<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>eurasia-rivista.org &#187; India</title>
	<atom:link href="http://www.eurasia-rivista.org/tag/india/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eurasia-rivista.org</link>
	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 May 2012 18:57:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
	<atom:link rel="next" href="http://www.eurasia-rivista.org/tag/india/feed/?page=2" />

		<item>
		<title>BRICS: stato e prospettive</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/brics-stato-e-prospettive/15863/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/brics-stato-e-prospettive/15863/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 18:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Vagif A. Gusejnov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=15863</guid>
		<description><![CDATA[Il gruppo dei paesi BRICS, nato come conseguenza dei profondi mutamenti in corso nell’economia e nella politica mondiale, è uscito ormai dai limiti di un forum consultivo dei paesi in via di sviluppo e rappresenta un’influente struttura internazionale. Esso sta rapidamente acquisendo potere sia come promotore delle riforme dei meccanismi di regolamentazione nella sfera economico-finanziaria, sia come importante forum macroeconomico. La maggior parte delle previsioni a lungo termine conferma la crescita del peso del gruppo BRICS nell’economia mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/brics-stato-e-prospettive/15863/" title="BRICS: stato e prospettive"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/brics_thumb1_5s34w8j0wdgk08wccosgkcgk_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_1_3myeqrno20kkck8c8sw0ocgos_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_.eccn5bqpdm0o4k80oo04co4ok.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="BRICS: stato e prospettive" ></div></a><p><font size="2"><em>Il gruppo dei paesi BRICS,</em> <em>nato come conseguenza dei profondi mutamenti in corso nell’economia e nella politica mondiale, è uscito ormai dai limiti di un forum consultivo dei paesi in via di sviluppo e rappresenta un’influente struttura internazionale. Esso sta rapidamente acquisendo potere sia come promotore delle riforme dei meccanismi di regolamentazione nella sfera economico-finanziaria, sia come importante forum macroeconomico. La maggior parte delle previsioni a lungo termine conferma la crescita del peso del gruppo BRICS nell’economia mondiale.</em><em></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il gruppo dei paesi BRICS, del cui impatto sui processi mondiali e delle cui prospettive oggi si discute tanto, è nato quale conseguenza di profondi mutamenti in corso nell’economia e nella politica mondiale.</p>
<p>I processi di globalizzazione che hanno investito tutto il mondo alla fine del secolo scorso non solo hanno esercitato una enorme influenza sull’economia mondiale, ma hanno prodotto cambiamenti radicali nel clima politico del pianeta, nelle relazioni internazionali, nella sfera politica, militare, dell’informazione, umanitaria, nella cultura mondiale. Si è fatta sentire sempre più la voce dei paesi in via di sviluppo e dei paesi ad economia in fase di transizione ai modelli di mercato. D’altra parte, anche se in seguito alla globalizzazione il tenore di vita in molti paesi è aumentato alquanto, il divario tra i paesi “poveri” e quelli “ricchi” ha continuato a crescere. Come è stato più volte notato, tale divario e la combinazione della povertà e del libero accesso ai flussi d’informazione possono dar luogo ad una miscela esplosiva. Non è, forse, ciò che succede oggi nei paesi arabi del Vicino Oriente e del Nordafrica? I paesi del “miliardo d’oro” sentono sempre più la pressione dei paesi in via di sviluppo e di quelli poveri. Tale pressione diventa sempre più tangibile, e viene accentuata da tutta una serie di fattori.</p>
<p>Primo, la limitatezza delle risorse naturali e il loro impoverimento, in particolare di quelle energetiche non rinnovabili, nonché dell’acqua potabile, dei viveri (proteine vegetali e animali), da un lato, e il pompaggio da parte dei paesi industrializzati di risorse di ogni genere appartenenti ad altri paesi, mentre il contributo dei paesi industrialmente sviluppati al PIL mondiale si sta gradualmente riducendo. Si tratta non solo delle risorse naturali, ma anche di quelle intellettuali e di lavoro. Si capisce che nei paesi in via di sviluppo cresce il timore di rimanere, in fin dei conti, “con un pugno di mosche”, alla periferia del processo tecnologico mondiale.</p>
<p>Secondo, la non corrispondenza del sistema internazionale giuridico e di quello economico-finanziario globale a nuove condizioni di esistenza e di sviluppo della civiltà, ad un nuovo clima delle relazioni internazionali.</p>
<p>Il terzo fattore è l’ideologia di egemonismo statale cui si ispirano gli Stati Uniti dopo la fine della guerra fredda, sentendosi l’unica superpotenza al mondo. In realtà hanno scelto la strada diretta all’ottenimento dell’egemonia a livello mondiale anche se in confezione moderna, camuffata con discorsi sui principi democratici e i valori umanitari.</p>
<p>Ben presto è divenuto evidente per tanti che la strategia di unilateralismo seguita dagli Usa nella politica mondiale, rafforzata dalla potenza economica e dalla gigantesca forza militare, può far imboccare al mondo una strada che non porta da nessuna parte, può trasformarlo in una “fattoria” come quella descritta nel libro di George Orwell, <em>Animal Farm: A Fairy Story</em>,<em> </em>in cui vige il principale comandamento: <em>”Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”</em>. Si trattava, né più né meno, di un’altra rivoluzione a livello mondiale. <em>“I nostri sforzi si devono estendere oltre ai nostri confini,</em> &#8211; diceva il presidente americano Clinton in uno dei suoi messaggi annuali al congresso, &#8211; <em>per guidare la rivoluzione che spazzi via barriere e formi nuovi legami tra gli stati e tra le persone, tra i sistemi economici e tra le culture”.</em> La stessa idea della “rivoluzione democratica globale” cercava di realizzarla anche il presidente George W. Bush Junior. Dove ha portato una tale politica lo hanno mostrato l’Irak, l’Afganistan e le rivolte del 2011 nei paesi dell’Oriente arabo.</p>
<p>È estremamente pericoloso anche l’orientamento unilaterale dell’economia mondiale al dollaro americano, qualsiasi oscillazione del quale, dovuta a operazioni speculative, a calamità naturali, a catastrofi tecnologiche, all’acuirsi della situazione internazionale, in particolare nelle aree del mondo produttrici di energia, all’interruzione di comunicazioni transcontinentali o perfino ai disguidi nella rete telematica mondiale, può provocare crolli di portata globale.</p>
<p>Non c’è da meravigliarsi che in varie parti del mondo stiano crescendo forze politiche, movimenti, partiti, unioni interstatali che cercano di cambiare l’ordine esistente, di renderlo più adeguato alle condizioni odierne e alle prospettive immediate e, in fin dei conti, di difendere con più efficacia gli interessi nazionali.</p>
<p>Va notato anche che i processi di globalizzazione economica hanno portato alla situazione in cui la crescita industriale dei paesi sviluppati che dominano finora sul nostro pianeta sta rallentando. Tali processi diventano irreversibili. Lo sviluppo dei paesi ad economia in crescita accelerata è impedito dai meccanismi obsoleti di regolamentazione globale e da una certa cristallizzazione delle istituzioni internazionali che furono create in condizioni del tutto diverse e con finalità, bisogna pur confessarlo, dirette prevalentemente alla tutela degli interessi dei paesi sviluppati. Ma oggi il paesaggio economico-finanziario è sostanzialmente cambiato, in particolare grazie alla crescita dei grandi stati ad economia in fase di transizione verso i modelli di mercato. In tali condizioni lo schema di regolamentazione globale ha cominciato a manifestare non solo semplici inconvenienti, ma dimostra sempre più spesso l’incapacità di funzionare debitamente.</p>
<p>Di solito l’origine del gruppo interstatale noto oggi come BRICS viene riferita all’analista Jim O’Neill, che nel novembre 2011 battezzò quattro paesi emergenti che si sviluppano a ritmi accelerati – Brasile, Russia, India e Cina &#8211; con l’acronimo BRIC. Ma ciò significa che “in principio c’era la parola”? Niente affatto. La vita stessa, la logica dello sviluppo mondiale hanno fatto nascere processi di attrazione dei paesi che, da una parte, hanno cominciato a dimostrare ritmi accelerati di crescita economica: nel periodo tra il 2000 e il 2008 i quattro paesi in questione hanno contribuito per il 50% alla crescita economica mondiale; verso il 2014, secondo certe stime, questo indice dovrebbe aumentare di un altro 10%. D’altra parte, l’avvicinamento dei paesi BRICS &#8211; paesi chiave dell’Asia e di tutto il continente euroasiatico, dell’America Latina, dell’Africa – testimonia del fatto che l’area euroatlantica (Europa occidentale più America del Nord) sta perdendo gradualmente il suo status informale di “quartier generale geopolitico” del mondo contemporaneo. Anche nel rapporto del NIC (<em>National Intelligence Council</em>) degli USA “Mondo dopo crisi. Tendenze globali -2025: mondo in evoluzione” si nota il perdurare “del trasferimento senza precedenti delle relative ricchezze e dell’influenza economica dall’Occidente all’Oriente”.</p>
<p>Nel periodo 2006-2010, nell’ambito del BRIC/BRICS si sono tenuti sei incontri a livello dei ministri degli esteri (oltre al gruppo dei viceministri costituitosi col secondo incontro dei capi della diplomazia dei “quattro”, nel settembre del 2007 a New York). Diventano regolari gli incontri dei ministri delle finanze e di quelli dell’agricoltura.  All’incontro dei ministri degli esteri a Ekaterinburg nel maggio del 2008 sono state tracciate le direttrici della collaborazione dei paesi BRIC: diritto internazionale, ricostruzione del sistema economico-finanziario mondiale, sicurezza globale nel campo di armamenti, clima, energia, generi alimentari, antiterrorismo [1].</p>
<p>Il primo incontro di lavoro dei capi di stato dei paesi BRIC nel formato dei “quattro” si è tenuto nel luglio 2007 in Giappone. Due anni dopo, nel giugno 2009, a Ekaterinburg si è tenuto il primo vertice ufficiale del BRIC. Il secondo vertice si è svolto nell’aprile 2010 in Brasile, dove è stato firmato il memorandum di cooperazione tra gli istituti  pubblici finanziari nel campo di sviluppo e di sostegno alle esportazioni degli stati membri del BRIC. Ambedue i vertici erano dedicati principalmente all’esame dei problemi relativi alla crisi economico-finanziaria, alle norme e principi vigenti nella gestione dell’economia e del sistema finanziario mondiale. Come è noto, i paesi dei “quattro” hanno vissuto la crisi degli anni 2008-2009 senza particolari sconvolgimenti e con più successo rispetto ai paesi avanzati, mantenendo abbastanza alti i ritmi di sviluppo economico, che sono impressionanti sullo sfondo della stagnazione dei centri tradizionali dell’economia mondiale. I paesi del BRIC hanno cominciato a svolgere un ruolo sempre più marcato nella lotta alle consequenze della crisi finanziaria nell’ambito del G20, nella politica finanziaria e monetaria globale. Tutto sommato, la crisi ha dato un nuovo impulso allo sviluppo dei rapporti tra i paesi del BRIC e senza dubbio ha aumentato la forza d’attrazione del gruppo verso altri paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Già al terzo vertice, in Cina nell’aprile 2011, al gruppo ha aderito la Repubblica del Sud Africa. È interessante che il rapporto del NIC (<em>National Intelligence Council</em>) degli USA “Mondo dopo crisi. Tendenze globali -2025: mondo in evoluzione”, pubblicato nel 2009, presentava quale uno degli scenari globali di sviluppo del mondo multipolare una distruzione del BRIC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">* * *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che cosa è il BRICS oggi, quali sono le sue prospettive e  opportunità nella correzione dei meccanismi internazionali esistenti nella sfera politica ed economico-finanziaria e, più in generale, nel risanamento dell’economia mondiale malata e del sistema finanziario mondiale?</p>
<p>Oggi i paesi del BRICS rappresentano quasi la metà della popolazione del pianeta e occupano un quarto della terraferma, producono quasi un quarto del totale mondiale del gas e un quinto del totale mondiale del petrolio, possiedono un terzo delle terre arabili, quasi il 40% delle riserve valutarie e in oro, il loro PIL è pari al 23% del PIL mondiale e la loro quota nel commercio mondiale costituisce il 16%. Secondo i dati del WTO nel 2009 la quota dei paesi BRIC nelle esportazioni mondiali era pari al 14,5% (di cui il 9,6% &#8211; la Cina) e  all’8,4% nei servizi (di cui il 3,8% &#8211; la Cina). [2]</p>
<p>Si tratta di cifre impressionanti. Esse dimostrano che il potenziale del BRIC è enorme, in particolare sul piano economico. È chiaro che il rafforzamento dei rapporti di associazione tra di loro può cambiare radicalmente il sistema attuale di relazioni macroeconomiche. Bisogna tener presente che i paesi BRICS dispongono non solo delle risorse necessarie per sopravvivere indipendentemente dai paesi sviluppati, ma anche per uno sviluppo attivo. L’insieme delle loro economie garantisce l’autosufficienza nei principali settori dell’economia mondiale – nelle risorse naturali, comprese le materie prime energetiche (petrolio, gas, carbone), nel settore agricolo, nella produzione industriale e nelle alte tecnologie. Questi paesi sono avvantaggiati anche dalla presenza di risorse intellettuali e di lavoro a buon mercato.</p>
<p>Respingendo con la propria politica e col fatto stesso della loro esistenza l’idea di un mondo unipolare, i paesi del gruppo BRICS, al contempo, non desiderano diventare un nuovo centro di forza globale. Dialogo e cooperazione con altri stati ed alleanze, ma non confronto; partenariato e concorrenza d’affari, ma non pressione: ecco la linea principale che essi seguono nell’arena internazionale. Proponendo un proprio programma di riforma per il FMI e la Banca mondiale, i paesi del gruppo BRICS partono non solo dai propri interessi, ma tengono anche conto degli interessi di tutti i paesi in via di sviluppo, in fase di transizione verso le economie di mercato. C’è da sperare che proprio una tale linea coordinata sarà seguita dal gruppo BRICS all’importante vertice G20 nel novembre 2011 in Francia, il che produrrà, in ultima analisi, frutti positivi per l’economia e finanze mondiali.</p>
<p>Si esprime spesso il parere (a nostro avviso, ben fondato) che i paesi BRICS trasformeranno, in un modo o nell’altro, la loro crescente potenza economica e l’influenza sulla sfera economico-finanziaria globale nel capitale politico e faranno indebolire l’influenza dei paesi del “miliardo d’oro”. In tal caso, il mondo non deve attendersi di fare ritorno all’epoca di Kipling ed al suo “l’Ovest è l’Ovest, l’Est è l’Est, e non si sposteranno da dove stanno”? Il rafforzamento e l’allargamento di questo gruppo di paesi, la crescita della sua potenza economica e dell’influenza politica non rappresentano una minaccia di un nuovo confronto globale?</p>
<p>Riteniamo che tali preoccupazioni siano prive di ogni fondamento. Le guide dei paesi BRICS hanno più volte dichiarato che non intendono creare un’alleanza politica, tanto meno un’alleanza politico-militare, che serva da alternativa, ad esempio, alla NATO. “La nostra collaborazione, sottolinea la Dichiarazione finale del vertice 2011, non è diretta contro nessun paese terzo. Siamo aperti all’estensione dell’interazione e della cooperazione con gli stati che non fanno parte del BRICS, &#8230; nonché con rispettive organizzazioni internazionali e regionali”.</p>
<p>Allo stesso tempo, non si può ritenere che i paesi del gruppo BRICS, nella loro attività comune puntando principalmente ai problemi economici del mondo contemporaneo, abbiano scelto come uno dei principi guida quello della passività politica assoluta. È difficile che oggi si possa tracciare un limite tra una grande economia e una grande politica. Per creare un ordine mondiale più equilibrato e più equo nel campo economico e nella finanza mondiale, i paesi del gruppo BRICS devono farsi valere, elevare il livello della loro partecipazione anche ai processi decisionali della politica mondiale. A questo riguardo va notato che il peso del loro parere nell’adozione di importanti decisioni attinenti all’economia e alla politica mondiale sta costantemente crescendo, al che contribuiscono sia la crescita delle loro economie, sia il livello di cooperazione tra gli stati membri BRICS, che sta aumentando. Il peso politico del gruppo BRICS è rafforzato anche dal fatto che due dei suoi partecipanti sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con diritto di veto, mentre altri tre stati sono considerati seri candidati alla qualità di membri nello stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU in vari scenari di riforma della più importante organizzazione internazionale. È del tutto logico che negli ultimi tempi i paesi del BRICS cerchino di elaborare una presa di posizione concordata su alcuni problemi politici di attualità.</p>
<p>Così, ad esempio, al vertice 2011 essi hanno esaminato la situazione nel Vicino Oriente, nel Nordfrica e nell’Africa occidentale e, in particolare, in Libia. Hanno sottolineato l’inaccettabiltà della linea dei paesi NATO partecipanti all’operazione militare in Libia, che stanno cercando di sostituire le risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di Sicurezza sulla Libia coi loro propri obiettivi: intervento umanitario e abbattimento del regime di Gheddafi. Il conflitto in Libia deve essere risolto senza l’uso della forza, con metodi politici e diplomatici, &#8211; sottolinea la Dichiarazione approvata al termine del vertice, mentre gli stati BRICS devono consolidare il coordinamento delle loro azioni nell’ambito del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Dichiarazione dei paesi BRICS sulla Libia di per sé non avrà sensibilizzato tanto l’opinione pubblica mondiale, ma conta molto il fatto stesso della sua apparizione, il fatto che, come scriveva il quotidiano italiano “La Repubblica”, per la prima volta i paesi “emergenti” ad economia in sviluppo hanno parlato sull’arena internazionale con voce comune.</p>
<p>Tuttavia non bisogna pensare che gli orizzonti del BRIC siano assolutamente sereni. Sulla via di strutturazione dei ”cinque” esiste tutta una serie di ostacoli molto seri.</p>
<p>Anzitutto bisogna riconoscere che i paesi dei “cinque” non hanno una base politica consolidata, tranne l’unità delle loro posizioni sulla non accettabilità del mondo unipolare. Non favoriscono il consolidamento delle loro posizioni le loro diverse preferenze politiche, diversi approcci nella definizione del corso strategico nelle nuove condizioni, nonché le contraddizioni interne.</p>
<p>Così, gli analisti del menzionato rapporto del NIC (<em>National Intelligence Council</em>) degli USA considerano che una di tali contraddizioni sia la competizione tra la Cina e l’India nel campo delle forniture energetiche, il che potrebbe portare a contrasti tra di loro. Secondo gli analisti la probabilità di un tale conflitto aumenterebbe nella misura in cui aumenteranno le difficoltà nell’accedere alle risorse che diminuiscono, nonché in seguito al confronto su altri problemi, in particolare, ad esempio, sulle nuove barriere commerciali.</p>
<p>Esistono anche problemi nei rapporti tra la Russia e la Cina. Malgrado le trattative pluriennali, le società russe e quelle cinesi non sono riuscite a raggiungere un accordo sui prezzi di importazione del gas naturale dalla Russia in Cina. I dirigenti cinesi e russi hanno annunciato più volte imponenti transazioni petrolifere e di gas che non sono mai state concluse. Un altro problema che oscura i rapporti bilaterali sono gli investimenti reciproci limitati (alla fine del 2009 il volume complessivo degli investimenti non finanziari della Cina nell’economia russa è stato pari a due soli miliardi di dollari).</p>
<p>La politica regionale della Russia e della Cina coincide raramente. Pechino e Mosca seguono prevalentemente linee autonome  indipendenti nei confronti della situazione nella penisola coreana ed a Taiwan, nonché nei confronti del Giappone. Nell’Asia meridionale la Russia e la Cina occupano in sostanza posizioni diametralmente opposte in importantissime questioni.</p>
<p>Per ora il gruppo BRICS non ha di fatto una precisa struttura organizzativa, né ha progetti in comune in molti campi; in alcuni problemi chiave i loro interessi si intersecano. Così, ad esempio, nella sfera economica i paesi BRICS per ora stanziano pochi mezzi per iniziative multilaterali collettive, offrono l’assistenza finanziaria per lo sviluppo prevalentemente su basi unilaterali o bilaterali, non mostrano troppa voglia di assumere impegni corporativi e di rinunciare alla loro influenza individuale. Lo sviluppo del commercio dei “cinque” è ostacolato dall’assenza di una zona di libero scambio e della partecipazione comune all’OMC. Gli stati associati più importanti della maggioranza dei paesi BRICS sono, di regola, quelli che non fanno parte del gruppo stesso.</p>
<p>Bisogna anche tener presente che è difficile che i paesi BRICS agiscano per indebolire il dollaro, perché il crollo della moneta americana colpirà duramente anche gli interessi della stessa alleanza emergente. Tutti i paesi membri detengono le loro enormi attività in dollari, comprese le obbligazioni di stato americane appartenenti alla Cina per molti miliardi. Così, anche se è evidente l’aspirazione dei paesi BRICS all’indipendenza dall’Occidente sul piano economico, il collegamento sensibile delle loro economie con gli USA durerà per molto tempo.</p>
<p>La non coincidenza degli interessi dei paesi membri BRICS nella sfera economica impedisce spesso la loro collaborazione nel campo delle relazioni internazionali. Così ad esempio la Cina contrasta il rafforzamento dell’India, la quale a sua volta è il suo potenziale nemico nel campo della sicurezza, essendo contraria alla sua partecipazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU quale membro permanente di questo. L’India e la Russia sono preoccupate per le crescenti potenzialità militari della Cina, che potrebbero nel lungo periodo diventare una minaccia per la loro sicurezza nazionale ecc. .</p>
<p>Come si vede, non sono poche le contraddizioni esistenti tra i paesi BRICS. Per questo il gruppo non riuscirà a diventare un’organizzazione potente e ben articolata nella prospettiva immediata. Ma trattasi di un gruppo di grandi stati ad economie in sviluppo accelerato, che hanno un’incontestabile influenza politica e rappresentano vari continenti del mondo, sicché crescerà la loro pressione sui processi economici globali, così come sull’elaborazione di certe decisioni politiche che toccano i loro interessi. Non è da escludere che il BRICS, coll’andar del tempo, si trasformi in un gruppo internazionale simile al G20 o G8, che non prenderà direttamente decisioni “sulle sorti del pianeta”, ma influirà attivamente sulla loro approvazione. Seguendo tale cammino, il gruppo dovrà superare ancora molti ostacoli.</p>
<p>Oggi, a nostro avviso, è assolutamente chiaro che il gruppo BRICS è già uscito dai limiti di un forum consultivo dei paesi in via di sviluppo e rappresenta una influente struttura internazionale. Creato nei tempi in cui si manifestò la crisi dei precedenti meccanismi di regolamentazione nella sfera economico-finanziaria, questo gruppo interstatale sta acquisendo rapidamente potere sia come promotore delle riforme di tali meccanismi, sia come importante forum macroeconomico; la maggior parte delle previsioni a lungo termine conferma la crescita del peso del gruppo BRICS nell’economia mondiale. Anche se l’esistenza di questa alleanza non risolverà di per sé il problema di modernizzazione dell’attuale ordine del mondo, il BRICS può diventare coll’andar del tempo parte integrante di un nuovo meccanismo internazionale che sarà fondato su principi più equi e democratici, uno dei più importanti pilastri<em> </em>per la costruzione di un nuovo ordine del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>* Il maggiore generale Vagif Aliovsatovich Gusejnov, membro del Comitato Scientifico di “Eurasia”, è direttore dell&#8217;Istituto di Analisi e Valutazioni Strategiche di Mosca e caporedattore della rivista russa “Vestnik Analitiki”.</em></strong></p>
<div></div>
<div><br clear="all" /></p>
<div>
<p><font size="1"><br />
NOTE:</p>
<p>[1] <a href="http://www.memoid.ru/node/Geopoliticheskie_perspektivy_Rossii_v_ramkah_BRIK">http://www.memoid.ru/node/Geopoliticheskie_perspektivy_Rossii_v_ramkah_BRIK</a></p>
<p></font></div>
<div>
<font size="1"><br />
[2] Idem</p>
<p></font></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/brics-stato-e-prospettive/15863/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le forze strategiche dell’India</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/le-forze-strategiche-dellindia/15722/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/le-forze-strategiche-dellindia/15722/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Geostrategia e Militaria]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[militaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=15722</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/le-forze-strategiche-dellindia/15722/" title="Le forze strategiche dell’India"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/indian_army_sikh_light_infantry_regiment.672q6x3vjjk8sswo0w8kg8w40.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Le forze strategiche dell’India" ></div></a>Secondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L&#8217;ex ufficiale dell&#8217;intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l&#8217;India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell&#8217;accordo nucleare tra India e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/le-forze-strategiche-dellindia/15722/" title="Le forze strategiche dell’India"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/indian_army_sikh_light_infantry_regiment.672q6x3vjjk8sswo0w8kg8w40.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Le forze strategiche dell’India" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Secondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L&#8217;ex ufficiale dell&#8217;intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l&#8217;India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno,  grazie ai sei  reattori non inclusi nell&#8217;accordo nucleare tra India e Stati Uniti.</p>
<div><span style="font-size: small;"><strong>Missili schierati dall&#8217;India</strong><br />
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro <em>Prithvi-Danush</em> (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie. </p>
<p><strong>Prithvi</strong><br />
Il <em>Prithvi</em> è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg.<br />
Il <em>Dhanush</em> è la versione navale del <em>Prithvi</em>, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla <em>Research Defence &#038; Development Organization</em> (DRDO) nell&#8217;ambito dell&#8217;Integrated <em>Guided Missile Development Program</em> (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.</p>
<p><strong>Agni</strong><br />
L&#8217;<em>Agni-I</em> è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un&#8217;altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (<em>Bhaba Atomic Research Centre</em>) e dal DRDO (<em>Defense Research &#038; Development Organisation</em>), secondo il principio dichiarato dall&#8217;India del &#8216;<em>non primo impiego</em>&#8216;. L&#8217;<em>Agni-I</em> è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca &#038; Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d&#8217;arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L&#8217;Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell&#8217;Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell&#8217;India. Il primo test dell&#8217;<em>Agni-II</em> avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l&#8217;integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L&#8217;<em>Agni-II</em> ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l&#8217;<em>Agni-III</em>, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L&#8217;<em>Agni-III</em> è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l&#8217;India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) <em>Agni-V</em>, con una gittata di 5000 km, e <em>Agni-VI</em>, con una gittata di 6000 km.</p>
<p><strong>Sagarika</strong><br />
Il K-15 <em>Sagarika</em> è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni &#8217;90, con l&#8217;obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe <em>Arihant</em>. Il <em>Sagarika</em> ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E&#8217; stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare.<br />
Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.<br />
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km. </p>
<p><strong>SSBN</strong><br />
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe <em>Arihant</em>, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L&#8217;INS <em>Arihant</em> è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L&#8217;<em>Arihant</em> è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN <em>Arihant</em> ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4. </p>
<p><strong>Velivoli strategici</strong><br />
L&#8217;<em>Indian Air Force</em> dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoi Su-30MKI, 14 HAL <em>Tejas</em> e 113 MiG-29. Inoltre l&#8217;India possiede centinaia di SEPECAT <em>Jaguar</em> e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l&#8217;unico velivolo di teatro a disposizione dell&#8217;India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l&#8217;Agni. </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<span style="font-size: x-small;">*KB: Ufficio Progettazione<br />
**MIRV: Testata Multipla a Rientro Indipendente<br />
***OKB: Ufficio Progettazione Indipendente</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Riferimenti:</strong><br />
<span style="font-size: x-small;">http://www.bharat-rakshak.com/MISSILES/category/ballistic</p>
<p>http://www.fas.org/programs/ssp/nukes/nuclearweapons/nukestatus.html</span></span></span></span></div>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/le-forze-strategiche-dellindia/15722/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corridoio Nord-Sud: le prospettive del commercio multilaterale in Eurasia</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/14752/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/14752/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=14752</guid>
		<description><![CDATA[Mentre le attuali politiche internazionali ruotano intorno alle aspre questioni di Siria e Iran, gli sviluppi in altre parti del mondo sono abbastanza interessanti, soprattutto dal punto di vista della geopolitica dell'Eurasia, in cui l'India e la Russia hanno un'importante partecipazione.
Il collegamento dell'India con la Russia attraverso l'Iran e l'Asia centrale non fornirà beneficio solo ai paesi coinvolti nel progetto del  corridoio nord-sud, ma faciliterà anche il commercio nella regione euroasiatica, aprendo vasti mercati e riducendo i costi di trasporto e viaggio. Alla fine di questo mese, i paesi coinvolti nel progetto si incontreranno a New Delhi per deliberare ulteriormente e dare una forma concreta a questo progetto. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/14752/" title="Il corridoio Nord-Sud: le prospettive del commercio multilaterale in Eurasia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/laif_vostock_photo_train_468.cqu5f58m6144kcs8k80koss0o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Il corridoio Nord-Sud: le prospettive del commercio multilaterale in Eurasia" ></div></a><p><font size="2"><strong><em>Dr Debidatta Aurobinda Mahapatra, <a href="http://indrus.in">RIR</a>, 14 marzo 2012</em></strong></p>
<p>Mentre le attuali politiche internazionali ruotano intorno alle aspre questioni di Siria e Iran, gli sviluppi in altre parti del mondo sono abbastanza interessanti, soprattutto dal punto di vista della geopolitica dell&#8217;Eurasia, in cui l&#8217;India e la Russia hanno un&#8217;importante partecipazione.<br />
Il collegamento dell&#8217;India con la Russia attraverso l&#8217;Iran e l&#8217;Asia centrale non fornirà beneficio solo ai paesi coinvolti nel progetto del  corridoio nord-sud, ma faciliterà anche il commercio nella regione euroasiatica, aprendo vasti mercati e riducendo i costi di trasporto e viaggio. Alla fine di questo mese, i paesi coinvolti nel progetto si incontreranno a New Delhi per deliberare ulteriormente e dare una forma concreta a questo progetto.<br />
Discussa da India, Russia e Iran a San Pietroburgo nel 2000, l&#8217;idea del corridoio ha subito molti alti e bassi. Le dinamiche in rapida evoluzione della regione eurasiatica, la volatilità nello spazio post-sovietico, e anche la crisi in Afghanistan e l&#8217;impasse con l&#8217;Iran, hanno ridefinito i contorni del progetto. Quindi, nonostante un lasso di dodici preziosi anni, il progetto sembra ancora in potenza. </p>
<p><strong>Il corridoio di trasporto Nord-Sud</strong></p>
<p>Il corridoio di trasporto Nord-Sud è un termine usato per descrivere le rotte via nave, ferrovia, strada per il traffico di merci dall&#8217;Asia del Sud all&#8217;Europa attraverso l&#8217;Asia centrale, il Caucaso e la Russia. Il percorso riguarda principalmente la movimentazione delle merci via nave, dall&#8217;India all&#8217;Iran. Dall&#8217;Iran, il trasporto merci avviene via nave attraverso il Mar Caspio, o via camion o treno nella Russia meridionale. Da lì, le merci vengono trasportate su gomma o su rotaia, lungo il fiume Volga, da Mosca al Nord Europa. Nel 2001, Russia, Iran e India hanno firmato un accordo per sviluppare ulteriormente il percorso. </p>
<p>Ma sembra che l&#8217;India abbia fatto un passo importante nel disporre la riunione dei paesi tra cui Iran, Russia e paesi dell&#8217;Asia centrale, così come la Bulgaria, nel gennaio di quest&#8217;anno, per sostenere l&#8217;idea di questo progetto e la sua attuazione. Attualmente il progetto comprende paesi come Azerbaijan, Armenia, Kazhakstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turchia, Ucraina, Bielorussia e Oman, oltre ai paesi sopra menzionati. L&#8217;attivo dinamismo dell&#8217;India nel vedere l&#8217;attuazione di questo progetto, può essere accostato alla sua crescente influenza nella politica internazionale, e alla sua crescente buona disposizione verso la Russia. Uno dei principali partner in questo progetto, l&#8217;Iran, è stato coinvolto nelle tensioni politiche con Israele e gli Stati Uniti, ma ciò non sembra scoraggiare l&#8217;India e i partner interessati, fra cui la Russia e l&#8217;Asia centrale, nel portare avanti il progetto. </p>
<p>L&#8217;attivo interesse dell&#8217;India nel portare avanti il progetto trae origine da considerazioni diverse. Le merci indiane verso la Russia e l&#8217;Asia centrale devono viaggiare attraverso il percorso tortuoso del Canale di Suez. Come un articolo del quotidiano Times of India del 13 marzo 2012 dettaglia: &#8220;Il progetto prevede una rete multimodale di trasporto che collega i porti sulla costa occidentale dell&#8217;India a Bandar Abbas in Iran, poi via terra fino al porto sul Mar Caspio di Bandar Anzali; quindi attraverso Rasht e Astara sul confine con l&#8217;Azerbaigian al Kazakistan, e poi verso la Russia, e attraverso il Mediterraneo, per raggiungere i porti ucraini di Odessa e Kiev, e poi quindi verso Russia e Asia Centrale. &#8220;Questo percorso non è completo in quanto richiede una tratta ferroviaria di circa 200km dall&#8217;Iran al Mar Caspio. Questa rete può essere ulteriormente ampliata verso l&#8217;Europa e il Sud-Est Asiatico. La nuova rotta ridurrà i costi di trasporto e i tempi di viaggio in misura significativa. Mentre il percorso del Canale di Suez dura circa 45-60 giorni, il percorso attraverso l&#8217;Iran richiederà circa 25-30 giorni. La buona equazione India-Russia-Iran probabilmente contribuirà a realizzare questo progetto nel tempo previsto. </p>
<p>Un&#8217;altra ragione per cui l&#8217;India è interessata a perseguire questa strada iraniana, è la rivalità dell&#8217;India con il Pakistan e le turbolenze in Afghanistan. Perciò, l&#8217;India è cauta nell&#8217;esplorare le opzioni del percorso Iran-Pakistan-India. Come suggeriscono dei rapporti, l&#8217;India è anche interessata a sviluppare i progetti in Iran, poiché in questo modo è possibile bypassare le sanzioni contro l&#8217;Iran, investendo nei progetti in Iran, invece di pagarne l&#8217;importazione di petrolio. </p>
<p>Le implicazioni più grandi del corridoio Nord-Sud è che vi sono anche altri rami, quali il percorso che collega il Turkmenistan e l&#8217;Azerbaigian o la strada che collega l&#8217;Afghanistan e l&#8217;Uzbekistan, ed entrambe possono essere collegate a questo corridoio, e ciò avrà un significato assai più ampio per la regione. Esso contribuirà ad aprire i vasti mercati di India, Russia e Asia Centrale, e in altre parti dell&#8217;Asia e dell&#8217;Europa. In questo contesto, l&#8217;idea dell&#8217;Unione Eurasiatica assume un significato notevole. L&#8217;Unione doganale già esistente tra  Russia, Ucraina e Bielorussia può essere ulteriormente ampliata e collegata ad altri paesi dell&#8217;Eurasia, al fine di creare una maggiore entità economica che potrà utilizzare vantaggiosamente il corridoio di trasporto. </p>
<p>Vladimir Putin, prima delle elezioni presidenziali di questo mese, ha già rivelato la sua visione dell&#8217;Unione Eurasiatica, che nel suo ombrello probabilmente abbraccerà i paesi dello spazio post-sovietico, nel quadro di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. La regione ricca di energia dalla vasta geografia e con ampie risorse energetiche, inoltre giocherà probabilmente un ruolo cruciale nel nascente nuovo grande gioco nello spazio eurasiatico post-sovietico. Dimenticate le implicazioni politiche, la dimensione economica di questo progetto sarà sufficiente ad alterare i contorni della politica internazionale esistente, indicando lo spostamento e la proliferazione della base del potere globale.</p>
<p>Oltre all&#8217;idea dell&#8217;Unione Eurasiatica, un&#8217;altra dimensione fondamentale nel contesto della connettività nello spazio eurasiatico è l&#8217;avanzata della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Molti dei paesi coinvolti in questo progetto sono associati alla SCO, sia come membri che come osservatori. La Cina ha già esteso la sua influenza alle regioni dell&#8217;Asia Centrale. Mentre la Russia è già una potenza regionale da tenere in considerazione, l&#8217;ingresso importante dell&#8217;India probabilmente allaccerà i tre paesi: India, Russia e Cina – nel rafforzare ulteriormente gli scambi reciproci e le relazioni commerciali, con grandi conseguenze per la regione. La mutua collaborazione tra questi tre paesi allargherà ulteriormente il discorso sul multilateralismo, con il rafforzamento delle strutture Russia-India-Cina (RIC) e Brasile-Russia-India-Cina-Sud Africa (BRICS). </p>
<p>I leader dell&#8217;Asia centrale sono assai ansiosi di vedere la rete stradale aprirsi. Il presidente uzbeko Islam Karimov, durante la sua visita a New Delhi lo scorso anno, e il presidente kazako Nursultan Nazarabayev, durante la sua visita in India, hanno sottolineato la crescente cooperazione tra i paesi della regione. Il Kazakistan ha già invitato l&#8217;India a esplorare il suo blocco petrolifero Satpaev. La costruzione del corridoio Nord-Sud certamente favorirà una simile prospettiva. Non solo, può portare i paesi della regione in un quadro reciprocamente vantaggioso, senza alcun lascito della passata rivalità.  Nell&#8217;ordine mondiale in evoluzione, i mantra del successo nella cooperazione bilaterale o multilaterale daranno una migliore connettività e miglioreranno il traffico e il commercio. L&#8217;apertura del corridoio nord-sud certamente favorirà questa prospettiva, e porterà le potenze della regione, in particolare India e Russia, su una piattaforma di crescente amicizia e cooperazione. </p>
<p><em><strong>Il Dr Debidatta Aurobinda Mahapatra fa parte della facoltà di ricerca presso il Centre for Central Eurasian Studies, Università di Mumbai, India </strong></em></p>
<p>FONTE:<a href="http://indrus.in/articles/2012/03/14/the_north-south_corridor_prospects_of_multilateral_trade_in_eurasia_15134.html">http://indrus.in/articles/2012/03/14/the_north-south_corridor_prospects_of_multilateral_trade_in_eurasia_15134.html</a></font></p>
<p><font size="1"><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/14752/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Russia e il mondo che cambia &#8211; seconda parte</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/la-russia-e-il-mondo-che-cambia-seconda-parte/14354/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/la-russia-e-il-mondo-che-cambia-seconda-parte/14354/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 06:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[ABM]]></category>
		<category><![CDATA[APEC]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Europa]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione mondiale del commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Shanghai Cooperation Organization]]></category>
		<category><![CDATA[unione eurasiatica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europa]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir V. Putin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=14354</guid>
		<description><![CDATA[Nella seconda parte del suo articolo sulla politica estera, Putin ha fornito un aggiornamento sulle relazioni della Russia con l'Asia e il nuovo partenariato con la Cina, affronta il problema dello scudo missilistico degli USA, della crisi in Europa e il progetto di Unione Economica Eurasiatica, l'adesione della Russia all'OMC e il soft-power russo nel mondo. La politica estera intesa da Vladimir Putin, dimostrata dalla posizione di Mosca al Consiglio di sicurezza, tiene conto degli interessi della Russia, ma apre anche una via ai paesi che cercano di liberarsi dal dominio imperiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-russia-e-il-mondo-che-cambia-seconda-parte/14354/" title="La Russia e il mondo che cambia &#8211; seconda parte"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/putinexterior468.3w9ydxs05n280wss4c088ck44.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="La Russia e il mondo che cambia &#8211; seconda parte" ></div></a><p><font size="2"> <strong>Vladimir Putin parla della sua politica estera, seconda parte. (<em>La prima parte dell&#8217;intervento è consultabile</em></strong> <a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-russia-e-il-mondo-che-cambia-prima-parte/14304/"><strong>qui</strong></a>)</p>
<p><em>Nella seconda parte del suo articolo sulla politica estera, Putin ha fornito un aggiornamento sulle relazioni della Russia con l&#8217;Asia e il nuovo partenariato con la Cina, affronta il problema dello scudo missilistico degli USA, della crisi in Europa e il progetto di Unione Economica Eurasiatica, l&#8217;adesione della Russia all&#8217;OMC e il soft-power russo nel mondo. La politica estera intesa da Vladimir Putin, dimostrata dalla posizione di Mosca al Consiglio di sicurezza, tiene conto degli interessi della Russia, ma apre anche una via ai paesi che cercano di liberarsi dal dominio imperiale. </em><br />
&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;Asia-Pacifico acquista una nuova dimensione</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R-1.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R-1.jpg" alt="" title="R 1" width="600" height="400" class="alignleft size-full wp-image-14358" /></a></p>
<p>La Cina, centro nevralgico dell&#8217;economia globale, è un vicino della Russia. Le deliberazioni sul suo futuro ruolo nell&#8217;economia globale e negli affari internazionali sono oramai oggi di voga. L&#8217;anno scorso, la Cina è salita al secondo posto al mondo in termini di PIL, e a breve termine, secondo gli esperti internazionali, anche statunitensi, supererà gli Stati Uniti in questo indice. La potenza globale della Repubblica popolare cinese è in ascesa, compresa la sua capacità di proiettare le proprie forze in varie regioni.<br />
Quale atteggiamento la Russia dovrebbe adottare nel contesto del fattore cinese in rapida crescita? </p>
<p>In primo luogo, sono convinto che la crescita dell&#8217;economia cinese non sia una minaccia, ma una sfida che ha un enorme potenziale nella cooperazione nel campo degli affari, e la possibilità anche di gonfiare le &#8220;vele&#8221; dell&#8217;economia russa con il &#8220;vento cinese&#8221;. La Russia dovrebbe stabilire più attivi legami di collaborazione con la Cina, unendo il potenziale tecnologico e industriale dei due paesi e sfruttando, ovviamente in modo intelligente, il potenziale della Cina per la ripresa economica della Siberia e dell&#8217;estremo oriente della Russia. </p>
<p>In secondo luogo, la politica della Cina sulla scena mondiale non offre alcun pretesto per accusare Pechino di cercare di dominare il pianeta. La voce della Cina è, infatti, sempre più udibile in tutto il mondo, e la Russia si rallegra, perché Pechino condivide la visione russa di un ordine mondiale equilibrato, in fase di sviluppo. </p>
<p>I due paesi continueranno ad aiutarsi a vicenda a livello internazionale, regolando congiuntamente i problemi regionali e globali più acuti, rafforzando la cooperazione in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la Shanghai Cooperation Organization (SCO), il G20 e altre agenzie multilaterali. </p>
<p>E in terzo luogo, la Russia ha risolto tutti i problemi cruciali nelle relazioni politiche con la Cina, il più grande dei quali era la disputa sui confini. Un meccanismo forte e supportato da documenti giuridicamente vincolanti, è stato istituito nelle relazioni bilaterali. I due governi hanno raggiunto un livello di fiducia senza precedenti nelle loro relazioni. In questo modo la Russia e la Cina agiranno con spirito di autentico partenariato, basato sul pragmatismo e il riconoscimento dei reciproci interessi. L&#8217;attuale modello delle relazioni sino-russe sembra estremamente promettente.<br />
Detto questo, le relazioni tra la Russia e la Cina non sono certo prive di problemi. Degli attriti nascono di volta in volta. Gli interessi commerciali di entrambi gli Stati in paesi terzi non sempre coincidono, la Russia non è pienamente soddisfatta dalla struttura commerciale e del basso livello degli investimenti reciproci. La Russia si sta preparando a monitorare i flussi migratori dalla Cina.<br />
Tuttavia, la mia idea chiave è questa: la Russia ha bisogno di una Cina prospera e stabile, e sono fiducioso che la Cina, a sua volta, abbia bisogno di una Russia forte e prospera. </p>
<p>Un altro gigante asiatico, l&#8217;India, è anch&#8217;esso in rapida crescita. Russia e India sono tradizionalmente vincolate da rapporti di amicizia ed entrambi i governi li descrivono come il partenariato strategico privilegiato. Il suo rafforzamento darà beneficio a entrambi i nostri paesi, come all&#8217;intero sistema policentrico in fase di sviluppo, in tutto il mondo. </p>
<p>Stiamo assistendo non solo alla crescita della Cina e dell&#8217;India, ma al ruolo maggiore della regione dell&#8217;Asia-Pacifico nel suo complesso. In questo contesto, nuove prospettive di lavoro fruttuoso si offrono nel quadro della presidenza russa nella Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC). Nel settembre del 2012, la Russia ospiterà il summit APEC a Vladivostok, dove si stanno rapidamente sviluppando infrastrutture moderne, contribuendo così allo sviluppo della Siberia e dell&#8217;Estremo Oriente della Russia, e a consentire alla Russia di raggiungere i processi dinamici d&#8217;integrazione nella &#8220;Nuova Asia&#8221;. </p>
<p>La Russia sta lavorando e continuerà in futuro a dare massima priorità alle relazioni con i suoi partner dei BRICS. Questa struttura unica, creata nel 2006, è la dimostrazione più spettacolare della transizione da un sistema unipolare a un ordine mondiale più equilibrato. Il gruppo riunisce cinque paesi la cui popolazione è pari a quasi tre miliardi di persone, e sono dotati delle economie emergenti più importanti, di enormi risorse naturali e del lavoro, e di colossali mercati nazionali. Dopo l&#8217;adesione del Sud Africa, i BRICS hanno ottenuto una dimensione veramente globale, e generano già oltre il 25% del PIL mondiale. </p>
<p>I membri del gruppo si stanno abituando a collaborare in questa struttura e ad adattarsi l&#8217;uno con gli altri. Si tratta, in particolare, di stabilire un migliore coordinamento nella politica internazionale e di cooperare più strettamente in seno all&#8217;ONU. Tuttavia, dopo aver raggiunto la loro velocità di crociera, i BRICS, con i suoi cinque aderenti, influiranno notevolmente nell&#8217;economia e politica mondiali.</p>
<p>Negli ultimi anni, la diplomazia e la comunità imprenditoriale russe hanno iniziato ad attribuire maggiore importanza allo sviluppo della cooperazione con i paesi asiatici, dell&#8217;America Latina e dell&#8217;Africa. In queste zone la Russia gode ancora di simpatia sincera. Credo che uno degli obiettivi del prossimo periodo sarà l&#8217;intensificazione degli scambi e della cooperazione economica tra la Russia e questi paesi, così come la realizzazione di progetti congiunti nei settori dell&#8217;energia, delle infrastrutture, degli investimenti, della scienza e tecnologia, delle banche e del turismo.</p>
<p>Il ruolo crescente delle regioni summenzionate nel sistema democratico di gestione economica e della finanza globale, si riflette nell&#8217;attività del G20. Penso che questo gruppo diventerà presto uno strumento di importanza strategica, non solo nella gestione delle crisi, ma anche nelle riforme a lungo termine dell&#8217;architettura finanziaria ed economica del pianeta. La Russia presiederà il G20 nel 2013. Certo, il paese dovrebbe utilizzare la sua presidenza per migliorare, tra l&#8217;altro, l&#8217;interazione tra il G20 e le altre strutture multilaterali, in particolare il G8 e, naturalmente, le Nazioni Unite.<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>Il fattore europeo</strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/a7f561e96d455818c5293f53e7f02bc1_663949.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/a7f561e96d455818c5293f53e7f02bc1_663949.jpg" alt="" title="Russia-EU Summit in Nizhny Novgorod" width="600" height="353" class="alignleft size-full wp-image-14373" /></a></p>
<p>La Russia è parte integrante ed organica della Grande Europa, della civiltà europea nel senso più ampio. I cittadini russi si considerano europei. Siamo ben lungi dall&#8217;essere indifferenti verso l&#8217;evoluzione dell&#8217;Unione europea. </p>
<p>Per questo motivo la Russia avvia la trasformazione dello spazio tra l&#8217;Atlantico e l&#8217;Oceano Pacifico in una entità economica e umanitaria unificata, che gli esperti russi descrivono come Unione dell&#8217;Europa, e che rafforzerà ulteriormente i mezzi e la posizione della Russia nel quadro della sua svolta economica verso la &#8220;Nuova Asia&#8221;.<br />
Nel contesto della crescita di Cina, India e altre economie emergenti, gli shock finanziari ed economici che hanno scosso l&#8217;Europa, un tempo oasi di stabilità e ordine, non ci lasciano indifferenti. La crisi nell&#8217;area dell&#8217;euro incide naturalmente sulla Russia, soprattutto perché l&#8217;UE è il principale partner economico e commerciale del nostro paese. Ovviamente, la situazione in Europa è largamente determinante per le prospettive di sviluppo del sistema economico globale nel suo complesso. </p>
<p>La Russia ha aderito attivamente allo sforzo internazionale per sostenere le economie europee in difficoltà, partecipa costantemente al processo decisionale collettivo in seno al Fondo monetario internazionale (FMI). La Russia non esclude in linea di principio la possibilità di offrire, in alcuni casi, assistenza finanziaria diretta. </p>
<p>Tuttavia, credo che apporti finanziari provenienti dall&#8217;estero possano essere solo una soluzione parziale. La risoluzione completa del problema richiede forti misure sistemiche. I leader europei devono affrontare la necessità di attuare riforme radicali, per rivedere ampiamente i meccanismi finanziari ed economici tesi a garantire una vera e propria disciplina fiscale. La Russia ha interesse ad avere a che fare con una forte Unione europea, corrispondente alla visione di Germania e Francia, perché ci rendiamo conto del grande potenziale del partenariato tra la Russia e l&#8217;UE.<br />
L&#8217;interazione attuale della Russia con l&#8217;Unione europea non è ancora all&#8217;altezza delle sfide globali, soprattutto in termini di rafforzamento della competitività del nostro comune continente. </p>
<p>Suggerisco ancora una volta, uno sforzo per creare un&#8217;armoniosa comunità delle economie da Lisbona a Vladivostok. Alla fine, si tratta della creazione di una zona di libero scambio, o anche più sofisticati meccanismi di integrazione economica. Questo ci permetterebbe di godere di un mercato continentale comune, pari a diverse migliaia di miliardi di euro. C&#8217;è qualcuno che può mettere in dubbio che ciò sarebbe una grande idea, e che questo corrisponda agli interessi russi ed europei? </p>
<p>Una più stretta cooperazione nel settore energetico, fino alla creazione di un complesso energetico unito d&#8217;Europa, è un altro argomento di discussione. Le tappe più importanti per arrivare a ciò sono la costruzione del gasdotto Nord Stream attraverso il Baltico e del South Stream attraverso il Mar Nero. Entrambi i progetti hanno ricevuto il sostegno di numerosi governi, e le più grandi compagnie energetiche dell&#8217;Europa vi partecipano. Dopo aver avviato il pieno sfruttamento di questi oleodotti, l&#8217;Europa avrà un sistema di approvvigionamento di gas affidabile, flessibile e indipendente dal capriccio politico di chiunque. Sarà un contributo reale, non artificiale, alla sicurezza energetica del continente. Tuttavia, questo problema è particolarmente importante, data la decisione di alcuni paesi europei di ridurre o abbandonare completamente l&#8217;energia nucleare. </p>
<p>Sono costretto a dichiarare apertamente che il terzo pacchetto dell&#8217;energia, di cui la Commissione europea ha assicurato un lobbying volto ad escludere dal mercato le aziende integrate russe, non contribuisce a rafforzare le nostre relazioni. Inoltre, poiché la destabilizzazione dei fornitori di petrolio altri  dalla Russia, aggrava i rischi sistemici che minacciano il settore energetico europeo ed è un potenziale ostacolo agli investimenti in nuovi progetti infrastrutturali. Molti politici europei che si intrattengono con me, sono critici verso il pacchetto. Si tratta di avere il coraggio di eliminare questo ostacolo dal percorso di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. </p>
<p>Credo che un vero partenariato tra la Russia e l&#8217;Unione europea sia impossibile senza l&#8217;eliminazione degli ostacoli ai contatti economici e umani, in primo luogo, quello del regime dei visti. L&#8217;introduzione di un regime senza visti darebbe un forte impulso ad una reale integrazione della Russia e dell&#8217;UE, sarebbe utile per ampliare i contatti commerciali e culturali, soprattutto tra le piccole e medie imprese. La minaccia per l&#8217;Europa di un afflusso di cosiddetti migranti economici dalla Russia, è in gran parte una fantasia. I russi hanno la possibilità di usare la loro professionalità nella loro patria, e la gamma di queste possibilità si sta allargando.<br />
Nel dicembre del 2011, la Russia ha concertato con l&#8217;Unione europea di sviluppare azioni comuni per stabilire un regime senza visti. Può e deve essere attuato senza ulteriori indugi. La mia intenzione è di continuare a dedicarmi a questo problema nel modo più attivo.<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>Le relazioni russo-statunitensi</strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R3.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R3.jpg" alt="" title="R3" width="600" height="400" class="alignleft size-full wp-image-14359" /></a></p>
<p>Negli ultimi anni, molti sforzi sono stati fatti per sviluppare le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Tuttavia, la matrice di questi rapporti non è ancora stata radicalmente cambiata, e continuano ad esservi alti e bassi. Tale instabilità del partenariato tra la Russia e gli Stati Uniti è dovuta in parte alla resistenza di certi stereotipi e fobie. Il modo con cui la Russia viene percepita dal Congresso degli Stati Uniti è particolarmente rivelatore. Tuttavia, il problema fondamentale risiede nel fatto che il dialogo bilaterale e la cooperazione non sono basati su una solida base economica. Il commercio è ben lungi dall&#8217;essere all&#8217;altezza delle potenzialità delle economie della Russia e degli Stati Uniti. Lo stesso vale per gli investimenti bilaterali. Così la rete di protezione che eviterebbe alle nostre relazioni le oscillazioni cicliche, non è stata ancora tessuta. Si tratta di crearla. </p>
<p>La comprensione reciproca tra i due paesi non sta migliorando, non più, dati gli sforzi regolari degli Stati Uniti nel condurre una &#8220;ingegneria politica&#8221;, in particolare nelle zone tradizionalmente importanti per la Russia, e anche durante la campagna elettorale della Russia. </p>
<p>Ripeto che l&#8217;iniziativa degli Stati Uniti di creare l&#8217;ABM europeo solleva  preoccupazioni da parte nostra, del tutto legittime. Perché la Russia è più allarmata rispetto ad altri paesi? Il fatto è che l&#8217;ABM europeo influenza le forze strategiche di deterrenza nucleare, che solo la Russia possiede in questo teatro, sconvolgendo l&#8217;equilibrio politico e militare raffinato per decenni. </p>
<p>Il legame inestricabile tra l&#8217;ABM e armi strategiche offensive è sancito dal nuovo trattato di riduzione delle armi nucleari START, firmato nel 2010. Il trattato è entrato in vigore e si dimostra efficace. Questo è un risultato fondamentale della politica internazionale. La Russia è pronta a prendere in considerazione vari elementi possibili dell&#8217;agenda russo-statunitense sul controllo degli armamenti, per il prossimo periodo. La regola immutabile in questo campo è il rispetto dell&#8217;equilibrio del potere e l&#8217;abbandono dei tentativi di utilizzare i colloqui per assicurarsi vantaggi unilaterali. </p>
<p>Permettetemi di ricordare che nel 2007 ho proposto al presidente George W. Bush, a Kennebunkport, di risolvere il problema dell&#8217;ABM. Se fosse stato approvato, la mia iniziativa avrebbe modificato la natura tradizionale delle relazioni Russia-USA, e avrebbe dato un impulso positivo al processo. Inoltre, realizzando all&#8217;epoca un progresso nel campo dell&#8217;ABM, avremmo letteralmente spianato la strada alla creazione di un modello fondamentalmente nuovo di cooperazione, una stretta alleanza, soprattutto in diverse altre aree sensibili. </p>
<p>Questo non successe. Sarebbe certamente utile esaminare la registrazione dei colloqui a Kennebunkport. Negli ultimi anni, il governo russo ha fatto anche altri sforzi per trovare un terreno comune riguardo l&#8217;ABM. Tutte queste proposte restano valide.<br />
In ogni caso, non avremmo messo una croce sulla ricerca di un compromesso per risolvere il problema dell&#8217;ABM. Vorremmo evitare che il sistema statunitense venga schierato a una tale scala, che richiederebbe l&#8217;attuazione delle contromisure che la Russia ha reso pubbliche. </p>
<p>Recentemente ho incontrato il signor Kissinger. Ci incontriamo regolarmente. E sono completamente d&#8217;accordo con questo vero professionista, secondo cui la stretta collaborazione e uno spirito di fiducia tra Mosca e Washington, siano particolarmente necessari, quando il mondo sta attraversando un periodo turbolento.<br />
Nel complesso, la Russia è pronta a fare uno sforzo molto importante per sviluppare le relazioni con gli Stati Uniti e per ottenere un miglioramento qualitativo, a condizione che gli statunitensi mettano in pratica il principio di un partenariato equo e reciprocamente rispettoso.<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>La diplomazia economica</strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R4.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R4.jpg" alt="" title="R4" width="600" height="400" class="alignleft size-full wp-image-14356" /></a></p>
<p>Nel dicembre del 2011, la Russia ha aderito all&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (OMC) dopo una lunga epopea durata diversi anni. Vorrei far notare che nell&#8217;ultimo passo di questo processo, l&#8217;amministrazione Barack Obama e i leader di varie potenze europee hanno contribuito attivamente alla finalizzazione degli accordi.<br />
In tutta onestà, questo processo lungo e faticoso spesso ci ha spinto a &#8220;sbattere la porta&#8221; e a lasciare tutto. Tuttavia, la Russia non ha ceduto alle emozioni. In definitiva, il nostro paese ha raggiunto un compromesso vantaggioso: gli interessi dei produttori industriali ed agricoli russi sono stati soddisfatti, in attesa di una maggiore concorrenza dalle società straniere. Gli operatori economici russi potranno beneficiare di notevoli nuove opportunità per accedere al mercato mondiale ed essere in grado di proteggere i loro diritti in modo civile. Per me, questo è ciò che costituisce il principale risultato e non il fatto simbolico dell&#8217;adesione della Russia al &#8220;club&#8221; mondiale del commercio. </p>
<p>La Russia sarà conforme alle norme dell&#8217;OMC, così in tutti gli altri suoi impegni internazionali. Mi aspetto un analogo rispetto delle regole del gioco da parte dei nostri partner. Mi si permetta di notare di passaggio, che abbiamo già inserito i principi dell&#8217;OMC sulla base giuridica dello Spazio economico comune, che comprende Russia, Bielorussia e Kazakhstan.</p>
<p>Analizzando il nostro modo di promuovere gli interessi delle imprese russe sulla scena mondiale, ci rendiamo conto che siamo ancora nella fase d&#8217;apprendimento in modo sistemico e coerente. A differenza dei nostri partner occidentali, non abbiamo ancora la tecnologia per promuovere correttamente le azioni a favore delle compagnie russe, sulle piattaforme dove si effettueranno gli scambi del commercio internazionale.</p>
<p>Tuttavia, è nostra responsabilità il compito di risolvere i problemi critici in questo settore, tenendo a mente che lo sviluppo innovativo è una priorità per la Russia. Si tratta di garantire eque posizioni alla Russia nel sistema attuale di relazioni economiche globali, e di ridurre al minimo i rischi inerenti l&#8217;integrazione del paese nell&#8217;economia globale, in particolare nel contesto della menzionata adesione all&#8217;OMC, e dell&#8217;imminente adesione della Russia all&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). </p>
<p>Il presupposto necessario è un accesso più aperto e non discriminatorio della Russia ai mercati esteri. Al momento non affrontiamo l&#8217;estero con gli operatori economici russi. Affrontiamo restrizioni di natura politica e commerciale, si erigono barriere che svantaggio le aziende russe nella concorrenza. </p>
<p>Lo stesso in materia di investimenti. La Russia cerca di attirare capitale straniero nella sua economia, mediante l&#8217;apertura delle zone più interessanti e offrendo veri e propri &#8220;pezzi scelti&#8221;, in particolare nel settore dell&#8217;energia e degli idrocarburi. Tuttavia, gli investitori russi non sono ben accolti all&#8217;estero, o vengono spesso ostentatamente respinti. </p>
<p>Gli esempi sono innumerevoli. Basti ricordare la storia della Opel tedesca, che gli investitori russi non sono stati, in ultima analisi, in grado di acquisire  nonostante l&#8217;approvazione della transazione da parte del governo della Repubblica federale di Germania e la risposta positiva dei sindacati tedeschi. Ci sono anche casi scandalosi, in cui alle compagnie russe sono negati il godimento dei diritti d&#8217;investitore, dopo aver investito forti somme in attività estere. Questi esempi sono particolarmente comuni nell&#8217;Europa centrale e orientale. </p>
<p>Tutto questo ispira l&#8217;idea della necessità di rafforzare il sostegno politico e diplomatico delle società russe sui mercati esteri, e a fornire un sostegno più solido ai nostri grandi progetti, recanti un&#8217;importanza simbolica. Non bisogna dimenticare che di fronte a una concorrenza sleale, la Russia è in grado di reagire in modo simmetrico. </p>
<p>Il governo e le associazioni degli operatori economici russi dovrebbero coordinare i loro sforzi più precisamente nella scena internazionale, promuovendo al meglio gli interessi delle società russe e assistendole nell&#8217;implementazione nei nuovi mercati.<br />
Vorrei anche richiamare l&#8217;attenzione su un fatto importante, che determina in gran parte il ruolo e il posto della Russia nel rapporto delle forze politiche ed economiche presenti e future, a livello internazionale. Si tratta dell&#8217;immenso territorio del nostro paese. Sicuramente non corrisponde più a un sesto della superficie terrestre, tuttavia la Federazione Russa rimane lo stato più grande e più ricco di risorse del mondo. Io non parlo solo di petrolio e gas, ma anche di boschi, campi agricoli e riserve d&#8217;acqua dolce pura.<br />
In altre parole, il territorio russo è la sorgente della forza potenziale della Russia. In precedenza, l&#8217;immensa distesa del territorio russo ha principalmente garantito la protezione della Russia contro le invasioni straniere. Oggi, applicando una buona strategia economica, potrebbe diventare la base fondamentale per far accrescere la competitività del paese. </p>
<p>Voglio ricordare in particolare che la carenza di acqua dolce è in rapida crescita in tutto il mondo. Si può prevedere, a breve termine, che ciò darà luogo a una competizione geopolitica per le risorse idriche e alla capacità di realizzare prodotti che richiedono un elevato utilizzo di acqua. La Russia ha un grande vantaggio. Ma essa è consapevole della necessità di gestire questa ricchezza con parsimonia e facendo calcoli strategici.<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>Il supporto ai russi all&#8217;estero e la cultura russa nel contesto internazionale</strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R5.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/R5.jpg" alt="" title="R5" width="600" height="400" class="alignleft size-full wp-image-14357" /></a></p>
<p>Il rispetto per la propria patria è particolarmente condizionata dalla capacità di quest&#8217;ultima di proteggere i suoi cittadini e le persone appartenenti allo stesso gruppo etnico all&#8217;estero. E&#8217; importante non dimenticare mai gli interessi di milioni di russi paesi che vivono all&#8217;estero o visitano altri paesi, in congedo o in missione. Vorrei sottolineare che il Ministero degli affari esteri russo, e tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari, sono tenute a fornire aiuto e assistenza concreti ai russi, 24 ore su 24. I diplomatici devono rispondere immediatamente, senza attendere che i media lancino l&#8217;allarme, agli scontri che si verificano tra i nostri cittadini e le autorità locali, nonché a eventuali incidenti.</p>
<p>Agiremo con la massima determinazione, per ottenere dai governi lettoni ed estoni l&#8217;attuazione delle molte raccomandazioni dalle più importanti organizzazioni internazionali in materia di rispetto dei diritti, generalmente accettati, delle minoranze etniche. Lo status infame di &#8220;non-cittadino&#8221; è inaccettabile. Come non possiamo neanche accettare il fatto che un lettone su sei ed un estone su tredici siano dei “non-cittadini” privi di diritti politici, elettorali e sociali, e anche della possibilità di utilizzare liberamente la lingua russa.</p>
<p>Prendiamo ad esempio il referendum che si è tenuto recentemente in Lettonia sullo status della lingua russa. Ha ancora chiarito alla comunità mondiale la gravità del problema. Il fatto è che più di 300.000 &#8220;non cittadini&#8221; si sono visti, ancora una volta, negare il diritto al voto. E il rifiuto della Commissione elettorale centrale della Lettonia di concedere alla camera sociale russa lo status di osservatore, in occasione del referendum, è assolutamente disgustoso. Tuttavia, le organizzazioni internazionali incaricate di far rispettare le regole democratiche, sembrano essersi murate nel loro silenzio. </p>
<p>In generale, mentre le questioni relative ai diritti umani vengono sfruttate nel contesto delle relazioni internazionali, è improbabile che soddisfino la Russia. In primo luogo, gli Stati Uniti e altri paesi occidentali cercano di monopolizzare la tutela dei diritti umani, politicizzandoli e rendendoli completamente un mezzo per fare pressione. Nel frattempo, non tollerano le critiche contro di essi, e reagiscono in modo estremamente malsano. In secondo luogo, la scelta degli oggetti per il monitoraggio dei diritti umani, è selettiva. Invece di applicare criteri universali, gli Stati che hanno &#8220;privatizzato&#8221; questo argomento fanno quello che vogliono.<br />
La Russia si sente vittima della parzialità, dei pregiudizi, del partito preso e dell&#8217;aggressività delle critiche malintenzionate cui è soggetta, e che spesso superano ogni limite. Le critiche giustificate dei difetti non possono che essere accolte con favore e portare a conclusioni appropriate. Ora, di fronte a critiche infondate, che si abbattono onda dopo onda, e mirano a manipolare sistematicamente gli atteggiamenti dei cittadini di un paese nei confronti della Russia, e di influenzare direttamente la situazione politica in Russia, ci rendiamo conto che questi sforzi non sono motivati dai principi democratici della più alta moralità. </p>
<p>Il campo dei diritti umani non dovrebbe essere monopolizzato da nessuno. La Russia è una democrazia giovane, e si mostra spesso estremamente modesta per risparmiare l&#8217;orgoglio dei suo partner più agguerriti. Ma la Russia ha qualcosa da dire: nessuno è perfetto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Le democrazie consolidate hanno anch&#8217;esse commesso gravi violazioni in questo campo, e non dobbiamo ignorarlo. Certamente, non si tratta di uno scambio insulso di accuse stupidamente offensive, sapendo che tutte le parti beneficiano di una discussione costruttiva sulle questioni relative ai diritti umani.<br />
Alla fine del 2011, il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato la sua prima relazione sulla situazione dei diritti umani in alcuni paesi. Credo che questa attività debba essere intensificata, in particolare per contribuire a una maggiore e più leale cooperazione nella totalità delle questioni umanitarie e alla promozione dei principi fondamentali della democrazia e dei diritti umani. </p>
<p>A questo proposito, i fatti citati sono solo una parte delle attività di accompagnamento informativo e di propaganda delle attività diplomatiche e internazionali della Russia, e della creazione di un&#8217;immagine obiettiva della Russia all&#8217;estero. Siamo costretti a riconoscere che i nostri successi in questo settore non sono numerosi. Spesso siamo battuti sul campo dell&#8217;informazione. Questo è un problema sfaccettato, a cui ci si deve impegnare seriamente.<br />
La Russia ha ereditato una grande cultura riconosciuta sia in Occidente che Oriente. Ma il nostro investimento nelle industrie culturali e nella loro promozione sul mercato mondiale è ancora basso. La rinascita dell&#8217;interesse globale nella cultura e nelle idee, che porta al coinvolgimento delle società e delle economie nella rete dell&#8217;informazione globale, offre nuove opportunità alla Russia, con talenti qualificati nella produzione di valori culturali. </p>
<p>La Russia non è solo in grado di mantenere la sua cultura, ma di utilizzarla come un potente fattore di promozione sui mercati mondiali. La lingua russa è diffusa praticamente in tutti i paesi dell&#8217;ex URSS e in una parte significativa dell&#8217;Europa orientale. Non si tratta di un impero, ma di espansione culturale. Non sono i cannoni, né l&#8217;importazione di regimi politici, ma l&#8217;esportazione dell&#8217;istruzione e della cultura, che contribuiranno a creare un ambiente favorevole ai prodotti, servizi e idee della Russia. </p>
<p>La Russia ha bisogno di rafforzare di molto la sua presenza nel mondo in materia di istruzione e cultura, e di accrescerla soprattutto nei paesi in cui una parte della popolazione parla o capisce il russo.<br />
E&#8217; necessario discutere seriamente il modo più efficace per migliorare la percezione oggettiva della Russia, attraverso l&#8217;organizzazione nel nostro paese di grandi eventi internazionali, vale a dire il vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) nel 2012, i vertici del G20 e del G8 nel 2013 e nel 2014, le Universiadi del 2013 a Kazan, le Olimpiadi Invernali del 2014 e la Coppa del Mondo di Hockey e Calcio nel 2016 e nel 2018. </p>
<p>La Russia è disposta a continuare a garantire la sicurezza e la difesa dei suoi interessi nazionali attraverso una sua partecipazione più attiva e più costruttiva nella politica mondiale e nella risoluzione dei problemi globali e regionali. Il nostro Paese è aperto alla cooperazione seria e reciprocamente vantaggiosa, così come al dialogo con tutti i suoi partner stranieri. Stiamo lavorando per capire e prendere in considerazione gli interessi dei nostri partner, ma vi chiediamo anche di rispettare i nostri.</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.voltairenet.org/La-Russie-et-l-evolution-du-monde,172990">http://www.voltairenet.org/La-Russie-et-l-evolution-du-monde,172990</a></p>
<p></font><font size="1"></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/la-russia-e-il-mondo-che-cambia-seconda-parte/14354/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La contesa strategica dei gasdotti</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/la-contesa-strategica-dei-gasdotti/14234/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/la-contesa-strategica-dei-gasdotti/14234/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 17:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotti]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Turkmenistan]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=14234</guid>
		<description><![CDATA[Il 1° marzo il governo di Islamabad ha annunciato che entro il 2014 verrà ultimata la costruzione gasdotto Iran – Pakistan, per un costo che si aggira attorno agli 1,5 miliardi di dollari.
Inizialmente tale gasdotto era stato progettato per raggiungere i terminali indiani di Fazilka, ma nel 2009 Nuova Delhi ha ceduto alle fortissime pressioni esercitate da Washington, che ha offerto le proprie tecnologie nucleari d’avanguardia per uso civile in cambio della rinuncia indiana alla finalizzazione del gasdotto.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-contesa-strategica-dei-gasdotti/14234/" title="La contesa strategica dei gasdotti"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/images_gas1.f5jarn5iom8kcoso08sgkko88.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="La contesa strategica dei gasdotti" ></div></a><p><font size="2"></p>
<p>Il 1° marzo il governo di Islamabad ha annunciato che entro il 2014 verrà ultimata la costruzione gasdotto Iran – Pakistan, per un costo che si aggira attorno agli 1,5 miliardi di dollari.</p>
<p>Inizialmente tale gasdotto era stato progettato per raggiungere i terminali indiani di Fazilka, ma nel 2009 Nuova Delhi ha ceduto alle fortissime pressioni esercitate da Washington, che ha offerto le proprie tecnologie nucleari d’avanguardia per uso civile in cambio della rinuncia indiana alla finalizzazione del gasdotto.</p>
<p>Il Segretario di Stato Hillary Clinton – che aveva incassato un lauto dividendo strategico applicando l’embargo energetico all’Iran ed ottenendo che Unione Europea e Giappone rinunciassero ai propri interessi e facessero lo stesso &#8211; ha immediatamente intimato al governo pakistano di recedere dagli intenti dichiarati, minacciando di applicare sanzioni sufficientemente dure da strangolare la già disastrata economia del paese islamico.</p>
<p>Nonostante ciò, il Ministro degli Esteri di Islamabad Hina Rabbani Khar ha spiegato che l’afflusso del gas iraniano entro la fine del 2014 è di vitale importanza per economia pakistana, ed ha patrocinato alla sottoscrizione di un accordo in cui Islamabad e Teheran hanno fissato i prezzi e stabilito i limiti temporali entro i quali il tratto pakistano del gasdotto dovrà essere ultimato, poiché quello iraniano è già pronto all’uso.</p>
<p>La Russia ha espresso interesse ad aderire al progetto mentre la Cina ha rinnovato la propria alleanza con l’Iran stipulando un trattato in base al quale le forniture giornaliere di petrolio iraniano saliranno a quota 500.000 barili entro il 2012.</p>
<p>Quella di Pechino non è una mossa isolata, ma si staglia su di uno sfondo generale da cui emerge l’assistenza al Pakistan per quanto concerne l’ammodernamento dei suoi impianti nucleari civili e l’ambiziosa intenzione di agganciare al gasdotto Iran – Pakistan un tratto che raggiunga il gigantesco porto di Gwadar, che costituisce una gemma fondamentale della “collana di perle”, ovvero l’installazione di infrastrutture civili e militari in tutti i paesi costieri che si estendono dal Mar Rosso al Mar Cinese Meridionale. </p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image0022.gif"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image0022.gif" alt="" title="clip_image002" width="505" height="417" class="alignleft size-full wp-image-14243" /></a></p>
<p>La concreta possibilità che le trame diplomatiche intrecciate da Pechino, Mosca ed Islamabad possano vanificare gli effetti dell’embargo energetico e allentare la morsa della cosiddetta “strategia dell’anello dell’anaconda” &#8211; finalizzata ad impedire lo sbocco al mare delle potenze tellurocratiche dell’<em>Heartland</em> attraverso il controllo della fascia esterna, che Nicholas J. Spykman definì <em>Rimland</em> &#8211; gli Stati Uniti concentrano tutti i loro sforzi sulla realizzazione del gigantesco gasdotto Turkmenistan – Afghanistan – Pakistan – India, il cui costo è attualmente stimato in 8 miliardi di dollari (dai circa 3 iniziali) ma che, attingendo dai giacimenti turkmeni controllati dall’azienda israeliana <em>Merhav</em> &#8211; diretta dall’agente del <em>Mossad</em> Yosef Maiman – garantirebbe un cospicuo vantaggio strategico.</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image002.gif"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image002.gif" alt="" title="clip_image002" width="498" height="410" class="alignleft size-full wp-image-14239" /></a></p>
<p>Questo gasdotto è però destinato ad attraversare le martoriate regioni di Herat e Kandahar, dove la resistenza opposta dai Talebani e più in generale dall’intera resistenza afghana all’occupazione statunitense è tale da mettere a repentaglio la sicurezza dell’intera conduttura.<br />
Dal momento, inoltre, che le forze degli Stati Uniti di stanza in Afghanistan stanno inanellando un fallimento dopo l’altro e che il paese molto difficilmente potrà trovare un affidabile grado di stabilità interna dopo il ritiro degli occupanti (previsto per il 2014), la strada che conduce alla costruzione del Turkmenistan – Afghanistan – Pakistan – India appare lastricata di pesantissime incognite.</p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image0021.gif"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/clip_image0021.gif" alt="" title="clip_image002" width="374" height="336" class="alignleft size-full wp-image-14240" /></a></p>
<p>Washington, Tel Aviv e i loro alleati atlantici, tuttavia, continuano a puntare su questo progetto e per favorirne la realizzazione si muovono simultaneamente su più piani.<br />
Da un lato, per impedire l’integrazione asiatica, erogano finanziamenti ai movimenti secessionisti regionali per promuovere la formazione di un Belucistan indipendente dall’autorità di Islamabad, dall’altro offrono circa 1 miliardo di dollari al Pakistan per ovviare alle drammatiche carenze energetiche cui il paese andrebbe inevitabilmente incontro qualora scegliesse di assecondare gli intenti degli Stati Uniti.<br />
La traiettoria geostrategica che gli eventi futuri andranno a seguire è fortemente condizionata dagli sviluppi di questa specifica situazione imperniata su Iran e Pakistan.<br />
Una traiettoria che potrebbe provocare enormi sconvolgimenti nell’ordinamento multipolare che va delineandosi.<br />
</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/la-contesa-strategica-dei-gasdotti/14234/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I BRICS vogliono abbandonare il dollaro</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/i-brics-vogliono-abbandonare-il-dollaro/14209/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/i-brics-vogliono-abbandonare-il-dollaro/14209/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 18:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Dollaro USA]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=14209</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-brics-vogliono-abbandonare-il-dollaro/14209/" title="I BRICS vogliono abbandonare il dollaro"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/dollaro_stropicciato1.19f76lm115q8wksgc4co4ww80.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="I BRICS vogliono abbandonare il dollaro" ></div></a>Polina Chernitsa, &#8220;Voix de la Russie&#8221;, 14.03.2012 I tentativi da parte dei BRICS di ridurre l&#8217;uso del dollaro sono ben fondati e non comportano rischi significativi, ritengono gli esperti russi. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa intendono non solo ridurre la quota della valuta statunitense nelle loro transazioni, ma vogliono anche passare ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/i-brics-vogliono-abbandonare-il-dollaro/14209/" title="I BRICS vogliono abbandonare il dollaro"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/dollaro_stropicciato1.19f76lm115q8wksgc4co4ww80.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="I BRICS vogliono abbandonare il dollaro" ></div></a><p><font size="2"></p>
<p><em>Polina Chernitsa, <a href="http://french.ruvr.ru/">&#8220;Voix de la Russie&#8221;</a>, 14.03.2012  </em></p>
<p>I tentativi da parte dei BRICS di ridurre l&#8217;uso del dollaro sono ben fondati e non comportano rischi significativi, ritengono gli esperti russi. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa intendono non solo ridurre la quota della valuta statunitense nelle loro transazioni, ma vogliono anche passare ad un sistema di mutui crediti in valute nazionali. </p>
<p>L&#8217;accordo tra i membri del gruppo potrebbe essere firmato in occasione del prossimo vertice di Nuova Delhi, il 29 marzo. Gli esperti osservano che il rifiuto delle transazioni in dollari diventerà una pietra miliare per lo sviluppo del BRICS. </p>
<p>È la Cina che ha iniziato questo tipo di &#8220;ritiro&#8221; dalla valuta statunitense. Perché Pechino è attualmente il più grande detentore di riserve in dollari. E il Regno di Mezzo sta cercando di ridurre i rischi potenziali associati alla posizione dell&#8217;economia degli Stati Uniti. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha già superato i 15.000 miliardi dollari, e la stessa moneta è stata emessa in modo quasi incontrollabile negli ultimi anni. In questo contesto, l&#8217;iniziativa di Pechino è abbastanza comprensibile e logica, ha detto l&#8217;economista Aleksandr Ossin in un&#8217;intervista a Voce della Russia. </p>
<p>&#8220;In realtà, la Cina, ha detto che l&#8217;economia attuale è inefficiente, e crea rischi. Il paese dispone attualmente di tre trilioni di dollari di riserve. E non vuole perderli immediatamente, senza creare un &#8220;cuscino di sicurezza&#8221;. La Cina sta creando un nuovo meccanismo, comprendente un sistema di interazione con gli importatori alternativi della sua produzione, e i paesi che forniscono materie prime. Pechino svolge anche attività nella sua sfera politico-economica, cercando di rafforzare le strutture dell&#8217;economica mondiale multipolare. E questa è una situazione affatto normale.&#8221; </p>
<p>Appena un anno fa, al vertice dei BRICS nella città cinese di Sanya, i partecipanti avevano firmato un accordo quadro, che prevedeva il passaggio ai pagamenti reciproci e ai crediti nelle valute nazionali dei cinque paesi. La Banca Centrale della Cina ha detto che prevede di rilasciare anche un fondo speciale di 10 miliardi di yuan. Anche la banca centrale russa ha accettato di finanziare questo progetto. Il documento, che potrebbe essere firmato a Nuova Delhi alla fine di marzo 2012, quindi, avvierebbe il processo, prevedono gli esperti. </p>
<p>L&#8217;unica domanda è, quali sono i rischi. E qui, le stime variano. Per la Russia, le conseguenze di questa misura saranno le più difficili da prevedere, ha detto il direttore dell&#8217;Istituto di strategia nazionale Nikita Krichevskij. </p>
<p>&#8220;C&#8217;è la necessità per questi paesi di approfondire gli scambi reciproci e i legami economici. Ma allo stesso tempo, gran parte dei mercati delle materie prime tradizionalmente commerciano in dollari. E tutti i tentativi di impedire l&#8217;utilizzo del dollaro come mezzo universale di pagamento, per un determinato prodotto, saranno infruttuosi. Ma le esportazioni russe verso i BRICS non si limitano alle materie prime. In caso di pagamento per altre categorie di beni, non escludo che Mosca possa passare a regolarsi con la moneta nazionale con i suoi partner. Ma poi, una domanda sorge spontanea: cosa fare con la sua moneta in futuro&#8221;? </p>
<p>Fino ad ora, le valute dei BRICS non erano liberamente convertibili. E poi, lo yuan cinese è legato al dollaro. Tuttavia, Mosca e Pechino hanno sostenuto che la questione della convertibilità potrebbe già essere risolta in un prossimo futuro. E i paesi stanno lavorando attivamente in questa direzione.  Pechino sta negoziando con i suoi vicini del Sud-Est asiatico e gli fornisce crediti. Riguardo alla quota di  transazioni in rubli russi nella CSI, ha già superato il 50%. E nelle zone di frontiera, i due paesi conducono le operazioni commerciali in yuan e rubli.</p>
<p>&#8220;Il fatto che i BRICS riducano il volume degli scambi in dollari è un passo logico, una decisione che stabilizza l&#8217;economia mondiale e le economie nazionali dei paesi&#8221;, ha detto l&#8217;economista Roman Andreev. &#8220;Inoltre, siamo stati i primi in Russia ad introdurre una moneta-paniere con due divise nei calcoli delle transazioni. Le nostre riserve internazionali vengono depositate nelle due valute, cosa abbastanza vantaggiosa. Le riserve in valuta estera non sono influenzate dai movimenti dei tassi di cambio della coppia euro-dollaro.&#8221; </p>
<p>Gli esperti concordano sul fatto che è presto per parlare di passaggio totale alle monete nazionali nel commercio e nei crediti tra i BRICS. Le strutture di esportazione ed i loro orientamenti sono diversi a seconda i paesi. Gli Stati Uniti rimangono per ora il partner principale di Pechino, e per Mosca è sempre l&#8217;Unione europea. Tuttavia, delle misure concrete per rafforzare i BRICS sono già state prese. In questo modo, la Russia sta cercando di promuovere più attivamente i propri interessi economici nell&#8217;area Asia-Pacifico, e la Cina sta lavorando con l&#8217;Africa da diversi anni, collaborando con le aziende del Sud Africa. </p>
<p>FONTE: <a href="http://french.ruvr.ru/2012_03_14/68381855/">http://french.ruvr.ru/2012_03_14/68381855/</a></p>
<p></font><font size="1"></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/i-brics-vogliono-abbandonare-il-dollaro/14209/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La lunga notte della credibilità italiana</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/la-lunga-notte-della-credibilita-italiana/14155/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/la-lunga-notte-della-credibilita-italiana/14155/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 11:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Golden Share]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Marò]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=14155</guid>
		<description><![CDATA[I due fatti ben noti che hanno vivacizzato le pagine “estero” dei quotidiani italiani di questi giorni, il ridicolo blitz inglese in Nigeria – che è costato la vita ad un ostaggio italiano- e l’arresto di due militari italiani in India – accusati di aver compiuto omicidio in acque internazionali- evidenziano come il peso internazionale dell’Italia sia oggi ai minimi storici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-lunga-notte-della-credibilita-italiana/14155/" title="La lunga notte della credibilità italiana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zlutto.3yvzlixk4oo4444c0cco4sowc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="95" alt="La lunga notte della credibilità italiana" ></div></a><p><span style="font-size: small;">I due fatti ben noti che hanno vivacizzato le pagine “estero” dei quotidiani italiani di questi giorni, il ridicolo blitz inglese in Nigeria – che è costato la vita ad un ostaggio italiano- e l’arresto di due militari italiani in India – accusati di aver compiuto omicidio in acque internazionali- evidenziano come il peso internazionale dell’Italia sia oggi ai minimi storici.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Con la fine del governo Berlusconi in molti si erano illusi: impossibile raggiungere quella sensazione di carnevale permanente che sembrava pervadere la reputazione dell’Italia all’estero in quei giorni, se non altro allegri; a quanto pare non è così e l’influenza, nonché il credito, che la nostra diplomazia (e con essa i nostri interessi) ha fuori dai confini della penisola è sotto lo zero. Nessuna tutela per i militari accusati di illegalità (forse legittimamente), ma in acque internazionali non di competenza indiana; nessun coordinamento (e nemmeno un messaggio) prima della grottesca azione britannica nel tentativo di liberare gli ostaggi. Il governo Monti rappresenta probabilmente il grado più basso della considerazione che ci viene accordata nel mondo. E questo per una serie di motivi, cronici e congiunturali.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le radici che determinano la leggerezza internazionale del nostro Stato giungono da lontano: oltre cento basi militari NATO/USA presenti sul nostro territorio hanno negli anni tolto ogni velleità sovrana ai “distratti” ministeri italiani; se furono istallate all’epoca della guerra fredda, durante la quale l’Italia riuscì anche a ritagliarsi un piccolo ruolo di avanguardia sulla cortina di ferro, avendo in cambio un ruolo più deciso nel Mediterraneo, con la fine di quella e i confini del “grande gioco” eurasiatico spostati più a est, l’Italia rimane semplicemente periferia dell’alleanza atlantica: non periferia geografica, ma geopolitica, con la funzione di “granaio” (vedere il caso FIAT) per il centro del sistema di alleanza.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">A queste motivazioni permanenti di debolezza, comuni a quasi tutta Europa (le basi sono diffuse ovunque e ospitano anche le proibite armi atomiche [1]) dobbiamo inoltre sommare le questioni congiunturali che fanno dell’Italia di oggi un attore internazionale di scarsissimo impatto.<br />
Il compito dell’esecutivo Monti di attuare riforme e politiche richieste dall’esterno è infatti un ulteriore elemento di indebolimento della voce e degli interessi italiani. Una sfilza di scelte, fatte da un governo non legittimato dalla sovranità popolare, che rispecchiano volontà estranee al tessuto sociale nazionale, non possono non rovesciarsi sulla poca sovranità nazionale rimasta, minandola alla base.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Proprio in questi giorni attraverso decreto il governo ha accontentato le richieste delle istituzioni UE togliendo la “golden share” (praticamente il controllo statale) in ambito di telecomunicazioni, energia e trasporti. In questo modo apre il mercato a grandi corporazioni basate in Europa che, se pur non agiranno nell’immediato causa la crisi economica e la scarsa liquidità, presto assalteranno aziende che sino ad ora erano considerate centrali per i settori strategici da difendere. E a ragione: questa aria di smobilitazione è proprio ciò che crea il vulnus di credibilità, colpendo nel peso e nella proiezione internazionale italiana e mediterranea, come abbiamo potuto pure appurare a causa del trattamento riservateci dalle agenzie di rating (agenzie private, statunitensi).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">La mancanza di sovranità popolare interna (che sarebbe addirittura garantita dalla Costituzione) va in questo modo ad influire anche sulla sovranità nazionale esterna: se non si proteggono i settori strategici, se ci si adegua ai diktat esterni (operazione inevitabile se non ci si crea collegamenti “sovrani” con Paesi emergenti e/o vicini), l’influenza e la voce in capitolo dei nostri diplomatici e rappresentanti diminuisce sempre di più. Per assurdo, probabilmente, aveva più peso a livello internazionale il governo Berlusconi, dati i legami stretti (a quanto pare e purtroppo soprattutto a livello personale, quindi con pochi vantaggi a lungo termine per il Paese) con la Russia di Putin, come ci dimostrano le allarmate opinioni degli analisti governativi statunitensi (questione energetica e rapporti Eni-Gazprom).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Troncati quei rapporti, per accontentare il centro del nostro sistema di alleanze (Usa) e i satelliti più vicini (Gran Bretagna), ci troviamo di nuovo a fari spenti nella notte della sovranità italiana. L’elaborazione di una strategia di lungo periodo, che abbia come centro d’interesse le prerogative dell’Italia e il Mediterraneo si rende urgente e necessaria: lo studio e l’approfondimento della geopolitica nel nostro Paese può essere quindi di fondamentale importanza per illuminare il nostro futuro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;"><em><strong>*Matteo Pistilli è redattore di Eurasia, rivista di studi geopolitici.</strong></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Note:</p>
<p>1]In cinque chiedono il ritiro delle armi atomiche Usa dal proprio territorio,  Matteo Pistilli, eurasia-rivista.org: <a href="http://www.eurasia-rivista.org/in-cinque-chiedono-il-ritiro-delle-armi-atomiche-usa-dal-proprio-territorio/3328/">http://www.eurasia-rivista.org/in-cinque-chiedono-il-ritiro-delle-armi-atomiche-usa-dal-proprio-territorio/3328/</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/la-lunga-notte-della-credibilita-italiana/14155/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fiamma del BRICS continua a brillare</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/la-fiamma-del-brics-continua-a-brillare/13981/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/la-fiamma-del-brics-continua-a-brillare/13981/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 16:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13981</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-fiamma-del-brics-continua-a-brillare/13981/" title="La fiamma del BRICS continua a brillare"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/brics_thumb1_5s34w8j0wdgk08wccosgkcgk_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_1.3myeqrno20kkck8c8sw0ocgos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="La fiamma del BRICS continua a brillare" ></div></a>Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 29/02/2012 Mentre il gruppo BRICS sembra in effervescenza, i paesi membri si sono prodigati per poter agire in modo coordinato. A proposito della crisi in Siria, che è senza dubbio la questione &#8220;più calda&#8221; nella politica internazionale di oggi, i BRICS presentavano i segnali preoccupanti di una crisi di identità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-fiamma-del-brics-continua-a-brillare/13981/" title="La fiamma del BRICS continua a brillare"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/brics_thumb1_5s34w8j0wdgk08wccosgkcgk_1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg_th_1.3myeqrno20kkck8c8sw0ocgos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="La fiamma del BRICS continua a brillare" ></div></a><p><font size="2"></p>
<p><em>Melkulangara Bhadrakumar, <a href="http://www.strategic-culture.org/">Strategic Culture Foundation</a>, 29/02/2012</em></p>
<p>Mentre il gruppo BRICS sembra in effervescenza, i paesi membri si sono prodigati per poter agire in modo coordinato. A proposito della crisi in Siria, che è senza dubbio la questione &#8220;più calda&#8221; nella politica internazionale di oggi, i BRICS presentavano i segnali preoccupanti di una crisi di identità. Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione della Lega Araba sulla Siria nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mentre l&#8217;India e il Brasile hanno votato per la risoluzione. La modalità si è ripetuta una settimana dopo in seno all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. </p>
<p>Ancora una volta la cosa si è ripetuta quando gli &#8216;Amici della Siria&#8217; hanno tenuto la loro riunione a Tunisi, lo scorso Venerdì. Russia e Cina si sono tenute lontano dall&#8217;incontro di Tunisi, mentre l&#8217;India e il Brasile hanno registrato un presenza dal basso profilo. Iniziava a sembrare che l&#8217;era BRICS stesse probabilmente per finire senza tanti complimenti. I BRICS come gruppo di potenze emergenti non ha mai avuto carenza di detrattori, che si sentirebbero immensamente sollevati &#8211; in particolare in Occidente, specialmente negli Stati Uniti. </p>
<p>Pertanto, si presenta quale piacevole sorpresa che la voce riguardante la morte prematura dei BRICS, sia un&#8217;esagerazione. Le notizie da Città del Messico di questa settimana mostrano il BRICS non solo vivo e vegeto ma, come si suol dire, apparire impaziente di agire mentre si avvicina il vertice annuale nella capitale indiana, del 28-29 marzo.</p>
<p>A margine di una riunione del G-20 a Città del Messico la scorsa settimana, i ministri delle finanze dei BRICS &#8211; Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – decidevano di tenere delle consultazioni esclusive. E sono giunti alla sorprendente proposta di istituire una banca multilaterale che verrebbe finanziata esclusivamente dai paesi in via di sviluppo, al fine di finanziare progetti in quei paesi.<br />
È interessante notare che la proposta proveniva dall&#8217;India. New Delhi ha fatto circolare in anticipo la sua proposta nelle capitali BRICS, in modo da portare avanti la discussione tra i paesi in via di sviluppo nel suo complesso, a fianco della riunione del G-20. </p>
<p>La proposta è certamente in fase esplorativa e corre parallela a un appello del G-20 a rafforzare gli istituti di prestito più piccoli e regionali, come la Banca per lo sviluppo Inter-Americana, la Banca asiatica per lo sviluppo e la Banca africana di sviluppo. Queste banche regionali hanno tutte approvato aumenti di capitale, il che consentirebbe loro di espandere il credito nelle rispettive regioni. </p>
<p>New Delhi, come ospite del vertice BRICS di fine marzo di quest&#8217;anno, ha anche stilato l&#8217;ordine del giorno per il percorso futuro del gruppo. La sua proposta per una banca BRICS è costruita sulla promessa fatta al vertice del gruppo dello scorso aprile in Cina, per &#8220;rafforzare la cooperazione finanziaria tra le banche di sviluppo del BRICS.&#8221; La ragione d&#8217;essere della proposta indiana per una banca BRICS è che gli attuali organismi finanziari multilaterali non sono stati efficaci nella loro attività di finanziamento dei paesi in via di sviluppo. In realtà, i principali donatori di queste stesse istituzioni si trovano ad affrontare oggi la crisi economica, e a malapena si stanno tenendo a galla. </p>
<p>Il Brasile non ha tardato a esprimere sostegno, in linea di principio, alla proposta indiana. Naturalmente, l&#8217;idea è all&#8217;inizio, ma il prossimo vertice BRICS dovrebbe deliberare su ciò. Per inciso, il ministero degli esteri indiano ha annunciato che il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi dovrebbe arrivare a Delhi e tra i colloqui vi sarà l&#8217;ordine del giorno del vertice BRICS.</p>
<p>L&#8217;India avverte l&#8217;impulso all&#8217;innovazione dell&#8217;architettura finanziaria globale, come anche il suo senso di vulnerabilità crescente ai rischi globali. Nonostante la robusta crescita economica dell&#8217;India (che dovrebbe essere di circa il 7% quest&#8217;anno), la capacità dell&#8217;economia di resistere a grandi shock esterni rimane questionabile. Un recente rapporto intitolato The Global Risks Atlas 2012 scritto da Maplecroft, la ben nota società di analisi dei rischi, cita l&#8217;India come la nazione più esposta e meno resistente dei BRICS ai rischi globali. In un elenco di 178 paesi, l&#8217;India si pone come la 19.ma economia più esposta e meno resistente, mentre Russia, Cina e Brasile sono state classificate al 30.mo, 58mo e 97.mo posto. </p>
<p>L&#8217;iniziativa indiana sulla banca dei BRICS deve anche essere vista opposta alla campagna occidentale concertata a rappresentare il raggruppamento giocare un ruolo declinante nelle dinamiche globali, a causa del recente calo di prestazioni, avendo perso oggi parecchi dei precedenti vantaggi per gli investitori occidentali. Secondo questa tesi, i CIVETS &#8211; Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sud Africa – adesso giocano il nuovo ruolo di prossima generazione di tigri economiche. </p>
<p>Il ruolo in gioco è contestare la pertinenza dei BRICS con il pretesto specioso che ci sono altre economie in via di sviluppo che stanno crescendo assai rapidamente o che offrono alti rendimenti sui mercati finanziari. I BRICS non dovrebbero permettere che questo stratagemma abbia successo. Per prima cosa, il ruolo dei BRICS non può che aumentare in quanto rappresentano la maggior parte dei paesi a &#8220;medio reddito&#8221; in rapida crescita. Se le economie a &#8220;medio reddito&#8221; rappresentano il 58% della crescita mondiale di oggi, i BRICS sono il più grande &#8220;blocco&#8221; all&#8217;interno di essa. </p>
<p>In uno scenario globale in cui le economie sviluppate stanno perdendo la loro posizione dominante nella crescita mondiale e le economie a &#8220;basso reddito&#8221; in via di sviluppo contano solo per l&#8217;1% della crescita mondiale dei passati 5 anni, tra il 2005 e il 2010, il ruolo cruciale del BRICS è evidente. </p>
<p>Il cuore della questione è che le economie BRICS non solo sono in rapida crescita &#8211; anche spettacolare &#8211; ma sono anche di grandi dimensioni. Cina, Brasile, India e Russia sono classificate rispettivamente come 2°, 7°, 9° e 11° economia più grande del mondo di oggi. Non sorprende che ciò che pietrifica l&#8217;Occidente è l&#8217;impatto collettivo dei BRICS sulla dinamica del mondo, e in caratteri inauditi nella moderna storia economica, che finora è stata costruita sul paradigma del “mondo sviluppato &#8211; mondo in via di sviluppo”. </p>
<p>Il cambiamento di paradigma è ulteriormente accentuato dalla crisi finanziaria internazionale, come testimoniano i fatti. Secondo le statistiche della Banca Mondiale, i BRICS rappresentavano il 53% della crescita dell&#8217;intero PIL globale di 7.250 miliardi dollari, nel periodo 2007-2010. La crescita degli Stati Uniti in questo periodo (592 miliardi dollari) è stato un solo un sesto della crescita del PIL dei BRICS di 3.819 miliardi dollari. Molto probabilmente, la tendenza si ripeterà nel 2012. L&#8217;Unione europea e il Giappone non dovrebbero &#8220;crescere&#8221;, mentre la crescita degli Stati Uniti è in stallo, anche con prestiti di grandi dimensioni dovrebbe essere meno della metà della crescita del PIL della Cina – senza contare i BRICS nel loro complesso. </p>
<p>In sintesi, le posizioni divergenti dei BRICS sulla Siria non dovrebbero sorprendere. Come un commento sul quotidiano Global Times della Cina ha sintetizzato: &#8220;I BRICS non sono un blocco di tipo politico/militare come la NATO [North Atlantic Treaty Organization]. Coordina gli interessi economici delle grandi economie in via di sviluppo del mondo &#8230; Alcune piccole economie possono continuare a crescere ancora più rapidamente di alcuni BRICS &#8230; [ma] i paesi BRICS continueranno a rafforzare il loro ruolo di forza trainante nell&#8217;economia mondiale&#8221;. </p>
<p>Chi avrebbe mai pensato che i BRICS agitassero il bastone contro il dominio del sistema di Bretton Woods degli Stati Uniti così apertamente? A Città del Messico la scorsa settimana, i ministri delle finanze dei BRICS hanno deciso che è giunto il momento che il decennale predominio degli Stati Uniti nella Banca Mondiale non sia più incontrastato. </p>
<p>&#8220;I candidati dovrebbero basarsi sul merito e non sulla nazionalità&#8221;, ha detto ai giornalisti il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega. I BRICS si propongono di discutere la possibilità di presentare il proprio candidato per  sfidare &#8220;chiunque sia nominato dal governo degli Stati Uniti&#8221;, secondo la Reuters. (I candidati possibili sono la segretaria di stato statunitense Hillary Clinton, l&#8217;ex Segretario al Tesoro Lawrence Summers e l&#8217;ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Susan Rice.) </p>
<p>&#8220;E&#8217; tempo [per i BRICS] di rompere la tradizione degli Stati Uniti e dell&#8217;Europa di spartirsi le cariche [di Banca Mondiale e FMI] e noi tutti, questa volta, dobbiamo sforzarci maggiormente di trovare qualche consenso&#8221;, aggiungeva Pravin Gordhan, il ministro delle finanze del Sud Africa. Questo può sembrare idealistico. Ma, anzi, rende la sfida ancora più importante, poiché dimostra che la fiamma dei BRICS è ben lungi dall&#8217;essere spenta dalla crisi in Siria. </p>
<p></font><font size="1"></p>
<p>FONTE: <a href="http://www.strategic-culture.org/news/2012/02/29/brics-flame-continues-to-shine.html">http://www.strategic-culture.org/news/2012/02/29/brics-flame-continues-to-shine.html</a></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/la-fiamma-del-brics-continua-a-brillare/13981/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-gianandrea-gaiani-sulla-crisi-diplomatica-italo-indiana/13837/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-gianandrea-gaiani-sulla-crisi-diplomatica-italo-indiana/13837/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[somalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13837</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-gianandrea-gaiani-sulla-crisi-diplomatica-italo-indiana/13837/" title="Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/2374_50328_6024082012_5869704_medium.tmni5ckcc2s00gwosos8s0cs.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana" ></div></a>Il nostro redattore Stefano Vernole ha intervistato per “Eurasia” Gianandrea Gaiani*. Le domande dell’intervistatore sono in grassetto. Le chiedo innanzitutto un suo parere su come realmente si sarebbero svolti i fatti: chi materialmente ha ucciso i due pescatori indiani? E’ plausibile la versione di Nuova Delhi, che ne attribuisce la responsabilità ai due marò italiani? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-gianandrea-gaiani-sulla-crisi-diplomatica-italo-indiana/13837/" title="Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/2374_50328_6024082012_5869704_medium.tmni5ckcc2s00gwosos8s0cs.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana" ></div></a><p><span style="font-size:small;"><em>Il nostro redattore Stefano Vernole ha intervistato per “Eurasia” Gianandrea Gaiani*.</em></p>
<div><span style="font-size:small;"><em>Le domande dell’intervistatore sono in grassetto.</em></p>
<p><strong>Le chiedo innanzitutto un suo parere su come realmente si sarebbero svolti i fatti: chi materialmente ha ucciso i due pescatori indiani? E’ plausibile la versione di Nuova Delhi, che ne attribuisce la responsabilità ai due marò italiani?</strong></p>
<p>La verità non è ancora ben definita, non è ancora ben chiara, quindi è difficile poter dare delle risposte complete a questa domanda, però io guardo i riscontri oggettivi: questi pescatori indiani hanno lamentato di essere stati colpiti da raffiche di armi automatiche a due miglia e mezzo dalla costa indiana, dal porto di Kochi,  quindi più o meno all&#8217;altezza dell&#8217;ancoraggio che c&#8217;è davanti al porto e che viene usato dalle navi che vi entrano. La nave italiana, la Enrica Lexia, si trovava a oltre trenta miglia dalle coste indiane, aveva subito un avvicinamento ostile che poteva far presupporre un&#8217;azione pirata quattro ore prima, forse anche di più, intorno a mezzogiorno e mezza,  in acque internazionali, al largo quindi; come hanno detto i nostri, questo attacco si è risolto con qualche raffica in mare che ha fatto allontanare il peschereccio. Invece l&#8217;attacco di cui parlano i pescatori, che avrebbe provocato i due morti, è avvenuto nelle acque indiane, a due miglia e mezzo, e non trentatré, dalla costa, e soprattutto è avvenuto verso sera, quasi al tramonto; quindi non combacia il luogo e  non combacia il posto. </p>
<p>Cosa c&#8217;è invece di ambiguo nella posizione indiana? Tantissime cose, ad esempio il fatto che, guarda caso, l’ International Maritime Bureau (IMB) ha reso noto di aver avuto una segnalazione di tentato attacco pirata proprio in quel posto, a due miglia e mezzo al largo del porto di Kochi, da una  petroliera greca, la Olympic Flair , che ha dato l&#8217;allarme all’IMB, al centro di soccorso marittimo di Mumbai, e alla Guardia costiera indiana. Allora non si capisce per quale ragione la nave che è stata coinvolta in un supposto attacco, nel luogo dove i pescatori dicono di aver subito queste raffiche che hanno ucciso due pescatori, viene lasciata tranquillamente andare per la sua strada, mentre invece viene invitata a presentarsi nel porto di Kochi la nave italiana che aveva anche lei comunicato un tentato attacco, ma in un luogo diverso, in acque internazionali e diverse ore prima. Qui non c&#8217;è un errore o un <em>misunderstanding</em>, qui c&#8217;è una malafede, confermata dal fatto che gli indiani si sono rifiutati finora di effettuare autopsie ed esami balistici dei proiettili trovati sulla barca, sul peschereccio e sui corpi dei due cadaveri. Questo crea più di un motivo per dubitare della buona fede degli indiani. Perché tutto questo, sul piano delle procedure di indagini,  non viene fatto in modo professionale? Il motivo, come ho anche scritto sul “Sole 24 Ore”, può essere, a mio parere, uno solo: l&#8217;India, che si vuole presentare come una grande potenza, che è uno dei paesi emergenti, che vuole svolgere un ruolo di potenza navale nell&#8217;Oceano Indiano ed è in prima fila nel combattere la pirateria somala, vuole nascondere la pirateria domestica, che ha in casa. E’ vero infatti che nel subcontinente indiano sono frequenti gli attacchi ai mercantili, anche se sono attacchi diversi da quelli della pirateria somala, non sono organizzati, non si sequestrano navi ed equipaggio per chiedere riscatti; è una pirateria, quella indiana,  più da cialtroni, di pescatori che di notte salgono a bordo delle navi alla fonda nel largo dei porti, razziano valori e contanti e se ne vanno. Questo tipo di pirateria  è molto frequente lungo le coste del Bangladesh, ma ci sono in media almeno una decina di casi all&#8217;anno denunciati, più forse altri non denunciati, al largo dei porti dell&#8217;India; pertanto attribuire questa azione agli italiani serve a coprire probabilmente una realtà che l&#8217;India vuol nascondere, e cioè che anche lei ha i suoi pirati, anche se sono pirati raffazzonati che attaccano le navi alla fonda dentro le acque territoriali.</p>
<p><strong>Se appare abbastanza evidente l’ingenuità della Marina italiana che ha consentito il fermo dei nostri due militari da parte della polizia indiana, ritiene che il Governo italiano, tanto esaltato dai mass media per la sua presunta autorevolezza in campo internazionale, si sia mosso tempestivamente e con la dovuta efficacia? Non era subito evidente la pericolosità di questa crisi diplomatica con l’India? Se dovesse protrarsi, ritiene possibili anche ripercussioni economiche per le nostre aziende che operano in India?</strong></p>
<p>Andiamo con ordine. Io credo che la Marina abbia subito questa vicenda. Il comandante della nave mercantile non risponde alla Marina militare mentre i nuclei militari a bordo dei mercantili hanno una loro catena di comando, rispondendo  alla base italiana che c&#8217;è a Gibuti, che è quella che gestisce questi <em>team </em>imbarcati sui mercantili, la quale risponde alla Difesa, al Comando della Marina a Roma, al COI, Comando Operativo di vertice Interforze.  I <em>marines</em> italiani “San Marco” a bordo,  non sono agli ordini del comandante della nave mercantile, il quale mantiene il comando della sua nave. Quindi quando il comandante della nave “Enrica Lexia” ha ricevuto la richiesta dalla guardia costiera indiana per entrare nel porto di Kochi per fornire dei chiarimenti, è lui che ha deciso di entrarci, facendo un errore madornale. Quindi il problema è l&#8217;ingenuità di fondo dell&#8217;armatore, ma soprattutto un vuoto di potere, un vuoto esecutivo del Governo italiano e del Ministero degli Esteri, perché nel momento in cui abbiamo deciso di imbarcare nuclei armati sopra navi mercantili per proteggerli da aggressori esterni, da pirati, bisognava mettere in atto delle procedure per cui una nave mercantile che viene attaccata in acque internazionali non si fa invitare da nessun paese ad entrare nelle sue acque territoriali per fornire chiarimenti. Il diritto internazionale parla chiaro: se una nave, di qualunque nazione, in questo caso italiana, viene attaccata o ha un incidente in acque internazionali, vale il diritto di bandiera, e cioè l&#8217;inchiesta la fa la legge italiana, non la fa la legge del paese più vicino con le sue coste. Questa è una legge che è precisa, internazionale e che il nostro governo, la Farnesina,  avrebbe dovuto precisare ai mercantili che imbarcano scorte militari &#8211; io mi auguro lo abbiano fatto &#8211;  o magari invece, solo ingenuamente, il comandante della  nave ha ceduto alle richieste indiane. Ci dovrebbero essere delle procedure precise in questo senso e la Marina le ha subite, perché nel momento in cui la nave è entrata in quel porto indiano e  la polizia è salita a bordo, addirittura qualcuno ha detto armi in pugno, di fatto il fallimento è stato della Farnesina. Il nostro ambasciatore in India avrebbe dovuto provare ad impedire tutto questo, perché la nave italiana è territorio italiano, perché un militare non può essere processato o interrogato dalla giustizia civile di un paese straniero. Gli unici che possono processare od inquisire i militari sono le autorità dello stato stesso del militare o i tribunali internazionali dell&#8217;ONU qualora si ravvisino reati o accuse di crimini contro l&#8217;umanità o crimini di guerra. </p>
<p>Per cui il comportamento indiano è totalmente arbitrario, non c&#8217;è nessuna legge che preveda che un nostro militare debba rispondere ad un giudice indiano o di qualunque altro paese, né che possa essere detenuto. Anche se per ora sono solo ospiti in un bungalow e non dentro ad un carcere, potrebbero presto cambiare le cose. L&#8217;errore qui è stato dell&#8217;Italia, della diplomazia italiana, del Ministero degli Esteri. </p>
<p>Per quanto riguarda il Governo, qui ci sono due problemi. Uno è quello pratico che abbiamo visto adesso, cioè la totale incapacità del nostro Governo di far valere il nostro diritto.  Il secondo problema è mediatico. Gli unici che hanno parlato ai media internazionali sono stati gli indiani, per almeno due o tre giorni. Questo ha consentito che tutta la stampa mondiale desse un ampio risalto alla tesi indiana, alle opinioni e alla valutazioni indiane che, come abbiamo visto, hanno nascosto un comportamento non solo ambiguo per quanto riguarda il problema della petroliera greca che, probabilmente, è la nave coinvolta nell&#8217;incidente. Un comportamento sfacciatamente illecito nei confronti dell&#8217;Italia e dei diritti degli italiani e soprattutto dei militari. </p>
<p>Uno dei motivi per cui l&#8217;Italia sta mantenendo un atteggiamento morbido con l&#8217;India sono probabilmente i rapporti economici. E’ vero che noi abbiamo tanti affari con l&#8217;India ma anche l&#8217;India ha tanti affari con noi, ad esempio l’India ha bisogno della nostra tecnologia per costruire la sua portaerei. E’ anche vero che ci sono tantissimi lavoratori indiani che lavorano in Italia e che la gran parte delle navi mercantili che battono bandiera italiana hanno a bordo marinai indiani. Quindi è vero che l&#8217;atteggiamento morbido che ha l&#8217;Italia verso l&#8217;India, che sta compiendo un sopruso, può essere anche determinato dal giro di affari che abbiamo con quel paese, però credo che queste considerazioni economiche, per un Governo che decidesse di usare più coraggio e di salvare l&#8217;onore della Patria, debbano essere un’arma a doppio taglio, nel senso che anche l&#8217;India ha interessi a mantenere rapporti con noi. Non siamo solo noi ad essere interessati a fare <em>business</em> con loro, ma c&#8217;è anche un interesse indiano ad acquisire nostre tecnologie e anche nostri investimenti, di avere nostre imprese laggiù; quindi credo che l&#8217;aspetto del <em>business</em> dovrebbe essere un&#8217;arma da utilizzare in maniera quantomeno paritaria. Non solo un&#8217;arma con la quale l&#8217;India ci può imporre di “calare le braghe” ma anche un&#8217;arma che potremmo usare per indurli a cambiare atteggiamento. </p>
<p>Credo che purtroppo adesso partiamo da una situazione in salita, in grande difficoltà, C&#8217;è una possibilità, e la notizia è di qualche ora fa, rappresentata dall&#8217;invio del sottosegretario Staffan De Mistura, che è un uomo di grande esperienza internazionale e che potrebbe forse cambiare le cose.</p>
<p>Le ultime dichiarazioni del sottosegretario agli esteri indiano,  Preneet Kaur, dimostrano ancora una volta che, di fronte ad un tentativo italiano di ammorbidire i toni, di trovare un&#8217;intesa, c&#8217;è una risposta indiana molto dura, e questo è anche un po&#8217; il frutto del fatto che l&#8217;Italia non ha mostrato una grande determinazione nel voler risolvere la crisi, anche alzando i toni. </p>
<p>I nostri soldati, ricordiamolo, rischiano di essere processati in una situazione senza precedenti, in un paese che per altro prevede la pena di morte; noi italiani andiamo a fare pressioni sugli USA perché applicano la pena di morte e poi lasciamo che i nostri militari vengano interrogati e forse processati da un paese che la applica.<br />
Il rischio più importante sul piano militare, è che tra i soldati italiani &#8211; e ricordiamo che questi due marò sono due soldati in missione, non erano là in vacanza &#8211;  questa situazione porti la gran parte di loro a pensare, in maniera giustificata, per non dire giusta, che il loro lavoro e la loro tutela sono sacrificabili. Che li porti a sentirsi abbandonati da uno Stato che invece gli ha mandati in quella missione e che quindi ha il dovere di tutelarli. Se questo dovesse succedere, è un rischio pericolosissimo perché di fatto vai a demotivare e a far sentire figli di nessuno coloro che difendono l’Italia e gli italiani. Questo credo sia alla fine di tutto il danno peggiore che l&#8217;Italia, con il suo atteggiamento “calabraghista”, corre. Abbiamo tanti militari impegnati all&#8217;estero e sarebbe un pessimo segnale se pensassero di essere sacrificabili per due affari o per due contratti di export o per ragioni di opportunità diplomatica. </p>
<p><strong>Non ritiene surreale che la Marina militare italiana debba essere impiegata per fare da scorta a navi private? Questa triste vicende non potrebbe essere l’occasione per portare all’attenzione pubblica il problema della pirateria, in particolare dell’occupazione straniera della Somalia, che inevitabilmente genera questo tipo di conseguenze?</strong></p>
<p>La Somalia non mi pare che sia occupata, magari lo fosse! Se la Somalia fosse occupata da dei paesi che mantengono un regime di occupazione non ci sarebbero i pirati. Purtroppo la Somalia è terra di nessuno, è in mano ai signori della guerra, ad un finto governo che non controlla forse neppure gli uomini che dice di avere ai suoi ordini, è in mano a milizie islamiste che sono tra l&#8217;altro anche jihadiste per loro definizione,  ha eserciti stranieri come quello del  Kenya o dell&#8217;Etiopia che occupano alcune regioni ma senza riuscire a controllarle. Io credo che sia il caos somalo che ha determinato la pirateria, ma al di là questo io credo che il problema della pirateria in Somalia sarebbe risolvibile in 48 ore: invece di spendere un paio di miliardi di euro all&#8217;anno per navi da guerra che stanno laggiù per far finta di scortare navi mercantili e a far finta di contrastare i pirati, contro i 160 milioni di dollari che i pirati incassano dai riscatti, faremmo prima a dare direttamente  in tasca ai pirati 160 milioni di dollari perché la smettano di attaccare le navi mercantili. Almeno spenderemmo meno. La mia è ovviamente una battuta. </p>
<p>Ma credo che il problema serio sia che le flotte internazionali che sono là si limitano a fare contrasto in mare ai pirati quando  basterebbero 48 ore per spazzare via con le armi qualunque <em>tortuga</em> di pirati lungo la costa. Del resto il diritto internazionale lo consente, una risoluzione dell&#8217;Onu di alcuni anni fa prevedeva anche l&#8217;impiego di forze militari internazionali a terra contro i pirati, quindi attacchi sulla costa. Basterebbe la volontà per spazzarli via a cannonate dai mari e dalle coste. Però nessuno lo fa, schiacciati come siamo da logiche <em>politically correct</em>. Il problema dei pirati anzi lo foraggiamo, basti pensare che i pirati quando vengono catturati, siccome nessuno li vuole processare, spesso vengono poi anche liberati dopo essere stati nutriti. Insomma, la gestione della guerra, chiamiamola così, contro i pirati somali, è una vergogna per l&#8217;intero mondo civile perché ci stiamo facendo prendere in giro forse da 4-5 mila somali che sequestrano, spesso uccidendo, usando violenza a dei civili; perché i marinai imbarcati sui mercantili sono dei civili, ricordiamolo. </p>
<p>Detto questo, che riguarda un po&#8217; il preambolo alla domanda che mi ha fatto, io credo che l&#8217;impiego della marina, dei marinai del San Marco per proteggere i mercantili sia una misura utile anche se non esclusiva, nel senso che tutti i paesi hanno dovuto affrontare il problema di proteggere i mercantili perché le flotte da guerra non sono in grado di proteggerli tutti. La gran parte dei paesi hanno optato per l&#8217;imbarco di guardie private, di <em>security contractors</em>, società private,  ex militari di solito, che fanno questo mestiere.<br />
La Francia ad esempio imbarca dei suoi soldati sui suoi mercantili. L&#8217;Italia ha scelto una legge che consente entrambe le cose, ma finora gli unici ad essere impiegati sono i  fanti di Marina, perché il regolamento che dovrebbe accompagnare la legge per consentire l&#8217;imbarco di guardie private non è stato ancora messo a punto. E’ anche emerso che c&#8217;è una forte resistenza nella Marina a consentire che questo lavoro venga affidato a dei privati, cioè che gli armatori possano affidarsi anche a delle guardie private. E’ una gestione che la Marina cerca di avere per sé. </p>
<p>L&#8217;impiego di <em>contractors</em> privati, o di militari armati come nel caso francese, sui mercantili è un sistema che ha risolto il problema nel senso che tutte le navi che hanno a bordo personale di scorta militare o civile non sono mai state sequestrate e quando c&#8217;è stato qualche tentativo di attacco i pirati hanno subito cambiato idea appena hanno visto che dalla nave gli sparavano addosso dei professionisti che sapevano sparare e che spesso sapevano centrare il bersaglio. </p>
<p>Quello delle scorte è un sistema di difesa passiva che protegge le navi ma non risolve ovviamente il problema della pirateria, non elimina i pirati, non li insegue, non gli dà la caccia, protegge la singola nave. E’ un sistema efficace che ha un costo per gli armatori, competitivo rispetto alle polizze assicurative che devono pagare per proteggersi il carico, la nave e l&#8217;equipaggio dal transito in acque controllate dai pirati. Tutto questo va bene finché queste navi mercantili mantengono la loro sovranità nazionale, rimangono in acque internazionali o ormeggiano in paesi dove c&#8217;è un accordo in base al quale i nostri militari possono scendere e aspettare la nave successiva. </p>
<p>I militari italiani hanno questa base, per questo tipo di attività, a Gibuti, poi scendono dalle navi alle Seychelles, oppure nello Sri Lanka oppure in Oman, a seconda delle rotte che percorrono le navi che entrano o escono dal Mar Rosso, e poi salgono sulle navi che fanno il percorso opposto. Nel momento in cui, come è accaduto per la “Enrica Lexia”, una nave viene convinta da un altro stato, viene invitata ad entrare nelle sue acque internazionali per subire addirittura un processo, un&#8217; azione penale, a questo punto è chiaro che ci si trova in una situazione difficilmente gestibile perché abbiamo non solo i marinai ma addirittura i militari  finiti in una situazione ingestibile e che è illecita sul piano internazionale.<br />
Finisco con una domanda: se fossero stati altri soldati, non italiani, ma francesi, inglesi, americani,  &#8211; in tal caso ci sarebbero già due portaerei e una mezza flotta davanti al porto di Kochi &#8211; , l&#8217;India avrebbe avuto lo stesso atteggiamento irrispettoso ed irriverente in violazione di qualunque legge internazionale che ha avuto in questo caso con gli italiani? </span></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong>* <em>Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige <a href="http://www.analisidifesa.it/">Analisi Difesa</a>, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788888028132/gaiani-gianandrea/iraq-afghanistan-guerre.html">Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane</a>&#8220;</em></strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-gianandrea-gaiani-sulla-crisi-diplomatica-italo-indiana/13837/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Russia e India: aspettando futuri cambiamenti positivi</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/russia-e-india-aspettando-futuri-cambiamenti-positivi/12826/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/russia-e-india-aspettando-futuri-cambiamenti-positivi/12826/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 08:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=12826</guid>
		<description><![CDATA[Il 15 Dicembre il Primo Ministro dell’India, il Dott. Manmohan Singh, ha iniziato una visita ufficiale in Russia. Come previsto, la natura del business verrà enfatizzata: i leader dei due paesi stanno per firmare alcuni contratti a lungo termine. Per quanto riguarda le questioni separate, ovvero quelle nelle quali si sta lavorando su significativi progetti bilaterali, ci imbattiamo costantemente in problemi di natura comune, come il concetto (strategia) a lungo termine delle relazioni tra Russia e India che non è ancora stato elaborato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/russia-e-india-aspettando-futuri-cambiamenti-positivi/12826/" title="Russia e India: aspettando futuri cambiamenti positivi"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/manmohan_singh_dmitry_medvedev.95tzuuv5z50kckgg84ccogw8w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="55" alt="Russia e India: aspettando futuri cambiamenti positivi" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.strategic-culture.org/news/2011/12/15/russia-india-expecting-positive-changes-to-come.html" target="_blank">&#8220;Strategic Culture Foundation&#8221;</a>, 15.12.11</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 15 Dicembre il Primo Ministro dell’India, il Dott. Manmohan Singh, ha iniziato una visita ufficiale in Russia. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come previsto, la natura del business verrà enfatizzata: i leader dei due paesi stanno per firmare alcuni contratti a lungo termine. Le questioni sulle quali si farà particolare attenzione saranno l’ulteriore estensione della cooperazione nel campo dell’energia nucleare (la sicurezza energetica è in testa nella lista delle priorità strategiche dei nostri partner indiani), la pianificazione di un concetto a lungo termine di cooperazione tecnico-militare (un argomento di particolare importanza sullo sfondo delle presenti difficoltà che attraggono un’ampia attenzione dell’opinione pubblica), ed infine, il ritorno ad una cooperazione in politica estera di lunga durata e di larga scala.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che la logica suggerisce un costante avanzamento lungo la tabella di marcia dello sviluppo dei rapporti economici, è possibile l’incremento del commercio bilaterale fino a 20 miliardi di dollari per il 2015-2016. Questo non è il momento adatto per confrontare la scala dei nostri rapporti economici, dati come la borsa merci, i servizi, la competenza e la tecnologia, con l’India e nemmeno con la Cina. Come non è il momento di addossare le responsabilità dei risvolti tortuosi ed intricati “dell’era di El&#8217;cin” riguardo le relazioni tra Russia ed India (che ci hanno recato considerevoli danni in India e in tutto l’Oriente).</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda le questioni separate, ovvero quelle nelle quali si sta lavorando su significativi progetti bilaterali, ci imbattiamo costantemente in problemi di natura comune, come il concetto (strategia) a lungo termine delle relazioni tra Russia e India che non è ancora stato elaborato. Questo tipo di concetto, com’è noto, esisteva all’epoca dell’Unione Sovietica. Parlando dell’implementazione del concetto comune di strategia sovietico-indiano, era possibile per i rappresentanti dei partiti precisare quali erano i loro ruoli e le loro missioni. La cosa di cui la cooperazione russo-indiana necessita di più al momento è l’introduzione di elementi di pianificazione in questo processo complesso, multi-sfaccettato e a “diverse fasi”, minimizzando gli impulsi di spontaneità che influenzano i legami bilaterali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre sviluppa i rapporti economici con l’India, la parte russa dovrebbe tenere a mente il fatto che l’intero mondo civilizzato utilizza gli strumenti della pianificazione in forma strategica e indicativa. Concretamente questo significa che lo stato russo (ossia le sue istituzioni corrispondenti e le agenzie) seleziona, da avanzati punti di vista delle forze produttive mondiali, alcuni tra i progetti e le tecnologie più promettenti, riservando sostegno prioritario al modo in cui le innovazioni verrebbero incentivate.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei progetti sopraccitati è la produzione di caccia di quinta generazione. L’idea dietro questo progetto è quella di rimettere immediatamente un certo numero di gruppi di produzione nazionale “al passo” con il livello mondiale di Scienza e Tecnologia, livello che è molto importante venga raggiunto dall’intera economia nazionale.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I rapporti economici esterni sono un potente stimolatore che facilitano i cambiamenti interni sulla via della modernizzazione economica della Russia. Nell’incoraggiare la cooperazione con l’India, come con la Cina, il Brasile, l’Indonesia, l’Iran e altri nuovi paesi influenti, la Russia può dare un forte impulso al suo stesso progresso. Persino questo è sufficiente a far capire che la visita del Primo Ministro indiano a Mosca è un evento di straordinaria importanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il punto di forza delle nostre relazioni con l’India era inizialmente basato sull’unità organica tra economia e politica. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> un peccato che recentemente abbiamo visto emergere problemi politici, che la parte russa diplomaticamente chiama imprecisioni. Penso che tutto ciò cominciò 10-12 anni fa. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al tempo della prima visita di V. Putin in India all’inizio di ottobre 2000, ho avuto la possibilità di partecipare ad una conferenza accademica internazionale dedicata alla regione asiatica e a quella pacifica. La conferenza si svolse a Delhi sotto l’auspicio di un influente Consiglio Indiano di Ricerca nelle Scienze Sociali. Fu difficile ignorare l’attiva partecipazione di coloro che rappresentavano la comunità indiana negli Stati Uniti, i quali asserivano che l’America era il maggiore alleato strategico dell’India. A quei tempi pensavo che questo tipo di mossa “non-accademica” fosse uno sforzo risoluto da parte di alcuni appartenenti all’elite indiana per determinare le nuove linee guida della politica estera della “democrazia più grande del mondo”. Probabilmente, come studioso dell’India con qualche esperienza nel campo, sono alquanto incline ad essere sospettoso. Adesso, invece, ho una crescente e solida convinzione che sia in atto una deviazione “dal corso politico di Nehru”. E se ci vediamo ancora come amici, è chiaro che i problemi di ‘natura delicata’ dovrebbero essere discussi in modo franco.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Davvero, non stiamo assistendo ad un graduale rifiuto dell’idea del mondo multi-polare? Non è che l’establishment della politica estera indiana (o la sua fazione più influente) utilizza i vigorosi progressi economici della Cina come giustificazione ideologica del suo allontanamento da orientamenti indipendenti nello spazio mondiale? Questa non è una domanda inutile. Ecco perché. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’India è sempre stata irremovibile nella sua determinazione a rafforzare la sicurezza nella regione che gli americani chiamano la “Grande Asia Centrale”. Questo spazio geo-politico comprende: l’Asia Centrale, l’Asia meridionale, l’Afganistan e l’Iran. Fino a poco tempo fa Delhi è stata una forte sostenitrice dell’idea che i paesi della regione erano i responsabili nel trovare soluzioni ai complessi problemi regionali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, l’approccio ha concluso il climax logico in relazione allo stabilizzarsi della situazione in Afganistan al tempo in cui Pechino continuava a basarsi sull’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. A me sembra che, al giorno d’oggi, l’approccio indiano sta attraversando una metamorfosi difficile da spiegare: la diplomazia indiana ha sostenuto in qualche modo l’idea americana della “nuova via della seta” nel recente forum ad Istanbul (2 novembre 2011). L’essenza celata dietro a questa idea è la salvaguardia “dell’equilibrio” delle forze esterne nella “Grande Asia Centrale”. Naturalmente sorge una domanda: contro chi le così dette forze esterne nella regione creeranno un equilibrio (Cina, Russia) e, considerando le evidenti attività geo-politiche, quale ruolo strategico giocherà l’India?</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Procedendo con il discorso, è importante sottolineare che stanno aumentando le agenzie di media asiatici (e molto spesso anche quelle mondiali) che raccontano sovente ai lettori del “riarmo’” su larga scala e dei programmi di modernizzazione delle forze armate in India. Non ci sono dubbi riguardo l’idea di questa modernizzazione, specialmente se si considerano le recenti azioni intraprese dall’Occidente nel Medio Oriente arabo che compromettono l’equilibrio dell’esistente sistema delle relazioni internazionali ed incoraggiano la corsa agli armamenti. La diversificazione delle risorse per ricavare materiali ed armamenti di difesa può essere giustificata. Ma esiste un altro punto di vista.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In primo luogo, il ravvivarsi del concetto “dell’alleanza delle quattro democrazie” (Stati Uniti, Giappone, Australia ed India) attraverso un “dialogo strategico” tra Stati Uniti, Giappone ed India nella fase iniziale, comincia ad essere considerato come una faccenda che sta seriamente preoccupando la Cina, la quale non può definire questa alleanza in altro modo se non la “NATO orientale”. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alcuni cinesi studiosi di politica hanno già consigliato il loro governo di “rispondere” a questa alleanza attraverso l’intensificazione degli sforzi di politica estera, incoraggiando anche i rapporti economici esterni con l’Asia meridionale, una regione sensibile per l’India.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In secondo luogo, certe tendenze tra alcuni rappresentanti dell’establishment della politica estera indiana riportano alla mente un imperativo politico una volta definito dal Primo Ministro Manmohan Singh: nei prossimi dieci anni il tasso di crescita dell’economia del paese non dovrebbe essere inferiore al 9%. (Lasciatemi aggiungere che prendendo in considerazione la complessità della situazione interna, che comprende anche l’aumento della generazione dei giovani &#8211; cioè il numero di giovani sotto i 35 anni ovvero il 70% dell’intera popolazione, la crescita economica del paese non dovrebbe essere inferiore ad almeno il 7%). Come si possono associare l’assenza di alternative alla forte crescita economica e l’intensivo riarmo nelle attuali condizioni dell’India? Questa è la domanda che non ha ancora una risposta convincente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Terzo, le nuove tendenze di pensiero della politica estera da parte di alcuni che fanno parte dell’elite indiana, evocano giustificata perplessità tra quelli dei circoli russi di alto livello, che vedono il posto della Russia nel mondo basato su di in un concetto di diplomazia multivettoriale. Mettendolo in parole semplici, questa traiettoria di pensiero può essere definita come: “L’amore non può essere forzato”. Se gli Stati Uniti sono il miglior amico, partner e alleato per l’India, allora intensificheremo la nostra relazione con la Cina.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A maggior ragione, come credono i sostenitori di questa corrente di pensiero, il Celeste Impero non ha meno problemi della Russia, e gli sforzi comuni delle due immense entità potrebbero innescare un “effetto moltiplicatore” per lo sviluppo della Russia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qualcuno che conosco del Ministero degli Affari Esteri ha provato a farsi un’idea della logica che i partner indiani utilizzano riguardo alle politiche verso l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione. Costui, in modo confidenziale, mi ha detto: «Non riesco a capire i nostri colleghi indiani. Facciamo di tutto per incontrarli a metà via, ma sembra che in qualche modo ci spingano leggermente da parte. Hanno forse già fatto la loro scelta strategica in favore degli Stati Uniti?». Per la verità, non potevo replicare al diplomatico diversamente. Forse, in virtù del fatto che non tutte le nostre iniziative relative alla direzione della politica estera indiana sono capite, la Russia dovrebbe dare una pausa ai colleghi di Delhi e allo stesso tempo continuare nello sviluppo delle relazioni con la Cina e l’Asia meridionale per soddisfare i nostri interessi strategici.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Penso che la vitalità del “nehruismo” sia spiegabile con il fatto che il primo capo del governo indiano l’ha sempre spuntata difendendo gli interessi nazionali. Come dimostra il tempo, solo questo tipo di “gioco” può farti vincere. Forse questa riflessione era impercettibilmente presente nel testo dei recenti auguri di compleanno del Presidente russo a Sonia Gandhi, leader del Congresso Nazionale Indiano.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il “nehruismo” non è solo un successo in politica estera. Come ha notato uno degli eminenti economisti mondiali contemporanei, l’indiano Sukhamoy Chakravarty, “il nehruismo” è una strategia a lungo termine di progresso sociale ed economico. I suoi principi fondamentali permettono la costante perfezione degli strumenti per influenzare la società rendendola maggiormente attenta verso la modernizzazione. Aggiungerei che la constante aspirazione per la trasformazione della società, complessa ed in grande misura polarizzata, ha reso leader mondiale la scuola economica indiana. Guardando in modo critico all’esperienza raccolta dai nostri colleghi indiani, questa potrebbe diventare un’importante componente della nostra relazione.</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(Traduzione di Serena Bonato)</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/russia-e-india-aspettando-futuri-cambiamenti-positivi/12826/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

