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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Pakistan</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
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		<title>L’assistenza militare Cinese al Pakistan e le sue implicazioni per l&#8217;India</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
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		<description><![CDATA[Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan ha ammesso che nessuna relazione tra due Stati sovrani è unica e durevole come quella tra il Pakistan e la Cina. Le relazioni sono iniziate dal 1950, quando il primo ruppe i rapporti diplomatici con la Repubblica cinese e riconobbe la Repubblica popolare cinese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5759/5759" title="L’assistenza militare Cinese al Pakistan e le sue implicazioni per l&#8217;India"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/pakistan_china_locator.6uhl6c2qfp8g8okosskgw8wsc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="37" alt="L’assistenza militare Cinese al Pakistan e le sue implicazioni per l&#8217;India" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.southasiaanalysis.org/papers40/paper3996.html">http://www.southasiaanalysis.org/papers40/paper3996.html</a></p>
<p>24 Agosto 2010</p>
<p><font size="3">Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan ha ammesso che nessuna relazione tra due Stati sovrani è unica e durevole come quella tra il Pakistan e la Cina.</p>
<p>Le relazioni tra il Pakistan e la Cina sono iniziate dal 1950, quando il primo ruppe i rapporti diplomatici con la Repubblica cinese e riconobbe la Repubblica popolare cinese. Con il passare del tempo i rapporti tra i due Paesi si sono rafforzati, avendo l&#8217;India come nemico comune. Entrambi i paesi si sostengono a vicenda anche su questioni internazionali. La Cina sostiene il Pakistan sul Kashmir, mentre il Pakistan supporta la Cina sulle questioni del Tibet, di Taiwan e dello Xinjiang.</p>
<p>Hussain Haqqani un alto diplomatico pakistano ha sottolineato che &#8220;<em>Per la Cina, il Pakistan è un vantaggioso deterrente secondario verso l’India, mentre per il Pakistan, la Cina è un garante di alto valore per la sicurezza contro l&#8217;India</em>&#8220;.</p>
<p>La Cina favorisce anche le tensione tra India e Pakistan, lasciando, in questo modo, l&#8217;India impegnata nella regione dell’Asia del Sud, non potendo così sfidare la Cina in campo internazionale.<br />
<strong>Gli aiuti militari Cinesi al Pakistan </strong></p>
<p>Lisa Curtis della <em>Heritage Foundation</em>, un think tank di Washington, citata su un articolo, affermava che &#8220;<em>la politica cinese nei confronti del Pakistan è determinata principalmente dal suo interesse a contrastare la potenza indiana nella regione, e deviava la forza militare e l&#8217;attenzione strategica indiana lontano dalla Cina</em>&#8220;.</p>
<p>La Cina è il principale fornitore di armi del Pakistan. Anche per il trasferimento di tecnologia e know-how il Pakistan dipende molto dalla Cina. La Cina ha trasferito 36 missili balistici M9, anche se l’ha riconosciuto ufficialmente soltanto nel 1992.</p>
<p>Da allora in poi, i legami della difesa tra le due nazioni si sono sempre più rafforzati, con la Cina che aveva anche fornito al Pakistan aerei JF-17 e F-7, e diversi tipi di armi di piccolo calibro e di munizioni.</p>
<p>Il 70 per cento degli aerei e dei carri armati (MBT) delle forze armate del Pakistan è stato acquistato dalla Cina. La Cina ha fornito più di 400 aerei militari, 1600 MBT e più di 40 navi. La maggior parte dei progetti missilistici pakistani è stata avviata dalla Cina.</p>
<p>La Cina non solo ha modernizzato l’esercito Pakistano, ma anche creato dei progetti comuni col Pakistan. I J-10 e JF-17 sono l&#8217;ultima versione cinese degli aeromobili russi SU-27 e MiG-29*. Il caccia JF-17 <em>Thunder</em> è stato sviluppato congiuntamente dai cinesi e dai pakistani presso il <em>Pakistan Aeronautical Complex</em>, di Kamra. Si tratta di un avanzato aereo da combattimento leggero multi-ruolo. Inizialmente, dei missili cinesi sarebbero stati montate sul JF-17 e poi l&#8217;aereo sarebbe stati dotato di più sofisticati radar e missili.</p>
<p>Oltre il JF-17, altri progetti comuni importanti includono il K-8 <em>Karakorum</em>, aereo d’addestramento  avanzato, il tank <em>al-Khalid</em>, i missili da crociera <em>Babur</em>, la fregata F-22, sistemi AWACS (<em>Airborne Warning and Control System</em>), ecc. La Cina ha anche costruito il porto oceanico di Gwadar e assistite il <em>Space and Upper Atmosphere Research Commission del Pakistan</em> (SUPARCO) nello sviluppo della tecnologia spaziale. La<em> Heavy Rebuild Factory Factory</em> (HRF) di Taxila è stato costruito con l&#8217;assistenza cinese.</p>
<p>La Cina ha aiutato il Pakistan anche nello sviluppo del programma nucleare. Secondo un rapporto dell’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti, la Cina aveva trasferito non solo progetti di armi nucleari, ma anche uranio bellico, in modo che al Pakistan fosse possibile costruire due bombe nucleari. La Cina ha costruito due reattori nucleari a Ch’asma, e ha anche voluto costruirvi altri due reattori nucleari, ma la cosa non andò lontano.</p>
<p>La fregata anti-sommergibile 054A, costruita nel cantiere navale Huangpu è stata venduta alla marina del Pakistan.</p>
<p>Il Ministro della Difesa cinese, Liang Guangile, incontrando Noman Bashir, capo di stato maggiore della marina del Pakistan, nel dicembre 2009 a Pechino, ha ribadito che le forze armate cinesi vorrebbero migliorare i loro rapporti amichevoli con le forze della Difesa pakistana. Il Generale Liang ha confermato che la marina pakistana avrebbe ricevuto un totale di otto Fregate F-22P da 3000 tonnellate dalla Cina. Tuttavia, il Pakistan vuole acquistare anche navi da 4.000 tonnellate, da affiancare alle Fregate F-22P. La leadership cinese è disposto a dare le navi da 4.000 tonnellate al Pakistan. Il Pakistan anche acquisito 120 missili da crociera anti-nave a lungo raggio cinesi C-802. La Cina ha dato al Pakistan anche un secondo SAAB 2000 attrezzato col radar ERIEYE e fornirà anche un velivolo da allarme precoce aereo Shaanxi ZDK-03.</p>
<p>La Cina vorrebbe creare delle basi militari all&#8217;estero. Almeno una base militare sarebbe stabilita in Pakistan. Una base militare cinese in Pakistan farebbe pressione sull’India e controbilancerebbe l’influenza degli gli Stati Uniti in Pakistan e Afghanistan. Non solo, la base militare cinese in Pakistan faciliterebbe alla Cina la repressione della rivolta degli Uiguri, che chiedono una nazione indipendente nella provincia dello Xinjiang.</p>
<p>La Cina assiste liberamente il Pakistan non solo sui fronti diplomatico, della difesa, della tecnologia e nucleare, ma anche sul fronte economico. Più di 60 imprese e circa 10 mila lavoratori cinesi sono coinvolti in 122 progetti in Pakistan. Gli investimenti cinesi hanno già superato i 7.000 milioni dollari e potrebbe aumentare a 10 miliardi dollari quest&#8217;anno.</p>
<p><strong>La visita della delegazione cinese </strong></p>
<p>Il Consigliere di Stato e Ministro della Difesa cinese, Generale Liang Guanglie, ha guidato una delegazione di 17 membro in Pakistan, il 23 maggio 2010, in una visita di due giorni. La delegazione in visita ha incontrato il presidente pakistano, il primo ministro, il ministro della difesa e i generali al vertice militare, compresi il Generale Ashfaq Parvez Kayani, Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito e il Generale Tariq Majid, presidente del Comitato dei capi di stato maggiore. Sia il Generale Kayani e che il Generale Majid hanno espresso apprezzamento verso la Cina per il suo genuino sostegno al Pakistan.</p>
<p>I ministri della difesa di entrambi i paesi hanno firmato tre accordi, apparentemente per consentire al Pakistan di combattere il terrorismo. Nell&#8217;ambito di tali accordi, la cooperazione e la comunicazione strategica tra le forze armate dei due paesi sarebbero state rafforzate. Esercito, Marina e Aeronautica Militare del Pakistan e della Cina parteciperanno a esercitazioni militari congiunte. I ministri hanno anche concordato di condividere l&#8217;intelligence per estirpare la minaccia del terrorismo. Il ministro della Difesa cinese ha anche promesso di fornire quattro aerei da addestramento all’aviazione e 60 milioni di yuan (8,78 milioni di dollari) alle forze della difesa pakistane.</p>
<p>Sia il presidente pakistano che il Primo Ministro hanno sottolineato gli stretti amichevoli legami tra la Cina e il Pakistan. Tuttavia, nel corso dei colloqui, il presidente Zardari ha affermato che l&#8217;intelligence indiana si trova dietro gli attacchi terroristici in Pakistan.</p>
<p>Il primo ministro pakistano, Yousuf Raza Gilani, ha anche accusato che vi sono ampie prove che un&#8217;agenzia d’intelligence indiana assistita le organizzazioni terroristiche in Pakistan attraverso l&#8217;Afghanistan. Gilani ha affermato che il Pakistan vuole sradicare il terrorismo dal suo suolo, ma ha bisogno del sostegno della Cina per combattere il terrorismo. Gilani anche lodato le imprese cinesi, e cioè la  <em>China National Electronic Import and Export Corporation</em> (CEIEC) e <em>China North Industries Corporation</em> (Norinco) per aver dato credito alle forze di difesa del Pakistan.</p>
<p>Il Generale Liang ha dichiarato che la Cina vuole rendere il Pakistan autosufficiente e non desidera mantenerlo dipendente dalla Cina. Ha promesso che la Cina avrebbe fornito, in futuro, pezzi di ricambio in più, unità d’assemblaggio, impianti di alaggio e ulteriori progetti di joint venture con Pakistan.</p>
<p><strong>Cosa dopo? </strong></p>
<p>L’India dovrebbe cercare di contrastare il nesso tra il Pakistan e la Cina, mentre i legami militari e nucleari tra i due paesi si stanno rafforzando. La Cina ancora fornisce clandestinamente missili e tecnologia nucleare al Pakistan. Anche se gli Stati Uniti hanno confermato le informazioni su questa diabolica alleanza, sembra che gli statunitensi non vogliano dare credito a queste evidenti prove.</p>
<p>L’India, inoltre, non ha fatto alcuna opposizione attiva a questo rapporto malsano. L’India dovrebbe radunare il sostegno internazionale contro la proliferazione delle attività illecite della Cina. E&#8217; ora che l&#8217;India adotti una campagna contro la tangibile proliferazione illegale della Cina.</p>
<p>Non solo, la Cina dovrebbe inoltre comprendere che la pressione dei taliban, che si sta aggravando molto velocemente nel Pakistan nucleare, potrebbe essere un fenomeno pericoloso per il mondo. La Cina deve utilizzare la sua influenza in modo che l&#8217;impatto dei taliban e dei terroristi in Pakistan, non sia tale che possano ottenere il controllo dei dispositivi nucleari.<br />
Giornalista-autore e commentatore di politica estera, relazioni internazionali, terrorismo e sicurezza di New Delhi.</p>
<p>*Il JF-17 è l&#8217;evoluzione ultima del MIG-21/J-7. NdT</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
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		<title>Russia e Pakistan dopo il vertice quadrilaterale di Sochi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 07:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vertice di Sochi del 18-19 agosto, cui hanno partecipato i leader di Russia, Pakistan, Afghanistan e Tajikistan, ha mostrato che questo formato aiuta, in effetti, ad affrontare i problemi geopolitici dell’Asia centrale e a rafforzare la pace e la sicurezza nella regione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5621/russia-e-pakistan-dopo-il-vertice-quadrilaterale-di-sochi-2" title="Russia e Pakistan dopo il vertice quadrilaterale di Sochi"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/sociafghanistan_russia2.cpwq3g66dkow0s8skgs8wg80c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="44" alt="Russia e Pakistan dopo il vertice quadrilaterale di Sochi" ></div></a><p>Fonte: Strategic Culture Foundation</p>
<p>http://en.fondsk.ru/print.php?id=3222</p>
<p>23/08/2010 </p>
<p><font size="3">Il vertice di Sochi del 18-19 agosto, cui hanno partecipato i leader di Russia, Pakistan, Afghanistan e Tajikistan &#8211; il secondo dall’incontro di Dushanbe del luglio 2009 &#8211; ha mostrato che questo formato aiuta, in effetti, ad affrontare i problemi geopolitici dell&#8217;Asia centrale e a rafforzare la pace e la sicurezza nella regione.</p>
<p>L&#8217;ordine del giorno di Sochi era sovrastata dalla lotta contro il traffico di droga e il terrorismo e dalla cooperazione economica tra i paesi della regione. La tragica situazione in Pakistan, paese in cui un diluvio senza precedenti ha provocato un disastro nazionale, ha attirato l&#8217;attenzione particolare del vertice. I leader dei quattro paesi hanno, inoltre, discusso gli sforzi congiunti antinarcotici e le prospettive per stabilizzare l&#8217;Afghanistan &#8211; in particolare la sua zona di confine adiacente al Pakistan &#8211; e la zona tribale del Pakistan della provincia del Khyber Pakhtunkhwa (precedentemente conosciuta come North-West Frontier Province).</p>
<p>Il presidente russo Dmitrij Medvedev e il suo omologo pakistano Asif Ali Zardari, hanno confermato, in un incontro bilaterale nel corso del vertice, che i due paesi sono interessati a una maggiore cooperazione nell’economia e nella politica internazionale. In apertura della riunione, i Presidenti si sono scambiate le condoglianze poiché la Russia aveva di recente affrontato una siccità e degli incendi boschivi insolitamente intensi, e il Pakistan ha subito un&#8217;alluvione devastante. A causa della critica situazione in Pakistan, il presidente Zardari ha dovuto lasciare il vertice diverse ore prima, invece di restare per due giorni, come precedentemente previsto. Sottolineando che la Russia è alla ricerca di una più stretta partnership economica con il Pakistan, il presidente Medvedev ha espresso rammarico per il poco era stato fatto finora, e sperava che la collaborazione si sviluppi con maggior dinamismo nel prossimo futuro.</p>
<p>Il Pakistan colpito dal diluvio è guardato con compassione in tutto il mondo. Le conseguenze socio-economiche della catastrofe si diffondono oltre i confini del Pakistan e colpiscono l&#8217;intera Asia centrale. Stando alle stime attuali, circa 20 milioni sono le persone colpite dalla catastrofe, che ha provocato quasi 1.700 morti e 2.090 feriti e ricoverati in ospedale. L&#8217;alluvione in Pakistan ha distrutto 576.000 abitazioni e il paese è stato costretto a creare 1.520 campi provvisori, ma un gran numero di persone ancora non ha rifugio e deve sopravvivere con piccoli pezzi di terra non allagati. Al momento, il Pakistan sta affrontando le minacce di carestie ed epidemie. Il segretario generale dell&#8217;ONU, Ban Ki-moon, ha descritto la situazione nel paese terribile e straziante. Ha detto che non aveva mai visto una catastrofe naturale di tali proporzioni, e ha chiesto più rapidi aiuti internazionali.</p>
<p>Anche se la maggior parte dei paesi e delle organizzazioni internazionali hanno già risposto alla richiesta di aiuto del Pakistan, al momento l’assistenza internazionale potrebbe essere ancora più estesa. L&#8217;Asian Development Bank prevede di estendere un prestito di emergenza di 2 miliardi al Pakistan, la Banca Mondiale ha già dato al paese 900 milioni di dollari, e l&#8217;ONU intende fornirne 460 milioni, di cui 272 milioni sono già stati consegnati. L&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Organizzazione della Conferenza Islamica si sono impegnate per 70 e 11 milioni rispettivamente, (l&#8217;ultima è l&#8217;assegnazione dei fondi attraverso la Islamic Development Bank). La Russia ha anche assunto un ruolo attivo nella campagna di aiuti &#8211; alcuni aerei Il-76 del ministero russo per le situazioni di emergenza, hanno già sbarcato aiuti umanitari in Pakistan.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;attuale stato delle relazioni economiche tra la Russia e il Pakistan, è vero che lascia molto a desiderare, e i presidenti dei Paesi, hanno dovuto ammettere a Sochi che nessun progresso è stato fatto. Il fatturato del commercio tra la Russia e il Pakistan a malapena ha superato la soglia dei 400 milioni di dollari (in netto contrasto, il fatturato del commercio del Pakistan con l&#8217;India &#8211; il paese che Islamabad chiaramente non può contare tra i suoi amici &#8211; ha superato la quota dei 2 miliardi, e continua a registrare una crescita costante). E&#8217; un risultato serio del vertice di Sochi, che &#8211; come i leader della Russia e del Pakistan hanno deciso &#8211; la Commissione Inter-governativa sulla Cooperazione Bilaterale, istituita da diversi anni, finalmente terrà la sua prima conferenza operativa, nel mese di settembre, dopo un lungo periodo di inattività. Il Presidente Medvedev ha espresso l&#8217;interesse della Russia nel partecipare con 7,6 miliardi di dollari, alla costruzione del progettato gasdotto Iran-Pakistan-India (il gasdotto si estenderà per oltre 1.000 km) e per aiutare l&#8217;aggiornamento dell’impianto metallurgico del Pakistan, che Karachi ha costruito nel 1985 con l&#8217;assistenza sovietica (la capacità dell&#8217;impianto, attualmente supera 1,1 milioni di tonnellate di acciaio l&#8217;anno, e dovrebbe raggiungere 1,5 milioni di tonnellate e dopo la prima fase di aggiornamento, e  3 milioni di tonnellate, dopo la seconda fase di aggiornamento). Russia e Pakistan prenderanno anche in considerazione le opportunità esistenti per la cooperazione nel trasporto ferroviario e nel settore energetico. Il presidente russo ha suggerito che un maggior numero di studenti pakistani chiedano l&#8217;ammissione alle università russe. Con una significativa iniziativa, le banche russe probabilmente apriranno divisioni in Pakistan, per servizi operazioni import-export. il ministro degli esteri della Russia, S. Lavrov, ha detto ai media che la cooperazione economica dovrebbe essere il motore delle relazioni tra la Russia e il Pakistan.</p>
<p>Il presidente Zardari ha invitato la Russia a investire nel settore energetico pakistano, nell&#8217;industria delle montagne e nella produzione di infrastrutture. Si è convenuto che il Presidente Medvedev si recherà in visita in Pakistan, e il presidente Zardari ha sottolineato che una superpotenza come la Russia sta giocando un ruolo importante nel mantenimento della stabilità in Asia centrale e meridionale.</p>
<p>Questa non è la prima volta che viene invitato un leader russo in Pakistan &#8211; finora le visite da parte di funzionari russi di rango inferiore hanno prodotto risultati minimi. Quale potrebbe essere la spiegazione dietro la stagnazione? Ho passato anni alla ricerca di una risposta come studioso professionalmente interessato al Pakistan. La Russia può divenire un osservatore delle organizzazioni internazionali in cui il Pakistan è presente? In passato, la Russia ha sostenuto con successo l&#8217;offerta del Pakistan di aderire alla Shanghai Cooperation Organization in qualità di osservatore. Il Pakistan ha assistito la Russia nell’adesione all’Organizzazione della Conferenza Islamica, dove la Russia ha attualmente il ruolo di osservatore.</p>
<p>Dal punto di vista dello sviluppo delle relazioni tra la Russia e il Pakistan, sarebbe utile per Mosca ottenere l’adesione in gruppi come il SAARC (South Asian Association of Regional Cooperation) e gli Amici del Pakistan Democratico (che attualmente comprende Australia, Gran Bretagna, Italia, Canada, Cina, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Stati Uniti, Turchia, Francia, Giappone, e rappresentanti delle Nazioni Unite e dell&#8217;UE).</p>
<p>Al momento il Pakistan è guidato da un nuovo Presidente civile e da un nuovo governo, ribadisce il proprio impegno allo sviluppo delle relazioni economiche e politiche con la Russia, e anche l’apertura di negoziati con Mosca sul commercio delle armi. In qualche modo, Mosca sembra evitare provvedimenti pratici e limita alla routine il suo coinvolgimento in pacate discussioni improduttive. Occorre rendersi conto che la preoccupazione per il potenziale malcontento a Delhi, che senza dubbio avrebbe reagito negativamente al riavvicinamento della Russia al Pakistan, riflette una visione politica obsoleta. Per anni l&#8217;India non ha considerato la Russia quale il numero uno dei partner in molti ambiti; il suo accordo del 2010 sull&#8217;energia nucleare con gli Stati Uniti e il Canada, e le massicce acquisizioni d&#8217;elettronica militare israeliana, ne esemplificano la tendenza. Per la Russia, ignorare il Pakistan &#8211; il paese con la popolazione di 175.000.000 situato in una regione strategica e vicino a Afghanistan, India e Cina &#8211; è stata una strategia mal concepita. Inoltre, la propensione di Delhi nel normalizzare i rapporti con Islamabad, s’è dimostrata chiaramente durante i colloqui tra il i ministri degli esteri indiano e del Pakistan, il 15 luglio, dovrebbe essere presa in considerazione. Oggi, ampie opportunità sono a disposizione della promozione dello sviluppo economico &#8211; e anche politica – delle relazioni tra la Russia e il Pakistan. </p>
<p><em>Sergei Kamenev è il direttore del settore Pakistan dell&#8217;Istituto di Studi Orientali dell&#8217;Accademia Russa delle Scienze. </em></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio </p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.altervista.org</p>
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<p></font></p>
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		<title>Il Baluchistan tra terrorismo, narcotraffico e diplomazia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 07:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Baluchistan]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 19 luglio, l'Iran chiedeva con fermezza al vicino Pakistan di consegnare alcuni terroristi appartenenti al gruppo sunnita Jundullah, per scongiurare la possibilità di un raid nel territorio del Baluchistan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5516/il-baluchistan-tra-terrorismo-narcotraffico-e-diplomazia" title="Il Baluchistan tra terrorismo, narcotraffico e diplomazia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/baluchistan_states_map1.8cx6wyx3g0cosg8g8cogkoc8w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="68" alt="Il Baluchistan tra terrorismo, narcotraffico e diplomazia" ></div></a><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo scorso 19 luglio</strong>, l&#8217;Iran chiedeva con fermezza al Pakistan la consegna di alcuni terroristi appartenenti al gruppo sunnita Jundullah, in caso contrario l&#8217;esercito della Repubblica Islamica avrebbe attraversato legalmente i confini pakistani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La minaccia di un raid, segue l&#8217;ultimo attacco terroristico avvenuto a Zahedan, capoluogo della provincia sud-orientale iraniana del Sistan-Baluchistan, il 15 luglio, in una delle due moschee shi&#8217;ite più importanti della città, e che ha visto  27 morti e centinaia di feriti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;attentato, è stato rivendicato proprio da Jundullah, come reazione alla recente esecuzione del leader &#8216;Abd al-Malik Rigi (l&#8217;impiccagione risale al 20 giugno scorso), la cui cattura era avvenuta il 23 febbraio in circostanze e con modalità non ancora chiarite.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Jundullah (L&#8217;Esercito di Dio)</strong>, è un&#8217;organizzazione di matrice sunnita che inizia ufficialmente la sua attività sotto questo nome nel 2002. Guidata da &#8216;Abd al-Malik Rigi, si dichiara movimento armato per la rivendicazione dei diritti della minoranza balucha. La sua principale area di azione, è la sopraccitata provincia iraniana del <strong>Sistan-Baluchistan</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel corso degli anni, l&#8217;Iran ha ciclicamente accusato gli Stati Uniti di sostenere e finanziare Jundullah in un gioco atto a destabilizzare la Repubblica Islamica dall&#8217;interno. Nonostante situazioni analoghe si siano già verificate in passato, come nel caso dei finanziamenti ai Taliban, e di quelli dell&#8217;amministrazione Bush figlio al PJAK (Partito per la libera esistenza del Kurdistan, gruppo militante kurdo), queste accuse sono sempre state rigettate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Circa il Sistan-Baluchistan</strong>, ci sono alcuni elementi da prendere in considerazione nell&#8217;analisi del recente e ciclico acuirsi delle tensioni in quest&#8217;area:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">a)  La storica regione del Baluchistan si divide tra Iran, Pakistan e Afghanistan. Si tratta, non solo di aree estremamente povere e arretrate, ma, nello specifico caso di Iran e Pakistan, di province tra le più ampie e popolose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">b)  La popolazione della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran è per il 92% di fede shi&#8217;ita. È in questo contesto che si inserisce la questione della popolazione dei baluchi, minoranza sunnita con una propria lingua e strette relazioni con i vicini baluchi del Pakistan.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">c)  Secondo i report del UNODC ( United Nation Office on Drugs) l&#8217;Afghanistan detiene, già da anni, il primato della produzione mondiale di oppio (si parla di oltre il 90%), e i confini tra Afghanistan, Pakistan e Iran, sono uno dei principali teatri per crimini legati a traffico di droga, armi, riciclaggio di denaro sporco e business legato ai rapimenti. L&#8217;Iran in particolare, è un corridoio ideale per il passaggio attraverso la Turchia  e verso i mercati europei.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">d)  Infine, l&#8217;area del Sistan-Baluchistan, è protagonista di un grande gioco strategico che ruota intorno allo storico progetto del gasdotto IPI (Iran-Pakistan-India), meglio conosciuto con l&#8217;evocativo nome di G<em>asdotto della Pace. </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo ambizioso progetto vede la luce intorno al 1994, e prende lo pseudonimo di cui sopra in virtù del fatto che  in origine avrebbe previsto la stretta collaborazione di due potenze storicamente in conflitto come Pakistan e India. Tensioni politiche, pressioni esterne e conflitti sui costi complessivi dell&#8217;opera, hanno fatto slittare il tutto sino ad oggi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il 25 giugno dell&#8217;anno corrente, proprio due settimane dopo che il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU si è trovato a votare favorevolmente per l&#8217;imposizione di nuove sanzioni all&#8217;Iran, la Repubblica Islamica e il  Pakistan, hanno firmato un accordo per avviare una versione ridotta del gasdotto (1100 km rispetto agli inizialmente previsti 2600). Nel frattempo infatti, l&#8217;India si è, almeno per il momento, chiamata fuori dal progetto, lasciando libero il campo, oltre che a un panorama fatto perlopiù di incertezze, a possibili trattative per il subentrare della Cina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>È in questo contesto estremamente instabile </strong>e in un&#8217;area oggetto degli interessi più disparati, che opera Jundullah. Certo, non solo. È infatti il Pakistan area nota per la presenza di gruppi terroristici, dai Talebani, ai Lashkar-e Tayba, o Esercito del Bene, responsabili degli attentati del 2008 a Mumbay.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quanto alle azioni dell&#8217;Esercito di Dio, alcune tra le più clamorose, hanno avuto luogo proprio nel corso dell&#8217;ultimo anno e mezzo. Ricordiamo le esplosioni e i 25 morti nella Moschea di Zahedan del 28 maggio 2009, e le 42 vittime, di cui sei alti ufficiali dei Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione) del 18 ottobre dello stesso anno. In entrambi i casi si trattava di occasioni simboliche (i festeggiamenti per il compleanno di Fatima, la figlia prediletta del Profeta Muhammad, e un&#8217;assemblea tra capi tribù shi&#8217;iti e sunniti), in cui poter colpire non solo civili comuni, ma anche obbiettivi di più alto livello.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Così come nel più recente caso del 15 luglio, a seguire sono state sollevate accuse dirette a ovest, accuse secondo le quali Stati Uniti e Gran Bretagna sarebbero complici del tentativo di minare una presunta unità tra shi&#8217;iti e sunniti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Come già accennato, </strong>L&#8217;esecuzione, avvenuta il 20 giugno scorso, del capo di Jundullah, è seguita a un arresto dai contorni poco chiari. Fonti ufficiali riferiscono che la presa in consegna da parte delle autorità di Rigi, sia stata opera di un Iran solista. Affermazione non verificata e rispetto alla quale sembra più credibile l&#8217;ipotesi di un&#8217;azione coordinata tra servizi segreti iraniani e pakistani, (forse anche statunitensi e inglesi). L&#8217;agenzia Fars riferisce infatti che Rigi, intercettato su un volo Pakistan-Dubai, e fatto atterrare a Bandar Abbas, sarebbe stato precedentemente ospite di una non meglio specificata base militare statunitense.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tornando agli ultimi fatti, se è vero che il 19 luglio le agenzie stampa di tutto il mondo diffondevano la notizia delle richieste e minacce di sconfino dell&#8217;Iran al Pakistan, è anche vero che un&#8217;ansa dell&#8217;agenzia ufficiale IRNA, appena due giorni dopo, parlava di una telefonata del Primo Ministro pakistano Sayyed Yusuf Raza Gilani al vice segretario del Primo Ministro iraniano. Argomento della comunicazione, il rinnovato impegno per una collaborazione nello sviluppo dei sistemi di sfruttamento di gas e petrolio, impegno per la presa in consegna dell&#8217;Iran del progetto per la costruzione del settore Noshki-Dalbandin di una via di collegamento tra i confini dei due paesi, impegno per gettare le basi di una maggiore collaborazione tra le regioni del Sistan-Baluchistan iraniano con il Baluchistan pakistano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le minacce del 19 luglio rimbalzate da un&#8217;agenzia stampa all&#8217;altra non sono da sottovalutarsi, ma non è da escludersi  l&#8217;ottica di un gioco diplomatico finalizzato ad ottenere non tanto la consegna di alcuni membri del Jundullah, quanto l&#8217;ulteriore assicurazione di una stretta collaborazione per la costruzione del gasdotto, il cui progetto resta comunque fortemente incerto per molteplici questioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>* Ginevra Lamberti è laureanda in Lingue e Culture dell’Eurasia e del Mediterraneo (Università Ca&#8217; Foscari di Venezia)</em></span></span></strong></p>
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		<title>Hamid Gul: &#8220;Le relazioni di Wikileaks sono false&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 19:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[La pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti classificati degli Stati Uniti, includono affermazioni secondo cui l’ex capo delle spie del Pakistan, Hamid Gul avrebbe ordinato attacchi contro le truppe della NATO. Gul parla con il Monitor delle notizie di Wikileaks.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5308/hamid-gul-le-relazioni-di-wikileaks-sono-fittizie" title="Hamid Gul: &#8220;Le relazioni di Wikileaks sono false&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/hamid_gul_20081222.3aer7vwvgz6sk4ccg8g8w0o0s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="63" alt="Hamid Gul: &#8220;Le relazioni di Wikileaks sono false&#8221;" ></div></a><p>Fonte: Global Research, 27 luglio 2010 &#8211; <em>The Christian Science Monitor</em><br />
<a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=20297">http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=20297</a><br />
<font size="3"><em>La pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti classificati degli Stati Uniti, includono affermazioni secondo cui l’ex capo delle spie del Pakistan, Hamid Gul avrebbe ordinato attacchi contro le truppe della NATO. Gul parla con il Monitor delle notizie di Wikileaks. </em><br />
L&#8217;ex capo dell’agenzia spionistica del della Pakistan, deride come &#8220;<em>maligna, fittizia e assurda</em>&#8221; la  pubblicazione di documenti militari degli Stati Uniti che imputano a lui una serie di attentati contro le forze Usa e della NATO in Afghanistan.</p>
<p>Il nome di Hamid Gul compare non meno di otto volte nei documenti trapelati Domenica su <em>Wikileaks</em>, il whistle-blower* online. Negli articoli, il generale in pensione ed ex capo dell’<em>Inter-Services Intelligence </em>(ISI) dal 1987 al 1989, è accusato di aver ordinato attacchi IED contro le forze afgane e internazionali, nel dicembre 2006, e di complotto per rapire personale delle Nazioni Unite da usare come ostaggi in cambio dei militanti prigionieri.</p>
<p>L&#8217;ISI è citato in almeno 190 rapporti, ed è accusato di appoggiare gli attacchi contro le forze degli Stati Uniti e dell’Organizzazione del Trattato dell&#8217;Atlantico del Nord (NATO) in Afghanistan. In una relazione del marzo 2007, l&#8217;ISI è sospettato di aver donato 1.000 motocicletta al leader militante Jalaluddin Haqqani, per effettuare attacchi suicidi in Afghanistan.</p>
<p>&#8220;<em>Questa è una sciocchezza assoluta</em>&#8220;, ha detto Gul in una intervista telefonica. Chiamato a rispondere alle varie relazioni di <em>Wikileaks</em> in cui il suo nome compare, ha risposto: &#8220;<em>dannosa, fittizia, e assurda &#8211; e se questa è la condizione dell’intelligence degli Stati Uniti, allora temo che non c&#8217;è da meravigliarsi che stiano perdendo in Afghanistan, e perderanno ovunque nel mondo cercheranno di ficcare il naso</em>&#8220;.</p>
<p>Gul in passato si faceva chiamare il &#8220;<em>tesoro</em>&#8221; di Washington, per giocare un ruolo chiave nel sostegno segreto della CIA ai <em>mujahiddin</em> afgani contro il governo filo-sovietico di Kabul, negli anni 080, ed è uno dei principali architetto della strategia del Pakistan in Afghanistan. Non ha ricoperto alcun incarico dal 1992, sebbene sia ancora visto come un consulente ben collegato ai militari.</p>
<p>&#8220;<em>E&#8217; una vergogna oltraggiosa per [gli USA], se un generale di 74 anni, seduto nella sua piccola casa e che non ha nulla a che fare con l’ISI, possa tirarsi fuori da tutto questo</em>&#8221; dice, aggiungendo: &#8220;<em>Se riesco a tirarmi fuori dalla sconfitta dell’America in Afghanistan, allora i libri di storia lo registreranno a mio credito, e le generazioni future si rallegreranno di ciò.</em>&#8221;</p>
<p><strong><em>&#8216;So dei vostri misfatti in Afghanistan&#8217; </em></strong></p>
<p><em>Wikileaks</em> non ha rivelato la fonte delle informazioni trapelate dall’intelligence, che sono state rilasciato settimane fa al <em>New York Times, The Guardian</em> e <em>Der Spiegel</em>, che hanno analizzato i dati e, contemporaneamente, pubblicato gli articoli di Domenica. In aprile, <em>Wikileaks</em> aveva rilasciato un filmato classificato sui tiri dei militari degli Stati Uniti su un gruppo di civili, che si sostiene fossero insorti di Baghdad, tra cui due corrispondenti dell’agenzia stampa <em>Reuters</em>. A maggio, gli Stati Uniti arrestarono Bradley Manning, un analista dell’intelligence USA sospettato di aver fornito il video a <em>Wikileaks</em>.</p>
<p>Gul, però, dice che gli stessi Stati Uniti hanno orchestrato l&#8217;ultima denuncia di <em>Wikileaks</em>, per spostare l&#8217;attenzione dai propri errori in Afghanistan. Parlando con tono elevato, e a volte furioso, dice egli ritiene che gli Stati Uniti possono ora usare la denuncia per forzare la mano al Pakistan sulla politica in Afghanistan.</p>
<p>&#8220;<em>Loro [gli statunitensi] vogliono bandire il Pakistan e ora, al momento giusto, spuntano tali rivelazioni. Mi rifiuto di credere che non sia stato proposito</em>&#8220;, afferma Gul.</p>
<p>Il Pakistan, un paese inondato dalle teorie della cospirazione, è già brulicante di voci secondo cui gli Stati Uniti hanno orchestrato la denuncia di <em>Wikileaks</em>, per minare il Pakistan e aprire la strada a un intervento militare. Gul stesso, avverte che qualsiasi intervento militare in Pakistan trascinerebbe il paese nel caos. &#8220;<em>Se si colpisce il Pakistan con un qualsiasi pretesto, si accenderà un inferno che infiammerà ogni parte della regione</em>&#8220;, dice.</p>
<p>Gul si dice pronto a testimoniare davanti al Congresso Usa, per onorare il suo nome, aggiungendo che egli è anche disposto a condividere i suoi segreti sul coinvolgimento degli Stati Uniti in e Afghanistan. &#8220;<em>Conosco le vostre malefatte in Afghanistan e le lacune nella vostra leadership, il vostro coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, e come il vostro complesso della sicurezza stampi denaro e truffi i vostri stessi contribuenti</em>&#8220;, dice.</p>
<p><strong>Le relazioni di <em>Wikileaks</em> messe in discussione </strong></p>
<p>La fuga di notizie, che spazia dal gennaio 2004 al dicembre 2009, rafforzare una diffusa visione afgana e statunitense, secondo cui l&#8217;ISI non ha tagliato i suoi legami storici con i taliban, anche se la veridicità delle relazioni non può essere confermata in modo indipendente, e analisti indipendenti hanno messo in dubbio la loro affidabilità. Infatti, alcune delle relazioni appaiono plausibili, come ad esempio una relazione del febbraio 2007 che sostiene che l&#8217;ISI e gli insorti taliban avrebbero programmato di acquistare bevande alcoliche da &#8220;<em>mescolarle con veleno</em>&#8220;, per uccidere le truppe afgane e dell’ISAF.</p>
<p>Rifaat Hussain, un analista della difesa dell’Università <em>Quaid-i-Azam</em> di Islamabad, dice di credere che le fonti siano ex membri del governo afgano del presidente Hamid Karzai, scontenti per come operi il suo programma politico. &#8220;<em>A quanto pare, hanno fatto questa pubblicazione per mettere in imbarazzo il governo di Karzai e inserire un cuneo tra Kabul e il Pakistan, oltre a creare un attrito maggiore tra il Pakistan e gli Stati Uniti</em>&#8220;, dice.</p>
<p>Il dottor Hussain mette altresì in dubbio la veridicità delle relazioni. Dato il gran numero di relazioni fuoriuscite &#8211; in totale circa 92 mila &#8211; dice che è probabile che siano in forma grezza, e senza alcun filtro da parte degli analisti dell’intelligence. &#8220;<em>Le prove grezze sono essenzialmente materiale primo che deve essere confermato</em>&#8221; dice, &#8220;<em>che si raccoglie da varie fonti, prima di sapere se il contenuto è solido e affidabile, o meno</em>.&#8221;</p>
<p>*Lo spifferatore.(NdT)</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio  </font></p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a><br />
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		<title>La grande Marcia del Pakistan</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 21:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso deriso come un “uno stato sull’orlo del fallimento” il Pakistan va a Avanti con un’agenda politica che affronta le priorità nazionali.

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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5052/la-grande-marcia-del-pakistan" title="La grande Marcia del Pakistan"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zpakistan.4bb82g0slgu8ss44kgws4c4ks.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="La grande Marcia del Pakistan" ></div></a><p><em><span><span style="font-size: medium">Spesso deriso come un “uno stato sull’orlo del fallimento” il Pakistan va a Avanti con un’agenda politica che affronta le priorità nazionali.</span></span></em></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La diplomazia Pakistana sta creando delle storie di grande successo. Sta velocemente viaggiando verso un “accord nucleare” con la Cina, che non include nessun Hyde Act che sia chiaro a differenza di quello stretto con l’Iran o Nuclear Liability Bill che possa liberare Pechino da colpevoli performance.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Pakistan non ha nemmeno accettato di avere un “deterrente minimo” né mostrato alcuna volontà a diminuire le armi nuclear che già eccedono quelle dell’India. Sembra che nessuna potenza sulla terra possa fermare Nuclear Supply Group (NSG) dal permettere al Pakistan dal produrre nuove armi, nemmeno gli Stati Uniti<br />
Basta raffrontare ciò con come il governo Indiano guidato dalla coalizione dell’ UPA si è legato con gli USA per poter concludere un accord nucleare. Il PM Manmohan Singh ha sorvegliato ciò che rimane del suo governo ed è ricorso a dubbi metodi per poter raggiungere il proprio obiettivo. Comunque, deve ancora spiegare il suo fallimento ad adempiere le promesse fatte davanti al parlamento. Certamente, la tecnologia ENR non arriverà in India</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Perché la diplomazia Pakistana sta facendo così bene? Il capo di stato maggiore Perez Kayani ha appena concluso una visita di cinque giorni in Cina che porta la cooperazione Cino-Pakistana a nuove vette. Inoltre, Islamabad si sta preparando per la seconda tornata del dialogo strategico US-Pakistan, per il quale Hillary Clinton sta visitando il Pakistan in prossimo mese.<br />
Quasi tre mesi dopo il dialogo strategic tenuto a Washington, l’amministrazione Obama si mette a discutere di nuovo con la leadership civile e militare del Pakistan per un incontro diplomatico ad alta tensione. Contrariamente al suo background, la visita di Kayani a Pachino sottolinea che Islamabad non sta trascurando le sue opzioni di politica estera nel caso in cui l’amministrazione Obama dovesse resuscitare la dottrina dell’era Bush che supportava le velleità regionali dell’India.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La sicurezza della diplomazia Pakistana è tale che alla vigilia del dialogo strategico con gli USA, Islamabad si è mossa verso l’ultimo giro di negoziati per firmare un accord con Tehran per un gasdotto da più di sette milioni di dollari partente dall’Iran. L’accordo è arrivato appena dopo le ultime sanzioni ONU contro l’Iran volute fortemente da Obama<br />
Perché la diplomazia Indiana sceglie di fare vana retorica e mettersi in toto nella tela degli USA facendo ammanettare con manette dorate il ministro per gli affair esteri S M Krishna? L’India è situate nella stessa regione e gli USA possono assicurarle preminenza su quest’area?</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il nostro più piccolo vicino ad Occidente, che spesso prendiamo in giro definendolo uno “stato in fallimento”, spinge una agenda di politica estera propositiva che incontra le sue priorità nazionali e la sicurezza energetic. Il progetto del gasdotto con l’Iran dimostra la cruda verità che è la mancanza di una politica estera Indiana che assicuri gli obiettivi di crescita e sviluppo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ogni volta che la questione viene fuori gli esperti che servono l’establishment rispondono con qualche debole scusa o altro. L’ultima tesi è che l’India potrebbe “navigare sulle reserve di gas” e quindi avrebbe “sicurezza energetica”. Esatto, Reliance sta sviluppando nuove reserve di gas a condizioni contrattuali profittevoli date dal Governo e le competitive importazioni di gas Iraniane sono in gran modo evitate. Ma questo non c’entra nulla con la sicurezza energetica della nazione. Un’onesta discussione sul costo del gas Iraniano diventa praticamente impossibile data l’opacità della politica dei prezzi del governo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Poi c’è del gas di scisto, che ultimamente è sponsorizzato dai nostri esperti come una nuovapromettente fonte di energia in grado di “probabilmente mettere fuori gioco” -in un certo tempo- sia il gas convenzionale che quelli liquidi. Ovviamente, Reliance scommette sul gas di scisto e chiaramente l’estrazione di questo gas che richiede tecnologia recentemente sviluppata dagli Americani che Relianance sta comprando in gran quantità-</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Certamente l’emersione di Reliance come un “attore diversificato e verticalmente integrato” nel settore energetico dovrebbe essere una questione di orgoglio nazionale, ma può l’orgoglio nazionale essere paragonato alla politica di sicurezza energetica del governo? Il cuore della questione è che l’India necessita sia della ricchezza di combustibili di Reliance che dei favolosi fonti di gas iraniane della South Pars capaci di soddisfare le gigantesca economia Indiana per le decadi a venire.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ovviamente, gli USA non guardano con favore la possibilità che l’Irana provveda col suo gas il mercato Indiano privando così la Big Oil di un business lucrativo. Inoltre, gli USA cercano di bloccare le esportazioni energetiche Iraniane finché non si normalizzi la situazione tra loro e l’Iran. Infine, gli USA ha strenuamente fatto opposizione all’emergere del blocco energetica asiatico – che include Iran, Pakistan, India e Cina- che potenzialmente produrre implicazioni strategiche sulla strategia globale Americana.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La leadership Indiana ha fallito nel riconoscere la trasparenza che possiede uno stato “sull’orlo del fallimento” come il Pakistan nel definire i suoi più importanti interessi nazionali trattando faccia a faccia con l’Iran. Tuttavia, il Pakistan ha un’elite politica corrotta e che potrebbe ispirare un senso di vulnerabilità dinanzi alle pressioni Americane.<br />
Ma quello che distingue la loro politica estera è che il quartier generale dell’esercito in Rawalpindi, custode degli interessi nazionali, sta toccando il fondo e ciò, quindi, permette la diplomazia Pakistana di supportare la crescent rivalità Cino-Americana nelle regioni centrali, meridionali e occidentali dell’Asia.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Ironicamente, l’amministrazione Obama non va contro l’indipendenza della politica estera pakistana, né sembra curarsi del fatto che il Pakistan sia in disaccordo con l’agenda Americana riguardo la situazione in Iran. La psicosi della leadership Indiana è quindi chiaramente ingiustificata.</span></span></p>
<p><strong><span><span style="font-size: medium">(Traduzione di Giame Marzo)</span></span></strong></p>
<p><em><span><span style="font-size: medium">* L’ambasciatore MK Bhadrakumar era un diplomatico di carriera nel servizio estero indiano. Le sue destinazioni includevano Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia.</span></span></em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Jammu e Kashmir: origini e significati d&#8217;un conflitto</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
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		<description><![CDATA[Il contenzioso tra l'India e il Pakistan riguarda in particolare la sovranità sulla fertile valle del Kashmir; alla base delle rispettive rivendicazioni si individuano sia elementi geostrategici, sopratutto da parte del Pakistan, sia ideologico-storici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5040/jammu-e-kashmir-origini-e-significati-dun-conflitto" title="Jammu e Kashmir: origini e significati d&#8217;un conflitto"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kashmir_valley.4oqvhmbmnticgko848sk8os0s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="57" alt="Jammu e Kashmir: origini e significati d&#8217;un conflitto" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: medium;">Il contenzioso tra l&#8217;India e il Pakistan riguarda in particolare la sovranità sulla fertile valle del Kashmir; alla base delle rispettive rivendicazioni si individuano sia elementi geostrategici, sopratutto da parte del Pakistan, sia ideologico-storici. Anzi, questi ultimi vengono utilizzati spesso per mascherare i primi, sopratutto agli occhi degli abitanti kashmiri.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;India e il Pakistan nacquero come Stati indipendenti nel 1947, in seguito allo smembramento dell&#8217;Impero britannico in quell&#8217;area; i criteri presi in considerazione per la suddivisione furono più che altro geografici e religiosi. Questi stessi criteri erano però difficilmente applicabili nella regione del Jammu e Kashmir; nel 1947, infatti, vi era in questa regione un monarca indù e una popolazione a maggioranza musulmana. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo primo elemento ci permette di individuare le diverse linee intraprese da Islamabad e Nuova Delhi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Jammu-Kashmir_1.gif"><img class="size-full wp-image-5041 alignleft" style="margin: 5px; float: left" title="La spartizione del Jammu e Kashmir" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Jammu-Kashmir_1.gif" alt="" width="308" height="290" /></a>Il Pakistan nacque come patria degl&#8217;indiani musulmani e, in quanto tale, reclamava l&#8217; annessione dell&#8217;intera valle. A partire da Jinnah, primo governatore generale pakistano, tutti i suoi successori consideravano l&#8217;identità del Pakistan quella di uno stato islamico, sebbene non teocratico. Questa visione si sviluppò negli anni, fino ad arrivare ad un vero e proprio <em>irredentismo pakistano</em>: come patria putativa dei musulmani del subcontinente, il Pakistan cercò di incorporare lo stato a maggioranza musulmana del Jammu e Kashmir nella sua sfera. I dirigenti pachistani affermarono che l&#8217;annessione del Kashmir al Pakistan era tra i loro obiettivi, perché necessaria per completare il nuovo Stato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In India, il movimento nazionalista s&#8217;ispirava a princìpi laici; Gandhi ebbe un ruolo determinante nel rivitalizzare la <em>democratizzazione </em>dell&#8217;INC, mentre Jawaharlal Nehru, che sarebbe diventato il primo ministro indiano, impresse un orientamento <em>laico</em> negli schieramenti politici del Congresso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Su queste basi rivendicava la parte nord-occidentale del subcontinente: controllare il Kashmir significava ribadire che lo Stato creato dal Congresso poteva ammettere <em>al suo interno</em> ogni fazione politica ed ogni comunità religiosa, per l&#8217;appunto perché Stato di tutti gl&#8217;indiani.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">D&#8217; altronde, la notevole eterogeneità etnica, regionale e culturale dell&#8217;India non lasciava altra scelta ai dirigenti politici che volevano unificarla.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Risulta ovvia, date queste premesse, l&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><strong>origine del conflitto indo- pakistano</strong></span><strong>. </strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La visione indiana, infatti, si opponeva radicalmente all&#8217;ipotesi di Jinnah delle &#8220;due nazioni&#8221; (una, il Pakistan, a maggioranza musulmana, e l&#8217;altra, l&#8217;India, a maggioranza indù): uno stato laico basato su un nazionalismo civile è evidentemente antitetico a quello che fonda la costruzione delle proprie istituzioni su basi etnico- religiose.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quattro guerre opposero, nel corso di più di mezzo secolo, l&#8217; India e il Pakistan:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Nel 1947- 48, poco dopo l&#8217; indipendenza, sostennero un lungo scontro per lo stato del Jammu e Kashmir, fino ad  allora indipendente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Nel 1956, combatterono un&#8217;altra guerra per il medesimo territorio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Nel 1971, si scontrarono durante la guerra civile che portò alla divisione del Pakistan e alla nascita del Bangladesh nel territorio del Pakistan orientale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Nel 1999, si affrontarono ancora una volta tra le montagne del Kashmir.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Oltre a questi veri e propri conflitti, i due paesi sono stati protagonisti di altre due gravi crisi in cui si è sfiorata la guerra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dal punto di vista ideologico (laicità contro identitarismo religioso), oggi le ragioni dell&#8217;antagonismo potrebbero considerarsi superate, visti sopratutto i fallimenti a cui andò incontrò il Pakistan che palesavano l&#8217;insussistenza delle sue teorie; vi sono perciò delle ragioni che vanno oltre al fattore ideologico, e che tengono conto del valore geopolitico del territorio. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Kashmir è infatti il nodo geopolitico del subcontinente indiano, il fulcro attorno al quale vengono studiate le strategie di India e Pakistan.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/indus-waters.png"><img class="alignright size-full wp-image-5042" style="margin: 5px; float: right;" title="Idrografia del Pakistan" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/indus-waters.png" alt="" width="389" height="420" /></a>Per gli strateghi militari pakistani i fiumi Indo, Chenab e Jhelum che scorrono in questa regione sono considerati la linea vitale di difesa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La loro priorità è infatti assicurarsi una difesa da un attacco esterno, e assicurare i propri confini. Supportare il separatismo kashmiro è vitale per il Pakistan da un punto di vista militare, perché obbliga l’India a far stazionare nel Jammu e Kashmir una parte consistente del suo esercito (più numeroso e meglio attrezzato di quello pakistano). In chiave di sicurezza interna, invece, l&#8217;identificazione di un nemico esterno e di una causa comune, sono utilizzati dalla classe politica per sublimare l&#8217;esistenza di un valido elemento di aggregazione nazionale (lo stesso vale anche per l&#8217;India). La sua campagna anti-indiana è basata sulla conduzione di un conflitto a ‘bassa intensità’ che logori l’India evitando una guerra convenzionale su vasta scala (dalla quale ne uscirebbe sconfitto).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;India, timorosa anche di un eventuale effetto domino, si ostina a considerare il separatismo nel Kashmir come un problema interno; il suo scopo è il riconoscimento della Linea di Controllo come frontiera permanente, conservando in tal modo la Valle del Kashmir, il Jammu e buona parte del Ladakh. Questa frontiera, in effetti, seguirebbe grosso modo i confini etnici e geografici della regione centrale del Kashmir, ma è ovviamente ostacolata dal Pakistan.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217; indipendenza è la meta agognata da molti abitanti del Kashmir  (è l&#8217;obiettivo del Fronte di liberazione del Jammu e Kashmir); il governo pakistano respinge categoricamente quest&#8217;opzione , così come, da parte indiana, i nazionalisti escludono la possibilità di cedere &#8220;il gioiello della corona&#8221; himalayano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Duplice, quindi, la natura di questo contenzioso; il parallelo che è stato creato serve sopratutto a sottolineare come di tanti motivi (etnici, religiosi, ideologici), il più importante è sicuramente quello economico e politico; è basandosi principalmente su questi che vengono ideate le strategie dei Paesi. Lo si capisce dal fatto che, pur venendo ormai a mancare le originarie fondamenta dell&#8217;opposizione tra Islamabad e Nuova Delhi, gli scontri non sono cessati, anzi anche in questi mesi si sono susseguiti con sempre maggiore intensità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Una soluzione nel breve periodo appare alquanto improbabile, anche perchè non bisogna tralasciare la situazione di tutta l&#8217;area e l&#8217;influenza che i grandi protagonisti dello scacchiere internazionale (primi fra tutti Cina, Russia e USA) esercitano su questa macroregione; i loro svariati interventi nelle vicissitudini di questi popoli hanno come sfondo l&#8217;intricato sistema di allenze geopolitiche  volte a favorire ora l&#8217;una ora l&#8217;altra nazione, non tenendo conto della legittimità (anche giuridica) della sovranità rivendicata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Jammu e Kashmir non è sicuramente un caso isolato; è, semmai, un esempio di come le strategie vengano forgiate su considerazioni geopolitiche, tenendo conto delle ricchezze del territorio, dei rapporti con gli assi portanti dell&#8217;equilibrio mondiale e della posizione relativa dei vari Stati. Talvolta, non si arriva ad una soluzione proprio per la mancanza di scelte geopolitiche adeguate, comprensive di tutti gli elementi che servono alla stabilità e all&#8217;equilibrio. In questo senso, esaminare i dettagli della storia di questi Paesi servirebbe a prendere delle decisioni più ponderate; con uno sguardo al passato si potrebbe individuare una nuova linea politica che India e Pakistan dovrebbero percorrere fianco a fianco e che porterebbe finalmente i kashmiri ad un equilibrio e ad una stabilità che non hanno mai vissuto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Sabrina Cuccureddu è laureanda in Scienze politiche e relazioni internazionali (Università “La Sapienza” di Roma)</strong></em></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 15:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre giorni dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha imposto le nuove sanzioni, su pressione Usa, contro l'Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari per il gasdotto con il Pakistan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4734/liran-sfida-le-sanzioni-con-i-gasdotti" title="L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zgasdotto.devf7yfork84oskg04skc0so8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="70" alt="L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">UPI 17 giugno 2010 &#8211; Tre giorni dopo che il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU ha imposto le nuove sanzioni, su pressione Usa, contro l&#8217;Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari per il gasdotto con il Pakistan, alleato degli Stati Uniti, a dispetto degli sforzi occidentali di metterne l’economia in ginocchio. L&#8217;Iran si è anche attrezzato per compiere una mossa per partecipare al gigantesco progetto del gasdotto Nabucco, di 11 miliardi dollari, per portare il gas dall&#8217;Asia Centrale all&#8217;Europa, attraverso la Repubblica islamica, che è divenuta amica della Turchia, unico membro musulmano della NATO. Se l&#8217;Iran riesce a entrare nel Nabucco, sarà un grave colpo per la Russia, che ha sostenuto le sanzioni. Mosca si oppone con decisione al piano di inviare fino a 31 miliardi di metri cubi di gas l&#8217;anno in Europa, che attualmente, sul piano energetico, è fortemente dipendente dalla Russia. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La Turchia, alleato chiave degli Stati Uniti dai tempi della guerra fredda, è alla ricerca di una leadership regionale, sotto il governo islamico, con grande fastidio di Washington, e sembra formare un nuovo asse strategico con l&#8217;Iran e la Siria. &#8220;Più di ogni altra cosa, è probabile che la partecipazione dell&#8217;Iran al Nabucco sarà attentamente vagliata, nei&#8230; mesi a venire&#8221;, ha osservato l&#8217;analista indiano MK Bhadrakumar, ex ambasciatore in Unione Sovietica e in Pakistan, in una recente analisi apparsa su Asia Times. &#8220;La speranza migliore per la Russia, sarebbe che l&#8217;Iran rimanga lontano dal mercato europeo del gas e si concentri invece sul mercato asiatico&#8230; ma sta accadendo il contrario &#8211; L&#8217;Iran è alla ricerca di entrambi i mercati, asiatico ed europeo.&#8221; </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’Iran affronta una corsa in salita, per quanto riguarda il Nabucco, visto l&#8217;atteggiamento attuale dell&#8217;Europa, ma che potrebbe cambiare se l&#8217;Europa desiderasse tenere a bada la Russia. La firma a Teheran per il progetto del gasdotto con il Pakistan, ventilato 17 anni fa, corona il determinante sforzo iraniano di rompere le restrizioni imposte dall’Occidente, che ostacolano lo sviluppo del suo importantissimo settore energetico. Funzionari iraniani dicono che Teheran devolverà 25 miliardi dollari per sviluppare il proprio cruciale settore dell&#8217;energia. L&#8217;Iran ha la seconda maggiore riserva mondiale di gas naturale, dopo la Russia, ma fornisce solo l&#8217;1% delle esportazioni di gas del mondo. Dalla metà del 2014, il gasdotto con il Pakistan invierà 21,5 milioni di metri cubi di gas al giorno, il 20 per cento del fabbisogno del Pakistan. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il vice-ministro del petrolio iraniano, Javad Ouji, ha detto, durante la cerimonia della firma, che l&#8217;Iran progetta di aumentare la produzione di gas a circa 900 milioni di metri cubi al giorno, per i prossimi tre anni, con l&#8217;espansione di South Pars, raggiungendo alla fine i 1100 mmc al giorno, nel 2015. Gli iraniani sono così determinati a preservare il progetto, che avevano già posato la sezione di 560 miglia, del gasdotto di 900 miglia, che va dal gigantesco giacimento di gas offshore di South Pars, nel Golfo Persico, al confine con il Pakistan. Il Pakistan dovrà costruire le 437 miglia di gasdotto che collega il confine, attraversando la turbolenta provincia del Beluchistan, al suo hub del gas a Nawabshah, nella provincia del Sindh, vicino a Karachi. Qui il gas sarà utilizzato per produrre 5.000 megawatt di elettricità. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Gli Stati Uniti hanno cercato di fare pressioni sul Pakistan, oggi fondamentale alleato degli Stati Uniti nella guerra contro l&#8217;estremismo islamico, affinché abbandonasse il progetto del gasdotto. Ma Islamabad ha rifiutato. Washington non poteva presumibilmente rischiare di allontanare il Pakistan, mentre la guerra in Afghanistan s’è oggi inasprita. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’India, avversario di lunga data del Pakistan, faceva in origine parte del progetto. Ma s’è ritirata a causa delle divergenze sul prezzo del gas, sulla sicurezza del tratto del gasdotto che attraversa il territorio pakistano e sugli alti dazi di transito richiesti da Islamabad. New Delhi potrebbe ancora decidere di aderire al progetto, ma la Cina, sempre più affamata di energia per alimentare l&#8217;economia in espansione, ha detto che è disposta a sostituire l&#8217;India. La Cina ha importanti accordi energetici con l’Iran. La China National Petroleum Corp. è coinvolta nello sviluppo del campo di South Pars. Ma, come Nuova Delhi, Pechino è preoccupata per la stabilità politica del Pakistan, mentre il suo esercito si muove sempre di più contro gli islamisti. La Cina preferisce le vie terrestri per gli approvvigionamenti energetici, rispetto alle rotte marittime che utilizza adesso, le quali sono vulnerabili all’interdizione dell’US Navy. La stabilità politica del Pakistan è, ovviamente, una notevole preoccupazione anche per l&#8217;Iran, che ha investito molto su questo progetto. </span></span></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.altervista.org</p>
<p>http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</p>
<p>http://eurasia.splinder.com</p>
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		<title>Diversità etniche in Pakistan: instabilità interna, debolezza internazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 00:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[La situazione pakistana è complessa, estremamente difficile da risolvere in quanto le divisioni etniche presenti sono radicate nella popolazione che difficilmente troverà un elemento unificante che possa superarle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4073/diversita-etniche-in-pakistan-instabilita-interna-debolezza-internazionale" title="Diversità etniche in Pakistan: instabilità interna, debolezza internazionale"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/p1000415_small.i0pkmwaoxv4ss04w8kk4ccwc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Diversità etniche in Pakistan: instabilità interna, debolezza internazionale" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Pakistan rappresenta un paese chiave della strategia occidentale in Asia meridionale, in particolar modo relativamente alla questione afghana. Il suo ruolo nelle relazioni internazionali è, però, critico soprattutto per quanto riguarda il possesso di armamenti nucleari e i rapporti conflittuali con l&#8217;India.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per rapportarsi correttamente al ruolo pakistano nell&#8217;arena internazionale è necessario analizzare più in dettaglio la sua situazione interna, che rappresenta un fattore non indifferente nella fragilità del paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una delle principali caratteristiche di uno stato nazione classico, così come definito in Occidente, è l&#8217;omogeneità interna, e cioè la condivisione di un&#8217;identità etnica, di una religione o di valori condivisi. Il Pakistan non corrisponde a questa descrizione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come altri stati che si sono formati in seguito alla disgregazione degli imperi coloniali, anch&#8217;esso  ha seguito, infatti, una logica diversa, guidata dalla spartizione dei territori stabilita dalle potenze egemoni: i territori vengono, infatti, suddivisi senza tenere in considerazione le diverse etnie presenti ma secondo schemi geopolitici astratti che continuano a sopravvivere anche in seguito alla decolonizzazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le popolazioni si trovano così “intrappolate” in questi schemi e l&#8217;improvvisa mancanza della potenza coloniale provoca l&#8217;inasprirsi dei conflitti tra esse: tra il 1945 e il 1989 ci sono stati 32 conflitti, di cui 19 legati alla fine del colonialismo. Tra questi anche gli scontri indo-pakistani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pak1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4074" style="margin: 5px; float: left" title="Clicca per ingrandire" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pak1.png" alt="" width="358" height="343" /></a>Lo stesso impero delle Indie, creato dalla potenza coloniale inglese, subisce, infatti, questa sorte che si esprime nella divisione del subcontinente indiano in India e Pakistan, su base prevalentemente religiosa, e nei continui conflitti tra i due vicini.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino al 1971 il Pakistan è un paese particolare, geograficamente diviso in due parti, separate da chilometri di territorio indiano, accomunate esclusivamente dal fatto di essere abitate da musulmani. Oltre a questo la situazione interna del paese è fin dalla nascita caratterizzata anche da una composizione etnica molto frastagliata, che ha conseguenze evidenti sulla stabilità sociale e, dato che le etnie non rispettano i confini nazionali, anche sui rapporti con i vicini.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In antropologia il termine etnia indica un gruppo umano che si può identificare attraverso la condivisione di una cultura, una lingua, una tradizione e che occupa un territorio definito. In base a questa definizione in Pakistan è possibile individuare un numero elevato di etnie, di cui le principali sono i Panjabi, i Pashtana, i Sindi e i Beluci. Ne esistono poi di minori che completano la complessità del quadro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prendendo a riferimento la divisione etnica successiva al 1971, quindi alla secessione nel Bangladesh (Pakistan orientale), è possibile definire il peso di ognuna di queste etnie nella società pakistana: in particolare i Panjabi costituiscono il 56% della popolazione, i Sindi il 17%, i Pashtana il 16% e i Beluci il 3%.Esse presentano caratteristiche diverse tra loro, dovute anche alla posizione geografica che, necessariamente, ne influenza le tradizioni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa complessa composizione etnica provoca delle conseguenze inevitabili sia sulla stabilità sociale sia sul ruolo internazionale del Pakistan e, quindi, anche sul rapporto con le potenze occidentali relativamente all&#8217;Afghanistan e al terrorismo interazionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I <strong>Panjabi </strong>sono l&#8217;etnia principale che fin dai tempi della dominazione inglese dell&#8217;India, detiene le redini del potere militare e amministrativo; in particolar modo la sua presenza è incisiva nell&#8217;apparato burocratico permanente, nel Parlamento e, soprattutto, nel dominio dell&#8217;acqua, bene fondamentale per l&#8217;economia pakistana. La società dei Panjabi si colloca geograficamente a nord-est del paese ed è strutturata secondo uno schema sociale che si basa sui rapporti di parentela e sui bisogni del gruppo, in contrasto con quelli individuali (gli individui sono infatti spinti a condividere i frutti di un eventuale successo o ricchezza). La società panjabi è suddivisa in <em>quam</em>, termine che indica una sorta di divisione in caste ma che non si basa su connotazioni religiose bensì sulla discendenza di una persona e sulla sua occupazione. La divisione in <em>quam</em> risulta essere netta soprattutto nelle aree rurali, dove la popolazione è organizzata in diversi “ceti sociali”. Come espressione della sempre maggiore egemonia panjabi all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 la capitale pakistana viene spostata da Karachi (nel Sind) a Islamabad (nel Panjab settentrionale) e due dei maggiori dirigente del periodo, il Generale Zia e il Primo Ministro Nawaz Sharif, sono di provenienza panjabi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste caratteristiche portano inevitabilmente ad uno scontro con le altre etnie ma, in particolare, con quella dei <strong>Sindi</strong> che si sentono, in proporzione, sotto-rappresentati nelle cariche pubbliche e che godono di una ricchezza minore rispetto ai Panjabi. Questo gruppo etnico occupa una piccola zona a sud-est del paese, da sempre caratterizzata da grande povertà. In seguito alla partizione del 1947 milioni di Indù e Sikh che vivevano in queste aree sono migrati in India, sostituiti dai <em>Muhajirs</em>, i musulmani immigrati in Pakistan, che hanno occupato le migliori posizioni commerciali facendo di Karachi la città simbolo del loro gruppo. Il Sind è da allora soggetto a frequenti lotte interne tra i <em>Muhajirs</em> che, grazie alla buona educazione ricevuta in India, hanno occupato numerosi posti pubblici di buon livello e i Sindi che si sentono, appunto, sotto rappresentati all&#8217;interno del loro stesso territorio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Passando alla zona sud-ovest del Pakistan si entra nel Beluchistan, la terra dei <strong>Beluci</strong>, che si estende anche oltre i confini del paese portando la popolazione ad abitare anche parti dell&#8217;Iran e dell&#8217;Afghanistan. Si tratta in questo caso di una popolazione tribale che occupa un territorio estremamente inospitale e inadatto a qualsiasi possibilità di coltivazione naturale. La popolazione, infatti, si avvale di terre irrigate artificialmente per l&#8217;agricoltura e trova fonte di sostentamento nella pesca e nella vita nomade dei pastori. Anche in questo caso le relazioni di parentela sono alla base della società ma sono pari come importanza a quelle di amicizia, mostrando una grande flessibilità da parte di questo gruppo nei rapporti interpersonali. La struttura sociale dei Beluci è fortemente gerarchica ed è basata sul rapporto tra il capo e il suo seguito; il potere è concentrato nelle mani dei capi tribù e la vita della comunità si fonda sull&#8217;onore e sull&#8217;ospitalità, valori caratteristici dei Beluci. Negli anni &#8217;70 questo gruppo etnico affronta un periodo conflittuale con il governo centrale pakistano; a partire dalla richiesta di maggiore autonomia si arriva ad un inasprimento dei rapporti fino al progressivo ammorbidimento delle due posizioni alla fine degli anni &#8217;70, proprio in concomitanza dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Afghanistan che ha avuto per il Beluchistan effetti importanti: numerosi campi per i rifugiati afghani vengono costruiti a nord della regione, provocando in alcuni casi la formazione di strutture permanenti e cambiamenti demografici. Gran parte dei rifugiati sono, infatti, di etnia pashtun-afghana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I <strong>Pashtana</strong>, infine, occupano la parte nord-occidentale del Pakistan e sono l&#8217;ultimo grande gruppo etnico del paese. Anch&#8217;esso si estende oltre il territorio pakistano, sconfinando in Afghanistan, di cui sono l&#8217;etnia dominante. I Pashtana afghani e quelli pakistani sono stati divisi nel 1893 dalla creazione della <em>Durand Line</em>, il confine tra i due paesi, deciso senza tenere in considerazione le divisioni etniche del territorio. Caratteristica importante di questa etnia è il forte legame che si è mantenuto nei secoli tra la parte pakistana e quella afghana, che ha portato le tribù sul confine a definire una sorta di stato nello stato, il <em>Pashtunistan</em>, che basa i propri comportamenti sul <em>Pashtunwali</em>, la legge decisa dai capi tribù, che sono considerati primi tra eguali, secondo un principio fortemente egalitario. Evidentemente si tratta anche in questo caso di una popolazione tribale che riserva una grande importanza ai singoli capi delle tribù, i quali si gestiscono autonomamente riunendosi nelle <em>jirga</em> e decidendo delle questioni più importanti, senza tenere in considerazione le direttive del governo centrale. I Pashtana sono i più estremi soprattutto per quanto riguarda il trattamento delle donne, la cui vita è limitata alla sfera privata. L&#8217;onore, la vendetta e l&#8217;ospitalità sono tre caratteristiche fondamentali del <em>pashtunwali</em>, rispettate addirittura fino alla morte. La società pashtun è organizzata in clan e il possesso della terra è determinante per la considerazione dell&#8217;individuo come parte della comunità. Anche in queste aree, molto montuose e difficili, la ricchezza è ridotta e il controllo del governo centrale è molto basso. Si tratta di zone amministrate autonomamente in cui si sono diffusi il contrabbando di armi, il traffico illegale di droga – come possibili fonti di sostentamento anche per parte della popolazione – e un Islam sempre più radicale, portato e sostenuto dai Taliban, principalmente di etnia pashtun. A partire dagli anni &#8217;80 un numero sempre maggiore di membri dell&#8217;esercito, della polizia civile e della burocrazia appartiene all&#8217;etnia pashtun, portando questi organi a sostenere in modo  incondizionato il movimento talibano, fin dalla sua nascita nel 1994.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste brevi descrizioni delineano tratti evidentemente differenti tra le etnie pakistane, che costituiscono una possibile chiave interpretativa delle numerose contraddizioni del paese. Alla nascita del Pakistan il fondatore, Ali Jinnah, era conscio delle forti divisioni interne, che avrebbero potuto avere conseguenze negative sul futuro del paese, ma era anche convinto di poterle superare attraverso la condivisione dell&#8217;islam e l&#8217;appartenenza alla confessione musulmana. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;islam è stato fin dall&#8217;inizio fortemente sostenuto, soprattutto dai <em>Mohajirs</em>, come unico collante nazionale che potesse permettere di superare le divisioni interne del paese. Nella storia del Pakistan tutti i Presidenti che si sono succeduti al potere hanno sostenuto la sua importanza, arrivando a promuovere una sempre maggiore islamizzazione della società, a partire dal Generale Ayub Khan (nel 1958 fece inserire nella costituzione pakistana il principio per cui le leggi dello Stato non avrebbero dovuto contraddire la <em>sharia</em>, la legge islamica). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi, però, l&#8217;Islam non è più un elemento unificante: nelle aree tribali e di frontiera, infatti, si è diffuso un forte estremismo non condiviso dal resto del paese, dove partiti fondamentalisti hanno sempre ottenuto percentuali molto basse alle elezioni e dove l&#8217;Islam predicato è moderato. Inevitabilmente legato a questo elemento è la questione etnica: sono, infatti, principalmente i Pashtana ad appoggiare il fondamentalismo islamico, seguendo maggiormente l&#8217;indirizzo dei Pashtana afghani piuttosto che del popolo  e del governo pakistani e creando una frattura nella popolazione che, per la maggior parte, considera il terrorismo come una minaccia (soprattutto in seguito all&#8217;aumento delle organizzazioni terroristiche minori e, quindi, degli attacchi interni alla stessa società pakistana).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il progetto di basare l&#8217;unità dello stato pakistano esclusivamente sulla condivisione religiosa è fallito, nel lungo periodo, anche a causa della  suddivisione del territorio in aree di appartenenza etnica nette, che ha portato ad una frammentazione generale dello stato, e perché gli stessi musulmani sono al loro interno suddivisi in sciiti e sunniti. I sunniti (77% della popolazione) si considerano i veri musulmani e si oppongono agli sciiti (20%) denunciandoli come non musulmani. Questa separazione è molto antica e persiste ancora oggi: anche se generalmente le due fazioni convivono in modo abbastanza pacifico, infatti, sono frequenti gli scontri tra le parti più estremiste. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da quanto descritto emerge la complessità della situazione pakistana, estremamente difficile da risolvere in quanto le divisioni presenti sono radicate nella popolazione che difficilmente troverà un elemento unificante che possa superarle, considerato che i due elementi prescelti nel 1947 non sono stati in grado di eliminarle. È evidente come la fragilità causata dalla situazione pakistana, sommata ad altri elementi caratteristici del paese, rappresenti un tassello importante della debolezza e della difficoltà del rapporto tra questo paese e l&#8217;Occidente e possa costituire un ostacolo non indifferente per le strategie volte ad operare sullo scacchiere sud-asiatico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;">* Giulia Fumagalli è dottoressa in Scienze internazionali (Università degli Studi di Milano)</span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> </span></span></span></p>
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		<title>Il ruolo strategico del Pakistan nel conflitto afghano</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 19:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Afganistan]]></category>
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		<description><![CDATA[La peculiare posizione strategica rende il Pakistan un “perno geografico”, per dirla alla Mackinder, di assoluto valore nella contesa afghana, dove gli Stati Uniti e i loro alleati si giocano il tutto per tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4041/il-ruolo-strategico-del-pakistan-nel-conflitto-afghano" title="Il ruolo strategico del Pakistan nel conflitto afghano"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zafpak.eqly8a9p4q0o4ss48sc0cogwo.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="73" alt="Il ruolo strategico del Pakistan nel conflitto afghano" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La peculiare posizione strategica rende il Pakistan un “perno geografico”, per dirla alla Mackinder, di assoluto valore nella contesa afghana, dove gli Stati Uniti e i loro alleati si giocano il tutto per tutto rischiando di trasformare la quasi-decennale operazione bellica in un nuovo Vietnam. Peraltro le analogie con la celeberrima disfatta costituiscono un oscuro monito per il Pentagono: anche allora il duo Nixon-Kissinger dispose l’incremento delle truppe con l’obiettivo di recuperare posizioni di forza per trattare con il nemico, lo stesso cui ambiscono i guerriglieri dopo aver dimostrato sul campo di non poter essere battuti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A detta di analisti autorevoli, la nuova ricetta afghana dell’amministrazione Obama sarebbe riassumibile in tre parole: <em>surge, bribe and run</em> – aumenta le truppe, compra il nemico e scappa. In sostanza, i vertici del Pentagono starebbero allestendo “un’onorevole ritirata” mascherata dall’incremento degli effettivi, non prima di aver convinto il resto del mondo della vittoria degli Alleati sulla frastagliata schiera dei fondamentalisti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il ruolo geostrategico</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ bene tener presente che, nell’ambito della scontro contro i ribelli, Islamabad è ritenuto il paese maggiormente in grado di fornire un aiuto concreto agli Stati Uniti, vuoi per la posizione strategica, vuoi per l’appoggio nemmeno troppo velato di parte dei suoi servizi segreti a taluni gruppi islamici radicali, vuoi perché in Pakistan è operativo il <em>Ttp</em> (<em>Tehrik-e-taliban Pakistan</em>) – gruppo taliban locale, il quale gode di un consolidato sostegno da parte della popolazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’alleato pakistano, nel siffatto contesto, ha ribadito ai vertici della Difesa Usa di voler offrire il suo aiuto volto a sconfiggere i taliban in cambio di poter avere un “ruolo costruttivo nel Kashmir”. Inoltre Islamabad non intende precludersi l’opportunità, una volta cessate le ostilità, di esercitare la sua <em>longa manus</em> sul vicino Paese martoriato dall’instabilità: in considerazione della mai sopita ostilità con l’India, l’obiettivo primario del Pakistan risulta quello di poter fare affidamento su un governo afghano alleato, in maniera tale da potersi avvalere dei territori confinanti nell’eventualità di un scontro con il colosso indiano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Islamabad brama altresì di concorrere con New Delhi sotto il profilo dell’accaparramento delle risorse energetiche, avendo preso atto degli investimenti indiani – un miliardo e 200 mila dollari – in Afghanistan. L’India ha interesse a proteggere i propri investimenti a Kabul e servirsi dell’Afghanistan come corridoio verso l’Asia centrale, e in una simile congiuntura va inserita la recente visita del primo ministro Manmohan Singh in Arabia Saudita, ufficialmente per stipulare accordi relativamente alle materie prime. In realtà, New Delhi sta tentando di scovare qualche rete che consenta il contatto diretto con i taliban nella prospettiva di poter svolgere il proprio ruolo in Afghanistan all’indomani della ritirata americana; tuttavia nelle cancellerie del potente paese asiatico ignorano che i sauditi hanno ormai poca influenza sul movimento talebano. L’unica via per raggiungere i taliban passa dal Pakistan e, anche a detta degli statunitensi, per gli indiani la strada verso Kabul non può prescindere dal Kashmir.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla stregua di quanto accennato, gli interessi nazionali perseguiti dal governo pakistano gli impediscono di collocarsi in maniera netta nella lotta contro i ribelli jihadisti, motivo per il quale la potente <em>Inter-Sevices Intelligence</em> (ISI) si era spinta sino all’appoggiare l’ascesa dei taliban al governo di Kabul.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Benché negli ultimi anni i servizi segreti pakistani, persuasi dai cospicui assegni a stelle e strisce, si siano impegnati al fianco di Washington in alcune operazioni tese a minare le basi organizzative del gruppo estremista islamico, permangono i sospetti di presunti appoggi dell’ISI – o di parte di esso – alla causa talebana, senza contare la crescente ribellione interna originata sia dal malcontento per le politiche dei vari governi, sia dagli attacchi indiscriminati dei droni americani che colpiscono i civili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Le relazioni tra <em>pashtun</em> afghani e pakistani</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell’analizzare le relazioni di Islamabad con Kabul è necessario rimembrare la questione del confine tra i due paesi, segnato dalla cosiddetta “Linea Durand”, una frontiera – rimasta inalterata – tracciata dagli allora dominatori britannici che tagliò in due le realtà tribali preesistenti senza tener conto della demografia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La linea Durand demarca un’area abitata da popolazioni di etnia <em>pashtun</em>, maggioritaria sia in Afghanistan che nella vasta fascia di territorio pakistano sotto la giurisdizione della <em>Provincia della Frontiera del Nord-Ovest</em> (Sarhad) e delle <em>Federally Administred Tribal Areas</em> (<em>Aree tribali di Amministrazione Federale: Khyber, Kurram, Bajaur, Mohmand, Orakzai, Nord e Sud Waziristan</em>), senza contare che tribù appartenenti alla suddetta stirpe si sono stanziate anche nel <em>Belucistan</em> e nella zona di Karachi. Secondo fonti recenti, in totale i <em>pashtun</em> ammonterebbero a 42 milioni di persone – il 42% della popolazione dell’Afghanistan e il 15% di quella pakistana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Storicamente la massima aspirazione dei <em>pashtun</em> è stata la costituzione di un’unica entità statale che comprendesse le diverse zone ove essi risiedono – grosso modo l’attuale Afghanistan e parte del Pakistan -, detta <em>Pashtunistan</em>. A causa delle diatribe, il confine rappresentato dalla linea Durand ha continuato ad essere una fonte di tensione tra i due paesi confinanti e attualmente i leader <em>pashtun</em> di entrambi gli Stati non riconoscono la legittimità della linea Durand.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La saldatura degli interessi dei pashtun pakistani con quelli dei vicini afghani trae origine, dunque, non solo dal malcontento per le politiche dei governi, ma anche dall’affinità ideologica nonché dal comune obiettivo di istituire un’entità statuale governata dalla <em>Shari’a</em>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene il governo pakistano giudichi il confine definitivamente stabilito, tanto da essersi formalmente impegnato – agli occhi degli Stati Uniti – a renderlo più sicuro, il presidente afghano Karzai ha più volte dichiarato di ritenere doverosa una “grande assemblea” per la ridefinizione della frontiera. Altro quesito, consequenziale a quanto esposto circa la linea di demarcazione, è quello che concerne i profughi afghani in fuga dal conflitto e rifugiatisi nel territorio limitrofo: costoro costituiscono la manovalanza per i reclutatori di guerriglieri, i quali li addestrano nei campi profughi situati al confine per inviarli successivamente sul campo di battaglia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Influenze esterne</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A seguito del ruolo centrale riconosciutogli dall’amministrazione Obama nel presentare la “AfPak Strategy”, il Pakistan ha rimpinguato i propri forzieri e ricevuto ulteriori aiuti al suo esercito, ovvero un miglioramento delle capacità anti-terroristiche delle milizie, senza tralasciare l’istituzione di programmi di ricostruzione e sviluppo che vertono su una sorta di “nation building” tale da (ri)avvicinare la popolazione alla causa atlantica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante l’evoluzione della strategia atlantista, il Pakistan rimane lontano dall’esimersi dall’intrattenere rapporti con i taliban afghani, i quali permetterebbero ad Islamabad di riconquistare il ruolo di potenza egemone nel momento in cui gli Alleati dovessero abdicare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La “reinventata partnership strategica Usa-Pakistan” – secondo la definizione degli analisti del <em>South Asia Analysis Group</em> – promette ben poco, considerato che l’esercito pakistano, pur avendo la capacità di raggiungere obiettivi/aspettative statunitensi, non ha interesse a ottemperare in maniera totale ai dettami dell’alleato. I taliban che allignano nelle aree tribali del confine sono, infatti, considerati una vera e propria “risorsa” dall’esercito pakistano; tramite l’intermediazione dell’ISI, taluni generali mantengono contatti diretti con determinati elementi dell’insorgenza, e ciò malgrado recentemente siano stati arrestati schiere di dirigenti talebani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La cattura di leader del calibro del mullah Abdul Ghani Baradar, del precedente governatore della provincia afghana del Nangarhar, Moulvi Abdul Kabeer, del mullah Abdul Salam – governatore-ombra di Kunduz – e di Mir Muhammad, anche lui un governatore-ombra nell’Afghanistan settentrionale, rischia tuttavia di mutare lo scenario in corso. A detta di un militante qaedista, come conseguenza degli arresti effettuati negli ultimi mesi, i talebani hanno reciso ogni possibilità di dialogo – che sia con l’Afghanistan, col Pakistan o con gli Usa – e adesso potrebbero lavorare più strettamente con Al-Qaeda.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In conclusione bisogna rimarcare il ruolo della Cina nella partita <em>AfPak</em>, che potrebbe palesarsi quale fiancheggiatore indiretto degli Stati Uniti per via del suo coinvolgimento nel contrastare i gruppi taliban, ritenuti da Pechino essere i fomentatori del focolare interno – leggi Xinjiang – sempre pronto a riaccendersi. Il dragone dagli occhi a mandorla è il maggior socio commerciale di Islamabad (nel 2006 i due paesi hanno siglato un accordo sul libero scambio, entrato in vigore nel 2007), oltreché il suo più rilevante alleato nell’area asiatica. La Cina potrebbe, in ultima analisi, puntare sul suo rapporto privilegiato col Pakistan per esortare il governo di Zardari ad un maggiore impegno nella lotta contro il movimento talebano.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Alessio Stilo è dottore in Scienze politiche (Università di Messina)<br />
</strong></em></span></p>
<div style="width: 1px; height: 1px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: Arial;"><br />
</span></p>
</div>
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		<title>India e Pakistan verso il dialogo per la pace</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 12:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[India]]></category>
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		<description><![CDATA[I primo ministro indiano Manmohan Singh e il primo ministro pakistano, Yousuf Raza Gilani, il 29 Aprile, si sono incontrati per 90 minuti a Thimphu, la capitale del Bhutan. Singh e Gilani si sono riuniti a margine del vertice del SAARC.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3975/india-e-pakistan-verso-il-dialogo-per-la-pace" title="India e Pakistan verso il dialogo per la pace"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/singh_gilani.alqzd2o0z54ocgs44w4w80c8w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="65" alt="India e Pakistan verso il dialogo per la pace" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il primo ministro indiano Manmohan Singh e il primo ministro pakistano, Yousuf Raza Gilani, il 29 Aprile, si sono incontrati per 90 minuti a Thimphu, la capitale del Bhutan. Singh e Gilani si sono riunit</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">i a margine del vertice del SAARC (</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>South Asian Association for Regional Cooperation</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, cui aderiscono Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka). I due premier hanno deciso di lavorare per riprendere il dialogo sulla pace, congelato dal novembre 2008 per gli attentati di Mumbai. Si tratta dei primi colloqui diretti dopo nove mesi, da quando i due premier s’incontrarono nel luglio 2009, al vertice in Egitto del Movimento dei Paesi Non Allineati. Singh era stato pesantemente criticato, in India, per questo atto e di conseguenza, al loro successivo incontro, al vertice di Washington all&#8217;inizio di aprile sulla sicurezza nucleare, non andò oltre a una stretta di mano e a uno scambio di cortesie. Nel frattempo, alti funzionari delle due parti ebbero un incontro a febbraio, che si concluse con un vago impegno a mantenere le porte aperte al dialogo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Nel corso delle discussioni, descritte dalle parti come positive, il primo ministro indiano e il suo omologo pakistano hanno incaricato i rispettivi ministri degli esteri di redigere la</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em> ‘road map’</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> dei futuri colloqui. Il ministro degli esteri indiano Nirupama Rao ha detto che “</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>i colloqui avrebbero ripristinato la fiducia reciproca, aprendo la strada al dialogo sostanziale su tutte le questioni di mutuo interesse</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Nuova Delhi aveva ripetutamente respinto gli appelli di Islamabad per la ripresa dei colloqui, affermando che il Pakistan non aveva fatto abbastanza per catturare i terroristi accusati della strage. Il ministro degli esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha salutato i colloqui avanzando il proposito che essi in futuro vadano oltre la questione del terrorismo, e affrontino altre temi. &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Tutte le questioni che ci preoccupano &#8230; sono sul tavolo e ne discuteremo</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;, ha detto Qureshi aggiungendo che questo è &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>un passo nella giusta direzione</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Durante i colloqui con Gilani, Rao ha detto che il primo ministro indiano sottolineava &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>che il Pakistan deve agire, la macchina del terrore deve essere controllata, e deve essere eliminata</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Gilani ha risposto che il Pakistan è stato una vittima del terrorismo quanto il suo vicino indiano. L’incontro si è concluso con una dichiarazione congiunta, dove sembrerebbe che la posizione dell&#8217;India si ammorbidisca verso il Pakistan, non chiedendo più di anteporre la repressione dei gruppi terroristici all’apertura dei colloqui di pace. Comunque, non è stato stilato alcun calendario per i successivi incontri tra i due ministri degli esteri, affermando solo che si sarebbero svolti &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>al più presto possibile</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Qureshi, inoltre, ha indicato che Gilani ha invitato Singh a visitare il Pakistan, e che il primo ministro indiano ha accettato. L’ultimo premier indiano a compiere una visita ufficiale in Pakistan, è stato Atal Bihari Vajpayee, nel 1999. Kalim Bahadur, già professore di studi asiatici del sud presso la Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi, ha detto che le due parti hanno ancora una lunga strada da percorrere per poter acquisire fiducia reciproca. &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Questo è solo uno spiraglio della porta, per inserire ulteriori contenuti ai colloqui</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;, ha detto. &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Ma si può dire che ciò è positivo</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Secondo gli osservatori, la decisione dei colloqui a Thimphu è stata causata, almeno in parte, dal desiderio degli altri membri della SAARC, che subiscono le tensioni indo-pakistane che bloccano gli sforzi dell&#8217;organizzazione nel favorire la cooperazione regionale. Un senso di frustrazione espresso dall’aderente più piccolo della SAARC, le Maldive, il cui presidente Mohammed Nasheed ha infranto il protocollo che vieta ogni menzione pubblica delle controversie tra i componenti il gruppo. Nasheed, parlando anche a nome di Nepal, Sri Lanka e Bangladesh, ha detto nel suo discorso di apertura del vertice: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>spero che i vicini possano aver modo di distinguere le loro differenze, mentre trovano il modo di andare avanti. Ovviamente mi riferisco a India e Pakistan. Spero che questo vertice porti a un maggiore dialogo tra di essi</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;, ha detto. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il giorno prima Nasheed aveva parlato ai giornalisti del prevalere delle tensioni indo-pakistane nelle riunioni della SAARC: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>La SAARC, in realtà dovrebbe andare avanti. C&#8217;è così tanto lavoro reale, lavoro economico necessario per i membri della SAARC. Abbiamo tutti bisogno di sviluppo. Abbiamo tutti bisogno di aumentare il nostro tenore di vita. Ora capiamo che è possibile raggiungere ciò in Asia meridionale. Secondo me, è nell&#8217;interesse di tutti separare i nostri problemi, specialmente, quelli dell’India e del Pakistan sulle loro questioni territoriali e di frontiera. Se riusciremo a metterle da parte &#8211; riconoscendo che si tratta di questioni difficoltose e che devono essere risolte a parte &#8211; si andrà avanti sulle questioni importanti correlate alla SAARC</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.&#8221; Nasheed riteneva che così il vertice avrebbe funzionato al meglio, perché questo è il primo vertice della SAARC in cui tutti i leader sono democraticamente eletti. Ha anche detto: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Penso che dovremmo essere in grado di risponderne al ritorno a casa. Non possiamo parlare continuamente e non decidere mai solo perché ci sono questioni fra questi due paesi. Naturalmente, India e Pakistan sono dei grandi paesi. Essi sono i più grandi nella famiglia della SAARC</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.&#8221; </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il dialogo tra New Delhi e Islamabad viene sollecitato dalle capitali aderenti alla SAARC, che vedono nell’intesa una possibilità si sviluppo economico, di potersi agganciare alla locomotive industriali di India e Cina. Non è un caso che tutti i paesi aderenti alla organizzazione regionale mentre mantengono forti legami con l’Unione Indiana, dall’altra si aprano alla Repubblica Popolare di Cina. Tra l’altro, l’accordo tra Pakistan e India è richiesto dagli interessi economico-strategici dei rispettivi stati; dopo la firma ad Ankara e a Teheran per la realizzazione del Gasdotto TAPI, che collegherà i giacimenti petroliferi  iraniani ai poli industriali turco, pakistano e cinese, appare chiaro al governo dal forte accento imprenditoriale di Singh, e ai suoi referenti socio-economici indiani, che non è più dilazionabile un accordo che permetta anche a Nuova Delhi di raccordarsi alla rete energetica incentrata sull’Iran. Il governo indiano ha puntato molto sull’accordo sul nucleare civile con Washington, ma le reticenze e i dubbi espressi dall’establishment statunitense, a tal riguardo, probabilmente hanno deluso l’entourage di Singh, spingendolo a un consolidamento dei rapporti con la Federazione Russa, a una maggior apertura con la Cina popolare e a regolare, definitivamente, i rapporti con il Pakistan, cosa oggi resasi necessaria appunto per la sua partecipazione al TAPI. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Sono parecchie le questioni e le tematiche da affrontare e da risolvere, tanto più in una fase di ampia recessione economica di portata globale; perseverare nel conflitto con Islamabad arreca danni all’intera regione sub-asiatica, permettendo all’attore esterno statunitense di giocare, a vantaggio della propria influenza sull’area, sui contrasti regionali permanenti e apparentemente irrisolvibili.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il Vertice della SAARC</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il vertice della </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>South Asian Association for Regional Cooperatio</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">n a Thimphu non aveva molte speranze di ottenere dei risultati concreti, almeno tali da portare a dei cambiamenti nella regione dell’Asia del Sud. Afghanistan, India, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Bhutan, Sri Lanka e Maldives, come detto, sono membri della SAARC, ma non riescono ad ottenere un consenso unanime su una serie di questioni; questioni come sicurezza regionale, terrorismo e  cambiamenti climatici che incidono sul commercio regionale. USA e Cina hanno lo status di osservatori insieme all&#8217;Unione europea, all&#8217;Iran, al Giappone, alla Corea del Sud e alle Mauritius. L’Australia e il Myanmar sono da poco divenuti due ulteriori osservatori. Infatti l’assistente del Segretario di Stato USA, Robert Blake, ha detto che vi sono progetti bilaterali con i paesi SAARC del valore di 4,4 miliardi di dollari US. E che le consulenze degli USA vanno oltre la loro natura commerciale. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il primo ministro del Bhutan, Jigmy Y Thinley, ha detto senza mezzi termini che ai circa 200 incontri che si svolgono ogni anno tra i paesi SAARC, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>&#8216;non corrispondono dei risultati&#8217;</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. Nel suo discorso inaugurale è stato molto diretto: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>La SAARC sta perdendo il punto</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Il Bhutan è l&#8217;unico paese dell’area che non utilizza la carta della Cina contro l&#8217;India, poiché quest’ultima copre quasi i due terzi del suo bilancio annuale del piccolo stato himalayano. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il Primo Ministro Manmohan Singh ha illustrato la realtà nel modo appropriato: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Guardando indietro a questi venticinque anni, possiamo affermare che il bicchiere è mezzo pieno e complimentarci, o possiamo ammettere che il bicchiere è mezzo vuoto e sfidare noi stessi. Io credo che dovremmo sfidare noi stessi, riconoscendo che il bicchiere della cooperazione regionale, dello sviluppo e dell&#8217;integrazione regionale è mezzo vuoto</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.&#8221; Poi, ha anche ammesso quale sia il problema fondamentale: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Abbiamo creato le istituzioni per la cooperazione regionale, ma non le abbiamo ancora potenziate adeguatamente, per consentirle di essere più efficaci</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;. Una gran parte della colpa è stata scaricata sull’India e sul Pakistan, per i loro noti contrasti.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Nasheed, da parte sua, ha fatto capire che la posizione e i problemi delle Maldive non si accordano con la decisione di Copenaghen. Ha detto, preoccupato: &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Penso che i paesi SAARC abbiamo bisogno di ulteriori conversazioni per assumere una posizione comune sul cambiamento climatico. Le Maldive hanno serie difficoltà nel comprendere perché è stato permesso che la temperatura globale aumenti di 1,5 gradi. Nella SAARC dobbiamo garantire che la nostra posizione sia salvaguardata. La SAARC ha bisogno di una posizione diversa. Le Maldive non possono accettare tale eventuale posizione, che alla fine si rivela essere la nostra condanna a morte</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.&#8221; Nasheed è preoccupato anche per la crescente influenza del terrorismo del </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Lashkar-e-Tayiba</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> pakistano nel suo paese. Vuole cooperare con l&#8217;India sulla questione del terrorismo, ma le Maldive stanno attraversando una fase di trasformazioni, da quando s’è instaurato il regime democratico. Le Maldive sono un paese per la cui posizione strategica la Cina ha recentemente mostrato vivo interesse. Infatti, dopo Thimphu, Nasheed è andato in Cina. Il reddito principale delle Maldive è fornito dal turismo, e i turisti indiani sono stati superati dai turisti cinesi. La Cina sta aprendo una banca nelle Maldive e sta anche mostrando interesse ad approfondire le relazioni con Nasheed. Vi sono state tre visite ad alto livello, da parte cinese, recentemente alle Maldive. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Tutti i membri della SAARC hanno gravi problemi a causa del riscaldamento globale, tema centrale dei colloqui nell’ambito della SAARC. Il Bangladesh di Shaikh Haseena teme che se il riscaldamento globale non sarà arrestato, oltre 2,5 milioni di bangleshi perderebbero le loro terre ed emigrerebbero in India. Inoltre, alcuni stati-isola come Kiribati stanno cercando di acquistare terreni in Australia. Il premier del Bhutan ha detto che il suo paese è così ecologicamente fragile che l&#8217;impatto del cambiamento climatico è visibilmente allarmante. Ha detto che le nevicate sono rare, i ghiacciai stanno rilasciando grandi quantità di acqua e gli inverni sono più caldi; &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>i cicloni himalayani negli ultimi due anni, sono stati su una scala che non si ricorda a memoria d&#8217;uomo</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.&#8221;</span></span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>* Alessandro Lattanzio, redattore di “Eurasia”, cura il sito d&#8217;informazione “Aurora”</strong></span></span></em></p>
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