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	<title>eurasia-rivista.org &#187; usa</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
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		<title>Le implicazioni geopolitiche di un possibile conflitto tra Israele e Libano</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 19:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[La schermaglia del 3 agosto scorso è una delle tante scintille che potrebbero scatenare l'incendio. Lo scenario di un ennesimo conflitto sarebbe molto preoccupante per il futuro di Israele che si esporrebbe in un contesto geopolitico non proprio favorevole, dopo l’abbandono della Turchia. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5790/le-implicazioni-geopolitiche-di-un-possibile-conflitto-tra-israele-e-libano" title="Le implicazioni geopolitiche di un possibile conflitto tra Israele e Libano"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/lebanon_israel_war_06.c1e8mpsctnso484s8ok0wsc8k.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="64" alt="Le implicazioni geopolitiche di un possibile conflitto tra Israele e Libano" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Anche se il periodo più caldo dell’anno volge al termine, al confine tra Israele e Libano il clima continua a surriscaldarsi. La sparatoria dello scorso tre agosto per il taglio di un albero da parte dell’esercito sionista è il naturale epilogo di mesi di tensioni. Prima la richiesta israeliana alle forze francesi di Unifil di penetrare nelle case di miliziani libanesi per sequestrare loro della armi e poi le indiscrezioni sulla prossima sentenza del Tribunale Speciale per il Libano, che starebbe per incolpare membri di Hezbollah, hanno contribuito in modo determinante al montare della tensione sulla Linea Blu, risvegliando attriti mai sopiti che avvalorano l’ipotesi di un possibile conflitto tra i due vicini il prossimo autunno. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">I fatti</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">A scatenare l’ira di Hezbollah nei confronti del governo di Tel Aviv è stata, lo scorso mese, la richiesta alle forze francesi di penetrare all’interno delle case dei miliziani libanesi per sequestrargli armi e munizioni. Una richiesta spedita direttamente a Parigi che il ministro della Difesa francese non ha esitato ad accogliere, ordinando di dar seguito alla richiesta israeliana. Un atto increscioso, che ha costretto lo stesso ministro alle scuse ufficiali su pressione del Presidente Nicolas Sarkozy. La vicenda è stata percepita da Hezbollah come un&#8217;ingerenza negli affari interni del Libano. Il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha duramente attaccato Israele per quanto accaduto ed in particolar modo ha accusato Tel Aviv di usare ogni tipo di mezzo per screditare il suo partito, come il Tribunale Speciale per il Libano ad esempio. Affermando che dietro il progetto del tribunale c’è Israele, Nasrallah ha voluto chiaramente intendere che l’accusa che lo stesso starebbe per formulare nei confronti di un membro del partito di Dio sarebbe una montatura. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Tra accuse e controaccuse serpeggia anche la volontà di provocazione. Gli incidenti dello scorso tre agosto, ne sono una dimostrazione. Le forze israeliane hanno abbattuto un albero al confine che ostacolava la visuale. L’esercito libanese ha reagito con razzi e colpi di arma da fuoco, convinto che l’albero fosse posto nella parte libanese del confine. Le Forze di Difesa Israeliane hanno risposto al fuoco uccidendo un giornalista e tre soldati libanesi. Lo scontro è stato il più grave dal 2006, da quando cioè è terminata la guerra in Libano.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La situazione al confine</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">A complicare la vicenda è la molteplicità di attori che direttamente o indirettamente vi prendono parte destabilizzando la fragile tregua tra i due stati confinanti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Ad immediato contatto, sulla Linea Blu le Forze di Difesa Israeliane e le Forze Armate Libanesi si trovano l’una di fronte all’altra spesso dando vita a qualche scaramuccia. Secondo fonti governative israeliane, sarebbero circa seicento dall’inizio del 2010 le schermaglie che hanno coinvolto i soldati di entrambe le fazioni risoltesi senza particolari danni collaterali. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Dispiegate sul territorio libanese prossime al confine con Israele sono anche le truppe della forza di interposizione delle Nazioni Unite, Unifil, con il compito di evitare contatti tra i due contendenti. Tuttavia, il ruolo di Unifil nel sedare gli ultimi scontri è stato marginale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> però a livello politico che si fronteggiano diversi attori con interesse ad ampliare il controllo sulla zona di confine. Hezbollah, ad esempio, è interessata ad acquisire il controllo della zona meridionale del Libano. Un eventuale conflitto che vedesse sconfitto l’esercito libanese da parte di quello israeliano, porterebbe Hezbollah a porre sotto la propria tutela la parte meridionale della terra dei cedri. Inoltre, Hezbollah è una formazione sciita in ottimi rapporti con l’Iran di Ahmadinejad il quale ha offerto il proprio sostegno ai fratelli libanesi vessati dagli israeliani. Anche l’Iran, infatti, è interessato ad acquisire maggiore influenza sulla zona per scalzare Israele dal ruolo di potenza militare ed avere mano libera per imporsi come stato guida della regione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Invece, sembra venir meno il pieno sostegno degli Stati Uniti ad una nuova campagna israeliana contro il Libano. Un rapporto del Saba Center (Brooking Institutions), pubblicato qualche mese fa, sconsiglia fortemente agli Stati Uniti di sostenere qualsivoglia azione israeliana contro Beirut. Un secondo rapporto, pubblicato nello stesso periodo del precedente, del Council on Foreign Relations, si spinge oltre consigliando alla Casa Bianca di esercitare il maggior grado possibile di pressione per evitare che la Linea Blu ed il Libano si trasformino nuovamente nel teatro di scontri armati. Pertanto, la situazione al confine tra il Libano ed Israele è la risultante di un insieme di fattori suscettibili di generare conseguenze geopolitiche rilevanti. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Il conflitto tra Israele e Libano nel quadro geopolitico del Vicino Oriente</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;animosità mostrata dai due eserciti il 3 agosto dimostra come siano già pronti per affrontare un nuovo conflitto. L’eventualità non è da sottovalutare, considerando le premesse. Per questo, è opportuno interrogarsi su quali conseguenze possa avere la ripresa delle ostilità per il sistema di equilibri vicino-orientali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vicino Oriente sta subendo lenti ma continui mutamenti. Ancora impercettibili, tali trasformazioni sono sicuramente variabili rilevanti nell’analisi degli scenari geopolitici. La più significativa è sicuramente la perdita di terreno degli Stati Uniti. Se anche Washington mantiene dalla propria parte la bilancia della potenza molti attori non sono più prostrati ai piedi della talassocrazia statunitense ed iniziano a sviluppare una propria politica di alleanze. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> sicuramente il caso della Turchia. Alleata di ferro di Washington durante la guerra fredda, dal 2002 Ankara sembra essersi distaccata dalla sponda atlantica per perseguire una politica più regionale che coinvolga i suoi vicini. I rapporti con l’Iran sono notevolmente migliorati, tanto che la Turchia (con il Brasile) ha respinto la quarta tornata di sanzioni verso Teheran sul programma nucleare. Turchia e Iran stanno anche implementando le proprie relazioni energetiche. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> di qualche settimana fa l’accordo per la costruzione di una condotta di 660 Km che dovrebbe portare il gas iraniano sino in Turchia. Un bel problema per Washington, che cerca di limitare in tutti i modi il raggiungimento dell’autosufficienza iraniana per mantenere sotto controllo il principale nemico. Infatti, scopo prettamente geopolitico della guerra in Iraq è stato quello di incastrare l’Iran in due stati, Afghanistan ed Iraq, direttamente controllati dagli Usa per limitarne la minaccia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">I rapporti tra Turchia ed Iran trovano sicuramente un base di appoggio nella comune fede musulmana. Elemento che potrebbe anche aumentare il sostegno dell’Iran alla formazione di Hezbollah se attaccata da Israele e portare la Turchia ad un più deciso distacco da Tel Aviv dopo la vicenda della Freedom Flottilla. Considerando, quindi, il ruolo di Iran e Turchia, un attacco israeliano al Libano sarebbe indubbiamente controproducente. Se aggiungiamo anche la salda alleanza della Siria con l’Iran, è chiaro che Israele si verrebbe a trovare in una posizione molto difficile. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vicino Oriente però è anche terreno fertile per le mire russe. Nonostante Mosca abbia perso diverse occasioni per imporre il proprio ombrello sull’area, il voto favorevole alle sanzioni contro l’Iran dimostra come i legami tra Iran e Turchia non sono ben visti dal Cremlino. Indubbiamente, l’elemento energetico pesa. Mosca mira ad essere la principale potenza energetica eurasiatica e l’Iran potrebbe minare questo primato dell’esportazione di gas avendo grandi riserve a disposizione. Ciononostante, Mosca ha deciso di tener fede all’impegno di avviare la costruzione della centrale nucleare di Bushehr entro agosto, come prevedevano gli accordi tra i due stati. Segno che la Russia necessita del supporto iraniano per raggiungere un ambizioso obiettivo: sostituire gli Stati Uniti come potenza egemone nel Vicino Oriente evitando un asse Ankara-Teheran che possa minare la sua egemonia energetica. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Anche per l’Iran ottenere il supporto di Mosca è fondamentale. Le recenti dichiarazioni di Mahmud Ahmadinejad (in risposta a Medvedev, secondo cui l’Iran detiene il </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>know-how</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> per costruire l’arma atomica), che accusano Mosca di fare il gioco degli Stati Uniti nel Vicino Oriente, suonano come un “rimprovero” per riportare la Russia dal proprio lato della barricata. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Come si è detto, la politica estera degli attori principali del Vicino Oriente (Russia, Turchia, Iran) tende a diminuire l’influenza statunitense nell’area, vale a dire che mira ad una modifica degli equilibri esistenti oggi favorevoli agli Stati Uniti, agendo su diversi piani. Il più immediato è la costruzione di solide alleanze per ridurre la possibilità di manovra degli Usa e quindi di Israele, vera testa di ponte per gli atlantici nel Vicino Oriente. Se Israele decidesse, come alcune indiscrezioni vorrebbero, di attaccare il Libano ciò potrebbe accelerare il processo descritto in precedenza diminuendo drasticamente il </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>soft power</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> statunitense. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Conclusioni</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La schermaglia che ha visto coinvolti i soldati libanesi ed israeliani per il taglio di un albero è una delle tante scintille che potrebbero scatenare l&#8217;incendio. Lo scenario di un ennesimo conflitto sarebbe molto preoccupante per il futuro di Israele che si esporrebbe in un contesto geopolitico non proprio favorevole, dopo l’abbandono della Turchia. Inoltre, se la Casa Bianca deciderà di seguire i consigli del Council on Foreign Relations e del Saba Center Israele non avrà altra scelta che abbandonare l’ipotesi di un attacco armato. Anche se il suo potenziale di deterrenza militare rimane il più elevato del Vicino Oriente, il rischio di trovarsi in una morsa di stati ostili, compresa la Turchia, l’Iran e forse anche la Russia, potrebbe indebolire, diplomaticamente parlando, Israele anche per quanto riguarda un’altra spinosa questione, cioè quella dei negoziati per la pace con il popolo palestinese. Sarebbe conveniente per Israele farsi garante di una tregua duratura con il Libano. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Carmine Finelli è dottore in Scienze politiche e delle relazioni internazionali (Università degli Studi del Molise)</strong></em></span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong> </strong></em></span></span></p>
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		<title>Obama e la bufera delle elezioni di mid-term</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Anglosassone]]></category>
		<category><![CDATA[barack obama]]></category>
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		<description><![CDATA[I più recenti sondaggi pubblicati sul New York Times vedono un Obama in netta caduta, sia in termini di popolarità che di consensi. Brutta storia se si pensa che le elezioni di mid-term sono prossime e che i Democrats stanno cercando in ogni modo di dare vita a una campagna elettorale efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5719/obama-e-la-bufera-delle-elezioni-di-mid-term" title="Obama e la bufera delle elezioni di mid-term"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zobama1.3psfo8o4m06cw0socos4goog4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="88" alt="Obama e la bufera delle elezioni di mid-term" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">I più recenti sondaggi pubblicati sul <em>New York Times</em> vedono un Obama in netta caduta, sia in termini di popolarità che di consensi. Brutta storia se si pensa che le elezioni di <em>mid-term </em>sono prossime e che i <em>Democrats</em> stanno cercando in ogni modo di dare vita a una campagna elettorale efficace.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Secondo l’eminente testata il partito democratico potrebbe perdere, al Senato, fra i 6 e i 7 seggi: stando ai dati elaborati dal <em>FiveThirtyEight forecasting model</em> il gruppo del presidente avrebbe approssimativamente il 20% di possibilità di perdere 10 o più posti nella Camera Alta, cosa che costerebbe ai democratici il controllo della stessa. Le statistiche prevedono l’11% di possibilità di perdere 9 seggi, così da scendere a soli 50 voti favorevoli e renderli molto vulnerabili. La media delle oltre 100 mila proiezioni ha dato come risultato di 6,5 seggi in meno al Senato. Il 2 novembre è sempre più prossimo e recuperare un 5% di perdite di consensi, visto anche il fatto che non vi sono più molti indecisi dell’ultimo minuto, sembra poco plausibile.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span><strong>Le proiezioni</strong></span> <span>si basano su un modello statistico che mette a paragone gli attuali consensi politici nonché i dati demografici, con quelli dei passati sei cicli di elezioni. L’attendibilità?</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I risultati che sono stati proposti mostrano come, in tempi recenti, un candidato al Senato che fosse in vantaggio di 7 punti a 10 settimane dal voto, abbia poi vinto circa l’80% delle volte; altrimenti, un candidato con ben 12 punti di vantaggio è stato rilevato vincente il 95% delle volte. Il modello, dunque, risulta molto attendibile considerando anche che, nel 2008 ha previsto correttamente i risultati di tutte e 35 le elezioni della Camera Alta. Inoltre, ad ogni nuova elezione il modello viene ricalibrato, affinché ‘impari’ a calcolare anche il grado di approssimazione con cui effettua le previsioni e si migliori.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Gli Stati in cui è quasi certa la sconfitta sarebbero: North Dakota, Arkansas, Indiana e Delaware. Intanto, però, l’ombra di John McCain riappare alle spalle di Obama, poiché il senatore repubblicano ha vinto le primarie del suo partito in Arizona e si appresta a presentarsi per il rinnovo del Senato. A fronte del vertiginoso calo di consensi che sta sperimentando il presidente nordamericano, c’è da chiedersi se questa non sia una nuova nota dolente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span><strong>A cosa può essere dovuto tale calo?</strong></span> <span>Nelle ultime settimane si sono susseguiti diversi avvenimenti rilevanti per la politica statunitense. </span><span><em>In primis</em></span><span>, il famoso </span><span><em>Financial Bill</em></span><span>: grande riforma del sistema economico e bancario statunitense che avrebbe dovuto dare una spinta rinvigorente ai conti del Paese, ma anche aiutare quelli dei cittadini. Ebbene, nel momento in cui, per la prima volta dopo le sue elezioni, Obama si trova ai minimi storici di popolarità, arriva la notizia che la banche avrebbero ancora un ampio margine per continuare a speculare. In effetti, la riforma finanziaria prevede che gli istituti di credito non possano rischiare capitali propri, ma questo non impedisce loro di utilizzare fondi dei clienti per fare investimenti ad alto rischio.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La consulente finanziaria Janet Tavakoli ha commentato dicendo: “Puoi usare l’attività del cliente come copertura praticamente per qualsiasi cosa” – e ha continuato – “ecco un aspetto in cui il <em>Financial Bill</em> non agisce”. Dal canto suo, il presidente ha riunito il suo <em>team</em> per continuare a discutere dell’economia del Paese: dal luogo di villeggiatura Obama fa sapere che si stanno tracciando nuovi interessanti progetti, quali quello di consentire finanziamenti sia pubblici che privati per favorire progetti di infrastrutture per i trasporti.</span></span></p>
<p>“<span style="font-size: medium"><span>Abbiamo bisogno di progetti infrastrutturali del ventunesimo secolo, che possano portare alla creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro” ha fatto sapere il presidente da Seattle.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span><strong>E non solo</strong></span> <span>le pessimistiche previsioni di una nuova recessione economica hanno fanno colare a picco i consensi dell’ inquilino della Casa Bianca, ma anche la sua intenzione di costruire una moschea a </span><span><em>Ground Zero</em></span><span>. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Tale proposta è giunta a poco più di un mese dal nono anniversario della strage delle Torri gemelle, e ha trovato i dissensi di circa il 60% degli americani. Per superare lo sgomento delle famiglie delle vittime, Obama ha affermato: “gli attacchi dell’11 settembre sono stati un evento profondamente traumatico per il nostro Paese. Il dolore e la sofferenza vissuta da chi ha perso i propri cari è inimmaginabile, quindi capisco le emozioni che questa vicenda provoca. <em>Ground Zero</em> è, per queste ragioni, un territorio sacro”.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il presidente ha poi ribadito che al-Qaeda e Islam non sono la stessa cosa, e che la libertà religiosa negli Stati Uniti sarà sempre tutelata. Il gesto presidenziale voleva probabilmente dare un senso storico di pacificazione e unione fra culture e religioni diverse, e chiaramente lo scopo non era quello di andare contro gli interessi del proprio partito.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nonostante ciò, è indubbio il senso di patriottismo e attaccamento alla radici culturali e storiche della Nazione degli statunitensi; l’evento del <em>World Trade Center</em> è stato così traumatizzante ed è così profondamente radicato nelle coscienze dei cittadini da non permettere un tale tipo di proposta, almeno per il momento. Obama non ha forse saputo ben comprendere i tempi con i quali questo tipo di approccio potrebbe essere fatto, e questo è andato al suo discapito. Proporre una così forte presenza islamica sul terreno in cui migliaia di statunitensi sono morti (a causa di estremisti islamici) è stato ovviamente un brutto passo falso.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span><strong>Di fronte, quindi, a repubblicani</strong></span> <span>che accusano gli avversari di voler imporre nuove tasse, analisti scettici sulla ripresa economica ed elettori sgomenti di fronte alla proposta presidenziale della moschea a </span><span><em>Ground Zero</em></span><span>, è chiaro il perché i </span><span><em>Democrats</em></span><span> siano in netto svantaggio nelle proiezioni di voto. La situazione è decisamente complicata e molto delicata, l’unico modo per cercare di risalire la china per il Partito democratico sarebbe quello di fare marcia indietro sulla questione moschea, e spingere invece su iniziative economiche che aiutino l’occupazione. Solo così, di fronte a una crescita occupazionale quasi pari a zero, si potrebbe riconquistare la fiducia di molti elettori perplessi. Una migliore condizione economico-sociale risolleverebbe gli animi e gli umori dei nordamericani, e potrebbe essere d’aiuto al partito democratico.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il tempo stringe e il 2 Novembre è vicino, vedremo se Obama sarà in grado di aggiustare la situazione ed evitare una bruciante sconfitta alle elezioni di <em>mid-term</em>.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em>* Eleonora Peruccacci è dottoressa in Relazioni internazionali (Università di Perugia), collabora frequentemente al sito di “Eurasia”</em></span></p>
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		<title>Smart Power: Clinton lancia il GHI</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti hanno deciso di interrompere gli aiuti alla lotta contro malattie specifiche e di sostituirli con un aiuto ai sistemi sanitari. Si prevede di sostenere 20 paesi, tra cui 8 sono già stati selezionati (Bangladesh, Etiopia, Guatemala, Kenya, Malawi, Mali, Nepal e Ruanda).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5671/smart-power-clinton-lancia-il-ghi" title="Smart Power: Clinton lancia il GHI"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/clinton_hillary1.emmjezufcjk0cg0kk800s4cgg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Smart Power: Clinton lancia il GHI" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.voltairenet.org/article166784.html">Voltairenet</a></p>
<p><font size="3">  La segretaria di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, ha lanciato il 16 Agosto 2010 l&#8217;Iniziativa Globale degli Stati Uniti nel campo della salute (Global Health Initiative &#8211; GHI).<br />
Gli Stati Uniti hanno deciso di interrompere gli aiuti alla lotta contro malattie specifiche e di sostituirli con un aiuto ai sistemi sanitari. Si prevede di sostenere 20 paesi, tra cui 8 sono già stati selezionati (Bangladesh, Etiopia, Guatemala, Kenya, Malawi, Mali, Nepal e Ruanda).<br />
&#8220;Le azioni riguarderanno il miglioramento e la sostenibilità dei sistemi sanitari, lo sviluppo di migliori metodi di raccolta dei dati, monitoraggio e valutazione, promozione della ricerca e innovazione, e rafforzamento dell’impegno a favore delle organizzazioni multilaterali, partner nella salute globale e del settore privato, e lo sfruttamento del loro ruolo&#8221;.<br />
Il GHI è un’applicazione del programma di Smart Power, definita dalla commissione bipartisan Armitage-Nye del CSIS (2007), che guida l&#8217;azione della signora Clinton. L&#8217;idea generale è che questo tipo di investimento è il meno costoso per gli Stati Uniti, per migliorare la loro immagine all&#8217;estero.<br />
Nel maggio 2009, il presidente Barack Obama aveva chiesto 8,6 miliardi dollari al Congresso per finanziare questa iniziativa, nel corso dell&#8217;anno fiscale 2010. Il suo piano prevedeva un bilancio totale di 63 miliardi di dollari in sei anni. Il GHI è stato presentato in dettaglio al Senato, il 10 marzo 2010, da Hillary Clinton e dal filantropo Bill Gates (Microsoft). </p>
<p>Documenti:<br />
Smart Power: A Smarter, More Secure America, relazione presentata da Joseph Nye e Richard Armitage (CSIS, 2007).<br />
(http://csis.org/files/media/csis/pubs/071106_csissmartpowerreport.pdf)<br />
Smart Global Health Policy, relazione presentata dall’ ammiraglio Wiiliam Fallon e da Helene Gayle (CSIS, 2010).  (http://www.voltairenet.org/IMG/pdf/Healthier_World.pdf)<br />
Discorso di Hillary Clinton: &#8220;L&#8217;iniziativa globale degli Stati Uniti nella sanità”, 16 agosto 2010. (http://www.voltairenet.org/article166781.html) </font></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.altervista.org</p>
<p>http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</p>
<p>http://eurasia.splinder.com</p>
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		<title>Per gli arabi, Obama non ha cambiato la politica americana in Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli arabi, che erano stati sedotti da Barack Obama e dal suo discorso al Cairo, ora sono delusi. Ritengono che la nuova amministrazione statunitense è meno islamofoba, non ha davvero cambiato la sua politica regionale. Washington continua a sostenere ciecamente Israele e ad occupare l’Iraq.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5662/per-gli-arabi-obama-non-ha-cambiato-la-politica-americana-in-medio-oriente" title="Per gli arabi, Obama non ha cambiato la politica americana in Medio Oriente"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zogby1.3njsekw0suyo4o8g0sscks004.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Per gli arabi, Obama non ha cambiato la politica americana in Medio Oriente" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.voltairenet.org/article166632.html ">Votairenet</a></p>
<p><font size="3"> Ogni anno, l&#8217;organizzazione di sondaggio Zogby, ha condotto uno studio sulla percezione della politica USA nel mondo arabo (vedi allegato in fondo a questa pagina).<br />
I risultati 2010 indicano in particolare che:<br />
Gli arabi, che erano stati sedotti da Barack Obama e dal suo discorso al Cairo, ora sono delusi. Ritengono che la nuova amministrazione statunitense è meno islamofoba, non ha davvero cambiato la sua politica regionale. Washington continua a sostenere ciecamente Israele e ad occupare l&#8217;Iraq.<br />
Gli arabi credono che l&#8217;Olocausto sia strumentalizzato per creare simpatia per Israele a scapito degli arabi. Sono quindi preoccupati per l&#8217;abbondanza di programmi televisivi e film su di esso.<br />
La maggioranza degli arabi è convinta dai media che l&#8217;Iran stia perseguendo un programma nucleare militare segreto. Tuttavia, c’è un ancor più ampia maggioranza convinta che Teheran abbia il diritto di acquisire la bomba e che ciò riequilibri il Medio Oriente, è possibile che esprimano solo un desiderio, più che una convinzione definitiva.<br />
La Francia rimane la superpotenza più popolare tra gli arabi.<br />
I tre leader politici più popolari nel mondo arabo non sono arabi, ma turco (Recep Erdogan), venezuelano (Hugo Chavez) e iraniano (Mahmoud Ahmadinejad). I tre leader arabi più popolari tra gli arabi sono il libanese Hassan Nasrallah, il siriano Bashar al-Assad e Sheikh bin Rashid Al Maktoum degli Emirati. </p>
<p>2010 Arab Public Opinion Poll<br />
(http://www.voltairenet.org/IMG/pdf/2010_Arab_Public_Opinion_Poll.pdf)<br />
(PDF – 808,1 kb)</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.altervista.org</p>
<p>http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</p>
<p>http://eurasia.splinder.com </font></p>
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		<title>Il Giappone fra normalizzazione e richiesta di sovranità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 13:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giappone passato dal fungo atomico (di Hiroshima e Nagasaki)  all'ombrello atomico statunitense è percorso da spinte protese alla richiesta di sovranità, in linea con il crescente multipolarismo; gli Stati Uniti continuano invece nel tentativo di "normalizzazione".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5535/il-giappone-fra-normalizzazione-e-richiesta-di-sovranita" title="Il Giappone fra normalizzazione e richiesta di sovranità"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zjapan_flag_jpg1.9b03cvn18zk0os8ocg8wogwkc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="63" alt="Il Giappone fra normalizzazione e richiesta di sovranità" ></div></a><p>“<span><span style="font-size: small"><em>La scorsa settimana dopo aver appreso la notizia del ritorno in auge dell’ideologia dell’ombrello nucleare ho visto me stesso seduto nel mio studio in piena notte…Un vecchio immobile sotto il peso di un immenso sdegno”</em> Kenzaburo Oe &#8211; scrittore Premio nobel nel 1994 &#8211; il 7 agosto 2010</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’occasione del 65° anniversario delle stragi di Hiroshima e Nagasaki ci offrono l’opportunità di concentrare l’attenzione sulle ultime configurazioni della politica giapponese. Alla presenza dell’ambasciatore Usa alle commemorazioni – la prima volta nella storia per un rappresentante statunitense – si sono accompagnate numerose polemiche, per esempio ad opera del presidente dell’associazione dei sopravvissuti Kazushi Kaneko, in quale ha accusato l’ambasciatore John Ross di non aver accennato a scuse per quel “gigantesco errore umanitario” e di non aver “nemmeno deposto un omaggio floreale”.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Evidentemente tali dichiarazioni si pongono sulla scia degli sviluppi recenti del dibattito sui rapporti Usa-Giappone. Come si può ricordare l’elezione del premier Yukio Hatoyama fu accompagnata dalla volontà dell’esecutivo di ripensare la decennale sudditanza militare e politica nei confronti di Washington; dalla commissione d’inchiesta sui trattati segreti, alle polemiche sul peso economico per i giapponesi delle istallazioni militari Usa, fino alle proteste – appoggiate da gran parte delle istituzioni – per il riposizionamento della base di Okinawa fu un crescendo di rivendicazioni di sovranità.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Tutto questo portò però alle dimissioni dello stesso Hatoyama (impossibilitato a raggiungere i propri obiettivi) ed alla “normalizzazione” del governo con la nomina a premier di Naoto Kan. Quest’ultimo, ai primi di agosto, ha avuto modo di richiamare l’importanza per il Giappone di continuare a posizionarsi sotto l’ombrello (nucleare) Usa in modo da intergare le “forze di autodifesa” in una sorta di nato estesa fino al Pacifico(1); ciò comporterebbe fra l’altro l’autorizzazione formale nei confronti degli Stati Uniti a immagazzinare le atomiche in Giappone: in realtà è una certezza che dal 1945 gli Usa controllino atomiche presenti nell’arcipelago nipponico, ma illegalmente, o meglio, secondo il dettato dei trattati segreti dovuti firmare da Tokio dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Quindi la parabola della ricerca di sovranità sembra in fase discendente, gli Stati Uniti infatti non possono permettersi di perdere (o di veder messo in discussione)  l’utilizzo del Giappone e in particolare dell’isola di Okinawa  fondamentali per il controllo del Pacifico. (2)</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Però se i ripensamenti del rapporto privilegiato con Washington sono stati possibili a causa di un crescente multipolarismo che porta i “Paesi emergenti” a cercare maggiore libertà di manovra, ciò significa che non sarà facile per il governo Usa troncarli, anche perché mentre il governo giapponese per ora sembra essere stato “normalizzato”, varie istituzioni locali e l’opinione pubblica continuano a chiedere la fine di un rapporto evidentemente sbilanciato in favore degli Stati Uniti. Lo confermano le numerose presenze – anche da parte dei vari partiti – alle manifestazioni di Okinawa (3) e per esempio le parole dello stesso sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba che invita l’esecutivo ad “abbandonare l’ombrello atomico Usa e guidare il movimento internazionale per il disarmo”. In realtà la seconda parte di questa dichiarazione ha più un sapore populista e paga dazio ai decenni di programmi culturali decisi oltre-oceano essendo proprio l’amministrazione Usa a propagandare il disarmo atomico ( lo stesso ambasciatore Ross ha auspicato “un mondo senza armi nucleari”), ma allo stesso tempo aumentando il bilancio militare per acquisire un vantaggio ancora maggiore sulle armi convenzionali, le uniche oggi utilizzabili nei vari scenari di guerra creati proprio dagli Usa. In realtà le armi atomiche a parte il loro funesto utilizzo da parte degli Stati Uniti, hanno avuto una funzione di deterrenza ed equilibrio, ma nel caso giapponese – essendo tali armi controllate da Washington – sanciscono la sovranità limitata e la dipendenza di Tokyo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In definitiva continua in tutta evidenza lo sforzo nord-americano al mantenimento del Giappone in un ruolo subordinato evidenziato dal cambio di premier e rinforzato dallo spauracchio rappresentato da Cina e Corea del Nord; l’obiettivo – legittimare e legalizzare ed assicurare una situazione di dipendenza di fatto esistente da 65 anni – continuerà però ad incontrare sulla propria strada gli ostacoli rappresentati dagli sconvolgimenti geopolitica in atto, attraverso la definizione di nuovi equilibri tendenti ad un multipolarismo, che porteranno naturalmente i dirigenti scrupolosi e l’opinione pubblica giapponesi a ripensare le situazioni ormai non convenienti e anti-storiche.</span></span></p>
<p><span>Note:</span></p>
<p><span>1) Kan vuole riarmare il Giappone a fianco degli Stati Uniti <a href="http://www.eurasia-rivista.org/5401/kan-vuole-riarmare-il-giappone-a-fianco-degli-stati-uniti">http://www.eurasia-rivista.org/5401/kan-vuole-riarmare-il-giappone-a-fianco-degli-stati-uniti</a></span></p>
<p><span>2) Okinawa: la “chiave di volta” del Pacifico <a href="http://www.eurasia-rivista.org/4756/okinawa-la-chiave-di-volta-del-pacifico">http://www.eurasia-rivista.org/4756/okinawa-la-chiave-di-volta-del-pacifico</a> (da qui è possibile ricostruire seguendo i links la situazione da settembre 2009 ad oggi) </span></p>
<p><span>3) Okinawa in piazza contro la base USA <a href="http://www.eurasia-rivista.org/3960/okinawa-in-piazza-contro-la-base-usa">http://www.eurasia-rivista.org/3960/okinawa-in-piazza-contro-la-base-usa</a></span></p>
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		<title>Gli Harman ricomprano Newsweek</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/5485/gli-harman-ricomprano-newsweek</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AIPAC]]></category>
		<category><![CDATA[Sidney Harman]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[L'uomo d'affari Sidney Harman e sua moglie, hanno acquistato per un dollaro simbolico la rivista Newsweek e i suoi debiti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5485/gli-harman-ricomprano-newsweek" title="Gli Harman ricomprano Newsweek"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/images1.bpcmmykdjo8cwkkso4ggcokcg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="104" alt="Gli Harman ricomprano Newsweek" ></div></a><p style="text-align: justify"><span style="font-size: small">http://www.voltairenet.org/article166608.html</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">L&#8217;uomo d&#8217;affari Sidney Harman e sua moglie, hanno acquistato per un dollaro simbolico la rivista <em>Newsweek</em> e i suoi debiti.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Sidney Harman ha fatto fortuna alla testa dell’industria hi-fi <em>Harman Industries</em>. E&#8217; stato sottosegretario al Commercio dell&#8217;amministrazione Carter. Attualmente è presidente della <em>Business Executives for National Security</em> (BENS), amministratore dell&#8217;<em>Aspen Institute </em>e della <em>Freedom House</em>, e membro del <em>Council on Foreign Relations</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">E&#8217; sposato con Jane Barman, rappresentante della California, (la terza più ricca parlamentare del Congresso degli Stati Uniti). Questa democratica ultra-conservatrice è una portavoce titolata del complesso militar-industriale e una sostenitrice incondizionata di Israele. Ha usato la sua influenza per impedire l&#8217;inchiesta per spionaggio contro l’<em>American Israeli Public Affairs Committee </em>(AIPAC). In definitiva, l&#8217;amministrazione Bush gli ha evitato un’imputazione, in cambio del suo sostegno al programma di spionaggio interno della NSA.</span></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/">http://sitoaurora.altervista.org</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</a></p>
<p><a href="http://eurasia.splinder.com/">http://eurasia.splinder.com</a></p>
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		<title>11 settembre: gli aerei che hanno colpito il WTC non erano dei Boeing 767</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/5479/11-settembre-gli-aerei-che-hanno-colpito-il-wtc-non-erano-dei-boeing-767</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[La possibilità che velivoli militari avessero sostituito gli aerei di linea, secondo le procedure dell’Operazione Northwoods]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5479/11-settembre-gli-aerei-che-hanno-colpito-il-wtc-non-erano-dei-boeing-767" title="11 settembre: gli aerei che hanno colpito il WTC non erano dei Boeing 767"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/z11set.2n03fhb17vmsokcw4sogcssgg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="11 settembre: gli aerei che hanno colpito il WTC non erano dei Boeing 767" ></div></a><p><span><span style="font-size: small">http://www.voltairenet.org/article166616.html</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il rapporto ufficiale del <em>National Transportation Safety Board</em> (NTSB) sui due aerei che colpirono il <em>World Trade Center</em>, l’11 settembre 2001, dimostra che volavano rispettivamente a 945 km/h e 796 km/h. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Tuttavia, l&#8217;associazione statunitense <em>Pilots For 911 Truth</em> rileva che, secondo il costruttore, il Boeing 767 non è più manovrabile se va oltre i 660 chilometri all&#8217;ora. Questi dati sono stati confermati dall’ex dirigente della NASA, Dwain Deets. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ne consegue che gli aerei che hanno colpito il <em>World Trade Center</em> non potessero essere gli aerei di linea dei voli <em>United 175</em> e <em>American 11</em>. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nell’<em>Incredibile Menzogna </em>(http://www.voltairenet.org/achat-en-ligne/42-leffroyable-imposture-suivi-de-le-pentagate.html), Thierry Meyssan aveva sollevato la possibilità che velivoli militari avessero sostituito gli aerei di linea, secondo le procedure dell’Operazione <em>Northwoods</em> (p. 168 dell’edizione originale). </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span>I documenti della NTSB, declassificati su richiesta di </span><span><em>Pilots For 911 Truth</em></span><span>, avevano già dimostrato che la porta della cabina di guida del volo </span><span><em>American 77</em></span><span> era rimasta chiusa dal decollo fino a quando si persero le sue tracce, e dichiarato che si fosse schiantato sul Pentagono . </span><span>Il s&#8217;ensuit que cet avion n&#8217;a pas pu être détourné en vol. </span><span>Ne consegue che questo aereo non poteva essere dirottato. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: small">Per ulteriori informazioni: visitare il sito <em>Reopen 911</em>. (http://www.reopen911.info/)</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: x-small">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span><span style="font-size: x-small">http://www.aurora03.da.ru</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.altervista.org</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></a></p>
<p><a href="http://eurasia.splinder.com/"><span><span style="font-size: x-small">http://eurasia.splinder.com</span></span></a></p>
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		<title>Yildrim: il PKK è manipolato dalla Gladio</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Huseyin Yildirim, l'errore del BDP si spiega con l'influenza del PKK, che non è più il difensore del popolo curdo, ma uno strumento manipolato dai militari turchi e dalla NATO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5471/yildrim-il-pkk-e-manipolato-dalla-gladio" title="Yildrim: il PKK è manipolato dalla Gladio"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zocha.4k0rpdwiyvi8wso4g0408o08c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Yildrim: il PKK è manipolato dalla Gladio" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Huseyin Yildirim, numero 2 del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), era conosciuto per i suoi stretti legami con l&#8217;Unione Sovietica. È intervenuto nei media per deplorare la posizione del <em>Partito per la Pace e la Democrazia</em> (BDP), il principale politico curdo legale, di non partecipare al referendum del 12 settembre. A suo avviso, la riforma costituzionale proposta dal governo di Erdogan, anche se insufficiente, è positiva. Può permettere di finirla con una costituzione scritta col golpe militare del 1980. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Per Huseyin Yildirim, l&#8217;errore del BDP si spiega con l&#8217;influenza del PKK, che non è più il difensore del popolo curdo, ma uno strumento manipolato dai militari turchi e dalla NATO. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In un&#8217;intervista, il 28 Luglio 2010, ha dichiarato che il PKK è controllato dal suo storico leader Abdullah Ocalan dalla sua c prigione, e Ocalan è controllata dallo stato profondo, la Gladio. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Secondo Yildirim, Ocalan ha concluso un accordo con i servizi segreti della NATO, dopo il suo rapimento a Nairobi, nel 1999. I combattenti del PKK sono stati trasferiti nella no-fly zone dell’Iraq controllata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, e solo 500 uomini sarebbero rimasti in Turchia. Sarebbero stati successivamente utilizzati per alimentare la strategia della tensione e giustificare gli eccessivi poteri dell&#8217;esercito. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Sempre secondo Yildirim, Semdin Sakik e Selim Churukkaya, gli attuali leader ufficiali del PKK, sarebbero agenti della Gladio. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Abdullah Ocalan è l&#8217;unico prigioniero detenuto sull&#8217;isola di Imrali, una base militare con un migliaio di uomini per sorvegliarlo. È stato condannato a morte e la sua pena fu commutata in ergastolo. Secondo le fonti, è soggetto a un regime severo o, al contrario, dispone dei mezzi per guidare la sua organizzazione.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: x-small"><a href="http://www.voltairenet.org/article166532.html"><span style="font-size: small">http://www.voltairenet.org/article166532.html</span></a></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: x-small">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span><span style="font-size: x-small">http://www.aurora03.da.ru</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.altervista.org</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></a></p>
<p><a href="http://eurasia.splinder.com/"><span><span style="font-size: x-small">http://eurasia.splinder.com</span></span></a></p>
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		<title>Propaganda: Jill Biden in una serie TV</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mass Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Jill Biden, moglie del Vice-Presidente degli Stati Uniti, ha accettato di giocare il proprio ruolo in un episodio della quarta serie della fiction Army wives (le mogli dei soldati).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5468/propaganda-jill-biden-in-una-serie-tv" title="Propaganda: Jill Biden in una serie TV"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zarton166533_b6462.8mvxiqml5ds04k40w0wcwckww.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Propaganda: Jill Biden in una serie TV" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Jill Biden, moglie del Vice-Presidente degli Stati Uniti, ha accettato di giocare il proprio ruolo in un episodio della quarta serie della fiction <em>Army wives</em> (le mogli dei soldati). </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nell&#8217;episodio “<em>Mud, Sweat and Tears</em>” (fango, sudore e lacrime), visita una base dell’esercito e dichiara: &#8220;<em>Sono felice di essere qui oggi, in quanto seconda dama, ma io sono ancora più lieta di essere qui come madre di un soldato</em>.&#8221; </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">[Foto: si riconosce l'attrice Kim Delaney (a destra), la vicepresidente Jill Biden (sinistra).] </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span><em>Army Wives</em></span> <span>è la serie di punta del network </span><span><em>Lifetime</em></span><span>. Questo programma, che mira ad aumentare il sostegno civile ai soldati, assembla 3.500.000 fan ogni settimana. E&#8217; stato esportato nei paesi anglofoni (Sud Africa, Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito) e nel mondo arabo (tramite il network saudita MBC TV e la </span><span><em>Fox Series</em></span><span>). </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Una proiezione privata della puntata è stato organizzata per gli ufficiali, il 28 luglio. La trasmissione pubblica è prevista per l&#8217;8 agosto.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: x-small"><span style="font-size: small">http://www.voltairenet.org/article166533.html </span></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: x-small">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span><span style="font-size: x-small">http://www.aurora03.da.ru</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.altervista.org</span></span></a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span><span style="font-size: x-small">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></a></p>
<p><a href="http://eurasia.splinder.com/"><span><span style="font-size: x-small">http://eurasia.splinder.com</span></span></a></p>
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		<title>Richard Holbrooke afferma di essere il co-autore dei &#8220;Pentagon Papers&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[Richard Holbrooke ha fatto sensazione durante la sua audizione alla Camera dei Rappresentanti sugli aiuti di civili in Afghanistan, il 28 Luglio 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5464/richard-holbrooke-afferma-di-essere-il-co-autore-dei-pentagon-papers" title="Richard Holbrooke afferma di essere il co-autore dei &#8220;Pentagon Papers&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zpentagon_papers.38sg6u1z1iqs04kk4o0ss0k0w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="120" alt="Richard Holbrooke afferma di essere il co-autore dei &#8220;Pentagon Papers&#8221;" ></div></a><p>Richard Holbrooke ha fatto sensazione durante la sua audizione alla Camera dei Rappresentanti sugli aiuti di civili in Afghanistan, il 28 Luglio 2010.</p>
<p>Facendo riferimento alla recente pubblicazione di documenti militari sul sito <em>Wikileaks</em>, l&#8217;inviato speciale del presidente Obama per l&#8217;Afghanistan e il Pakistan, ha affermato di essere un degli autori dei <em>Pentagon Papers</em>.</p>
<p>Questo documento voluminoso, originariamente titolato <em>United States–Vietnam Relations, 1945–1967: A Study Prepared by the Department of Defense</em> era destinato ad uso interno. Nel 1971 fu inviato da Daniel Ellsberg al <em>New York Times</em>, che lo pubblicò rivelando la depravazione dell&#8217;amministrazione Johnson nel sprofondare  gli Stati Uniti nella guerra.</p>
<p>Nel 1967-68, quando redasse i <em>Pentagon Papers</em>, Richard Holbrooke era un membro della cellula guidata da Robert Komer nel Consiglio nazionale di sicurezza. Era responsabile delle operazioni segrete in Vietnam, soprattutto omicidi politici.</p>
<p>http://www.voltairenet.org/article166531.html</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/">http://sitoaurora.altervista.org</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</a></p>
<p><a href="http://eurasia.splinder.com/">http://eurasia.splinder.com</a></p>
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