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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
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		<title>Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 11:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Kirghizistan]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scontro interetnico che ha attraversato il territorio kirghiso in questi ultimi giorni ha evidenziato ancor più marcatamente il carattere transeunte del matrimonio sino-russo avvenuto sull’altare dell’Organizzazione di Shangai (OCS).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4716/russia-cina-e-gli-scontri-in-kirghizistan" title="Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/carte_kirghizistan1.7xt1j8oa3rwg4oow4cw4sc8wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Russia, Cina e gli scontri in Kirghizistan" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P.sdfootnote { margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo scontro etnico in Kirghizistan all’ombra del Grande Gioco del XXI secolo</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con la violenta esautorazione del governo Bakiev, a reggenza temporanea del Kirghizistan è stato nominato il governo ad interim di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Roza Otunbayeva, immediatamente riconosciuto e sostenuto dalla dirigenza russa. Alcuni analisti hanno visto, dietro il crollo della precedente amministrazione kirghisa, la mano del Cremlino, particolarmente contrariata dal prolungamento del contratto </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">stipulato da Biškek con Washington al fine di mantenere una base militare americana a Manas. Mosca considera il Kirghizistan</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> come una sua “sfera di influenza”, non ammettendo quindi alcun tipo di ingerenza straniera sul territorio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questi ultimi giorni si è consumato un esasperato conflitto fra i gruppi kirghisi e uzbeki dell’area, culminato in una vera e propria pulizia etnica ai danni delle minoranze uzbeke della regione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le prime accuse sulla fomentazione dello scontro sono state imputate ai seguaci dell’ex presidente Bakiev, sospettati di strumentalizzare i laceranti dissapori fra le opposte etnie provocando destabilizzanti disordini sul territorio al fine di impedire il referendum costituzionale, previsto per il prossimo 27 giugno. Larghe frange di kirghisi sostengono infatti l’ex presidente in esilio in Bielorussia, mentre la maggior parte degli uzbechi del sud appoggia il governo della Otunbayeva.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In seguito alle tensioni, c</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">irca 400 mila uzbeki che risiedevano nelle città meridionali di Osh e Jalabad, nelle enclavi di </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sokh e Shakhimardan</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> hanno cercato rifugio nel vicino Uzbekistan, ma solo 100 mila sono riusciti ad oltrepassare il confine: il governo di Tashkent ha temporaneamente chiuso le frontiere agli sfollati</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1</span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il revival degli antichi imperi asiatici</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scontro interetnico che ha attraversato il territorio kirghiso in questi ultimi giorni ha evidenziato ancor più marcatamente il carattere transeunte del matrimonio sino-russo avvenuto sull’altare dell’Organizzazione di Shangai (OCS).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In seguito all’attentato delle torri gemelle e alla successiva guerra in Afghanistan, Mosca aveva intrapreso una politica di “<em>bandwagoning</em>”, supportando Washington nella defatigante lotta bushiana al terrorismo transnazionale. Ma la radicata penetrazione americana in Asia centrale aveva immediatamente preoccupato il Cremlino che, contando sull’aiuto cinese, aveva deciso di allentare i legami con la Casa Bianca, attuando una politica di “<em>counterbalance</em>” nell’ambito della OCS<sup>2</sup>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa Organizzazione, il cui statuto può essere considerato una chiara sintesi fra ostilità all’egemonia unipolare e rispetto delle specificità storico-culturali dell’area, da un lato è stata la concretizzazione degli sforzi multilaterali delle potenze asiatiche al fine di osteggiare la proliferazione dei tre demoni che minacciano la stabilità regionale: separatismo, estremismo e terrorismo; dall’altro, l’estrinsecazione internazionale della condanna all’attitudine dominatrice e monopolizzante nelle relazioni internazionali di matrice nordamericana<sup>3</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il graduale indebolimento delle posizioni statunitensi nella regione risulta essere presciente di un’inevitabile lacerazione dell’alleanza sino-russa, la cui fragilità e ridotta consistenza sostanziale sono manifestate dagli opposti interessi che contrappongono i due imperi nello scacchiere centro asiatico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Difatti, vero è che l’Organizzazione di Shangai ha fornito un forum multilaterale di discussione che ha permesso Mosca e Pechino di rinsaldare e rafforzare le proprie relazioni, economiche, politiche ed energetiche con gli stati centro asiatici. D’altro canto, il Cremlino ha promosso la costituzione di organizzazioni,  a livello militare ed economico, concorrenti alla OCS ed escludenti qualsiasi partecipazione cinese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul piano della sicurezza, un’esemplificazione a riguardo è la OTSC (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), di cui fanno parte, insieme con le cinque ex repubbliche sovietiche centro asiatiche, l’Armenia e la Bielorussia<sup>4</sup>. La crisi kirghisa di questi ultimi giorni ha evidenziato le incertezze e debolezze che caratterizzano la OCS, ancora incapace di manifestare, concretamente, un’unitarietà di intenti e di intervenire energicamente al fine di stabilizzare la situazione nel sud del Kirghizistan.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Reali e concrete offerte di aiuto sono giunte infatti solo dalla OTSC, a testimonianza dell’atteggiamento più pragmatico assunto dall’organizzazione militare dominata da Mosca<sup>5</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul versante economico, se Pechino lavora instancabilmente nel tentativo di realizzare un’area di libero scambio nell’ambito della Organizzazione di Shangai, il Cremlino osta al conseguimento di tale obiettivo, convinto infatti che l’abbattimento delle barriere a favore del libero commercio nel territorio comporterebbe un’inarrestabile inondazione di prodotti cinesi, fortemente competitivi in quanto a basso costo, gravida di conseguenze negative per le esportazioni russe. Così Mosca ha deciso di perseguire il suo progetto economico di realizzare una zona di libero scambio all’interno dell’Evrazec ( Comunità Economica Eurasiatica), tagliando fuori la concorrenza cinese<sup>6</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma la competizione fra i due imperi è evidente soprattutto sul piano energetico. Recentemente è stata aperta la più lunga rete di gasdotti al mondo, in grado di trasportare l’oro blu turkmeno fino alla provincia cinese dello Xinjiang: evidente concretizzazione della politica mandarina di abbattere il monopolio della russa Gazprom. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La necessità di sedare gli scontri etnici scoppiati nel Kirghizistan meridionale risulta essere una priorità nell’agenda di Pechino, preoccupata che le tensioni possano traboccare dalla valle del Fergana e raggiungere il territorio cinese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In particolare, i timori riguardano non solo l’eventualità che gli scontri in Kirghizistan possano minacciare i rifornimenti di idrocarburi diretti a soddisfare le esigenze nutritive del gigante asiatico, ma soprattutto la possibilità che aree caratterizzate da profonda instabilità possano ospitare gruppi e movimenti attivisti uiguri, in grado di promuovere una consistente mobilitazione insurrezionale nel Turkestan orientale al fine di ottenere l’indipendenza dal governo centrale. Nell’area kirghisa al confine con la Cina vi sono infatti circa 250 mila musulmani di etnia uigura, fortemente contrariati dalle politiche repressive adottate dalla Repubblica popolare nei confronti della minoranza uigura dello Xinjiang<sup>7</sup>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli interessi contrastanti delle due potenze regionali si escludono vicendevolmente, rivelando una competizione dal sapore squisitamente imperialista (tipica del grande gioco ottocentesco), ma inesorabilmente attuale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo Adrian Pabst: “</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>we are seeing the rise of old eastern empires dressed in new clothes</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">”. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Russia e Cina hanno realizzato una sorta di rapporto di vassallaggio dove, in cambio di sicurezza e attrezzature militari, ottengono </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">mercati di sbocco quasi incontaminati ed importazioni a prezzo vantaggioso</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">8</span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una torta che, secondo un’ottica marcatamente realista, non è destinata ad essere spartita.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>* </em></span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Marco Luigi Cimminella è laureando in Relazioni internazionali e diplomatiche (Università “l’Orientale” di Napoli)</em></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><br />
</em></span></span></strong></p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p>1- Mauro De Bonis, Kirghizistan: chi ha appiccato il fuoco?, limes online, 15/06/2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://temi.repubblica.it/limes/kirghizistan-chi-ha-appiccato-il-fuoco/13304">http://temi.repubblica.it/limes/kirghizistan-chi-ha-appiccato-il-fuoco/13304</a></span></span></p>
<p>Enrico Piovesana, Kirghizistan, forse 2mila morti, 18/06/2010, peacereporter</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22611/Kirghizistan,+forse+2mila+morti">http://it.peacereporter.net/articolo/22611/Kirghizistan,+forse+2mila+morti</a></span></span></p>
<p>2- Ko Sangtu, Russia’s Choice of Alliance: Balancing or Bandwagoning?</p>
<p>Eager Eyes Fixed on Eurasia, Edited by Iwashita Akihiro, 2007 the Slavic Research Center,</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://src-h.slav.hokudai.ac.jp/coe21/publish/no16_1_ses/08_sangtu.pdf">http://src-h.slav.hokudai.ac.jp/coe21/publish/no16_1_ses/08_sangtu.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>3- Alyson J.K. Bailes and Pàl Dunay, The Shangai Cooperation Organization, The Shangai Cooperation Organization as a regional security institution, SIPRI Policy Paper n° 17, maggio 2007</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>4- Mikhail Troitskiy, A Russian Perspective on the Shangai Cooperation Organization.</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>5- Nicolò Sartori, L’Organizzazione di Shangai in bilico tra Mosca e Pechino, Affari Internazionali, 15/06/2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1478">http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1478</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>6- Mikhail Troitskiy, A Russian Perspective on the Shangai Cooperation Organization.</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf">http://books.sipri.org/files/PP/SIPRIPP17.pdf</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p>7- Adrian Pabst, A new Great Game in Central Asia as Kyrgyzstan suffers, The National, June 18, 2010</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100618/OPINION/706179924/1080">http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100618/OPINION/706179924/1080</a></span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">8- Ibid.</p>
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB">
<p lang="en-GB"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">Le opinioni espresse nell&#8217;articolo sono dell&#8217;Autore, e potrebbero non coincidere con quelle di “Eurasia”</span></em></span></p>
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		<title>Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/3011/verso-unalleanza-militare-russia-cina-iran</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 13:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo segretario generale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev, ha detto in una conferenza stampa a Pechino, all'inizio di questa settimana, che il conflitto in Afghanistan e l‘ampliamento dei membri della SCO, volto a includere l'Iran e il Pakistan, sono i temi in cima all'ordine del giorno della SCO nel 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3011/verso-unalleanza-militare-russia-cina-iran" title="Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ahmadinejad_medvedev.9hp10euz410kk0okcgwo0cs8s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Verso un&#8217;alleanza militare Russia-Cina-Iran?" ></div></a><p>Fonte: The Race for Iran <a href="http://www.raceforiran.com/" target="_blank">http://www.raceforiran.com/</a> &#8211; 05-02-2010<br />
<font size="2"><br />
Il nuovo segretario generale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev, ha detto in una conferenza stampa a Pechino, all&#8217;inizio di questa settimana, che il conflitto in Afghanistan e l‘ampliamento dei membri della SCO, volto a includere l&#8217;Iran e il Pakistan, sono i temi in cima all&#8217;ordine del giorno della SCO nel 2010. Certo, questi problemi, probabilmente, domineranno la preparazione per il vertice annuale della SCO, che avrà luogo a Tashkent, in Uzbekistan, nella prossima estate.</p>
<p>La SCO è stata fondata nel 2001 da sei membri originali: Russia e Cina, insieme con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Formalmente la SCO è stata creata per istituzionalizzare la cooperazione, tra i soci fondatori, nella sicurezza dei confini, nell&#8217;antiterrorismo e nella lotta contro estremisti e l’attivismo separatista, come pure per la cooperazione economica. Più in generale, la SCO si è affermata come un fattore sempre più importante negli affari dell&#8217;Asia centrale, nelle relazioni sino-russe, e la formazione di una &#8220;coalizione&#8221; internazionale, liberamente organizzata intorno a Pechino e Mosca – in opposizione a quello che, i suoi membri, ritengono l’eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.</p>
<p>Nel 2004, la Mongolia è diventata il primo stato a ricevere lo status di osservatore nella SCO; nel 2005, anche Iran, India e Pakistan, è stato concesso lo status di osservatore nella SCO. Se si comprendono le popolazioni e l&#8217;estensione territoriale dei quattro stati osservatori, insieme a quelli dei sei membri del nucleo, la SCO è diventata la più grande organizzazione per la sicurezza regionale, in termini di numero di persone e di quantità di territorio coperto. Tra le altre cose, l&#8217;inclusione di Iran, India e Pakistan, in qualità di osservatori espande in modo significativo, il latente ma già considerevole potenziale della SCO nell’esercitare influenza sullo sviluppo e la commercializzazione del petrolio e del gas dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p>Negli ultimi tre anni, la Russia ha spinto affinché l&#8217;Iran abbia riconosciuta una piena adesione della SCO. La Cina ha continuamente resistito a questa spinta. In pubblico, i funzionari cinesi dicono solo che il problema deve essere studiato, mentre un meccanismo formale, attraverso il quale la SCO può adottare nuovi membri, non esiste ancora. In privato, i funzionari cinesi dicono che l&#8217;Iran cambierebbe la natura e la funzione della SCO in modo importante. In particolare, l&#8217;adesione iraniana renderebbe più difficile per Pechino insistere, come fa regolarmente, che la SCO non sia un&#8217;alleanza diretta contro un qualsiasi paese specifico, ad esempio gli Stati Uniti.</p>
<p>Non è chiaro se Pechino sia pronta a sostenere la piena adesione per l&#8217;Iran della SCO. Ma, come Andrei Ibanov, un analista russo, ha scritto questa settimana sul China Global Times, Pechino ha incrementato la sua posizione strategica &#8220;consentendole un ruolo più diretto, nel sostenere, più velocemente che mai, i suoi interessi nazionali&#8221;. E, come abbiamo sottolineato più volte su questo blog e altrove, mentre dal 2007 la Cina è diventata più decisa nel sostenere i propri interessi percepiti nei confronti dell&#8217;Iran, anche la pressione degli Stati Uniti su Pechino, per adottare una linea dura contro Teheran si intensifica. Ci aspettiamo sicuramente che il trend continui.</p>
<p>In questo contesto, sostiene Ibanov: &#8220;La mossa migliore della Cina, in particolare come leader della SCO, sarebbe quello di incoraggiare e facilitare l&#8217;accettazione dell’adesione dell&#8217;Iran nel patto, prima che un nuovo round di sanzioni sia comminato. In questo modo, non solo si rafforzerebbe la capacità della Cina di avere accesso alle fonti di energia dell&#8217;Iran, ma frenerebbe, anche molto seriamente, qualsiasi iniziativa unilaterale, che siano sanzioni o missili puntati, contro l&#8217;Iran e le sue installazioni nucleari.&#8221;</p>
<p>Due anni fa, un generale dell’intelligence dell’Esercito Popolare di Liberazione ci ha detto, a Pechino, che la Cina sarebbe d&#8217;accordo per la piena adesione iraniana nella SCO, &#8220;solo se gli Stati Uniti forzassero la mano&#8221;. Dato l’antagonismo gratuito verso la Cina dell&#8217;amministrazione Obama, oltre l&#8217;Iran ance su altre questioni, sarà interessante vedere se Pechino sarà più aperta alla prospettiva di adesione completo alla SCO della Repubblica islamica.</p>
<p>Sull&#8217;approccio dell&#8217;amministrazione Obama verso la Cina, siamo stati sorpresi dal trovarci seriamente d’accordo con un recente articolo pubblicato a questo proposito sul The Wall Street Journal da George Gilder, un intellettuale caro ai repubblicani conservatori e neo-conservatore per molti anni. Non siamo d&#8217;accordo con Gilder su molti argomenti, con particolare riguardo al Medio Oriente. Ma il suo saggio, dal titolo &#8220;Perché inimicarsi la Cina?&#8221;, contiene brani di vera comprensione:</p>
<p><em>‘E&#8217; iniziato lo scorso giugno, a Pechino, quando il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner si mise a concionare il premier cinese Wen Jiaboa, tanto che apparve come un uomo messo alle stretta da un chiacchierone al cocktail party. Mr. Geithner arringava i cinesi sulla &#8230; necessità della svalutazione della moneta cinese; è difficile immaginare riuscire a persuadere i possessori cinesi di un trilione di dollari di riserve. Questa settimana, in un incontro con i democratici al Senato, il presidente Obama ha continuato a preoccuparsi per il dollaro troppo forte verso lo yuan, in un momento in cui la maggior parte degli investitori del mondo teme che la Cina agisca per le sue parole e faccia collassare il dollaro&#8230; </em></p>
<p><em>Sì, i cinesi sono inutilmente aggressivi nel dispiegamento di missili contro Taiwan, ma non vi è assolutamente alcuna prospettiva di una riuscita difesa di quel paese da parte degli Stati Uniti. Mandargli 6 miliardi dollari di nuove armi è una provocazione inutile verso la Cina, e che non ha nessun valore per la difesa del Stati Uniti o Taiwan&#8230; </em></p>
<p><em>[Ma] una politica estera di gente seria, in un momento di crisi, si renderà conto che l&#8217;attuale regime cinese è il migliore che possiamo aspettarci da questo paese. La rivitalizzazione del capitalismo asiatico cinese rimane il più importante evento positivo nel mondo, degli scorso 30 anni. Non solo ha portato un miliardo di persone fuori dalla miseria e dall’oppressione, ma ha trasformato la Cina da un nemico comunista degli Stati Uniti, in un partner capitalista ormai indispensabile. E&#8217; ironico che i liberali, che una volta hanno accolto con favore la pacificazione del mostruoso regime di Mao Zedong, oggi siano apertamente bellicosi per i vari episodi oscuri di hacking su Internet&#8230; </em></p>
<p><em>Gli Stati Uniti sono dipendente dalla Cina per la loro salute economica e militare, come la crescita economica della Cina dipende dagli Stati Uniti per i suoi mercati chiave, la riserva finanziaria e il regime capitalista globale degli scambi. </em></p>
<p><em>E una follia auto-distruttiva, sacrificare questa sinergia, al centro del capitalismo globale, al fine di ottenere concessioni sul riscaldamento globale, l&#8217;indebolimento del dollaro o la politica di Internet. </em></p>
<p><em>Di quanti nemici abbiamo bisogno?’</em></p>
<p>Quanti davvero. Questo blog è, per molti aspetti, dedicato alla tesi secondo cui gli Stati Uniti non hanno bisogno che la Repubblica islamica sia un nemico. E&#8217; un segnale inquietante di quanto fuori strada sia andata la politica estera dell&#8217;amministrazione di Obama, tanto che sia i Leverett che George Gilder sentono il dovere di sottolineare quanto possa essere pericoloso, per gli Stati Uniti, fare della Cina un nemico.<br />
</font><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 12:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[kazakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Parlamento del Kazakistan ha ratificato l’accordo relativo all'istituzione di un gruppo di protezione della forza di reazione rapida post-sovietica. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) sta valutando le domande di adesione dell'Iran e del Pakistan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/2978/iran-e-pakistan-candidati-allocs-kazakistan-nella-forza-militare-post-sovietica" title="Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/shanghai_cooperation_organization_706994.5zf2nytwt18g84g0sgww8sk4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Iran e Pakistan candidati all&#8217;OCS, Kazakistan nella forza militare post-sovietica" ></div></a><p><font size="2"><strong>Il parlamento kazako ratifica l’accordo sulla forza di reazione rapida post-sovie</strong>tica</p>
<p>Il Parlamento del Kazakistan ha ratificato l’accordo relativo all&#8217;istituzione di un gruppo di protezione della forza di reazione rapida post-sovietica. La creazione di un forte contingente militare nell’Asia centrale ex sovietica con i membri della Collective Security Treaty Organization (CSTO), è visto come la mossa di Mosca per controbilanciare la NATO. Ma la sua formazione si è scontrata con problemi causati dalle rivalità regionali di alcuni membri. Parlando ad una sessione plenaria, il ministro della difesa dello stato dell&#8217;Asia centrale, Bolat Sembinov, ha detto che la forza di reazione rapida è stata progettata &#8220;per migliorare la sicurezza dei membri CSTO sullo sfondo delle minacce attuali e potenziali&#8221;, compresi il terrorismo, l&#8217;estremismo, il traffico di droga, le calamità naturali e per rafforzare il ruolo dell&#8217;organizzazione nel garantire la sicurezza internazionale.</p>
<p>La CSTO comprende Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Uzbekistan e Tagikistan. Status di osservatore godono Iran, India, Mongolia e Pakistan. Cinque dei sette membri hanno firmato l&#8217;accordo nel febbraio 2009. La Bielorussia, che inizialmente evitato di firmare l&#8217;accordo a causa di una disputa commerciale con la Russia, è aderita più tardi, nello scorso anno. L&#8217;Uzbekistan ha finora rifiutato di partecipare alla forza, dicendo che si oppone al rafforzamento del ruolo della Russia in Asia centrale. L&#8217;Uzbekistan è anche in contrasto con le autorità regionali del vicino Kirghizistan, che ospita una base aerea russa.</p>
<p>La forza di reazione rapida collettiva, ha tenuto due settimane di esercitazioni militari nel sud del Kazakistan nell’ottobre 2009, con la partecipazione di più di 7.000 uomini da Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan.</p>
<p>La ‘Strategia di sicurezza della Russia fino al 2020’, recentemente approvata dal presidente Dmitrij Medvedev, prevede la CSTO come &#8220;un meccanismo regionale fondamentale per contrastare le sfide e le minacce militari&#8221;.</p>
<p>RIA Novosti 04/02/20100 http://en.rian.ru/exsoviet/20100204/157768653.html</p>
<p>© RIA Novosti, 2008</p>
<p><strong>La SCO valuta l‘adesione di Iran e Pakistan </strong></p>
<p>Cheng Guangjin e Yang Xue 04/02/2010 China Daily</p>
<p>La Shanghai Cooperation Organization (SCO) sta valutando le domande di adesione dell&#8217;Iran e del Pakistan, e riesamina i propri criteri per l&#8217;adesione, ha detto in una conferenza stampa ieri, a Pechino, il nuovo segretario generale della SCO Muratbek Sansyzbayevich Imanaliev. Inoltre, le procedure per l’adesione di Sri Lanka e Bielorussia al partenariato per il dialogo con la SCO, sono attualmente sotto esame da parte dei paesi membri della SCO, per l&#8217;approvazione finale, sperando che siano  finalizzato al vertice di Tashkent di quest&#8217;anno, afferma Imanaliev. La SCO ha istituito gruppi di esperti per stabilire i principi e le norme per l&#8217;adesione di nuovi membri. &#8220;Un principio importante è che il nuovo associato debba essere positivo per la crescita e l&#8217;unificazione dello SCO, non viceversa&#8221;, ha sottolineato Imanaliev. &#8220;Allargare l&#8217;alleanza è un compito importante per la SCO per il presente e a lungo tempo per il futuro. Continueremo a rafforzare la cooperazione nel quadro della SCO&#8221;, ha detto Imanaliev. Al momento, l&#8217;alleanza SCO comprende: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.</p>
<p>Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, parlando all’Itar-Tass ha detto che &#8220;un lavoro attivo è in corso per preparare il vertice della SCO a Tashkent di quest&#8217;anno. Ma nessuna data è stata fissata ancora.&#8221; Imanaliev ha aggiunto che la SCO firmerà una serie di protocolli bilaterali con i paesi partner del dialogo, per definire aree di cooperazione nell&#8217;economia, commercio, scienza e cultura. Imanaliev ha detto che i compiti principali della SCO sono sviluppare una soluzione al terrorismo in Afghanistan, aumentare la cooperazione economica tra i membri della SCO e promuovere la cooperazione con altre organizzazioni internazionali. Ha detto che la SCO continuerà a rispondere attivamente alla lotta mondiale contro il terrorismo, e a fornire aiuti economici e umanitari per la pace e la stabilità in Afghanistan.</p>
<p>Zhang Deguang, primo segretario generale delo SCO, ha parlato del piano di lavoro della SCO di quest&#8217;anno. &#8220;Si completeranno i suoi lavori in corso, comprese le attività del gruppo di contatto SCO-Afghanistan, e continuerà a partecipare alle riunioni internazionali sulla questione afgana&#8221;. Il gruppo di contatto, istituito con lo scopo di sviluppare proposte e raccomandazioni in materia di cooperazione tra la SCO e l&#8217;Afghanistan, su questioni di reciproco interesse, svolge la propria attività in forma di consultazioni. Alla conferenza internazionale tenutasi a Londra, il 28 gennaio, alla quale hanno partecipato i ministri degli esteri dei paesi membri della SCO, molta attenzione è stata prestata allo sviluppo della cooperazione regionale, comprese quelle nel quadro SCO, volta a liberare l&#8217;Afghanistan senza dal terrorismo e dal narcotraffico. La prossima conferenza sulla pace in Afghanistan si terrà a Kabul, alla fine di quest&#8217;anno. Imanaliev ha detto che le nuove proposte saranno destinate alla promozione di una risoluzione rapida.</p>
<p>Citando la cooperazione in materia di energia, Imanaliev ha altamente elogiato e promosso l’&#8221;Energy Club&#8221; proposto lo scorso anno dal Primo Ministro russo Vladimir Putin, durante la sua visita a Pechino. &#8220;Il Club dell’Energia’ deve avere ruoli diversi, compresa la raccolta e l&#8217;analisi delle informazioni, l&#8217;esportazione e l’importazione di energia nell&#8217;ambito del Consiglio Economico della SCO&#8221;, ha detto Imanaliev. Il Consiglio Economico è un organismo non governativo che riunisce la maggior parte dei membri della comunità economiche dei paesi sei membri della SCO, con l&#8217;obiettivo di incrementare la cooperazione economica nel quadro della SCO.<br />
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Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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