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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Julia Timoshenko</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Elezioni in Ucraina: fallimento della &#8220;rivoluzione arancione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:32:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il passaggio politico in Ucraina, e geostrategico sul piano internazionale: la squadra preferita dal campo euro-atlantista è sconfitto. Non più che nel 2004, non c’è una "rivoluzione", dove il bianco-blu del probabile nuovo presidente Viktor Janukovich avrebbe sostituito l’arancione del passato Presidente Viktor Jushchenko. Ma è la svolta politica di un paese che attraversa una crisi economica e sociale acuta. E il fallimento di una particolare "strategia della tensione" ... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/elezioni-in-ucraina-fallimento-della-rivoluzione-arancione/3076/" title="Elezioni in Ucraina: fallimento della &#8220;rivoluzione arancione&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/viktor_yanukovych_2010_1_17_6_20_46.19rvf1s5070gs4skk8gsko4gw.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="64" alt="Elezioni in Ucraina: fallimento della &#8220;rivoluzione arancione&#8221;" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=17600" target="_blank">http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=17600</a>, 3 febbraio 2010<br />
<font size="3"><br />
Il passaggio politico in Ucraina, e geostrategico sul piano internazionale: la squadra preferita dal campo euro-atlantista è sconfitto. Non più che nel 2004, non c’è una &#8220;<em>rivoluzione</em>&#8220;, dove il bianco-blu del probabile nuovo presidente Viktor Janukovich avrebbe sostituito l’arancione del passato Presidente Viktor Jushchenko. Ma è la svolta politica di un paese che attraversa una crisi economica e sociale acuta. E il fallimento di una particolare &#8220;<em>strategia della tensione</em>&#8221; &#8230;</p>
<p>Con oltre il 48% dei voti, al secondo turno delle presidenziali del 7 febbraio, il leader del Partito delle Regioni Viktor Janukovich batte di poco la cosiddetta &#8220;<em>Egeria</em>&#8221; (chiamato anche &#8220;<em>icona</em>&#8220;) della cosiddetta &#8220;<em>rivoluzione arancione</em>” Julija Tymoshenko &#8211; 45%. Se si aggiunge che al primo turno, l&#8217;attuale presidente e leader &#8220;<em>arancione</em>&#8221; Viktor Jushchenko, il principale attivista per una adesione dell&#8217;Ucraina alla NATO e della riabilitazione dei movimenti degli anni ‘30-‘40 coinvolti nella collaborazione nazista, è stato eliminato con meno del 6%, possiamo concludere che si tratta di una sconfitta storica della &#8220;<em>rivoluzione arancione</em>&#8221; e dei suoi sostenitori ultra-nazionalisti e occidentali. Questa svolta, non meno importante rispetto alle presidenziali del 2004, viene in gran parte ignorato nei nostri mezzi, già una volta mobilitati all&#8217;unanimità nel sostenere la &#8220;<em>rivoluzione arancione</em>&#8220;: questa volta non sono state convocate le telecamere di tutto il mondo nella famosa piazza Maidan, a Kiev, e non v’è nessuna mobilitazione delle fondazioni degli Stati Uniti e delle &#8220;<em>loro</em>&#8221; organizzazioni non governative sul campo. Strana ma significativa discrezione&#8230;</p>
<p>Janukovich, come la sua rivale &#8220;<em>Julija</em>&#8221; e il &#8220;<em>buon Viktor</em>&#8221; Jushchenko appartengono a diversi clan politico-affaristici che hanno approfittato delle opportunità della liberalizzazione economica, dopo la caduta dell&#8217;URSS. È questo un motivo per insultare quello dei tre &#8220;<em>che non ci piace</em>&#8221; e caricaturare mezza Ucraina che ha votato per lui? Questo disprezzo occidentale e tipicamente &#8220;<em>coloniale</em>&#8221; non è nuovo, e ancora persiste nei commenti gracidanti dei nostri giornali. Così, &#8220;<em>Le Monde</em>&#8221; che ha definito Viktor Janukovich &#8220;<em>leader dei conservatori di lingua russa</em>&#8221; [1] e &#8220;<em>Le Soir</em>&#8221; di Bruxelles, che tratta il vincitore come un &#8220;<em>delinquente comune</em>&#8221; e altre sottigliezze [2], interpreta il risultato come una vendetta &#8220;<em>dell’Ucraina di lingua russa</em>&#8220;, un registro di certo familiare ai giornalisti, utilizzato per catalogare gli ucraini <em>&#8216;pro-russi’</em> e ‘<em>filo-occidentali’</em>, divisi tra l’est russofono e l’ovest ucrainofono. Tale divisione binaria hollywoodiana, senza essere completamente falsa (una caricatura può supportare le caratteristiche della realtà), non è in grado di spiegare la complessità e le sfumature di un paese molto &#8220;<em>plurale</em>&#8221; e altamente evoluto. Come spiegare, per esempio, il successo di Viktor Janukovich in diverse regioni dell’ovest, dove ha  convinto da un quarto a un terzo degli elettori. Ma chi di sa – da noi &#8211; che il suo &#8220;<em>Partito delle Regioni</em>” è presente ovunque in Ucraina, dove raccoglie di milioni di ucraini che non hanno nulla di &#8220;<em>pro</em>&#8221; russo o di &#8220;<em>contro</em>&#8221; il resto, già! La vita è complicata!</p>
<p>La vittoria di Janukovich: non è un ribaltamento decisivo. La differenza del 3% tra i due concorrenti è troppo debole per poter parlare di &#8220;vittoria chiara&#8221; di Janukovich. Se Julija Tymoshenko si rifiuta di ammettere la sconfitta, la strada sarà aperta a nuovi scontri, ma né lo spirito all&#8217;interno né la mobilitazione internazionale sono quello che erano nel 2004, la leadership degli Stati Uniti degli ‘<em>Agent Orange’</em> ha ammainato bandiera! Considerando che la contestazione dei risultati elettorali potrebbe nuovamente precipitare il paese nel caos [3], e data la mancanza di una maggioranza parlamentare del nuovo Presidente, possiamo aspettarci un periodo di confusione. La divisione a metà degli elettori (del paese), è probabile che prolungherà la paralisi politica, che dura dal 2004 e che la maggioranza degli ucraini lamentano, in un momento in cui soluzioni urgenti sono necessarie: il deterioramento economico e sociale, l&#8217;aumento della disoccupazione, sono comunque importanti per i comuni mortali, che non le discussioni tra i clan al vertice. I risultati suggeriscono interessanti sviluppi, e non siamo nello stesso scenario di polarizzazione che si aveva con Viktor Jushchenko, in cui le cause come l’&#8221;<em>identità nazionale</em>&#8221; e l’ostilità verso la Russia stanno perdendo velocità, e di cui hanno mostrato la nocività agli interessi della popolazione di tutto il paese. Janukovich ha fatto un passo avanti a Occidente.</p>
<p>Janukovich e il suo partito ha ottenuto i loro più grandi successi in zone prevalentemente di lingua russa, a est e a sud: 90% a Donetsk (Donbass), 88% a Lugansk, 71% a Kharkov, 71% a Zaporozhye, 73% a Odessa, 79% a Simferopol (Crimea), 84% a Sebastopol. Il leader &#8220;<em>regionalista</em>&#8221; è stato sostenuto dal Partito Comunista e da altre formazioni di sinistra, in declino molto forte al primo turno. Ma Janukovich ha avuto successo sostanziale anche nell’Ovest ucraino: 36% a Zhitomir, 24% a Vinnitsa, 18% a Rovno, 41% in Transcarpazia…, la regione occidentale più meridionale, che è vicino a Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. E&#8217; multietnica. Al momento della verifica della carta regionale dei risultati, vi è una maggioranza al secondo turno in diversi distretti del sud, dove c’è la maggioranza di villaggi ungheresi. Segno delle tensioni? Solo nelle regioni della Galizia (Leopoli, Ternopol, Ivano-Frankovsk), tradizionali roccaforti del radical-nazionalismo anti-russo e anti-semita, le sue percentuali sono più basse: sotto il 10%. [4] E Julija ottiene anche lei dei successi a Est.</p>
<p>Una osservazione simmetrica è necessaria per i risultati di Julija Tymoshenko. Maggioritaria in Occidente (da 85 a 88% nelle regioni della Galizia, 81% a Lutsk, 76% a Rovno, 71% a Vinnitsa, ma solo il 51% in Transcarpazia), ha vinto anche notevoli successi in Oriente ( 29% a Dnepropetrovsk, 34% a Kherson, 22% a Kharkov). Il 29% a Dnepropetrovsk, non è un caso: Julija è di lì, e il clan industriale di questa regione è rivale di quella del Donetsk, che domina Janukovich. Così, ancora una volta, la divisione &#8220;<em>est-oves</em>t&#8221; o &#8220;<em>russofoni contro ucrainofoni</em>” non funziona. La città di Kiev è divisa tra il 65% per Julia e il 25% per Viktor Janukovich, mentre la capitale è prevalentemente di lingua russa. Il leader dell’est industriali e operaio non è riconosciuto dalla classe borghese, e una <em>‘classe media’</em> ancora molto legata alla lingua e alla cultura russa. Questi risultati dimostrano che dobbiamo relativizzare la frattura Est-Ovest e ucrainofoni-russofoni, di cui siamo abituali in Occidente. (Russi e ucraini sanno molto bene che la cosa è diversa!) Gli ucraini hanno votato ancora una volta, in parte motivati dalle differenze est-ovest e linguistiche (i russofoni otterranno forse il riconoscimento del russo come seconda lingua ufficiale), ma soprattutto determinati dalle condizioni economiche e sociali disastrose del paese, dovuta al fallimento della &#8220;<em>strategia di Jushchenko</em>&#8221; e, probabilmente, dal desiderio di normalizzare le relazioni con la Russia.</p>
<p><strong>Il fallimento della ‘<em>strategia’</em> di Zbigniew Brzezinski</strong></p>
<p>È stato notato che, a differenza del 2004, né gli Stati Uniti né l&#8217;Unione europea si sono impegnati drammaticamente, né hanno mobilitato la loro potenza mediatica per sostenere l’uno o l&#8217;altro candidato &#8220;<em>arancione</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;OSCE ha riconosciuto immediatamente la validità dei risultati. Il Cremlino è stato cauto ma soddisfatto: felice di vedere Janukovich vincere, era pronto a riconoscere la suo rivale, con la quale i rapporti sono migliorati. Ciò perché l&#8217;equilibrio delle forze globali è cambiato in modo significativo, la questione del gas è diventata molto importante per l&#8217;Europa, e la carta arancione e russofoba s’è finalmente rivelata controproducente. Ciò che è stato sconfitto, è l&#8217;intera &#8220;<em>strategia della tensione</em>&#8221; e del &#8220;<em>respingimento della Russia</em>”, che era stata attuata dai progettisti della &#8220;<em>rivoluzione arancione</em>&#8221; Zbigniew Brzezinski (&#8220;<em>Zbigniew</em>&#8220;), Madeleine Albright, Václav Havel, George Soros e le potenti fondazioni degli Stati Uniti (tra cui la NED), che continuano a finanziare una vasta rete di organizzazioni non governative in Ucraina, come nel resto dell&#8217;ex URSS, per promuovere le &#8220;<em>rivoluzioni democratiche</em>&#8220;. Gli Stati Uniti sono molto deboli sugli altri fronti, in Iraq e in Afghanistan, e si sono astenuti questa volta dall’intervenire attraverso le loro fondazioni e le ONG per &#8220;<em>mobilitare</em>&#8221; degli &#8220;<em>arancioni</em>&#8221; profondamente sconvolti. Sembrano momentaneamente fuori dai giochi. E il progetto della NATO temporaneo messo da parte. Il sequestro della Crimea, una posizione davvero strategica per il controllo del Mar Nero e del &#8220;<em>Grande Medio Oriente</em>&#8221; non è realistico per ora: la Russia ha dimostrato, di fronte all&#8217;attacco georgiano dell’agosto 2008, ciò di cui è capace. In caso di &#8220;<em>natoizzazione</em>&#8221; dell&#8217;Ucraina, la maggioranza russa della Crimea chiederebbe l’adesione alla Russia. E’ Mosca che &#8220;<em>frena</em>&#8221; il separatismo della Crimea, e non la popolazione locale. La maggior parte degli ucraini ha capito che spingendo per un conflitto con la Russia, Viktor Jushchenko e i suoi consiglieri statunitensi stavano sottoponendo l’Ucraina al rischio della disintegrazione. Il &#8220;<em>patriottismo</em>&#8221; ben compreso dell&#8217;Ucraina non è dalla parte del nazionalismo radicale, quello che viene ispirato dai post (e neo) fascisti della Galizia. Washington non può permettersi (finanziariamente, politicamente) di aprire un nuovo fronte.</p>
<p>L&#8217;amministrazione Obama, anche se ancora &#8220;<em>consigliata</em>&#8221; da Zbigniew Brzezinski, ha significativamente modificato la propria politica verso la Russia, i cui &#8220;<em>servigi</em>&#8221; sono necessari per la crisi in Iran e la continuazione della guerra in Afghanistan. Su un piano più generale, la crisi economica globale, le sue conseguenze negative per gli Stati Uniti e drammatiche per l&#8217;Ucraina, non permettono più di giocare alla &#8220;<em>rivoluzione democratica</em>&#8221; nell’ex-URSS. E&#8217; l&#8217;Unione europea, che appare ora come l&#8217;interlocutore privilegiato occidentale. Una interlocutrice sicuramente divisa, con un polo a favore della cooperazione con la Russia, con la Germania che occupa la posizione di punta, e un altro polo incarnato dalla Polonia, dall&#8217;ex presidente ceco Havel e da circoli intellettuali e dei media francesi, che sembrano essere &#8220;<em>in ritardo di una guerra americana</em>&#8220;, o più vicino a quello che Bush ha tentato, che a ciò che Obama può. Janukovich, indipendentemente dalla sua personalità, senza carisma, rappresenta in realtà la grande maggioranza del capitale industriale dell&#8217;Ucraina, interessato sia agli investimenti occidentali che a legami più stretti con la Russia e alla realizzazione di uno spazio comune commerciale delle repubbliche slave e del Kazakistan. Su questa doppia apertura verso l&#8217;UE e il gruppo Russia-Ucraina-Bielorussia-Kazakistan, che si svolgerà il dibattito post-elettorale. Il 1° gennaio 2012 entrerà in vigore lo Spazio Economico Comune di Russia-Bielorussia-Kazakistan, che implica la libera circolazione dei capitali e del L&#8217;Ucraina è invitata a partecipare, o almeno ad avvicinarsi. I russi insistono sull’&#8221;<em>interesse per l&#8217;Europa</em>” nell’incoraggiare la formazione del nuovo &#8220;<em>mercato comune</em>&#8220;, facendone una sorta di ponte tra l&#8217;oriente (principalmente la Cina) e l’occidente (Unione Europea) dell&#8217;Eurasia.</p>
<p>Le questioni geostrategiche restano quello che erano: il controllo delle risorse, soprattutto dei bacini petroliferi del Caspio e della Siberia, il controllo e lo sviluppo dei corridoi energetici, il controllo del Mar Nero, l’associazione o la dissociazione tra Russia e Ucraina &#8211; Zbigniew Brzezinski ha giustamente visto che questa era la prova principale dell’espansione dell&#8217;egemonia statunitense sull’Eurasia. Si misura fino a che punto, dalle teorie di Zbigniew sulla &#8220;<em>Grande Scacchiera</em>&#8221; e la scelta &#8220;<em>reale</em>&#8221; (anni &#8217;90 e primi anni 2000), la situazione sia cambiata, grazie all’avanzata della potenza della Cina e alle reazioni &#8220;<em>sovraniste</em>&#8221; della Russia, che ha limitato la sua &#8220;<em>rimozione</em>&#8221; dal Caucaso, dalla zona del Mar Caspio e ha bloccato il tentativo degli Usa di assumere il controllo del petrolio siberiano tramite l’operazione <em>Yukos-Exxon-Mobil</em> del 2003. Il successo della strategia di Vladimir Putin, compresa la nuova svolta dell’Ucraina, significa anche la sconfitta dell&#8217;opposizione russa &#8211; e dell’oligarchica politica di sinistra e di destra, che ha sostenuto gli &#8220;<em>arancioni</em>&#8221; in Ucraina, sperando che potesse contagiare la Russia. Se ci si rallegra o rammarica, la svolta ucraina è un nuovo segno del &#8220;<em>ritorno della Russia sulla scena internazionale, in particolare nella zona attigua post-sovietica</em>&#8220;, che senza patemi d’animo, cerca di giocare tanto le dure &#8220;<em>leggi del mercato</em>&#8221; (negli scambi commerciali con le  ex repubbliche sovietiche), che le antiche ricette della politica di potenza.</p>
<p>Resta che non si vede molto bene quali soluzioni possa apportare il nuovo presidente dell&#8217;Ucraina alla profonda crisi economica e sociale in cui si dibattono i cittadini, stanchi dei litigi politici e elettorali. Nessuna rivoluzione ha avuto luogo nel 2004, nessuna riforma importante, e sarebbe difficile trovare nei programmi dei candidati, fondamentali differenze nella scelta della strategia economica e sociale. Qualunque sia il governo, dovrà imporre &#8220;<em>misure impopolari</em>&#8221; di austerità e tagli alla spesa pubblica, mentre la disoccupazione e l&#8217;inflazione aumentano. Le prospettive per l&#8217;Ucraina sono tutt&#8217;altro che allegre. E ogni opposizione intelligente o demagogica, potrebbe approfittare di tale marasma.<br />
</font><br />
<strong>Note </strong></p>
<p>[1] Marie Jego, «<em>Le Monde</em>», 19 janvier 2010</p>
<p>[2] Mathilde Goannec, «<em>Le Soir</em>», 10 février 2010</p>
<p>[3] La sezione di Lviv (Leopoli) del &#8220;<em>Blocco Tymoshenko</em>&#8221; richiede non solo che sia annullato il secondo turno, ma niente di meno &#8220;<em>il bando del Partito delle Regioni</em>&#8221; di Janukovich.</p>
<p>[4] E’ in queste regioni, in particolare, che vengono riabilitata e celebrata la <em>Waffen SS Division &#8220;Galitchina&#8221;</em> e gli eserciti di Bandera, con il sostegno attivo del presidente Jushchenko.</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>Dove va l&#8217;Ucraina</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 20:44:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Viktor Janukovič sarà il quarto presidente ucraino. È questo il verdetto uscito dalle urne al termine del ballottaggio delle elezioni presidenziali del 7 febbraio. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/dove-va-lucraina/3031/" title="Dove va l&#8217;Ucraina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/yanukovych_tymoshenko.ezm62kjpxc000wsokgcogkw0g.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Dove va l&#8217;Ucraina" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Viktor Janukovič sarà il quarto presidente ucraino. <a href="http://www.eurasia-rivista.org/3014/elezioni-in-ucraina-risultati-definitivi" target="_blank">È questo il verdetto uscito dalle urne al termine del ballottaggio delle elezioni presidenziali del 7 febbraio.</a> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia è ancora presto per dire se la vittoria del leader del partito delle Regioni porterà quella stabilità politica auspicata ed attesa, tanto dai suoi concittadini quanto dalla comunità internazionale, Unione Europea e Russia in testa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo dato che emerge dalle elezioni è quello di un paese ancora fortemente diviso tra Est e Ovest, con una spaccatura che appare difficilmente sanabile nel breve termine. Basti pensare che su 27 regioni in cui è suddivisa l’Ucraina, solo due hanno registrato una preferenza inferiore al 60% per l’uno o l’altro dei candidati, con una sola regione che è risultata effettivamente in bilico (quella di </span><span style="font-size: medium;">Zakarpats’ka, Transcarpazia, dove la Timošenko ha prevalso con solo il 51,66% dei voti).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo dato fondamentale è che la vittoria di Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č, seppur abbastanza sicura, è stata ben lungi dall&#8217;essere quella marcia trionfale che ci si poteva aspettare dopo il primo turno, e il margine definitivo sul candidato rivale, l&#8217;ex pasionaria arancione Julia Timoš</span><span style="font-size: medium;">enko, è risultato alla fine essere di soli 4 punti percentuali, 48,95% contro il 45,47%. Un distacco inferiore alla somma dei voti “contro tutti” che si è attestata al 4,36% (in Ucraina è possibile esprimere un voto “contro”). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La situazione che si è venuta così a creare rischia di prolungare ulteriormente il clima di scontro tra le opposte fazioni politiche e di precipitare il paese in una nuova tormentata stagione elettorale. Infatti, nonostante appaia improbabile che la Timo</span><span style="font-size: medium;">š</span><span style="font-size: medium;">enko riesca a mobilitare, come ha più volte minacciato, una nuova “rivoluzione arancione” sulla base di presunti brogli – tutti gli osservatori internazionali hanno certificato la correttezza del processo elettorale – l’inaspettato “successo” elettorale l’ha già spinta a dichiarare di non volersi assolutamente dimettere dalla carica di primo ministro e passare al’opposizione, come invece intimatole dal nuovo presidente </span><span style="font-size: medium;"><em>in pectore</em></span><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La battaglia, comunque, si sposterà per il momento nella Rada, il Parlamento ucraino, dove si è già avviata la ricerca di una possibile maggioranza trasversale che consenta di evitare il ritorno alle urne. E paradossalmente il grande sconfitto di queste elezioni, il presidente uscente Viktor Ju</span><span style="font-size: medium;">šč</span><span style="font-size: medium;">enko, uscito di scena al primo turno dopo aver raccolto a malapena il 5% delle preferenze, rischia di diventare il vero ago della bilancia dei nuovi equilibri: l’appoggio di almeno una parte del partito di Ju</span><span style="font-size: medium;">šč</span><span style="font-size: medium;">enko è indispensabile per la costruzione di qualsiasi maggioranza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Accanto al leader di Nostra Ucraina resta poi da vedere come si comporterà Sergeij Tihipko, l’indipendente ex Governatore della banca nazionale e principale aspirante alla poltrona di primo ministro, che finora non ha dato nessuna chiara indicazione sulle sue intenzioni (durante il ballottaggio ha rifiutato l&#8217;appoggio ad entrambi i candidati).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Indipendentemente da come si risolverà la partita, rimangono poi molti dubbi sulla effettiva capacità dell’intera classe politica ucraina di poter rispondere alle drammatiche necessità, soprattutto economiche e sociali, del paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se la situazione interna ucraina appare ancora nebulosa e altamente instabile, non si può dire altrettanto per la sua posizione nel campo internazionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il riavvicinamento alla Russia e l’abbandono, più o meno dichiarato, di qualsiasi velleità di entrare nella NATO, sono stati i due elementi centrali dell’intera campagna elettorale, e il successo del loro più fervido sostenitore, il filo-russo Janukovič, non è che la conferma dell’ormai inevitabile riorientamento della politica estera ucraina dopo la delusione del filo-occidentalismo degli ultimi cinque anni. Un cambiamento gravido di conseguenze economiche quanto geopolitiche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da un punto di vista economico, i cattivi rapporti con Mosca durante la presidenza di Viktor Ju</span><span style="font-size: medium;">šč</span><span style="font-size: medium;">enko, sempre che di rapporti si potesse parlare, sono stati tra le principali cause delle continue tensioni internazionali sulla questione del gas (le interruzioni di forniture di gas all’Europa a causa dei contrasti russo-ucraini si sono verificate nel Marzo 2005, Marzo 2008, e nuovamente a Gennaio 2009), spingendo la Russia ad impegnarsi con alcuni paesi europei, Italia e Germania su tutti, per sviluppare dei gasdotti alternativi ed evitare futuri problemi: i progetti </span><span style="font-size: medium;"><em>Nord</em></span><span style="font-size: medium;"> e </span><span style="font-size: medium;"><em>South Stream</em></span><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È indubbio che il nuovo corso della politica ucraina in senso più filo-russo contribuirà a modificare sensibilmente questo quadro. Se da un lato il riavvicinamento tra Kiev e il Cremlino viene ben visto dall’UE proprio come garanzia per le sue forniture di gas, dall’altro bisognerà però vedere se e come questo stesso riavvicinamento potrà influenzare i progetti del </span><span style="font-size: medium;"><em>Nord</em></span><span style="font-size: medium;"> e </span><span style="font-size: medium;"><em>South Stream</em></span><span style="font-size: medium;">, il cui transito di gas, per la Russia, seppur conveniente da un punto di vista politico, è certamente più costoso rispetto a quello attraverso i gasdotti ucraini.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sullo scacchiere geopolitico la partita è invece più complessa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vittoria di Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č, con la sua ferrea opposizione alla NATO,</span><span style="font-size: medium;"> rappresenta certamente un duro colpo alla politica e agli interessi statunitensi nell’area ex-sovietica, segnando in particolare un’importante battuta d’arresto per il progetto della NATO dell’est e di fatto isolando  la Georgia di Saakašvili dal resto del blocco anti-russo. Tuttavia per il momento quello ucraino pare più un caso isolato che un preludio ad un ribaltamento generale del’influenza americana nell’Europa Orientale, saldamente ancorata alla roccaforte polacca, dove si gioca la partita dello scudo spaziale e del “</span><span style="font-size: medium;"><em>reset</em></span><span style="font-size: medium;">” delle relazioni tra Mosca e Washington.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Infine bisogna considerare i possibili effetti che le elezioni ucraine avranno sull’Unione Europea, e particolarmente sulla sua futura politica di allargamento ad Est e sui suoi rapporti con la Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La questione dei rapporti con l’UE e del possibile ingresso dell’Ucraina in Europa ha costituito uno dei maggiori elementi di raccordo fra i vari candidati alle presidenziali durante la campagna elettorale, ed è stato uno dei principali fattori che ha consentito a Janukovi</span><span style="font-size: medium;">č </span><span style="font-size: medium;">di ottenere la vittoria, a differenza di quanto accadde nel 2004. Questo improvviso europeismo che ha coinvolto anche la fazione più euroscettica è tanto più significativo se lo si compara con l’intransigente rifiuto dell’altra istituzione simbolo dell’occidentalismo nell’Europa Orientale: l’Alleanza Atlantica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La netta distinzione, emersa in Ucraina, tra UE e NATO, non solo da parte dei politici ma anche al livello dell’opinione pubblica, testimonia di un importante cambiamento avvenuto nell’ambito della tradizionale equazione occidentalista nell’area ex-sovietica. Finora infatti il processo di integrazione europea e l’adesione alla NATO hanno sempre proseguito su dei binari paralleli e in concerto tra loro: uno implicava l’altro. Indice anche di una generale concordanza (o sudditanza) della politica europea con quella americana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il nuovo orientamento ucraino, invece, rappresenta potenzialmente una grande opportunità per l’Unione Europa, a patto che essa accetti di smarcarsi dalla linea statunitense (che coincide col Patto Atlantico), in particolar modo in un momento in cui essa accentua il suo antagonismo con Mosca. Se infatti Janukovič si mostrerà coerente con le sue dichiarazioni a proposito di un&#8217;Ucraina non schierata e aprirà un dialogo convinto con l’UE, quest’ultima potrebbe finalmente porsi come mediatore credibile tra russi e americani. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong><span style="font-size: medium;">* Andrea Bogi si occupa di Russia ed area post-sovietica per il sito di “Eurasia”</span></strong></span></p>
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		<title>Elezioni in Ucraina: risultati definitivi</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/elezioni-in-ucraina-risultati-definitivi/3014/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Timoshenko]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Viktor Janukovich]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati alla conclusione dello spoglio delle schede relative al secondo turno delle elezioni presidenziali in Ucraìna. Viktor Janukovič il vincitore.

.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/elezioni-in-ucraina-risultati-definitivi/3014/" title="Elezioni in Ucraina: risultati definitivi"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/gerb_cvk2.9m4vpzi052kos80wwww8ccc0w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="85" alt="Elezioni in Ucraina: risultati definitivi" ></div></a><p><font size="2"><em>Riportiamo di seguito i risultati alla conclusione dello spoglio delle schede relative al secondo turno delle elezioni presidenziali ucraìne. La fonte è il sito della <a href="http://www.cvk.gov.ua/vp2010/wp0011.html" target="blank">Commissione Elettorale Centrale</a>.</em></p>
<table border="1">
<tr>
<td><font face="Verdana" size="2"><strong>Pos.</strong></font></td>
<td><font face="Verdana" size="2"><strong>Candidato</strong></font></td>
<td><font face="Verdana" size="2"><strong>Voti ricevuti</strong></font></td>
<td><font face="Verdana" size="2"><strong>Percentuale</strong></font></td>
</tr>
<tr>
<td><font face="Verdana" size="2">1.</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">Viktor F. Janukovič</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">12.481.268</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">48,95%</font></td>
</tr>
<tr>
<td><font face="Verdana" size="2">2.</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">Julia V. Timošenko</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">11 593 340</font></td>
<td><font face="Verdana" size="2">45,47%</font></td>
</tr>
</table>
<p></font><font size="2"><br />
I voti contro tutti ammontano al 4,36% del totale, quelli nulli all1,19%.<br />
I votanti sono stati 25.493.503. La massima affluenza si è registrata nella regione Donec&#8217;ka (76,98%), la minima in Transcarpazia (56,37%). Complessivamente, ha votato il 69,15% degli aventi diritto (più che al primo turno).</p>
<p>Su 27 regioni, Julia Timošenko ha prevalso in 17 e Viktor Janukovič in 10 (al primo turno se le erano spartite in rapporto di 16 a 11). Il miglior risultato di Janukovič è stato il 90,44% in Donec&#8217;ka, quello della Timošenko l&#8217;88,89% a Ivano-Frankivs&#8217;ka. Di conseguenza, il peggior risultato di Janukovič si è registrato in Ivano-Frankivs&#8217;ka (7,02%), quello della Timošenko in Donec&#8217;ka (6,45%). La regione più equilibrata è risultata la Zakarpats&#8217;ka (Transcarpazia), dove la Timošenko ha prevalso con solo il 51,66% dei voti (41,55% per Janukovič).<br />
Il voto all&#8217;estero, come già al primo turno, ha premiato Julia Timošenko con ben il 60,57% dei voti, contro il 33,96% di Janukovič.<br />
</font><font face="Times New Roman" size="2"><br />
Vedi anche:<br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/2694/guida-alle-elezioni-presidenziali-ucraine" target="blank">>Guida alle elezioni ucraine</a></em> (guida pre-elettorale a cura di Andrea Bogi e Daniele Scalea)<br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/2783/elezioni-presidenziali-in-ucraina-risultati-ufficiali-del-primo-turno" target="blank">Risultati ufficiali del primo turno</a></em><br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/2792/le-elezioni-ucraine-indicano-mosca">Le elezioni ucraine indicano Mosca</a></em> (commento ai risultati del primo turno di Andrea Bogi)<br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/524/la-russia-e-i-suoi-vicini" target="blank">Ucraina, terra di confine</a></em> (saggio storico-geopolitico sull&#8217;Ucraina, dalle origini alla rivoluzione arancione, di Daniele Scalea, nel nr. 2/2005 di &#8220;Eurasia&#8221;)</p>
<p></font></p>
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		<item>
		<title>Le elezioni ucraine indicano Mosca</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/le-elezioni-ucraine-indicano-mosca/2792/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/le-elezioni-ucraine-indicano-mosca/2792/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 19:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Timoshenko]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzioni colorate]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Viktor Janukovich]]></category>

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		<description><![CDATA[Indipendentemente dall’esito della sfida tra Janukovič e Timošenko si può affermare che Putin e la Russia sono i veri vincitori delle elezioni ucraine. Chiunque vinca è indubbio che l’Ucraina avrà un ripensamento rispetto al proprio orientamento filo-occidentale dell’ultimo quinquennio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/le-elezioni-ucraine-indicano-mosca/2792/" title="Le elezioni ucraine indicano Mosca"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/image_axd_.cychc94jvlwgw00s4c4g8soco.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Le elezioni ucraine indicano Mosca" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color: #888888;">Vedi anche: <a href="http://www.eurasia-rivista.org/2783/elezioni-presidenziali-in-ucraina-risultati-ufficiali-del-primo-turno" target="_blank">Elezioni presidenziali in Ucraina: risultati ufficiali del primo turno </a>e <a href="http://www.eurasia-rivista.org/2694/guida-alle-elezioni-presidenziali-ucraine" target="_blank">Guida alle elezioni ucraine</a></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Si è tenuto questa domenica il primo turno delle elezioni presidenziali ucraine per scegliere il successore di Viktor </span><span style="font-family: Arial,serif;">Juščenko, vincitore cinque anni fa grazie all’onda arancione. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">I risultati definitivi comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale hanno confermato in gran parte le aspettative della vigilia con i due principali sfidanti, Viktor Janukovi</span><span style="font-family: Arial,serif;">č e Julia Timošenko, attestati rispettivamente al 35,32% e 25,05%, lanciati verso il ballottaggio del 7 febbraio. Accanto ai due annunciati vincitori assumono poi particolare valore i risultati ottenuti da Sergeij Tihipko, terzo con il 13% delle preferenze, e dal presidente uscente Juščenko, fermatosi come anticipato dai sondaggi pre-elettorali ad un misero 5,45%. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Grazie al risultato ottenuto, e in forza del distacco inferto alla Timošenko, Janukovi</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">č</span><span style="font-family: Arial,serif;"> si presenterà dunque al ballottaggio come indiscusso favorito, apparendo al momento assai improbabile un ribaltone al secondo turno. Ad ogni modo le prossime settimane saranno cruciali per determinare se si tratterà davvero di una corsa senza storia, o se, nel caso di un testa a testa ravvicinato, il paese si troverà nuovamente spaccato in due, col rischio di protrarre ulteriormente l’instabilità politica ed economica dell’Ucraina.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Molto di tutto questo dipenderà dalle scelte di Sergeij Tihipko, destinato ad essere il perno della bilancia dopo il suo </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>exploit</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> elettorale, e probabile futuro primo ministro. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Tuttavia, nonostante si debba ancora attendere l’esito del prossimo ballottaggio per poter trarre delle conclusioni definitive, da questo primo turno sono già emersi alcuni dati che consentono di fare delle prime considerazioni abbastanza significative. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il primo dato è, senza dubbio, la definitiva sconfitta della “rivoluzione arancione” e delle sue aspettative. Il voto di domenica è stato in primo luogo un voto di accusa contro Juščenko e ha segnalato la disillusione per le grandi promesse di rinnovamento politico ed economico del 2004. La pesante sconfitta del leader di Nostra Ucraina ha messo inoltre in evidenza il generale </span><span style="font-family: Arial,serif;">rifiuto degli elettori per un orientamento troppo filo-occidentale e troppo antagonista nei confronti del vicino russo, dopo le tensioni degli ultimi anni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Al fallimento arancione ha pagato dazio anche la Timo</span><span style="font-family: Arial,serif;">šenko, riuscita ad evitare una </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>debacle</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> analoga a quella del suo ex alleato, ma non in grado di ridurre il distacco da Janukovi</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">č</span><span style="font-family: Arial,serif;"> al di sotto della soglia-rischio del 10%.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Un secondo dato estremamente importante che riguarda tutti i candidati è invece quello dell’affluenza che, seppur abbastanza elevata, ha fatto registrare un calo di quasi dieci punti rispetto al primo turno del 2004 (66% contro il 75%), testimonianza della crescente sfiducia degli ucraini nella propria classe politica, vista in gran parte come corrotta e incapace di risolvere i problemi del paese.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il terzo dato, e forse il più importante da un punto di vista geopolitico e di maggior interesse per gli spettatori internazionali, è che indipendentemente dall’esito della sfida tra Janukovi</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">č</span><span style="font-family: Arial,serif;"> e Timošenko si può affermare che Putin e la Russia sono i veri vincitori delle elezioni ucraine. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Già nel corso della campagna elettorale era emerso sempre più come la questione dei rapporti con la Russia fosse uno dei fattori determinanti per la vittoria, e entrambi i prossimi contendenti al ballottaggio del 7 febbraio hanno più volte espresso la propria intenzione di avviare un “</span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>reset</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">” nelle relazioni con il Cremlino, definito come un </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>partner</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> strategico ed essenziale. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">In generale si può quindi affermare che chiunque vinca è indubbio che l’Ucraina avrà un ripensamento rispetto al proprio orientamento filo-occidentale dell’ultimo quinquennio. E Mosca ne è pienamente consapevole, come dimostrano le dichiarazioni del ministro degli esteri russo Lavrov rilasciate all’indomani delle elezioni: </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>«Credo che il nuovo presidente ucraino saprà certamente come costruire le nostre relazioni reciproche e non le scambierà con delle ambizioni – sue o di qualcun altro – che non hanno niente a che vedere con gli interessi della nazione Ucraina».</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Un chiaro messaggio alla NATO e alla politica statunitense nell’area ex-sovietica. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;"><strong>* Andrea Bogi si occupa di Russia ed estero vicino per il sito di &#8220;Eurasia&#8221;</strong><br />
</span></span></p>
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