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	<title>eurasia-rivista.org &#187; NATO</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Roma, 4 maggio 2012: “No alla guerra di aggressione all’IRAN”</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/roma-4-maggio-2012-no-alla-guerra-di-aggressione-alliran/15622/" title="Roma, 4 maggio 2012: “No alla guerra di aggressione all’IRAN”"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/1_owmap_l.d9diqldqzzcos0044sk8k0s4o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="69" alt="Roma, 4 maggio 2012: “No alla guerra di aggressione all’IRAN”" ></div></a>Riportiamo qui di seguito l&#8217;intervento tenuto da Stefano Vernole, redattore di &#8220;Eurasia&#8221;, al convegno di Roma dedicato all&#8217;Iran. &#160; 1) Senza soffermarsi sull’evidente importanza della posizione geografica dell’Iran, che si affaccia contemporaneamente sul Golfo Persico e sul Mar Caspio e che controlla lo stretto di Hormuz, vanno sottolineati al contrario i motivi geopolitici di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/roma-4-maggio-2012-no-alla-guerra-di-aggressione-alliran/15622/" title="Roma, 4 maggio 2012: “No alla guerra di aggressione all’IRAN”"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/1_owmap_l.d9diqldqzzcos0044sk8k0s4o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="69" alt="Roma, 4 maggio 2012: “No alla guerra di aggressione all’IRAN”" ></div></a><p><em><font size="2">Riportiamo qui di seguito l&#8217;intervento tenuto da Stefano Vernole, redattore di &#8220;Eurasia&#8221;, <a href="http://www.eurasia-rivista.org/basta-guerre-no-alla-guerra-di-aggressione-alliran-convegno-a-roma-venerdi-4-maggio-ore-21/15387/">al convegno di Roma  dedicato all&#8217;Iran</a>.</p>
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<font size="2">
<p style="text-align: justify;">1) Senza soffermarsi sull’evidente importanza della posizione geografica dell’Iran, che si affaccia contemporaneamente sul Golfo Persico e sul Mar Caspio e che controlla lo stretto di Hormuz, vanno sottolineati al contrario i<strong> motivi geopolitici</strong> di una possibile guerra di aggressione a Teheran. Questi ultimi vengono spiegati bene nella postfazione scritta da Carlo Terracciano al libro <em>Iraq trincea d’Eurasia</em> (Edizioni all’insegna del Veltro), dove si affronta la strategia dell’anaconda statunitense. <strong>Strangolare la Russia e ricattare economicamente la Cina</strong> che importa più del 14% del proprio petrolio dall’Iran; (nel 2004 la Sinopec e la Zhuhai hanno firmato un accordo di 25 anni per l’importazione di 250 milioni e 110 milioni di tonnellate di gas naturale, per un valore solo il primo accordo di 110 miliardi di dollari USA), rendendola dipendente da giacimenti di petrolio controllati dagli Stati Uniti e costringendola ad acquistare i dollari americani, di cui invece Pechino si sta disfacendo (vedi anche proposta cinese per una banca mondiale di sviluppo dei Paesi BRICS e per una nuova moneta di riferimento internazionale non più basata sul dollaro). Secondo <strong>Terracciano</strong>: “L’imposizione di governi collaborazionisti in Iraq e in Iran, dopo che per anni sono state sfruttate le loro rivalità confinarie, permetterebbe all’imperialismo di assicurarsi definitivamente le spalle nella marcia di penetrazione a nord, verso i giacimenti ancora intatti di petrolio e di gas nel Caspio, nonché nei territori dell’ex URSS fino al confine siberiano dell’attuale Federazione Russa. Una penetrazione della massa continentale eurasiatica, questa, che ha il suo pendant in Caucaso (Georgia) e, dall’altra parte del continente, nel Mare Cinese e in Corea, dove si preme sul regime di Pyongyang … una penetrazione che darebbe a Washington il controllo totale dell’Eurasia occidentale e meridionale, dall’Atlantico all’Indo. Sarebbe un risultato che oltretutto eliminerebbe ogni potenziale contenimento del dominio sionista sulla Palestina”.</p>
<p style="text-align: justify;">2)   L’attuale <strong>destabilizzazione della Siria</strong> rappresenta proprio il tentativo di lasciare l’Iran senza alleati nell’area mediorientale; un conflitto contro Damasco comporterebbe anche una guerra in <strong>Libano</strong> (Hizbollah filo-iraniano e Hariri filo-saudita), in <strong>Iraq</strong> dove Teheran esercita una discreta influenza e in <strong>Palestina</strong> contro le fazioni filo-iraniane. Impedire all’<strong>Iran</strong> di divenire una potenza regionale significa anche favorire gli alleati statunitensi nell’area, Turchia e Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">3)   Storia del <strong>tentativo di egemonia regionale statunitense-israeliana nel Mediterraneo e in Medio Oriente</strong>: si accentua con la <strong>guerra Iraq-Iran del 1980</strong> (subito dopo la <strong>Rivoluzione iraniana del 1979</strong>), Washington sostiene Saddam Hussein (CIA-BNL Atlanta), Tel Aviv sostiene Teheran (Iran-Contras), per la volontà di Kissinger di bilanciare le forze e far spossare le due potenziali potenze regionali, rivali di Israele, in una guerra durata 9 anni e conclusasi praticamente senza vincitori né vinti.</p>
<p style="text-align: justify;">4)   Nel 1990 scoppia la <strong>crisi iracheno-kuwaitiana</strong> con la <strong>Guerra del Golfo nel 1991</strong>, alla quale l’Iran rimane neutrale (sequestra alcuni velivoli militari iracheni atterrati in Iran); subito dopo il Dipartimento di Stato USA delinea la strategia dell’ “Asse del male” (arricchito successivamente con altre nazioni come Zimbabwe, Corea del Nord, Myanmar e Bielorussia) nel quale include proprio Siria ed Iran (<strong>Hamas</strong>, nata da una costola saudita, pian piano si avvicina a Teheran e a Damasco). Il <strong>2001</strong> sarà l’anno simbolo della <strong>“guerra al terrorismo</strong>” in seguito agli attentati dell’11 settembre, la pressione contro gli “Stati canaglia” si accentua.</p>
<p style="text-align: justify;">5)   <strong>Libano: nel 2000 Hizbollah</strong> diventa protagonista con la liberazione del Sud del Paese, ad eccezione di una piccola zona contesa nelle fattorie di Shebaa, che porterà nel <strong>2006 alla guerra israeliana-libanese </strong>voluta da Condoleeza Rice, primo tentativo di coinvolgere in un conflitto allargato Siria ed Iran. La guerra viene però vinta da Hizbollah anche grazie ai rifornimenti di armamenti russo-cinesi (sarà proprio Mosca ad imporre la tregua all’ONU, minacciando un massiccio invio di nuove armi ad Hizbollah).</p>
<p style="text-align: justify;">6)   La <strong>guerra russo georgiana del 2008, che comporta l’indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del Sud</strong>, registra le forniture israeliane a Tiblisi di droni e contraerea. Il tentativo di <strong>“Rivoluzione verde in Iran”,</strong> dopo la vittoria elettorale di Ahmadinejad nel <strong>2009</strong>, si nutre di alcuni consensi tra la borghesia di Teheran (che storicamente ha sempre avversato la Rivoluzione islamica) ma ne conta davvero pochi tra la maggioranza della popolazione, che scende in piazza a fianco del Governo degli Ayatollah (così come succederà nel <strong>2011 a favore di Assad a Damasco</strong>). Ruolo decisivo di Khamenei che para i colpi scagliati da Rafsanjani e da altri capi religiosi, più noti per i loro affari che come guide spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">7)   <strong>Con Obama gli USA cambiano strategia e adottano una linea di <em>soft power</em></strong>,  con il discorso del Cairo, ingigantendo il ruolo delle tv arabe ecc. Si tratta di una sofisticata manovra propagandistica statunitense che vede protagonisti <strong>Qatar e Turchia</strong>, nella quale cascano molti paesi arabi, in parte anche Iran, Hizbollah ed Hamas quando scatterà <strong>l’aggressione alla Libia</strong>. La manovra inizia con la <strong>guerra a Gaza di Israele nel dicembre 2009, Al Jazeera ed Al Arabiya </strong>mostrano per la prima volta la gravità dei crimini israeliani a grandi masse arabe e si legittimano mediaticamente come tv indipendenti, schierate a favore della verità. A quel punto la loro <strong>propaganda contro la Libia nel 2011 diventa “credibile”</strong>. Da segnalare anche il massacro della <strong>Freedom Flottilla nel maggio 2010</strong>, con la legittimazione del ruolo mediorientale della <strong>Turchia di Erdogan</strong> che ambisce ad essere la principale potenza regionale e ad assumere la guida del mondo arabo, ergendosi a paladina dei diritti dei palestinesi (insieme al Qatar che finanzia la spedizione, mente pare che il quartier generale della seconda Flottilla abbia sede nel quartiere ebraico di Parigi). La Turchia assume una <strong>funzione importante nella destabilizzazione della Siria</strong>, fornendo armi e campi di addestramento agli insorti (vengono catturati oltre 40 ufficiali dell’intelligence turca dall’esercito siriano) e minaccia addirittura un intervento militare diretto. Significative le dichiarazioni del Ministro degli Esteri turco Davutoglu: “Assad avrebbe potuto essere un Gorbaciov ma ha deciso di finire come Milosevic”. Questa manovra ha portato alla <strong>rottura quasi definitiva tra Hamas e la Siria</strong>, nonostante Damasco abbia sempre sostenuto i palestinesi e protetto il suo capo Khaled Meshaal nella capitale siriana.</p>
<p style="text-align: justify;">8)   Continuano oggi le <strong>manovre atlantiste per separare gli alleati</strong>: così come nel 2011, la destabilizzazione della Siria prosegue anche nel 2012 per il rifiuto di Assad di: <strong>a</strong>) riconoscere Israele; <strong>b</strong>) togliere il sostegno ad Amal e ai gruppi della resistenza libanese; <strong>c</strong>) portare al Governo a Damasco almeno 3-4 ministri dei Fratelli Musulmani. <strong>Fallito il tentativo di convincere Assad a rompere con l’Iran</strong>, operazione condotta da Washington e da Ankara (con quest’ultima la Siria aveva riallacciato ottimi rapporti dopo le tensioni del passato, contrasti che ai tempi del <strong>caso Ocalan</strong> avevano rischiato di degenerare in un intervento militare turco anche per il controllo delle acque comuni), <strong>la Turchia ora sta provando a convincere Teheran a staccarsi da Damasco</strong>. Stavolta però l’Iran sembra aver compreso il gioco diplomatico degli Stati Uniti, che mirano a dividere i nemici per poi colpirli quando questi rimangono isolati e sta resistendo alle offerte, non ripetendo gli errori tattici già compiuti ai tempi della <strong>Bosnia nel 1995</strong> (quando appoggiò i musulmani favorendo il gioco di Washington) e della <strong>Libia lo scorso anno</strong>. L’Iran ha spesso “giocato col fuoco” guardando solo ai vantaggi a breve termine; dopo le aggressioni statunitensi all’Iraq di Saddam Hussein e ai talebani in Afghanistan, tradizionali nemici iraniani, si illuse forse che non sarebbe mai venuto il proprio turno. Gli USA invece hanno siglato un patto con la guerriglia sunnita in funzione antiraniana, per cui un cambio di guardia a Teheran consentirebbe loro di mettere sotto controllo atlantico anche l’Iraq. Sul sostegno iraniano alla “rivolte arabe” bisogna sottolineare che se è comprensibile appoggiare gli sciiti in Bahrein e in Arabia Saudita, non si capiscono i vantaggi di Teheran nell’appoggiare i “ribelli” libici, che infatti si sono successivamente rivoltati contro la Siria. Questi ultimi sono infatti molto più disponibili nei confronti delle lusinghe saudite, turche e qatariote.</p>
<p style="text-align: justify;">9)   Ora, se l’attacco USA-israeliano all’Iran non è ancora stato compiuto, ciò si deve a due fattori essenzialmente: <strong>a) La conoscenza solo parziale delle potenzialità della risposta militare iraniana; b) Le prevedibili contromosse della Russia nel Caucaso (Georgia) e della Cina nel Pacifico (Filippine)</strong>. La Russia ha già messo in allarme i propri alleati del OTSC, in particolare l’Armenia dove ha rafforzato la propria base militare, e ha schierato alcune divisioni corazzate al confine con la Georgia, nella previsione di fronteggiare direttamente la NATO in caso di attacco all’Iran. Si tratterebbe in ogni caso di una <strong>guerra con ripercussioni globali</strong>, sia a livello militare (possibili attentati e rappresaglie in giro per il mondo contro obiettivi USA/NATO) sia a livello economico (chiusura stretto di Hormuz, impennata dei prezzi del petrolio che come nel 1991 preoccupa e danneggerà più l’Europa, la Cina e il Giappone rispetto agli Stati Uniti che tengono ferme le proprie riserve di petrolio proprio per i casi di emergenza). Può essere che Obama, non molto convinto dell’attacco, dia il via libera ad Israele nel momento di passaggio dei poteri presidenziali, per correre in suo soccorso a conflitto già iniziato.</p>
<p style="text-align: justify;">10)        <strong>Conseguenze per l’Italia</strong>: disastrose sul piano economico, così come accaduto per la guerra alla Libia (300 imprese per un fatturato di oltre 100 miliardi di euro); la nostra partecipazione al conflitto comporterebbe la perdita definitiva della credibilità internazionale dell’Italia presso i popoli e i paesi amici del Vicino e Medio Oriente ma anche dell’Africa, le due aree geopolitiche più importanti. A causa delle sanzioni imposte da Washington le nostre esportazioni verso l’Iran, che nel 2004 ammontavano a 2,2 miliardi di euro, nel 2009 erano già scese a 1,5 miliardi per poi risalire a 2,061 nel 2010, oggi sono destinate a calare ulteriormente: <strong>primo partner commerciale dell’Iran, l’Italia rappresenta il 27% dell’interscambio Iran-Unione Europea</strong>). La SACE (ente preposto ad assicurare i nostri esportatori) ha chiuso ogni rubinetto e lo stesso vale per il sistema creditizio, mentre i grandi gruppi industriali italiani temono ritorsioni da parte del Governo USA e non si fidano ad investire in Iran a lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">11)        In conclusione. <strong>Bisogna opporsi con tutte le forze a nostra disposizione per evitare una guerra che avrebbe conseguenze catastrofiche </strong>su una situazione economica mondiale già devastante per tutti, ad eccezione delle élites finanziarie che detengono il potere globale e il cui obiettivo è la destrutturazione degli Stati sovrani a favore delle società private; la loro concezione economica affonda le radici nella filosofia individualistico-liberale dell’Occidente e nella matrice puritana del capitalismo, quella delle sette (cfr. Max Weber). Per questa ragione va appoggiato il tentativo di “cambiamento morbido” teorizzato dai Paesi del Brics e portato avanti soprattutto dalla Cina, che sfrutta la propria crescita geoeconomica per modificare gli equilibri nel potere strategico e politico mondiale. Solo allora si potrà arrestare il processo di decadimento sociale e culturale dell’Europa, oggi in piena crisi di fronte all’avanzante marea della globalizzazione americanocentrica e al progetto di ristrutturazione capitalistica guidato dall’alta finanza ma imperniato sugli Stati Uniti e sul suo apparato militare.</p>
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● <strong><em>Qui di seguito riportiamo il link alla registrazione audiovideo dell&#8217;intervento disponibile su youtube.</em></strong><br />
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<iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/PFvBha_DK9k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
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		<title>Intervista a Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-claudio-mutti-direttore-di-eurasia/15580/" title="Intervista a Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/comunicato_editoriale_l_g6qtwy5.81xwluaqap8o008wcgsccc08w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Intervista a Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”" ></div></a>Diamo qui di seguito la traduzione dell’intervista rilasciata il 2 maggio 2012 dal direttore di “Eurasia” alla radio ungherese “Szent Korona Radio”. &#160; &#160; Sz. K. R. &#8211; Claudio Mutti, direttore del periodico “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, è un valido studioso del folclore centroeuropeo e, in questa cornice, delle tradizioni popolari ungheresi. Diversi suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-claudio-mutti-direttore-di-eurasia/15580/" title="Intervista a Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/comunicato_editoriale_l_g6qtwy5.81xwluaqap8o008wcgsccc08w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Intervista a Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”" ></div></a><p><font size="2"><em>Diamo qui di seguito la traduzione dell’intervista rilasciata il 2 maggio 2012 dal direttore di “Eurasia” alla radio ungherese “Szent Korona Radio”.</em></p>
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<p><strong><em>Sz. K. R. &#8211; Claudio Mutti, direttore del periodico “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, è un valido studioso del folclore centroeuropeo e, in questa cornice, delle tradizioni popolari ungheresi. Diversi suoi saggi sono stati tradotti in ungherese. Inoltre, Mutti ha tradotto alcune opere di Béla Hamvas, tra le quali segnaliamo </em>Alberi<em>, apparsa in italiano pochi mesi fa. </em><em>Signor Mutti, il sito informatico di “Eurasia” ha pubblicato nei giorni scorsi una traduzione italiana della nuova Costituzione ungherese. “Eurasia” considera importanti, da un certo punto di vista, gli attuali sviluppi della politica ungherese. Qual è la Sua opinione a tale riguardo?</em></strong></p>
<p>C. M. &#8211; In seguito all&#8217;approvazione della nuova Costituzione, forze ideologiche e politiche sostenute dal potere bancario occidentale hanno intentato un vergognoso processo contro l&#8217;Ungheria, alimentando nel suo popolo sentimenti euroscettici o addirittura eurofobici. Questa situazione potrebbe indurre gli Ungheresi a rivolgere altrove il proprio sguardo, tant&#8217;è vero che il &#8220;Washington Post&#8221; ha ipotizzato che l&#8217;Ungheria possa diventare un avamposto della Russia. In ogni caso, all&#8217;Ungheria si presenta oggi la possibilità di instaurare un rapporto costruttivo con quel nucleo eurasiatico che, nato dall&#8217;accordo russo-bielorusso-kazako, presto si estenderà alla confinante Ucraina. Paese reietto in un&#8217;Unione Europea indegna di questo nome, l&#8217;Ungheria potrebbe svolgere il ruolo di avanguardia europea nella costruzione di un nuovo ordine eurasiatico.</p>
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<p><strong><em>Sz. K. R. – Conosciamo i Suoi studi sul folclore ungherese e su quello romeno. In che modo il Suo interesse è stato attratto da questo campo di studi?</em></strong></p>
<p>C. M. &#8211; Cominciai ad interessarmi ai canti popolari ungheresi negli anni in cui studiavo lingua e letteratura ungherese all&#8217;università. Fui indotto a ciò dalla lettura delle pagine in cui Guénon e Coomaraswamy sostengono che la memoria popolare ha custodito, sebbene allo stato residuale e frammentario, elementi provenienti da forme tradizionali vere e proprie, per cui le fate e gli eroi delle fiabe sono in origine dèi e dee. In effetti il patrimonio etnografico ungherese ha conservato temi e simboli d&#8217;origine sciamanica che risalgono al periodo precedente l&#8217;&#8221;occupazione della patria&#8221; e rinviano ad una vasta area culturale eurasiatica. Analogo è il caso del folclore romeno: come fa notare Mircea Eliade, esso affonda le sue radici in un universo di valori spirituali antichissimo, che rivela l&#8217;unità fondamentale non solo dell&#8217;Europa, ma di tutta l&#8217;ecumene che si estende dal Portogallo alla Cina.</p>
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&nbsp;</p>
<p><em><strong>Sz. K. R. – Lei è considerato uno dei portavoce più autorevoli della visione eurasiatista, che ispira posizioni politiche antiglobaliste, antimperialiste e antiamericane. Ci può sinteticamente illustrare questa concezione</strong>?</em></p>
<p>C. M. &#8211; Il presupposto della visione eurasiatista è espresso da Mircea Eliade, quando ci ricorda che esiste una &#8220;unità fondamentale non solo dell&#8217;Europa, ma di tutta l&#8217;ecumene che si estende dal Portogallo alla Cina e dalla Scandinavia a Ceylon&#8221;. Sul piano geopolitico, a questo concetto corrisponde il progetto di un raccordo tra i &#8220;grandi spazi&#8221; in cui il continente eurasiatico si articola: quello russo, quello estremo-orientale, quello indiano, quello islamico, quello europeo. Alcuni di questi grandi spazi sono già adesso riuniti intorno ad un &#8220;polo&#8221; geopolitico (ad esempio la neonata Unione Eurasiatica), mentre altri sono ancora privi, del tutto o in parte, di unità e di sovranità politica e militare. Quest&#8217;ultimo è il caso dell&#8217;Europa, la quale, vincolata agli Stati Uniti d&#8217;America per mezzo della NATO e governata da classi politiche collaborazioniste, ha saputo esprimere soltanto una precaria unità economica e monetaria.</p>
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&nbsp;</p>
<p><strong><em>Sz. K. R. – In quale misura, secondo Lei, la concezione e la strategia geopolitica dell’eurasiatismo concorda con le posizioni della destra radicale? In quale misura le contrasta?</em></strong></p>
<p>C. M. &#8211; L&#8217;estrema destra europea è una nebulosa in cui si mescolano tendenze contraddittorie. Fra il 1945 e il 1989, individuando il nemico principale nel comunismo, essa si è schierata su posizioni di &#8220;difesa dell&#8217;Occidente&#8221; che l&#8217;hanno automaticamente portata a solidarizzare con l&#8217;imperialismo statunitense. Una volta scomparso il comunismo, l&#8217;estrema destra europea ha per lo più trovato nuovi nemici ad est e a sud, indirizzando le proprie energie contro gl&#8217;immigrati e lanciando l&#8217;allarme contro il &#8220;pericolo islamico&#8221; o il &#8220;pericolo giallo&#8221;. Attribuendo un valore assoluto all&#8217;appartenenza alla &#8220;razza bianca&#8221;, alcuni movimenti di estrema destra si sono condannati a svolgere il ruolo di pedine sulla scacchiera dello &#8220;scontro di civiltà&#8221;; altri gruppi si sono ulteriormente involuti passando dal piccolo nazionalismo al localismo; altri ancora si sono sclerotizzati nella celebrazione del carnevale neospiritualista o pseudopagano. Esistono, naturalmente, lodevoli eccezioni; ma il quadro generale è desolante.</p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><em> </em><strong><em>Sz. K. R. – Osservando i recenti avvenimenti del Vicino Oriente, che cosa pensa che ci riservi il futuro? Penso innanzitutto alla situazione siriana ed all’Iran.</em></strong></p>
<p>C. M. &#8211; L&#8217;aggressione all&#8217;Iran, a lungo sollecitata dal regime sionista, è già cominciata con l&#8217;attacco terroristico alla Siria, patrocinato ed appoggiato da forze occidentali o alleate dell&#8217;Occidente. Questa nuova fase della strategia statunitense appartiene, in fin dei conti, al progetto geostrategico elaborato da Nicholas J. Spykman nel corso della Seconda Guerra Mondiale, secondo il quale gli USA devono controllare il bordo esterno (<em>Rimland</em>) del continente eurasiatico: dalle coste atlantiche e mediterranee dell&#8217;Europa fino al Giappone e alla Corea, passando per il Vicino ed il Medio Oriente, il Sudest asiatico, le Filippine e Taiwan. Solo in questo modo, accerchiando e strangolando il territorio centrale (<em>Heartland</em>) eurasiatico, gli USA possono conquistare stabilmente il potere mondiale. La crisi economica odierna &#8211; che ha gravemente compromesso l&#8217;egemonia unipolare statunitense &#8211; induce gli USA ad accelerare i tempi. Già in passato, d&#8217;altronde, gli USA hanno fatto ricorso alla forza militare per risolvere le crisi economiche. Così, anche questa volta siamo alle soglie di una guerra mondiale.</p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font></p>
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		<title>La Cirenaica e la zuffa per i beni libici</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 12:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-cirenaica-e-la-zuffa-per-i-beni-libici/15487/" title="La Cirenaica e la zuffa per i beni libici"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/libiabengasi.64thkvf5g3cw4c04848oooss.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="La Cirenaica e la zuffa per i beni libici" ></div></a>Vitalij Bilan (Ucraina), New Eastern Outlook, 23 marzo 2012, Oriental Review &#160; Uno stato fallito La decisione del cosiddetto “Congresso del Popolo della Cirenaica”, tenutosi nei pressi di Bengasi, di stabilire la regione unitaria federale di Barqa, ha nuovamente attirato l’attenzione dei media sulla Libia. Naturalmente, il motivo principale di questa decisione da parte del cirenaici è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-cirenaica-e-la-zuffa-per-i-beni-libici/15487/" title="La Cirenaica e la zuffa per i beni libici"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/libiabengasi.64thkvf5g3cw4c04848oooss.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="La Cirenaica e la zuffa per i beni libici" ></div></a><p><font size="2"><em>Vitalij Bilan (Ucraina),</em> <a href="http://www.journal-neo.com/"><em>New Eastern Outlook</em></a>, 23 marzo 2012, <em><a href="http://orientalreview.org/2012/03/23/cyrenaica-and-the-scuffle-for-libyan-heritage/" target="_blank">Oriental Review</a></em></p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Uno stato fallito</strong></p>
<p><strong></strong><br />
La <a href="http://www.alarabiya.net/articles/2012/03/06/198900.html"><ins datetime="2012-05-01T12:06:43+00:00">decisione</ins></a> del cosiddetto “Congresso del Popolo della Cirenaica”, tenutosi nei pressi di Bengasi, di stabilire la regione unitaria federale di Barqa, ha nuovamente attirato l’attenzione dei media sulla Libia. Naturalmente, il motivo principale di questa decisione da parte del cirenaici è il desiderio di accaparrasi i due terzi delle risorse petrolifere della Libia, che si trovano nel loro territorio. Soprattutto dopo che la nuova Assemblea Costituente ha deciso di dare alle province orientali solo 60 dei 200 seggi, e Zintan, Misurata e altre regioni occidentali e centrali del paese hanno ottenuto le posizioni chiave nell’esecutivo e nella regione della capitale. Tuttavia, le associazioni tribali della Cirenaica non sono state le uniche ad essere insoddisfatte. In questo contesto, potremmo ricordare la rivolta anti-governativa a Bani Walid, all’inizio di quest’anno, quando le unità armate del Consiglio nazionale di transizione (CNT) e la burocrazia fedele ad essa, sono state espulse dalla città.</p>
<p>Inoltre, appena il giorno dopo il Congresso del Popolo della Cirenaica, l’amministrazione della terza città più grande della Libia, Misurata, la cui posizione nel paese è cresciuta in modo significativo, in conseguenza degli eventi dello scorso anno, ha imposto delle restrizioni sulle persone provenienti da altre regioni, per poter accedere alla città. Inoltre, diversi gruppi armati che operano in modo autonomo come “distaccamenti rivoluzionari”, hanno il controllo di intere regioni della capitale Tripoli. Così, il tentativo del CNT e del suo leader Mustafa Abdul Jalil, di rimanere “al di sopra della mischia” nel conflitto di interessi che coinvolge tutte le tribù e i clan del paese, può essere considerato un fallimento da questo punto. Inoltre, questa politica di “equidistanza” sempre più desta il sospetto che il CNT sia una tipica struttura compradora al servizio degli interessi dell’Occidente. C’è un motivo per cui il leader del CNT comincia ad essere conosciuto come “Mustafa Abdul NATO”, nella società libica. A quanto pare, il lobbista capo europeo nel nuovo governo libico, la Francia, attrae la maggior parte dell’attenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Map-of-Libyan-oil.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Map-of-Libyan-oil.jpg" alt="" title="Map-of-Libyan-oil" width="610" height="644" class="aligncenter size-full wp-image-15501" /></a><br />
&nbsp;</p>
<p><strong>La lotta per il petrolio … e contro Parigi</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Parigi, naturalmente, crede di aver svolto un ruolo di primo piano nel rovesciare il regime di Gheddafi, e quindi di avere il diritto di rivendicare la “parte del leone” delle ricchezze della Libia. Una lettera ampiamente pubblicizzata che un membro del CNT ha inviato all’emiro del Qatar al-Thani (di per sé molto rivelatore!), all’inizio dello scorso aprile, forniva la conferma di ciò. Vi sarebbe scritto che la Francia otterrà il 35% del greggio libico in cambio del sostegno alle forze dell’opposizione. Poi c’è stata campagna elettorale presidenziale in Francia, durante il quale l’attuale leader del paese, Nicolas Sarkozy, ha ripetutamente sottolineato il “forte contributo” della diplomazia e dell’aviazione francesi durante gli eventi dello scorso anno in Libia.</p>
<p>Naturalmente, i leader tribali libici, in particolare nella Cirenaica ricca di petrolio, sono irritati sia dalle ambizioni di Parigi che dai giochi dietro le quinte del CNT con essa. La morte di due dirigenti di un’azienda della sicurezza privata francese in Libia, lo conferma. Inoltre, non è sorprendente che l’annosa questione del cosiddetto “debito francese”, di cui  Saif al-Islam, il più loquace dei figli di Gheddafi, aveva parlato lo scorso marzo, sia appena riemerso.</p>
<p>Il 12 marzo, l’agenzia Mediapart inviava un documento che indicava che Gheddafi aveva donato 50 milioni di euro, che erano stati riciclati attraverso dei conti bancari svizzeri e panamensi, a favore della campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. Il fatto che i negoziati per il finanziamento della campagna siano stati decisi da nessun altro che Saif al-Islam e Ziad Takieddin, un controverso uomo d’affari francese di origine libanese, che la polizia francese tiene nel mirino per il suo ruolo ambiguo nella cooperazione tecnico-militare tra la Francia e il Pakistan, hanno ottenuto molta attenzione.</p>
<p>Ovviamente è in corso una ben pianificata campagna anti-francese. Sia Parigi che Tripoli sembrano capirlo. Questo è evidente dalla dichiarazione di Jalil, secondo cui dei paesi stranieri sono responsabili di aver incitato il sentimento autonomista nelle regioni ad est, e di altrove, del paese. E anche se nessun paese viene nominato, è del tutto chiaro quali paesi potrebbero beneficiarne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ancora il Qatar?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La decisione di Parigi degli ultimi anni di rinvigorire le sue relazioni con i paesi dell’Africa e mediorientali, sfruttando sia i legami personali che il suo preferito, ma ancora incompleto “giocattolo” della politica estera, l’Unione per il Mediterraneo, ha prodotto un’irritazione malcelata tra coloro che hanno lo stesso tipo di “piani napoleonici” per la regione. Il primo paese che viene in mente è l’attuale “amico giurato” della Francia, la Turchia, così come, naturalmente, il nuovissimo giocatore attivo regionale, il Qatar.</p>
<p>Doha e Ankara hanno tollerato l’attivismo di Parigi in Africa per lungo tempo. Particolarmente degni di nota sono le decisioni prese al summit Africa-Francia a Nizza, durante il quale i francesi fecero attenzione particolare ai paesi leader nella Africa non-francofona, Sudan e Libia in primo luogo, a causa dei loro giacimenti di idrocarburi (il primo in base al suo potenziale e l’ultimo sulla base della sua produzione petrolifera effettiva). L’emiro del Qatar non è stato particolarmente felice che la società francese Total sia diventata l’”operatore” petrolifero chiave nel Sudan meridionale, che ha già annunciato l’intenzione di triplicare l’attuale livello di produzione di petrolio nel Sudan meridionale e di costruire rapidamente un gasdotto verso l’oceano Indiano, attraverso il Kenya, come alternativa al percorso nel Sudan settentrionale (la Cina progetta di costruire una raffineria di petrolio in Kenya, al costo di circa 1,5 miliardi di dollari US).</p>
<p>Doha sta anche cominciando a vedersi l’erba tagliata sotto i piedi in Libia. L’accordo sulla sicurezza marittima e di frontiera libico firmato dai ministri della difesa della Libia e della Francia a Tripoli, a fine febbraio, è degno di nota in questo senso. Il ministro della difesa della Libia ha sottolineato che la Francia le avrebbe dato assistenza tecnica per stabilire controlli efficaci alle frontiere e, soprattutto, una difesa contro i militanti di al-Qaida nel paese (leggasi i mercenari del Qatar). Sembra che Doha stia cominciando a rendersi conto che la distrazione della campagna siriana possa provocare la perdita della Libia, dove ha investito tanti sforzi e tanto denaro lo scorso anno. I commenti caustici sempre più frequenti che <em>al-Jazeera </em> rivolge a Sarkozy e al CNT, nonché i crescenti sentimenti separatisti in tutto il territorio libico e, soprattutto, ad est, che è ancora nell’orbita del Qatar, lo indicano.</p>
<p>Ci sono stati numerosi esempi di ex alleati che hanno avuto  diverbi su come dividere il bottino, dopo aver raggiunto il loro obiettivo. Pertanto, se coloro che hanno combattuto il regime di Gheddafi non addivengono presto ad un accordo sulle sfere d’influenza in Libia, si potrà assistere a una  futura “sfilata di sovranità” nella ex-Jamahiriya che trasformerà il paese in un’altra Somalia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Vitalij Bilan</strong> ha una laurea in Storia ed è un esperto del Medio Oriente.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
</font><font size="1"><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
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		<title>La Siria e la Resistenza hanno sconfitto il complotto internazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 10:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-siria-e-la-resistenza-hanno-sconfitto-il-complotto-internazionale/15354/" title="La Siria e la Resistenza hanno sconfitto il complotto internazionale"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/syrian_patriots1.6aufiz613n8ccog8wg8k4o448.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="La Siria e la Resistenza hanno sconfitto il complotto internazionale" ></div></a>Il segretario generale aggiunto di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha annunciato il fallimento del complotto arabo-occidentale contro la Siria, fallimento provocato dall’unità del regime, dal sostegno popolare allo stesso e dalla debolezza dell’opposizione siriana. &#160; La Siria ha potuto sconfiggere il complotto internazionale   Esprimendosi sull’attualità regionale nel corso di un incontro con una delegazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-siria-e-la-resistenza-hanno-sconfitto-il-complotto-internazionale/15354/" title="La Siria e la Resistenza hanno sconfitto il complotto internazionale"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/syrian_patriots1.6aufiz613n8ccog8wg8k4o448.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="La Siria e la Resistenza hanno sconfitto il complotto internazionale" ></div></a><p><font size="2"><br />
Il segretario generale aggiunto di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha annunciato il fallimento del complotto arabo-occidentale contro la Siria, fallimento provocato dall’unità del regime, dal sostegno popolare allo stesso e dalla debolezza dell’opposizione siriana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La Siria ha potuto sconfiggere il complotto internazionale</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Esprimendosi sull’attualità regionale nel corso di un incontro con una delegazione del sito di al-Manar, Sheik Qassem si è detto sicuro della tenuta del Presidente Assad e del popolo siriano di fronte alla crisi provocata dalle grandi potenze.</p>
<p>“L’opposizione armata non è riuscita a conseguire grandi successi territoriali, e i Paesi occidentali hanno fallito nel loro tentativo di rovesciare con la forza il regime di Assad. Nello stesso tempo il popolo ha votato in favore della nuova Costituzione. Tutto ciò ha consentito al regime siriano di fronteggiare questo grande complotto preparato fuori dalla Siria con l’obiettivo fondamentale di sradicare la volontà di resistenza della regione”, ha sottolineato Sheik Qassem.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il Piano Annan: un grande successo</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Per Sheikh Qassem il Piano di Kofi Annan rappresenta il passaggio a una  fase completamente nuova. “Si tratta di cercare una soluzione politica, anziché di cercare di rovesciare il regime. Una soluzione politica che però richiede del tempo, ed è perciò possibile che l’opposizione – divisa al suo interno e con una lotta per il potere in atto fra i suoi dirigenti – non reagisca positivamente a tale Piano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Malgrado lo scacco subito, i Paesi arabi e quelli occidentali non desistono dal loro complotto Benché la soluzione politica guadagni terreno in Siria, il segretario generale aggiunto di Hezbollah non crede alla fine del complotto contro la Siria. “Ci si affida ora agli effetti dell’embargo economico e a qualche cambiamento nella regione che possa essere utilizzato per fare pressione sul regime. Il complotto contro la Siria non è terminato, ma ha dovuto scontrarsi con degli ostacoli che hanno fatto indietreggiare i complottisti. Un ritiro tattico in vista di nuove strategie”, ha precisato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La lotta contro il traffico di armi attraverso la frontiera richiama le responsabilità dell’esercito libanese</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>A proposito del traffico di armi tra Libano e Siria Sheik Naim Qassem richiama l’attenzione sulla responsabilità totale dell’esercito libanese. “Hezbollah non ha responsabilità né nel mantenimento della sicurezza alla frontiera né nelle conseguenti operazioni di carattere militare”, ha ribadito, deplorando che alcuni partiti libanesi manifestino senza remore il loro desiderio di trasformare il Libano in luogo di passaggio per seminare il caos in Siria, e che forniscano di denaro e di armi i gruppi armati presenti in quel Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Ostacoli che compromettono l’efficacia del governo libanese</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>In riferimento al Libano, Sheik Qassem si è espresso con franchezza sulle ragioni dell’inefficacia dell’azione del governo di cui Hezbollah fa parte. Egli ha argomentato che “la struttura politica del Paese – a cominciare dalle elezioni parlamentari, per continuare con la formazione del governo, la funzione legislativa ecc. – necessita sempre dell’accordo fra le varie parti politiche. Prendere decisioni diventa difficile per la presenza di molteplici posizioni confessionali, settarie, regionali e comunitarie, per non parlare degli interessi individuali. Hezbollah non ha le mani libere. È semmai partecipe di un gruppo di potere più vasto, e ogni cambiamento/miglioramento della situazione interna deve essere condiviso con le altre parti. Sfortunatamente vi sono alcuni che ostacolano – per dei calcoli che a loro risultano corretti – decisioni governative importanti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il rapporto di Hezbollah con Hamas non cambia</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Per quanto riguarda la posizione assunta dal movimento di resistenza Hamas nei confronti del regime siriano Sheikh Qassem ha assicurato che le relazioni fra Hezbollah e Hamas non cambiano.</p>
<p>“Questa relazione è fondata sulla comune lotta contro il nemico israeliano. Noi non interveniamo sulle posizioni assunte dalle parti con le quali siamo in contatto: quello che ci interessa è condividere degli aspetti essenziali e centrali”, ha rimarcato, ricordando che incontri e contatti con Hamas sono noti e pubblicamente documentati.</p>
<p>Quanto alle posizioni dei Fratelli Musulmani in Egitto o in altri Paesi della regione, Sheikh Qassem ha osservato che tali posizioni non sono ancora ben definite. “Non credo che la posizione di Hamas sia stata influenzata da quella dei Fratelli Musulmani. E’ troppo presto per giudicare la politica dei differenti movimenti che governano il mondo arabo”, ha concluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.almanar.com.lb/main.php"><strong><em>Al-manar</em></strong></a></font></p>
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		<title>Dal &#8220;Mare Nostrum&#8221; al &#8220;Gallinarium Americanum&#8221;. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 17:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alberto B. Mariantoni]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/dal-mare-nostrum-al-gallinarium-americanum-basi-usa-in-europa-mediterraneo-e-vicino-oriente/15230/" title="Dal &#8220;Mare Nostrum&#8221; al &#8220;Gallinarium Americanum&#8221;. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ea_05_04_dajxdwuenvkgcgk40sgkogc4k_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_.1qrctaml62jow84okss8gssw4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="109" alt="Dal &#8220;Mare Nostrum&#8221; al &#8220;Gallinarium Americanum&#8221;. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente" ></div></a>Dal numero 3/2005, Il Mediterraneo, Alberto B. Mariantoni &#160; &#160; La sconfitta militare delle potenze dell’Asse nella Seconda guerra mondiale non ha solamente determinato il crollo del regime fascista italiano e di quello nazionalsocialista tedesco. Quell’evento ha piuttosto spianato la strada a due particolari e drammatici “effetti collaterali”: &#160; 1. da un lato, infatti, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/dal-mare-nostrum-al-gallinarium-americanum-basi-usa-in-europa-mediterraneo-e-vicino-oriente/15230/" title="Dal &#8220;Mare Nostrum&#8221; al &#8220;Gallinarium Americanum&#8221;. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ea_05_04_dajxdwuenvkgcgk40sgkogc4k_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_.1qrctaml62jow84okss8gssw4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="109" alt="Dal &#8220;Mare Nostrum&#8221; al &#8220;Gallinarium Americanum&#8221;. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente" ></div></a><p><font size="2"><em>Dal numero 3/2005, <a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-mediterraneo/546/">Il Mediterraneo</a>, Alberto B. Mariantoni</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
La sconfitta militare delle potenze dell’Asse nella Seconda guerra mondiale non ha solamente determinato il crollo del regime fascista italiano e di quello nazionalsocialista tedesco. Quell’evento ha piuttosto spianato la strada a due particolari e drammatici “effetti collaterali”:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
	1. da un lato, infatti, ha permesso un decisivo sviluppo della principale Superpotenza militare del mondo, che oggi non fa più mistero delle sue mire egemoniche di dominio unipolare: gli Stati Uniti d’America<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn1">[1]</a>;
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
	2. dall’altro, ha direttamente o indirettamente provocato l’inevitabile fine della libertà, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione, nonché della sovranità politica, economica, culturale e militare della totalità delle Nazioni mediterranee (e non solo).
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dato fondamentale che va posto all’attenzione di tutti coloro che individuano nel ripristino delle suddette istanze l’obiettivo principale di un decisivo impegno politico-culturale, è che ancora oggi &#8211; nonostante l’ultimo Conflitto mondiale sia ufficialmente terminato sessant’anni fa, e, a sua volta, la Guerra fredda si sia conclusa sin dal 1990 &#8211; le originarie strutture militari<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn2">[2]</a> che, dopo l’8 Maggio 1945, gli Stati Uniti d’America avevano deciso di mantenere o di stabilire in Europa ed all’interno di alcuni paesi del bacino mediterraneo e dell’area vicino-orientale, continuano imperterrite (dopo essersi quasi triplicate nel numero, avere largamente ampliato la loro sfera d’influenza all’interno ed all’esterno dei nostri territori e notevolmente incrementato &#8211; nel tempo &#8211; la loro iniziale potenzialità logistica ed operativa) ad occupare e a dominare (o quantomeno, a minacciare militarmente da vicino e ricattare politicamente) l’insieme della nostra area geopolitica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come tutti sanno, appunto, tra il 1945 ed il 1990, gli Stati Uniti &#8211; con la scusa della “lotta contro il comunismo” e della difesa ad oltranza del cosiddetto “mondo libero” (che &#8211; se erano in buona fede – potevano, invece che da Sigonella, benissimo difendere dall’Alaska, ex territorio russo, che si trovava e si trova praticamente ad un “tiro di schioppo” dall’allora frontiera territoriale dell’Unione Sovietica!) &#8211; si sono semplicemente mantenuti, con la complicità e la connivenza (o semplicemente, grazie all’incapacità o all’inconsistenza?) dei nostri governanti, sulle posizioni militari che avevano acquisito durante la Seconda guerra mondiale. E dopo avere terminato di insediare le loro basi “difensive” all’interno dei nostri territori, le hanno principalmente utilizzate per controllare, assoggettare e/o ricattare militarmente, politicamente ed economicamente la totalità dei paesi del nostro specifico scacchiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra il 1990 ed il 2000, inoltre, nonostante non esistesse più il “pericolo comunista” e l’Urss ed i regimi filo-sovietici dell’Europa orientale fossero già crollati, gli Stati Uniti – con il pretesto della Guerra del Golfo (1990-1991)<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn3">[3]</a>, dell’intervento internazionale in Somalia (1993-94) e dei diversi “Conflitti balcanici” (1992-2000) – sono riusciti, dapprima, a rendere psicologicamente indispensabili l’insieme delle loro basi agli occhi dell’opinione pubblica dei nostri paesi e, in un secondo tempo &#8211; con la successiva creazione <em>ad hoc</em> di nuovi e pericolosi focolai di guerra e di destabilizzazione politica e militare all’interno dei nostri territori<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn4">[4]</a> &#8211; a farle addirittura considerare essenziali alla sicurezza militare ed alla stabilità politica delle nostre Nazioni (e dunque, insopprimibili), dall’insieme dei nostri rispettivi governi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, tra il 2001 ed i nostri giorni – sfruttando l’ondata di sentita emozione che aveva fatto seguito agli (auto?) attentati dell’11 Settembre 2001<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn5">[5]</a> e coinvolgendo (con la scusa delle famose “armi di distruzione di massa” di Saddam… che nessuno, fino ad ora, è mai riuscito a scovare!) alcuni paesi europei nella loro invasione/occupazione dell’Iraq (2003)<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn6">[6]</a> – gli Stati Uniti, non solo hanno imposto una vera e propria proliferazione della loro presenza militare<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn7">[7]</a> all’interno del nostro continente (installazione di numerose basi statunitensi nell’Est europeo e all’interno della maggior parte delle ex Repubbliche musulmane sovietiche), ma – dopo essersi auto-proclamati campioni indiscussi della “Guerra infinita” (sic) al “terrorismo internazionale”;<em> </em>avere pretestuosamente invaso l’Afghanistan; avere largamente ed opportunisticamente accreditato, in Occidente, la falsa e pretestuosa idea di un impellente ed inevitabile “scontro di civiltà” con le popolazioni musulmane della sponda Sud del Mediterraneo e del resto del Vicino Oriente; avere seminato, a piene mani, instabilità e sovvertimento<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn8">[8]</a> all’interno del nostro spazio geopolitico &#8211; hanno ugualmente incominciato a pretendere, dall’insieme dei nostri governi, il completo e non negoziabile allineamento ideologico, politico e militare sulla discutibile ed avventuristica politica d’espansione militare (per fini economici interni…)<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn9">[9]</a> che la loro Amministrazione ha recentemente (e per l’ennesima volta) deciso di adottare e/o di mettere in pratica<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn10">[10].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, per rendersi conto del reale significato delle “Liberazioni” che gli Stati Uniti ci avrebbero dispensato, nonché per toccare con mano la triste ed umiliante condizione di “polli in batteria”</a><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn11">[11]</a> che i responsabili pro-tempore della Casa Bianca hanno avuto la lungimiranza e “magnanimità” di riservare ai nostri Popoli ed alle nostre Nazioni, basta dare una rapida occhiata alle pagine che seguono, nelle quali sono elencate le <em>Basi militari statunitensi<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn12">[12]</a></em> che costellano attualmente il Continente europeo, il Bacino mediterraneo e l’Area vicino orientale.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="3"><strong><ins datetime="2012-04-23T17:10:34+00:00">Basi USA in Europa</ins></strong></font> <font size="2"> [13] (da Nord a Sud). Tra le più importanti:<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ISLANDA</span>:<em> </em><strong>NAS Keflavik </strong>(Reykjanes &#8211; US-Navy – US-Air Force).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ESTONIA</span>, <span style="text-decoration: underline;">LATVIA</span>, <span style="text-decoration: underline;">LITHUANIA</span><span style="text-decoration: underline;"> </span>: attualmente sono in costruzione almeno <strong>22 Basi militari </strong>e <strong>6 Basi navali</strong> NATO<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn14">[14]</a>, su controllo statunitense (Mare Baltico &#8211; US-Air Force; US-Navy; US-Army; NSA<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn15">[15]</a>).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">NORVEGIA</span>: <strong>Sola Sea Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Stavanger Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Flesland Air Base </strong>(Bergen – US-Air Force).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GRAN BRETAGNA</span>: (all’incirca 30 basi &#8211; <strong> </strong>US-Air-Force, US-Navy, US-Army) &#8211; nome della base: <strong>Lakenheath </strong>(località: Lakenheath; provincia o regione: Suffolk – US-Air Force); <strong>Mildenhall </strong>(Mildenhall, Suffolk – US-Air Force); <strong>Alcombury </strong>(Huntingdon, Cambridgeshire – US-Air Force); <strong>Molesworth </strong>(Huntingdon, Cambridgeshire – US-Air Force); <strong>Thrapston</strong> (Huntingdon, Cambridgeshire – US-Air Force); <strong>Upwood </strong>(Ramsey, Cambridgeshire – US-Air Force); <strong>Fairford </strong>(Fairford, Gloucestershire – US-Air Force); <strong>Feltwell </strong>(Thetford, Norfolk – US-Air Force); <strong>Croughton </strong>(Croughton, Northamptonshire – US-Air Force); senza contare le Basi di supporto logistico di: <strong>Barford St John </strong>(US-Air Force); <strong>Bicester</strong> (US-Air Force); <strong>Chelveston</strong>/<strong>Rushden </strong>(US-Air Force); <strong>Eriswell </strong>(US-Air Force); <strong>Ipswich</strong> (US-Air Force);<strong> Newbury</strong> (US-Air Force); <strong>Newmarket </strong>(US-Air Force); <strong>Stanton</strong> (US-Air Force);<strong> Thetford </strong>(US-Air Force);<strong> Yildenhall</strong> (US-Air Force); <strong>London</strong> (US-Navy); <strong>St. Mawgan</strong> (US-Navy); <strong>Hythe</strong> (US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">OLANDA</span>: <strong>Soesterberg </strong><strong>Air Base</strong><strong> </strong>(US-Air Force); <strong>Eygelshoven</strong> (US-Army); <strong>Brunssum</strong> (US-Army); <strong>Schinnen</strong> (US-Army); <strong>Vriezenveen</strong> (US-Army); <strong>Rotterdam</strong> (US_Navy – US-Army); più altri 4 insediamneti<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn16">[16]</a>..</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">BELGIO</span>: <strong>Bruxelles</strong> (Comando Nato); <strong>Mons</strong> (SHAPE Headquarters – Forze alleate in Europa – US-Army); <strong>Chievres</strong> (80° <em>Air Support Group</em> – US-Air Force); <strong>Brasschaat </strong>(Brasschaat – US-Air Force); <strong>Gendebien </strong>(US-Army); <strong> Kleine Brogel Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Florennes Air Base</strong> (US-Air Force); <strong>Anversa</strong> (US-Navy); più una decina di altri insediamenti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">LUSSEMBURGO</span>: <strong>Sanem</strong> (Esch-Alzette &#8211; US-Army); <strong>Bettembourg </strong>(Luxemburg &#8211; US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">DANIMARCA</span>: <strong>Thule Air Base </strong>(Thule, Groenlandia);.<strong>Karup Air Base</strong> (Karup – US-Air Force).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GERMANIA</span>: (all’incirca 70 basi &#8211; Air-Force, US-Navy, US-Army – con una presenza di all’incirca 60&#8217;000 militari) – La maggior parte delle Basi USA sono concentrate nelle regioni di: <em>Baden-Wuerttemberg, Renania-Palatinato, Assia e Baviera. </em>Tra le sedi dei Comandi più importanti figurano :</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Ramstein</strong><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn17">[17]</a> (Ramstein, Rheinland-Pfalz – US-Air Force): da questo Comando dipendono i <em><span style="text-decoration: underline;">Sub-comandi</span></em> di: <em>Brasschaat </em>(Mannheim-Sandhofen, Baden-Wuerttemberg); <em>Patton Barracks</em><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn18"><em>[18]</em></a><strong> </strong>(Heidelberg, Baden-Wuerttemberg); <em>Stuttgart </em>(Stuttgart-Echterdingen, Baden-Wuerttemberg);<strong> </strong><em>Giebelstadt</em><strong> </strong>(Giebelstadt-Wuerzburg, Bayern); <em>Grafenwoehr</em><strong> </strong>(Grafenwoehr, Bayern); <em>Hohenfels-CMTC</em><strong> </strong>(Hohenfels-Regensburg, Bayern); <em>Katterbach Barracks </em>(Ansbach, Bayern); <em>Storck Barracks</em><strong> </strong>(Illesheim, Bayern); <em>Schweinfurt-Conn Barracks</em><strong> </strong>(Schweinfurt, Bayern); <em>Armstrong Army Heliport </em>(Buedingen, Hessen); <em>Hanau-Fliegerhorst </em>(Hanau, Hessen); <em>Wiesbaden</em><strong> </strong>(Wiesbaden-Erbenheim, Hessen);<strong> </strong><em>Rhein-Main</em><strong> </strong>(Frankfurt/Main, Hessen); <em>Geilenkirchen</em><strong> </strong>(Teveren, Nordrhein-Westfalen);<strong> </strong><em>Ramstein </em>(Ramstein, Rheinland-Pfalz);<strong> </strong><em>Sembach</em><strong> </strong>(Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz);<strong> </strong><em>Einsiedlerhof </em>(Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz); nonché le <em><span style="text-decoration: underline;">Basi aere</span></em> di: <em>Ramstein-Landstuhl </em>(Ramstein, Rheinland-Pfalz);<em> Rhein-Main Frankfurt, </em><em>Spangdahlem</em> (Spangdahlem, Rheinland-Pfalz), <em>Büchel</em><em> e Siegenburg-Mühlausen;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Heidelberg</strong><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn19">[19]</a><strong> </strong>(località: Heidelberg; regione: Baden-Wuerttemberg – US-Army)<strong> </strong>- <span style="text-decoration: underline;">Divisioni</span>: <em>1st Armored Division, Weisbaden; 1st Infantry Division, </em>Wurzburg;<em> 2nd Brigade, 1st Armored Division, </em>Buamholder;<em> 7th Army Reserve Command (ARCOM), </em>Schwetzingen; <em><span style="text-decoration: underline;">Corpi</span> <span style="text-decoration: underline;">d’Armata</span>:</em><strong> </strong><em>V</em><em>°</em><em> Corps, </em>Heidelberg; <span style="text-decoration: underline;">Comand</span>i: <em>U.S. Army Europe</em> (USAREUR); <em>Combat Maneuver Training Center;</em><strong> </strong><em>Landstuhl Regional Medical Center;</em><strong> </strong>nonché le caserme: <em>Hammonds Barracks, Campbell Barraks, Tompkins Barracks, Stem Barracks, Hammond Barracks </em>– più 10 altri insediamenti della US-Army;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Brasschaat</strong><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn20">[20]</a><strong> </strong>(Mannheim-Sandhofen, Baden-Wuerttemberg),<strong> </strong>con le seguenti caserme: <em>Coleman Barracks, Spinelli Barracks, Turley Barracks, Sullivan Barracks, Funari Barracks</em> – più altri 11 insediamenti US-Army nella stessa regione;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Stuttgart </strong>(Stuttgart-Echterdingen, Baden-Wuerttemberg – US-Army), con le seguenti caserme: <em>Kelley Barracks, Robinson Barracks, Patch Barracks</em>– più altri 13 insediamenti US-Army;<strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Hanau </strong><em> </em>(Hanau, Hessen – US-Army),<strong> </strong>con le seguenti caserme: <em>Argonen Barracks, Fliegerhorst Barracks Pionier Barracks, Utier Barracks, </em><em>Wolfgang </em><em>Barracks</em><em>, Yorkhof </em><em>Barracks &#8211; </em>più altri 6 insediamenti US-Army;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-     <strong>Wiesbaden </strong>(Wiesbaden-Erbenheim, Hessen ), Comando Intelligence Militare – più altri 9 insediamenti US-Army;<strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Rhein-Main </strong>(Frankfurt/Main, Hessen) – almeno 2 insediamenti US-Army e 2 US-Air Force;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       <strong>Einsiedlerhof </strong>(Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz)<strong> </strong>con le seguenti caserme: la<strong><em> </em></strong><em>GE-642 Armoured-Forces Barracks, Danner Barracks, Pulaski Barracks Rhine Barracks, Kleber Barracks </em>– più altri 8 insediamenti US-Army e 4 US-Air Force;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-       Oltre ai Distaccamenti: <em>Pendleton Barracks </em>di Giessen (US-Army); <em>Sheridan</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Garmisch (US-Army); <em>Larson</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Kitzingen (US-Army); <em>Johnson</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Nürnberg (US-Army); <em>Rose</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Bad Kreuznach (US-Army); <em>Pond Barracks </em>di Amberg (US-Army); <em>Warner Barracks </em>di Bamberg (US-Army); <em>Storck</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Windsheim (US-Army); <em>Smith</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Baumholder (US-Army); <em>McCully</em><em> Barracks<strong> </strong></em>di Mainz (US-Army); <em>Ledward</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Schweinfurt (US-Army); <em>Amstrong</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Dexheim (US-Army); <em>Anderson</em> <em>Barracks<strong> </strong></em>di Büdingen (US-Army);l<em>’Eliporto</em> di Landstuhl (US-Army), ecc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">POLONIA</span>: <strong>Krzesiny Air base </strong>(regione di Poznan &#8211; US-Air Force); <strong>Gdansk</strong> (facilità portuali – US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">FRANCIA</span><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn21">[21]</a>: <strong>Istres Air Base</strong> (Marsiglia – Base logistica e di rifornimento US-Air Force), nonché <strong>Marsiglia</strong> e <strong>Tolone</strong> (facilità portuali  &#8211; US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">UNGHERIA</span>: <strong>Taszár</strong><strong> Air Base</strong> (Pecs/Paych – US-Air Force); <strong>Kaposvar Air Field </strong>(<em>UH-60 Black Hawk helicopters</em> e 127º <em>Aviation Support Battalion</em> – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ITALIA</span>:<strong> </strong>all’incirca<strong> 111 Basi USA</strong><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn22">[22]</a><strong> </strong>(US-Air Force, US-Navy, US-Army, NSA) <strong>e NATO </strong>(North Atlantic Treaty Organization o “Patto Atlantico”). Chi “comanda”, dunque, in Italia? Ecco la patriottica e provocatoria domanda che i cittadini degni di questo nome, dovrebbero insistentemente e sistematicamente porre ai nostri super-mediatizzati e farisaici politici di “destra”, di “centro” o di “sinistra”, nonché di “estrema-destra” e di “estrema-sinistra”!</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le basi USA più conosciute e meno conosciute, da Nord a Sud della Penisola:</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Cima Gallina</strong> (BZ): Stazione telecomunicazioni e radar dell’US-Air Force (USAF).</p>
<p><strong>Aviano Air Base </strong>(Pordenone, Friuli – US-Air Force): la 16ma Forza Aerea ed il 31° Gruppo da caccia dell&#8217;Aviazione U.S.A., nonché uno squadrone di F-18 dei Marines.</p>
<p><strong>Roveredo</strong> <strong>in Piano</strong> (PN): Deposito armi e munizioni USA ed istallazione US-Air Force.</p>
<p><strong>Monte Paganella</strong> (TN): Stazione telecomunicazioni USAF.</p>
<p><strong>Rivolto</strong> (UD): Base USAF.</p>
<p><strong>Maniago</strong> (UD): Poligono di tiro dell’US-Air-Force (USAF).</p>
<p><strong>S. Bernardo</strong> (UD): Deposito munizioni dell’US-Army.</p>
<p><strong>Istrana </strong>(TV)<strong>: </strong>Base US-Air-Force (USAF).<strong> </strong></p>
<p><strong>Ciano</strong> (TV): Centro telecomunicazioni e radar USA.</p>
<p><strong>Solbiate Olona </strong>(MI –<strong> </strong>Comando NATO Forze di pronto intervento – US-Army).</p>
<p><strong>Ghedi</strong> (BS): Base dell’US-Air-Force (USAF).</p>
<p><strong>Montichiari</strong> (BS): Base aerea (USAF).</p>
<p><strong>Remondò </strong>(nel Pavese): Base US-Army.<strong> </strong></p>
<p><strong>Vicenza</strong>: Comando SETAF, <em>Sud Europe Task Force; </em>Quinta Forza aerea tattica (USAF); Deposito di testate nucleari.</p>
<p><strong>Camp Ederle </strong>(provincia di Vicenza): Q.G. NATO; Comando SETAF dell’US-Army; un Btg. di obici e Gruppo tattico di paracadutisti USA.</p>
<p><strong>Tormeno</strong> (San Giovanni a Monte, Vicenza): depositi di armi e munizioni.</p>
<p><strong>Longare </strong>(Vicenza): importante deposito d’armamenti.</p>
<p><strong>Verona</strong>: <em>Air Operations Center</em> (USAF). e Base NATO delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni (USAF).</p>
<p><strong>Affi</strong> (VR): Centro telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Lunghezzano</strong> (VR): Centro radar USA.</p>
<p><strong>Erbezzo</strong> (VR): Antenna radar NSA.</p>
<p><strong>Conselve</strong> (PD): Base radar USA.</p>
<p><strong>Monte Venda</strong> (PD): Antenna telecomunicazioni e radar USA.</p>
<p><strong>Trieste</strong>: Base navale USA.</p>
<p><strong>Venezia</strong>: Base navale USA.</p>
<p><strong>San Anna di Alfaedo </strong>(VE): Base radar USA.</p>
<p><strong>Lame di Concordia</strong> (VE): Base di telecomunicazioni e radar USA.</p>
<p><strong>San Gottardo, Boscomantivo </strong>(VE): Centro telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Ceggia</strong> (VE): Centro radar USA.</p>
<p><strong>Cameri</strong> (NO): Base aerea USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Candela-Masazza</strong> (Vercelli): Base d’addestramento dell’US-Air-Force e dell’US-Army, con copertura NATO.</p>
<p><strong>Monte S. Damiano</strong> (PC): Base dell’USAF con copertura NATO.</p>
<p><strong>Finale Ligure</strong> (SV): Stazione di telecomunicazioni dell’US-Army.</p>
<p><strong>Monte Cimone</strong> (MO): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Parma</strong>: Deposito dell’USAF con copertura NATO.</p>
<p><strong>Bologna</strong>: Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato Americano.</p>
<p><strong>Rimini</strong>: Gruppo logistico USA per l’attivazione di bombe nucleari.<strong> </strong></p>
<p><strong>Rimini-Miramare</strong>: Centro telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Potenza Picena</strong> (MC): Centro radar USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Livorno</strong>: Base navale USA.</p>
<p><strong>La Spezia</strong>: Centro antisommergibili di Saclant.</p>
<p><strong>San Bartolomeo</strong> (SP): Centro ricerche per la guerra guerra sottomarina.</p>
<p><strong>Camp Darby </strong>(tra Livorno e Pisa): 8° Gruppo di supporto USA e Base dell’US Army per l’appoggio alle Forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo e nell’Africa del Nord.</p>
<p><strong>Coltano </strong>(PI): importante base USA/NSA per le telecomunicazioni; Deposito munizioni US-Army; Base NSA.</p>
<p><strong>Pisa</strong> (aeroporto militare): Base saltuaria dell’USAF.</p>
<p><strong>Monte Giogo</strong> (MS): Centro di telecomunicazioni USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Poggio Ballone</strong> (GR) &#8211; tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Talamone</strong> (GR): Base saltuaria dell’US-Navy.</p>
<p><strong>La Maddalena-Santo Stefano</strong> (Sassari): Base atomica USA, Base di sommergibili, Squadra navale di supporto alla portaerei americana «Simon Lake».<strong> </strong></p>
<p><strong>Monte Limbara </strong>(tra Oschiri e Tempio, Sassari, in Sardegna): Base missilistica USA.</p>
<p><strong>Sinis di Cabras </strong>(SS).: Centro elaborazioni dati (NSA).</p>
<p><strong>Isola di</strong> <strong>Tavolara </strong>(SS): Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della US Navy.</p>
<p><strong>Torre Grande di Oristano</strong>: Base radar NSA.</p>
<p><strong>Monte Arci</strong> (OR): Stazione di telecomunicazioni USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Capo Frasca </strong>(OR): eliporto ed impianto radar USA.</p>
<p><strong>Santulussurgiu</strong> (OR): Stazione telecomunicazioni USAF con copertura Nato.</p>
<p><strong>Perdas de Fogu </strong>(NU): base missilistica sperimentale.<strong> </strong></p>
<p><strong>Capo Teulada </strong>(CA): da Capo Teulada (CA) a Capo Frasca (OR): all’incirca 100 km di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70.000 ettari di zone Off Limits: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.</p>
<p><strong>Decimomannu </strong>(CA): aeroporto Usa con copertura Nato.</p>
<p><strong>Aeroporto di</strong> <strong>Elmas</strong>: Base aerea dell’US-Air-Force.</p>
<p><strong>Salto di Quirra </strong>(CA): poligoni missilistici.</p>
<p><strong>Capo San Loremo </strong>(CA): zona di addestramento per la Sesta flotta USA.</p>
<p><strong>Monte Urpino</strong> (CA): Depositi munizioni USA e NATO.</p>
<p><strong>Cagliari</strong>: Base navale USA.</p>
<p><strong>Roma-Campino</strong> (aeroporto militare): Base saltuaria USAF.</p>
<p><strong>Rocca di Papa</strong> (Roma): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Monte Romano</strong> (VT): Poligono saltuario di tiro dell’US-Army.</p>
<p><strong>Gaeta </strong>(LT):  Base permanente della Sesta Flotta USA e della Squadra navale di scorta alla portaerei «La Salle».</p>
<p><strong>Casale delle Palme</strong> (LT): Scuola telecomuncicazioni NATO su controllo USA.</p>
<p><strong>Napoli</strong>: Comando del<em> Security Force</em> del corpo dei Marines; Base di sommergibili USA; Comando delle Forze Aeree USA per il Mediterraneo.</p>
<p><strong>Napoli-Capodichino</strong>: Base aerea dell’US-Air-Force.</p>
<p><strong>Monte Camaldoli</strong> (NA): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Ischia</strong> (NA): Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato.</p>
<p><strong>Nisida</strong>: Base US-Army.</p>
<p><strong>Bagnoli</strong>: Centro controllo telecomunicazioni Usa per il Mediterraneo.</p>
<p><strong>Agnano </strong>(nelle vicinanze del famoso ippodromo): Base dell’US-Army.</p>
<p><strong>Cirigliano</strong>.(NA): Comando delle Forze Navali USA in Europa.</p>
<p><strong>Licola</strong> (NA): Antenna di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Lago Patria</strong> (CE): Stazione telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Giugliano</strong> (vicinanze del lago Patria, Caserta): Comando STATCOM.</p>
<p><strong>Grazzanise</strong> (CE): Base saltuaria USAF.</p>
<p><strong>Mondragone</strong> (CE): Centro di Comando USA e NATO sotterraneo antiatomico.</p>
<p><strong>Montevergine</strong> (AV): Stazione di comunicazioni USA.</p>
<p><strong>Pietraficcata</strong> (MT): Centro telecomunicazioni USA/NATO.</p>
<p><strong>Gioia del Colle </strong>(BA): Base aerea USA di supporto tecnico.</p>
<p><strong>Punta della Contessa</strong> (BR): Poligono di tiro USA/NATO.</p>
<p><strong>San Vito dei Normanni </strong>(BR): Base del <em>499° Expeditionary Squadron; </em>Base dei Servizi Segreti: <em>Electronics Security Group </em>(NSA)<em>.</em></p>
<p><strong>Monte</strong> <strong>Iacotenente </strong>(FG): Base del complesso radar <em>Nadge.</em><strong> </strong></p>
<p><strong>Brindisi</strong>: Base navale USA.</p>
<p><strong>Otranto</strong>: Stazione radar USA.</p>
<p><strong>Taranto</strong>: Base navale USA; Comando COMITMARFOR; Deposito USA/NATO.<strong></strong></p>
<p><strong>Martina Franca </strong>(TA): Base radar USA.</p>
<p><strong>Crotone</strong>: Stazione di telecomunicazioni e radar USA/NATO.</p>
<p><strong>Monte Mancuso</strong> (CZ): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Sellia Marina</strong> (CZ): Centro telecomunicazioni USA con copertura NATO.</p>
<p><strong>Sigonella </strong>(CT): importante Base aeronavale USA (oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una!).</p>
<p><strong>Motta S. Anastasia</strong> (CT): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Caltagirone </strong>(CT): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Vizzini</strong> (CT): Diversi depositi USA.</p>
<p><strong>Isola delle Femmine</strong> (PA): Deposito munizioni USA/NATO.</p>
<p><strong>Punta Raisi </strong>(Aeroporto): Base saltuaria dell’USAF.</p>
<p><strong>Comiso </strong>(Ragusa – insediamento US-Air Force).</p>
<p><strong>Marina di Marza</strong> (RG): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Monte Lauro</strong> (SR): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Sorico</strong>: Antenna NSA.</p>
<p><strong>Augusta</strong> (SR): Base della VI Flotta USA e Deposito munizioni.</p>
<p><strong>Centuripe</strong> (EN): Stazione di telecomunicazioni USA.</p>
<p><strong>Niscemi </strong>(Sicilia):<strong> </strong>Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy).<strong> </strong></p>
<p><strong>Trapani</strong>: Base USAF con copertura NATO.</p>
<p><strong>Pantelleria</strong>: Centro telecomunicazioni US-Navy e Base aerea e radar NATO.</p>
<p><strong>Lampedusa</strong>: Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">SPAGNA</span>: <strong>NAS Rota </strong>(Rota, Cadice – US-Navy &#8211; US-Army); <strong>Moron </strong><strong>Air Base</strong> (Moron de la Frontiera, Siviglia – US-Air Forces); <strong>Torrejion Air Base </strong>(vicino Madrid &#8211; US-Air Force); <strong>Zaragoza Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>San Vito </strong>(US-Air Force); nonché le Basi navali di appoggio e di facilità portuarie di: <strong>Alicante</strong>, <strong>Barcellona</strong>, <strong>Benidorm</strong>, <strong>Cartagena</strong>, <strong>Malaga</strong>, <strong>Palma de Maiorca </strong>(US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">PORTOGALLO</span>: <strong>Horta</strong> (Falai Island, Azores – US-Navy); <strong>Lajes Field Air Base </strong>(Terceira Island, Azores &#8211; US-Air Force); <strong>San Miguel </strong>(Azores &#8211; US-Air Force); <strong>Villa Nova</strong> (Azores &#8211; US-Air Force); <strong>Santa Maria </strong>(Azores &#8211; US-Air Force); <strong>Praia Da Victoria</strong> (Azores &#8211; US-Air Force); <strong>San Jorge</strong> (US-Navy); più una decina di distaccamenti della US-Navy e della US-Army (Azores).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">BOSNIA ERZEGOVINA</span>: <strong>Camp Comanche </strong>(Tuzla &#8211; US-Army);<strong> </strong><strong>Camp Eagle </strong>(Tuzla &#8211; US-Army);<strong> Camp Dobol </strong>(US-Army); <strong>Camp McGovern</strong> (Brcko &#8211; US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">KOSSOVO</span>: <strong>Camp Bondsteel </strong>(Urosevac – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">MONTENEGRO</span>: <strong>Camp Monteith</strong> (Gnjilane – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">MACEDONIA</span>:<strong> Camp Able Sentry </strong>(Skopje – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ROMANIA</span>: <strong>Costanza</strong> (Mar Nero – US-Navy – US-Air Force); <strong>Mihail</strong> <strong>Kogalniceanu Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Agigea</strong> (in costruzione – US-Navy) ; <strong>Babadag</strong> (in costruzione – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">BULGARIA</span>: <strong>Sarafovo Air Base </strong>(Burgas &#8211; Gruppo del 49° <em>Expeditionary </em><em>Corp</em> – US-Air Force); <strong>Camp</strong> <strong>Sarafovo </strong>(US-Army); <strong>Bezmer</strong> e <strong>Novo Selo </strong>(due basi in costruzione – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GEORGIA</span>: <strong>Base navale</strong> (informale) <strong>di Supsa</strong> (Mar Nero – US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="3"><strong><ins datetime="2012-04-23T17:05:11+00:00">Basi USA nel  Sud del Mediterraneo</ins></strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="2"></p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GRECIA</span>: <strong>Iraklion/Eleusis</strong> (Atene &#8211; US-Navy); <strong>Hellenikon Air Base</strong> (nei pressi di Atene &#8211; US-Air Force); <strong>Aktion </strong>(Costa ionica &#8211; US-Air Force); <strong>Souda Bay </strong>(Chania, Creta &#8211; US-Navy); nonché le Basi appoggio e di facilità portuaria di <strong>Corfù</strong> e <strong>Rodi </strong>(US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">CIPRO GRECA</span>: <strong>Nicosia</strong> (base logistica saltuaria – US-Air Force); <strong>Larnaca</strong> (facilità portuarie – US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">TURCHIA</span>: <strong>Ankara</strong> (Comando US-Air Force); <strong>Batman Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Buyuk-Cigli</strong><strong> Air Base </strong>(US-Air Force);<strong> Incirlick-Adana</strong><em> </em>(39º <em>Air Expeditionary Wing</em> – US-Air Force); nonché le Basi aeree di <strong>Izmir</strong><em>, </em><strong>Corlu</strong><em>, </em><strong>Konya</strong><em>, </em><strong>Diyarbakir</strong><em> </em>e<em> </em><strong>Mus </strong>(US-Air Force)<em> </em>e<em> </em>le Basi di appoggio e di facilità portuaria di <strong>Istambul</strong>, <strong>Izmir, Mersin e Iskenderun </strong>(US-Navy) – più una decina di altri insediamenti US-Army.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">CIPRO TURCA</span>: <strong>Famagosta</strong> (US-Navy); <strong>Rizocarpaso</strong> (NSA)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">EGITTO</span>:<strong> Cairo </strong>(3º <em>NavMedRschu</em> – US-Navy); <strong>Alessandria</strong> (US-Navy); <strong>Hurgada</strong> (Mar Rosso – US-Navy);</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ISRAELE</span>:<strong> Haifa </strong>(US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo, naturalmente, senza prendere in conto le facilità di attraversamento dello spazio aereo, di atterraggio, di rifornimento e di supporto logistico accordate &#8211; <em>de iure</em> o <em>de facto</em> &#8211; agli aerei ed agli elicotteri militari dell’US-Air Force (com’è accaduto nel corso dell’aggressione all’Iraq nel 2003), dalla Svizzera, dall’Irlanda, dall’Austria, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Georgia, ecc.; né tanto meno dimenticare le facilità d’ormeggio e di rifornimento permanenti o saltuarie concesse usualmente all’US-Navy dal Marocco, Tunisia, Gibilterra e Malta.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="3"><br />
<strong><ins datetime="2012-04-23T17:04:04+00:00">Basi USA nel Vicino Oriente ed Oceano Indiano</ins></strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="2"><br />
Da Nord a Sud, tra le più importanti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">KIRGHIZISTAN</span>: <strong>Manas</strong>/<strong>Ganci</strong><em> </em>(regione di Bishkek – US-Air Force); <strong>Qarshi Hanabad</strong> (86º <em>Rapid Deployment Unit</em> – US-Army)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">UZBEKISTAN</span>: <strong>Kandabad</strong> <strong>Air Base</strong> (Karshi &#8211; US-Air Force); <strong>Karshi Barracks</strong><em> </em>(10ª <em>Divisione di montagna</em> &#8211; US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">AZERBAIGIAN</span> :  <strong>Kurdamir</strong>, <strong>Nasosnaya</strong>, <strong>Guyullah</strong> (3 Basi aeree in corso di ammodernamento/realizzazione – US-Air Force).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">TAGIKISTAN</span>: <strong>Tagikistan Air Base</strong> (US-Air Force); <strong>Khojand</strong>,<strong> Kulyab</strong>, <strong>Turgan-Tiube </strong>(3 Basi US-Air Force e US-Army, in trattativa per la loro costruzione).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">AFGHANISTAN</span>; <strong>Mazar-e-Sharif </strong><strong>Air Base</strong><strong> </strong>(US-Air Force); <strong>Pul-i-Kandahar</strong><em> </em>(Kandahar Air Field &#8211; US-Air Force), <strong>Shindand Air Base</strong> (Heart – US-Air Force); <strong>Khost </strong><strong>Air Base</strong> (Paktia &#8211; US-Air Force); <strong>Bagram</strong> (Charikar, Parvan – BAF &#8211; US-Air Force); <strong>Kandahar</strong> (101ª Airborne Division – US-Army);<strong> </strong><strong>Asadabad</strong><strong> </strong>(US-Army); <strong>Heart</strong> (US-Army); <strong>Gardez</strong> (Paktia &#8211; US-Army); <strong>Mazar-e-Sharif </strong>(<em>Task Force 121</em> &#8211; US-Army); <strong>Nimrouz</strong> (US-Army – in costruzione); <strong>Helmand</strong> (US-Army – in costruzione) – nonché le Basi di <strong>Orgun</strong>, <strong>Shkin </strong>e <strong>Sharan </strong>(provincia di Paktika &#8211; US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">PAKISTAN</span>: <strong>Dalbandin</strong> <strong>Air Base</strong> (US-Air Force);<em> </em><strong>Jacobabad</strong> <strong>Air Base</strong> (US-Air Force); <strong>Pasni</strong> (US-Air Force); <strong>Shahbaz Air Base </strong>(US-Air Force); <strong>Jacobabad Camp </strong>(US-Army); <strong>Khowst </strong>(US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">IRAQ</span>: 14 Basi permanenti <em>(</em><em>“enduring” military bases</em> – con la presenza di all’incirca 110&#8217;000 uomini &#8211; US-Army); <strong>Baghdad Air Base</strong> (US-Air Force); più le Speciali Basi di: <strong>Bashur</strong> (Kurdistan – US-Army) ; <strong>Talil </strong>(nei pressi dell’Aeroporto di Baghdad – US-Air Force) ; <strong>Base H-1 </strong>(deserto occidentale iracheno – US-Army) ; <strong>Nassiriya</strong> (Sud del paese – US-Army).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GIORDANIA</span>: <strong>Muafaq Salti</strong> (US-Army);</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">KUWAIT</span>: <strong>Ahmed al-Jaber Air Base</strong> (US-Air Force);  <strong>Ali Al Salem</strong> <strong>Air Base</strong> (US-Air Force); <strong>Camp Doha</strong> (US-Air Force); <strong>Camp Udairi</strong> (Kuwait-City – US-Army); <strong>Camp Doha</strong> (Ad-Dawhah – Quartier Generale della <em>3ª Armata</em> – US-Army),<em> </em><strong>Ali al-Salem</strong> (US-Army);</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">ARABIA SAUDITA</span>: <strong>Prince Sultan Air Base</strong><em>  </em>(alla periferia di Riad &#8211; US-Air Force);<em> </em><strong>King Abdul Aziz Air Base </strong>(Dhahran &#8211; US-Air Force); <strong>Eskan Village Air Base</strong> (US-Air Force); <strong>King Fahd</strong> (Taif &#8211; US-Air Force); <strong>King Khaled</strong> (Khamis Mushayt &#8211; US-Air Force); <strong>Al-Kharj </strong>(US-Air Force); <strong>Exmouth</strong> (US-Navy); più 5 istallazioni US-Army.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">EMIRATI ARABI UNITI</span>: <strong>Al Dhafra/Sharjah</strong><em> </em>(763º Squadrone dell’<em>Expeditionary Air Refueling </em>– US-Air Force); <strong>Al Dhafra Air Base</strong> (Abu Dhabi &#8211; US Air Force).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">QATAR</span>: <strong>Al Udeid</strong> (US-Air Force); <strong>Al-Sayliyah</strong> (US-Air Force); <strong> </strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">OMAN</span>: <strong>Thumrait</strong> (305º Squadrone dell&#8217;<em>Air Expeditionary Force </em>– US-Air Force); <strong>Dhuwwah</strong>/<strong>Masirah Island</strong> (US-Air Force); <strong>Seeb</strong> (US-Air Force); <strong>Salalah</strong> (US-Air Force);</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">BAHREIN</span>: <strong>Sheik Isa</strong><em> </em>(Sitrah, Golfo Arabo-Persico – US-Air Force); <strong>Muharraq Air Field</strong> (US-Air Force); <strong>Juffar</strong><em> </em>(Quartier Generale della <em>Vª Flotta americana</em> – US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">YEMEN</span>: <strong>B</strong><strong>ase navale di</strong> <strong>Aden</strong> (US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">GIBUTI</span>:<strong> </strong>(Corno d&#8217;Africa): <strong>Le Monier Barracks</strong><em> </em>(US-Air Force); <strong>Gibuti</strong>/<strong>Le Monier </strong>(US-Navy).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">DIEGO GARCIA</span>: (Oceano Indiano): <strong>Diego Garcia Air Base</strong><em> </em>(US-Air Force); <strong>Diego Garcia</strong> (<em>Naval base and support facilities</em> – US-Navy).</li>
</ul>
<p><strong> </strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="3"><strong><ins datetime="2012-04-23T17:00:50+00:00">Basi  “Echélon” in Europa, Sud Mediterraneo e Vicino Oriente</ins></strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
</font><font size="2"><br />
Gestite e coordinate dal Comando generale statunitense della <strong>NSA</strong> (National Security Agency) di <strong>Fort Meade</strong> (nel Maryland), organizzate in cooperazione con i servizi segreti britannici <strong>GCHQ</strong> (Government Communications Head Quarters), canadesi <strong>CSE </strong>(Communications Security Establishment), australiani <strong>DSD </strong>(Defence Signals Directorate) e neo-zelandesi <strong>GCSB </strong>(Government Communications Security Bureau), e spesso mimetizzate sotto le mentite spoglie di banali imprese di telecomunicazioni private, le Basi d’ascolto, di spionaggio elettronico e d’elaborazione dati del programma americano <strong><em>Echélon</em></strong> (che già dispone &#8211; oltre alle usuali “stazioni” di spionaggio che sono integrate nella normale rete diplomatica e consolare statunitense nel mondo &#8211; di una ventina di satelliti spia della <em>National Reconaissance Office</em> &#8211; del tipo <em>Keyhole,</em> <em>Mercury, Sigint, Parsae, Comint, Orion/Vortex, Mentor, Trompet, ecc. -</em> e di una trentina di <em>Boeing RC-135</em> che giorno e notte &#8211; da centinaia di chilometri, nel cielo &#8211; sono in grado di intercettare, registrare e controllare –  e, se necessario, “piratare” –  qualsiasi comunicazione radio, telefonica, fax, cellulare ed internet, e persino fotografare e decifrare, con altissima risoluzione – come nel caso dei satelliti <em>“Advanced KH-11”</em> e <em>“KH-12” </em>– l’indirizzo di una cartolina postale che state spedendo ad un vostro amico o conoscente!), coprono praticamente l’intero pianeta, con all’incirca 4’000 “antenne” disseminate nei diversi paesi (molte volte completamente all’oscuro di tutto) del mondo. In Europa, le principali Basi del programma <em>Echélon</em> &#8211; che agiscono sotto l’egida dei Comandi regionali USA di <strong>Morenstow </strong>e di <strong>Menmith Hill</strong>, in Gran Bretagna, e di <strong>Bad Aibling</strong>, in Germania (Baviera) &#8211; sono installate nelle seguenti località <em>(da Nord a Sud)</em>: in <strong>Islanda</strong>: <em>Keflavik;</em> in <strong>Lituania</strong>: <em>Vilnius;</em> in <strong>Estonia</strong>: <em>Tallinn;</em> in <strong>Lettonia </strong>(Latvia): <em>Ventspils;</em> in <strong>Finlandia</strong>: <em>Santahamina;</em> in <strong>Svezia</strong>: <em>Karlskrona,</em> <em>Muskö e Lovön;</em> in <strong>Norvegia</strong>: <em>Borhaug, Jessheim, Fauske/Vetan, Randaberg, Kirkenes, Skage/Namdalen, Vardo e Vadso;</em>  in <strong>Gran Bretagna</strong>: <em>Belfast (Irlanda du Nord), Brora e Hawklaw (Scozia), Chicksands, Culm Head, Cheltenham, Digby, Menwith Hill, Irton Moor, Molesworth, Morwenstow, Londra (Palmer Street);</em> in <strong>Danimarca</strong>: <em>Aflandshage, Almindingen, Dueodde-Bornholm, Gedser, Hjorring, Logumkloster; </em>in <strong>Olanda</strong>: <em>Amsterdam e Viksjofellet;</em> in <strong>Germania</strong>: <em>Frankfurt, Bad Aibling, Ahrweiler, Hof, Achern, Bad Münstereifel, Darmstadt, Braunschweig, Husum, Monschau, Mainz, Rheinhausen, Stockdorf, Pullach, Vogelweh; </em>in <strong>Francia</strong>: <em>Parigi (GIX: Global Internet Exchange), Strassburgo e Grenoble;</em> in <strong>Austria</strong>: <em>Neulengbach e Konigswarte;</em> in <strong>Svizzera</strong>: <em>Merishausen e Rüthi;</em> in <strong>Croazia</strong>: <em>isola di Brac ed aeroporto di Zagreb-Lucko; </em>in <strong>Bosnia-Erzegovina</strong>: <em>Tuzla;</em> in <strong>Spagna</strong>: <em>Playa de Pals, Pico de las Nieves </em>(Grande Canaria), <em>Manzanares e Rota;</em> in <strong>Portogallo</strong>: <em>Terceira Island </em>(isole Azores); a <strong>Gibilterra</strong> <em>(Gibraltar);</em> in <strong>Albania</strong>: <em>Tirana, Durazzo (Durrës) e Shkodër; </em>in <strong>Grecia</strong>: <em>Iráklion </em>(Creta); nell’isola di <strong>Cipro</strong>: <em>Ayios Nikolaos;</em> in <strong>Turchia</strong>: <em>Istanbul, Izmir, Adana, Agri, Antalya, Diyarbakir, Edirne, Belbasi, Sinop, Strait, Samsun;</em> in <strong>Israele</strong>: <em>Herzliyya </em>(Q.G. dell’Unità 8200),<em> Mitzpah Ramon, Monte Hermon, Golan Heights</em> <em>Monte Meiron; </em>nel <strong>Pakistan</strong>: <em>Parachinar;</em> nel <strong>Kuwait</strong>: <em>Kuwait-City e l’isola di Faylaka; </em>in <strong>Arabia Saudita</strong>: <em>Araz, Khafji;</em> negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>: <em>Az-Zarqa, Dalma, Ras al-Khaimah e sull’isola di Sir Abu Nuayr; </em>nell’<strong>Oman:</strong><em> Abut, Khasab, isole di Goat e di Masirah, penisola di Musandam; </em>nello <strong>Yemen</strong>: <em>isola di Socotra.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diciamocelo francamente: gli Stati Uniti d’America, senza l’immane e tentacolare apparato militare che sono riusciti ad installare, mantenere e sviluppare all’interno dei nostri paesi &#8211; e senza la complicità<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn23">[23]</a> diretta o indiretta dei nostri prezzolati ed indegni uomini politici (rei, per quel loro comportamento, di <em>Alto tradimento</em> nei confronti delle nostre rispettive Patrie) &#8211; potrebbero continuare a ricattare militarmente e politicamente la nostra area geopolitica e, quindi, arbitrariamente pretendere di dominare economicamente e culturalmente l’insieme dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni? Avrebbero potuto, in qualche modo, essere in grado di scatenare una nuova guerra contro l’Iraq (2003), per impadronirsi &#8211; a nostro diretto svantaggio e pregiudizio &#8211; della quasi totalità delle riserve petrolifere<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftn24">[24]</a> del mondo? Potrebbero impunemente continuare a fomentare disordini e focolai di tensione in Europa, nei paesi del Mediterraneo ed in quelli del Vicino Oriente, per meglio giustificare il mantenimento <em>sine die</em> delle loro basi militari all’interno dei nostri territori? Certo che non potrebbero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allora, prendiamo coscienza del <em>problema capitale delle nostre rispettive società</em>: ovvero, l’effettivo problema che pregiudica ed impedisce qualunque nostro possibile, sperabile e concretizzabile sogno d’autentica e tangibile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità, sia come uomini, sia come popoli, sia come stirpi, sia come culture, sia come civiltà.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>* Alberto Bernardino Mariantoni</strong>,<strong> </strong>politologo, scrittore e giornalista, è specialista in <em>Economia Politica,</em> <em>Islamologia</em> e <em>Religioni del Medio Oriente</em>. Per diciotto anni, collaboratore di “Panorama” ed oltre venti, Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra.</p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
Questo articolo è stato pubblicato su <em>EURASIA </em>– Rivista di Studi Geopolitici – Anno IIº &#8211; Numero 3 – Ottobre/Dicembre 2005 – pp. 81-94.</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<strong>NOTE:</strong><br />
&nbsp;<br />
<a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref1">[1]</a> Una potenza che – secondo il <em>“Bases Structure Report 2002”</em> del Dipartimento statunitense della Difesa – possederebbe più di 720 Basi militari disseminate nel mondo.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref2">[2]</a> Secondo C.T. Sandars, il Presidente Harry Truman, nel corso della Conferenza di Potsdam del 7 Agosto 1945. avrebbe dichiarato quanto segue :<em>“Benchè gli Stati Uniti non desiderino profitto o vantaggio egoista da questa guerra, manterremo le basi militari necessarie per la protezione completa dei nostri interessi e della pace del mondo. Le basi che i nostri esperti militari riterranno essere essenziali per la nostra protezione, noi le acquisteremo. Le acquisteremo tramite consistenti arrangiamenti e con l’autorizzazione delle Nazioni Unite”</em> (C.T. Sandars<em>,“America’s Overseas Garnisons: The Leasehold Empire”,</em> Oxford University Press, Oxford, 2000, pag. 5). E’ stato proprio così?</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref3">[3]</a> In merito, si legga il mio studio <em>Gli occhi bendati sul Golfo</em>, Jaca Book, Milano, 1991.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref4">[4]</a> Sostegno militare, politico ed economico statunitense all’instaurazione, nel cuore stesso dell’Europa, di compagini musulmane &#8211; in Bosnia, in Albania e nel Kosovo &#8211; strettamente infeudate a Washington secondo la strategia della “dorsale verde”, un cuneo islamico da porre tra l’Europa centro-occidentale e la Russia;; senza dimenticare l’appoggio incondizionato della Casa Bianca ai “falchi” d’Israele e la sua chiara volontà di mettere i “bastoni tra le ruote” ad una qualunque soluzione pacifica e negoziata della “Questione palestinese”.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref5">[5]</a> Molto importante è il libro di Marina Montesano, <em>Mistero americano. Ipotesi sull’11 settembre</em> (Dedalo, Bari, 2004), che semplicemente mettendo a confronto le notizie apparse su fonti a stampa britanniche e statunitensi (e non le opere dei fautori del “complotto”) dimostra quantomeno che la versione ufficiale sull’11 settembre non sta assolutamente in piedi.</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref6">[6]</a> Secondo la <em>Risoluzione 3314</em> dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Dicembre 1974), l’invasione militare anglo-americana dell’Iraq del 2003 poteva senz’altro essere considerata una <em>&#8220;guerra di aggressione&#8221;</em> ed un <em>&#8220;crimine contro la pace&#8221;. </em> Come mai l’ONU non ha ritenuto opportuno applicarla (o almeno evocarla) nei confronti di Washington e di Londra?</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref7">[7]</a> Notizia ufficialmente annunciata dal Generale James Jones, Comandante dell’<em>U.S. European Command, </em>in un’intervista rilasciata alla rivista <em>Jane’s Defence Weekly </em>(29 Ottobre 2003), in questi termini : <em>“La rete delle basi degli Stati Uniti in Europa deve cambiare per venire a contatto con l’odierna situazione geopolitica, dove il grande-Vicino Oriente si ritiene che sia il centro geografico di interesse”.</em></p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref8">[8]</a> In particolare: incoraggiamento e supporto &#8211; a discapito degli interessi di Mosca &#8211; alla guerriglia cecena (sottobanco, naturalmente…); al nuovo corso “liberista” in Georgia; alla “rivoluzione arancione” in Ucraina ed ai diversi tentativi di destabilizzazione politica in Bielorussia; incitamento ed aiuti finanziari alle fazioni anti-siriane del Libano, a danno dell’influenza di Damasco nella regione; minaccia (e preparativi?) di intervento militare contro l’Iran, ecc.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref9">[9]</a> E’ comunque curioso… che, fino ad oggi, nessun giornalista o ricercatore dell’Europa, del Vicino-Oriente e/o del mondo, abbia avuto l’idea di accertare dove possano realmente andare a finire, dal 2003, i ricavati della vendita giornaliera di all’incirca 3 milioni di barili di petrolio iracheno (ad una media di 50 USD al barile, lascio fare il conto al lettore!). Visto, in  particolare, che quelle importanti quantità di “oro nero” sono, ogni giorno, regolarmente immesse sui mercati internazionali e la relativa “manna finanziaria” non finisce assolutamente nelle casse dell’attuale “Stato fantoccio” dell’Iraq!</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref10">[10]</a> Per fugare ogni dubbio sul fatto che gli odierni gli Stati Uniti costituiscano una cesura con la loro storia precedente e persuadersi invece che se dal principio le intenzioni sono quelle che oggi si palesano, si leggano i segg. studi di John Kleeves: <em>Vecchi trucchi</em>, Il Cerchio, Rimini, 1991; <em>Un paese pericoloso. Storia non romanzata degli Stati Uniti d’Americ</em>a, Barbarossa, Milano, 1998. Ancora di un certo interesse è il volume <em>Il male americano</em>, di Giorgio Locchi e Alain De Benoist, LedE, Roma, 1978.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref11">[11]</a> Confinati, naturalmente, all’interno di quel vasto “pollaio” (in latino: <em>gallinarium, ii),</em> dai fili spinati artatamente occultati o strumentalmente mascherati, che abbiamo ormai preso la spensierata ed irresponsabile abitudine &#8211; tra un usuale “stridere”o un “crocchiare” ed un saltuario e contingente”schiamazzare”… &#8211; di considerare il massimale e privilegiato perimetro della nostra individuale e collettiva “libertà”, “indipendenza”, “autodeterminazione” e “sovranità” politica, economica, culturale e militare!</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref12">[12]</a> Elenco aggiornato a Giugno 2005.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref13">[13]</a> Come riporta il sito web Kelebek <a href="http://www.kelebekler.com/">http://www.kelebekler.com</a> (articolo intitolato: “Hiroshima, Italia. Le nostre armi di distruzione di massa”), Hans Kristensen, uno specialista del <em>Natural Resources Defense Council</em> (NRDC) ed autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa, ha rivelato al quotidiano L’Unità (10.02.2005) che sul nostro Continente ci sarebbero attualmente <em>“ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia”.</em></p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref14">[14]</a> <em>North Atlantic Treaty Organization.</em></p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref15">[15]</a> <em>National Security Agency</em></p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref16">[16]</a> Per insediamenti, bisogna intendere: medi e piccoli acquartieramenti militari, basi per il lancio di missili, depositi (per carri armati, automezzi, artiglieria, munizioni e pezzi di ricambio), stazioni d’ascolto e/o radio, nonché villaggi, ospedali, centri di riposo e di svago per il personale civile e militare statunitense che è permanentemente basato nel paese.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref17">[17]</a> Sede del Quartier Generale della US-Air Force.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref18">[18]</a> Caserma o acquartieramento importante (in inglese: “Barracks”).</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref19">[19]</a> Sede del Quartier Generale della US-Army.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref20">[20]</a> Quando è citato soltanto il nome della città, in neretto, trattasi di sede di Comando regionale.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref21">[21]</a> Nonostante che la Francia, dal 7 Agosto 1966, rifiuti ufficialmente di ospitare Basi USA o NATO.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref22">[22]</a> Gli USA sono riusciti ad impiantare le loro Basi, in Italia &#8211; e continuano indisturbati a mantenerle e ad aumentarle &#8211; sulla base di: 1)- Le clausole segrete della <em>“Convenzione d’Armistizio”</em> del 3 Settembre 1943;  2)- Le clausole segrete del <em>“Trattato di pace”</em> imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);  3)- Il <em>“Trattato NATO”</em> firmato a Washington il 4 Aprile 1949, entrato in vigore il 1 Agosto 1949;  4)- <em>“L’Accordo segreto USA-Italia” </em>del 20 ottobre 1954 (Accordo firmato esclusivamente dai rappresentanti del Governo di allora e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); 5)- Il <em>&#8220;Memorandum d&#8217;intesa USA-Italia&#8221; </em>o <em>&#8220;Shell Agreement&#8221;</em> <em> </em>del 2 Febbraio 1995.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref23">[23]</a> Sarebbe peggio, se si trattasse soltanto di indolenza, noncuranza o inabilità!</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Michele/Documenti/Downloads/EURASIA%204%20Dal%20Mare%20Nostrum%20al%20gallinarium%20americano%20(1).doc#_ftnref24">[24]</a> Situazione che potrebbe addirittura essere incrementata e completata, se gli USA decidessero (come stanno già facendo…) di continuare a destabilizzare la Repubblica Islamica d’Iran o (come sembra sia in programma…) di scatenare una vera e propria invasione/occupazione militare nei confronti di questo paese.</p>
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		<title>La bizzarra strategia di Washington sul Kosovo potrebbe distruggere la NATO. Giocare con la dinamite e la guerra nucleare nei Balcani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-bizzarra-strategia-di-washington-sul-kosovo-potrebbe-distruggere-la-nato-giocare-con-la-dinamite-e-la-guerra-nucleare-nei-balcani/15205/" title="La bizzarra strategia di Washington sul Kosovo potrebbe distruggere la NATO. Giocare con la dinamite e la guerra nucleare nei Balcani"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/hillary_rodh31d4_adad9.578u35mp964o0skcggc8wocoo.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="94" alt="La bizzarra strategia di Washington sul Kosovo potrebbe distruggere la NATO. Giocare con la dinamite e la guerra nucleare nei Balcani" ></div></a>William Engdahl, 13 Aprile 2012 &#160; In uno degli annunci più bizzarri della politica estera della bizzarra amministrazione Obama, la segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton, ha annunciato che Washington &#8216;aiuterà&#8217; il Kosovo ad aderire alla NATO e all&#8217;Unione europea. Ha fatto la promessa dopo un recente incontro a Washington con il Primo Ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-bizzarra-strategia-di-washington-sul-kosovo-potrebbe-distruggere-la-nato-giocare-con-la-dinamite-e-la-guerra-nucleare-nei-balcani/15205/" title="La bizzarra strategia di Washington sul Kosovo potrebbe distruggere la NATO. Giocare con la dinamite e la guerra nucleare nei Balcani"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/hillary_rodh31d4_adad9.578u35mp964o0skcggc8wocoo.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="94" alt="La bizzarra strategia di Washington sul Kosovo potrebbe distruggere la NATO. Giocare con la dinamite e la guerra nucleare nei Balcani" ></div></a><p><font size="2"><strong><em>William Engdahl, 13 Aprile 2012</em> </strong><br />
&nbsp;<br />
In uno degli annunci più bizzarri della politica estera della bizzarra amministrazione Obama, la segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton, ha annunciato che Washington &#8216;aiuterà&#8217; il Kosovo ad aderire alla NATO e all&#8217;Unione europea. Ha fatto la promessa dopo un recente incontro a Washington con il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci, dove ha elogiato i progressi del suo governo nel progredire verso “l&#8217;integrazione e lo sviluppo economico europeo”. [1] </p>
<p>Il suo annuncio ha senza dubbio causato seri maldipancia tra i funzionari governativi e militari delle varie capitali europee della NATO. Pochi comprendono la pazzia del piano della Clinton nel spingere il Kosovo nella NATO e nell&#8217;UE. </p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Kosovo base geopolitica </strong><br />
&nbsp;</p>
<p>La controversa proprietà oggi chiamata Kosovo, era parte della Jugoslavia ed era legata alla Serbia fino a quando la campagna dei bombardamenti NATO nel 1999, ha demolito quel che restava della Serbia di Milosevic, aprendo la strada agli Stati Uniti, con la dubbia assistenza delle nazioni dell&#8217;UE, soprattutto della Germania, nel spartire l&#8217;ex Jugoslavia in minuscoli pseudo-stati dipendenti. Il Kosovo ne è uno, così come la Macedonia. Slovenia e Croazia già in precedenza si erano separate dalla Jugoslavia, con il forte aiuto del ministero degli esteri tedesco. </p>
<p>Alcune brevi rassegne sulle circostanze che hanno portato alla secessione del Kosovo dalla Jugoslavia, aiutano a capire quanto sarà rischiosa la sua adesione alla NATO o all&#8217;Unione europea per il futuro dell&#8217;Europa. Hashim Thaci, l&#8217;attuale Primo Ministro del Kosovo, ha ottenuto il suo posto, per così dire, attraverso il Dipartimento di Stato degli USA, e non tramite libere elezioni democratiche nel Kosovo. Il Kosovo non è riconosciuto come Stato legittimo dalla Russia, dalla Serbia e da oltre un centinaio di altre nazioni. Tuttavia, è stato immediatamente riconosciuto quando ha dichiarato l&#8217;indipendenza nel 2008, dall&#8217;amministrazione Bush e da Berlino. </p>
<p>L&#8217;adesione all&#8217;Unione europea del Kosovo, sarebbe il benvenuto a un altro Stato fallito, cosa che non può disturbare la Segretaria Clinton, ma di cui l&#8217;Unione europea, in questo momento sicuramente, può fare a meno. Le migliori stime sulla disoccupazione nel paese, la danno a circa il 60%. Non è che il terzo a livello mondiale. L&#8217;economia era sempre la più povera della Jugoslavia, ed oggi è peggio. Ma il vero problema, per il futuro della pace e della sicurezza, è la natura dello stato del Kosovo, che è stato creato da Washington alla fine degli anni &#8217;90. </p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Stato mafioso e Camp Bondsteel </strong><br />
&nbsp;</p>
<p>Il Kosovo è una piccola parcella di terra in una delle posizioni più strategiche di tutta Europa, dal punto di vista geopolitico l&#8217;obiettivo militare degli Stati Uniti è controllare i flussi del petrolio e gli sviluppi politici del Medio Oriente, a danno di Russia ed Europa occidentale. L&#8217;attuale riconoscimento degli USA dell&#8217;auto-dichiarata Repubblica del Kosovo, è una continuazione della politica statunitense nei Balcani, fin dall&#8217;illegale bombardamento della NATO e degli USA della Serbia, nel 1999, dallo schieramento fuori area della NATO, approvato dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, presumibilmente sulla premessa che l&#8217;esercito di Milosevic sarebbe stato sul punto di effettuare un genocidio degli albanesi del Kosovo.<br />
Alcuni mesi prima dei bombardamenti statunitensi degli obiettivi serbi, uno dei più pesanti bombardamenti dalla Seconda Guerra Mondiale, un alto funzionario dell&#8217;intelligence statunitense aveva parlato, in conversazioni private con alti ufficiali dell&#8217;esercito croato, a Zagabria, della strategia di Washington per l&#8217;ex Jugoslavia. Secondo questi rapporti, comunicati privatamente all&#8217;autore, l&#8217;obiettivo del Pentagono già alla fine del 1998 era prendere il controllo del Kosovo, al fine di garantirsi una base militare per controllare l&#8217;intera regione del sud-est europeo, fino alle terre petrolifere del Medio Oriente. </p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/010724-A-1549E-001.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/010724-A-1549E-001.jpg" alt="" title="010724-A-1549E-001" width="610" height="406" class="aligncenter size-full wp-image-15214" /></a></p>
<p>Dal giugno 1999, quando la Kosovo Force (KFOR) della NATO occupò il Kosovo, quindi una parte integrante dell&#8217;allora Jugoslavia, il Kosovo era tecnicamente nel quadro di un mandato delle Nazioni Unite, secondo la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU. Russia e Cina avevano inoltre convenuto su tale mandato, che specificava il ruolo della KFOR nel garantire la fine dei combattimenti inter-etnici e le atrocità tra la minoranza serba, le altre e la maggioranza albanese islamica del Kosovo. Sotto il 1244 il Kosovo sarebbe rimasto parte della Serbia, in attesa di una risoluzione pacifica del suo status. Questa risoluzione delle Nazioni Unite è stata palesemente ignorata dagli Stati Uniti, dalla Germania e da altri elementi dell&#8217;Unione europea, nel 2008. </p>
<p>Il riconoscimento tempestivo del Kosovo da parte della Germania e di Washington, e l&#8217;indipendenza nel febbraio 2008, significativamente avvennero il giorno dopo le elezioni del presidente della Serbia, che confermarono il filo-Washington Boris Tadic, che aveva avuto un secondo mandato di quattro anni. Con Tadic assicurato, Washington poteva contare su una reazione serba compatibile al suo sostegno al Kosovo. </p>
<p>Subito dopo il bombardamento della Serbia, nel 1999, il Pentagono aveva sequestrato 1000 acri di terra a Uresevic, in Kosovo, vicino al confine con la Macedonia, e aggiudicò un contratto alla Halliburton, quando Dick Cheney ne era l&#8217;amministratore delegato, per costruire una delle più grandi basi militari degli USA all&#8217;estero, Camp Bondsteel, oggi con più di 7000 soldati. </p>
<p>Il Pentagono si era già assicurato sette nuove basi militari in Bulgaria e Romania, sul Mar Nero e nei Balcani settentrionali, comprese le basi aeree di Graf Ignatievo e Bezmer in Bulgaria, e la base aerea di Mihail Kogalniceanu in Romania, utilizzate per &#8220;ridurre&#8221; le operazioni militari in Afghanistan e in Iraq. L&#8217;installazione rumena ospita la Joint Task Force East del Pentagono. Il colossale Camp Bondsteel degli Stati Uniti, in Kosovo, e l&#8217;utilizzo e il potenziamento dei porti croati e montenegrini dell&#8217;Adriatico, per le implementazioni della Marina degli Stati Uniti, completano la militarizzazione dei Balcani. [2] </p>
<p>L&#8217;agenda strategica degli Stati Uniti per il Kosovo è in primo luogo militare, secondariamente, a quanto pare, riguarda il traffico di stupefacenti. Il suo obiettivo principale è opporsi alla Russia e il controllo dei flussi di petrolio dal Mar Caspio e dal Medio Oriente all&#8217;Europa occidentale.  Dichiarandone l&#8217;indipendenza, Washington ottiene uno stato debole che può controllare completamente. Finché fosse rimasto parte della Serbia, il controllo militare della NATO sarebbe stato politicamente insicuro. Oggi il Kosovo è controllato come una satrapia militare della NATO, la cui KFOR vi ha posto 16.000 soldati, per una popolazione di soli 2 milioni di abitanti. Camp Bondsteel fa parte di una serie di cosiddette basi operative avanzate o &#8220;ninfee&#8221; (elistazioni NdT), come li chiamava Donald Rumsfeld, per l&#8217;azione militare a est e a sud. Ora, portando formalmente il Kosovo nell&#8217;UE e nella NATO, rafforzerà la base militare, dopo che la Repubblica di Georgia dominata dal protetto degli USA Saakashvili, aveva così miseramente fallito, nel 2008, nel ricoprire quel ruolo per conto della NATO. </p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Heroin Transport Corridor</strong><br />
&nbsp;</p>
<p>Il controllo militare USA-NATO del Kosovo serve a diversi scopi dell&#8217;agenda geo-strategica di Washington. In primo luogo, consente un maggiore controllo degli Stati Uniti sul petrolio e sulle potenziali rotte degli oleodotti e dei gasdotti dal Mar Caspio e dal Medio Oriente all&#8217;UE, nonché il controllo dei corridoi di trasporto che collegano l&#8217;Unione europea al Mar Nero. Inoltre, protegge il traffico di eroina multi-miliardario che, significativamente, è cresciuto fino a registrare dei record in Afghanistan dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione statunitense, secondo funzionari dei narcotici delle Nazioni Unite. </p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Balkans_regions_map.png"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Balkans_regions_map.png" alt="" title="Balkans_regions_map" width="610" height="458" class="aligncenter size-full wp-image-15215" /></a></p>
<p>Kosovo e Albania sono le principali rotte di transito dell&#8217;eroina verso l&#8217;Europa. Secondo un rapporto annuale del 2008 del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sul traffico internazionale di stupefacenti, alcune importanti rotte del traffico di droga passano attraverso i Balcani. Il Kosovo viene indicato come un punto chiave per il passaggio di eroina dalla Turchia e dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Europa occidentale. Questo flusso di droga passa sotto l&#8217;occhio vigile del governo Thaci.</p>
<p>Dall&#8217;epoca dei suoi rapporti con la tribù Meo, in Laos, durante l&#8217;epoca del Vietnam, la CIA ha protetto il traffico di stupefacenti in luoghi chiave, per finanziare in parte le sue operazioni segrete. La dimensione del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, oggi, è tale che le principali banche statunitensi come Citigroup, ricaverebbero una quota significativa dei loro profitti dal riciclaggio del traffico. </p>
<p>Una delle caratteristiche più notevoli della corsa indecente di Washington e degli altri Stati a riconoscere immediatamente l&#8217;indipendenza del Kosovo, è il fatto che ben sapevano che il suo governo e i suoi due principali partiti politici, sono in realtà gestiti dalla criminalità organizzata albanese del Kosovo. Hashim Thaci, Primo Ministro del Kosovo e capo del Partito Democratico del Kosovo, è l&#8217;ex leader dell&#8217;organizzazione terroristica che gli Stati Uniti e la NATO addestrarono e chiamarono Esercito di liberazione del Kosovo, KLA, o in albanese UCK. Negli ambienti della criminalità del Kosovo, è conosciuto come Hashim &#8216;il Serpente&#8217; per la sua spietatezza personale verso gli avversari. </p>
<p>Nel 1997, l&#8217;Inviato Speciale per i Balcani del presidente Clinton, Robert Gelbard, descrisse l&#8217;UCK, come indubbiamente un gruppo terrorista. Era molto di più. E&#8217; una mafia clanistica, impossibile quindi infiltrarvisi, che controlla l&#8217;economia sommersa del Kosovo. Oggi il Partito Democratico di Thaci, secondo fonti delle polizie europee, mantiene i suoi legami con il crimine organizzato.<br />
Un rapporto del BND tedesco del 22 febbraio 2005, etichettato Top Secret, che da allora è trapelato,  dichiarava: “Tramite elementi chiave, per esempio Thaci, Haliti, Haradina, vi è uno stretto legame tra politica, l&#8217;economia e la criminalità organizzata internazionale nel Kosovo. Le organizzazioni criminali favoriscono l&#8217;instabilità politica e non hanno alcun interesse nella costruzione di uno stato ordinato e funzionante, che potrebbe nuocere ai loro affari crescenti.” [3]</p>
<p>L&#8217;UCK ha iniziato le azioni nel 1996 con il bombardamento dei campi profughi serbi che ospitavano i rifugiati dalle guerre in Bosnia e Croazia. L&#8217;UCK aveva ripetutamente fatto appello alla &#8216;liberazione&#8217; di aree di Montenegro, Macedonia e della Grecia settentrionale. Thaci non è certo una figura della stabilità regionale, per dirla morbidamente. </p>
<p>Il 44enne Thaci era un protetto personale della Segretaria di Stato di Clinton Madeleine Albright, durante gli anni &#8217;90, quando era  solo un gangster 30enne. L&#8217;UCK è stato sostenuto fin dall&#8217;inizio dalla CIA e dal BND tedesco. Durante la guerra del 1999, l&#8217;UCK è stata sostenuta direttamente dalla NATO. Nel momento in cui venne assunto dagli Stati Uniti, nella metà degli anni &#8217;90, Thaci aveva fondato il &#8216;Gruppo di Drenica&#8217;, un sindacato criminale del Kosovo con legami con le mafie albanese, macedone e italiana. Un rapporto classificato del gennaio 2007, preparato per la Commissione UE, intitolato &#8216;VS-Nur fur den Dienstgebrauch&#8217;, venne fatto trapelare ai media. Contiene in dettaglio l&#8217;attività criminale organizzata del KLA e del suo successore, il Partito democratico di Thaci. </p>
<p>Nel dicembre 2010, la relazione del Consiglio d&#8217;Europa venne pubblicata, il giorno dopo che la commissione elettorale del Kosovo aveva detto che il partito dell&#8217;onorevole Thaci aveva vinto le prime elezioni post-indipendenza, e accusava le potenze occidentali di complicità nell&#8217;ignorare le attività criminali della cerchia guidata da Thaci: &#8220;Thaci e questi altri membri &#8216;del Gruppo di Drenica&#8217; sono costantemente indicati come &#8216;attori chiave&#8217; nei rapporti di intelligence sulle strutture della criminalità organizzata della mafia del Kosovo&#8221;, dice il rapporto. &#8220;Abbiamo scoperto che il &#8216;Gruppo di Drenica&#8217; ha avuto come capo o, per usare la terminologia delle reti della criminalità organizzata, un suo &#8216;boss&#8217; nel rinomato politico &#8230; Hashim Thaci&#8221;. [4]</p>
<p>La relazione afferma che Thaci esercitava un &#8220;controllo violento&#8221; sul traffico di eroina. Dick Marty, l&#8217;investigatore dell&#8217;Unione europea, ha presentato il rapporto ai diplomatici di tutti gli Stati membri dell&#8217;UE. La risposta è stata il silenzio. Washington è dietro Thaci. [5] </p>
<p>La stessa relazione del Consiglio d&#8217;Europa sulla criminalità organizzata del Kosovo accusava  l&#8217;organizzazione mafiosa di Thaci di trattare il commercio di organi umani. Figuri della cerchia intima di Thaci, sono stati accusati di aver tenuto dei prigionieri oltre il confine con l&#8217;Albania, dopo la guerra, dove si dice che un certo numero di serbi sono stati uccisi affinché i loro reni fossero venduti sul mercato nero. In un caso, rivelato nei procedimenti giudiziari in un tribunale distrettuale di Pristina del 2008, si diceva che gli organi erano stati presi dalle povere vittime in una clinica conosciuta come Medicus, &#8220;collegata all&#8217;espianto di organi da parte del Kosovo Liberation Army (KLA), nel 2000”. [6]</p>
<p>La questione diventa allora, perché Washington, la NATO, l&#8217;UE e annessi e, soprattutto, il governo tedesco, sono così desiderosi di legittimare il distacco del Kosovo? Un Kosovo gestito internamente dalle reti della criminalità organizzata, è facile da controllare per la NATO. Essendo sicuro che uno Stato debole è molto più facile da sottomettere al dominio della NATO. In combinazione con l&#8217;Afghanistan controllato dalla NATO, da cui arriva l&#8217;eroina, con il Kosovo controllato dal Primo Ministro Thaci, il Pentagono sta costruendo una rete di accerchiamento attorno alla Russia, che è tutto tranne che pacifica. </p>
<p>La dipendenza di Thaci dalle buone grazie degli Stati Uniti e della NATO, assicura che il governo di Thaci farà ciò che gli viene chiesto. Questo, a sua volta, assicura agli Stati Uniti un vantaggio importante, consolidando la propria presenza militare permanente nel strategicamente vitale sud-est Europa. Si tratta di un passo importante nel consolidamento del controllo NATO sull&#8217;Eurasia, e fornisce agli Stati Uniti un notevole margine di oscillazione nell&#8217;equilibrio di potere europeo. Meraviglia poco che Mosca non abbia accolto con favore la vicenda, così come numerosi altri Stati. Gli Stati Uniti stanno letteralmente giocando con la dinamite, e potenzialmente anche con la guerra nucleare nei Balcani. </p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>F. William Engdahl, è autore di <em><a href="http://www.amazon.com/Century-War-Anglo-American-Politics-World/dp/074532309X/sr=1-1/qid=1165788589/ref=pd_bbs_1/103-9935134-1529436?ie=UTF8&#038;s=books">A Century of War: Anglo-American Oil Politics in the New World Order</a></em>. Collabora con BFP e può essere contattato attraverso il suo sito web <a href="http://www.engdahl.oilgeopolitics.net/">www.engdahl.oilgeopolitics.net</a>, dove questo articolo è stato originariamente pubblicato. </strong><br />
&nbsp;</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.boilingfrogspost.com/2012/04/13/washingtons-bizarre-kosovo-strategy-could-destroy-nato/#more-13795">http://www.boilingfrogspost.com/2012/04/13/washingtons-bizarre-kosovo-strategy-could-destroy-nato/#more-13795</a></p>
<p></font><font size="1"></p>
<p>NOTE:</p>
<p>[1] RIA Novosti, US to Help Kosovo Join EU NATO: Clinton, 5 aprile 2012, <a href="http://en.rian.ru/world/20120405/172621125.html">http://en.rian.ru/world/20120405/172621125.html</a>. </p>
<p>[2] Rick Rozoff, Pentagon and NATO Complete Their Conquest of The Balkans, Global Research, 28 novembre 2009, <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=16311">www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=16311</a>. </p>
<p>[3] Tom Burghardt, The End of the Affair: The BND, CIA and Kosovo&#8217;s Deep State, <a href="http://wikileaks.org/wiki/The_End_of_the_Affair%3F_The_BND%2C_CIA_and_Kosovo%27s_Deep_State">http://wikileaks.org/wiki/The_End_of_the_Affair% 3F_The_BND% 2C_CIA_and_Kosovo% 27s_Deep_State</a> . </p>
<p>[4] The Telegraph, Kosovo&#8217;s prime minister &#8216;key player in mafia-like gang ,&#8217; 14 dicembre 2010.</p>
<p>[5] Ibid.</p>
<p>[6] Paul Lewis, Kosovo PM is head of human organ and arms ring Council of Europe reports , The Guardian, 14 dicembre 2010.</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
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		<title>Puskhov a Roma spiega le direttrici strategiche del terzo mandato di Putin</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 17 aprile, presso la sala di Palazzo Santacroce a Roma, sede del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, è andata in archivio la conferenza dal titolo “Il ritorno del presidente Putin: le prospettive della politica estera". I lavori sono stati introdotti dal presidente dell’ISPI, Giancarlo Aragona, seguito dal presidente della commissione Affari Esteri della Duma di Stato e presidente della delegazione russa presso l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, Aleksej Pushkov. Sono intervenuti anche Luisa Todini, presidente della sezione italiana del Foro di Dialogo Italo-Russo, e Franco Venturini del Corriere della Sera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/puskhov-a-roma-spiega-le-direttrici-strategiche-del-terzo-mandato-di-putin/15198/" title="Puskhov a Roma spiega le direttrici strategiche del terzo mandato di Putin"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/vladimir_putin.dv1rprassvco4kg840okc8gcw.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="105" alt="Puskhov a Roma spiega le direttrici strategiche del terzo mandato di Putin" ></div></a><p><font size="2">Martedì 17 aprile, presso la sala di Palazzo Santacroce a Roma, sede del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, è andata in archivio la conferenza dal titolo “<em>Il ritorno del presidente Putin: le prospettive della politica estera</em>&#8220;. I lavori sono stati introdotti dal presidente dell’ISPI, Giancarlo Aragona, seguito dal presidente della commissione Affari Esteri della Duma di Stato e presidente della delegazione russa presso l&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa, Aleksej Pushkov. Sono intervenuti anche Luisa Todini, presidente della sezione italiana del Foro di Dialogo Italo-Russo, e Franco Venturini del Corriere della Sera.<br />
Riportiamo di seguito l’intervento del diplomatico russo:<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><em>“Putin ha una visione chiara e ben conosciuta della politica estera della Federazione Russa e anche quando Medvedev era presidente si continuava a seguire la politica tracciata da Putin. Da un punto di vista strategico i primi anni del XXI secolo vedono affacciarsi la Russia come un centro di potere indipendente. In passato molto volte è stato chiesto alla Russia di entrare o aderire all&#8217;Unione Europea e alla NATO ma questo si è visto che non è possibile. La NATO, in quanto alleanza strategica politico-militare tra UE e NATO è un&#8217;alleanza diseguale. Innanzitutto, anche a causa della crisi economica, gli Stati Uniti coprono le spese della NATO in enorme misure rispetto agli alleati europei. Oltre a questo la NATO è una organizzazione dove formalmente sono tutti uguali ma gli USA sono &#8220;più uguali degli altri&#8221; e dettano le regole del gioco. In terzo luogo la Russia è contro il concetto di &#8220;interventi umanitari&#8221; e contro il loro utilizzo in giro per il mondo. In Iraq, come abbiamo visto, non si è trattato di un intervento umanitario, anche perché le pretese armi di distruzione di massa si sono rivelate un falso pretesto per coprire altri scopi. Quella in Iraq è una guerra di invasione con scopi geopolitici frutto della strategia attuata durante la presidenza Bush ed in cui le prime vittime sono state i civili iracheni. Anche in Libia si è trattata di una guerra di aggressione e l&#8217;uccisione di Gheddafi non è assolutamente legittima in quanto viola il diritto internazionale oltre a non essere in nessun modo prevista dalla risoluzione votata da Russia e Cina e anzi in aperta violazione della stessa. La risoluzione 1973 dell&#8217;ONU è stata quindi un inganno per coprire gli interessi geopolitici e militari degli USA e della NATO. Per quanto riguarda la situazione in Siria, la Russia ha già posto il veto due volte nel consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU per evitare il ripetersi di una nuova Libia. La situazione venutasi a creare con la guerra civile in Siria è sotto ogni punto di vista insostenibile e gravissima, ma quelli come il francese Bernard-Henri Lévy che sostengono l&#8217;intervento armato occidentale sono degli incoscienti e mentono o non conoscono la realtà della Siria. La Siria è un Paese complesso dove convivono molte etnie e religioni, gli Alauiti, il gruppo che detiene il potere politico e militare sono il 13% della popolazione, mentre i cristiani sono il 10%. Chi va in Siria e chiede ai cristiani cosa pensano di Assad scopre che la maggior parte dei cristiani sono contro la deposizione di Assad perché sanno che in caso di caduta del regime loro sarebbero i primi ad essere trucidati. Il cosiddetto &#8220;esercito di liberazione siriano&#8221; è in gran parte composto da estremisti islamici e gente che viene dall&#8217;esterno. L&#8217;opposizione siriana, che esiste, non chiede l&#8217;intervento armato ma il dialogo con Assad. Se volete chiedere a qualcuno chi sono le forze che cercano di rovesciare il presidente Assad, non è certo un mistero, basta chiederlo a Hillary Clinton che insieme ad altri Stati occidentali e non arma e finanzia le bande armate dell&#8217;opposizione. Anche in Libia, del resto, dopo la caduta di Gheddafi non si è instaurata nessuna democrazia né c&#8217;è libertà, ma c&#8217;è un regime tribale-confessionale oppressivo ed ancora in molte zone impazza la guerra civile. LA ragione per cui Assad è ancora al potere è perché Damasco, la popolazione, non vuole la guerra civile, se Assad perde il potere sarà il caos. A Damasco ci sono 5 milioni di abitanti, non c&#8217;è oppressione, le donne sono libere, poche portano il velo, la società è praticamente laica e moderna. Non c&#8217;è bisogno di spiegare il tipo di società in vigore in quei Paesi &#8220;interventisti&#8221; come il Quatar e L&#8217;Arabia Saudita che annunciano di voler portare la democrazia in Siria con le bombe, un simile proclama suona alquanto strano. Le moschee in Siria sono molto presenti e frequentate ma non esiste un islam radicale ed estremista, però gli islamisti sono pronti e scalpitano per trasformarle in scuole coraniche dove si insegna l&#8217;estremismo e si fabbricano terroristi. E&#8217; un fatto accertato che Al Qaida sta spostando le sue azioni in Siria, addirittura nel centro di Damasco, spedendo i suoi militanti dai Paesi limitrofi come Giordania e Iraq.<br />
Da un parte, certamente, c&#8217;è la repressione del regime che provoca vittime ma dall&#8217;altra parte abbiamo gruppi armati pronti a scatenare massacri di civili. Questi &#8220;amici della Siria&#8221; che hanno la loro centrale operativa a Istanbul e sono coordinati dalla NATO e dalle monarchie arabe che vogliono il rovesciamento di Assad, non fanno il bene della Siria. La vera opposizione siriana infatti non vuole il rovesciamento del regime perché sa bene che si creerebbe il caos e la Siria si trasformerebbe in un nuovo Iraq. La soluzione giusta della crisi consiste nel radunare le forze dell&#8217;opposizione e proseguire nella mediazione per andare alle elezioni in un clima di sicurezza. La missione di Kofi Annan è stata possibile proprio grazie al veto russo e cinese che hanno bloccato l&#8217;intervento armato. In questo contesto in cui la Russia si schiera contro la guerra le prospettive di collaborazione con l&#8217;Occidente sono buone. La Russia lavora per realizzare una soluzione condivisa da tutti, la Russia non vuole chiudere la porta al dialogo con l&#8217;Europa e gli USA, la Russia ha bisogno dell&#8217;Occidente per modernizzarsi e servono gli investimenti.<br />
Gli USA hanno bisogno della Russia per risolvere le crisi in Corea e in Iran e quasi tutte le crisi regionali hanno bisogno di passare per il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per trovare una soluzione. Inoltre l&#8217;apporto della Russia è necessario per risolvere la situazione in Afghanistan ed agevolare la ritirata dei soldati delle forze occidentali. Oggi l&#8217;Occidente non ha più solo la Russia come interlocutore isolato ma essa fa ora parte di due organizzazioni importanti come l&#8217;Unione Eurasiatica e i BRICS, che sono due attori emergenti importanti con cui bisogna avere a che fare”</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</font></p>
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		<title>Vertice di Chicago: la NATO completa il dominio del mondo arabo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 07:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/vertice-di-chicago-la-nato-completa-il-dominio-del-mondo-arabo/15115/" title="Vertice di Chicago: la NATO completa il dominio del mondo arabo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/nato1.4co8nimpkxogs4wgo00s0coc8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Vertice di Chicago: la NATO completa il dominio del mondo arabo" ></div></a>Rick Rozoff, 18 aprile 2012 Il 17 aprile, re Abdullah II di Giordania ha visitato la sede di Bruxelles della North Atlantic Treaty Organization, ultimo atto di obbedienza verso il blocco militare da parte di coloro che Zbigniew Brzezinski, nel 1998, definiva, senza mezzi termini ma con sufficiente precisione, i vassalli e i tributari docili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/vertice-di-chicago-la-nato-completa-il-dominio-del-mondo-arabo/15115/" title="Vertice di Chicago: la NATO completa il dominio del mondo arabo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/nato1.4co8nimpkxogs4wgo00s0coc8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Vertice di Chicago: la NATO completa il dominio del mondo arabo" ></div></a><p><font size="2"><em><a href="http://rickrozoff.wordpress.com/">Rick Rozoff</a>, 18 aprile 2012</em></p>
<p>Il 17 aprile, re Abdullah II di Giordania ha visitato la sede di Bruxelles della North Atlantic Treaty Organization, ultimo atto di obbedienza verso il blocco militare da parte di coloro che Zbigniew Brzezinski, nel 1998, definiva, senza mezzi termini ma con sufficiente precisione, i vassalli e i tributari docili dell&#8217;occidente in Medio Oriente, Nord Africa, Europa orientale, Caucaso meridionale, Asia Centrale, Sud Asia, Asia orientale e Pacifico meridionale.</p>
<p>Il pellegrinaggio del monarca giordano è stato preceduto da quelli dei presidenti di Germania, Georgia e Moldavia, del primo ministro del Montenegro, del ministro degli esteri della Croazia e del ministro della difesa della Slovenia, il mese scorso. Alti funzionari di diverse nazioni come Israele, Mongolia, Arabia Saudita, Bahrain, Australia, Nuova Zelanda, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Giappone, Sud Corea, Iraq, Armenia e Azerbaigian, hanno visitato regolarmente il quartier generale della NATO.</p>
<p>Nonostante le affermazioni secondo cui l&#8217;alleanza incarna &#8220;libertà individuali, democrazia, diritti umani e dello Stato di diritto&#8221;, i cosiddetti valori euro-atlantici o transatlantici hanno sempre mostrato una propensione per le forme elitarie e esclusive di governo nazionale, in particolare per la monarchia. La maggioranza dei membri fondatori della NATO &#8211; Belgio, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Norvegia &#8211; preferisce le forme pre-repubblicane, pre-moderne, anche se un po&#8217; attenuate, delle monarchie costituzionali. Quindi non sorprende che il re Abdullah e i suoi compari governanti ereditari in Marocco e nel Consiglio di Cooperazione del Golfo, si sentano di casa a Bruxelles.</p>
<p>Nel resoconto nel sito web della NATO della sua visita, il &#8220;Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha lodato Sua Maestà Re Abdullah II di Giordania, per il prezioso partenariato per la sicurezza del suo paese, durante i colloqui presso la sede della NATO&#8230;&#8221; Rasmussen, fedele suddito della regina Margrethe II, è abituato ad inginocchiarsi davanti ai reali, e il coronato capo di Stato ha discusso del partenariato militare del Dialogo Mediterraneo della NATO, del programma di cooperazione bilaterale della Giordania con l&#8217;alleanza, del ruolo del Paese mediorientale nelle operazioni NATO nel mondo (la Giordania contribuisce con sue truppe alla guerra della NATO in Afghanistan) e del consolidamento delle sue partnership globali, che saranno deliberate in occasione del vertice del mese prossimo, a Chicago. </p>
<p>Nel comunicato stampa che descrive la visita, la NATO ha aggiunto, &#8220;la Giordania è un partner importante per la sicurezza, contribuendo alle missioni della NATO in Afghanistan, nei Balcani e, più recentemente, in Libia&#8230;&#8221; La Giordania era uno dei quattro paesi arabi presenti al vertice del 19 marzo a Parigi, con gli Stati Uniti e le principali potenze europee della NATO che annunciavano l&#8217;inizio dei sei mesi di campagna di bombardamenti contro la Libia. Gli altri tre erano Marocco, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Gli ultimi due sono membri dell&#8217;Iniziativa della Cooperazione di Istanbul della NATO, e congiuntamente hanno inviato 18 aerei da combattimento per l&#8217;attacco alla Libia, sia durante l&#8217;operazione Alba dell&#8217;Odissea dell&#8217;Africa Command degli Stati Uniti, che nella fase della guerra sotto l&#8217;operazione Unified Protector della NATO. A meno di due mesi dall&#8217;inizio del conflitto, è stato osservato che l&#8217;alleanza dei regni, emirati e sceiccati del Golfo Persico (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), il Consiglio di Cooperazione del Golfo, aveva invitato solo le altre monarchie nel mondo arabo, Giordania e Marocco, ad unirvisi, anche se nessuno dei due paesi si trova nei pressi del Golfo. E&#8217; questo blocco di monarchie ad essere il principale partner dell&#8217;Occidente nell&#8217;attuare il cambio di regime nel mondo arabo, dalla Libia alla Siria allo Yemen, e in futuro in Algeria, Libia, Iraq ed altre nazioni, se necessario. </p>
<p>Le otto monarchie sono tutti partner militari della NATO: Giordania e Marocco attraverso il Dialogo Mediterraneo, e Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti con l&#8217;Iniziativa della Cooperazione di Istanbul, con l&#8217;Oman e l&#8217;Arabia Saudita in pratica membri, anche se non ancora formalmente, di quest&#8217;ultima. La Libia era l&#8217;unico paese del Nord Africa a non essere un membro del Dialogo Mediterraneo. </p>
<p>Poco dopo l&#8217;assassinio di Muammar Gheddafi lo scorso ottobre, l&#8217;ambasciatore statunitense presso la NATO, Ivo Daalder, aveva offerto il sostegno del blocco per modellare un nuovo esercito libico e, secondo l&#8217;Agence France-Presse, ha detto che “la Libia potrebbe rafforzare i suoi legami con l&#8217;alleanza transatlantica unendosi al dialogo mediterraneo della NATO, una partnership che comprende Marocco, Egitto, Tunisia, Algeria, Mauritania, Giordania e Israele.&#8221; </p>
<p>In una riunione dei ministri degli esteri della NATO, a Bruxelles, il 7-8 dicembre, il Segretario Generale Rasmussen ha applaudito all&#8217;esito della prima guerra africana della NATO e “diversi funzionari e portavoce della NATO hanno espresso interesse a che la Libia entri nel Dialogo Mediterraneo&#8221;, ha riferito il Tripoli Post.</p>
<p>Per quanto riguarda le trasformazioni nel mondo arabo negli ultimi quindici mesi, in relazione alla NATO, il risultato netto è che l&#8217;alleanza militare dominata dagli USA è pronta a un nuovo ingresso, la Libia, con la Siria obiettivo del prossimo. Il Libano è un&#8217;altra prospettiva per il Dialogo Mediterraneo, dopo Libia e Siria, che se si verificasse, permetterebbe di convertire tutto il bacino del Mediterraneo in un lago della NATO. Allo stesso modo, se l&#8217;Occidente e i suoi alleati monarchici arabi potranno organizzare l&#8217;instaurazione di regimi conformi in Iraq e Yemen (forse con pretendenti di case reali per completare il modello), la NATO potrà acquisire altre due coorti anche dall&#8217;Iniziativa della Cooperazione di Istanbul. L&#8217;alleanza identifica l&#8217;Iraq come uno stato partner e la NATO Training Mission-Iraq è stata determinante nella costruzione ex-novo delle nuove forze armate della nazione, addestrando tutto il corpo degli ufficiali della polizia del petrolio.</p>
<p>Per quanto riguarda i restanti paesi arabi, almeno dal 2005 alti funzionari statunitensi e della NATO hanno promosso il dispiegamento delle forze NATO in Palestina, nel caso di, o come pre-condizione, per un accordo di pace con Israele. Nell&#8217;Agosto scorso, l&#8217;agenzia palestinese Ma&#8217;an aveva riferito che &#8220;il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto, durante una visita al Congresso degli Stati Uniti, che la sicurezza del futuro Stato palestinese sarà consegnata alla NATO, sotto il comando degli Stati Uniti&#8230;&#8221; </p>
<p>Dal 2005 al 2007, la NATO ha inviato diverse migliaia di truppe dell&#8217;Unione africana nella regione del Darfur, nel Sudan occidentale, e in una colonna del Washington Post del 2005, l&#8217;attuale ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite, Susan Rice, aveva chiesto il dispiegamento di 12000-15000 truppe sotto il comando NATO, e due anni dopo aveva chiesto alla NATO di applicare una no-fly zone e di schierare la Forza di Reazione della NATO in Sudan. Due anni fa la NATO aveva trasportato in elicottero 2.500 soldati ugandesi e burundesi nella capitale somala Mogadiscio, per operazioni anti-insurrezionali. La NATO utilizza lo Stato autonomo somalo del Puntland come base per le operazioni nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso della sua missione navale Ocean Shield. Gibuti è effettivamente un avamposto della NATO nel Corno d&#8217;Africa, con 2.000 truppe statunitensi e la sede della forza combinata multi-operativa del Corno d&#8217;Africa del Pentagono, 3.000 truppe francesi e, negli ultimi dieci anni, diverse centinaia di truppe britanniche, olandesi, tedesche e spagnole, vi sono di stanza.</p>
<p>Lo scorso maggio è stato annunciato che gli Emirati Arabi Uniti, che forniscono un contingente militare alla NATO in Afghanistan, oltre ad aver fornito aerei da guerra per la campagna di Libia, sarebbe diventato il primo stato arabo ad aprire un&#8217;ambasciata presso la sede della NATO. Alla suddetta riunione ministeriale della NATO dello scorso dicembre, oltre a rivelare che &#8220;i funzionari della NATO hanno detto che pensano che la Libia sia suscettibile di chiedere l&#8217;adesione al Dialogo Mediterraneo&#8221;, Gulf News, degli Emirati Arabi Uniti, ha riferito, &#8220;I ministri degli esteri della Nord Atlantic Treaty Organisation (NATO) hanno deciso di rafforzare i propri contatti e la cooperazione con i paesi arabi del Nord Africa e del Medio Oriente&#8221;. Il comunicato finale dell&#8217;incontro ha dichiarato: &#8220;significativi sviluppi politici hanno avuto luogo quest&#8217;anno in Nord Africa e del Medio Oriente. In questo contesto e in conformità con la nostra politica di partenariato, abbiamo convenuto di approfondire ulteriormente il dialogo politico e la cooperazione concreta con i membri del Dialogo Mediterraneo e l&#8217;Iniziativa della Cooperazione di Istanbul &#8230; Siamo pronti a prendere in considerazione, caso per caso, nuove richieste dai paesi di tali regioni, compresa la Libia, per il partenariato e la cooperazione con la NATO, tenendo conto del fatto che il Dialogo Mediterraneo e l&#8217;Iniziativa della Cooperazione di Istanbul sono quadri naturali per tali richieste.&#8221; </p>
<p>Al vertice del 2004 della NATO in Turchia, che ha creato l&#8217;omologa Iniziativa della Cooperazione di Istanbul per stringere alleanze militari con i vicini dell&#8217;Iran nel Golfo Persico, il blocco militare occidentale aveva anche aggiornato il Dialogo Mediterraneo, formatosi nel 1994, in un programma di piena collaborazione, vale a dire l&#8217;equivalente del Partenariato per la Pace utilizzato per preparare le dodici nazioni dell&#8217;Europa orientale all&#8217;adesione nella NATO nel 1999-2009. Due anni più tardi, il membro del Dialogo Mediterraneo Israele, è stata la prima nazione ad unirsi al programma di cooperazione bilaterale con la NATO, con l&#8217;Egitto che ha fatto seguito l&#8217;anno successivo, e la Giordania nel 2009. Il sito web della NATO attualmente elenca Mauritania, Marocco e Tunisia quali partner anche di quel programma. </p>
<p>Il 3 aprile la Segretaria di Stato Hillary Clinton ha pronunciato un discorso alla Conferenza del World Affairs Council 2012 della NATO a Norfolk, Virginia, dove si discuteva dei tre grandi temi da affrontare in occasione del vertice della NATO a Chicago, il 20-21 maggio. Oltre alla guerra in Afghanistan e all&#8217;impegno ad &#8220;aggiornare le capacità della NATO per la difesa del 21esimo secolo&#8221; &#8211; ha menzionato la sorveglianza aerea con i droni, la European Phased Adaptive Approach del sistema di intercettazione missilistica e il pattugliamento da parte degli aerei della NATO del Mar Baltico – ed ha sottolineato la necessità &#8220;di consolidare ed espandere le nostre partnership globali&#8221;. La natura di tali partnership nel mondo arabo è stata dimostrata la settimana prima del suo discorso, quando il Washington Post ha riferito della suo imminente visita in Arabia Saudita, con cui &#8220;la Segretaria di Stato Hillary Rodham Clinton &#8230; inaugurerà un dialogo strategico con le sei nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo, da cui l&#8217;amministrazione si aspetta che alla fine porterà a un coordinamento con il sistema regionale di difesa missilistico creato dagli USA&#8221;, più tardi identificato come un prolungamento dell&#8217;US-NATO Phased Adaptive Approach. </p>
<p>La NATO e dei suoi alleati nel (ampliato) Consiglio di Cooperazione del Golfo, stanno invertendo 60 anni di indipendenza e di non-allineamento arabi, di pan-arabismo e di modelli repubblicani e socialisti dei paesi arabi in via di sviluppo, nel tentativo di subordinare i 350.000.000 di abitanti del mondo arabo alle loro agende regionali e globali. </p>
<p><strong>FONTE</strong>:<a href="http://rickrozoff.wordpress.com/2012/04/18/chicago-summit-nato-to-complete-domination-of-arab-world/">http://rickrozoff.wordpress.com/2012/04/18/chicago-summit-nato-to-complete-domination-of-arab-world/</a></p>
<p></font><font size="1"><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
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		<title>A Chicago il vertice per consolidare la &#8220;NATO Globale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/a-chicago-il-vertice-per-consolidare-la-nato-globale/15079/" title="A Chicago il vertice per consolidare la &#8220;NATO Globale&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/logo_chicago5001.8k2p9drrph8gokocsckcowgcg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="63" alt="A Chicago il vertice per consolidare la &#8220;NATO Globale&#8221;" ></div></a><p><font size="2"><em>Rick Rozoff, <a href="http://globalresearch.ca/">Global Research</a></em></font></p>
<p><font size="2"><br />
Il 3 aprile, la segretaria di Stato Hillary Clinton ha affrontato solo la questione del comando dell&#8217;Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico negli Stati Uniti, l&#8217;Allied Command Transformation e il World Affairs Council della Greater Hampton Roads, entrambi a Norfolk, Virginia, sullo sfondo dell&#8217;annuale Festival della NATO di Norfolk. Lo stesso giorno, cioè il giorno prima del 63° anniversario della fondazione della NATO, ha anche parlato al Virginia Military Institute di Lexington. </p>
<p>Il primo, conosciuto con il suo acronimo ACT, è il successore del Comando alleato dell&#8217;Atlantico del periodo della Guerra Fredda, e fu creato quale una delle tante iniziative post-11 settembre 2001 di George W. Bush e dell&#8217;allora segretario alla difesa Donald Rumsfeld. Gli alleati di Washington nella NATO, hanno diligentemente ratificato la decisione della sua creazione, in occasione del vertice del blocco militare a Praga, nella Repubblica Ceca, del 2002.</p>
<p>I tre siti scelti per la sua  giornata piena di discorsi circa il ruolo unico degli Stati Uniti nel mondo, come alto argomento della diplomazia del paese, erano più adatti a un segretario alla difesa della nazione; la differenza tra i segretari di Stato e alla Difesa, e su questo argomento del triumvirato del Comitato per le forze armate del Senato statunitense, John McCain, Joseph Lieberman e Lindsey Graham, diventano sempre più esigue; salvo che il primo e il terzo pianificano le guerre e il secondo le attua. </p>
<p>L&#8217;indirizzo di Clinton presso la sede ACT è stato breve e superficiale, ma alla Conferenza del World Affairs Council 2012 della NATO, era notevolmente più approfondito e rivelatore. Ha sottolineato la continuità e lo sviluppo tra l&#8217;ultimo vertice della NATO a Lisbona, alla fine del 2010, e quello prossimo a Chicago di maggio. Il suo primo punto è l&#8217;ormai ultradecennale guerra in Afghanistan (e Pakistan), la prima guerra della NATO in Asia e la sua prima guerra terrestre, e la guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti.</p>
<p>Mentre obbligatoriamente parla della fine della missione, tra due anni da oggi, ha anche indicato che il Pentagono e i suoi alleati della NATO non intenderanno mai lasciare totalmente il paese sotto assedio: &#8220;A Chicago, discuteremo la forma che il rapporto duraturo della NATO con l&#8217;Afghanistan prenderà. Speriamo anche che, nel momento in cui ci incontreremo a Chicago, gli Stati Uniti abbiano concluso i negoziati con l&#8217;Afghanistan su una partnership strategica a lungo termine tra le nostre due nazioni&#8221;. </p>
<p>Senza delineare la questione in ogni dettaglio, ciò a cui stava alludendo era che gli Stati Uniti manterranno tre principali basi aeree strategiche: Bagram, presso la capitale della nazione; Shindand, vicino al confine iraniano, e nei pressi della capitale della provincia di Kandahar, vicino al confine con il Pakistan. Le basi aeree saranno anche in grado di monitorare Asia centrale, Russia e Cina. </p>
<p>La NATO, che costruisce da zero un esercito e un&#8217;aviazione afgani interoperabili con l&#8217;Alleanza, sotto l&#8217;egida della NATO Training Mission-Afghanistan, non lascerà mai totalmente il paese. Clinton ha parlato in maniera blanda, con lo stile stereotipato e auto-elogiativo tipico di queste occasioni, sorvolando del tutto sui crescenti attacchi dei soldati afghani contro i loro omologhi della NATO, sul massacro di Kandahar dell&#8217;11 marzo, e sull&#8217;attacco mortale della NATO ad un avamposto pakistano, lo scorso novembre, con la conseguente chiusura delle vie di approvvigionamento della NATO nel paese. A suo parere, nulla di sbagliato è stato fatto in Afghanistan; tranne che la guerra di controinsurrezione avrebbe dovuto essere condotta con maggiore intensità l&#8217;anno prima. Nel 2004, mentre era senatrice di New York, chiese che le truppe statunitensi in Afghanistan fossero quintuplicate, passando dagli allora 12000 a 60000. Come segretario di Stato ha supportato la realizzazione di questo obiettivo, aggiungendone 40000 per buona misura. I due altri punti affrontati nel suo discorso alla Conferenza del World Affairs Council 2012 della NATO, erano &#8220;aggiornare le capacità della NATO nella difesa del 21esimo secolo&#8221; e &#8220;cementare ed espandere le nostre partnership globali&#8221;. I tre punti sono stati identificati come &#8220;gli obiettivi di Chicago.&#8221; </p>
<p>In termini di espansione delle capacità militari globali della NATO, sono in linea con il nuovo Concetto Strategico adottato al vertice scorso, evidenziando le preoccupazioni per gli sviluppi in Nord Africa e nel Medio Oriente, con particolare riferimento alla Siria, affermando e minacciando con tutta la presunzione dovuta: &#8220;i Siriani subiscono un assalto orribile da un dittatore brutale. La fine della storia non è ancora stata scritta.&#8221; </p>
<p>Per quanto riguarda il ruolo della NATO, ha aggiunto: &#8220;L&#8217;Europa è il partner di prima istanza degli USA. Stiamo cooperando nel Medio Oriente e in Nord Africa, in Afghanistan, e raggiungiamo le potenze e le regioni emergenti, come le nazioni dell&#8217;Asia-Pacifico. &#8220;Dove il Pentagono sostiene l&#8217;Alleanza in modo sicuro.” </p>
<p>Per dimostrarlo, Washington e i suoi alleati della NATO hanno dichiarato &#8220;Collaboriamo su un nuovo sistema di sorveglianza del territorio dell&#8217;Alleanza, che utilizza i droni per fornire informazioni, sorveglianza, ricognizione e informazioni cruciali alle nostre forze.&#8221; E &#8220;a Chicago decideremo come utilizzare questo sistema come un hub per le operazioni congiunte&#8221;. </p>
<p>Come esempio inquietante del servilismo della NATO ai piani militari globali degli Stati Uniti, ha anche detto: &#8220;A Lisbona &#8230; abbiamo deciso di implementare un sistema di difesa missilistico per fornire copertura e protezione completa al territorio, alla popolazione e alle forze europei della NATO&#8230; A Chicago, cercheremo di promuovere questo obiettivo, sviluppando i nostri piani per la NATO esercitando il comando e il controllo delle attività di difesa missilistica.&#8221; La NATO è ora il principale partner nel sistema di intercettazione globale anti-missile di Washington. </p>
<p>L&#8217;ormai ottennale operazione di pattugliamento aereo della NATO su Estonia, Lettonia e Lituania, nel Mar Baltico &#8211; tutti confinanti con la Russia – attuata a rotazione dagli aerei da guerra occidentali, tra cui quelli statunitensi, non è stata tralasciata, poiché a Chicago &#8220;si metterà in evidenza la decisione della NATO di estendere il programma Baltic Air Policing&#8230;&#8221; </p>
<p>Riconoscendo tardivamente che lo scopo principale della guerra della NATO in Afghanistan è costruire un corpo di spedizione militare internazionale integrato, con 50 nazioni che contribuiscono con soldati, attrezzature, artiglieria e aerei alla forza internazionale di supporto alla sicurezza della NATO, per future guerre, Clinton ha detto che il vertice di Chicago migliorerà &#8220;l&#8217;impegno degli alleati alle esercitazioni congiunte e ai programmi di formazione, che approfondiscono la collaborazione che abbiamo sviluppato con il nostro lavoro comune in Afghanistan.&#8221; </p>
<p>Facendo seguito al secondo e terzo punto, ha dichiarato: &#8220;Più di 20 paesi non membri della NATO stanno fornendo truppe e risorse in Afghanistan. Altrove, lavoriamo con partner non membri della NATO per combattere la pirateria, contro l&#8217;estremismo, per mantenere la pace in Kosovo. E quando la NATO ha agito per far rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nella protezione dei civili in Libia, lo ha fatto di pari passo con dei partner non membri della NATO, provenienti da Europa e Medio Oriente&#8221;. </p>
<p>Dopo le guerre in tre continenti &#8211; Jugoslavia, Afghanistan e Libia – e le operazioni navali permanenti nel Mar Mediterraneo e nel Mare Arabico, Clinton prevede che il vertice di Chicago permetterà di consolidare ed espandere il ruolo dell&#8217;unico blocco militare nel mondo come forza globale interventista: &#8220;A Chicago costruiremo questi partenariati, come promesso. Riconosceremo i contributi operativi, finanziari e politici dei nostri partner, in una serie di sforzi per difendere i nostri valori comuni nei Balcani, Afghanistan, Medio Oriente e Nord Africa.&#8221; </p>
<p>Riferendosi a George Marshall, che ha generosamente lodato più volte nel corso della sua lunga giornata in Virginia, Clinton ha promesso &#8220;faremo ancora una volta la scommessa giusta, una scommessa sulla leadership e la forza americana, proprio come abbiamo fatto nel 20° secolo, per questo secolo e oltre.&#8221; </p>
<p>La NATO è stata costituita 63 anni fa, apparentemente come un contrappeso all&#8217;Unione Sovietica in Europa centrale; 21 anni dopo la scomparsa dell&#8217;URSS, l&#8217;unica superpotenza militare del mondo e la sua segretaria di Stato, ne promettono la continuazione e l&#8217;espansione nel 22° secolo. E oltre.</p>
<p>FONTE: <a href="http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=30301">http://globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=30301</a></p>
<p></font><font size="1">Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
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		<title>Innovazione strategica e conflitto geopolitico</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/innovazione-strategica-e-conflitto-geopolitico/15067/" title="Innovazione strategica e conflitto geopolitico"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/422772_2701370690357_1139371943_32123392_767707595_n.1jh136cmxj284o0s0soswoksk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Innovazione strategica e conflitto geopolitico" ></div></a>Uno dei meriti indiscutibili dello studioso austriaco Joseph Schumpeter è quello di aver compreso il ruolo centrale della figura dell&#8217;imprenditore in un&#8217;economia capitalistica. Favorendo l&#8217;innovazione tecnologica, il mutamento dell&#8217;organizzazione della struttura produttiva e la diffusione di nuovi prodotti l&#8217;imprenditore promuove quella “distruzione creatrice” senza la quale la società di mercato sarebbe destinata a collassare. Ciononostante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/innovazione-strategica-e-conflitto-geopolitico/15067/" title="Innovazione strategica e conflitto geopolitico"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/422772_2701370690357_1139371943_32123392_767707595_n.1jh136cmxj284o0s0soswoksk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Innovazione strategica e conflitto geopolitico" ></div></a><p><font size="2">Uno dei meriti indiscutibili dello studioso austriaco Joseph Schumpeter è quello di aver compreso il ruolo centrale della figura dell&#8217;imprenditore in un&#8217;economia capitalistica. Favorendo l&#8217;innovazione tecnologica, il mutamento dell&#8217;organizzazione della struttura produttiva e la diffusione di nuovi prodotti l&#8217;imprenditore promuove quella “distruzione creatrice” senza la quale la società di mercato sarebbe destinata a collassare. Ciononostante, secondo Schumpeter, lo stesso sviluppo del capitalismo, non avrebbe potuto non comportare, oltre ad una sempre maggiore ostilità nei confronti del “mercato” da parte dell&#8217;intellighenzia, la dissoluzione del legame sociale e al tempo stesso l&#8217;affermazione di una <em>forma mentis</em> burocratica &#8211;  naturalmente contraria al mutamento sociale – , dacché per Schumpeter era inevitabile che i “capitani d&#8217;industria” venissero sostituiti da “tecnocrati” e burocrati che avrebbero soffocato l&#8217;iniziativa privata. (1)</p>
<p>Tuttavia, sotto questo aspetto, la storia non ha certo dato ragione allo studioso austriaco e il capitalismo, anche se oggi non gode di ottima salute, difficilmente si può ritenere sia sul punto di essere sconfitto dal socialismo. In effetti, gran parte dell&#8217;intellighenzia occidentale, una volta liquidati i valori della borghesia, si è mostrata tutt&#8217;altro che refrattaria all&#8217;ideologia della merce (ideologia che articola ormai la visione del mondo di qualsiasi strato sociale e che, mistificando l&#8217;idea stessa di libertà, riesce ad occultare gli effetti negativi della dissoluzione del legame sociale), tanto da fare l&#8217;apologia della società di mercato anche nelle sue forme più aberranti e ripugnanti. Inoltre, la rivoluzione dei manager, benché non abbia impedito la burocratizzazione del sistema sociale e la nascita di gigantesche tecnostrutture, ha saputo garantire all&#8217;economia capitalistica un “dinamismo” sufficiente per vincere tutte le sfide e le &#8220;guerre&#8221; del Novecento, compresa quella  contro il &#8220;socialismo reale&#8221;. </p>
<p>D&#8217;altronde, è indubbio che il concetto di “distruzione creatrice” sia essenziale per capire la storia (geo)politica del Novecento, nonché la stessa fase (geo)politica che contraddistingue il nostro presente storico, poiché si può facilmente osservare che in quanto esso può significare non solo innovazione tecnologica e produttiva, ma anche e soprattutto innovazione strategica, non è affatto un concetto che valga unicamente per spiegare fenomeni socioeconomici, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere limitandosi all&#8217;interpretazione della teoria (economica e sociale) di Schumpeter. Al riguardo, anche Giuseppe Bedeschi, recensendo l&#8217;opera di Schumpeter <em>Passato e futuro nelle scienze sociali</em>, nota che lo studioso austriaco, che non era affatto un “nemico” del capitalismo pur prevedendone il declino, consiste nell&#8217;avere sottovalutato sia il ruolo dei ricercatori sia quello delle piccole imprese. (2) Ma, pur riconoscendo che si tratta di una critica almeno in parte condivisibile, è evidente che anche Bedeschi privilegia un&#8217;ottica economicistica che, non prendendo in esame i conflitti (geo)strategici, rende incomprensibile la storia del Novecento. Per rendersene conto, basta tener presente che la Grande Depressione della prima metà del secolo scorso terminò solo con la Seconda guerra mondiale (e analogo discorso si potrebbe fare, <em>mutatis mutandis</em>, per quanto concerne la relazione tra la Grande Depressione di fine Ottocento e la Grande Guerra). Ovverosia con una immensa (e terribile) &#8220;distruzione creatrice&#8221;, che di fatto fu una rivoluzione geopolitica che condusse al dominio degli Usa sul Vecchio Continente e alla contrapposizione tra la (nuova) talassocrazia d&#8217;Oltreoceano e la (nuova) potenza tellurica del &#8220;Continente Eurasiatico&#8221;, l&#8217;Unione Sovietica. </p>
<p>A tale proposito, si deve ricordare (anche a costo di ripetersi) che la Seconda guerra mondiale generò pure una rivoluzione (geo)economica e tecnologica. Dal punto vista  (geo)economico, se la guerra fu una catastrofe per tutti i Paesi belligeranti, per gli Usa (e quindi per la potenza capitalistica dominante) invece fu un business eccezionale. Mentre l&#8217;Unione Sovietica (unica potenza , insieme con gli Usa, a potersi considerare veramente vincitrice) aveva subito colossali danni di guerra, che furono stimati a 128 miliardi di dollari, stando ai prezzi prebellici, tanto che nel 1945 il reddito nazionale dell&#8217;Urss era del 15-20% inferiore rispetto a quello del 1940, negli Stati Uniti dal 1941 al 1945 nacquero oltre 500.000 nuove aziende ed alla fine della guerra c’erano 18,7 milioni di occupati in più rispetto al 1939. Se il Pil degli Usa, che nel 1939 era poco meno di 100 miliardi di dollari, superava i 200 miliardi di dollari, i redditi degli americani sotto 1.000 dollari diminuirono dal 24% (1941) al 5,6% (1944) e quelli fra 3 e 4.000 dollari passarono dall11% al 21,5%, sicché non sorprende che i consumi complessivi degli americani aumentarono da 70 a circa 120 miliardi di dollari (caso unico tra i belligeranti) Ed è noto che a Bretton Woods (agosto 1944) si gettarono le basi di un nuovo ordine mondiale, liquidando il “blocco della sterlina”, che prima della guerra controllava un terzo del commercio mondiale. In sostanza, gli Usa erano diventati una “superpotenza” politica, militare ed economica e poterono quindi ristrutturare l’economia capitalistica mondiale in funzione dei propri interessi, senza correre il rischio di vedere annullati i “guadagni” ottenuti durante la guerra (e grazie alla guerra). (3)</p>
<p>D&#8217;altra parte, la battaglia dell&#8217;Atlantico, la (quasi totalmente sconosciuta dai &#8220;non esperti&#8221;) guerra aerea contro la Germania e la &#8220;guerra dei codici&#8221; fecero compiere, nel giro di qualche anno, un balzo prodigioso alla tecnoscienza: non solo aerei e missili, ma apparati elettronici, radar, calcolatori ed una miriade di nuove macchine e nuovi congegni sofisticati cambiarono radicalmente l&#8217;organizzazione produttiva &#8211; e quindi sociale &#8211; dell&#8217;Occidente. Fu però la capacità di &#8220;combinare&#8221; i diversi fattori, tecnologici ed economici, secondo un disegno geopolitico coerente e di &#8220;ampio respiro&#8221; ad assicurare agli Usa una posizione predominante. Ne è prova lo stesso fatto che, allorquando lo squilibrio tra impegni strategici e risorse disponibili minacciava di far perdere agli Stati Uniti il confronto con l&#8217;Unione Sovietica &#8211; tanto che a giudizio di non pochi intellettuali la &#8220;pressione&#8221; endogena (contestazione e crisi economica &#8211; la cosiddetta &#8220;stagflazione&#8221;) e quella esogena (guerra del Vietnam) potevano innescare un processo che avrebbe portato al crollo del capitalismo (da qui l&#8217;espressione &#8220;capitalismo maturo&#8221; &#8211; da intendersi &#8220;maturo per la rivoluzione&#8221;) -, fu proprio la nuova strategia di Nixon e Kissinger a rilanciare il &#8220;modello americano&#8221;: non solo &#8220;sganciando&#8221; il dollaro dal <em>gold standard</em> e &#8220;agganciandolo&#8221; al petrolio, per rimediare ad un deficit della bilancia commerciale che si sapeva essere non meramente &#8220;congiunturale&#8221;; ma specialmente mediante una applicazione spregiudicata della logica del <em>divide et impera</em>, che portò sì gli Usa a gettare la spugna in Vietnam (sebbene Nixon avesse promesso che l&#8217;aviazione Usa avrebbe impedito al Vietnam del Nord di sconfiggere &#8220;in campo aperto&#8221; il Vietnam del Sud), ma pure a un avvicinamento tra Washington e Pechino in funzione antisovietica, dividendo in tal modo il &#8220;campo nemico&#8221; ed evitando che si venisse a costituire un blocco eurasiatico, in grado di sfruttare le gravissime difficoltà in cui gli Usa si trovavano per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale. </p>
<p>E fu questo approccio geopolitico a &#8220;sostenere&#8221; sia la ristrutturazione del <em>Warfare State</em> sia il turbocapitalismo americano, all&#8217;epoca di Reagan, e a permettere agli Usa (e ai centri di potere dipendenti, in diversa misura, dal potere degli Usa) di trarre il massimo profitto dalle innovazioni tecnologiche in ogni settore della vita politica, sociale, economica e culturale dei Paesi occidentali. E non solo occidentali, in quanto si trattò di un mutamento non estraneo allo stesso crollo dell&#8217;Urss, non fosse altro perché rese ancor più problematico porre rimedio alle debolezze strutturali dell&#8217;Urss e dei Paesi dell&#8217;Europa orientale (immobilismo, burocratizzazione,  fragilità dell&#8217;industria leggera ed eccessiva espansione dell&#8217;industria pesante, problemi derivanti dalle &#8220;aspettative crescenti&#8221; del ceto medio e dalle differenti nazionalità e così via). E non si può mettere in discussione nemmeno che, scomparsa l&#8217;Unione Sovietica, sia stato l&#8217;unipolarismo americano a &#8220;guidare&#8221; sia il processo di globalizzazione sia lo stesso sistema finanziario internazionale (con tutto quello che ciò implica sul piano sociale e politico), fino a quando si è giunti al “terremoto” del 2008 &#8211; logica conseguenza, in un certo senso, del fatto che la conquista dell&#8217;<em>Heartland</em> si è dimostrata essere al di là delle possibilità dell&#8217;America e dei suoi alleati, (4)</p>
<p>In questa prospettiva, è particolarmente significativo che anche un teorico come Gianfranco La Grassa, che analizza il rapporto tra economia e politica alla luce del conflitto strategico che contraddistingue il sistema capitalistico nelle sue molteplici configurazioni, osservi che «privilegiare l’aspetto finanziario rispetto all’industriale è comunque una scelta strategica, non dipende dall’intrinseca “bontà di comando” del denaro [...] Dopo il crack borsistico del ’29, le prime misure furono di fatto finanziarie. La crisi divenne terribile e nel ’31-’32 si fece la fame, la disoccupazione raggiunse oltre un terzo della forza lavoro, il reddito reale crollò. Il <em>New Deal</em> (che comunque attenuò ma non risolse la crisi, superata solo con la guerra mondiale) non fu semplice operazione finanziaria. Si stampò moneta al fine di metterla in circolazione tramite la spesa pubblica (in deficit di bilancio). Ma questa manovra partiva dal presupposto della presenza di imprese industriali chiuse e di mano d’opera disoccupata, fenomeni giudicati effetto della carenza di domanda».(5) Inoltre, già negli anni Novanta La Grassa sosteneva che «il periodo attuale – e il nostro paese è paradigmatico al riguardo – vede gli apparati finanziari, cioè degli interessi afferenti alle loro funzioni e ruoli, più interessati alla globale circolazione di merci e denaro e ad una considerevole redistribuzione del reddito verso l’alto, con la conseguente distruzione, o drastico ridimensionamento, del <em>Welfare State</em>», e di conseguenza «la richiesta, tipica non solo dell’Italia, di governi “tecnici” non deve ingannare nessuno; si tratta semplicemente di tecnici finanziari [...] non certo di dirigenti interessati, in senso <em>schumpeteriano</em> (corsivo nostro), all’innovazione, alla creatività ecc.».(6) In definitiva, secondo La Grassa, il fattore finanziario, in quanto tale, conta poco, qualora non vi sia una vera strategia di crescita dell’economia reale; crescita però che non è possibile se ne mancano i fattori o se questi sono “depressi” dall’asservimento di un Paese all’economia di un sistema sociale e (soprattutto) politico predominante.</p>
<p>Se questo però vale per un Paese, come l&#8217;Italia, &#8220;dominato&#8221; dai centri di potere atlantisti, è anche vero che il fallimento del modello unipolare statunitense ha generato un &#8220;contraccolpo geopolitico&#8221; di cui è pressoché impossibile prevedere quali saranno gli effetti, ma che non sembra potersi definire come una situazione internazionale caratterizzata da una &#8220;distruzione creatrice&#8221; tale da consentire agli Usa di costruire un nuovo ordine mondiale. Si è piuttosto in presenza, come più volte rilevato, di una sorta di “geopolitica del caos” che ostacola la formazione di un autentico multipolarismo, allo scopo di perpetuare l&#8217;egemonia americana (e, in generale, dei &#8220;circoli atlantisti&#8221;), sia pure a costo di una continua destabilizzazione tanto sotto il profilo (geo)politico quanto sotto il profilo sociale ed economico. Decisivo allora è mettere in evidenza che, dato che la &#8220;distruzione creatrice&#8221; &#8211; che in primo luogo (come si è cercato di mostrare) si deve intendere come innovazione strategica &#8211; è un tratto costitutivo del conflitto geopolitico, è quest&#8217;ultimo che sempre più condiziona il conflitto sociale e economico. Vale a dire che il conflitto sociale ed economico non può non essere &#8220;sovradeterminato&#8221; dalla geopolitica (nel senso che esso fa parte di una totalità di rapporti e di contraddizioni di carattere geopolitico che ne qualificano i modi e le variazioni), la quale, lungi dall&#8217;essere soltanto il terreno su cui si confrontano diverse &#8220;volontà di potenza&#8221;, in realtà struttura lo &#8220;spazio sociale e politico&#8221; anche in funzione di diverse <em>Weltanschauungen</em> e di diversi &#8220;pro-getti&#8221; sociali e modi di &#8220;essere-nel-mondo&#8221;. </p>
<p>E&#8217; innegabile allora, se la nostra riflessione (si badi, solo riflessione, non certo analisi storica di fenomeni così complessi da richiedere ben altro spazio e ben altre competenze) è corretta, che oggi la &#8220;contrapposizione principale&#8221;, cioè la contrapposizione che attualmente conferisce &#8220;senso e orientamento&#8221; al conflitto strategico e che dovrebbe essere a fondamento dell&#8217;innovazione strategica, sia quella tra eurasiatismo e atlantismo. Il che poi altro non è che una particolare espressione di quella opposizione fra Terra e Mare che il processo di occidentalizzazione mostra di non essere in grado di cancellare o superare, benché si debba riconoscere che la “geopolitica del caos” non pare &#8220;destinata&#8221; a dar vita ad un nuovo <em>Nomos</em>, né ad originare un nuova guerra mondiale (ma si dovrà anche concedere che “non necessariamente” non significa né impossibile né improbabile). Comunque sia, non è affatto sicuro nemmeno che, ove si verificasse una autentica &#8220;distruzione creatrice&#8221;, quest&#8217;ultima porterà ad una definitiva occidentalizzazione del pianeta, posto che ritenere che l&#8217;innovazione strategica sia soltanto una caratteristica della società di mercato o della cultura “occidentale” significhi che non ci si è liberati da una ideologia economicistica, cioè dai pregiudizi tipici dell&#8217;<em>homo oeconomicus</em>.</p>
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</font><font size="1"><br />
Note</p>
<p>(1) Si veda Joseph A. Schumpeter, <em>Il capitalismo può sopravvivere? La distruzione creatrice e il futuro dell&#8217;economia globale</em>, ETAS, Milano, 2010.</p>
<p>(2) Giuseppe Bedeschi, <em>Il rivoluzionario più audace è l&#8217;imprenditore</em>, «Corriere della Sera», 7 marzo 2011, p. 32.</p>
<p>(3) Per questi dati vedi http:<a href="http://www.eurasia-rivista.org/seconda-guerra-mondiale-geopolitica-e-terra-bruciata/6507/">//www.eurasia-rivista.org/seconda-guerra-mondiale-geopolitica-e-terra-bruciata/6507/</a> .</p>
<p>(4) Sulla questione dello squilibrio tra risorse economiche e potenza politico-militare come causa del declino relativo degli Usa, sempre utile, anche se in parte datato, Paul Kennedy, <em>Ascesa e declino delle grandi potenze</em>, Garzanti, Milano, 1989.</p>
<p>(5) Si veda http:<a href="http://www.conflittiestrategie.it/2012/04/16/agenti-strategici-e-miopia-degli-economisti/">//www.conflittiestrategie.it/2012/04/16/agenti-strategici-e-miopia-degli-economisti/</a></p>
<p>(6) Gianfranco La Grassa e Costanzo Preve, <em>Oltre la gabbia di acciaio</em>, Vangelista, Milano, 1994, specialmente pp. 103 e ss. </p>
<p></font></p>
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