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	<title>eurasia-rivista.org &#187; gas</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>L&#8217;enigma del Qatar: un gigante del gas dalla spada nana</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 11:57:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi va di raccontare di un enigma, un piccolo paese per superficie, ma dalla attuale enorme capacità di fare danni, che è sorto dal nulla, allo stesso modo in cui petrolio e gas sgorgano dal sottosuolo consegnandogli una malvagia rendita immeritata. Il Qatar è un emirato del Medio Oriente con una superficie di 11427 kmq per 300000 indigeni e un milione di stranieri che hanno uno status poco invidiabile, soprattutto se non sono occidentali. Piccolo produttore di petrolio, è anche il terzo produttore di gas naturale nel mondo, dopo l'Iran e la Russia. Dopo la dominazione dai Persiani per migliaia di anni sul Bahrein, poi gli ottomani o ancora gli inglesi, il Qatar è diventato uno Stato indipendente il 3 settembre 1971.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lenigma-del-qatar-un-gigante-del-gas-dalla-spada-nana/12454/" title="L&#8217;enigma del Qatar: un gigante del gas dalla spada nana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/qatar1.5sm4r200omo8so0c84o00cgsc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="L&#8217;enigma del Qatar: un gigante del gas dalla spada nana" ></div></a><p>  <span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Fonte: <a href="http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=27819">Mondialisation</a> 22 novembre 2011</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Perché guardi la pagliuzza nell&#8217;occhio di tuo fratello, e non noti la trave nel tuo occhio?</em>&#8221; Vangelo di Luca, 6, 41 </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Questa parabola di Cristo ci aiuterà ad articolare la nostra tesi circa la cattiva condotta, immorale, di una famiglia che ha dirottato una nazione, vale a dire il Qatar. Il mondo ha certamente concetti e valori che si pensava scolpiti nella pietra, come un buon lavoro, il sacrificio, il sudore, che vengono superati dalla ricchezza acquisita in modo improprio, non col frutto del proprio sudore, ma col prestito del denaro e lo scandalo della speculazione finanziaria costruita sul vento e sull&#8217;ingannare dell&#8217;altro, da divorare se perde il passo, ciò che il linguaggio neoliberista definisce OPA. Sia da una rendita immeritata, come nel caso dei paesi petroliferi arabi, bloccati nei tempi morti, e che prendono in ostaggio il loro popolo, condannandoli a guardare correre a piena velocità il treno del progresso, mentre rimuginano sul marciapiede della stazione sulla loro frustrazione. Si può capire il disprezzo in cui sono tenuti questi potenti, grossi, grassi e ben nutriti, mentre la povertà sembra essere la calamità più ampiamente condivisa da centinaia di milioni, addirittura da miliardi, di bisognosi, indipendentemente dalla latitudine. No, gli arabi non sono così! C&#8217;è stato un tempo in cui rappresentavano la speranza dell&#8217;umanità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><strong>Il Qatar: un epifenomeno o un fastidio permanente? </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Mi va di raccontare di un enigma, un piccolo paese per superficie, ma dalla attuale enorme capacità di fare danni, che è sorto dal nulla, allo stesso modo in cui petrolio e gas sgorgano dal sottosuolo consegnandogli una malvagia rendita immeritata. Il Qatar è un emirato del Medio Oriente con una superficie di 11427 kmq per 300000 indigeni e un milione di stranieri che hanno uno status poco invidiabile, soprattutto se non sono occidentali. Piccolo produttore di petrolio, è anche il terzo produttore di gas naturale nel mondo, dopo l&#8217;Iran e la Russia. Dopo la dominazione dai Persiani per migliaia di anni sul Bahrein, poi gli ottomani o ancora gli inglesi, il Qatar è diventato uno Stato indipendente il 3 settembre 1971. E&#8217; diretto con pugno di ferro dalla famiglia al-Thani da quaranta anni, come il regno di Gheddafi. L&#8217;attuale emiro ha rovesciato &#8211; c&#8217;è da meravigliarsi di queste abitudini per le lusinghe del potere? &#8211; suo padre nel 1995. Il governo del Qatar mantiene le restrizioni alla libertà di espressione e i movimenti per l&#8217;uguaglianza. La famiglia sovrana al-Thani continua a detenere un potere esclusivo. La nuova Costituzione non autorizza la formazione di partiti politici e questo da 40 anni. Dove è la libertà di espressione e l&#8217;alternanza al potere? La stazione televisiva al-Jazeera ha acquisito notorietà come fonte di informazioni non censurate, riguardo gli altri paesi arabi, provocando le ire di questi ultimi. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">I giornalisti, piuttosto ordinari, provenienti da altri paesi arabi, sono attratti dal miraggio dei soldi e non dalla libertà di espressione, si sono eretti a censori aggressivi nei loro programmi, dove demonizzano al massimo gli altri regimi arabi. A nostro avviso vi sono due tabù, la famiglia dell&#8217;emirato e paesi occidentali venerati nella più pura tradizione del vassallaggio, quasi &#8230; Inoltre, nella guerra contro l&#8217;Iraq, il paese ha agito da base dello stato maggiore statunitense. L&#8217;11 dicembre 2002, ha firmato con gli Stati Uniti un accordo sull&#8217;uso della base aerea di al-Eideid. Siamo consapevoli che il Qatar è intoccabile. Si stimava che le riserve di petrolio del paese arrivino a 26,8 miliardi di barili, alla fine del 2009. Il Qatar ha attualmente la terza riserve di gas (25,37 miliardi di metri cubi nel 2009) dopo la Russia e l&#8217;Iran. Il Qatar è anche il più grande emettitore di CO2 pro capite, con emissioni pro capite tre volte superiore a quelle degli Stati Uniti, ossia 60 tonnellate di CO2/abitante/anno. È una fortuna per il mondo che i qatarioti non siano numerosi. Nel frattempo, un arabo somalo &#8220;fratello&#8221;, ne emette mezza tonnellata/anno. Chiaramente, quest&#8217;ultimo consuma in un anno ciò che un qatariota spreca in tre giorni! Ecco lo sviluppo sostenibile auspicato da questo emirato. Il PIL del Qatar ha raggiunto 52,7 miliardi dollari di dollari nel 2006. Il PIL pro capite ha raggiunto i 78.260 di dollari nel 2009, superiore a quello degli europei e degli statunitensi. Quest&#8217;ultimo è il risultato di una lunga tradizione scientifica, tecnologica e culturale, non uno spreco di multidimensionale di denaro immeritato, generata dalle stesse frustrazioni legittime o dal disprezzo di coloro che si barcamenano.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Per Hassan Moala: &#8220;<em>Il Qatar non è, ovviamente, frequentabile per la sua &#8220;democrazia&#8221; contenuta all&#8217;interno degli studi di al-Jazeera. Questo emirato possiede il più grande fondo sovrano al mondo, il Qatar Investment Authority, il cui patrimonio è stimato in circa 700 miliardi di dollari! E&#8217; qui che sta la grande forza di questo piccolo &#8230; gigante. Tanto più che il Qatar è a disposizione dei padroni del mondo per finanziare e rifornire delle spedizioni militari, come è avvenuto in Libia. Sarebbe stato più glorificante vedere l&#8217;emirato sul tetto del mondo, se si trattasse di un modello di democrazia. (&#8230;) Essi sono quasi d&#8217;accordo con Stati Uniti, Francia e Regno Unito in merito ai conflitti nel mondo, anche quando si trattava di &#8216;spezzare&#8217; gli arabi. Sostengono la causa palestinese non esitando a ricevere i leader israeliani. (&#8230;) In questo paese, la preoccupazione esistenziale permette ogni tipo di alleanze, comprese quelle contro natura. I soldati della base militare statunitense vegliano. Per quanto tempo ancora?</em>&#8220;(1)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><strong>Degli occhi più grandi del ventre </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Olivier da Lage definisce la diplomazia del Qatar con l&#8217;espressione &#8220;<em>Gli occhi più grandi dello stomaco</em>&#8220;.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Dire, scrive, che il Qatar infastidisce i suoi vicini nella penisola arabica è un eufemismo. Fino ai primi anni novanta, il Qatar ha adottato un basso profilo, in politica estera. (&#8230;) La sfida del Qatar alla sovranità del Bahrein, sugli isolotti di Fasht al-Dibel, sembrava essere la sua unica priorità estera.(&#8230;) Quando depose il padre, lo sceicco Hamad decise di affermare l&#8217;originalità del Qatar in tutti i campi, anche urtando altri monarchi. Questi ultimi, come si può immaginare, non hanno apprezzato il pessimo precedente che può rappresentare un principe ereditario che rovescia il padre. Da dove viene questa assicurazione che permette al Qatar, un piccolo paese di circa 400.000 abitanti, di cui circa 150.000 nazionali, di resistere ai suoi vicini e, a sua volta, di intromettersi nella maggior parte dei paesi arabi? Non si insisterà mai abbastanza si fatto che gli Stati Uniti sono il primo paese a riconoscere il potere di Sheikh Hamad .(&#8230;) Allo stesso modo, l&#8217;accordo di mutua difesa che lega Washington e Doha, nel giugno 1992, è una realtà</em>.&#8221; (2) </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Oggi, </em>continua Da Lage, <em>il Qatar ospita il più grande deposito di armi degli Stati Uniti nel mondo, al di fuori del territorio degli Stati Uniti. (&#8230;) (&#8230;) Eppure, ciò che è stato a volte visto come una eccentricità della politica estera dell&#8217;emirato, ha continuato a beneficiare dell&#8217;indulgenza statunitense. Per quanto riguarda l&#8217;Iran, il collegamento tra Doha e Teheran non è che politicamente motivato. La sacca del gas del North Dome, il cui sfruttamento rappresenta tutta la futura ricchezza del Qatar, si estende nel Golfo oltre il confine con l&#8217;Iran. Sheikh Hamad bin Jassem (&#8230;) ha incontrato a New York Shimon Peres, poi al vertice economico di Amman, nell&#8217;ottobre 1995, ci fu la firma di un memorandum con Israele per la fornitura di gas naturale dal Qatar. Un ufficio commerciale israeliano fu aperto a Doha, inaugurato nel settembre 1996. Il pieno sostegno degli Stati Uniti spiega, in gran parte, la sicurezza che il piccolo emirato ha mostrato di fronte alle critiche dei suoi vicini. (&#8230;) al-Jazeera appare come un braccio non ufficiale della diplomazia di Doha, e la verve della sua scrittura si esercita raramente contro la politica ufficiale del Qatar</em>&#8220;, spiega Malbrunot, riguardo l&#8217;atmosfera in Qatar e perché non c&#8217;è una ribellione. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Il Qatar, scrive, si distingue non solo per l&#8217;attivismo della sua diplomazia conciliante o per la ricchezza quasi insolente</em>.&#8221; E&#8217; anche l&#8217;unico stato della regione ad essere risparmiata, finora, dall&#8217;ondata di proteste che ha scosso il resto del mondo arabo. &#8220;<em>Qui la manna viene distribuita solo a 200.000 cittadini del Qatar, che non hanno alcuna vera ragione di lamentarsi</em>&#8220;, dice un diplomatico occidentale. &#8220;<em>Francamente, non abbiamo bisogno di avere la Coppa del Mondo</em>,&#8221; critica a mezza voce Hassan al-Ansari, capo redattore del Qatar Tribune. &#8220;<em>Perché spendere 55 miliardi dollari per delle strutture da rimuovere il mese dopo?</em>&#8221; dice un altro funzionario. Inondati dalle informazioni sulle rivolte arabe da al-Jazeera, i suoi abitanti, però, non hanno nulla da mettere in bocca quando guardano il canale del Qatar, muto sulle notizie locali. Tuttavia, &#8220;<em>abbiamo anche richieste politiche, spiega il professor al-Misser. Per ora, esiste solo una Majlis al-Shura, ma i membri di questa Assemblea sono nominati dal governo e hanno solo un ruolo consultivo.</em>&#8220;(3)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><strong>Un ruolo diabolico </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Se le persone sono state ingannate dalla pseudo-rivoluzione libica, supportato dai ben noti &#8220;rivoluzionari&#8221; Nicolas Sarkozy, Bernard-Botul-Henri Lévy e David Cameron, ecco chi potrebbe aprirgli gli occhi &#8230; <em>Per la prima volta, il Qatar dichiara di aver partecipato alle operazioni sul campo, insieme ai ribelli libici. (…) Tre giorni dopo la proclamazione da parte del CNT della &#8220;liberazione&#8221; totale della Libia, i capi di stato maggiore dei paesi coinvolti militarmente in Libia si riuniscono per un incontro a Doha, in Qatar. In questa occasione, il Capo di Stato Maggiore del Qatar, il generale Hamad bin Ali al-Attiya, ha rivelato che centinaia di soldati del Qatar hanno partecipato alle operazioni militari a fianco dei ribelli in Libia. Apprendiamo che anche il presidente Omar al-Bashir del Sudan, ha fornito armi in quantità ai cosiddetti &#8220;ribelli&#8221; </em>(4). </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Sembra anche, scrive Ian Black, che sia il Qatar a guidare gli sforzi internazionali per addestrare l&#8217;esercito libico, raccogliendo le armi e integrando le unità ribelli, spesso autonome, nel nuovo esercito e nelle nuove istituzioni di sicurezza (&#8230;) e durante l&#8217;assalto finale contro il quartier generale di Gheddafi a Tripoli, alla fine di agosto, le forze speciali del Qatar erano in prima linea. Il Qatar ha anche fornito 400 milioni dollari ai ribelli, li ha aiutati ad esportare petrolio da Bengasi e a creare una stazione televisiva a Doha. (&#8230;) Per alcuni, la strategia dell&#8217;emiro è sostenere selettivamente le forze democratiche nel mondo arabo, in parte per migliorare la reputazione internazionale del paese, mentre distoglie l&#8217;attenzione dal Golfo dove le proteste anti-regime erano schiacciate in Bahrein e comprate in Arabia Saudita.</em>&#8221; </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">Parlando della &#8220;manipolazione della Lega Araba&#8221;, Robert Fisk spiega come il Qatar stia cercando di riprodurre lo scenario libico: </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>La Lega Araba – una delle organizzazioni più stupide, più impotenti e assurde nella storia del mondo arabo &#8211; improvvisamente si è trasformata da topo a leone, ruggendo che la Siria sarà sospesa mercoledì, a meno che non metterà fine alle violenze contro i manifestanti, ritira l&#8217;esercito delle città, non rilascia i prigionieri politici e comincia a parlare con l&#8217;opposizione. Damasco ha ruggito in risposta, che la Siria aveva già attuato il piano di pace della Lega – si può dubitare &#8211; che la decisione era &#8220;illegale e una violazione della Carta della Lega&#8221; (forse vero) e che l&#8217;eventuale sospensione della Siria, è stato un tentativo di &#8220;provocare l&#8217;intervento straniero in Siria, come è stato fatto in Libia.&#8221; Il Qatar &#8211; che è, con la sua al-Jazeera, il nemico attuale della Siria &#8211; era dietro il voto, promettendo e supplicando e, si dice, comprando alla grande quelli che potevano avere dei dubbi. La potenza del Qatar nel mondo arabo, ha cominciato a prendere una piega marcatamente imperiale. Con i suoi soldi e i suoi raid aerei, ha contribuito a far cadere il regime di Gheddafi. Ora, il Qatar è l&#8217;avanguardia della Lega araba contro la Siria. (&#8230;) E senza che un solo arabo voglia una guerra civile come quella della Libia, incendia la Siria. Inoltre, Leon Panetta, il capo della CIA, ha già escluso un coinvolgimento militare degli Stati Uniti</em>.&#8221;(6)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><strong>Opportunismo</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">La diplomazia del dollaro influisce anche sulla cultura. Il denaro non ha odore, sulla base dell&#8217;assegno si può dire tutto e il suo contrario. Il Qatar rimarrà nella storia come una perversione, un generatore di corruzione a cui è apparentemente difficile resistere. Lena Lutaud ce ne dà un esempio: </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">&#8220;<em>Sua Eccellenza Mohamed al-Kuwari ha decorato i designer Jean Plantu e Amirouche Laidi, presidente del club Averroè, col premio &#8220;Doha Capitale Culturale Araba&#8221;. Stasera, l&#8217;Ambasciatore decorerà i poeti André Miquel, Bernard Noel e Adonis. Da Jack Lang a Jean Daniel, passando per Dominique Baudis, Edmonde Charles-Roux, Renaud Donnedieu de Vabres e Anne Roumanoff, un totale di 66 personaggi della cultura francese è stato premiato dal Qatar nel 2010. Tutti sono ripartiti con un assegno di 10.000 euro</em>&#8220;. (7) Non si vede che il mondo bello. Si va oltre, con prestigiose istituzioni decentrare e l&#8217;aura scientifica che si esporta. Questo è il caso della Sorbona. Robert de Sorbon si rivolterebbe nella tomba! C&#8217;è anche un Louvre delocalizzato in Medio Oriente. I qatarioti possono guardare tra sbuffi di narghilè e il resto, i pezzi migliori, frutto della rapina che seguivano le spedizioni coloniali per portare la civiltà nei paesi barbari. Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;Occidente, per i momento, punta su un Qatar seduto pigramente su un giacimento di gas, di cui ha bisogno. Ma arriverà un momento, quando fischierà la fine della ricreazione per tutti questi non-stati, che si accaparrerà, senza scrupoli, l&#8217;energia di cui ha bisogno. Per non aver puntato sulla conoscenza, per non mettere in pratica la democrazia alternata, gli arabi diventeranno una scoria della storia. Tra un migliaio di anni verrà ricordato, malgrado tutto, che Gheddafi aveva, con il suo credo &#8220;<em>Zenga, Zenga</em>&#8220;, una certa idea della &#8220;<em>cha&#8217;ama</em>&#8220;, la dignità che manca ai potentati scrocconi assisi sui tempi morti. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">La parabola di Cristo dovrebbe essere spiegata all&#8217;emiro del Qatar&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><strong>Note</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">1. Hassan Moali La puissance surfaite du Qatar, El Watan, 15.11.11 </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">2. Olivier Da Lage <a href="http://mapage.noos.fr/odalage/autres/qat.html">http://mapage.noos.fr/odalage/autres/qat.html</a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">3. Georges Malbrunot: Le Qatar, le contrepied du printemps arabe Le Figaro 04 2011 </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">4. <a href="http://www.mathaba.net/news/?x=629178">http://www.mathaba.net/news/?x=629178</a> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">5. Ian Black <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/oct/26/qatar-troops-lib">http://www.guardian.co.uk/world/2011/oct/26/qatar-troops-lib</a> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">6. Robert Fisk: Ligue arabe: comment le Qatar tire les ficelles The Independent 17.11.2011 </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">7. Lena Lutaud: L&#8217;offensive culturelle du Qatar, Le Figaro. 20.12.2010</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium">(Traduzione di Alessandro Lattanzio </span></span></span><a href="http://aurorasito.wordpress.com/"><span style="color: #000080"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="text-decoration: underline">http://aurorasito.wordpress.com</span></span></span></span></a>)</p>
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		<title>Ucraina: rischi ed opportunità del progetto South Stream</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 13:41:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il South Stream rappresenta uno dei progetti più interessanti, e allo stesso tempo controversi, tra quelli proposti per incrementare la sicurezza energetica europea. Gli interessi in gioco, politici ed economici, sono vastissimi e non tutti facilmente ricomponibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/ucraina-rischi-ed-opportunita-del-progetto-south-stream/7609/" title="Ucraina: rischi ed opportunità del progetto South Stream"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/pm_pipeline.2tw3sqfip7uo0gggw8g8k0kw8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Ucraina: rischi ed opportunità del progetto South Stream" ></div></a><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Le scelte politiche ed economiche con cui garantire la sicurezza degli approvigionamenti gasiferi nello spazio europeo sono temi sempre più dibattuti e, del resto, non potrebbe essere altrimenti visto e considerato che esso rappresenta una delle sfide maggiori che i Paesi europei sono chiamati, fin d&#8217;ora, a fronteggiare al fine di evitare che in futuro si ripetano disagi per i cittadini ed inutili tensioni tra gli Stati. </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">È</span> certo che nei prossimi decenni il gas giocherà un ruolo centrale nella salvaguardia della sicurezza energetica di uno spazio così vasto come quello europeo. Per quanto concerne l&#8217;oro blu, l&#8217;obiettivo di creare flussi energetici ininterrotti dipenderà prima di tutto dalla capacità dei policy makers europei di creare un equilibrio stabile tra gli interessi dei Paesi produttori, di transito e consumatori. </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Nello specifico, ci sembra di poter dire che senza ombra di dubbio il South Stream rappresenti uno dei progetti più interessanti, e allo stesso tempo controversi, tra quelli proposti per incrementare la sicurezza energetica europea. Gli interessi in gioco, politici ed economici, sono vastissimi e non tutti facilmente ricomponibili: guardare al progetto dal punto di vista di Kiev ci permetterà di mostrare la natura profondamente geopolitica di un progetto così importante che non rappresenta solo un pericolo per l&#8217;Ucraina ma anche una possibilità.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><br />
</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Gli ultimi sviluppi del progetto South Stream</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per il futuro del South Stream: in un&#8217;intervista rilasciata poche settimane fa al quotidiano <em>Il Sole 24 ore</em>, il presidente dell&#8217;Eni, Roberto Poli, ha affermato che la compagnia prenderà la decisione finale sulla partecipazione alla realizzazione del progetto solo nel caso in cui lo studio di fattibilità tecnico, commerciale, economico e finanziario commissionato alla fine del 2010 dia un esito positivo. Requisiti inderogabili, sempre secondo Poli, sono l&#8217;economicità e la finanziabilità del progetto. </span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="size-full wp-image-7610 aligncenter" title="South_Stream_map" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/South_Stream_map.png" alt="" width="531" height="334" /><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> chiaro che, sebbene le relazioni tra l&#8217;italiana Eni e la russa Gazprom siano consolidate e mutualmente benefiche (e l&#8217;estensione dell&#8217;accordo strategico firmato dai rispettivi amministratori delegati lo scorso 29 dicembre ne è la conferma), tale affermazione denota una differenza negli approcci che i vertici delle due compagnie tengono verso il progetto comune: mentre i russi ostentano sicurezza ed ottimismo, al punto che l&#8217;AD di Gazprom Alexei Miller ha recentemente affermato che il gasdotto potrebbe essere messo in funzione con quattro mesi di anticipo, vale a dire nell&#8217;agosto 2015, gli italiani si mostrano più cauti, sebbene altrettanto interessati alla realizzazione del progetto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tralasciando tutte quelle critiche ed elogi riservati al South Stream che sono basati più su stereotipi che non su un&#8217;analisi politica ed economica razionale, sembra chiaro che Eni voglia fare chiarezza, prima di procedere, su una serie di punti quali il tracciato esatto della parte <em>off-shore</em> del tracciato, le fonti di approvvigionamento e le risorse per finanziare il progetto. Quest&#8217;ultimo punto è molto importante visto e considerato che Miller, parlando del programma di investimento di Gazprom per il 2011, ha affermato che esso sarà solo un po&#8217; più grande di quello del 2010&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se realizzato, il South Stream sarà in grado, in virtù del suo tracciato <em>off-shore</em> che partirà dalla città russa di Dzhubga fino alla bulgara Varna e proseguirà poi <em>on-shore</em> attraversando la Bulgaria e dividendosi in due tronconi che correranno uno verso nord e l&#8217;altro verso sud, di trasportare circa 63 miliardi di m2 di gas all&#8217;anno connettendo direttamente la fornitrice Federazione Russa alla consumatrice Unione Europea (evitando così di transitare sul turbolento territorio ucraino) e rafforzando la sicurezza energetica dell&#8217;Europa centro-meridionale, area che risultò essere la più colpita dall&#8217;interruzione delle forniture di gas dalla crisi russo-ucraina del gennaio 2009. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al momento quello italo-russo (a cui dovrebbe aggiungersi presto, attraverso l&#8217;acquisizione di quote detenute da Eni, la fancese Edf) rappresenta il progetto più ambizioso nel cosiddetto &#8216;corridoio meridionale&#8217;. Non solo, esso è anche il più costoso: sebbene la cifra per la realizzazione del progetto non sia ancora stata stabilita con certezza si suppone che il costo totale si aggirerà tra i 15 ed i 25 miliardi di euro (laddove il progetto <em>Nabucco</em>, a fronte di una capacità di trasporto annuo pari alla metà del South Stream, dovrebbe costare circa 8 miliardi di euro). Sembra comprensibile che Eni, a fronte di costi stimati di realizzazione così elevati, si riservi il diritto di decidere se impegnarsi in un progetto così importante ed impegnativo solo dopo che uno studio di fattibilità serio sarà in grado di dissipare i dubbi legittimi che pesano sulla realizzazione del medesimo. Chiaramente, nel caso in cui Eni dovesse ricevere un responso positivo e decidesse di impegnarsi nel progetto, la <em>partnership</em> con Gazprom ne uscirebbe ancor più rafforzata influendo in modo positivo sui rapporti italo-russi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il punto di vista ucraino: uno sguardo critico</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I tentativi condotti da più parti di interpretare gli avvenimenti politici utilizzando semplici schemi dicotomici e inutili automatismi sono sempre destinati al fallimento. Ciò è ancor più vero quando si decide di analizzare un&#8217;area complessa ed instabile come quella  post-sovietica europea. Come molti di noi ricorderanno, in un numero elevato di analisi apparse in seguito alla vittoria alle elezioni presidenziali di Viktor Yanukovich veniva presentato come l&#8217;uomo che avrebbe consegnato il Paese nelle mani del potente vicino ponendo fine, sotto il profilo sostanziale, alla sovranità della giovane Repubblica post-sovietica. L&#8217;impeto con cui le relazioni economiche e politiche russo-ucraine migliorarono dopo il nadir toccato durante la presidenza Yuschenko parvero, almeno per un attimo, dare ragione a coloro che sostenevano la semplice equazione <em>&#8216;Yanukovich = pro-russo = perdita di sovranità&#8217;. </em>Nel corso dei mesi il quadro delle relazioni tra Kiev e Mosca si è complicato ed ha fatto piazza pulita di tutte quelle teorie basate su assunti eccessivamente semplicistici. Infatti, come molti osservatori acuti hanno fatto notare, la <em>&#8216;luna di miele&#8217;</em> tra i due Paesi può dirsi ormai conclusa. Ciò significa che, superata la fase iniziale di euforia per il ritorno alla presidenza di un politico più aperto alle istanze di Mosca, le relazioni tra i due Paesi si sono stabilizzate e d&#8217;ora in avanti è probabile che si assisterà ad una normalizzazione dei rapporti con dei tentativi di <em>engagement</em> reciproci che dovranno però salvaguardare il più possibile gli interessi nazionali di entrambi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eccessivamente distratti dalle visioni catastofiche di un&#8217;Ucraina ormai sul punto di collassare e scomparire come soggetto geopolitico indipendente, pochi hanno in realtà notato che il Paese, sebbene ancora in modo confuso e spesso incoerente, abbia raggiunto un certo grado di consolidamento tale da permettergli di delineare una serie di interessi (che ancora mescolano pubblico e privato) che devono essere perseguiti e tutelati dal governo nazionale indipendentemente dal colore politico dei governanti e dalle resistenze degl&#8217;interlocutori stranieri, Russia <em>in primis</em>. Ci sembra di poter affermare che uno dei settori in cui tale tendenza è visibile sia quello del gas e delle relative infrastrutture per il trasporto e la distribuzione.  La posizione ucraina verso il progetto South Stream ci premetterà di fare chiarezza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In una serie di interviste rilasciate il 24 dicembre scorso, il presidente ucraino non ha esitato ad affermare che il South Stream altro non sia che una forma di pressione che il governo russo vuole esercitare su quello ucraino rispondendo, in modo indiretto, alle parole del presidente russo Medvedev che poche settimane prima aveva rigettato l&#8217;idea che dietro al South ed al Nord Stream ci fossero motivazioni politiche. Inoltre Yanukovich ha rinnovato la proposta di Kiev su quale sia il modo migliore per garantire la sicurezza degli approvigionamenti gasiferi nello spazio europeo (proposta su cui torneremo a breve). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con tali parole il presidente ucraino non fa altro che ribadire la linea del suo Paese volta ad identificare nel progetto South Stream una vera e propria minaccia alla sicurezza nazionale del Paese: infatti la volontà russa (sostenuta da molti Paesi europei) di bypassare la turbolenta Ucraina che più di una volta ha creato problemi ed imbarazzi ad un Paese che ha fornito ininterrottamente gas all&#8217;Europa per 40 anni indipendentemente dalle recrudescenze della guerra fredda, rischia di mettere in seria difficoltà Kiev che teme la marginalizzazione nel continente europeo e potrebbe vedere dimezzata la quota di gas che attualmente transita sul proprio territorio verso i consumatori europei con conseguente perdita di denaro proveniente dalle imposte di transito (che oggi si aggirano attorno al miliardo di euro annui). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di quanto appena detto, l&#8217;Ucraina cerca di opporsi alla realizzazione del progetto (il tentativo di Yanukovich di inserire l&#8217;Ucraina nella realizzazione del South Stream non ebbe, chiaramente, alcun esito&#8230;) mette in campo tutta una serie di misure che per comodità possono essere suddivise in due categorie: le <span style="text-decoration: underline;">minacce</span> (o bastone) e le <span style="text-decoration: underline;">offerte</span> (o carota).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A nostro avviso esistono due minacce degne di nota:</span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Ucraina cerca di 	aumentare i costi di realizzazione del progetto rifiutandosi di 	concedere il permesso di far transitare le tubature <em>off-shore</em> nella propria zona economica esclusiva. In tal modo Eni e Gazprom 	sono obbligate a rivolgersi alla Turchia, che sebbene sia ben lieta 	di concedere il permesso chiede in cambio delle contropartite. 	Inoltre passando nella zona economica esclusiva turca aumenterà la 	profondità e la lunghezza del tracciato e dunque i costi;</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene non sia mai 	stata esplicitata, appare chiaro che l&#8217;Ucraina sappia di essere in 	una condizione migliore di quella che potrebbe apparire. 	Politicamente, i continui rifiuti ucraini di prendere parte alle 	iniziative russe volte a ricomporre il frammentato spazio post 	sovietico rendono i tentativi di Mosca più fragili. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> molto probabile che al Cremlino siano ben consapevoli del fatto che 	la realizzazione del South Stream potrebbe rafforzare la tacita 	opposizione ucraina ad essere coinvolta. Inoltre, sotto il profilo 	economico, essendo il maggior consumatore di gas russo (nonché un 	interlocutore commerciale importante), Kiev sa bene di poter 	esercitare una certa pressione sul fornitore.</span></span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul lato opposto, vi è una grande offerta ucraina che come contropartita  richiede la rinuncia al South Stream:</span></span></p>
<ol><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A) 	Sebbene molti sostengano che l&#8217;unica vera contropartita per la 	rinuncia da parte russa alla costruzione del gasdotto sia la 	cessione e/o la condivisione della proprietà del <em>gas 	transport system</em> (GTS) ucraino 	attraverso una fusione tra Gazprom e Naftogaz (che molti vedono come 	una pura e semplice acquisizione della seconda da parte della prima) 	tale ipotesi è, almeno per il momento, esclusa dal novero delle 	possibilità dalla stessa classe dirigente ucraina poiché il GTS è 	unanimamente considerato uno dei più importanti e strategici <em>asset</em> del Paese. Al contrario Kiev propone l&#8217;idea di una gestione 	condivisa, attraverso la creazione di un <em>consorzio 	tripartito</em> UE-Ucraina-Russia, 	del GTS ucraino. Secondo il governo ucraino tale soluzione è molto 	più conveniente della costruzione del South Stream in quanto con 	una spesa stimata in circa 6.5 miliardi di dollari si potrebbe 	modernizzare il loro GTS e, volendo, decidere di ampliarlo con nuove 	condutture. </span></span></ol>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;importanza di tale mix di minacce ed offerte non deve essere né esagerata né sminuita: sebbene l&#8217;Ucraina persegua l&#8217;obiettivo di impedire la realizzazione del progetto in modo abbastanza coerente e con tutti i mezzi a propria disposizione è molto probabile che nel caso in cui lo studio di fattibilità dia un esito positivo Eni e Gazprom (e forse Edf) procederanno nell&#8217;implementazione del South Stream indipendentemente dalle minacce e dalle offerte ucraine. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> chiaro che il suo bastone non è abbastanza robusto nè la sua carota  abbastanza succosa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chiaramente, quanto detto fin qui si basa sul presupposto che la realizzazione del gasdotto avrà sull&#8217;Ucraina un impatto a dir poco catastrofico. Tuttavia, a ben vedere, la questione è molto più sfumata e soprattutto molto meno tragica di quanto si potrebbe immaginare. Come abbiamo sottolineato precedentemente, la realizzazione del South Stream potrebbe privare Kiev di circa il 50% dei flussi di gas che attualmente transitano sul suo territorio per raggiungere gli acquirenti europei (ad oggi non meno di 112 miliardi di m<sup>3</sup> all&#8217;anno fino al 2015). Ovviamente, è innegabile che tale riduzione avrà, nell&#8217;immediato, un impatto negativo ma ciò non implica, come invece molti affermano a Kiev, la concretizzazione della temutissima marginalizzazione del GTS ucraino dai circuiti energetici europei con relativo <em>fall out</em> negativo sulla posizione geopolitica dell&#8217;Ucraina, almeno non nel breve periodo. Al contrario, la realizzazione del South Stream e la conseguente diminuzione delle entrate ucraine derivanti dalle imposte di transito del gas potrebbe contribuire a creare quel clima di urgenza necessario a realizzare una serie di riforme volte a rendere il settore gasifero ucraino più trasparente, efficiente e competitivo permettendogli così di attrarre i capitali esteri necessari non solo alla modernizzazione ma anche alla sua espansione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di ciò è chiaro che la marginalizzazione del GTS ucraino, con il suo pesantissimo impatto sulla capacità ucraina di proiettare e proteggere in modo credibile i propri interessi geopolitici, o il suo rilancio attraverso riforme strutturali non dipende in modo diretto e meccanico dalla realizzazione o meno del progetto South Stream bensì dalla volontà e dalla capacità delle elite politiche ed economiche ucraine di impegnarsi in un processo di riforme tanto doloroso quanto necessario sia per il sistema economico del Paese sia per la capacità dell&#8217;Ucraina di agire come attore geopolitico regionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Poiché indisponibile a cedere, anche solo parzialmente, la proprietà del proprio GTS, è probabile che le altre misure adottate dall&#8217;Ucraina per ostacolare ed impedire la realizzazione del South Stream falliscano a causa della loro inadeguatezza nel raggiungimento di un obiettivo così ambizioso. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, come abbiamo cercato di mostrare, la realizzazione del progetto italo-russo non solo potrebbe non generare automaticamente i risultati catastrofici temuti da molti ma potrebbe fungere da vero e proprio pungolo per l&#8217;implementazione di riforme troppo a lungo rimandate per paura di danneggiare gli interessi oligarchici di pochi a beneficio dell&#8217;intero sistema.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La marginalizzazione del GTS ucraino è un pericolo reale, ma se ciò  dovesse concretizzarsi non sarà certo per colpa del South Stream bensì dell&#8217;incapacità politica di Kiev di riformare un sistema obsoleto al momento  caratterizzato da inefficienze, sprechi, corruzione e parassitismo oligarchico. Da quanto affermato, se ne deduce che il futuro dell&#8217;Ucraina dipende dalle scelte delle sue elite politiche. Pochi, purtroppo, hanno il coraggio di ammetterlo e preferiscono affidarsi a letture più semplicistiche volte a dipingere l&#8217;Ucraina come un Paese in balia degli eventi e manovrato dall&#8217;esterno&#8230;</span></span></p>
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		<title>L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 19:54:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei mesi scorsi la battaglia tra Nabucco e South Stream ha assunto le dimensioni delle vecchie contese energetiche tra USA e URSS, che infuriavano in Europa Occidentale durante l'era di Reagan. In gioco c'è molto più che gl'introiti finanziari derivanti dalla vendita di gas o dalla costruzione delle condotte. È coinvolto il nocciolo stesso del futuro dell'Europa Occidentale, ed il futuro della geopolitica eurasiatica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lagenda-geopolitica-di-wikileaks-ed-il-south-stream/7419/" title="L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/572.4g6wevtmqn8kww840kw4wwkos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="L&#8217;agenda geopolitica di Wikileaks ed il South Stream" ></div></a><p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La marea di cablogrammi scaricata sul mondo dal misterioso e reticente Julian Assange, fondatore di &#8220;Wikileaks&#8221;, rappresenta certamente uno degli eventi più bizzarri nella storia recente dell&#8217;<em>intelligence</em>. Lungi tuttavia dall&#8217;imbarazzare il Dipartimento di Stato e la politica estera degli USA, i cablogrammi rivelano un misto di noiosi dettagli di basso livello e di notizie che l&#8217;ex consigliere alla Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski chiama &#8220;<em>pointed</em>&#8220;, che vanno al punto, portano a qualcosa.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i cablogrammi dilettevoli ma inconcludenti ci sono quelli che paragonano Putin e Medvedev a &#8220;Batman e Robin&#8221;. Nessuno dei documenti esibiti è classificato come &#8220;<em>Top Secret</em>&#8220;. Circa il 40% delle 250.000 pagine non sono proprio classificate.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i documenti che Brzezinski considera &#8220;muniti&#8221; di fatti &#8220;significativi&#8221; per &#8220;favorire un&#8217;agenda&#8221; di una &#8220;agenzia d&#8217;<em>intelligence</em>&#8220;, vi sono quelli relativi ai negoziati tra Mosca ed il governo Berlusconi per la costruzione del gasdotto <em>South Stream</em>, geopoliticamente rilevante.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel dicembre 2009 il presidente russo Dmitrij Medvedev si recò a Roma per siglare un accordo sul <em>South Stream</em>. Stando ai documenti filtrati, la segretaria di Stato USA Hillary Clinton ordinò un&#8217;analisi completa delle relazioni tra Roma e Mosca, focalizzata sulla questione del <em>South Stream</em>. Washington punta su un altro cavallo, un progetto fantasticamente costoso chiamato <em>Nabucco</em>, il quale finora manca di sufficienti forniture di gas naturale per essere praticabile.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nei mesi scorsi la battaglia tra <em>Nabucco</em> e <em>South Stream</em> ha assunto le dimensioni delle vecchie contese energetiche tra USA e URSS, che infuriavano in Europa Occidentale durante l&#8217;era di Reagan. In gioco c&#8217;è molto più che gl&#8217;introiti finanziari derivanti dalla vendita di gas o dalla costruzione delle condotte. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> coinvolto il nocciolo stesso del futuro dell&#8217;Europa Occidentale, ed il futuro della geopolitica eurasiatica. Da un&#8217;analisi superficiale è difficile coglierlo.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>La geopolitica delle condotte eurasiatiche</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1991, con la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica ed il collasso del Patto di Varsavia, la Guerra Fredda, almeno per Mosca, era conclusa. La Russia aveva alzato bandiera bianca. L&#8217;economia era devastata dalla corsa agli armamenti con gli USA, e dalla manipolazione della produzione petrolifera saudita operata dal Dipartimento di Stato a Washington nel 1986-87, per far crollare le entrate sovietiche di valuta pregiata procacciate dall&#8217;esportazione energetica. Due anni dopo Michail Gorba<span style="font-family: Arial,sans-serif;">čë</span>v accettava di lasciare cadere il Muro di Berlino: alcuni commentatori lo definirono il più grande &#8220;<em>leveraged buyout</em>&#8220;, acquisto a credito, della storia.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;era un solo problema: che Washington non vedeva alcuna ragione per porre a sua volta fine alla Guerra Fredda. Invece di rispettare gli accordi verbali solennemente presi con Gorba<span style="font-family: Arial,sans-serif;">čë</span>v durante i colloqui sull&#8217;unificazione tedesca – e cioè che gli USA non avrebbero espanso la NATO tra gli ex paesi del Patto di Varsavia – Washington durante gli anni &#8217;90 (e l&#8217;inizio della decade seguente) si approfittò della debolezza russa per estendere la NATO fino alle porte di Mosca. Dalla Polonia all&#8217;Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria per finire con gli Stati baltici, nel 2003 la NATO circondava la Russia; nel contempo, le richieste del FMI a Mosca di privatizzare rapidamente i cespiti pubblici, in accordo con la sua &#8220;terapia d&#8217;urto&#8221;, stavano portando i minerali strategici ed altre inestimabili risorse russe sotto il controllo occidentale.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso del 2003 l&#8217;allora presidente Vladimir Putin si era saldamente consolidato al potere, e segnalò ai vari oligarchi russi che intendeva fermare il saccheggio occidentale delle risorse nazionali. Il palese colpo d&#8217;avvertimento fu, nell&#8217;ottobre 2003, l&#8217;arresto di Michail Chodorkovskij e delle sue ambizioni politiche, proprio mentre il suo gigante <em>Jukos</em>/<em>Sibneft</em> era sul punto di vendere quasi il 40% della più grande compagnia petrolifera privata russa ad una tra <em>ExxonMobil</em> e <em>Chevron</em>, in un affare mediato da George H.W. Bush a dal potente <em>Carlyle Group</em> di Washington. Chodokovskij aveva rotto un patto imposto da Putin, ma che permetteva agli oligarchi russi di mantenere i cespiti letteralmente rubati allo Stato nel corso delle privatizzazioni dell&#8217;era El&#8217;cin.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;anno 2003 vide anche grossi progressi nell&#8217;accerchiamento della Russia ad opera della NATO: la Rivoluzione delle Rose in Georgia e la Rivoluzione Arancione in Ucraìna, entrambe finanziate dal Dipartimento di Stato degli USA, avevano portato al potere due marionette di Washington, incaricate di condurre i loro paesi nella NATO. A quel punto la Russia reagì con la sola arma ancora in suo potere: le più grandi riserve di gas naturale al mondo e la <em>Gazprom</em> (di cui Medvedev era stato presidente del Consiglio di Direzione, prima d&#8217;unirsi all&#8217;amministrazione Putin).</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Putin negoziò un nuovo gasdotto con l&#8217;uscente cancelliere tedesco Gerhard Schroeder: il <em>Nord Stream</em>. Il <em>Nord Stream</em>, che recentemente ha avviato la prima fase d&#8217;invio di gas russo ai mercati della Germania e dell&#8217;UE, sollevò strepiti di protesta a Washington e in Polonia. Malgrado le ingenti pressioni, andò avanti.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ora il <em>South Stream</em> è in costruzione ad opera di <em>Gazprom</em>. Il gas sarà pompato dalla Russia e da altri giacimenti detenuti dalla compagnia nell&#8217;area del Caspio, passerà sotto il Mar Nero ed attraverso i Balcani, e giungerà nell&#8217;Italia Settentrionale e Meridionale. L&#8217;Europa è il maggiore acquirente di gas russo.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Persino la Gran Bretagna progetta per il 2012 di rifornirsi, e sarebbe la prima volta, direttamente dalla Russia, tramite il <em>Nord Stream</em>. Le dispute tra Russia e Ucraìna, chiaramente incoraggiate quando l&#8217;uomo-in-arancione di Washington, Viktor Ju<span style="font-family: Arial,sans-serif;">šč</span>enko, era ancora presidente, provocarono carenze di gas in Italia ed altri paesi europei. Pensava a questo Berlusconi, quando dichiarò che <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>il nostro obiettivo è che il <em>South Stream</em> non transiti per il territorio ucraino. Per questo abbiamo fatto ogni sforzo per convincere la Turchia a permettere il passaggio del gasdotto per le sue acque territoriali<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>. Il gigante francese dell&#8217;energia, EDF, sta negoziando l&#8217;acquisizione d&#8217;un 10% del progetto.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel dicembre 2009 ENI e <em>Gazprom</em> hanno siglato un accordo per portare il <em>South Stream</em> fino all&#8217;Italia. Una valutazione tecnica ed economica del progetto è attesa per il febbraio 2011, ed il gasdotto diverrà operativo alla fine del 2015. La Russia ha già firmato gli accordi con Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Croazia per implementare la porzione di gasdotto che passerà sulla terraferma.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/image0012.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7421" style="margin: 5px; float: left" title="South Stream vs Nabucco (clicca per ingrandire)" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/image0012.jpg" alt="" width="390" height="306" /></a>Un accordo russo-bulgaro sul <em>South Stream</em> dev&#8217;essere modificato così che altri paesi dell&#8217;Unione Europea abbiano accesso al gasdotto: questo è quanto affermato dalla portavoce della Commissione Europea Marlene Holzner. Una fazione nell&#8217;UE appoggia il progetto alternativo di Washington: <em>Nabucco</em>. Mentre insiste su un&#8217;apparentemente equa apertura del progetto <em>South Stream</em>, il Commissario UE sull&#8217;Energia sta di fatto lavorando per sabotarlo a favore del <em>Nabucco</em>. La stampa ha citato le seguenti affermazioni della Holzner: <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>I funzionari europei non apprezzano il fatto che l&#8217;accordo con la Russia obblighi la Bulgaria e fornire un transito completo e senza restrizioni al gas russo nel suo territorio (…) <em>Nabucco</em> è la nostra priorità perché aiuta a diversificare le fonti d&#8217;approvvigionamento di gas<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I cablogrammi di &#8220;Wikileaks&#8221; concernenti le relazioni tra Berlusconi e Putin senza dubbio s&#8217;attagliano alla definizione brzezinskiana di &#8220;<em>pointed leaks</em>&#8220;, documenti centrati. Essi asseriscono che Berlusconi sarebbe divenuto una pedina della geopolitica energetica di Mosca. Il dispaccio parla della <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>relazione straordinariamente stretta<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span> tra Putin e Berlusconi, e confessa che il <em>South Stream</em> sta <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«causandoci intensi sospetti».</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il chiaro intento della rivelazione è creare imbarazzo politico all&#8217;assediato e vulnerabile governo di Berlusconi, in un momento in cui il disinvolto Primo ministro è sommerso di scandali personali e defezioni dal suo partito.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Tuttavia, ad oggi non pare che le rivelazioni abbiano minato la cooperazione energetica tra Roma e Mosca. Il presidente russo Medvedev ha appena incontrato Silvio Berlusconi alla stazione sciistica di Krasnaja Poljana, sul Mar Nero, nell&#8217;ambito dei colloqui inter-governativi allargati. Hanno partecipato anche l&#8217;operatore energetico dello Stato russo, Inter RAO, ed il gruppo energetico italiano ENI, i quali hanno siglato un memorandum d&#8217;intesa.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oggigiorno gli Stati Uniti sono visti non solo a Mosca, ma pure in sempre più ampi circoli dell&#8217;Europa Occidentale, come una superpotenza in declino terminale. Con la più grave depressione economica che abbia colpito gli USA dagli anni &#8217;30 di cui non si vede la fine, col fallimento della presidenza Obama e della politica estera statunitense in genere – incapaci d&#8217;articolare un&#8217;agenda di cooperazione vantaggiosa per i governi dell&#8217;UE – una fazione sempre più larga in seno alle </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>élites</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> politiche ed economiche europee, dalla Francia all&#8217;Italia alla Germania ed oltre, guarda a più stretti legami con la Russia e l&#8217;Eurasia, mercati della crescita economica futura. Ciò chiaramente non suscita grande entusiasmo a Washington. Le &#8220;rivelazioni&#8221; di &#8220;Wikileaks&#8221; sull&#8217;Italia e la Russia devono essere lette tenendo chiaro in mente lo scenario geopolitico.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">(traduzione di Daniele Scalea)</span></span></p>
<p style="text-align: right;" lang="it-IT">
<p style="text-align: right;" lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* F. William Engdahl, politologo ed economista, titolare della </strong></em><strong>Engdahl Strategic Risk Consulting</strong><em><strong>, collabora regolarmente con &#8220;Eurasia&#8221; (del cui Comitato Scientifico è membro) ed altre prestigiose pubblicazioni, tra cui &#8220;Asia Times&#8221;, &#8220;Business Banker International&#8221; e &#8220;Global Research&#8221;, di cui è direttore associato. Ha pubblicato diversi libri; la sua ultima opera è </strong></em><strong>Gods of Money: Wall Street and the Death of American Century </strong><em><strong>(2010).</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<blockquote lang="it-IT"><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em> </em><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Sull’argomento vedi anche:</span></em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<h4><a name="post-7194"></a> <em><a href="../../7194/i-rapporti-italia-russia-lambasciata-usa-ed-il-declino-di-berlusconi"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">I rapporti Italia-Russia, l’Ambasciata USA ed il declino di Berlusconi</span></span></a></em></h4>
<h4><a name="post-7227"></a> <em><a href="../../7227/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Shale gas vs South Stream. La campagna del “Corsera”</span></span></a></em></h4>
<h4><a name="post-7302"></a> <em><a href="../../7302/%C2%ABrapporti-con-la-russia-in-germania-non-ci-sono-le-polemiche-italiane%C2%BB-s-grazioli"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» – S. Grazioli</span></span></a></em></h4>
<h4><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7366/%C2%ABper-gli-usa-e-facile-influenzare-la-politica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib">«Per gli USA è facile influenzare la politica italiana» – D.Scalea all’IRIB</a></span></span></em></h4>
<h4><em> </em><em><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="../../7370/europa-e-russia-gas-ostpolitik">Europa e Russia: gas-Ostpolitik</a> </span></span></em></h4>
</blockquote>
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		<title>Europa e Russia: gas-Ostpolitik</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/europa-e-russia-gas-ostpolitik/7370/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 16:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella partita del gas ci sono diversi attori e schieramenti. Sembrano essere poche le strategie di massima e molte le iniziative bilaterali o multiple. Poche le converge e molte le divergenze. Particolarmente indicativa è la situazione in Europa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/europa-e-russia-gas-ostpolitik/7370/" title="Europa e Russia: gas-Ostpolitik"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7370&amp;w=80" width="80" height="42" alt="Europa e Russia: gas-Ostpolitik" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella partita del gas ci sono diversi attori e schieramenti. Sembrano essere poche le strategie di massima e molte le iniziative bilaterali o multiple. Poche le converge e molte le divergenze. Particolarmente indicativa è la situazione in Europa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da una parte, l’Ue ha elaborato una pianificazione di rifornimenti e di mercato che tenta costantemente di implementare sulla base di parametri prestabiliti secondo un’ottica di liberalizzazioni, privatizzazioni e dismissioni che dovrebbero essere funzionali alla creazione di un mercato europeo dell’energia. Dall’altra, sono attivi i singoli Paesi con le rispettive industrie energetiche strategiche e compartecipazioni, costruendo reti di accordi per produzione, fornitura e acquisto che spesso si intrecciano. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un fattore cruciale, all’interno di questo quadro, rimangono le relazioni euro-russe e più in generale intra-euroasiatiche. E l’insieme degli approvvigionamenti energetici è di per sé un moltiplicatore delle interconnessioni politico-diplomatiche. Energia per produrre diplomazia. La dinamica energetica come variabile di attuali e futuribili assetti geopolitici. Con una certezza: il centro nevralgico del gas è a Est. A rifornirsi saranno nuove forme di <em>Ostpolitik</em>. I <em>tubi</em> non faranno storia a sé.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Ue, sin qui, tra costanti e contingenze, ha intavolato una prospettiva di piattaforma energetica del gas che si propone di filtrare sia alcune presunte tendenze di massima che concernono la produzione e la fornitura, sia alcune altre di carattere più marcatamente geopolitico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo schema seguito da Bruxelles per il gas poggia su alcuni dati percepiti e annesse soluzioni:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">una riduzione del 	consumo a causa della crisi economica</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">un incremento 	della produzione del tipo <em>shale</em> negli USA, cui dovrebbe 	seguire una diminuzione della domanda di gas naturale liquefatto 	(Gnl) da parte del mercato americano</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">un conseguente 	surplus di <em>Gnl</em> statunitense da indirizzare sul mercato 	europeo</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la strategia 	europea del 20-20-20 anti-inquinamento  che dovrebbe determinare un 	calo del consumo</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">un aumento 	dell’efficienza energetica su scala continentale, cui si somma il 	crescente ruolo delle fonti rinnovabili. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il progetto di 	produzione di <em>shale gas</em> anche in Europa</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il progetto 	<em>Nabucco</em> da portare avanti</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l’intenzione di 	promuovere un’autonoma rete di trasporti e un sistema di 	stoccaggio sotterraneo</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l’obiettivo di 	separazione dell’attività di trasporto e distribuzione da quelle 	di produzione e fornitura</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">raggiungimento 	successivo del mercato libero e sviluppo mercato spot</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">susseguente 	superamento di contratti a lungo termine e della formula Groningen, 	con la quale il prezzo del gas è legato ad un paniere di prodotti 	petroliferi.</span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rispetto a questo ventaglio, gli indicatori sembrano fornire elementi in controtendenza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ molto probabile che il Vecchio Continente non riuscirà nell’intento di diminuire il consumo di gas, tanto più puntando sulle energie alternative. L’obiettivo del triplice 20% per il 2020 nei termini di quota di energia per lo sviluppo economico, riduzione dei gas serra e innalzamento della quota delle rinnovabili è, in realistica sostanza, fuori portata per evidenti motivi di ordine economico e tecnologico. Alle irrinunciabili esigenze di rilancio dello sviluppo si associano i costi e i tempi per un’aggiornata sperimentazione tecno-ambientale. <em>L’energia verde</em> non è la panacea in una fantomatica lotta agli idrocarburi. Anzi, reca un’impronta antieconomica alla luce dei notevolissimi investimenti fino ad ora sostenuti per progetti (all’incirca 100mld di dollari) di circoscritta e limitata efficacia, senza considerare poi il crollo dei biocarburanti (con i relativi problemi ambientali quali la deforestazione per fare spazio alla coltivazione di canna da zucchero e la riduzione della produzione di derrate alimentari) e la non convincente idea di quelli di seconda generazione, cioè inerenti la lavorazione di legno e alghe.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sull’onda di discutibili formulazioni di climatologi, la condotta anti-idrocarburi di Bruxelles alla lunga è destinata a scontrarsi con la realtà di costi insostenibili e valutazioni ambientali più corrispondenti ad un crisma ideologico che a ponderate considerazioni.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il gas, invece, rimane la più sostenibile tra le risorse naturali dal punto di vista ecologico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo <em>shale gas</em>: pista non praticabile</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’idea di ricorrere al gas non convenzionale si presenta ostica negli Stati Uniti e lo sarebbe ancor di più in Europa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La lavorazione degli scisti argillosi in cui il gas è contenuto richiede un processo tecnologico integrato basato su tre elementi quali perforazione orizzontale, frattura idraulica e modello tridimensionale sismico. Tale processo, a detta di molti analisti, non è facilmente esportabile nel Vecchio Continente, anche perché occorrono pertinenti rilevazioni locali di carattere geologico. Un cammino complessivo di 15-20 anni e dai risultati non garantiti, specie se dello <em>shale</em> si dovesse fare la soluzione e non semplicemente una tra le praticabili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non mancano del resto rilievi ambientali: negli USA si procede con scarsa attenzione all’impatto ambientale, anche perché si opera nel deserto e in zone a poco popolate. Nei Paesi europei, invece, bisognerebbe procedere in aree comunque prossime a insediamenti, in virtù di una diversa conformazione territoriale e urbana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non mancano, evidenziano studi, criticità sotto lo stesso profilo economico, giacchè la produzione sarebbe redditizia &#8211; come dimostra l’esperienza americana del giacimento di Barnett e dei bacini di Fayetville e Woodford &#8211; solo se legata a soglie di prezzo piuttosto alte.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un’altra scelta non convenzionale sarebbe il <em>biogas</em>, ottenibile da concime di vacca e da rifiuti di fognatura. Un efficace soddisfacimento di parte del fabbisogno energetico non appare realistico neanche in questo caso.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ evidente come nella disputa sul gas non convenzionale si intreccino tanto gli interessi di <em>lobby </em>quanto gli intendimenti politici.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ne è prova lampante l’insieme delle argomentazioni addotte a supporto di una strategia <em>ad excludendum</em> della Russia quale partner principale per gli approvvigionamenti di <span style="text-decoration: underline;">gas naturale</span>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le argomentazioni ecologiste, già di per sé parte di quel costrutto ideologico che è il <em>global warming</em>, veicolato forzatamente e strumentale ai progetti di determinati centri decisionali industrial-finanziari, vengono utili ai fini di una <em>policy</em> del gas anti-russa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma su tutte, c’è un’argomentazione che è una esplicita accusa: Mosca fa del gas “un’arma energetica” dai risvolti politici per ricattare i vicini e minare la sicurezza dell’Europa con forti vincoli di dipendenza. Gli Stati Uniti in primis paventano una situazione di questo tipo. Ma più in generale si tratta di un’impostazione euroatlantica che inquadra, all’interno degli equilibri di potenza e geostrategici, la Russia come un avversario da contenere e limitare, in modo particolare evitando una sua saldatura politica ed economica con la penisola europea, parte della massa eurasiatica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma, rimanendo alla politica del gas, una direttrice che cerchi di svincolare i Paesi europei da Mosca – come si vede &#8211; non può avere vantaggi in termini di sostenibilità economica ed efficienza degli approvvigionamenti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ oggettivo il problema delle importazioni. Infatti, la produzione interna di gas dell’Europa è destinata ad un ulteriore ridimensionamento (come nel caso di quella norvegese, tra le più importanti) e allora i gasdotti alternativi a quelli che si diramano dalla Russia non riuscirebbero a colmare un fabbisogno continentale che, in più, non potrebbe contare neanche su di una consistente quota di gas russo se non si dovesse procedere con gli accordi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul versante delle infrastrutture, ci si misura con l’insufficienza degli stoccaggi e dei terminali di <em>Gnl</em> di altra provenienza, al di là di progetti immaginati ma inattuati in diversi Paesi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le grandi compagnie non gradiscono il c.d. terzo pacchetto energetico e la divisione delle attività, per cui si pongono delle incognite circa la costruzione degli <em>hub</em> e gli investimenti nei gasdotti. Inoltre, bisogna considerare i limiti delle riserve e le effettive capacità dei produttori a fronte di differenti tipi di problemi, come nel caso della Norvegia, dei Paesi nordafricani o del Qatar.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono vulnerabili anche le forniture dall’Asia centrale e dall’Iran, sia per la crescente concorrenza di protagonisti come Cina e India, sia per la delicatezza del quadro politico-economico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prova ne sia l’impasse del progetto <em>Nabucco</em> che, come noto, poggia sul preciso intento di squalificare il gas russo e sottrarre determinate aree all’influenza energetico-diplomatica di Mosca.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul versante del mercato europeo, va aggiunto, in presenza di quote ridotte di gas, la stessa liberalizzazione non potrà che portare ad un rafforzamento delle posizioni dei produttori. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fuori dalle logiche di Bruxelles e fuori dalle vecchie convenzioni schematiche, l’attuale stato del gas naturale e l’andamento multipolare degli equilibri geopolitici dovrebbero portare l’Europa a non tagliare il ponte energetico con la Russia per non sprofondare in un pesante aggravio economico di lungo termine. Le più convenienti scelte strategiche portano a Mosca.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se l’Europa necessita di una <em>gas-politik</em> che non insegua una pretesa di diversificazione fuori da effettive probabilità, dal canto suo la Russia deve ancora superare in maniera compiuta delle incertezze strategiche a loro volta alimentate dalle citate diffidenze di alcuni partner occidentali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se per quest’ultimi si pone il problema dei fornitori, per Mosca si pone la questione della diversificazione dei clienti. Un eventuale frattura euro-russa nella partita del gas indurrebbe i russi ad una virata delle esportazioni verso l’area asiatica, in piena fibrillazione energetica, e in particolare verso la Cina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La “Strategia Energetica” di lungo periodo è imperniata su vendite su entrambi i fronti occidentale-orientale, ma la Russia può garantirsi e garantire una propria diversificazione allorchè sia in grado di mantenere una crescita alta della produzione. E a tal proposito sembrano esserci dei dubbi che, se effettivamente confermati, imporrebbero ai russi di superare la scelta della diversificazione per procedere verso una sorta di dirottamento delle esportazioni. E gli europei, se prevalessero gli scetticismi o le avversioni politico-energetiche nei confronti dell’Orso, rischierebbero di essere le vittime di questa scelta strategica di Mosca.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Russia ha bisogno di perseguire la priorità specifica dello sviluppo di nuovi progetti di produzione di gas sul proprio territorio, il che implica la rinuncia ad un’acquisizione totale e a qualsiasi prezzo di quello presente nell’area post-sovietica. E’ suo interesse non scivolare in una dipendenza dal gas dell’Asia centrale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questo senso, le politiche nei confronti del <em>Turkmenistan</em> si fanno più delicate e si misurano anche in proporzione al crescente peso della Cina e in relazione alla situazione interna di quest’ultima. Nell’anno in corso, i russi hanno rinnovato l’accordo con i turkmeni ad un prezzo ben più alto di quello pagato loro dai cinesi e hanno provveduto a concordare sempre con loro progetti congiunti per i gasdotti <em>Pricaspian</em> ed <em>East-West</em> che collegheranno nuovi giacimenti alle condutture già esistenti verso la Russia. I russi pagano il non basso prezzo, ma intendono evitare una dispersione delle risorse. Il gas turkmeno in effetti è meglio indirizzato alla Cina sul piano delle infrastrutture e dei prezzi e i cinesi praticano un’influenza che garantisce al Turkmenistan di muoversi con maggior disinvoltura nei confronti di Mosca, arrivando a costruire rotte del gas alternative a quelle russe.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella questione delle forniture russo-cinesi, invece, sussiste un punto delicato rappresentato dalla posizione dei cinesi che legano il prezzo del gas a quello del carbone di produzione locale, il quale costituisce un fattore primario nel soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque, se una strategia di incremento delle esportazioni verso la Cina sarebbe comunque percorribile, la situazione dei prezzi e delle infrastrutture mette Mosca nelle condizioni di procedere con cautela. Il dibattito sulle prospettive e sui progetti è piuttosto composito all’interno dei vertici industriali russi. L’idea di assecondare in maniera sempre più convinta il mercato del gas cinese sta portando in ascesa progetti di smistamento di forniture tradizionalmente orientate in Occidente, così come alcuni nuovi, per esempio nel caso del giacimento di Kovykta, nella Siberia orientale, il cui prezzo si prevede essenzialmente basso. Nel frattempo si sta pensando ad una nuova formulazione congiunta del prezzo del gas e si è deciso di procedere nella costruzione dell’<em>Altay</em>, un gasdotto di primaria importanza congegnato per le forniture alla Cina dai territori della Siberia occidentale, storicamente predisposti al mercato europeo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ma si ritorna al punto: produzione e diversificazione</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Russia ha il problema di misurarsi con la forte incertezza sulla crescita della propria produzione e un’eventuale scelta di marcare l’export verso la Cina le imporrebbe di tagliare quote consistenti del gas indirizzato all’Europa. Ma la Russia stessa si troverebbe con un notevole calo dei proventi e con un insieme di conseguenze sul piano politico-strategico ancora da soppesare interamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Se il Vecchio Continente immaginasse concretamente una diversificazione degli approvvigionamenti che possa fare a meno del preponderante gas russo, correrebbe il rischio notevole non solo di rimanere “scoperta”, ma di dover cadere in una molto più pericolosa e incerta dipendenza da altri fornitori e da altre fonti di dubbia efficacia. Sarebbe una diversificazione fine a se stessa. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Europa e Russia, nella vicenda del gas, si ritrovano con punti di debolezza e punti di forza che però possono essere incrociati in una strategia comune sulla base di un assunto oggettivo: entrambi hanno bisogno l’una della dell’altra sul piano delle forniture, dei ricavi e dell’incremento tecnologico. Occorrono, allora, progetti come il <em>North</em> ed il <em>South Stream</em> e occorre un proficuo protagonismo delle industrie strategiche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma non solo. La gaspolitik è una variabile di una partita più grande. L’energia è una variabile della partita geopolitica con tutte le sue implicazioni politiche, economiche, militari. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel montante scenario multipolare è ora di una convergenza euroasiatica. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una nuova gaspolitik per una nuova Ostpolitik.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Alfredo Musto, dottore in Scienze politiche e relazioni internazionali (Università “La Sapienza” di Roma), è collaboratore di “Eurasia”.</strong></em></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></strong></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Sull&#8217;argomento vedi anche:</em></span></span></p>
<h4><a name="post-7194"></a><a href="../../7194/i-rapporti-italia-russia-lambasciata-usa-ed-il-declino-di-berlusconi"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>I rapporti Italia-Russia, l’Ambasciata USA ed il declino di Berlusconi</em></span></span></a></h4>
<h4><a name="post-7227"></a><a href="../../7227/shale-gas-vs-south-stream-la-campagna-del-corsera"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Shale gas vs South Stream. La campagna del “Corsera”</em></span></span></a></h4>
<h4><a name="post-7302"></a><a href="../../7302/%C2%ABrapporti-con-la-russia-in-germania-non-ci-sono-le-polemiche-italiane%C2%BB-s-grazioli"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>«Rapporti con la Russia: in Germania non ci sono le polemiche italiane» – S. Grazioli</em></span></span></a></h4>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><a href="../../7366/%C2%ABper-gli-usa-e-facile-influenzare-la-politica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib">«Per gli USA è facile influenzare la politica italiana» – D.Scalea all’IRIB</a> </em></span></span></p></blockquote>
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		<title>L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 15:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre giorni dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha imposto le nuove sanzioni, su pressione Usa, contro l'Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari per il gasdotto con il Pakistan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/liran-sfida-le-sanzioni-con-i-gasdotti/4734/" title="L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=4734&amp;w=80" width="80" height="70" alt="L&#8217;Iran sfida le sanzioni con i gasdotti" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">UPI 17 giugno 2010 &#8211; Tre giorni dopo che il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU ha imposto le nuove sanzioni, su pressione Usa, contro l&#8217;Iran per il suo programma nucleare, Teheran ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari per il gasdotto con il Pakistan, alleato degli Stati Uniti, a dispetto degli sforzi occidentali di metterne l’economia in ginocchio. L&#8217;Iran si è anche attrezzato per compiere una mossa per partecipare al gigantesco progetto del gasdotto Nabucco, di 11 miliardi dollari, per portare il gas dall&#8217;Asia Centrale all&#8217;Europa, attraverso la Repubblica islamica, che è divenuta amica della Turchia, unico membro musulmano della NATO. Se l&#8217;Iran riesce a entrare nel Nabucco, sarà un grave colpo per la Russia, che ha sostenuto le sanzioni. Mosca si oppone con decisione al piano di inviare fino a 31 miliardi di metri cubi di gas l&#8217;anno in Europa, che attualmente, sul piano energetico, è fortemente dipendente dalla Russia. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La Turchia, alleato chiave degli Stati Uniti dai tempi della guerra fredda, è alla ricerca di una leadership regionale, sotto il governo islamico, con grande fastidio di Washington, e sembra formare un nuovo asse strategico con l&#8217;Iran e la Siria. &#8220;Più di ogni altra cosa, è probabile che la partecipazione dell&#8217;Iran al Nabucco sarà attentamente vagliata, nei&#8230; mesi a venire&#8221;, ha osservato l&#8217;analista indiano MK Bhadrakumar, ex ambasciatore in Unione Sovietica e in Pakistan, in una recente analisi apparsa su Asia Times. &#8220;La speranza migliore per la Russia, sarebbe che l&#8217;Iran rimanga lontano dal mercato europeo del gas e si concentri invece sul mercato asiatico&#8230; ma sta accadendo il contrario &#8211; L&#8217;Iran è alla ricerca di entrambi i mercati, asiatico ed europeo.&#8221; </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’Iran affronta una corsa in salita, per quanto riguarda il Nabucco, visto l&#8217;atteggiamento attuale dell&#8217;Europa, ma che potrebbe cambiare se l&#8217;Europa desiderasse tenere a bada la Russia. La firma a Teheran per il progetto del gasdotto con il Pakistan, ventilato 17 anni fa, corona il determinante sforzo iraniano di rompere le restrizioni imposte dall’Occidente, che ostacolano lo sviluppo del suo importantissimo settore energetico. Funzionari iraniani dicono che Teheran devolverà 25 miliardi dollari per sviluppare il proprio cruciale settore dell&#8217;energia. L&#8217;Iran ha la seconda maggiore riserva mondiale di gas naturale, dopo la Russia, ma fornisce solo l&#8217;1% delle esportazioni di gas del mondo. Dalla metà del 2014, il gasdotto con il Pakistan invierà 21,5 milioni di metri cubi di gas al giorno, il 20 per cento del fabbisogno del Pakistan. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il vice-ministro del petrolio iraniano, Javad Ouji, ha detto, durante la cerimonia della firma, che l&#8217;Iran progetta di aumentare la produzione di gas a circa 900 milioni di metri cubi al giorno, per i prossimi tre anni, con l&#8217;espansione di South Pars, raggiungendo alla fine i 1100 mmc al giorno, nel 2015. Gli iraniani sono così determinati a preservare il progetto, che avevano già posato la sezione di 560 miglia, del gasdotto di 900 miglia, che va dal gigantesco giacimento di gas offshore di South Pars, nel Golfo Persico, al confine con il Pakistan. Il Pakistan dovrà costruire le 437 miglia di gasdotto che collega il confine, attraversando la turbolenta provincia del Beluchistan, al suo hub del gas a Nawabshah, nella provincia del Sindh, vicino a Karachi. Qui il gas sarà utilizzato per produrre 5.000 megawatt di elettricità. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Gli Stati Uniti hanno cercato di fare pressioni sul Pakistan, oggi fondamentale alleato degli Stati Uniti nella guerra contro l&#8217;estremismo islamico, affinché abbandonasse il progetto del gasdotto. Ma Islamabad ha rifiutato. Washington non poteva presumibilmente rischiare di allontanare il Pakistan, mentre la guerra in Afghanistan s’è oggi inasprita. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’India, avversario di lunga data del Pakistan, faceva in origine parte del progetto. Ma s’è ritirata a causa delle divergenze sul prezzo del gas, sulla sicurezza del tratto del gasdotto che attraversa il territorio pakistano e sugli alti dazi di transito richiesti da Islamabad. New Delhi potrebbe ancora decidere di aderire al progetto, ma la Cina, sempre più affamata di energia per alimentare l&#8217;economia in espansione, ha detto che è disposta a sostituire l&#8217;India. La Cina ha importanti accordi energetici con l’Iran. La China National Petroleum Corp. è coinvolta nello sviluppo del campo di South Pars. Ma, come Nuova Delhi, Pechino è preoccupata per la stabilità politica del Pakistan, mentre il suo esercito si muove sempre di più contro gli islamisti. La Cina preferisce le vie terrestri per gli approvvigionamenti energetici, rispetto alle rotte marittime che utilizza adesso, le quali sono vulnerabili all’interdizione dell’US Navy. La stabilità politica del Pakistan è, ovviamente, una notevole preoccupazione anche per l&#8217;Iran, che ha investito molto su questo progetto. </span></span></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p>http://www.aurora03.da.ru</p>
<p>http://sitoaurora.altervista.org</p>
<p>http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</p>
<p>http://eurasia.splinder.com</p>
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		<title>Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 14:22:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
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		<description><![CDATA[La visita del mese scorso del presidente russo Dimitri Medvedev in Turchia mostra che Turchia e Russia stanno rapidamente sviluppando stretti rapporti economici e politici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/russia-turchia-e-il-grande-gioco/2902/" title="Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/g__l_and_medvedev.bp3rrga6fbscgkkg8k4ck0c8c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Russia, Turchia e il Grande Gioco: cambio di schieramento" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Fonte: <a href="http://ericwalberg.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=222:turkey-in-the-great-game-changing-teams&amp;catid=37:russia-and-ex-soviet-union-english&amp;Itemid=90">http://ericwalberg.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=222:turkey-in-the-great-game-changing-teams&amp;catid=37:russia-and-ex-soviet-union-english&amp;Itemid=90</a>, 25 gennaio 2010</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La visita del mese scorso del presidente russo Dimitri Medvedev in Turchia mostra che Turchia e Russia stanno rapidamente sviluppando stretti rapporti economici e politici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La Turchia ha a tutti gli effetti rinunciato all’Unione Europea, riconoscendola come un bastione dell’islamofobia e prigioniera del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>diktat</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> statunitense. Mentre la Svizzera mette al bando i minareti e la Francia si appresta a dichiarare fuorilegge il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>niqab</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, il popolare governo islamista di Istanbul si muove nella direzione opposta – supportando la libertà di indossare il velo, criticando temerariamente Israele e costruendo ponti con la Siria. Si tratta niente di meno che di un fondamentale riallineamento della politica turca verso i naturali alleati: gli Arabi &#8230;ed i Russi. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Questo nuovo allineamento con la Russia iniziò nel 2001, quando i ministri degli esteri dei due paesi firmarono il Piano d&#8217;Azione per la Cooperazione Eurasiatica. Questa collaborazione ha raggiunto l&#8217;apice dal febbraio 2009, quando il presidente turco Abdullah Gul si è recato in visita di stato in Russia, includendo una tappa nella fiorente Repubblica Autonoma del Tatarstan, ricca di energia, popolata da una maggioranza di turchi musulmani, dotata di condotte e di energia nucleare, catturando così l’attenzione generale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">In passato la Russia aveva cattivi rapporti con la Turchia, che sin dalla fondazione della repubblica nel 1922 è stata fermamente nel campo occidentale e veniva considerata da Mosca come il trampolino di lancio per l’infiltrazione nel Caucaso e nelle sue repubbliche turche del sud. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia di Eltsin acconsentì all’egemonia statunitense nella regione, e come parte della sua apertura all’Cccidente, scuole, ditte di costruzione e commercianti turchi si riversarono in gran numero negli “stan” ex-sovietici (Uzbekistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Turkmenistan). L’11 settembre spinse il presidente russo Vladimir Putin financo ad accogliere basi militari americane negli “stan” più strategici. Il vecchio Grande Gioco sembrava essere finito, perso clamorosamente dalla Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Ma quando il mondo si è stancato della “guerra al terrorismo” patrocinata dagli USA, è parso che il Grande Gioco, dopo tutto, non si fosse affatto concluso. La Turchia fu ben presto raggiunta nella NATO dalla Bulgaria e dalla Romania, trasformando di fatto il Mar Nero in un lago della NATO, allarmando l&#8217;allora risorgente Russia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La “Rivoluzione Arancione” ucraina, supportata dall’occidente, nel 2004 inclinò ulteriormente la bilancia a sfavore della Russia, con il presidente ucraino Viktor Juščenko pronto a giurare solennemente che sarebbe entrato nella NATO e avrebbe cacciato la flotta russa dalla Crimea. Arrivò persino ad armare la Georgia nella guerra contro la Russia del 2008.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Ad ogni modo, non fu soltanto la Russia a stufarsi della nuova pax americana. Entro il 2007 circa il 90% dei turchi aveva maturato un’opinione sfavorevole degli USA. Non sorprende allora che la Turchia abbia iniziato a ritirare il proprio appoggio incondizionato alla NATO e agli Stati Uniti, in particolare nel 2003 durante l’invasione dell’Iraq e nel 2008 rifiutando alle navi da guerra statunitensi il passaggio dallo stretto del Bosforo per supportare la Georgia, nonché – quello stesso anno – criticando apertamente Israele per l’invasione di Gaza.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">In contrasto con le rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA nell’ex-blocco socialista, la “Rivoluzione Verde” nel 2002 ha portato al potere in Turchia il partito confessionale “Giustizia e Sviluppo”. La sua linea politica è consistita nel cercare un equilibrio regionale e relazioni pacifiche con i vicini, compresi l’Armenia e i Curdi. Nel 2004 il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una dichiarazione congiunta di cooperazione con Ankara, aggiornata nel Febbraio 2009 a Mosca da Gul e da Dimitri Medvedev. Gul nell’occasione dichiarò: «Russia e Turchia sono paesi vicini che stanno sviluppando le loro relazioni sulla base della reciproca confidenza. Spero che questa visita darà a sua volta un nuovo carattere alle nostre relazioni».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La chiave è la proposta turca di creare una piattaforma per la stabilità e la cooperazione nel Caucaso. In seguito alla visita di Gul i media turchi hanno persino descritto le relazioni russo-turche come una “associazione strategica”, facendo senza dubbio risonare campanelli di allarme a Washington.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Niente di tutto questo avrebbe luogo senza solidi interessi economici. I vincoli economici tra Russia e Turchia si sono grandemente rafforzati nel corso dell’ultimo decennio: il volume degli scambi ha raggiunto i 33 miliardi di dollari nel 2008, la maggior parte per gas e petrolio, facendo della Russia il maggiore socio d&#8217;affari della Turchia. Presto potrebbero utilizzare la lira turca e il rublo russo nel commercio bilaterale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Questo è il contesto in cui si è svolta, il 13 gennaio, la visita di Medvedev ad Ankara, focalizzata prevalentemente sulla cooperazione energetica. La russa AtomStroiExport ha vinto l’anno scorso l’appalto per la costruzione della prima centrale nucleare turca, e Medvedev era ansioso di ottenere l’approvazione definitiva alla partecipazione turca al gasdotto </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> di Gazprom, diretto verso l’Europa. La Turchia presto riceverà l’80% del suo fabbisogno di gas dalla Russia, ma questa dipendenza non è più vista come una debolezza, date le nuove relazioni strategiche tra i due paesi. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pipeline-map1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2904" title="Nabucco e South Stream" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/pipeline-map1.gif" alt="Nabucco e South Stream" width="466" height="452" /></a><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il destino del gasdotto Nabucco, rivale occidentale del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> che dovrebbe a sua volta passare per la Turchia, è ora controverso. Il Nabucco spera di portare il gas dall’Iran e dall’Azerbaijan fino all’Europa attraverso Turchia e Georgia. Dato lo stallo tra l’Occidente e l’Iran e l’instabilità della Georgia, questa alternativa ai piani russi appare sempre meno attraente. L’Azerbaijan ha già astutamente firmato con il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il giornale russo </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Kommersant</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> ha riportato le affermazioni di funzionari di Gazprom, secondo cui la Turchia potrebbe presto unirsi a Italia e Germania come “</span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>partner</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> strategico” della Russia. L’italiana ENI è co-fondatrice del progetto </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">. L’altro braccio della tenaglia di Gazprom intorno all’Ucraina è il </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, per il quale verso la fine dell’anno scorso la Germania ha dato la sua approvazione finale. Un ministro polacco ha paragonato il progetto russo-tedesco del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Nord Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> al patto Molotov-Ribbentropp del 1939, perché il gasdotto permette alla Russia di consegnare il gas all’Europa e “chiudere il rubinetto” all’Ucraina nell’eventualità che smetta di pagare o inizi a rubare il gas, come è spesso accaduto sotto i rivoluzionari arancioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">La Turchia è senza dubbio un giocatore chiave in questo nuovo Grande Gioco; sembra però che abbia cambiato schieramento. I primi ministri russo e turco hanno dato voce alla speranza che il volume degli scambi bilaterali possa triplicare entro il 2015, ed hanno annunciato piani per l’abolizione dei visti entro maggio di quest’anno. «Alla fine, senza dubbio, [l’abolizione dei visti] porterà ad attivare la cooperazione tra i nostri paesi», ha dichiarato il primo ministro turco Recep Erdogan.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Le elezioni presidenziali in corso in Ucraina potrebbero togliere un po’ di vento alle vele del </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>South Stream</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">. La sua convenienza potrebbe essere messa in discussione qualora il nuovo presidente ucraino riuscisse a convincere Mosca che lui/lei sarà in grado di evitare nuovi </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">imbrogli</span></span><span style="font-family: Arial,serif;">. L’Ucraina, in gravi ristrettezze economiche, ha bisogno delle tasse di transito, destinate a scomparire se i piani attuali si concretizzassero. Ma il danno che i rivoluzionari arancioni hanno fatto all’economia ucraina e alle relazioni con la Russia è ormai un risultato consolidato. Ha dichiarato Alexander Rahr al Consiglio tedesco sulle Relazioni estere: «Sotto qualsiasi dirigenza, l’Ucraina cercherà di trarre vantaggio dalla propria posizione geografica e i Russi lo hanno capito molto tempo fa. È per questo che hanno il disperato bisogno di una via per aggirare l’Ucraina».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Anche se l’Ucraina, come la Turchia, cambiasse schieramento e ripudiasse l&#8217;intento d&#8217;entrare nella NATO, dovrebbe comunque ritagliarsi un nuovo ruolo, molto probabilmente riducendo le proprie commissioni di transito. Il contendente alla presidenza ucraina Viktor Janukovič si è detto deciso a firmare un accordo di cooperazione economica con la Russia e ad appianare i contrasti politici esistenti, come la questione della flotta russa e forse il riconoscimento dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. La Turchia potrebbe molto probabilmente seguirne l’esempio. «Se un paese occidentale riconoscesse l’indipendenza dell’Abkhazia – afferma Rahr – quello sarebbe certamente la Turchia, vista la numerosa diaspora abkhaza sul suo territorio».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,serif;">Non c’è alcuna ragione per cui l’Ucraina non possa aderire alla nascente alleanza russo-turca, fondata sulla stabilità regionale e la pace, a differenza della NATO fondata sul contrasto e l’inimicizia. Questo lascerebbe il matto presidente georgiano Mikheil Saakashvili solo a combattere donchisciottescamente i suoi mulini a vento, dittatore di uno Stato menomato – tutto l’opposto del suo preteso ruolo di valoroso paladino della NATO in marcia verso est. Anche l’inveterato nemico turco, l’Armenia, sembra intenzionata ad aderire alla nuova formazione, come ha dimostrato lo scambio di ambasciatori dell’anno scorso.</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,serif;">(Traduzione di Andrea Bogi)</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: Arial,serif;">* Eric Walberg, giornalista con base in Egitto, scrive per “Al-Ahram Weekly”,  edizione settimanale in lingua inglese del quotidiano egiziano “Al-Ahram”, fondato nel 1875.</span></strong></span></p>
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		<title>Il vertice delle pipelines vuote</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sta facendo sempre più difficile l’approvvigionamento energetico che bypassa la Russia, mentre la risorse di base disponibili per alimentare il quarto corridoio di transito dell’energia, sono in rapida diminuzione. Il vertice sull’energia tenutosi a Batumi, in Georgia, il 14-15 gennaio, è stato declassato sin dall’inizio al livello di un forum ordinario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-vertice-delle-pipelines-vuote-2/2831/" title="Il vertice delle pipelines vuote"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/trb1.e29u5xkiycggcks0kgo08ckgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="69" alt="Il vertice delle pipelines vuote" ></div></a><p>Fonte: <em>Strategic Culture Foundation</em> <a href="http://en.fondsk.ru/print.php?id=2712">http://en.fondsk.ru/print.php?id=2712</a> 21.01.2010</p>
<p><font size="2">Si sta facendo sempre più difficile l&#8217;approvvigionamento energetico che bypassa la Russia, mentre la risorse di base disponibili per alimentare il quarto corridoio di transito dell’energia, sono in rapida diminuzione.</p>
<p>Il vertice sull&#8217;energia tenutosi a Batumi, in Georgia, il 14-15 gennaio, è stato declassato sin dall&#8217;inizio al livello di un forum ordinario. Ci si aspettava, alla vigilia della manifestazione, che i presidenti di Georgia, Polonia, Ucraina e Azerbaijan, nonché i leader del Baltico, il Segretario di Stato per l&#8217;energia eurasiatica degli Stati Uniti, R. Morningstar e alti rappresentanti di Romania, Bulgaria, Turkmenistan e Kazakistan, vi avrebbero partecipato, ma i leader dei paesi non si sono preoccupati di presentarsi. Invece, l’assise è stata per lo più frequentata da primi ministri, ministri dell’energia, e ministri degli Esteri.</p>
<p>Tradizionalmente, i rappresentanti della Russia ignorano il forum Bitumi, a causa della sua attenzione nel tracciare rotte per l&#8217;approvvigionamento energetico all&#8217;Europa, che dovrebbero bypassare la Russia. Inoltre, come il ministro dell&#8217;energia georgiano, A. Khetaguri, ha promesso questa volta, il forum non dovrebbe niente di meno che far passare una dichiarazione a livello presidenziale, sui principi delle fornitura del gas all&#8217;Europa occidentale. In altre parole, a Bitumi, la maggior parte dei paesi, che svolgono un ruolo minimo nel settore dell&#8217;energia, in qualche modo hanno inteso formulare i principi delle forniture di energia al più grande mercato di idrocarburi del mondo.</p>
<p>Come in precedenza, le discussioni sul forum ruotavano intorno a come diminuire la dipendenza dell&#8217;Europa occidentale dalle forniture energetiche provenienti dalla Russia, e come collegare la regione ricca di fonti energetiche del Mar Caspio all&#8217;UE, senza dover ricorrere alla rete dei gasdotti della Russia. Il piano è volto allo sviluppo del cosiddetto Quarto corridoio di transito dell’energia. La costruzione del gasdotto Nabucco e dell’oleodotto Odessa-Brody-Plotsk, nonché le risorse potenziali per alimentarli, sono stati esaminati nel contesto degli obiettivi sopra indicati. Molto tempo è stato speso per sfruttare il lavoro del precedente forum di Batumi &#8211; il totalmente mitico progetto del gasdotto <em>White Stream</em>. Quest&#8217;ultimo è una priorità dell&#8217;agenda per il transito energetico nell’area del Mar Caspio-Mar Nero-Mar Baltico. La costruzione del gasdotto <em>White Stream</em>, sotto il Mar Nero, doveva essere il principale progetto energetico del blocco anti-russo GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia). Progettato come alternativa al <em>Nabucco</em>, <em>White Stream</em> doveva pompare gas naturale dalla regione del Caspio verso l&#8217;Ucraina e, in seguito, alla Romania, da dove possono essere commercializzati in Europa. Il gas doveva arrivare a Supsa (Georgia) tramite l&#8217;oleodotto Baku-Tbilisi-Erzurum, e poi in Romania, attraverso un gasdotto da costruire sul fondo del Mar Nero. Il ministero dell&#8217;energia georgiano previde una pipeline capace di trasportare inizialmente 8bcm all&#8217;anno, raggiungendo poi i 24-32bcm all&#8217;anno, collegando il <em>White Stream</em> con i giacimenti di gas dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p>Una delle idee propagandate come un importante passo avanti, nel corso della riunione a Bitumi, era costruire impianti di liquefazione del gas naturale nei porti georgiani, che avrebbero dovuto essere collegati alla già funzionante pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum. I promotori dei progetti, sostengono che la costruzione di impianti di liquefazione a Supsa, Batumi e Kulevi, e di un collegamento tra essi e la pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum, permetterebbe la fornitura tramite navi cisterne di gas liquefatto, destinato ai mercati internazionali, con rischi minimi per i produttori.</p>
<p>Tutti i progetti hanno come presupposto l&#8217;assunzione che le vaste riserve di idrocarburi, necessarie per alimentare il lavoro, esistano effettivamente. I soli paesi con riserve di gas naturale che hanno ad aderito al forum, sono stati il Turkmenistan, l’Azerbaigian e il Kazakistan. Non c&#8217;è dubbio, essi sono interessati a raggiungere il mercato europeo, ma è chiaro che, in un paio d&#8217;anni, la situazione generale non promette nulla per i progetti di Batumi.</p>
<p>La riduzione della domanda di gas nell&#8217;UE, causata dalla crisi, è così grave che la fattibilità di nuove rotte di approvvigionamento del gas &#8211; in particolare quelli esotici come il <em>White Stream</em> &#8211; venga messa in discussione. Il calo medio della domanda di gas, nei paesi dell&#8217;Unione europea, nel 2009, è stata del 5 -7%, la contrazione più grande mai registrata. L&#8217;unica ragione per cui il gigante energetico della Russia, <em>Gazprom</em>, riesce a limitare il calo delle sue vendite in Europa al 10,3%, invece del 20%, come in precedenza era stato previsto, è perché il concetto &#8220;<em>take or pay</em>&#8221; è stato costruito nei suoi contratti a lungo termine. In queste circostanze, solo il <em>South Stream</em> della Russia, può essere accreditato di una certa vitalità, e anche questo è dovuto alla possibilità di sbarazzarsi dell’inaffidabile via di transito del gas ucraina, piuttosto che a qualsiasi possibilità di esportare i maggiori volumi di gas. Consapevoli delle incertezze sul mercato europeo del gas, i partecipanti del forum di Batumi hanno menzionato il <em>South Stream</em> nella loro dichiarazione, ma solo nel senso che il progetto, in cui Russia, Italia e paesi dell&#8217;Europa meridionale sono fortemente interessati, influenza gli interessi economici e ambientali dei paesi non coinvolti in esso. L’esperto dell&#8217;Istituto di studi strategici russo, A. Kurtov, dice che la Turchia &#8211; paese la cui politica è sempre più divergente dagli orientamenti dell&#8217;Unione europea &#8211; è il paese che con più probabilità si troverà sotto pressione in questo contesto. Lo stesso giorno dell’apertura del forum a Batumi, i premier R. Erdogan e V. Putin si sono incontrati e hanno raggiunto ciò che il portavoce di <em>Gazprom</em>, S. Kupriyanov, ha descritto come un accordo di base con cui le imprese turche ingrosseranno le fila dei partner strategici della Russia, come la Germania e l&#8217;Italia.</p>
<p>Anche nel caso in cui la domanda di gas si alzi, (ma è troppo presto aspettarselo, per ora), le vie alternative di approvvigionamento del gas all’Europa, che aggirano la Russia, soffrirebbero la mancanza del gas naturale necessario per rifornire le pipeline corrispondenti. Per esempio, il progetto Nabucco, amato da di Bruxelles, sta divenendo sempre più irrealistico, a causa di questi problemi.</p>
<p>Il piano per trovare le riserve di gas necessarie per il funzionamento del Nabucco, è evidentemente incorso a seri ostacoli. Recentemente, la <em>Nezavisimaya Gazeta</em> della Russia ha citato il Direttore Ilham Shaban del Centro Studi Petroliferi dell’Azerbaijani, che avrebbe detto che, per la prima volta dalla sua indipendenza, nel 2009, l&#8217;Azerbaigian ha incontrato alcuni problemi nell’esportazione del gas naturale. Ha detto che il conflitto russo-ucraino sul transito del gas dell&#8217;anno scorso, ha costretto l&#8217;Occidente a volgersi all’Azerbaigian, ma i piani non sono andati in porto, in pratica, a causa del mancato accordo sul transito del gas dal paese all&#8217;Europa, attraverso la Turchia. Shaban ha detto che il tema del &#8220;<em>Nabucco</em>&#8221; è stato anche invocato un certo numero di volte, nel 2009, ma ora sembra che il progetto, più o meno, cadrà nell&#8217;oblio, e invece Azerbaijan ha firmato due contratti per la fornitura di gas &#8211; con la Russia e con l&#8217;Iran. Shaban ha sottolineato che i dubbi persistono sul potenziale di esportazione di gas dell&#8217;Azerbaigian in direzione dell’occidente. Di conseguenza, la produzione di gas in Azerbaigian sta aumentando ad un tasso decrescente, il progetto ‘<em>Sahkh Deniz’</em> è quello più colpito da tale tendenza. L’Azerbaigian, per un certo numero di anni, a rinviato la seconda fase del progetto che dovrebbe garantire la produzione per l’esportazione di 16 bcm di gas naturale.</p>
<p>Deluso dal corso disastroso delle prospettive per l&#8217;esportazione di gas verso Occidente, senza il coinvolgimento della Russia, Baku ha aperto una seconda fase del suo programma, per la diversificazione dei percorsi per l’esportazione del gas. Il 1° gennaio, la Russia è diventata il terzo paese (dopo la Turchia e la Georgia) ad acquistare gas naturale dall’Azerbaijan. <em>Gazprom</em> ha firmato un contratto, per il periodo 2010-2014, con la Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, nel mese di ottobre 2009. La sua versione iniziale impostava il volume delle vendite a meno di 500 bcm all&#8217;anno, ma di recente, Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, ha accettato di raddoppiare l&#8217;importo. Con un processo parallelo, Baku sta parlando a Teheran, per contrattare la vendita di 500 bcm di gas naturale all&#8217;Iran.</p>
<p>La speranza che <em>Nabucco</em> possa sfruttare le riserve di gas del Turkmenistan si sono, praticamente, dissipate nelle scorse settimane. La politica di diversificazione delle esportazioni turkmene è chiaramente in direzione est, e non è destinata a venire incontro ai problemi della sicurezza energetica europea. Ci sono tre direzioni nell’esportazione del gas turkmeno. Un oleodotto che collega i giacimenti di gas turkmeni alla Cina, è stato inaugurato nel dicembre 2009. Il secondo gasdotto Turkmenistan-Iran è stato inaugurato lo scorso gennaio. Infine, anche questo gennaio il Turkmenistan riprende la fornitura di gas alla Russia. Nel complesso, le esportazioni di gas del Turkmenistan è, in totale, oltre i 90bcm. Il consumo interno del paese è stimato a 20 miliardi di m³. Il Turkmenistan sostiene che il suo potenziale di produzione di gas naturale, supera in maniera massiccia i rimanenti 110bcm, ma la verità è che neanche il livello dei 76bcm, del 1991, è mai stato raggiunto nel corso degli ultimi 15 anni. Inoltre, il Turkmenistan ha notevolmente ridotto la produzione, lo scorso anno, in seguito al blocco delle esportazioni verso la Russia e la chiusura di circa 150 pozzi, posti in regime di sospensione. Vi è consenso, tra gli esperti, secondo cui il paese ripristinerà il livello della produzione del 2008, solo nel 2013, o anche più tardi. Attualmente, il Turkmenistan produce 70bcm di gas e 10mln di tonnellate di petrolio all&#8217;anno.</p>
<p>Anche in caso di affidabili controlli, si conferma che le riserve di gas del Turkmenistan sono enormi, come esso sostiene, così come si deve tener conto che esistono gravi ostacoli tecnologici, sulla strada degli ambiziosi piani d’esportazione del paese. È probabile che il Turkmenistan sia effettivamente in grado di incrementare la produzione, ma il 75% del suo gas condensato, che contiene componenti pesanti, non può essere fornito per alimentare le reti, senza essere trattato. La capacità di trasformazione in Turkmenistan, è apri a circa 85 bcm all&#8217;anno, il che è chiaramente il collo di bottiglia del programma di esportazione.</p>
<p>Anche la precedente analisi elementare, mostra che i discorsi interminabili su Nabucco sono inutili. In cima a tutto ciò, è chiaro l&#8217;aspetto degli investimenti del progetto, e lo status irrisolto del Mar Caspio è il principale ostacolo formale sul modo di costruire l&#8217;oleodotto Trans-Caspico, necessario per pompare il gas del Turkmenistan. L’apertura del gasdotto Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakhstan-Cina, ha suscitai una ondata di dubbi sulla disponibilità delle risorse del Turkmenistan per l&#8217;UE. Un anonimo agente della commissione europea, ha detto a <em>Nezavisimaya Gazeta</em>, il 17 gennaio, che l&#8217;UE ha mancato il momento in cui l&#8217;accesso al gas turkmeno poteva essere garantito, e che Pechino ha superato Bruxelles in questo senso.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;impressione è che anche molti giocatori sono desiderosi di capitalizzare politicamente &#8211; e non solo politicamente &#8211; il tema della diversificazione dalla Russia, nel settore dell&#8217;energia. «<em>C&#8217;è spazio affinché la fiducia sul Nabucco continui a dominare le conferenze e i workshop dei dirigenti del Caspio &#8211; ma sarà mai costruito?</em>», Ha detto William C. Ramsay, direttore dell’IFRI <em>Energy Program</em>.</p>
<p>Progettato come un vertice, il forum di Batumi si  è materializzato come un&#8217;altra tavola rotonda di esperti, che non ha prodotto risultati considerevoli. <em>Vremya Novostey</em> ha citato l’analista politico georgiano I. Khindrava, che avrebbe detto che non vi erano decisori tra i partecipanti al forum, il suo formato è principalmente consultivo, e la domanda che è prevalsa è stata: energia o politica. In verità, l&#8217;energia non aveva nulla a che fare con essa, mentre &#8211; come durante i forum precedenti &#8211; la politica ha totalmente dominato il discorso. Di conseguenza, le decisioni del Forum sono destinate a rimanere sulla carta.< </font></p>
<p><strong>Igor Tomberg</strong> è direttore del Centro Studi sull’Energia e il Transito dell&#8217;Istituto di Studi Orientali dell&#8217;Accademia Russa delle Scienze, e professore presso la Istituto Statale di Relazioni Estere di Mosca, del Ministero degli Esteri russo.</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
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		<title>Il vertice delle pipelines vuote</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 10:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sta facendo sempre più difficile l'approvvigionamento energetico che bypassa la Russia, mentre la risorse di base disponibili per alimentare il quarto corridoio di transito dell’energia, sono in rapida diminuzione. Il vertice sull'energia tenutosi a Batumi, in Georgia, il 14-15 gennaio, è stato declassato sin dall'inizio al livello di un forum ordinario.]]></description>
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<font size="2"><br />
Si sta facendo sempre più difficile l&#8217;approvvigionamento energetico che bypassa la Russia, mentre la risorse di base disponibili per alimentare il quarto corridoio di transito dell’energia, sono in rapida diminuzione.</p>
<p>Il vertice sull&#8217;energia tenutosi a Batumi, in Georgia, il 14-15 gennaio, è stato declassato sin dall&#8217;inizio al livello di un forum ordinario. Ci si aspettava, alla vigilia della manifestazione, che i presidenti di Georgia, Polonia, Ucraina e Azerbaijan, nonché i leader del Baltico, il Segretario di Stato per l&#8217;energia eurasiatica degli Stati Uniti, R. Morningstar e alti rappresentanti di Romania, Bulgaria, Turkmenistan e Kazakistan, vi avrebbero partecipato, ma i leader dei paesi non si sono preoccupati di presentarsi. Invece, l’assise è stata per lo più frequentata da primi ministri, ministri dell’energia, e ministri degli Esteri.</p>
<p>Tradizionalmente, i rappresentanti della Russia ignorano il forum Bitumi, a causa della sua attenzione nel tracciare rotte per l&#8217;approvvigionamento energetico all&#8217;Europa, che dovrebbero bypassare la Russia. Inoltre, come il ministro dell&#8217;energia georgiano, A. Khetaguri, ha promesso questa volta, il forum non dovrebbe niente di meno che far passare una dichiarazione a livello presidenziale, sui principi delle fornitura del gas all&#8217;Europa occidentale. In altre parole, a Bitumi, la maggior parte dei paesi, che svolgono un ruolo minimo nel settore dell&#8217;energia, in qualche modo hanno inteso formulare i principi delle forniture di energia al più grande mercato di idrocarburi del mondo.</p>
<p>Come in precedenza, le discussioni sul forum ruotavano intorno a come diminuire la dipendenza dell&#8217;Europa occidentale dalle forniture energetiche provenienti dalla Russia, e come collegare la regione ricca di fonti energetiche del Mar Caspio all&#8217;UE, senza dover ricorrere alla rete dei gasdotti della Russia. Il piano è volto allo sviluppo del cosiddetto Quarto corridoio di transito dell’energia. La costruzione del gasdotto Nabucco e dell’oleodotto Odessa-Brody-Plotsk, nonché le risorse potenziali per alimentarli, sono stati esaminati nel contesto degli obiettivi sopra indicati. Molto tempo è stato speso per sfruttare il lavoro del precedente forum di Batumi &#8211; il totalmente mitico progetto del gasdotto White Stream. Quest&#8217;ultimo è una priorità dell&#8217;agenda per il transito energetico nell’area del Mar Caspio-Mar Nero-Mar Baltico. La costruzione del gasdotto White Stream, sotto il Mar Nero, doveva essere il principale progetto energetico del blocco anti-russo GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia). Progettato come alternativa al Nabucco, White Stream doveva pompare gas naturale dalla regione del Caspio verso l&#8217;Ucraina e, in seguito, alla Romania, da dove possono essere commercializzati in Europa. Il gas doveva arrivare a Supsa (Georgia) tramite l&#8217;oleodotto Baku-Tbilisi-Erzurum, e poi in Romania, attraverso un gasdotto da costruire sul fondo del Mar Nero. Il ministero dell&#8217;energia georgiano previde una pipeline capace di trasportare inizialmente 8bcm all&#8217;anno, raggiungendo poi i 24-32bcm all&#8217;anno, collegando il White Stream con i giacimenti di gas dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p>Una delle idee propagandate come un importante passo avanti, nel corso della riunione a Bitumi, era costruire impianti di liquefazione del gas naturale nei porti georgiani, che avrebbero dovuto essere collegati alla già funzionante pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum. I promotori dei progetti, sostengono che la costruzione di impianti di liquefazione a Supsa, Batumi e Kulevi, e di un collegamento tra essi e la pipeline Baku-Tbilisi-Erzurum, permetterebbe la fornitura tramite navi cisterne di gas liquefatto, destinato ai mercati internazionali, con rischi minimi per i produttori.</p>
<p>Tutti i progetti hanno come presupposto l&#8217;assunzione che le vaste riserve di idrocarburi, necessarie per alimentare il lavoro, esistano effettivamente. I soli paesi con riserve di gas naturale che hanno ad aderito al forum, sono stati il Turkmenistan, l’Azerbaigian e il Kazakistan. Non c&#8217;è dubbio, essi sono interessati a raggiungere il mercato europeo, ma è chiaro che, in un paio d&#8217;anni, la situazione generale non promette nulla per i progetti di Batumi.</p>
<p>La riduzione della domanda di gas nell&#8217;UE, causata dalla crisi, è così grave che la fattibilità di nuove rotte di approvvigionamento del gas &#8211; in particolare quelli esotici come il White Stream &#8211; venga messa in discussione. Il calo medio della domanda di gas, nei paesi dell&#8217;Unione europea, nel 2009, è stata del 5 -7%, la contrazione più grande mai registrata. L&#8217;unica ragione per cui il gigante energetico della Russia, Gazprom, riesce a limitare il calo delle sue vendite in Europa al 10,3%, invece del 20%, come in precedenza era stato previsto, è perché il concetto &#8220;take or pay&#8221; è stato costruito nei suoi contratti a lungo termine. In queste circostanze, solo il South Stream della Russia, può essere accreditato di una certa vitalità, e anche questo è dovuto alla possibilità di sbarazzarsi dell’inaffidabile via di transito del gas ucraina, piuttosto che a qualsiasi possibilità di esportare i maggiori volumi di gas. Consapevoli delle incertezze sul mercato europeo del gas, i partecipanti del forum di Batumi hanno menzionato il South Stream nella loro dichiarazione, ma solo nel senso che il progetto, in cui Russia, Italia e paesi dell&#8217;Europa meridionale sono fortemente interessati, influenza gli interessi economici e ambientali dei paesi non coinvolti in esso. L’esperto dell&#8217;Istituto di studi strategici russo, A. Kurtov, dice che la Turchia &#8211; paese la cui politica è sempre più divergente dagli orientamenti dell&#8217;Unione europea &#8211; è il paese che con più probabilità si troverà sotto pressione in questo contesto. Lo stesso giorno dell’apertura del forum a Batumi, i premier R. Erdogan e V. Putin si sono incontrati e hanno raggiunto ciò che il portavoce di Gazprom, S. Kupriyanov, ha descritto come un accordo di base con cui le imprese turche ingrosseranno le fila dei partner strategici della Russia, come la Germania e l&#8217;Italia.</p>
<p>Anche nel caso in cui la domanda di gas si alzi, (ma è troppo presto aspettarselo, per ora), le vie alternative di approvvigionamento del gas all’Europa, che aggirano la Russia, soffrirebbero la mancanza del gas naturale necessario per rifornire le pipeline corrispondenti. Per esempio, il progetto Nabucco, amato da di Bruxelles, sta divenendo sempre più irrealistico, a causa di questi problemi.</p>
<p>Il piano per trovare le riserve di gas necessarie per il funzionamento del Nabucco, è evidentemente incorso a seri ostacoli. Recentemente, la Nezavisimaya Gazeta della Russia ha citato il Direttore Ilham Shaban del Centro Studi Petroliferi dell’Azerbaijani, che avrebbe detto che, per la prima volta dalla sua indipendenza, nel 2009, l&#8217;Azerbaigian ha incontrato alcuni problemi nell’esportazione del gas naturale. Ha detto che il conflitto russo-ucraino sul transito del gas dell&#8217;anno scorso, ha costretto l&#8217;Occidente a volgersi all’Azerbaigian, ma i piani non sono andati in porto, in pratica, a causa del mancato accordo sul transito del gas dal paese all&#8217;Europa, attraverso la Turchia. Shaban ha detto che il tema del &#8220;Nabucco&#8221; è stato anche invocato un certo numero di volte, nel 2009, ma ora sembra che il progetto, più o meno, cadrà nell&#8217;oblio, e invece Azerbaijan ha firmato due contratti per la fornitura di gas &#8211; con la Russia e con l&#8217;Iran. Shaban ha sottolineato che i dubbi persistono sul potenziale di esportazione di gas dell&#8217;Azerbaigian in direzione dell’occidente. Di conseguenza, la produzione di gas in Azerbaigian sta aumentando ad un tasso decrescente, il progetto ‘Sahkh Deniz’ è quello più colpito da tale tendenza. L’Azerbaigian, per un certo numero di anni, a rinviato la seconda fase del progetto che dovrebbe garantire la produzione per l’esportazione di 16 bcm di gas naturale.</p>
<p>Deluso dal corso disastroso delle prospettive per l&#8217;esportazione di gas verso Occidente, senza il coinvolgimento della Russia, Baku ha aperto una seconda fase del suo programma, per la diversificazione dei percorsi per l’esportazione del gas. Il 1° gennaio, la Russia è diventata il terzo paese (dopo la Turchia e la Georgia) ad acquistare gas naturale dall’Azerbaijan. Gazprom ha firmato un contratto, per il periodo 2010-2014, con la Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, nel mese di ottobre 2009. La sua versione iniziale impostava il volume delle vendite a meno di 500 bcm all&#8217;anno, ma di recente, Compagnia Petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, ha accettato di raddoppiare l&#8217;importo. Con un processo parallelo, Baku sta parlando a Teheran, per contrattare la vendita di 500 bcm di gas naturale all&#8217;Iran.</p>
<p>La speranza che Nabucco possa sfruttare le riserve di gas del Turkmenistan si sono, praticamente, dissipate nelle scorse settimane. La politica di diversificazione delle esportazioni turkmene è chiaramente in direzione est, e non è destinata a venire incontro ai problemi della sicurezza energetica europea. Ci sono tre direzioni nell’esportazione del gas turkmeno. Un oleodotto che collega i giacimenti di gas turkmeni alla Cina, è stato inaugurato nel dicembre 2009. Il secondo gasdotto Turkmenistan-Iran è stato inaugurato lo scorso gennaio. Infine, anche questo gennaio il Turkmenistan riprende la fornitura di gas alla Russia. Nel complesso, le esportazioni di gas del Turkmenistan è, in totale, oltre i 90bcm. Il consumo interno del paese è stimato a 20 miliardi di m³. Il Turkmenistan sostiene che il suo potenziale di produzione di gas naturale, supera in maniera massiccia i rimanenti 110bcm, ma la verità è che neanche il livello dei 76bcm, del 1991, è mai stato raggiunto nel corso degli ultimi 15 anni. Inoltre, il Turkmenistan ha notevolmente ridotto la produzione, lo scorso anno, in seguito al blocco delle esportazioni verso la Russia e la chiusura di circa 150 pozzi, posti in regime di sospensione. Vi è consenso, tra gli esperti, secondo cui il paese ripristinerà il livello della produzione del 2008, solo nel 2013, o anche più tardi. Attualmente, il Turkmenistan produce 70bcm di gas e 10mln di tonnellate di petrolio all&#8217;anno.</p>
<p>Anche in caso di affidabili controlli, si conferma che le riserve di gas del Turkmenistan sono enormi, come esso sostiene, così come si deve tener conto che esistono gravi ostacoli tecnologici, sulla strada degli ambiziosi piani d’esportazione del paese. È probabile che il Turkmenistan sia effettivamente in grado di incrementare la produzione, ma il 75% del suo gas condensato, che contiene componenti pesanti, non può essere fornito per alimentare le reti, senza essere trattato. La capacità di trasformazione in Turkmenistan, è apri a circa 85 bcm all&#8217;anno, il che è chiaramente il collo di bottiglia del programma di esportazione.</p>
<p>Anche la precedente analisi elementare, mostra che i discorsi interminabili su Nabucco sono inutili. In cima a tutto ciò, è chiaro l&#8217;aspetto degli investimenti del progetto, e lo status irrisolto del Mar Caspio è il principale ostacolo formale sul modo di costruire l&#8217;oleodotto Trans-Caspico, necessario per pompare il gas del Turkmenistan. L’apertura del gasdotto Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakhstan-Cina, ha suscitai una ondata di dubbi sulla disponibilità delle risorse del Turkmenistan per l&#8217;UE. Un anonimo agente della commissione europea, ha detto a Nezavisimaya Gazeta, il 17 gennaio, che l&#8217;UE ha mancato il momento in cui l&#8217;accesso al gas turkmeno poteva essere garantito, e che Pechino ha superato Bruxelles in questo senso.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;impressione è che anche molti giocatori sono desiderosi di capitalizzare politicamente &#8211; e non solo politicamente &#8211; il tema della diversificazione dalla Russia, nel settore dell&#8217;energia. «C&#8217;è spazio affinché la fiducia sul Nabucco continui a dominare le conferenze e i workshop dei dirigenti del Caspio &#8211; ma sarà mai costruito?», Ha detto William C. Ramsay, direttore dell’IFRI Energy Program.</p>
<p>Progettato come un vertice, il forum di Batumi si  è materializzato come un&#8217;altra tavola rotonda di esperti, che non ha prodotto risultati considerevoli. Vremya Novostey ha citato l’analista politico georgiano I. Khindrava, che avrebbe detto che non vi erano decisori tra i partecipanti al forum, il suo formato è principalmente consultivo, e la domanda che è prevalsa è stata: energia o politica. In verità, l&#8217;energia non aveva nulla a che fare con essa, mentre &#8211; come durante i forum precedenti &#8211; la politica ha totalmente dominato il discorso. Di conseguenza, le decisioni del Forum sono destinate a rimanere sulla carta.</p>
<p>Igor Tomberg è direttore del Centro Studi sull’Energia e il Transito dell&#8217;Istituto di Studi Orientali dell&#8217;Accademia Russa delle Scienze, e professore presso la Istituto Statale di Relazioni Estere di Mosca, del Ministero degli Esteri russo.</font></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
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		<title>Geopolitica delle Pipeline: La Grande Svolta. Russia, Cina, Iran ridisegnano la mappa dell&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 12:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geoeconomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 2009 si è rivelato un anno molto importante per la "guerra energetica". L'oleodotto inaugurato dal presidente cinese Hu Jintao il 14 dicembre; il terminale petrolifero nei pressi della città portuale di Nakhodka, nell’estremo oriente della Russia, inaugurato dal Primo Ministro Vladimir Putin, il 27 dicembre (che sarà alimentato dal gigantesco oleodotto da 22 miliardi di dollari, che parte dai nuovi giacimenti nella Siberia orientale, e va verso i mercati della Cina e dell'Asia-Pacifico); e il gasdotto iraniano inaugurato da Ahmadinejad il 6 gennaio, praticamente ridisegnano la mappa energetica dell'Eurasia e del Mar Caspio.
L'anno 2010 inizia con una nuova nota affascinante: sapranno la Russia, la Cina e l'Iran coordinare le mosse future, o almeno ad armonizzare i loro interessi in gioco?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/geopolitica-delle-pipeline-la-grande-svolta-russia-cina-iran-ridisegnano-la-mappa-dellenergia/2760/" title="Geopolitica delle Pipeline: La Grande Svolta. Russia, Cina, Iran ridisegnano la mappa dell&#8217;energia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/iran_gas_pipline_map_ras.1n45l7lclr8ggk44s40s0sso4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="55" alt="Geopolitica delle Pipeline: La Grande Svolta. Russia, Cina, Iran ridisegnano la mappa dell&#8217;energia" ></div></a><p>Fonte: Asia Times &#8211; 2010-01-08<br />
<font size="2"><br />
L&#8217;inaugurazione del gasdotto Dauletabad-Sarakhs-Khangiran ai primi di gennaio, che collega l&#8217;Iran settentrionale, sul Mar Caspio, con i vasti giacimenti di gas del Turkmenistan, non può passare inosservata tra la cacofonia da &#8220;Apocalypse Now&#8221; per il regime islamico di Teheran dei media occidentali.<br />
L&#8217;evento invia forti messaggi sulla sicurezza regionale. Nel giro di tre settimane, il Turkmenistan ha impegnato tutte le sue esportazioni di gas con la Cina, la Russia e l&#8217;Iran. Non ha un bisogno urgente dei gasdotti che gli Stati Uniti e l&#8217;Unione europea propongono. Abbiamo sentito le note deboli della sinfonia Russia-Cina-Iran?<br />
Il gasdotto turkmeno-iraniano di 182 km ha iniziato sommessamente, pompando 8 miliardi di metri cubi (bcm) di gas turkmeno. Ma la sua capacità produttiva annua è di 20bcm, e se potesse soddisfare le esigenze energetiche della regione del Mar Caspio iraniana, a Teheran consentirebbe di destinare la propria produzione di gas, nei giacimenti del sud, per l&#8217;esportazione. L&#8217;interesse reciproco è perfetto: Ashgabat ottiene un mercato sicuro dal vicino; il nord dell&#8217;Iran può consumare senza timore di carenze invernali; Teheran è in grado di produrre maggiori surplus per le esportazioni; il Turkmenistan può cercare vie di trasporto per il mercato mondiale attraverso l&#8217;Iran, e l&#8217;Iran può aspirare ad ottenere un vantaggio dalla sua eccellente posizione geografica, come snodo per le esportazioni turkmene.<br />
Stiamo assistendo a un nuovo modello di cooperazione energetica a livello regionale, che si dispensa da <em>Big Oil</em>. La Russia ha tradizionalmente un ruolo guida. Cina e Iran seguono l&#8217;esempio. Russia, Iran e Turkmenistan possiedono, rispettivamente, la prima, la seconda e la quarta più grandi riserve di gas del mondo. E la Cina sarà il consumatore per eccellenza di questo secolo. La questione ha profonde conseguenze per la strategia globale degli Stati Uniti.<br />
Il gasdotto turkmeno-iraniano si prende gioco della politica degli Stati Uniti verso l&#8217;Iran. Gli Stati Uniti stanno minacciando l&#8217;Iran con nuove sanzioni e dichiara che Teheran è &#8220;sempre più isolata&#8221;. Ma il jet presidenziale di Mahmud Ahmadinejad ha sorvolato tutta l&#8217;Asia centrale ed è atterrato ad Ashgabat, su un tappeto rosso di benvenuto steso dal suo omologo turkmeno, Gurbanguly Berdymukhammedov, ed un nuovo asse economico è emerso. La diplomazia coercitiva di Washington non ha funzionato. Il Turkmenistan, con un prodotto interno lordo di 18,3 miliardi di dollari US, ha sfidato l&#8217;unica superpotenza (PIL da 14,2 mila miliardi di dollari US) &#8211; e, peggio ancora, sembra routine.<br />
Non ci sono neanche trame. Teheran sostiene di avere un accordo con Ankara, per inviare il gas turkmeno in Turchia attraverso gli attuali 2577 km dei gasdotti che collegano Tabriz, nel nord-ovest dell&#8217;Iran, con Ankara. Infatti, la diplomazia turca ha un orientamento indipendente in politica estera. La Turchia aspira anche ad essere uno snodo per le forniture energetiche dell&#8217;Europa. L&#8217;Europa potrebbe perdere la battaglia per stabilire un accesso diretto al Mar Caspio.<br />
In secondo luogo, la Russia non sembra turbata dall’indirizzo verso la Cina dell&#8217;Asia centrale energetica. Il fabbisogno dell&#8217;Europa per le importazioni energetiche russe è sceso, e i paesi produttori energetici dell&#8217;Asia centrale si volgono al mercato cinese. Dal punto di vista russo, le importazioni della Cina non dovrebbero privarla di energia (per il suo consumo interno e le esportazioni). La Russia ha stabilito una presenza abbastanza profonda nel settore energetico dei paesi dell&#8217;Asia centrale e del Mar Caspio, al fine di garantirsi dalle carenze energetiche.<br />
La cosa più importante per la Russia è che il suo ruolo dominante, di fornitore di energia n. 1 dell’Europa, non venga eroso. Finché i paesi dell&#8217;Asia centrale non hanno un bisogno pressante della nuova pipeline trans-caspica degli USA, la Russia è soddisfatta. Durante la sua recente visita a Ashgabat, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha normalizzato i rapporti energetici russo-turkmeni. La restaurazione dei legami con il Turkmenistan è un importante passo avanti per entrambi i paesi.<br />
In primo luogo, i rapporti congelati riprendono in modo sostanziale, in base ai quali il Turkmenistan manterrà una fornitura annua di 30bcm alla Russia.<br />
In secondo luogo, per citare Medvedev, &#8220;Per la prima volta nella storia delle relazioni russo-turkmene, le forniture di gas saranno effettuate sulla base di un prezzo formulato assolutamente in linea con le condizioni del mercato europeo del gas&#8221;. I commentatori russi dicono che per Gazprom sarà più redditizio comprare il gas turkmeno, e se Mosca ha scelto di pagare un prezzo elevato, ciò è in primo luogo causato dalla sua volontà di non lasciare che il gas possa essere utilizzato per i gasdotti alternativi, soprattutto per il Nabucco, un progetto sostenuto dagli USA.<br />
In terzo luogo, contrariamente a quanto dice la propaganda occidentale, Ashgabat non vede il gasdotto cinese come un sostituto di Gazprom. La politica della Russia in materia di prezzi assicura l’opinione di Ashgabat su Gazprom come cliente insostituibile. Il prezzo del gas di esportazione turkmeno da vendere alla Cina, è ancora in fase di negoziazione, e il prezzo pattuito non può eguagliare l&#8217;offerta russa.<br />
In quarto luogo, la Russia e il Turkmenistan hanno ribadito il loro impegno a favore della Pipeline Caspica (che si estenderà lungo la costa orientale del Mar Caspio verso la Russia), con una capacità di 30bcm. Evidentemente, la Russia spera di raccogliere in Asia Centrale gas supplementare dal Turkmenistan (e dal Kazakistan).<br />
In quinto luogo, Mosca e Ashgabat hanno deciso di costruire congiuntamente un oleodotto est-ovest che colleghi tutti i giacimenti di gas turkmeni a un’unica rete, in modo che le pipeline principali verso la Russia, l&#8217;Iran e la Cina possano unire tutti i giacimenti. Infatti, nel contesto dell’intensificazione della spinta degli Stati Uniti verso l&#8217;Asia centrale, la visita di Medvedev a Ashgabat ha avuto un impatto sulla sicurezza regionale. In occasione della conferenza stampa congiunta con Medvedev, Berdymukhammedov ha detto che il punto di vista del Turkmenistan e quello della Russia sui processi regionali, in particolare in Asia centrale e nella regione del Mar Caspio, sono generalmente gli stessi. Egli ha sottolineato che i due paesi sono del parere che la sicurezza di uno non può essere realizzata a scapito degli altri. Medvedev ha deciso che c&#8217;è unanimità o somiglianza fra i due Paesi sulle questioni relative alla sicurezza, e hanno confermato la loro disponibilità a lavorare insieme.<br />
La diplomazia del gasdotto nel mar Caspio degli Stati Uniti, che si sforzava di bypassare la Russia, la Cina e di isolare l&#8217;Iran, si è inceppata. La Russia sta progettando di raddoppiare la sua acquisizione di gas azero, tagliando ulteriormente le iniziative occidentali volte ad impegnare Baku come fornitore del Nabucco. In tandem con la Russia, l&#8217;Iran sta anche emergendo come consumatore di gas azero. Nel mese di dicembre, l&#8217;Azerbaigian ha stipulato un accordo per fornire gas all&#8217;Iran attraverso la pipeline di 1400 km Kazi-Magomed-Astara.<br />
Il &#8220;Grande Quadro&#8221; è che South Stream e Nord Stream della Russia, che forniranno gas al nord e al sud dell’Europa, hanno preso uno slancio irreversibile. Gli ostacoli per il Nord Stream sono stati liquidati con la Danimarca (in ottobre), la Finlandia e la Svezia (a novembre) e la Germania (in dicembre), che hanno approvato il progetto dal punto di vista ambientale. La costruzione del gasdotto inizierà in primavera.<br />
La costruzione del gasdotto da 12 miliardi di dollari, da realizzare congiuntamente tra Gazprom, le tedesche E.ON Ruhrgas e BASF-Wintershall e l’impresa olandese per il trasporto del gas, Gasunie, bypassa le vie di transito che attraversano l&#8217;Ucraina, la Polonia e la Bielorussia, e si estende dal porto del nord-ovest russo di Vyborg col porto tedesco di Greifswald, lungo un percorso di 1220 chilometri sotto il Mar Baltico. La prima tappa del progetto, con una capacità di carico di 27,5bcm annuali, sarà completata il prossimo anno e la capacità raddoppierà entro il 2012. Il Nord Stream influenzerà profondamente la geopolitica del continente eurasiatico, le equazioni trans-atlantiche e i legami della Russia con l&#8217;Europa.<br />
Per essere sicuri, il 2009 si è rivelato un anno molto importante per la &#8220;guerra energetica&#8221;. L&#8217;oleodotto inaugurato dal presidente cinese Hu Jintao il 14 dicembre; il terminale petrolifero nei pressi della città portuale di Nakhodka, nell’estremo oriente della Russia, inaugurato dal Primo Ministro Vladimir Putin, il 27 dicembre (che sarà alimentato dal gigantesco oleodotto da 22 miliardi di dollari, che parte dai nuovi giacimenti nella Siberia orientale, e va verso i mercati della Cina e dell&#8217;Asia-Pacifico); e il gasdotto iraniano inaugurato da Ahmadinejad il 6 gennaio, praticamente ridisegnano la mappa energetica dell&#8217;Eurasia e del Mar Caspio.<br />
L&#8217;anno 2010 inizia con una nuova nota affascinante: sapranno la Russia, la Cina e l&#8217;Iran coordinare le mosse future, o almeno ad armonizzare i loro interessi in gioco?<br />
 <strong><br />
* L’ambasciatore MK Bhadrakumar era un diplomatico di carriera nel servizio estero indiano. Le sue destinazioni includevano Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia.</strong><br />
© Copyright MK Bhadrakumar, Asia Times, 2010<br />
 </font><br />
Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>Per il momento la guerra del gas è rimandata</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 13:24:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La questione del gas è rimasta in sospeso e sembra sia stata solo temporaneamente rimandata. Infatti, i problemi economici e politici di Kiev sono tutt’altro che risolti. E la classe dirigente ucraina è al momento incapace di dare qualsiasi garanzia sulla tenuta istituzionale e finanziaria del paese, troppo presa com’è dalla propria competizione elettorale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/per-il-momento-la-guerra-del-gas-e-rimandata/2669/" title="Per il momento la guerra del gas è rimandata"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=2669&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Per il momento la guerra del gas è rimandata" ></div></a><p><font size="2"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Nel gennaio del 2009, dopo una prova di forza che aveva tenuto l’Europa col fiato sospeso per tre settimane con la minaccia di un inverno senza riscaldamento, i presidenti di <em>Gazprom</em> (Russia) e <em>Naftogaz Ukraini</em> (Ucraina) firmarono, sotto lo sguardo attento di Putin, un accordo decennale che avrebbe dovuto mettere definitivamente fine alle “guerre del gas” e ai timori europei. Tale accordo prevedeva che l’Ucraina avrebbe da allora in avanti pagato il gas ad un prezzo di mercato, ma con uno sconto del 20% (con prezzi adeguati trimestralmente), mentre Mosca accettava di mantenere invariato il volume del traffico di transito attraverso l’Ucraina e si proponeva come garante dei pagamenti tramite prestiti al governo di Kiev.</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Esattamente un anno dopo tuttavia la situazione ha rischiato di precipitare di nuovo, con il presidente di <em>Gazprom</em>, Aleksej Miller, che il 25 dicembre ha messo in guardia l’Europa sul possibile rischio di una nuova interruzione del gas, a causa di possibili difficoltà ucraine a saldare i pagamenti previsti dall’accordo di gennaio. Tanto è bastato perché si iniziasse a parlare di una nuova “guerra” tra Russia e Ucraina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">In realtà avvisaglie che la questione fosse tutt’altro che risolta erano già emerse in altre occasioni nel corso dell’anno. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Un primo contrasto era avvenuto già in marzo dopo la firma del memorandum congiunto europeo-ucraino su “<em>la modernizzazione del sistema del transito del gas in Ucraina”</em>, quando i russi, in risposta al loro mancato coinvolgimento, avevano rimandato le consultazioni intergovernative programmate con l’Ucraina su un possibile prestito e contemporaneamente i vertici di <em>Gazprom</em> avevano emesso un comunicato in cui ribadivano il proprio impegno prioritario nella costruzione di tratte alternative per il loro gas, in accordo con i propri <em>partner</em> europei (con chiaro riferimento ai progetti <em>Nord</em> e <em>South Stream</em> portati avanti in collaborazione con <em>Ruhrgas</em>, ENI, Gaz de France). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Successivamente, a giugno, il presidente russo Medvedev, intervenendo al  Forum Internazionale dell’economia e della finanza che si stava tenendo a S. Pietroburgo, aveva accusato l’Ucraina di non aver pagato le proprie forniture, costringendo il presidente ucraino Juščenko a richiedere d’urgenza un nuovo prestito alla Banca nazionale di Kiev per far fede agli impegni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Dunque una situazione piuttosto tesa, resa ancora più difficile negli ultimi mesi del 2009 dai crescenti problemi interni dell’Ucraina, messa in ginocchio dalla sua peggior crisi economica degli ultimi 20 anni e paralizzata dallo scontro politico in vista delle imminenti elezioni presidenziali del gennaio 2010. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Come se non bastasse, il 10 dicembre il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di trattenere l’ultima <em>tranche</em> del finanziamento di 16,8 miliardi di dollari destinati all’Ucraina, pari a circa 3,5 miliardi (il quarto versamento dall’inizio dell’anno) in attesa dell’esito delle elezioni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">È proprio a partire da queste premesse che nasce dunque il recente richiamo di Mosca all’Europa riguardo l’eventualità di una nuova “guerra del gas” (o semplicemente la ripresa della vecchia ostilità dopo una breve tregua) e il conseguente appello del <em>premier</em> russo Putin all’Unione Europea affinché aiuti l’Ucraina a mantenere i propri impegni economici. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Quella prospettata sarebbe inoltre una guerra alla quale ha rischiato di aggiungersi anche un nuovo, ulteriore fronte, relativo al petrolio, dopo che il 28 dicembre il governo russo aveva avvertito l’UE di una possibile interruzione delle forniture a Slovacchia, Rep. Ceca e Ungheria nel caso l’ucraina <em>Naftogaz</em> e il  monopolista russo dell’esportazione del greggio, <em>Transneft</em>, non avessero raggiunto un accordo sulle nuove tariffe di transito chieste dall’Ucraina. Un rischio fortunatamente evitato all’ultimo momento grazie al raggiungimento di un’intesa tra le due parti, almeno per il 2010.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La questione del gas invece è rimasta in sospeso e sembra sia stata solo temporaneamente rimandata. Infatti, nonostante <em>Gazprom</em> abbia concesso al governo di Kiev una proroga del pagamento fino all’11 gennaio, e contestualmente l’FMI abbia ammorbidito la propria posizione accettando di sborsare all’Ucraina 2 miliardi di dollari, i problemi economici e politici di Kiev sono tutt’altro che risolti. E la classe dirigente ucraina è al momento incapace di dare qualsiasi garanzia sulla tenuta istituzionale e finanziaria del paese, troppo presa com’è dalla propria competizione elettorale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La nuova resa dei conti è dunque rinviata all’esito della lotta tra i candidati alle presidenziali ucraine di gennaio, Juščenko, Timošenko e Janukovič (più l’indipendente Jazeniuk), sperando che dia finalmente chiarezza sulla linea futura del governo di Kiev, al di la delle vuote dichiarazioni della campagna elettorale. Nel frattempo Russia ed Unione Europea stanno in attesa. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">* Andrea Bogi, redattore del sito di &#8220;Eurasia&#8221;, si occupa della Russia e dell&#8217;area post-sovietica<br />
</span></span></strong></p>
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