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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Malvine</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Manifesto nazionale pro isole Malvine</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lavoro qui riprodotto è stato elaborato da Hugo Rodríguez, direttore del Gruppo di Studi Strategici Argentini dell’Associazione di Pensatori Nazionali Manuel Belgrano, e da Patricio Mendiondo, direttore del giornale El Malvivense. Di seguito si elencano dieci punti basici per far rientrare l’attuale e più importante invasione inglese di tutti i tempi. 


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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/manifesto-nazionale-pro-isole-malvine/3494/" title="Manifesto nazionale pro isole Malvine"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/manifiesto_f1.3enm6mfb82kg0c0k8gc404k0c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="125" alt="Manifesto nazionale pro isole Malvine" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.atlanticosurargentino.com/sitio/manifiesto.php"><em>http://www.atlanticosurargentino.com/sitio/manifiesto.php</em></a><br />
<font size="2"><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il lavoro qui riprodotto è stato elaborato da Hugo Rodríguez, direttore del </em>Gruppo di Studi Strategici Argentini dell’Associazione di Pensatori Nazionali <em>Manuel Belgrano, e da Patricio Mendiondo, direttore del giornale </em>El Malvivense<em>. Di seguito si elencano dieci punti basici per far rientrare l’attuale e più importante invasione inglese di tutti i tempi. Si coltiva la speranza che la maggior quantità possibile di cittadini e di raggruppamenti politici argentini faccia propria questa proposta di lotta e la porti avanti con l’orgoglio e la fiducia che possiedono soltanto gli uomini e le donne che sono certi di scrivere il destino della propria nazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questa ragione riteniamo necessario  che:<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p></font><font size="3"></p>
<p>1. Di fronte alla presenza di tre navi da guerra (HMS York, HMS Clyde, HMS Scott) nel Mare Argentino e l’invio, in data 24/02/10, secondo quanto confermato dal Ministero della Difesa britannico nel quotidiano <em>The Times</em>, di un sottomarino nucleare nella regione,    si convochi, con carattere urgente, il Consiglio della Difesa dell’UNASUR. Per mezzo di una sessione speciale si esiga al Regno Unito di cessare l’invio di navi da guerra verso il territorio argentino dell’Atlantico Sud, per trattarsi di una minaccia che attenta contro la pace del continente americano. Si solleciti inoltre, che sia nominato un gruppo speciale di lavoro affinché l’organo agisca nei tempi e nelle forme consoni alla velocità in cui si sviluppano i fatti nell’Atlantico Sud.</p>
<p>2. La Cancelleria argentina e il Potere Esecutivo espellano dal paese l’ambasciatore britannico in Argentina, così com’è richiesto dalla prassi politica, in quanto rappresentante degli interessi dell’invasore. In quanto argentini, chiediamo alla nostra Cancelleria per lo meno gli stessi diritti degli honduregni: quando loro sono stati vittime di un colpo di stato, Argentina allontanò l’ambasciatore honduregno; quando l’Inghilterra ci invade, esigiamo sia espulso l’ambasciatore inglese. I fondamenti di questa misura si trovano nel testo <em>Inconsistenza nella nostra politica estera: l’ambasciata dell’Honduras, le basi in Colombia e l’ambasciata d’Inghilterra in Argentina</em>, di Hugo Rodríguez (GEEA).</p>
<p>3. L’Esecutivo Nazionale radî dal paese, per violazione della costituzione Nazionale, la Legge sugli Idrocarburi, la Legge di ENARSA e la risoluzione 407/2007 sulle ditte che hanno un rapporto diretto con la ricerca e lo sfruttamento illegale di petrolio nel Mare Argentino. Le aziende, attualmente attive, sono le seguenti: Desire Petroleum, Argos Resources, Falklands Oil and Gas Ltd, BHP Billiton, Borders and Southern Petroleum y Rockhopper Exploration. Tutti coloro che siano azionisti di queste aziende e quelli che intrattengono un rapporto indiretto con le medesime e svolgono la loro attività in Argentina.</p>
<p>4. Il Parlamento della nazione nomini una commissione speciale di lavoro, incaricata di individuare tutte le persone fisiche e giuridiche in rapporto diretto e indiretto con le suddette e promuova le azioni giudiziarie pertinenti nei loro confronti.</p>
<p>5. Il Parlamento della nazione e il Potere Esecutivo si accordino per incrementare la custodia dei nostri mari, dotando l’esercito e la Forza Aerea Argentina degli equipaggiamenti, navi, personale e risorse finanziarie conformi alle attuali esigenze mondiali e regionali, necessari per la difesa della sovranità nazionale, da parte di ogni invasore esterno, sul maggiore spazio marittimo sotto la sovranità di uno Stato, il Mare Argentino.</p>
<p>6. Il Parlamento della nazione abroghi il Trattato di Madrid (perché unico organismo ad avere la facoltà di approvarlo e/o abolirlo) per essere incostituzionale e per essere stato gravemente infranto dal Regno Unito, così com’è descritto negli scritti <em>Le sfide del momento alla sovranità territoriale e alle sue risorse</em> di Mario Cafiero, <em>Trattato sulle Malvine: La consegna del paese nelle mani della Gran Bretagna</em> di Patricio Mendiondo e la lettera spedita per posta elettronica prioritaria al Parlamento della nazione dal Gruppo di Studi Strategici Argentini, <em>Il Regno Unito ha violato gravemente il Trattato di Madrid</em>, datata 23 settembre 2009.</p>
<p>7. Il Parlamento debba abrogare il Trattato di Londra, poiché lesivo agli interessi della nazione, giacché concede i privilegi di nazione più favorita alle ditte britanniche, promuovendo le medesime affinché svolgano attività commerciali tali come l’esplorazione e l’estrazione petroliera nell’area dove la sovranità è contesa.</p>
<p>8. Il Potere Esecutivo e il Parlamento della Nazione rifiutino il Trattato di Lisbona, che considera le isole Malvine, Georgie, Sandwich del Sud, lo spazio marittimo circostante e il territorio argentino Antartico come territori europei di oltremare. Chiediamo alle autorità nazionali l’inserzione, a ogni tipo di rapporti commerciali, diplomatici e di rappresentanza argentina verso la Comunità Europea, della dicitura “Le isole Malvine, Georgie, Sandwich, il territorio Antartico argentino e altri spazi insulari e marittimi circostanti, sono argentini” e, inoltre, troncare i rapporti diplomatici ed economici con il Regno Unito fino a quando questa grave lesione non sia stata risolta.</p>
<p>9. Il Parlamento della nazione promuova i giudizi politici nei confronti di chi non compie le proprie funzioni in rapporto al petrolio delle Malvine, e le denunce che le autorità di arbitraggio debbano svolgere, così com’è esposto in <em>Quello che ENARSA, la Segreteria di Energia e il Potere Esecutivo della nazione devono denunciare e non lo fanno per quanto concerne il petrolio delle Malvine</em>, di Hugo Rodríguez (GEEA), presentato al Parlamento della nazione mediante posta elettronica il 23 febbraio 2010.</p>
<p>10.  Il Potere Esecutivo della nazione, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Parlamento convengano con il potere delle province e i municipi con i loro rispettivi ministeri e la Segreteria di Educazione, la formalizzazione e l’introduzione del tema <em>Le Nuove Invasioni Inglesi</em>, nel programma scolare del corso di Storia di tutte le istituzioni educative pubbliche e private dell’Argentina, di livello medio e superiore, vale a dire, scuole medie, istituti superiori e università, di modo che saremo noi a scrivere e conoscere, e non altri, la nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Il giorno 24 febbraio 2010 si rende pubblica questa pubblicazione e testo e si consiglia alle associazioni politiche e alle persone che qui vedono riflesso il proprio pensiero e si compromettono a impegnarsi nella lotta per la permanente e imprescindibile indipendenza ed emancipazione del nostro popolo, di farlo diventare pubblico sottoscrivendolo e solleticando agli altri argentini di prendere coscienza nazionale e difendere ciò che è nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(trad. di V. Paglione)</p>
<p></font></p>
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		<title>Isole Malvine: sudamericanizzare le rivendicazioni, massimizzare i costi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per l’Argentina è imprescindibile alzare i costi dell’occupazione britannica delle Malvine ed ostacolare tutte le attività economiche che gli inglesi decideranno di avviare nell’arcipelago e nelle acque adiacenti, ma necessita dell’effettivo appoggio di tutti gli stati dell’America latina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/isole-malvine-sudamericanizzare-le-rivendicazioni-massimizzare-i-costi/3359/" title="Isole Malvine: sudamericanizzare le rivendicazioni, massimizzare i costi"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/malvinas.6ldrfoq8xfwoocck04s0cow48.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="74" alt="Isole Malvine: sudamericanizzare le rivendicazioni, massimizzare i costi" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 1999, la Gran Bretagna ha ottenuto che le nostre Isole Malvine entrino a far parte della “regione periferica dell’Unione Europea”, prevista dall’Allegato II del Trattato. Così i 27 paesi membri dell’Unione Europea si sono resi complici e garanti dell’usurpazione britannica delle Isole Malvine. In questo modo la Gran Bretagna riuscirà ad europeizzare l’occupazione delle Malvine. Di conseguenza, da ora in poi, l’unica strategia possibile per l’Argentina è e sarà latino-americanizzare e sud-americanizzare il tema Malvine, affinché gli stati latino-americani si trasformino in protagonisti attivi del processo di recupero della sovranità argentina sulle isole dell’Atlantico del Sud. In questo senso risultano incoraggianti le parole pronunciate dal presidente del Brasile, José Ignacio Lula Da Silva, che ha affermato in tono perentorio: <em>“Non è possibile che l’Argentina non prenda possesso delle Malvine e che, per contro, lo faccia un paese distante 14mila chilometri. Qual è il motivo geografico, politico ed economico per cui gli Inglesi si trovano nelle Malvine? Qual è la spiegazione politica per cui le Nazioni Unite non hanno preso una decisione al riguardo?”</em>. E ancora: <em>“È necessario che lottiamo con forza perché il Segretario Generale delle Nazioni Unite riapra il dibattito”</em>. Il Presidente del Brasile ha indossato la maglietta dell&#8217;Argentina; ora bisogna che giochi la partita.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza dubbio in Messico, al vertice di Canc<span style="font-family: Arial,sans-serif;">ú</span>n, l’Argentina ha fornito un contributo rilevante a latino-americanizzare e sud-americanizzare la rivendicazione delle Malvine, da cui consegue che tutti i paesi fratelli dell’America  latina  condannano l’usurpazione  britannica   ed il  suo intento  di   appropriarsi delle risorse petrolifere malvinensi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia è necessario passare immediatamente <em>dalla solidarietà dichiarata alla solidarietà di  fatto</em>, passare dalle parole ai fatti. <em>Per l’Argentina è imprescindibile alzare i costi dell’occupazione britannica delle Malvine ed ostacolare tutte le attività economiche che gli inglesi decideranno di avviare nell’arcipelago e nelle acque adiacenti</em>. Questo è l’obiettivo tattico che la politica argentina  deve perseguire, come principio assoluto d’azione, riguardo alle Malvine. L’Argentina deve abbassare il tono delle dichiarazioni e passare ad esprimersi con la forza dei fatti. È in questo senso che l’Argentina necessita dell’effettivo appoggio di tutti gli stati dell’America latina, e soprattutto di tre di questi: Brasile, Uruguay e Cile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Evidentemente l’Argentina non può – dati i rapporti di forza – impedire lo sfruttamento petrolifero dell’arcipelago malvinense da parte della Gran Bretagna, però può, <em>contando sulla solidarietà effettiva e non solo dichiarata</em> di Brasile, Uruguay e Cile, renderla molto difficile in termini tecnici ed economicamente molto dispendiosa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A questo proposito all’Argentina serve:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1) che Brasile, Uruguay e Cile si impegnino perché ogni nave in transito nei porti brasiliani, uruguaiani, cileni verso le Malvine, o che attraversi le rispettive acque territoriali per raggiungere le isole, abbia l’obbligo di previa autorizzazione delle rispettive autorità nazionali con sovranità territoriale, autorizzazione che dovrebbe essere automaticamente negata nel caso in cui le navi trasportino materiale che serva, direttamente o indirettamente, all’esplorazione petrolifera nelle Malvine;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2) che il governo cileno interrompa i voli settimanali per le Isole Malvine, effettuati dalla compagnia LAN, fino a quando non rientrerà l’aggressione unilaterale britannica;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">3) che Brasile, Uruguay e Cile ricorrano urgentemente alle vie legali necessarie affinché nessuna impresa impiantata in Brasile, Uruguay e Cile partecipi, direttamente o indirettamente, allo sfruttamento petrolifero delle Isole Malvine;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">4) che Brasile, Uruguay e Cile proibiscano ogni collegamento aereo tra i rispettivi territori nazionali e le Isole Malvine;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">5) che tutte le misure adottate da Brasile, Uruguay e Cile siano adottate anche dall’UNASUR.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il caso delle Malvine rappresenta una grande opportunità per il Brasile di dimostrare il valore delle proprie dichiarazioni e per il Cile di cancellare l’infamia connessa dalla dittatura militare di Augusto Pinochet Ugarte quando, in piena guerra delle Malvine, fornì appoggio logistico alle forze navali e aeree britanniche. Appoggio che contribuì alla morte di centinaia di soldati argentini.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le Isole Malvine sono la prova del fuoco dell’UNASUR.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(Traduzione di Francesca Penza)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>* Marcelo Gulo, politologo argentino, è docente presso l’Università di Lanús.</strong></span></p>
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		<title>La curiosa vicenda internazionale delle Malvine</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 20:05:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle settimane a venire imprese concessionarie del Regno Unito procederanno alla trivellazione, a fini di sfruttamento, della piattaforma territoriale che circonda l'arcipelago delle isole Malvine. Tali attività, precedute da anni di ricerca ed esplorazione, sono ora oggetto di aspre denunce da parte dell'Argentina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-curiosa-vicenda-internazionale-delle-malvine/3336/" title="La curiosa vicenda internazionale delle Malvine"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/fk_map.a7mbigdbrxckkog8gs0g84cgs.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="85" alt="La curiosa vicenda internazionale delle Malvine" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Nelle settimane a venire imprese concessionarie del Regno Unito procederanno alla trivellazione, a fini di sfruttamento, della piattaforma territoriale che circonda l&#8217;arcipelago delle isole Malvine. Tali attività, precedute da anni di ricerca ed esplorazione, sono ora oggetto di aspre denunce da parte della Sig.ra Kirchner, presidente della Repubblica Argentina, e riaccendono una disputa che affonda le sue radici nella prima metà del XIX secolo. La memoria nazionale si sa, è in grado di superare le divisioni politiche ed ideologiche. Per alcuni, sarebbe questa la chiave di interpretazione delle pretese di Buenos Aires che saltano fuori, con rinnovato impeto, in un momento di netta difficoltà dell&#8217;esecutivo, su cui si riversano le rivendicazioni di diversi settori della società civile argentina. Tuttavia, osservando da vicino la posizione del Regno Unito, che nega l&#8217;esistenza di qualsiasi disputa di sovranità nell&#8217;Atlantico Meridionale, ci accorgiamo che Londra non dà l&#8217;esempio migliore sul come ci si relaziona a livello internazionale.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quasi due secoli, Argentina e Regno Unito hanno tirato in ballo, a sostegno dei propri interessi nel sud dell&#8217;Atlantico, numerosi argomenti che spaziano da riferimenti storici circa la scoperta e occupazione delle isole Malvine fino alle più articolate tesi di diritto internazionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino al 1811, anno in cui si moltiplicarono i fermenti indipendentisti che portarono alla nascita di nuovi Stati in tutta l&#8217;America latina, la monarchia spagnola esercitò una presa abbastanza salda sulle isole attraverso il succedersi di una trentina di governatori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Subito dopo, nei primissimi atti amministrativi e lungo gli anni venti dell&#8217;Ottocento, le <em>Provincias Unidas del Rio de la Plata</em>, entità embrionale del futuro Stato argentino, hanno considerato le isole Malvine quale parte integrante del loro territorio, ereditato dalla Spagna in base al principio di diritto internazionale sintetizzato dalla formula latina <em>uti possidetis iuris.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A fronte di questi gesti inequivoci di sovranità, la risposta della Gran Bretagna, che da tempo nutriva l&#8217;interesse a stabilire un avamposto strategico di fronte allo stretto di Magellano, non si fece attendere: nel 1833, con un atto di forza in tempo di pace, espelleva le autorità e popolazioni argentine per procedere poi, nel 1841, alla formale colonizzazione delle isole.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In tempi a noi più vicini e nel quadro dell&#8217;ordine mondiale scaturito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le proteste argentine, mai cessate dai tempi dell&#8217;espropriazione, sono state promosse in seno a diversi organismi regionali ed internazionali, primo fra tutti l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tale proposito, la Risoluzione dell&#8217;Assemblea Generale ONU 2065 del 1965 inquadra con un certo grado di approssimazione i termini della controversia. Tale documento, risultato di una delicata opera di mediazione del Comitato Speciale sulla Decolonizzazione, e primo di una serie di atti sul caso delle Malvine, definiva formalmente l&#8217;esistenza di una disputa tra i governi dell&#8217;Argentina e del Regno Unito, concernente la sovranità sulle isole Malvine.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La risoluzione chiudeva, estendendo l&#8217;invito ai governi a negoziare senza ritardi, una soluzione pacifica della controversia che tenesse conto delle regole e obiettivi della Carta delle Nazioni Unite, della risoluzione 1514 del 1960 sulla fine del colonialismo e, infine, degli interessi della popolazione delle isole contese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I numerosi appelli della comunità internazionale non hanno sortito effetto alcuno su Londra che ancora oggi, come in passato, afferma categoricamente l&#8217;assenza di qualsiasi dubbio circa la sovranità sulle isole “<em>Falkland” </em>e rifiuta qualsiasi ipotesi di negoziato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> noto che le risoluzioni dell&#8217;Assemblea Generale ONU, salvo alcune eccezioni che non fanno al caso nostro, non hanno valore cogente, pertanto non vincolano i destinatari a compiere (oppure ad astenersi da) comportamenti precisi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ne deriva che, sebbene la renitenza del Regno Unito non metta in discussione l&#8217;autorità dell&#8217;istituzione internazionale, non c&#8217;è dubbio che l&#8217;autorevolezza e la credibilità dell&#8217;Assemblea e dell&#8217;ordine internazionale ne risultano indebolite a fronte del disconoscimento assoluto delle ragioni della controparte.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella primavera del 1982 le frizioni tra i due paesi sfociarono nell&#8217;episodio bellico, tanto breve quanto cruento, che ha lasciato una traccia indelebile nella memoria di molti, forse più di quanto abbiano fatto le contese diplomatiche che l&#8217;hanno preceduto e seguito, senza peraltro cambiare la situazione di fatto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel ripensare alle cause del riaffiorare del contenzioso non si dovrebbero trascurare le implicazioni che tali dispute, e le guerre che ne derivano, possono giocare nella proiezione del prestigio degli Stati, sia nei confronti del proprio popolo sia rispetto agli altri attori della scena globale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molte pagine di letteratura sono accomunate dall&#8217;idea che l&#8217;avventura militare che portò l&#8217;Argentina del generale Galtieri ad invadere l&#8217;arcipelago sia da intendere come mezzo per sviare l&#8217;attenzione pubblica dalla grave situazione socio-economica che viveva in quegli anni il paese sudamericano. Tanto era precaria la situazione del governo militare che, alla fine della guerra anglo-argentina, nel giugno del 1982, Galtieri fu costretto a dimettersi e la società argentina iniziò a muovere i primi passi verso il ripristino della democrazia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico il governo della <em>Lady di Ferro</em>, Margaret Thatcher, avrebbe approfittato della guerra della Malvine per ridare lustro internazionale alla Corona, dimostrandone la capacità di dare una risposta veloce e risolutiva all&#8217;aggressione subita nei domini d&#8217;oltreoceano, dopo decenni di lento declino avviatosi con la Prima Guerra Mondiale e culminato con la crisi di Suez del 1956.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tale chiave di lettura potrebbe essere utile anche oggi. Per capire il <em>revival</em> delle Malvine è stata insinuata l&#8217;ipotesi di un uso strumentale del contenzioso da parte della Kirchner: infatti, sul fronte interno il governo è sotto assedio da parte delle sempre più potenti <em>lobby</em> agricole e degli scioperi anti-governativi: giocando la carta nazional-popolare delle Malvine abbasserebbe le tensioni interne, dilatando i tempi di azione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tornando alla <em>querelle</em> di queste ultime settimane, Buenos Aires sta chiedendo un allineamento alle raccomandazioni dell&#8217;ONU, e diffida Londra dall&#8217;intraprendere atti unilaterali dissonanti con una serie di intese provvisorie adottate tra i due paesi nell&#8217;ultima decade del secolo scorso. Tali intese vanno dalle misure per la costruzione di fiducia reciproca in ambito militare alle condizioni dei trasporti aerei e marittimi, passando per la salvaguardia delle risorse ittiche e l&#8217;esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi. Questi punti sono di fondamentale importanza perché su di essi si era riusciti ad aggregare un minimo di consenso tra i litiganti in un quadro di dialogo bilaterale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre il Primo Ministro britannico, Gordon Brown, non intende concedere neppure il beneficio del dubbio sula sovranità delle Malvine, numerosi governi dell&#8217;America Latina non hanno esitato a prendere le difese dell&#8217;Argentina. Nell&#8217;ultimo vertice del Gruppo di Rio il Presidente messicano, Felipe Calderòn, per conto delle trentatre nazioni riunite ha denunciato le azioni britanniche. Nello stesso consesso si è espresso, secondo una logica assai lineare e anche un po&#8217; provocatoria, il presidente brasiliano Lula da Silva che, oltre a dichiararsi solidale con la nazione argentina, si chiedeva quali fossero le ragioni geografiche, politiche ed economiche che giustificano la presenza inglese a poche centinaia di miglia dalla Patagonia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La risposta concreta data da Buenos Aires alla prospettiva di inizio di attività di perforazione dei fondali per l&#8217;estrazione di petrolio da parte delle imprese inglesi è stata l&#8217;imposizione dell&#8217;obbligo di autorizzazione preventiva a tutte le navi che intendono attraversare le acque territoriali e/o utilizzare i porti argentini per i collegamenti verso le Malvine. Alcuni analisti hanno messo in evidenza la scarsa efficacia di questa forma di ritorsione, dal momento che i materiali utilizzati dalle aziende inglesi provengono dalla Scozia e non transitano per i porti argentini.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La chiusura al dialogo da parte del Regno Unito trova il suo corollario nel richiamo del principio di autodeterminazione dei popoli. Secondo il Sottosegretario agli Affari Esteri, Chris Bryant, gli abitanti delle isole vogliono far parte del Regno Unito ed il governo non deluderà le loro aspettative. Già nel 1983, all&#8217;indomani della guerra e per rafforzare i legami con il dominio, il Regno Unito aveva concesso la cittadinanza britannica agli abitanti delle isole.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente gli Argentini hanno sempre negato la validità di ogni riferimento alle popolazioni coinvolte, in primo luogo perchè negli atti dell&#8217;ONU non si parla della <em>volontà</em> degli abitanti delle Malvine ma dei loro <em>interessi</em> e si dà inoltre ad intendere che le isole sono territorio in attesa di decolonizzazione. In secondo luogo, il principio dell&#8217;autodeterminazione dei popoli non sarebbe applicabile in quanto all&#8217;origine c&#8217;è un atto di coercizione da parte della potenza europea che, occupando arbitrariamente l&#8217;arcipelago ed espellendone le popolazioni autoctone, ha leso l&#8217;integrità territoriale Argentina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per il momento non s&#8217;intravedono né una <em>escalation</em> delle tensioni che possa portare ad un nuovo conflitto armato (entrambi i governi hanno esplicitamente escluso l&#8217;intenzione di ricorrere all&#8217;uso della forza) né dei buoni motivi per cui la Kirchner possa riuscire a cambiare questa curiosa pagina della storia internazionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Piuttosto, con un pizzico di crudo realismo si può immaginare che le patriottiche rivendicazioni argentine torneranno prima o poi in letargo, almeno fino a quando un nuovo governo in difficoltà tornerà a sbandierare l&#8217;orgoglio nazionale. Nel frattempo  è molto probabile che gli Argentini dovranno, nell&#8217;inerzia del sistema internazionale, accontentarsi dei compensi derivanti dai diritti di passaggio per le banchine dei loro porti delle risorse estratte dalle vicine “<em>Falkland Islands”.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>* Daniel Angelucci, laureato in Scienze politiche (Università di Teramo), collabora con la redazione di “Eurasia”</em></strong></span></span></p>
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		<title>Malvine: e ora si vogliono portare via tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 19:52:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il suddetto titolo si vuole porre come sostegno analitico a un’ottica sudamericana che abbiamo sviluppato per esaminare il conflitto nell’atlantico Sud, tra l’Argentina e il Regno Unito, il quale ha più di duecento anni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/malvine-e-ora-si-vogliono-portare-via-tutto/3315/" title="Malvine: e ora si vogliono portare via tutto"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/malvinas2.f0dhe1p3rw0s4w00w4ws08kgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="68" alt="Malvine: e ora si vogliono portare via tutto" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il suddetto titolo </span><span style="font-size: medium;">si vuole porre come sostegno analitico a un’ottica sudamericana che abbiamo sviluppato per esaminare il conflitto nell’atlantico Sud, tra l’Argentina e il Regno Unito, il quale ha più di duecento anni. La novità che contraddistingue questa nuova fase del conflitto è che non colpisce solo il nostro paese, ma le sue ripercussioni nuociono l’integrazione, l’organizzazione e lo sviluppo dei paesi iberoamericani. Asseriamo ciò perché, oltre alla crisi finanziaria mondiale e le sue conseguenze economiche, il sistema formato dai paesi della </span><span style="font-size: medium;"><strong>Triade</strong></span><span style="font-size: medium;"> (USA, Unione Europea e Giappone), per conservare la loro supremazia, necessariamente abbisognano controllare le risorse energetiche, mediante l’unipolarismo o il multipolarismo o meglio, con il policentrismo, come lo definiscono i francesi. Per quanto concerne il settore energetico, la Triade è totalmente d’accordo nel controllare le risorse naturali per impedire o minimizzare la loro dipendenza dalle stesse.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dipendenza </span><span style="font-size: medium;">energetica della Triade, poiché gli USA sono il principale consumatore del pianeta in materia di petrolio crudo e di prodotti derivati, con un 22,5% del consumo mondiale, l’Unione Europea con il 17,9% e Cina con il 10%. L’Europa dipende dalle risorse che importa dalla Russia, dal Medio Oriente e dall’Africa per sostentare il proprio sviluppo e il Giappone, che è il più dipendente, le importa dall’Medio Oriente, dall’Afrrica e dal sudest asiatico. </span><span style="font-size: medium;"><em>Questo tallone di Achille energetico</em></span><span style="font-size: medium;">, rappresenta la causa dei maggiori conflitti bellici attuali (Iraq e Afganistan) e, sicuramente, di quelli futuri. Così come lo sono anche l’incentivazione delle guerre civili in Africa per imporre governi vicini ai loro interessi strategici. John Abizaid, generale americano, di nell’Università Stanford affermava che: </span><span style="font-size: medium;"><em>“La guerra d’Iraq, ma certo che si fa per ril petrolio, è più che evidente che non possiamo ricusare ciò”</em></span><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il conflittivo mondo d’oggi </span><span style="font-size: medium;">può essere inteso sotto l’ottica delle grandi domande energetiche e dal forte inalzamento del prezzo delle stesse, e che la lotta per il controllo delle stesse si sviluppa tra la Triade e le potenze emergenti, in particolare quelle del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), il fatto è che, rimanendo al margine dei tecnicismi e delle limitazioni che impongono gli accordi internazionali, l’avidità delle grandi potenze per la conquista di maggiori territori e risorse energetiche non ha limiti. Ed è da qui che ha inizio questa nuova tappa del conflitto bicentenario con il regno Unito.</span></span></p>
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<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>America latina</strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>, ora o mai più</strong></span></span></p>
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<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre il conflitto mondiale e il suo riordi</span><span style="font-size: medium;">namento si sta sviluppando nella scacchiera instabile internazionale per accogliere il Nuovo Ordine Mondiale, America latina e i Caraibi giocano un nuovo ruolo in questa lotta globale e, dal momento che lo affermiamo, nel settore energetico l’America del Sud si è diventata una grande fornitrice. </span><span style="font-size: medium;"><em>Colombia, Ecuador e Venezuela contribuiscono con il 14,63% del petrolio che importa gli stati Uniti e, dei tre, il Venezuela rappresenta il paese che possiede le più importanti riserve di petrolio del continente. Infatti, si stima che, una volta che si siano attestate le riserve della Fascia dell’Orinoco, “il paese caraibico si trasformerà nella maggiore riserva di greggio del mondo, con 313.000 milioni di barili (Arabia Saudita annovera 264.000 milioni di barili). In materia di gas naturale, se si dovessero confermare i volumi contenuti nel megagiacimento di gas recentemente scoperto, il Venezuela automaticamente scalerebbe dalla nona alla quarta posizione come maggiore riserva mondiale di questa risorsa </em></span><span style="font-size: medium;">(1). È questa la spiegazione della permanente e sistematica aggressione che soffre la Repubblica del Venezuela con l’insediamento di basi militari americane nel territorio colombiano, le quali si vanno ad aggiungere a quelle della NATO insediate ad Aruba, Curaçao, Guyana, mentre la IV Flotta naviga il “mare nostrum” caraibico per controllare il cortile posteriore, queste vicende hanno obbligato il presidente Chávez a riequipaggiare le sue forze armate e la popolazione per una lotta di tipo asimmetrico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tutto ciò si devono aggiungere le grandi riserve di petrolio che ha recentemente scoperto il Brasile al largo, il che ha determinato che il presidente del Brasile, Lula Da Silva, avviasse un forte sviluppo per quanto concerne il suo complesso militare tecnologico, al fine di dissuadere gli altri concorrenti e potenze che nei loro piani è previsto l’usurpazione di quelle riserve, con l’acquisto di sottomarini, uno dei quali nucleare, il che gli consente di spiegare la sua forza dissuasiva nell’Atlantico Sud e, inoltre, mediante il rafforzamento delle sue forze armate per proteggere le riserve acquifere e la biodiversità dell’Amazzonia. Questo perché la Triade ha cercato di trasformare queste risorse in “</span><span style="font-size: medium;"><em>riserva dell’umanità</em></span><span style="font-size: medium;">” e, pertanto, non potrebbero essere sfruttate dai loro legittimi proprietari, gli abitanti del bacino amazzonico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">All’interno di questa strategia di controllo mondiale delle risorse</span><span style="font-size: medium;"> s’inserisce quella della crisi delle Isole dell’Atlantico Sud e la sua grandezza marittima (350 miglie nautiche, cioè più di 500 chilometri). Nel 2007, si era giunti alla conclusione che l’Inghilterra si sarebbe riproposta nell’Atlantico Sud, per varie ragioni: </span><span style="font-size: medium;"><em>primo</em></span><span style="font-size: medium;">, perché i suoi pozzi nel mar del Nord si stavano esaurendo, </span><span style="font-size: medium;"><em>secondo</em></span><span style="font-size: medium;">, perché come affermava il quotidiano “The Guardian”, la nuova guerra fredda sarebbe stata con la Russia per il controllo del polo Nord e isuoi mari adiacenti, </span><span style="font-size: medium;"><em>terzo</em></span><span style="font-size: medium;">, perché i prezzi internazionali del petrolio adesso sì che producevano una rendita importante e, </span><span style="font-size: medium;"><em>quarto</em></span><span style="font-size: medium;">, perché l’alleanza anglosassone, USA-Inghilterra, è una alleanza strategica e serve alla loro politica di controllo delle risorse energetiche a scapito delle potenze emergenti (la dichiarazione americana di neutralità verso il conflitto è simile a quella adottata nel conflitto scorso del 1982).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questo l’Inghilterra ha fatto</span><span style="font-size: medium;"> passi concreti per consolidare la sua occupazione: incrementando unilateralmente la zona di esclusione da 200 a 350 miglia nautiche, ha proseguito con il rafforzamento della sua base militare, l’ampliamento della sua pista di atterraggio e l’invio di aerei tecnologicamente più avanzati, spiegando unità navali di ultima generazione. Il regno Unito ha incluso le Malvine nel Trattato di Lisbona dell’unioe Europea come territorio di oltremare di uno stato membro dell’Unione. E, recentemente, ha trasformato la sua base militare in una base militare della NATO; una delle principali situata fuori dall’emisfero Nord. Per questa ragione, quello che è in gioco non è solo la risorsa petrolifera, ma tutto un movimento che da Nord a Sud racchiude l’America meridionale, il suo sviluppo autonomo, il controllo dell’accesso ai mari degli attuali concorrenti economici, ma che all’occorrenza possono diventare anche nemici dell’alleanza NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Già nel 1975 le relaz</span><span style="font-size: medium;">ioni scientifiche informavano sulla presenza di riserve di petrolio nel sottosuolo marittimo e il giornalista Enrique Lacolla assicura: “</span><span style="font-size: medium;"><em>Nel 1982 innumerevoli rapporti scientifici internazionali avevano messo in rilievo che le riserve di petrolio del bacino sedimentario che circonda le Malvine supererebbero di gran lunga quelle presenti nel Mar del Nord. La guerra, quindi, non è stata l’effetto di una saturazione etilica di Gualtieri né da uno scompenso ormonale del primo ministro Margaret Thatcher; inece è stata la manifestazione di trovare una via di uscita alla persistente impasse che l’atteggiamento inglese infondeva all’Argentina e, allo stesso tempo, l’esternalizzazione dell’astuzia e della volontà britanniche sono servite per provocare quella reazione con l’obiettivo di comminargli alla questione un taglio favorevole</em></span><span style="font-size: medium;">”. (2)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi, un’Argentina indebolita dalla sconfitta del 1982, senza un dispositivo di difesa che si possa chiamare tale, </span><span style="font-size: medium;">priva di un complesso industriale-tecnologico-militare, ha poche possibilità per opporsi a questo nuovo saccheggio delle sue risorse, e che è bene ricordare, è un saccheggio che nella parte continentale si svolge attraverso il modello agrominerario di sfruttamento primario che ci è stato imposto dalle multinazionali della Triade sin dal 1976 e che solo si può ricorrere a porre dei limiti verso quelle aziende che operano con le ditte che estraggono petrolio nelle Malvine e che hanno sede in Argentina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il petrolio è un passo ulteriore del conflitto, sicuramente nuovi pericoli e sfide per gli interessi nazionali s’in</span><span style="font-size: medium;">sedieranno a breve termine come il tema della sovranità nel mare argentino e la sua proiezione sull’Antartide da parte dei britannici. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’alternativa che possiede l’Argentina è quella della lettera di </span><span style="font-size: medium;"><strong>approfondimento dell’integrazione, in particolare con paesi come il Brasile, il Venezuela e l’Uruguay</strong></span><span style="font-size: medium;"> per proteggere il fronte marittimo e invitare agli stessi a sfruttare le risorse minerarie energetiche nella nostra area dove la sovranità non è in discussione. L’Argentina e l’America meridionale sono dotate di ipotesi di conflitto per evitare il saccheggio delle risorse naturali. L’Argentina deve costantemente insistere nei fori regionali sulla gravità della base militare nelle Malvine, in quanto minaccia continentale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quest’impresa dovrebbe partecipare anche il Cile per rafforzare le organizzazioni continentali come il MERCOSUR e l’UNASUR; continuare </span><span style="font-size: medium;">a pressionare il regno Unito, mediante il Gruppo di Rio e i paesi dei Caraibi, per raggiungere un negoziato, come recentemente è accaduto nel summit di Cancun, dove sono stati riconosciuti i legittimi diritti sovrani del paese delle isole dell’Atlantico Sud. </span><span style="font-size: medium;"><em><strong>Questa è una politica di Stato</strong></em></span><span style="font-size: medium;">. La società argentina affinché possa avere un futuro pronosticabile e non dettato dai gruppi di potere mondiale, deve iniziare un processo di dibattito strategico su un modello di apese che includa i suoi cittadini, difenda l’interesse nazionale, protegga e sfutti le proprie risorse naturali, spingendo quello liberista e predatore che ci è stato imposto. I tempi che corrono, così ce lo esigono, e anche la nostra sopravvivenza. </span><span style="font-size: medium;"><em><strong>Perché ora sono giunti per portarsi via tutto – America latina ora o mai più.</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(Traduzione di Vincenzo Paglione)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>* Carlos A. Pereyra Mele è un politologo argentino membro del </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Centro de Estudios Estratégicos Suramericanos</strong></em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>. “Eurasia” ha pubblicato i suoi saggi </strong></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Difesa nazionale e integrazione regionale </strong></span></span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>(nr. 3/2007) e </strong></span></span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>La guerra infinita in America</strong></span></span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>(nr. 4/2008).</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p lang="es-ES">
<p><strong>(1) </strong>Federico Bernal: La clave está en Caracas, Le Monde Diplomatique, enero de 2010.</p>
<p><strong>(2) </strong> Dall’Afganistán alle Malvine, Enrique Lacolla.</p>
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