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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Kosovo</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Con i Serbi: incontro con Yves Bataille</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-i-serbi-incontro-con-yves-bataille/13317/" title="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/serbia.2awarqmial1cko4c8488sw0s0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille" ></div></a>Yves Bataille è una attivista impegnato da decenni nella lotta per la liberazione dell&#8217;Europa contro l&#8217;occupante atlantista. Ora è sul fronte di Kosovska Mitrovica, dove i Serbi del Kosovo resistono alle truppe di occupazione della NATO. 1) Come è nato il &#8220;Movimento delle barricate&#8221;? Yves Bataille &#8211; Il movimento nasce a fine luglio, dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-i-serbi-incontro-con-yves-bataille/13317/" title="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/serbia.2awarqmial1cko4c8488sw0s0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="Con i Serbi: incontro con Yves Bataille" ></div></a><p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><em>Yves Bataille è una attivista impegnato da decenni nella lotta per la liberazione dell&#8217;Europa contro l&#8217;occupante atlantista. Ora è sul fronte di Kosovska Mitrovica, dove i Serbi del Kosovo resistono alle truppe di occupazione della NATO.</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>1)</strong> <strong>Come è nato il &#8220;Movimento delle barricate&#8221;?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Yves Bataille</strong> &#8211; Il movimento nasce a fine luglio, dopo la distruzione del posto di blocco di Jarinje sul confine tra Serbia e Kosovo. È la seconda volta è stato presa d&#8217;assalto e incendiata tale postazione. La prima volta fu nel febbraio 2008, dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia occupata. Questa volta i fantocci albanesi installati dalla NATO hanno inviato la loro &#8220;forza speciale Rosa&#8221;, creata dagli statunitensi per controllare quello che chiamano confine. In risposta, i serbi hanno eretto barricate e vietato le pattuglie di EULEX (1), la struttura di tutela statunitense-occidentale della colonia. Contrariamente a quanto implica il suo acronimo, EULEX è una macchina statunitense. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>2) Qual è la natura di questo movimento? E&#8217; sostenuto nel resto della Serbia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Non è un&#8217;azione marginale. Se l&#8217;operazione ha un massiccio sostegno nel nord del Kosovo, ha anche un ampio consenso nel resto della Serbia. A Belgrado il potere filoccidentale di Boris Tadic ha prima cercato di controllare le informazioni e poi, appena le barricate sono state erette, ha imposto un oscuramento totale sull&#8217;azione ed ha arrestato diverse persone. I media liberi, soprattutto via Internet, cercavano di spezzare la censura. Le decine di barricate del Nord hanno questo significato: voi ci bloccate, noi vi blocchiamo. Noi non vogliamo dipendere dalle autorità criminali di Pristina. Ci sono diversi tipi di barricate. Le grandi barricate erette nei punti caldi, come quelle delle due postazioni di frontiera, Jarinje e Brnjak, e quello sul &#8220;Ponte Austerlitz&#8221; sul fiume Ibar, quella di Dudin Krs sulla strada per Pristina, e alcuni altri sono grandi cumuli di blocchi di cemento e di ghiaia o di tronchi  di legno, che impediscono la circolazione. Vecchi camion, autobus e macchine per il movimento terra, in genere vengono aggiunti al dispositivo. Le altre barricate sono dei posti di blocco che filtrano il traffico. Le barricate impediscono ad EULEX di muoversi, in modo che le postazioni di frontiera devono essere rifornite da elicotteri. Il traffico in uscita dalla frontiera serba passa attraverso i &#8220;percorsi alternativi&#8221; dei sentieri di montagna attrezzati, che sono problematici per i camion quando il tempo è cattivo. Ma funziona. Le barricate non si limitano alle barricate. Sono integrate da una sistema di guardia e vigilanza costante, giorno e notte, con una rotazione dei volontari e un sistema di allarme in grado di mobilitare migliaia di volontari nei punti caldi in pochi minuti, se l&#8217;allarme viene dato. Nelle chiese i sacerdoti sono incaricati di far suonare le campane. Caratteristica, se la NATO (la &#8220;KFOR&#8221;) (2) smantella una barricata, una nuova barricata viene eretta velocemente  vicino e delle bandiere vengono piantate su di essa. Così attaccare le barricate è inutile. Solidi striscioni idrorepellenti con slogan semplici e leggibili come &#8220;Fuori la Nato!&#8221;, &#8220;Stop KFOR! Stop Eulex!&#8221;, &#8220;Risoluzione 1244&#8243;, o &#8220;Referendum&#8221;, tutti con i colori della Serbia sono piantati nei dintorni. Il movimento si basa sul metodo della difesa con l&#8217;azione civile, la Dac, con strumenti come le tende, che permettono di riposare, riscaldarsi e se necessario curarsi. Una eesistenza con l&#8217;azione civile, che non è dissimile dalle teorie della &#8220;guerra civile&#8221; dello statunitense Gene Sharp, il padre delle &#8220;rivoluzioni colorate&#8221;, ma che il movimento usa contro i suoi amici. Tutte i professionisti  sono mobilitati, in primo luogo medici e vigili del fuoco. Il Movimento delle Barricate non è fine a se stesso. Al suo settimo mese sfocerà in una forte iniziativa politica che irrita la cosiddetta comunità internazionale e i suoi cloni di Belgrado, si terrà il 14 febbraio con un referendum: &#8220;Sei per l&#8217;istituzione della Repubblica del Kosovo nel nord del Kosovo e Metohija?&#8221;. Il Nord troverà la sua via alla posizione del Pridniestrovie (&#8220;Transnistria&#8221;) a est della Moldova, con un territorio, una bandiera, un inno, una moneta, istituzioni e un&#8217;amministrazione. Non ci sarà un esercito, ma forse l&#8217;embrione dell&#8217;esercito popolare è nel Movimento delle Barricate &#8230; In ogni caso, rappresenta la resistenza.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>3) Qual è la posizione del potere a Belgrado?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il potere di Tadic non riconosce l&#8217;indipendenza del Kosovo, perché sa che se lo facesse verrebbe spazzato via nelle prossime elezioni, che si terranno quest&#8217;anno. Il governo è sotto una duplice pressione, degli Stati Uniti e dei loro seguaci, e quello dell&#8217;opinione pubblica serba. Quindi temporeggia. E &#8220;negozia&#8221; a Bruxelles con i trafficanti di organi albanesi. Prodotto da mani straniere e da combinazioni parlamentari, il governo Tadic ha ottenuto una maggioranza risicata con l&#8217;allineamento dei socialisti comprati e corrotti dell&#8217;SPS, il partito fondato da Slobodan Milosevic. I tutori statunitensi-occidentali non volevano un governo socialista nazionale con i Radicali. Hanno lavorato affinché i socialisti fossero &#8220;premiati&#8221; (soldi e ministeri) e per distruggere il Partito Radicale. Hanno indotto una scissione di &#8220;destra&#8221; al suo interno e creando il Partito Progressista (SNS) del tandem Nikolic &#8211; Vucic, sulla falsariga di Alleanza Nazionale in Italia. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>4) Qual è lo stato attuale della corrente nazionale in Serbia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il Movimento nazionale serbo ha le proprie caratteristiche, ma di recente subisce  l&#8217;influenza benefica di idee esterne, in particolare dalla Russia e dai settori nazionali rivoluzionari d&#8217;Italia e di Francia. L&#8217;evoluzione è notevole; fino ai bombardamenti della NATO nel 1999, il movimento nazionalista era dominato dal culto del passato, l&#8217;eroica resistenza ai Turchi e agli Austro-tedeschi, i cetnici di Draza Mihailovic, il rifugio nell&#8217;Ortodossia. Ma i settori patriottici della vecchia sinistra e dei nazionalisti illuminati alla fine hanno riflettuto sulla geopolitica, rivelando una nuova prospettiva. Così, il Movimento nazionale serbo si è reso conto che il movimento dei Paesi Non Allineati del periodo di Tito non era privo di interesse. E i socialisti hanno (ri)scoperto il nazionalismo. Le guerre di aggressione contro Iraq, Libia e Siria hanno provocato una ondata di solidarietà che si è collegata ad esso. La Libia di Gheddafi ha mobilitato un numero di militanti maggiore che altrove. Lo si può vedere sulle pareti affrescate di Kosovska Mitrovica, alla gloria della Jamahirya.<br />
Penso che dovremmo rendere omaggio a un uomo che era una sorta di precursore, intendo Dragos Kalajic. Dragos ha introdotto in Serbia, negli anni &#8217;90, una nuova dottrina dell&#8217;essenza nazionale europea, in un momento in cui il nazionalismo era limitato alla rievocazione delle battaglie del passato e al sostegno a Milosevic. Un sostegno forzato e costretto, perché l&#8217;attacco USA-occidentale rendeva obbligatorio difenderlo. Ma il regime statico di Slobodan Milosevic non aveva nessuna visione del mondo, né un qualsiasi progetto politico. Allo stesso tempo, un combattente della Milizia delle Aquile Bianche, Dragoslav Bokan, svolse un ruolo importante nel combinare arte e politica, nazionalismo e bolscevismo in riviste sperimentali. Un ex consigliere di Milosevic, Smilja Abramov, da parte sua ha svolto un lavoro essenziale di documentazione su circoli globalisti e opachi come Bilderberg, Trilateral, Opus Dei, producendo libri. Un Istituto di Studi Geopolitici è stato fondato nell&#8217;anno della guerra, ma è stato sabotato dopo i bombardamenti (1999). Il fondatore del gruppo di studio marxista rivoluzionario Praxis (ai tempi di Tito), Mihailo Markovic, con il quale ho avuto per molti anni interessanti conversazioni, era passato, grazie alla crisi (crollo della Jugoslavia, embargo, guerre separatiste dell&#8217;Occidente) verso una interessante sintesi del socialismo e del nazionalismo. Mihailo ha svolto un ruolo importante nell&#8217;articolare discussioni e argomentazioni.<br />
D&#8217;altra parte dei giornali come &#8220;Ogledalo&#8221; (ora scomparso) e &#8220;Geopolitika&#8221; di Slobodan Eric, siti informatici d&#8217;informazione o di gruppi militanti come Srpska Politika, Apisgroup, Vidovdan, Dveri, 1389, Nasi-1389, Obraz, Nova Srpska Politika Misao, Pokret za Srbiju, ecc. hanno svolto un ruolo innegabile nella diffusione di argomenti innovativi. Si noti anche, adesso, l&#8217;importanza delle reti sociali come Facebook per diffondere le idee. Posso aggiungere che nei miei frequenti interventi politico-mediatici dal 1993 ad oggi, ho introdotto nel Movimento nazionale serbo l&#8217;approccio geopolitico e soreliano dei fatti. Il russo Aleksandr Dugin è venuto a Belgrado, dove i suoi principali libri sono stato tradotti. Ha tenuto conferenze, ha incontrato tutti. Gli scambi con russi, francesi e italiani, soprattutto quelli del Coordinamento Progetto Eurasia, si sono sviluppati con reciproco vantaggio. Questo lavoro politico opera a monte, cosicché la continuità della crisi (un paese senza frontiere, un popolo che si vede  costantemente accusato e attaccato) spiega la forza del pensiero nazionale e la nascita dei blog che rivendicano la prospettiva eurasiatista. Temi e prospettive eurasiatiste sono ora ampiamente discusse. L&#8217;Eurasia è vista come un progetto fondamentalmente antioccidentale e non-allineato, che collega la Serbia alla Russia e ad un&#8217;altra Europa.<br />
Il Movimento nazionale serbo ha un vantaggio su quelli d&#8217;Italia e soprattutto della Francia: è sostenuto da molti intellettuali. Un settore in cui gli statunitensi hanno fallito, qui, è il fronte culturale. Questo non significa che i fastidi USA-occidentali non vengano trasmessi. Usano i media audiovisivi &#8220;liberi e democratici&#8221; nelle mani delle società capitalistiche anglosassoni e tedesche. Ma fuori di questo paravento artificiale, c&#8217;è nelle élite reali e nei popoli un riflesso del rifiuto della sottocultura occidentale. Così la coscienza verticale, la &#8220;memoria più lunga&#8221; e la proiezione nel futuro si armonizzano. La poesia e i canti popolari e folclorici vivi sono armi di distruzione di massa che l&#8217;imperialismo statunitense-occidentale non può bombardare. L&#8217;USAID (ambasciata USA), NED (3) e la Fondazione Soros hanno speso parecchio denaro per corrompere il settore culturale, come avevano corrotto il settore politico (politicante) e finanziario, ma i loro rappresentanti hanno finalmente ammesso la sconfitta, in  privato.<br />
Va aggiunto che, se i nazionalisti sono rappresentati in parlamento dal Partito Radicale serbo (SRS), indebolito da una scissione della &#8220;destra nazionale&#8221;, il cuore del movimento è extraparlamentare. Lo si ritrova in una varietà effervescente di associazioni e gruppi. Il Movimento Barricate del Kosovo, per quanto lo concerne, è un movimento di base e autonomo, guidato da uomini e donne del popolo, al di fuori e al di sopra dei partiti. Legato alla &#8220;resistenza senza dirigenti&#8221;, non è limitato a piccole cellule non collegate, ma si articola sul campo dei gruppi autogestiti e di solidarietà. Nella situazione di disagio in cui si trova, il popolo ha preso in mano il proprio destino. Coloro che nei partiti rifiutano l&#8217;irredentismo albanese, la NATO e l&#8217;UE, l&#8217;appoggiano, ma non ne sono il motore. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>5) Ci sono tra la popolazione albanese delle correnti eurasiatiste favorevoli alla restaurazione della Jugoslavia?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Non lo so. La posizione di coloro che potrebbero essere presentati come &#8220;nazionalisti albanesi&#8221; è insostenibile e inaccettabile: i &#8220;nazionalisti&#8221; sono ora i soli al mondo, oltre agli israeliani, ad applaudire gli statunitensi, a sventolare le bandiere yankee. La loro identità (etnica, piuttosto che religiosa) li separa dagli Slavi dell&#8217;ex Jugoslavia. Come ieri i banditi di Lucky Luciano in Sicilia, essi sono utilizzati come cavallo di Troia dall&#8217;invasore, sono immersi in una società criminale dove l&#8217;unica industria è quella della prostituzione e della droga; hanno eretto una copia in plastica della Statua della Libertà di New York, alle porte di una Pristina ripulita dai Serbi, hanno dato i nomi delle loro strade a Clinton, Albright e Clark. A titolo di aiuto per la ricostruzione, l&#8217;Unione Europea, gli Stati Uniti e le monarchie petrolifere arabe hanno versato milioni di euro e dollari in parte stornati dalla mafia. L&#8217;Arabia Saudita ha riversato un fiume di denaro per creare moschee conformi all&#8217;eterodossia wahhabita. In Bosnia ci sono gruppi islamici, ma sono una minoranza.<br />
Ne approfitto anche fare una osservazione. Gli Albanesi sono meno di quanto affermino: dal 1999, 250.000 Serbi se ne sono andati o sono stati espulsi. Un piccolo numero è riuscito a tornare. Vi sono oggi 170.000 Serbi. I due milioni di albanesi dichiarati nel 1999 per giustificare l&#8217;attacco della NATO, sono una bugia, in quanto il censimento albanese ha identificato 1.700.000 abitanti nell&#8217;aprile 2011 (il nord serbo ha rifiutato il censimento). Sappiamo che dal 1999 una parte della popolazione dell&#8217;Albania si è riversata nella provincia per avere sovvenzioni e contributi dalla &#8220;comunità internazionale&#8221;, aggiungendosi a quelli che già avevano fatto tale passo a nord, durante la colonizzazione precedente, sapendo anche che ben pochi albanesi del Kosovo sono emigrati in Occidente per ragioni di passaporto e visto, si deve concludere che le cifre erano false. Questa gigantesca menzogna, largamente ripresa dalla stampa occidentale, ha facilitato la nuova pulizia etnica a danno dei Serbi e delle minoranze etniche non albanesi. Quindi ricostruire la Jugoslavia con gli emuli di questi albanesi forieri di invasioni e occupazioni, non è all&#8217;ordine del giorno.<br />
Le cose potranno sistemarsi un giorno con le altre nazionalità, ma per il gruppo albanese in quanto tale, etnocentrico, gregario e &#8220;americanolatra&#8221; non vedo come. Lo sguardo degli Shqipetar (4) è rivolto agli Stati Uniti, non all&#8217;Eurasia. Gli statunitensi hanno fatto loro credere che avrebbero diritto ad una Grande Albania a scapito di Serbi, Montenegrini, Macedoni e Greci &#8211; a spese di tutti i vicini dell&#8217;Albania &#8211; ed essi ne approfittano, perché tutto è loro permesso.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>6) Cosa succede nelle altre enclavi serbe in Kosovo?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>YB</strong> &#8211; Il Nord non è un enclave. Si appoggia sulla Serbia. Le enclavi serbe sono isole e isolotti a sud del fiume Ibar che divide la città di Kosovska Mitrovica.  L&#8217;entità principale, quella di Strpce, 10.000 abitanti, si trova sulle pendici della montagna Sar Planina, che confina con la Macedonia. Strpce è formata prevalentemente da una dozzina di villaggi serbi che sono sopravvissuti ai bombardamenti del 1999 e alle pulizie etniche del 1999 e 2004. Nelle vicinanze, ma fuori, c&#8217;è l&#8217;enclave di Velika Hoca, un grazioso borgo medievale conservato, con 14 chiese ortodosse e una specialità che risale al Medioevo, la produzione di vino. Il paese è circondato da vigneti. Nel Kosovo centro-orientale, a pochi chilometri da Pristina, c&#8217;è anche Gracanica, centro dell&#8217;ortodossia serba, un enclave grande ma porosa, con circa 30.000 abitanti. Le altre enclavi sono sparse. Sono dei villaggi completamente isolati come Gorazhdevac, 1000 abitanti a 6 km da Pec, pezzi di enclavi, ghetti, quartieri come la Collina di Orahovac, dove la maggior parte se ne è andata nel 2004, e rimanendo in condizioni di estrema precarietà che 400 serbi. Poi un serbo mi ha mostrato la strada a 40 metri, e mi ha detto: &#8220;vedete questo angolo, mio fratello è andato lì due anni fa e non è mai tornato.&#8221;</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Grazie e coraggio, compagno &#8230; </strong></p>
<p><span style="font-size: x-small;" align="right"><strong>Traduzione di Alessandro Lattanzio</strong></p>
<p><span align="left"><strong>Fonte:</strong><a <a href=" http://corsicapatrianostra.over-blog.com/article-avec-les-serbes-rencontre-avec-yves-bataille-97160403.html"> http://corsicapatrianostra.over-blog.com/article-avec-les-serbes-rencontre-avec-yves-bataille-97160403.html</a></p>
<p><span style="font-family: Tahoma; font-size: small;" align="left"><strong>Note:</strong><br />
<span style="font-family: Tahoma; font-size: x-small;"<br />
(1) EULEX: missione di polizia e giustizia dell'UE.<br />
(2) KFOR: Kosovo Force (NATO e partner)<br />
(3) NED: National Endowment for Democracy. Principale strumento di ingerenza degli Stati Uniti, uno schermo della CIA. La NED crea e finanzia in tutto il mondo organizzazioni non governative (ONG) che fungono da operazioni da relè per le operazioni politico-militari anglo-statunitensi nei paesi presi di mira.</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Kosovo: ancora fumo dalla polveriera d’Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 20:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[27 luglio, due giornate di tensioni sui valici di confine Bernjak e Jarinje nella zona nord del Kosovo, municipalità di Mitrovica, si concludono con l’esplosione di un ordigno e scontri che provocano la morte di un poliziotto kosovaro e il ferimento di altri tre. La tensione è salita in seguito alla decisione di Pristina di inviare ufficiali di reparti speciali della polizia kosovara a prendere controllo dei valici nord 1 e 31 che collegano il Kosovo con la Serbia. La decisione ha scatenato la risposta della minoranza serba maggioritaria nell’area, che non riconosce l’autorità di Pristina e continua a fare riferimento alle istituzioni serbe che svolgono de facto la maggior parte delle funzioni amministrative sul territorio. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-ancora-fumo-dalla-polveriera-d%e2%80%99europa/11489/" title="Kosovo: ancora fumo dalla polveriera d’Europa"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11489&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Kosovo: ancora fumo dalla polveriera d’Europa" ></div></a><p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">27 luglio, due giornate di tensioni sui valici di confine Bernjak e Jarinje nella zona nord del Kosovo, municipalità di Mitrovica, si concludono con l’esplosione di un ordigno e scontri che provocano la morte di un poliziotto kosovaro e il ferimento di altri tre. La tensione è salita in seguito alla decisione di Pristina di inviare ufficiali di reparti speciali della polizia kosovara a prendere controllo dei valici nord 1 e 31 che collegano il Kosovo con la Serbia. La decisione ha scatenato la risposta della minoranza serba maggioritaria nell’area, che non riconosce l’autorità di Pristina e continua a fare riferimento alle istituzioni serbe che svolgono </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>de facto </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la maggior parte delle funzioni amministrative sul territorio. A due mesi di distanza la situazione rimane “pacifica ma instabile” come le organizzazioni internazionali e i media amano dipingerla. Instabilità dimostrata dagli incidenti </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">incorsi negli scorsi giorni quando uomini della Kfor hanno aperto il fuoco sui manifestanti serbi che si sono opposti allo smantellamento di uno dei blocchi stradali da parte delle truppe NATO. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In linea con il controverso accordo temporaneo raggiunto il 16 settembre, dopo due mesi di spolette diplomatiche e tentativi di mediazione della NATO e dell&#8217; EU, lo staff della missione civile europea EULEX ha preso in carico la gestione delle operazioni di frontiera affiancando il personale kosovaro sotto la tutela delle truppe della Kfor, con parziale soddisfazione di Pristina e il disappunto di Belgrado. Nonostante gli appelli a smantellare le barricate, la comunità serba continua a bloccare la viabilità dell&#8217;area a nord del fiume Ibar  impedendo la riapertura dei valici 1 e 31. “Questa e’ la nostra terra, il nostro territorio” dichiara uno dei manifestanti al quotidiano B92. “Quando posizioni un ufficiale di frontiera, è come dispiegare una bandiera. E prima che te ne renda conto avrai un cosidetto Kosovo imporre legge e la gente qui sarà circondata da qualcosa che assomiglia allo stato del Kosovo! Loro non possono semplicemente accettare questo! [...] Nessuno al mondo può dire a questo popolo serbo di cedere, accettare il Kosovo indipendente e andare a casa. Non accadrà mai, non lo faranno” spiega il capo negoziatore Borislav Stefanovich. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La decisione di Pristina rappresenta l&#8217;attuazione della decisione di adottare il principio di reciprocità in materia commerciale nei confronti della Serbia e della Bosnia ed Erzegovina. I due stati, infatti applicano un embargo sulle merci kosovare dal 2008, data dell’unilaterale dichiarazione di indipendenza, rifiutandosi di riconoscere i timbri doganali riportanti la dicitura “Republica del Kosovo”, misura che Belgrado si è ripetutamente rifiutata di ritirare nonostante le pressioni di Pristina nell’ambito del dialogo mediato dall’Unione Europea. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma l&#8217;atto di Pristina trova evidentemente ragione nella volontà di affermare la sua autorità nella zona nord del paese, dove la maggioranza serba si rifiuta di riconoscere la legittimità del Kosovo e chiede di fare parte della Serbia. L&#8217;azione è il tentativo di cambiare la situazione sul terreno, con lo scopo di avere ulteriori ragioni da presentare sul tavolo del dialogo con Belgrado. </span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il caso diviene nuova miccia che surriscalda la polveriera balcanica. Benchè adombrata dagli avvenimenti in medioriente, le diatribe che infiammano le focose etnie balcaniche diventano occasione di tensione nella diplomazia internazionale, che si muove nei ristretti margini della neutralità della missione amministrativa ad interim UNMIK, della missione NATO e della missione civile UE. Le riunioni del Consiglio di Sicurezza in cui si è discussa la situazione in Kosovo, ultima il 15 settembre, data di scadenza dell&#8217;accordo stipulato il 2 dello stesso mese, dà modo a Mosca di ribadire il suo pieno supporto a Belgrado, sostenuta dalla Cina che, pur meno esplicita, per evidenti ragioni di politica interna non ha alcuna simpatia per l&#8217;autoproclamata indipendenza di Pristina. L&#8217;ambasciatore russo Churkin non manca l&#8217;occasione per ricordare che il Kosovo non è che un ospite in seno all&#8217;ONU e che non può partecipare alle riunioni se non accompagnato da un rappresentante UNMIK o su invito di uno Stato Membro. Il congresso internazionale si risolve a ribadire il ruolo della missione di pace e a richiamare EULEX e KFOR a trovare una soluzione tecnica nell&#8217;ambito dei sei punti programmatici adottati nel 2008, secondo i quali l&#8217;area nord del Kosovo deve esere c</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">onsiderata un&#8217;area doganale indipendente. Il Segretario Generale Ban-ki moon ribadisce che il Piano Ahtisaari rimane il quadro più favorevole ai Serbi del nord del Kosovo, suscitando i malumori di Belgrado che lo ritene inaccettabile e ne ha impedito l&#8217;adozione da parte del CdS dal 2008.</span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La crisi mette nuovamente in difficoltà l&#8217;UE nel trovare un giusto equilibrio fra carota e bastone, tanto con la Serbia che con Il Kosovo. Sotto la mediazione dell&#8217;Unione Europea, in marzo 2011 è stato lanciato un dialogo per discutere gli effetti pratici sviluppatisi a causa del disaccordo sullo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>status</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> del Kosovo, come cooperazione regionale, telecomunicazioni, riconoscimento dei diplomi etc. Accordi che hanno un impatto importante sulla vita di tutti i giorni della popolazione Kosovara, ma lasciano da parte il nocciolo della questione. Il nord non è infatti in agenda, secondo la volontà di</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Pristina che si rifiuta di partecipare ad un dialogo politico con Belgrado.</span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Alla vigilia del secondo appuntamento, in agenda il 28 settembre scorso, la strategia del “un passo alla volta” ha cominciato a vacillare. In conseguenza al degenerare della situazione, Tadic ha posto come condizione </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>sine qua non</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> per la continuazione del dialogo l&#8217;inserimento all&#8217;ordine del giorno della situazione del Nord. Al rifiuto dell&#8217;UE, il secondo appuntamento è stato posticipato a data da destinarsi.</span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La mossa di Tadic evidenza la volontà serba di non rinunciare agli interessi nazionali e cercare di difendere il potere negoziale che può ancora vantare. Potere che si è notevolmente ridotto dal 2008, quando la dichiarazione unilaterale di indipendenza ha messo Belgrado di fronte ad una situazione </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>de facto</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> svantaggiosa rispetto alla rivendicazione di un Kosovo serbo. Parallelamente Pristina preferisce rafforzare il suo controllo sul territorio, soprattutto a nord ed avere il supporto del maggior numero di stati prima di negoziare con Belgrado i termini del divorzio.</span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A conti fatti, Pristina può contare sulle simpatie degli USA e di alcuni paesi chiave europei come la Germania, la Francia e l&#8217;Italia.  Cionondimeno, l&#8217;operazione lanciata a fine luglio ha reso evidente la debolezza della sua autorità nel nord del paese, dimostrato l&#8217;inefficacia della strategia dell&#8217;integrazione forzata del nord Kosovo e indebolito la sua posizione nell&#8217;ambito del processo politico. Terreno quest&#8217;ultimo sul quale cerca di recuperare lavorando intensamente per ottenere il riconoscimento del numero più alto possibile di Stati, che hanno appena raggiunto quota 84 con il riconoscimento nell&#8217;ultimo mese di Nigeria, Gabon e Costa d&#8217;Avorio. Sull&#8217;altro piatto della bilancia, Belgrado ha da rallegrarsi della lealtà dimostrata della popolazione serba di Mitrovica nel momento di crisi, circostanza che ha incrementato la credibilità delle istituzioni “parallele” e dato nuovo iato alla rivendicazione di un Kosovo parte integrante della Serbia. Guadagna inoltre in termini di consenso interno, accontentando le aspirazioni tanto dalle forze di governo che di opposizione, che fanno entrambe della questione del Kosovo serbo propria bandiera. Pesa, però, sulla testa del Presidente Tadic, spada di Damocle, il parere della Commissione Europea circa il conferimento dello </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>status</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di paese candidato, attesa il prossimo 12 ottobre. Il governo di Tadic ha indubbiamente lavorato intensamente negli ultimi mesi per assicurare un parere positivo. Dopo i due eccellenti arresti di Ratko Mladic e Goran Hadzic, la normalizzazione dei rapporti con Pristina e un positivo atteggiamento nell&#8217;ambito del dialogo mediato da Bruxelles, rimane l&#8217;ultimo test per ottenere la maturità. Venendo meno alla cautela di rito, nella visita ufficiale pagata a fine agosto, la cancelliera Merkel ha senza mezzi termini avvertito Belgrado che deve smantellare le istituzioni paralle nel nord del paese e normalizzare i rapporti con il Kosovo se vuole avvicinarsi alla </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>membership</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> europea. Del resto la ben nota </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>fatigue</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ad affrontare un ulteriore allargamento, specie in tempo di crisi, dà ulteriori buone ragioni ai negoziatori di Bruxelles ad utilizzare con gli aspiranti candidati il bastone molto più che la carota. Inoltre Belgrado deve affrontare la pressione delle imprese nazionali che, secondo la Camera di Commercio serba stanno pagando il blocco delle esportazioni verso il Kosovo con perdite di circa 50 milioni di euro al mese. Tadic ha pertanto optato per un approccio certamente risoluto, ma volto, almeno a termini di proclama, ad evitare l&#8217;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>escalation</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> della violenza. La comunità serba kosovara grida oggi al tradimento e all&#8217;abbandono da parte della madre patria che ha infine accettato i timbri emessi sotto il controllo Kfor in base all&#8217;accordo raggiunto il 16 settembre scorso. Fra gli attori internazionali Mosca sembra rimanere il più strenuo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>supporter</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di Belgrado contro l&#8217;indipendenza del Kosovo. Con gran disappunto l&#8217;ambasciatore russo a Belgrado, Aleksandar Konuzin, dichiara che la Serbia dovrebbe affiancare Mosca piuttosto che l&#8217;Unione Europea e la NATO che sono “contro i nostri interessi nazionali”. </span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dai colloqui con il Presidente Obama e la baronessa Catherine Ashton, alto rappresentate per la Politica Estera e Sicurezza dell&#8217;UE, in occasione della 66 Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Tadic ha ribadito il suo impegno a voler trovare una soluzione diplomatica alla crisi. Ma la diplomazia intesa da Tadic dimostra non rimanere sorda agli appelli a difendere gli interessi nazionali, come il rifiuto di continuare i dialoghi ha messo in evidenza. La mossa riporta alla memoria la diplomazia  degli anni &#8217;90, quando la Serbia giocava ad essere vittima, pacificatore e aggressore allo stesso tempo. Nonostante gli appelli ad evitare la violenza lanciati ai manifestanti sull&#8217;Ibar, il rifiuto di proseguire i dialoghi rappresenta certamente un pericoloso inasprimento delle relazioni che potrebbe provocare un rapido peggioramento della situazione. Pare inoltre una mossa azzardata, che potrebbe mettere a repentaglio il matrimonio con l&#8217;UE a pochi giorni dall&#8217;agonato si. La sicurezza ostentata da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: aria;"><span style="font-size: medium;">Božidar Đelić</span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l nel giudizio positivo potrebbe essere ben fondata. Resta da vedere però quali saranno i termini del si e se saranno posti ulteriori </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>benchmarks</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Certamente, questo è il momento per USA e Unione Europea di addolcire la carota e rafforzare il bastone, per  assumere una leadership più incisiva e ricercare una risoluzione comprensiva alla disputa, tutelando gli interessi di tutti. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La polveriera d&#8217;europa per il momento non fa che fumo, ma il passato ci ha già insegnato che è consigliabile non lasciare consumare la miccia.</span></span></p>
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		<title>Destabilizzazione interna ed intervento NATO. Dal Kosovo alla Libia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 20:43:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nostro redattore Stefano Vernole, autore di vari libri sul Kosovo, ha tenuto la conferenza Destabilizzazione interna ed intervento NATO: dal Kosovo alla Libia a Benevento, il 24 settembre scorso. L'evento è stato organizzato dall'associazione locale "Millenium" ed introdotto da Orazio Maria Gnerre. Di seguito il video integrale dell'incontro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/destabilizzazione-interna-ed-intervento-nato-dal-kosovo-alla-libia/11418/" title="Destabilizzazione interna ed intervento NATO. Dal Kosovo alla Libia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11418&amp;w=80" width="80" height="43" alt="Destabilizzazione interna ed intervento NATO. Dal Kosovo alla Libia" ></div></a><div style="font-size: medium;">
<p>Il nostro redattore Stefano Vernole, autore di vari libri sul Kosovo, ha tenuto la conferenza <em>Destabilizzazione interna ed intervento NATO: dal Kosovo alla Libia</em> a Benevento, il 24 settembre scorso. L&#8217;evento è stato organizzato dall&#8217;associazione locale &#8220;Millenium&#8221; ed introdotto da Orazio Maria Gnerre. Di seguito il video integrale dell&#8217;incontro.</p>
</div>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5qatu4WvLfo?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5qatu4WvLfo?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 06:49:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, non ha incontrato il favore degli americani. La Serbia ritiene che sia l'unica soluzione realistica all'impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado si rifiuta di riconoscere l'indipendenza. Ma la Germania ha già dettato a Belgrado le condizioni necessarie affinché la Serbia possa entrare a far parte dell'UE: il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e l'ingresso nella NATO. Intanto si aprono spiragli affinché si apra un'inchiesta sul traffico di organi internazionale nella regione kosovara.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-anche-gli-eletti-cominciano-a-tremare/9995/" title="Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=9995&amp;w=80" width="80" height="76" alt="Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare" ></div></a><p><span style="font-size: medium;">La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, “non fa parte della prospettiva europea dei Balcani occidentali, e non può essere pertanto una soluzione ai problemi del Kosovo.” Questo è quanto riferisce l&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia a Pristina, Michael Louis Giffoni (nato a New York), che ha l&#8217;incarico di &#8216;facilitatore politico&#8217; nel nord del Kosovo a maggioranza di popolazione serba. &#8221;Da vari anni ripeto che l&#8217;Unione europea lavora e ha una visione dei Balcani legata all&#8217;integrazione e alla cooperazione, al dialogo e alla prospettiva europea. In quest&#8217;ottica concetti come la partizione del Kosovo sono fuori luogo e non aiutano a migliorare la situazione nella regione&#8221;, ha detto Giffoni. A suo avviso, &#8221;invece di creare nuovi confini bisogna rendere meno impenetrabili quelli già esistenti, che e&#8217; poi la tendenza in atto in Europa&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A parlare di una divisione del Kosovo come &#8216;unica soluzione realistica&#8217; all&#8217;impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado rifiuta di riconoscere l&#8217;indipendenza, e&#8217; stato in particolare il vicepremier e ministro dell&#8217;interno serbo, Ivica Dacic. L&#8217;Ambasciatore Giffoni ha confermato la sua posizione in una intervista al quotidiano kosovaro “Koha Ditore”, nella quale ha affermato che quelle su una possibile partizione del Kosovo devono essere considerate idee private e personali di taluni esponenti politici. &#8221;Tali concetti sono contrari ai principi della cooperazione regionale e della stabilità nei Balcani, poiché eventuali cambiamenti delle frontiere avrebbero serie conseguenze sull&#8217;intera regione. Io continuo a credere che la vita dei cittadini nel nord del Kosovo (a maggioranza di popolazione serba, ndr), e nelle altre parti del Kosovo e della Serbia, può migliorare con la cooperazione e  non con le divisioni&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel progetto di una eventuale divisione, la parte nord del Kosovo passerebbe alla Serbia e in tal caso non e&#8217; escluso che una regione del sud della Serbia a maggioranza di popolazione di etnia albanese, la Valle di Presevo, chieda l&#8217;annessione al Kosovo.<br />
Che il Kosovo vada diviso tra Serbia e Albania, è appunto l&#8217;opinione espressa da Ivica Dacic in una intervista sull&#8217;ultimo numero del settimanale “Nin”. &#8221;Abbiamo cercato di difendere il Kosovo con la guerra, e abbiamo fallito. E&#8217; per questo che parlo di demarcazione, prima che sia troppo tardi. Vale a dire una correzione dei confini fra i due Stati vicini, Serbia e Albania&#8221;. A suo parere, la Serbia ha fatto un errore nel non parlare con l&#8217;Albania. &#8221;La demarcazione tra Serbia e Albania e&#8217; l&#8217;unica opzione realistica&#8221;, ha detto il ministro dell&#8217;interno, e ha aggiunto che il Kosovo potrebbe unirsi al&#8217;Albania allo stesso modo di come la Republika Srpska (Rs) &#8211; l&#8217;entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina &#8211; potrebbe unirsi eventualmente alla Serbia.<br />
Ufficialmente, la posizione del governo di Belgrado &#8211; che si rifiuta di riconoscere l&#8217;indipendenza di Pristina &#8211; e&#8217; che il Kosovo resta territorio della Serbia, una sua provincia meridionale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da marzo e&#8217; cominciato un dialogo fra Serbia e Kosovo per la soluzione di problemi concreti della vita quotidiana, ma Pristina non intende in alcun modo tornare a parlare e a rimettere in discussione il tema dell&#8217;indipendenza, considerato ormai risolto per sempre. Da Pristina sono giunte subito reazioni contrariate alle nuove dichiarazioni di Dacic e il premier Hashim Thaci ha detto che i rappresentanti di Belgrado devono smetterla di parlare di una possibile divisione del Kosovo altrimenti, ha osservato, le richieste di Pristina potranno andare ancora al di là dell&#8217;indipendenza. Si tratta, ha affermato, di &#8221;idee antistoriche&#8221;. L&#8217;idea della spartizione non vede favorevoli nemmeno i vertici della Chiesa ortodossa serba, in quanto la maggior parte dei monasteri si trova nella parte meridionale del Kosovo, nella Metohija. Il vescovo Teodosije, rappresentante della Chiesa ortodossa serba in Kosovo, si e&#8217; detto contrario ad ogni ipotesi di divisione, affermando che una tale decisione causerebbe una pericolosa escalation di violenza della quale le vittime principali sarebbero i serbi. Nelle dichiarazioni rilasciate a “Radio Gracanica”, Teodosije ha detto di ritenere che le affermazioni fatte di recente da taluni politici serbi al riguardo vanno considerate a titolo personale e non rispecchiano la posizione ufficiale del governo di Belgrado. &#8221;Io credo fermamente che le autorità serbe, nel rispetto della Costituzione, faranno di tutto per preservare il Kosovo e che non prenderanno alcuna decisione a danno della popolazione kosovara&#8221;, ha detto il vescovo Teodosije. &#8221;Il Kosovo – ha aggiunto &#8211; non deve essere diviso ma deve restare così com’è&#8221;. Per il rappresentante della Chiesa ortodossa una spartizione del Kosovo provocherebbe nuove violenze, &#8221;e noi sappiamo che a soffrirne sarebbe in particolare il nostro popolo”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La netta contrarietà anche degli Stati Uniti all&#8217;ipotesi di una divisione territoriale del Kosovo su base etnica, e&#8217; stata sottolineata a Pristina da Philip Gordon, vicesegretario di stato nordamericano per l&#8217;Europa e l&#8217;Eurasia. &#8221;Noi siamo contrari, e non prendiamo in considerazione tale ipotesi. Non pensiamo che sia una soluzione pratica e nell&#8217;interesse di chicchessia&#8221;, ha detto Gordon ai giornalisti al termine di colloqui con la dirigenza kosovara. &#8221;In ogni paese vi sono minoranze, e le democrazie dovrebbero badare ai loro interessi senza ridisegnare i confini&#8221;, ha aggiunto l&#8217;esponente Usa secondo il quale una partizione del Kosovo avrebbe &#8221;conseguenze su scala regionale. L&#8217;indipendenza e l&#8217;integrità territoriale del Kosovo non possono essere messi nuovamente in discussione” &#8211; ha affermato Gordon, soprattutto dopo che lo sono stati quelli della Serbia, aggiungiamo noi&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, però, nuove possibili modifiche dell&#8217;accordo militare concluso nel 1999, con il quale fu istituita una striscia di sicurezza sulla linea di demarcazione fra Serbia e Kosovo, sono state esaminate in un colloquio che il capo del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha avuto a Belgrado col capo di stato maggiore delle Forze armate serbe, generale Miloje Miletic. In una conferenza stampa congiunta, Di Paola ha detto che tale accordo ha già subito modifiche in passato, e che ora sono in corso trattative per nuovi cambiamenti. Miletic da parte sua ha osservato come si tratti di un tema molto sensibile e importante per le relazioni fra Serbia e Nato. L&#8217;intesa sulla striscia di sicurezza intorno al Kosovo, che dopo le modifiche passate è attualmente di 5 km, è parte degli accordi di pace firmati a Kumanovo (Macedonia) il 9 giugno 1999, con i quali fu posto fine ai bombardamenti aerei della Nato contro la Serbia di Slobodan Milosevic. Con la fascia di sicurezza fu istituita anche una zona di interdizione al volo, ancora in vigore. A più riprese esponenti militari serbi hanno sollecitato la completa abolizione di tale fascia di sicurezza e di tutte le restrizioni ancora in vigore dal momento, si sottolinea, che “esercito serbo e truppe della Kfor (Forza Nato in Kosovo) non sono nemici”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nonostante le rassicurazioni di Belgrado, quattro comandanti di polizia nel nord del Kosovo, tutti di etnia serba, sono stati sospesi per il loro rifiuto di accettare i trasferimenti decisi dalla polizia centrale kosovara (Kps) nell&#8217;ambito di quella che viene definita una &#8216;rotazione&#8217; nel servizio. Come ha detto il direttore della polizia, Resat Malici, i comandanti che rifiutano i trasferimenti saranno tutti destituiti e licenziati se non accetteranno il provvedimento. I responsabili di polizia nel nord del Kosovo, abitato in maggioranza da popolazione serba, non riconoscono l&#8217;autorità centrale a Pristina e si rifiutano di obbedire agli ordini della dirigenza di polizia (di etnia albanese). “Quelli che accetteranno le decisioni sui trasferimenti, manterranno il posto di lavoro, ma dovranno svolgere la propria attività nelle nuove sedi loro assegnate”, ha precisato Malici citato dai media a Pristina. La direzione di polizia ha stabilito di trasferire il comandante di polizia di Kosovska Mitrovica nord (la parte della città divisa controllata dai serbi) a Jarinje, quello di Zvecan a Leposavic, il comandante di Leposavic a Kosovska Mitrovica nord e quello di Zubin Potok alla centrale regionale di polizia sempre a Kosovska Mitrovica nord.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I problemi con la polizia serba non sono però gli unici; la Kfor, la Forza della Nato in Kosovo, ha spostato il luogo di una esercitazione congiunta con la missione europea Eulex a causa di un blocco stradale attuato da un gruppo di imprenditori serbi, che protestano da alcuni giorni contro l&#8217;arresto di un loro collega che si rifiuta di pagare le tasse alle autorità kosovare. Come riferiscono i media a Pristina, un accordo e&#8217; stato raggiunto dai responsabili militari della Kfor e Ratomir Bozovic, presidente dell&#8217;Associazione imprenditori di Zubin Potok. Invece che lungo la strada fra Kosovska Mitrovica e Ribarice &#8211; bloccata dagli imprenditori – le esercitazioni di Kfor e Eulex si terranno su una strada vicina.<br />
Jevrem Pantelic, l’imprenditore serbo kosovaro di Zubin Potok, è stato arrestato una settimana fa con l&#8217;accusa di evasione fiscale, a causa del suo rifiuto di versare le imposte alle autorità kosovare albanesi di Pristina.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, però, anche gli “eletti” cominciano a tremare, a causa della lotta intestina che si svolge tra gli sponsor internazionali del Kosovo. Il 20 giugno è giunta la notizia che gli investigatori di Eulex, la missione europea in Kosovo, hanno aperto un&#8217;inchiesta a carico di Pieter Feith, capo dell&#8217;Ufficio civile internazionale (Ico) a Pristina, che avrebbe influenzato la nomina del governatore della Banca centrale kosovara, Gani Gerguti. Notizia annunciata dal quotidiano “Express”. Secondo il giornale vi sarebbero prove che Feith, fino a poche settimane fa anche rappresentante Ue a Pristina, ha avuto un ruolo determinante nella nomina del governatore della Banca centrale Gerguri. Non sono stati forniti altri particolari sulle presunte pressioni esercitate dal diplomatico olandese, uomo di Javier Solana e dei britannici (ma sgradito a diverse ambasciate europee), nella nomina del governatore. Pieter Feith, nota “Express”, ha ribadito a più riprese in passato, in particolare dopo le elezioni dello scorso dicembre, che non vi può essere posto nel governo kosovaro per persone indagate. Eulex, la missione europea in Kosovo, ha però smentito subito che Pieter Feith sia indagato per il ruolo avuto nella nomina del governatore della Banca centrale kosovara. &#8221;Le presunte accuse sono state esaminate dai procuratori, che hanno stabilito che non vi e&#8217; alcun motivo di avviare un&#8217;inchiesta, e il caso e&#8217; stato così chiuso&#8221;, ha detto in un comunicato Irina Gudeljevic, portavoce di Eulex. Il portavoce dell&#8217;Ico Andy McGuffie ha detto da parte sua che Feith e&#8217; rimasto molto sorpreso alla notizia della presunta inchiesta a suo carico, chiedendo subito spiegazioni a Eulex e alla giustizia kosovara.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sembra di assistere alla stesso copione del passato, cioè alla rapidità con la quale Carla Del Ponte e i suoi collaboratori al Tribunale dell’Aja assolvevano i piloti della NATO incriminati per i bombardamenti sulla Serbia senza nemmeno guardare le prove a loro carico. Che in questo momento Eulex non possa permettersi anche lo scandalo Feith, si deve probabilmente alle nuove accuse elevate proprio dalla missione europea in Kosovo nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulla vicenda del traffico di organi. Come ha annunciato a Pristina il portavoce di Eulex, Blerim Krasniqi, destinatari delle accuse sono un cittadino turco e uno israeliano, che sarebbero implicati direttamente nei traffici illeciti di organi. Nel marzo scorso Eulex aveva già messo sotto accusa altre quattro persone, tutti cittadini kosovari. In tutto sono ora nove le persone chiamate a rispondere in tale inchiesta, sette dei quali sono albanesi kosovari, mentre due il turco Yusuf Sonmez e l&#8217;israeliano Moshe Harel, sono accusati di tratta di esseri umani, criminalità organizzata e esercizio illegale della professione medica. I reati sarebbero stati commessi nel 2008 nella clinica &#8216;Medicus&#8217; di Pristina, dove sarebbe stati effettuati trapianti illegali di organi ai danni di cittadini serbi e albanesi rapiti dall’UCK albanese. Yusuf Sonmez, che aveva esercitato alla clinica &#8216;Medicus&#8217; e che e&#8217; stato definito il &#8216;Frankenstein turco&#8217; dai media kosovari, era stato arrestato e poi subito rilasciato in Turchia a metà gennaio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Visto che purtroppo la pratica dell’espianto e del traffico di organi da parte di cittadini israeliani è già stata documentata in Palestina e non solo¹, sarebbe opportuno che il bravo relatore sui diritti umani del Consiglio di Europa, lo svizzero Dick Marty, fosse un po’ più esplicito sulla sparizione nel suo rapporto del ruolo avuto dalle compagnie private israeliane e dal Mossad nell’addestramento del “Gruppo di Drenica”², senza giustificarla “per un malinteso con il collaboratore (che ha mal interpretato una correzione manoscritta) che ha tradotto in inglese le note è sorta quella divergenza, poi corretta nella versione definitiva³.” Il coraggio di Marty, che fu censore anche dei metodi giudiziari della Del Ponte e dei voli della CIA in Europa è noto, tanto più che la Russia intende dare il suo appoggio all&#8217;iniziativa della Serbia per chiedere un&#8217;indagine indipendente sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu sul traffico di organi umani messo in atto in Kosovo alla fine degli anni novanta. Il rappresentante permanente russo alle Nazioni Unite, Vitali Ciurkin, citato dalla “Tanjug”, ritiene che Eulex, la missione europea in Kosovo, non sia in grado di condurre da sola un&#8217;inchiesta adeguata, per questo Mosca appoggerà la proposta serba per indagini sotto l&#8217;ombrello Onu. Le autorità di Belgrado hanno detto a più riprese che Eulex &#8211; che nei mesi scorsi ha annunciato l&#8217;avvio di una propria indagine sul traffico di organi &#8211; non ha poteri giurisdizionali al di fuori del territorio del Kosovo, e che per questo non può condurre un&#8217;indagine completa e esauriente, dal momento che il traffico di organi umani riguardò anche l&#8217;Albania. Ciurkin ha aggiunto che Mosca e&#8217; per la prosecuzione della presenza internazionale in Kosovo, e ritiene che nessuna decisione potrà essere presa senza il consenso della Serbia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quest’ultima, però, si trova tra l’incudine e il martello.<br />
La delegazione del Parlamento tedesco in visita in questi giorni a Belgrado è stata molto chiara sulle sue aspirazioni europee: se vuole aderire all’UE, la Serbia deve riconoscere il Kosovo e aderire alla NATO, viste “le strette relazioni esistenti” tra l’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea, in caso contrario la Germania ne bloccherà il processo di avvicinamento all’Europa.<br />
La vendita di Ratko Mladic al Tribunale dell’Aja, evidentemente, non è sufficiente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>* <em>Stefano Vernole è redattore di “Eurasia”, è coautore di “La lotta per il Kosovo”, All&#8217;Insegna Del veltro, Parma, 2007 e autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Noctua, Molfetta, 2008.</em></strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="font-size: large;">Note</span></div>
<hr size="1" />
<ol>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/kosovo-organ-donor-ring-israel">http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/kosovo-organ-donor-ring-israel</a></span></li>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele/7839/">http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele/7839/</a></span></li>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Mia corrispondenza per posta elettronica con Dick Marty.</span></li>
</ol>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dal Kosovo alla Libia: il lato oscuro dell&#8217;interventismo &#8220;umanitario&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 15:59:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giunto simbolicamente a Belgrado il 23 marzo il capo del governo di Mosca, Vladimir Putin, avrebbe dichiarato che tra l’attuale crisi libica e quella kosovara di 12 anni fa esisterebbero diverse differenze. Sicuramente, però, vi sono anche parecchie analogie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/dal-kosovo-alla-libia-il-lato-oscuro-dellinterventismo-umanitario/8839/" title="Dal Kosovo alla Libia: il lato oscuro dell&#8217;interventismo &#8220;umanitario&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8839&amp;w=80" width="80" height="45" alt="Dal Kosovo alla Libia: il lato oscuro dell&#8217;interventismo &#8220;umanitario&#8221;" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giunto simbolicamente a Belgrado il 23 marzo (giorno antecedente all’anniversario dell’inizio dei bombardamenti sulla Federazione Jugoslava nel 1999), il capo del governo di Mosca, Vladimir Putin, avrebbe dichiarato che tra l’attuale crisi libica e quella kosovara di 12 anni fa esisterebbero diverse differenze.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sicuramente, però, vi sono anche parecchie analogie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Preparazione mediatica all’aggressione militare</em>: come allora, l’intervento degli aerei della coalizione occidentale è stato preceduto da una lunga campagna dell’opinione pubblica, volta a demonizzare l’avversario. Nel 1999 fu il falso massacro di Racak a fornire il pretesto per l’umiliante ultimatum di Rambouillet, oggi sono state le false fosse comuni di Tripoli (1) e gli inesistenti raid aerei (2) sui  manifestanti a permettere di scaldare i motori degli aerei dell’aviazione atlantica. Anche le parole d’ordine della propaganda occidentale sono sempre le stesse: “un dittatore che uccide il suo popolo” (allora Milosevic che vinse tutte le elezioni, oggi Gheddafi che sostituì nel 1969 un regime autocratico introducendo la democrazia diretta), gli “scudi umani” a protezione dei siti da bombardare (in realtà migliaia di volontari pronti a sacrificarsi, a Belgrado a difesa dei ponti sul Danubio, a Tripoli delle città libiche), “gli insorti lottano per la libertà e la democrazia” (in realtà l’UCK era un gruppo ideologicamente marxista-leninista e le tribù ribelli della Cirenaica sventolano le bandiere monarchiche), qualche accenno alla “pulizia etnica” e ai “mercenari” (che nemmeno vale la pena commentare), “Milosevic disposto ad arrendersi dopo 3 giorni di bombardamenti” (furono alla fine 78) e “Gheddafi scappato in Venezuela o in Bielorussia” (forse sarebbe piaciuto a Washington per attaccare Chavez e Lukashenko …), preparazione “culturale” alle rivolte (apertura di un centro statunitense finanziato da Soros a Pristina e discorso di Obama al Cairo).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Sostegno esterno agli insorti e andamento del conflitto</em>:  in Kosovo l’UCK venne addestrato, armato e finanziato da BND, SAS, CIA e servizi segreti albanesi, in Libia gli insorti di Bengasi da SAS, CIA, servizi segreti francesi, egiziani e sauditi. In un primo momento l’esercito di liberazione albanese del Kosovo conquistò oltre metà della provincia serba e assunse il controllo di tutte le strade principali, per essere travolto alla prima azione seria intrapresa dalla polizia militare di Belgrado. Lo stesso può dirsi per le tribù della Cirenaica che, dopo un fantomatico successo iniziale, stavano per scappare in Egitto e perdere anche la loro roccaforte. In entrambi i casi, questi gruppi ribelli sono stati utilizzati per creare un clima bellico idoneo per l’intervento esterno, vengono fatti massacrare perché non assumano troppa influenza e verranno poi scaricati quando le potenze occidentali avranno raggiunto i loro obiettivi (nel 1999 la NATO addirittura bombardò la caserma di Koshare, unico successo militare dell’UCK).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Divisione del paese</em>: impossibilitata a vincere davvero il conflitto vista la scarsa attitudine delle sue truppe a condurre un intervento di terra, la NATO si accontentò nel 1999 di occupare soltanto il Kosovo (ricco di minerali e in posizione strategica per la sorveglianza dei corridoi energetici), per poi destabilizzare la Serbia e far cadere Milosevic in un secondo tempo. L’obiettivo principale in Libia è impiantare i soldati dell’Alleanza Atlantica in Cirenaica e nel Fezzan (ricchi di petrolio e in ottima posizione per il controllo dell’Egitto), quali basi iniziali di una futura eliminazione di Gheddafi in Tripolitania (3). La balcanizzazione del mondo continua.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Demonizzazione dell’avversario</em>: agli Stati Uniti, si sa, piace l’impostazione leaderistica della politica e identificano sempre un paese con la sua guida: ieri Milosevic (in realtà un grigio burocrate socialista), oggi Gheddafi (abbastanza attempato, se non altro perché si trova a capo della Libia dal 1969). Questa identificazione totale del potere con un solo uomo, oltre a voler ricordare i paralleli con i grandi avversari storici degli anglosassoni (Mussolini, Hitler, Stalin), permette agli USA di recitare la parte dei “liberatori dall’oppressione” o “dalla dittatura” (sarebbe sufficiente confrontare i parametri economici e sociali della Serbia di Milosevic con l’attuale o della Libia di Gheddafi con il resto del continente africano per capire i “vantaggi” della “liberazione”). In ogni caso le pressioni e l’armamentario ideologico-propagandistico sono identici: sequestro di fantomatici conti all’estero o di improbabili “tesori”, incriminazione al Tribunale dell’Aja (quello che ha ammesso di aver distrutto le prove dei crimini compiuti contro i serbi in Kosovo), pressioni per l’esilio dei “dittatori”. Anche il tranello per attirarli nella trappola è stato pressoché lo stesso: nel 1995 Milosevic fu acclamato a Dayton quale “uomo della pace” (e infatti oggi le clausole approvate per mettere fine alla guerra di Bosnia vengono messe in discussione dalle pressioni atlantiste), Gheddafi dopo le minacce subite da Bush jr. e le riparazioni economiche pagate per l’attentato di Lockerbie (il presunto colpevole è stato rilasciato dagli inglesi per “una grave malattia” nonostante di salute stia benissimo, pur di evitare un processo di appello che avrebbe inchiodato i suoi accusatori britannici a mostrare prove in realtà inesistenti) venne riciclato come alleato nella “guerra al terrorismo”. L’apertura all’Occidente, evidentemente, non paga.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Interessi in gioco</em>: sono abbastanza simili e riguardano il percorso degli oleodotti nel caso kosovaro, i diritti di sfruttamento del petrolio in quello libico (e questi, almeno oggi, sono stati ammessi perfino dalla nostra classe dirigente). Nel caso kosovaro ci furono anche quelli della droga e del traffico di migranti/prostituzione, probabile che anche in Libia avvenga qualcosa del genere. Posizionamento strategico della NATO: base militare USA di Camp Bondsteel in Kosovo (quale porta d’ingresso alle aree strategiche del pianeta, Vicino e Medio Oriente, Caucaso), destabilizzazione dell’influenza russa e turca nel Mediterraneo per la Libia (4), rilancio mediatico del ruolo dell’Alleanza Atlantica quale gendarme globale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Danni all’Italia e mediazione russa</em>: evidenti all’epoca dell’aggressione alla Serbia (affare Telekom Srbja, investimenti commerciali, inquinamento ambientale del Mar Adriatico, conseguenze dell’utilizzo dell’uranio impoverito sui propri militari, violazione della Costituzione, invasione della droga e della mafia kosovara), addirittura clamorosi con la partecipazione ai bombardamenti sulla Libia (perdita di cospicui contratti petroliferi, accordi energetici, perdita di credibilità internazionale dopo la concessione delle basi militari per un attacco militare e violazione del trattato di amicizia italo-libico, aumento dei migranti e probabilmente del traffico di droga) (5). Nel 1999, la Russia che aveva però posto il veto all’intervento nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, favorì con Chernomyrdin la fine delle ostilità; è probabile che ora molti,  Berlusconi per primo, si augurino una mediazione russa per trovare una via d’uscita vantaggiosa per tutti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non sappiamo, infatti, quanto durerà ancora questa coalizione improvvisata di governi che ormai non hanno più nemmeno la decenza di vergognarsi delle proprie bugie, ma, soprattutto, dopo quanto esportato in Kosovo (dove i gestori del potere organizzavano i traffici di organi umani (6)), Iraq (con nefandezze come l’embargo sul latte ai bambini e le torture di Abu Ghraib) e Afghanistan (dove si confondono trafficanti di droga e necrofili) (7), attendiamo “fiduciosi” di scorgere i frutti del loro “intervento umanitario” in Libia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Stefano Vernole, redattore di “Eurasia”</strong></em></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>, </strong></em></span></span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>è autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Ed. Noctua, Molfetta, 2008.</strong></em></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em>Note</em></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: x-small;">Paolo 	Pazzini su “Il Giornale”: “Vengo da Tripoli e vi dico che i 	giornali raccontano un sacco di menzogne”, 26 febbraio 2011, </span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilgiornale.it/"><span style="font-size: x-small;">www.ilgiornale.it</span></a></span></span></li>
<li>“<span style="font-size: x-small;">I 	militari russi: nessun attacco aereo in Libia”, 2 marzo 2011, </span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../8536/i-militari-russi-nessun-attacco-aereo-in-libia"><span style="font-size: x-small;">http://www.eurasia-rivista.org/8536/i-militari-russi-nessun-attacco-aereo-in-libia</span></a></span></span></li>
<li><span style="font-size: x-small;">LIBIA:STRATEGA, 	NO FLY ZONE COME BOSNIA RISCHIA DI FALLIRE PERICOLO E&#8217; STALLO, PAESE 	DIVISO PREVALGONO IDENTITA&#8217; REGIONALI (ANSA) &#8211; ROMA, 21 MAR &#8221;Stanno 	tentando di far cadere Gheddafi come avvenne con Milosevic negli 	Anni Novanta&#8221; ma &#8221;questa volta potremmo fallire&#8221;. E&#8217; quanto 	afferma Robert Kaplan, stratega militare del Center for New American 	Security, intervistato da La Stampa. &#8221;In Libia vogliono imporre una 	no fly zone come la Nato fece nel 1994 sui cieli della Bosnia e 	anche nel 1999 sul Kosovo &#8211; afferma Kaplan &#8211; conducendo una campagna 	aerea di 99 giorni. Ma quelle due operazioni militari non portarono 	alla caduta di Milosevic, perche&#8217; una no fly zone non e&#8217; in grado di 	innescare cambiamenti di regime&#8221;. In Libia, secondo l&#8217;esperto, si 	sta tentando di indebolire Gheddafi allo stesso modo, &#8221;fino al 	punto da portare qualcuno del suo campo a prendere l&#8217;iniziativa per 	eliminarlo o allontanarlo dal potere&#8221;. Ma la Libia &#8221;non e&#8217; la 	Serbia&#8221;. &#8221;La Libia, in realta&#8217;, come stato non esiste &#8211; prosegue &#8211; 	perche&#8217; a prevalere sono piuttosto le identita&#8217; regionali in 	Tripolitania, Cirenaica e Fezzan&#8221;. &#8221;Se una no fly zone riesce a 	salvare Bengasi – afferma Kaplan &#8211; e indebolisce Gheddafi in 	Cirenaica, non significa che cio&#8217; avverra&#8217; anche in Tripolitania&#8221;. 	Il rischio per la coalizione e&#8217; arrivare ad una situazione di 	stallo: &#8221;la Cirenaica in mano ai ribelli, la Tripolitania a 	Gheddafi e il Fezzan senza governo&#8221;. (ANSA).</span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../8828/libia-che-alternative-aveva-litalia"><span style="font-size: x-small;">http://www.eurasia-rivista.org/8828/libia-che-alternative-aveva-litalia</span></a></span></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../8778/litalia-ha-gia-perso-la-sua-guerra-di-libia"><span style="font-size: x-small;">http://www.eurasia-rivista.org/8778/litalia-ha-gia-perso-la-sua-guerra-di-libia</span></a></span></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../7839/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele"><span style="font-size: x-small;">http://www.eurasia-rivista.org/7839/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele</span></a></span></span></li>
<li>ANSA/ 	AFGHANISTAN:VILIPENDIO CADAVERI CIVILI,SCUSE ESERCITO USADER SPIEGEL 	PUBBLICA FOTO.SOLDATI GIA&#8217; INCRIMINATI,MA IN SEGRETO (ANSA) &#8211; NEW 	YORK, 21 MAR &#8211; Violenze che rievocano quelle del carcere iracheno di 	Abu Ghraib tornano a offuscare l&#8217;immagine dei soldati americani. 	Questa volta si riferiscono all&#8217; <span style="color: #333333;"><span style="font-size: x-small;">Afghanistan, 	e riguardano cinque soldati accusati non solo di aver ucciso civili, 	ma anche di aver vilipeso i loro cadaveri. Sugli episodi, che si 	riferiscono al 2010 e che finora erano stati mantenuti segreti, 	l&#8217;Esercito Usa aveva gia&#8217; avviato un’inchiesta, e i soldati in 	questione sono gia&#8217; stati identificati e formalmente incriminati. 	Tuttavia sono emerse per la prima volta fotografie sugli episodi di 	cui sono accusati che provocano non poco imbarazzo ai comandi 	dell&#8217;Esercito Usa. Il settimanale tedesco Der Spiegel ha ottenuto e 	pubblicato tre fotografie che appaiono inequivocabili. La prima 	mostra due afghani, apparentemente morti, appoggiati a un palo, 	forse legati. Le altre due foto mostrano due soldati nell&#8217;atto di 	chinarsi accanto al corpo di un afghano morto che viene trascinato 	per i capelli. Il cadavere e&#8217; vestito con abiti civili. Uno dei 	soldati lo tiene per i capelli, e sorride. I due soldati che si 	trovano accanto al cadavere &#8211; hanno reso noto fonti dell&#8217;Esercito 	Usa &#8211; sono Jeremy Morlock, di Wasilla, Alaska, gia&#8217; accusato di aver 	ucciso altri civili afghani, e Andrew Holmes, nei confronti del 	quale sono state mosse accuse analoghe. Anche lui e&#8217; chinato accanto 	al cadavere, e lo trascina. Nei loro confronti e&#8217; gia&#8217; stata avviata 	un&#8217;inchiesta, cosi&#8217; come nei confronti di altri tre soldati 	americani della Stryker Brigade, impiegata in Afghanistan 	dall&#8217;estate del 2009 all&#8217;estate del 2010. Tutti i soldati finiti 	sotto inchiesta appartengono alla 2/a Divisione Fanteria. L&#8217;Esercito 	Usa ha chiesto scusa, e ha espresso preoccupazione. La pubblicazione 	delle foto puo&#8217; ulteriormente aggravare i non facili rapporti con la 	popolazione afghana. Per questo motivo gli ufficiali Usa avevano 	cercato di impedire che queste immagini, scattate evidentemente da 	altri soldati, venissero mostrate in pubblico. Indagini erano state 	avviate fin dal maggio dello scorso anno per accertare se i soldati 	Usa impegnati in Afghanistan abbiano altre immagini compromettenti 	custodite nei loro computer o nei loro cellulari. In una 	dichiarazione, il portavoce dell&#8217;Esercito, colonnello Thomas 	Collins, ha definito le immagini &#8221;ripugnanti&#8221;: l&#8217;Esercito si scusa 	&#8221;per il disturbo che queste foto possono arrecare, che sono in 	assoluto contrasto con la disciplina, la professionalita&#8217; e il 	rispetto che hanno caratterizzato il comportamento dei nostri 	soldati. Temiamo &#8211; ha aggiunto – che questo genere di cose possa 	mettere a rischio le forze della coalizione, e minare le nostre 	relazioni con il popolo afghano&#8221;. (ANSA</span></span><span style="color: #333333;">).</span></li>
</ol>
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		<title>L&#8217;insabbiamento della mafia del Kosovo: la cultura dell&#8217;impunità in stile NATO</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/linsabbiamento-della-mafia-del-kosovo-la-cultura-dellimpunita-in-stile-nato/8345/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 10:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Serbia]]></category>
		<category><![CDATA[UCK]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli attivisti dei diritti umani sono intransigenti quando si tratta di porre fine a quella che chiamano "la cultura dell'impunità" fintanto che essa non riguarda i loro clienti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/linsabbiamento-della-mafia-del-kosovo-la-cultura-dellimpunita-in-stile-nato/8345/" title="L&#8217;insabbiamento della mafia del Kosovo: la cultura dell&#8217;impunità in stile NATO"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8345&amp;w=80" width="80" height="53" alt="L&#8217;insabbiamento della mafia del Kosovo: la cultura dell&#8217;impunità in stile NATO" ></div></a><p>Fonte: <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=23238"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=23238</span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 25 gennaio, il Consiglio d&#8217;Europa ha approvato a larghissima maggioranza la relazione che da tempo aveva commissionato dal senatore svizzero Dick Marty, ma ha ufficialmente ignorato le indicazioni secondo cui i combattenti separatisti albanesi del Kosovo hanno espiantato e venduto organi vitali dei prigionieri serbi, subito dopo la fine della guerra (ma, come emerge dal rapporto, anche prima, n.d.r.) condotta a suon di bombardamenti NATO nel 1999, per staccare il Kosovo dalla Serbia. In particolare è coinvolta la sezione Drenica del <em>Kosovo Liberation Army</em> (KLA), guidato dal primo e attuale Presidente del Kosovo post-bombardamento, Hashim Thaci. Il Consiglio d&#8217;Europa, la cui principale funzione è quella di difendere i diritti umani, ha chiesto un’ indagine giudiziaria adeguata, in particolare da parte dell&#8217;Unione europea sullo Stato del diritto in Kosovo (l’UE è lì presente con la Missione EULEX). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Per un&#8217;analisi approfondita del rapporto Marty, vedasi &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Kosovo Criminale: il regalo degli USA all&#8217;Europa</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; &#8211; </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/?p=1135"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/?p=1135</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Diana Johnstone, CounterPunch newsletter, Vol. 18, no.1, gennaio 1-15, 2011.) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il problema creato dal rapporto Marty è lo stesso che lo ha originato. Non vi è una chiara autorità giudiziaria disposta e in grado di intraprendere un’ indagine penale sulle accuse di traffico di organi. Le accuse sono emerse per prime nel libro di memorie del 2006 dell&#8217;ex Procuratore Capo dell&#8217;ICTY, Carla del Ponte, che si lamentava che non le era stato permesso di proseguire indagini sulle prove in Albania (anche perché fu proprio il suo ufficio a distruggere le prove documentali raccolte, n.d.r.). E&#8217; stato a causa di questo vuoto giuridico, che il Consiglio d&#8217;Europa ha incaricato il senatore Marty di stendere la sua relazione, nella speranza di stimolare una sorta di procedura legale. Ma il problema rimane. La maggior parte dei presunti reati, ha avuto luogo sul territorio dell&#8217;Albania, dove operavano le basi e le prigioni dell&#8217;UCK, ma le autorità albanesi hanno finora rifiutato di collaborare con gli investigatori.  EULEX è stata inviata in Kosovo per cercare di riempire il vuoto giudiziario lasciato dalla secessione. Tuttavia, come tutte le strutture del protettorato internazionale istituite per costruire un Kosovo &#8220;<em>indipendente</em>&#8220;, EULEX ha paura di suscitare l&#8217;ira degli albanesi del Kosovo, e ha grande difficoltà nell&#8217;ottenere la loro cooperazione nell&#8217;indagine penale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La copertura mediatica delle accuse del traffico di organi che coinvolge Hashim Thaci, è stata troppo tenue per poter creare una pressione dell&#8217;opinione pubblica sui governi occidentali, riluttanti a portare la questione in tribunale. Human Rights Watch ha chiesto a un procuratore europeo indipendente di perseguire il caso, ma non vi è stata alcuna risposta convincente da parte dei governi interessati. Marty ha espresso il timore che la sua relazione rimanga &#8220;<em>lettera morta</em>&#8220;, cosa che sembra abbastanza plausibile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche se il rapporto Marty sembra avere lo stesso destino del rapporto Goldstone su Gaza, finire nel limbo delle buone intenzioni, il contrattacco è stato lanciato. Stranamente, la <em>London Review of Books </em>ha scelto di pubblicare cinque pagine di recensione del Rapporto Marty da parte di qualcuno con un forte interesse a screditarlo: nientemeno che Geoffrey Nice, che come procuratore aggiunto presso il Tribunale penale internazionale per l&#8217;ex Iugoslavia (ICTY ) a L&#8217;Aia, ha guidato le accuse al presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Il solo vero successo di Nice nel processo lungo cinque anni, è stato quello di sopravvivere sia al presidente del tribunale che all’imputato. Le dimensioni mostruose delle accuse formulate dalla procura, allo scopo di dare la colpa a Milosevic di quasi tutti i mali della complessa guerra civile che ha lacerato la Jugoslavia negli anni &#8217;90, riuscì a mandare Milosevic nella tomba prima che potesse presentare la sua difesa, risparmiando così ai tre giudici il compito di trovare delle scuse per condannarlo, motivo per cui erano stati assunti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La recensione della LRB di Sir Geoffrey (fu nominato cavaliere nel 2007 per i suoi servizi), dà la possibilità di rilanciare l&#8217;azione penale della ICTY secondo la versione della guerra della NATO per il Kosovo (&#8220;<em>l&#8217;obiettivo era quello di prevenire una catastrofe umanitaria</em>&#8220;) completa di dati standard esagerati (&#8220;<em>almeno 10.000 albanesi del Kosovo uccisi</em>&#8220;) e di omissioni cruciali (Hashim Thaci &#8220;<em>è stato scelto per andare a Rambouillet al posto del presidente del Kosovo Ibrahim Rugova</em>&#8221; &#8211; senza dire da chi è stato scelto, cioè il Dipartimento di Stato USA). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il principale diversivo tattico di Nice era centrato sul suo attacco a un non meglio identificato &#8220;<em>testimone K144</em>&#8220;. Ha intitolato la sua recensione: &#8220;<em>Chi è K144?</em>&#8221; ed ha continuato a rispondere alla domanda affermando che K144 era sia la base per le accuse del Rapporto Marty che una creazione della propaganda dei media serbi. Un lettore frettoloso potrebbe trascurare l&#8217;elemento tra parentesi nella seguente frase: &#8220;<em>Storie dalla stampa serba suggeriscono che molte di queste asserzioni provenivano da un testimone chiamato K144, anche se la Del Ponte non fa mai riferimento a questa fonte nel suo libro (e nemmeno Marty, direttamente)</em>.&#8221; In realtà, non c&#8217;è nessun &#8220;<em>testimone K144</em>&#8221; menzionato nel rapporto Marty. Le citazioni di Nice dalla stampa serba non corrispondono alla relazione Marty. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;articolo di Nice è stato immediatamente ripreso e amplificato da un articolo del <em>The Wall Street Journal</em>, che gode di un più vasto pubblico statunitense.  Col titolo &#8220;<em>Infangare Hashim Thaci: le accuse di espianto di organi sono  parte di una campagna mediatica contro il Kosovo?</em>&#8221; (Conclusione: sì) il giornalista e membro del Parlamento britannico Denis MacShane, ha dato una rozza recensione della recensione di Nice. &#8220;<em>Ciò che è molto fastidioso, secondo Nice, è che la narrativa del signor Marty dipende implicitamente da un testimone anonimo, &#8216;K144&#8242;, che Belgrado dice abbia fornito la prova di queste atrocità, ma che molto probabilmente non esiste</em>.&#8221; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Denis MacShane è un cane da attacco da primo premio, proveniente dal canile del barboncino dell&#8217;imperialismo, Tony Blair. E&#8217; membro della Società Henry Jackson, un raduno di guerrafondai il cui modello è il &#8220;senatore della Boeing&#8221;, Henry &#8220;Scoop&#8221; Jackson, che negli anni &#8217;70, con l&#8217;aiuto di Richard Perle, difese le aggressive politiche anti-sovietiche in una maniera apparentemente liberale. L&#8217;asserzione di MacShane di essere &#8220;di sinistra&#8221; sembra poggiare quasi esclusivamente sulla sua difesa dell’ &#8220;unica democrazia in Medio Oriente&#8221;, che gli permette di sopperire alla carenze di minacce comuniste, con il terrorismo islamico. Il suo &#8220;Istituto europeo per lo studio dell&#8217;antisemitismo contemporaneo&#8221; ha pubblicato una relazione nel 2009 in cui si è impegnata a definire quali tipi di critica a Israele costituiscono antisemitismo. Tra queste, descrivere lo stato di Israele come un tentativo razzista e paragonare la politica contemporanea israeliana con quella dei nazisti. E&#8217; membro del consiglio di &#8220;<em>Just Journalism</em>&#8221; il cui scopo è quello di sorvegliare i media britannici sugli articoli su Israele. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">MacShane è stato ministro laburista per i Balcani e poi per l&#8217;Europa, ma è stato sospeso dal Partito Laburista lo scorso 14 ottobre in attesa di un&#8217;indagine riguardante l&#8217;aggiotaggio delle spese. Secondo quanto riferito, è diventato il primo parlamentare britannico ad essere denunciato alla polizia da parte del Commissario Parlamentare per gli Standard riguardo le sue pretese sulle spese di ufficio finanziate dal contribuente. Le pretese di MacShane su oltre sette anni ammontano a circa 125.000 sterline, di cui quasi 20.000 all&#8217;anno per un ufficio situato nel suo garage, otto computer laptop in tre anni e dozzine di fatture per &#8220;ricerca e traduzione&#8221; di un inafferrabile &#8220;<em>European Policy Institute</em>&#8220;, che si è rivelato essere, fondamentalmente, suo fratello Edmund Matyjaszek (per la sua vita professionale, MacShane ha abbandonato il cognome del padre polacco per il cognome irlandese della madre). E&#8217; stato anche coinvolto in numerosi scandali minori riguardanti la distorsione dei fatti. Niente di tutto questo sembra aver danneggiato la sua fiducia in sé stesso o la sua carriera, che comprende saggi regolari per Newsweek. Dai suoi scritti si possono cogliere che i soli musulmani di cui si fida, sono quelli della ex Jugoslavia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A parte la diversione K144, l&#8217;attacco di MacShane-Nice al rapporto Marty punta su due fattori a cui i lettori che non hanno familiarità con il caso, possono apparire una debolezza grave. La relazione, sottolineano, non dà i nomi delle vittime e dei testimoni. La spiegazione di questo è semplice. Vi sono infatti liste di potenziali vittime: di serbi e albanesi scomparsi che si presume siano morti dopo essere stati fatti prigionieri dall&#8217;UCK. Senza prove materiali, è quasi impossibile accertare l&#8217;esatto destino delle persone scomparse da oltre dieci anni in un paese, l&#8217;Albania, dove le autorità locali hanno rifiutato di cooperare e hanno avuto tutto il tempo di disporre delle prove. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda i nomi dei testimoni, il signor Marty rifiuta di rivelarli se non a serie autorità giudiziarie con un programma di protezione dei testimoni. Questa cautela è assolutamente necessaria dato il record di intimidazione dei testimoni e persino di omicidi, in particolare nel caso del rivale di Thaci nella gerarchia dell&#8217;UCK e leader del clan, Ramush Haradinaj. Sir Geoffrey si riferisce a questo educatamente come &#8220;accuse di manomissione delle testimonianze&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Geoffrey Nice conclude la sua recensione su LRB ammettendo che le accuse contro Thaci hanno bisogno di essere affrontate, semplicemente perché fanno una cattiva impressione. Nice confronta Thaci con l&#8217;uomo dell&#8217;occidente in Montenegro, Milo Djukanovic, accusato dalle autorità italiane di contrabbando di sigarette di grandi dimensioni. &#8220;<em>Il Montenegro, come il Kosovo, può essere facilmente rigettato come uno Stato criminale; e anche come il Kosovo, cerca l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea. Djukanovic ha appena annunciato che attenderà e che lascerà la carica politica. Questo, dicono alcuni, è destinato a facilitare l&#8217;ingresso del Montenegro nelle organizzazioni disposte a negoziare con artisti del calibro di Djukanovic o Thaci, quando i loro Stati sono emersi da un conflitto, ma vogliono in seguito avere a che fare con qualcuno di meno compromesso. Thaci potrebbe seguire lo stesso percorso di  Djukanovic, se le voci correnti continuano a circolare</em>.&#8221; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tenendo conto della abituale comprensione manifestata da Geoffrey Nice sulla malefatte dei &#8220;<em>nostri</em>&#8220;, questo può essere letto come un riconoscimento del fatto che entrambi i pupilli della NATO sono dei criminali di un certo grado o altro, e che erano utili per strappare via le loro terre ai serbi, ma ora è meglio fare un passo indietro per far posto a burattini più presentabili. Essere perseguiti per delle malefatte, qualunque esse siano è, comunque, fuori discussione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli attivisti dei diritti umani delle auto-giustificantesi democrazie occidentali, sono intransigenti quando si tratta di porre fine a quella che chiamano &#8220;<em>la cultura dell&#8217;impunità</em>&#8221; fintanto essa riguarda, ad esempio, l&#8217;Africa. Ma la loro impunità e quella dei loro clienti sembra più sicura che mai. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Diana Johnstone è autrice di Fools Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a>, <a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/">http://www.bollettinoaurora.da.ru</a>, <a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</a></span></span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">)</span></span></span></span></p>
<p>Revisione di Stefano Vernole</p>
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		<title>Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 11:48:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima degli albanesi, anche i Croati ed i musulmani di Bosnia avrebbero espiantato gli organi dei prigionieri serbi e degli zingari catturati o uccisi durante il conflitto degli anni Novanta. Questi crimini sarebbero stati compiuti addirittura su bambini o comunque su persone in giovane età.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/traffico-di-organi-sui-civili-serbi-denunce-anche-sul-ruolo-dei-croati-e-dei-musulmani-bosniaci/8242/" title="Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8242&amp;w=80" width="80" height="86" alt="Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci" ></div></a><p><font style="font-face: Arial; font-size: medium">Prima degli albanesi, anche i Croati ed i musulmani di Bosnia avrebbero espiantato gli organi dei prigionieri serbi e degli zingari catturati o uccisi durante il conflitto degli anni Novanta.</p>
<p>In un comunicato ufficiale trasmesso dal Ministro Ratko Licina, il Governo ed il Parlamento in esilio della Repubblica serba di Krajina hanno anche rimproverato i mezzi d’informazione della Serbia, perché dal 2005 tutte le loro denunce su questi crimini sono state censurate.</p>
<p>Stando a quanto racconta Licina, Dick Marty (definito “uomo di grande moralità”) avrebbe cooperato con le autorità della Repubblica Srpska, ricevendo le prove sui crimini commessi dai soldati musulmani bosniaci e croati che, (per vendere gli organi alle cliniche nel mondo intero) avrebbero assassinato civili serbi e zingari a Bosanski Brod nel 1992.</p>
<p>Questi crimini sarebbero stati compiuti addirittura su bambini o comunque su persone in giovane età.</p>
<p>I civili zingari e serbi (bambini compresi) sarebbero stati caricati su bus dell&#8217;esercito musulmano bosniaco e croato e portati a Sijekovac, Bosanska Dubočća e ad un posto sconosciuto in Croazia, dove sarebbero stati assassinati per rimuovere i loro organi.</p>
<p>Gli organi espiantati sarebbero poi stati trasportati in un elicottero bianco all&#8217;aeroporto di Slavonski Brod, in Croazia.</p>
<p>Un ufficiale croato, alle prese con una crisi di coscienza, avrebbe deciso di testimoniare alle autorità della Repubblica Srpska su queste atrocità orribili.</p>
<p>Le autorità musulmano bosniache e croate hanno sostenuto che la fossa comune in cui i corpi di questi civili sfortunati sono stati trovati, sarebbe un cimitero di morti della Seconda Guerra Mondiale e non della guerra 1990 &#8211; 1995.</p>
<p>Tuttavia, i medici inviati da Londra per verificare la testimonianza hanno rifiutato la versione di Zagabria ed hanno scritto in un rapporto che quella fossa comune conterrebbe i corpi di civili assassinati nel 1992.</p>
<p>Bosanski Brod non sarebbe l&#8217;unico posto in cui i Croati hanno assassinato dei serbi ed espiantato i loro organi, da vendere successivamente alle cliniche occidentali.</p>
<p>Durante il conflitto tra la Croazia e la Repubblica serba di Krajina, i soldati croati avrebbero assassinato i serbi ed espiantato gli organi dai loro corpi, nelle seguenti località: Vukovar e Osijek nel 1991, Miljevački Platou nel giugno 1992, in Dalmazia il 22 febbraio 1993, Medački Džep nel settembre 1993.</p>
<p>Inoltre, durante l&#8217;aggressione croata sulla zona serba di Kupres della Bosnia-Erzegovina il 3 aprile 1992, quando i serbi hanno espulso le forze d&#8217;occupazione croate, una fotografia che dimostra come gli organi siano stati espiantati dal corpo di un civile serbo sarebbe stata trovata vicino ad un ufficiale croato ucciso.</p>
<p>Le forze croate avrebbero tagliato i corpi dei civili e dei soldati serbi morti in vari pezzi, così che i serbi non potessero accorgersi dell’espianto degli organi.</p>
<p>Si auspica, ovviamente, che anche queste accuse vengano verificate dallo stesso Marty.</p>
<p>Nel frattempo, la diplomazia italiana è intervenuta ufficialmente: “sulla denuncia contenuta nel rapporto del Consiglio d&#8217;Europa sul presunto traffico di organi in Kosovo serve un&#8217;indagine internazionale approfondita”.</p>
<p>A dichiararlo e&#8217; stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso della conferenza stampa congiunta tenuta a Belgrado con l&#8217;omologo serbo Vuk Jeremik.</p>
<p>&#8220;Mi aspetto – ha poi dichiarato Frattini, parlando del prossimo avvio di colloqui tra Belgrado e Pristina &#8211; che il dialogo inizi appena vi sarà un governo del Kosovo e che inizi con la più ampia e buona disponibilità di entrambe le parti&#8221;.</p>
<p>&#8220;La presenza di questo dialogo &#8211; ha tuttavia sottolineato il capo della diplomazia &#8211; non può far dimenticare la necessità di una indagine internazionale, approfondita ed indipendente su elementi che emergerebbero dal rapporto del relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty&#8221;.</p>
<p>Questo, ha aggiunto, &#8220;per non lasciare alcun elemento privo di riscontri per l&#8217;accertamento della verità&#8221;.</p>
<p>Frattini ha quindi assicurato che, nel caso ve ne fosse la necessità, non vi sarebbe &#8220;alcuna incertezza circa la collaborazione da parte delle autorità italiane&#8221;.</p>
<p>Dal canto suo il ministro degli Esteri serbo si e&#8217; detto d&#8217;accordo sulla necessità di avviare &#8220;quanto prima&#8221; il dialogo con Pristina, ma anche di &#8220;indagare per accertare la verità attraverso un&#8217;indagine internazionale, indipendente e credibile”.</p>
<p>Eulex, la missione europea in Kosovo, e&#8217; pronta ed e&#8217; autorizzata a indagare sulle accuse di traffico di organi umani in Kosovo e Albania alla fine degli anni Novanta, contenute nel rapporto del relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty.</p>
<p>Lo ha detto pochi giorni fa a Pristina il capo di Eulex, Xavier Bout de Marnhac, che ha inviato al riguardo una lettera al ministro degli Esteri albanese, Edmond Haxhinasto.</p>
<p>Nella lettera si afferma tra l&#8217;altro che Eulex continua a incoraggiare le autorità albanesi a fornire agli investigatori europei informazioni sulle accuse o prove su di esse.</p>
<p>Eulex e l&#8217;Albania &#8211; ha detto de Marnhac &#8211; hanno espresso la disponibilità a cooperare per risolvere i problemi sollevati con le accuse di Dick Marty, il cui rapporto sul traffico di</p>
<p>organi e&#8217; stato approvato il mese scorso dall&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Anche il Vaticano, grande sostenitore dell’indipendenza croata agli inizi degli anni Novanta, ha nominato un delegato apostolico in Kosovo, specificando però che “questa assume carattere prettamente intraecclesiale, restando del tutto distinta da considerazioni riguardanti situazioni giuridiche e territoriali o da ogni altra questione inerente all&#8217;attività diplomatica della Santa Sede&#8221;.</p>
<p>&#8221;La missione di un delegato apostolico &#8211; si legge ancora nella nota vaticana &#8211; non e&#8217; di natura diplomatica, ma risponde all&#8217;esigenza di sovvenire in modo adeguato alle esigenze pastorali dei fedeli cattolici&#8221;.</p>
<p>&#8221;Ritengo improbabile che al Vaticano venga chiesto di nuovo di pronunciarsi sul Kosovo prima dell&#8217;inizio del dialogo fra Belgrado e Pristina e indipendentemente dal suo esito&#8221;, ha detto il nunzio apostolico a Belgrado, Mons. Orlando Antonini, in una intervista oggi al quotidiano serbo “Politika”.</p>
<p>Il nunzio ha fatto notare che la nomina di un delegato apostolico non e&#8217; cosa rara nella pratica vaticana, e ha sottolineato che tale decisione non ha alcuna conseguenza sulla posizione della Santa Sede sul Kosovo: staremo a vedere … vista la nota ingerenza della Chiesa cattolica sulle vicende interne della Chiesa ortodossa serba e i suoi precedenti passaggi diplomatici nell’ex Jugoslavia.</p>
<p>Dopo i risultati ufficiali, arrivati in forte ritardo a causa dei brogli e della necessità di ripetere le elezioni in diverse località del Kosovo, il premier albanese uscente, Hashim Thaci, avrebbe raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo di coalizione che sarebbe presieduto dallo stesso Thaci.</p>
<p>Come ha riferito a Pristina la Radio Televisione del Kosovo (Rtk), ad accordarsi sul nuovo governo sarebbero stati il Partito democratico del Kosovo (Pdk) di Thaci, uscito vincitore dalle elezioni legislative del 12 dicembre, l&#8217;Alleanza per il Nuovo Kosovo (Akr) del ricco imprenditore Behgjet Pacolli (l&#8217;ex marito della cantante Anna Oxa), il partito che si ispira all&#8217;ex presidente Ibrahim Rugova e gran parte delle forze che rappresentano le minoranze, compresi i serbi del Kosovo.</p>
<p>Citando fonti vicine al Pdk, la tv ha precisato che il futuro governo potrebbe contare sul sostegno di 65 dei 120 deputati del parlamento nazionale.</p>
<p>Il Pdk dispone di 34 seggi, l&#8217;Akr otto, il partito di Rugova uno, i partiti delle minoranze 22.</p>
<p>Sembra che Pacolli abbia posto come condizione per entrare nel governo di ricevere la poltrona di presidente del Kosovo.</p>
<p>Nulla da ridire neanche da parte dei principali sponsor di Pristina: con l’incoronazione dell’ex marito della Oxa sarebbe un paese davvero all’insegna dell’americano “Sex, Drugs and Rock and Roll” …</p>
<p><strong><em>*Stefano Vernole è redattore di “Eurasia”, è coautore di “La lotta per il Kosovo”, All’Insegna del Veltro, Parma, 2007 e autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Noctua, Molfetta, 2008</em></strong></font><font style="font-face: Arial; font-size: medium">  </font></p>
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		<title>Kosovo: il Rapporto Marty è stato censurato da Israele?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 16:10:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dove sono finiti «gli esperti dell’intelligence israeliana» citati nella versione inglese e del 12 dicembre del Rapporto? Il dichiarato appoggio di Israele alla guerra dell’UCK albanese (teoricamente musulmano) contro la Serbia cristiana (ortodossa) viene allora a sconvolgere le carte in tavola e a prospettare l’ipotesi (molto più reale) che l’attuale conflitto in corso a livello globale sia dovuto a cause geopolitiche, geoeconomiche e geostrategiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele/7839/" title="Kosovo: il Rapporto Marty è stato censurato da Israele?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7839&amp;w=80" width="80" height="57" alt="Kosovo: il Rapporto Marty è stato censurato da Israele?" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo la diffusione del rapporto dello svizzero Dick Marty del Consiglio d&#8217;Europa sulle atrocità commesse in Kosovo e Albania con il traffico di organi umani alla fine degli anni novanta, un altro documento, messo a punto da Jean Charles Gardetto del Principato di Monaco, anch&#8217;egli relatore del Consiglio d&#8217;Europa, definisce la situazione in Kosovo allarmante e denuncia in particolare l&#8217;uccisione di testimoni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;Non esiste alcuna legge a protezione dei testimoni, che vengono uccisi, picchiati e minacciati. I testimoni non vivono in condizioni di sicurezza&#8221;, ha detto Gardetto in un&#8217;intervista al quotidiano serbo “Vecernje Novosti”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gardetto, scrive il giornale, presenterà il suo rapporto all&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa il 26 gennaio prossimo, all&#8217;indomani della presentazione del rapporto di Dick Marty.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel suo rapporto, intitolato &#8216;La protezione dei testimoni pietra miliare per la giustizia e la riconciliazione nei Balcani&#8217;, Gardetto sostiene che i nomi dei testimoni sotto protezione vengono resi pubblici dai media locali e che testimoni potenziali rifiutano di fare rivelazioni temendo di essere considerati dei traditori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il parlamentare del Principato di Monaco sostiene al tempo stesso che il Kosovo, senza l&#8217;appoggio della comunità internazionale, non e&#8217; in grado di garantire alcuna protezione ai testimoni a rischio, dal momento che la polizia kosovara non ha per questo le necessarie capacità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel suo rapporto presentato nelle scorse settimane, il relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty aveva puntato il dito in particolare contro l&#8217;attuale premier kosovaro Hashim Thaci, da lui definito uno dei principali responsabili dell&#8217;organizzazione criminale “Gruppo di Drenica” (tutti ex componenti dell&#8217;Esercito di liberazione del Kosovo, Uck) che gestiva il traffico di organi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al contrario, oltre 200 organizzazioni non governative del Kosovo e oltre duemila attivisti, tramite l&#8217;organizzazione &#8216;Coalizione per la Democrazia&#8217; hanno difeso l&#8217;Esercito per la liberazione del Kosovo (Uck) reagendo alle dichiarazioni del relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I rappresentanti della &#8216;Coalizione per la Democrazia&#8217; ritengono che l&#8217;Uck abbia rappresentato la volontà dei cittadini del Kosovo e che nello stesso tempo sia stato un &#8221;simbolo di una guerra pulita&#8221;. &#8221;L&#8217;Uck e&#8217; stato e rimane personificazione della lotta civica per la libertà, la dignità e la tutela dei diritti umani&#8221;, si legge nel comunicato e il testo di questa Dichiarazione e&#8217; stato inviato anche al Consiglio d&#8217;Europa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per Ulrike Lunacek, relatore per il Kosovo al Parlamento europeo, però, le elezioni legislative svoltesi nel piccolo paese balcanico il 12 dicembre scorso e la domenica successiva nella ripetizione in cinque Comuni sono state manipolate, e questo potrà condizionare negativamente il cammino del Kosovo verso l&#8217;Unione europea.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;Queste elezioni non potranno portare al Kosovo istituzioni stabili, e i futuri parlamentari kosovari devono sapere che sono stati eletti in maniera irregolare&#8221;, ha detto Lunacek in un’ intervista al quotidiano di Pristina “Koha Ditore”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per l&#8217;europarlamentare, si tratta di alcuni gruppi di persone che hanno fatto di tutto affinché il processo elettorale non fosse regolare, &#8221;gruppi di persone che hanno manipolato altri ed effettuato brogli in maniera premeditata, e che vanno ritenuti per questo responsabili e puniti&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo “Koha Ditore”, gli europarlamentari che hanno monitorato il voto giudicano le elezioni in Kosovo illegittime, non conformi agli standard internazionali e dannose per la democrazia del Kosovo e la sua immagine. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eulex, la missione europea in Kosovo, ha lanciato poi un appello a Belgrado e Pristina affinché si astengano da ogni atto che possa essere visto come una provocazione nella disputa sulle nuove targhe automobilistiche emesse dalla Serbia e che le autorità kosovare hanno avuto l&#8217;ordine di sequestrare. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;Chiediamo a entrambe le parti di astenersi da qualsiasi azione che possa essere vista come una provocazione&#8221;, ha detto la portavoce di Eulex, Kristiina Herodes.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei giorni scorsi il Ministro dell&#8217;interno kosovaro Bajram Rexhepi ha ordinato il blocco di tutte le auto con le nuove targhe emesse dalla Serbia, che vengono immediatamente confiscate. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per Pristina, le nuove targhe serbe costituiscono un atto che viola la sovranità dello Stato del Kosovo, la cui indipendenza non e&#8217; riconosciuta dalla Serbia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei giorni scorsi il capo (un serbo) della polizia a Zvecan, nel nord del Kosovo a maggioranza serba, era stato sospeso dall&#8217;incarico per il suo rifiuto di confiscare le targhe emesse da Belgrado. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eulex, la missione europea in Kosovo, ha dichiarato il nord del paese e in particolare la parte nord di Kosovska Mitrovica, &#8221;zona pericolosa&#8221; per il proprio personale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come hanno riferito i media a Pristina, la decisione sarebbe la conseguenza di aggressioni subite di recente da quattro esponenti di Eulex e un rappresentante dell&#8217;Osce nella parte nord di Kosovska Mitrovica, la città del nord divisa in due dal fiume Ibar, il settore nord abitato da serbi e quello sud a</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">popolazione albanese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il personale Eulex è stato avvertito di prestare particolare attenzione nel nord, badando a essere continuamente reperibili: chiunque si rechi al nord deve avere con sé sempre un cellulare a rete attiva e deve essere continuamente raggiungibile via radio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il nord del Kosovo, a maggioranza di popolazione serba, è la parte del paese più instabile e quella dove si registra il maggior numero di aggressioni e provocazioni fra i rappresentanti delle opposte comunità etniche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo i media a Pristina, le aggressioni a Mitrovica nord contro il personale Eulex e Osce sarebbero state opera di estremisti di una formazione denominata “Nova Nada Mitrovice” (“Nuova speranza di Mitrovica”). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non è un caso che agenti dei servizi segreti kosovari (Kia) operino sull&#8217;intero territorio nazionale,</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">compreso il nord del Kosovo a maggioranza serba, dove le autorità statali non sono riuscite ancora a imporre il loro pieno controllo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Agenzia kosovara di intelligence (Kia) e&#8217; stata istituita circa due anni fa e di essa fanno parte attualmente 80 agenti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questa situazione, non certo facile, continuano le pressioni europee su Belgrado: &#8220;Riconosciamo e diamo il benvenuto ai risultati raggiunti dalla Serbia durante l&#8217;ultimo anno ma, allo stesso tempo, evidenziamo le sfide che si configurano in futuro&#8221;, rimarca il comunicato dell’Europarlamento, sottolineando che &#8220;Belgrado deve collaborare pienamente con il Tribunale penale internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia per garantire che il processo di ratifica dell&#8217;Associazione continui senza problemi&#8221;. Gli eurodeputati hanno anche portato la loro attenzione sulla questione del Kosovo, chiedendo che la Serbia inizi il dialogo con Pristina &#8220;senza indugi&#8221;, che questo avvenga nel quadro dell&#8217;Ue e che si proceda allo smantellamento delle strutture parallele serbe nel Kosovo del Nord.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, il relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty ha negato di aver mai parlato nel suo rapporto di un coinvolgimento diretto del premier kosovaro Hashim Thaci nel traffico di organi umani avvenuto in Kosovo e Albania alla fine degli anni novanta. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Piuttosto, precisa il deputato svizzero, nel rapporto si afferma che e&#8217; difficile pensare che Thaci non ne sapesse nulla dal momento che nella vicenda erano coinvolti suoi stretti collaboratori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;Se leggete attentamente il mio rapporto, da nessuna parte in esso si dice che Thaci era coinvolto direttamente nel traffico di organi, si afferma invece che nel traffico erano coinvolte persone vicine a Thaci, e che e&#8217; difficile immaginare che Thaci non ne avesse mai sentito parlare&#8221;, ha detto Marty in una intervista al website svizzero Albinfo.ch, parte della quale é stata rilanciata dalla radiotelevisione kosovara (Rtk) e dai media serbi.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante Thaci avesse un ruolo di primo piano nell&#8217;Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) e nel cosiddetto Gruppo di Drenica” &#8211; ha aggiunto Marty – “difficilmente si può immaginare che Thaci in persona possa aver partecipato al traffico di organi”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rapporto di Dick Marty, la cui diffusione il mese scorso ha provocato scalpore e sdegno a livello internazionale sopratutto per il coinvolgimento del premier Thaci e dell&#8217;Uck del quale lui era un alto dirigente, sarà discusso dall&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa la prossima settimana. Vittime di tali trapianti illegali sarebbero stati prigionieri serbi, rapiti durante e dopo (ma in realtà anche prima) il conflitto armato in Kosovo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell&#8217;intervista, Marty sottolinea di non aver voluto criminalizzare l&#8217;intero Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), ma di puntare piuttosto il dito contro taluni gruppi dell&#8217;Uck direttamente responsabili dei traffici di organi e sui quali bisogna indagare. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E a differenza di Carla Del Ponte (l&#8217;ex procuratore capo del Tribunale penale dell&#8217;Aja, Tpi), ha aggiunto, lui non parla nel rapporto di centinaia di trapianti illegali, ma di alcuni casi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221;L&#8217;obiettivo del rapporto non è accusare ma denunciare dei crimini, e quello che esso chiede è di condurre delle indagini, che finora non sono state mai fatte&#8217;, nonostante tutte le indicazioni dei legami fra tali crimini e certi gruppi dell&#8217;Uck,” ha affermato Dick Marty.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ebbene, io il rapporto l’ho letto bene e vi ho ravvisato una censura, che Marty o chi per lui dovrà spiegare (come anticipato nel mio articolo dello scorso 18 gennaio </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="../../7805/kosovo-rapporto-marty-tribunale-aja-dottor-frankenstein-e-mossad"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.eurasia-rivista.org/7805/kosovo-rapporto-marty-tribunale-aja-dottor-frankenstein-e-mossad</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Seguite attentamente lo svolgersi degli avvenimenti: il 14 dicembre 2010 la Commissione europea annuncia l’imminente pubblicazione del Rapporto Marty: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6168"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6168</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e se ne decide, visto l’interesse suscitato, la pubblicazione sul sito dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa:</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6172"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6172</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infatti il 16 dicembre una Commissione dell’Assemblea chiede l’apertura di un’inchiesta sul traffico di organi e sui rapimenti in Kosovo e in Albania:</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6180"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/ASP/NewsManager/FMB_NewsManagerView.asp?ID=6180</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In realtà, come vediamo dai prossimi link, la bozza preliminare del Rapporto Marty era già disponibile sul sito dell’Assemblea in data 12 dicembre, in inglese: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/ASP/APFeaturesManager/defaultArtSiteView.asp?ID=964"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/ASP/APFeaturesManager/defaultArtSiteView.asp?ID=964</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> anche in pdf (versione teoricamente non modificabile dato il formato del file):</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.assembly.coe.int/CommitteeDocs/2010/ajdoc462010prov.pdf"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.assembly.coe.int/CommitteeDocs/2010/ajdoc462010prov.pdf</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e in francese: </span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/ASP/APFeaturesManager/defaultArtSiteVoir.asp?ID=964"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/ASP/APFeaturesManager/defaultArtSiteVoir.asp?ID=964</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora abbiate la pazienza di confrontare le due versioni datate 12 dicembre 2010; alla nota 36 del Rapporto, in quella inglese (anche in pdf) troviamo la seguente frase: 36) “The combined influence of Muja and Veseli in this regard endured through the transitional phase of the Kosovo Protection Corps; both men were central to the design of the intelligence structures and strategic decision-making mechanisms inside the PDK party. Among the external parties they are reported to have engaged are members of the Albanian secret services, American private military and security companies, and Israeli intelligence experts.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quella francese, alla medesima nota 36, troviamo invece: 36) “L’influence conjuguée de Muja et Veseli dans ce domaine a perduré tout au long de la phase de transition du Corps de protection du Kosovo; les deux hommes auraient joué un rôle central dans la conception des structures de renseignement et des mécanismes de prise de décisions stratégiques au sein du PDK. Parmi les prestataires externes aux services desquels ils auraient eu recours figurent, selon certaines informations, les membres des services secrets albanais, des sociétés américaines de sécurité et militaires privées.» Dove sono finiti «gli esperti dell’intelligence israeliana» citati nella versione inglese del Rapporto?</span></span></p>
<p lang="fr-FR"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ricordiamoci che qui stiamo parlando degli esponenti di un gruppo criminale, Mujia e Veseli, incaricati dai loro capi di «annodare contatti» per riciclaggio di denaro sporco e altri reati piuttosto gravi.</span></span></p>
<p lang="fr-FR"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Già qui la questione della omissione-censura appariva piuttosto strana.</span></span></p>
<p lang="fr-FR"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 7 gennaio 2011, però, il sito dell’Assemblea pubblicava la versione definitiva del Rapporto Marty (Doc 12462), in inglese: </span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/Mainf.asp?link=/Documents/WorkingDocs/Doc11/EDOC12462.htm"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/Mainf.asp?link=/Documents/WorkingDocs/Doc11/EDOC12462.htm</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e in francese:</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assembly.coe.int/Mainf.asp?link=/Documents/WorkingDocs/Doc11/EDOC12462.htm"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://assembly.coe.int/Mainf.asp?link=/Documents/WorkingDocs/Doc11/EDOC12462.htm</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ritorniamo alla «famosa» nota 36 e non troviamo più, neanche nella versione in inglese, il riferimento all’intelligence israeliana: 36) «Muja was the overall “Medical Co-ordinator” for the KLA General Staff, a post in which he oversaw the provision of medical treatment for wounded KLA soldiers, as well as other emergency cases in KLA operational zones. Muja notably made use of the Military Hospital in Tirana, Albania, and administered extensive supplies and equipment acquired by the KLA through foreign donations. During 1998 and 1999, as the official representative of the KLA, supported by elements in the Albanian Army and the Albanian secret services, Muja also administered a diverse array of other infrastructure: at least one helicopter, several well-funded construction projects and makeshift accommodation arrangements – including private houses and apartments – for KLA commanders, recruits and affiliates who travelled into Albania from overseas, including those <em>en route</em> to Kosovo”, idem alla nota 40), che riprende la 36) della versione del 12 dicembre: “The combined influence of Muja and Veseli in this regard endured through the transitional phase of the Kosovo Protection Corps; both men were central to the design of the intelligence structures and strategic decision-making mechanisms inside the PDK party. Among the external parties they are reported to have engaged are members of the Albanian secret services and American private military and security companies.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Men che meno, ovviamente, nella versione francese: 36) “Muja était le «coordinateur médical» général de l&#8217;état-major général de l&#8217;UÇK, une fonction qui l&#8217;amenait à contrôler la fourniture des traitements médicaux destinés aux soldats blessés de l’UÇK et aux autres situations d&#8217;urgence des zones d&#8217;opération de l’UÇK. Muja a notamment utilisé l&#8217;hôpital militaire de Tirana, en Albanie, et a géré les fournitures et le matériel considérables acquis par l’UÇK grâce aux dons provenant de l&#8217;étranger. En 1998 et 1999, en sa qualité de représentant officiel de l’UÇK assisté par des éléments de l&#8217;armée albanaise et des services secrets albanais, Muja a également géré un ensemble de diverses autres infrastructures: un hélicoptère au moins, plusieurs projets de construction solidement financés et l&#8217;aménagement de logements improvisés – notamment de maisons et appartements privés – destinés aux commandants, recrues et auxiliaires de l’UÇK qui se rendaient en Albanie depuis l&#8217;étranger, y compris à ceux en transit pour le Kosovo” e nota 40): “L’influence conjuguée de Muja et Veseli dans ce domaine a perduré tout au long de la phase de transition du Corps de protection du Kosovo; les deux hommes auraient joué un rôle central dans la conception des structures de renseignement et des mécanismes de prise de décisions stratégiques au sein du PDK. Parmi les prestataires externes aux services desquels ils auraient eu recours figurent, selon certaines informations, les membres des services secrets albanais, des sociétés américaines de sécurité et militaires privées.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, qualcuno potrebbe forse contestare che questa censura riguardante il ruolo dell’intelligence israeliana non è poi così influente ai fini legali del rapporto, dove, oggettivamente, le rivelazioni più clamorose riguardano l’ammissione da parte del Tribunale dell’Aja (lo stesso che ancora si permette di dettare alla Serbia le condizioni della propria ammissione in Europa) della sua distruzione di prove documentali sui crimini commessi in Kosovo (insieme alle incredibili “negligenze” di ONU, UE, NATO ecc. mentre gli USA e Israele, almeno, sanno benissimo cosa devono fare&#8230;).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C’è però un aspetto importante che si nasconde dietro a questa manomissione (a meno che non si tratti di un’autocensura decisa dallo stesso Marty ma il significato non cambierebbe): almeno a partire dagli anni Ottanta, Israele e i suoi sostenitori ci vogliono convincere che sarebbe in atto uno “scontro di civiltà”, Occidente cristiano (buono) da una parte e Oriente musulmano, a volte confuciano (cattivo) dall’altra.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il dichiarato appoggio di Israele alla guerra dell’UCK albanese (teoricamente musulmano, anche se in realtà si tratta di tutt’altro…) contro la Serbia cristiana (ortodossa) viene allora a sconvolgere le carte in tavola e a prospettare l’ipotesi (molto più reale) che l’attuale conflitto in corso a livello globale sia dovuto a cause geopolitiche, geoeconomiche e geostrategiche (l’occupazione dello spazio eurasiatico) che con la religione non hanno proprio nulla cui spartire.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peccato che questa partita si giochi sulla pelle dei popoli, serbo o albanese che sia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Stefano Vernole, redattore di “Eurasia”, è autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Ed. Noctua, Molfetta, 2008.</strong></em></span></p>
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		<title>Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 09:51:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ notizia dei giorni scorsi: il medico turco Yusuf Sonmez, definito dai media kosovari il dottor Frankenstein per un suo presunto ruolo nell’espianto degli organi ai prigionieri serbi rapiti dall’UCK, è stato arrestato dalle autorità ma poi subito rilasciato in quanto non “sussisterebbe il pericolo di fuga”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-rapporto-marty-tribunale-aja-dottor-frankenstein-e-mossad/7805/" title="Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7805&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ notizia dei giorni scorsi: il medico turco Yusuf Sonmez <em>[nella foto]</em>, definito dai media kosovari il dottor Frankenstein per un suo presunto ruolo nell’espianto degli organi ai prigionieri serbi rapiti dall’UCK, è stato arrestato dalle autorità ma poi subito rilasciato in quanto non “sussisterebbe il pericolo di fuga”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vedremo come proseguirà l’inchiesta di Eulex, coordinata dal procuratore Jonathan Ratel, ma l’inizio ci sembra tutt’altro che promettente e cerchiamo di capire il perché.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il polverone sulla vicenda ha finalmente avuto un eco internazionale grazie al rapporto presentato al Consiglio d’Europa dallo svizzero Dick Marty e intitolato: “Trattamento inumano di persone e traffico illecito di organi umani in Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Analizziamone i punti chiave, alcuni condivisibili altri meno, premettendo che per quanto contesterò a Marty (e che riguarda i suoi giudizi sulla politica di Milosevic in Kosovo e altrove rimando ai miei precedenti articoli e al mio testo: “La questione serba e la crisi del Kosovo, Noctua, 2008”).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrive Marty: “Nel periodo immediatamente dopo la fine del conflitto armato, prima che le forze internazionali potessero veramente prendere il controllo della regione e ristabilire una sembianza di ordine e di legalità, sarebbero stati prelevati gli organi su dei prigionieri in una clinica in territorio albanese, presso Fushe-Kruje, per trasportarli in seguito a fini di trapianto &#8230; Specie nel corso dei primi anni della loro presenza in Kosovo, le organizzazioni internazionali incaricate della sicurezza e della legalità (KFOR e UNMIK) hanno dovuto fare fronte a importanti problemi strutturali e a serie carenze di personale qualificato per assumere le mansioni loro affidate, disfunzioni aggravate da una rotazione rapida e continua dei quadri posti in Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima considerazione: stiamo parlando del Kosovo, un paese grande come l’Abruzzo: come è possibile che decine di migliaia di soldati della più grande organizzazione militare internazionale, la NATO, supportati anche dai contingenti di soldati di paesi non aderenti all’Alleanza Atlantica e sotto mandato ONU non riescano ad assicurare l’ordine pubblico, al punto che ancora nel 2004 ( a 5 anni dalla fine della guerra e dopo la pulizia etnica del 1999) nonostante l’intercettazione dei messaggi albanesi di chiamata alle armi non abbiano avuto la capacità di impedire i pogrom contro i serbi?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso Marty, comunque, si rende conto che qualcosa non quadra: “Il TPIY (Tribunale Penale Internazionale dell’Aja), che aveva cominciato a procedere ad un primo esame sul posto per constatare l’esistenza di tracce di un eventuale traffico di organi, ha abbandonato queste investigazioni. Gli elementi di prova prelevati a Rripe, in Albania, sono stati distrutti e non possono di conseguenza essere più utilizzati per delle analisi più precise. Nessuna inchiesta è stata così aperta in seguito per una questione considerata tanto seria al punto che l’ex Procuratore del TPIY (Carla del Ponte, n.d.r.) ha ritenuto necessario renderlo pubblico nel suo libro … Le organizzazioni internazionali che lavorano in Kosovo hanno privilegiato un approccio politico pragmatico, ritenendo di dover favorire ad ogni costo la stabilità a breve termine (Quale??? La pulizia etnica subita da 350.000 persone tra serbi, rom, gorani ecc. dopo l’arrivo della KFOR in Kosovo? N.d.r.) e sacrificando così importanti principi di giustizia”.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su più di 6000 dossiers di sparizioni aperti dalla Croce Rossa Internazionale, 1400 persone circa sono state ritrovate vive e 2500 cadaveri sono stati ritrovati e identificati. Per la maggior parte si tratta di vittime kosovare albanesi ritrovate nelle fosse scoperte nelle regioni sotto controllo serbo e in Kosovo. Alle circa 1900 persone scomparse durante il conflitto e la cui sorte non si è potuta stabilire (2/3 circa sono dei kosovari albanesi) vanno aggiunte circa 500 persone sparite dopo l’arrivo delle truppe della KFOR il 12 giugno 1999, di cui un centinaio di kosovaro albanesi e più o meno 400 non albanesi, la maggior parte serbi.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le cifre ufficiali di Marty confermano, quindi, quanto già si sapeva della guerra del 1999: nessun genocidio albanese, ma una dura guerra tra esercito serbo e UCK, con circa 2500 morti più gli scomparsi (William Cohen e il Pentagono in quei giorni parlavano di 100.000 morti per giustificare i bombardamenti sulla federazione Jugoslava!), tra i quali sarebbe curioso anche capire quanti rimasero vittime dei bombardamenti della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma proseguiamo col rapporto Marty: “Quanto al TPIY, aveva fatto qualche ricerca sulla famosa “Casa gialla”, operando tuttavia in modo molto superficiale e con un grado di professionalità che suscita varie perplessità. A ciò si aggiunge il fatto che il mandato del TPIY è stato ristretto ad un periodo e ad uno spazio ben delimitato: la giurisdizione internazionale è competente a perseguire e a giudicare i crimini fino al giugno 1999, fine del conflitto, e la sua competenza non si estende all’Albania, salvo che quella autorizzi espressamente degli atti d’inchiesta sul suo territorio”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche qui troviamo un&#8217;altra incongruenza: a parte il fatto che i rapimenti e le uccisioni dei serbi in Kosovo, in maniera massiccia, iniziano già nel 1998 (cioè prima della guerra del marzo-giugno 1999), al punto da provocare l’intervento in forze della polizia di Milosevic contro l’UCK che in quell’anno aveva preso il controllo del 60% della provincia e di tutte le sue strade principali, non capiamo come sia possibile che la sovranità nazionale albanese, calpestata e derisa per anni da tutti, sia ora diventata un ostacolo insormontabile per le indagini di un tribunale penale internazionale come quello dell’Aja, massima autorità della giustizia mondiale (secondo i canoni occidentali).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché non si minaccia a Tirana l’esclusione dall’Unione Europea come avviene per la Serbia?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vediamo allora come reagisce l’Europa, secondo Marty, all’eredità kosovara dopo l’amministrazione internazionale del Kosovo targata ONU: “La missione Eulex, insediata alla fine del 2008, ha così ereditato una situazione estremamente difficile. Numerosi dossiers di crimini di guerra, in particolare quelli di cui sono sospettati i combattenti dell’UCK, sono d’altronde stati consegnati dall’UNMIK in uno stato deplorevole (prove e testimonianze smarrite, gran lasso di tempo tra gli atti di investigazione incompleti), a tal punto che alcuni responsabili di Eulex non hanno avuto peli sulla lingua durante la nostra visita investigativa e hanno espresso il loro timore che numerosi dossiers dovranno essere abbandonati. Alcuni interlocutori che rappresentano la nascente società civile kosovara non hanno risparmiato, ugualmente, le loro critiche nei riguardi di Eulex: ci si attendeva che Eulex attaccasse finalmente anche gli “intoccabili”, di cui tutto il mondo conosce il passato più che discutibile. Invano: ci sono stati molti annunci, molte promesse, ma i risultati concreti si fatto tutt’ora attendere …”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra le note del rapporto Marty, in questa prima parte, sono significative alcune considerazioni del politico svizzero: “Gli Stati Uniti dispongono di un’ambasciata dotata di risorse impressionanti, così come di una base militare la cui importanza va ben aldilà della dimensione regionale … Abbiamo appreso che i partecipanti della KFOR (ad esempio il Regno Unito) hanno riportato in patria tutti i loro archivi: questi sono accessibili agli inquirenti di Eulex solamente sulla base di richieste individuali motivate, una procedura complessa che rallenta considerevolmente il lavoro della giustizia … Al momento della nostra visita nel gennaio 2010, Eulex non aveva sempre accesso ai dossiers del TPIY; ma il procuratore del TPIY avrebbe assicurato ad Eulex, recentemente, che l’accesso verrà accordato prossimamente … L’Ufficio delle persone scomparse e delle scienze legali OMPF), attualmente co-diretto da un rappresentante di Eulex e da un rappresentante delle autorità kosovare, sarebbe stato creato, stando a quanto si dice, “per eliminare il caos legato allUNMIK e al TPIY”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peccato che: “Ci sarebbero delle reticenze ugualmente in seno all’OMPF in rapporto alle sparizioni intervenute dopo il 12 giugno 1999” &#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vediamo ora la “professionalità” di quanti dovrebbero assicurare la giustizia internazionale: “Nel febbraio 2004, una visita d’osservazione sul posto è stata organizzata congiuntamente dal TPIY e dall’Unmik, con la partecipazione di un giornalista … Dei partecipanti a questa visita che noi abbiamo intervistato hanno espressamente denunciato una certa mancanza di professionalità, soprattutto per ciò che riguarda i prelevamenti di campioni e i verbali scientifici … I prelevamenti materiali effettuati sul posto sono stati in seguito distrutti dal TPIY, dopo essere stati fotografati, come il procuratore del Tribunale ci ha in seguito confermato in una lettera (Lettera di Serge Brammertz, Procuratore del TPIY, in data 19 dicembre 2009. In un incontro che ho avuto con la signora Del Ponte nel 2009, l’ex Procuratore mi aveva assicurato che questo materiale doveva essere conservato negli archivi e che la sua distruzione non era assolutamente concepibile).”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma come è possibile che i crimini commessi da un ex gruppo guerrigliero, guidato da narcotrafficanti, possano godere di simili censure? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Continuiamo con Marty: “Per più di 2 anni dopo la sua prima apparizione nel 1996, l’UCK, era considerato dagli osservatori occidentali come un gruppo marginale e disorganizzato di’insorti, i cui attacchi lanciati contro lo Stato jugoslavo venivano paragonati ad atti di “terrorismo” … le principali basi dell’UCK, dove si addestravano le sue reclute, si trovavano nel nord dell’Albania … Non è pertanto che nel secondo semestre del 1998 che l’UCK è venuto ad imporsi nell’immaginario della comunità internazionale, grazie al sostegno esplicito delle potenze occidentali basato sulla lobby degli Stati Uniti” … Questo apparente ruolo preminente dell’UCK, dovuto in gran parte agli Americani, era nei fatti prevedibile e ha rappresentato il solco sul quale l’UCK è giunto a prendere la supremazia sulle altre forze politiche albanesi del Kosovo che ambivano al potere … Thaci deve, senza alcun dubbio, la sua ascesa personale al sostegno politico e diplomatico degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali, che lo consideravano come il partner locale favorito del loro progetto di politica estera per il Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole di Marty sono molto importanti, perché confermano quanto da noi sempre sostenuto: non ci sarebbe stata nessuna guerra in Kosovo nel 1999 (nel 1995 a Dayton era stata decretata la fine delle guerre jugoslave) se, in un determinato momento (1998), Washington e i suoi alleati non avessero deciso di finanziare, armare e sostenere politicamente l’UCK, i cui capi, a quanto pare, sono trafficanti di droga, organi ed esseri umani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altro che responsabilità di Milosevic, reo, agli occhi dell’Occidente, di non aver firmato a Rambouillet l’occupazione del proprio paese da parte della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Commenta Marty: “E’ particolarmente sconcertante constatare che l’insieme della comunità internazionale in Kosovo – dal governo degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali alleate, fino alle autorità giudiziarie che esercitano le loro attività sotto la tutela dell’Unione Europea – possiedono senza dubbio le medesime informazioni schiaccianti su tutto l’insieme dei crimini commessi dal Gruppo di Drenica (guidato da Thaci, n,d.r.), ma nessuno di essi sembra pronto a reagire di fronte ad una tale situazione e a perseguire i responsabili”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prosegue Marty e qui c’è un mistero …: “Muja, Haliti e Veseli avrebbero come noto ricercato dei mezzi innovativi per utilizzare ed investire i milioni di dollari del fondo di guerra costituito dalle donazioni versate all’estero per la causa dell’UCK. Muja e Veseli d’altronde hanno tentato, per conto del Gruppo di Drenica, di annodare dei contatti con delle società straniere militari di sicurezza”. Molto bene (si veda, al proposito, anche il mio articolo “Kosovo: una partita truccata” e la parte relativa al Fondo di difesa Haradinaj), però nella versione inglese del rapporto Marty, alla nota 36, vengono indicati: “Tra i consulenti esterni ai servizi ai quali avrebbero fatto ricorso figurano, secondo certe informazioni, i membri dei servizi segreti albanesi, delle società americane di sicurezza, militari privati ed <strong>esperti dell’intelligence israeliana</strong>.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché nella versione francese del rapporto Marty, il riferimento agli israeliani è stato omesso??? Forse perché si vuol far dimenticare che Thaci intrattiene stretti rapporti con Israele (1) e che buona parte degli organi espiantati ai prigionieri serbi pare finisca a Tel Aviv? (2).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che il buon Marty debba guardarsi anche dai traduttori del Consiglio d’Europa? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non è un caso che Marty indichi tra i paesi che non hanno finora risposto alle sua richiesta di cooperazione proprio Israele? (nota 12 del Rapporto). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma perché cita anche la Russia, che pure ha chiesto “la più ampia diffusione possibile del suo rapporto”?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per il resto consigliamo a Marty di lasciare perdere “gli importanti problemi strutturali e la carenza di personale qualificato” di KFOR ed Unmik, quale causa del caos post bellico e di comprendere una questione essenziale: subito dopo il ritiro dell’esercito serbo dal Kosovo (previsto dal trattato di Kumanovo) ci fu il tentativo da parte dell’UCK, supportato a tal fine dai servizi segreti anglo-americani, di portare a termine la definitiva operazione di pulizia etnica dei serbi del Kosovo, in particolare di quelli del Nord di Kosovska Mitrovica, tentativo fallito per i motivi che spiego nel mio testo sopracitato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un solo esempio fa ben comprendere quanto siano ridicole le giustificazioni della comunità internazionale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Appena terminata la guerra, il 10 giugno 1999, fu sufficiente un piccolo reparto di paracadutisti russi, arrivati in gran fretta dalla Bosnia, per assicurare la sicurezza dei serbi nella capitale del Kosovo, Pristina, città che allora abitavano a migliaia e dalla quale sono oggi praticamente scomparsi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le stesse immagini televisive trasmesse in quei giorni, anche in Italia, testimoniano dei serbi di Pristina, per strada, che lanciano fiori e saluti ad increduli soldati russi ai bordi dei loro blindati: evidentemente non avevano alcun timore ad esporsi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come è possibile che dopo l’arrivo di altre decine di migliaia di soldati della forza militare internazionale l’UCK abbia avuto tutta questa facilità nell’epurare i serbi ma anche gli albanesi giudicati “collaborazionisti” con Belgrado?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con un po’ di buona volontà il tenace Marty potrà trovare la risposta anche tra le pieghe del suo rapporto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Stefano Vernole è redattore di &#8220;Eurasia&#8221;</strong></em></span></span></p>
<p>Note</p>
<ol>
<li>“Kosovo: les 	relations de Thaci avec Israel irritent le monde arabe” 	<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://laquestionesiciliana.blogspot.com/2008/10/kosovole-relazioni-di-thai-con-israele.html">http://laquestionesiciliana.blogspot.com/2008/10/kosovole-relazioni-di-thai-con-israele.html</a></span></span></li>
<li>“Israele riceveva 	organi umani da trafficanti del Kosovo” 	<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/87344-criminalit%C3%A0-israele-riceveva-organi-umani-da-trafficanti-del-kosovo">http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/87344-criminalit%C3%A0-israele-riceveva-organi-umani-da-trafficanti-del-kosovo</a></span></span></li>
</ol>
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		<title>Kosovo: lo scontro USA-Russia in un&#8217;Europa imbelle</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 12:37:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Alla fine degli anni 90 il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci era capo di un gruppo criminale in stile mafioso coinvolto in omicidi, pestaggi, traffico di organi e altri reati”: lo dice un rapporto all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa diffuso oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-lo-scontro-usa-russia-in-uneuropa-imbelle/7389/" title="Kosovo: lo scontro USA-Russia in un&#8217;Europa imbelle"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7389&amp;w=80" width="80" height="49" alt="Kosovo: lo scontro USA-Russia in un&#8217;Europa imbelle" ></div></a><p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla fine degli anni 90 il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci era capo di un gruppo criminale in stile mafioso coinvolto in omicidi, pestaggi, traffico di organi e altri reati”: lo dice un rapporto all&#8217;Assemblea Parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa diffuso oggi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un&#8217;accusa immediatamente smentita dal governo kosovaro, che ha definito il documento diffamatorio e ha minacciato querela.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rapporto, ancora in bozza, che giunge all&#8217;indomani della proclamazione da parte della Commissione elettorale del Kosovo della vittoria del partito di Thaci nelle prime elezioni da quando è stata proclamata l&#8217;indipendenza, accusa le potenze occidentali di complicità per aver ignorato reati che risalgono ai tardi anni 90.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Thaci e gli altri membri del “Gruppo di Drenica” (la Valle dove avvennero i maggiori scontri tra polizia serba ed UCK, reclamizzati invece dall’Occidente come “pulizia etnica del regime di Milosevic” …) sono consistentemente indicati come “attori chiave” nei rapporti di intelligence sulle organizzazioni criminali simil-mafiose kosovare.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo scoperto che il Gruppo di Drenica aveva come capo o, per usare la terminologia delle reti di crimine organizzato, il suo boss, il celebre politico e forse la più riconosciuta personalità a livello internazionale dell&#8217;Uck, Hashim Thaci” è scritto sul rapporto europeo, che il governo del Kosovo, ovviamente, giudica senza fondamenta e diffamatorio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Il governo del Kosovo e il primo ministro Hashim Thaci faranno tutti i passi necessari&#8230; per respingere le ingiurie di Dick Marty, tra cui mezzi legali e politici&#8221;, dice un comunicato dell&#8217;esecutivo kosovaro (Dick Marty è il relatore speciale sugli affari legali e i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa, che ha elaborato il rapporto).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma non solo: “la Ue e&#8217; preoccupata per le denunce di frodi elettorali in Kosovo, ma ricorda che spetta alle competenti autorità nazionali indagare e dare risposte” … </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Spetta cioè alle stesse autorità nazionali che il rapporto europeo descrive come “mafiose e criminali”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo ha sottolineato, infatti, la portavoce dell&#8217;Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, interpellata sulle accuse di &#8221;frodi massicce&#8221; che secondo l&#8217;opposizione</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">invaliderebbero parte dei risultati delle elezioni di domenica scorsa in Kosovo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se si tratta di una mossa implicita a guadagnare terreno nel fantomatico scontro tra Unione Europea e Stati Uniti per il controllo del Kosovo dubitiamo che funzionerà, visto il ferreo controllo militare (NATO + Camp Bondsteel) e politico (Eulex + ex UCK) che Washington esercita sulla provincia serba, ma potrebbe indirettamente favorire l’azione d’inserimento della Russia che supplisce alle carenze del Governo occidentalista di Belgrado svolgendo azione diplomatica a favore dei Serbi del Nord del Kosovo, dell’ex Vescovo Artemije e perfino della Republika Srpska.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo i risultati preliminari del voto di domenica, che diverranno definitivi solo dopo l&#8217;esame dei ricorsi su presunti brogli e irregolarità, il Pdk del premier Hashim Thaci ha ottenuto il 33,5% dei voti, dieci punti in più della Lega democratica del Kosovo (Ldk) del sindaco di Pristina Isa</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mustafa, alla quale e&#8217; andato il 23,6% dei consensi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella nottata tra domenica e lunedì a Pristina ci sono anche stati scontri tra le opposte fazioni.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I casi più sospetti hanno avuto luogo nella circoscrizione dove domina incontrastato il clan del premier uscente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lì, a fronte di una partecipazione media al voto del 47,5%, risulta aver votato il 90% degli aventi diritto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al terzo posto con il 12,2%, la nuova formazione “Autodeterminazione” del giovane</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ultranazionalista Albin Kurti, che al primo punto del suo programma elettorale ha la creazione della “Grande Albania”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un&#8217;ipotesi che fa tremare le vene ai polsi alla comunità internazionale ma non a quanti, specie alla CIA, lavorano per una nuova destabilizzazione dei Balcani. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alle sue spalle l&#8217;Alleanza per il Kosovo (10,8%) dell&#8217;ex primo ministro Ramush Haradinaj, attualmente sotto processo al Tribunale internazionale dell&#8217;Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (processo riaperto dopo un’assoluzione che scatenò furenti polemiche).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In Parlamento entra, con il 7,1% dei voti, anche il partito del discusso magnate Bexet Pacolli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Aria tesa anche tra le formazioni politiche dei serbo kosovari. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La minoranza (che in base alla Costituzione avrà diritto a 10 seggi su 120 in Parlamento)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">nel nord del Kosovo ha seguito l&#8217;invito di Belgrado e non è andata a votare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quelli al sud del fiume Ibar invece lo hanno parzialmente fatto, ma ora i due principali</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">partiti si accusano vicendevolmente di brogli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La partecipazione al voto dei serbi ha irritato non poco Belgrado anche se il sottosegretario al Kosovo Oliver Ivanovic ha minimizzato affermando che «solo 15mila serbi su 140mila aventi diritto si sono recati alle urne».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; stata, infatti, solo del 47,8% l&#8217;affluenza alle elezioni politiche anticipate in Kosovo, gli aventi diritto al voto erano un milione e 600 mila, ma nel nord a maggioranza serba il boicottaggio e&#8217; stato</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">pressoché totale .</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alcuni seggi mobili allestiti per le elezioni legislative sono stati attaccati nel nord del Kosovo e</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">una quarantina di serbi hanno aggredito il personale in servizio a un seggio mobile allestito a Leposavic, dove due persone sono state arrestate.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel villaggio vicino, sempre secondo la stessa fonte (cioè la polizia kosovara), é stato</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attaccato un altro seggio mobile, mentre a Strpce, enclave serba nell&#8217;est del Kosovo é stato aggredito un osservatore in servizio ad un seggio elettorale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In quest&#8217;ultimo episodio cinque persone sono state arrestate.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre sconosciuti hanno attaccato a Zubin Potok, nel nord del Kosovo, l&#8217;ufficio di una ong danese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo fonti diplomatiche, sono stati sparati 25 colpi di arma automatica, che non hanno provocato feriti, ma solo danni materiali all&#8217;edificio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sui muri sono state lasciate scritte di minaccia contro la forza della Nato Kfor, la missione</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">civile Eulex e la polizia kosovara e sono stati lanciati anche volantini con le stesse minacce.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo la polizia ad attaccare la ong danese sarebbero stati estremisti serbi contrari alle elezioni legislative.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A causa di questo incidente i seggi elettorali nella cittadina kosovara erano stati aperti con un paio d’ore di ritardo, alle 9,00 invece che alle 7,00.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A Prizren, città nel sud del Kosovo, sono state date alle fiamme tre auto nella nottata e si suppone che si tratti di vendette fra partiti locali. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I serbi di Gracanica, l&#8217;enclave a una quindicina di km. dalla capitale Pristina, hanno creduto invece nell&#8217; utilità della loro partecipazione alle elezioni, ritenendo che solo così si può partecipare concretamente alla vita pubblica e al governo locale, creando al tempo stesso i presupposti per migliorare le condizioni di vita della gente comune.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se andiamo a votare possiamo influenzare non solo il nostro governo ma anche la comunità internazionale&#8217;”, aveva affermato il sindaco di Gracanica Bojan Stojanovic, che si era detto per questo ottimista sull&#8217; affluenza alle urne (e dimenticando forse gli assalti degli estremisti albanesi ai serbi che avevano assistito poche settimane fa, a Gracanica e a Pec, all’insediamento del Patriarca Irenej). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il sindaco aveva criticato senza mezzi termini gli altri serbi più radicali e intransigenti del nord del Kosovo, che hanno invitato a boicottare le urne e che lui definisce significativamente</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">turbo-patrioti”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La televisione pubblica kosovara RTK ha successivamente mostrato un filmato a dimostrazione dei</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">brogli verificatisi domenica scorsa in un seggio elettorale di Drenas, nel centro del Kosovo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel filmato, girato da un osservatore diVetevendosije (Autodeterminazione), si vede la stessa persona apporre su varie schede elettorali la crocetta sul simbolo del Pdk, il Partito democratico del Kosovo del premier Hashim Thaci.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vetevendosije, ha riferito la tv, ha depositato all&#8217; apposita commissione per i ricorsi tutto il materiale e gli elementi a dimostrazione dei brogli e delle irregolarità verificatesi a Drenas.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Shukri Suleimani, presidente della commissione per i ricorsi, ha confermato alla tv che sono stati depositati finora 171 ricorsi, la gran parte dei quali riguarda irregolarità nelle municipalità di Drenas e Skenderaj. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A denunciare irregolarità e brogli a favore del Pdk di Thaci sono stati i rappresentanti di varie forze politiche e preoccupazione per questo hanno espresso le delegazioni di osservatori sia dell&#8217;Europarlamento che della rete europea di monitoraggio “Enemo”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono poi scoppiati scontri nel centro di Pristina fra sostenitori del Partito democratico</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">del Kosovo (Pdk) del premier uscente Hashim Thaci  e della Lega democratica del Kosovo (Ldk) del sindaco della capitale Isa Mustafa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per separare i contendenti &#8211; i sostenitori di Thaci hanno bruciato i poster elettorali dell&#8217;Ldk &#8211; e&#8217; intervenuta in forze la polizia, che ha bloccato diverse strade del centro città.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I simpatizzanti del Pdk avevano festeggiato la vittoria con caroselli di auto a clacson spiegati, sventolio di bandiere e lo scoppio di petardi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In serata il leader dell&#8217;Ldk Isa Mustafa aveva contestato il successo del Pdk, e i suoi sostenitori erano scesi a loro volta in strada per celebrare la vittoria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questa la cronaca dell’ultimo esempio di “nation building” voluto dalle “democrazie” atlantiche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Intanto, però, povertà e corruzione continuano a condizionare in negativo lo sviluppo del Kosovo, frenando il suo cammino verso l&#8217;integrazione europea.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo la Banca mondiale, “il piccolo paese balcanico e&#8217; tra i più poveri d&#8217;Europa, con una</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">disoccupazione al 47%, stipendi bassissimi per professori e medici, pensioni miserabili, e con la gran parte della popolazione che vive con 0,93 euro al giorno. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;economia del Kosovo resta largamente dipendente dagli aiuti dell&#8217;Occidente e dei grandi Istituti finanziari internazionali, in primo luogo Fondo monetario internazionale (Fmi) e Banca mondiale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La corruzione dilagante e la diffusa criminalità, unite al persistere di una marcata instabilità nel nord del paese – dove più aspra e&#8217; la contrapposizione etnica tra la maggioranza di popolazione serba e la componente kosovara albanese – frenano gli investimenti stranieri, ritenuti determinanti per alleviare la povertà, elevare il livello di vita e accelerare l&#8217;integrazione europea del Kosovo.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dall&#8217;arrivo nel paese della missione europea Eulex si e&#8217; intensificata la lotta alla corruzione, che ha investito le sfere più alte del potere. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso ottobre il governatore della Banca centrale é stato destituito dopo il suo arresto e un periodo di detenzione con accuse di corruzione; analoghe accuse hanno riguardato il ministro delle telecomunicazioni e altri funzionari in vista del governo di Pristina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sei persone sono state arrestate, poche settimane fa, in relazione al traffico di organi ai danni dei serbi rapiti subito dopo la fine della guerra del 1999 (ma qualcuno fu rapito anche nel 1998, prima dello scoppio delle ostilità).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In un sondaggio effettuato dall&#8217;Istituto demografico del Kosovo (Kdi), il 73% degli intervistati ha detto di ritenere che il livello di corruzione dal 2007 é aumentato e solo l&#8217;8% pensa che esso si sia ridotto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Partiti, parlamento e apparato giudiziario sono gli organismi ritenuti più corrotti, mentre ong, ambienti religiosi, polizia e forze armate vengono considerati i settori meno interessati dalla corruzione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal sondaggio é emerso che per il 61% degli intervistati le misure anticorruzione del governo non hanno avuto alcun effetto, rispetto a un 32% che pensa invece il contrario. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma ciò che inquieta più di tutto è quanto potrà accadere nella prossima primavera.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli americani sono preoccupati per una possibile spartizione del Kosovo a causa della debolezza</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e dell’ indecisione dell&#8217;Europa”: è quanto e&#8217; emerso da documenti diffusi dal sito Wikileaks e pubblicati dal quotidiano britannico “Guardian”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Usa, stando a tali documenti, temono che l&#8217;Europa possa cedere alle pressioni dei serbi per una spartizione del Kosovo, cosa questa che porterebbe a violenze interetniche con la popolazione albanese. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I serbi, in un tale scenario, assumerebbero il controllo del nord del Kosovo, a maggioranza di popolazione serba.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo i documenti pubblicati dal “Guardian”, Jovan Ratkovic, consigliere internazionale del presidente serbo Boris Tadic, avrebbe prospettato un tale sviluppo degli eventi alla responsabile della politica estera della Ue Catherine Ashton, sottolineando al tempo stesso all&#8217;ambasciatore americano a Belgrado Mary Warlick che i serbi del nord Kosovo non accetteranno mai l&#8217;indipendenza del Kosovo e un governo di albanesi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo Ratkovic, “Belgrado deve accettare il fatto che non potrà più governare in Kosovo, mentre Pristina da parte sua deve capire che non  potrà governare anche sulla parte nord del Paese”: Insomma Wikileaks come megafono dei desiderata USA &#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>* Stefano Vernole, redattore di &#8220;Eurasia&#8221;, è co-autore de <em>La lotta per il Kosovo</em> (Parma 2007) ed autore de <em>La questione serba e la crisi del Kosovo </em>(Molfetta 2008).</strong></span></p>
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