato, senza successo, nel corso degli ultimi tre anni.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Durante un discorso tenuto alla Conservative Political Action Conference (CPAC), Marck ha definito il Presidente venezuelano, democraticamente eletto, come un “thugocrat” (l&#8217;aggettivo è il risultato dell&#8217;unione fra “thug”, criminale, teppista, e “democrat”, democratico – un&#8217;equivalente italiano potrebbe essere “democriminale”; <em>NdT</em>) che fa uso di “armi” così come di “oppressione, aggressione, terrorismo e droghe” per “distruggere la libertà e la democrazia in America Latina”.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Mack non ha presentato alcuna prova per avallare le sue affermazioni ingiuriose. Anzi, il repubblicano della Florida è andato oltre, dichiarando che il Presidente Hugo Chávez “è diventato l&#8217;Osama bin Laden e l&#8217;Ahmadinejad dell&#8217;emisfero occidentale”.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel corso dei molti anni passati, il settore dell&#8217;ala destra a Washington ha intensificato la richiesta di interventi ed aggressioni dirette contro il Venezuela. Le loro grida sono state accompagnate da un crescere di finanziamenti a favore di gruppi anti-Chávez, con la speranza di fomentare destabilizzazione ed agitazione in Venezuela, lavorando allo stesso tempo, su come isolare a livello internazionale il governo venezuelano e su come demonizzare il presidente Chávez stesso.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Tuttavia, il Capo di Stato del Venezuela mantiene a casa propria quasi il 60% di popolarità ed è ancora uno dei leader politici più ammirati in tutto il mondo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em><strong>(Traduzione di Stefano Pistore)</strong></em></span></span></p>
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		<title>I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 20:50:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Teoria Geopolitica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un decennio si è appena concluso, ed è tempo di bilanci anche per la politica internazionale. Abbiamo provato ad individuare 10 eventi "geopolitici", rappresentativi d'altrettante tendenze per lo più regionali e di medio-breve periodo, le quali rientrano nel quadro di una macro-dinamica globale e di medio-lungo periodo: la transizione dall'unipolarismo al multipolarismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-dieci-maggiori-eventi-geopolitici-del-decennio-2001-2010/7712/" title="I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7712&amp;w=80" width="80" height="80" alt="I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010" ></div></a><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Un decennio si è appena concluso, ed è tempo di bilanci anche per la politica internazionale. Dieci anni sono un tempo breve per una disciplina come la geopolitica, cui è connaturato l&#8217;approccio di lunga durata, ma coniugandola allo studio non spaziale delle relazioni internazionali è possibile descrivere chiaramente questo lasso di tempo contenuto.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo noi di &#8220;Eurasia&#8221;, l&#8217;ultima decade è stata caratterizzata da una dinamica evidente: il declinare dell&#8217;egemonia statunitense, la spinta all&#8217;integrazione regionale (vedi </span></span></em><a href="../../32/il-tempo-dei-continenti"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Il tempo dei Continenti</span></span></a><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../32/il-tempo-dei-continenti">, nr. 2/2008</a>), l&#8217;avanzare d&#8217;un nuovo ordine multipolare. Il decennio 2001-2010 ha dunque visto iniziare una fase di transizione – non ancora conclusasi – dall&#8217;unipolarismo al multipolarismo. In questa fase, l&#8217;egemonia statunitense è ancora in piedi, ma appare sempre più traballante.</span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Abbiamo provato ad individuare 10 eventi &#8220;geopolitici&#8221;, rappresentativi d&#8217;altrettante tendenze per lo più regionali e di medio-breve periodo, le quali rientrano nel quadro della macro-dinamica globale e di medio-lungo periodo sopra descritta.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ai lettori presentiamo questi 10 eventi/tendenze in una classifica d&#8217;importanza crescente, abbinando ad ognuno di essi l&#8217;indicazione d&#8217;uno o più numeri di &#8220;Eurasia&#8221; per approfondire l&#8217;argomento. </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="../../7123/solo-fino-al-15-gennaio-eurasia-ti-regala-un-libro-gratis">Cogliamo l&#8217;occasione per ricordare che ancora per pochi giorni, ossia fino al 15 di gennaio, sarà possibile ricevere un libro a scelta in regalo abbonandosi a &#8220;Eurasia&#8221;: approfittate subito di questa vantaggiosa offerta</a>!</strong></span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>10. La guerra israelo-libanese</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Israele in difficoltà si fa più bellicoso</strong></span></span></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7714" style="margin: 5px; float: left;" title="Corazzati sionisti in Libano" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/guerra-israele-libano.jpg" alt="Corazzati sionisti in Libano" width="346" height="230" /><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se gli anni &#8217;90 sono caratterizzati da accordi di pace fragili e parziali, l&#8217;ultimo decennio, apertosi con l&#8217;arrivo al governo di Sharon e conclusosi con Netanyahu primo ministro e Lieberman ministro degli Esteri, vede la politica israeliana sterzare definitivamente &#8220;a destra&#8221;, a compimento d&#8217;una dinamica avviatasi già sul finire degli anni &#8217;70. Forte anche dell&#8217;appoggio incondizionato garantito dall&#8217;Amministrazione Bush, Tel Aviv abbandona le trattative – se non quelle puramente formali, come l&#8217;inconcludente &#8220;road map&#8221; – e cerca di risolvere i conflitti unilateralmente e con la forza: dal muro di segregazione in Cisgiordania all&#8217;embargo a Gaza, dall&#8217;aggressione al Libano alle minacce all&#8217;Iràn. L&#8217;aggressività rispecchia però una maggiore debolezza: le azioni militari spesso non incontrano il risultato voluto, come quando, nel 2006, i miliziani di <em>Hezbollah</em> riescono a respingere le truppe d&#8217;<em>élite</em> sioniste. In Palestina, il più docile <em>Fatah</em> è superato nei consensi dall&#8217;oltranzismo di <em>Hamas</em>. All&#8217;interno d&#8217;Israele, la crescente popolazione d&#8217;etnia araba minaccia il carattere &#8220;ebraico&#8221; dello Stato di Israele. Le soluzioni prospettate sono sempre più radicali: accrescere la discriminazione dei cittadini arabi e risolvere i conflitti con Palestina, Libano e Siria tagliando il nodo di Gordio iraniano. Un avventurismo che ha destato preoccupazione persino nel ceto dirigente statunitense, come dimostra il successo dell&#8217;opera di Walt e Mearsheimer sulla &#8220;<em>Israel Lobby</em>&#8220;, ed imbarazzo alla Casa Bianca, anche se per ora l&#8217;appoggio di Washington non pare in discussione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../366/palestina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Palestina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../366/palestina">, nr. 2/2009</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>9. L&#8217;invasione dell&#8217;Iràq</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il crollo dell&#8217;argine iracheno e l&#8217;affermazione dell&#8217;Iràn</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7716" style="margin: 5px; float: left;" title="La statua del presidente Hussein abbattuta dalle truppe statunitensi" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/saddam-caduta.jpg" alt="La statua del presidente Hussein abbattuta dalle truppe statunitensi" width="351" height="230" />L&#8217;invasione statunitense dell&#8217;Iràq, la deposizione ed esecuzione di Saddam Hussein, la fine del regime del <em>Ba&#8217;ath</em> segnano la retrocessione (almeno temporanea) del paese mesopotamico dal ruolo di grande potenza regionale. Affrancato dalla minaccia e dall&#8217;argine iracheno, l&#8217;Iràn può spingere la propria influenza sul Vicino Oriente, prima di tutto nell&#8217;Iràq stesso, ma anche nell&#8217;alleata Siria, in Libano, Palestina e nella Penisola Arabica (dove il principale interlocutore è il Qatar). Protagonista di questa stagione è il presidente Mahmud Ahmadinejād, assurto alla carica nel 2005. Coniugando una focosa retorica ad un attivismo in politica estera che travalica i confini regionali per spingersi fino all&#8217;Asia Centrale  (candidatura all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), all&#8217;Africa ed al Sudamerica, riuscendo a sopravvivere all&#8217;ostilità di potenti nemici interni ed ai disordini post-elettorali del 2009, Ahmadinejād ha saputo fare della Repubblica Islamica una delle grandi potenze regionali del Vicino e Medio Oriente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../38/iran"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Iran</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../38/iran">, nr. 1/2008</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>8. Il Parlamento turco rifiuta la partecipazione all&#8217;attacco all&#8217;Iràq</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il nuovo orientamento strategico della Turchia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7718" style="margin: 5px; float: left;" title="Erdogan e Davutoglu mediano sul dossier nucleare iraniano" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/erdogan-davutoglu.jpg" alt="Erdogan e Davutoglu mediano sul dossier nucleare iraniano" width="371" height="227" />L&#8217;1 marzo del 2003 il Parlamento turco vota contro la richiesta di concedere il territorio nazionale per l&#8217;attacco statunitense all&#8217;Iràq. Per il membro musulmano della NATO è un primo passo verso quella ridefinizione della politica estera che sarà condotta dal capo del governo Erdoğan (che assume la carica 13 giorni più tardi) con l&#8217;aiuto, a partire dal maggio 2009, del ministro degli Esteri Davutoğlu. Al panturanismo si è sostituita la riscoperta dell&#8217;identità musulmana della Turchia; all&#8217;atlantismo l&#8217;obiettivo della profondità strategica; all&#8217;alleanza con Israele la logica dei &#8220;zero problemi coi vicini&#8221;. Ankara ha dunque allentato i rapporti con Washington e Tel Aviv per cercare una nuova collocazione come mediatrice dei conflitti in quelle aree di cui l&#8217;Anatolia rappresenta il crocevia: Balcani, Caucaso ma soprattutto Vicino Oriente. Ciò ha portato però al rapido deteriorarsi dei rapporti con Israele, insofferente verso il nuovo atteggiamento turco e la cui bellicosità confligge coi nuovi obiettivi fatti propri da Ankara.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../553/turchia"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Turchia</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../553/turchia">, nr. 1/2004</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>7. Il popolo venezuelano resiste al tentativo di golpe</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il risveglio dell&#8217;America Indiolatina</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7720" style="margin: 5px; float: left;" title="Il presidente Chavez arringa la folla a Caracas" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Chavez1.jpg" alt="Il presidente Chavez arringa la folla a Caracas" width="360" height="246" />Il 13 aprile 2002 il presidente Hugo Chávez rientra a Palazzo Miraflores e la legalità costituzionale è ristabilita in Venezuela. Due giorni prima un <em>golpe</em> militare, sostenuto da USA e Spagna, aveva portato al sequestro di Chávez, lo scioglimento del Parlamento e della Corte Suprema, l&#8217;annullamento della costituzione. La reazione della popolazione di Caracas, la fedeltà d&#8217;una parte delle Forze Armate, la solidarietà dei paesi sudamericani portano alla sconfitta del golpisti. Si tratta di una svolta epocale per l&#8217;America Indiolatina: negli anni successivi governi patriottici s&#8217;installano in Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Nicaragua ed altri paesi ancora. Nuovi tentativi eversivi falliscono in Bolivia e Ecuador; l&#8217;unico golpe riuscito si verifica nel piccolo Stato centroamericano dell&#8217;Honduras, e porta subito alla ferma condanna di tutti i paesi latinoamericani. Con l&#8217;arma del golpe spuntata, l&#8217;egemonia statunitense sull&#8217;emisfero occidentale traballa: il trattato di libero scambio panamericano è rigettato e deve vedersela con un&#8217;alternativa bolivariana, l&#8217;ALBA; la Russia diventa il primo venditore di armi in Sudamerica e cresce il peso economico della Cina; il progetto d&#8217;integrazione dei paesi indiolatini conosce una brusca accelerata, con la nascita dell&#8217;ALBA, dell&#8217;UNASUR e della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../29/lamerica-indiolatina-nel-sistema-multipolare"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;America Indiolatina nel sistema multipolare</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../29/lamerica-indiolatina-nel-sistema-multipolare">, nr. 3/2008</a> e </span></span><a href="../../59/lamerica-indiolatina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;America Indiolatina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../59/lamerica-indiolatina">, nr. 3/2007</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>6. Gli elettori francesi bocciano la Costituzione europea</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Lo stallo dell&#8217;integrazione europea</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7722" style="margin: 5px; float: left;" title="UE e USA: un legame difficile da scindere, anche nella crisi comune" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/ue.jpg" alt="UE e USA: un legame difficile da scindere, anche nella crisi comune" width="355" height="199" />L&#8217;Unione Europea inizia il decennio allargandosi verso est e varando una moneta unica, ma il processo d&#8217;integrazione subisce una battuta d&#8217;arresto il 29 maggio 2005, quando gli elettori francesi rifiutano la proposta Costituzione europea, imitati poco dopo dagli olandesi e dagl&#8217;irlandesi. È il segnale d&#8217;un malessere che blocca sia l&#8217;ulteriore allargamento sia l&#8217;approfondirsi dell&#8217;integrazione tra i paesi già membri dell&#8217;Unione Europea. Divisioni inquietanti si erano già manifestate nel 2003 quando, di fronte all&#8217;invasione statunitense dell&#8217;Iràq, l&#8217;Europa si era divisa tra favorevoli e contrari. Le difficoltà di trovare un indirizzo strategico comune sono evidenti anche nel rapporto con la Russia. Sul piano strategico-militare, l&#8217;Unione Europea continua ad essere dipendente dalla NATO, sotto cui si cela l&#8217;egida ma anche l&#8217;egemonia degli Stati Uniti d&#8217;America. La crisi finanziaria del 2008, le difficoltà d&#8217;amministrazione del debito pubblico da parte di molti paesi europei, evidenziano nuove e più pericolose fratture all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea: anche il tradizionale asse franco-tedesco appare incrinarsi. Il decennio si chiude così con foschi presagi: in Germania si comincia a parlare di abbandono dell&#8217;euro ed esclusione dei paesi &#8220;inadempienti&#8221; dall&#8217;UE; nell&#8217;UE crescono le voci critiche verso la strategia produttiva tedesca, volta all&#8217;esportazione, che soffoca la produzione degli altri paesi membri senza garantire un significativo mercato d&#8217;importazione. L&#8217;Unione Europea avrà un futuro?</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../244/tra-la-russia-e-il-mediterraneo"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Tra la Russia e il Mediterraneo</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../244/tra-la-russia-e-il-mediterraneo">, nr. 2/2007</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>5. Nasce l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Russia e Cina s&#8217;avvicinano</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7724" style="margin: 5px; float: left;" title="Capi di Stato alla riunione dell'OCS" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/ocs.jpg" alt="Capi di Stato alla riunione dell'OCS" width="366" height="238" />Dopo essere giunte sull&#8217;orlo dello scontro armato durante la Guerra Fredda, Russia e Cina avviano la distensione negli anni &#8217;90, coinvolgendo le repubbliche ex sovietiche dell&#8217;Asia Centrale. Da quest&#8217;esperienza nasce il 15 giugno 2001 l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Vista in combinazione col di poco successivo sbarco delle truppe nordamericane nella regione (invasione dell&#8217;Afghanistan), l&#8217;OCS appare come un&#8217;alleanza strategica tra Mosca e Pechino per mantenere gli USA fuori dall&#8217;Asia Centrale. Negli anni successivi, però, l&#8217;OCS s&#8217;allarga a nuovi membri, anche se non a pieno titolo: India, Pakistan, Iràn. Si è ancora lontani dal saldarsi d&#8217;un blocco asiatico alternativo alla NATO, come vaticinato da alcuni analisti, ma l&#8217;evento è significativo. Russia e Cina hanno cominciato una collaborazione strategica, chiaramente rivolta all&#8217;affermazione d&#8217;un nuovo ordine multipolare al posto dell&#8217;egemonia unipolare statunitense.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../517/la-nuova-asia"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La nuova Asia</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../517/la-nuova-asia">, nr. 3/2006</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>4. La Cina supera il Giappone in termini di PIL</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>L&#8217;inarrestabile ascesa del Dragone cinese</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7726" style="margin: 5px; float: left;" title="Shanghai: il nuovo volto della Cina" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/shanghai.jpg" alt="La bandiera cinese sventola a Shanghai" width="378" height="213" />Nel 2010 il prodotto interno lordo nominale della Repubblica Popolare Cinese supera quello del Giappone, ponendosi in seconda posizione dietro ai soli Stati Uniti d&#8217;America. In un decennio la Cina ha scavalcato Francia, Gran Bretagna, Germania e Giappone, mentre Tokio perde una posizione che occupava dal 1972. In termini di PIL per parità di potere d&#8217;acquisto, il sorpasso sul Giappone è avvenuto diversi anni prima, e la Cina insidia ormai anche il primato degli USA. L&#8217;ingresso nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio (2001) ha dato ulteriore vigore all&#8217;ascesa economica di Pechino, forte già nel secolo scorso. Gl&#8217;investimenti cinesi si diramano in tutto il mondo, e sono particolarmente significativi in Africa; la Repubblica Popolare è quasi monopolista nella fornitura d&#8217;una risorsa importante come le terre rare; dopo la crisi del 2008 l&#8217;ex Celeste Impero s&#8217;afferma come locomotiva della crescita planetaria. I successi di Pechino non si limitano all&#8217;economia, perché il paese cresce sotto tutti i punti di vista, dalla potenza militare al prestigio culturale: alle Olimpiadi di Pechino del 2008 la Cina svetta per la prima volta nel medagliere finale. È un simbolico sorpasso sportivo sugli USA, che secondo molti analisti prefigura il prossimo avvicendamento al rango di prima potenza mondiale. Ma per ora, Pechino mantiene un basso profilo diplomatico: la priorità è crescere, per gli scontri al vertice ci sarà tempo in futuro.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../544/la-cina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Cina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../544/la-cina">, nr. 1/2006</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>3. La guerra russo-georgiana</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Con Putin risorge la potenza russa</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7728" style="margin: 5px; float: left;" title="Corazzati russi sfilano davanti al Cremlino" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/russia-parata.jpg" alt="Corazzati russi sfilano davanti al Cremlino" width="358" height="296" />L&#8217;attacco georgiano all&#8217;Ossezia del Sud ed alla guarnigione russa ivi presente, il 7 agosto 2008, provoca la pronta reazione armata di Mosca: in pochi giorni le truppe russe arrivano alle porte di Tblisi, prima che un cessate-il-fuoco mediato dall&#8217;Unione Europea ponga fine alle ostilità. La sconfitta bellica di Saakašvili, autoritario presidente atlantista della Georgia, e la scomparsa dalla scena politica del suo corrispondente ucraìno Juščenko nel gennaio 2010, sono altrettanti segnali della recuperata influenza russa su gran parte dello spazio post-sovietico. Ciò non sarebbe stato possibile senza la ripresa interna alla Russia, verificatasi sotto l&#8217;egida di Vladimir Putin, presidente fino al 2008 e quindi primo ministro. Ricevuto in eredità da El&#8217;cin un paese alla bancarotta ed a rischio di disgregazione interna, Putin ha ristabilito il potere centrale, rilanciato l&#8217;economia, varato una diplomazia più dinamica e meno rinunciataria. Secondo taluni analisti, nel giro d&#8217;un paio di decenni la Russia è destinata a diventare la maggiore potenza economica d&#8217;Europa, davanti anche alla Germania. I problemi non mancano, dalla demografia alla corruzione, dall&#8217;obsolescenza militare al separatismo, ma il confronto con la situazione d&#8217;un decennio fa non può che invitare all&#8217;ottimismo. Di certo, la Russia è già tornata a quel ruolo di grande potenza che le compete.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../3856/la-russia-e-il-sistema-multipolare"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Russia e il sistema multipolare</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../3856/la-russia-e-il-sistema-multipolare">, nr. 1/2010</a>, </span></span><a href="../../410/tra-ununione-e-laltra"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Tra un&#8217;Unione e l&#8217;altra</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../410/tra-ununione-e-laltra">, nr. 1/2007</a> e </span></span><a href="../../524/la-russia-e-i-suoi-vicini"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Russia e i suoi vicini</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../524/la-russia-e-i-suoi-vicini">, nr. 2/2005</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2. Gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 e la &#8220;guerra al terrorismo&#8221;</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>S&#8217;incrina l&#8217;egemonia statunitense nel mondo</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7730" style="margin: 5px; float: left;" title="Il WTC colpito" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/911.jpg" alt="Il WTC colpito" width="352" height="267" />L&#8217;11 settembre 2001 offre il pretesto per l&#8217;implementazione dell&#8217;agenda neoconservatrice: la crescente militarizzazione dei rapporti internazionali per salvaguardare l&#8217;egemonia statunitense. Le due amministrazioni Bush, che reggono gli USA dal 2001 al 2009, si focalizzano sul progetto del &#8220;Grande Medio Oriente&#8221;: ridisegnare la geografia politica dell&#8217;area che dal Marocco raggiunge il Pakistan e l&#8217;Asia Centrale. L&#8217;ambizioso progetto porta all&#8217;invasione di Afghanistan e Iràq, ma gl&#8217;inattesi problemi militari bloccano i previsti ulteriori sviluppi bellici. In compenso cresce l&#8217;attivismo nell&#8217;area postsovietica, con le &#8220;rivoluzioni colorate&#8221; mirate a minare l&#8217;influenza russa. Crescono il debito pubblico degli USA e le tensioni internazionali, ma la strategia neoconservatrice non dà i risultati sperati: si verifica una reazione della corrente realista, che porta alle dimissioni di Rumsfeld nel 2006 ed all&#8217;elezione di Obama alla presidenza nel 2008. Quando Barack Obama assume l&#8217;incarico, nel gennaio 2009, chiudendo la lunga stagione neocon (ma non abbandonando il militarismo), negli USA infuria la crisi economica. Significativamente, Obama è stato eletto all&#8217;insegna del &#8220;cambiamento&#8221; e della &#8220;speranza&#8221;: un&#8217;altra prova dell&#8217;incipiente declino nordamericano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Per approfondire: </strong><em>USA: egemonia e declino</em>, nr. 3/2010 (in corso di stampa).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>1. La crisi finanziaria del 2008</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Verso un nuovo assetto geoeconomico</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7731" style="margin: 5px; float: left;" title="Settembre 2008: crollo di Wall Street e delle borse mondiali" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/crollo-borsa.jpg" alt="Settembre 2008: crollo di Wall Street e delle borse mondiali" width="338" height="230" />La prima decade del XXI secolo vede il succedersi d&#8217;una serie di bolle finanziarie: informatica, immobiliare, materie prime. Nel settembre 2008 il fallimento della banca <em>Lehman Brothers</em> ed il crollo dei mercati finanziari segnano la crisi del modello di economia neoliberale, deindustrializzata e finanziarizzata. I paesi più colpiti sono proprio quelli considerati &#8220;più avanzati&#8221;: USA e Unione Europea. Tra generose donazioni alle banche e politiche di rigore fiscale, molti paesi faticano a gestire i debiti accumulati, nessuno riesce a rilanciare la crescita economica in maniera significativa. Mentre gli USA salvano il dollaro sfruttando le agenzie di <em>rating</em> per indirizzare la speculazione contro la zona euro, i paesi &#8220;emergenti&#8221;, con economie fondate sulla produzione e il lavoro anziché sulla rendita, continuano la propria corsa. Nel frattempo, la perdita di fiducia nel dollaro spinge a fare incetta di oro, mentre Cina e Russia s&#8217;accordano per la compensazione degli scambi bilaterali in monete locali: il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale traballa. Il perno economico del mondo, dopo vari secoli, pare stia scivolando via dall&#8217;Occidente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-size: medium;">Siete d&#8217;accordo con la nostra classifica? </span><span style="font-size: medium;"><strong>Inviateci i vostri commenti</strong></span><span style="font-size: medium;"> alla Redazione (<a href="../../scriverci">clicca</a>) oppure lasciateli sulla nostra pagina di &#8220;Facebook&#8221; (<a href="http://www.facebook.com/pages/Eurasia-Rivista-di-Studi-Geopolitici/376925626444">clicca</a>)!</span></em></span></p>
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		<title>L&#8217;America Latina non è più il cortile degli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 08:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chavez]]></category>
		<category><![CDATA[Larry Palmer]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha, nel suo solito modo, completamente respinto le pressioni di Washington, che cerca di imporre la candidatura di un nuovo ambasciatore statunitense nel suo paese. L'ambasciatore-in-pectore è Larry Palmer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lamerica-latina-non-e-piu-il-cortile-degli-stati-uniti/7621/" title="L&#8217;America Latina non è più il cortile degli Stati Uniti"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7621&amp;w=80" width="80" height="46" alt="L&#8217;America Latina non è più il cortile degli Stati Uniti" ></div></a><p>Fonte: Global Research, 31 dicembre 2010<br />
<a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=22586">http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=22586</a> &#8211; Moscow Times</p>
<p><font size="3">Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha, nel suo solito modo, completamente respinto le pressioni di Washington, che cerca di imporre la candidatura di un nuovo ambasciatore statunitense nel suo paese. L&#8217;ambasciatore-in-pectore, la cui scelta è<br />
 supportata dal Dipartimento di Stato, ma la cui conferma da parte del Senato è ancora in attesa, è Larry Palmer. Le obiezioni di Hugo Chavez derivano dai commenti che il signor Palmer ha fatto all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, durante le audizioni al Senato, quando ha detto che il morale dei militari in Venezuela è basso e che i ribelli di sinistra colombiani delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), trovano rifugio in Venezuela.<br />
E&#8217; vero che le relazioni tra Venezuela e Colombia sono ad un livello molto basso, con i due paesi sull&#8217;orlo di un conflitto militare aperto. Ma non è affatto accettabile quando un candidato per la più alta carica diplomatica, rende commenti pubblici sulla politica interna del paese cui si presume sia inviato, Almeno, poteva essere opportuno circa 15 o 20 anni fa, quando l&#8217;America Latina era universalmente accettata come una sorta di cortile degli Stati<br />
 Uniti.  Ma la situazione è cambiata drasticamente da allora.<br />
Durante i tardi anni &#8217;90 e gli anni 2000, un certo numero di paesi latino-americani hanno eletto leader che non sono più d&#8217;accordo col ruolo passivo di &#8220;yes-leader&#8221; verso tutti gli ordini provenienti dal nord. Hugo Chavez del Venezuela è probabilmente il più brillante di loro, ma non l&#8217;unico. Bolivia, Ecuador, Nicaragua e, in larga misura e con maggiore delusione di Washington, il Brasile, che è economicamente e politicamente il più forte giocatore del continente, non può più essere considerato come il cortile di casa di Washington.<br />
Gran parte della colpa di ciò risiede nella precedente amministrazione degli Stati Uniti, quando George<br />
 W. Bush, occupato dagli affari in Medio Oriente e in Asia meridionale, ha in gran parte trascurato l&#8217;America Latina, dando per scontato che non vi era una vera minaccia al monopolio degli Stati Uniti nella regione. Ma sembra che Barack Obama non abbia imparato la lezione ed ha ereditato il lascito del suo predecessore.<br />
Mentre la Cina, a seguito della politica del &#8220;soft power&#8221;, è penetrata nelle economie latino-americane in una misura da presentarsi come una vera minaccia alle imprese statunitensi, gli stessi paesi stanno realizzando che il loro ruolo maggiore nella politica internazionale non richiede di seguire le linee guida dagli Stati Uniti. L&#8217;emergere del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) come giocatore di primo piano sulla scena internazionale, ne è un<br />
 esempio, le manovre delle Marine russa e venezuelana del novembre 2008, ne è un altra, tra molti.<br />
Non dovrebbe tuttavia essere chiaro che il ruolo degli Stati Uniti nel continente è diventato irrilevante. I tradizionali legami strategici  ed economici restano ancora importanti. Il Venezuela, per esempio, è il principale fornitore di petrolio degli Stati Uniti, e recidere i legami tra i due paesi sarebbe dannoso per gli Stati Uniti e probabilmente disastroso per il Venezuela. Ma il cambiamento della situazione generale suggerisce che il linguaggio della forza non è più accettabile, anche dai paesi che in larga misura contano sui legami economici con il loro vicino del nord.<br />
Si tratta di un diritto sovrano di ogni leadership nazionale, non dare il consenso alla candidatura di un qualsiasi ambasciatore di un altro paese. Il<br />
 fatto che il Dipartimento di Stato insiste nella candidatura di Palmer, mostra soltanto che gli Stati Uniti non hanno abbandonato il ricatto come linguaggio della loro diplomazia.<br />
&#8220;Se hanno intenzione di tagliare i rapporti diplomatici, lasciateli fare!&#8221;, ha detto il presidente Chavez. &#8220;Ora il governo USA ci minaccia che faranno delle rappresaglie. Bene, facciano quello che vogliono, ma che quel tizio non verrà.&#8221;<br />
E Chavez non è solo nella sua valutazione della politica verso l&#8217;America latina dell&#8217;attuale Amministrazione. Il presidente uscente del Brasile, Lula da Silva, ha<br />
 recentemente affermato che la politica di Obama riflette una &#8220;visione&#8221; imperiale. E questo, nonostante il fatto che nei primi giorni della presidenza di Obama c&#8217;era molta speranza che le relazioni tra l&#8217;America Latina e il suo vicino settentrionale potessero migliorare, e Barack Obama ha salutato anche Lula da Silva come &#8220;il politico più popolare della Terra&#8221;.<br />
&#8220;Vorrei che il rapporto degli Stati Uniti con l&#8217;America Latina possa essere diverso da quello che è oggi&#8221;, ha detto<br />
 Lula da Silva. &#8220;Negli Stati Uniti devono capire l&#8217;importanza dell&#8217;America Latina. Gli statunitensi non hanno una visione ottimistica dell&#8217;America Latina. Si sono sempre comportati come un impero verso dei Paesi poveri. Questa visione deve cambiare.&#8221;<br />
Se i politici di Washington presteranno il loro orecchio a queste parole o no, lo dimostrerà il futuro. Ma insistendo sulla candidatura dell&#8217;ambasciatore, quando la leadership di uno paese mostra evidente disaccordo e minaccia il Venezuela di possibili ritorsioni, dimostra che essi non sono<br />
 pronti a rinunciare alla vecchia politica imperiale nei confronti di un continente che ancora considerano il loro cortile di casa, quello che sicuramente non è.</p>
<p>Traduzione Alessandro Lattanzio</p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://www.bollettinoaurora.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.xoom.it/wordpress</font></p>
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		<title>Wikileaks: complotto USA contro missione medica cubana in Venezuela</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 19:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<description><![CDATA[Un documento segreto divulgato da WikiLeaks ha rivelato che dal 2009 gli Stati Uniti hanno cercato di opporsi al progressivo sviluppo della missione medica cubana che rientra nel programma sociale Barrio Adentro, al fine di screditare i governi di Venezuela e Cuba. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/wikileaks-complotto-usa-contro-missione-medica-cubana-in-venezuela/7335/" title="Wikileaks: complotto USA contro missione medica cubana in Venezuela"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7335&amp;w=80" width="80" height="60" alt="Wikileaks: complotto USA contro missione medica cubana in Venezuela" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Un documento segreto divulgato da WikiLeaks ha rivelato che dal 2009 gli Stati Uniti hanno cercato di opporsi al progressivo sviluppo della missione medica cubana che rientra nel programma sociale Barrio Adentro, al fine di screditare i governi di Venezuela e Cuba. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel testo del 6 aprile dello scorso anno si recensisce l’impegno dell’ambasciata americana di Caracas nel programma di Libertad Condicional per i medici cubani professionisti (CMPP è la  sigla in inglese) la quale, con l’approvazione del presidente G.W.Bush, incoraggiava la diserzione di questi grazie alle «agevolazioni» per viaggiare verso Miami. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">«Fra il 2006 ed il 2007 l’ambasciata americana di Caracas ha facilitato il viaggio a Miami a tutti coloro che partecipavano al programma, attraverso l’emissione di biglietti di viaggio che autorizzavano i cubani ad utilizzare aerei speciali degli Stati Uniti» rivelano le indiscrezioni di WikiLeaks. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scopo di questa azione del governo statunitense era quello di fare in modo che i medici impegnati in questo progetto social umanitario in Venezuela si distraessero poiché interessati ai benefici concessi, rinunciando pertanto al lavoro da loro svolto nel territorio venezuelano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo questa norma del Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli U.S.A., medici, fisioterapisti, tecnici di laboratorio, infermieri, allenatori sportivi ed altre figure professionali riceverebbero un trattamento speciale da parte delle ambasciate americane ovunque nel mondo, vedendo così agevolato il loro ingresso negli U.S.A. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, nel testo si spiega che il consigliere politico dell’ambasciata degli U.S.A. a Caracas, Francisco Fernández, ha reso operativo il programma in Venezuela dal 2006, tuttavia, l’anno seguente, le autorità per l’immigrazione venezuelane una volta scoperta l’operazione hanno iniziato a negare visti e voli per i medici cubani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel documento di WikiLeaks non si specifica se il piano si sia concluso, ma al contrario, si mette in guardia nei confronti della «attuale intenzione» che hanno gli U.S.A. di assorbire, a vantaggio dei propri cittadini, specialisti medici altamente qualificati politicizzando l’emigrazione dei professionisti cubani al fine di demonizzare l’isola. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">D’altra parte, contro il Venezuela, il piano statunitense aggiungeva come bersaglio quello di «minare la missione Barrio Adentro», al fine di rendere meno prestigioso il programma sociale e sanitario proposto dal governo di Hugo Chavez, in collaborazione con Cuba, che dal 2003 offre servizi nelle zone più povere del Venezuela.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2008, il Dipartimento Nazionale di Statistica dell’isola ha riferito che fra il 1959 ed il 2008 si sono laureati nel paese più di 800 mila professionisti, medici compresi, nonostante una significativa percentuale della popolazione sia emigrata subito dopo la laurea a causa della politica degli Stati Uniti conosciuta come «furto di cervelli».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Domenica scorsa, WikiLeaks, sito specializzato nella pubblicazione di relazioni anonime e documenti contenenti delicate questioni in materia religiosa, aziendale o governativa, ha annunciato la divulgazione di 250 mila documenti nei quali sono coinvolti Stati Uniti ed ambasciate di tutto il mondo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La maggior parte degli scritti fanno intendere che le missioni diplomatiche degli Stati Uniti in America Latina e altri paesi sarebbero in realtà centri di vigilanza per ordine del Dipartimento di Stato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Rinomati analisti internazionali, come il statunitense James Petras, hanno segnalato la necessità di indagare questi archivi perché potrebbe essere che «i documenti divulgati da WikiLeaks siano stati selezionati a vantaggio di alcuni paesi e a svantaggio di altri».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">In un’intervista con teleSUR, Petras si è chiesto perché WikiLeaks non porti alla luce pratiche di spionaggio che gli USA utilizzano per uccidere affermando che sia per lo meno curioso che  fino ad adesso, «WikiLeaks non abbia presentato intercettazioni per rilevare alcune pratiche americane, come per esempio le pratiche di assassini israeliani che collaborano con la CIA». </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">D’altra parte, l’avvocato americano Eva Golinger, ha denunciato a teleSUR che i documenti del Dipartimento di Stato divulgati da WikiLeaks vengono editati e pubblicati dalla stampa di ciascun paese in base alle proprie politiche editoriali, chiedendo pertanto che le parti interessate realizzino le proprie query direttamente nel sito web anche a costo che: «si ricevano attacchi informatici dalle diverse agenzie degli U.S.A.».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">L’avvocato Golinger ha aggiunto: «Ogni giornale ha selezionato cosa voler pubblicare ed ha editato i documenti a seconda delle proprie politiche editoriali (…) è meglio andare direttamente a vedere i documenti originali piuttosto che attraverso un’analisi realizzata da media di parte».</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">(Traduzione di Eleonora Ambrosi)</span></span></p>
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		<title>Venezuela: dal &#8220;cortile&#8221; al mondo multipolare</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 18:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Il riuscito tour in 7 paesi di tre continenti fatto dal presidente Hugo Chavez, ha prodotto 69 nuovi accordi che rafforzano lo sviluppo nazionale e consolidano la difesa più potente contro l'aggressione imperiale: l'unione delle nazioni e dei popoli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/venezuela-dal-cortile-al-mondo-multipolare/6595/" title="Venezuela: dal &#8220;cortile&#8221; al mondo multipolare"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=6595&amp;w=80" width="80" height="54" alt="Venezuela: dal &#8220;cortile&#8221; al mondo multipolare" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=21667"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=21667</span></span></span></span></a></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il riuscito tour in 7 paesi di tre continenti fatto dal presidente Hugo Chavez, ha prodotto 69 nuovi accordi che rafforzano lo sviluppo nazionale e consolidano la difesa più potente contro l&#8217;aggressione imperiale: l&#8217;unione delle nazioni e dei popoli.<br />
L&#8217;ideologa più influenti del ventesimo secolo negli Stati Uniti, Henry Kissinger, ha dichiarato durante negli anni &#8217;70 per quanto riguarda l&#8217;espansione del socialismo nella regione, &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Se gli Stati Uniti non possono controllare l&#8217;America Latina, come possono dominare il mondo?</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; Oggi,la preoccupazione di Kissinger è tornato a tormentare gli Stati Uniti e le forze imperiali, ma questa volta il loro pugno cospirazionista non riesca a far tacere il risveglio dei popoli nella rivoluzione.<br />
La disperazione degli Stati Uniti in quegli anni, nel subordinare i paesi del loro &#8220;cortile di casa&#8221;, ha portato ad una serie di colpi di stato, dittature brutali, sabotaggi, omicidi politici, torture e sparizioni di massa e alla realizzazione dei modelli di capitalismo neoliberista che ha causato la peggiore miseria, esclusione, povertà e alienazione conosciuti nella regione nel corso della storia.<br />
Sotto la visione limitata degli Stati Uniti, le strategie e le tattiche di aggressione hanno raggiunto il loro scopo entro la fine del secolo, e in quasi tutte le nazioni dell&#8217;America Latina, con l&#8217;eccezione di Cuba rivoluzionaria, i governi sottomessi sono stati instaurati, salutando l&#8217;imposizione del modello politico-economico USA della democrazia rappresentativa neoliberista.<br />
Quando un soldato rivoluzionario venezuelano, Hugo Chavez, ha guidato una ribellione contro il governo criminale, assassino e corrotto di Carlos Andres Perez &#8211; uno stretto alleato di Washington &#8211; il 4 febbraio 1992, gli Stati Uniti lo sottovalutarono. Un documento segreto del Dipartimento di Stato, ora declassificato, ha commentato la manifestazione dichiarando che &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Il tentativo di colpo di stato sembra essere stato il lavoro di un gruppo di ufficiali di livello medio dell&#8217;esercito&#8230; Non vi è indicazione di un sostegno popolare ai golpisti&#8230;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;<br />
Allo stesso tempo, il governo USA ha riconosciuto dalle  proprie indagini condotte in segreto in Venezuela, &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;incentivo a continuare il supporto a Carlos Andres Perez è scarso, un recente sondaggio ha rivelato che gode meno del 20% del sostegno degli elettori.</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">..&#8221; In altri parole, la gente non supporta il modello neoliberale imposto alla loro nazione.<br />
Un altro rapporto segreto dal 10 marzo 1992 rivelò la vera preoccupazione di Washington per quanto riguarda le rivolte popolari in Venezuela, &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>un colpo di stato in Venezuela sarebbe un colpo grave per gli interessi degli Stati Uniti nell&#8217;emisfero. Nonostante l&#8217;impatto negativo a breve termine sui poveri e la classe media, riteniamo che le politiche economiche di Carlos Andres Perez (PAC) siano esattamente ciò che è necessario per riformare l&#8217;economia venezuelano&#8230; il rovesciamento di PAC avrebbe inviato un messaggio raggelante alla regione, circa la fattibilità dell&#8217;attuazione di riforme economiche</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;. [*Sebbene gli Stati Uniti classificato l'azione come un "golpe", Hugo Chavez l'ha definito "</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>una ribellione popolare contro una dittatura mascherata da democrazia</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">"].<br />
Parafrasando Kissinger, se gli Stati Uniti non possono controllare il Venezuela, come potrebbero controllare la regione? La preoccupazione principale degli Stati Uniti non era se la povertà aumentava e la classe media fosse scomparsa, ma piuttosto se il modello neoliberista sarebbe stato attuato ad ogni costo, perché questa sarebbe l&#8217;unica garanzia di domini permanente degli Stati Uniti nella regione.<br />
Quando Hugo Chavez venne eletto in Venezuela nel 1998, Washington non sapeva cosa fare. La politica ufficiale era &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>aspettare e vedere</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; prima di agire. Gli interessi imperiali cercavano di &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>comprare</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; il neoeletto presidente del Venezuela parecchie volte, ma i loro tentativi non diedero i loro frutti: il Venezuela aveva scelto un percorso irreversibile verso l&#8217;indipendenza, la sovranità, la dignità e la rivoluzione.<br />
Con i primi cambiamenti &#8211; la riforma costituzionale, l&#8217;aumento dei prezzi del petrolio e il salvataggio di OPEC &#8211; potenti interessi erano stati colpiti e il controllo degli Stati Uniti in Venezuela era diminuito. La voce di Hugo Chavez, ha cominciato ad essere sentita in tutta la regione, risuonando come una canzone ribelle che ha ispirato i movimenti deò popolo inquieto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>AGGRESSIONE PERMANENTE</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Poco dopo, le azioni vennero avviate per cercare di neutralizzare ciò che Washington credeva impossibile: una rivoluzione socialista e anti-imperialista nel XXI secolo, poco a sud del confine.<br />
Una ondata di aggressioni ha colpito il Venezuela &#8211; il colpo di stato nell&#8217;aprile del 2002, lo sciopero del petrolio e il sabotaggio economico, tentativi di assassinio, la sovversione, il finanziamento multimilionario dei gruppi di opposizione, ingerenza nelle elezioni e una brutale guerra psicologica attuato dai mass media &#8211; ma non hanno raggiungere il loro obiettivo, le forze rivoluzionarie hanno cominciato ad ascendere in tutto il continente.<br />
La nascita dell&#8217;Alleanza Bolivariana degli Americani (ALBA), nel 2004 ha aperto la strada verso una nuova politica estera basata su cooperazione, integrazione e solidarietà. Le relazioni tra popoli fratelli nella regione cominciarono a crescere, rafforzando i legami tra gli stati che condividevano una visione collettiva dell&#8217;umanità e la costruzione di un nuovo modello economico del commercio, che promuove benefici e di sviluppo reciproci.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L&#8217;ALBA di un mondo multipolare </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Dall&#8217;ALBA, nacque l&#8217;Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) con lo scopo di creare scambi regionali e per creare un blocco continentale delle potenze in grado di affrontare le sfide del mondo.<br />
Come la Rivoluzione in Venezuela cresceva, l&#8217;aggressione degli Stati Uniti aumentava. Nel 2005, Washington ha lanciato una campagna internazionale per &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>isolare il governo venezuelano</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; e classificarlo come &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>stato canaglia</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;. &#8220;Hugo Chavez è una forza negativa nella regione&#8221;, ha dichiarato il segretario di Stato Condoleezza Rice nel gennaio 2005, iniziando il bombardamento di menzogne sul Venezuela di fronte all&#8217;opinione mondiale, che da allora non è cessata. Un anno dopo, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha paragonato il Presidente Chavez a Hitler e insieme con il direttore della National Intelligence, John Negroponte, hanno definito il Venezuela la &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>più grande minaccia agli interessi Usa nella regione</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;. Quell&#8217;anno il Venezuela è stato inserito nell&#8217;elenco del nazioni &#8220;che non collaborano pienamente con la guerra al terrore&#8221; e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti hanno proibito la vendita di attrezzature militari con tecnologia degli Stati Uniti, alla nazione sudamericana.<br />
Chavez, che riconosce il tentativo di indebolire le sue forze armate, ha cercato altri partner che non fossero sottoposti al dominio statunitense. La Russia è stata il primo paese ad offrirsi di sostituire le forniture militari del Venezuela. Per la prima volta dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, una nazione latino-americana ha iniziato a costruire legami con la Russia, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Il primo acquisto di attrezzature militari aprì la porta a un nuovo rapporto commerciale e strategico tra il Venezuela e la Russia, grazie all&#8217;embargo degli Stati Uniti.<br />
Dopo la Russia, il Venezuela ha iniziato a costruire relazioni con la Cina, Bielorussia, Iran, Giappone, Siria, Libia, India e altri paesi africani, asiatici ed europei. La politica estera di Chavez ha avviato una radicale trasformazione nella regione e ha messo il Venezuela sulla mappa mondiale. &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Ha radicalmente modificato le regole del gioco: abbiamo voluto metterci in relazione con il mondo e non solo con una parte di essa. In realtà, stavamo solo imparando a camminare con i nostri piedi proprio sulla scena internazionale. Non dimenticate che, prima, non avevamo una nostra politica estera. La nostra politica estera era diretta da Washington</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">”, spiega il presidente Chavez.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Mutando l&#8217;equilibrio del potere </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Chavez visitò Russia, Bielorussia, Ucraina, Iran, Siria, Libia e Portogallo dal 13-24 ottobre 2010, un segno del nuovo mondo multipolare all&#8217;orizzonte. Dai 69 accordi firmati con queste nazioni, il Venezuela avrà numerosi preziosi benefici, compresa la costruzione di decine di migliaia di case per il popolo del Venezuela, lo sviluppo agricolo, la crescita economica, la produzione di energia, nuove industrie, esportazioni diversificate e strategiche, relazioni equilibrate con le altre nazioni &#8211; tutto per il massimo vantaggio del popolo del Venezuela.<br />
Non uno dei 69 accordi contiene elementi di sfruttamento che potrebbero causare svantaggi al Venezuela. La politica estera del governo Chavez non consente che lo sfruttamento o la contaminazione capitalista che possa danneggiare la nazione sudamericana.<br />
Per esempio, in Bielorussia, il Venezuela non solo comprerà autocarri pesanti per le miniere e mezzi di trasporto pubblico, ma anche creerà joint venture con le aziende bielorusse per stabilire fabbriche in territorio venezuelano, assicurandosi il trasferimento tecnologico, aiutando la diversificazione delle industrie del Venezuela e la creazione di posti di lavoro per il popolo venezuelano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>In un mondo multipolare, non ci può essere nessun impero </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
&#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Il Venezuela deve obedire&#8221;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, ha dichiarato il presidente Obama in riferimento al contratto con la Russia per sviluppare l&#8217;energia nucleare per uso pacifico. &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Stiamo monitorando gli accordi tra il Venezuela e l&#8217;Iran per vedere se violano le sanzioni</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;, ha annunciato Philip Crowley, portavoce del Dipartimento di Stato, come se Washington sia ancora la polizia mondo.<br />
Il tono disperato usato dalla Casa Bianca è il prodotto dell&#8217;indebolimento del suo potere globale – il tempo dell&#8217;Impero è scaduto e un nuovo mondo multipolare è nato. L&#8217;incubo di Kissinger è diventato realtà &#8211; gli Stati Uniti non possono più dominare l&#8217;America Latina, e tanto meno il mondo. Il soldato rivoluzionario venezuelano una volta sottovalutato, è diventato un simbolo della resistenza contro l&#8217;egemonia degli Stati Uniti, ed ha ispirato milioni di persone che cercano un mondo migliore. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span><br />
<a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.aurora03.da.ru</span></span></span></span></a><br />
<a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.bollettinoaurora.da.ru</span></span></span></span></a><br />
<a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></span></span></a></p>
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		<title>Chávez avanza</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 10:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
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		<description><![CDATA[Nonostante le numerose dichiarazioni riportate dalla maggior parte delle testate giornalistiche “occidentali”, il Governo venezuelano non è caduto in nessun baratro senza possibilità di risalita; la maggioranza è stata raggiunta e Chávez porta a casa l’ennesima vittoria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/chavez-avanza/6274/" title="Chávez avanza"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=6274&amp;w=80" width="80" height="64" alt="Chávez avanza" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Mentre  a Quito è stato appena sventato un presunto colpo di Stato ai danni del Presidente Rafael Correa, da pochi giorni in Venezuela si sono concluse le ultime elezioni parlamentari.<br />
Secondo i dati ufficiali forniti dal “Consejo Nacional Electoral” (CNE), dei 165 seggi disponibili dell&#8217;Assemblea Nazionale, 98 sono andati al “Partido Socialista Unido de Venezuela” (PSUV), 65 all&#8217;opposizione, riunita per l&#8217;occasione nella “Mesa de Unidad Democrática” (MUD), e i restanti due seggi al partito “Patria Para Todos” (PPT), ex sostenitore dell&#8217;attuale Governo.<br />
Altri tre seggi sono invece riservati ai rappresentanti indigeni.<br />
Per quanto riguarda il “Parlatino” (Parlamento Latinoamericano), dei 12 posti disponibili, 6 sono andati al Governo e 5 all&#8217;opposizione, l&#8217;ultimo posto è stato assegnato anche in questo caso alla rappresentanza indigena.<br />
Nonostante, dunque, le numerose dichiarazioni riportate dalla maggior parte delle testate giornalistiche “occidentali”, il Governo venezuelano non è caduto in nessun baratro senza possibilità di risalita; la maggioranza è stata raggiunta e Chávez porta a casa l&#8217;ennesima vittoria.A differenza dell&#8217;ultima legislatura, il PSUV non ha però raggiunto la maggioranza assoluta o meglio la maggioranza qualificata, che consiste nei 2/3 o i 3/5 dell&#8217;Assemblea Nazionale, che ricordiamo rappresenta uno degli organi fondamentali del sistema democratico venezuelano, da cui dipende: la selezione e la designazione dei magistrati del “Tribunal Supremo de Justicia” (TSJ), dei rettori del CNE e dei membri del “Poder Ciudadano”, oltre ad essere uno degli organismi controllori del potere esecutivo.<br />
Tuttavia, in un momento di crisi globale, come quello cui il Governo di Chávez si trova ad affrontare, le elezioni dello scorso 26 settembre possono essere considerate come una vittoria vera e propria, dato anche l&#8217;elevato numero di seggi ottenuti che gli consentono di stare comunque al riparo da possibili impedimenti.<br />
Vittoria che tutto sommato può dirsi tale anche per i partiti dell&#8217;opposizione che in questo caso ritornano a ricoprire un ruolo significativo all&#8217;interno dell&#8217;Assemblea Nazionale, causa anche il totale boicottaggio delle elezioni parlamentari del 2005, a ben vedere infatti, più che una vittoria può essere considerata una riappropriazione degli spazi lasciati alle ultime elezioni.<br />
Tuttavia, un calo di preferenze fra l&#8217;elettorato del PSUV è innegabile, lo stesso Chávez ha affermato come si sperava di raggiungere la maggioranza dei 2/3 (anche l&#8217;opposizione vede comunque diminuire i seggi rispetto all&#8217;ultima elezione non boicottata).<br />
Secondo Julio <span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Fermín, membro del “</span></span></span><em><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Equipo de Formación</span></span></span></em><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">, Información y Publicaciones” (EFIP) di Caracas, le ragioni chiave che spiegano tale tendenza sono due.<br />
Innanzitutto, la dispersione dei partiti legati al PSUV (PPT in primis), in contrasto alla convergenza, decisiva, ottenuta dal MUD; in secondo luogo, la continua competizione e le conseguenti divisioni all&#8217;interno del PSUV stesso, causa di mancata efficienza ed efficacia nella gestione pubblica, di alcuni casi (pochi ma significativi) di corruzione amministrativa, e la scarsa capacità di controllo nelle politiche di sicurezza e di lotta alla criminalità.<br />
Interessante sarà dunque capire come Chávez tenterà di incrementare la popolarità passata, in vista delle elezioni municipali del 2011 e soprattutto delle elezioni presidenziali del 2012.<br />
Di certo però se l&#8217;opposizione non smetterà di essere un&#8217;accozzaglia di partiti moderati di sinistra e partiti di destra, difficilmente riuscirà ad avere la meglio sul Presidente venezuelano. Ciò che manca è, infatti, proprio una figura leader che faccia da reale antagonista di Chávez e al suo PSUV, i risultati non mancano, ma fra elezioni parlamentari ed elezioni presidenziali c&#8217;è una bella differenza, in quanto a popolarità del leader.Da un punto di vista che va oltre i confini del Venezuela, la vittoria dell&#8217;attuale Governo di Caracas, ben si pone nei confronti delle vicinissime elezioni presidenziali in Brasile e delle future elezioni presidenziali in Argentina, consolidando quindi il ruolo di quella che si potrebbe definire sinistra latinoamericana che fatta eccezione di Lula e del suo Governo, non gode in questo periodo di ottima salute, sottoposta com&#8217;è alle strette della crisi e ai pericoli golpisti che minacciano il bolivarismo, ossia l&#8217;integrazione sovrana.<span><span style="font-size: medium"><br />
</span></span></p>
<p></span></span></span></p>
<p></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em><strong>*Stefano Pistore (Università dell’Aquila, Contribuisce frequentemente al sito di “Eurasia”)</strong></em></span></span></p>
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