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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Haiti</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Haiti. Una ricostruzione difficile fra poli industriali e colera</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 07:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Clinton]]></category>
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		<description><![CDATA[A distanza di più di due anni dal terremoto, che ha causato oltre 300 mila vittime e un milione di sfollati, la ricostruzione di Haiti è partita davvero? Dall’autunno scorso, con il nuovo governo guidato da Gary Conille, si sono registrati dei tentativi di rilancio economico del Paese, grazie agli investimenti di diverse multinazionali. Tuttavia, ci si chiede se gli ingenti aiuti umanitari finora investiti non sarebbero bastati per consentire la ripresa del Paese? E, mentre emergono dati inquietanti sui fondi, il colera ha decimato gran parte della popolazione haitiana. Quest’ultima ha manifestato in più occasioni la propria insofferenza nei riguardi delle forze militari dell’UNSTAMIH: infatti, l’attuale svolgimento della missione è stato messo in discussione dalle denunce di violenze e abusi commessi da alcuni militari. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/haiti-una-ricostruzione-difficile-fra-poli-industriali-e-colera/14432/" title="Haiti. Una ricostruzione difficile fra poli industriali e colera"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/haiti_map_5.auc1clbq6wowkokcwkk4g804k.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="74" alt="Haiti. Una ricostruzione difficile fra poli industriali e colera" ></div></a><p><font size="2"><em>A distanza di più di due anni dal terremoto, che ha causato oltre 300 mila vittime e un milione di sfollati, la ricostruzione di Haiti è partita davvero? Dall’autunno scorso, con il nuovo governo guidato da Gary Conille, si sono registrati dei tentativi di rilancio economico del Paese, grazie agli investimenti di diverse multinazionali. Tuttavia, ci si chiede se gli ingenti aiuti umanitari finora investiti non sarebbero bastati per consentire la ripresa del Paese? E, mentre emergono dati inquietanti sui fondi, il colera ha decimato gran parte della popolazione haitiana. Quest’ultima ha manifestato in più occasioni la propria insofferenza nei riguardi delle forze militari dell’UNSTAMIH: infatti, l’attuale svolgimento della missione è stato messo in discussione dalle denunce di violenze e abusi commessi da alcuni militari. </em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>La ricostruzione haitiana</strong></p>
<p>Nell’ottobre 2011, Gary Conille ha assunto l’incarico di Primo Ministro di Haiti, a distanza di cinque mesi dall’elezione di Michel Martelly come Presidente della Repubblica. Già aiutante dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, annunciando l’impegno di garantire una crescita economica annua del 9%, Conille ha considerato la propria elezione come “un segnale al mondo che l’isola è pronta per aprirsi al mercato e che gli haitiani devono mettere da parte le divisioni e fare l’interesse della gente”. E, a proposito di apertura al mercato, soltanto alcuni mesi dopo, è stata annunciata la costruzione del <em>Parque Industrial Caracol</em> nella zona settentrionale di Haiti: si tratta di un polo industriale che dovrebbe consentire la creazione di almeno 20 mila posti di lavoro, un’enormità per il Paese haitiano, dove la disoccupazione tocca livelli minimi. Una delle principali compagnie che ha investito nella zona è l’azienda sudcoreana <em>Sae-A Trading</em>, ma certamente, grazie alle nuove prospettive commerciali dell’isola, è molto probabile che non sarà l’unica a farlo. L’attuale situazione economica ancora “vergine” del Paese ha stimolato l’interesse di varie multinazionali, come <em>Air Canada</em> e <em>Marriott Hotels &#038; Resorts</em>: proprio quest’ultima ha annunciato l’investimento di 45 milioni di dollari per la costruzione di una struttura alberghiera, considerata come fondamentale per la capitale haitiana, Port-au-Prince, la quale consentirà di creare nuovi posti di lavoro. [1]</p>
<p><strong>Una speculazione sugli aiuti umanitari?</strong></p>
<p>Al di là degli investimenti delle multinazionali, la situazione del Paese resta indubbiamente critica: il <em>Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia </em>(UNICEF) ha informato che sono necessari 24 milioni di dollari per i bisogni umanitari immediati nel 2012, mentre ulteriori 30 milioni saranno necessari per l’assistenza allo sviluppo nel lungo periodo. A due anni dal devastante terremoto che ha colpito Haiti, il bilancio è sconcertante: gli sfollati che vivono sotto le tende sono ancora 600 mila e, a causa dell’epidemia di colera, oltre 6 mila persone sono morte e 515 mila ammalate. Si tratta di cifre impressionanti anche considerando la grande mobilitazione internazionale avvenuta a seguito del terremoto: per quanto riguarda i fondi promessi dalla Comunità Internazionale, soltanto il 40% è finora giunto a destinazione! Tuttavia, secondo un rapporto dell’<em>Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale </em>(USAID), le persone che vivrebbero nelle tendopoli sarebbero soltanto poche migliaia a fronte delle oltre 650 mila dichiarate dall’attuale governo haitiano. Questa incredibile differenza fra i precedenti dati, secondo i cittadini haitiani, trova giustificazione in un tentativo del governo locale, finalizzato a speculare sugli aiuti umanitari giunti dopo il terremoto. [2]</p>
<p><strong>ONU &#8211; Haiti: fra il colera… </strong></p>
<p>Ad aggravare l’attuale realtà dell’isola, è la questione sorta fra la popolazione haitiana e i noti “caschi blu”: per le strade di Port-au-Prince, migliaia di persone sono scese chiedendo un risarcimento alle forze militari dell’<em>Organizzazione delle Nazioni Unite</em> (ONU), in quanto colpevoli di aver portato nel Paese il virus del colera. Almeno 7 mila haitiani sono morti a causa della sua diffusione, causata senza grossi dubbi dall’errato smaltimento dei rifiuti organici del contingente nepalese presente sull’isola. Da parte sua, l’ONU ha informato che, nonostante sia plausibile il modo con cui si è scatenata l’epidemia di colera, non esistono prove scientifiche certe a riguardo.<br />
Va ricordato che, proprio in seguito alla propagazione del virus, nell’estate del 2011, l’ONU aveva lanciato un appello per fermare il rimpatrio degli haitiani: l’<em>Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati</em> (UNHCR) e l’<em>Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani</em> (UNHCHR) avevano richiesto congiuntamente che gli altri Paesi del continente americano prorogassero, per ragioni umanitarie, i permessi di soggiorno concessi alle persone evacuate da Haiti a causa del sisma. </p>
<p><strong>&#8230;e gli abusi e le violenze</strong></p>
<p>Giunte a Haiti nel 2004, dopo il terremoto del 2010, le unità militari della <em>Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti </em>(UNSTAMIH) sono state rafforzate con l’aggiunta di diverse migliaia di elementi. Tuttavia, nel settembre 2011, il Senato della Repubblica di Haiti ha approvato un decreto in cui è richiesto il ritiro delle truppe dell’ONU dal Paese, che dovrebbe avvenire entro tre anni dal 2012. Oltre alla vicenda dell’epidemia del colera, questa scelta è dovuta ai recenti casi di abusi sessuali sulla popolazione haitiana perpetrati da alcuni militari dell’ONU: l’ultimo caso noto è quello verificatosi nel giugno 2011, riguardante alcuni soldati del contingente uruguayano, i quali avrebbero abusato sessualmente di un giovane. Tuttavia, altri due episodi di violenze hanno scosso l’ONU: uno sarebbe avvenuto a Port-au-Prince e l’altro a Gonaïves: in entrambi i casi, le vittime sarebbero state dei minori haitiani. I militari sotto accusa sono stati sollevati dai loro incarichi al fine di evitare ogni contatto con la popolazione locale e, di conseguenza, l’esplodere di tensioni. I rappresentanti dell’UNSTAMIH hanno avvisato che sarà adottata la “politica della tolleranza zero” per i crimini sessuali commessi, ma va ricordato che, qualora emergessero nuovi casi di violenza o abuso sessuale, i militari coinvolti saranno giudicati presso i rispettivi Paesi di appartenenza. [3]</p>
<p><em><br />
<strong>* Giacomo Morabito, dottore in Scienze delle Relazioni Internazionali (Università degli Studi di Messina)</strong></em></p>
<p></font><font size="1"><br />
Note:<br />
[1] (A. Grandi, Haiti, un polo industriale per ricominciare, www.peacereporter.net &#8211; 02/12/2011)<br />
[2] (Autore anonimo, Haiti: ancora 600 mila gli sfollati a due anni dal sisma, www.eilmensile.it &#8211; 11/01/2012)<br />
[3] (A. Grandi, Haiti, abusi sessuali: accuse contro alcuni soldati Minustah, www.eilmensile.it &#8211; 25/01/2012)</font></p>
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		<title>Il caso Haiti tra fallimenti e speranze disattese</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 13:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Le distorsioni prodotte da una crisi umanitaria, la mala allocazione degli aiuti e l'ennesimo fallimento strutturale delle ONG. Il terremoto di Haiti rappresenta l’esempio più recente delle complesse dinamiche presentate da una crisi umanitaria di grande portata. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-caso-haiti-tra-fallimenti-e-speranze-disattese/7773/" title="Il caso Haiti tra fallimenti e speranze disattese"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7773&amp;w=80" width="80" height="52" alt="Il caso Haiti tra fallimenti e speranze disattese" ></div></a><p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le distorsioni prodotte da una crisi umanitaria, la mala allocazione degli aiuti e l&#8217;ennesimo fallimento strutturale delle ONG. </span></span></em></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></em></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terremoto di Haiti rappresenta l’esempio più recente delle complesse dinamiche presentate da una crisi umanitaria di grande portata. Ad un anno dal sisma e dopo numerosi trattamenti post-cataclisma, l’isola continua ad annaspare tra le macerie. Massicce iniezioni di aiuti umanitari, spiegamento di forze economiche e umane, organizzazioni non governative (ONG) presenti ovunque. Focolai di violenza, rivolte urbane, epidemie dilaganti ed elezioni politiche di dubbia regolarità. Il tutto, raccontato da un’attenzione mediatica altalenante che ha acceso i riflettori quasi esclusivamente nei momenti in cui la crisi raggiungeva picchi meritevoli. Lo scenario che fa breccia nell’immaginario di tutti è drammaticamente caotico e imprevedibile, oltre che circondato da stupore e rigoroso sdegno. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se ci si chiede quale sia l’attuale stato dell’isola, la risposta si deduce facilmente dai dati, confrontando passato e presente. Il terremoto del 12 gennaio 2010 ha ridotto in polvere gran parte della capitale, <span style="color: #000000;">Port-au-Prince</span> , e numerosi altri centri nevralgici in tutto il paese. Alcuni studi, come quello della Banca Inter-Americana per lo Sviluppo, hanno stimato un danno complessivo che oscilla tra i 7 e i 14 miliardi di dollari. A ciò vanno aggiunti più di 300.000 decessi. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In prima battuta, la comunità internazionale si è repentinamente attivata. I maggiori donatori, riuniti a New York a meno di due mesi dal sisma, hanno fatto promesse per circa 5 miliardi di dollari in un anno e mezzo. Personaggi influenti, come l’ex presidente USA Bill Clinton, si sono impegnati in prima persona per garantire una solida ricostruzione. Tuttavia, qualcosa sembra essere andato storto. Ad un anno dal sisma, il paese oscilla tra emergenza e stabilizzazione, restando piuttosto intrappolato nella prima condizione. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Certo, nel bel mezzo del processo di ricostruzione, è sopraggiunta una devastante epidemia di colera che ha colto tutti di sorpresa. Circa 2500 i decessi e i contagi, in progressivo aumento, sono ormai nell’ordine delle decine di migliaia. La precarietà delle infrastrutture, la disorganizzazione delle risorse e il fatto di aver sottovalutato il problema, hanno fatto si che la situazione sfuggisse di mano e l’epidemia si diffondesse rapidamente. Ben presto, ai morti si sono aggiunte rivolte urbane, violenze e attacchi agli operatori umanitari. I caschi blu nepalesi sono stati accusati di essere essi stessi la fonte della pandemia e alcune ONG hanno rischiato il linciaggio. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A chiudere il quadro disastroso ci hanno pensato le elezioni di novembre, mentre nelle strade si continuava a lottare per la sopravvivenza. Diciannove i candidati tra cui un celebre cantante pop haitiano. Emblematica l’immagine dei manifesti elettorali che campeggiano sulle macerie del palazzo presidenziale. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La domanda che si fanno in molti e sulla quale non bisognerebbe mai smettere di riflettere è ridondante: dove sono finiti gli aiuti internazionali? Come è possibile che i risultati ottenuti fino ad ora siano cosi maledettamente lontani dalle aspettative? </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta, tutti puntano il dito contro le organizzazioni internazionali e le ONG. Buona parte della stampa internazionale sente improvvisamente il dovere di pubblicare <em>reportage</em> indignati. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’evidenza del degrado non aiuta certo a smentire tali voci. Circa il 90% delle macerie giace ancora ai margini delle strade e le tendopoli sono ormai parte integrante del panorama spettrale della capitale. Le infrastrutture nevralgiche per il risanamento dell’isola giacciono in uno stato pessimo. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In ultimo, osservando lo svolgimento del processo elettorale, si manifesta chiaro ed inequivocabile il malessere della popolazione riguardo alle ONG. Paradossale che alcuni candidati abbiano centrato la propria campagna elettorale sulla promessa di ridurne drasticamente l’influenza politica ed economica e di strappargli di mano il controllo del territorio e delle risorse. Paradossali le dure critiche a alcune ONG, tra le quali Medici Senza Frontiere. Si è persino detto che buona parte dei decessi, nonché l’attuale clima di violenza e degrado diffusi, potevano essere ampiamente evitati.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il caso di Haiti rappresenta l’apice di una concatenazione di problemi strutturali spesso sottovalutati. Basta guardare al passato per accorgersi che ogni crisi umanitaria raggiunge sempre uno stallo in tal senso. Unico beneficiario è la condizione di status quo nella quale molte ONG stagnano da anni. Si continuano a sprecare risorse e ci si continua ad indignare, restando intrappolati nel più classico dei circoli viziosi. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le ONG sono organismi privati senza scopo di lucro che beneficiano di fondi di diversa natura. Ora, senza nulla togliere alla nobiltà dell’intenzione e alle difficoltà della missione, c’è qualcosa che si ostina a non funzionare nel verso giusto. Le ONG sono, in genere, strutture ben organizzate, dotate di statuti, corpi decisionali, obiettivi e meccanismi burocratici. Tuttavia, a mio avviso, sembrano essere prive di alcuni elementi che ne fanno degli agenti atipici. Tali elementi sono: legittimità, responsabilità, controllo e obiettivo. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le ONG non presentano alcun elemento che le riconduca direttamente alla legittimità popolare, se non in misura sommaria. Potrebbe dirsi che, almeno nel caso delle ONG più grandi si siano andate formando una sorta di <em>constituencies</em> informali. Ma ciò è insufficiente a creare un solido fondamento di legittimità. Non essendoci tale elemento, viene conseguentemente a mancare una forma sufficientemente stringente di responsabilità politica diretta. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche il controllo non è in genere effettuato da nessun organismo terzo e indipendente. Esse non rispondono praticamente a nessuno in caso di fallimento o sperpero delle risorse e non sono destinatarie di sanzioni significative che potrebbero rivelarsi un tassello necessario nel meccanismo di gestione delle risorse. Tale situazione è supportata dall’idea che le ONG siano al di sopra delle parti, che siano esse stesse a fungere da controllori laddove gli altri non possono o non vogliono. Tale idea è chiaramente un equivoco. Dietro alle ONG ci sarebbe la cosiddetta società civile globale, dotata di un unico punto di riferimento: la stampa. Pur nella drammaticità trasmessa dai media, la percezione di ciò che accade in terre lontane è obiettivamente limitata. Se vogliamo, è proprio questo il limite più evidente della società civile globale, che impedisce lo sviluppo di un collante sociale sufficientemente forte tra società diverse. Allo stato attuale, l’unico mezzo che possa realisticamente, se pur limitatamente, fungere da supervisore è proprio la stampa. Ma anche questa, come è stato chiaro in passato e nel recente caso di Haiti, presenta limiti legati alle spinte del <em>marketing</em>, alle necessità dettate dall’attenzione mediatica e a pressioni esterne di varia natura. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, la strada da percorrere per porre rimedio all’eterno ritorno di tali spiacevoli situazioni è alla portata di tutti. Non occorre certo l’eradicazione delle ONG. Sarebbe un atto sciocco e avventato. Può sembrare ridondante, ma la soluzione sta proprio nella banalità di una riforma che continua a farsi attendere. Niente di sorprendentemente rivoluzionario. Le ONG non sfuggono al più generale discorso sulla riforma delle organizzazioni internazionali. Vista la loro importanza strategica e logistica e vista la quantità di risorse che gestiscono, non pare affatto avventato porre la necessità della riforma delle ONG allo stesso livello di quella, ad esempio, del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È necessario, anzitutto, costruire un <em>framework</em> che disincentivi l’eccessiva proliferazione di ONG. Osservando le statistiche si nota facilmente che mentre il numero di ONG è cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni, la curva dell’efficienza non ha certo seguito la stessa strada. Favorire quelle consolidate sembra essere l’unico modo per ottenere un fondamento di legittimità. Una legittimità che pur collocandosi a un livello più basso di quella elettorale, resta tutto sommato possibile da realizzare. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In secondo luogo, le ONG devono essere responsabili del proprio operato. Sanzioni effettive devono prevedersi in caso di errori gestionali e nei numerosi casi di sfacciato sperpero delle risorse. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In terzo luogo, sono necessari corpi indipendenti in grado di giudicare l’operato di tali attori e un’attenzione mediatica più focalizzata su un settore spesso pericolosamente sottovalutato. Una maggiore apertura delle ONG alla società civile che le circonda e una maggiore attitudine cooperativa con il mondo del <em>profit</em>, restano aspetti di fondamentale importanza. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In ultimo, se si analizza quello che è il ruolo comune a tutte le ONG, ci si accorge di un fatto fondamentale. Oltre a obiettivi specifici di breve o lungo periodo, il fine ultimo di qualsiasi ONG dovrebbe in fondo essere quello di estinguersi una volta realizzato il proprio obiettivo. Esse sono, in questo senso, attori transitori. Non si vuole certo negare che esistano casi particolarmente complessi, in cui si richiedono tempi più lunghi e costi più onerosi del solito. Tuttavia, ciò non giustifica che il consolidamento sul territorio, l’ingerenza politica e il controllo delle risorse siano la regola piuttosto che l’eccezione. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Solo attraverso il cambiamento delle regole in questo senso ci sarà maggiore trasparenza ed efficienza. Chiaramente, il caso haitiano non beneficerà di nessuna di tali considerazioni. La ripresa arriverà ancora una volta con costi umani ed economici di gran lunga superiori al dovuto. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È giunto dunque il momento di prendere seriamente in considerazione tali questioni e ripensare l’architettura dell’intero settore in maniera seria e sistematica. Ciò, quanto meno, eviterebbe il ripetersi della litania tragicomica alla quale siamo costretti ad assistere. La stampa internazionale che improvvisamente si desta e denuncia scandali e sprechi. La società civile che, indignandosi, finisce per confondere preti missionari, mercenari e operatori umanitari. Le ONG, a loro volta, non sentono neanche il bisogno di difendersi dagli attacchi. Il loro essere chiamati in causa da un frastuono mediatico privo di alcuna misura concreta, non sembra il più delle volte scuoterle. Lo scenario prodotto da tale situazione è inevitabilmente irrazionale, privo di buon senso e soprattutto totalmente fuori controllo.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Alessio Orgera, dottore in Relazioni internazionali (LUISS &#8220;Guido Carli&#8221; di Roma), opera nell&#8217;Ufficio del Segretario del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Roma).</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">Le opinioni espresse nell&#8217;articolo sono dell&#8217;Autore e potrebbero non coincidere con quelle di &#8220;Eurasia&#8221;</span></em></span></p>
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		<title>La militarizzazione degli aiuti a Haiti: operazione umanitaria o invasione?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 18:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Haiti ha una lunga storia di interventi e invasioni da parte delle forze armate statunitensi, storia iniziata agli albori del XX secolo. L’interventismo statunitense ha contribuito alla distruzione dell’economia nazionale haitiana e all’impoverimento della popolazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-militarizzazione-degli-aiuti-a-haiti-operazione-umanitaria-o-invasione/2944/" title="La militarizzazione degli aiuti a Haiti: operazione umanitaria o invasione?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/17000.6ivavkjd1b0gg088s8k0kk4gk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="La militarizzazione degli aiuti a Haiti: operazione umanitaria o invasione?" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --><span style="font-size: x-small;">Fonte: <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=17000" target="_blank">“Global Research”</a>, 15/01/2010</span></p>
<p><font size="2">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Haiti ha una lunga storia di interventi e invasioni da parte delle forze armate statunitensi, storia iniziata agli albori del XX secolo. L’interventismo statunitense ha contribuito alla distruzione dell’economia nazionale haitiana e all’impoverimento della popolazione.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Il devastante terremoto è presentato all’opinione pubblica come l’unica ragione dell’imbarazzante situazione del paese.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Un paese è stato distrutto, le sue infrastrutture rase al suolo. La sua popolazione è precipitata in <span style="color: #000000;">una </span>povertà e disperazione abissali.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Tutta la storia di Haiti, il suo passato coloniale sono stati cancellati.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>I militari statunitensi sono arrivati <span style="color: #000000;">a soccorrere </span>una nazione impoverita. Qual è il loro mandato?</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>È un’operazione umanitaria  oppure un’invasione?</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Gli attori principali nelle “operazioni umanitarie” <span style="color: #000000;">statunitensi </span>sono il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Stato e l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID). L’USAID è coinvolta anche nell’invio di aiuti alimentari ad Haiti, che sono distribuiti dal Programma Alimentare Mondiale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La componente militare delle missioni statunitensi tende, comunque, a mettere in ombra quella civile dele operazioni di soccorso alla popolazione disperata e impoverita. Il complesso delle operazioni umanitarie non è gestito da agenzie governative civili, come FEMA o USAID, ma dal Pentagono.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ad avere maggior peso nelle decisioni è il Comando Meridionale (SOUTHCOM).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È previsto un massiccio impiego di personale militare. L’ammiraglio <span style="color: #000000;">Mike Mullen, capo di Stato Maggiore Congiunto</span>, ha confermato che gli Stati Uniti invieranno 9 o 10 mila uomini ad Haiti, inclusi 2 mila Marines. (American Forces Press Service – 14 gennaio 2010)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La portaerei USS Carl Vilson e le sue navi di supporto sono già arrivate a Port au Prince (15 gennaio 2010). I 2 mila uomini dell&#8217;Unità Anfibia Marina, così come i soldati dell’82esima Divisione Aerotrasportata, “sono addestrati a svolgere una vasta gamma di missioni, incluso il controllo di sicurezza e disordini, in aggiunta alle operazioni umanitarie”.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Contrariamente alle squadre di soccorso inviate da varie organizzazioni civili, nel caso dell’esercito statunitense il mandato umanitario non è definito chiaramente:</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">Senza dubbio, i Marines sono prima di tutto combattenti; è il motivo per cui il mondo li conosce, … [ma] siamo anche capaci di compassione quando serve, e questo è un aspetto che ci piacerebbe mostrare: dei combattenti compassionevoli che tendono una mano per aiutare chi ha bisogno. Siamo davvero emozionati per questo.” (Portavoce dei Marines, Army Forces Press Services – 14 gennaio 2010)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Durante la conversazione telefonica tra i presidenti Obama e Préval, non è stato fatto alcun cenno relativo all’ingresso e dispiegamento di truppe statunitensi sul territorio haitiano. La decisione è stata presa unilateralmente e imposta da Washington. Ad Haiti, la totale mancanza di un governo funzionante è stata usata per legittimare, su un piano umanitario, l’invio di forze militari che hanno di fatto acquisito molte delle funzioni governative.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>TAVOLA 1</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">IL CONTINGENTE MILITARE STATUNITENSE DA INVIARE AD HAITI (SECONDO IL COMUNICATO UFFICIALE)</span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La 	nave d’assalto anfibia della Marina statunitense USS Bataan e le 	navi da sbarco anfibie Fort McHenry (LSD 43) e Carter Hall (LSD 50).</span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Un&#8217;Unità 	Anfibia Marina di 2000 	uomini dalla 22esima Unità di Spedizione Marina 	e soldati dell’82sima Divisione Aerotrasportata dell’Esercito.</span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La 	portaerei USS Carl Vinson e le sue navi di supporto (arrivate a Port 	au Prince il 15 gennaio).</span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La 	nave ospedale USNS Comfort.</span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Diverse 	imbarcazioni ed elicotteri della Guardia Costiera.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">I tre mezzi anfibi si uniranno alla portaerei USS Carl Vinson, all’incrociatore lancia-missili USS Normandy e la fregata lancia-missili USS Underwood.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>Il ruolo del Comando Meridionale</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L’US Southern Command (Comando Meridionale degli USA &#8211; SOUTHCOM) con quartier generale a Miami è l’istituzione dominante ad Haiti. Il suo compito di comando militare regionale è condurre conflitti moderni. La sua missione ufficiale nell&#8217;America Latina e nei Caraibi è “condurre operazioni militari e promuovere la cooperazione in materia di sicurezza per raggiungere gli obiettivi strategici degli Stati Uniti” (<em>La nostra Missione</em> – SOUTHCOM). Gli ufficiali di comando sono addestrati per supervisionare i teatri d&#8217;operazione, le politiche militari e le “controinsorgenze” nei Caraibi ed in America Latina, come nel recente insediamento di basi militari statunitensi in Colombia, nei pressi del confine con il Venezuela.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il Generale Douglas Fraser, a capo del Comando Meridionale, ha definito le operazioni ad Haiti come di “Comando, Controllo e Comunicazione” (C3). Il Comando Meridionale supervisiona un massiccio spiegamento di armamenti, incluse numerose navi da guerra, una portaerei, divisioni aerotrasportate, eccetera:</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">Quindi ci siamo concentrati sull&#8217;<em>acquisizione di comando, controllo e comunicazioni</em>, che è quanto può servirci per comprendere meglio quello che sta succedendo. Le strutture del MINUSTAH (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti) sono state distrutte, molti dei loro contatti sono andati persi, così stiamo cercando di ripristinare le loro comunicazioni e di rafforzarle.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stiamo anche inviando delle squadre per effettuare sopralluoghi, insieme agli operatori di USAID per aiutarli, oppure individualmente.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stiamo spostando varie navi presenti nella regione – sono piccole navi, lance della Guardia Costiera, cacciatorpediniere – verso la zona interessata, per fornire qualsiasi assistenza sul campo sia necessaria. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Anche la <em>portaerei USS Carl Vinson</em>, sta facendo rotta in quella direzione. Si trovava al largo di Norfolk, quindi in un paio di giorni dovrebbe giungere sul posto. Abbiamo solo bisogno di rifornirla e di approvvigionarla per sostenere gli sforzi necessari ad Haiti.  Stiamo contattando tutte le agenzie internazionali presenti ed operative ad Haiti, per cercare di sostenere al meglio i loro sforzi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stiamo impegnando anche <em>larghi mezzi da sbarco anfibi, con a bordo un’Unità di Spedizione Marina</em>, che in un paio di giorni raggiungeranno la USS Carl Vinson.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Tutto questo ci offre una vasta gamma di opportunità per distribuire viveri e aiuti in tutta l’area. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Questo è l’essenziale, finora non abbiamo una valutazione precisa circa la situazione sul terreno, quali siano le necessità a Port au Prince e quanto sia estesa l&#8217;emergenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Infine abbiamo una squadra che gestisce la situazione all’aeroporto. Da quanto ne so – perché il mio comandante in seconda era per caso ad Haiti, proprio in aeroporto, per una visita già in programma – la pista di decollo è funzionante, ma la torre di controllo non può effettuare comunicazioni. Il terminal passeggeri ha subito dei danni strutturali e non sappiamo in quale stato sia.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Una squadra si sta recando sul posto per <em>prendere possesso dell&#8217;aeroporto ed operare da lì</em>, perché è uno di quei luoghi da cui presumiamo affluirà il grosso dei contributi internazionali immediati.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stiamo facendo tutte le altre cose appropriate alla bisogna.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stiamo anche coordinandoci con MINUSTAH e con i locali. Il comandante di MINUSTAH si trovava per caso a Miami quando tutto è accaduto, quindi proprio ora è in viaggio e dovrebbe rientrare a Porto au Prince da un momento all’altro. Allora ci aiuterà a coordinare tutti gli sforzi perché, ovviamente, le Nazioni Unite hanno sofferto perdite significative con la distruzione, almeno parziale, del suo quartier generale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Questo è l’inizio del nostro sforzo tutt’ora in corso e quando avremo una stima precisa di ciò che serve, ci adatteremo alle necessità. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il Segretario alla Difesa, il Presidente, tutti convengono che questo sia un significativo impegno, ed ora stiamo coordinando tutte le risorse del Dipartimento della Difesa per sostenerlo”. (Conferenza stampa del Generale Fraser dal Pentagono – 13 gennaio 2010).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il resoconto della Heritage Foundation riassume la sostanza della missione statunitense ad Haiti: “</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Il terremoto ha implicazioni sia umanitarie sia relative alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> [che richiedono] una risposta tempestiva che non sia solo coraggiosa, ma anche decisiva, mobilitando apparati militari, governativi e civili sia per i soccorsi immediati sia per un programma di recupero e riforma a lungo termine per Haiti”. </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(James M. Roberts e Ray Walser, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><span style="color: #0000ff;"><a href="http://rs6.net/tn.jsp?et=1102946165485&amp;s=8828&amp;e=00=ru_F1wAQ6KHJiQVa1xmKdAbNpO4KEvsoPyn2j2GnzbyWa1hpnXlZEsWyPd1NJq2VdDs6Kzc03D=jcr6J3z7ruv0gxqRQ9p_4-EPQnrdWllwny-cf7zFRS4plSQgz1xWBgJUz3D9HSaMKVXJUW0VKo=h7pBbcEmFI"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>American Leadership Necessary to Assist Haiti After Devastating Earthquake</em></span></span></a></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>”</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Heritage Foundation – 14 gennaio 2010).</span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">All’inizio, la missione militare sarà coinvolta nelle attività di primo soccorso ed emergenza, di pubblica sicurezza e di polizia.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>L’aviazione militare statunitense controlla l&#8217;aeroporto</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L’aviazione statunitense ha assunto il controllo del traffico aereo e della gestione dell’aeroporto di Port au Prince. In altre parole i militari statunitensi controllano il flusso di aiuti e di approvvigionamenti portati nella regione da aerei civili. L’aviazione statunitense non sta lavorando sotto la supervisione dei funzionari dell’aeroporto di Haiti, che sono stati destituiti. L’aeroporto è gestito dai militari statunitensi. (Da un’intervista con l’ambasciatore haitiano rilasciata a R. Joseph, PBS News – 15 gennaio 2010).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il team FAA lavora con i DOD Combat Controller per migliorare il traffico in entrata e in uscita dall’aeroporto. L’aviazione statunitense ha riaperto l’aeroporto il 14 gennaio, il 15 il suo gruppo di reazione contingente è stata nominata più alta autorità in campo d’aviazione. Autorità che ha permesso all’aviazione di <em>fissare priorità, programmare e controllare lo spazio aereo</em> all’aeroporto.(flightglobal.com – 16 gennaio 2010).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La nave ospedale da 1000 posti letto USNF Comfort, che include più di 1000 uomini tra personale medico e di supporto, è stata inviata ad Haiti sotto la giurisdizione del Comando Meridionale. </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(Vedi </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><span style="color: #0000ff;"><a href="http://rs6.net/tn.js=?et=1102946165485&amp;s=8828&amp;e=001ru_F1wAQ6KFMeWC34J3kXgTbHHVPQw0olOMJsf=g6vRIwxPSMTGqnP8ZJUY_BE1Nlbm02DUXokbqLoFKrN-FRPhwZA7Aq_DeVKIgkqzx8VtI4-g0l=1VfmG4BfDR-XCYpcaZJcnnE9PyiS8ceAMGqA=="><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Navy hospital ship with 1,000 beds readies for Haiti quake relief</em></span></span></a></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>”</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Digital Journal – 14 gennaio 2010). </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Al momento del terremoto c’erano circa 7100 militari e più di 2000 poliziotti, vale a dire 9000 elementi di forze straniere. Per contro, il personale civile di MINUSTAH ammonta a meno di 500 persone (</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>MINUSTAH Facts and Figures</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>TAVOLA 2</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">MISSIONE DI STABILIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE AD HAITI (MINUSTAH) </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Forze al 30 novembre 2009:</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">9065 personale in uniforme</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">7031 in truppe</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">2034 poliziotti, di cui 88 personale civile internazionale</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">1212 civili locali, di cui 214 volontari delle Nazioni Unite</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Forze stimate di MINUSTAH e SOUTHCOM:</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">19095 escluse le forze francesi (non confermate) e canadesi (confermati 800 uomini), Stati Uniti, Francia e Canada hanno collaborato durante il Coup d’Etat del 29 febbraio 2004.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Haiti è sottoposta ad occupazione militare straniera dal <em>Coup d’Etat</em> del 2004 promosso dagli Stati Uniti. Il contingente delle forze statunitensi con quelle di MINUSTAH hanno portato la presenza militare ad Haiti intorno ai 20 mila elementi, a fronte di una popolazione di 9 milioni di abitanti. Per fare un paragone in Afghanistan, prima dell’ondata inviata da Obama, le forze di Nato e statunitensi insieme erano intorno ai 70mila elementi a fronte di 28 milioni di abitanti. In altre parole, facendo un conto dei militari pro capite, ci sono più militari ad Haiti di quanti ce ne fossero in Afghanistan.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>Recenti interventi militari statunitensi a Haiti</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ci sono stati diversi interventi militari promossi dagli Stati Uniti nella storia recente. Nel 1994, dopo tre anni di legge marziale, 20mila uomini delle truppe di occupazione e di </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>peacekeeping</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> fu spedita ad Haiti. L’intervento militare statunitense del 1994 non era finalizzato a restaurare la democrazia. Piuttosto il contrario: fu condotto per reprimere un’insurrezione popolare contro la giunta militare e le sue corti neoliberali. (Michel Chossudovsky, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><a href="http://rs6.net/tn.jsp?et=110294=165485&amp;s=8828&amp;e=001ru_F1wAQ6KFI3C__FdkquRno54_sohhV8irunV35dETX5yYY-Hg=Tkh0Q2k_YhffRKsWbz8So4Ur2Zzn-LcVgAhcE1KLucUX1dLzkekOGOxj4lLxy8aRWJKEte_DzB=eaplYjbQbvFoSjhkhzZpfPKPXeiWqpxYy8p590V8Qcxk="><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>The estabilization of Haiti”</em></span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Global Research</span></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> – 29 febbraio 2004).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Gli Stati Uniti e le truppe alleate sono rimaste nel paese fino al 1999. Le forze armate haitiane furono sciolte ed il Dipartimento di Stato ingaggiò una compagnia di mercenari, la Dyn Corp, per fornire “consigli tecnici” per ricostituire la Polizia Nazionale di Haiti (HNP). (Ibidem).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>Il colpo di Stato del febbraio 2004</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Durante i mesi che hanno portato al </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Coup d’Etat</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> del 2004, le forze speciali statunitensi e la CIA stavano addestrando gli squadroni della morte formati dai vecchi membri dell’ex Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dell’epoca di Duvalier. L’esercito paramilitare di ribelli attraversò il confine con la Repubblica Dominicana nei primi giorni di febbraio del 2004. “Si trattava di una milizia paramilitare ben armata, addestrata ed equipaggiata, con integrati membri del Fronte per l’Avanzamento ed il Progresso di Haiti” (FRAPH); gli squadroni della morte, in borghese,  erano stati coinvolti nello sterminio di civili ed in assassinii politici durante il golpe militare promosso dalla CIA nel 1991, che portò al rovesciamento del governo democraticamente eletto del presidente Jean Bertrand Aristide”. </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(Michel Chossudovsky, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><a href="http://rs6.net/tn.jsp?et=1102946165485&amp;s=8828&amp;e=3D001ru_F1wAQ6KFI3C__FdkquRno54_sohhV8irunV35dETX5yYY-HgvTkh0Q2k_YhffRKsWb=8So4Ur2Zzn-LcVgAhcE1KLucUX1dLzkekOGOxj4lLxy8aRWJKEte_DzBCeaplYjbQbvFoSjhkh=ZpfPKPXeiWqpxYy8p590V8Qcxk="><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>The Destabilization of Haiti”</em></span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Global Research – 29 febbraio 2004</span></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;">).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Truppe straniere furono inviate ad Haiti. MINUSTAH fu costituito sulla scia del <em>Coup d’Etat</em> del 2004 e del rapimento e deportazione del presidente democraticamente eletto Jean Bertrand Aristide. Il golpe fu promosso dagli Stati Uniti con l’appoggio di Francia e Canada.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Le unità FRAPH furono integrate con le forze di polizia nazionali, sotto la supervisione di MINUSTAH. Nel disordine politico e sociale scatenato dal terremoto la vecchia milizia armata  e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale potrebbero ricoprire un nuovo ruolo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>Il programma non dichiarato</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La missione implicita del Comando Meridionale, con quartier generale a Miami, e delle installazioni militari statunitensi distribuite in America Latina, è assicurare il mantenimento di regimi vassalli, cioè governi mandatari degli Stati Uniti, ligi al <em>Washington consensus</em> e alla nuova linea di condotta neoliberale. Mentre il personale militare statunitense all’inizio sarà impiegato nell’emergenza e nei soccorsi, questa rinnovata presenza militare statunitense ad Haiti sarà usata per stabilire un punto d’appoggio nella regione e perseguire gli obiettivi strategici e geopolitici degli Stati Uniti nel bacino dei Caraibi, attenzione rivolta a Cuba e al Venezuela in particolare.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L’obiettivo non è lavorare affinché si restauri il governo nazionale, la presidenza, il parlamento, istituzioni tutte decimate dal terremoto. Dalla caduta del regime di Duvalier, il progetto degli Stati Uniti è stato smantellare gradualmente lo Stato di Haiti, restaurare il modello coloniale e ostacolare il funzionamento di un governo democratico. L’obiettivo non è solo abolire il governo, ma anche adattare alla situazione attuale il mandato di MINUSTAH, il cui quartier generale è stato distrutto.</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il ruolo di capo dei soccorsi e di gestione della crisi improvvisamente è caduto sugli Stati Uniti, per mancanza, in poche parole, di un’altra entità in grado di sostenere la situazione”. </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>US Takes Charge in Haiti with troops, rescue aid”</em></span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, NYTimes.com</span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> – 14 gennaio 2009</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">).</span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Prima del terremoto ad Haiti c’erano, secondo quanto riferito dalle fonti militari statunitensi, circa 60 militari in servizio. Da un giorno all’altro è arrivata un’improvvisa ondata di militari: 10mila truppe, <em>marines</em>, forze speciali, <em>intelligence</em>, eccetera, senza considerare i mercenari messi sotto contratto dal Pentagono.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Con ogni probabilità le operazioni umanitarie saranno usate come pretesto e giustificazione per impiantare una presenza militare stabile ad Haiti.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ci troviamo di fronte ad uno spiegamento massiccio, un’ondata (“<em>surge</em>”) di personale militare assegnato ai soccorsi di emergenza. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il primo compito del SOUTHCOM sarà assumere il controllo di ciò che rimane delle comunicazioni, dei trasporti e delle infrastrutture energetiche. L’aeroporto è già, di fatto, sotto il controllo degli Stati Uniti. Con ogni probabilità, le attività di MINUSTAH, che dall’inizio del 2004 ha servito gli interessi della politica estera statunitense, saranno coordinate con quelle del SOUTHCOM: la missione delle Nazioni Unite sarà, di fatto, posta sotto il controllo dei militari statunitensi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>La militarizzazione delle organizzazioni di soccorso civili</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">I militari statunitensi ad Haiti cercano di tenere sotto controllo l’attività di organizzazioni umanitarie riconosciute. E, in aggiunta, pretendono di usurpare le attività umanitarie di Cuba e Venezuela.</span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il governo, già debole sotto il presidente Preval, ora è letteralmente un disastro. Cuba e il Venezuela, già impegnati nel ridurre al minimo l’influenza statunitense nella regione, probabilmente coglieranno questa opportunità per elevare il loro profilo e la loro influenza…” </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">James M. Roberts e Ray Walser, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><span style="color: #0000ff;"><a href="wlmailhtml:%7B4E51A55E-2358-4523-BCBC-E6D177BD8260%7Dmid:/00000002/ht=p:/rs6.net/tn.jsp?et=1102946165485&amp;s=8828&amp;e=001ru_F1wAQ6KHJiQVa1xmK=AbNpO4KEvsoPyn2j2GnzbyWa1hpnXlZEsWyPd1NJq2VdDs6Kzc03DBjcr6J3z7ruv0gxqRQ9p_=-EPQnrdWllwny-cf7zFRS4plSQgz1xWBgJUz3D9HSaMKVXJUW0VKoTh7pBbcEmFI"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>American Leadership Necessary to Assist Haiti After Devastating Earthquake</em></span></span></a></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>”</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Heritage Foundation – 14 gennaio 2010).</span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Negli Stati Uniti, la militarizzazione delle emergenze e delle operazioni di soccorso è cominciata con la crisi provocata dall’uragano Katrina, quando l’esercito fu chiamato a coprire un ruolo dominante. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Il modello di intervento di emergenza per il SOUTHCOM è preso dal NORTHCOM, a cui fu assegnato il mandato di </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>lead agency</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> nelle procedure d’emergenza nazionali degli Stati Uniti. </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><a href="http://rs6.net/tn.jsp?et=110=946165485&amp;s=8828&amp;e=001ru_F1wAQ6KHQFkgytUrKEAY4YHE1HWq9BV0u0cRlbBRNK3LQ=newOrDqcEFzlEaiplO2ZwNw7rxIbqToN2L7oWmKS2tTKrsUGfstgVsGhySznbjes9srdImN5Ii=sjKDhRXIu11fXNqlvoNFpZIiBk7qrP3u5UB6osnfbMF7aqkf0ENhHwhOLzI1IZmSmSexj-ttaQ=Ln7U4HUvh24H5xQ=="><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Bush Urges Shift in Relief Responsibilities”</em></span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, washingtonpost.com</span></span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> 26 settembre 2005).</span></p>
<p lang="en-GB">
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;">La risposta al disastro nazionale non è coordinata dal governo civile fuori dal Texas, ma da una località remota secondo criteri militari. Il quartier generale del Comando Settentrionale controllerà direttamente i movimenti del personale militare e degli armamenti nel Golfo del Messico, come nel caso di Katrina, scavalcherà quanto fatto dai corpi civili. Anche in questo caso, l’intera operazione è sotto la giurisdizione militare piuttosto che sotto quella della FEMA.” </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(Michel Chossudovsky, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>“</em></span><span style="color: #0000ff;"><a href="http://rs6.net/tn.jsp?et=110=946165485&amp;s=8828&amp;e=001ru_F1wAQ6KHNO5_KSWNkqVl-bxQ3ceCOszscqYbqNGOP6700=_YuVcTKrhgh8HkFocTbFZSnHRE4LwV8SoRiqUtYivTRvV_IDGh1T6gS3JmWJp4M8Xmt8BpRIeB=mY8adaE5bGTeQfgJ5lomlPNRETQQHMxG6WLfck-aOHGUoeI="><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>US Northern Command and Hurricane Rita</em></span></span></a></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>”</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, Global Research – 24 settembre 2005).</span></p>
<p lang="en-GB">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>Osservazioni finali</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Haiti è un paese occupato fin dal <em>Coup d’Etat</em> promosso dagli Stati Uniti nel febbraio 1994. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L’arrivo di 10mila truppe statunitensi in pieno assetto da guerra, associato alle attività delle milizie locali, potrebbe precipitare il paese nel caos.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Queste forze straniere sono arrivate per sostenere il <em>peacekeeping </em>del MINUSTAH e le forze di polizia haitiane (con l’ex Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale), che si sono rese colpevoli, dal 2004, di crimini di guerra contro la popolazione haitiana, tra cui l’uccisione indiscriminata di civili.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Queste truppe rinforzano le preesistenti forze di occupazione sotto il mandato delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ventimila truppe straniere sotto il comando del SOUTHCOM e di MINUSTAH saranno presenti nell’area. Con ogni probabilità si verificherà un’integrazione o un coordinamento delle strutture di comando del SOUTHCOM e di MINUSTAH.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La popolazione haitiana ha mostrato grande solidarietà, coraggio e impegno sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Soccorrendo una persona dopo l’altra e agendo con coscienza, nonostante le difficili condizioni, nella scia del terremoto, sono nate le squadre di soccorso create dagli stessi cittadini.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La militarizzazione delle operazioni di soccorso indebolirà la capacità organizzativa di Haiti di ricostruire e restaurare le istituzioni del governo civile che sono state distrutte. Questa militarizzazione usurperà gli sforzi del personale medico internazionale delle organizzazioni civili di soccorso.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È assolutamente essenziale che la popolazione haitiana si opponga con forza alla presenza di truppe straniere nel paese, soprattutto nelle operazioni di pubblica sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È assolutamente essenziale che gli americani in tutto il paese si oppongano efficacemente alla decisione dell’amministrazione Obama di inviare truppe da combattimento ad Haiti.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Non può esserci vera ricostruzione o vero sviluppo sotto l’occupazione militare straniera.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(Traduzione di Francesca Penza)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>* Michel Chossudovsky è un economista canadese, docente presso l&#8217;Università di Ottawa. Dirige il <em>Centre for Research on Globalization</em>. Sulle pagine di “Eurasia” ha pubblicato <em>La dottrina atlantista dell&#8217;attacco nucleare preventivo</em> (nr. 2/2008).</strong></span></span></p>
<p></font></p>
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		<title>Terremoto ad Haiti: Made in USA</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chavez Frias, avrebbe collegato il disastroso terremoto che ha colpito Haiti alla sperimentazione di nuove armi da parte degli USA. A titolo informativo riportiamo il seguente articolo, che sostiene la medesima tesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/terremoto-ad-haiti-made-in-usa/2828/" title="Terremoto ad Haiti: Made in USA"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/haiti2.8g2ixwbo96kgcckcgc8g0w8ww.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="51" alt="Terremoto ad Haiti: Made in USA" ></div></a><p><em>NOTA REDAZIONALE: Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chavez Frias, avrebbe collegato il disastroso terremoto che ha colpito Haiti alla sperimentazione di nuove armi da parte degli USA. A titolo informativo riportiamo il seguente articolo, che sostiene la medesima tesi.</em></p>
<p>Fonte:  <em>Aporrea</em> &#8211; <a href="http://www.aporrea.org/tiburon/a93474.html">http://www.aporrea.org/tiburon/a93474.html</a>, 17/01/10. International <em>StarViewerTeam</em> 2010</p>
<p><font size="2"><br />
El Niño, incolpato di ogni disordine del clima, è nato in una mangiatoia che si trova in Alaska. È alimentato con biberon di dollari, e la maggior parte degli scienziati è sequestrata ed ‘imbavagliata’. </font></p>
<p>Da oltre due anni ho più volte messo in guardia sulla guerra di quinta generazione: la guerra climatica. Siccità, maremoti, inondazioni, terremoti e piogge senza fine. Tutta una tecnologia al servizio della distruzione e della sottomissione delle forze della natura.</p>
<p>El Niño, incolpato di ogni disordine del clima, è nato in una mangiatoia che si trova in Alaska. Lì è allevato con biberon di dollari; con la maggior parte degli scienziati sequestrati e &#8220;<em>imbavagliati</em>&#8221; (controllato con la minaccia di morte e il &#8220;<em>bavaglio</em>&#8221; che si mette dopo essere stati rapiti) da parte del Pentagono e, in ultima analisi, dall’incipiente imperialismo climatico, per dominare con la tecnologia i fenomeni della natura, usandola come arma per soggiogarci. Forse siamo ancora in libertà vigilata. La precisione e la tempestività sono i difetti da correggere.</p>
<p>Il fine dell&#8217;imperialismo è imprevedibile, la mancanza di rispetto per il pianeta stesso, l&#8217;arroganza che lo fa sentire il proprietario di tutti i fiumi, le nuvole, la polvere, l’estate, l’inverno, sono l&#8217;arsenale che produce tragedie che, che di sicuro non hanno la firma del Comando Sud, per ora.</p>
<p>La guerra di quinta dimensione si basa sui progressi compiuti verso il dominio delle forze climatiche e il controllo di tutte le comunicazioni via satellite, è un mondo predetto da Orwell nel 1984, in cui sono inutili l’invasione, i soldati. I veicoli senza equipaggio faranno il lavoro sporco, i soldati yankee non dovranno versare il loro sangue.</p>
<p>Dove portano questi terremoti che si sono verificati ad Haiti? Quando saranno pronti per il grande terremoto in Venezuela? Prima delle elezioni?. Essere ingenui è imperdonabile. Siamo sicuri che è collegato con le sette basi in Colombia?</p>
<p>I voli che invadono il nostro spazio aereo da Aruba e Curacao, non sarà una distrazione?</p>
<p>Come starà il Comandante Chavez, se dopo un terremoto avrà il coraggio di incolpare l&#8217;impero? Chi gli crederà?</p>
<p>Siamo in quel famoso secolo XXI.mo, anche se per noi è la marcia decisa verso il socialismo, ma per l’impero nefasto non è altro che solo il suo desiderio disperato di permanenza e di dominio.</p>
<p>Qui ho allegato una segnalazione delle operazioni della base Haarp in Alaska:</p>
<p>Da quando il progetto scientifico-militare HAARP, nel 1993, fu installato nella base in Alaska (USA), sono successi disastri in tutto il mondo. Uno degli eventi più terribili ed evidenti sono i terremoti.</p>
<p>Anni fa, quasi tutti i terremoti in Cina, e nelle faglie del resto del pianeta, si verificano ad una profondità di 10 chilometri!!</p>
<p>Come è possibile?</p>
<p>Il terremoto che si è verificato ad Haiti, il 12 gennaio 2010, ha tutte le carte per essere stato programmato e attuato dalle menti &#8220;brillanti&#8221; di HAARP.</p>
<p>Potete immaginare a quale profondità hanno prodotto più di 30 terremoti verificatisi ad Haiti in due giorni?</p>
<p>Ovviamente: 10 km!</p>
<p>(Pensando male, non avranno puntato al Venezuela, sbagliando mira?)</p>
<p><strong><em>Gli Scienziati di Starviewer analizzano i dati</em></strong><strong></strong></p>
<p>Ancora una volta ci imbattiamo in un dilemma familiare: Il terremoto ad Haiti.</p>
<p>Analizziamo i dati di tutti i terremoti riportati:</p>
<p><strong> Date                               Lat  -  Lon   MAG Depth     Region </strong></p>
<p>13-JAN-2010 07:23:04 18.36 -72.88 5.0 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 06:58:27 18.35 -73.06 4.5 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 06:48:03 18.38 -72.88 4.5 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 06:24:17 18.34 -73.06 4.6 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 05:49:24 18.43 -73.02 4.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 05:24:02 18.50 -72.73 4.9 11.7 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 05:18:02 18.39 -72.91 5.2 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 05:02:58 18.42 -72.94 5.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 03:31:57 18.25 -72.92 4.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 03:17:12 18.40 -73.00 4.6 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 02:54:19 18.39 -72.97 4.6 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 02:43:47 18.48 -72.98 4.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 02:26:34 18.47 -72.84 4.8 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 02:17:57 18.45 -72.96 4.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 02:11:31 18.44 -73.03 4.9 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:57:35 18.46 -72.92 5.4 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:55:16 18.40 -72.82 5.0 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:36:34 18.59 -72.89 5.4 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:32:45 18.38 -72.95 5.3 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:24:32 18.49 -72.81 4.7 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:16:52 18.43 -72.86 5.1 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 01:05:49 18.54 -72.67 4.6 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 00:59:06 18.26 -72.91 5.2 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 00:43:27 18.54 -72.49 5.0 10.0 HAITI REGION</p>
<p>13-JAN-2010 00:23:56 18.41 -72.72 4.8 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 23:47:39 18.47 -72.85 4.5 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 23:35:40 18.44 -72.81 4.5 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 23:27:36 18.48 -72.81 4.8 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 23:12:04 18.39 -72.57 5.1 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 23:07:03 18.43 -72.62 4.2 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 22:12:05 18.48 -72.56 5.5 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 22:00:42 18.27 -72.86 5.9 10.0 HAITI REGION</p>
<p>12-JAN-2010 21:53:09 18.45 -72.45 7.0 10.0 HAITI REGION</p>
<p>11-JAN-2010 23:30:45 15.53 -88.65 4.9 10.0 HONDURAS</p>
<p>08-JAN-2010 09:31:35 10.52 -69.60 4.8 10.0 VENEZUELA</p>
<p>Escludendo il sisma si è verificato, ieri, a Carúpano.</p>
<p>Si noti la sequenza lineare sulla mappa:</p>
<p>1 &#8211; Venezuela 8 gennaio. Profondità 10 km.</p>
<p>2 &#8211; Honduras 11 gennaio. Profondità 10 km.</p>
<p>3 &#8211; Haiti 12 gennaio. Profondità 10 km.</p>
<p>Le altre risposte: Profondità 10 km.</p>
<p>Cosa è familiare in questo modello?</p>
<p>In essa possiamo trovare il modello lineare di profondità corrispondente. In entrambi i casi, abbiamo osservato che l&#8217;evento sismico si è verificato alla stessa profondità.</p>
<p>Successivamente, riproduciamo i video che mettono in evidenza la correlazione tra l&#8217;attività sismica e la ionosfera, attraverso il controllo della radiofrequenza indotta dagli Ipocampi, nel quadro di HAARP.</p>
<p>Nella sua risoluzione del 28 gennaio 1999 in materia di ambiente, sicurezza e politica estera (A4-0005/1999), il Parlamento europeo ha sottolineato che il programma HAARP manipola l&#8217;ambiente per scopi militari e ha chiesto che HAARP, in quanto pone un problema di scala mondiale (punto 24), fosse valutato dallo STOA in quello che riguardo il suo impatto sull’ambiente locale e globale e la salute pubblica in generale. Nella stessa risoluzione, il Parlamento europeo chiede lo svolgimento di una convenzione internazionale per la messa al bando globale su ogni sviluppo e diffusione di armi che potrebbero consentire una qualsiasi forma di manipolazione degli esseri umani.</p>
<p>La domanda è:</p>
<p>1 – Sappiamo che i terremoti la cui profondità è linearmente la stessa, sono causati dalla proiezione lineare di frequenza indotta.</p>
<p>2 &#8211; sappiamo positivamente che la configurazione dei satelliti permette di generare proiezioni di frequenze concentrate in certi punti (Ipocampi).</p>
<p>3 &#8211; Abbiamo sviluppato un diagramma lineare della sequenza dei terremoti da noi segnalati che, casualmente, si sono verificati tutti alla stessa profondità, vedasi il terremoto cinese del 2008, alla pagina seguente:</p>
<p><a href="http://starviewer.files.wordpress.com/2010/01/haarpearth.jpg">http://starviewer.files.wordpress.com/2010/01/haarpearth.jpg</a></p>
<p>Guardate la strana coincidenza con l&#8217;attuale serie di terremoti: 10 km di profondità.</p>
<p>1. VIDEO: CHINA CONSIDERS WAR AGAINST USA OVER EARTHQUAKE ATTACK <a href="http://in.youtube.com/watch?v=0VX0JvpW5q0&amp;feature=related">http://in.youtube.com/watch?v=0VX0JvpW5q0&amp;feature=related</a> &#8211; <a href="http://tinyurl.com/3g4rd5">http://tinyurl.com/3g4rd5</a></p>
<p>2. GLOBAL RESEARCH – HAARP IS A WEAPON OF MASS DESTRUCTION<br />
HAARP è pienamente operativo e ha la capacità potenziale d’innescare inondazioni, siccità, uragani e terremoti. Da un punto di vista militare, HAARP è un&#8217;arma di distruzione di massa.</p>
<p><a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=CHO20020104&amp;articleId=205">http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=CHO20020104&amp;articleId=205</a></p>
<p>3. CAMPAIGN FOR COOPERATION IN SPACE – HAARP IS A SPACE-BASED WEAPON OF MASS-DESTRUCTION</p>
<p><a href="http://peaceinspace.blogs.com/peaceinspaceorg/2008/05/haarp-is-a-spac.html">http://peaceinspace.blogs.com/peaceinspaceorg/2008/05/haarp-is-a-spac.html</a></p>
<p>4. PRAVDA – SECRET GEOPHYSICAL WEAPONS – “<em>UNPREDICTABLE NATURAL DISASTERS AND MAN-CAUSED CATASTROPHES</em>”</p>
<p><a href="http://english.pravda.ru/main/2003/01/15/42068.html">http://english.pravda.ru/main/2003/01/15/42068.html</a></p>
<p>5. Ulteriori riferimenti:</p>
<p><a href="http://www.google.com/search?domains=globalresearch.ca&amp;q=haarp&amp;;;;sa=Google+Search&amp;sitesearch=globalresearch.ca">http://www.google.com/search?domains=globalresearch.ca&amp;q=haarp&amp;;;;sa=Google+Search&amp;sitesearch=globalresearch.ca</a></p>
<p>6 &#8211; studi consigliati:</p>
<p><em>Hipocampos de Frecuencias Escalares de HAARP. </em><em>El incidente Noruego. Parte II. L&#8217;incidente Noruego</em>. Parte II.</p>
<p><em>Hipocampos de Terafrecuencias: ¿Calentando el ártico? </em>Proyecto SHEBA<em><br />
Hipocampo de Terafrecuencia de HAARP o simple proyección holográfica de satélites. </em>Informe del día 14D.</p>
<p><em>Un cientifico clave de HAARP es de Madrid.</em></p>
<p><em>El Proyecto HAARP. Hipocampos de Terafrecuencias. Cambio Climático, desastres y salud</em> <em>humana</em>. </p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a><br />
<a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/">http://www.bollettinoaurora.da.ru</a><br />
<a href="http://sitoaurora.xoom.it/">http://sitoaurora.xoom.it</a><br />
<a href="http://sitoaurora.narod.ru/">http://sitoaurora.narod.ru</a><br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/">http://sitoaurora.altervista.org</a><br />
<a href="http://eurasia.splinder.com/">http://eurasia.splinder.com</a></p>
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		<title>Haiti: messaggio di speranza e di solidarietà</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/haiti-messaggio-di-speranza-e-di-solidarieta/2824/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:18:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Messaggio dell'ex presidente di Haiti Jean-Bertrand Aristide, a proposito del terremoto che ha colpito l'isola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/haiti-messaggio-di-speranza-e-di-solidarieta/2824/" title="Haiti: messaggio di speranza e di solidarietà"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/haiti1.3baq9pxwfhq888400w88sc0wc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="51" alt="Haiti: messaggio di speranza e di solidarietà" ></div></a><p>Fonte:<a href="http://www.ijdh.org/"> http://www.ijdh.org/</a>, 2010-01-15</p>
<p><font size="2">Ringraziamo tutti gli amici veri di Haiti, in particolare il governo e il popolo del Sud Africa la loro solidarietà alle vittime di Haiti.</p>
<p>Le azioni concrete intraprese dal <em>Rescue South Africa</em> e dal <em>Gift of the Givers</em> è una chiara espressione di <em>Ubuntu</em>. <em>Ubuntu ngumuntu ngabantu</em>. Come tutti sappiamo, molte persone restano sepolte sotto tonnellate di macerie e detriti, in attesa di essere salvate. Quando pensiamo alla loro sofferenza, sentiamo profondamente che dovremmo essere lì, ad Haiti, con loro, facendo del nostro meglio per prevenirne la morte.</p>
<p>A simboleggiare questa disponibilità, abbiamo deciso di incontrarci non da una qualche parte, ma qui, all&#8217;ombra dell’<em>Oliver Tambo International Airport</em>. Per quanto ci riguarda, siamo pronti a partire oggi, domani, in qualsiasi momento, per raggiungere il popolo di Haiti, a condividerne le sofferenze, aiutarlo a ricostruire il paese, passando dalla miseria alla povertà con dignità. Amici provenienti da tutto il mondo hanno confermato la loro disponibilità ad organizzare un aereo che trasporti medicinali, soccorsi e noi stessi.</p>
<p>Anche se non possiamo aspettarci di essere con i nostri fratelli e sorelle, ad Haiti, condividiamo l&#8217;angoscia di tutti gli haitiani della diaspora, che disperano di poter raggiungere le famiglie e i cari.</p>
<p><em>Soufrans youn nan nou se soufrans nou tout. </em></p>
<p><em>L&#8217;Union fait la force. Kouraj! </em><em>Kouraj! Kenbe! Kenbe! Kenbe! </em><em>Kenbe! </em></p>
<p><em>Youn soutni lòt nan lespri Mèm Amou an. </em></p>
<p>Il nostro amore per la nazione, oggi classificata tra le più povere dell&#8217;emisfero occidentale. Tuttavia, lo spirito <em>ofubuntu</em>, che una volta ha portato Haiti ad emergere come la prima nazione nera indipendente, nel 1804, ha aiutato Venezuela, Colombia ed Ecuador a raggiungere la libertà, e che ha ispirato i nostri antenati nel versare il loro sangue per l&#8217;indipendenza degli Stati Uniti, non può morire. Oggi questo spirito di solidarietà, deve e farà incoraggiare tutti noi nella ricostruzione di Haiti.</p>
<p><em>Ukwanda kwaliwa umthakathi. Ukwanda kwaliwa umthakathi. </em></p>
<p>Grazie.</p>
<p>Jean-Bertrand Aristide</p>
<p><em>Institute for Justice &amp; Democracy in Haiti</em>< </font></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
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