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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Anatomia della SCO in grande evoluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 07:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]]></category>
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		<description><![CDATA[Considerando la maturità della SCO, insieme con il perseguimento e, forse, l'accentuazione della politica disordinata della NATO, è molto probabile che la SCO diventi un'ancora di stabilità in una assai ampia regione, e con dei membri di una assai potente, e di conseguenza, senza volerlo direttamente, forza antagonista alla NATO. Più che un conflitto antagonista di tipo geopolitico tra due egemonie concorrenti, sarà un conflitto del tutto naturale, in questi tempi di crisi generale, tra una forza strutturante (SCO) e una forza destrutturante (NATO). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/anatomia-della-sco-in-grande-evoluzione/10254/" title="Anatomia della SCO in grande evoluzione"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/0615_osco_afghan_security_group_meeting_full_600.81v1em07x88wgo4wwscwkoo8c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Anatomia della SCO in grande evoluzione" ></div></a><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.dedefensa.org/article-anatomie_de_l_ocs_en_grande_evolution_04_07_2011.html" target="_blank">Dedefensa.org</a>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="font-size: medium;">
<span style="font-family: Arial,sans-serif;">La recente (15 giugno) riunione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) ad Astana (Kazakistan), è stata percepita come estremamente importante. Le principali caratteristiche di questa organizzazione, che sembra raggiungere la soglia della maturità (10° anniversario della SCO) possono essere evidenziate per aiutarci a capirne l&#8217;importanza. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Un interessante resoconto di questa Dichiarazione, con un suo apprezzamento a lungo termine, e le speranze che vengono poste su questa organizzazione, si possono trovare nell&#8217;articolo di Eric Walberg su </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>al-Ahram Weekly</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, riprodotto su </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>The Intrepid Report</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> del 27 Giugno 2011:</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Con la fiorita retorica cinese, la Dichiarazione di Astana ha sottolineato l&#8217;obiettivo di combattere le &#8220;tre forze&#8221; del &#8220;terrorismo, estremismo e separatismo.&#8221; Il vertice ha chiesto un Afghanistan &#8220;neutrale&#8221; (leggasi: niente basi permanenti degli USA) sostenuto dallo stesso presidente afghano Hamid Karzai, proprio mentre gli Stati Uniti stanno attivamente discutendo con lui un accordo di partnership strategica post-2014. La prospettiva di basi militari USA permanenti in Afghanistan si trova al centro delle attuali tensioni USA-Pakistan. L&#8217;India ha manifestato la sua avversione alle tensioni da &#8220;nuova guerra fredda&#8221; che compaiono nella zona. </em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Russia e Cina temono che il piano USA sia stabilire basi permanenti in Afghanistan e di schierare i componenti del suo sistema di difesa missilistica. Il vertice della SCO ha sostenuto le critiche russe al programmato scudo di difesa missilistica della NATO in Europa. I piani di &#8220;un paese o di un piccolo gruppo di paesi che unilateralmente e senza restrizioni dispiega un sistema antimissile, potrebbero minare la stabilità strategica e la sicurezza internazionale&#8221;. </em></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Il vertice ha anche chiesto ai vicini dell&#8217;Afghanistan di giocare un ruolo di primo piano nel miglioramento della sicurezza e di aiutare a ricostruire l&#8217;Afghanistan, rifiutando una soluzione puramente militare. &#8220;E&#8217; possibile che la SCO si assumerà la responsabilità di molte questioni in Afghanistan, dopo il ritiro delle forze della coalizione nel 2014&#8243;, ha dichiarato il presidente kazako Nurusultan Nazarbayev, facendo eco all&#8217;appello del presidente russo Dmitrij Medvedev &#8220;a una cooperazione più intensa e più profonda tra la SCO e l&#8217;Afghanistan.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Sia Pechino che Mosca vi stanno già ricostruendo la loro influenza, la Cina nel settore minerario, ed entrambi i paesi nei progetti delle infrastrutture e nella cooperazione con le forze occidentali per combattere il traffico di droga. &#8220;L&#8217;Afghanistan è stato il motivo principale per cui è stata creata la SCO, 10 anni fa, anche prima che l&#8217;11/9 costringesse gli statunitensi a riconoscere la minaccia&#8221;, dice il deputato della Duma Sergej Markov. &#8220;La minaccia dell&#8217;islamismo radicale esportato nella nostra regione è qualcosa che ci è molto familiare. E una rinascita di questa minaccia è stata una delle principali preoccupazioni.&#8221;</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Walberg, che è un collaboratore regolare del giornale egiziano </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>al-Ahram </em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">e che ha interessanti connessioni con la leadership politica di paesi </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>&#8220;emergenti&#8221;,</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> offre una visione estremamente aggressiva del futuro ruolo della SCO. La sua idea, di posizionare la SCO in concorrenza con il &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>gruppo Bilberberg</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8221; come gruppo d&#8217;influenza nella determinazione della politica mondiale, misura l&#8217;importanza che egli dà all&#8217;organizzazione.</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Il vertice della SCO è avvenuto alcuni giorni dopo la chiusura del vertice del Gruppo Bilderberg a St. Moritz in Svizzera, in cui ha partecipato il viceministro cinese degli affari esteri, Fu Ying; un riconoscimento che senza l&#8217;approvazione della Cina, non è più possibile nulla nel mondo della finanza. Come nella SCO, l&#8217;ordine del giorno riferito includeva il che fare con la primavera araba, ma anche, con una vena più sinistra, i piani per la censura di Internet, la scelta del prossimo capo del FMI, altri euro-salvataggi e il prezzo del petrolio. </em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Cina, Russia, Pakistan, India, per non parlare di Iran – riuniti dalla SCO, sono la minaccia più seria nei confronti dei piani dell&#8217;impero. Con la possibile eccezione della Cina, Bush non ha preso sul serio nessuno di essi. Obama l&#8217;ha fatto. Ma finora, la SCO è stata un osso duro da mordere. Se per l&#8217;anno prossimo, India e Pakistan saranno ammessi, e se gli &#8220;swap&#8221; non denominati in dollari raggiungeranno una massa critica, il Bilderberg potrebbe mettere il confronto con la SCO, e il che fare al riguardo, in cima alla sua prossima agenda.</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">”</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Inoltre, ci concentriamo sull&#8217;analisi molto interessante del vertice e sulla posizione e il ruolo della SCO che fornisce l&#8217;esperto politico russo Aleksandr Sharavin a RIA Novosti. L&#8217;intervista appare in video, con una eccellente traduzione in francese, il 1° luglio 2011. Diamo qui di seguito una sintesi di ciò che crediamo essere la sostanza di alcune dichiarazioni di Sharavin, che hanno soprattutto come obiettivo, secondo noi, di avere un maggiore apprezzamento di ciò che è la SCO.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">- Sharavin è stato, all&#8217;inizio, nel 2001, molto scettico sul futuro della SCO, cui aveva dato poche possibilità di sopravvivenza, né una grande efficacia. D&#8217;altra parte, non vedeva l&#8217;interesse per la Russia di fare parte di questa organizzazione. Oggi riconosce il suo errore e trova, invece, che la SCO abbia compiuto progressi molto significativi e sia diventata una organizzazione reale, con una propria esistenza. Notevoli problemi esistono ancora, ma l&#8217;esistenza della SCO sembra assicurata.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">- Uno dei motivi principali di questo successo è che la Cina, senza dubbio la potenza più importante della SCO, non ha cercato di imporre la sua egemonia sull&#8217;Organizzazione, per ridurla a una cinghia di trasmissione tra gli altri mercati e la sua economia. Come russo, Sharavin era contro la SCO a causa della minaccia che rischiava di minare il potere russo, e il suo ingresso nel campo dei sostenitori della SCO può essere effettivamente spiegato dal comportamento cinese. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">- Sharavin ha confermato l&#8217;importanza essenziale dell&#8217;Afghanistan per la SCO, come l&#8217;ha espresso Walberg. Ha anche evidenziato i progressi sostanziali realizzati nella cooperazione operativa tra le forze dell&#8217;anti-terrorismo russe e cinesi durante le manovre congiunte di aprile, nel quadro della SCO. Questi progressi riguardano in sostanza la cooperazione: queste forze non erano precedentemente in grado di cooperare nel settore, oggi lo sono. Sembra che il progresso della cooperazione tra Cina e Russia sia essenzialmente dovuto all&#8217;egida della SCO, mentre le collaborazioni precedenti (esercitazioni congiunte) non hanno dato questi risultati. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">- Il problema dell&#8217;adesione è complesso, e ci sembra che ci siano più domande di adesione che sollecitazioni da parte dei membri della SCO. L&#8217;adesione del Pakistan e dell&#8217;India è altamente possibile in un periodo di tempo relativamente breve. L&#8217;adesione dell&#8217;Iran resta problematica, per ora, nonostante la sollecitazione dello stesso Iran, soprattutto perché la Russia non vuole compromettere le sue relazioni con gli Stati Uniti,  ma ciò è un fattore congiunturale che può mutare. D&#8217;altra parte, Sharavin ha detto che la domanda di adesione della Bielorussia, sostenuta dalla Russia pochi anni fa, non ha avuto seguito per ora, perché gli altri membri della SCO hanno obiettato che la Bielorussia non è un paese asiatico. Questi casi hanno evidenziato la necessità di attuare un quadro giuridico rigoroso per definire le condizioni di adesione alla SCO, cosa che è in fase di studio e attuazione. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">- Alla domanda se la SCO può diventare una NATO asiatica, Sharavin ha detto di no per un motivo, che non ha nulla a che fare con la potenza o con la coesione dell&#8217;organizzazione. La Cina è estremamente attenta a non cedere nulla della propria sovranità, ha detto, e una organizzazione tipo NATO implica, secondo la sua visione, una perdita di sovranità. I cinesi sono molto sensibili su questo punto. Al contrario, Sharavin non dice nulla di negativo contro l&#8217;interpretazione politica che la SCO formi, de facto, un blocco  politico-militare che sarebbe l&#8217;equivalente per l&#8217;Asia della NATO. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Da questo insieme di osservazioni, si possono sviluppare alcune osservazioni in merito a punti specifici della SCO, ma anche sui paesi che la costituiscono, come sulla politica generale con cui questa organizzazione potrebbe svolgere un ruolo. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il primo punto riguarda l&#8217;organizzazione stessa. La SCO matura perché le sue necessità politiche e di sicurezza s&#8217;impongono da sole. Questa non è una organizzazione geopolitica, nella misura in cui la geopolitica comporta una &#8220;</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>volontà di potenza</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">&#8220;, un ampliamento dinamico, ma un&#8217;organizzazione che dal carattere economico iniziale è diventata in gran parte politica, e che s&#8217;iscrive, in modo sempre più evidente, come organizzazione politica di sicurezza e di stabilizzazione. Questo sviluppo è stato reso possibile dall&#8217;intelligenza cinese, che contrasta coll&#8217;aspetto principale dell&#8217;affermazione di potenza del comportamento degli Stati Uniti nella NATO, in particolare dal 1989-1991. La Cina non impone la propria egemonia, al contrario impone la sua concezione strutturale affermando come fondamentale il rispetto della sovranità nazionale. Ne scaturisce una organizzazione molto più aperta, più flessibile e più stabile; al contrario della NATO, dove la potenza dominante impone tutte le sue decisioni all&#8217;unanimità, anche se molti membri sono in disaccordo; la SCO, posta davanti a problemi verso cui i suoi membri non sono d&#8217;accordo, lascia in sospeso tali problemi per non imporre a nessuno delle costrizioni o uno sganciamento. (Perciò l&#8217;adesione di Bielorussia e Iran resta in sospeso.) </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il secondo punto è che la SCO, ben più che un antagonista più o meno diretto della NATO, si definisce innanzitutto in base alle leggi oggettive, politiche e geografiche. Si percepisce in particolare (nel caso della Bielorussia) l&#8217;affermazione che si tratta di una organizzazione asiatica, e che intenda restarlo. In questo caso, e dato che la SCO sta lavorando bene, dobbiamo osservare che la Russia, ben consolidata all&#8217;interno dell&#8217;Organizzazione, dovrebbe tendere a muoversi sempre più verso il suo status di potenza asiatica e di rimanervici, a spese del suo status di potenza europea, poiché continua ad incontrare delle battute d&#8217;arresto a causa dell&#8217;inconsistenza europea, dell&#8217;allineamento europeo agli Stati Uniti, dell&#8217;irresponsabilità delle azioni degli Stati Uniti in Europa, dell&#8217;instabilità dei rapporti della NATO con essa, ecc. Se la SCO continua a crescere, la Russia lascerà da parte ogni idea di appartenenza alla NATO e andrà sempre più verso l&#8217;adesione alla SCO e oltre, all&#8217;appartenenza ai gruppi che contrastano l&#8217;ordine americanista-occidentalista. Un cambiamento di atteggiamento della Russia nei confronti dell&#8217;adesione dell&#8217;Iran alla SCO (da un atteggiamento riluttante a uno positivo), potrebbe essere un forte segnale in questo senso, sia per la posizione di una Russia più asiatica e più contraria all&#8217;ordine costituito, sia per la posizione della SCO sempre più contraria all&#8217;ordine americanista-occidentalista. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il terzo punto, che sembrerebbe negare il secondo, ne è piuttosto il complemento cronologico. Considerando la maturità della SCO, insieme con il perseguimento e, forse, l&#8217;accentuazione della politica disordinata della NATO, è molto probabile che la SCO diventi un&#8217;ancora di stabilità in una assai ampia regione, e con dei membri di una assai potente, e di conseguenza, senza volerlo direttamente, forza antagonista alla NATO. Più che un conflitto antagonista di tipo geopolitico tra due egemonie concorrenti, sarà un conflitto del tutto naturale, in questi tempi di crisi generale, tra una forza strutturante (SCO) e una forza destrutturante (NATO). </span></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.aurora03.da.ru</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.bollettinoaurora.da.ru</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://aurorasito.wordpress.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://aurorasito.wordpress.com</span></span></a></span></span></p>
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		<title>L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a 10 anni dalla sua costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 07:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) ha origine nei processi di distensione delle relazioni russo-cinesi, avviati nel corso degli anni’90. In questi dieci anni di attività dell’Organizzazione, gli analisti si sono interrogati sulle finalità della stessa, tanto quelle ‘ufficiali’ quanto quelle ‘ufficiose’. Non vi è dubbio che la lotta ai “tre mali” rappresenti un interesse vivo di tutti i Paesi membri dell’organizzazione: tuttavia, è altrettanto evidente che le due grandi potenze del Gruppo, Cina e Russia, cercano di affidarsi all’Organizzazione per ben più ampie finalità strategiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/l%e2%80%99organizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai-a-10-anni-dalla-sua-costituzione/9235/" title="L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a 10 anni dalla sua costituzione"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/sco_logo_svg_1.4dih7tomqoisssgksokcc40so.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a 10 anni dalla sua costituzione" ></div></a><div style="font-face: Arial; font-size: medium;">L’<em>Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai </em>(OCS) ha origine nei processi di distensione delle relazioni russo-cinesi, avviati nel corso degli anni’90. A partire dal 1996 si avrà il definitivo coinvolgimento di tre ulteriori Paesi dell’area ex-sovietica &#8211; Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan – con la firma di due trattati a distanza di un anno, riguardanti la reciproca fiducia e la riduzione della presenza militare dai confini territoriali. Nasce così il <em>Gruppo di Shanghai,</em> che nel 2001 firmerà la <em>Dichiarazione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, </em>nella quale si esprimerà un plauso per il lavoro svolto dal <em>Gruppo</em> sino a quel momento e dichiarazioni programmatiche su più strette forme di integrazione in diversi ambiti. Con l’istituzione dell’<em>Organizzazione</em> è stato anche ammesso un nuovo membro, l’Uzbekistan, e negli anni successivi hanno acquisito <em>status</em> di osservatori prima la Mongolia e successivamente India, Iran e Pakistan. I delicati problemi sorti nella regione dalla guerra in Afghanistan del 2001 hanno portato alla creazione di un rapporto privilegiato con questo Paese mediante l’istituzione del <em>Gruppo di Contatto OCS – Afghanistan</em>. Bielorussia e Sri Lanka sono invece coinvolti al livello di partner per il dialogo. Inoltre, negli anni si sono stabilite relazioni tanto con istituzioni internazionali regionali (UE, CSI, ASEAN, CSTO, etc.) quanto con le Nazioni Unite, presso la cui Assemblea Generale l’Organizzazione gode dello <em>status</em> di osservatore.</p>
<p>Col tempo l’OCS ha ampliato notevolmente le proprie sfere di competenza; obiettivo primario dichiarato dall’Organizzazione è la sicurezza e la lotta ai “tre mali” (terrorismo, separatismo ed estremismo) (1) ma numerosi progetti di sviluppo e cooperazione sono stati avviati nei più svariati ambiti (energia, economia, scienze, finanza, trasporti, salute, cultura, etc.)</p>
<p>In questi dieci anni di attività dell’Organizzazione, gli analisti si sono interrogati sulle finalità della stessa, tanto quelle ‘ufficiali’ quanto quelle ‘ufficiose’.<br />
Non vi è dubbio che la lotta ai “tre mali” rappresenti un interesse vivo di tutti i Paesi membri dell’organizzazione: fenomeni di destabilizzazione legati a terrorismo, traffico di droga e frizioni inter-etniche sono infatti molto sentite nell’area come fattore di rischio della stabilità interna e della sicurezza dei confini.<br />
Tuttavia, è altrettanto evidente che le due grandi potenze del <em>Gruppo, </em>Cina e Russia, cercano di affidarsi all’<em>Organizzazione</em> per ben più ampie finalità strategiche. Una lettura delle finalità della <em>Cooperazione</em>, basata sugli insegnamenti della geopolitica classica, è offerta da un analista sulle pagine del <em>Teheran Times</em>: “Secondo le teorie di Brzezinski, il controllo della massa continentale eurasiatica è la chiave per accedere al dominio del globo e il controllo dell’Asia Centrale è la chiave per il controllo della massa continentale eurasiatica. Sembra che Russia e Cina hanno prestato attenzione alle teorie di Brzezinski, con la creazione dell’<em> Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai </em>nel 2001, apparentemente al fine di contrastare l’estremismo nella regione e accrescere la sicurezza nei confine, ma più probabilmente con il reale intento di controbilanciare le attività degli Stati Uniti e della NATO in Asia Centrale” (2).</p>
<p>In effetti, le <a href="http://www.hindu.com/fline/fl2614/stories/20090717261405700.htm">dichiarazioni</a> rese negli incontri ufficiali dell’<em>Organizzazione</em>, nonché i <a href="http://www.sectsco.org/EN/speak.asp">discorsi</a> del Segretario Generale in diverse occasioni, pongono spesso l’attenzione sullo sviluppo in senso multipolare del mondo, concetto che, pur indirettamente, rimarca la volontà di andare oltre l’unipolarismo su base statunitense affermatosi con la fine della Guerra Fredda. Vi sono state inoltre, nella vita dell’<em>Organizzazione</em>, significative prese di posizione in contrasto diretto con gli USA, come la richiesta del 2005 di fissazione di un termine ultimo alla presenza militare statunitense nelle basi centroasiatiche di supporto alle operazioni belliche in Afghanistan (3) ed anche il parere negativo alla richiesta USA di ottenere lo <em>status</em> di osservatore in seno alla SCO (4). E’ evidente comunque che l’OCS non può né vuole al momento porsi in netta contrapposizione rispetto agli USA e ad organizzazioni occidentali quali la NATO. Degno di rilievo al riguardo è lo sbarramento posto all’Iran nella procedura verso l’ottenimento dello <em>status </em>di piena <em>membership</em> (ricordiamo che al momento il Paese persiano è osservatore dell’<em>Organizzazione</em>): al <em>summit </em>di Tashkent del 10-11 giugno scorso, cominciato all’indomani del varo delle sanzioni contro l’Iran in sede ONU, i membri della SCO hanno definito i requisiti per l’ammissione di nuovi membri, sancendo la preclusione all’accesso per i Paesi sottoposti a sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (5). Una simile presa di posizione sembrerebbe derivata proprio dalla volontà di evitare una netta contrapposizione ed un crescere di tensione nei rapporti con l’Occidente; analogamente, può vedersi funzione ‘distensiva’ in diverse dichiarazioni ufficiali come quella fatta nel 2006 dal Rappresentante Permanente per la Russia presso il Segretariato dell’<em>Organizzazione,</em> il quale ebbe a dire che l’OCS “non intende trasformarsi in un blocco militare” (6); una risposta all’interesse e all’apprensione di analisti e politici verso il crescente impegno militare dell’<em>Organizzazione.</em></p>
<p>Di là da una comune visione strategica russo-cinese, tesa ad affermare la stabilità della regione e l’esclusione di influenze esterne, vi sarebbe secondo molti analisti una tacita ripartizione interna di competenze fra le due Potenze, tale per cui la Cina sarebbe interessata soprattutto all’incremento dei rapporti economici ed energetici con i Paesi centroasiatici, la Russia invece avrebbe soprattutto interesse al consolidamento della sicurezza e dei rapporti strategici. Una simile ripartizione troverebbe addirittura conferma ‘topografica’ nella locazione della struttura anti-terrorismo dell’<em>Organizzazione</em> a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan (rientrato nell’orbita russa nel periodo di costituzione della struttura stessa) e del Segretariato Generale, nonché del <em>Business Council</em>, dalle competenze latamente economiche, a Shanghai (7). Tale suddivisione può apparire veritiera, ma solo per grande approssimazione. Vero è che la Russia avrebbe prioritari interessi strategici nell’area anche in reazione alla  dottrina di accerchiamento a suo danno che prende il nome da Brzezinski e che avrebbe trovato attuazione nei tentativi – in buona parte falliti nel medio periodo &#8211; di allontanamento dall’orbita russa di Paesi tradizionalmente ad essa legati. Il consulente per la Difesa USA Gene Germanovich ha descritto la missione dell’OCS nel 2007 sugli Urali come finalizzata a “[sconfiggere] un’organizzazione terroristica, o [neutralizzare] una sollevazione di massa sullo stile delle Rivoluzioni Colorate”. E’anche vero però che le autorità cinesi hanno mostrato grande interesse per le opportunità di potenziamento strategico offerto dalle esercitazioni militari dell’<em>Organizzazione</em> (8).<br />
Sul versante economico, finanziario ed energetico la Cina ha potuto godere di enormi opportunità di sviluppo nelle relazioni con le Repubbliche centroasiatiche; d’altro canto, da parte russa sono venute ambiziose proposte di sviluppo della<em> Cooperazione, </em>con l’idea della creazione di un mercato unificato dell’energia assieme ad un <em>energy club </em>regionale (10), così come &#8211; sul versante finanziario – l’invito all’uso delle valute nazionali per l’inter-scambio nell’area, come approccio iniziale verso l’adozione di una valuta sovranazionale regionale (11).</p>
<p>In ogni caso, appare chiaro che per un consolidamento dell’istituzione di Shanghai ed una sua crescente affermazione nel panorama globale sarà necessario un equilibrato ed armonico sviluppo delle relazioni russo-cinesi. L’OCS viene spesso paragonata &#8211; anche impropriamente &#8211; alla NATO; oltre alle grandi differenze qualitative fra le due realtà internazionali, vi è un banale rilievo legato alla differenza nei rapporti di forza: la NATO è sotto l’egida USA, la quale non è messa in discussione dagli altri Paesi dell’<em>Alleanza</em>. La SCO vede invece la convivenza al suo interno di due grandi Potenze (che potrebbero diventare tre con la potenziale inclusione dell’India) e quindi necessita di accordo fra le stesse sulle linee politiche e strategiche fondamentali, per le quali è dunque necessario che le relazioni fra i due Paesi siano caratterizzate da solidità, stabilità e reciproca fiducia. In effetti, il decennio appena trascorso ha visto una grande crescita delle relazioni russo-cinesi sui più svariati campi, nonché una armonia di vedute su questioni cruciali di politica internazionale. Tuttavia molto vi sarebbe ancora da fare in tal senso fra i due Paesi ed è anche chiaro che ogni eventuale frizione o squilibrio nelle reciproche relazioni può essere sfruttato, se non favorito, dagli USA, al fine di inserirsi con più decisione nel “grande gioco” dell’Asia Centrale e minare quella <em>Cooperazione</em> che oltre Atlantico è sicuramente percepita come capace di minare seriamente gli interessi statunitensi in Asia.</p>
<p>Altri ostacoli dovranno essere superati in vista di un possibile allargamento del numero degli Stati membri. Da India e Pakistan sono più volte giunte dichiarazioni di entusiasmo in merito alle potenzialità dell’<em>Organizzazione</em> e ad una possibile adesione alla stessa. V’è da dire che in seno alla stessa OCS si sono presentate occasioni di distensione delle relazioni indo-pakistane (12), la qual cosa può indurre ad un certo ottimismo sulle possibilità di armonizzazione dei rapporti inter-statuali all’interno della <em>Cooperazione</em>, ma un simile problema necessita di soluzioni stabili per procedere ad un’integrazione effettiva. Molto importante per l’ampliamento dell’<em>Organizzazione</em> è anche la ricerca di una fiducia nelle relazioni indo-cinesi; il Paese del Gange continua infatti a farsi portavoce di una configurazione multipolare nelle sedi del BRIC(S) e della stessa OCS ma percepisce la realtà cinese come una minaccia e &#8211; anche come reazione alla stessa &#8211; ritrova una solida sponda negli USA (13).</p>
<p>Altra importante sfida è quella afghana. All’indomani dalla sua costituzione, i Paesi dell’<em>Organizzazione </em>hanno dovuto fronteggiare l’ondata di destabilizzazione regionale nata dal conflitto in Afghanistan e dalla conseguente massiccia ripresa dei traffici di droga e delle attività di gruppi armati radicali. Come accennato, la SCO ha cercato di affrontare il problema afghano con la creazione di un apposito ente per le relazioni SCO-Afghanistan ed anche coinvolgendo il Presidente Karzai negli incontri dell’<em>Organizzazione. </em>Il contributo della SCO alla risoluzione della questione afghana potrebbe conferire ulteriore autorevolezza all’<em>Organizzazione</em>, dimostrandone la capacità di agire efficacemente nella risoluzione di crisi regionali. Al momento però non c’è ancora una seria alternativa regionale alla gestione occidentale della crisi, pur con i fin troppo evidenti limiti di  quest’ultima.</p>
<p>Vi è comunque una univoca consapevolezza delle potenzialità della SCO che porta spesso a grandi aspettative nei Paesi asiatici coinvolti ed in apprensioni in quelli dell’orbita occidentale. Le grandi possibilità offerte dalla massa territoriale e dalle risorse umane, materiali ed energetiche dei Paesi gravitanti attorno alla SCO sono spesso ribadite anche in sede ufficiale (14). D’altro canto, proprio alla luce del pericolo attuale e potenziale per gli interessi e l’egemonia occidentali con la crescita dell’OCS, devono leggersi  gli auspici di autorevoli analisti e strateghi occidentali nel cercare un proficuo dialogo fra istituzioni atlantiche e l’OCS (15).</p>
<p>Per concludere, sembra opportuno ricordare alcune riflessioni del Generale Ivashov sull’<em>Organizzazione.</em> Ivashov ricorda come il rafforzamento della SCO dimostri la fallacia delle teorie di Hungtington sull’inevitabilità di uno scontro di civiltà, nella misura in cui la SCO racchiude realtà statuali dalla più svariata matrice culturale, religiosa ed etnica.<br />
Nello stesso scritto, le considerazioni del Generale trascendono valutazioni d’ordine strategico e geopolitico per approdare a concezioni che potremmo definire d’ordine metapolitico, affermandosi che uno degli scopi dell’<em>Organizzazione </em>è “stabilire un secondo polo di potere globale che si basi su una filosofia di vita e un atteggiamento verso l’esterno diversi da quelli occidentali, un polo che consideri maggiormente prioritari valori spirituali e morali e l’attenzione al collettivo” (16). I concetti espressi da Ivashov sono spesso riproposti in diversa forma da politici, analisti e pensatori dell’area, a voler rimarcare una specifica <em>weltanshauung</em>. Ci si chiede se simili dichiarazioni restino mere espressioni ‘idealistiche’ o se invece non stiano già assumendo, come diversi segni lasciano pensare, l’importante valenza politica di creazione di un collante ideologico fra i Paesi dell’area, basato sulle specificità culturali degli stessi in contrapposizione ai modelli culturali e di sviluppo occidentali.</p>
</div>
<p>1) <a href="http://www.sectsco.org/EN/show.asp?id=68">Convenzione di Shanghai per la lotta al terrorismo, al separatismo e all’estremismo</a> (2001).</p>
<p>2) Hamid Golpira, <a href="http://www.tehrantimes.com/index_View.asp?code=182891">“Iran smoke screen”</a>, <em>Teheran Times</em>, 20 novembre 2008.</p>
<p>3) <a href="http://www.rferl.org/content/article/1059693.html">“SCO Calls For Deadline On U.S. Presence In Central Asia”</a>, <em>Radio Free Europe, </em> 5 luglio 2005.</p>
<p>4) Dilip Hiro, <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2006/jun/16/shanghaisurprise">“Shanghai surprise”</a>, <em>The Guardian,</em>16 giugno 2006.</p>
<p>5) <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/La-Sco-apre-a-India-e-Pakistan,-ma-non-all%E2%80%99Iran-18664.html">“La Sco apre a India e Pakistan, ma non all’Iran”</a>,  <em>Asia News,</em> 12 giugno 2010.</p>
<p>6) David Wall, “<a href="http://blog.lib.umn.edu/whenders/internationalissues/2006/11/the_shanghai_cooperation_organ_1.html">The Shanghai Cooperation Organisation, a New Military Alliance?</a>”, <em>Alworth Institute, </em>10 novembre 2006.</p>
<p>7) Lorena Di Placido (Direttore della ricerca), <a href="http://www.difesa.it/backoffice/upload/allegati/2010/%7B9C03C064-C158-43C6-B808-E5EDE62DA027%7D.pdf">“Il ruolo della SCO nella cooperazione regionale in Asia Centrale”</a>, <em>Difesa.it</em>, 2009.</p>
<p>8 ) Julie Boland, <a href="http://www.brookings.edu/opinions/2010/1029_asia_war_games_boland.aspx">“Learning from the Shanghai Cooperation Organization&#8217;s &#8216;Peace Mission-2010&#8242; Exercise”</a>, <em>The Brookings Institution, </em>29 ottobre 2010.</p>
<p>9) <a href="http://www.voltairenet.org/article167115.html">“La Shanghai Cooperation Organization, più forte militarmente, politicamente meno stabile”</a>, <em>Voltaire Net, </em>30 settembre 2010. Nella nota, si insinuerebbe anche il dubbio di una seria volontà politica russa di lungo termine nell’<em>Organizzazione</em>, anche a causa della “convivenza esplosiva all’interno del governo russo”.</p>
<p>10) “<a href="http://www.alphabric.com/shanghai-cooperation-organisation-sco/">Shanghai Cooperation Organization (SCO)</a>”, <em>Alphabric.</em></p>
<p>11) <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=13986">“Russia Calls On SCO To Replace Dollar In International Trade”</a>, <em>Global Research, </em>16 giugno 2009.</p>
<p>12) v. nota n. 7.</p>
<p>13) A titolo di mero esempio, sulla rivalità indo-cinese per il controllo dell’Oceano Indiano, v. Alfredo Spartaco Puttini, “La Cina, il mare e gli Stati Uniti: l’antagonismo navale sino-americano”, <em>Eurasia</em>, <a href="../../8101/usa-egemonia-e-declino">3/2010</a>.</p>
<p>14) Come ha dichiarato, ad esempio, il Presidente del Kazakistan al <em>summit </em>di Astana del 2005: “I <em>leader</em> degli Stati che siedono a questo tavolo di negoziazioni sono i rappresentanti della metà della popolazione umana”.</p>
<p>15) Zbigniev Brezinski, “NATO and World Security”, <em>International Herald Tribune</em>, 20 agosto 2009.</p>
<p>16) Leonid Ivashov, <a href="http://en.fondsk.ru/article.php?id=1138&amp;search=interactions%20between%20civilizations">“Heartland Expanding, or The Shanghai Cooperation Organization”</a>, <em>Strategic Culture Foundation</em>, 8 gennaio 2008.</p>
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		<title>I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 20:50:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Teoria Geopolitica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un decennio si è appena concluso, ed è tempo di bilanci anche per la politica internazionale. Abbiamo provato ad individuare 10 eventi "geopolitici", rappresentativi d'altrettante tendenze per lo più regionali e di medio-breve periodo, le quali rientrano nel quadro di una macro-dinamica globale e di medio-lungo periodo: la transizione dall'unipolarismo al multipolarismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-dieci-maggiori-eventi-geopolitici-del-decennio-2001-2010/7712/" title="I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/mondo.6swb98hfpxk4kkw840c8gk4wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="I dieci maggiori eventi geopolitici del decennio 2001-2010" ></div></a><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Un decennio si è appena concluso, ed è tempo di bilanci anche per la politica internazionale. Dieci anni sono un tempo breve per una disciplina come la geopolitica, cui è connaturato l&#8217;approccio di lunga durata, ma coniugandola allo studio non spaziale delle relazioni internazionali è possibile descrivere chiaramente questo lasso di tempo contenuto.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo noi di &#8220;Eurasia&#8221;, l&#8217;ultima decade è stata caratterizzata da una dinamica evidente: il declinare dell&#8217;egemonia statunitense, la spinta all&#8217;integrazione regionale (vedi </span></span></em><a href="../../32/il-tempo-dei-continenti"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Il tempo dei Continenti</span></span></a><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../32/il-tempo-dei-continenti">, nr. 2/2008</a>), l&#8217;avanzare d&#8217;un nuovo ordine multipolare. Il decennio 2001-2010 ha dunque visto iniziare una fase di transizione – non ancora conclusasi – dall&#8217;unipolarismo al multipolarismo. In questa fase, l&#8217;egemonia statunitense è ancora in piedi, ma appare sempre più traballante.</span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Abbiamo provato ad individuare 10 eventi &#8220;geopolitici&#8221;, rappresentativi d&#8217;altrettante tendenze per lo più regionali e di medio-breve periodo, le quali rientrano nel quadro della macro-dinamica globale e di medio-lungo periodo sopra descritta.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ai lettori presentiamo questi 10 eventi/tendenze in una classifica d&#8217;importanza crescente, abbinando ad ognuno di essi l&#8217;indicazione d&#8217;uno o più numeri di &#8220;Eurasia&#8221; per approfondire l&#8217;argomento. </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="../../7123/solo-fino-al-15-gennaio-eurasia-ti-regala-un-libro-gratis">Cogliamo l&#8217;occasione per ricordare che ancora per pochi giorni, ossia fino al 15 di gennaio, sarà possibile ricevere un libro a scelta in regalo abbonandosi a &#8220;Eurasia&#8221;: approfittate subito di questa vantaggiosa offerta</a>!</strong></span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></span></em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>10. La guerra israelo-libanese</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Israele in difficoltà si fa più bellicoso</strong></span></span></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7714" style="margin: 5px; float: left;" title="Corazzati sionisti in Libano" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/guerra-israele-libano.jpg" alt="Corazzati sionisti in Libano" width="346" height="230" /><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se gli anni &#8217;90 sono caratterizzati da accordi di pace fragili e parziali, l&#8217;ultimo decennio, apertosi con l&#8217;arrivo al governo di Sharon e conclusosi con Netanyahu primo ministro e Lieberman ministro degli Esteri, vede la politica israeliana sterzare definitivamente &#8220;a destra&#8221;, a compimento d&#8217;una dinamica avviatasi già sul finire degli anni &#8217;70. Forte anche dell&#8217;appoggio incondizionato garantito dall&#8217;Amministrazione Bush, Tel Aviv abbandona le trattative – se non quelle puramente formali, come l&#8217;inconcludente &#8220;road map&#8221; – e cerca di risolvere i conflitti unilateralmente e con la forza: dal muro di segregazione in Cisgiordania all&#8217;embargo a Gaza, dall&#8217;aggressione al Libano alle minacce all&#8217;Iràn. L&#8217;aggressività rispecchia però una maggiore debolezza: le azioni militari spesso non incontrano il risultato voluto, come quando, nel 2006, i miliziani di <em>Hezbollah</em> riescono a respingere le truppe d&#8217;<em>élite</em> sioniste. In Palestina, il più docile <em>Fatah</em> è superato nei consensi dall&#8217;oltranzismo di <em>Hamas</em>. All&#8217;interno d&#8217;Israele, la crescente popolazione d&#8217;etnia araba minaccia il carattere &#8220;ebraico&#8221; dello Stato di Israele. Le soluzioni prospettate sono sempre più radicali: accrescere la discriminazione dei cittadini arabi e risolvere i conflitti con Palestina, Libano e Siria tagliando il nodo di Gordio iraniano. Un avventurismo che ha destato preoccupazione persino nel ceto dirigente statunitense, come dimostra il successo dell&#8217;opera di Walt e Mearsheimer sulla &#8220;<em>Israel Lobby</em>&#8220;, ed imbarazzo alla Casa Bianca, anche se per ora l&#8217;appoggio di Washington non pare in discussione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../366/palestina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Palestina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../366/palestina">, nr. 2/2009</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>9. L&#8217;invasione dell&#8217;Iràq</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il crollo dell&#8217;argine iracheno e l&#8217;affermazione dell&#8217;Iràn</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7716" style="margin: 5px; float: left;" title="La statua del presidente Hussein abbattuta dalle truppe statunitensi" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/saddam-caduta.jpg" alt="La statua del presidente Hussein abbattuta dalle truppe statunitensi" width="351" height="230" />L&#8217;invasione statunitense dell&#8217;Iràq, la deposizione ed esecuzione di Saddam Hussein, la fine del regime del <em>Ba&#8217;ath</em> segnano la retrocessione (almeno temporanea) del paese mesopotamico dal ruolo di grande potenza regionale. Affrancato dalla minaccia e dall&#8217;argine iracheno, l&#8217;Iràn può spingere la propria influenza sul Vicino Oriente, prima di tutto nell&#8217;Iràq stesso, ma anche nell&#8217;alleata Siria, in Libano, Palestina e nella Penisola Arabica (dove il principale interlocutore è il Qatar). Protagonista di questa stagione è il presidente Mahmud Ahmadinejād, assurto alla carica nel 2005. Coniugando una focosa retorica ad un attivismo in politica estera che travalica i confini regionali per spingersi fino all&#8217;Asia Centrale  (candidatura all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), all&#8217;Africa ed al Sudamerica, riuscendo a sopravvivere all&#8217;ostilità di potenti nemici interni ed ai disordini post-elettorali del 2009, Ahmadinejād ha saputo fare della Repubblica Islamica una delle grandi potenze regionali del Vicino e Medio Oriente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../38/iran"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Iran</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../38/iran">, nr. 1/2008</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>8. Il Parlamento turco rifiuta la partecipazione all&#8217;attacco all&#8217;Iràq</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il nuovo orientamento strategico della Turchia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7718" style="margin: 5px; float: left;" title="Erdogan e Davutoglu mediano sul dossier nucleare iraniano" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/erdogan-davutoglu.jpg" alt="Erdogan e Davutoglu mediano sul dossier nucleare iraniano" width="371" height="227" />L&#8217;1 marzo del 2003 il Parlamento turco vota contro la richiesta di concedere il territorio nazionale per l&#8217;attacco statunitense all&#8217;Iràq. Per il membro musulmano della NATO è un primo passo verso quella ridefinizione della politica estera che sarà condotta dal capo del governo Erdoğan (che assume la carica 13 giorni più tardi) con l&#8217;aiuto, a partire dal maggio 2009, del ministro degli Esteri Davutoğlu. Al panturanismo si è sostituita la riscoperta dell&#8217;identità musulmana della Turchia; all&#8217;atlantismo l&#8217;obiettivo della profondità strategica; all&#8217;alleanza con Israele la logica dei &#8220;zero problemi coi vicini&#8221;. Ankara ha dunque allentato i rapporti con Washington e Tel Aviv per cercare una nuova collocazione come mediatrice dei conflitti in quelle aree di cui l&#8217;Anatolia rappresenta il crocevia: Balcani, Caucaso ma soprattutto Vicino Oriente. Ciò ha portato però al rapido deteriorarsi dei rapporti con Israele, insofferente verso il nuovo atteggiamento turco e la cui bellicosità confligge coi nuovi obiettivi fatti propri da Ankara.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../553/turchia"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Turchia</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../553/turchia">, nr. 1/2004</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>7. Il popolo venezuelano resiste al tentativo di golpe</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Il risveglio dell&#8217;America Indiolatina</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7720" style="margin: 5px; float: left;" title="Il presidente Chavez arringa la folla a Caracas" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Chavez1.jpg" alt="Il presidente Chavez arringa la folla a Caracas" width="360" height="246" />Il 13 aprile 2002 il presidente Hugo Chávez rientra a Palazzo Miraflores e la legalità costituzionale è ristabilita in Venezuela. Due giorni prima un <em>golpe</em> militare, sostenuto da USA e Spagna, aveva portato al sequestro di Chávez, lo scioglimento del Parlamento e della Corte Suprema, l&#8217;annullamento della costituzione. La reazione della popolazione di Caracas, la fedeltà d&#8217;una parte delle Forze Armate, la solidarietà dei paesi sudamericani portano alla sconfitta del golpisti. Si tratta di una svolta epocale per l&#8217;America Indiolatina: negli anni successivi governi patriottici s&#8217;installano in Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Nicaragua ed altri paesi ancora. Nuovi tentativi eversivi falliscono in Bolivia e Ecuador; l&#8217;unico golpe riuscito si verifica nel piccolo Stato centroamericano dell&#8217;Honduras, e porta subito alla ferma condanna di tutti i paesi latinoamericani. Con l&#8217;arma del golpe spuntata, l&#8217;egemonia statunitense sull&#8217;emisfero occidentale traballa: il trattato di libero scambio panamericano è rigettato e deve vedersela con un&#8217;alternativa bolivariana, l&#8217;ALBA; la Russia diventa il primo venditore di armi in Sudamerica e cresce il peso economico della Cina; il progetto d&#8217;integrazione dei paesi indiolatini conosce una brusca accelerata, con la nascita dell&#8217;ALBA, dell&#8217;UNASUR e della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../29/lamerica-indiolatina-nel-sistema-multipolare"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;America Indiolatina nel sistema multipolare</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../29/lamerica-indiolatina-nel-sistema-multipolare">, nr. 3/2008</a> e </span></span><a href="../../59/lamerica-indiolatina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;America Indiolatina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../59/lamerica-indiolatina">, nr. 3/2007</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>6. Gli elettori francesi bocciano la Costituzione europea</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Lo stallo dell&#8217;integrazione europea</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7722" style="margin: 5px; float: left;" title="UE e USA: un legame difficile da scindere, anche nella crisi comune" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/ue.jpg" alt="UE e USA: un legame difficile da scindere, anche nella crisi comune" width="355" height="199" />L&#8217;Unione Europea inizia il decennio allargandosi verso est e varando una moneta unica, ma il processo d&#8217;integrazione subisce una battuta d&#8217;arresto il 29 maggio 2005, quando gli elettori francesi rifiutano la proposta Costituzione europea, imitati poco dopo dagli olandesi e dagl&#8217;irlandesi. È il segnale d&#8217;un malessere che blocca sia l&#8217;ulteriore allargamento sia l&#8217;approfondirsi dell&#8217;integrazione tra i paesi già membri dell&#8217;Unione Europea. Divisioni inquietanti si erano già manifestate nel 2003 quando, di fronte all&#8217;invasione statunitense dell&#8217;Iràq, l&#8217;Europa si era divisa tra favorevoli e contrari. Le difficoltà di trovare un indirizzo strategico comune sono evidenti anche nel rapporto con la Russia. Sul piano strategico-militare, l&#8217;Unione Europea continua ad essere dipendente dalla NATO, sotto cui si cela l&#8217;egida ma anche l&#8217;egemonia degli Stati Uniti d&#8217;America. La crisi finanziaria del 2008, le difficoltà d&#8217;amministrazione del debito pubblico da parte di molti paesi europei, evidenziano nuove e più pericolose fratture all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea: anche il tradizionale asse franco-tedesco appare incrinarsi. Il decennio si chiude così con foschi presagi: in Germania si comincia a parlare di abbandono dell&#8217;euro ed esclusione dei paesi &#8220;inadempienti&#8221; dall&#8217;UE; nell&#8217;UE crescono le voci critiche verso la strategia produttiva tedesca, volta all&#8217;esportazione, che soffoca la produzione degli altri paesi membri senza garantire un significativo mercato d&#8217;importazione. L&#8217;Unione Europea avrà un futuro?</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../244/tra-la-russia-e-il-mediterraneo"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Tra la Russia e il Mediterraneo</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../244/tra-la-russia-e-il-mediterraneo">, nr. 2/2007</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>5. Nasce l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Russia e Cina s&#8217;avvicinano</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7724" style="margin: 5px; float: left;" title="Capi di Stato alla riunione dell'OCS" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/ocs.jpg" alt="Capi di Stato alla riunione dell'OCS" width="366" height="238" />Dopo essere giunte sull&#8217;orlo dello scontro armato durante la Guerra Fredda, Russia e Cina avviano la distensione negli anni &#8217;90, coinvolgendo le repubbliche ex sovietiche dell&#8217;Asia Centrale. Da quest&#8217;esperienza nasce il 15 giugno 2001 l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Vista in combinazione col di poco successivo sbarco delle truppe nordamericane nella regione (invasione dell&#8217;Afghanistan), l&#8217;OCS appare come un&#8217;alleanza strategica tra Mosca e Pechino per mantenere gli USA fuori dall&#8217;Asia Centrale. Negli anni successivi, però, l&#8217;OCS s&#8217;allarga a nuovi membri, anche se non a pieno titolo: India, Pakistan, Iràn. Si è ancora lontani dal saldarsi d&#8217;un blocco asiatico alternativo alla NATO, come vaticinato da alcuni analisti, ma l&#8217;evento è significativo. Russia e Cina hanno cominciato una collaborazione strategica, chiaramente rivolta all&#8217;affermazione d&#8217;un nuovo ordine multipolare al posto dell&#8217;egemonia unipolare statunitense.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../517/la-nuova-asia"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La nuova Asia</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../517/la-nuova-asia">, nr. 3/2006</a>.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>4. La Cina supera il Giappone in termini di PIL</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>L&#8217;inarrestabile ascesa del Dragone cinese</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7726" style="margin: 5px; float: left;" title="Shanghai: il nuovo volto della Cina" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/shanghai.jpg" alt="La bandiera cinese sventola a Shanghai" width="378" height="213" />Nel 2010 il prodotto interno lordo nominale della Repubblica Popolare Cinese supera quello del Giappone, ponendosi in seconda posizione dietro ai soli Stati Uniti d&#8217;America. In un decennio la Cina ha scavalcato Francia, Gran Bretagna, Germania e Giappone, mentre Tokio perde una posizione che occupava dal 1972. In termini di PIL per parità di potere d&#8217;acquisto, il sorpasso sul Giappone è avvenuto diversi anni prima, e la Cina insidia ormai anche il primato degli USA. L&#8217;ingresso nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio (2001) ha dato ulteriore vigore all&#8217;ascesa economica di Pechino, forte già nel secolo scorso. Gl&#8217;investimenti cinesi si diramano in tutto il mondo, e sono particolarmente significativi in Africa; la Repubblica Popolare è quasi monopolista nella fornitura d&#8217;una risorsa importante come le terre rare; dopo la crisi del 2008 l&#8217;ex Celeste Impero s&#8217;afferma come locomotiva della crescita planetaria. I successi di Pechino non si limitano all&#8217;economia, perché il paese cresce sotto tutti i punti di vista, dalla potenza militare al prestigio culturale: alle Olimpiadi di Pechino del 2008 la Cina svetta per la prima volta nel medagliere finale. È un simbolico sorpasso sportivo sugli USA, che secondo molti analisti prefigura il prossimo avvicendamento al rango di prima potenza mondiale. Ma per ora, Pechino mantiene un basso profilo diplomatico: la priorità è crescere, per gli scontri al vertice ci sarà tempo in futuro.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire:</span></span></strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><a href="../../544/la-cina"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Cina</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../544/la-cina">, nr. 1/2006</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>3. La guerra russo-georgiana</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Con Putin risorge la potenza russa</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7728" style="margin: 5px; float: left;" title="Corazzati russi sfilano davanti al Cremlino" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/russia-parata.jpg" alt="Corazzati russi sfilano davanti al Cremlino" width="358" height="296" />L&#8217;attacco georgiano all&#8217;Ossezia del Sud ed alla guarnigione russa ivi presente, il 7 agosto 2008, provoca la pronta reazione armata di Mosca: in pochi giorni le truppe russe arrivano alle porte di Tblisi, prima che un cessate-il-fuoco mediato dall&#8217;Unione Europea ponga fine alle ostilità. La sconfitta bellica di Saakašvili, autoritario presidente atlantista della Georgia, e la scomparsa dalla scena politica del suo corrispondente ucraìno Juščenko nel gennaio 2010, sono altrettanti segnali della recuperata influenza russa su gran parte dello spazio post-sovietico. Ciò non sarebbe stato possibile senza la ripresa interna alla Russia, verificatasi sotto l&#8217;egida di Vladimir Putin, presidente fino al 2008 e quindi primo ministro. Ricevuto in eredità da El&#8217;cin un paese alla bancarotta ed a rischio di disgregazione interna, Putin ha ristabilito il potere centrale, rilanciato l&#8217;economia, varato una diplomazia più dinamica e meno rinunciataria. Secondo taluni analisti, nel giro d&#8217;un paio di decenni la Russia è destinata a diventare la maggiore potenza economica d&#8217;Europa, davanti anche alla Germania. I problemi non mancano, dalla demografia alla corruzione, dall&#8217;obsolescenza militare al separatismo, ma il confronto con la situazione d&#8217;un decennio fa non può che invitare all&#8217;ottimismo. Di certo, la Russia è già tornata a quel ruolo di grande potenza che le compete.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire: </span></span></strong><a href="../../3856/la-russia-e-il-sistema-multipolare"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Russia e il sistema multipolare</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../3856/la-russia-e-il-sistema-multipolare">, nr. 1/2010</a>, </span></span><a href="../../410/tra-ununione-e-laltra"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Tra un&#8217;Unione e l&#8217;altra</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../410/tra-ununione-e-laltra">, nr. 1/2007</a> e </span></span><a href="../../524/la-russia-e-i-suoi-vicini"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Russia e i suoi vicini</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../524/la-russia-e-i-suoi-vicini">, nr. 2/2005</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2. Gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 e la &#8220;guerra al terrorismo&#8221;</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>S&#8217;incrina l&#8217;egemonia statunitense nel mondo</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7730" style="margin: 5px; float: left;" title="Il WTC colpito" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/911.jpg" alt="Il WTC colpito" width="352" height="267" />L&#8217;11 settembre 2001 offre il pretesto per l&#8217;implementazione dell&#8217;agenda neoconservatrice: la crescente militarizzazione dei rapporti internazionali per salvaguardare l&#8217;egemonia statunitense. Le due amministrazioni Bush, che reggono gli USA dal 2001 al 2009, si focalizzano sul progetto del &#8220;Grande Medio Oriente&#8221;: ridisegnare la geografia politica dell&#8217;area che dal Marocco raggiunge il Pakistan e l&#8217;Asia Centrale. L&#8217;ambizioso progetto porta all&#8217;invasione di Afghanistan e Iràq, ma gl&#8217;inattesi problemi militari bloccano i previsti ulteriori sviluppi bellici. In compenso cresce l&#8217;attivismo nell&#8217;area postsovietica, con le &#8220;rivoluzioni colorate&#8221; mirate a minare l&#8217;influenza russa. Crescono il debito pubblico degli USA e le tensioni internazionali, ma la strategia neoconservatrice non dà i risultati sperati: si verifica una reazione della corrente realista, che porta alle dimissioni di Rumsfeld nel 2006 ed all&#8217;elezione di Obama alla presidenza nel 2008. Quando Barack Obama assume l&#8217;incarico, nel gennaio 2009, chiudendo la lunga stagione neocon (ma non abbandonando il militarismo), negli USA infuria la crisi economica. Significativamente, Obama è stato eletto all&#8217;insegna del &#8220;cambiamento&#8221; e della &#8220;speranza&#8221;: un&#8217;altra prova dell&#8217;incipiente declino nordamericano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Per approfondire: </strong><em>USA: egemonia e declino</em>, nr. 3/2010 (in corso di stampa).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>1. La crisi finanziaria del 2008</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-variant: small-caps;"><strong>Verso un nuovo assetto geoeconomico</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-7731" style="margin: 5px; float: left;" title="Settembre 2008: crollo di Wall Street e delle borse mondiali" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/crollo-borsa.jpg" alt="Settembre 2008: crollo di Wall Street e delle borse mondiali" width="338" height="230" />La prima decade del XXI secolo vede il succedersi d&#8217;una serie di bolle finanziarie: informatica, immobiliare, materie prime. Nel settembre 2008 il fallimento della banca <em>Lehman Brothers</em> ed il crollo dei mercati finanziari segnano la crisi del modello di economia neoliberale, deindustrializzata e finanziarizzata. I paesi più colpiti sono proprio quelli considerati &#8220;più avanzati&#8221;: USA e Unione Europea. Tra generose donazioni alle banche e politiche di rigore fiscale, molti paesi faticano a gestire i debiti accumulati, nessuno riesce a rilanciare la crescita economica in maniera significativa. Mentre gli USA salvano il dollaro sfruttando le agenzie di <em>rating</em> per indirizzare la speculazione contro la zona euro, i paesi &#8220;emergenti&#8221;, con economie fondate sulla produzione e il lavoro anziché sulla rendita, continuano la propria corsa. Nel frattempo, la perdita di fiducia nel dollaro spinge a fare incetta di oro, mentre Cina e Russia s&#8217;accordano per la compensazione degli scambi bilaterali in monete locali: il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale traballa. Il perno economico del mondo, dopo vari secoli, pare stia scivolando via dall&#8217;Occidente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><span style="font-size: medium;">Siete d&#8217;accordo con la nostra classifica? </span><span style="font-size: medium;"><strong>Inviateci i vostri commenti</strong></span><span style="font-size: medium;"> alla Redazione (<a href="../../scriverci">clicca</a>) oppure lasciateli sulla nostra pagina di &#8220;Facebook&#8221; (<a href="http://www.facebook.com/pages/Eurasia-Rivista-di-Studi-Geopolitici/376925626444">clicca</a>)!</span></em></span></p>
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		<title>Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 11:59:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scontro interetnico che ha attraversato il territorio kirghiso in questi ultimi giorni ha evidenziato ancor più marcatamente il carattere transeunte del matrimonio sino-russo avvenuto sull’altare dell’Organizzazione di Shangai (OCS).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/russia-cina-e-gli-scontri-in-kirghizistan/4716/" title="Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/carte_kirghizistan1.7xt1j8oa3rwg4oow4cw4sc8wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P.sdfootnote { margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo scontro etnico in Kirghizistan all’ombra del Grande Gioco del XXI secolo</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con la violenta esautorazione del governo Bakiev, a reggenza temporanea del Kirghizistan è stato nominato il governo ad interim di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Roza Otunbayeva, immediatamente riconosciuto e sostenuto dalla dirigenza russa. Alcuni analisti hanno visto, dietro il crollo della precedente amministrazione kirghisa, la mano del Cremlino, particolarmente contrariata dal prolungamento del contratto </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">stipulato da Biškek con Washington al fine di mantenere una base militare americana a Manas. Mosca considera il Kirghizistan</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> come una sua “sfera di influenza”, non ammettendo quindi alcun tipo di ingerenza straniera sul territorio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questi ultimi giorni si è consumato un esasperato conflitto fra i gruppi kirghisi e uzbeki dell’area, culminato in una vera e propria pulizia etnica ai danni delle minoranze uzbeke della regione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le prime accuse sulla fomentazione dello scontro sono state imputate ai seguaci dell’ex presidente Bakiev, sospettati di strumentalizzare i laceranti dissapori fra le opposte etnie provocando destabilizzanti disordini sul territorio al fine di impedire il referendum costituzionale, previsto per il prossimo 27 giugno. Larghe frange di kirghisi sostengono infatti l’ex presidente in esilio in Bielorussia, mentre la maggior parte degli uzbechi del sud appoggia il governo della Otunbayeva.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In seguito alle tensioni, c</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">irca 400 mila uzbeki che risiedevano nelle città meridionali di Osh e Jalabad, nelle enclavi di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sokh e Shakhimardan</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> hanno cercato rifugio nel vicino Uzbekistan, ma solo 100 mila sono riusciti ad oltrepassare il confine: il governo di Tashkent ha temporaneamente chiuso le frontiere agli sfollati</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1</span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il revival degli antichi imperi asiatici</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scontro interetnico che ha attraversato il territorio kirghiso in questi ultimi giorni ha evidenziato ancor più marcatamente il carattere transeunte del matrimonio sino-russo avvenuto sull’altare dell’Organizzazione di Shangai (OCS).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In seguito all’attentato delle torri gemelle e alla successiva guerra in Afghanistan, Mosca aveva intrapreso una politica di “<em>bandwagoning</em>”, supportando Washington nella defatigante lotta bushiana al terrorismo transnazionale. Ma la radicata penetrazione americana in Asia centrale aveva immediatamente preoccupato il Cremlino che, contando sull’aiuto cinese, aveva deciso di allentare i legami con la Casa Bianca, attuando una politica di “<em>counterbalance</em>” nell’ambito della OCS<sup>2</sup>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa Organizzazione, il cui statuto può essere considerato una chiara sintesi fra ostilità all’egemonia unipolare e rispetto delle specificità storico-culturali dell’area, da un lato è stata la concretizzazione degli sforzi multilaterali delle potenze asiatiche al fine di osteggiare la proliferazione dei tre demoni che minacciano la stabilità regionale: separatismo, estremismo e terrorismo; dall’altro, l’estrinsecazione internazionale della condanna all’attitudine dominatrice e monopolizzante nelle relazioni internazionali di matrice nordamericana<sup>3</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il graduale indebolimento delle posizioni statunitensi nella regione risulta essere presciente di un’inevitabile lacerazione dell’alleanza sino-russa, la cui fragilità e ridotta consistenza sostanziale sono manifestate dagli opposti interessi che contrappongono i due imperi nello scacchiere centro asiatico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Difatti, vero è che l’Organizzazione di Shangai ha fornito un forum multilaterale di discussione che ha permesso Mosca e Pechino di rinsaldare e rafforzare le proprie relazioni, economiche, politiche ed energetiche con gli stati centro asiatici. D’altro canto, il Cremlino ha promosso la costituzione di organizzazioni,  a livello militare ed economico, concorrenti alla OCS ed escludenti qualsiasi partecipazione cinese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul piano della sicurezza, un’esemplificazione a riguardo è la OTSC (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), di cui fanno parte, insieme con le cinque ex repubbliche sovietiche centro asiatiche, l’Armenia e la Bielorussia<sup>4</sup>. La crisi kirghisa di questi ultimi giorni ha evidenziato le incertezze e debolezze che caratterizzano la OCS, ancora incapace di manifestare, concretamente, un’unitarietà di intenti e di intervenire energicamente al fine di stabilizzare la situazione nel sud del Kirghizistan.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Reali e concrete offerte di aiuto sono giunte infatti solo dalla OTSC, a testimonianza dell’atteggiamento più pragmatico assunto dall’organizzazione militare dominata da Mosca<sup>5</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul versante economico, se Pechino lavora instancabilmente nel tentativo di realizzare un’area di libero scambio nell’ambito della Organizzazione di Shangai, il Cremlino osta al conseguimento di tale obiettivo, convinto infatti che l’abbattimento delle barriere a favore del libero commercio nel territorio comporterebbe un’inarrestabile inondazione di prodotti cinesi, fortemente competitivi in quanto a basso costo, gravida di conseguenze negative per le esportazioni russe. Così Mosca ha deciso di perseguire il suo progetto economico di realizzare una zona di libero scambio all’interno dell’Evrazec ( Comunità Economica Eurasiatica), tagliando fuori la concorrenza cinese<sup>6</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma la competizione fra i due imperi è evidente soprattutto sul piano energetico. Recentemente è stata aperta la più lunga rete di gasdotti al mondo, in grado di trasportare l’oro blu turkmeno fino alla provincia cinese dello Xinjiang: evidente concretizzazione della politica mandarina di abbattere il monopolio della russa Gazprom. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La necessità di sedare gli scontri etnici scoppiati nel Kirghizistan meridionale risulta essere una priorità nell’agenda di Pechino, preoccupata che le tensioni possano traboccare dalla valle del Fergana e raggiungere il territorio cinese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In particolare, i timori riguardano non solo l’eventualità che gli scontri in Kirghizistan possano minacciare i rifornimenti di idrocarburi diretti a soddisfare le esigenze nutritive del gigante asiatico, ma soprattutto la possibilità che aree caratterizzate da profonda instabilità possano ospitare gruppi e movimenti attivisti uiguri, in grado di promuovere una consistente mobilitazione insurrezionale nel Turkestan orientale al fine di ottenere l’indipendenza dal governo centrale. Nell’area kirghisa al confine con la Cina vi sono infatti circa 250 mila musulmani di etnia uigura, fortemente contrariati dalle politiche repressive adottate dalla Repubblica popolare nei confronti della minoranza uigura dello Xinjiang<sup>7</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli interessi contrastanti delle due potenze regionali si escludono vicendevolmente, rivelando una competizione dal sapore squisitamente imperialista (tipica del grande gioco ottocentesco), ma inesorabilmente attuale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo Adrian Pabst: “</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>we are seeing the rise of old eastern empires dressed in new clothes</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">”. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Russia e Cina hanno realizzato una sorta di rapporto di vassallaggio dove, in cambio di sicurezza e attrezzature militari, ottengono </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">mercati di sbocco quasi incontaminati ed importazioni a prezzo vantaggioso</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">8</span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una torta che, secondo un’ottica marcatamente realista, non è destinata ad essere spartita.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>* </em></span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Marco Luigi Cimminella è laureando in Relazioni internazionali e diplomatiche (Università “l’Orientale” di Napoli)</em></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><br />
</em></span></span></strong></p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p>1- Mauro De Bonis, Kirghizistan: chi ha appiccato il fuoco?, limes online, 15/06/2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://temi.repubblica.it/limes/kirghizistan-chi-ha-appiccato-il-fuoco/13304">http://temi.repubblica.it/limes/kirghizistan-chi-ha-appiccato-il-fuoco/13304</a></span></span></p>
<p>Enrico Piovesana, Kirghizistan, forse 2mila morti, 18/06/2010, peacereporter</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22611/Kirghizistan,+forse+2mila+morti">http://it.peacereporter.net/articolo/22611/Kirghizistan,+forse+2mila+morti</a></span></span></p>
<p>2- Ko Sangtu, Russia’s Choice of Alliance: Balancing or Bandwagoning?</p>
<p>Eager Eyes Fixed on Eurasia, Edited by Iwashita Akihiro, 2007 the Slavic Research Center,</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://src-h.slav.hokudai.ac.jp/coe21/publish/no16_1_ses/08_sangtu.pdf">http://src-h.slav.hokudai.ac.jp/coe21/publish/no16_1_ses/08_sangtu.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>3- Alyson J.K. Bailes and Pàl Dunay, The Shangai Cooperation Organization, The Shangai Cooperation Organization as a regional security institution, SIPRI Policy Paper n° 17, maggio 2007</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>4- Mikhail Troitskiy, A Russian Perspective on the Shangai Cooperation Organization.</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>5- Nicolò Sartori, L’Organizzazione di Shangai in bilico tra Mosca e Pechino, Affari Internazionali, 15/06/2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1478">http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1478</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>6- Mikhail Troitskiy, A Russian Perspective on the Shangai Cooperation Organization.</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>7- Adrian Pabst, A new Great Game in Central Asia as Kyrgyzstan suffers, The National, June 18, 2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100618/OPINION/706179924/1080">http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100618/OPINION/706179924/1080</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">8- Ibid.</p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">Le opinioni espresse nell&#8217;articolo sono dell&#8217;Autore, e potrebbero non coincidere con quelle di “Eurasia”</span></em></span></p>
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		<title>Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/verso-unalleanza-militare-russia-cina-iran/3011/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 13:36:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo segretario generale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev, ha detto in una conferenza stampa a Pechino, all'inizio di questa settimana, che il conflitto in Afghanistan e l‘ampliamento dei membri della SCO, volto a includere l'Iran e il Pakistan, sono i temi in cima all'ordine del giorno della SCO nel 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/verso-unalleanza-militare-russia-cina-iran/3011/" title="Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ahmadinejad_medvedev.9hp10euz410kk0okcgwo0cs8s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?" ></div></a><p>Fonte: The Race for Iran <a href="http://www.raceforiran.com/" target="_blank">http://www.raceforiran.com/</a> &#8211; 05-02-2010<br />
<font size="2"><br />
Il nuovo segretario generale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev, ha detto in una conferenza stampa a Pechino, all&#8217;inizio di questa settimana, che il conflitto in Afghanistan e l‘ampliamento dei membri della SCO, volto a includere l&#8217;Iran e il Pakistan, sono i temi in cima all&#8217;ordine del giorno della SCO nel 2010. Certo, questi problemi, probabilmente, domineranno la preparazione per il vertice annuale della SCO, che avrà luogo a Tashkent, in Uzbekistan, nella prossima estate.</p>
<p>La SCO è stata fondata nel 2001 da sei membri originali: Russia e Cina, insieme con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Formalmente la SCO è stata creata per istituzionalizzare la cooperazione, tra i soci fondatori, nella sicurezza dei confini, nell&#8217;antiterrorismo e nella lotta contro estremisti e l’attivismo separatista, come pure per la cooperazione economica. Più in generale, la SCO si è affermata come un fattore sempre più importante negli affari dell&#8217;Asia centrale, nelle relazioni sino-russe, e la formazione di una &#8220;coalizione&#8221; internazionale, liberamente organizzata intorno a Pechino e Mosca – in opposizione a quello che, i suoi membri, ritengono l’eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.</p>
<p>Nel 2004, la Mongolia è diventata il primo stato a ricevere lo status di osservatore nella SCO; nel 2005, anche Iran, India e Pakistan, è stato concesso lo status di osservatore nella SCO. Se si comprendono le popolazioni e l&#8217;estensione territoriale dei quattro stati osservatori, insieme a quelli dei sei membri del nucleo, la SCO è diventata la più grande organizzazione per la sicurezza regionale, in termini di numero di persone e di quantità di territorio coperto. Tra le altre cose, l&#8217;inclusione di Iran, India e Pakistan, in qualità di osservatori espande in modo significativo, il latente ma già considerevole potenziale della SCO nell’esercitare influenza sullo sviluppo e la commercializzazione del petrolio e del gas dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p>Negli ultimi tre anni, la Russia ha spinto affinché l&#8217;Iran abbia riconosciuta una piena adesione della SCO. La Cina ha continuamente resistito a questa spinta. In pubblico, i funzionari cinesi dicono solo che il problema deve essere studiato, mentre un meccanismo formale, attraverso il quale la SCO può adottare nuovi membri, non esiste ancora. In privato, i funzionari cinesi dicono che l&#8217;Iran cambierebbe la natura e la funzione della SCO in modo importante. In particolare, l&#8217;adesione iraniana renderebbe più difficile per Pechino insistere, come fa regolarmente, che la SCO non sia un&#8217;alleanza diretta contro un qualsiasi paese specifico, ad esempio gli Stati Uniti.</p>
<p>Non è chiaro se Pechino sia pronta a sostenere la piena adesione per l&#8217;Iran della SCO. Ma, come Andrei Ibanov, un analista russo, ha scritto questa settimana sul China Global Times, Pechino ha incrementato la sua posizione strategica &#8220;consentendole un ruolo più diretto, nel sostenere, più velocemente che mai, i suoi interessi nazionali&#8221;. E, come abbiamo sottolineato più volte su questo blog e altrove, mentre dal 2007 la Cina è diventata più decisa nel sostenere i propri interessi percepiti nei confronti dell&#8217;Iran, anche la pressione degli Stati Uniti su Pechino, per adottare una linea dura contro Teheran si intensifica. Ci aspettiamo sicuramente che il trend continui.</p>
<p>In questo contesto, sostiene Ibanov: &#8220;La mossa migliore della Cina, in particolare come leader della SCO, sarebbe quello di incoraggiare e facilitare l&#8217;accettazione dell’adesione dell&#8217;Iran nel patto, prima che un nuovo round di sanzioni sia comminato. In questo modo, non solo si rafforzerebbe la capacità della Cina di avere accesso alle fonti di energia dell&#8217;Iran, ma frenerebbe, anche molto seriamente, qualsiasi iniziativa unilaterale, che siano sanzioni o missili puntati, contro l&#8217;Iran e le sue installazioni nucleari.&#8221;</p>
<p>Due anni fa, un generale dell’intelligence dell’Esercito Popolare di Liberazione ci ha detto, a Pechino, che la Cina sarebbe d&#8217;accordo per la piena adesione iraniana nella SCO, &#8220;solo se gli Stati Uniti forzassero la mano&#8221;. Dato l’antagonismo gratuito verso la Cina dell&#8217;amministrazione Obama, oltre l&#8217;Iran ance su altre questioni, sarà interessante vedere se Pechino sarà più aperta alla prospettiva di adesione completo alla SCO della Repubblica islamica.</p>
<p>Sull&#8217;approccio dell&#8217;amministrazione Obama verso la Cina, siamo stati sorpresi dal trovarci seriamente d’accordo con un recente articolo pubblicato a questo proposito sul The Wall Street Journal da George Gilder, un intellettuale caro ai repubblicani conservatori e neo-conservatore per molti anni. Non siamo d&#8217;accordo con Gilder su molti argomenti, con particolare riguardo al Medio Oriente. Ma il suo saggio, dal titolo &#8220;Perché inimicarsi la Cina?&#8221;, contiene brani di vera comprensione:</p>
<p><em>‘E&#8217; iniziato lo scorso giugno, a Pechino, quando il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner si mise a concionare il premier cinese Wen Jiaboa, tanto che apparve come un uomo messo alle stretta da un chiacchierone al cocktail party. Mr. Geithner arringava i cinesi sulla &#8230; necessità della svalutazione della moneta cinese; è difficile immaginare riuscire a persuadere i possessori cinesi di un trilione di dollari di riserve. Questa settimana, in un incontro con i democratici al Senato, il presidente Obama ha continuato a preoccuparsi per il dollaro troppo forte verso lo yuan, in un momento in cui la maggior parte degli investitori del mondo teme che la Cina agisca per le sue parole e faccia collassare il dollaro&#8230; </em></p>
<p><em>Sì, i cinesi sono inutilmente aggressivi nel dispiegamento di missili contro Taiwan, ma non vi è assolutamente alcuna prospettiva di una riuscita difesa di quel paese da parte degli Stati Uniti. Mandargli 6 miliardi dollari di nuove armi è una provocazione inutile verso la Cina, e che non ha nessun valore per la difesa del Stati Uniti o Taiwan&#8230; </em></p>
<p><em>[Ma] una politica estera di gente seria, in un momento di crisi, si renderà conto che l&#8217;attuale regime cinese è il migliore che possiamo aspettarci da questo paese. La rivitalizzazione del capitalismo asiatico cinese rimane il più importante evento positivo nel mondo, degli scorso 30 anni. Non solo ha portato un miliardo di persone fuori dalla miseria e dall’oppressione, ma ha trasformato la Cina da un nemico comunista degli Stati Uniti, in un partner capitalista ormai indispensabile. E&#8217; ironico che i liberali, che una volta hanno accolto con favore la pacificazione del mostruoso regime di Mao Zedong, oggi siano apertamente bellicosi per i vari episodi oscuri di hacking su Internet&#8230; </em></p>
<p><em>Gli Stati Uniti sono dipendente dalla Cina per la loro salute economica e militare, come la crescita economica della Cina dipende dagli Stati Uniti per i suoi mercati chiave, la riserva finanziaria e il regime capitalista globale degli scambi. </em></p>
<p><em>E una follia auto-distruttiva, sacrificare questa sinergia, al centro del capitalismo globale, al fine di ottenere concessioni sul riscaldamento globale, l&#8217;indebolimento del dollaro o la politica di Internet. </em></p>
<p><em>Di quanti nemici abbiamo bisogno?’</em></p>
<p>Quanti davvero. Questo blog è, per molti aspetti, dedicato alla tesi secondo cui gli Stati Uniti non hanno bisogno che la Repubblica islamica sia un nemico. E&#8217; un segnale inquietante di quanto fuori strada sia andata la politica estera dell&#8217;amministrazione di Obama, tanto che sia i Leverett che George Gilder sentono il dovere di sottolineare quanto possa essere pericoloso, per gli Stati Uniti, fare della Cina un nemico.<br />
</font><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a></p>
<p><a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/">http://www.bollettinoaurora.da.ru</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.xoom.it/">http://sitoaurora.xoom.it</a></p>
<p><a href="http://sitoaurora.narod.ru/">http://sitoaurora.narod.ru</a></p>
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		<title>Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 12:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Parlamento del Kazakistan ha ratificato l’accordo relativo all'istituzione di un gruppo di protezione della forza di reazione rapida post-sovietica. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) sta valutando le domande di adesione dell'Iran e del Pakistan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/iran-e-pakistan-candidati-allocs-kazakistan-nella-forza-militare-post-sovietica/2978/" title="Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/shanghai_cooperation_organization_706994.5zf2nytwt18g84g0sgww8sk4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica" ></div></a><p><font size="2"><strong>Il parlamento kazako ratifica l’accordo sulla forza di reazione rapida post-sovie</strong>tica</p>
<p>Il Parlamento del Kazakistan ha ratificato l’accordo relativo all&#8217;istituzione di un gruppo di protezione della forza di reazione rapida post-sovietica. La creazione di un forte contingente militare nell’Asia centrale ex sovietica con i membri della Collective Security Treaty Organization (CSTO), è visto come la mossa di Mosca per controbilanciare la NATO. Ma la sua formazione si è scontrata con problemi causati dalle rivalità regionali di alcuni membri. Parlando ad una sessione plenaria, il ministro della difesa dello stato dell&#8217;Asia centrale, Bolat Sembinov, ha detto che la forza di reazione rapida è stata progettata &#8220;per migliorare la sicurezza dei membri CSTO sullo sfondo delle minacce attuali e potenziali&#8221;, compresi il terrorismo, l&#8217;estremismo, il traffico di droga, le calamità naturali e per rafforzare il ruolo dell&#8217;organizzazione nel garantire la sicurezza internazionale.</p>
<p>La CSTO comprende Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Uzbekistan e Tagikistan. Status di osservatore godono Iran, India, Mongolia e Pakistan. Cinque dei sette membri hanno firmato l&#8217;accordo nel febbraio 2009. La Bielorussia, che inizialmente evitato di firmare l&#8217;accordo a causa di una disputa commerciale con la Russia, è aderita più tardi, nello scorso anno. L&#8217;Uzbekistan ha finora rifiutato di partecipare alla forza, dicendo che si oppone al rafforzamento del ruolo della Russia in Asia centrale. L&#8217;Uzbekistan è anche in contrasto con le autorità regionali del vicino Kirghizistan, che ospita una base aerea russa.</p>
<p>La forza di reazione rapida collettiva, ha tenuto due settimane di esercitazioni militari nel sud del Kazakistan nell’ottobre 2009, con la partecipazione di più di 7.000 uomini da Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan.</p>
<p>La ‘Strategia di sicurezza della Russia fino al 2020’, recentemente approvata dal presidente Dmitrij Medvedev, prevede la CSTO come &#8220;un meccanismo regionale fondamentale per contrastare le sfide e le minacce militari&#8221;.</p>
<p>RIA Novosti 04/02/20100 http://en.rian.ru/exsoviet/20100204/157768653.html</p>
<p>© RIA Novosti, 2008</p>
<p><strong>La SCO valuta l‘adesione di Iran e Pakistan </strong></p>
<p>Cheng Guangjin e Yang Xue 04/02/2010 China Daily</p>
<p>La Shanghai Cooperation Organization (SCO) sta valutando le domande di adesione dell&#8217;Iran e del Pakistan, e riesamina i propri criteri per l&#8217;adesione, ha detto in una conferenza stampa ieri, a Pechino, il nuovo segretario generale della SCO Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev. Inoltre, le procedure per l’adesione di Sri Lanka e Bielorussia al partenariato per il dialogo con la SCO, sono attualmente sotto esame da parte dei paesi membri della SCO, per l&#8217;approvazione finale, sperando che siano  finalizzato al vertice di Tashkent di quest&#8217;anno, afferma Imanaliev. La SCO ha istituito gruppi di esperti per stabilire i principi e le norme per l&#8217;adesione di nuovi membri. &#8220;Un principio importante è che il nuovo associato debba essere positivo per la crescita e l&#8217;unificazione dello SCO, non viceversa&#8221;, ha sottolineato Imanaliev. &#8220;Allargare l&#8217;alleanza è un compito importante per la SCO per il presente e a lungo tempo per il futuro. Continueremo a rafforzare la cooperazione nel quadro della SCO&#8221;, ha detto Imanaliev. Al momento, l&#8217;alleanza SCO comprende: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.</p>
<p>Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, parlando all’Itar-Tass ha detto che &#8220;un lavoro attivo è in corso per preparare il vertice della SCO a Tashkent di quest&#8217;anno. Ma nessuna data è stata fissata ancora.&#8221; Imanaliev ha aggiunto che la SCO firmerà una serie di protocolli bilaterali con i paesi partner del dialogo, per definire aree di cooperazione nell&#8217;economia, commercio, scienza e cultura. Imanaliev ha detto che i compiti principali della SCO sono sviluppare una soluzione al terrorismo in Afghanistan, aumentare la cooperazione economica tra i membri della SCO e promuovere la cooperazione con altre organizzazioni internazionali. Ha detto che la SCO continuerà a rispondere attivamente alla lotta mondiale contro il terrorismo, e a fornire aiuti economici e umanitari per la pace e la stabilità in Afghanistan.</p>
<p>Zhang Deguang, primo segretario generale delo SCO, ha parlato del piano di lavoro della SCO di quest&#8217;anno. &#8220;Si completeranno i suoi lavori in corso, comprese le attività del gruppo di contatto SCO-Afghanistan, e continuerà a partecipare alle riunioni internazionali sulla questione afgana&#8221;. Il gruppo di contatto, istituito con lo scopo di sviluppare proposte e raccomandazioni in materia di cooperazione tra la SCO e l&#8217;Afghanistan, su questioni di reciproco interesse, svolge la propria attività in forma di consultazioni. Alla conferenza internazionale tenutasi a Londra, il 28 gennaio, alla quale hanno partecipato i ministri degli esteri dei paesi membri della SCO, molta attenzione è stata prestata allo sviluppo della cooperazione regionale, comprese quelle nel quadro SCO, volta a liberare l&#8217;Afghanistan senza dal terrorismo e dal narcotraffico. La prossima conferenza sulla pace in Afghanistan si terrà a Kabul, alla fine di quest&#8217;anno. Imanaliev ha detto che le nuove proposte saranno destinate alla promozione di una risoluzione rapida.</p>
<p>Citando la cooperazione in materia di energia, Imanaliev ha altamente elogiato e promosso l’&#8221;Energy Club&#8221; proposto lo scorso anno dal Primo Ministro russo Vladimir Putin, durante la sua visita a Pechino. &#8220;Il Club dell’Energia’ deve avere ruoli diversi, compresa la raccolta e l&#8217;analisi delle informazioni, l&#8217;esportazione e l’importazione di energia nell&#8217;ambito del Consiglio Economico della SCO&#8221;, ha detto Imanaliev. Il Consiglio Economico è un organismo non governativo che riunisce la maggior parte dei membri della comunità economiche dei paesi sei membri della SCO, con l&#8217;obiettivo di incrementare la cooperazione economica nel quadro della SCO.<br />
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Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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