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	<title>eurasia-rivista.org &#187; NATO</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Con i Serbi: incontro con Yves Bataille</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-i-serbi-incontro-con-yves-bataille/13317/" title="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/serbia.2awarqmial1cko4c8488sw0s0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille" ></div></a>Yves Bataille è una attivista impegnato da decenni nella lotta per la liberazione dell&#8217;Europa contro l&#8217;occupante atlantista. Ora è sul fronte di Kosovska Mitrovica, dove i Serbi del Kosovo resistono alle truppe di occupazione della NATO. 1) Come è nato il &#8220;Movimento delle barricate&#8221;? Yves Bataille &#8211; Il movimento nasce a fine luglio, dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-i-serbi-incontro-con-yves-bataille/13317/" title="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/serbia.2awarqmial1cko4c8488sw0s0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille" ></div></a><p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><em>Yves Bataille è una attivista impegnato da decenni nella lotta per la liberazione dell&#8217;Europa contro l&#8217;occupante atlantista. Ora è sul fronte di Kosovska Mitrovica, dove i Serbi del Kosovo resistono alle truppe di occupazione della NATO.</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>1)</strong> <strong>Come è nato il &#8220;Movimento delle barricate&#8221;?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Yves Bataille</strong> &#8211; Il movimento nasce a fine luglio, dopo la distruzione del posto di blocco di Jarinje sul confine tra Serbia e Kosovo. È la seconda volta è stato presa d&#8217;assalto e incendiata tale postazione. La prima volta fu nel febbraio 2008, dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia occupata. Questa volta i fantocci albanesi installati dalla NATO hanno inviato la loro &#8220;forza speciale Rosa&#8221;, creata dagli statunitensi per controllare quello che chiamano confine. In risposta, i serbi hanno eretto barricate e vietato le pattuglie di EULEX (1), la struttura di tutela statunitense-occidentale della colonia. Contrariamente a quanto implica il suo acronimo, EULEX è una macchina statunitense. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>2) Qual è la natura di questo movimento? E&#8217; sostenuto nel resto della Serbia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Non è un&#8217;azione marginale. Se l&#8217;operazione ha un massiccio sostegno nel nord del Kosovo, ha anche un ampio consenso nel resto della Serbia. A Belgrado il potere filoccidentale di Boris Tadic ha prima cercato di controllare le informazioni e poi, appena le barricate sono state erette, ha imposto un oscuramento totale sull&#8217;azione ed ha arrestato diverse persone. I media liberi, soprattutto via Internet, cercavano di spezzare la censura. Le decine di barricate del Nord hanno questo significato: voi ci bloccate, noi vi blocchiamo. Noi non vogliamo dipendere dalle autorità criminali di Pristina. Ci sono diversi tipi di barricate. Le grandi barricate erette nei punti caldi, come quelle delle due postazioni di frontiera, Jarinje e Brnjak, e quello sul &#8220;Ponte Austerlitz&#8221; sul fiume Ibar, quella di Dudin Krs sulla strada per Pristina, e alcuni altri sono grandi cumuli di blocchi di cemento e di ghiaia o di tronchi  di legno, che impediscono la circolazione. Vecchi camion, autobus e macchine per il movimento terra, in genere vengono aggiunti al dispositivo. Le altre barricate sono dei posti di blocco che filtrano il traffico. Le barricate impediscono ad EULEX di muoversi, in modo che le postazioni di frontiera devono essere rifornite da elicotteri. Il traffico in uscita dalla frontiera serba passa attraverso i &#8220;percorsi alternativi&#8221; dei sentieri di montagna attrezzati, che sono problematici per i camion quando il tempo è cattivo. Ma funziona. Le barricate non si limitano alle barricate. Sono integrate da una sistema di guardia e vigilanza costante, giorno e notte, con una rotazione dei volontari e un sistema di allarme in grado di mobilitare migliaia di volontari nei punti caldi in pochi minuti, se l&#8217;allarme viene dato. Nelle chiese i sacerdoti sono incaricati di far suonare le campane. Caratteristica, se la NATO (la &#8220;KFOR&#8221;) (2) smantella una barricata, una nuova barricata viene eretta velocemente  vicino e delle bandiere vengono piantate su di essa. Così attaccare le barricate è inutile. Solidi striscioni idrorepellenti con slogan semplici e leggibili come &#8220;Fuori la Nato!&#8221;, &#8220;Stop KFOR! Stop Eulex!&#8221;, &#8220;Risoluzione 1244&#8243;, o &#8220;Referendum&#8221;, tutti con i colori della Serbia sono piantati nei dintorni. Il movimento si basa sul metodo della difesa con l&#8217;azione civile, la Dac, con strumenti come le tende, che permettono di riposare, riscaldarsi e se necessario curarsi. Una eesistenza con l&#8217;azione civile, che non è dissimile dalle teorie della &#8220;guerra civile&#8221; dello statunitense Gene Sharp, il padre delle &#8220;rivoluzioni colorate&#8221;, ma che il movimento usa contro i suoi amici. Tutte i professionisti  sono mobilitati, in primo luogo medici e vigili del fuoco. Il Movimento delle Barricate non è fine a se stesso. Al suo settimo mese sfocerà in una forte iniziativa politica che irrita la cosiddetta comunità internazionale e i suoi cloni di Belgrado, si terrà il 14 febbraio con un referendum: &#8220;Sei per l&#8217;istituzione della Repubblica del Kosovo nel nord del Kosovo e Metohija?&#8221;. Il Nord troverà la sua via alla posizione del Pridniestrovie (&#8220;Transnistria&#8221;) a est della Moldova, con un territorio, una bandiera, un inno, una moneta, istituzioni e un&#8217;amministrazione. Non ci sarà un esercito, ma forse l&#8217;embrione dell&#8217;esercito popolare è nel Movimento delle Barricate &#8230; In ogni caso, rappresenta la resistenza.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>3) Qual è la posizione del potere a Belgrado?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il potere di Tadic non riconosce l&#8217;indipendenza del Kosovo, perché sa che se lo facesse verrebbe spazzato via nelle prossime elezioni, che si terranno quest&#8217;anno. Il governo è sotto una duplice pressione, degli Stati Uniti e dei loro seguaci, e quello dell&#8217;opinione pubblica serba. Quindi temporeggia. E &#8220;negozia&#8221; a Bruxelles con i trafficanti di organi albanesi. Prodotto da mani straniere e da combinazioni parlamentari, il governo Tadic ha ottenuto una maggioranza risicata con l&#8217;allineamento dei socialisti comprati e corrotti dell&#8217;SPS, il partito fondato da Slobodan Milosevic. I tutori statunitensi-occidentali non volevano un governo socialista nazionale con i Radicali. Hanno lavorato affinché i socialisti fossero &#8220;premiati&#8221; (soldi e ministeri) e per distruggere il Partito Radicale. Hanno indotto una scissione di &#8220;destra&#8221; al suo interno e creando il Partito Progressista (SNS) del tandem Nikolic &#8211; Vucic, sulla falsariga di Alleanza Nazionale in Italia. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>4) Qual è lo stato attuale della corrente nazionale in Serbia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il Movimento nazionale serbo ha le proprie caratteristiche, ma di recente subisce  l&#8217;influenza benefica di idee esterne, in particolare dalla Russia e dai settori nazionali rivoluzionari d&#8217;Italia e di Francia. L&#8217;evoluzione è notevole; fino ai bombardamenti della NATO nel 1999, il movimento nazionalista era dominato dal culto del passato, l&#8217;eroica resistenza ai Turchi e agli Austro-tedeschi, i cetnici di Draza Mihailovic, il rifugio nell&#8217;Ortodossia. Ma i settori patriottici della vecchia sinistra e dei nazionalisti illuminati alla fine hanno riflettuto sulla geopolitica, rivelando una nuova prospettiva. Così, il Movimento nazionale serbo si è reso conto che il movimento dei Paesi Non Allineati del periodo di Tito non era privo di interesse. E i socialisti hanno (ri)scoperto il nazionalismo. Le guerre di aggressione contro Iraq, Libia e Siria hanno provocato una ondata di solidarietà che si è collegata ad esso. La Libia di Gheddafi ha mobilitato un numero di militanti maggiore che altrove. Lo si può vedere sulle pareti affrescate di Kosovska Mitrovica, alla gloria della Jamahirya.<br />
Penso che dovremmo rendere omaggio a un uomo che era una sorta di precursore, intendo Dragos Kalajic. Dragos ha introdotto in Serbia, negli anni &#8217;90, una nuova dottrina dell&#8217;essenza nazionale europea, in un momento in cui il nazionalismo era limitato alla rievocazione delle battaglie del passato e al sostegno a Milosevic. Un sostegno forzato e costretto, perché l&#8217;attacco USA-occidentale rendeva obbligatorio difenderlo. Ma il regime statico di Slobodan Milosevic non aveva nessuna visione del mondo, né un qualsiasi progetto politico. Allo stesso tempo, un combattente della Milizia delle Aquile Bianche, Dragoslav Bokan, svolse un ruolo importante nel combinare arte e politica, nazionalismo e bolscevismo in riviste sperimentali. Un ex consigliere di Milosevic, Smilja Abramov, da parte sua ha svolto un lavoro essenziale di documentazione su circoli globalisti e opachi come Bilderberg, Trilateral, Opus Dei, producendo libri. Un Istituto di Studi Geopolitici è stato fondato nell&#8217;anno della guerra, ma è stato sabotato dopo i bombardamenti (1999). Il fondatore del gruppo di studio marxista rivoluzionario Praxis (ai tempi di Tito), Mihailo Markovic, con il quale ho avuto per molti anni interessanti conversazioni, era passato, grazie alla crisi (crollo della Jugoslavia, embargo, guerre separatiste dell&#8217;Occidente) verso una interessante sintesi del socialismo e del nazionalismo. Mihailo ha svolto un ruolo importante nell&#8217;articolare discussioni e argomentazioni.<br />
D&#8217;altra parte dei giornali come &#8220;Ogledalo&#8221; (ora scomparso) e &#8220;Geopolitika&#8221; di Slobodan Eric, siti informatici d&#8217;informazione o di gruppi militanti come Srpska Politika, Apisgroup, Vidovdan, Dveri, 1389, Nasi-1389, Obraz, Nova Srpska Politika Misao, Pokret za Srbiju, ecc. hanno svolto un ruolo innegabile nella diffusione di argomenti innovativi. Si noti anche, adesso, l&#8217;importanza delle reti sociali come Facebook per diffondere le idee. Posso aggiungere che nei miei frequenti interventi politico-mediatici dal 1993 ad oggi, ho introdotto nel Movimento nazionale serbo l&#8217;approccio geopolitico e soreliano dei fatti. Il russo Aleksandr Dugin è venuto a Belgrado, dove i suoi principali libri sono stato tradotti. Ha tenuto conferenze, ha incontrato tutti. Gli scambi con russi, francesi e italiani, soprattutto quelli del Coordinamento Progetto Eurasia, si sono sviluppati con reciproco vantaggio. Questo lavoro politico opera a monte, cosicché la continuità della crisi (un paese senza frontiere, un popolo che si vede  costantemente accusato e attaccato) spiega la forza del pensiero nazionale e la nascita dei blog che rivendicano la prospettiva eurasiatista. Temi e prospettive eurasiatiste sono ora ampiamente discusse. L&#8217;Eurasia è vista come un progetto fondamentalmente antioccidentale e non-allineato, che collega la Serbia alla Russia e ad un&#8217;altra Europa.<br />
Il Movimento nazionale serbo ha un vantaggio su quelli d&#8217;Italia e soprattutto della Francia: è sostenuto da molti intellettuali. Un settore in cui gli statunitensi hanno fallito, qui, è il fronte culturale. Questo non significa che i fastidi USA-occidentali non vengano trasmessi. Usano i media audiovisivi &#8220;liberi e democratici&#8221; nelle mani delle società capitalistiche anglosassoni e tedesche. Ma fuori di questo paravento artificiale, c&#8217;è nelle élite reali e nei popoli un riflesso del rifiuto della sottocultura occidentale. Così la coscienza verticale, la &#8220;memoria più lunga&#8221; e la proiezione nel futuro si armonizzano. La poesia e i canti popolari e folclorici vivi sono armi di distruzione di massa che l&#8217;imperialismo statunitense-occidentale non può bombardare. L&#8217;USAID (ambasciata USA), NED (3) e la Fondazione Soros hanno speso parecchio denaro per corrompere il settore culturale, come avevano corrotto il settore politico (politicante) e finanziario, ma i loro rappresentanti hanno finalmente ammesso la sconfitta, in  privato.<br />
Va aggiunto che, se i nazionalisti sono rappresentati in parlamento dal Partito Radicale serbo (SRS), indebolito da una scissione della &#8220;destra nazionale&#8221;, il cuore del movimento è extraparlamentare. Lo si ritrova in una varietà effervescente di associazioni e gruppi. Il Movimento Barricate del Kosovo, per quanto lo concerne, è un movimento di base e autonomo, guidato da uomini e donne del popolo, al di fuori e al di sopra dei partiti. Legato alla &#8220;resistenza senza dirigenti&#8221;, non è limitato a piccole cellule non collegate, ma si articola sul campo dei gruppi autogestiti e di solidarietà. Nella situazione di disagio in cui si trova, il popolo ha preso in mano il proprio destino. Coloro che nei partiti rifiutano l&#8217;irredentismo albanese, la NATO e l&#8217;UE, l&#8217;appoggiano, ma non ne sono il motore. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>5) Ci sono tra la popolazione albanese delle correnti eurasiatiste favorevoli alla restaurazione della Jugoslavia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Non lo so. La posizione di coloro che potrebbero essere presentati come &#8220;nazionalisti albanesi&#8221; è insostenibile e inaccettabile: i &#8220;nazionalisti&#8221; sono ora i soli al mondo, oltre agli israeliani, ad applaudire gli statunitensi, a sventolare le bandiere yankee. La loro identità (etnica, piuttosto che religiosa) li separa dagli Slavi dell&#8217;ex Jugoslavia. Come ieri i banditi di Lucky Luciano in Sicilia, essi sono utilizzati come cavallo di Troia dall&#8217;invasore, sono immersi in una società criminale dove l&#8217;unica industria è quella della prostituzione e della droga; hanno eretto una copia in plastica della Statua della Libertà di New York, alle porte di una Pristina ripulita dai Serbi, hanno dato i nomi delle loro strade a Clinton, Albright e Clark. A titolo di aiuto per la ricostruzione, l&#8217;Unione Europea, gli Stati Uniti e le monarchie petrolifere arabe hanno versato milioni di euro e dollari in parte stornati dalla mafia. L&#8217;Arabia Saudita ha riversato un fiume di denaro per creare moschee conformi all&#8217;eterodossia wahhabita. In Bosnia ci sono gruppi islamici, ma sono una minoranza.<br />
Ne approfitto anche fare una osservazione. Gli Albanesi sono meno di quanto affermino: dal 1999, 250.000 Serbi se ne sono andati o sono stati espulsi. Un piccolo numero è riuscito a tornare. Vi sono oggi 170.000 Serbi. I due milioni di albanesi dichiarati nel 1999 per giustificare l&#8217;attacco della NATO, sono una bugia, in quanto il censimento albanese ha identificato 1.700.000 abitanti nell&#8217;aprile 2011 (il nord serbo ha rifiutato il censimento). Sappiamo che dal 1999 una parte della popolazione dell&#8217;Albania si è riversata nella provincia per avere sovvenzioni e contributi dalla &#8220;comunità internazionale&#8221;, aggiungendosi a quelli che già avevano fatto tale passo a nord, durante la colonizzazione precedente, sapendo anche che ben pochi albanesi del Kosovo sono emigrati in Occidente per ragioni di passaporto e visto, si deve concludere che le cifre erano false. Questa gigantesca menzogna, largamente ripresa dalla stampa occidentale, ha facilitato la nuova pulizia etnica a danno dei Serbi e delle minoranze etniche non albanesi. Quindi ricostruire la Jugoslavia con gli emuli di questi albanesi forieri di invasioni e occupazioni, non è all&#8217;ordine del giorno.<br />
Le cose potranno sistemarsi un giorno con le altre nazionalità, ma per il gruppo albanese in quanto tale, etnocentrico, gregario e &#8220;americanolatra&#8221; non vedo come. Lo sguardo degli Shqipetar (4) è rivolto agli Stati Uniti, non all&#8217;Eurasia. Gli statunitensi hanno fatto loro credere che avrebbero diritto ad una Grande Albania a scapito di Serbi, Montenegrini, Macedoni e Greci &#8211; a spese di tutti i vicini dell&#8217;Albania &#8211; ed essi ne approfittano, perché tutto è loro permesso.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>6) Cosa succede nelle altre enclavi serbe in Kosovo?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il Nord non è un enclave. Si appoggia sulla Serbia. Le enclavi serbe sono isole e isolotti a sud del fiume Ibar che divide la città di Kosovska Mitrovica.  L&#8217;entità principale, quella di Strpce, 10.000 abitanti, si trova sulle pendici della montagna Sar Planina, che confina con la Macedonia. Strpce è formata prevalentemente da una dozzina di villaggi serbi che sono sopravvissuti ai bombardamenti del 1999 e alle pulizie etniche del 1999 e 2004. Nelle vicinanze, ma fuori, c&#8217;è l&#8217;enclave di Velika Hoca, un grazioso borgo medievale conservato, con 14 chiese ortodosse e una specialità che risale al Medioevo, la produzione di vino. Il paese è circondato da vigneti. Nel Kosovo centro-orientale, a pochi chilometri da Pristina, c&#8217;è anche Gracanica, centro dell&#8217;ortodossia serba, un enclave grande ma porosa, con circa 30.000 abitanti. Le altre enclavi sono sparse. Sono dei villaggi completamente isolati come Gorazhdevac, 1000 abitanti a 6 km da Pec, pezzi di enclavi, ghetti, quartieri come la Collina di Orahovac, dove la maggior parte se ne è andata nel 2004, e rimanendo in condizioni di estrema precarietà che 400 serbi. Poi un serbo mi ha mostrato la strada a 40 metri, e mi ha detto: &#8220;vedete questo angolo, mio fratello è andato lì due anni fa e non è mai tornato.&#8221;</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Grazie e coraggio, compagno &#8230; </strong></p>
<p><span style="font-size: x-small;" align="right"><strong>Traduzione di Alessandro Lattanzio</strong></p>
<p><span align="left"><strong>Fonte:</strong><a <a href=" http://corsicapatrianostra.over-blog.com/article-avec-les-serbes-rencontre-avec-yves-bataille-97160403.html"> http://corsicapatrianostra.over-blog.com/article-avec-les-serbes-rencontre-avec-yves-bataille-97160403.html</a></p>
<p><span style="font-family: Tahoma; font-size: small;" align="left"><strong>Note:</strong><br />
<span style="font-family: Tahoma; font-size: x-small;"<br />
(1) EULEX: missione di polizia e giustizia dell'UE.<br />
(2) KFOR: Kosovo Force (NATO e partner)<br />
(3) NED: National Endowment for Democracy. Principale strumento di ingerenza degli Stati Uniti, uno schermo della CIA. La NED crea e finanzia in tutto il mondo organizzazioni non governative (ONG) che fungono da operazioni da relè per le operazioni politico-militari anglo-statunitensi nei paesi presi di mira.</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 13:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[al-Qaida]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
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		<description><![CDATA[Per quanto riguarda la “Primavera araba” e gli interventi della NATO, ufficiali o segrete, il Qatar sta cercando di imporre ovunque possa dei leader islamisti. Questa strategia ha portato non solo a finanziare i Fratelli Musulmani e a offrirgli al-Jazeera, ma anche a sostenere i mercenari di al-Qaida. Questi ultimi inquadrano l’esercito siriano ora libero. Tuttavia, tale sviluppo desta serie preoccupazioni in Israele e tra i sostenitori dello “scontro di civiltà”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lesercito-libero-siriano-e-comandato-dal-governatore-militare-di-tripoli/12832/" title="L&#8217;esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/alassadnato1.6xd0mqubm7goww4g40sc0skc4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="58" alt="L&#8217;esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.voltairenet.org/L-Armee-syrienne-libre-est">Réseau Voltaire</a>, Damasco (Siria), 18 Dicembre 2011</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Per quanto riguarda la &#8220;Primavera araba&#8221; e gli interventi della NATO, ufficiali o segrete, il Qatar sta cercando di imporre ovunque possa dei leader islamisti. Questa strategia ha portato non solo a finanziare i Fratelli Musulmani e a offrirgli al-Jazeera, ma anche a sostenere i mercenari di al-Qaida. Questi ultimi inquadrano l&#8217;esercito siriano ora libero. Tuttavia, tale sviluppo desta serie preoccupazioni in Israele e tra i sostenitori dello &#8220;scontro di civiltà&#8221;.</em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si confrontano sull&#8217;interpretazione di eventi che sconvolgono la Siria. Per la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, una rivoluzione scuote il paese, seguendo la &#8220;<em>primavera araba</em>&#8220;, è oggetto di una repressione sanguinosa. Al contrario, per la Russia e la Cina, la Siria si trova ad affrontare bande armate estere, che combatte goffamente causando vittime collaterali tra la popolazione civile che cerca di proteggere.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;inchiesta che <em>Réseau Voltaire</em> ha condotto sul posto, convalida questa seconda interpretazione [1]. Abbiamo raccolto testimonianze di sopravvissuti degli attacchi dei gruppi armati. Descrivono alcuni attaccanti come iracheni, giordani o libici, riconoscibili dal loro accento, così come anche dei pashtun.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli ultimi mesi, alcuni giornali arabi, favorevoli all&#8217;amministrazione al-Assad, hanno evocato l&#8217;infiltrazione in Siria da 600 a 1500 elementi del Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG), ridenominato dal Novembre 2007 <em>al-Qaida in Libia</em>. Alla fine di novembre, la stampa libica ha riferito del tentativo, da parte delle milizie di Zintan, di fermare Abdelhakim Belhaj, compare di Usama bin Ladin [2], leader storico di <em>al-Qaida in Libia</em>, divenuto governatore militare di Tripoli per grazia della NATO [3]. La scena ha avuto luogo presso l&#8217;aeroporto di Tripoli, mentre stava andando in Turchia. Infine, i giornali turchi hanno parlato della presenza di Belhaj alla frontiera turco-siriana.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste accuse si scontrano con l&#8217;incredulità di tutti coloro per i quali <em>al-Qaida </em>e la NATO sono nemici inconciliabili, fra cui non è possibile alcuna cooperazione. Invece, rafforzano la tesi che io difendo dagli attacchi dell&#8217;11 settembre 2001, secondo cui i combattenti etichettati <em>al-Qaida </em>sono mercenari utilizzati dalla CIA [4].</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Chi ha ragione? </strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per una settimana il quotidiano monarchico in lingua spagnola ABC, ha pubblicato a episodi il documentario del fotografo Daniel Iriarte. Questo giornalista è vicino all&#8217;esercito libero siriano (ASL) appena a nord del confine turco. Ha preso la causa della &#8220;<em>rivoluzione</em>&#8221; e non trova mai parole abbastanza forti contro il &#8220;<em>regime al-Assad</em>&#8220;.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;esercito libero siriano sarebbe formato da più di 20000 uomini, secondo il loro leader politico, il colonnello Riyad al-Asaad, di poche centinaia seconda le autorità siriane [5].<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, nell&#8217;edizione di Sabato 17 Dicembre 2011, Daniel Iriarte testimonia di un incontro che l&#8217;ha scioccato. Mentre i suoi amici della ASL lo portavano in un nuovo nascondiglio, si trovò con degli strani ribelli: tre libici [6].<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo di loro era Mahdi al-Harati, un libico che ha vissuto in Irlanda prima di entrare in <em>al-Qaida.</em> Alla fine della guerra in Libia, è diventato il comandante della Brigata di Tripoli, il numero 2 del Consiglio militare di Tripoli guidato da Abdelhakim Belhaj. Si è dimesso da questa funzione, secondo alcuni, perché era venuto in conflitto con il Consiglio nazionale di transizione, secondo altri perché voleva tornare in Irlanda da cui proviene la moglie [7]. In realtà, ha raggiunto la Siria.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora più strano: questo membro di <em>al-Qaida</em> era, nel giugno dello scorso anno, tra gli attivisti filo-palestinesi a bordo della nave turca <em>Mavi Marmara</em>. Agenti di molti servizi segreti, tra cui quegli degli Stati Uniti, si erano infiltrati nella &#8220;<em>Freedom Flotilla</em>&#8221; [8]. Fu ferito e tenuto prigioniero per nove giorni in Israele.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine, durante la Battaglia di Tripoli, Mahdi al-Harati ha comandato il gruppo di <em>al-Qaida</em> che ha assediato e attaccato l&#8217;hotel <em>Rixos</em>, dove mi trovavo con i miei compagni di <em>Réseau Voltaire</em> e della stampa internazionale, e i cui sotterranei erano utilizzati come ricovero per i leader della Libia, sotto la protezione della guardia di Khamis Gheddafi [9]. Secondo quest&#8217;ultimo, Mahdi al-Harati godeva della consulenza di ufficiali francesi, presenti sul terreno.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo libico incontrato dal fotografo spagnolo nell&#8217;esercito libero siriano, non è altro che Kikli Adem, un altro luogotenente di Abdelhakim Belhaj. Infine, Daniel Iriarte non è stato in grado d&#8217;identificare il terzo libico, che si chiamava Fouad.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa testimonianza si sovrappone a ciò che i giornali arabi anti-siriani dichiarano da diverse settimane: l&#8217;esercito libico siriano è inquadrato da almeno 600 &#8220;volontari&#8221; di <em>al-Qaida in Libia </em>[10]. L&#8217;intera operazione è gestita da Abdelhakim Belhaj in persona, con l&#8217;aiuto del governo Erdogan.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come spiegare che anche un giornale anti-Assad come ABC abbia deciso di pubblicare la testimonianza del suo inviato speciale, quando mette in luce i metodi nauseanti della NATO e conferma la tesi del governo siriano della destabilizzazione armata? È che da una settimana, alcuni ideologi dello scontro delle civiltà si ribellano a questo sistema che integra gli estremisti islamici alla strategia del &#8220;mondo libero&#8221;.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ospite del blog CNBC [11], l&#8217;ex primo ministro spagnolo José Maria Aznar ha rivelato, il 9 Dicembre 2011, che Abdelhakim Belhaj era sospettato del coinvolgimento negli attentati dell&#8217;11 marzo 2004 a Madrid [12], gli attacchi che hanno iniziato a porre fine alla carriera politica nazionale di Aznar.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;uscita di Aznar corrisponde agli interventi dei suoi amici del <em>Jerusalem Center for Public Affairs</em>, il <em>think tank</em> guidato dall&#8217;ex ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Dore Gold [13]. Esprimono pubblicamente i loro dubbi sulla validità della strategia attuale della CIA, di mettere al potere gli islamisti in tutto il Nord Africa. La loro critica è rivolta innanzitutto contro la Confraternita dei Fratelli musulmani, ma anche a due personalità libiche: Abelhakim Belhadj e il suo amico, lo sceicco Ali al-Salibi. Quest&#8217;ultimo è considerato il nuovo leader del paese [14]. I due uomini sono considerati essere le pedine del Qatar nella nuova Libia [15]. Questo è anche lo sceicco Salabi che ha distribuito 2 miliardi di dollari del Qatar per aiutare <em>al-Qaida in Libia </em>[16].<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così la contraddizione che si sta cercando di nascondere, negli ultimi dieci anni, ritorna in superficie: i mercenari, già pagati da Usama bin </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ladin, non hanno mai smesso di lavorare al servizio della strategia degli Stati Uniti dalla prima guerra in Afghanistan, compreso il periodo degli attentati dell&#8217;11 settembre. Eppure vengono presentati dai leader occidentali come nemici implacabili.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; probabile che le obiezioni di Aznar e del <em>Jerusalem Center for Public Affairs</em> saranno ignorati dalla NATO come quelle del generale Carter Ham, comandante di AFRICOM. Questi era indignato, all&#8217;inizio della guerra in Libia, dalla necessità di proteggere i jihadisti che avevano appena massacrato i soldati USA in Iraq.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lontano dalla realtà, il Comitato anti-terrorismo delle Nazioni Unite (il &#8220;<em>Comitato d&#8217;applicazione della risoluzione 1267</em>&#8220;) e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, mantengono sulla loro lista nera l&#8217;organizzazione di Abdelhakim Belhaj e dello sceicco Salabi, sotto il suo vecchio nome di gruppo combattente islamico in Libia. Ed è del parere che sia dovere di ogni stato fermare questi individui se passano sul loro territorio.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Thierry Meyssan</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Note</strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[1] «<em>Mensonges et vérités sur la Syrie</em>», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 27 novembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[2] «<em>Libya&#8217;s Powerful Islamist Leader</em>», Babak Dehghanpisheh, The Daily Beast, 2 settembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[3] «<em>Comment les hommes d&#8217;Al-Qaida sont arrivés au pouvoir en Libye</em>», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 6 settembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[4] «<em>Ennemis de l&#8217;OTAN en Irak et en Afghanistan, alliés en Libye</em>», Webster G. Tarpley, Réseau Voltaire, 21 maggio 2011<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[5] «S<em>yria&#8217;s opposition, rebels hold talks in Turkey</em>», Safak Timur, AFP, 1 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[6] «<em>Islamistas libios se desplazan a Siria para &#8220;ayudar&#8221; a la revolución</em>», Daniel Iriarte, ABC (Espagne), 17 dicembre 2011. Versione francese: «<em>Des islamistes Libyens en Syrie pour &#8220;aider&#8221; la révolution</em>», traduzione di Mounadil al-Djazaïri, Réseau Voltaire, 18 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[7] «<em>Libyan-Irish commander resigns as deputy head of Tripoli military council</em>», Mary Fitzgerald, The Irish Times, 11 ottobre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[8] «<em>Flottille de la liberté: le détail que Netanyahu ignorait</em>», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 6 giugno 2010.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[9] «<em>Thierry Meyssan et Mahdi Darius Nazemroaya menacés de mort à Tripoli</em>», Réseau Voltaire, 22 agosto 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[10] «<em>Libyan fighters join &#8220;free Syrian army&#8221; forces</em>», Al Bawaba , 29 novembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[11] «<em>Spain&#8217;s Former Prime Minister Jose Maria Aznar on the Arab Awakening and How the West Should React</em>», CNBC.com, 9 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[12] «<em>Attentats de Madrid : l&#8217;hypothèse atlantiste</em>», Mathieu Miquel, Réseau Voltaire, 6 novembre 2009.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[13] «<em>Diplomacy after the Arab uprisings</em>», Dore Gold, The Jerusalem Post, 15 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[14] «<em>Meet the likely architect of the new Libya</em>», Marc Fisher, The Washington Post, 9 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[15] «<em>Libyans wary over support from Qatar</em>», John Thorne, The National (Emirati Arabi), 13 dicembre 2011.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[16] John Thorne, op. cit. </span></span></span></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">[Traduzione di Alessandro Lattanzio <a href="http://aurorasito.wordpress.com/">http://aurorasito.wordpress.com</a></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">]</span></span></p>
<p align="justify">
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		<title>La Siria diventa il bersaglio di un complotto imperialista, dopo la sua sospensione da parte della Lega Araba</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 15:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Araba]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine di tre giorni imposto alla Siria dalla Lega Araba, per adempiere ai propri impegni è una provocazione politica. Essa contiene dei termini che il governo siriano non potrebbe accettare, che permettono ad altri regimi del Medio Oriente di portare avanti un'azione sostenuta dall'imperialismo contro Damasco. 
Il piano della Lega araba vuole che la Siria ritiri i suoi carri armati dalle città tormentate dalle agitazioni, cessi gli attacchi contro i manifestanti, rilascia i prigionieri e apra il dialogo con l'opposizione. Alle condizioni attuali, ciò richiederebbe che il regime baathista del presidente Bashar al-Assad commetta un suicidio politico. Ciò vorrebbe dire accettare di abbandonare ogni azione militare, mentre gli insorti armati operano sotto la protezione di Turchia, Stati del Golfo, Libano e dietro le quinte, di Stati Uniti e Francia. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-siria-diventa-il-bersaglio-di-un-complotto-imperialista-dopo-la-sua-sospensione-da-parte-della-lega-araba/12796/" title="La Siria diventa il bersaglio di un complotto imperialista, dopo la sua sospensione da parte della Lega Araba"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/lega_araba1.3psuolqvmxmoo0g0occkwc4ww.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="51" alt="La Siria diventa il bersaglio di un complotto imperialista, dopo la sua sospensione da parte della Lega Araba" ></div></a><p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Arial"><a href="http://www.wsws.org/francais/News/2011/nov2011/syri-n26_prn.shtml">wsws</a>.org, 18 novembre 2011</span></span></span></span></p>
<p> <span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il term</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">ine di tre giorni imposto alla Siria dalla Lega Araba, per adempiere ai propri impegni è una provocazione politica. Essa contiene dei termini che il governo siriano non potrebbe accettare, che permettono ad altri regimi del Medio Oriente di portare avanti un&#8217;azione sostenuta dall&#8217;imperialismo contro Damasco.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il piano della Lega araba vuole che la Siria ritiri i suoi carri armati dalle città tormentate dalle agitazioni, cessi gli attacchi contro i manifestanti, rilascia i prigionieri e apra il dialogo con l&#8217;opposizione. Alle condizioni attuali, ciò richiederebbe che il regime baathista del presidente Bashar al-Assad commetta un suicidio politico. Ciò vorrebbe dire accettare di abbandonare ogni azione militare, mentre gli insorti armati operano sotto la protezione di Turchia, Stati del Golfo, Libano e dietro le quinte, di Stati Uniti e Francia.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;ultimatum ricorda l&#8217;accordo di Rambouillet nel febbraio 1999 che aveva fissato i termini alla Serbia, per giustificare la guerra &#8211; di fatto concedendo l&#8217;indipendenza al Kosovo e l&#8217;accesso gratuito e illimitato in tutto il paese alle forze della NATO. La sospensione dalla Lega Araba lascia anche alla NATO mano libera per la guerra in Libia.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;&#8221;opposizione&#8221; a cui allude a Lega Araba è il Consiglio nazionale siriano, con sede in Turchia, ed è ora riconosciuta de facto da parte degli stati arabi. Il CNS si rifiuta di negoziare con Assad a meno che non accetti di dimettersi.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Anche se l&#8217;ultimatum è stato emesso, ci sono state segnalazioni di attacchi militari da parte dell&#8217;esercito libero siriano (ASL), basato in Turchia e in Libano, con l&#8217;uccisione di decine di soldati dell&#8217;esercito regolare e di attacchi alle installazioni chiave situate vicino alla capitale, Damasco.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Mercoledì, i membri della ASL hanno sparato coi lanciarazzi e le mitragliatrici contro una base chiave dell&#8217;intelligence dell&#8217;aeronautica, a nord di Damasco. Voci non confermate indicano che 20 membri delle forze di sicurezza sarebbero stati uccisi o feriti durante l&#8217;attacco. Lo stesso giorno, hanno annunciato la formazione di un consiglio provvisorio militare che mira a rovesciare il potere di Assad, sotto la guida del colonnello Riad al-Assad.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Un agguato tesa all&#8217;inizio di questa settimana nella provincia meridionale di Deraa da &#8220;<em>attivisti dell&#8217;opposizione</em>&#8221; e che dovrebbe includere i membri della ASL, ha causato la morte di 34 soldati e 12 ribelli.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Parlando su <em>al-Jazeera</em>, il colonnello Ammar al-Wawi, comandante di battaglione Ababeel dell&#8217;ASL, si vantava che il suo battaglione aveva effettuato attacchi in &#8220;altri settori&#8221; nel nord della Siria, comprese le città di Maaret al-Numan, Kafr Nabl, Jabal al-Zawyeh e Kfar Roumeh.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;ASL, una organizzazione settaria esclusivamente sunnita, dice di disporre di 22 battaglioni e più di 10.000, 15.000 e persino 25.000 membri sparsi in tutto il paese. Aveva da poco annunciato la defezione del colonnello Rashid Hammoud Arafat e del colonnello Ghassan Hleihel della Guardia Repubblicana.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Le informazioni sull&#8217;adesione al CN sono ampiamente contestate. Rami Abdel Rahman, capo dell&#8217;Osservatorio siriano dei diritti dell&#8217;uomo, che si trova nel Regno Unito, stima che meno di 1.000 soldati abbiano disertato dall&#8217;esercito. Ma qualunque sia il numero di persone coinvolte, è chiaro che l&#8217;ASL opera sotto il governo turco di Racep Erdogan.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;aspetto più significativo del vertice di Rabat è che, per molti versi, la misura in cui la Lega araba, guidata dalle dispotiche monarchie degli Stati del Golfo, Arabia Saudita e Qatar, sta collaborando con la Turchia.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Scrivendo sul Telegraph, Shashank Joshi, ha osservato, &#8220;<em>E&#8217; sorprendente che così tanti stagnanti stati di polizia parlino contro l&#8217;uccisione di manifestanti, anche se la loro indignazione non è né sincera, né coerente. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno, avevano sospeso la Libia premendo per una no-fly zone imposta sul suo territorio. Questo si è rivelato cruciale per le Nazioni Unite, permettendogli di dare il via libera alla guerra della NATO contro il colonnello Gheddafi e d&#8217;inviare in battaglia, fianco a fianco per la prima volta dalla prima guerra del Golfo, le forze arabe e occidentali</em>.&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Joshi continuava, &#8220;<em>All&#8217;inizio di quest&#8217;anno, era difficilmente concepibile che gli stati arabi avrebbe poi incoraggiare una guerra della NATO in Nord Africa, e ora la loro attenzione è volta al cuore stesso del Levante [regione del Medio Oriente che comprende la Siria]</em>.&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Aprendo la strada ad un nuovo intervento militare, l&#8217;obiettivo fondamentale degli Stati del Golfo e delle altre potenze arabe, è indebolire l&#8217;Iran, eliminando il suo alleato chiave regionale di Damasco.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Un diretto intervento militare dell&#8217;Occidente, come in Libia, almeno per il momento, è molto improbabile. Russia e Cina sono contrarie, hanno posto il veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad ogni azione contro Assad. Mosca e Pechino riconoscono che, come nel caso della Libia, gli Stati Uniti stanno perseguendo progetti per dominare il Medio Oriente e la sua ricchezza petrolifera, eliminando l&#8217;Iran come potenza regionale e potenziando i loro alleati &#8211; Turchia, Egitto, Israele e gli Stati del Golfo.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, ha definito la situazione in Siria: &#8220;<em>Vediamo i reportage delle televisione dire che qualche forza nuova, il cosiddetto Esercito libero siriano, credo, stia organizzando un attacco contro un edificio governativo. Questo è qualcosa che assomiglia a una guerra civile. E&#8217; necessario fermare le violenze di qualsiasi parte. Questo è importante perché le violenze in Siria non provengono solo da parte del governo.</em>&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">In queste condizioni, un intervento della Turchia sembra sempre più possibile, con Ankara che opera come una forza ascara imperialista, supportata dagli Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Turchia ha già imposto sanzioni unilaterali e cancellato progetti congiunti sulle prospezione petrolifera, e ha in programma di tagliare le forniture di energia elettrica alla Siria.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Questa settimana, Erdogan ha avvertito Assad, &#8220;<em>Quelli che sparano al loro stesso popolo passeranno alla storia come leader che si nutrono di sangue</em>&#8220;, aggiungendo: &#8220;<em>Nessuno si aspetta ora, che le esigenze del popolo siano soddisfatte.&#8221;</em><br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il ministro degli esteri, Ahmet Davutoglu, che era presente a Rabat, ha detto che &#8220;<em>non era più possibile dare fiducia al governo siriano.</em>&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">La Turchia, mentre sponsorizza anche il CBS e organizza le provocazioni dell&#8217;ASL, ha ripetutamente minacciato di tentare di stabilire una &#8220;<em>zona cuscinetto</em>&#8221; nel nord della Siria &#8211; il che significherebbe un intervento militare diretto.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">I Gruppi di opposizione già richiedono tale azione. Per Ankara, però il problema è quello di ottenere l&#8217;appoggio delle </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">grandi potenze. Il consigliere di politica estera turca, Abdullah Gul, ha detto ai media: &#8220;<em>La protezione dei civili è certamente molto importante. Ma ciò che conta è una risoluzione internazionale in materia. E&#8217; escluso che procediamo da soli</em>.&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Quanto agli Stati Uniti, cercano solo di nascondere il modo con cui collaborano con la Turchia, che ha spinto Simon Tisdall sul <em>Guardian</em>, a scrivere: &#8220;<em>In questa insistenza a favore dell&#8217;atto finale con la Siria, ha il pieno entusiastico sostegno degli Stati Uniti, per cui agisce, infatti, come agente locale contraria ad attori esterni, come la Russia filo-siriana.</em>&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, ha affermato categoricamente: &#8220;<em>Noi accogliamo con decisione la forte posizione assunta dalla Turchia, e credo che invii il chiaro messaggio al presidente Assad, che deve dimettersi</em>.&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner, ha descritto come &#8220;comprensibile&#8221; l&#8217;attacco dell&#8217;ASL contro la base dei servizi di informazione, a nord di Damasco. &#8220;Non è sorprendente se assistiamo a questo tipo di violenze&#8221;, ha detto. Anche se gli Stati Uniti sono in contatto con molti esponenti dell&#8217;opposizione in Siria, Toner ha detto di &#8220;non essere a conoscenza&#8221; dei rapporti con l&#8217;ASL.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">La Francia svolge un ruolo più attivo nella campagna per eliminare il regime di Assad. Il ministro degli esteri, Alain Juppé, ha iniziato i colloqui, ieri e oggi, con la Turchia. In risposta, a un argomento d&#8217;attualità in seno all&#8217;Assemblea Nazionale, ha avvertito che &#8220;il cappio si sta stringendo&#8221; attorno al regime di Assad. &#8220;<em>Il popolo siriano vincerà la sua battaglia e la Francia continuerà a far di tutto per questo.</em>&#8221;<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Tra i temi che vengono discussi, vi è l&#8217;unificazione delle disparate forze del Consiglio nazionale siriano &#8211; guidate da gruppi eterogenei di &#8220;agenti&#8221; della CIA, note come Dichiarazione di Damasco e Fratellanza Musulmana – e di forze anti-Assad finanziata da tempo da Parigi.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Le due figure autorevoli citate, danno un&#8217;idea del carattere del regime destinato a sostituire Assad: altrettanto repressivo, ma più allineato con Washington contro l&#8217;Iran.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Il personaggio più prominente è Rifaat al-Assad, zio di Assad e fratello minore dell&#8217;ex presidente Hafez al-Assad. Ha supervisionato personalmente il massacro di Hama nel febbraio 1982, un&#8217;azione brutale per sopprimere una rivolta dei Fratelli Musulmani, che avrebbe ucciso decine di migliaia di persone. Il motivo per il suo esilio era stato il risultato di un tentativo di salvare la sua propria successione, inizialmente attraverso un colpo di stato militare che coinvolse 55.000 soldati.<br />
</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Al secondo posto vi è Abdul Halim Khaddam, Vice Presidente della Siria nel 1984-2005. Musulmano sunnita, è stato un fedele del padre, che è stato licenziato da Assad, tra le voci di un tentativo di impadronirsi del potere. Ha riconosciuto pubblicamente l&#8217;appoggio di Washington e dell&#8217;Unione europea nei suoi sforzi per rovesciare il regime di Assad.</p>
<p></span></span></span>[<span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Traduzione di Alessandro Lattanzio <a href="http://aurorasito.wordpress.com/">http://aurorasito.wordpress.com</a>]</span></span></span></p>
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		<title>Siria: un&#8217;aggressione che si precisa</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 13:36:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno preparando ad attaccare la Siria nel quadro del piano israelo-statunitense per destabilizzare la regione. Il pretesto è come al solito “proteggere i civili” e stabilire una “democrazia” di tipo occidentale. Ma naturalmente non c’è nulla di meno vero. L’obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano e sostituirlo con un governo fantoccio al servizio degli interessi USA-Israele sionisti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/siria-unaggressione-che-si-precisa/12736/" title="Siria: un&#8217;aggressione che si precisa"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12736&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Siria: un&#8217;aggressione che si precisa" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fonte: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://countercurrents.org/hassan081211.htm">Countercurrents</a>, 13 dicembre 2011 <a href="http://www.info-palestine.net/">www.info-palestine.net</a></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno preparando ad attaccare la Siria nel quadro del piano israelo-statunitense per destabilizzare la regione. Il pretesto è come al solito &#8220;proteggere i civili&#8221; e stabilire una &#8220;democrazia&#8221; di tipo occidentale. Ma naturalmente non c&#8217;è nulla di meno vero. L&#8217;obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano e sostituirlo con un governo fantoccio al servizio degli interessi USA-Israele sionisti. </span></span></span></p>
<p> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si noti che, dato il sostegno della Siria alla resistenza libanese e palestinese contro il terrorismo israeliano e i legami della Siria con l&#8217;Iran, il governo del presidente Bashar al-Assad è considerato una &#8220;minaccia&#8221; per gli interessi di Israele e degli Stati Uniti. Pertanto, un governo soggetto alle pretese israelo-statunitensi è vitale per isolare l&#8217;Iran e per coprire l&#8217;espansione sionista israeliana. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;interferenza continua straniera negli affari interni della Siria, ci ricorda la recente ingerenza criminale in Libia, iniziata con la costituzione di una &#8220;no-fly zone&#8221;, un&#8217;invasione militare illegale della Libia. I resoconti dei media affermano che gli Stati Uniti e Israele hanno arruolato mercenari sauditi e il Libano per creare problemi in Siria e isolare il governo siriano dal suo popolo, alimentando le divisioni settarie. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La campagna di demonizzazione condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati per delegittimare il governo siriano, è simile alla campagna di demonizzazione condotta contro la Libia. Il 25 novembre 2011, la Lega Araba, un&#8217;assemblea di despoti illegittimi controllata dall&#8217;Arabia Saudita e da altri feudi petroliferi ha escluso la Siria dalla Lega araba ed ha chiesto sanzioni diplomatiche ed economiche contro di essa. Proprio come in Libia, l&#8217;esclusione della Siria dalla Lega araba fornisce agli Stati Uniti e ai loro alleati la copertura per attaccare la Siria e invadere di nuovo una nazione musulmana. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Lega araba ha una lunga storia di tradimento e non corrisponde più a nulla. Secondo Mahdi Darius Nazemroaya *&#8221;<em>Sono Arabia Saudita e il Gulf Cooperation Council (GCC), che hanno preso il potere nella Lega. Il GCC comprende i regni petroliferi del Golfo Arabico: Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Barhein, Qatar, Oman e Arabia Saudita. Nessuno di questi paesi è esemplare, per non parlare della democrazia. I loro leader, insediati dagli Stati Uniti, hanno tradito i palestinesi, hanno aiutato ad attaccare l&#8217;Iraq, hanno dato il sostegno ad Israele contro il Libano, hanno distrutto la Libia e ora stanno cospirando contro la Siria e i suoi alleati regionali</em>.&#8221; Ha aggiunto: &#8220;<em>[La Lega Araba] è stata fagocitata da Washington e serve i suoi interessi e quelli dei loro alleati, invece dei reali interessi arabi</em>&#8220;. Come il GCC, la Lega araba è uno strumento dell&#8217;imperialismo USA. Il suo intervento vergognoso contro la Siria (una ripetizione del suo intervento vergognoso contro la Libia) è un atto di guerra contro un altro paese arabo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il ruolo svolto dai despoti arabi sostenuti dagli Stati Uniti e guidati da Arabia Saudita, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi è spregevole. Ed è ironico che questi despoti fingano di essere guidati dalle preoccupazioni per i diritti umani e la democrazia in Siria. Decenni di repressione e sottrazione di beni e risorse da parte dei singoli regimi dispotici, hanno portato ad alti livelli di disuguaglianza e corruzione nei loro paesi. Nonostante la loro ricchezza, sono paesi arretrati che hanno adottato lo stile di vita decadente dell&#8217;Occidente e si sono sbarazzati dell&#8217;Islam. Hanno radunato una setta estremista (islamista) che ha distrutto la grande religione islamica. Non sono dei leader eletti, ma illegittimi che non tollerano alcuna opposizione al loro potere tirannico. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Arabia Saudita è, ovviamente, il regime più repressivo del mondo. È anche il più stretto alleato degli Stati Uniti. Questa è una monarchia assoluta che considera i diritti umani e la libertà come minacce alla corrotta classe dirigente. Le donne saudite sono escluse dal lavoro regolare e la disoccupazione giovanile è al 40%. Le leggi saudite dette &#8220;anti-terroriste&#8221; criminalizzare il dissenso e autorizzano un lungo periodo di detenzione senza processo. I dissidenti sono trattati con brutalità. Il 21 novembre 2011, le truppe saudite hanno aperto il fuoco su una manifestazione pacifica in una provincia orientale della Arabia Saudita, facendo quattro morti e diversi feriti. I leader sauditi non tollerano il dissenso nei paesi vicini. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel marzo del 2011, le forze saudite hanno preso d&#8217;assalto il Barhein e schiacciato brutalmente i dimostranti pro-democrazia. L&#8217;invasione è stata incoraggiata e sostenuta dal governo statunitense. La relazione della Commissione d&#8217;inchiesta indipendente in Barhein (CEIBS) ha cercato di giustificare il comportamento e le leggi della monarchia assoluta. Tuttavia, il rapporto ha osservato le &#8220;violazioni sistematiche dei diritti umani&#8221; durante gli attacchi del governo contro i manifestanti. Il rapporto di 500 pagine descrive le varie violazioni da parte del regime dispotico del re Hamad bin Isa al-Khalifa. Secondo il rapporto, i detenuti, compreso il personale medico il cui unico crimine era quello di aver curato i manifestanti, sono stati torturati e abusati sessualmente. Il rapporto è stato subito sepolto dai media occidentali. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Passo dopo passo, il modello Libia viene riprodotto in Siria. Il 28 novembre, le Nazioni Unite, il braccio armato dell&#8217;imperialismo statunitense, hanno accusato le forze siriane, che difendono la nazione contro le bande armate terroristiche siriane sponsorizzate dall&#8217;Occidente, di &#8220;crimini contro l&#8217;umanità&#8221;. Il rapporto del cosiddetto &#8220;Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite&#8221; è interamente basato su menzogne prodotte da espatriati siriani a Londra, Parigi e Washington. Il rapporto accusa il governo di &#8220;atrocità&#8221;, ma non parla delle migliaia di siriani, tra soldati e poliziotti, uccisi e torturati da bande armate. Lo scopo principale della relazione è quello di demonizzare il governo siriano e di giustificare l&#8217;aggressione militare occidentale. La relazione è stata subito messa in circolazione dagli organi di propaganda occidentale, come la BBC, CNN, <em>Fox News, al-Jazeera</em> e la stampa guidata dall&#8217;impero di Murdoch. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rapporto è una copia dei rapporti delle Nazioni Unite in Iraq e Libia prima dell&#8217;invasione e della distruzione ad opera dei militari USA-NATO. Lo stesso pacchetto di menzogne che sono state usate per giustificare la barbara aggressione degli Stati Uniti contro l&#8217;Iraq, è stato riciclato contro la Siria. Il rapporto è il preludio all&#8217;aggressione USA-NATO contro la Siria. Dov&#8217;era il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite durante il genocidio commesso dagli Stati Uniti in Iraq? E&#8217; chiaro che le Nazioni Unite coprono i crimini di guerra dell&#8217;Occidente. La disinformazione gioca un ruolo importante nel manipolare l&#8217;opinione pubblica e nel creare un clima di guerra. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre le Nazioni Unite si offrono di manipolare l&#8217;opinione pubblica mondiale a favore degli eserciti USA-NATO, il primo ministro britannico David Cameron e il despota del Qatar hanno promesso di sostenere i &#8220;gruppi di opposizione&#8221; siriani (leggi: fornirgli armi e denaro) per promuovere la &#8220;democrazia&#8221;. David Cameron e il despota del Qatar hanno ampiamente dimostrato il loro amore per la democrazia, distruggendo brutalmente la Libia. Oggi la Libia è come l&#8217;Iraq, saccheggiata, distrutta e abbandonata alla violenza. Decine di migliaia di libici (e africani) sono stati uccisi, migliaia languono nelle carceri dove si tortura e un terzo della popolazione è senza dimora. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidente francese Nicolas Sarkozy, ancora assetato di sangue, ha chiesto la creazione di una &#8220;zona umanitaria&#8221; di sicurezza per proteggere i civili, simile alla &#8220;zona umanitaria&#8221; in Libia dove furono uccisi migliaia di civili innocenti da parte degli eserciti USA-NATO. Il pretesto dei &#8220;diritti umani&#8221; per giustificare l&#8217;aggressione è stato utilizzato per l&#8217;ascesa della Germania di Adolf Hitler. I nazisti tedeschi giustificarono le loro invasioni e violenza armata con la necessità di &#8220;proteggere i civili&#8221;. Infatti, dai primi anni &#8217;90, vediamo l&#8217;ascesa del fascismo anglo-statunitense che invade e terrorizza nazioni indifese che ha distrutto completamente con il pretesto di &#8220;proteggere i civili&#8221;. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo il quotidiano turco Milliyet (28 novembre 2011): &#8220;<em>La Francia ha inviato istruttori militari in Turchia e in Libano per formare la cosiddetta Freedom Force [siriana], un gruppo di disertori che opera in Siria da Libano e Turchia per preparare la guerra contro la Siria</em>&#8220;. Mercenari stranieri sono stati inviati in gran numero in Siria dal Libano. Come ho detto prima, sono armati e finanziati da CIA, MI6 britannico, Mossad israeliano, Arabia Saudita, Turchia, Libano e Giordania. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Va ricordato che la rivolta armata contro il governo siriano -finanziata e armata da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Israele, Libano e Giordania- si limitava a piccole città e villaggi lungo i confini con Giordania, Libano e Turchia. (Per maggiori dettagli si veda il mio articolo Target Syria (<a href="http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_63710.shtml)">http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_63710.shtml)</a>). La grande maggioranza dei siriani sostiene il Presidente Bashar al-Assad, soprattutto nelle grandi città come Damasco, Aleppo e Latakia. Le recenti manifestazioni in queste città hanno raccolto milioni di sostenitori di al-Assad. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Turchia, nel frattempo, usa la violenza per promuovere i propri interessi imperialisti e quelli della NATO. La Turchia ha chiesto l&#8217;istituzione di una &#8220;zona cuscinetto&#8221; in Siria per addestrare e armare la cosiddetta &#8220;resistenza siriana&#8221; al governo siriano. Questa è una palese interferenza negli affari interni della Siria, la Turchia ha inoltre organizzato conferenze per costruire l&#8217;opposizione al governo siriano e ha svolto un ruolo importante nella creazione del cosiddetto Consiglio nazionale siriano (CNS), una coalizione di espatriati dell&#8217;opposizione e di estremisti armati. I loro leader hanno già promesso di tagliare i legami con l&#8217;Iran, la Siria, i palestinesi e i movimenti di resistenza libanese, se saranno al &#8220;potere&#8221; in Siria. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo Ibrahim al-Amin, direttore del notiziario al-Akhbar, in una recente intervista per il Wall Street Journal, il portavoce del CNS, &#8220;<em>Burhan Ghalioun, è stato costretto (ed è l&#8217;unica spiegazione) a dire chiaro che l&#8217;opposizione siriana ha offerto il suo sostegno a Stati Uniti, Turchia, Europa e al Golfo in cambio del loro supporto</em>&#8220;. Grandi quantità di armi sono state contrabbandate in Siria dalla Turchia per fomentare una guerra civile nel paese. La Turchia prevede di invadere la Siria, se Ankara ottiene via libero da Washington. Questo perché i &#8220;turchi bianchi&#8221; hanno cominciato improvvisamente a preoccuparsi dei diritti umani e della democrazia nel mondo arabo, e la Turchia interferisce negli affari interni della Siria, ma per proprio interesse e per servire gli interessi degli Stati Uniti e dei sionisti israeliani. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Turchia si presenta come un &#8220;mediatore&#8221; imparziale nella regione, un &#8220;ponte&#8221; tra i paesi occidentali e musulmani. Nei fatti, i turchi bianchi sono al servizio dell&#8217;imperialismo occidentale e promuovono i suoi interessi nella regione dal regno di Kamal Ataturk. La Turchia si vanta di essere un paese musulmano, ma ha sposato un &#8220;calvinismo islamico&#8221; occidentale che è in flagrante contraddizione con i principi dell&#8217;Islam. I decenni di relazioni tra la Turchia e lo Stato sionista di Israele, e la partecipazione della Turchia alla guerra USA-NATO (Turchia è un membro della NATO) contro i paesi musulmani, sono contrari all&#8217;Islam. D&#8217;altronde, molti turchi hanno condannato il ruolo della Turchia nella distruzione della Libia da parte dei militari USA-NATO e l&#8217;assassinio in massa di civili libici. Inoltre, la decisione turca di consentire a USA-NATO di dispiegare lo &#8220;scudo&#8221; antimissili nucleari sul proprio territorio, e direttamente puntato verso l&#8217;Iran e altri paesi musulmani, è terribilmente ipocrita ed è un tradimento dell&#8217;Islam. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La recente posizione della Turchia come un campione della Palestina è solo una facciata retorica destinata al consumo domestico e regionale. Se i turchi bianchi avessero davvero a cuore i diritti dell&#8217;uomo, sarebbe finita la loro cooperazione con Israele e avrebbero imposto sanzioni contro lo stato sionista. I turchi bianchi dovrebbero far piazza pulita a casa loro, proprio in materia di diritti umani. Gli arabi possono e devono respingere il nuovo ruolo della Turchia come cane da guardia dell&#8217;imperialismo e del sionismo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;ingerenza degli Stati Uniti negli affari delle nazioni sovrane, tra cui le nazioni arabe, è ben nota. Gli Stati Uniti sono il più grande nemico della democrazia, dei diritti umani e del diritto internazionale. Per quanto riguarda la democrazia, la classe dirigente degli Stati Uniti preferisce ciò che Hillary Clinton ha definito &#8220;<em>il tipo di democrazia che vogliamo</em>&#8220;. Il tipo di democrazia che si trova in Arabia Saudita, Barhein, Kuwait, Qatar, Iran al tempo del torturatore Reza Shah Pahlavi, in Egitto sotto la tirannia di Mubarak e il Cile sotto il regime fascista di Augusto Pinochet. In realtà, sarebbe difficile citare un dittatore assassino che non sia stato (portato al potere), finanziato e armato dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Gli Stati Uniti hanno avuto grandi storie d&#8217;amore con dei dittatori fascisti e sanguinari. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, le agenzie e pensatoi statunitensi come il <em>National Endowment for Democracy</em> (NED), Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (US <em>Agency for International Development,</em> USAID), L&#8217;Istituto per la Società Aperta (<em>Open Society Institute</em>-OSI) di George Soros e il National Democratic Institute (NDI-NDI), sono direttamente coinvolti nel finanziamento di gruppi di opposizione nel mondo arabo e altrove. Il <em>New York Times</em> (14 aprile 2011) ha trovato &#8220;<em>una serie di organizzazioni e di individui direttamente coinvolti nelle rivolte e nei movimenti di riforma che agitano [il Medio Oriente], come il Movimento giovanile del 6 aprile in Egitto, il Centro dei Diritti Umani del Barhein e gli attivisti di base come Entsar Qadhi, un giovane leader yemenita; ricevono formazione e sostegno finanziario da gruppi come l&#8217;International Republican Institute, il National Democratic Institute e la Casa del libertà, una organizzazione non governativa per i diritti umani di Washington</em>.&#8221; </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Siria, la NED è direttamente coinvolta nel finanziamento dell&#8217;esercito siriano insurrezionale attraverso i suoi partner del Centro per lo Studio dei Diritti Umani, una organizzazione anti-siriana. Nel caso dell&#8217;Egitto, gli Stati Uniti hanno sostenuto il regime di Mubarak fino alla fine. Quando finalmente è stato rovesciato, gli Stati Uniti hanno cambiato bandiera e hanno lavorato per incoraggiare le divisioni e il settarismo. Allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno continuato a lavorare con l&#8217;esercito egiziano, il loro cliente fedele, per gestire la &#8220;rivoluzione&#8221; per servire i loro interessi e quelli dei sionisti israeliani. Tuttavia, quando gli Stati Uniti non possono provocare un cambiamento di regime attraverso le cosiddette &#8220;rivoluzioni colorate&#8221; e le sanzioni economiche, intervengono militarmente (e illegalmente). Lo hanno fatto in Iraq, Jugoslavia, Libia e la Siria è ora minacciata. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine, la Siria non è un paese perfetto. E come in tutti i paesi, l&#8217;opposizione interna in Siria ha diversi aspetti. Ma i siriani sono contro la violenza e l&#8217;ingerenza straniera negli affari del loro paese. I siriani vogliono riforme reali -politiche ed economiche- che siano nel loro interesse. Il popolo siriano ha sofferto molto negli ultimi dieci anni. A causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e della presenza in Siria di oltre 2 milioni di rifugiati iracheni, l&#8217;economia siriana è rimasta ferma e le condizioni di vita sono peggiorate. Il popolo siriano non vuole un cambiamento di regime sponsorizzato dagli Stati Uniti. Nel marzo 2009 un sondaggio mostrava che oltre due terzi del popolo siriano ha un parere negativo degli Stati Uniti. La decisione di cambiare il governo e il sistema politico siriano, devono rimanere nelle mani del popolo siriano. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Potenti forze si riuniscono contro i siriani, che sono ora minacciati da un attacco brutale per distruggere e saccheggiare il loro paese. Non dobbiamo stare in disparte e rendersi complici di crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità. Dobbiamo continuare la lotta per il rispetto del diritto internazionale e contro le aggressioni. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">*Ghali Hassan è un commentatore politico indipendente che vive in Australia. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nota: *<a href="http://www.globalresearch.ca/">http://www.globalresearch.ca/</a>  </span></span></span></p>
<p align="justify"><a href="http://www.info-palestine.net/impression.php3?id_article=11539"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.info-palestine.net/impression.php3?id_article=11539</span></span></span></span></a></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></span></p>
<pre><a href="http://aurorasito.wordpress.com/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">http://aurorasito.wordpress.com</span></span></span></span></a></pre>
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		<title>L&#8217;ambasciatore Ivo H. Daalder precisa le condizioni d&#8217;intervento della NATO in Siria</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 11:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; http://www.voltairenet.org/L-ambassadeur-Ivo-H-Daalder &#160; L&#8217;Ambasciatore degli USA alla NATO, Ivo H. Daalder, ha tratto la lezione dal precedente libico davanti al Consiglio Atlantico, il 7 novembre 2011. Nella discussione che ne è seguita, la prima domanda è stata su un possibile intervento in Siria. L&#8217;ambasciatore ha allora posto tre condizioni per raggiungere questo obiettivo: - una [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.voltairenet.org/L-ambassadeur-Ivo-H-Daalder">http://www.voltairenet.org/L-ambassadeur-Ivo-H-Daalder</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Ambasciatore degli USA alla NATO, Ivo H. Daalder, ha tratto la lezione dal precedente libico davanti al Consiglio Atlantico, il 7 novembre 2011. Nella discussione che ne è seguita, la prima domanda è stata su un possibile intervento in Siria. L&#8217;ambasciatore ha allora posto tre condizioni per raggiungere questo obiettivo:</p>
<p>- una urgente necessità (in Libia, l&#8217;opinione pubblica internazionale era convinta che Gheddafi stava per radere Bengasi);</p>
<p>- un sostegno regionale (il <em>Gulf Cooperation Council</em> è stata la prima organizzazione intergovernativa a sostenere l&#8217;intervento militare. Aveva subito ottenuto il sostegno della Lega Araba.);</p>
<p>- un mandato internazionale (per ora gli Stati del BRICS, tra cui Russia e Cina in possesso del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, vi si oppongono).</p>
<p>Al contrario, da questa risposta si può dedurre strategia degli Stati Uniti:</p>
<p>- accusare Bashar Assad di voler radere al suolo Homs;</p>
<p>- ottenere il sostegno del CGG e della Lega araba;</p>
<p>- esercitare pressioni sulla Russia e la Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a></p>
<p><a href="http://aurorasito.wordpress.com/">http://aurorasito.wordpress.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Forze alleate erano presenti in Libia da metà febbraio</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 11:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/forze-alleate-erano-presenti-in-libia-da-meta-febbraio/12143/" title="Forze alleate erano presenti in Libia da metà febbraio"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12143&amp;w=80" width="80" height="50" alt="Forze alleate erano presenti in Libia da metà febbraio" ></div></a>Réseau Voltaire &#160; &#160; Secondo Nathalie Guibert su Le Monde, gli stati maggiori francese e britannico hanno negoziato la divisione delle acque libiche tra i loro sottomarini, un mese prima dell&#8217;intervento della NATO, ovvero all&#8217;inizio dei moti a Bengasi. Il quotidiano afferma, inoltre, che quattro sottomarini d&#8217;attacco nucleare (SNA) furono dispiegati al largo delle coste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/forze-alleate-erano-presenti-in-libia-da-meta-febbraio/12143/" title="Forze alleate erano presenti in Libia da metà febbraio"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12143&amp;w=80" width="80" height="50" alt="Forze alleate erano presenti in Libia da metà febbraio" ></div></a><p><a href="http://www.voltairenet.org/Des-forces-alliees-etaient">Réseau Voltaire</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Nathalie Guibert su Le Monde, gli stati maggiori francese e britannico hanno negoziato la divisione delle acque libiche tra i loro sottomarini, un mese prima dell&#8217;intervento della NATO, ovvero all&#8217;inizio dei moti a Bengasi.</p>
<p>Il quotidiano afferma, inoltre, che quattro sottomarini d&#8217;attacco nucleare (SNA) furono dispiegati al largo delle coste della Libia durante l&#8217;Operazione &#8220;<em>Unified Protector</em>&#8220;. Uno di loro avrebbe operato missioni di intelligence dalla fine di febbraio.</p>
<p>Queste informazioni corroborano in parte ciò che <em>Réseau Voltaire</em> ha potuto constatare sul teatro delle operazioni: le forze regolari francesi e britanniche, ma anche forze italiane e irregolari saudite erano state dispiegati dal 17 febbraio 2011. Non reagivano al massacro del 15 febbraio [1] (durante la manifestazione di nasseriani e marxisti per una costituzione), ma hanno accompagnato la manifestazione del 17 febbraio (quella dei Senussi contro le vignette su Maometto) [2].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Le rôle discret des sous-marins français dans les opérations en Libye</em>»,  Nathalie Guibert, Le Monde, 8 novembre 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p><a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a></p>
<p><a href="http://aurorasito.wordpress.com/">http://aurorasito.wordpress.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 13:05:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Sahel” in arabo significa “costa” o “litorale“. Sebbene fosse presente 5000 anni fa quando, secondo gli antropologi, le prime colture del nostro pianeta iniziarono allora a lussureggiare in questa regione, oggi semi-arida, dove le temperature raggiungono i 50 gradi, e solo i cammelli e un assortimento di creature possono fiutare sorgenti d’acqua; sembra uno strano nome, per questo luogo geografico largo 450 miglia di sabbia cotta, che si distende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-fronte-di-liberazione-della-libia-si-organizza-nel-sahel/12062/" title="Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12062&amp;w=80" width="80" height="55" alt="Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel" ></div></a><p><span><span style="font-size: x-small">Fonte: <a href="http://www.informationclearinghouse.info/article29617.htm">Information Clearing House</a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span><span style="font-size: medium">Sahel” in arabo significa “costa” o “litorale“. Sebbene fosse presente 5000 anni fa quando, secondo gli antropologi, le prime colture del nostro pianeta iniziarono allora a lussureggiare in questa regione, oggi semi-arida, dove le temperature raggiungono i 50 gradi, e solo i cammelli e un assortimento di creature possono fiutare sorgenti d’acqua; sembra uno strano nome, per questo luogo geografico largo 450 miglia di sabbia cotta, che si distende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Eppure, stando in piedi lungo il bordo, il Sahel ha l’aspetto di una sorta di linea costiera che demarca le sabbie infinite del Sahara dall’erba della savana, a sud. Parti di Mali, Algeria, Niger, Ciad e Sudan, lungo tutto il confine con la Libia, rientrano in questa supposta terra di nessuno. Oggi il Sahel sta fornendo protezione, raccolta e depositi di armi, campi di addestramento, nascondigli, così come una formidabile base generale per coloro che lavorano per organizzare il crescente Fronte di Liberazione Libico (LLF). Lo scopo del LLF è liberare la Libia da quelli che sono considerati dei burattini coloniali insediati dalla NATO.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La regione del Sahel è solo una delle diverse posizioni che stanno diventando attive, mentre la controrivoluzione libica, guidata dalle tribù Wafalla e Gadahfi, si prepara per la prossima fase della resistenza.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Quando sono entrato in una sala conferenze in Niger, recentemente, per incontrarmi con alcuni sfollati  dalla Libia, fui avvertito che stavano preparandosi a lanciare una “lotta popolare, impiegando la tattica maoista dei 1000 tagli“, contro il gruppo attuale che sostiene di rappresentare la Libia, due fatti mi hanno colpito.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Uno era quanti fossero i presenti, che non sembravano trasandati, troppo zelanti o disperati, ma che erano normalmente riposati, calmi, organizzati e metodici nel loro comportamento. Il mio collega, un membro della tribù di Sirte dei Gheddafi, ha spiegato: “Più di 800 organizzatori sono arrivati dalla Libia solo in Niger, e molti altri ancora giungono ogni giorno“. Un ufficiale in uniforme ha aggiunto: “Non è come i vostri media occidentali presentano la situazione, di disperati fedelissimi di Gheddafi che freneticamente distribuiscono fasci di banconote e lingotti d’oro per comprare la propria sicurezza dalle squadre della morte della NATO, che ora brulicano nelle aree settentrionali della nostra patria. I nostri fratelli controllano le strade sconfinate di questa regione da migliaia di anni, e sanno di non essere rilevati neanche dai satelliti e dai droni della NATO.“</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’altro argomento a cui ho pensato, mentre mi sono seduto per un primo incontro, era la differenza che tre decenni possono fare. Mentre me ne stavo lì, ho ricordato la mia visita con l’ex leader della gioventù di Fatah, Salah Tamari, che aveva fatto un buon lavoro nel campo di prigionia israeliano ad Ansar, nel sud del Libano, durante l’aggressione del 1982, come negoziatore eletto dai suoi compagni. Tamari insisteva per fare entrare alcuni di loro nella nuova base dell’OLP, a Tabessa, in Algeria. Questo fu poco dopo che la leadership dell’OLP, erroneamente a mio giudizio, accettasse di evacuare il Libano nell’agosto del 1982, piuttosto che ingaggiare una difesa alla Stalingrado (certamente meno attesa di una inesistente Armata Rossa) e la leadership dell’OLP apparentemente accreditò le promesse dell’amministrazione Reagan di “uno Stato palestinese, garantito dagli americani entro un anno. Potete prenderlo alla banca“, secondo le parole dell’inviato statunitense Philip Habib. Apparentemente fiducioso verso Ronald Reagan per una qualche ragione, il leader dell’OLP Arafat mantenne la promessa scritta da Habib nel taschino della camicia, per mostrarlo ai dubbiosi, tra cui il suo vice, Khalil al-Wazir (Abu Jihad), e le donne, tra gli altri, dello Campo di Shatila, che avevano qualche perplessità verso i loro protettori, che li lasciavano partendo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">A Tabessa, da qualche parte nel deserto algerino, i già orgogliosi difensori dell’OLP erano essenzialmente inattivi e ingabbiati nel campo e, a parte alcune sessioni di allenamento fisico, si ritrovarono a trascorrere le loro giornate a bere caffè e a fumare, e a preoccuparsi per i loro cari in Libano, quando la notizia del massacro di Sabra e Chatila, organizzato da Israele nel settembre 1982, cadde sul campo di Tabessa come una enorme bomba, e molti combattenti respinsero gli ordini di Tamari e partirono per Shatila. Questo non è il caso degli sfollati libici in Niger. Hanno telefoni satellitari di ultimo modello, computer portatili e attrezzature migliori della maggior parte delle ricche agenzie di stampa che si presentavano negli alberghi dei media di Tripoli, negli ultimi nove mesi. Domanda di questo osservatore, “come avete fatto tutti ad arrivare e dove ti sei procurato tutte queste nuove attrezzature elettroniche, così in fretta?” mi è stato risposto con un sorriso muto e una strizzatina d’occhio da una ragazza con l’hijab, che avevo visto l’ultima volta ad agosto, mentre distribuiva comunicati stampa a Tripoli, all’Hotel Rixos, del portavoce libico, dottor Ibrahim Musa, a fine agosto scorso.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In quel giorno particolare, Musa stava dicendo ai media mentre era accanto al viceministro degli esteri Khalid Kaim, un amico di molti statunitensi e attivisti dei diritti umani, che Tripoli non sarebbe caduta in mano ai ribelli della NATO e che “abbiamo 6500 soldati ben addestrati, che sono in attesa di loro“. Come si è scoperto, il comandante dei 6500 era dalla parte della NATO ed istruì i suoi uomini a non opporsi alle forze ribelli che entravano. Tripoli cadde il giorno dopo, e il giorno dopo Khalid venne arrestato ed è ancora all’interno di una delle decine di carceri dei ribelli, mentre ci si appella ai suoi rapitori che non rispondono alle visite dei familiari, e mentre una team di legali internazionali, organizzato dagli statunitensi, sta negoziando una visita.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La LLF ha progetti militari e politici in corso. Una di questi è competere per ogni voto alle elezioni promesse per la prossima estate. Un membro dello staff che ho incontrato, ha il compito di studiare le elezioni in Tunisia, Egitto e altrove nella regione, per possibili applicazioni in Libia. Un altro comitato del LLF sta mettendo insieme una campagna di messaggi nazionalisti, più altre azioni specifiche per la campagna elettorale dei propri candidati, e per creare liste di raccomandazioni per i singoli candidati. Nulla è ancora deciso con certezza, ma un professore libico mi ha detto “di sicuro i diritti delle donne saranno un importante pilastro. Le donne sono inorridite dal presidente del CNT Jalil, che ha detto, cercando il sostegno di al-Qaida, che minaccia di controllare la Libia, che la poligamia è il futuro della Libia e che le donne resteranno a casa, se divorziate. La Libia è stata molto progressista nei diritti delle donne, come nei diritti dei palestinesi.” Aisha Gheddafi, l’unica figlia di Muammar, che ora vive nella vicina Algeria con i membri della famiglia, tra cui il suo bambino di due mesi, fu una forza importante nella promulgazione del 2010, al Congresso del Popolo, di maggiori diritti per le donne. Le è stato chiesto di scrivere un opuscolo sulla necessità di conservare i diritti delle donne, che sarà distribuito se le elezioni del 2012 effettivamente si concretizzeranno.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Mentre il loro paese è in sostanziale rovina, per i bombardamenti della NATO, il LLF pro-Gheddafi ha alcuni importanti vantaggi dalla sua parte. Uno sono le tribù che, durante la scorsa estate, hanno iniziato a opporsi alla NATO, mentre Tripoli cadeva prima che avviassero i loro sforzi che includevano una nuova Costituzione. Il LLF crede che le tribù possano essere fondamentali per ottenere il voto. Forse, una freccia anche più potente, nella faretra del LLF, mentre lancia la sua controrivoluzione, sono i 35 anni di esperienza politica dalle centinaia di Comitati del Popolo libici, da tempo stabilitisi in ogni villaggio in Libia, insieme ai Segretariati delle Conferenze del Popolo. Mentre attualmente sono inattive (messe al bando dalla NATO, a dire il vero) si stanno rapidamente raggruppando.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">A volte, soggetti al ridicolo da parte di alcuni sedicenti “esperti” della Libia, i Congressi del Popolo, basati sulla serie di libri verdi scritta da Gheddafi, sono in realtà molto democratici e uno studio del loro lavoro rende chiaro che essi hanno sempre più funzionato non come semplici timbratori delle idee che uscivano dalle mura della caserma Bab al-Azizyah. Un segretario generale di uno dei Congressi, ora lavora in Niger, ha ripetuto ciò che a una delegazione occidentale è stato detto, alla fine di giugno, nel corso di una conferenza di tre ore presso la sede di Tripoli della Segreteria nazionale dei Comitati Popolari. Ai partecipanti furono mostrati le presenze e le votazioni, nonché ogni articolo votato, nel decennio passato, ed i verbali dei dibattiti del Congresso del popolo più recenti. Illustravano le somiglianze tra un Congresso del Popolo e il New England Town Meeting, in termini di popolazione locale che prende decisioni che riguardano la comunità, e un ordine del giorno aperto, in cui i ricorsi e le nuove proposte potessero essere fatte e discusse.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Questo osservatore, ha particolarmente apprezzato nei suoi 4 anni di rappresentante del Ward 2A di Brooklin, al Massachusetts Town Meeting, mentre al college di Boston, a volte sedeva accanto ai suoi vicini Kitty e Michael Dukakis. Sebbene entrambi abbiamo vinto un seggio alle elezioni, ho ricevuto 42 voti in più di Mike, ma lui è risorto politicamente, mentre si può dire che io sono affondato, seguendo i miei incontri con la Students for a Democratic Society (SDS), l’ACLU e le Pantere Nere, tutti in un semestre, quale studente dell’Università di Boston, a seguito di uno stimolante incontro con i professori Noam Chomsky e Howard Zinn, nell’ufficio di Chomsky al MIT.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I dibattiti del Town Meeting erano interessanti e produttivi e “Mustafa“, il Segretario Nazionale dei Congressi del popolo libico, che ha studiato alla George Washington University di WDC, e ha scritto una tesi di laurea sul New England Town Meeting, sosteneva che il suo paese ha modellato i suoi Congressi  popolari su di essi. Purtroppo, “Mustafa” è anche lui, oggi, in carcerato dal CNT, secondo amici comuni.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Quali saranno i candidati del LLF alle elezioni, in realtà non è noto, ma alcuni suggeriscono che il Dr. Abu Zeid Dorda, che ora si sta riprendendo dal suo “tentativo di suicidio” (l’ex ambasciatore libico alle Nazioni Unite è stato gettato da una finestra al secondo piano, durante gli interrogatori del mese scorso, dagli agenti della NATO, ma lui è sopravvissuto di fronte a dei testimoni, così è ora ricoverato in reparto medico del carcere). Contrariamente alle storie dei media, Saif al-Islam non è sul punto di consegnarsi alla Corte penale internazionale e, come Musa Ibrahim, sta bene. Entrambi sono stati sollecitati a tenere un profilo basso, per ora, a riposare e a cercare di curare  i familiari e i molti amici stretti delle vittime della NATO. Molti analisti giuridici e politici, pensano che la ICC non procederà in relazione alla Libia, per motivo delle contorte regole e struttura dell’ICC, e per l’incertezza nell’assicurare l’arresto dei sospetti ‘giusti’.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Qualunque cosa accada su questo argomento, se il caso va avanti, i ricercatori si prepareranno a riempire il tribunale dell’ICC con la documentazione sui 9 mesi di crimini della NATO, per le sue 23.000 sortite e i suoi 10.000 bombardamenti sui 5.000.000 di abitanti del paese. Alcuni osservatori della Corte penale internazionale sono incoraggiati dall’impegno di questa settimana del Procuratore del CPI, come riportato dalla BBC: “a indagare e perseguire eventuali reati commessi sia dai ribelli che dalle forze pro-Gheddafi, comprese quelli eventualmente commessi dalla NATO.”</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Come vittima dei crimini della NATO, che il 20 giugno 2011 ha perso quattro dei suoi familiari, tra cui tre bambini piccoli, mentre cinque bombe MK-83 della NATO venivano sganciate bombe e due missili statunitensi sparati, sul compound di famiglia, in un fallito attentato contro il padre, un ex assistente del colonnello Gheddafi ha scritto a questo osservatore, ieri, dal suo rifugio segreto, “Questa è una buona notizia, se è vera“.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Mentre la NATO sposta la sua attenzione e i suoi droni sul Sahel, è possibile che i suoi nove mesi di carneficina contro questo paese e questo popolo, alla fine, non raggiungeranno i loro obiettivi.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium">(Traduzione di Alessandro Lattanzio – <a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">SitoAurora</a></span></span>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Responsabilità di proteggere” la “liberazione” di Sirte: le atrocità commesse dalla NATO</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 14:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Anglosassone]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia di Sirte]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo i calcoli della NATO la forza aerea alleata ha assestato 415 attacchi sulla città di Sirte tra sabato 28 Agosto e martedì 20 Ottobre. Abbiamo comparato questi attacchi con i bombardamenti di Guernica e altre comparazioni sono state fatte con le ampiamente condannate operazioni di pulizia di Grozny. Inoltre, i ribelli, descritti nei circoli della Nato come una “proxy army” , erano autorizzati dalla NATO ad attaccare la città con carri armati, mortai e artiglieria. Ecco alcuni video dimostrativi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/%e2%80%9cresponsabilita-di-proteggere%e2%80%9d-la-%e2%80%9cliberazione%e2%80%9d-di-sirte-le-atrocita-commessa-dalla-nato/12035/" title="“Responsabilità di proteggere” la “liberazione” di Sirte: le atrocità commesse dalla NATO"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12035&amp;w=80" width="80" height="52" alt="“Responsabilità di proteggere” la “liberazione” di Sirte: le atrocità commesse dalla NATO" ></div></a><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=HUM20111028&amp;articleId=27353" target="_blank">Global Research</a>&#8221;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo i calcoli della NATO la forza aerea alleata ha assestato 415 attacchi sulla città di Sirte tra sabato 28 Agosto e martedì 20 Ottobre. Abbiamo comparato questi attacchi con i bombardamenti di Guernica e altre comparazioni sono state fatte con le ampiamente condannate operazioni di pulizia di Grozny.</span></span></span></em></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, i ribelli, descritti nei circoli della Nato come una “proxy army” , erano autorizzati dalla NATO ad attaccare la città con carri armati, mortai e artiglieria. Ecco alcuni video dimostrativi provenienti dall’ “Ufficio informazioni del Battaglione Misrata Mujahid”:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WglBKSRtieU?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/WglBKSRtieU?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco altri video, girati a settembre, che mostrano cannoni pesanti e missili nella città. È chiarissimo che la NATO, che stava perlustrando i cieli e bombardando la città, a quanto si dice per proteggere i civili, non stava facendo alcuno sforzo per proteggere gli abitanti di Sirte da questo uso indiscriminato di armi pesanti.</span></span></span></p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/p1r1IWgx30M?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/p1r1IWgx30M?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La NATO si è rifiutata di spiegare le ragioni della mancata protezione di civili a Sirte e il perché si sia resa complice di questi crimini di guerra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il video qui sotto mostra che quando la fanteria è entrata nel centro di Sirte le infrastrutture della città, inclusi i suoi edifici, il sistema idrico e sanitario, erano state completamente distrutte:</span></span></span></p>
<p><object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-evkEOw-0Uk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/-evkEOw-0Uk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco un altro video della città che mostra l’estensione dei danni; in questo video è chiaro che ogni edificio è stato oggetto di un attacco sistematico per assicurarsi che la città fosse inabitabile:</span></span></span></p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4p9Ka51mNGQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/4p9Ka51mNGQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Atrocità a Sirte</span></span></span></strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">In questo dovrebbe vedersi il colpo mortale all’assunto che la forza aerea NATO, combinata con forze indisciplinate e in alcuni casi genocide, fornite di armi Nato sul campo possa effettivamente “proteggere” la popolazione civile. È chiaro che 53 persone sono state sommariamente giustiziate dai ribelli nel giardino dell’hotel Mahari a Sirte.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">È paradossale che i corpi siano stati trovati da Peter Bouckaert, direttore del dipartimento emergenze allo Human Right Watch. Alcuni corpi hanno le mani legate dietro la schiena quando sono stati colpiti. Inoltre, alcuni di essi hanno fasce su ferite gravi, ciò suggerisce che sono stati curati per altre ferite prima di essere giustiziati, un cocente ricordo della precedente violenza assassina dei ribelli all’ospedale Abu Saleem di Tripoli.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Gli abitanti di Sirte hanno identificato quattro dei morti come abitanti di Sirte: Ezzidin al-Hinsheri (un funzionario del governo), Muftah Dabroun (un funzionario militare), Amar Mahmoud Saleh e Muftah al-Deley (entrambi civili).</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-12036" title="I corpi delle vittime a Sirte" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/image0015-e1319742726730.png" style="margin: 5px; float: left;" alt="" width="314" height="196" />Alcune delle vittime sono state all’ospedale Ibn Sina di Sirte, dopo essere state curate &#8211; lo stesso ospedale che curava bambini con orribili ferite, di cui abbiamo parlato in un’altra inchiesta.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Sulle pareti dell’albergo c’erano i nomi delle brigate di Misrata: la “brigata tigre”, la “brigata supporto”, la “brigata giaguaro”, la “brigata leone”, la “brigata cittadella”. Le brigate di Misrata si sono già rese responsabili della pulizia etnica di Misrata e del genocidio di Tawergha.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Nel frattempo i funzionari della Croce Rossa hanno riferito di aver trovato 267 morti a Sirte, la maggior parte dei quali si pensa esser stati uccisi giovedì, giorno della liberazione.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Come spiega HRW, la violenza e gli omicidi, inflitti durante un conflitto a combattenti che hanno deposto le armi o si trovano in stato di detenzione costituiscono un crimine di guerra secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. La Corte ha giurisdizione in Libia per tutti i crimini compresi nel suo mandato commessi a partire da febbraio 2011. Secondo il trattato, le responsabilità penali si estendono sia a quelli che fisicamente commettono il crimine sia agli ufficiali più alti in grado, inclusi quelli che danno gli ordini e quelli in una posizione di comando che avrebbero dovuto aver conoscenza degli abusi ma che non hanno saputo prevenirli o denunciarli o perseguire i loro responsabili.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come dice Peter Bouckaert:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ultimo massacro sembra essere parte di una tendenza all’omicidio, al saccheggio e ad altri abusi commessi da combattenti anti-Gheddafi che considerano loro stessi al di sopra della legge.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il procuratore della Corte Penale Internazionale non ha intrapreso azioni contro le forze pro-NATO, infatti è stato coinvolto nella diffusione di propaganda e nell’incitazione all’odio razziale durante il conflitto. Per di più, i leader del Consiglio di Transizione (NTC) sono fortemente implicati negli attacchi alla popolazione civile di Sirte. Mustafa Abdel Jalil ha visitato le brigate assediando la città l’11 Ottobre e dichiarò:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Voi avete il sostegno di tutti i membri del Consiglio di Transizione”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre a questo, Mahmoud Jibril ha dato il via libera alla pulizia etnica permanente dei Tawergha da parte delle brigate di Misrata durante un incontro al Misrata Town Hall</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quello che ora resta di Sirte è stato compleatamente saccheggiato, con camion che caricano auto e beni personali da riportare a Misrata.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Nel frattempo, secondo l’inchiesta di Wyre Davies della BBC da Sirte, la città sarà l’ultima ad essere ricostruita o potrebbe non essere ricostruita affatto </span><span style="color: #000000;"><em>“sarà lasciata invece nel suo stato fatiscente, in segno di commemorazione delle vittime del Colonnello Gheddafi.”</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La responsabilità di protezione</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">È chiaro che la dottrina della “responsabilità per la protezione” (R2P) è stata manipolata dalla NATO e dai suoi sostenitori come giustificazione per le sue campagne militari e ha perso il suo contenuto umanitario, divenendo poco più che un’arma nella guerra di propaganda per estorcere consensi sulle azioni militari ai cittadini poco informati.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Una autentica responsabilità per la protezione (GR2P) deve proteggere le persone dalle devastazioni della guerra, durante la quale si verificano le violazioni dei fondamentali diritti umani, e deve considerare la R2P come la reincarnazione del peso dell’uomo bianco e come giustificazione dell’imperialismo e avventurismo militare della NATO.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">(Traduzione di Lomé Galliano)</span></span></span></p>
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		<title>Stefano Vernole: reportage da Damasco</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[base monetaria]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Araba]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Vernole, redattore di “Eurasia”, ha avuto recentemente occasione di visitare la Siria assieme ad una rappresentanza della comunità siriana in Italia. Si è trattenuto alcuni giorni a Damasco, dove ha potuto incontrare personalità del Governo ma anche parlare liberamente coi comuni cittadini. Quello che segue è il suo resoconto di quest'esperienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/stefano-vernole-reportage-da-damasco/11987/" title="Stefano Vernole: reportage da Damasco"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11987&amp;w=80" width="80" height="60" alt="Stefano Vernole: reportage da Damasco" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Stefano Vernole ha avuto recentemente occasione di visitare la Siria assieme ad una rappresentanza della comunità siriana in Italia. Si è trattenuto alcuni giorni a Damasco, dove ha potuto incontrare personalità del Governo ma anche parlare liberamente coi comuni cittadini. Quello che segue è il suo resoconto di quest&#8217;esperienza.</em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Chi avesse occasione di recarsi in Siria dovrebbe, come prima atto, liberare il proprio cervello dalla propaganda massmediatica trasmessa da <em>Al Jazeera</em> e affini.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Seguendo il classico stile hollywoodiano, la tv simbolo della “democrazia” mediorientale ma pagata da un autocrate, l&#8217;Emiro del Qatar, ci ha raccontato per mesi di imponenti manifestazioni anti-regime represse nel sangue dal Presidente Bashar al-Assad, descritto da tv e giornali allineati come uno spietato dittatore.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Mi dispiace perciò deludere i vari appassionati della stampa “alternativa” stile “Internazionale” o quanti hanno ceduto al fascino delle parole d’ordine lanciate dalla Casa Bianca su “primavere arabe” e “nuova caduta del Muro di Berlino”, ma per quanto ho potuto vedere durante il mio soggiorno a Damasco la Siria e la sua Guida godono di ottima salute.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-large wp-image-11991" style="margin: 5px; float: left;" title="Il piazzale antistante la Banca Centrale Siriana" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/IMGP0746-1024x768.jpg" alt="" width="301" height="226" />Innanzitutto non c&#8217;è più traccia delle vere o presunte manifestazioni di massa anti-governative nella capitale siriana, dove regna la pace sociale e la vita scorre con la massima tranquillità, dal centro alla periferia.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Blandi i controlli in aeroporto, possibilità di girare senza limiti e di scattare foto a volontà.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Raramente nel visitare città in giro per il mondo ho conosciuto persone così serene, luoghi dove non compare la minima traccia di criminalità e, peraltro, senza alcuno spiegamento di forze dell’ordine.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">I primi che si sarebbero dovuti accorgere della situazione reale sono proprio i delegati della Lega Araba, che chiedono il “ritiro dei blindati dalle strade” quando loro, per primi, sono usciti dal Palazzo Presidenziale dopo i colloqui ridendo e senza alcun tipo di scorta…</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-large wp-image-11994" style="margin: 5px; float: right;" title="Incontro con il Gran Muftì" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/IMGP0813-1024x768.jpg" alt="" width="294" height="222" />Lo Stato, infatti, mantiene i propri militari nelle caserme, e nelle strade di Damasco si notano giusto i Vigili Urbani intenti a dirigere il traffico.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Dopo l’inizio alcuni mesi fa di modeste dimostrazioni antigovernative, infatti, è stato proprio il popolo siriano quello che è sceso in piazza a fianco del suo Presidente, come testimoniano le manifestazioni imponenti, le foto e i manifesti appesi in tutti i negozi e in tutte le vie principali della capitale, oppure lo striscione che campeggia su uno dei principali cavalcavia cittadini e che recita “Thank You Russia” (con riferimento al veto di Mosca sulle sanzioni ONU).</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Se forse qualche esponente dell&#8217;<em>establishment</em>, immaginandosi uno scenario libico, ha inizialmente esitato a schierarsi, sono stati proprio i partiti minori, quello comunista e quello socialista-nazionale ad organizzare la mobilitazione pro-governativa, consapevoli che l’alternativa ad Assad può essere solo l’occupazione del paese da parte della NATO.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-large wp-image-11995" style="margin: 5px; float: left;" title="Stefano Vernole intervistato dalla televisione siriana" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/IMGP0819-e1320414002636-1024x648.jpg" alt="" width="294" height="186" />Perché la maggior parte del popolo siriano rimanga compatta intorno al suo Presidente è presto detto: la Siria è un coacervo di etnie e culture tutte rispettate e ben rappresentate dalle moschee, dalle chiese cattoliche e da quelle cristiano-ortodosse, che convivono pacificamente l’una di fianco all’altra.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Un messaggio opposto a quello dello “scontro di civiltà” voluto dal Pentagono, che con la logica del “divide et impera” cerca di mantenere il controllo sul vicino Iraq.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Le parole che abbiamo ascoltato nella Grande Moschea degli Omayyadi dal Gran Muftì della Siria, Ahmed Badr Al-Din Hassun, non lasciano dubbi a proposito: “Una qualsiasi vita umana è più importante dei simboli religiosi. Una moschea si può ricostruire, una vita non si può restituire”.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Questo messaggio non è però assolutamente stato recepito da quanti lavorano alla destabilizzazione della nazione siriana e cioè quei gruppi salafiti che da tempo scatenano una durissima guerriglia nelle zone di frontiera con il Libano, la Giordania, l’Iraq e la Turchia.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Dopo la presunta uccisione di Bin Laden, infatti, gli Stati Uniti non si preoccupano nemmeno più di mascherare la loro alleanza con Al Qaeda, l&#8217;erede di quel mercenariato islamista al servizio di Washington fin dal 1979 in Afghanistan.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo perciò potuto visitare nell’ospedale militare di Damasco i frutti delle “manifestazioni pacifiche” di cui ci parlano i mass media nostrani ad Hama e altrove: tantissimi i soldati siriani feriti nelle zone di confine, che hanno perso occhi e braccia ma non la volontà di continuare a servire la propria patria.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Esattamente come in Libia, finanziati e protetti dalle centrali occulte saudite, israeliane e statunitensi, questi gruppi islamisti agiscono senza la minima pietà contro tutti coloro che non accettano di passare dalla loro parte, e hanno come unico scopo quello di riportare il paese all’età della pietra.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-large wp-image-11997" style="margin: 5px; float: left;" title="Incontro col Vice-ministro degli Affari Esteri siriano" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/IMGP0803-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" />Le testimonianze di un conflitto che con l’appello ad una “maggiore democrazia” non c’entra davvero nulla sono state unanimi: in Siria si parla di un complotto ordito dall’esterno per consolidare la strategia geopolitica atlantista, quella del caos in Medioriente, unico antidoto all’inevitabile crescita dell’influenza di Russia e Cina nella regione.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">La crisi irreversibile del capitalismo finanziario occidentale, come ci ha riferito il Vice Ministro agli Esteri del Governo di Damasco Abdel-Fattah Ammoura, non può che accelerare questo tentativo disperato di rinviare la fine dell’egemonia della City e di Wall Street.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">D’altronde la sfilza di riforme concessa da Assad è impressionante ma, come ribadito dalla sig.ra Clinton, se la Siria vuole vedere la fine delle rivolte deve “riconoscere Israele, togliere il sostegno ad Hamas ed Hezbollah e magari mettere 3 o 4 ministri dei Fratelli Musulmani nel proprio esecutivo” (richiesta quest’ultima particolarmente gradita ad Ankara).</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Sono stati così mesi e mesi di guerra occulta, costata molto cara all’esercito siriano (si parla di 1.600 morti), che è riuscito però alla fine ad averne la meglio, con l’unica eccezione ancora della città di Homs e di qualche piccola cittadina, dove gli estremisti salafiti si mescolano ai civili.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">La tenuta economica e sociale del paese, nonostante alcuni effetti visibili delle sanzioni internazionali, permette ad Assad di trattare ora da una posizione di forza e di accettare le richieste della Lega Araba.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">La palla passa ora nelle mani della Casa Bianca, che non fa mistero dei suoi piani di attacco non solo contro Damasco ma pure contro Teheran, come rivelano in questi giorni i giornali britannici.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">La Siria, comunque, attende fiduciosa quanto decideranno al Pentagono e al Quartier Generale dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles, sicura della capacità di resistenza del proprio esercito e della mobilitazione popolare che ne deriverebbe: in caso di guerra, dicono, tutto il Vicino Oriente verrebbe sconvolto e il primo a pagarne il prezzo sarebbe proprio Israele, il taciturno alleato regionale degli Stati Uniti, che dopo la dura lezione ricevuta in Libano nel 2006 rischierebbe una vera e propria débacle.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 12:14:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Muammar Gheddafi – leader rivoluzionario della Jamahiriya araba libica – è stato assassinato il 20 ottobre 2011, nella città libica di Sirte. Le circostanze precise della sua morte sono offuscate dal mistero e da contraddizioni, ma i media sostengono è che i tirapiedi della NATO, i ‘ribelli’, l’abbiano catturato e ucciso. Questo ha dato al governo d’occupazione del CNT, non eletto e universalmente disprezzato, una vittoria decisiva nella guerra di propaganda sulla Libia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/l%e2%80%99assassinio-di-muammar-gheddafi-un%e2%80%99operazione-della-nato-dalla-a-alla-z/11974/" title="L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11974&amp;w=80" width="80" height="52" alt="L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z" ></div></a><p><span><span style="font-size: small">Fonte: Martin Iqbal <a href="http://empirestrikesblack.com/2011/10/did-nato-special-forces-assassinate-muammar-gaddafi/">Empire Strikes Black</a></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Muammar Gheddafi – leader rivoluzionario della Jamahiriya araba libica – è stato assassinato il 20 ottobre 2011, nella città libica di Sirte. Le circostanze precise della sua morte sono offuscate dal mistero e da contraddizioni, ma i media sostengono è che i tirapiedi della NATO, i ‘ribelli’, l’abbiano catturato e ucciso. Questo ha dato al governo d’occupazione del CNT, non eletto e universalmente disprezzato, una vittoria decisiva nella guerra di propaganda sulla Libia. Tuttavia, sta emergendo un quadro sulle effettive circostanze della sua morte, che mette le forze speciali della NATO – probabilmente le SAS britanniche – nel centro della vicenda.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium">Le squadre SAS davano la caccia a Gheddafi da settimane</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Forze speciali della NATO, tra cui le SAS britanniche, erano sul terreno in Libia fin da febbraio, molto prima dell’inizio dell’orwelliana ‘no-fly zone’.  Queste forze si sono installate in Libia, dove hanno addestrato e diretto il mal addestrati mercenari ‘ribelli’, utilizzati come pedine per rovesciare Gheddafi.  La guerra in Libia non sarebbe stata possibile senza la presenza di queste forze speciali. Gli attacchi aerei della NATO sono stati coordinati da questi operativi sul terreno. Oltre a questo, gli incredibilmente inetti ‘ribelli’ si sono dimostrati del tutto incapaci di ottenere una sola vittoria militare o strategica contro la travolgente e amplissima Resistenza Verde libica. Operazione Alba della Sirena, coordinata e apertamente effettuato dalle forze speciali occidentali, indicava la totale inettitudine dei terroristi ed estremisti tribali, in lotta per contro della NATO quali ‘ribelli libici’.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dopo l’Operazione Alba della Sirena, ad agosto, i soldati delle SAS britanniche, vestiti con abiti civili arabi e portando le stesse armi dei ‘ribelli’, riorientarono i loro sforzi verso la caccia a Muammar Gheddafi. Inoltre, i media britannici erano piena di notizie su questa attività delle forze speciali in territorio libico .</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Questione di qualche giorni fa, 20 Ottobre 2011, la guerra della NATO sulla Libia culminava con l’assassinio di Muammar Gheddafi. Come era prevedibile, in questa guerra doppiata da una sfacciata guerra psicologica, la storia ‘ufficiale’ diceva che le forze ‘ribelli’ avevano catturato Gheddafi rannicchiato in un tubo fognario, ed è poi morto sotto la loro custodia. Questa storia è stata tradita dal fatto che la NATO ha ammesso il bombardamento del convoglio del leader rivoluzionario mentre era in viaggio nella zona di Sirte, quel mattino. Funzionari statunitensi hanno confermato che un drone statunitense Predator aveva sparato sul convoglio, così come degli aerei francesi. In realtà, non è giustificabile rivendicare la vittoria dei ‘ribelli’ qui, quando le bombe della NATO sono state fondamentali per la cattura di Gheddafi, come lo sono state per tutta la guerra.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Sapendo che la NATO aveva al mirato convoglio di Gheddafi, e sapendo che i SAS britannici gli davano la caccia da settimane, una persona logico dedurrebbe che la NATO stava monitoraggio il convoglio durante e dopo l’attacco, e una squadra delle SAS sia stata rapidamente inviata sulla posizione.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Questa teoria è sostenuta da un recente rapporto dal sito DEBKAfile, ben collegato con l’intelligence israeliana. In un rapporto dal titolo ‘Dopo aver aiutato a uccidere Gheddafi, la NATO si prepara a por termine alla missione in Libia’, Debka rivela che le sue fonti militari indicavano che Gheddafi era stato catturato e ucciso dalle forze speciali della NATO:</span></span></p>
<p>“<span><span style="font-size: medium">Le fonti militari di DEBKAfile riferiscono di sempre più evidenti indicazioni che una unità delle forze speciali della NATO – anche se la nazione è sconosciuta – aveva trovato e catturato Muammar Gheddafi nella zona di Sirte. Apparentemente hanno sparato alle gambe per impedirgli la fuga e informarono una milizia di Misurata dove si trovava, sapendo che l’avrebbero ucciso. in vista della resa dei conti della città con l’ex dittatore libico. La NATO è stata guidata da due considerazioni: in primo luogo di non rendere nota la presenza di truppe di terra dell’alleanza nella zona di guerra, in violazione del mandato delle Nazioni Unite, e la seconda, per dare ai ribelli libici una vittoria psicologica, soprattutto dopo aver fallito nella battaglia per catturare la casa di Gheddafi, la città di Sirte“.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Le forze speciali del Qatar sono note per avere una lunga relazione con le SAS britanniche, almeno da 20 anni. Le forze speciali del Qatar erano coinvolte nell’Operazione Alba della Sirena. L’inclusione nella NATO delle forze del Qatar, permette alle forze di occupazione di: a) minimizzare il rischio di vittime occidentali e le conseguenti ricadute politiche, e b) impersonare più facilmente il ruolo di locali combattenti libici.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Alla luce del coinvolgimento delle SAS nel coordinare gli attacchi aerei e la caccia a Gheddafi, oltre alle notizie di Debka, è altamente probabile che forze speciali britanniche (o del Qatar guidate dai britannici) abbiano catturati Gheddafi e l’abbiano consegnato alle forze d’occupazione ‘ribelli’, dopo avergli sparato senza pietà, per evitare la fuga e garantirne la morte.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il consenso dei media, dipinge invece un quadro del tutto falso di una vittoria ‘ribelle’. Questi tirapiedi dell’occupazione non sono stati in grado di tenere una singola città, senza che le bombe, i proiettili e i missili Hellfire della NATO distruggessero tutto quello che era sul loro cammino. Ogni singolo evento decisivo, nella guerra alla Libia, è stato ottenuto dalla NATO, pur essendo fraudolentemente attribuito a questo gruppo di sciocchi ratti assetati di potere. Anche l’ultima ‘vittoria’, la cattura e l’assassinio di Muammar Gheddafi, gli è stata consegnata su un piatto dalle forze straniere, il vero volto dietro la cosiddetta ‘rivolta’ libica.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium">Aggiornamento del 24 ottobre 2011</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Un rapporto del Telegraph aggiunge ulteriore peso alla teoria che l’operazione di assassinio di Gheddafi sia stata effettuata dalla NATO e dalle sue forze speciali a terra. Il 20 ottobre, un report intitolato ‘Il Colonnello Gheddafi ucciso: convoglio bombardato da drone pilotato da un pilota a Las Vegas’ rivela una serie di fatti chiave. In sintesi:</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Le forze SAS britanniche e forze speciali statunitensi stavano perlustrando la zona di Sirte a caccia di Gheddafi, ma non riuscivano a trovarlo;</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Circa una settimana prima che fosse assassinato, la NATO aveva individuato la posizione di Gheddafi, dopo una svolta dell’intelligence;</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Anticipando i movimenti di Gheddafi, la NATO teneva Sirte sotto stretta sorveglianza audio e il video dall’aria e con le forze di terra;</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Telegraph confermava anche il fatto che un drone statunitense Predator aveva sparato per primo sul convoglio, seguito dagli aerei francesi. Questo pone attenzione alle affermazioni palesemente false della NATO, di non sapere che Gheddafi era nel convoglio quando fu colpito.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Col Gheddafi ucciso: il convoglio bombardato da un drone pilotato da Las Vegas</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Gheddafi era sotto sorveglianza delle forze della Nato dalla settimana scorsa, dopo una svolta dell’intelligence che le ha permesso di individuare la sua posizione. Un drone statunitense e una flotta di bombardatutto della NATO si erano addestrati sulla sua roccaforte di Sirte, per assicurarsi che non potesse sfuggire.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Fonti dell’intelligence hanno suggerito che nei suoi ultimi giorni, Gheddafi aveva interrotto la sua rigida regola del silenzio, ed era stato sentito telefonicamente, mentre utilizzava un telefono cellulare o satellitare. La tecnologia di riconoscimento vocale avrebbe immediatamente ripreso ogni chiamata che aveva fatto. Agenti dell’MI6 e ufficiali della CIA sul terreno, stavano anche fornendo informazioni e si ritiene che a Gheddafi sia stato dato un nome in codice, nello stesso modo in cui le forze statunitensi usarono il nome Geronimo durante l’operazione per uccidere Usama bin Ladin.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dopo la caduta di Tripoli in agosto, i servizi segreti hanno cercato Gheddafi in Libia e oltre, utilizzando agenti, forze speciali e apparecchiature di intercettazione. Forze speciali britanniche e statunitensi avevano cercato nell’ex roccaforte del deserto di Gheddafi, intorno Sirte, e nel sud della Libia, senza trovarlo. “I Predators degli Stati Uniti e i droni francesi hanno martellato il centro di Sirte per diverse settimane, cercando di monitorare quello che succedeva sul campo di battaglia“, ha detto una fonte dell’intelligence.</span></span></p>
<p>“<span><span style="font-size: medium">Hanno costruito un modello di immagine di vita normale, in modo che quando qualcosa di insolito è accaduto quella mattina, come un folto gruppo di veicoli che si raccoglieva, si sono imbattuti in un’attività altamente insolita, e si è deciso di seguirli ed attaccarli.”</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Aerei da guerra elettronica, un Rivet Joint statunitense, o un C-160 Gabriel francese, hanno anche ripreso i movimenti di di Gheddafi mentre tentava di fuggire.</span></span></p>
<p>…</p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il drone Predator, che volava dalla Sicilia ed era controllato via satellite da una base nei pressi di Las Vegas, ha colpito il convoglio con una serie di missili anticarro Hellfire. Pochi istanti dopo, un jet francese, probabilmente un Rafale, ha puntato e spazzato via le vetture con delle bombe Paveway da 227 kg o con munizioni AASM ad alta precisione da 600.000 sterline.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>(Traduzione di Alessandro Lattanzio – <a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">SitoAurora</a>)</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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