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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Nord Stream</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 19:54:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei mesi scorsi la battaglia tra Nabucco e South Stream ha assunto le dimensioni delle vecchie contese energetiche tra USA e URSS, che infuriavano in Europa Occidentale durante l'era di Reagan. In gioco c'è molto più che gl'introiti finanziari derivanti dalla vendita di gas o dalla costruzione delle condotte. È coinvolto il nocciolo stesso del futuro dell'Europa Occidentale, ed il futuro della geopolitica eurasiatica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lagenda-geopolitica-di-wikileaks-ed-il-south-stream/7419/" title="L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/572.4g6wevtmqn8kww840kw4wwkos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream" ></div></a><p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La marea di cablogrammi scaricata sul mondo dal misterioso e reticente Julian Assange, fondatore di &#8220;Wikileaks&#8221;, rappresenta certamente uno degli eventi più bizzarri nella storia recente dell&#8217;<em>intelligence</em>. Lungi tuttavia dall&#8217;imbarazzare il Dipartimento di Stato e la politica estera degli USA, i cablogrammi rivelano un misto di noiosi dettagli di basso livello e di notizie che l&#8217;ex consigliere alla Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski chiama &#8220;<em>pointed</em>&#8220;, che vanno al punto, portano a qualcosa.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i cablogrammi dilettevoli ma inconcludenti ci sono quelli che paragonano Putin e Medvedev a &#8220;Batman e Robin&#8221;. Nessuno dei documenti esibiti è classificato come &#8220;<em>Top Secret</em>&#8220;. Circa il 40% delle 250.000 pagine non sono proprio classificate.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i documenti che Brzezinski considera &#8220;muniti&#8221; di fatti &#8220;significativi&#8221; per &#8220;favorire un&#8217;agenda&#8221; di una &#8220;agenzia d&#8217;<em>intelligence</em>&#8220;, vi sono quelli relativi ai negoziati tra Mosca ed il governo Berlusconi per la costruzione del gasdotto <em>South Stream</em>, geopoliticamente rilevante.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel dicembre 2009 il presidente russo Dmitrij Medvedev si recò a Roma per siglare un accordo sul <em>South Stream</em>. Stando ai documenti filtrati, la segretaria di Stato USA Hillary Clinton ordinò un&#8217;analisi completa delle relazioni tra Roma e Mosca, focalizzata sulla questione del <em>South Stream</em>. Washington punta su un altro cavallo, un progetto fantasticamente costoso chiamato <em>Nabucco</em>, il quale finora manca di sufficienti forniture di gas naturale per essere praticabile.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei mesi scorsi la battaglia tra <em>Nabucco</em> e <em>South Stream</em> ha assunto le dimensioni delle vecchie contese energetiche tra USA e URSS, che infuriavano in Europa Occidentale durante l&#8217;era di Reagan. In gioco c&#8217;è molto più che gl&#8217;introiti finanziari derivanti dalla vendita di gas o dalla costruzione delle condotte. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> coinvolto il nocciolo stesso del futuro dell&#8217;Europa Occidentale, ed il futuro della geopolitica eurasiatica. Da un&#8217;analisi superficiale è difficile coglierlo.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>La geopolitica delle condotte eurasiatiche</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1991, con la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica ed il collasso del Patto di Varsavia, la Guerra Fredda, almeno per Mosca, era conclusa. La Russia aveva alzato bandiera bianca. L&#8217;economia era devastata dalla corsa agli armamenti con gli USA, e dalla manipolazione della produzione petrolifera saudita operata dal Dipartimento di Stato a Washington nel 1986-87, per far crollare le entrate sovietiche di valuta pregiata procacciate dall&#8217;esportazione energetica. Due anni dopo Michail Gorba<span style="font-family: Arial,sans-serif;">čë</span>v accettava di lasciare cadere il Muro di Berlino: alcuni commentatori lo definirono il più grande &#8220;<em>leveraged buyout</em>&#8220;, acquisto a credito, della storia.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;era un solo problema: che Washington non vedeva alcuna ragione per porre a sua volta fine alla Guerra Fredda. Invece di rispettare gli accordi verbali solennemente presi con Gorba<span style="font-family: Arial,sans-serif;">čë</span>v durante i colloqui sull&#8217;unificazione tedesca – e cioè che gli USA non avrebbero espanso la NATO tra gli ex paesi del Patto di Varsavia – Washington durante gli anni &#8217;90 (e l&#8217;inizio della decade seguente) si approfittò della debolezza russa per estendere la NATO fino alle porte di Mosca. Dalla Polonia all&#8217;Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria per finire con gli Stati baltici, nel 2003 la NATO circondava la Russia; nel contempo, le richieste del FMI a Mosca di privatizzare rapidamente i cespiti pubblici, in accordo con la sua &#8220;terapia d&#8217;urto&#8221;, stavano portando i minerali strategici ed altre inestimabili risorse russe sotto il controllo occidentale.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso del 2003 l&#8217;allora presidente Vladimir Putin si era saldamente consolidato al potere, e segnalò ai vari oligarchi russi che intendeva fermare il saccheggio occidentale delle risorse nazionali. Il palese colpo d&#8217;avvertimento fu, nell&#8217;ottobre 2003, l&#8217;arresto di Michail Chodorkovskij e delle sue ambizioni politiche, proprio mentre il suo gigante <em>Jukos</em>/<em>Sibneft</em> era sul punto di vendere quasi il 40% della più grande compagnia petrolifera privata russa ad una tra <em>ExxonMobil</em> e <em>Chevron</em>, in un affare mediato da George H.W. Bush a dal potente <em>Carlyle Group</em> di Washington. Chodokovskij aveva rotto un patto imposto da Putin, ma che permetteva agli oligarchi russi di mantenere i cespiti letteralmente rubati allo Stato nel corso delle privatizzazioni dell&#8217;era El&#8217;cin.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;anno 2003 vide anche grossi progressi nell&#8217;accerchiamento della Russia ad opera della NATO: la Rivoluzione delle Rose in Georgia e la Rivoluzione Arancione in Ucraìna, entrambe finanziate dal Dipartimento di Stato degli USA, avevano portato al potere due marionette di Washington, incaricate di condurre i loro paesi nella NATO. A quel punto la Russia reagì con la sola arma ancora in suo potere: le più grandi riserve di gas naturale al mondo e la <em>Gazprom</em> (di cui Medvedev era stato presidente del Consiglio di Direzione, prima d&#8217;unirsi all&#8217;amministrazione Putin).</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Putin negoziò un nuovo gasdotto con l&#8217;uscente cancelliere tedesco Gerhard Schroeder: il <em>Nord Stream</em>. Il <em>Nord Stream</em>, che recentemente ha avviato la prima fase d&#8217;invio di gas russo ai mercati della Germania e dell&#8217;UE, sollevò strepiti di protesta a Washington e in Polonia. Malgrado le ingenti pressioni, andò avanti.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora il <em>South Stream</em> è in costruzione ad opera di <em>Gazprom</em>. Il gas sarà pompato dalla Russia e da altri giacimenti detenuti dalla compagnia nell&#8217;area del Caspio, passerà sotto il Mar Nero ed attraverso i Balcani, e giungerà nell&#8217;Italia Settentrionale e Meridionale. L&#8217;Europa è il maggiore acquirente di gas russo.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Persino la Gran Bretagna progetta per il 2012 di rifornirsi, e sarebbe la prima volta, direttamente dalla Russia, tramite il <em>Nord Stream</em>. Le dispute tra Russia e Ucraìna, chiaramente incoraggiate quando l&#8217;uomo-in-arancione di Washington, Viktor Ju<span style="font-family: Arial,sans-serif;">šč</span>enko, era ancora presidente, provocarono carenze di gas in Italia ed altri paesi europei. Pensava a questo Berlusconi, quando dichiarò che <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>il nostro obiettivo è che il <em>South Stream</em> non transiti per il territorio ucraino. Per questo abbiamo fatto ogni sforzo per convincere la Turchia a permettere il passaggio del gasdotto per le sue acque territoriali<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>. Il gigante francese dell&#8217;energia, EDF, sta negoziando l&#8217;acquisizione d&#8217;un 10% del progetto.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel dicembre 2009 ENI e <em>Gazprom</em> hanno siglato un accordo per portare il <em>South Stream</em> fino all&#8217;Italia. Una valutazione tecnica ed economica del progetto è attesa per il febbraio 2011, ed il gasdotto diverrà operativo alla fine del 2015. La Russia ha già firmato gli accordi con Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Croazia per implementare la porzione di gasdotto che passerà sulla terraferma.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/image0012.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7421" style="margin: 5px; float: left" title="South Stream vs Nabucco (clicca per ingrandire)" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/image0012.jpg" alt="" width="390" height="306" /></a>Un accordo russo-bulgaro sul <em>South Stream</em> dev&#8217;essere modificato così che altri paesi dell&#8217;Unione Europea abbiano accesso al gasdotto: questo è quanto affermato dalla portavoce della Commissione Europea Marlene Holzner. Una fazione nell&#8217;UE appoggia il progetto alternativo di Washington: <em>Nabucco</em>. Mentre insiste su un&#8217;apparentemente equa apertura del progetto <em>South Stream</em>, il Commissario UE sull&#8217;Energia sta di fatto lavorando per sabotarlo a favore del <em>Nabucco</em>. La stampa ha citato le seguenti affermazioni della Holzner: <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>I funzionari europei non apprezzano il fatto che l&#8217;accordo con la Russia obblighi la Bulgaria e fornire un transito completo e senza restrizioni al gas russo nel suo territorio (…) <em>Nabucco</em> è la nostra priorità perché aiuta a diversificare le fonti d&#8217;approvvigionamento di gas<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I cablogrammi di &#8220;Wikileaks&#8221; concernenti le relazioni tra Berlusconi e Putin senza dubbio s&#8217;attagliano alla definizione brzezinskiana di &#8220;<em>pointed leaks</em>&#8220;, documenti centrati. Essi asseriscono che Berlusconi sarebbe divenuto una pedina della geopolitica energetica di Mosca. Il dispaccio parla della <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>relazione straordinariamente stretta<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span> tra Putin e Berlusconi, e confessa che il <em>South Stream</em> sta <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«causandoci intensi sospetti».</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il chiaro intento della rivelazione è creare imbarazzo politico all&#8217;assediato e vulnerabile governo di Berlusconi, in un momento in cui il disinvolto Primo ministro è sommerso di scandali personali e defezioni dal suo partito.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Tuttavia, ad oggi non pare che le rivelazioni abbiano minato la cooperazione energetica tra Roma e Mosca. Il presidente russo Medvedev ha appena incontrato Silvio Berlusconi alla stazione sciistica di Krasnaja Poljana, sul Mar Nero, nell&#8217;ambito dei colloqui inter-governativi allargati. Hanno partecipato anche l&#8217;operatore energetico dello Stato russo, Inter RAO, ed il gruppo energetico italiano ENI, i quali hanno siglato un memorandum d&#8217;intesa.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggigiorno gli Stati Uniti sono visti non solo a Mosca, ma pure in sempre più ampi circoli dell&#8217;Europa Occidentale, come una superpotenza in declino terminale. Con la più grave depressione economica che abbia colpito gli USA dagli anni &#8217;30 di cui non si vede la fine, col fallimento della presidenza Obama e della politica estera statunitense in genere – incapaci d&#8217;articolare un&#8217;agenda di cooperazione vantaggiosa per i governi dell&#8217;UE – una fazione sempre più larga in seno alle </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>élites</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> politiche ed economiche europee, dalla Francia all&#8217;Italia alla Germania ed oltre, guarda a più stretti legami con la Russia e l&#8217;Eurasia, mercati della crescita economica futura. Ciò chiaramente non suscita grande entusiasmo a Washington. Le &#8220;rivelazioni&#8221; di &#8220;Wikileaks&#8221; sull&#8217;Italia e la Russia devono essere lette tenendo chiaro in mente lo scenario geopolitico.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">(traduzione di Daniele Scalea)</span></span></p>
<p style="text-align: right;" lang="it-IT">
<p style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* F. William Engdahl, politologo ed economista, titolare della </strong></em><strong>Engdahl Strategic Risk Consulting</strong><em><strong>, collabora regolarmente con &#8220;Eurasia&#8221; (del cui Comitato Scientifico è membro) ed altre prestigiose pubblicazioni, tra cui &#8220;Asia Times&#8221;, &#8220;Business Banker International&#8221; e &#8220;Global Research&#8221;, di cui è direttore associato. Ha pubblicato diversi libri; la sua ultima opera è </strong></em><strong>Gods of Money: Wall Street and the Death of American Century </strong><em><strong>(2010).</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<blockquote lang="it-IT"><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em> </em><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Sull’argomento vedi anche:</span></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<h4><a name="post-7194"></a> <em><a href="../../7194/i-rapporti-italia-russia-lambasciata-usa-ed-il-declino-di-berlusconi"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">I rapporti Italia-Russia, l’Ambasciata USA ed il declino di Berlusconi</span></span></a></em></h4>
<h4><a name="post-7227"></a> <em><a href="../../7227/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Shale gas vs South Stream. La campagna del “Corsera”</span></span></a></em></h4>
<h4><a name="post-7302"></a> <em><a href="../../7302/%C2%ABrapporti-con-la-russia-in-germania-non-ci-sono-le-polemiche-italiane%C2%BB-s-grazioli"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» – S. Grazioli</span></span></a></em></h4>
<h4><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7366/%C2%ABper-gli-usa-e-facile-influenzare-la-politica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib">«Per gli USA è facile influenzare la politica italiana» – D.Scalea all’IRIB</a></span></span></em></h4>
<h4><em> </em><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7370/europa-e-russia-gas-ostpolitik">Europa e Russia: gas-Ostpolitik</a> </span></span></em></h4>
</blockquote>
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		<title>«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» &#8211; S. Grazioli</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 10:35:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista esclusiva col giornalista e saggista Stefano Grazioli sulle recenti polemiche divampate a proposito delle relazioni politiche ed energetiche Italia-Russia. Berlino ha con Mosca rapporti del tutto simili a quelli di Roma, ma in Germania le polemiche sono assenti. Perché nel nostro paese non è così?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/%c2%abrapporti-con-la-russia-in-germania-non-ci-sono-le-polemiche-italiane%c2%bb-s-grazioli/7302/" title="«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» &#8211; S. Grazioli"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7302&amp;w=80" width="80" height="45" alt="«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» &#8211; S. Grazioli" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000;">La canea sollevata in Italia dalle rivelazioni di &#8220;Wikileaks&#8221;, <a href="../../7185/breve-nota-sulle-rivelazioni-di-wikileaks">come avevamo previsto in tempi non sospetti</a>, è andata ben oltre la critica politica a Berlusconi, per tramutarsi in critica strategica nei confronti dell&#8217;ENI, del Governo e della Farnesina.</span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000;">Abbiamo deciso di discuterne con Stefano Grazioli (nella foto), esperto giornalista che fa la spola tra Italia, Germania, Ucraìna e Russia, ed autore di libri come </span></em><span style="color: #000000;">Vladimir Putin. La Russia e il nuovo ordine mondiale </span><em><span style="color: #000000;">(2003), </span></em><span style="color: #000000;">Putin dixit </span><em><span style="color: #000000;">(2008) e </span></em><span style="color: #000000;">Gazpromnation. Il sistema Putin e il nuova Grande Gioco in Asia Centrale </span><em><span style="color: #000000;">(2009).</span></em></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="color: #000000;">(Daniele Scalea per &#8220;Eurasia&#8221;)</span></em></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="color: #000000;"><br />
</span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000;"><strong>A seguito della pubblicazione di dispacci diplomatici degli USA, in questi giorni sta divampando nella stampa e nell&#8217;agone politico italiano una polemica concernente le relazioni energetiche tra Italia e Russia. In particolare, si contesta la scelta dell&#8217;ENI di partecipare alla costruzione del gasdotto South Stream, per potenziare e mettere in sicurezza l&#8217;approvvigionamento energetico dalla Russia all&#8217;Italia. Ora, noi sappiamo che la Germania ha relazioni economico-energetiche con la Russia non molto dissimili dalle nostre. Addirittura, sta costruendo un gasdotto &#8220;gemello&#8221; al nostro, ossia il Nord Stream. Ci sono documenti rivelati da &#8220;Wikileaks&#8221; inerenti la politica energetica tedesca? In Germania vi sono polemiche equiparabili alle nostre circa le scelte assunte dal governo e dalle compagnie tedesche?</strong></span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Per ora non mi pare che sia uscito nulla, il che comunque non esclude che ci possono essere rivelazioni in futuro, dato che Wikileaks è ricca di sorprese. Considerando che il settimanale tedesco Der Spiegel è uno di quei pochi (ovviamente non ci sono media italiani) che hanno il privilegio  di avere i dispacci in anteprima, penso in ogni caso che si verrebbe presto a sapere se l’Ambasciata Usa di Berlino si è preoccupata anche di Nordstream oltre che dell’abbattimento dell’orso Bruno che dall’Italia aveva sconfinato in Baviera.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La realtà è che a qualcuno a Washington non è certo piaciuto l’avvicinamento tedesco che in questi 20 anni dopo la caduta del Muro di Berlino è avvenuto tra Germania e Russia, ma alla Casa Bianca e dintorni non hanno potuto certo fare nulla. I tedeschi non sono mammolette e la politica estera dopo la caduta del Muro non se la lasciano dettare da nessuno. I rapporti tra Kohl prima con Gorbaciov e poi con Eltsin, quelli tra Schröder e Putin o tra la Merkel e Medvedev hanno portato tra gli applausi dei grandi gruppi tedeschi (non solo quelli energetici) e delle piccole medie imprese a una partnership tra Berlino e Mosca che va al di là dei colori dei governi. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Quando il cancelliere Schröder si è dimesso e poi è andato nel board della compagnia Nordstream, nata per costruire il gasdotto sotto il Baltico, le polemiche sollevate sulla questione si sono limitate all’eleganza del gesto (anche se gli esempi di politici cooptati nel mondo dell’economia sono diffusi ovunque e la Germania non fa eccezione) e sono finite in niente proprio perché non c’è stato nessuno che ha soffiato sul fuoco e Schröder, oltre che a fare i suoi interessi, è andato a rappresentare quelli molto più importanti delle compagnie tedesche nella joint venture con Gazprom. Non ci sono state polemiche sul merito della costruzione del gasdotto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000;"><strong>Secondo il &#8220;Corriere della Sera&#8221; e molte altre testate giornalistiche italiane, l&#8217;ENI sarebbe in errore o persino in malafede nel voler perseguire il progetto &#8220;South Stream&#8221;. Nel cablogramma dell&#8217;ambasciatore statunitense Spogli, datato 26 gennaio 2009, si legge che l&#8217;Ambasciata si stava adoperando con successo presso la stampa italiana per creare una &#8220;narrativa&#8221; anti-russa. Da giornalista, ritiene che potrebbe esserci un legame tra l&#8217;atteggiamento tenuto dalla stampa italiana verso la Russia negli ultimi due anni, e questa rivelazione di &#8220;Wikileaks&#8221;?</strong></span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Non saprei se esiste un collegamento diretto. Quello che posso dire, paragonando proprio il caso tedesco a quello italiano, è in ogni modo la superficialità con cui in Italia si parla, si scrive e si giudica la Russia. Non mi pare che Berlusconi sia uno spartiacque tra una “narrativa” pro-russa e una antirussa sui media italiani negli ultimi anni. Mosca non è mai stata “la più amata dagli italiani” e il flusso delle informazioni da Mosca ha seguito sempre il filone “bad news are good news”, cioè quello che fa diventare notizie solo gli avvenimenti negativi. Gli italiani, dal telespettatore medio sino all’elite politica, non hanno mai saputo e capito niente di quello che è accaduto in Russia negli ultimi vent’anni e l’immagine che si ha del Cremlino è ancora quella della Guerra Fredda. Il gioco degli stereotipi (Putin, la spia che viene dal freddo e scemenze simili) è il frutto di un’ignoranza di base, più che di una strategia ben precisa calata da sopra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Detto questo, è naturale che quando il Corriere della Sera, dall’alto della sua autorità si schiera contro l’Eni (articolo di Massimo Mucchetti del 3 dicembre “Alcune domande per l’Eni a Mosca”) denota una presa di posizione talmente superficiale che porta a far pensare a una faziosità indotta. Proprio perché l’articolo induce in sostanza a pensare che Eni e i tedeschi siano degli imbecilli ad andare a fare affari con Gazprom quando </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span></span><span style="color: #000000;">c’è tanto gas più a buon mercato nel mondo</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span></span><span style="color: #000000;">, a partire dallo gas shale negli Stati Uniti.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ecco, il World Energy Outlook del 2009 scrive della forte incertezza che il boom della produzione di gas non convenzionale in Nord America possa replicarsi anche in altre parti del mondo ricche di queste risorse (dalla Cina all’Europa) proprio a causa di questioni di carattere tecnico ed economico. Allora: proprio per quanto riguarda l’energia (dove le certezze non sono molte e a seconda della campana si può dire tutto e il contrario di tutto) certi atteggiamenti appaiono davvero strumentali. In Germania non sono stati sollevati polveroni mediatici su Nordstream né prima di Wikileaks né ora (sul futuro non metto la mano sul fuoco, ma dato che la costruzione è cominciata, il discorso cade), in Italia con Southstream, che deve ancora partire, sta invece accadendo. I file dell’Ambasciata americana sono chiari e gli sforzi per una “narrativa” antirussa sono stati fatti anche con successo. Chi e quando abbia partecipato al Gioco non so davvero dirlo. Ma se voglio informazioni puntuali e commenti bilanciati non guardo in Italia e preferisco leggere lo Spiegel.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000;">Sulla geopolitica dell&#8217;Italia raccomandiamo la lettura dell&#8217;ultimo numero di &#8220;Eurasia&#8221;, con diversi saggi sui rapporti con la Russia:</span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../5638/italia-150-anni-di-una-piccola-grande-potenza"><span style="color: #000000;">2/2010 Italia: 150 anni di una piccola grande potenza</span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Sulle rivelazioni di &#8220;Wikileaks&#8221; e la recente diatriba sulle relazioni Italia-Russia, suggeriamo i seguenti articoli liberamente fruibili dal sito della rivista:</em></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7185/breve-nota-sulle-rivelazioni-di-wikileaks"><span style="color: #000000;">Breve nota sulle rivelazioni di &#8220;Wikileaks&#8221;</span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7194/i-rapporti-italia-russia-lambasciata-usa-ed-il-declino-di-berlusconi"><span style="color: #000000;">I rapporti Italia-Russia, l&#8217;Ambasciata USA e il declino di Berlusconi</span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7227/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera"><span style="color: #000000;">Shale gas vs South Stream. La polemica del &#8220;Corsera&#8221;</span></a></span></span></p></blockquote>
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		<title>Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 14:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La visita del mese scorso del presidente russo Dimitri Medvedev in Turchia mostra che Turchia e Russia stanno rapidamente sviluppando stretti rapporti economici e politici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/russia-turchia-e-il-grande-gioco/2902/" title="Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/g__l_and_medvedev.bp3rrga6fbscgkkg8k4ck0c8c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Fonte: <a href="http://ericwalberg.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=222:turkey-in-the-great-game-changing-teams&amp;catid=37:russia-and-ex-soviet-union-english&amp;Itemid=90">http://ericwalberg.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=222:turkey-in-the-great-game-changing-teams&amp;catid=37:russia-and-ex-soviet-union-english&amp;Itemid=90</a>, 25 gennaio 2010</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La visita del mese scorso del presidente russo Dimitri Medvedev in Turchia mostra che Turchia e Russia stanno rapidamente sviluppando stretti rapporti economici e politici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La Turchia ha a tutti gli effetti rinunciato all’Unione Europea, riconoscendola come un bastione dell’islamofobia e prigioniera del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>diktat</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> statunitense. Mentre la Svizzera mette al bando i minareti e la Francia si appresta a dichiarare fuorilegge il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>niqab</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, il popolare governo islamista di Istanbul si muove nella direzione opposta – supportando la libertà di indossare il velo, criticando temerariamente Israele e costruendo ponti con la Siria. Si tratta niente di meno che di un fondamentale riallineamento della politica turca verso i naturali alleati: gli Arabi &#8230;ed i Russi. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Questo nuovo allineamento con la Russia iniziò nel 2001, quando i ministri degli esteri dei due paesi firmarono il Piano d&#8217;Azione per la Cooperazione Eurasiatica. Questa collaborazione ha raggiunto l&#8217;apice dal febbraio 2009, quando il presidente turco Abdullah Gul si è recato in visita di stato in Russia, includendo una tappa nella fiorente Repubblica Autonoma del Tatarstan, ricca di energia, popolata da una maggioranza di turchi musulmani, dotata di condotte e di energia nucleare, catturando così l’attenzione generale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">In passato la Russia aveva cattivi rapporti con la Turchia, che sin dalla fondazione della repubblica nel 1922 è stata fermamente nel campo occidentale e veniva considerata da Mosca come il trampolino di lancio per l’infiltrazione nel Caucaso e nelle sue repubbliche turche del sud. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia di Eltsin acconsentì all’egemonia statunitense nella regione, e come parte della sua apertura all’Cccidente, scuole, ditte di costruzione e commercianti turchi si riversarono in gran numero negli “stan” ex-sovietici (Uzbekistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Turkmenistan). L’11 settembre spinse il presidente russo Vladimir Putin financo ad accogliere basi militari americane negli “stan” più strategici. Il vecchio Grande Gioco sembrava essere finito, perso clamorosamente dalla Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Ma quando il mondo si è stancato della “guerra al terrorismo” patrocinata dagli USA, è parso che il Grande Gioco, dopo tutto, non si fosse affatto concluso. La Turchia fu ben presto raggiunta nella NATO dalla Bulgaria e dalla Romania, trasformando di fatto il Mar Nero in un lago della NATO, allarmando l&#8217;allora risorgente Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La “Rivoluzione Arancione” ucraina, supportata dall’occidente, nel 2004 inclinò ulteriormente la bilancia a sfavore della Russia, con il presidente ucraino Viktor Juščenko pronto a giurare solennemente che sarebbe entrato nella NATO e avrebbe cacciato la flotta russa dalla Crimea. Arrivò persino ad armare la Georgia nella guerra contro la Russia del 2008.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Ad ogni modo, non fu soltanto la Russia a stufarsi della nuova pax americana. Entro il 2007 circa il 90% dei turchi aveva maturato un’opinione sfavorevole degli USA. Non sorprende allora che la Turchia abbia iniziato a ritirare il proprio appoggio incondizionato alla NATO e agli Stati Uniti, in particolare nel 2003 durante l’invasione dell’Iraq e nel 2008 rifiutando alle navi da guerra statunitensi il passaggio dallo stretto del Bosforo per supportare la Georgia, nonché – quello stesso anno – criticando apertamente Israele per l’invasione di Gaza.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">In contrasto con le rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA nell’ex-blocco socialista, la “Rivoluzione Verde” nel 2002 ha portato al potere in Turchia il partito confessionale “Giustizia e Sviluppo”. La sua linea politica è consistita nel cercare un equilibrio regionale e relazioni pacifiche con i vicini, compresi l’Armenia e i Curdi. Nel 2004 il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una dichiarazione congiunta di cooperazione con Ankara, aggiornata nel Febbraio 2009 a Mosca da Gul e da Dimitri Medvedev. Gul nell’occasione dichiarò: «Russia e Turchia sono paesi vicini che stanno sviluppando le loro relazioni sulla base della reciproca confidenza. Spero che questa visita darà a sua volta un nuovo carattere alle nostre relazioni».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La chiave è la proposta turca di creare una piattaforma per la stabilità e la cooperazione nel Caucaso. In seguito alla visita di Gul i media turchi hanno persino descritto le relazioni russo-turche come una “associazione strategica”, facendo senza dubbio risonare campanelli di allarme a Washington.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Niente di tutto questo avrebbe luogo senza solidi interessi economici. I vincoli economici tra Russia e Turchia si sono grandemente rafforzati nel corso dell’ultimo decennio: il volume degli scambi ha raggiunto i 33 miliardi di dollari nel 2008, la maggior parte per gas e petrolio, facendo della Russia il maggiore socio d&#8217;affari della Turchia. Presto potrebbero utilizzare la lira turca e il rublo russo nel commercio bilaterale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Questo è il contesto in cui si è svolta, il 13 gennaio, la visita di Medvedev ad Ankara, focalizzata prevalentemente sulla cooperazione energetica. La russa AtomStroiExport ha vinto l’anno scorso l’appalto per la costruzione della prima centrale nucleare turca, e Medvedev era ansioso di ottenere l’approvazione definitiva alla partecipazione turca al gasdotto </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> di Gazprom, diretto verso l’Europa. La Turchia presto riceverà l’80% del suo fabbisogno di gas dalla Russia, ma questa dipendenza non è più vista come una debolezza, date le nuove relazioni strategiche tra i due paesi. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pipeline-map1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2904" title="Nabucco e South Stream" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pipeline-map1.gif" alt="Nabucco e South Stream" width="466" height="452" /></a><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il destino del gasdotto Nabucco, rivale occidentale del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> che dovrebbe a sua volta passare per la Turchia, è ora controverso. Il Nabucco spera di portare il gas dall’Iran e dall’Azerbaijan fino all’Europa attraverso Turchia e Georgia. Dato lo stallo tra l’Occidente e l’Iran e l’instabilità della Georgia, questa alternativa ai piani russi appare sempre meno attraente. L’Azerbaijan ha già astutamente firmato con il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il giornale russo </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Kommersant</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> ha riportato le affermazioni di funzionari di Gazprom, secondo cui la Turchia potrebbe presto unirsi a Italia e Germania come “</span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>partner</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> strategico” della Russia. L’italiana ENI è co-fondatrice del progetto </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">. L’altro braccio della tenaglia di Gazprom intorno all’Ucraina è il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, per il quale verso la fine dell’anno scorso la Germania ha dato la sua approvazione finale. Un ministro polacco ha paragonato il progetto russo-tedesco del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> al patto Molotov-Ribbentropp del 1939, perché il gasdotto permette alla Russia di consegnare il gas all’Europa e “chiudere il rubinetto” all’Ucraina nell’eventualità che smetta di pagare o inizi a rubare il gas, come è spesso accaduto sotto i rivoluzionari arancioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La Turchia è senza dubbio un giocatore chiave in questo nuovo Grande Gioco; sembra però che abbia cambiato schieramento. I primi ministri russo e turco hanno dato voce alla speranza che il volume degli scambi bilaterali possa triplicare entro il 2015, ed hanno annunciato piani per l’abolizione dei visti entro maggio di quest’anno. «Alla fine, senza dubbio, [l’abolizione dei visti] porterà ad attivare la cooperazione tra i nostri paesi», ha dichiarato il primo ministro turco Recep Erdogan.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Le elezioni presidenziali in corso in Ucraina potrebbero togliere un po’ di vento alle vele del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">. La sua convenienza potrebbe essere messa in discussione qualora il nuovo presidente ucraino riuscisse a convincere Mosca che lui/lei sarà in grado di evitare nuovi </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">imbrogli</span></span><span style="font-family: Arial,serif;">. L’Ucraina, in gravi ristrettezze economiche, ha bisogno delle tasse di transito, destinate a scomparire se i piani attuali si concretizzassero. Ma il danno che i rivoluzionari arancioni hanno fatto all’economia ucraina e alle relazioni con la Russia è ormai un risultato consolidato. Ha dichiarato Alexander Rahr al Consiglio tedesco sulle Relazioni estere: «Sotto qualsiasi dirigenza, l’Ucraina cercherà di trarre vantaggio dalla propria posizione geografica e i Russi lo hanno capito molto tempo fa. È per questo che hanno il disperato bisogno di una via per aggirare l’Ucraina».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Anche se l’Ucraina, come la Turchia, cambiasse schieramento e ripudiasse l&#8217;intento d&#8217;entrare nella NATO, dovrebbe comunque ritagliarsi un nuovo ruolo, molto probabilmente riducendo le proprie commissioni di transito. Il contendente alla presidenza ucraina Viktor Janukovič si è detto deciso a firmare un accordo di cooperazione economica con la Russia e ad appianare i contrasti politici esistenti, come la questione della flotta russa e forse il riconoscimento dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. La Turchia potrebbe molto probabilmente seguirne l’esempio. «Se un paese occidentale riconoscesse l’indipendenza dell’Abkhazia – afferma Rahr – quello sarebbe certamente la Turchia, vista la numerosa diaspora abkhaza sul suo territorio».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Non c’è alcuna ragione per cui l’Ucraina non possa aderire alla nascente alleanza russo-turca, fondata sulla stabilità regionale e la pace, a differenza della NATO fondata sul contrasto e l’inimicizia. Questo lascerebbe il matto presidente georgiano Mikheil Saakashvili solo a combattere donchisciottescamente i suoi mulini a vento, dittatore di uno Stato menomato – tutto l’opposto del suo preteso ruolo di valoroso paladino della NATO in marcia verso est. Anche l’inveterato nemico turco, l’Armenia, sembra intenzionata ad aderire alla nuova formazione, come ha dimostrato lo scambio di ambasciatori dell’anno scorso.</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,serif;">(Traduzione di Andrea Bogi)</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: Arial,serif;">* Eric Walberg, giornalista con base in Egitto, scrive per “Al-Ahram Weekly”,  edizione settimanale in lingua inglese del quotidiano egiziano “Al-Ahram”, fondato nel 1875.</span></strong></span></p>
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