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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Polonia</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Il sottosuolo polacco: la nuova scacchiera energetica</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 01:52:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Centro-Orientale]]></category>
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		<description><![CDATA[Dipendenti dagli approvvigionamenti di idrocarburi provenienti dalla Russia, i paesi dell’Europa Orientale si sono sentiti sotto scacco per parecchi anni dalla fine della Guerra fredda. Con la scoperta di immensi giacimenti di gas non convenzionale estraibile tramite la frattura idraulica di scisti, alcuni paesi celebrano con euforia la fine della dipendenza energetica – e politica – da Mosca. Probabilmente tali festeggiamenti, dei quali beneficia anche il mercato finanziario dell’energia e il flusso di investimenti esteri, sono giustificati più da auspici che da certezze. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-sottosuolo-polacco-la-nuova-scacchiera-energetica/10505/" title="Il sottosuolo polacco: la nuova scacchiera energetica"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/00_world_economy.20s2vzsl1z7oc8o8o8k8ck00o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Il sottosuolo polacco: la nuova scacchiera energetica" ></div></a><div style="font-size: medium;"><em>Dipendenti dagli approvvigionamenti di idrocarburi provenienti dalla Russia, i paesi dell’Europa Orientale si sono sentiti sotto scacco per parecchi anni dalla fine della Guerra fredda. Con la scoperta di immensi giacimenti di gas non convenzionale estraibile tramite la frattura idraulica di scisti, alcuni paesi celebrano con euforia la fine della dipendenza energetica – e politica – da Mosca. Probabilmente tali festeggiamenti, dei quali beneficia anche il mercato finanziario dell’energia e il flusso di investimenti esteri, sono giustificati più da auspici che da certezze. L’Unione Europea ha scelto una politica attendista sulla regolamentazione dell’estrazione di gas non convenzionale, mentre le organizzazioni ambientaliste si battono per il divieto della pratica, c.d. </em>fracking<em>, anche sull’onda del successo del movimento anti-nucleare dopo l’incidente di Fukushima. Lo </em>shale gas<em> potrebbe cambiare le carte in tavola nel gioco geopolitico tra Bruxelles, Mosca e Washington, ma solo qualora le profezie annunciate si avverino.</em>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’eredità della Guerra fredda</strong></p>
<p>La Guerra fredda sembra ormai lontana a coloro che oggi si affacciano agli studi di geopolitica, ma rappresenta e continuerà a rappresentare un importante strumento analitico per l&#8217;esame della politica energetica dei molti Stati che vi furono coinvolti.</p>
<p>L&#8217;eredità sovietica dei condotti di gas naturale e petrolio e della &#8220;specializzazione economica&#8221; degli Stati membri dell&#8217;Unione e del Patto di Varsavia ha causato forti sbilanciamenti nella capacità di alcuni di essi di esercitare la loro indipendenza a livello internazionale, soprattutto per quanto riguarda la necessità di assicurare un adeguato approvvigionamento energetico ai propri cittadini.</p>
<p>Gasdotti e oleodotti della vecchia rete sovietica sono ancora in funzione e trasportano ingenti quantità di idrocarburi verso Ovest, dai campi siberiani e caucasici. Gas e petrolio russi – o trasportati via Russia – continuano ad essere la sola fonte di approvvigionamento degli ex-satelliti che oggi sono membri effettivi dell&#8217;Unione Europea. Quindi, molti Stati che si trovavano a Est della cortina di ferro sono ancora dipendenti dagli idrocarburi russi per circa l&#8217;80% della loro domanda. Tuttavia, il filo che lega questi paesi con Mosca e Bruxelles si allunga fino a Washington, dal momento in cui si è scoperto l&#8217;alto potenziale estrattivo proprio all&#8217;interno degli Stati dell&#8217;Europa orientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Shale gas</em></strong><strong> negli USA</strong></p>
<p>Da circa mezzo secolo, soprattutto negli Stati Uniti, le compagnie petrolifere hanno sviluppato un metodo per estrarre gas naturale dalla scissione di minerali sotterranei (c.d. &#8220;gas di scisto&#8221; o <em>shale gas</em>). La procedura attraverso la quale si &#8220;libera&#8221; il gas è chiamata &#8220;fracking&#8221; e consiste nel frantumare sedimenti rocciosi grazie al pompaggio ad alta pressione di acqua e agenti chimici nel sottosuolo. Il lungo corso di questa pratica in Nordamerica permette oggi agli esperti di energia, e ai lobbisti del settore come T. Boone Pickens di BP Capital Management<a href="#_edn1">[i]</a>, di assicurare la sua compatibilità con il rispetto dell&#8217;ambiente e delle falde acquifere, nonostante le controprove portate alla luce da movimenti ambientalisti e dalle commissioni nominate dal Dipartimento di Energia.</p>
<p>Già dal 2009, le potenzialità del mercato europeo per lo <em>shale</em> <em>gas</em> erano discusse negli Stati Uniti. Agli inizi del 2010 si parlava della possibilità di abbinare shale gas e &#8220;rinascimento nucleare&#8221; per favorire l&#8217;indipendenza energetica dell&#8217;Est Europa dalla Russia. Al clima post-ideologico di queste iniziative si aggiunge la forza del mercato. Infatti molte società statunitensi (Chevron, Exxon, Halliburton) guardano al bacino Est Europeo come a un importante destinazione per i loro investimenti. Conseguentemente preferiscono che la politica energetica di questi paesi, così tanto legata alla politica economica e alla legislazione sugli investimenti esteri degli Stati, sia più indipendente e diversificata e non debba essere soggetta alla volontà russa di &#8220;aprire o chiudere il rubinetto&#8221;, così come alcuni giornalisti hanno descritto le crisi russo-ucraine degli inverni del 2006 e 2009.</p>
<p>L’attività di pressione sul governo statunitense da parte di tali compagnie diventa un caso esemplare, perché testimonia l’urgenza e la necessità per gli Stati di intervenire nel proprio sottosuolo per far fronte alla esponenziale decrescita delle riserve convenzionali. L&#8217;Unione Europea ha da sempre visto con sospetto l&#8217;estrazione del gas non convenzionale (altro nome per lo <em>shale</em> <em>gas</em>), vista la mancanza di dati certi sul suo impatto ambientale, lasciando sinora  la discrezionalità agli Stati membri. Ciascuno di questi ha portato avanti scelte di politica energetica nazionale (o guidata dalle compagnie petrolifere nazionali) compatibili con il <em>mix</em> energetico interno e con lo status quo sul mercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le peculiarità del caso analizzato</strong></p>
<p>La Polonia, in questo contesto, presenta caratteristiche interessanti per comprendere fino a che punto l&#8217;interesse statunitense potrebbe essere soddisfatto. Recentemente il potenziale energetico polacco è stato affiancato a quello di Norvegia, Qatar e Turkmenistan in diverse occasioni dai giornalisti<a href="#_edn2">[ii]</a>.</p>
<p>L’eredità energetica sovietica ha nel tempo causato modifiche radicali al comportamento regionale della Polonia, come a quello di altri paesi dell’Europa Orientale. I crescenti – e inefficienti – consumi, affiancati dal rapido depauperamento dei giacimenti di idrocarburi esistenti hanno reso sempre più indispensabili gli approvvigionamenti provenienti dalla Russia, gli unici che sfruttano la ben ramificata rete di condotti dell’epoca sovietica (<em>Druzhba</em>, <em>Yamal</em>). Tutt’altro che rassicurato dalla immanenza di tali <em>pipelines</em>, il governo di Varsavia ritiene che la dipendenza da Mosca sia una minaccia silente alla sovranità nazionale. Non mantenere il pieno controllo delle forniture energetiche per i propri cittadini e lasciare gli accordi e il diritto di prima mossa al giocatore “a monte” del flusso di petrolio e gas limita l’indipendenza e l’autonomia decisionale dei paesi “a valle”, per i quali non esiste un’alternativa credibile.</p>
<p>L’alternativa potrebbe essere rappresentata dal gas di scisto, che modificherebbe completamente l’assetto energetico e geopolitico della regione. Nel caso in cui Polonia e altri Stati europei riuscissero a ottenere l’autosufficienza energetica (tanto auspicata quanto improbabile), Mosca, Bruxelles e Washington dovrebbero riconfigurare le proprie relazioni con questi paesi e cambiare il registro della dialettica politica che fino ad oggi avevano incentrato sulle questioni energetiche.</p>
<p>L’atteggiamento combattivo (<em>bullish</em>) delle compagnie energetiche statunitensi sulle previsioni estrattive in Europa confermano la recente coincidenza tra politica estera del governo USA e le iniziative di investimento delle maggiori compagnie petrolifere. Queste ultime temono crescenti difficoltà nell’estrazione e produzione di petrolio, gas naturale e carbone dovute sia all’esaurimento di queste risorse convenzionali, sia alle politiche ambientaliste di molti governi, tra cui l’Unione Europea. Proprio per ridurre la dipendenza dal gas naturale importato (dal 66% per la Polonia, al 92% per la Bulgaria) di molti Stati membri, l’UE, imbarazzata dalle difficoltà che le politiche sulle rinnovabili hanno incontrato, non ha opposto alcuna resistenza o regolamentazione per lo sfruttamento del gas di scisto. Negli ultimi anni, anche grazie all’assenza di labirinti burocratici, le esplorazioni preliminari hanno dimostrato un alto potenziale sia di volumi, sia di fattibilità estrattiva in molti paesi europei.</p>
<p>In particolare, la Polonia riuscirebbe ad essere completamente indipendente per centinaia di anni se riuscisse ad estrarre l&#8217;intera quantità prevista, che ammonta a 5.295 miliardi di metri cubi<a href="#_edn3">[iii]</a> (bcm) – le medie di consumo degli ultimi anni si sono invece attestate a 14 bcm all’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mix energetico e geopolitica</strong></p>
<p>Il profilo energetico polacco, un tempo causa di forti preoccupazioni, conferisce oggi una sicurezza politica ed economica quasi euforica, data l’approvazione sia implicita che esplicita di UE e USA sullo sfruttamento dello <em>shale</em> <em>gas</em>.</p>
<p>In Polonia, tre enormi bacini sono sotto esame da parte di importanti multinazionali energetiche (Chevron, Halliburton, Exxon). Un recente studio dell’AIE ne ha sottolineato l’alto potenziale, nonostante la profondità quasi proibitiva di alcuni giacimenti (soprattutto quello Baltico, che detiene i due terzi del totale previsto). Il corridoio orientale dello <em>shale gas</em> polacco permetterebbe di azzerare la domanda per gas naturale importato. Varsavia potrebbe dunque avvalersi del semestre alla presidenza al Consiglio dell’UE per far entrare l’estrazione di gas non convenzionale nella consuetudine europea, esercitando forti pressioni sulla comunità degli Stati membri. Grazie agli ultimi sviluppi sul nucleare, con l’abrogazione referendaria in Italia e il passo indietro della Germania, lo <em>shale gas</em> potrebbe essere pubblicizzato come sicuro e affidabile.</p>
<p>Tale è la dialettica utilizzata negli USA dai maggiori esperti di energia (tra cui <em>Platts<a href="#_edn4">[iv]</a></em>). Ad oggi, il mercato e i prodotti finanziari associati allo <em>shale gas</em> hanno giocato un ruolo più cogente rispetto ai governi e alle loro decisioni di politica energetica. In questo periodo di incertezza economica, i ministri sono troppo occupati a risolvere le problematiche quotidiane che concernono i propri cittadini, rispetto alle questioni di politica estera più ampie e di lungo periodo. Anche in Russia, dove sono stati localizzati tanti giacimenti (<em>plays</em>)<em> </em>di gas di scisto, Gazprom continua a dettare la politica energetica del Cremlino. Il potere concessogli da Putin dagli albori del nuovo millennio ha conferito a Gazprom un decisivo potere di influenza sulla politica estera russa. Per questo motivo, la strategia russa si è rivelata adatta a districarsi con rapidità durante questi mesi di concitate decisioni che hanno riguardato il suo principale mercato energetico. <em>Mutatis mutandis</em>, anche le altre compagnie nazionali europee riescono a modificare l’orientamento degli Stati che vi siedono quali azionisti di maggioranza.</p>
<p>Indubbiamente, nel dialogo con Bruxelles, le questioni riguardanti l’energia saranno poste all’ordine del giorno sia da parte di Washington che di Mosca. Tuttavia, le posizioni geopolitiche dei tre governi potrebbero risultare incompatibili sul gas di scisto. Uno scenario possibile, che determinerebbe una grave crisi in Europa, potrebbe vedere gli USA e i suoi giganti energetici fare pressione su Bruxelles e sui governi nazionali per ottenere una legislazione permissiva sull’estrazione dello <em>shale gas</em>; la Russia, nel frattempo, brandirebbe preoccupazioni per le conseguenze ambientali – in maniera strumentale, in modo da mantenere il rapporto di dipendenza con i paesi dell’Unione. L’UE potrebbe infatti decidere di implementare misure severe di controllo e concessione delle licenze di estrazione, rendendo l’avventura sotterranea ancora più rischiosa di quanto non lo sia già<a href="#_edn5">[v]</a>. Una tale scelta, verrebbe dalla “vecchia” Europa: Parigi, Londra, Roma<a href="#_edn6">[vi]</a> e soprattutto Berlino preferirebbero il permanere dello status quo. Il gasdotto Nord Stream è stato recentemente allacciato a Greifswald in Germania<a href="#_edn7">[vii]</a> e potrebbe essere attivo in Ottobre. La politica energetica sta quindi influenzando le preferenza tedesca verso una politica estera compiacente verso gli interessi russi. E l’Unione Europea continuerebbe a giocare la partita della dipendenza bidirezionale dalle forniture di petrolio e gas naturale da Mosca<a href="#_edn8">[viii]</a>. Tale soluzione isolerebbe i paesi dell’Europa Orientale e non garantirebbe né l’indipendenza energetica, né la differenziazione delle importazioni di idrocarburi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>L’UE potrebbe commettere un grave errore di tempismo politico continuando a concentrarsi sulla diatriba tra Nabucco e South Stream, invece di cercare soluzioni economicamente sostenibili che aiutino la diffusione delle energie rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica, specialmente tra i nuovi membri.</p>
<p>La Polonia dovrebbe calmare l’euforia sulle prime esplorazioni e adottare una strategia coerente sulle concessioni di licenze di estrazione e produzione. Ignorare le pressioni ambientaliste per la verifica dell’impatto del <em>fracking</em> sulle falde acquifere potrebbe rivelarsi un errore miopico.</p>
<p>Il Cremlino dovrebbe finalmente emanciparsi dal tiro alla fune geopolitico che fino ad oggi è convenuto solo alle casse di Gazprom. La corsa ai mercati europei per assicurarsi consumatori di lungo periodo del gas che sarà, forse, trasportato da South Stream non è ritenuta abbastanza logica dagli esperti del settore, preoccupati dell’effettiva esistenza di volumi di offerta sufficienti.</p>
<p>Gli Stati Uniti potrebbero cogliere l’occasione per avvicinarsi all’Europa (e in prospettiva anche alla Russia) direttamente attraverso mezzi governativi, piuttosto che lasciare alle proprie multinazionali la capacità di forzare decisioni di politica estera ed energetica verso una determinata direzione. Sensata per il mercato nel breve periodo, questa potrebbe rivelarsi politicamente fallimentare già a medio termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Paolo Sorbello ha ottenuto la Laurea Specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche dall’Università di Bologna (sede di Forlì). La sua tesi di ricerca è stata successivamente pubblicata da Lambert Academic Publishing con il titolo “The Role of Energy in Russian Foreign Policy towards Kazakhstan” (Giugno 2011). L’autore ha condotto i suoi studi presso istituzioni accademiche in Spagna, Russia e negli Stati Uniti. Ha lavorato presso importanti istituti di ricerca negli Stati Uniti e attualmente collabora con il centro di ricerca IECOB pubblicando articoli e approfondimenti su tematiche inerenti alla geopolitica dell’energia.</em></p>
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<p><a href="#_ednref1">[i]</a> Egli inoltre dà il nome (e molte risorse) a un gruppo di pressione che si batte per l’autosufficienza energetica degli USA: <a href="http://www.pickensplan.com/">www.pickensplan.com</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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<p><a href="#_ednref2">[ii]</a> Ekke Overbeek , “Shale gas doesn&#8217;t make Poland the new Norway yet”, <em>European Energy Review</em>, 14 Giugno 2011. <a href="http://www.europeanenergyreview.eu/site/pagina.php?id=3051">http://www.europeanenergyreview.eu/site/pagina.php?id=3051</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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<p><a href="#_ednref3">[iii]</a> Studio dell’Aprile 2011 della Energy Information Administration (acronimo italiano: AIE) <a href="http://www.eia.gov/analysis/studies/worldshalegas/">http://www.eia.gov/analysis/studies/worldshalegas/</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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<p><a href="#_ednref4">[iv]</a> “The Supply-Demand Balance in the Shale Revolution”, <em>Platts</em>, webinar del 24 Maggio 2011.</p>
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<p><a href="#_ednref5">[v]</a> I volumi di gas di scisto citati in questo articolo si riferiscono infatti al “<em>risked technically recoverable shale gas</em>”, che in pratica non garantisce un risultato al 100% (la definizione possiede troppi termini condizionali per essere ritenuta completamente veritiera dagli industriali del settore).</p>
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<p><a href="#_ednref6">[vi]</a> Si veda su queste pagine l’articolo di Daniele Scalea “Shale gas vs South Stream”, 5 Dicembre 2010, <a href="../../shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera/7227/">http://www.eurasia-rivista.org/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera/7227/</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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<p><a href="#_ednref7">[vii]</a> “Nord Stream completes underwater work on gas pipeline”, <em>RIA Novosti</em>, 21 Giugno 2011 <a href="http://en.rian.ru/business/20110621/164745199.html">http://en.rian.ru/business/20110621/164745199.html</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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<p><a href="#_ednref8">[viii]</a> A questo proposito, Alfredo Musto, “Europa e Russia: gas-Ostpolitik”, <em>Eurasia</em>, 14 Dicembre 2010. <a href="../../europa-e-russia-gas-ostpolitik/7370/">http://www.eurasia-rivista.org/europa-e-russia-gas-ostpolitik/7370/</a> (ultimo accesso: 10 Luglio 2011).</p>
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		<title>UE: sfide e opportunità della Presidenza polacca</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 09:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta la Polonia ha assunto la guida dell'Unione Europea: un momento storico che rappresenta l'opportunità per Varsavia di costruire le basi per un ruolo più influente a livello internazionale e per Bruxelles di trarre nuova linfa vitale da un Paese giovane, stabile e in rapido sviluppo. Il tempo a disposizione e l’effettivo peso della Polonia in ambito comunitario rischiano però di rendere questa sfida più difficile del previsto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/ue-sfide-e-opportunita-della-presidenza-polacca/10477/" title="UE: sfide e opportunità della Presidenza polacca"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ue_polonia1.dnbp4xinlr4go4o4o80w88g0s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="42" alt="UE: sfide e opportunità della Presidenza polacca" ></div></a><div style="font-size: medium">
<p><em>Per la prima volta la Polonia ha assunto, a partire da luglio e per i prossimi sei mesi, la guida dell&#8217;Unione Europea: un momento storico che rappresenta l&#8217;opportunità per Varsavia di costruire le basi per un ruolo più influente a livello internazionale e per Bruxelles di trarre nuova linfa vitale da un Paese giovane, stabile e in rapido sviluppo. Il tempo a disposizione e l’effettivo peso della Polonia in ambito comunitario rischiano però di rendere questa sfida più difficile del previsto.</em></p>
<p><strong>Coesione e crescita</strong></p>
<p>L’ambizione della Presidenza polacca, così come esposto dal <em>premier</em> Tusk nelle scorse settimane, è quella di riuscire a ristabilire la fiducia nell’Unione Europea e nella necessità della sua esistenza, rafforzando il senso di appartenenza degli Stati membri e riscoprendo i valori fondanti l’integrazione. Il programma elaborato da Varsavia per il semestre in corso si apre, infatti, con la previsione di azioni volte a consolidare la coesione tra i Paesi membri, tramite l&#8217;elaborazione di strategie concordate in nome di un interesse comune europeo. In questo senso, è centrale per Varsavia diffondere una concezione dell’integrazione europea intesa come “fonte di crescita&#8221; e perseguire tale fine sia a livello di crescita economica, sia nel senso di un approfondimento della cooperazione tra gli Stati. La mancanza di una volontà politica condivisa, che operi in direzione di una crescita così duplicemente intesa, equivale, infatti, a un fattore di debolezza, capace di mettere a rischio non solo l’immagine dell’Unione Europea come entità appunto “unita”, ma anche e soprattutto il suo stesso futuro. La determinazione, il realismo e le idee chiare che la Polonia dimostra di avere su questi punti, unite all’entusiasmo europeista manifestato da Varsavia, fanno ben sperare in un cambio di rotta che dia un nuovo slancio all’Unione.</p>
<p>Un esempio di ciò è il fatto che, in base al programma presentato, Varsavia è decisa a far sentire la sua voce anche sul tema della libera circolazione delle persone, pilastro fondante l&#8217;Unione Europea, messo recentemente in discussione dalla decisione della Danimarca di sospendere il Trattato di Schengen, ripristinando i controlli doganali ai confini. A testimonianza dell’impegno polacco in favore di una maggior coesione all’interno dell’Unione Europea, il <em>premier</em> Tusk, commentando la notizia, ha ribadito la determinazione della Polonia, in quanto Presidente di turno, a opporsi a iniziative che, come quella di Copenaghen, consistano di fatto in passi indietro per Bruxelles.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>La sicurezza come priorità</strong></p>
<p>Una simile visione si basa sulla convinzione che l’Unione Europea abbia bisogno, per non retrocedere sulla via dell’integrazione, di ampliare i suoi campi di competenza e, dunque, di rilanciare quelle politiche sulle quali manca un consenso unanime. In questo contesto, la sfida che la Polonia si appresta ad affrontare è connessa, in particolare, alla necessità, espressa dalla stessa Varsavia, di creare una convergenza negli ambiti della politica estera e della difesa, nei quali, in effetti, la varietà di posizioni a cui si è assistito in occasione dei recenti eventi in Nord Africa, dimostra come, nonostante le previsioni del Trattato di Lisbona, in questi campi gli Stati membri preferiscano ancora decidere autonomamente. La priorità assegnata a queste questioni si spiega ricordando la storia, la collocazione geografica e il valore geopolitico di questo Paese: situata tra la Germania e la Russia, la Polonia ha vissuto tre spartizioni, sottomessa per gran parte della sua storia alla dominazione straniera, costretta a seguire modelli culturali e di sviluppo imposti dall&#8217;esterno, per poi, infine, ricostituire l&#8217;agognata unità nazionale. I segni di questo passato sono indelebili: i timori mai sopiti della Polonia in merito a eventuali ingerenze da parte di Mosca, ad esempio, sono tuttora all&#8217;origine degli sforzi di Varsavia finalizzati alla fondazione di una politica di difesa europea, che rappresenterebbe per questo Paese la garanzia di una maggiore sicurezza. Del resto, che questo sia un argomento che sta a cuore alla Polonia, è confermato dal fatto che Varsavia si sta muovendo, al fine di assicurare la difesa del Paese, in più di una direzione, segnatamente verso gli Stati Uniti, e allo stesso tempo verso l&#8217;Europa. Risalgono a poche settimane fa, infatti, gli accordi sottoscritti con Washington, inerenti la presenza militare statunitense sul territorio polacco, a testimonianza di un avvicinamento tra i due Paesi, in funzione di un contenimento preventivo di Mosca e dunque del potenziamento dell&#8217;area che corrisponde al confine orientale della Polonia e della Nato. Varsavia punta, però, anche alla realizzazione di un comando tattico-militare con i Paesi del gruppo di Visegrad, l&#8217;alleanza tra Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Ungheria, stipulata nel 1991 in vista di un&#8217;adesione congiunta di tali Paesi all&#8217;Unione Europea. I progetti che, come questo, promuovono una maggiore cooperazione tra gli Stati membri, sebbene geograficamente circoscritta, consistono in passi in direzione della fondazione di una sicurezza di stampo europeo, che Bruxelles potrebbe valorizzare, anche in considerazione dell’influenza che, per sua stessa natura, la Polonia potrebbe esercitare in questo ambito. Il sostegno a queste iniziative lascerebbe, inoltre, meno spazio ad accordi che coinvolgano Paesi extra-comunitari e che quindi capaci di deviare gli interessi degli Stati membri verso una dimensione della sicurezza che non sia quella europea.</p>
<p>Le preoccupazioni della Polonia attengono inoltre alla sicurezza energetica, legata anch’essa alla volontà di svincolarsi da Mosca e di rendere l’Unione Europea energeticamente indipendente dalla Russia, attraverso scelte comuni finalizzate a diversificare la provenienza degli approvvigionamenti e a garantirne l’affidabilità sui mercati internazionali. A questo proposito, vale solo la pena di accennare al progetto di sfruttamento del gas Shale, un tipo di gas naturale che per alcuni esperti costituisce la nuova frontiera nel campo dell&#8217;energia e che è presente in grande quantità sul territorio polacco. Se riuscirà a superare le resistenze delle correnti ambientaliste, allarmate per il rischio di inquinamento delle falde acquifere e dell&#8217;aria conseguenti alle operazioni di estrazione, la Polonia potrà davvero sperare in un&#8217;indipendenza energetica che avrà un significativo impatto sull&#8217;economia nazionale ed europea.</p>
<p><strong>L’obiettivo di un’Europa solidale</strong></p>
<p>La Presidenza polacca può apportare un significativo contributo in seno all&#8217;Unione Europea anche per quanto concerne la gestione delle difficoltà legate alla crisi economica. Non solo, infatti, può fungere da esempio per gli altri Paesi, in quanto le sue strutture economiche stanno affrontando la congiuntura negativa mondiale in maniera eccellente, ma soprattutto perché, anche in questo ambito, Varsavia sostiene la necessità di una maggiore coesione tra i vari <em>partner</em>. Infatti, di fronte alla riluttanza di chi si pronuncia in favore del ritorno alle economie nazionali, la Polonia difende la via di un sostegno congiunto agli Stati membri a rischio di bancarotta e si fa promotrice di un approccio improntato alla solidarietà. E del resto, non poteva essere altrimenti, dal momento che la parola &#8220;solidarietà&#8221; è legata a doppio filo a un Paese nel quale il sindacato &#8220;Solidarnosc&#8221; ha giocato un ruolo centrale nella rinascita dell&#8217;unità nazionale e nella storia dell’Europa. La Polonia sembra dunque dimostrare uno spiccato sentimento europeista, che non mette in discussione i vantaggi dell&#8217;integrazione economica e monetaria (di quest&#8217;ultima però Varsavia non fa ancora parte), come fanno invece coloro che vedono nell&#8217;abolizione dell&#8217;Euro la soluzione a tutti i problemi. Uno spirito solidale dunque, ma che certamente non è estraneo a valutazioni circa l&#8217;importanza che per il Paese rappresenta il mercato unico europeo e l&#8217;esigenza che il sistema economico dell&#8217;Unione Europea nel suo complesso non conosca recessioni. La Polonia è, infatti, uno Stato giovane in rapida crescita, potenzialmente influente sia in ragione della sua dimensione demografica, sia sul piano economico, e che, grazie all&#8217;integrazione con Bruxelles, ha potuto meglio valorizzare le proprie risorse, modernizzare il sistema e guadagnare in competitività. Ciò è evidente soprattutto all&#8217;interno del mondo agricolo, settore trainante in Polonia, dove i sussidi di Bruxelles e il mercato comunitario hanno consentito un rapido sviluppo. Se però, in ragione delle circostanze esposte, la Presidenza polacca può contribuire a consolidare il senso di appartenenza dei Paesi membri alla &#8220;famiglia&#8221; europea, testimoniando l&#8217;utilità dell&#8217;integrazione, è tuttavia altrettanto vero che su questi temi Varsavia non può ancora avere un peso determinante. È difficile, infatti, che uno Stato che rappresenta il 5% del PIL dell&#8217;Unione Europea e soprattutto che non fa parte della zona Euro, possa trattare le questioni economiche comunitarie alla pari con le nazioni più influenti.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Un esempio di stabilità</strong></p>
<p>L&#8217;importanza che riveste la Polonia per l’Unione Europea è poi soprattutto quella di essere un ottimo esempio della buona riuscita dell&#8217;allargamento: un Paese nel quale, i vantaggi che l&#8217;adesione ha comportato hanno avuto l&#8217;effetto di smorzare l&#8217;euroscetticismo e portato stabilità sia sul piano economico sia su quello politico. Sotto questo primo punto di vista, la crescita dell&#8217;economia, stabile intorno al 4%, costituisce un dato significativo in tempo di crisi, che rende conto della solidità del sistema, in parte da ricondurre alle sempre più strette relazioni commerciali intrattenute con la Germania. Oltretutto, il <em>boom</em> degli ultimi anni ha aumentato nei polacchi la fiducia nelle loro stesse risorse, portandoli a superare quella sorta di complesso di inferiorità causato da una prolungata separazione interna e dall&#8217;Europa, di cui la Polonia si sente parte integrante. Permangono, tuttavia, alcuni problemi che impediscono uno sviluppo più rapido; tra questi, la struttura stessa del sistema, tecnologicamente poco avanzato e dominato da piccole imprese a conduzione familiare, che non riesce a garantire un&#8217;occupazione a un sempre maggior numero di giovani laureati, costretti così ad emigrare. Sul piano politico, il governo liberal-conservatore di Tusk, che guida il Paese dal 2007, e il Presidente della Repubblica Komorowski, eletto nel 2010, sono espressione della medesima forza politica, la Piattaforma Civica: una situazione che favorisce il dialogo inter-istituzionale, a tutto vantaggio della governabilità del Paese.</p>
<p><strong>Verso Est</strong></p>
<p>Dal punto di vista geopolitico, la Polonia è prima di tutto un Paese fortemente strategico, ed è sulla base di questa consapevolezza che il ruolo prevede di svolgere in questi sei mesi è anche quello di ponte tra l&#8217;ente che è chiamata a presiedere e i Paesi a Est dell&#8217;Unione Europea, in particolare gli Stati che sono associati a Bruxelles per mezzo dell&#8217;accordo di Partenariato Orientale, concordato a Praga nel maggio 2009. D&#8217;altra parte, proprio all&#8217;iniziativa polacca si dovette la sottoscrizione di tale accordo, che costituisce una diramazione della Politica Europea di Vicinato e coinvolge Paesi con i quali Varsavia condivide l&#8217;eredità del passato sovietico: Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia, Ucraina e Bielorussia. In questo suo compito la Polonia può essere particolarmente efficace, anche perché di quel mondo essa è ora come ora il miglior esempio di sviluppo realizzato. Il rilancio del Partenariato Orientale, la cui riuscita è però vincolata ad un imprescindibile aumento dei finanziamenti destinati a tale progetto, si compone, così come prospettato dalla Polonia, di alcune azioni essenziali: prime fra tutte, la previsione di agevolazioni nella concessione dei visti e la realizzazione di interventi di modernizzazione nei Paesi interessati, al fine di stimolare l&#8217;accettazione del modello europeo. Nel tempo limitato di un semestre, è realistico pensare che un passo avanti in questo senso potrà essere raggiunto con la conclusione di un accordo di libero scambio tra l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Ucraina, un primo segnale di avvicinamento che aprirebbe la strada a trattati simili con gli altri Paesi dell’area, in vista di una loro futura adesione, e al contempo un risultato di cui la Polonia potrebbe fregiarsi a livello internazionale.</p>
<p><strong>Ostacoli e aspirazioni</strong></p>
<p>La Polonia dà avvio a un nuovo ciclo di Presidenze, che proseguirà poi con la Danimarca e con Cipro, Paesi con i quali Varsavia ha concordato già da tempo le linee fondamentali per condurre l&#8217;Unione Europea nei prossimi 18 mesi. La cosiddetta Presidenza a trio, introdotta con il Trattato di Lisbona, concilia, infatti, il principio della rotazione paritaria con l’esigenza di una maggiore continuità delle strategie e, in effetti, la limitatezza del tempo a disposizione della Polonia è compensata proprio dal fatto che i passi che verranno intrapresi in questo semestre, costituiranno solo l’inizio di un processo che poi la Presidenza danese e cipriota porteranno a compimento. Sulle spalle della Polonia grava, dunque, il peso di una grande responsabilità, non solo perché è chiamata a gestire emergenze di ampia portata, ma anche perché con la sua capacità di impostare il programma in maniera incisiva, influirà anche sull’operato delle Presidenza a venire.</p>
<p>La posizione di Presidente del Consiglio dell’Unione, che pone la Polonia al centro della scena europea per i prossimi sei mesi, costituisce però allo stesso tempo una possibilità dal valore inestimabile, soprattutto per quanto riguarda ciò a cui probabilmente Varsavia aspira di più: un ruolo attivo e di rilievo sulla scena internazionale. Una simile posizione, infatti, non solo consente a Varsavia di avere i mezzi per portare alla ribalta e per far valere le proprie istanze, ma le conferisce anche la visibilità di cui ha bisogno per dare prova di credibilità e per farsi conoscere, per mostrare al mondo i progressi compiuti a soli vent’anni dall’indipendenza: la democrazia compiuta e la stabilità politica ed economica. L’impatto che potrà avere un Paese in crescita come la Polonia sul <em>modus operandi</em> dell’Unione Europea e sulle sue priorità, è certamente limitato dal fatto che l’“ente” in questione sembra ancora essere diviso tra una stretta cerchia di Stati che influenzano le politiche comunitarie e Stati, di fatto, periferici rispetto alle decisioni prese a Bruxelles. Varsavia rientra ancora nelle fila di questi ultimi, ma ha le potenzialità non tanto per entrare a far parte del gruppo dei primi, quanto piuttosto, e ciò è un aspetto fondamentale per il futuro dell’Unione Europea, per aprire la strada ad una distribuzione più equa del potere, ad una maggiore unitarietà e ad un’integrazione europea di più ampio respiro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Martina Franco è Dottoressa in Scienze Internazionali e Diplomatiche (Università di Trieste)</em></p>
</div>
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		<title>Il confine lituano-polacco: un&#8217;opportunità per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 20:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il “Lithuania – Poland Programme 2007 – 2013” l’Unione Europea si pone l’obiettivo di aumentare e migliorare l’integrazione dei due paesi nell’ampia prospettiva dell’enlargement, preservando l’identità nazionale di entrambi i territori, accettando allo stesso tempo le strategie lanciate dal Trattato di Lisbona e Gothenburg.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-confine-lituano-polacco-unopportunita-per-leuropa/8682/" title="Il confine lituano-polacco: un&#8217;opportunità per l&#8217;Europa"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/250px_poland_lithuania_locator.w6yb1o7z80044gggsk048g0c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Il confine lituano-polacco: un&#8217;opportunità per l&#8217;Europa" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">I flussi migratori sono da sempre un tema di grande attualità e lo diventano a maggior ragione quando ci riguardano da vicino influenzando direttamente l’andamento dell’economia del nostro paese e di quello della loro origine. Il crollo dell’Unione Sovietica provocava in Europa un clima di terrore causato dalla paura che si potesse verificare una massiccia ondata migratoria in entrata dai paesi dell’est Europa conosciuta come “invasione da est”. Nonostante ciò non si sia verificato per la caratteristica principale che contraddistingue questo tipo di flusso da tutti gli altri, ossia la temporaneità, la debolezza e le condizioni incerte di molte frontiere è ancora oggi motivo di preoccupazione per l’Unione Europea. Le situazioni precarie che si creano in questi luoghi portano molto spesso allo sfruttamento dei migranti, sia dal punto di vista psicologico sia fisico, e contribuiscono ad alimentare l’insicurezza e la sfiducia nei cittadini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Con il </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>“Lithuania – Poland Programme 2007 – 2013”</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> l’Unione Europea si pone l’obiettivo di aumentare e migliorare l’integrazione dei due paesi nell’ampia prospettiva dell’enlargement, preservando l’identità nazionale di entrambi i territori, accettando allo stesso tempo le strategie lanciate dal Trattato di Lisbona e Gothenburg. Scopo del programma è inoltre la coesione socio-economica della frontiera, la promozione di uno sviluppo sostenibile, l’aumento della competitività di mercato ed un maggior benessere sociale. I territori di confine fra il sud della Lituania e il nord della Polonia (più precisamente dal lato della Lituania i territori sono quelli del Marijampole e di Alytus, per la Polonia invece le regioni di Elcki e Suwalski) presentano molte caratteristiche geografiche comuni, possiedono ricche risorse naturali e sono mete scelte da molti turisti. Tuttavia la presenza di minoranze etniche e gli alti numeri dell’emigrazione rendono difficoltosa la convivenza in questo spazio di terra. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Si presentano di seguito alcuni punti di forza e di debolezza che devono essere presi in considerazione per meglio analizzare la situazione da più prospettive: dal punto di vista economico la posizione geografica favorevole (via dei Paesi Baltici) assicura collegamenti sia con l’Europa sia con lo spazio russo; l’abbondanza di risorse naturali e di punti di interesse attirano un consistente numero di turisti, ragion per cui la necessità di costruire e migliorare le infrastrutture e i trasporti si fa sempre più impellente. Inoltre la presenza di alti potenziali per la generazione di energia rinnovabile incrementano gli investimenti in questa direzione promuovendo trasporti </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>eco – friendly</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> , così come le relative tecnologie. L’aumento di studenti universitari che si registra ogni anno potrebbe portare a considerare seriamente programmi per  la cooperazione giovanile traendo vantaggio proprio dalla diversità di culture ed etnie presenti nel territorio. Da più attente analisi, risulta però che le infrastrutture siano ancora in gran parte insufficienti, così come la bassa qualità delle strade in molte aree della regione; i pochi e costosi punti di accesso ad internet e la concentrazione del </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>business</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> in pochi centri urbani hanno contribuito a frenare l’economia e a creare una vera e propria emigrazione di massa causata dalle poche prospettive lavorative e dalle basse retribuzioni. L’aumento di differenze sempre più evidenti fra la popolazione urbana e rurale ha fatto sì che nelle zone lontane dai centri le opportunità lavorative siano quasi inesistenti, così come la mancanza di centri sanitari e grandi disparità nell’accesso ai servizi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">Prima di riassumere i punti principali e le priorità che si pone come obiettivo il </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>“Lithuania – Poland Programme 2007 – 2013”</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> è necessario fare alcune considerazioni su entrambi i paesi presi singolarmente per capire poi a livello di cooperazione cosa possa essere migliorato e soprattutto se esistano le condizioni per farlo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La Lituania è l’esempio più lampante dei problemi legati alle migrazioni seguite dallo scioglimento dell’Unione Sovietica. Essa si trova in una posizione strategica, fra la Russia e la Bielorussia, trovandosi pertanto nel mezzo dei flussi migratori provenienti da entrambi i paesi. Secondo le statistiche IOM la maggior parte dei migranti che arrivano in Lituania hanno viaggiato attraverso la Bielorussia e più del 50% ha affermato di essere stato vittima di traffici. La Lituania si  è trasformata in una grande “stanza d’attesa”, assorbendo immigrati provenienti dall’Afghanistan, India, Pakistan e Sri Lanka che dopo un periodo trascorso in Russia o in Bielorussia decidono di spostarsi in Lituania o in Polonia per raggiungere l’Europa occidentale. Secondo le statistiche Europol, circa 1200 donne lituane sarebbero vittime di traffici illegali ogni anno. Di recente i nuovi traffici includono le vie attraverso Israele, Grecia, Emirati Arabi e Turchia. L’Inghilterra è considerata il primo paese di arrivo di traffici provenienti dalla Lituania.  I flussi in uscita dal paese sono diretti nella maggior parte dei casi verso la Germania, Israele, Lettonia, Polonia, Russia e gli USA. Desta preoccupazione l’alto numero di giovani (</span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>under</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> 30) che decide di lasciare il Paese: nonostante le numerose ricerche condotte sull’emigrazione, manca una raccolta concreta di dati su questo particolare tipo di flusso che è quello, appunto, dei giovani. In uno studio effettuato dal Centre of Economic and Legal Advice nel 2007, si propone una previsione della situazione del mercato del lavoro fino al 2015 nella quale si nota che sia in Lituania sia nell’Unione Europa il mercato del lavoro e le politiche di assunzione si basano sulle direttive dettate dalla </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Lisbon Strategy</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"> (conosciuta anche come </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Lisbon Agenda</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">). Gli autori dello studio rivelano che il mercato del lavoro in Lituania è sì orientato verso lo sviluppo delle risorse umane, ma invece l’immigrazione, in contrasto con quanto previsto dall’Agenda di Lisbona e le politiche dell’Unione Europa in merito, non viene considerata come una risorsa importante per affrontare la crisi in corso. Nel 2009 il centro IOM di Vilnius in collaborazione con European Migration Network (EMN) e il National Contact Point (NCP) per la Lituania pubblicava uno studio sulla </span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>return migration</em></span></span><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">: lo studio valutava le migrazioni di ritorno e si proponeva di trovare alcune soluzioni per promuoverle. Si concludeva che era necessario aumentare gli sforzi per sfruttare le abilità acquisite dai cittadini all’estero e facilitare il ritorno nel paese di origine. Alcuni studi (R.Lazutka) dimostrano che i livelli di disoccupazione dovrebbero diminuire verso il 2015. Se però si prendono in considerazione le dinamiche della disoccupazione e le assicurazioni garantite a chi si trova temporaneamente senza lavoro (scese da circa 300 euro a 190), e l’ammontare degli stipendi medi sempre più in ribasso, è logico supporre che il numero di coloro che vorranno lasciare la Lituania non diminuirà nel prossimo futuro. Pertanto, se l’aumento dei flussi migratori riduce la disoccupazione ma molta forza lavoro ha nel frattempo abbandonato il paese, in tempi brevi questo provocherà una situazione di disequilibrio e aumento delle tasse per coloro che decideranno di rimanere, aumentando la situazione di incertezza economica. Le politiche lituane sull’immigrazione dimostrano come il Governo veda l’immigrazione e gli immigrati come uno strumento da utilizzare temporaneamente nella crisi del mercato del lavoro. Da un punto di vista più ampio, questa strategia è un po’ limitante in quanto non incoraggia lo sviluppo di una politica a lungo termine. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La Polonia è tipicamente descritta come un Paese di emigrazione. Le migrazioni internazionali infatti hanno giocato un ruolo significativo nella storia socio economica contemporanea della Polonia: fino alla fine del 1990 i temi legati alle migrazioni erano quasi assenti nel dibattito pubblico. Durante il periodo comunista, la raccolta dei dati e delle informazioni sui flussi migratori avveniva attraverso un rigido sistema di registrazioni che prevedeva severe norme per l’espatrio e un ferreo controllo dei passaporti che permetteva di raccogliere statistiche accurate nel periodo precedente la transizione. In quel periodo la regione sperimentava una vasta varietà di flussi in uscita, nonostante questi fossero fortemente scoraggiati. L’emigrazione di intellettuali e specialisti può essere analizzata sotto due punti di vista:  come uno dei motivi principali per i quali il Paese risulta ancora indietro sotto il profilo tecnologico rispetto ai paesi vicini oppure come una conseguenza naturale della globalizzazione e della libertà di movimento. Le maggiori destinazioni continuano ad essere Germania, Inghilterra, Italia. I paesi di origine invece degli immigrati in Polonia sono prevalentemente Ucraina e Slovacchia, anche se un fenomeno recente è quello dei richiedenti asilo, soprattutto ceceni, vittime del conflitto fra la Russia e il Caucaso.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;">La situazione geopolitica del confine lituano-polacco, territorio che si trova fra il mercato europeo e quello delle regioni CSI crea buone opportunità per lo  sviluppo delle economie dei paesi in transizione e potenziali business. In linea con le proposte che emergono dalle strategie di fondo del Programma in analisi, le priorità riguardano senza dubbio il miglioramento delle infrastrutture già esistenti e l’aumento dell’attrazione che potrebbe esercitare la regione non solo verso i turisti ma anche verso i cittadini stessi che in questo modo avrebbero almeno una possibilità di scegliere se rimanere o emigrare. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><strong>* Eleonora Ambrosi è ricercatrice dell&#8217;IsAG, segretaria scientifica dell&#8217;area Europa all&#8217;ISPI.</strong></em></span> </span></span></p>
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		<title>Mosca, Berlino e la sicurezza in Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 07:10:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 5 giugno il presidente russo Dimitri Medvedev ed il primo ministro tedesco Angela Merkel hanno proposto la crezione di un nuovo comitato politico e di sicurezza russo-europeo che, se realizzato, potrebbe avere delle ripercussioni geopolitiche importanti su tutta la politica mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/mosca-berlino-e-la-sicurezza-in-europa/5110/" title="Mosca, Berlino e la sicurezza in Europa"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/merkel_medvedev1.9ro8uoj4w30og0owwc0wc0wc0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Mosca, Berlino e la sicurezza in Europa" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso 5 giugno il presidente russo Dimitri Medvedev ed il primo ministro tedesco Angela Merkel si sono incontrati nello splendido scenario del castello di Meseberg, 40 km a nord di Berlino, per una serie di discussioni bilaterali incentrate su un ampio ventaglio di temi politici ed economici. Si è discusso sia della questione del nucleare iraniano e delle possibili sanzioni contro Teheran sia dell’imminente riunione del G-8 senza dimenticare l’importante tema dei rapporti euro-russi con particolare attenzione alla questione dell’abolizione del regime dei visti e della sicurezza del Continente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio in materia di sicurezza</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> europea i due statisti, sulla scia di un’idea russa elaborata nel 2008 hanno proposto, nel memorandum finale dell’incontro, la crezione di un nuovo comitato politico e di sicurezza. Comitato che, se realizzato, potrebbe avere delle ripercussioni geopolitiche importanti su tutta la politica mondiale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, ci sembra che la sua creazione dipenda dallo scioglimento di molti nodi che attualmente si frappongono tra lo stato di cose presente e la realizzazione di questo ambizioso progetto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Poiché la complessità che circonda il tema della sicurezza europea, e dei possibili modi con cui garantirla, è notevole, conviene muoversi con una buone dose di pragmatismo compiendo un passo alla volta al fine di disporre le tessere del mosaico nel modo corretto. Vediamo innanzitutto quali sono i punti salienti della proposta russo-tedesca. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>I contenuti della proposta </strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’idea contenuta nel memorandum delinea la possibilità di creare un nuovo Comitato composto dal capo della diplomazia europea (dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona la carica è ricoperta da Catherine Ashton) ed il ministro degli affari esteri russo (Sergej Lavrov). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tale comitato, che nel memorandum viene definito con il nome di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">Comitato Politico e di Sicurezza Russia-UE</span></em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>, </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">avrebbe il compito di:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- permettere uno scambio più agevole di opinioni e punti di vista sui maggiori temi politici e di sicurezza;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- sviluppare le linee guida per operazioni congiunte civili/militari;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- fare raccomandazioni sulle varie situazioni di crisi ed i conflitti alla cui risoluzione la Russia e l’UE stanno contribuendo all’interno delle varie cornici internazionali;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- mostrare celermente la propria utilità trovando una soluzione condivisa e duratura al conflitto congelato in Transnistria.</span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al fine di mostrare che tipo di forma tale Comitato dovrebbe avere, Angela Merkel ha fatto notare che al momento a Bruxelles esiste già un comitato che si occupa di questioni legate alla sicurezza, ovvero il Comitato Politica e Sicurezza del Consiglio Europeo (CPS), e che esso potrebbe essere sviluppato al fine di permettere i contatti tra UE e Russia non solo a livello di ambasciatori ma pure di ministri degli esteri.</span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il progetto russo-tedesco è senza ombra di dubbio molto interessante ed il fine che si pone, garantire maggior sicurezza agli uomini e alle donne che vivono nel grande spazio europeo, è non solo nobile ma soprattutto utile ad evitare che sorgano nuove fonti di tensioni o che quelle già presenti si protraggano all’infinito. Come è noto, le tensioni drenano molte risorse, risorse che potrebbero essere utilizzate in altri modi, ad esempio per finanziare la crescita economica ed il benessere dei cittadini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, come ben sappiamo, la storia è piena di pro</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">getti politici interessanti che, per vari motivi, non sono mai stati implementati. Di conseguenza, in questa sede, non dovremmo domandarci solo se tale progetto sia utile ma se sia anche realizzabile. Sebbene l’utilità del progetto ci sembri fuori discussione, visto e considerato che l’architettura su cui si basa la sicurezza europea sembra sempre più obsoleta e scricchiolante, la sua realizzabilità dipende da tutta una serie di variabili indipendenti che potrebbero pregiudicarne la realizzazione. Queste variabili sono legate ai Paesi coinvolti, ai loro interessi nazionali ed alle loro rappresentazioni geopolitiche. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> tempo dunque di capire i motivi che hanno spinto, da un lato, la Russia e la Germania a proporre tale progetto e, dall’altro, di comprendere quali sono le reazioni degli interlocutori europei.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
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<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Mosca, Berlino, Bruxelles e la sicurezza in Europa</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong> tra equilibrismi e paure reciproche </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da molti anni gli esperti di politica europea si domandano se la politica estera dell’Unione debba essere considerata come la somma di 27 politiche estere differenti oppure se essa consista in qualcosa di più della somma delle singole parti. Ad oggi pare proprio impossibile mettere la parola fine a tale diatriba in quanto il processo di costruzione europea è un vero e proprio </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>work in progess</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> caratterizzato da una </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>multi-level governance</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e per questo ci sembra saggio evitare di entare nel merito; tuttavia ci sembra innegabile che ogni qual volta si discuta di quale tipo di politica l’UE deve o dovrebbe tenere nei confronti dei vicini orientali, la </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Germania</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> svolga un ruolo difficilmente sottovalutabile nel modellare le decisioni politiche al fine di metterle al passo con i propri interessi nazionali e con la propria rappresentazione geopolitica. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dietro alla volontà tedesca di realizzare tale Comitato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ci sembra di poter intravedere la consapevolezza che:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- essendo la Germania il Paese guida dell’Europa (è ormai chiaro a tutti che la Francia non può tenere il passo con Berlino) ha tutto l’interesse a trovare una soluzione credibile al problema della sicurezza del Continente, sicurezza che non può realizzarsi pienamente se la Russia continua ad essere esclusa e/o rilegata in posizione periferica; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- un&#8217;associazione strategica tra UE e Russia non può basarsi solo su materie economiche ma ha bisogno di essere inserita all’interno di un quadro politico-istituzionale; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- è necessario creare la stabilità e la fiducia necessaria a favorire il rafforzamento della relazione economica con la Russia, Paese che offre ai capitali tedeschi ed europei ottime opportunità di investimento ed un mercato molto grande;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- è irrinunciabile creare le condizioni necessarie all’implementazione di accordi volti a garantire la </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">sicurezza degli approvigionamenti energetici</span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> in tutto il Continente che includano la Russia e non la scavalchino. Il progetto </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Nord Stream</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenta un primo ed importante passo in tale direzione ma ve ne saranno probabilmente degli altri. Un banco di prova importante è la capacità di russi ed europei di trovare un accordo volto a modernizzare il sistema ucraino di trasporto del gas, la vera arteria energetica continentale d’Europa.</span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per parte sua la </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Russia </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ha investito molte energie al fine di rafforzare la cooperazione con Berlino in quanto consapevole che la Germania rappresenta la chiave di volta della costruzione europea ed è il Paese che ha un ruolo centrale nel modellare le politiche europee verso i vicini orientali. Possiamo dunque affermare che le motivazioni che hanno spinto i russi a proporre la creazione del Comitato siano:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- la volontà di inserirsi a pieno titolo nel mantenimento della sicurezza europea accollandosi oneri ed onori e contibuendo, dal punto di vista di Mosca, a liberare l’Europa dalle divisioni imposte dalla guerra fredda e sopravvissute a quel periodo storico permettendo così alla Russia di dare il proprio contributo alla pace e alla sicurezza d’Europa;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- l’innalzamento del livello di sicurezza ai propri confini occidentali, confini su cui Mosca percepisce tutta una serie di minacce alla propria sicurezza nazionale;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- la volontà di liberare risorse politiche ed economiche da investire per: a)modernizzare il Paese; b) implementare politiche sociali che contrastino il problema del calo demografico; c) prestare più attenzione alle relazioni con la Cina, a partire dalla pressione demografica che questa pone sulle regioni scarsamente popolate dell’est della Russia. Se tale questione non viene affrontata per tempo ed in modo razionale rischia di avvelenare i rapporti tra Mosca e Pechino portandoli a percepirsi più come concorrenti che come interlocutori. All’interno del ceto militare e politico moscovita alcuni parlano già apertamente della Cina come maggior minaccia alla sicurezza della Russia. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> chiaro dunque che bisogna agire in tempi rapidi per disinnescare una bomba che finirebbe con il danneggiare entrambi; d) mettere in sicurezza la propria sterminata frontiera meridionale contrastando in particolare la minaccia posta dall’slamismo radicale.</span></span></p>
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<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dai punti che abbiamo succintamente elencato emerge chiaramente il fatto che tra Mosca e Berlino esistono delle basi tendenzialmente solide su cui costruire legami bilaterali ancora più forti e mutualmente vantaggiosi di quanto già non accada. Sarebbe tuttavia miope non prendere atto del fatto che esistono anche punti di attrito tra i due attori geopolitici che impediscono di procedere speditamente verso la realizzazione del loro progetto. All’origine di questi attriti vi sono vari motivi e soprattutto vari attori: mentre la Russia sembra godere di una maggiore libertà di manovra, la Germania deve fare i conti con le istituzioni esistenti di cui è parte e con i punti di vista, gli interessi e gli obiettivi geopolitici dei propri alleati europei e d’oltre oceano. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre riteniamo non si debbano sottovalutare gli attriti endogeni, quelli cioè che scaturiscono dalle differenze esistenti tra la visione geopolitica tedesca e quella russa nei confronti di molti temi di politica internazionale a cominciare dalle alleanze politico-militari esistenti di cui presto ci occuperemo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il fatto di essere il Paese guida in Europa non significa che ciò che la Germania dica e pensi vada bene per tutti, anzi. Berlino è consapevole del fatto che sia necessario prestare molta attenzione per evitare che nelle capitali europee riemergano timori mai sopiti nei confronti della sua condotta internazionale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La reazione di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Bruxelles</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di fronte alla proposta russo-tedesca è stata alquanto pragmatica. Innanzitutto, Commissione e Consiglio hanno fatto sapere che non erano stati preventivamente consultati né dalla Russia né dalla Germania prima dell’annuncio del progetto anche se da Berlino almeno da un paio di settimane arrivavano notizie che lasciavano intravedere qualcosa. Chiaramente questa scelta deliberata da parte di Berlino di non comunicare a Bruxelles la propria intenzione di presentare un progetto così importante per la sicurezza europea in accordo con la Russia non faciliterà il compito della Germania di ‘vendere’ il progetto agli alleati europei.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene a Bruxelles vi sia chi vede positivamente la volontà di Mosca di lavorare più a stretto contatto con l’UE per la risoluzione dei conflitti e loda i passi fin qui compiuti da ambo le parti nel creare un clima di fiducia e cooperazione, molti altri si interrogano su quale valore aggiunto avrà il nuovo Comitato rispetto a quanto già esiste. Gli scettici fanno notare che gli incontri russo-europei sono tutt’altro che sporadici, in quanto:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- l’UE e la Russia si incontrano 2 volte all’anno in un apposito convegno; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- Ashton e Lavrov si riuniscono almeno tre volte all’anno;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- il presidente del CPS si incontra con l’ambasciatore russo presso l’UE ogni mese;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">- esistono numerosi incontri tra gruppi di esperti di ambo le parti; </span></span></p>
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<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di tutto ciò la Germania sembra essersi impegnata in un grande sforzo di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>relazioni pubbliche</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> verso i propri alleati europei al fine di spiegare loro che la prosecuzione dell’avvicinamento russo-tedesco con la realizzazione del Comitato Politico e di Sicurezza produrrà benefici tangibili per tutti i membri dell’UE. Chiaramente il compito non è semplice. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> in tale ottica che deve essere letto l’ultimo incontro, tenutosi alla fine di giugno, del cosiddetto </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">triangolo di Weimar</span></em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>, </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">un </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>club</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> creato nel 1991 che riunisce Francia, Germania e Polonia. La regola stabilisce che il Paese ospitante ha il diritto di invitare il ministro degli esteri di un Paese terzo rispetto ai membri del </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>club</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. La Francia, Paese ospitante, ha scelto, non del tutto casualmente, Sergej Lavrov. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Durante l&#8217;incontro si è discusso, senza grossi passi in avanti, di sicurezza europea, concentrandosi su due argomenti in particolare: il progetto russo-tedesco di creare un Comitato Politico e di Sicurezza e la proposta russa di sottoscrivere un nuovo patto per la sicurezza dell’Europa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scelta francese di invitare i russi deve essere letta probabilmente come il tentativo da parte della </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Francia</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di inserirsi tra la Russia e la Germania e mostrare così a se stessa ed al mondo che l’asse Parigi-Berlino esiste ancora. Insomma, un tentativo tardivo di salvare le apparenze che non riesce comunque a nascondere il fatto che in Europa la Francia, rispetto alla Germania, occupa ormai un ruolo secondario non più solo in ambito economico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molto più importante per la nostra analisi è il ruolo svolto dalla </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Polonia</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, Paese che detiente una grande influenza nelle scelte politiche compiute dall’UE verso i vicini orientali. Come tutti noi ben sappiamo, dopo il tragico incidente verificatosi il 10 aprile scorso in Russia in cui ha perso la vita il presidente polacco Lech Kaczynski, in Polonia si è assistito ad un riavvicinamento, visibile nelle azioni e nelle parole dei due governi così come nei sondaggi d’opinione su campioni rappresentativi delle due popolazioni, tra Mosca e Varsavia. Riavvicinamento che ha l’intento, almeno sulla carta, di portare ad un superamento dei contenziosi e delle divergenze del passato. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> chiaro che se ciò si verificasse sarebbe uno dei mutamenti geopolitici più significativi verificatisi in quella parte del mondo. Non è certo nostra intenzione negare l’esistenza di tale mutamento nell’umore dei polacchi, visto e considerato che lo stesso Jarosław Kaczynski, fratello gemello del defunto presidente polacco, durante la campagna elettorale per le presidenziali vinte poi dal rivale Bronislaw Komorowski ,è stato costretto a mettere da parte la sua retorica anti-russa per non perdere voti e accattivarsi l’elettorato. Ciò che ci preme sottolineare è che ci sembra troppo presto per poter capire se questo processo di riavvicinamento durerà e se, soprattutto, sarà in grado di far compiere alle relazioni russo-polacche un salto qualitativo in avanti. Nel frattempo prendiamo atto del fatto che la Polonia continua a portare avanti, magari con meno clamore, scelte politico-militari che non possono certo far piacere alla Russia. In particolare la Polonia, pochi giorni fa, in occasione della visita del segretario di Stato USA Hillary Clinton, ha siglato un nuovo accordo per lo spiegamento di missili intercettori statunitensi a corto raggio (il piano Bush, rispetto all’attuale piano Obama, prevedeva invece missili a lungo raggio) nell’ambito del piano americano di scudo missilistico utile, ufficialmente, a proteggere gli USA e i suoi alleati da attacchi missilistici provenienti dai cosiddetti Stati canaglia, Iran </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>in primis</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Non solo, il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski,</span></span> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ha affermato di non avere nulla in contrario alla rimozione del regime dei visti tra UE e Russia ma ha anche sottolineato che, essendo quella dei visti una leva importante nelle mani degli europei per influenzare la politica russa, essa deve essere usata con parsimonia per ottenere concessioni sostanziali da Mosca. Tenendo conto che la pressione russa sulla rimozione del regime dei visti si fa sempre più stringente, la Germania rischia di trovarsi stretta tra Varsavia e Mosca. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di quanto affermato fin qui è chiaro che se il progetto russo-tedesco di creare un Comitato politico e di sicurezza, che non può non aver richiamato l’attenzione della Polonia, non viene gestito nel modo più inclusivo e trasparente possibile da parte della Germania rischia di far riemergere la paura mai sopita dei polacchi di essere accerchiati da tedeschi e russi e di spingere Varsavia su posizioni ancor più filo-atlantiste e filo-statunitensi di quanto già non sia, con grave danno per la politica europea, per la credibilità e la libertà di manovra della Germania e per la sicurezza russa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Comunque sia, anche se la Germania agisse nel migliore dei modi verso gl&#8217;interlocutori europei, ciò potrebbe non bastare. Altri attori, come presto vedremo, potrebbero creare limiti insormontabili al progetto geopolitico russo-tedesco. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’Alleanza Atlantica e Washington</strong></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un altro importante elemento che condiziona e limita la libertà di manovra della Germania è l’Alleanza Atlantica ed il suo membro più importante, gli Stati Uniti d’America. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Alleanza, che viene creata agli inizi del periodo della guerra fredda, sopravvive all’implosione dell’URSS e comincia un difficile percorso di ridefinizione degli obiettivi e della sua ragione d’essere che non si è ancora concluso e che potrebbe anche non arrivare mai.</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Essa rappresenta, seppur criticata da più parti, una delle istituzioni su cui si regge la sempre più scricchiolante architettura della sicurezza in Europa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> chiaro che gli USA, essendo il Paese più potente dell’Alleanza, imprimano ad essa un corso confacente ai propri interessi geopolitici, spesso anche a costo di creare attriti con gli alleati europei, Germania </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>in primis</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. La Germania, membra del Patto dal 1955, quando ancora il Paese era diviso in due, non sembra, per vari motivi, intenzionata a svincolarsi da essa. Una tale azione comporterebbe dei costi che, probabilmente, l’</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>elite</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> tedesca non vuole o non può sostenere. Quindi si assiste al tentativo da parte di Berlino, ai limiti dell’equilibrismo, di ritagliarsi più spazio di manovra all’interno di un’Alleanza che in realtà non lascia spazi (eccezion fatta per gli USA) e l’enunciazione delle cosiddette 3D, fatta a suo tempo dal segretario Stato di Bill Clinton Madeleine Albright, ne sono la riprova. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come ben sappiamo, Washington è impegnata in un tentatativo di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>reset</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> delle sue relazioni con Mosca, azzeramento che chiaramente è utile a servire gli interessi statunitensi e che deve farsi secondo i ritmi, i modi e le priorità dettati dalla Casa Bianca senza che si presti troppa attenzione alle idee russe in materia di sicurezza e che si prendano in considerazione i loro timori. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ancora presto per capire quali conseguenze geopolitiche avrà tale rilancio delle relazioni tra i due Paesi, tuttavia, ad oggi, permangono molte differenze tra le due rappresentazioni geopolitiche di Washington e Mosca (per approfondire meglio tali differenze rimandiamo al brillante saggio scritto da Tiberio Graziani dal titolo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>‘<a href="../../3861/la-russia-chiave-di-volta-del-sistema-multipolare">La Russia, chiave di volta del sistema multipolare’</a></em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, editoriale del numero <a href="../../3856/la-russia-e-il-sistema-multipolare">1/2010 di “Eurasia”</a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) ed è possibile che anche questo nuovo tentativo si dissolva in una bolla di sapone com’è già accaduto in passato. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Washington non ha ancora commentato la proposta russo-tedesca, tuttavia è probabile che il progetto non sia gradito alla Casa Bianca la quale potrebbe scorgere nell’avvicinamento russo-tedesco, se non proprio una vera minaccia geopolitica, comunque un elemento di fastidio da evitare a tutti i costi. Come molti hanno fatto notare, se il progetto russo-tedesco si realizzasse la Russia otterrebbe inevitabilmente una certa influenza sulle decisioni della NATO, cosa che chiaramente Washington non vuole e la storia delle relazioni NATO-Russia dal 1992 ad oggi lo dimostrano chiaramente. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> quindi nell’interesse degli USA evitare che la Germania trovi nella Russia, con la creazioni di meccanismi istituzionali come il Comitato Politico e di Sicurezza, un Paese con cui fare fronte comune per rifiutare le richieste di Washington o per far comunque valere piani alternativi più utili ai propri interessi. C’è da aspettarsi dunque che gli USA facciano di tutto per far deragliare il progetto, magari facendolo nascere totalmente depotenziato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La sfida che attende Mosca e Berlino è molto complessa e difficile in quanto non sarà per niente facile convincere e rassicurare Washington delle proprie buone intenzioni volte a salvaguardare </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ed incrementare la sicurezza europea che non può prescindere dal coinvolgimento attivo e paritario della Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene in questo periodo di profonda crisi economica in cui la mancanza di prospettive occupazionali domina le discussioni quotidiane delle persone comuni in tutta Europa, il tema della sicurezza europea rappresenta uno delle questioni politiche più pressanti per gli statisti del Continente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli ultimi anni si è assistito ad un vistoso abbassamento del livello della sicurezza europea. Tale </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">tendenza</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che reca in sé una dimensione politica, economica, militare e geopolitica, può essere chiaramente invertito a patto che vengano prese tutta una serie di decisioni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tal fine ci sembra improcastinabile la piena partecipazione della Russia, con relativa assunzione di oneri ed onori, ai tavoli in cui si discute e si decide di comune accordo come mantenere la stabilità e la sicurezza nello spazio europeo. Sia chiaro però che l’inclusione della Russia deve essere reale e non fittizia e deve quindi dare a Mosca la possibilità di esprimere la propria opinione, discutere con gli altri interlocutori, decidere, contribuire alla sicurezza e goderne i benefici. Per arrivare a tale traguardo urgono passi concreti da parte di tutti verso un rimodellamento delle proprie rappresentazioni geopolitiche al fine di accantonare gli elementi più divisivi presenti in esse. La creazione del Comitato Politico e di Sicurezza UE-Russia </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">potrebbe essere un passo concreto verso quella direzione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, a parere di chi scrive, il timore più grande non risiede nella possibilità che tale Comitato non veda mai la luce ma che nasca profondamente ridimensionato, depotenziato e incapace di espletare le funzioni per cui era stato pensato. Questo perché purtroppo, da un secolo a questa parte ormai, la politica europea ci ha abituati a convivere con montagne che partoriscono topolini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Alessio Bini è dottore in Relazioni internazionali (Università di Bologna)</strong></em></span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong> </strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
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		<title>La fine dell’era Kaczynski</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 19:31:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’improvvisa e tragica morte di Lech Kaczynski non ha fatto altro che imprimere un’accelerazione ad un processo politico già in corso. L’era Kaczynski è finita e, con essa, una certa visione geopolitica della Polonia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-fine-dell%e2%80%99era-kaczynski/3904/" title="La fine dell’era Kaczynski"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kaczynskig2809_468x298.5qmtz1szifk84g8gc8k0wgk8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="La fine dell’era Kaczynski" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L’improvvisa e tragica morte di Lech Kaczynski non ha fatto altro che imprimere un’accelerazione ad un processo politico già in corso. L’era Kaczynski è finita e, con essa, una certa visione geopolitica della Polonia. </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><br />
</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Allo schianto del Tupolev 154 che il 10 aprile scorso si è portato via il Presidente Lech Kaczynski ed una buona fetta della classe dirigente polacca ha fatto eco un coro unanime di cordoglio da parte di tutta la comunità internazionale. Mai, nella storia recente, un singolo evento ha colpito in maniera così grave i vertici politici, economici e militari di una nazione. Solo la nube vulcanica islandese è riuscita a fermare la vicinanza di diversi dirigenti mondiali (tra i quali Obama, Sarkozy, Zapatero, Berlusconi ed Angela Merkel) nel momento delle esequie, presiedute a Cracovia dal cardinale Stanislaw Dziwisz. Presenti, invece, il Presidente georgiano Saakashvili, il Presidente ceco Klaus (entrambi grandi amici di Kaczynski) e, soprattutto, il Presidente russo Dimitri Medvedev. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La partecipazione del capo del Cremlino non è ascrivibile al semplice rispetto del protocollo diplomatico. Per comprendere appieno il senso più profondo dell’attuale vicinanza russa nei confronti della nazione polacca e di ciò che essa sta vivendo in questi giorni è perlomeno necessario considerare due elementi: da un lato, chi era Lech Kaczysnki e come lui e buona parte del suo </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>entourage</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> hanno perso la vita; dall’altro, l’andamento delle relazioni russo-polacche negli ultimi mesi. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Partiamo dal primo punto. Per una personalità come Kaczysnki, morire a Katyn appena prima di commemorare gli ufficiali polacchi vittime dell’eccidio perpetrato dalla polizia segreta staliniana nell’aprile del 1940 appare come il finale perfetto di un’esistenza scandita dai valori della patria, della nazione, dell’identità e del contrasto ai due grandi nemici di sempre, la Russia e la Germania (in ogni loro forma storica). Kaczynski era anzitutto un nazionalista polacco, un portavoce di quelle istanze rurali della Polonia orientale che guardavano con diffidenza alla medio-alta borghesia urbana, così come allo straniero in generale. Solitamente, in queste regioni di confine non si è polacchi, lituani, bielorussi o ucraini, ma semplicemente cattolici. Continui mutamenti di frontiera e trasferimenti di popolazioni hanno indebolito il legame tra la gente ed il territorio e l’unica vera e radicata identità rimasta si rivela essere quella religiosa, cattolica appunto. Nondimeno la ricerca di una più forte appartenenza nazionale appare lungi dall’essere sopita, sicché, da queste parti, la questione nazional-identitaria risulta d’importanza capitale, in un intreccio secolare-religioso che si rafforza sempre più. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Kaczysnki, al suo elettorato, offriva essenzialmente questo. Offriva un’intransigente difesa dei valori cattolici tradizionali ed offriva miraggi di grandezza nazionale. Il climax di questo tipo di approccio lo si poté notare dal 2005 al 2007, quando lui ed il gemello Jaroslaw diventarono rispettivamente Capo di Stato e Primo Ministro. Sconfitto il centro-destra liberale di Tusk, il partito conservatore dei Kaczynski (“Legge e Giustizia”) decise di stringere un’alleanza di governo con due formazioni politiche radicali, guardate generalmente con timore dagli osservatori nazionali ed internazionali più moderati: Autodifesa e la Lega delle Famiglie Polacche. La diarchia dei “due che rubarono la luna”, per citare il titolo della pellicola del 1962 che rese celebri i gemelli Kaczynski, sarebbe stata ricordata anzitutto per la cosiddetta </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>lustracja</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, la “caccia alle streghe” contro tutti coloro che si erano anche minimamente “compromessi” con il passato regime comunista. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Certamente l’era Kaczynski non fu solo questo. A ben vedere i risultati positivi ottenuti dai gemelli non furono pochi. Si pensi, ad esempio, alla rilevante diminuzione della corruzione (fenomeno che, peraltro, travolse il governo nel 2007), alla netta semplificazione del quadro partitico ed ai vantaggi fatti ottenere alla Polonia in sede di negoziazione comunitaria (bilancio 2005, procedure di voto in seno al Consiglio, etc.). È tuttavia innegabile che il tratto distintivo dell’era Kaczynski sia stato la paranoia, verso i nemici interni (rappresentati, oltre che dalla quasi inesistente sinistra, da tutta l’ala moderata della vecchia </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Solidarnosc</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Walesa in testa) così come verso i nemici esterni (Mosca e Berlino). </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em> </em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">In effetti la politica estera dei due gemelli si rivelò piuttosto semplice: la Russia (coi suoi alleati) e la Germania erano i nemici, mentre Washington (ed i suoi alleati) erano gli amici. Dinanzi a cotanta intransigenza la diplomazia e la mediazione lasciavano spazio a dichiarazioni ed atteggiamenti provocatori: nell’ambito dei negoziati comunitari sul peso da attribuire al voto di ciascun Stato, quando Berlino propose una ponderazione basata sul numero di abitanti, Lech Kaczysnki affermò che il voto della Polonia sarebbe valso di più, se i Tedeschi non avessero ucciso 6 milioni di Polacchi nella Seconda Guerra Mondiale. Ancora: quando Russia e Germania trovarono un accordo per la costruzione del gasdotto </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, una </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>pipeline</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> che avrebbe saltato i Paesi Baltici e la Polonia, il governo polacco definì l’intesa tra Mosca e Berlino come un “nuovo Patto Ribbentrop-Molotov”. Quando Juščenko ed i suoi diedero vita alla Rivoluzione Arancione ucraina, Kaczynski, prima da sindaco di Varsavia, poi da Presidente, non mancò di far sentire il suo sostegno ai “rivoltosi colorati”. Anche il sostegno incondizionato al progetto di “scudo spaziale” di George W. Bush, così come la creazione del famigerato “gruppo dei cinque”, paesi (la Polonia, i tre Baltici e l’Ucraina) che si ponevano a fianco dell’azione militare di Saakashvili nell’agosto 2008, si ascrive alla medesima ostinata politica estera. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Intanto, già dall’autunno del 2007 Donald Tusk era diventato primo ministro e la sua Piattaforma Civica si confermava il maggiore partito della Polonia. Jaroslaw, il più intransigente dei due gemelli, cessava di essere Primo Ministro ed al suo posto saliva al potere un intellettuale di Danzica, garbato nei modi, europeista convinto e non russofobo. L’era Kaczynski sarebbe continuata, ma in modo edulcorato. Era comunque un segnale: l’opinione pubblica, ormai stanca di una gestione paranoica del potere, desiderava un cambiamento, non necessariamente nei contenuti, quanto almeno nella forma. Tusk, lo sconfitto del 2005, coglieva ora la sua occasione. Da quel momento Lech Kaczynski non poté che rincorrere ed adattarsi, peraltro senza evitare una continua perdita di consenso (al momento della morte, esso si attestava intorno al 27%). </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">I risultati di questa particolare convivenza liberal-conservatrice si sono rivelati piuttosto positivi. Ad oggi, la Polonia risulta essere il paese europeo meno afflitto dall’attuale crisi economico-finanziaria globale. Merito dell’oculatezza della spesa pubblica, della diminuita corruzione, della solidità del tessuto produttivo, della laboriosità polacca ma, soprattutto, di una politica monetaria (posta in essere dal banchiere centrale Skrzypek, deceduto anch’egli nell’incidente di Katyn) che non ha esitato ad utilizzare l’arma della svalutazione (dello zloty), per favorire le esportazioni e migliorare la situazione della propria bilancia dei pagamenti</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>(1)</strong></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">In politica estera poi, ed arriviamo così al secondo punto della mia analisi, l’ascesa al potere di Donald Tusk ha visto uno spettacolare miglioramento delle relazioni con Mosca. Il punto più alto di tale evoluzione, favorita dall’elezione di Obama negli Stati Uniti, è stato rappresentato senza dubbio dall’abbandono del sostegno polacco ai progetti americani di “scudo spaziale”, progetti che avevano previsto, con grande gioia dei Kaczynski,  installazioni militari statunitensi sul suolo della Polonia (oltre che della Repubblica Ceca). Occorre tuttavia non cadere nel facile errore di pensare ad una cesura netta col periodo precedente: la periodizzazione dei rapporti internazionali, in effetti, porta sempre con sé questo rischio. Si tenga dunque a mente come sia stato lo stesso Tusk a volere missili nordamericani (“difensivi”, e non “offensivi”) sulle frontiere orientali della Polonia. L’ultimo progetto in ordine cronologico sarebbe quello di schierare numerosi </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Patriot</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> nei pressi di Morag, cittadina non lontana dall’enclave russa di Kaliningrad. Proprio a Kaliningrad, tra l’altro, Mosca avrebbe ribadito l’intenzione di posizionare batterie di </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Iskander</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">; come a dire, dialoghiamo sì, ma non è possibile arrivare ad una piena fiducia reciproca.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È innegabile, tuttavia, che qualcosa sia cambiato nelle relazioni tra la Federazione e la Polonia. Come detto, i meriti della diplomazia polacca sono notevoli. Molto significativo il fatto che Tusk, erodendo costantemente il consenso verso il Presidente, sia riuscito (più o meno volontariamente) ad ammorbidire in modo drastico la russofobia di quest’ultimo. Un punto dell’ormai mitico ultimo discorso di Kaczynski, mai pronunciato a Katyn, è sicuramente paradigmatico: “(..) lasciamo cicatrizzare la ferita di Katyn. Siamo già sulla buona strada per farlo. Noi Polacchi apprezziamo ciò che i Russi hanno fatto negli ultimi tempi. Dobbiamo continuare sul sentiero che avvicina sempre di più le nostre nazioni, non dobbiamo fermarci o tornare indietro (…)”</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>(2)</strong></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Altrettanto notevoli  sono i meriti della diplomazia russa, estremamente abile nel bilanciare bastone e carota. Subito dopo l’intesa per la fornitura di gas metano alla Polonia fino al 2037 (era il 7 aprile scorso), veniva inaugurata, vicino a Vyborg, la costruzione della condotta </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, il gasdotto che, come ricordato, saltando la Polonia porterà 27,5 miliardi di metri cubi di metano ogni anno in Europa occidentale (era il 9 aprile)</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>(3)</strong></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. Poi fu la volta dell’incidente aereo di Katyn, il quale offrì all’intera Russia un’occasione per lenire le secolari discordie con Varsavia. Il sopralluogo di Putin, insieme a Tusk, sulla scena della tragedia, l’abbraccio (immortalato dalle telecamere di tutto il mondo) tra i due primi ministri, la presenza di Putin alla partenza dalla Russia delle spoglie di Kaczynski, il discorso di Medvedev al popolo polacco, la completa collaborazione russo-polacca nelle indagini sulla sciagura (coordinate dallo stesso Putin) e la trasmissione in prima serata, sulla Tv di Stato russa, del film “Katyn” di Andrzej Wajda sono gesti che non saranno facilmente dimenticati a Varsavia. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Possiamo dunque concordare con Marko Papic quando rileva come Mosca sia stata capace di dar luogo ad una </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>smart public diplomacy</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> nei confronti della Polonia</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>(4)</strong></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. Il Cremlino è ben consapevole del ruolo geopolitico della Polonia, un paese, il più esteso dell’Europa centro-orientale, che è stabilmente inserito all’interno di dispositivi istituzionali occidentali, ma che rimane pur sempre quel “campo da gioco di Dio” (e delle grandi potenze), indicato dal celebre studioso Norman Davies. In altre parole: nonostante la Polonia sia un fedele membro, ad esempio, della NATO e dell’UE, Mosca sembrerebbe intravedervi ora un certo margine di manovra, per realizzare quello che è il suo principale interesse nell’Europa centro-orientale: la presenza di governi, se non amici, almeno non ostili al Cremlino. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco allora che giungiamo al punto conclusivo di questa analisi, e cioè alla domanda: quale sarà il futuro politico della Polonia?. La cosa certa è che la sciagura di Katyn non inficerà la qualità della democrazia polacca, la quale, almeno a livello istituzionale, sembra aver già superato il colpo. Il quesito si sposta allora su chi prenderà le redini del potere presidenziale dopo la fine dell’era Kaczynski. Possibile che sia lo stesso Jaroslaw, il gemello scampato miracolosamente al disastro perché in visita all’anziana madre malata? </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../3844/che-agenda-offrira-al-paese-la-nuova-elite-polacca"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo Vladislav Gulevič tale ipotesi appare plausibile</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, anche se la sua candidatura per le imminenti elezioni anticipate del 20 giugno (per quanto riguarda il primo turno) non è stata ancora ufficializzata. Nonostante tale eventualità spaventi il Cremlino, appare difficile, anche in questo caso, un ritorno alla pura intransigenza (specie in politica estera) degli anni passati: lo “stile Kaczynski”, ormai, parrebbe aver fatto il suo tempo. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Considerando lo scarso peso elettorale della sinistra, la quale, tra l’altro, ha visto il proprio candidato alle presidenziali (originariamente fissate per l’autunno prossimo) Jerzy Szmajdzinski perire nell’incidente di Katyn, appare molto probabile un&#8217;elezione a Capo di Stato per Bronislaw Komorowski, il candidato della Piattaforma Civica di Tusk, già presidente della Camera Bassa (</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Sejm</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">) ed ora anche guida del governo </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>ad interim</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. Se questo fosse l’esito finale (molto dipenderà da come l’elettorato reagirà emotivamente alla sciagura aerea di Katyn), il ruolo geopolitico della Polonia continuerebbe a mutare decisamente nella direzione prefigurata in questi ultimi mesi. E per la Russia, nonché per l’Unione Europea e per la stessa Polonia, non potrebbe che essere una notizia positiva. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><br />
</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">* </span></span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Francesco Rossi è dottore in Relazioni internazionali</span></span></em></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></em></span></span></strong></p>
<h3><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><strong>Note</strong></span></span></h3>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><strong>1.</strong> </span></span><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blogs.wsj.com/new-europe/2010/04/09/polish-central-bank-pulls-trigger-to-weaken-zloty/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://blogs.wsj.com/new-europe/2010/04/09/polish-central-bank-pulls-trigger-to-weaken-zloty/</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blogs.wsj.com/new-europe/2010/04/12/polands-central-bank-head-slawomir-skrzypek-is-dead/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://blogs.wsj.com/new-europe/2010/04/12/polands-central-bank-head-slawomir-skrzypek-is-dead/</span></span></a></span><span style="font-size: x-small;"> (21 Aprile 2010). </span></span></p>
<p><strong>2. </strong> <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thenews.pl/national/artykul129342_president-kaczynskis-last-speech.html"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.thenews.pl/national/artykul129342_president-kaczynskis-last-speech.html</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> (22 Aprile 2010)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>3.</strong></span></span> <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/04/07/visualizza_new.html_1760583088.html"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/04/07/visualizza_new.html_1760583088.html</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/8607214.stm"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/8607214.stm</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> (22 Aprile 2010)</span></span></p>
<p><strong> 4<span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">. </span></span></span></span></strong><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stratfor.com/analysis/20100412_video_dispatch_russian_opportunity_poland"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.stratfor.com/analysis/20100412_video_dispatch_russian_opportunity_poland</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> (22 Aprile 2010)</span></span></p>
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		<title>Che agenda offrirà al Paese la nuova elite polacca?</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 15:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>

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		<description><![CDATA[La questione sollevata in relazione alla morte di gran parte della dirigenza polacca nel disastro aereo recente, vicino a Smolensk, è: quale sarà il profilo della politica della Polonia sotto la nuova élite, che deve prendere il posto delle vittime della tragedia, nel prossimo futuro?
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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/che-agenda-offrira-al-paese-la-nuova-elite-polacca/3844/" title="Che agenda offrirà al Paese la nuova elite polacca?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/2010_04_14t145739z_01_btre63d15k600_rtroptp_3_oukwd_uk_poland.f46ajedxuigwww0wwssk888ow.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Che agenda offrirà al Paese la nuova elite polacca?" ></div></a><p>Fonte: <em>Strategic Culture Foundation</em> http://en.fondsk.ru/print.php?id=2937 16.04.2010</p>
<p><font size="3">La questione sollevata in relazione alla morte di gran parte della dirigenza polacca nel disastro aereo recente, vicino a Smolensk, è: quale sarà il profilo della politica della Polonia sotto la nuova élite, che deve prendere il posto delle vittime della tragedia, nel prossimo futuro?</p>
<p>Sembra probabile che, una volta affrontato il dolore, Jaroslaw Kaczynski tenterà di approfittare della situazione e di mobilitare il sostegno degli elettori compassionevoli. Nel processo, non si limiterà necessariamente al suo pubblico di fedelissimi tradizionali del Partito ‘<em>Diritto e Giustizia’</em>, ma quasi certamente tenterà di erodere le circoscrizioni di un più ampio spettro di forze politiche, come <em>‘Piattaforma Civica’</em> di Donald Tusk e ‘<em>Alleanza della Sinistra Democratica’</em> di Grzegorz Napieralski. Per la maggioranza degli elettori polacchi, la personalità dei politici e tutto ciò che è legato a loro, supera i programmi politici, e le elezioni in Polonia tendono a essere delle competizioni tra individui, piuttosto che tra i programmi dei partiti. Di conseguenza, nelle attuali circostanze, i polacchi rischiano di lasciarsi influenzare dalle compassione per J. Kaczynski e di fargli raccogliere gran parte del voto come sorta di compensazione per il suo dramma personale. Chiaramente ha suscitato un’ondata di patriottismo in Polonia, e il sentimento &#8211; implicitamente se non esplicitamente &#8211; richiama la verve del ricorrente tema polacco dell’opposizione a Mosca. Il massacro di Katyn del 1940 e il recente incidente aereo vicino a Smolensk, una sorta di Katyn 2010, sta formando un’associazione stabile nella coscienza collettiva polacca, e il partito di J. Kaczynski può facilmente sfruttare la sindrome, se il suo capo decide di vendere la sua candidatura come quella di successore di suo fratello.</p>
<p>Per Mosca, le buone prospettive di J. Kaczynski nelle prossime elezioni non sono motivo di ottimismo. Come suo fratello Lech, è e rimarrà un russofobo convinto, e &#8211; anche se nella fase iniziale potrà adottare un atteggiamento più o meno conciliante &#8211; la sua posizione, a lungo termine, sicuramente sosterrà una linea dura. J. Kaczynski diverrà il campione della causa che suo fratello ha dichiarato nei primi mesi del 2006, il lancio del programma di creazione della <em>IV Rzeczpospolita</em>, che colpisce direttamente la Bielorussia e Ucraina, nonché gli interessi della Russia nei due paesi. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di formare un certo tipo di paesaggio culturale nelle regioni compattamente abitate da polacchi di etnia, come elemento di unificazione globale della nazione Polacca.</p>
<p>Il frutto degli ideologi della <em>IV Rzeczpospolita</em> è la &#8220;<em>piccola Polonia</em>&#8220;, un agglomerato di territori confinanti con la Polonia, con popolazioni prevalentemente polacche o per lo più composte da cattolici romani di etnia bielorussa e ucraina, che pure si volgono verso la Polonia. L&#8217;iniziativa è chiaramente volta a formare un ambiente religioso e culturale dominato dalla cultura polacca e della religione cattolica. Gli scienziati politici e la comunità degli esperti Polacchi consigliano, con insistenza, al governo di rafforzare la componente religiosa della presenza polacca nei territori della Bielorussia occidentale e dell&#8217;Ucraina Occidentale, e sollecitano il clero cattolico ad essere politicamente attivo. Ovviamente, l&#8217;obiettivo dietro lo schema, è di utilizzare la chiesa cattolica romana come strumento geopolitico. Ad esempio, attualmente circa il 50% del clero cattolico in Bielorussia è di etnia polacca, e la percentuale è in costante crescita.</p>
<p>L&#8217;elezione di J. Kaczynski comporterà l&#8217;intensificazione dell’assalto della Chiesa cattolica verso est, in cui gli sforzi degli ordini religiosi romano-cattolici si combinano con quelle delle ONG polacche come l&#8217;Istituto Polacco di Kiev, la <em>Rete Civica OPORA</em>, la <em>Stefan Batory Foundation,</em> ecc. La risposta simmetrica è la strategia tradizionale della politica estera polacca: ogni volta che la Russia ha un ruolo maggiore nell’Ucraina orientale, la Polonia sostiene il proselitismo cattolico in Ucraina occidentale, e fa tutto il possibile per diffondere l&#8217;influenza cattolica romana più in profondità nel paese. J. Kaczynski è un notorio fautore dell’espansione romana cattolica. Per l&#8217;Ucraina, la sua ascesa alla presidenza porterebbe a una situazione simile a quella che si è già concretizzato in Bielorussia, dove la Chiesa cattolica romana vanta grandi avanzate a discapito di quella ortodossa.</p>
<p>La tempistica delle urgenti elezioni presidenziali in Polonia &#8211; 20 giugno &#8211; lascia i candidati, che sono in molti casi &#8220;<em>figure di secondo piano</em>&#8221; troppo poco tempo per uno spin-off. Il Presidente ad interim della Repubblica di Polonia, Bronislaw Komorowski, il candidato della ‘<em>Piattaforma Civica’</em> di D. Tusk, sta affrontando una sfida seria: nominare nuovi politici per i posti lasciati vacanti dalla recente tragedia, e la missione comporta il rischio di mosse calcolate male, che lo esporrebbero alle critiche degli avversari e far arretrare i suoi sostenitori. Da quando D. Tusk ha detto che non avrà parteciperà alle presidenziali, B. Komorowski è considerato suo candidato, e J. Kaczynski &#8211; come suo rivale potenziale.</p>
<p>L’’<em>Alleanza della Sinistra Democratica’ </em>di Grzegorz Napieralski è anch’essa in una situazione difficile: il suo candidato, Jerzy Szmajdzinski, è morto nell’incidente aereo, e il partito non ha ancora deciso a chi affidare la corsa presidenziale. Napieralski ammette che la scelta di un altro candidato non sarà facile. Questo politico polacco non ha alcuna allergia alla comune eredità dell&#8217;era sovietica di Polonia e di Russia, e la sinistra democratica è molto più aperta al dialogo con Mosca che non ‘<em>Diritto e Giustizia’</em>.</p>
<p>Nel complesso, vi è consenso tra gli specialisti polacchi, secondo cui l&#8217;atmosfera delle prossime elezioni non sarà marcatamente aggressiva e che nessuna delle parti arriverà a sfruttare il tema del recente incidente aereo. Il compito di ogni candidato sarà quello di evidenziare il suo vantaggio sugli altri, e tutti faranno dichiarazioni pubbliche con estrema cautela.</p>
<p>Il noto storico polacco A. Novak, dell&#8217;Università Jagellonica, dice che i rapporti tra la Polonia e la Russia difficilmente vedranno una ripresa nel prossimo futuro, l&#8217;ostacolo principale non saranno le aspirazioni di Varsavia nel diffondere la sua influenza ad est, ma il Cremlino che cerca di convertire il disunito spazio post-sovietico in una comunità strettamente unita e dalla forte volontà politica. Nelle considerazioni di Novak, non è realistico aspettarsi un miglioramento duraturo delle relazioni tra Varsavia e Mosca, a meno di un cambiamento delle preferenze ideologiche fondamentali della società russa.</p>
<p>Gli Stati Uniti sono attivamente coinvolti nella situazione in Polonia. Il consigliere di Obama, Zbigniew Brzezinski, un polacco-americano, ha chiesto al governo polacco di fare della tomba di Lech Kaczynski un santuario dove ogni polacco potrebbe pensare, ancora una volta, agli ufficiali polacchi uccisi a Katyn (?!). Il vicepresidente statunitense J. Biden, ha ribadito che gli Stati Uniti e la Polonia sono tradizionali partner strategici, così avvertendo chiaramente Varsavia contro un riavvicinamento con Mosca. Per gli Stati Uniti, J. Kaczynski sembra essere il candidato più accettabile.</p>
<p>Prima dell&#8217;incidente aereo a Smolensk, i sondaggi di opinione hanno dato il 53% a D. Tusk e solo il 27% a Lech Kaczynski. Senza dubbio, il risultato del candidato di<em> ‘Diritto e Giustizia’ </em>sarà più alto dopo la tragedia. Eppure, la vittoria di J. Kaczynski non è una conclusione scontata.</font></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>Elezioni ucraine ed Europa Centro-Orientale: considerazioni geopolitiche</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:31:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Europa Centro-Orientale]]></category>
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		<description><![CDATA[Si può dire che con la vittoria di Viktor Janukovič alle elezioni presidenziali in Ucraina si prospetta un ritorno dell'influenza russa  non solo in Ucraina, ma in tutta l'Europa Orientale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/elezioni-ucraine-ed-europa-centro-orientale-considerazioni-geopolitiche/3033/" title="Elezioni ucraine ed Europa Centro-Orientale: considerazioni geopolitiche"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/c_3_topnews_82288_foto.4lr12ucy0wow8cs0kgcs44c80.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Elezioni ucraine ed Europa Centro-Orientale: considerazioni geopolitiche" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si può dire che con la vittoria di Viktor Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č</span><span style="font-size: medium;"> alle elezioni presidenziali in Ucraina si prospetta un ritorno dell&#8217;influenza russa  non solo in Ucraina, ma in tutta l&#8217;Europa Orientale.  V. Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č</span><span style="font-size: medium;"> non è del tutto un “filo-russo”, ma il suo Partito delle Regioni ha sempre rifiutato di tributare onori ai nazionalisti ucraini ed ai collaborazionisti del nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale; inoltre si è costantemente impegnato nel promuovere l&#8221;amicizia con Mosca. Questa politica può essere davvero la piu vantaggiosa per entrambi paesi. Dobbiamo anche tener conto dell&#8217;aumento di popolarità in Ungheria e Slovacchia per i partiti politici più filo-russi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questi avvenimenti coincidono col desiderio d&#8217;alcuni politici in Polonia, uno dei vicini dell&#8217;Ucraina, di sviluppare rapporti di buon vicinato con il Cremlino non ostante il tradizionale antagonismo fra i due paesi. Fatto molto favorevole  per V. Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č</span><span style="font-size: medium;">. Pur di migliorare i suoi rapporti con Mosca Varsavia è disposta a cambiare la propria politica in Ucraina, soprattutto ora che i Polacchi hanno scoperto il prezzo dell&#8217;amicizia di Washington. Gli Statunitensi, occupati dai problemi militari in Afghanistan ed Iraq e dal problema del nucleare iraniano, vorrebbero che i Russi concorressero alle spese necessarie a risolvere i loro problemi. Se non fa  concessioni è poco probabile che Washington potrà avere l&#8217;aiuto di Mosca. E, dopo l&#8217;ondata di russofobia, in Polonia s&#8217;avvicina l&#8217;ondata di malcontento per la politica degli Stati Uniti. Cio non significa che Varsavia rinuncerà all&#8217;influenza sull&#8217;Ucraina, ma semplicemente eviteranno i metodi più drastici a favore di quelli “morbidi”. Ci sono quattro milionari chi possono influre sulla politica estera di Varsavia – Jan Kulcyk, Ryszard Krause, Michal Solovov e Alexander Gudzowaty. Questi uomini sono i piu ricchi della Polonia e per questo ragione il governo del paese fa sempre attenzione ai loro punti di vista. Ebbene, quasi tutti questi personaggi hanno alcune aziende industriali e commerciali in Russia e non sarebbero contenti di avere problemi con il governo russo in caso di rapporti ostili tra Varsavia e Mosca. Insomma, i principali rivali della Russia in Ucraina (gli Stati  Uniti e la Polonia) sono pronti a fare qualche concessione a Mosca. E senza la “cura” imposta dagli Stati Uniti, l&#8217;Ucraina sarà presto sulla strada della guarigione politica. </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>* Vladislav Gulevič, ucraino, è collaboratore del <em>Fond Strategičeskoj Kul&#8217;tury</em>.</strong></span></span></p>
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		<title>I &#8220;Patrioti&#8221; di Morag</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 07:58:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 20 gennaio, il ministro della Difesa polacco ha annunciato che una batteria di missili Patriot statunitensi, e 100 soldati americani che la faranno funzionare, dovrebbe essere installata non più tardi del prossimo aprile in Polonia. Ma non nei sobborghi della capitale Varsavia come inizialmente previsto bensì nella città di Morag affacciata sul Mar Baltico, ad una cinquantina di chilometri dal confine con la Russia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-patrioti-di-morag/2882/" title="I &#8220;Patrioti&#8221; di Morag"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/patriot.chcfgxiuocg0owc084sc44gkk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="64" alt="I &#8220;Patrioti&#8221; di Morag" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/01/28/ipatrioti-di-morag/" target="_blank">&#8220;Bye Bye Uncle Sam&#8221;</a>, 28.01.2010<br />
<font size="2"><br />
Lo scorso 20 gennaio, il ministro della Difesa polacco ha annunciato che una batteria di missili Patriot statunitensi, e 100 soldati americani che la faranno funzionare, dovrebbe essere installata non più tardi del prossimo aprile in Polonia. Ma non nei sobborghi della capitale Varsavia come inizialmente previsto bensì nella città di Morag affacciata sul Mar Baltico, ad una cinquantina di chilometri dal confine con la Russia.<br />
A dicembre 2009, Washington aveva firmato uno <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/11/18/status-of-force-agreement-sofa/">Status of Force Agreement (SOFA)</a> per formalizzare i progetti miranti ad installare truppe ed equipaggiamento militare statunitensi sul territorio della Polonia, aprendo così la strada ai già promessi missili Patriot come primo passo di un più complessivo rafforzamento del sistema di difesa aerea NATO in Europa.<br />
Il precedente ottobre, poco dopo la visita del vice Presidente USA Joseph Biden in Polonia per concludere l’accordo, il vice ministro della Difesa polacco Stanislaw Komorowski si era incontrato con il suo pari grado statuntense Alexander Vershbow dichiarando che i missili Patriot sarebbero stati “pronti al combattimento”, e non disarmati come inizialmente ipotizzato. Secondo la stessa fonte giornalistica, funzionari degli Stati Uniti e dell’Ucraina avrebbero affermato che il territorio della seconda potrebbe essere interessato in qualche modo dal <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/category/versione-italiana/scudo-antimissile/">nuovo progetto di scudo antimissile</a>. Se la Polonia confina con l’enclave russo di Kaliningrad, dal canto suo l’Ucraina condivide con la Russia un confine di oltre 1.500 chilometri…<br />
Il Dipartimento di Stato USA ha rilasciato un comunicato sull’accordo per dispiegare militari statunitensi in Polonia – i primi soldati stranieri ad esservi installati dopo la fine del Patto di Varsavia nel 1991 – secondo il quale “il trattato favorirà una serie di attività concordate fra le parti, inclusi addestramento ed esercitazioni congiunte, il dispiegamento del personale militare USA, ed i prospettati insediamenti per la difesa con missili balistici”.<br />
Un portavoce del Pentagono ha dichiarato che “l’Esercito statunitense in Europa aiuterà le Forze Armate polacche a sviluppare le proprie capacità di difesa aerea e missilistica. Considerando l’addestramento congiunto che già svolgiamo con i polacchi, questo programma relativo ai Patriot è solo un’altra estensione di quello sforzo”.<br />
Se i precedenti piani per installare in Polonia missili di media gittata basati a terra evocavano, per quanto in maniera non plausibile, una presunta minaccia missilistica da parte dell’Iran, i Patriot possono essere diretti solamente contro la Russia.</font></p>
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		<title>Lo scudo antimissile e il suo obiettivo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2007 18:31:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Area Anglosassone]]></category>
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		<description><![CDATA[[Con un aggiornamento del 22 agosto 2009] Il progetto statunitense d'installare un sistema anti-missili balistici in Polonia e Cèchia ha suscitato le rimostranze della Federazione Russa, che lo considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Washington si difende asserendo che lo "scudo antimissile" sarà rivolto a fronteggiare eventuali attacchi da parte dell'Iràn e della Corea del Nord, e non costituisce una mossa ostile alla Russia. In questo saggio, Daniele Scalea cerca di definire i termini della questione, spiegando in cosa consistono i missili balistici e lo scudo antimissile e sottolineandone il peso geo-strategico. Passa quindi a valutare la reale minaccia portata agli USA ed all'Europa dagli arsenali missilistici di Iràn e Corea del Nord e, appoggiandosi anche a fonti ufficiali ed accademiche statunitensi, oltre che alle tesi russe, cerca d'individuare contro chi sia realmente rivolto lo scudo antimissile in Europa Orientale, e quale ruolo potrebbe avere nello scenario mondiale futuro se fosse realizzato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lo-scudo-antimissile-e-il-suo-obiettivo/1000/" title="Lo scudo antimissile e il suo obiettivo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/scudo.81dkqq7hihogggo80s08cc04g.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="113" alt="Lo scudo antimissile e il suo obiettivo" ></div></a><p><font size="2">Il progetto statunitense d&#8217;installare un sistema anti-missili balistici in Polonia e Cèchia ha suscitato le rimostranze della Federazione Russa, che lo considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Washington si difende asserendo che lo &#8220;scudo antimissile&#8221; sarà rivolto a fronteggiare eventuali attacchi da parte dell&#8217;Iràn e della Corea del Nord, e non costituisce una mossa ostile alla Russia. In questo saggio, Daniele Scalea cerca di definire i termini della questione, spiegando in cosa consistono i missili balistici e lo scudo antimissile e sottolineandone il peso geo-strategico. Passa quindi a valutare la reale minaccia portata agli USA ed all&#8217;Europa dagli arsenali missilistici di Iràn e Corea del Nord e, appoggiandosi anche a fonti ufficiali ed accademiche statunitensi, oltre che alle tesi russe, cerca d&#8217;individuare contro chi sia realmente rivolto lo scudo antimissile in Europa Orientale, e quale ruolo potrebbe avere nello scenario mondiale futuro se fosse realizzato.<br />
</font><font face="Verdana" size="2"></p>
<blockquote><p><b>Titolo:</b> Lo scudo antimissile e il suo obiettivo<br />
<b>Autore:</b> Daniele Scalea<br />
<b>Numero rapporto:</b> fuori serie<br />
<b>Data di pubblicazione:</b> giugno 2007 (con aggiornamento del 22 agosto 2009)<br />
<a href='http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Lo-scudo-antimissile-e-il-suo-obiettivo.pdf' target="blank">Leggi il Rapporto</a><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Lo-scudo-antimissile-e-il-suo-obiettivo.pdf" target="blank"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pdf.png" alt="pdf" title="pdf" width="16" height="16" class="alignright size-full wp-image-577" /></a></p></blockquote>
<p></font></p>
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