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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Italia</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>La crisi che verrà</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:41:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla fine degli anni Trenta, anche se la quota dell'industria italiana nel prodotto nazionale era leggermente superiore rispetto a quella dell'agricoltura, circa la metà della forza lavoro italiana era agricola e poco meno di un terzo era industriale. Il potenziale industriale totale del nostro Paese era inferiore a quello russo e ammontava a poco più del 20% di quello tedesco. Il prodotto nazionale lordo pro capite era superiore a quello russo, ma ammontava a meno del 50% di quello tedesco o britannico. E se in Germania l'analfabetismo era quasi del tutto scomparso, in Italia nel 1931 il tasso di analfabetismo era ancora del 20,9% tra i cittadini sopra i sei anni.[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-crisi-che-verra/12974/" title="La crisi che verrà"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/1645_45097_britannia__5247164_medium.3eund4j2t204cs4kw84k8sgsk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="La crisi che verrà" ></div></a><div style="font-size: medium;">Alla fine degli anni Trenta, anche se la quota dell&#8217;industria italiana nel prodotto nazionale era leggermente superiore rispetto a quella dell&#8217;agricoltura, circa la metà della forza lavoro italiana era agricola e poco meno di un terzo era industriale. Il potenziale industriale totale del nostro Paese era inferiore a quello russo e ammontava a poco più del 20% di quello tedesco. Il prodotto nazionale lordo pro capite era superiore a quello russo, ma ammontava a meno del 50% di quello tedesco o britannico. E se in Germania l&#8217;analfabetismo era quasi del tutto scomparso, in Italia nel 1931 il tasso di analfabetismo era ancora del 20,9% tra i cittadini sopra i sei anni. Dopo la Grande Depressione del 1929, lo Stato però era diventato proprietario di gran parte dell&#8217;industria pesante, tanto che si trovavano in mani pubbliche il 75% della produzione di ghisa e il 45% di quella dell&#8217;acciaio, l&#8217;80% dei cantieri navali e il 90% del trasporto merci. L&#8217;Italia era cioè sulla strada per diventare una società industriale, anche se era ancora ben lungi dall&#8217;esserlo.¹</p>
<p>D&#8217;altronde, la Seconda guerra mondiale poté solo &#8220;frenare&#8221; il processo di modernizzazione del Paese, ma non annullare i progressi compiuti negli anni precedenti. Non a caso furono proprio le industrie statali e parastatali, insieme con le piccole e medie imprese, a guidare lo sviluppo italiano dopo la guerra. Uno sviluppo che nel giro di qualche lustro trasformò una società ancora in larga misura fondata sul settore primario in una società industriale avanzata.</p>
<p>Inoltre, è innegabile che l&#8217;Italia, pur essendo un Paese a sovranità limitata, sfruttando l&#8217;invidiabile posizione geografica e perfino la presenza di un forte partito comunista, seppe pure manovrare tra i due &#8220;blocchi&#8221; e &#8220;ritagliarsi&#8221; un certo spazio geopolitico, allo scopo di difendere l&#8217;interesse nazionale, anche se naturalmente vi erano &#8220;confini&#8221; che non potevano essere superati. Nondimeno, l&#8217;Italia rimaneva un Paese povero di materie prime, caratterizzato da una economia di trasformazione e quindi quasi completamente dipendente dall&#8217;estero. Una condizione che si era già dimostrata essere una delle cause della debolezza dell&#8217;Italia, sia nella Prima che nella Seconda guerra mondiale, al di là della impreparazione bellica e degli errori del regime fascista.</p>
<p>Pertanto, anche considerando che l&#8217;Italia non è mai stata una potenza militare, ci si poteva solo illudere di contare qualcosa nell&#8217;ambito della Nato, fatta eccezione per quanto concerneva la logistica (basi, installazioni, aeroporti, magazzini, depositi, centri di comunicazione etc.). Il che avrebbe dovuto indurre la classe dirigente italiana a rinunciare alla velleitaria idea di potere svolgere il ruolo di junior partner degli Stati Uniti e a adoperarsi sia per creare una forza militare europea, indipendente dalla Alleanza Atlantica, sia per dar vita ad un nuovo modello di difesa nazionale e popolare. Un compito non impossibile dopo il crollo dl Muro e la scomparsa del Patto di Varsavia. Il nostro Paese scelse invece di abolire, anziché &#8220;ri-formare&#8221;, il servizio di leva, grazie anche al fatto che l&#8217;intellighenzia italiana, che si è sempre vantata della propria ignoranza della storia e dei problemi militari, non comprese (o peggio ancora fece finta di non comprendere) che in tal modo si sarebbero vieppiù indeboliti il senso dello Stato e il senso di “appartenenza” degli italiani.</p>
<p>D&#8217;altra parte, l&#8217;incapacità dell&#8217;Unione europea di evitare la disintegrazione della Iugoslavia non solo mostrò chiaramente la fragilità politica dell&#8217;Europa, ma offrì agli Stati Uniti l&#8217;occasione di ristrutturare la Nato, di modo che a &#8220;decidere&#8221; &#8211; e di conseguenza a distinguere tra &#8220;amici e nemici&#8221;, a stabilire cioè chi fosse &#8220;il nemico dell&#8217;Europa&#8221;- fossero gli Stati Uniti (e solo gli Stati Uniti). Cosicché la Nato da organizzazione per la difesa (almeno &#8220;sulla carta&#8221;) del continente europeo divenne una organizzazione &#8220;al servizio&#8221; della politica di potenza statunitense. Sotto questo aspetto, si riconosceva implicitamente la totale sottomissione dell&#8217;Europa politica alla superpotenza nordamericana, senza nemmeno che l&#8217;opinione pubblica europea se ne accorgesse, dato che era convinta che la fine dell&#8217;Unione Sovietica avrebbe coinciso con l&#8217;inizio di nuova era di pace e prosperità.</p>
<p>Non sorprende perciò che negli stessi anni in cui si gettavano le fondamenta di &#8220;Eurolandia&#8221;, l&#8217;Italia sia stata travolta da una bufera giudiziaria (Mani Pulite), che spazzò via gran parte del &#8220;vecchio&#8221; e corrotto ceto politico democristiano e socialista, e quasi messa in ginocchio da uno tsunami finanziario, scatenato dalla finanza anglosassone e che si concluse con la svalutazione della nostra moneta, dopo una inutile e costosissima difesa della lira, da parte dell&#8217;allora Governatore della Banca d&#8217;Italia, Azeglio Ciampi.</p>
<p>Ciò permise all&#8217;oligarchia atlantista di sferrare un colpo letale al nostro Paese, costringendolo a svendere gran parte del patrimonio pubblico strategico al capitale privato, perlopiù straniero, al fine di ridurre il debito pubblico, come se quest&#8217;ultimo non fosse stato causato soprattutto dagli interessi che si dovevano pagare sul debito, dacché, nel 1981, la Banca d&#8217;Italia aveva divorziato dal Tesoro, costringendo lo Stato ad aumentare il tasso d&#8217;interesse per vendere i propri titoli ai privati (anche se solo a partire dalla metà degli anni Novanta il debito pubblico fu in larga misura “internazionalizzato”; una scelta che si è rivelata assai “infelice” con il passare degli anni e che fa dubitare della buonafede di chi la fece). Sicché, oggi il nostro Paese si trova quasi del tutto privo sia di quella &#8220;potenza&#8221; che aveva consentito ad Enrico Mattei di aprire nuove corsie geostrategiche, allo scopo di favorire la crescita dell&#8217;Italia in un&#8217;ottica geopolitica decisamente opposta a quella difesa dai circoli atlantisti, sia delle competenze politiche necessarie per contrastare efficacemente le decisioni di un&#8217;Unione europea diventata strumento del sistema finanziario occidentale.</p>
<p>Ma ancora più preoccupante è che la cosiddetta &#8220;seconda Repubblica&#8221; sia, in realtà, una sorta di &#8220;copertura&#8221; per l&#8217;azione di gruppi di potere che svolgono il ruolo di cinghia di trasmissione dei &#8220;mercati&#8221;. Al riguardo, è rilevante non tanto che la ricchezza si sia concentrata negli ultimi anni nelle mani di pochi (il 10-20% della popolazione), quanto piuttosto il fatto che si sia formata una oligarchia che non ha alcun interesse né a valorizzare l&#8217;apparato tecnico-produttivo in funzione di un potenziamento del settori strategici nazionali, né a rappresentare in modo adeguato e intelligente le piccole e medie imprese. Vale a dire quel tessuto produttivo estremamente articolato e differenziato che è una delle principali risorse del Paese, benché sia gravemente penalizzato dalla dissennata ed irrazionale politica di Equitalia (ammesso e non concesso che non sia una &#8220;politica calcolata&#8221;).</p>
<p>Peraltro, senza le “quinte colonne”, di destra e di sinistra, che si combattono per aggiudicarsi i favori della &#8220;manina d&#8217;oltreoceano&#8221;, ben difficilmente il nostro Paese si sarebbe ridotto a diventare terra di conquista per i &#8220;valvassori&#8221; tedeschi o i “valvassini” francesi. Comunque sia, tralasciando la questione di un europeismo assai male inteso (nel migliore dei casi), ma funzionale ad una tecnologia sociale capace di instaurare una specie di dittatura finanziaria, è indubbio che in Italia il processo di modernizzazione sia venuto progressivamente a identificarsi con un processo di “colonizzazione” che minaccia di vanificare decenni di lavoro, di lotte e di sacrifici del popolo italiano e che probabilmente costringerà l&#8217;Italia a svendere quel che ancora rimane del capitale strategico nazionale (Eni, Enel, Finmeccanica etc.).</p>
<p>Del resto, è palese che vi siano “centri di potere” che premono affinché “si adegui” l&#8217;intero sistema sociale e culturale italiano ai diktat dei &#8220;mercati&#8221;, anche promuovendo un individualismo consumistico e massificato (che è la “negazione” del singolo in quanto “individuo differenziato”) in un Paese come il nostro che non fino a molti anni fa, nonostante gli squilibri derivanti da un mutamento sociale tanto rapido quanto caotico, aveva saputo invece trarre profitto proprio dal fatto di non essere del tutto integrato nel &#8220;sistema occidentale&#8221;. Si spiega così (almeno in parte) lo stesso berlusconismo come fenomeno contraddittorio, in quanto espressione di un americanismo grossolano e superficiale e al tempo stesso come espressione, sia pure in forma distorta (e talora aberrante), di una cultura (popolare) assai diversa da quella angloamericana. Da qui pure le accuse di populismo e di &#8220;fascismo postmoderno&#8221; al centro-destra, non perché favorevole al processo di modernizzazione/”colonizzazione” del nostro Paese, bensì perché in un certo senso ritenuto un ostacolo a tale processo (come Monti sostenne in un editoriale del Corriere della Sera, poco prima di essere designato presidente del Consiglio dai &#8220;mercati&#8221;).²</p>
<p>Si può dunque affermare che la degenerazione del conflitto politico in una lotta tra bande mercenarie, il degrado istituzionale, l&#8217;inefficienza della pubblica amministrazione, l&#8217;assistenzialismo, il clientelismo, la corruzione, il declino del sistema educativo e dell&#8217;informazione e la progressiva decomposizione del tessuto sociale hanno consentito ai &#8220;mercati&#8221; di imporre un loro “governo”, al fine di completare l&#8217;opera di “colonizzazione” dell&#8217;Italia, in base a quanto si era “convenuto” nella famosa riunione a bordo del Britannia, non essendoci dubbi &#8211; e certo non ne avevano i partecipanti, indipendentemente da ogni &#8220;dietrologia&#8221; &#8211; su quale fosse il significato politico di quella riunione.</p>
<p>In questa prospettiva, il futuro del nostro Paese sembrerebbe già deciso, non essendoci né la volontà né la potenza per superare positivamente una crisi che è non solo economica, ma politica e culturale e che sembra ricacciare la Penisola al tempo di “o Franza o Spagna, purché se magna”. Tuttavia, com&#8217;è noto, si tratta di una crisi che concerne l&#8217;intera Europa e che è connessa al declino “relativo” degli Stati Uniti, di cui è parte costitutiva lo stesso sistema finanziario che, oltre ad aver causato una “selvaggia” redistribuzione della ricchezza verso l&#8217;alto e generato un&#8217;immensa “bolla speculativa”, agisce secondo una logica mondialista che ha di mira la subordinazione degli Stati nazionali ai “mercati”, ovvero alla élite che li controlla sotto il profilo politico e strategico.</p>
<p>Epperò è logico che l&#8217;attrito, l&#8217;eterogenesi dei fini, le lotte all&#8217;interno del gruppo dominante e tra i subdominanti, le scelte che inevitabilmente l&#8217;Europa dovrà fare per evitare di collassare e la necessità di confrontarsi con nuove “realtà geopolitiche” possano “interagire” in modo del tutto imprevedibile sia con la crisi dell&#8217;unipolarismo americano e la nuova dottrina strategica di Washington (imperniata su un “approccio indiretto”, che lascia ampi margini di azione ai gruppi subdominanti), sia con i difetti sempre più evidenti della “forma politica” degli Stati europei.</p>
<p>Per questo motivo, se da un lato si deve prendere atto che il “male” che affligge l&#8217;Italia ha ormai aggredito perfino i gangli vitali della Nazione, di modo che è assai improbabile che le non poche “energie” (non solo produttive) ancora presenti siano sfruttate, secondo un piano strategico coerente e di ampio respiro, da una classe dirigente degna di questo nome; dall&#8217;altro, si deve pure riconoscere che il sistema capitalistico occidentale non può avere la capacità di controllare tutti gli “effetti” della crisi, sebbene abbia provato di essere in grado di strutturasi in funzione del caos che esso stesso genera. Ancora più significativo però è che, sia pure lentamente si faccia strada la convinzione, che le istituzioni politiche liberali, soprattutto in mancanza di una autentica forza politica nazionalpopolare (o “socialista”), non possono non fare da tramite fra gli Stati Uniti e quei gruppi subdominanti i cui privilegi non potrebbero sussistere senza l&#8217;appoggio della potenza capitalistica predominante.</p>
<p>Si equivocherebbe, tuttavia, il senso del nostro articolo, che altro non vuol essere se non un&#8217;interpretazione (geo)politica del “nostro presente” alla luce di alcuni tratti distintivi della recente storia italiana, qualora non si tenesse conto che (come giustamente sostiene Alexsandr Dugin)³ che l&#8217;alternativa all&#8217;atlantismo e al liberalismo la si deve cercare non nel passato, qualunque esso sia, bensì nel futuro. Non nel senso che sia “destinata” a verificarsi, dato che è pacifico che non vi possa essere (solo) la categoria modale della necessità a fondamento dei processi storici. Ma il tramonto di una concezione deterministica della storia significa pure che non vi è alcuna necessità storica che consenta di escludere a priori che ancora una volta, come è accaduto sovente nella storia, quel che pareva essere &#8220;destinato&#8221; alla sconfitta, per un complesso di circostanze storiche e culturali, possa invece capovolgere la situazione a proprio vantaggio.</p>
<p>In relazione al tema che si è trattato, benché assai sinteticamente, in questo nostro scritto, ne consegue quindi che se il nostro Paese ha poca o nessuna possibilità di influire su tali circostanze, non è affatto impossibile che si producano delle condizioni che permettano di contrapporre alla “pre-potenza” dell&#8217;atlantismo ed ai “mercati sovrani” i diritti e la sovranità delle genti dell&#8217;Eurasia. Se così fosse però non sarebbe l&#8217;Economico, ma il Politico a “decidere”. Ed è questo forse l&#8217;unico motivo per cui, nonostante tutto, vale ancora la pena di continuare a lottare per un&#8217;Italia “diversa”.</p>
<p style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>*Fabio Falchi è redattore di Eurasia</strong></em></p>
<div style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;"><strong>Note:</strong><br />
1. Per questi dati, vedi MacGregor Knox, Alleati di Hitler, Garzanti, Milano, 2000, pp. 35-37 e 50.<br />
2. <em>Cfr.</em> <a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_30/lettera-premier_cbd7a006-02d0-11e1-8566-f96c33d2415f.shtml">Lettera al Premier, Mario Monti &#8211; “Corriere Della Sera” </a><br />
3. <em>Cfr.</em> <a href="http://rivistastrategos.wordpress.com/2011/03/22/intervista-aleksandr-dugin-profeta-di-russia/">Intervista ad Aleksander Dugin, profeta di Russia &#8211; “Rivista Strategos”</a></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I rapporti tra Italia e Iran: T. Graziani e D. Scalea all’IRNA</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 01:07:28 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Scalea]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente Tiberio Graziani e il segretario Daniele Scalea sono stati interpellati dall’IRNA, agenzia di stampa iraniana, a proposito dell’andamento dei rapporti tra l’Italia e l’Iran. L’articolo in farsi può essere consultato cliccando qui. Di seguito, le risposte che i due rappresentanti dell’IsAG hanno dato all’intervistatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-rapporti-tra-italia-e-iran-t-graziani-e-d-scalea-all%e2%80%99irna/12727/" title="I rapporti tra Italia e Iran: T. Graziani e D. Scalea all’IRNA"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12727&amp;w=80" width="80" height="36" alt="I rapporti tra Italia e Iran: T. Graziani e D. Scalea all’IRNA" ></div></a><div style="font-size: medium;"><em>Il presidente Tiberio Graziani e il segretario Daniele Scalea sono stati interpellati dall’IRNA, agenzia di stampa iraniana, a proposito dell’andamento dei rapporti tra l’Italia e l’Iran. L’articolo in farsi può essere consultato cliccando <a href="http://www.irna.ir/News/30703782/%D9%83%D8%A7%D8%B1%D8%B4%D9%86%D8%A7%D8%B3--%D8%A7%DB%8C%D8%AA%D8%A7%D9%84%DB%8C%D8%A7%DB%8C%DB%8C,%D8%A7%D9%81%D8%B2%D8%A7%DB%8C%D8%B4-%D8%B1%D9%88%D8%A7%D8%A8%D8%B7-%D8%A8%D8%A7-%D8%AA%D9%87%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D8%A8%D9%87-%D8%B3%D9%88%D8%AF-%D8%B1%D9%85-%D8%A7%D8%B3%D8%AA/%D8%AE%D8%A7%D8%B1%D8%AC%D9%8A/" target="_blank">qui</a>. Di seguito, le risposte che i due rappresentanti dell’IsAG hanno dato all’intervistatore:</em><br />
<strong><em>È giusto secondo voi che l’Italia segua le politiche guerrafondaie degli Stati Uniti a discapito dei suoi propri interessi nei confronti dell’Iran, in una situazione di stallo se non addirittura di recessione economica, lasciando il posto alle imprese asiatiche e russe dopo tanti sforzi per guadagnarsi un mercato fiorente che dà lavoro anche a migliaia di persone in Italia?</em></strong></p>
<p>Anche dopo l’inserimento del Patto Atlantico, l’Italia ha cercato a lungo di condurre una politica autonoma nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Purtroppo, gli artefici di questa linea di politica estera indipendente e “terzomondista” sono quasi tutti finiti male. Mattei e Moro sono stati uccisi, Craxi e Andreotti travolti da scandali giudiziari che ne hanno chiuso la carriera politica anzitempo. E’ così avvenuto che, dall’inizio degli anni ’90, l’Italia si sia allineata docilmente alla linea dettata da Washington. Vale a dire che, proprio nel momento in cui finiva la Guerra Fredda in Europa e cominciava a delinearsi con maggiore chiarezza la divergenza d’interessi tra le due sponde dell’Atlantico, l’Italia ha optato per una rigida disciplina di blocco. Oggi che il nostro paese è preda della speculazione internazionale, d’una grave crisi del debito, e retto da un governo di tecnocrati imposto dall’esterno, è arduo pensare che possa assumere iniziative autonome nella regione. Nei prossimi anni l’Italia sarà ancora più allineata a USA e Israele.</p>
<p><strong><em>Quanto alle sanzioni, gli imprenditori italiani presenti sul territorio iraniano si preoccupano per il futuro delle loro imprese e affari, perché non possono più firmare alcun contratto con controparte iraniana e vedono sgretolarsi anni di lavoro in quel paese in mano ai Cinesi, Indiani e Russi.<br />
Secondo il ministro Terzi, bisogna accrescere la pressione sull’economia iraniana anche se l’ impatto delle sanzioni sulla nostra economia è un aspetto fondamentale: più le pressioni si accrescono, più la nostra attenzione ed i nostri scrupoli sono evidenti.<br />
Questo mentre l’interscambio commerciale tra i due paesi nel 2010, è arrivato a 7 miliardi di Euro e ora trovare un equilibrio tra politica ed interessi economici non sarà facile; ed è un problema per una diplomazia matura che intende superare la diplomazia del ridere e scherzare.<br />
Lei cosa ne pensa?</em></strong></p>
<p>Il punto non è conciliare politica ed interessi economici, ma l’interesse nazionale italiano con quello del blocco atlantico, ed in particolare del capoalleanza, gli USA. L’interesse nazionale italiano sarebbe ovviamente quello d’avere buoni rapporti con l’Iran così come con tutti i paesi della regione che va dal Nordafrica al Medio Oriente. L’interesse nazionale italiano è anche che questa regione sia pacifica e stabile, per potervi commerciare e fare affidamento come fonte d’approvvigionamento energetico. Al contrario, gli USA da anni perseguono una linea destabilizzante nell’area. Il problema è che gli USA riescono ad influenzare il governo italiano non solo tramite i contatti bilaterali (e multilaterali nella NATO), ma soprattutto grazie all’azione del loro “soft power”. Washington investe in Italia (come in altri paesi) milioni di euro ogni anno per finanziare istituti di ricerca, fondazioni, gruppi politici, singoli giornalisti o uomini di potere, persino studenti promettenti. Questi milioni di euro spesi sono un investimento, perché garantiscono agli USA un forte favore all’interno della classe dirigente italiana.</p></div>
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		<title>Attacco alla sovranità e ruolo (negativo) degl&#8217;intellettuali. Intervista a Costanzo Preve</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 15:18:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura / Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[ceto intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Costanzo Preve è un filosofo piemontese, formatosi tra Parigi e Atene, e tra i maggiori studiosi italiani del marxismo. I suoi studi, ma anche la sua passione politica che lo spinse ad una lunga militanza, si sono tradotti in un gran numero di articoli e saggi su una pluralità d'argomenti, tra in quali in anni recenti anche la geopolitica. Fin dai primissimi numeri è un frequente contributore alla rivista “Eurasia”. Andrea Bulgarelli l'ha incontrato per noi a Torino, il 26 novembre scorso, per discutere con lui partendo dai più recenti sviluppi politici in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/attacco-alla-sovranita-e-ruolo-negativo-deglintellettuali-intervista-a-costanzo-preve/12558/" title="Attacco alla sovranità e ruolo (negativo) degl&#8217;intellettuali. Intervista a Costanzo Preve"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12558&amp;w=80" width="80" height="73" alt="Attacco alla sovranità e ruolo (negativo) degl&#8217;intellettuali. Intervista a Costanzo Preve" ></div></a><p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;">Costanzo Preve è un filosofo piemontese, formatosi tra Parigi e Atene, e tra i maggiori studiosi italiani del marxismo. I suoi studi, ma anche la sua passione politica che lo spinse ad una lunga militanza, si sono tradotti in un gran numero di articoli e saggi su una pluralità d&#8217;argomenti, tra in quali in anni recenti anche la geopolitica. Fin dai primissimi numeri è un frequente contributore alla rivista “Eurasia”. Andrea Bulgarelli l&#8217;ha incontrato per noi a Torino, il 26 novembre scorso, per discutere con lui partendo dai più recenti sviluppi politici in Italia.</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>In un suo libro (<a href="http://www.insegnadelveltro.it/catalogo/metropoli/preve_quarta_guerra_mondiale.htm" target="_blank">La quarta guerra mondiale, 2008, Edizioni all’insegna del Veltro</a>) scrive: </strong></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em><strong>«</strong></em></span><em><strong>La quarta guerra mondiale in corso è una guerra di tipo geopolitico-culturale condotta dall’impero messianico USA contro tutto il resto del mondo ‘ribelle’</strong></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em><strong>»</strong></em></span><em><strong> (p. 143).<br />
Tuttavia gli ultimi sviluppi della crisi economica sembrano aprire un nuovo scenario: nel mirino non ci sono più solo “Stati canaglia” dotati di propri sistemi politici (socialismo arabo, populismo latino-americano, islamismo), ma anche Paesi (tra i quali il nostro) pienamente inseriti nella sfera di influenza statunitense e nel capitalismo occidentale, che vengono attaccati non in nome dell’ideologia dei diritti umani ma di parametri economici “neutri” quali il debito pubblico e lo spread. Come interpreta questa situazione?</strong></em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene abbia scritto il mio libro <em>La quarta guerra mondiale</em> già quattro anni fa, ritengo che le tesi di fondo siano sempre più attuali e che gli avvenimenti degli ultimi quattro anni (per esempio la guerra di aggressione alla Libia, le minacce alla Siria e all&#8217;Iran, la tensione verso la Cina come antagonista strategico, il desiderio di tenere basi permanenti in Afghanistan) le abbiano rafforzate. La domanda non è di facile risposta, perché il vero dilemma (a cui personalmente non so rispondere) è questo: l&#8217;attacco all&#8217;euro ha dietro una volontà di tipo geopolitico strategico americano di indebolimento della moneta di riserva alternativa al dollaro, e quindi è, seppur con qualche passaggio, teleguidato politicamente, oppure al contrario l&#8217;Europa è completamente sottomessa all&#8217;America (pensiamo a Sarkozy, Merkel e Cameron) e l&#8217;attacco all&#8217;euro non si presenta come una volontà politica strategica, ma come il meccanismo implicito di una globalizzazione liberista, che in quanto tale mira alla distruzione del modello europeo di capitalismo, ritenendo il <em>welfare </em>insostenibile (e naturalmente dietro la parola &#8220;insostenibile&#8221; ci sta la volontà di aumentare la massa circolante di moneta che deve servire alla speculazione finanziaria)? Io vorrei rispondere a questa domanda, ma onestamente non so farlo, perchè non ho elementi sufficienti. Non so quindi dire se si possa configurare un&#8217;aggressione strategica all&#8217;euro da parte di una forza che non può che essere la forza del dollaro americano, oppure se si tratta di una sorta di automatismo dei mercati internazionali (al proposito, è interessante notare come le agenzie di <em>rating </em>mettano sotto processo la stessa economia americana). Sono più propenso verso la seconda ipotesi (ma non ho elementi per escludere la prima) in base alla mia interpretazione del “capitalismo speculativo” come meccanismo incontrollabile, ma preferirei lasciare la domanda in sospeso. A questo proposito, si tende a pensare che gli <em>arcana imperii</em>, cioè i segreti del potere, siano tipici di un mondo pre-borghese e pre-capitalistico. In realtà, mai come ora siamo di fronte agli <em>arcana imperii</em>, ovvero al segreto sulla elaborazione delle decisioni strategiche. Su questo punto, quando La Grassa consiglia di interpretare l&#8217;evoluzione della borghesia imprenditoriale come agente strategico della riproduzione capitalistica coglie un fatto reale, del tutto indipendentemente dal giudizio negativo (che io non posso condividere) sulla filosofia, l&#8217;umanesimo e l&#8217;idealismo. Gli <em>arcana imperii</em> del Medioevo riguardavano generalmente la decisione delle guerre, che non veniva esplicitata e rimaneva all&#8217;interno di piccoli gruppi, e questo non è cambiato, perchè ad esempio la Prima guerra mondiale fu decisa da piccoli gruppi, anche se per l&#8217;interesse di gruppi di entità maggiore. Tra gli <em>arcana imperii</em> della politica americana c&#8217;è il sapere a che punto il rapporto con l&#8217;Europa sia condizionato dalla competizione dollaro-euro, e segnalo questo problema ad economisti e politologi la cui competenza è maggiore della mia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>La caduta del governo Berlusconi, che ha descritto (cfr. </strong></em><strong>Berlusconeide</strong><em><strong>, disponibile in rete) come la fine di una anomalia, si inserisce a suo avviso in un contesto più generale, il commissariamento della politica da parte dell’economia. Agenti di questo processo non sarebbero più i ceti politici professionali, subordinati ma evidentemente inaffidabili, bensì i tecnici e gli “specialisti”, per lo più cooptati direttamente negli apparati universitari.<br />
Cosa pensa del matrimonio politico tra le oligarchie capitalistiche e quello che lei chiama “clero universitario”?</strong></em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ho scritto da tempo che il sistema medioevale europeo, da distinguersi da quello giapponese e dal modo di produzione asiatico in India e in Cina, utilizza un clero (in questo caso un clero religioso) come elemento di mediazione tra la classe dirigente dei nobili e dei signori feudali e l&#8217;immensa massa dei servi della gleba, degli artigiani, e di quello che in seguito fu chiamato Terzo stato.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con l&#8217;illuminismo la funzione del clero venne meno, perché la legittimazione dell&#8217;insieme sociale passò dalla religione a un impasto di economia, cultura e politica intessuto su due fondamentali basi, il mito del progresso e il mito dell&#8217;autoregolazione del mercato da parte della mano invisibile. È chiaro che non era più necessario un clero che mediasse tra dominanti e dominati tramite la religione. Il clero doveva effettuare la sua funzione di mediazione attraverso una nuova legittimazione, a metà fra filosofia politica, ideologia del progresso e dell&#8217;economia (ovvero il mito del mercato autoregolato). Il vecchio clero, quello cattolico, protestante e ortodosso, fu derubricato ad assistente psicologico di anime in pena e a gestore simbolico dei riti di passaggio (sostanzialmente la nascita, la morte, la malattia ed il disagio sociale). Il nuovo clero insediato lo distinguerei tra clero regolare e clero secolare. Il clero secolare è fondamentalmente composto dai giornalisti e dagli esperti dei <em>media</em>, ovvero il circo mediatico, mentre il clero regolare (che corrisponde agli ordini dei domenicani, dei francescani e dei gesuiti) sono i professori universitari. Questo avviene all&#8217;interno di quello che Baumann ha chiamato &#8220;decadenza degli intellettuali&#8221; da legislatori ad interpreti, o meglio ad esperti tecnici di settori limitati, in quanto la totalità è completamente nelle mani della riproduzione anonima capitalistica, che diventa una sorta di fatalità sovrapposta al mondo. Non dimentichiamo che la parola &#8220;scienziato&#8221; nasce solo nell&#8217;Ottocento (perché prima non si parlava di scienziati, ma di filosofi naturali), così la parola &#8220;intellettuale&#8221; nasce a fine Ottocento, a meno che il concetto non venga esteso, in maniera secondo me arbitraria, e vengano considerati &#8220;intellettuali&#8221; i tragici greci, il gruppo di Mecenate con Orazio e Virgilio, oppure gli intellettuali dell&#8217;età comunale del Dolce stile nuovo. Secondo me questa estensione è arbitraria, per cui sono favorevole a chiamare &#8220;intellettuali&#8221; solo un gruppo sociale emerso alla fine dell&#8217;Ottocento. Il primo grande studioso del movimento socialista che mise in dubbio la funzione positiva degli intellettuali come organizzatori del punto di vista delle classi subalterne fu Sorel, e lo fece in maniera scandalosa. Il suo essere considerato &#8220;confusionario&#8221; perché parlava contemporaneamente a sinistra e a destra non era altro che una conseguenza del fatto che lui già allora usciva dai limiti del politicamente corretto del suo tempo. Il fatto che collaborasse sia con l’<em>Action française</em> che con la rivista <em>Le</em> <em>Mouvement socialiste</em> è sintomo superficiale di un elemento profondo, cioè la negazione dell&#8217;identità dei gruppi intellettuali di sinistra. Sorel è il primo esempio di socialista non di sinistra. Questo fatto sfugge alla maggior parte degli analisti soreliani, a mio parere perché è ritenuto troppo scandaloso. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Riassumendo, il punto importante è che gli intellettuali sono un gruppo sociale, ed è un errore considerarli come un aggregato di atomi sociali portatori di libero arbitrio e di competenze, perché se fosse così saremmo tutti intellettuali, in quanto l&#8217;intelletto umano è per fortuna distribuito in tutti gli individui. Evidentemente, gli intellettuali sono un gruppo cui è affidato un mandato di mediazione fra le idee dominanti di riproduzione sociale e il modo in cui queste idee vengono trasmesse ai gruppi dominati, per cui condivido la teoria di Sorel, secondo la quale gli intellettuali sono strutturalmente al servizio del potere. La grande obiezione che si può muovere a questa tesi è quella di Gramsci e di Lenin, per i quali gli intellettuali sono gli unici in grado di organizzare il punto di vista delle classi dominate, le quali hanno bisogno di questa mediazione per diventare classi dominanti. A lungo ho creduto a questo, ma adesso non ci credo più, proprio a causa dell&#8217;integrazione dei gruppi intellettuali tramite la &#8220;attrazione magnetica&#8221; delle classi dominanti. Secondo me questo è il punto fondamentale. Personalmente per capire i gruppi intellettuali odierni mi ispiro a due fonti. La prima è quella del sociologo francese Bourdieu, che ha definito, secondo me correttamente, gli intellettuali come un gruppo dominato della classe dominante. Secondo me questa formulazione è molto felice. Gli intellettuali fanno parte della classe dominante, perché posseggono un capitale intellettuale che possono spendere e valorizzare, ma per poterlo valorizzare devono venderlo sul mercato, e non possono che venderlo alle classi dominanti stesse, le quali funzionano da filtro per lo spazio pubblico, selezionando chi può accedervi e chi non può accedervi. In questo senso gli intellettuali sono un gruppo dominato della classi dominante, quella dei capitalisti industriali e finanziari. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La seconda posizione è quella dei sociologi francesi Boltanski e Chiapello, i quali, in modo secondo me molto intelligente, hanno sostenuto che la sinistra che conosciamo sia nata a fine Ottocento a partire dall&#8217;alleanza instabile tra la critica economico-sociale all&#8217;ingiustizia del capitalismo e una critica culturale-estetica all&#8217;ipocrisia della borghesia (anche se Boltanski e Chiapello non distinguono tra borghesia e capitalismo, e in questo modo si interdicono la comprensione di ciò che loro stessi hanno scoperto). Dopo il Sessantotto quest&#8217;alleanza si è rotta, e le classi dominate in Occidente sono rimaste senza intellettuali, perché le richieste di liberalizzazione dei costumi che gli intellettuali avevano rivolto alla borghesia per circa 100 anni sono state soddisfatte ampiamente all&#8217;interno del capitalismo. Ora, se questo è vero, e in parte è vero, Baumann ha colto il punto fondamentale, per il fatto che oggi il capitalismo ha bisogno di una sorta di &#8220;fondamentalismo illuministico&#8221;, che non ha più la funzione emancipatrice del vecchio illuminismo, ma semplicemente una funzione di rigorosa laicizzazione e secolarizzazione del sapere sociale. Esso trova nelle caste universitarie il suo clero regolare e nelle caste giornalistiche il suo clero secolare. Il fatto che il governo Monti si sia rivolto direttamente a degli intellettuali specialisti nel campo dell&#8217;economia, del diritto e delle scienze sociali è assolutamente ovvio e chiaro. Oramai l&#8217;intellettuale filosofo non ha più il ruolo che hanno avuto a suo tempo Croce, Gentile e Gramsci. La filosofia è ridotta a dei riti di appartenenza limitati all&#8217;interno del sapere universitario, in cui deve dire che il mondo non ha senso, che l’Essere non esiste, riducendosi fondamentalmente o a gnoseologia (cioè epistemologia del sapere scientifico), oppure a delle forme di disincanto (pensiamo al francese Lyotard e al tedesco Sloterdijk). Quindi io penso che il clero universitario oggi sia un clero di servizio. Perché un clero di servizio? Perché ha introiettato completamente la riproduzione capitalistica come necessità storica intrascendibile, e ciò si può chiamare in vari modi, &#8220;gabbia d&#8217;acciaio&#8221; in senso weberiano o &#8220;dispositivo della tecnica&#8221; (<em>Gestell</em>) in senso heideggeriano. In ogni caso, gli intellettuali sono al servizio di una divinità infinitamente più dispotica e sanguinaria di quello che poteva essere il Dio medioevale, una divinità che certamente non chiede più roghi e sacrifici umani, ma che ha aumentato ancora di più (sebbene in forma laicizzata ed apparentemente umanistica) l&#8217;idea dell&#8217;intrascendibilità del mondo. Oggi gli intellettuali sono portatori di questa intrascendibilità e immodificabilità del mondo, e lo fanno proprio perché hanno metabolizzato la critica alle &#8220;grandi narrazioni&#8221; di origine weberiana, liotardiana e post-sessantottina. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>In una recente opera collettiva (</strong></em><strong>L&#8217;idea di comunismo</strong><em><strong>, 2011, DeriveApprodi), intellettuali che beneficiano di una notevole visibilità mediatica, tra cui Negri, Hardt, Badiou e Zizek, auspicano una rivitalizzazione dell’ideale comunista rivoluzionario, inteso soprattutto come lotta contro lo Stato e contro la proprietà privata (e quella pubblica).<br />
A questa “fuga in avanti” massimalista lei contrappone “la deglobalizzazione, la sovranità nazionale e il riorientamento geopolitico”, ciò di cui secondo lei le classi dominanti avrebbero realmente paura. Può spiegarci meglio la sua posizione?</strong></em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In uno scritto che è stato messo in rete (cfr. </span></span><a href="http://www.comunismoecomunita.org/?p=2879" target="_blank"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Comunismo fra Idea e Storia</em></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">), ma che desidererei fosse stampato per renderlo più &#8220;stabile&#8221;, ho fatto un&#8217;analisi della raccolta di saggi di Negri, Hardt, Badiou e Zizek, oltre a commentare Gianfranco La Grassa, che considero un pensatore interessante. Io credo che questa domanda sia semplicemente un&#8217;appendice alla domanda precedente. Essendo gli intellettuali un gruppo dominato della classe dominante, quest&#8217;ultima possiede sistemi di filtraggio, in modo che arrivino all&#8217;opinione pubblica, e soprattutto alla cultura universitaria, idee non pericolose. Oggi le idee veramente incompatibili con la riproduzione capitalistica sono tutte connesse con il recupero della sovranità nazionale (economica, politica, militare), dunque deglobalizzazione, sovranità nazionale e riorientamento geopolitico. Siccome queste tre idee sono totalmente incompatibili con lo spazio pubblico manipolato della riproduzione capitalistica, è assolutamente fisiologico che esse vengano ostacolate in tutti i modi. Dal momento che ciò non può avvenire nella forma artigianale del Medioevo, con roghi, squartamenti e tenaglie roventi, oggi l&#8217;emarginazione avviene generalmente in modo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>soft</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con la reclusione in gruppi catacombali con accesso limitato ad Internet, dove esse vengono perdute nel gigantesco rumore di fondo della rete. Quello che importa però, è che queste tre idee (deglobalizzazione, sovranità nazionale, riorientamento geopolitico) vengono completamente negate. Al posto della deglobalizzazione troviamo l&#8217;innocuo altermondialismo, al posto della sovranità nazionale l&#8217;innocuo multiculturalismo dei diritti umani, al posto del riorientamento geopolitico la condanna dei crudeli e feroci dittatori barbuti o baffuti. Per questo il sistema deve disporre di un meccanismo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>soft </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di filtraggio, e naturalmente personaggi come Negri, Hardt, Badiou e Zizek ne sono un esempio. Se lo facciano in buona fede o in mala fede lo sa solo Dio, ed è sempre molto complicato capire se qualcuno sta mentendo sapendo di mentire o se lo faccia per stupidità oppure tradimento. Io però constato che questo marxismo universitario è completamente innocuo. Per esempio, nel caso di Negri sostiene l&#8217;anarchismo, che è quanto di più innocuo ci sia, perché è totalmente inapplicabile. Come si vende la merda d&#8217;artista, è normale che si venda anche la &#8220;lotta contro lo Stato&#8221; che lei cita. Io credo che questo sistema di filtraggio funzioni molto bene, e che il ceto universitario sia corrivo, anche se non so se lo sia coscientemente oppure se lo faccia per stupidità (evidentemente le due cose sono mescolate). Il ceto universitario pratica da cinquant&#8217;anni la decostruzione, l&#8217;uso &#8220;di sinistra&#8221; di Nietzsche, il fatalismo destinalistico weberiano e heideggeriano, le teorie di Foucault sulla microfisica del potere e sulla biopolitica, perciò credo che abbia introiettato, con la tipica stupidità dei matti (intendo proprio i matti da manicomio) e credendo di essere libero, quello che è in realtà un mandato sociale. Particolarmente scandaloso è poi quando il ceto universitario dice che non c&#8217;è il problema del Pubblico, ma del Comune. Ora, tutti sanno che se in futuro si arriverà al Comune, sarà attraverso il Pubblico e una sua radicale democratizzazione, perché è impossibile arrivare al Comune con un colpo di pistola. Ammesso che vi si possa arrivare e che non sia solo, come direbbe Kant, un concetto-limite della ragion pura pratica, ciò presuppone la difesa del Pubblico. Oggi il sistema vuole smantellare il pubblico, cioè il </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>welfare state</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, e quali migliori alleati dei buffoni che dicono che il problema non è il Pubblico ma il Comune? Sembra quasi che si mettano d&#8217;accordo. Si mettono d&#8217;accordo? In parte sì, perché l&#8217;intellettuale, tra i suoi tanti difetti, è anche vanitoso e sa individuare, con l’istinto del “cane da tartufo”, quali cose dire per arrivare ai </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>mass media</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Quindi in parte è soggettivamente così, e in parte è dovuto ad un meccanismo selettivo di filtraggio degli intellettuali i quali, non dimentichiamolo mai, sono un gruppo dominato della classe dominante.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;IsAG al Forum italo-turco: l&#8217;intervento di Aldo Braccio</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 09:39:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura / Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre rappresentanti dell'IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) hanno partecipato all'VIII Forum di Dialogo Italo-Turco, svoltosi a Istanbul i giorni 24 e 25 novembre scorsi presso l'Hotel Hilton: il segretario scientifico Daniele Scalea, il ricercatore Pietro Longo e il redattore di "Eurasia" Aldo Braccio. Presentiamo di seguito il testo dell'intervento pronunciato da Aldo Braccio durante la sessione a porte chiuse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lisag-al-forum-italo-turco-lintervento-di-aldo-braccio/12548/" title="L&#8217;IsAG al Forum italo-turco: l&#8217;intervento di Aldo Braccio"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12548&amp;w=80" width="80" height="41" alt="L&#8217;IsAG al Forum italo-turco: l&#8217;intervento di Aldo Braccio" ></div></a><div style="font-size: medium;">Tre rappresentanti dell&#8217;IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) hanno partecipato all&#8217;<a href="http://www.itaturk-forum.eu/tmpl/home.aspx?page=home" target="_blank">VIII Forum di Dialogo Italo-Turco</a>, svoltosi a Istanbul i giorni 24 e 25 novembre scorsi presso l&#8217;Hotel Hilton. Il Forum è organizzato da Unicredit e dal SAM (centro di ricerca strategica del Ministero degli Affari Esteri turco) in collaborazione con &#8220;East&#8221; e IAI e sotto l&#8217;alto patronato dei ministeri degli Affari esteri di Italia e Turchia. Aperto dai discorsi dei ministri Terzi di Sant&#8217;Agata e Davutoğlu, il Forum è proseguito con una tavola rotonda a porte aperte e con una, più ampia, a porte chiuse. In quest&#8217;ultima, si sono trovati a discutere sulle prospettive dell&#8217;integrazione turca nell&#8217;UE alcune decine d&#8217;esperti delle due nazioni. Tra essi, i tre rappresentanti dell&#8217;IsAG: il segretario scientifico Daniele Scalea, il ricercatore Pietro Longo e il redattore di &#8220;Eurasia&#8221; Aldo Braccio.<br />
Presentiamo di seguito il testo dell&#8217;intervento pronunciato da Aldo Braccio durante la sessione a porte chiuse.</div>
<div style="font-size: medium; text-align: center;">***</div>
<div style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-12551" style="margin: 5px; float: left;" title="Aldo Braccio e Pietro Longo" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/100_13112-e1322991497365.jpg" alt="" width="341" height="208" /></div>
<div style="font-size: medium;">
<p><em><span style="font-size: medium;">Grazie, Presidente.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Indubbiamente rafforzare le relazioni fra Italia e Turchia – fra governi ed enti locali, fra corpi intermedi e anche fra operatori economici – rappresenta anche un positivo passaggio nel miglioramento dei rapporti fra Europa e Turchia.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Queste relazioni devono necessariamente tener conto di uno scenario internazionale che sta cambiando anche al di là delle “primavere arabe”, fenomeno questo che è ancora abbastanza incerto nei suoi esiti e nel suo significato. Assistiamo infatti al tramonto progressivo ma inesorabile di un sistema mondiale unipolare a guida statunitense, cui va sostituendosi un mondo multipolare più aperto ed equilibrato, basato su grandi aggregazioni di forze di carattere regionale o continentale.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">In questo senso il sistema economico e concettuale, culturale, della globalizzazione è entrato in crisi e mostra tutti i suoi limiti : una crisi che sta attraversando – come tutti possono constatare – i Paesi del cosiddetto Occidente e sta minacciando di spingere nel baratro anche altre parti del mondo, distruggendo l’economia produttiva a solo beneficio di una finanza incontrollata e speculatrice.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">D’altra parte, come giustamente osserva il ministro degli Esteri Davutoğlu in </span><span style="font-size: medium;">Stratejik Derinlik : Tűrkiye’nin Uluslararası Konumu</span><span style="font-size: medium;">, il superamento dei parametri della Guerra Fredda implica la reinterpretazione del proprio ruolo geopolitico &#8211; e questo vale per la Turchia quanto per l’Italia. Un ruolo geopolitico e quindi – sottolineo – politico – di riconquista di una dimensione decisionale e non di contorno della politica nei confronti dell’economia.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">E’ ben vero che l’enorme rilievo dell’interscambio commerciale con quasi tutti i Paesi limitrofi, a cominciare dall’Iran, e il fatto che Russia e Cina siano in assoluto il secondo e il terzo partner commerciale traducono anche in termini economici le nuove proiezioni geopolitiche della Turchia; l’Italia, quarto partner commerciale in assoluto del Paese della Mezzaluna, potrà indirettamente giovarsi di tale “apertura al mondo” della Turchia, se saprà acquisire una visione lungimirante delle relazioni internazionali, non fondata su pregiudizi ideologici e non sbilanciata aprioristicamente in senso transatlantico, ma invece più attenta all’area mediterranea e a quella del Vicino Oriente, e in generale ai nuovi attori emergenti nello scenario mondiale.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Grazie per l’attenzione.</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="font-size: medium;">Aldo Braccio</span></em></p>
</div>
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		<title>Il BRICS in aiuto dell&#8217;Europa: Tiberio Graziani intervistato da RT</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 22:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi 29 novembre 2011 la televisione satellitare russa in lingua inglese RT ha trasmesso un servizio dal titolo "Eastern Promise", all'interno del quale sono stati proposti gl'interventi d'alcuni esperti, tra cui quello di Tiberio Graziani, presidente dell'IsAG e direttore di "Eurasia". Proponiamo di seguito il video del servizio, concernente i possibili investimenti strategici dei BRICS in Europa, e la traduzione della sintesi pubblicata da RT sul proprio sito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-brics-in-aiuto-delleuropa-tiberio-graziani-intervistato-da-rt/12477/" title="Il BRICS in aiuto dell&#8217;Europa: Tiberio Graziani intervistato da RT"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12477&amp;w=80" width="80" height="59" alt="Il BRICS in aiuto dell&#8217;Europa: Tiberio Graziani intervistato da RT" ></div></a><div style="font-size: medium;"><em>Oggi 29 novembre 2011 la televisione satellitare russa in lingua inglese RT ha trasmesso un servizio dal titolo &#8220;Eastern Promise&#8221;, all&#8217;interno del quale sono stati proposti gl&#8217;interventi d&#8217;alcuni esperti, tra cui quello di Tiberio Graziani, presidente dell&#8217;IsAG e direttore di &#8220;Eurasia&#8221;. Proponiamo di seguito il video del servizio, concernente i possibili investimenti strategici dei BRICS in Europa, e la traduzione della sintesi pubblicata da RT sul<a href="http://rt.com/news/china-investment-europe-debt-431/" target="_blank"> proprio sito</a>.</em></p>
<p>&nbsp;<br />
<object width="370" height="277"><param name="movie" value="http://rt.com/s/swf/player5.4.swf?file=http://rt.com/files/news/china-investment-europe-debt-431/i852b6366710a46a5b777140071928b32_china.flv&#038;image=http://rt.com/files/news/china-investment-europe-debt-431/brics-cementing-euro-deals.n.jpg&#038;skin=http://rt.com/s/css/player_skin.zip&#038;provider=http&#038;abouttext=Russia%20Today&#038;aboutlink=http://rt.com&#038;autostart=false"></param><embed src="http://rt.com/s/swf/player5.4.swf?file=http://rt.com/files/news/china-investment-europe-debt-431/i852b6366710a46a5b777140071928b32_china.flv&#038;image=http://rt.com/files/news/china-investment-europe-debt-431/brics-cementing-euro-deals.n.jpg&#038;skin=http://rt.com/s/css/player_skin.zip&#038;provider=http&#038;abouttext=Russia%20Today&#038;aboutlink=http://rt.com&#038;autostart=false" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="370" height="277" /></object></p>
<p>Mentre le economie occidentali annaspano, l&#8217;Oriente ha visto una rapida crescita finanziaria. La presenza della Cina in Europa si può sentire più che mai, con Pechino intenta a fare investimenti strategici, sebbene sia ancora cauta sull&#8217;opportunità di comprare il debito del continente.<br />
Con l&#8217;attuale turbolenza economica, non c&#8217;è momento migliore per paesi come la Cina per strappare accordi come quello per la recente acquisizione del noto marchio italiano della moda &#8220;Cerruti&#8221; da parte d&#8217;un venditore di vestiti di lusso cinese, proprietà del gruppo commerciale d&#8217;Hong Kong &#8220;Li&amp;Fung&#8221;.<br />
<em>&#8220;La Cina è interessata ad investire in Italia, e nei paesi europei in generale. Credo sia una buona opportunità&#8221;</em>, dichiara Tiberio Graziani, analista della rivista trimestrale &#8220;Eurasia. Rivista di Studi Geopolitici&#8221;.<br />
Non c&#8217;è solo la Cina a fare affari: per i paesi la cui economia gira bene, comprare i patrimoni europei è un ottimo investimento. Mentre l&#8217;Occidente annaspa, è il gruppo emergente BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a portarsi in testa.<br />
<em>&#8220;Questo può essere il momento a cui si guarderà indietro e si dirà: ecco quando i mercati emergenti ebbero la loro opportunità d&#8217;essere attori più grossi, e potenze più grosse nel mondo&#8221;</em>, crede il cronista economico del &#8220;Wall Street Journal&#8221; Sudeep Reddy.<br />
Ma se gli affari cinesi danno prova di grande competizione, la Cina ha mostrato cautela quando si è trattato d&#8217;acquistare il debito europeo. Vuole piuttosto partecipare in grandi progetti infrastrutturali in Europa e negli USA &#8211; e non solo come appaltatore, ma anche investitore, sviluppatore ed operatore. Così ha sostenuto Lou Jiwei, dirigente del fondo sovrano cinese, in un articolo domenicale sul &#8220;Financial Times&#8221;.<br />
<em>&#8220;Al CIC </em>- ha argomentato -<em> crediamo che un simile investimento, guidato dai principi commerciali, offra l&#8217;opportunità d&#8217;una soluzione vantaggiosa per tutta&#8221;</em>.<br />
Liu Baocheng, professore all&#8217;Università degli Affari ed Economia Internazionali, afferma che la Cina non pomperà denaro alla cieca nelle economie in difficoltà, senza avere parola su come saranno utilizzati.<br />
<em>&#8220;La Cina dovrebbe vederlo come un investimento, non un aiuto finanziario. L&#8217;investimento dovrebbe indirizzarsi verso i cespiti di valore, per aiutare le industrie, piuttosto che funzionare da assegno in bianco&#8221;</em>.<br />
Al crescere degl&#8217;investimenti cinesi nelle compagnie ed infrastrutture occidentali, crescono anche il controllo e l&#8217;influenza della Cina, non solo nella moda, ma nell&#8217;intera economia europea. Una delegazione di mercanti ed investitori cinesi visiterà l&#8217;Europa il prossimo anno: sono estremamente probabili ulteriori investimenti.<br />
<em>&#8220;L&#8217;aggregazione geoeconomica che chiamiamo BRICS può essere un interlocutore molto interessante per superare l&#8217;attuale crisi finanziaria&#8221;</em>, si augura Tiberio Graziani.<br />
Mentre la crisi continua a riarrangiare le avanguardie economie sulla scena economica, le economie emergenti come la Cina cercano di mantenersi saldamente sotto il riflettore.</div>
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		<title>L&#8217;IsAG all&#8217;VIII Forum di Dialogo Italo-Turco</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura / Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Aldo Braccio, Pietro Longo e Daniele Scalea rappresenteranno l'IsAG, l'istituto di cui Eurasia è rivista ufficiale, all'VIII Forum di Dialogo Italo-Turco, organizzato dal Centro di Ricerca Strategica del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Turca (SAM) e da Unicredit (in collaborazione con "East" e IAI), che si svolgerà a Istanbul, presso l'Hotel Hilton, il 24 e 25 novembre prossimi. Il Forum si tiene ogni anno, alternativamente a Roma e Istanbul, per rinforzare i rapporti bilaterali tra i due paesi mediterranei.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lisag-allviii-forum-di-dialogo-italo-turco/12338/" title="L&#8217;IsAG all&#8217;VIII Forum di Dialogo Italo-Turco"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12338&amp;w=80" width="80" height="47" alt="L&#8217;IsAG all&#8217;VIII Forum di Dialogo Italo-Turco" ></div></a><div style="font-size: medium;">Aldo Braccio, Pietro Longo e Daniele Scalea rappresenteranno l&#8217;IsAG, l&#8217;istituto di cui <em>Eurasia</em> è rivista ufficiale, all&#8217;VIII Forum di Dialogo Italo-Turco, organizzato dal Centro di Ricerca Strategica del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Turca (SAM) e da Unicredit (in collaborazione con &#8220;East&#8221; e IAI), che si svolgerà a Istanbul, presso l&#8217;Hotel Hilton, il 24 e 25 novembre prossimi. Il Forum si tiene ogni anno, alternativamente a Roma e Istanbul, per rinforzare i rapporti bilaterali tra i due paesi mediterranei.</p>
<p>Il Forum si articolerà in due sessioni, una a porte aperte ed una a porte chiuse.<br />
La sessione a porte aperte tratterà del tema &#8220;Ripensare il futuro del Mediterraneo alla luca della Primavera araba&#8221;. Interverranno, tra gli altri, i ministri degli Esteri Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata e Ahmet Davutoglu.<br />
La sessione a porte chiuse tratterà invece di &#8220;Contributo della società civile e proposte per rilanciare il processo d&#8217;associazione alla UE della Turchia&#8221;. Presieduta da Stefano Silvestri (presidente dello IAI) e Fuat Keyman (direttore del Centro Politico di Istanbul, Università Sabanci), vedrà dibattere esperti turchi ed italiani. Tra i 58 esperti italiani, oltre ai tre rappresentanti dell&#8217;IsAG (A. Braccio, P. Longo e D. Scalea), vi saranno anche i parlamentari Pietro Paolo Amato, Emma Bonino e Lapo Pistelli, oltre a docenti universitari e rappresentanti di centri di ricerca indipendenti.</p></div>
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		<title>&#8220;Contro l&#8217;Italia una guerra finanziaria&#8221;. Intervista all&#8217;on. Biancofiore</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 17:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[South Stream]]></category>

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		<description><![CDATA[L'onorevole Michaela Biancofiore, imprenditrice e politica altoatesina, è rappresentante della Campania alla Camera dei Deputati e segretaria della Commissione Affari Esteri e Comunitari. L'8 novembre scorso ha denunciato quello che a suo avviso sarebbe un «disegno internazionale che sta dietro la speculazione sui nostri titoli» e mirato a «impoverire gli italiani». Enrico Verga l'ha intervistata per noi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/contro-litalia-una-guerra-finanziaria-intervista-allon-biancofiore/12299/" title="&#8220;Contro l&#8217;Italia una guerra finanziaria&#8221;. Intervista all&#8217;on. Biancofiore"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12299&amp;w=80" width="80" height="81" alt="&#8220;Contro l&#8217;Italia una guerra finanziaria&#8221;. Intervista all&#8217;on. Biancofiore" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;onorevole Michaela Biancofiore, imprenditrice e politica altoatesina, è rappresentante della Campania alla Camera dei Deputati e segretaria della Commissione Affari Esteri e Comunitari. L&#8217;8 novembre scorso ha denunciato quello che a suo avviso sarebbe un «disegno internazionale che sta dietro la speculazione sui nostri titoli» e mirato a «impoverire gli italiani». Enrico Verga l&#8217;ha intervistata per noi.</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Onorevole, chi avrebbe elaborato e starebbe promuovendo questo disegno internazionale?</strong></em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’8 novembre ho cercato di mettere in evidenza la realtà che si vuole celare e che è alla base di un’anomala crisi di governo. Confermo che</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">vi è un disegno internazionale che anima la speculazione sui nostri titoli e che il Presidente del Consiglio uscente non ha alcuna responsabilità in merito all’aumento esponenziale dell’ormai famigerato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>spread</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> tra BTP e Bund tedeschi! E non può esserlo nessun governo, come i dati deprimenti della Borsa di Milano, -2% in chiusura nel giorno del conferimento dell’incarico a Mario Monti ed ancora peggiori oggi </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>[ieri, ndr</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">] nel giorno dell&#8217;insediamento</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>,</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> hanno ancora una volta dimostrato. Alcuni mercati stanno attaccando l&#8217;Italia perché è un paese ricco, è il quarto paese al mondo per riserve auree, è ricco di mezzi finanziari privati, di beni architettonici artistici e ambientali e di ottime aziende che si basano sul lavoro concreto e non sulla finanza fittizia. Paesi che non hanno più tessuto industriale – vedasi  Inghilterra ed altri (Francia) che hanno perso montagne di denaro con i titoli tossici – stanno cercando di rientrare a spese nostre. “Svegliamoci tutti” è l&#8217;appello accorato che ho rivolto soprattutto agli eletti sotto il simbolo PDL che sono stati strumentalizzati per far cadere il governo, e a quanti hanno a cuore davvero la Patria e l’interesse dei cittadini: le banche sono affamate di utili e fanno </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>trading</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> dove c&#8217;è più da guadagnare. Spillare interessi più alti ad un paese ricco è un gioco molto proficuo, specie se si è perso tanto su paesi poveri. Chi, avendo un’infarinatura economica di massima, può davvero pensare che  qualcuno nel mercato possa credere in un </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>default</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di un grande Paese come l&#8217;Italia? Io non credo al fallimento dell’Italia, anzi; ma credo ci sia qualcuno che pensa di poterci porre in liquidazione, e sono gli stessi che la crisi l’hanno cagionata. Vi è il tentativo di sottrarre quattrini agli italiani (risparmiatori) e magari comprare aziende </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>for a song</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (come dicono gli inglesi). In poche parole, paesi con scarsa propensione al risparmio, grosso indebitamento bancario e privato, vogliono spartirsi la ricchezza degli Italiani e possibilmente averla a costo zero. Tutto qui. Spesso le grandi verità si nascondono dietro le risposte più semplici, che pochi vedono, o che i più fingono di non vedere. Mi auguro che i media che non sono strumentalmente avversi al Presidente del Consiglio uscente lo dicano forte e chiaro: gli italiani devono sapere che probabilmente l&#8217;Italia verrà depauperata come fossimo in guerra, la neo guerra finanziaria del terzo millennio. Berlusconi era certamente di ostacolo e nel mirino di coloro che vogliono impoverire gli italiani impossessandosi della nostra liquidità, perché è l’ultimo grande capitalista italiano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Ha motivo di credere che vi siano cittadini italiani che stiano adoperandosi per ledere gli interessi nazionali dell’Italia a favore di entità private o pubbliche non italiane? Nel caso può suggerire dei nomi?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Mi pare evidente, e non sono pochi. Albergano nelle istituzioni italiane, nei consessi economici, nelle </span><span style="color: #000000;"><em>merchant bank</em></span><span style="color: #000000;">, nei partiti&#8230; insomma in  ogni livello sociale che conta. Una rete che si autoalimenta con la speculazione che è riconducibile essenzialmente ai più noti poteri forti emergenti e della borghesia tradizionale che si muove su commissioni estere. Nomi è inutile e superfluo farne, sono facilmente individuabili e sarebbero troppi per elencarli. Trovano terreno nella tradizionale mancanza di patriottismo italiano e nel relativismo culturale e valoriale che  ormai attanaglia la nostra società.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Ritiene che un obbiettivo della speculazione internazionale sia costringere l’Italia a privatizzare i “gioielli di casa”, per esempio Eni, Poste Italiane, Enel, Ansaldo, Finmeccanica? </strong></em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> già accaduto in passato con l’IRI, l’Italtel, Sme ecc. L’obiettivo finale è quello, ma non si limita alla privatizzazione ma punta alla svendita a costo zero di aziende sane che valgono e producono miliardi di euro. Basti pensare al titolo di Finmeccanica, che non è casuale abbia chiuso a -20% in borsa in questi giorni. Se l’Italia fallisce, va in <em>default</em> (come va di moda dire ultimamente), ogni nostro bene privato o pubblico è svalutato e alla portata di investitori stranieri. Il gioco è semplice: ecco perché la speculazione che sta tentando di portare l’Italia sull’orlo del baratro non si ferma nemmeno innanzi al sacrificio degli italiani, che hanno rinunciato ad un governo politico legittimamente eletto dal popolo sovrano. L’aumento dello <em>spread</em> di questi ultimi giorni ormai nel segno di Monti, della  borsa che apre e chiude in assoluto ribasso, non fa che confermare che l’Italia è sotto attacco per via innanzitutto della mancanza di coesione nazionale e dunque per l’impossibilità di varare riforme strutturali. In nessun Paese al mondo con una speculazione evidente come quella che stiamo subendo, l’opposizione si sarebbe esercitata, com’è accaduto da noi, nel costante vilipendio del Presidente del Consiglio.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Avendo la Cassa depositi e Prestiti dichiarato di aver aumentato i crediti alle Pmi, anzichè concedere ulteriore liquidità alle banche, ritiene che questo istituto possa essere obbiettivo di speculazioni internazionali?</strong></em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dietro la speculazione, dietro la grande crisi economica internazionale, come abbiamo detto, ci sono i maggiori gruppi bancari, soprattutto quelli privati americani e probabilmente anche alcune agenzie di <em>rating</em> da essi co-finanziate, con evidente conflitto di interesse. Non è un caso che gli “indignados” di tutto il mondo si sono accaniti verso gli istituti bancari, centrali e non. Da noi accade paradossalmente che – fatta salva la stima personale per il Presidente del Consiglio Monti – mettiamo il destino della nazione proprio nelle mani delle banche e dunque di coloro che la crisi l’hanno cagionata. Certamente quindi la Cassa Depositi e Prestiti è un obiettivo succulento, come tutti quegli organismi e istituzioni che si sono posti e si pongono di traverso al potere delle banche e agiscono in favore dei reali interessi dei cittadini. Per smascherare questi conflitti di interessi macroscopici mi sono spinta recentemente a presentare un disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle Agenzie che hanno declassato il nostro <em>rating</em> senza peraltro averne titolo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">L’onorevole Mario Monti e l’attuale italiano alla guida della BCE (entrambi gli uomini godono della fiducia dei “mercati”) hanno collaborato con una specifica banca di affari. Ritiene che questi uomini, nelle loro funzioni, svolgeranno i loro compiti in modo indipendente, senza esser influenzati da compagnie o gruppi di pressione?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span></span><span style="color: #000000;"> nell’indole umana non riuscire a sfuggire all&#8217;influenza dell’ambiente che si frequenta. Materiale da antropologia. Ciò premesso Mario Draghi ha svolto il suo compito in maniera eccellente in Banca d’Italia ed appena arrivato alla Presidenza della BCE su proposta del governo Berlusconi, si è subito contraddistinto con il taglio dello 0,25% dei tassi di interesse dell’area euro. Per quanto concerne il Presidente del Consiglio, Mario Monti, non vorrei giudicarlo, non è il mio stile, prima di vederlo all’opera. Come Commissario europeo ha lasciato il segno ed è certamente un uomo di grande levatura culturale e scientifica. Ciò che balza certamente all’occhio è che nonostante entrambi siano, come lei ha ricordato, “di fiducia dei mercati”, i mercati non volano – anzi – e lo </span><span style="color: #000000;"><em>spread</em></span><span style="color: #000000;"> aumenta. La speculazione va dunque cercata lontano dalla nota banca d’affari della quale sono stati consulenti o dipendenti   gran parte dei così detti poteri forti italiani. Certo vigileremo sulla privatizzazione dei nostri grandi gruppi aziendali, visto che la coincidenza di collaborazione con </span><span style="color: #000000;"><em>Goldman Sachs</em></span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><em>Think Thank Bruegel</em></span><span style="color: #000000;">, finanziato da 16 Stati e 28 multinazionali con lo scopo di influire privatamente sulle politiche economiche comunitarie, Trilaterale – organizzazione non governativa e apartitica ispirata dagli Stati Uniti, Europa e Giappone dove i potenti si incontrano per discutere delle strategie mondiali, interculturali e di affari, senza perdersi nelle lungaggini dettate dalle democrazie parlamentari –, gruppo Bilderberg – organismo sovranazionale noto per la segretezza delle sue risoluzioni e del quale fa  parte anche il Ministro dell’economia uscente Giulio Tremonti – ecc. è altamente curiosa e tendenzialmente inopportuna.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Quali nazioni occidentali, e rispettive istituzioni finanziarie, ritiene possano eventualmente trarre maggior beneficio economico dal governo tecnico che ha sostituito quello eletto?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Come ho detto sopra, in primis l’Inghilterra e la Francia per il venir meno di un’economia basata sulla forza lavoro e l’ingente perdita di capitali delle loro banche. E poi la Germania alla quale è ascrivibile, insieme alla Francia, l’ideazione di una moneta unica che aveva come fine il congelamento delle monete competitive per la svalutazione di Italia e Spagna e col fine di tagliare i redditi di quelli che non a caso oggi si chiamano PIIGS ,cioè i paesi a rischio </span><span style="color: #000000;"><em>default</em></span><span style="color: #000000;">, tra i quali da qualche mese troviamo anche l’Italia. Ma anche e soprattutto l’area del dollaro dalla quale la crisi è iniziata e dalla quale derivano i cosìdetti titoli tossici, è altamente sospetta, nonché le tradizionali aree della grande finanza come la stessa Svizzera.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Ritiene che il supporto economico di alcuni paesi dei BRICS, come Russia o Cina, sia maggiormente auspicabile e positivo per l’Italia se paragonato al sostegno che possono fornire la BCE o il FMI?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Come ho avuto modo di dire ad un recente convegno a Mosca, ritengo che per salvare l’economia e l’unità stessa dell’Europa, c’è solo una possibilità: ovvero che la Russia non ci comperi ma entri pienamente nell’Unione. Ciò creerebbe un tale spazio di mercato libero che farebbe volare l’economia europea e renderebbe la vecchia Europa del </span><span style="color: #000000;"><em>know how</em></span><span style="color: #000000;"> ma dal mercato ristretto, un continente realmente competitivo con le economie emergenti indo-cinesi e dei Brics. Quanto al sostegno economico, do ragione a quel cittadino che ha comprato una pagina intera del Corriere della Sera per sollecitare gli italiani che hanno il maggior risparmio privato d’Europa (9000 miliardi) ad acquistare il debito pubblico italiano. Io l’ho fatto, secondo le mie possibilità ovviamente, e auspico che lo facciano tutti i cittadini abbienti: prima che ci comperino cinesi, brasiliani, russi ecc., sarebbe bene che il nostro debito ce lo comprassimo noi stessi in un moto di amore per la nostra Italia. Ciò premesso la BCE è il problema e quindi non può essere la soluzione a mio modesto parere. La BCE per risolvere il problema di liquidità di alcuni stati, come l’Italia, cioè per consentire che onorino il loro debito sovrano, dovrebbe stampare moneta, cioè rendere gli stati “</span><span style="color: #000000;"><em>ability to pay</em></span><span style="color: #000000;">”, come potevano fare con le vecchie monete. Non è un caso che l’Inghilterra ha mantenuto la sterlina e onora il suo debito così come il Giappone che, pur registrando il 200% di debito/pil, non è aggredito dai mercati per via dello YEN che è moneta sovrana e mantiene un’inflazione pari allo 0%. Stessa situazione che aveva l’Italia della Lira sovrana.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Recentemente il Nord Stream è stato inaugurato. La grande conduttura collegherà direttamente Russia e Germania, evitando le nazioni dell’Europa Orientale. Esiste un progetto “gemello” chiamato South Stream che dovrebbe portare idrocarburi nel Sud Europa. Tale progetto, una volta attivo e sostenuto da un consorzio eurasiatico (russo ed europeo) di cui è parte ENI, di fatto limiterebbe e renderebbe antieconomico il progetto Nabucco (sostenuto dagli USA e dal blocco atlantico). Ritiene che la posizione di Eni, del governo italiano e del primo ministro nel sostenere il progetto South Stream siano motivo di stress per il progetto energetico nordamericano in Eurasia? Tale “stress”  ritiene che possa essere uno dei fattori che hanno accresciuto la pressione internazionale sul primo ministro?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Nabucco è un progetto ambizioso, molto costoso, che nasce nel 2002 con la precisa idea di affrancare parte dell’Europa dalla dipendenza dal gas russo. E ha subito una fase di sviluppo emergenziale con la crisi del gas tra Russia e Ucraina del gennaio 2009. A questo progetto aderiscono l’Austria, la Germania, la Turchia, l’Ungheria, la Bulgaria, la Romania ed è gradito agli Stati Uniti, che nel luglio 2009 hanno firmato l’accordo intergovernativo dei paesi </span><span style="color: #000000;"><em>partners</em></span><span style="color: #000000;"> alla presenza stessa dell’inviato speciale statunitense dell’Energia. Dunque non vi è dubbio che </span><span style="color: #000000;"><em>South Stream</em></span><span style="color: #000000;"> provochi “stress” anche agli Stati Uniti e che la presenza della nostra ENI nel consorzio euro-asiatico non sia gradita. Ne consegue che nei confronti dell’Italia è in atto certamente un golpe ai danni della sovranità popolare, ma anche evidentemente energetico, e la guerra in Libia è rientrata chiaramente nell’obiettivo  di ridimensionare il nostro  primato energetico nella ex Colonia. Per quanto attiene i rapporti Italia-Usa, lo dico con dolore da americanista convinta che ha avuto l’onore di essere scelta per l’IVLP, l’</span><span style="color: #000000;"><em>International Visitors Leadership Program</em></span><span style="color: #000000;"> degli USA, è superfluo negarlo: non sono gli stessi che caratterizzavano l’epoca Bush-Berlusconi, sia per programmi politici ed affinità tra i repubblicani e l’area del centro-destra italiano, sia per intesa personale. In quel periodo anche le legittime divergenze di obiettivi strategici venivano appianate ed anzi  grazie all&#8217;allora Presidente del Consiglio col vertice di Pratica di Mare si riuscì addirittura ad avvicinare la Russia di Putin alla Nato con l’istituzione del vertice permanente. Oggi quella collaborazione, sebbene sia proficua e corretta a livello diplomatico, sembra scolorita  e non c’è dubbio che la perseveranza  del Presidente Berlusconi nel voler conseguire gli interessi degli italiani e migliorare il fabbisogno energetico dell’Italia che è priva di materie prime, non sia stata troppo gradita negli USA di un’Obama che, a sua discolpa, si è trovato alle prese con la più grande crisi economica post ’29; e nella lotta per salvarsi, può infierire anche sulle più antiche alleanze.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Lucas Papademos, economista formatosi negli USA, membro della Commissione Trilaterale in precedenza nella BCE e nella Federal Reserve di Boston, ha sostituito Papandreou alla guida della Grecia. Mario Monti, economista, collaboratore di un&#8217;importante banca d’affari ha sostituito Silvio Berlusconi. Vede delle coincidenze nella scelta dei sostituti?</span></strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Dopo l’Euro, che ha  fatto venir meno la moneta sovrana che – come abbiamo detto – ha salvato in passato molti stati oggi in crisi, la BCE sta coniando anche governi sottratti alla sovranità popolare. Non vi è dubbio che è in atto un goffo tentativo di fare e disfare governi graditi ai mercati, che però i mercati mostrano paradossalmente di non gradire. Non si può curare un tumore con l’aspirina, bisogna andare al fulcro della crisi che a mio parere è riposto nell’Euro e nella mancanza di reale unità politica ed economica dell’Europa. Questo non significa ritornare alle monete sovrane, cosa che ormai sarebbe letale per tutte le economie europee, ma che bisogna ideare in fretta una riforma dell’euro e dei trattati. Di certo la politica in Europa vive un momento di inquietante commissariamento e dunque di palese sottrazione di democrazia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #000000;">Il 9 novembre LCH Clearnet (una “camera di compensazione” interbancaria) ha alzato i margini per utilizzare titoli di stato italiani come collaterale (garanzia) per operazioni bancarie di rifinanziamento. Di fatto questo ha reso i nostri titoli meno interessanti e forzato alla liquidazione molti operatori di mercato. Tutto questo zelo non le sembra sospetto?</span></strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>LCH Clearnet</em></span><span style="color: #000000;"> ha le sue radici sia alla </span><span style="color: #000000;"><em>London Clearing House</em></span><span style="color: #000000;">, dunque in Inghilterra ovviamente, che a Parigi. Ho risposto alla sua domanda?</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Enrico Verga</em><br />
</span></span></span></p>
<blockquote>
<div style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"><strong>ALTRI ARTICOLI sulla crisi del debito e il cambio di governo in Italia:</strong><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/litalia-sta-diventando-terra-di-conquista-intervista-allon-polledri/12261/"><em>“L’Italia sta diventando terra di conquista”. Intervista all’on. Polledri</em> (Daniele Scalea), 16 novembre 2011</a><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lo-stato-di-eccezione/12235/"><em>Lo stato di eccezione</em> (Giacomo Gabellini), 16 novembre 2011</a><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-fallimento-controllato-dellitalia/12184/"><em>Il &#8220;fallimento controllato&#8221; dell&#8217;Italia</em> (Daniele Scalea), 12 novembre 2011</a><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-crisi-del-debito-in-italia-e-la-lezione-argentina/12189/"><em>La crisi del debito in Italia e la lezione argentina</em> (Maximiliano Barreto), 12 novembre 2011</a><br />
<strong>PER APPROFONDIRE:</strong><br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/italia-150-anni-di-una-piccola-grande-potenza/5638/">Italia, 150 anni di una piccola grande potenza</a></em></div>
</blockquote>
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		</item>
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		<title>&#8220;L&#8217;Italia sta diventando terra di conquista&#8221;. Intervista all&#8217;on. Polledri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:41:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Durante la recente discussione generale sul ddl stabilità – che ha portato alla caduta del Governo – un parlamentare ha concluso così il proprio discorso: «Preferiamo morire in piedi che vivere strisciando, come forse farà – ahinoi – una parte di questo Parlamento. Devo però registrare che quando uno straniero si è presentato in questo paese due “schioppettate” le ha sempre prese […]. Oggi si presentano da noi e in qualche modo metteranno un'ipoteca sulla democrazia». Si tratta dell'onorevole Massimo Polledri. Daniele Scalea lo ha intervistato per noi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/litalia-sta-diventando-terra-di-conquista-intervista-allon-polledri/12261/" title="&#8220;L&#8217;Italia sta diventando terra di conquista&#8221;. Intervista all&#8217;on. Polledri"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12261&amp;w=80" width="80" height="60" alt="&#8220;L&#8217;Italia sta diventando terra di conquista&#8221;. Intervista all&#8217;on. Polledri" ></div></a><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Durante la recente discussione generale sul ddl stabilità – che ha portato alla caduta del Governo – un parlamentare ha preso la parola e, dopo aver provocatoriamente iniziato il suo discorso in francese, lo ha così concluso: «Preferiamo morire in piedi che vivere strisciando, come forse farà – ahinoi – una parte di questo Parlamento. Devo però registrare che quando uno straniero si è presentato in questo paese due “schioppettate” le ha sempre prese […]. Oggi si presentano da noi e in qualche modo metteranno un&#8217;ipoteca sulla democrazia<span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>. Si tratta dell&#8217;onorevole Massimo Polledri, deputato per l&#8217;Emilia-Romagna e membro della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Daniele Scalea lo ha intervistato per noi.</em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Onorevole, lei ha rivolto delle dure parole all&#8217;indirizzo di Francia e Germania. Ma in che modo questi due paesi starebbero minacciando la nostra democrazia?</strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">All&#8217;origine dei più recenti problemi sul debito c&#8217;è la scelta della <em>Deutsche Bank</em> di vendere 7 miliardi di obbligazioni italiane. L&#8217;Autorità Bancaria Europea ha ultimamente preteso capitale aggiuntivo dalle banche italiane, valutando negativamente la loro esposizione ai BTP; ma nel contempo non ha riservato il medesimo trattamento ai ben più pericolosi “titoli tossici” di cui sono piene le banche francesi e tedesche. Un esempio d&#8217;ingerenza francese è quanto sta succedendo con Edison <em>[la francese EDF è diventata azionista di controllo della compagnia milanese, ndr]</em>. La verità è che l&#8217;Italia rischia di ridursi a terreno di conquista. Il recente crollo in borsa delle azioni di Finmeccanica potrebbe rappresentare un fosco presagio in tal senso.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Ma perché Francia e Germania dovrebbero avercela con l&#8217;Italia? Si tratterebbe solo d&#8217;interessi economici, oppure intravede anche qualche motivazione politica?</strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sicuramente Berlusconi si è mosso, durante il suo governo, in maniera molto libera rispetto a quanto desiderato da Parigi e Berlino. Ne sono esempi l&#8217;asse con Londra e Washington durante l&#8217;era Bush, o le aperture alla Russia e la Libia. Forse si è mosso “troppo” liberamente. Ed oggi l&#8217;Italia è stata posta sotto tutela.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Francia, poi, ha la tendenza storicamente radicata (si pensi alla Rivoluzione, cui seguì il tentativo di conquistare l&#8217;Europa intera) a diventare aggressiva verso i vicini nei momenti di crisi.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Ed effettivamente la Francia si è fatta molto aggressiva negli ultimi mesi, quanto meno in Africa: Costa d&#8217;Avorio e Libia ne sanno qualcosa. Ma in Libia, secondo lei, la Francia (e gli altri paesi) hanno davvero agito per proteggere la popolazione, come da motivazione ufficiale, ovvero s&#8217;è trattato d&#8217;un pretesto per coprire secondi fini politico-economici? Ad esempio, Parigi potrebbe essere stata gelosa del rapporto privilegiato che l&#8217;Italia aveva con la Libia; rapporto di cui beneficiavano l&#8217;ENI e numerose aziende, anche piccole e medie imprese, italiane.</strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non credo che la Francia si sia mossa per fare dispetto a noi, ma senz&#8217;altro i motivi umanitari erano molto relativi. Gli attuali reggenti della Libia, che includono gente descritta come vicina a <em>Al Qaeda</em>, non danno ragione di sperare che saranno migliori di Gheddafi. La stessa uccisione di quest&#8217;ultimo dimostra che, per ora, non v&#8217;è un cambio di passo. La motivazione economica, d&#8217;altro canto, è ben presente. Tant&#8217;è vero che autorevoli ricostruzioni giornalistiche lasciano supporre che la rivolta fosse stata programmata in anticipo dall&#8217;estero.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma lo zampino straniero potrebbe esserci anche dietro a molte vicende scandalistiche che hanno coinvolto il presidente Berlusconi negli ultimi anni&#8230;</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>In effetti, tra i documenti pubblicati da “Wikileaks” c&#8217;è anche un dispaccio dell&#8217;Ambasciata statunitense a Roma, in cui s&#8217;afferma che, scontenta del rapporto italo-russo, l&#8217;Ambasciata stessa s&#8217;era attivata presso gli ambienti giornalistici e politici (anche del PDL) per creare un clima ostile alla troppa stretta relazione tra Roma e Mosca </strong></em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">[clicca <a href="../../i-rapporti-italia-russia-lambasciata-usa-ed-il-declino-di-berlusconi/7194/">qui</a> per leggere il documento commentato]</span><strong><em>. Era il 26 gennaio 2009. Poco dopo cominciarono a venir fuori gli scandali relativi al Presidente del Consiglio, e si consumò una scissione all&#8217;interno del suo partito. Un caso?</em></strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ritengo credibile che possa non essersi trattato di un caso. Sappiamo bene come l&#8217;operato dell&#8217;ENI talvolta confligga con gl&#8217;interessi statunitensi. Ma noi italiani non possiamo sempre piegarci.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Uno dei leit motiv degli ultimi vent&#8217;anni di politica italiana è stato il conflitto d&#8217;interessi. Ma non se ne può ravvisare uno nel dopo-Berlusconi? Mario Monti, nuovo capo del Governo, è </strong></em><strong>“advisor</strong><strong><em>” della banca statunitense Goldman Sachs. La stessa che, <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201111100904011010&amp;chkAgenzie=PMFNW&amp;sez=news&amp;testo&amp;titolo=CRISI:+Goldman+Sachs+ha+innescato+vendite+Btp+%28MF%29" target="_blank">secondo la ricostruzione d&#8217;un organo accreditato come “Milano Finanza”</a>, avrebbe condotto il gioco speculativo contro i BTP italiani negli ultimi giorni, fino alla caduta di Berlusconi. Monti avrà come interlocutore alla BCE Mario Draghi, già dirigente proprio di Goldman Sachs&#8230;</em></strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il giorno dopo le dimissioni di Berlusconi le sue aziende hanno perduto pesantemente in borsa: un messaggio preciso, a mio giudizio, che gli è stato lanciato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chi ha giocato sul debito delle famiglie statunitensi è lo stesso che ha giocato sul debito italiano. La politica avrebbe dovuto riservare due randellate a costoro: invece ha consegnato le chiavi del potere ai loro amici. A europeisti e mondialisti avrebbe dovuto venire in mente di dare qualche regola; ma forse non l&#8217;hanno fatto coscientemente, perché c&#8217;è chi si è arricchito, e molto, sulle spalle dell&#8217;economia reale. Gli USA sono cresciuti a debito per anni. Oggi possiamo dire ch&#8217;era meglio l&#8217;Italia che cresceva con i capannoni, anziché chi cresceva con la finanza. Ma purtroppo nessuno ha controllato la speculazione. Forse perché gli stessi che la praticano hanno finanziato qualche campagna elettorale?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Un&#8217;ultima domanda: cosa ne pensa della possibile privatizzazione di aziende strategiche come ENI, ENEL, Poste, Finmeccanica?</strong></em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le privatizzazioni degli anni &#8217;90 hanno dimostrato che tale processo, oltre a non essere condotto in maniera trasparente, non abbatte il debito ma anzi lo alza. Misure come la patrimoniale e le privatizzazioni sono strumenti utili per la politica clientelare, ma la realtà è che il debito s&#8217;abbatte solo con lo sviluppo.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><span style="font-size: medium;">Daniele Scalea</span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><span style="font-size: medium;"><br />
</span></em></span></p>
<blockquote><div style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;">
<strong>ALTRI ARTICOLI sulla crisi del debito e il cambio di governo in Italia:</strong><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lo-stato-di-eccezione/12235/"><em>Lo stato di eccezione</em> (Giacomo Gabellini), 16 novembre 2011</a><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-fallimento-controllato-dellitalia/12184/"><em>Il &#8220;fallimento controllato&#8221; dell&#8217;Italia</em> (Daniele Scalea), 12 novembre 2011</a><br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-crisi-del-debito-in-italia-e-la-lezione-argentina/12189/"><em>La crisi del debito in Italia e la lezione argentina</em> (Maximiliano Barreto), 12 novembre 2011</a><br />
<strong>PER APPROFONDIRE:</strong><br />
<em><a href="http://www.eurasia-rivista.org/italia-150-anni-di-una-piccola-grande-potenza/5638/">Italia, 150 anni di una piccola grande potenza</a></em>
</div>
</blockquote>
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		<title>Lo stato di eccezione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lo-stato-di-eccezione/12235/" title="Lo stato di eccezione"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12235&amp;w=80" width="80" height="45" alt="Lo stato di eccezione" ></div></a><div style="font-size:medium;">&nbsp;<br />
<blockquote><em>“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.”</em> </p>
<div align="right"><strong>Carl Schmitt</strong> (Teologia Politica)</div>
</blockquote>
<p>&nbsp;<br />
Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.</p>
<p>Lo schema logico che ha determinato la presente svolta politica verte sulla sostanziale inadeguatezza di Silvio Berlusconi e della sua risicata maggioranza parlamentare incapace di smarcarsi dal suo rigido immobilismo perché minata da continui cambi di schieramento e perché impegnata a tempo pieno ad assecondare le necessità del Primo Ministro che vertono sull’elusioni dei vincoli processuali che gravano sul suo conto.</p>
<p>L’inarrestabile inerzia immobilista innescata dal governo Berlusconi, che malgrado le innumerevoli battute d’arresto ha ricevuto regolarmente la fiducia richiesta al Parlamento, avrebbe quindi esasperato la situazione politica italiana, che necessitava di urgenti riforme in campo economico per far fronte alla tremenda crisi mondiale aggravata dall’attacco speculativo all’euro e in particolare agli anelli deboli dell’Unione Europea rappresentati dai cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).</p>
<p>Qualcosa di affine è accaduto in Grecia, dove l’ostinata e strenua resistenza opposta dal Primo Ministro eletto George Papandreou alle regolari pressioni dei poteri forti internazionali esercitate attraverso i soliti organi di stampa si è conclusa con l’apertura di uno stato di eccezione analogo a quello italiano, dettato anch’esso dall’esigenza di promuovere l’instaurazione di un governo capace di applicare le misure necessarie al superamento della crisi vigente.</p>
<p>Dal momento, quindi, che il regolare svolgimento della vita politica di entrambi i paesi era compromesso dall’irresponsabilità e dall’incapacità dei loro rispettivi governi, sono stati indetti due stati di eccezione speculari e paralleli allo scopo di aggirare il normale ordinamento democratico insediando “d’autorità” quegli elementi dotati delle competenze necessarie a “riequilibrare” la situazione al di fuori di ogni consenso popolare.</p>
<p>Se in Italia è Mario Monti a sostituire il dimissionario (o meglio “dimissionato”) Silvio Berlusconi, in Grecia è Lucas Papademos a succedere all’uscente George Papandreou.<br />
Sia Monti che Papademos hanno alle spalle un’esperienza consolidata da numerosi riconoscimenti accademici negli Stati Uniti e hanno in comune l’aver svolto ruoli di rilevanza nell’ambito delle grandi banche d’affari statunitensi (Goldman Sachs) e della Commissione Trilaterale, l’organizzazione fondata da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski nel 1973 allo scopo di isolare l’Unione Sovietica in vista di un suo graduale strangolamento.</p>
<p>L’integrazione continentale dell’Europa e la formazione di un subcontinente estremo – orientale (oltre all’adozione di rispettive valute transnazionali come l’euro e uno yen asiatico) sotto l’egida statunitense sono di fatto operazioni geopolitiche escogitate in quel pensatoio proprio in funzione dell’accerchiamento dell’heartland finalizzato all’integrazione graduale della Russia nella logica omogeneizzante dell’atlantismo.<br />
Il fatto che siano stati chiamati individui dal simile curriculum a traghettare Italia e Grecia verso più luminosi lidi colora di tinte fosche l’intero quadro dell’operazione, specialmente alla luce del fatto che, nonostante la tanto ostentata connotazione impolitica dei cosiddetti “mercati”, le tendenze basilari dei comparti finanziari che hanno sferrato l’attacco speculativo all’euro vengono regolarmente determinate dagli strateghi del capitale che pianificano le proprie mosse a porte chiuse, proprio nell’ambito degli incontri di quelle organizzazioni come il Bilderberg e la Trilaterale in cui si stabiliscono le regole del gioco.</p>
<p>Secondo la vulgata informativa massmediatica, le nomine di Mario Monti e Lucas Papademos sarebbero  quindi avvenute a furor di mercato, le cui esigenze e necessità avrebbero perciò acquisito un peso maggiore rispetto alla volontà dei singoli cittadini italiani e greci, che subordinano il loro consenso alla riduzione del differenziale (spread) che, secondo le ricette compilate dai nuovi sovrani (e raccomandate da istituzioni come in Fondo Monetario Internazionale e, soprattutto, la Banca Centrale Europea attraverso la lettera del Presidente Mario Draghi), comporterà la drastica limitazione delle tutele previdenziali e sanitarie garantite finora.</p>
<p>Sul piano più squisitamente italiano, la mancanza di limiti temporali certi potrebbe preludere alla sospensione permanente della normale prassi democratica sulla falsariga di quanto accaduto negli Stati Uniti, dove lo stato di eccezione vige ininterrottamente dall’ottobre del 2001, in coincidenza con l’entrata in vigore del “Patriot Act”, il pacchetto di leggi liberticide adottate sull’onda emotiva scaturita dagli attentati dell’11 settembre 2001.</p>
<p>In quelle condizioni straordinarie fu popolo statunitense ad assecondare le intenzioni del Presidente George W. Bush, accordandogli il consenso necessario per sacrificare le proprie libertà individuali sull’altare della “sicurezza” nazionale.</p>
<p>La fine della corrotta Repubblica di Weimar avvenne anch’essa a furor di popolo, attraverso l’introduzione di un particolare stato di eccezione che gettò di fatto le basi per la graduale ascesa al potere dei nazionalsocialisti di Adolf Hitler.</p>
<p>La decisione del senato romano relativa al conferimento a Quinto Fabio Massimo del ruolo di dictator fu dettata dall’esigenza di sottrarre le decisione necessarie alla salvaguardia dell’impero – minacciata dall’avanzata delle orde cartaginesi – alle endemiche lungaggini repubblicane.</p>
<p>I senatori fissarono però l’inderogabile vincolo temporale di sei mesi in relazione alla durata dell’incarico di potere cui Quinto Fabio Massimo era appena stato investito, e si riservarono il diritto di non rinnovargli il mandato quando ritennero inappropriata la sua strategia, giudicata eccessivamente cauta e attendista.<br />
Giorgio Napolitano ha invece ignorato ogni precedente storico al riguardo scegliendo di non porre alcun vincolo temporale e confidando quindi nel presunto, profondo senso dello Stato di Mario Monti che una volta decadute le condizioni che hanno determinato la sua nomina dichiarerà arbitrariamente (se e quanto lo farà non è affatto scontato) concluso lo stato di eccezione e solo allora potranno svolgersi le nuove elezioni.<br />
Intanto il nuovo Primo Ministro si impegna a delineare il proprio governo, che si preannuncia composto da una nutritissima schiera di tecnici dell’economia e della finanza.</p>
<p>Alla luce dei fatti, quindi, in Italia e Grecia inadeguatezza e pessima gestione della cosa pubblica da parte delle rispettive classi politiche hanno spianato la strada alle tecnocrazie economiche, le stesse che sono salite sul Panfilo Britannia agli sgoccioli della Prima Repubblica e che, una volta conquistato il potere, hanno smantellato buona parte dell’apparato bancario e industriale pubblico a beneficio della stessa grande finanza angloamericana che oggi plaude alla nomina di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea e a quelle di Mario Monti e Lucas Papapdemos ai governi di Roma ed Atene.</p>
<p>Amschel Mayer Rothschild scriveva: “Autorizzatemi ad emettere moneta e a controllare i sistemi monetari del Paese e io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi”.<br />
Ebbene, con il vertice di Maastricht che ha funto da basamento per la nascita dell’euro, la sovranità monetaria è stata trasferita dagli Stati alla Banca Centrale Europea dominata dall’eminente figura di Mario Draghi, che non risponde ad alcuna autorità politica legittimata dall’investitura democratica. </p>
<p>Il ruolo primario della società civile subisce un netto ridimensionamento e il sogno di Rothschild comincia a prendere forma, nel generale giubilo della grande finanza angloamericana.<br />
E i mercati, come d’incanto, riprendono istantaneamente a respirare.</p></div>
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		<title>La crisi del debito in Italia e la lezione argentina</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 23:07:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La situazione che oggi vive l’Italia corrobora quella frase di Carl Marx: “La storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. L'Argentina ha già attraversato nei primi anni del secolo l'esperienza che oggi tocca all'Italia. L'Italia d'oggi rispecchia il fallimento argentino del 2001 e lo manifesta nel contenuto dei due piani di aggiustamenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-crisi-del-debito-in-italia-e-la-lezione-argentina/12189/" title="La crisi del debito in Italia e la lezione argentina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12189&amp;w=80" width="80" height="48" alt="La crisi del debito in Italia e la lezione argentina" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fino quasi alla fine</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> degli anni ’90, la Argentina era vista come uno dei paesi che aveva avuto successo nell’applicazione delle ricette del Consenso di Washington. Tale</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> era l&#8217;opinione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della maggior parte degli analisti ortodossi e anche del governo degli Stati Uniti. Le riforme strutturali dello Stato, che l&#8217;hanno ridotto al minimo, erano legate al contesto della globalizzazione finanziaria.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eppure, il nu</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ovo secolo ha trovato il paese nella più grande recessione dalla Prima Guerra Mondiale. Nessuno dei presunti benefici del neoliberismo si è manifestato.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La crisi finanziaria </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">investì tutto il paese con la sua conseguenza: una gigantesca crisi sociale. Il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">tasso di disoccupazione ascendeva al 25%. Su raccomandazione</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> del FMI, il governo cercò d&#8217;</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">effettuare le famose &#8220;politiche di aggiustamento&#8221;, nel vano tentativo di superare la crisi. Il taglio iniziale del 13% su stipendi e pensioni e l’aumento delle tasse non fecero altro che approfondire la recessione. Le dure misure fiscali furono coadiuvate dall&#8217;assistenza finanziaria esterna. “Il Blindaggio” (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>el Blindaje</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">) fu uno dei tanti pacchetti di sostegno finanziario – pari a 40 miliardi di dollari statunitensi -, ma neppure questo fu utile, e lo Stato non poté evitare di dichiarare il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>default.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La peculiarità della</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> soluzione alla crisi fu che, da quel momento, l&#8217;Argentina ruppe con il FMI e inaugurò un modello economico che includeva la produzione per il mercato interno, la diversificazione del sistema industriale e una forte regolamentazione statale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La pianificazione</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e gestione della ristrutturazione del debito avvennero senza la sua interferenza, e il veloce recupero economico che comincio un trimestre dopo si verificò </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>nonostante</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> il FMI. L&#8217;atteggiamento negativo del FMI è rimasto per lungo tempo, e fu solo nel</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> maggio del 2003 che Anne Krueger riconobbe pubblicamente l&#8217;errata diagnosi, dicendosi sorpresa dal rapido recupero.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La situazione che </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">oggi vive l’Italia corrobora quella frase di Carl Marx: “La storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. L&#8217;Argentina ha già attraversato nei primi anni del secolo l&#8217;esperienza che oggi tocca all&#8217;Italia; ovviamente il contesto è diverso. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">si sta generalizzando il rifiuto delle raccomandazioni del FMI; le economie emergenti come la Cina si lamentano della mancanza di imparzialità; anche la stessa instituzione ha recentemente fatto una forte autocritica per i suoi errori nell&#8217;identificare le radici della crisi attuale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di ciò, cosa pensare di ciò</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> che sta facendo Italia?</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come al solito, il FMI ha richiesto</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> – lo scorso luglio – al governo italiano di applicare misure decise per ridurre il </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>deficit fiscale</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, davanti ad una scenario nel quale i mercati  sono scettici sulla sostenibilità del pesante debito.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Italia</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ha approvato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in rapida sequenza due piani di aggiustamento. Il piano recentemente approvato garantirà un risparmio di 45.000 milioni </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di euro, cifra che si somma ai 79.000 milioni previsti dal primo piano.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">obiettivo di entrambe le operazioni, che ascendono a 124.000 milioni di euro, è garantire che il deficit sia del 3,9% nel 2011, 1,6% alla fine del 2012 e dello 0% nel 2013 e così rassicurare i mercati sulle finanze pubbliche del paese mediterraneo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di nuovo, le decisioni politiche </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">servono per salvare i mercati.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mercato finanziario è il primo responsabile della crisi ed è l’unico grande vincitore: </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">i suoi attacchi speculativi creano paura e sono il mezzo attraverso il quale ottengono profitti straordinari, ogni volta più redditizi a scapito della sicurezza degli Stati e del sacrificio del popolo dei paesi interessati.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Italia d&#8217;oggi rispecchia il fallimento argentino del 2001 e lo manifesta nel contenuto dei due piani</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di aggiustamenti: il primo tenta d&#8217;ottenere un risparmio per la via tipica, tagliando pensioni e ritardando la età di accesso alle stesse. Inoltre, ha introdotto il “co-pagamento” nella sanità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo cerca di</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> diminuire la spesa e incrementare le entrate: le misure comprendono una maggiore facilità per il licenziamento, adattare la età di pensionamento alla speranza di vita, unire alcune feste con la domenica per aumentare la produttività, e diminuire la spesa della politica. D’altra parte, alle regioni e alle aziende municipali, lo Stato taglierà i suoi contributi di 9.500 milioni di euro in due anni. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si è anche</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> discussa la possibilità di liberalizzare i servizi pubblici locali e promuovere le privatizzazioni. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un dato importante è che il debito italiano, superiore al 120% del Prodotto Interno Lordo, è </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il secondo più alto della zona euro dietro a quello della Grecia. Il tasso di crescita economico italiano è inferiore a quello medio, dunque mette a rischio il pagamento del debito nel medio termine.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Italia ha bisogno di molti</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> soldi per soddisfare i suoi creditori. Deve vendere debito per 80.000 milioni di euro nei prossimi mesi, nonostante il mercato sia in calo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come si è visto, non parliamo di paesi periferici come la Grecia, l&#8217;Irlanda o il Portogallo, ma </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di uno dei tre più grandi d&#8217;Europa. Lo stesso presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, ha ammesso che la caduta dell’Italia sarebbe la fine dell&#8217;euro. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Settimana scorsa si è celebrato il summit del G20 </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">a Cannes. Lì, uno degli annunci più importanti è stato che l’Italia sarà sotto vigilanza del FMI. Ciò conferma  che il FMI non ha ancora perso tutto il potere e che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il governo italiano continuerà con la stessa politica a favore dei mercati.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al contrario, il discorso della presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner, forse per esperienza, è stato molto, molto </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">diverso nei toni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ha chiesto di porre fine al “anarco</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">-capitalismo finanziario” e ha accusato giustamente  il sistema finanziario e i suoi gestori di avere la responsabilità della crisi; gli unici che beneficiano della caduta o del rialzo del mercato azionario.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">non rimane molto da fare: solo che il governo italiano abbia il coraggio di difendere davvero gli interessi del popolo, e non si preoccupi solo di spogliare le risorse di milioni di italiani a vantaggio d&#8217;un gruppetto di manipolatori del mercato.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Maximiliano Barreto è laureando in Relazioni internazionali all&#8217;Università Nazionale di Rosario (Argentina).</strong></em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
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