<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>eurasia-rivista.org &#187; Corea del Nord</title>
	<atom:link href="http://www.eurasia-rivista.org/tag/corea-del-nord/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eurasia-rivista.org</link>
	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 12:59:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
	<atom:link rel="next" href="http://www.eurasia-rivista.org/tag/corea-del-nord/feed/?page=2" />

		<item>
		<title>L’eredità di Kim Jong-Il: intervista con il professor Han S. Park</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/leredita-di-kim-jong-il-intervista-con-il-professor-han-s-park/13336/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/leredita-di-kim-jong-il-intervista-con-il-professor-han-s-park/13336/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13336</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/leredita-di-kim-jong-il-intervista-con-il-professor-han-s-park/13336/" title="L’eredità di Kim Jong-Il: intervista con il professor Han S. Park"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kim_jong_il1.4tzkj4xcxzeocowksokc88oos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="L’eredità di Kim Jong-Il: intervista con il professor Han S. Park" ></div></a>Dopo la morte della guida nordcoreana Kim Jon Il, la direttrice esecutiva del KPI Christine Ahn ha intrattenuto un colloquio telefonico con Han S. Park, professore di Affari Internazionali e direttore del Centro Studio delle questioni globali (Globis) presso l’Università della Georgia. Nato in Cina (Manciuria) da genitori coreani immigrati, il dottor Park ha ricevuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/leredita-di-kim-jong-il-intervista-con-il-professor-han-s-park/13336/" title="L’eredità di Kim Jong-Il: intervista con il professor Han S. Park"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kim_jong_il1.4tzkj4xcxzeocowksokc88oos.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="L’eredità di Kim Jong-Il: intervista con il professor Han S. Park" ></div></a><p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><em>Dopo la morte della guida nordcoreana Kim Jon Il, la direttrice esecutiva del KPI Christine Ahn ha intrattenuto un colloquio telefonico con Han S. Park, professore di Affari Internazionali e direttore del Centro Studio delle questioni globali (Globis) presso l’Università della Georgia. Nato in Cina (Manciuria) da genitori coreani immigrati, il dottor Park ha ricevuto la sua formazione in Cina, Corea e Stati Uniti, con lauree specialistiche in Scienze Politiche presso la Seoul National University (BA), l’American University (MA) e l’Università del Minnesota (Ph.D.)</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Professor Park, può cominciare col riassumere in breve l’esperienza da Lei acquisita in seguito a diversi viaggi nella Corea del Nord?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Sono nato in Cina, durante la guerra civile cinese e la lotta per l’indipendenza. La mia famiglia si trasferì a sud, in quella che oggi è la Corea del Sud, attraverso Pyongyang, quando avevo otto anni. Abbiamo vissuto a Pyongyang circa un anno, prima della spartizione del paese. La mia famiglia ne aveva abbastanza delle scene raccapriccianti della guerra civile cinese e ha cercato di evitarla, anche se, quando siamo tornati in Corea, ci siamo trovati nel bel mezzo della guerra di Corea, ancora più selvaggia a causa delle aggressioni di massa dall’aviazione, che non era presente durante la guerra di Cina. Ho finito la mia formazione universitaria in Scienze Politiche alla Seoul National University e sono andato negli Stati Uniti nel 1965 per continuarla.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Poiché mi ero formato come filosofo politico, sono stato incuriosito dall’ideologia Juché della Corea del Nord. Nel 1980, per studiare l’argomento di mio interesse, ho scritto a molte persone, le quali mi hanno consentito di effettuare un primo viaggio nella Corea del Nord, nel 1981. Da allora ho studiato l’evoluzione di queste idee. Dopo tutto questo tempo ho una conoscenza abbastanza completa dell’ideologia e del contesto sociale e politico in cui essa è nata ed è operante. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Ho visitato la Corea del Nord per la seconda volta nel 1990, quasi dieci anni dopo. Da allora mi ci reco annualmente, anche quattro volte all’anno. Ho visto il paese nel corso del tempo, esaminandone la cultura e la lingua. Credo di conoscere la Corea del Nord piuttosto bene, e come studioso, sono stato in grado di trarre delle conclusioni in ordine ai fatti che la riguardano. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">L’obiettivo della mia vita è aiutare le persone a convivere pacificamente. Dal momento che la Corea è il mio paese di origine e la mia patria, rivolgo una grande attenzione alla Corea. Nel corso degli anni sono stato testimone della politica statunitense nei confronti della Corea, anche nel periodo in cui fummo molto vicini allo scontro militare. Nel 1994 sono stato direttamente coinvolto nella visita di Jimmy Carter per disinnescare le tensioni crescenti (con gli Stati Uniti) e l’anno successivo l’ho nuovamente aiutato a visitare la Corea del Nord. Credo che attraverso la pace sia possibile migliorare la comprensione reciproca. La divergenza di opinioni è una cosa molto benefica nella società umana. Essere in grado di accogliere la diversità è fondamentale per la pace. Se si dispone di uniformità non si ha bisogno di pace. L’obiettivo comune delle Coree e degli Stati Uniti dovrebbe consistere nello sviluppo di relazioni pacifiche, piuttosto che in un’alleanza fondata su un paradigma di sicurezza, la quale si fonda a sua volta su una cultura della paura reciproca. Al contrario, un paradigma di pace è un accordo tra differenze. Maggiore è la differenza, maggiore è il potenziale per la pace. Ci sono grandi differenze tra Nord e Sud Corea, ma vanno utilizziate per il processo di integrazione. Il grave errore è non essere in grado di comunicare. E’ molto importante per gli Stati Uniti e la Corea del Sud capire la Corea del Nord e viceversa, motivo per cui ho dedicato tanto tempo per l’organizzazione di delegazioni di alto livello per lo scambio di opinioni.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Lei è stato in Corea del Nord negli ultimi 30 anni. Cosa ci può dire dell’eredità di Kim Il Sung e Kim Jong Il? </strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Quando si guardano le tre generazioni di dirigenti, si deve guardare tanto la situazione interna quanto il contesto regionale e globale. La Corea del Nord è un paese piccolo, sicché essa ha dovuto interagire a fondo con le forze esterne a causa di una sua mancanza di risorse. In realtà, il destino del popolo coreano nel suo complesso e dei suoi regimi, nel nord e nel sud, sta raggiungendo un livello positivo. La Corea del Nord deve essere sensibile all’ambiente esterno, che è in gran parte ostile al suo Stato sovrano.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Kim Il-Sung era un eroe nazionale molto stimato. Ho sviluppato un interesse precoce per lui, in parte perché mio padre è nato lo stesso anno, nel 1912. Entrambi vivevano nel nordest della Cina. Kim Il-Sung disponeva di una grande quantità di basi nel nordest della Cina, da dove condusse la guerriglia contro il Giappone. Anche se non erano amici, avevano molti amici in comune, che ho incontrato e intervistato. Dopo aver ascoltato le loro storie, ho concluso che il giovane Kim Il-Sung era davvero un uomo straordinario. Nella Corea del Sud molti dicono che Kim Il-Sung è una falsificazione e che divenne un eroe solo quando fu formalmente eletto al governo nord-coreano. Naturalmente, ci sono state molte lotte di potere, ma la maggior parte degli avversari di Kim Il-Sung sono stati eliminati dopo la fine della Guerra di Corea. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Kim Il-Sung godeva di un enorme rispetto da parte del popolo della Corea del Nord. Si è mosso con abilità tra i sovietici e i cinesi, prima di muoversi tra gli Stati Uniti e il blocco globale comunista. Era molto abile a mantenere la sovranità della Corea del Nord e non si è mai sottomesso a Stalin o a Mao Tse Tung, che aveva anche perso un figlio nella guerra di Corea. Kim Il-Sung non era un capo di Stato ordinario per la Corea del Nord. Naturalmente, all&#8217;interno di un sistema politico, i suoi luogotenenti hanno voluto rappresentare, a volte con descrizioni comiche, le imprese che hanno portato Kim Il-Sung a conseguire l’indipendenza dal Giappone. Lo hanno fatto per rappresentare ulteriormente le qualità di superuomo di Kim Il-Sung, ma ciò è accaduto anche in altri sistemi politici, come nella Corea del Sud con Rhee Syngman o negli Stati Uniti con George Washington.<br />
Il governo di Kim Il-Sung è coinciso in gran parte con l’ordine internazionale della Guerra Fredda. Dovette navigare fra le tensioni delle superpotenze all’interno del blocco comunista, dove riuscì a muoversi abilmente per mantenere la sovranità della Corea del Nord e la fiducia in sé, che lo spinse a sviluppare l’ideologia Juché. Kim Il-Sun fu un governatore autocratico, centralizzatore ed autoritario. La gente lo seguiva perché era particolarmente abile in molte cose, dalle tecniche agricole alla politica estera. Il mondo era molto più semplice, nel senso che c’erano comunismo e democrazia, e le sfide interne non erano molto complicate. Non c’era disaccordo all’interno dei circoli di potere sul che fare e sul come fare. Aveva molto intelletto e abbastanza idee per gestire il sistema politico nel modo in cui voleva.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">La morte di Kim Il-Sung, nel 1994, coincise con la scomparsa dell’epoca della Guerra Fredda, dell’Unione Sovietica e del sistema comunista. Non abbiamo più avuto un sistema bipolare, ma un sistema dominato dagli Stati Uniti come unica superpotenza. Di conseguenza Kim Jong-Il ha dovuto affrontare il dominio americano e, purtroppo per lui, gli Stati Uniti avevano un’alleanza tripartita con Giappone e Corea del Sud. Tutti e tre i paesi erano economicamente e militarmente superiori alla Corea del Nord, per cui Kim Jong-Il ha dovuto fare in modo che il suo paese non potesse essere minacciato con la forza. Questa fu per lui una sfida formidabile. Al fine di mostrare la capacità di autodifesa del suo paese, dovette mostrarne le capacità sotto forma di esperimenti nucleari. Doveva promuovere le armi non solo con mezzi militari, ma col militarismo, sicché introdusse la politica Songun (“prima l’esercito”). Per chiarire, il Songun non prevede di seguire ciecamente i militari; semmai significa fornire all’esercito maggiori poteri per la difesa nazionale e per la costruzione della Patria. A differenza del padre, Kim Jong-Il dovette navigare in una difficile situazione interna, anche a causa della degradata situazione economica (creata dalle sanzioni degli Stati Uniti) e delle successive intemperie del 1990, che causarono la scarsità degli alimenti fondamentali. Furono queste le circostanze in cui Kim Jong-Il dovette governare. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Kim Il-Sung è stato indicato come la “Grande Guida”, il più alto livello possibile di guida. Quando mi chiedono chi sia la vera guida della Corea del Nord, io dico Kim Il-Sung, perché le sue direttive sono ancora molto attuali. Kim Jong-Il è stato chiamato “Diletta Guida”, un titolo importante per garantire la sua funzione di capo, che è stata generalmente accettata dal suo popolo, e per assicurare il processo del controllo militare. Quando Kim Jong-Il assunse il potere, cercò di definire la sua “eredità personale”. E’ stato in grado di estendere l’ideologia Juché per includere il Songun, ed è stato amato dal suo popolo, come testimonia il dolore per la sua morte. Oggi il giovane Kim Jong-Un è stato molto abilmente nominato “Grande Successore”. Questa è un’etichetta affascinante, perché un successore non ha bisogno di creare cose nuove, ma piuttosto cerca di dare continuità all’eredita del padre e del nonno. Tra Kim Il-Sung e Kim Jong-Il ci sono direttive, principi e concezioni filosofiche già stabilite. La terza generazione è quella che deve attuare queste linee politiche. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Nel frattempo, nel contesto internazionale, non solo siamo fuori dalla guerra fredda, ma siamo anche in un’epoca che sta mettendo in discussione il dominio globale degli Stati Uniti. E’ un’epoca globale completamente diversa. Durante il secondo periodo della dirigenza di Kim Jong-Il, il processo decisionale era in gran parte collettivo. Anche se gli altri decisori non sono conosciuti, il centro del potere era il Partito del Lavoro. Kim Jong-Il è diventato sinonimo di centro del partito, quello che prende le decisioni. Nella Corea del Nord ci sono dodici o tredici persone che prendono le decisioni e tutti questi individui sono al loro posto. Il ruolo di Kim Jong-Un consiste nello sviluppare questa politica, cosicché le cose rimarranno come prima, non solo a Pyongyang, ma anche nella politica estera. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Professor Park, per quanto riguarda l’eredità di Kim Jong-Il, molti cosiddetti esperti di Corea dicono che sotto la sua guida i militari hanno guadagnato più potere del Partito del Lavoro. Cosa ne pensa di questa analisi?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">In qualsiasi sistema, si ha una tensione militari-civili. Tuttavia nella Corea del Nord il civile non è separato dal militare. Sono d’accordo che la Commissione Militare ha ottenuto molto potere ed autorità e Kim Jong-Il è stato presidente della Commissione Militare. Questa però non si contrappone al partito politico, il Partito del Lavoro, ma deve essere considerata in stretta relazione col partito stesso. Non c’è distinzione tra capi militari e membri del partito, ci sono un sacco di mescolamenti e sovrapposizioni. Molte persone hanno ipotizzato che ci possa essere una giunta militare dopo Kim Jong-Il. Un colpo di stato militare è impensabile per molte ragioni, come come la prospettiva di una rivolta contro la leadership come nel mondo arabo. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Professor Park, la mia preoccupazione è che l’amministrazione Obama cada nella stessa trappola di Clinton dopo la morte di Kim Il-Sung, quando tutti avevano anticipato la fine della Corea del Nord, che aveva portato gli Stati Uniti a venir meno all’accordo per un cambio di regime.</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Francamente, a guidare la politica estera degli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord sono gli interessi del complesso militare industriale. Vogliono che la Corea del Nord sia militarmente più forte di quanto non è. La Corea del Nord non è una minaccia per gli Stati Uniti, ma questi ultimi ci hanno costruito una leggenda. Perpetuare il mito secondo cui la Corea sarebbe il male ed avrebbe intenzione di colpire gli Stati Uniti è proprio quello che serve per giustificare il costoso sistema di difesa missilistica. L&#8217;unica cosa che può annullare questo è l&#8217;opinione politica, che è la vera sfida fra coloro che prendono le decisioni ed hanno i loro fini, i quali consistono nel tutelare ad ogni costo i loro affari economici e militari.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Professor Park, in qualità di esperto di ideologia Juché, come spiega il fatto che la Corea del Nord dipenda dagli aiuti esteri e tuttavia conservi un’immagine di autosufficienza</strong>?</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">E’ una lettura sbagliata dell’autosufficienza Juché, che non è isolazionismo e non significa certamente escludere elementi stranieri&#8230; Il principio è, politicamente parlando, la fiducia in se stessi. Ciò significa che la Corea del Nord è sovrana ed assume ogni iniziativa nel corso della sua azione politica. Sono seduti al posto del conducente. </p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">L’autosufficienza non significa che non importino cibo, perché non hanno abbastanza terra per coltivare cibo per sfamare tutti. E’ più che altro il principio di non voler essere controllati da altri. La Corea del Nord e la Corea del Sud hanno intrapreso una guerra di legittimità, tanto che la Corea del Nord ha voluto stabilire il proprio corso in modo univoco e diverso da quello del Sud. Come sappiamo, la Corea del Sud è tutt’altro che sovrana, soprattutto militarmente e nelle decisioni di politica estera.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Come risponde alle accuse secondo cui Kim Jong-Il sarebbe stato un dittatore che ha affamato il suo popolo?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Come politologo ed analista, dico sempre che bisogna capire che Kim Jong-Il è stato una guida politica, il cui ruolo è stato innanzitutto quello di mantenere il sistema politico del suo Paese. Se quest’ultimo è esposto a minacce, il governo farà di tutto per la sicurezza, anche a scapito di battute d’arresto nell’economia. Per i Nordcoreani la loro sicurezza nazionale non è in vendita. Gli incentivi economici e gli aiuti non potranno mai comprare la sicurezza nazionale. E questo è il caso di tutti i paesi, inclusi gli Stati Uniti. Ci sono molteplici cause che hanno causato la carestia durante il governo di Kim Jong-Il. In nome dell’autosufficienza l’espansione dell’agricoltura e l’aumento della produttività ha causato negli anni ’70 e ’80 un forte disboscamento, che ha causato la rimozione di terreno e ricorrenti inondazioni.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Quindi come possiamo fare per modificare la politica dell’amministrazione Obama?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Sia il presidente sudcoreano Lee Myung Bak sia il presidente Obama hanno sviluppato un odio personale per Kim Jong-Il; ma, poiché il nuovo capo di Stato è giovane ed è un volto nuovo, è il momento opportuno per l’apertura di un nuovo capitolo. Ciò che è spiacevole è che il Dipartimento di Stato ha detto che avrebbe aspettato fino a dopo il funerale per inviare un messaggio per il nuovo anno, cosa piuttosto stupida. Deve prendere decisioni, soprattutto perché è chiaro che vi sarà continuità, nonostante il cambio simbolico nella guida del Paese.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>Se Lei potesse dire qualcosa nell’orecchio di Obama, cosa gli consiglierebbe di fare?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">In politica estera, nel secondo mandato il presidente è più interessato a soluzioni di lungo termine, quindi mi aspetto di più dal secondo mandato di Obama, compresi i negoziati diretti con la Corea del Nord. Spero che Washington non sia più ostaggio di Seul, dove le prossime elezioni potrebbero portare a qualcosa di nuovo. Sono molto fiducioso su questo, perché la base conservatrice è stata disintegrata.</p>
<p><span style="font-size: x-small;" align="right"><strong> (Trad. di Marco Bagozzi)</p>
<p><span align="left">Fonte:</span></strong><a <a href=  " http://kpolicy.org/documents/interviews-opeds/111228christineahnhanspark.html"> http://kpolicy.org/documents/interviews-opeds/111228christineahnhanspark.html</a><br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/leredita-di-kim-jong-il-intervista-con-il-professor-han-s-park/13336/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Marco Bagozzi, autore de &#8220;Con lo Spirito Chollima&#8221;</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-marco-bagozzi-autore-de-con-lo-spirito-chollima/12444/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-marco-bagozzi-autore-de-con-lo-spirito-chollima/12444/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 21:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Bagozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Chollima]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=12444</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-marco-bagozzi-autore-de-con-lo-spirito-chollima/12444/" title="Intervista a Marco Bagozzi, autore de &#8220;Con lo Spirito Chollima&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zzzchollima.713vce85sy0400owcok00so04.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Intervista a Marco Bagozzi, autore de &#8220;Con lo Spirito Chollima&#8221;" ></div></a>Marco Bagozzi, autore de “Con lo Spirito Chollima” libro sul calcio nordcoreano è stato intervistato da Matteo Pistilli, redattore di Eurasia. Un libro sul calcio nordcoreano: come è nata l’idea di pubblicare un testo su un argomento così particolare? &#160; Ho scritto un libro su un argomento così di nicchia perché credo che sia una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-marco-bagozzi-autore-de-con-lo-spirito-chollima/12444/" title="Intervista a Marco Bagozzi, autore de &#8220;Con lo Spirito Chollima&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zzzchollima.713vce85sy0400owcok00so04.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Intervista a Marco Bagozzi, autore de &#8220;Con lo Spirito Chollima&#8221;" ></div></a><p><span><span style="font-size: small"><em>Marco Bagozzi, autore de <a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/">“Con lo Spirito Chollima”</a> libro sul calcio nordcoreano è stato intervistato da Matteo Pistilli, redattore di Eurasia.</em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Un libro sul calcio nordcoreano: come è nata l’idea di pubblicare un testo su un argomento così particolare?</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Ho scritto un libro su un argomento così di nicchia perché credo che sia una storia che merita essere raccontata. La stragrande maggioranza delle storie che leggiamo sul mondo del calcio sono questioni superflue, inutili: dichiarazioni dell’uno o dell’altro campione, infortuni, trasmissioni interminabili su errori arbitrali, ore a parlare di calciomercato. Riempiono i quotidiani sportivi e fanno vendere, ma, secondo la mia opinione, sviliscono il ruolo dello sport e del calcio, in particolare. </em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>La passione per il calcio nordcoreano nasce prima del Mondiale sudafricano, quando ho cominciato a seguire la nazionale, spinto dalla curiosità che mi è nata leggendo i “non reportage” dei giornali sportivi: nessuno aveva nemmeno provato a cercare informazioni sui giocatori e su quel calcio. Mi sono domandato: ma è possibile che non si sa nulla dei coreani? <a href="http://calciocorea.splinder.com/"><strong>Ho quindi aperto un blog</strong>,</a> che ormai ha raggiunto l’anno di vita e quasi 10 mila visite, per seguire il calcio “Chollima”. Ho scoperto che ci sono giocatori coreani che hanno giocato e giocano in Europa, seppur in campionati minori e ho scoperto che esistono altri appassionati che seguono con partecipazione il blog. E’ nata quindi l’idea di comporre un almanacco per raccogliere tutti i risultati della nazionale, con l’intenzione di proporlo in ebook da far girare tra gli appassionati e gli statistici del calcio. L’idea è tramontata ad almanacco quasi concluso, quando ho cominciato a scrivere il saggio. Inizialmente pensavo di scrivere poche pagine, presentandolo magari a qualche rivista specializzata. Quando ho visto che le pagine cominciavano a diventare “troppe”, ho partorito il libro. Ho avuto la possibilità di consultare le raccolte di alcuni quotidiani italiani, per ricostruire la storia del Mondiale del 1966 e mi sono confrontato con alcuni specialisti, tra cui in particolare ricordo Nick Bonner, regista del bellissimo film sulla nazionale del 1966 The Games of Their Live, e il dottor Giovanni Armillotta, uno degli storici del calcio italiani più preparati. </em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Il libro è auto-prodotto, ha quindi le molte pecche e i pochi vantaggi di una pubblicazione “non ufficiale”, ma in questo modo posso presentare al lettore un lavoro non condizionato da logiche politiche ed editoriali. </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Scrivendo il libro ti sarai appassionato od entusiasmato per un vittoria, una partita o un episodio in particolare. Ce lo puoi raccontare?</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Sarebbe facile rispondere la vittoria contro l’Italia del 1966 o l’ottima prestazione contro il Brasile nel 2010, ma preferisco scegliere altri due momenti “particolari” entrambi sconosciuti al grande pubblico, ma molto importanti per chi ha a cuore la Corea unita: nel 1978 le due nazionali coreane raggiungono la finale dei Giochi Asiatici. Lo scontro fratricida finisce a reti bianche e le due squadre salgono congiuntamente in festa sul gradino più alto del podio; nel 1991 al Mondiale under-20 partecipa, per la prima ed unica volta nella storia, una squadra unita coreana, che strappa una favolosa vittoria contro l’Argentina prima di venir battuta dal Portogallo di Figo e Rui Costa e dal Brasile di Roberto Carlos ed Elber. </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Cosa rappresenta per la Corea Popolare il calcio e più in generale lo sport?</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>In Corea lo sport non ha raggiunto il livello di mercificazione dell’atleta che c’è in occidente. Rispondendo ad un giornalista italiano Pak Doo-Ik disse “Venderei un mio calciatore ad una squadra italiana? Da noi non si vendono le persone”. Essendo ancora un paese socialista, il dilettantismo degli atleti è ancora un punto fermo e il carattere formativo ed educativo dello sport è preponderante rispetto alla ricerca del spettacolo e del mero risultato finale. Una cosa mi piace evidenziare: fra le notizie sportive che la KCNA, l’agenzia di stampa ufficiale di Pyongyang, rilascia in Occidente ci sono, ovviamente, i risultati di prestigio ottenuti dagli atleti nazionali, ma non solo: spesso leggiamo celebrazioni dei “maestri dello sport”, allenatori di squadre giovanili e squadre minori, tecnici federali, ai quali vengono riconosciuti i meriti nella formazione dei giovani talenti. Queste notizie, confrontate a quelle che passano sui giornali sportivi italiani, dominati da sole celebrazioni dei grandi campioni e dei grandi allenatori, evidenziano chiaramente la differenza che intercorre fra la nostra e la loro concezione dello sport. </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Quando si sente parlare di calcio coreano in Occidente si sentono spesso toni machiettistici e propagandistici: Ad esempio, dopo i Mondiali abbiamo letto di una punizione ai giocatori e all’allenatore dopo l’eliminazione. Cosa c’è di vero?</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Di vero c’è poco. Nel libro ricostruisco smentendo le più famose notizie “diffamatorie” sul calcio coreano: in particolare le presunte punizioni che hanno colpito i giocatori dopo le eliminazioni del 1966 e del 2010. In realtà basterebbe un giornalista serio per smentire quelle che sono semplicemente “dichiarazioni di anonimi imprenditori cinesi” che dicono di “aver riconosciuto” Kim Jong-Hun in un cantiere edile. Io ho raccolto le dichiarazioni dei giocatori, ho trovato immagini e video, oltre che la smentita ufficiale della KCNA e della FIFA. E vi assicuro che ho fatto semplicemente una ricerca su internet, senza nessuna “imbeccata” interessata. Ma qui entriamo in un terreno minato: l’attendibilità delle notizie che ci vengono proposte, che si mescolano con diceria, propaganda, poteri politici ed economici. </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Secondo una definizione di Pascal Boniface, il Calcio è l’ultimo stadio della mondializzazione. Concordi?</strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>Non conoscono le tesi di Boniface, quindi non ho la possibilità di confutarle o accettarle con precisione. Entro solo nel merito della frase citata. Per mondializzazione si intende la massificazione dell’Uomo, l’assenza di confini, di identità, di differenze, il villaggio globale. In questo processo lo sport e il calcio, in particolare, si pone con una doppia e opposta valenza. Su un piano il calcio è certamente uno degli ultimi stadi della mondializzazione (non è l’ultimo, perché ritengo che esistano “armi” ben più efficaci per gli agenti della mondializzazione, cinema, televisione ed internet, ad esempio): il fattore economico è preponderante, se spendi tanto vinci tanto. La compravendita dei giocatori di tutto il mondo, la nuova tratta degli schiavi, con l’acquisto di giovanissimi talenti africani e asiatici che arrivano in Europa anche prima dell’adolescenza, sono alcuni degli aspetti più drammatici del mondo del calcio. E sono simboli di una “mondializzazione” del calcio. Ma nel calcio rimangono alcuni valori che lo pongono in direzione diametralmente opposta al processo di mondializzazione: il fattore di appartenenza identitaria ad una squadra cittadina o ad una nazione, l’importanza del talento individuale e del lavoro di squadra, in cui tutto è deciso, organizzato, pianificato, gerarchizzato, si pongono in contrasto al progetto di massificazione. </em></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em>In fin dei conti, lo sport “puro” è sempre un fattore positivo. Tutto quello che gli gira attorno (in particolare, l’aspetto finanziario e la mediatizzazione) può usarlo per scopi “negativi”. </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em><strong>*Marco Bagozzi</strong></em></span></span><span><span style="font-size: medium"><em>, analista, collabora a Eurasia Rivista di studi geopolitici, ha scritto: “</em></span></span><span><span style="font-size: medium">Con lo Spirito Chollima”.</span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Introduzione e informazioni sul libro: <a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/">http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/</a> </em></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/intervista-a-marco-bagozzi-autore-de-con-lo-spirito-chollima/12444/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con lo Spirito Chollima</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 11:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Bagozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Chollima]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=12343</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/" title="Con lo Spirito Chollima"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12343&amp;w=80" width="80" height="56" alt="Con lo Spirito Chollima" ></div></a>Marco Bagozzi, Con lo Spirito Chollima, 156 pagine 14,00 € 12 € per i membri della Korean Friendship Association e gli abbonati di &#8220;Eurasia&#8221; Sconto 40% per chi ordina più di 5 libri Sommario del libro: Prefazione di Paolo Piu (Segretario Organizzativo KFA &#8211; Italia); Introduzione; Le origini; Un cammino lungo 55 anni; Albo d’oro; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/" title="Con lo Spirito Chollima"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=12343&amp;w=80" width="80" height="56" alt="Con lo Spirito Chollima" ></div></a><p><strong>Marco Bagozzi, </strong><strong><em>Con lo Spirito Chollima</em></strong><strong>, 156 pagine</strong> 14,00 €</p>
<p>12 € per i membri della Korean Friendship Association e gli abbonati di &#8220;Eurasia&#8221;<br />
Sconto 40% per chi ordina più di 5 libri</p>
<p>Sommario del libro:<br />
<em>Prefazione di Paolo Piu (Segretario Organizzativo KFA &#8211; Italia)</em>; <em>Introduzione</em>;  Le origini; Un cammino lungo 55 anni; Albo d’oro; La formula del  campionato coreano; Le esperienze dei calciatori coreani all’estero ;  Kim Yong-Ha, un coreano sulla panchina di Cuba; Lo sport e l’Unità  coreana; Appendice Foto; Sitografia, filmografia e bibliografia  consultata e consigliata.</p>
<p><em>L’introduzione:</em></p>
<p>Quando Michel Platini dichiara “In ogni squadra di calcio si vede una cultura, una mentalità” non sbaglia. In particolare sono le squadre nazionali a rappresentare sul prato verde i vizi e le virtù di un Popolo, di una Nazione, di uno Stato.<br />
Non è un’eccezione la nazionale della Repubblica Popolare Democratica di Corea : le strategie tattiche calcistiche con cui si è presentata nelle sue due apparizioni alla massima manifestazione calcistica, i Mondiali 1966 e 2010, rappresentano una sorta di paradigma dei due periodi in cui, in linea di massima, è divisibile la storia della nazione asiatica.<br />
La nazionale giunta in Inghilterra rappresenta uno stato in pieno spirito rivoluzionario. Uno dei cosiddetti “popoli giovani”, spinto da un’indipendenza acquisita da poco, da una guerra contro l’Imperialismo in cui si è difeso con onore («un conflitto che, pur se non vinto, non poteva neppure dirsi perduto»1), da un’economia di scambio con gli altri paesi del blocco socialista che poteva offrire una vita più che dignitosa, dall’orgoglio di rappresentare un sistema nuovo. Era un paese “all’attacco”, spregiudicato, sbarazzino. E la nazionale di calcio si presenta in Inghilterra con questa mentalità: calcio totale, grande corsa, pochi fronzoli, tutti all’attacco. Sorprende, come vedremo, il mondo e si fa precorritrice di un nuovo modo di concepire il calcio, rivoluzionario rispetto la stantia tattica dell’”occidente borghese”.<br />
Dopo 54 anni la RPDC si ripresenta alla ribalta mondiale. E si presenta con una strategia tattica completamente opposta. Conquista la qualificazione, infatti, grazie ad una difesa di ferro, ad un bunker inespugnabile. Subisce solo 7 gol nelle 16 partite di qualificazione (di cui 2 totalmente ininfluenti nel play off contro la Mongolia, totale 9-2). E, a conferma di quanto detto sopra, la strategia difensiva rappresenta la mentalità dello stato coreano, dopo il crollo del blocco socialista. La RPDC è l’ultimo paese asiatico caratterizzato da un socialismo intransigente. La vicina Cina si è lanciata nel confronto con il resto del mondo, Laos e Vietnam adottano ormai politiche tutt’altro che socialiste, Cuba, Bielorussia, Angola sono  paesi lontani: ecco perché, oggi, la Corea Popolare si difende, rafforzando il suo esercito, mobilitando il popolo nella costruzione autarchica e patriottica del suo socialismo. E così come la difesa messa in campo dal mister Kim Jong-Hun è una difesa caratterizzata da grande ordine e disciplina, anche il più acerrimo nemico del socialismo coreano non può non ammettere che la caratteristica più evidente di Pyongyang e delle altre città è proprio l’ordine.<br />
In Corea, come in tutti i paesi di stampo socialista, lo sport e in questo caso il calcio è da leggere come fattore di educazione e di formazione, a differenza di quanto vediamo nello sport “occidentale” (nelle Americhe e in Europa, particolarmente) in cui il fattore spettacolare e agonistico è preponderante.</p>
<p>1.Maurizio Riotto, Storia della Corea, ed. Bompiani, pag. 282</p>
<p>&nbsp;<br />
Per ordinare il libro scrivere una mail a <em>calciocorea@gmail.com</em></p>
<p>Modalità di pagamento:<br />
Bonifico Bancario: IBAN IT 97 U 03075 02200 CC0010292530 intestato a Marco Bagozzi<br />
Transazione con paypal a <em>marcobagozzi@yahoo.it</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/con-lo-spirito-chollima/12343/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il prossimo Nobel per la pace</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/il-prossimo-nobel-per-la-pace/11733/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/il-prossimo-nobel-per-la-pace/11733/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 18:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geostrategia e Militaria]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Saddam Hussein]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=11733</guid>
		<description><![CDATA[La morte violenta di Mu'ammar Gheddafi ha subito richiamato alla mente quella di Saddam Hussein, solo di pochi anni precedente. Malgrado certe differenze palesi (Hussein non fu assassinato da una manica di balordi armati di telefonini, ma giustiziato dopo un più o meno regolare processo), le analogie sono evidenti, tanto che il parallelo è stato subito fatto proprio dalla stampa. Un paio di similitudini si sono però perse nel discorso “mainstream”. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-prossimo-nobel-per-la-pace/11733/" title="Il prossimo Nobel per la pace"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11733&amp;w=80" width="80" height="47" alt="Il prossimo Nobel per la pace" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La morte violenta di Mu&#8217;ammar Gheddafi ha subito richiamato alla mente quella di Saddam Hussein, solo di pochi anni precedente. Malgrado certe differenze palesi (Hussein non fu assassinato da una manica di balordi armati di telefonini, ma giustiziato dopo un più o meno regolare processo), le analogie sono evidenti, tanto che il parallelo è stato subito fatto proprio dalla stampa. Un paio di similitudini si sono però perse nel discorso “<em>mainstream</em>”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Entrambi i “<em>Rais</em>” sono passati, se non proprio per una “luna di miele”, quanto meno per una fase di serena e pacifica convivenza col Patto Atlantico. Saddam Hussein negli anni &#8217;80 conduceva una lunga e sanguinosissima guerra contro l&#8217;Iràn rivoluzionario, forte dell&#8217;appoggio esplicito della NATO. Certo non sapeva che, mentre i paesi della NATO lo rifornivano delle armi necessarie a combattere gl&#8217;Iraniani, gli USA – tramite insospettabili triangolazioni con Israele e il Nicaragua – garantivano un trattamento non dissimile, anche se celato nell&#8217;ombra, a Tehran. Ma in quel frangente Hussein accoglieva sorridente e fiducioso gli stravaganti doni (inclusi degli speroni d&#8217;oro) che gli portava dagli USA l&#8217;inviato speciale di Reagan in Medio Oriente. Costui si chiamava Donald Rumsfeld; vent&#8217;anni più tardi avrebbe guidato, come segretario alla Difesa, l&#8217;invasione dell&#8217;Iràq e la deposizione del presidente Hussein.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gheddafi, dal canto suo, dopo una lunga carriera da rivoluzionario anti-imperialista, ha intrapreso la strada della normalizzazione dei rapporti con gli USA e l&#8217;Europa negli anni &#8217;90, quando il crollo dell&#8217;URSS e l&#8217;inizio della fase unipolare d&#8217;egemonia statunitense lasciavano pochi spazi di manovra (persino ai condottieri fantasiosi e imprevedibili come lui). Mandava il suo figlio e delfino Saif al-Islam a studiare a Vienna e poi alla <em>London School of Economics</em>, esperienze da cui rientrava come fautore delle riforme neoliberali  nella socialista <em>Jamahiriya</em> libica. Mu&#8217;ammar Gheddafi accettava la responsabilità dell&#8217;attentato di Lockerbie e l&#8217;esborso dei conseguenti indennizzi. Ma soprattutto, stringeva rapporti politico-economici sempre più vincolanti con paesi della NATO, come la Francia, l&#8217;Italia e la Gran Bretagna. Ma non solo. Malgrado mantenesse la sua <em>verve</em> polemica verso gli USA, denunciandone il comportamento in Iràq ed impegnandosi, tramite il progetto dell&#8217;Unione Africana, a respingerne il neocolonialismo nel continente nero, faceva proprio degli Stati Uniti d&#8217;America il principale beneficiario degl&#8217;investimenti esteri di capitali libici.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In nome della normalizzazione dei rapporti con la NATO, sia Hussein sia Gheddafi accettarono di smobilitare una parte del proprio apparato bellico, in particolare quello più temibile – ossia le armi chimiche e batteriologiche. Saddam Hussein si disarmò, sotto l&#8217;attento controllo degl&#8217;ispettori dell&#8217;ONU, dopo la dura sconfitta patita ad opera degli USA nel 1991. Ma quando Washington fu sicura che l&#8217;Iràq non possedesse più armi per difendersi, l&#8217;aggredì – agitando, con involontaria ironia, proprio lo spettro delle “armi di distruzione di massa” che in realtà il paese vicinorientale aveva distrutto su loro richiesta – e depose Hussein, poi catturato e giustiziato dal nuovo regime locale. Nel 2003 anche Gheddafi, timoroso di diventare prossimo obiettivo della crociata neoconservatrice per la “democratizzazione” del “Grande Medio Oriente”, annunciò l&#8217;annullamento del suo programma nucleare e la distruzione di tutte le armi chimiche e batteriologiche, nonché dei missili balistici a lungo raggio. <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> cronaca recente ancor più che storia la sorte toccata a Gheddafi, per mano della NATO stessa, solo pochi anni dopo le sue concessioni.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo dunque veduto come il tentativo di distendere i rapporti con la NATO non abbia portato fortuna a Iràq e Libia. Gli USA, capialleanza della NATO, perseguono una strategia egemonica che non contempla rapporti normali ed alla pari con paesi del “Terzo Mondo”. O meglio, considera rapporti “normali” con questi paesi la loro pura e semplice sudditanza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, le aggressioni atlantiste ai due paesi arabi, conseguenti a parziali smilitarizzazioni da parte dei loro dirigenti, ci mettono di fronte ad un&#8217;altra realtà. <strong>Malgrado tutte le teorie idealistiche e post-moderne delle relazioni internazionali forgiate e proposte nel periodo post-Guerra Fredda, il fattore militare ricopre ancora un ruolo di primo piano.</strong> <span style="font-family: Arial,sans-serif;">È</span> senz&#8217;altro vero che oggi vi sono strumenti di guerra diversi da quello militare, come argomentato da Liang e Xiangsui, ma ciò non lo cancella. La politica internazionale è ancora un agone di competizione non pacifica. Dato che in questi giorni i commentatori italiani sembrano in preda ad un attacco di “latinismo acuto”, adeguiamoci alla moda del momento ed affermiamo che la politica mondiale è una <em>bellum omnium contra omnes </em>(guerra di tutti contro tutti) in cui <em>homo homini lupus</em> (l&#8217;uomo è il lupo dell&#8217;uomo).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cerchiamo la controprova per corrobare quanto appena asserito, e la troviamo in Corea del Nord. La Repubblica Democratica Popolare non ha cercato di normalizzare i rapporti con gli USA, nemmeno durante il periodo unipolare. Ha coscientemente optato per l&#8217;isolamento, con tutte le conseguenze negative del caso sul piano commerciale, economico e non solo. Ma nel contempo, lungi dallo smilitarizzare sperando così d&#8217;evitare un&#8217;aggressione esterna, si è invece armata fino ai denti. <em>Si vis pacem para bellum </em>(se vuoi la pace prepara la guerra), dicevano i nostri antenati. Ancora latino. Gli antichi nella loro austera saggezza avevano già capito e descritto tutto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma torniamo al presente, torniamo a Pyongyang. I Nordcoreani, nel loro assillo di tutelarsi con le armi dalle minacce esterne, non si sono fermati di fronte a nulla e sono arrivati fino al deterrente supremo offerto dalla nostra epoca: la bomba nucleare. Di fronte al pericolo di vedersi polverizzare le proprie nutrite guarnigioni in Corea del Sud e in Giappone con pochi e ben assestati colpi nucleari, gli USA si sono guardati bene dal mettere in atto con Pyongyang le maniere forti usate contro Baghdad e Tripoli. Si può ben dire che nella penisola coreana le armi hanno mantenuto la pace; quella stessa pace che il disarmo ha minato nel Vicino Oriente e in Nordafrica, portandovi guerre luttuose i cui morti si contano in centinaia di migliaia (forse milioni) in Iràq, in decine di migliaia (ma la cifra aumenterà) in Libia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alla luce di quanto detto finora, non sarebbe logico e giustificato attribuire il prossimo Premio Nobel per la Pace non a Internet, come vorrebbero taluni, ma alla bomba atomica? Un premio per la pace all&#8217;arma più letale di tutte può essere percepita come una provocazione illogica, ma dopo il conferimento del medesimo riconoscimento a Barack Obama ogni candidatura diventa più difendibile. Nel peggiore dei casi si potrà argomentare che <em>fallacia alia aliam trudit</em> (un inganno tira l&#8217;altro). I latini avevano davvero previsto tutto.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>* <em>Daniele Scalea è segretario scientifico dell&#8217;Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e redattore di “Eurasia”. </em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>È</em></span><em> autore de </em><a href="http://sfidatotale.wordpress.com/" target="_blank">La sfida totale</a><em> (Fuoco 2010) e co-autore (con Pietro Longo) di </em><a href="http://rivoltearabe.blogspot.com/" target="_blank">Capire le rivolte arabe</a> <em>(IsAG-Avatar 2011).</em></strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/il-prossimo-nobel-per-la-pace/11733/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Kim Jong-Il rafforza i rapporti con la Russia e apre al Sud</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/kim-jong-il-rafforza-irapporti-con-la-russia-e-apre-al-sud/10883/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/kim-jong-il-rafforza-irapporti-con-la-russia-e-apre-al-sud/10883/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 08:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Dmitrij Medvedev]]></category>
		<category><![CDATA[ferrovia tra Khasan e Radgin]]></category>
		<category><![CDATA[Kim Jong-Il]]></category>
		<category><![CDATA[Oulan-Oude]]></category>
		<category><![CDATA[Pyongyang]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=10883</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kim-jong-il-rafforza-irapporti-con-la-russia-e-apre-al-sud/10883/" title="Kim Jong-Il rafforza i rapporti con la Russia e apre al Sud"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kimjong_medveded.dcaxjt4f7i80g4kocccsw84wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="46" alt="Kim Jong-Il rafforza i rapporti con la Russia e apre al Sud" ></div></a>Il 24 agosto il leader coreano Kim Jong-Il ha incontrato il presidente della Federazione russa Dimitri Medvedev in una base militare nei pressi di Oulan-Oude, in Siberia. Durante l’incontro bilaterale, Kim Jong-Il ha confermato la possibilità di costruire un oleodotto che, attraversando il territorio della RDPC collegherebbe l’estremo oriente russo con la Corea del Sud (un’infrastruttura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kim-jong-il-rafforza-irapporti-con-la-russia-e-apre-al-sud/10883/" title="Kim Jong-Il rafforza i rapporti con la Russia e apre al Sud"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kimjong_medveded.dcaxjt4f7i80g4kocccsw84wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="46" alt="Kim Jong-Il rafforza i rapporti con la Russia e apre al Sud" ></div></a><p><font style="font-face: Arial; font-size: medium">Il  24 agosto il leader coreano Kim Jong-Il ha incontrato il presidente  della Federazione russa Dimitri Medvedev in una base militare nei pressi  di Oulan-Oude, in Siberia.</p>
<p>Durante  l’incontro bilaterale, Kim Jong-Il ha confermato la possibilità di  costruire un oleodotto che, attraversando il territorio della RDPC  collegherebbe l’estremo oriente russo con la Corea del Sud (un’infrastruttura da 1.100 km).  L’accettazione della proposta da parte del massimo esponente della  politica nordcoreana ha colto di sorpresa i responsabili del governo di  Seul. </p>
<p>Il  recente scontro a fuoco tra i due eserciti (15 agosto) ha inasprito i  rapporti già tesi tra i due governi: da Seul, a differenza di quanto  traspare dai giornali occidentali, non giungono proposte di  riappacificazione e le provocazioni militari sono all’ordine del giorno.  Ovviamente un’apertura di questo livello non è vista di buon occhio,  poiché rischia di far “cadere il palco” della propaganda che vuole il  nord come governo fomentatore dell’odio. Inoltre il Sud teme di  diventare troppo dipendente da Pyongyang.</p>
<p>Nonostante  le paure di Seul, l’oleodotto è fondamentale per soddisfare il  fabbisogno energetico dello stato sudcoreano, uno dei più grandi  acquirenti di energia al mondo.</p>
<p>La Corea Popolare  si è detta già decisamente favorevole alla costruzione del oleodotto,  come confermato già a luglio ai responsabili della Gazprom, anche perché  la gestione porterebbe nelle casse di Pyongyang oltre 100 milioni di  dollari all’anno, oltre a garantire la copertura della necessità  energetica del paese socialista. </p>
<p>Tra Russia e RDP Corea è già in fase di sviluppo un progetto per la costruzione di una ferrovia tra Khasan  e Radgin, che appare come il primo passo per una rete ferroviaria  trans-coreana. Inoltre Mosca ha già annunciato l’avvio di un programma  di aiuto alimentare in RDPC.</p>
<p>Durante  l’incontro russo-coreano, Kim Jong-Il ha anche confermato l’intenzione  di riprendere i colloqui a sei sul dossier nucleare, senza condizioni  preliminari. Intenzione ripetuta anche nel colloquio con il Presidente  cinese Hu Jintao, come confermato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua.</p>
<p>Anche su questo piano le reazioni americane e sudcoreane sono fredde. </p>
<p>Il leadere coreano ha anche confermato di essere disposto ad intraprendere un cammino comune con la Corea del Sud per la denuclearizzazione completa della penisola coreana. </p>
<p>Con questo incontro la Russia  si pone come mediatrice nell’annosa questione che attraversa il 38°  parallelo e come garante di un’apertura della Corea popolare. </p>
<p>Nello  stesso tempo, Pyongyang conferma che la sua strategia politica, pur  energica e determinata, non è indirizzata a perseguire una politica  aggressiva nei confronti del Sud.  </font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/kim-jong-il-rafforza-irapporti-con-la-russia-e-apre-al-sud/10883/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo sguardo della Corea del Nord sul mondo arabo</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/lo-sguardo-della-corea-del-nord-sul-mondo-arabo/9678/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/lo-sguardo-della-corea-del-nord-sul-mondo-arabo/9678/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 05:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Sud]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=9678</guid>
		<description><![CDATA[I fermenti in Nord Africa e Vicino Oriente sembrano avere degli spettatori molto interessati in aree ben lontane da essi, come l'Estremo Oriente. Pur con le difficoltà nell'ottenimento di informazioni del tutto complete, ci si chiede quale sia l'atteggiamento della Repubblica Popolare di Corea: è plausibile pensare ad un effetto di trascinamento oppure la tenuta del regime resterà intatta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lo-sguardo-della-corea-del-nord-sul-mondo-arabo/9678/" title="Lo sguardo della Corea del Nord sul mondo arabo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=9678&amp;w=80" width="80" height="60" alt="Lo sguardo della Corea del Nord sul mondo arabo" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per capire quanto le rivolte arabe possano preoccupare altri regimi del mondo, bisogna guardare all&#8217;Estremo Oriente e più precisamente alla Corea del Nord. Se nel novembre del 2010 l&#8217;opinione pubblica guardava con attenzione </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l&#8217;affondamento della corvetta sud coreana </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Cheonan</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e il bombardamento dell&#8217;isola di Yeonpyeong – che produsse 4 morti tra i civili – facendo temere una nuova guerra coreana, oggi, ancora di più, le rivolte nel mondo arabo hanno fatto salire ulteriormente la tensione tra le due Coree e reso i due Paesi spettatori molto interessati, per motivi differenti, agli eventi in corso. La Corea del Nord vede nella “Primavera araba” un forte pericolo per la propria sicurezza interna; la Corea del Sud assiste apparentemente in maniera disinteressata alle rivolte, ma sarebbe pronta ad entrare in azione, attraverso azioni di propaganda, per indebolire il potere del Presidente Kim Jong Il. La situazione mediorientale</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> potrebbe avere delle ripercussioni anche in quelle realtà che versano in situazioni di poca democrazia come la Corea del Nord? O ancora, la Repubblica Popolare Democratica di Corea può correre un timore concreto di subire una rivolta popolare anche nel suo territorio? Certezze in un senso o nell&#8217;altro non ce ne sono, ma di sicuro alcuni episodi fanno capire quale paura e quale nervosismo serpeggi nel regime nord coreano. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Le proteste in Corea del Nord</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A riprova delle tensioni tra Nord e Sud Corea, è utile ricordare due episodi molto importanti, riportati entrambi dalla </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Korean Central News Agency</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (KCNA), agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord. Innanzittutto, lo scorso 27 febbraio, Pyongyang si sarebbe irritata con il vicino meridionale per </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>la campagna &#8220;psicologica&#8221; di propaganda e il lancio di volantini sul territorio nord coreano per informare sulle rivolte nel mondo arabo</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">», minacciandolo, tra l&#8217;altro, di ricorrere ad azioni vio</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">lente se non si fossero fermate tali dimostrazioni</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. In secondo luogo, il 30 maggio, la Corea del Nord ha interrotto nuovamente le relazioni diplomatiche con la Corea del Sud, e il governo nord coreano ha minacciato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>rappresaglia &#8220;contro la guerra psicologica&#8221; anti-Pyongyang promossa da Seul</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Non a torto, il regime nord coreano teme il contagio delle proteste in Medio Oriente sul proprio territorio a causa di motivazioni di carattere sociale ed economico, un po&#8217; sulla falsa riga di quanto avvenuto anche nei suoi storici Paesi </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>partner</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> quali Egitto, Libia e Siria. Secondo quanto riferito dal </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Chosun Ilbo, </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il maggiore </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">quotidiano sud coreano, lo scorso 14 febbraio sarebbero avvenute delle proteste nelle cittadine di Jongju, Yongchon e Sonchon, nel Nord Ovest del Paese, vicino al confine con la Cina: queste sarebbero state dovute alla scarsezza delle forniture elettriche e alla crisi alimentare che attanaglia il Paese. Sempre secondo la stampa sud coreana, sia nel vertice bilaterale sino-nord coreano, avvenuto la scorsa settimana a Pechino tra il Presidente cinese Hu Jintao e il </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>leader</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> nordcoreano Kim Jong Il, sia nel viaggio a Pyongyang del Ministro cinese della pubblica sicurezza Meng Jianzhu, si sarebbero discusse le misure più idonee da adottare in entrambi i Paesi per prevenire qualsiasi manifestazione contro i regimi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’obiettivo di Pyongyang sarebbe quello di impedire la diffusione di informazioni relative alle rivolte che si stanno verificando nella regione mediorientale attraverso il blocco totale dei media nazionali e internazionali. E&#8217; di questi giorni la notizia che la Corea del Nord ha sospeso il noleggio di telefonini agli stranieri, richiedendo la consegna di ogni dispositivo di comunicazione al momento dell’ingresso nel Paese e che sarà poi restituito solo una volta partiti. Pyongyang, secondo quanto riferito dall&#8217;agenzia giapponese </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Kyodo</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, giustificherebbe il blocco al noleggio dei cellulari in modo da impedire l&#8217;arrivo di notizie dal Medio Oriente e dal Nord Africa che potrebbero influenzare i nordcoreani. Anche </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Radio Free Asia</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (RFA), un </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>network</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> che trasmette dagli Stati Uniti, ha riferito che la televisione di stato di Pyongyang non avrebbe ancora riferito della situazione in Medio Oriente, non comunicando nemmeno la caduta del Presidente egiziano Mubarak. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>I legami storici tra le regioni </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I legami tra le due Coree e il “Grande Medio Oriente” risalgono fin dalla Guerra di Corea (1950-1952). Seul ha goduto da sempre dell&#8217;appoggio israelo-statunitense, e favorita da una florida economia ha successivamente allargato i propri contatti diplomatici e commerciali a quasi tutti i Paesi dell&#8217;area mediorientale, con cui tuttora stringe forti rapporti di tipo economico-militare. Pyongyang, anche per effetto della Guerra Fredda e di quanto avveniva sulla scena mondiale dell&#8217;epoca, invece, si è trovata inizialmente ad essere piuttosto isolata dal punto di vista diplomatico e a godere, successivamente, dell&#8217;appoggio cinese e sovietico (poi russo). Solo dagli anni &#8217;60-&#8217;70 ha iniziato a stringere legami politici ed economici con i principali regimi della regione mediorientale, quali Egitto, Libia, Iraq, Siria e Iran. Relativamente alla </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>partnerships</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> con questi ultimi due, l&#8217;amministrazione Bush ha parlato di “Asse del Male”, considerazione dettata dal fatto che la Corea del Nord abbia fornito tecnologia missilistica e programmi per lo sviluppo nucleare ai principali antagonisti di Israele. Storicamente, la Corea del Nord ha sempre appoggiato i suoi alleati in tutte le loro azioni, sia in guerra (come nel 1973 con lo Yom Kippur, in cui inviò 20 piloti della </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Korean People&#8217;s Air Force</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a sostegno delle forze egiziane), sia in ambito diplomatico-internazionale (come l&#8217;appoggio e l&#8217;aiuto economico-militare nella progettazione di un piano nucleare ad Iran e Siria). Risulta evidente come il ruolo di Pyongyang nella regione è notevolmente importante dal punto di vista politico-militare. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo, l&#8217;alleanza ferrea esistente tra Sud Corea e Israele serve a fare da contraltare a possibili colpi di coda nord coreani. Nel gennaio di quest&#8217;anno, Seul ha aumentato del 25% il suo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>budget</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> per la difesa, acquistando droni, missili e tecnologia radar da Israele. Inoltre, il sistema israeliano anti-missile, </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Iron Dome –</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> sistema d&#8217;arma mobile, a carattere difensivo, capace di intercettare minacce a corto raggio, fino alla distanza di 40 km in tutte le situazioni meteo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>–</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> può anche essere schierato in Corea del Sud per ridurre le capacità di deterrenza della Corea del Nord. A sua volta, l&#8217;aviazione israeliana ha definito l&#8217;acquisto di un numero indefinito di jet sud coreani T-50. La scelta di rafforzare i propri armamenti risiede nella condivisione del rischio, da parte israeliana e sud coreana, dei razzi contro i rispettivi centri abitati. Inoltre, il continuo riarmo di Pyongyang, consentito dal sostegno economico-militare cinese, non favorisce certo una distensione dei rapporti tra i Paesi.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Necessità politico-militare</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Delineato un quadro generale tra i due assi – da un lato quello tra Israele e la Corea del Sud, dall&#8217;altro l&#8217;alleanza tra Iran, Corea del Nord, Siria, Libia ed Egitto – si può dedurre l&#8217;importanza di questi nelle dinamiche regionali. Lo scopo principale del secondo asse era quello di garantirsi la sopravvivenza attraverso un controllo dei media, attraverso l&#8217;appoggio dell&#8217;esercito e attraverso il rafforzamento di rapporti diplomatici strategici. Il regime nord coreano per sopravvivere alla propria debolezza è diventato il quinto maggiore esportatore mondiale di armi e già nel 1993 aveva firmato accordi di trasferimento di armi per 300 milioni di dollari con quasi tutti i Paesi. Questi mutui accordi hanno permesso ad entrambi di finanziare ed ampliare i rispettivi programmi di armamento al fine di colpire i rispettivi nemici, Israele e Corea del Sud. Conseguentemente la mutua cooperazione tra questi Stati ha portato di riflesso, anche i rispettivi nemici a doversi alleare per motivi di necessità e armare per difendersi da possibili attacchi. Pertanto, questa corsa al riarmo non ha fatto altro che portare più instabilità nelle rispettive regioni e minare la sicurezza interna degli Stati, i quali, non sentendosi sicuri da attacchi, hanno giustificato tale politica come necessaria per la propria sopravvivenza.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Prospettive e Conclusioni</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;ipotesi di una rivolta popolare che porti alla caduta del regime nord coreano sull&#8217;onda lunga delle contestazioni arabe, tuttavia, sembra ancora lontana quanto difficilmente ipotizzabile, poiché vi sono numerosi fattori che contribuiscono a conferire una relativa tranquillità al governo nord coreano. Innanzitutto il controllo dei media. Infatti, a differenza della Libia, dell&#8217;Egitto o della Siria, Pyongyang detiene un controllo totale sull&#8217;informazione nazionale ed internazionale grazie alla scrupolosa attenzione delle agenzie di sicurezza del governo. Come riportato da </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Freedom House</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, il Paese è posizionato agli ultimi posti per quanto riguarda la libertà di espressione dei media. Altro fattore che non dovrebbe produrre discontinuità con l&#8217;attuale regime è la fedeltà dell&#8217;esercito al Presidente, il quale grazie all&#8217;inserimento di persone di sua fiducia controlla tutti i reparti interni in modo da scoraggiare un qualsiasi tentativo di rivolta contro Kim Jong Il. Infine, la mancanza di una piena coscienza democratica tra i cittadini che porti ad una rivolta generale e non a manifestazioni sporadiche, incide notevolmente sulla possibilità di una continuazione del regime. Infatti, le proteste nelle tre città sembrano dettate più da motivi contingenti che da una reale volontà di cambiamento. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad ogni modo, proprio l&#8217;esistenza di queste manifestazioni dovrebbe portare il regime a non sottovalutare il rischio di sollevazione popolare. Certamente la crisi alimentare potrebbe rappresentare un punto delicato: una redistribuzione delle derrate alimentari, anziché un&#8217;azione repressiva, potrebbe costituire un segnale distensivo. Non a caso, gli ambasciatori nord coreani stanno chiedendo aiuto ad altri Paesi (Cina e Russia, in particolar modo) per avere cibo. Anche i diplomatici del Programma Alimentare Mondiale e della FAO sono in Corea del Nord per tentare di migliorare la situazione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rischio, quindi, di un contagio in Estremo Oriente delle proteste nate in Nord Africa e in Medio Oriente, e soprattutto, dello spirito con cui sono state e sono condotte, può impensierire anche Paesi che si credevano invulnerabili. Pur non essendoci per ora reali condizioni di cambiamento, non è da esculdere che nuove manifestazioni popolari possano essere alla lunga un fattore propulsivo anche in questa regione del mondo</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">* Giuseppe Dentice, Dottore in Scienze Internazionali e Diplomatiche (Università di Siena)</span></span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/lo-sguardo-della-corea-del-nord-sul-mondo-arabo/9678/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Breve storia della penisola coreana</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/breve-storia-della-penisola-coreana/7696/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/breve-storia-della-penisola-coreana/7696/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 20:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=7696</guid>
		<description><![CDATA[Sin dal 6000 a.C. circa, la Corea fu oggetto di contesa tra diverse potenze, vicine e non. Nel 1231 i Mongoli iniziarono campagne contro il territorio coreano; tra il 1592 e il 1598 fu invasa dai giapponesi..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/breve-storia-della-penisola-coreana/7696/" title="Breve storia della penisola coreana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7696&amp;w=80" width="80" height="85" alt="Breve storia della penisola coreana" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Sin dal 6000 a.C. circa, la Corea fu oggetto di contesa tra diverse potenze, vicine e non. Nel 1231 i Mongoli iniziarono campagne contro il territorio coreano; tra il 1592 e il 1598 fu invasa dai giapponesi. Nel 1627 ed ancora nel 1636 fu invasa dai popoli della Manciuria. Nel 1894-1895 si ebbe la guerra sino-giapponese che costrinse i russi a ritirare le truppe dall’isola, ivi giunti per la richiesta d’aiuto dell’imperatrice Myeongseong, uccisa poi dai giapponesi. </span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Nel 1910 il </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giappone"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Giappone</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">, La unì ai propri territori, in base al </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_annessione_nippo-coreano"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Trattato di annessione nippo-coreano</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> e da questi venne controllata, mediante un </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Governatore_Generale_di_Corea&amp;action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Governatore Generale di Corea</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">. Ciò andò avanti fino alla resa incondizionata dello stesso Giappone alle Forze Alleate, il </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/15_agosto"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">15 agosto</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1945"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">1945</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">, quando si considerò la sovranità </span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"><em>de jure</em></span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> trasferita dalla dinastia Joseon al </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Governo_provvisorio_della_Repubblica_di_Corea&amp;action=edit&amp;redlink=1"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Governo provvisorio della Repubblica di Corea</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Alla fine del 1945 la Corea veniva divisa in due zone lungo la linea del 38° parallelo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Quel territorio, situato nell’Asia orientale per una superficie di 220000Km², venne diviso in Corea del Nord e Corea del sud. Due realtà completamente opposte: la prima dichiarò la propria indipendenza nel settembre del 1948 con una costituzione di tipo socialista, quando solo un mese prima venne istituito il governo sud coreano, retto invece da governi fortemente autoritari e repressivi. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"><strong>Corea del Nord</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Quando la Corea si divise, leader politico nord coreano fu Kim Il- sung, di ideologia </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comunismo"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">comunista</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> capo indiscusso della </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Democratica_Popolare_di_Corea"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Repubblica Democratica Popolare di Corea</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> (Corea del Nord) dal </span></span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1948"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">1948</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> alla sua morte.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Nel giugno del 1950, la Corea del Nord attaccò la sua &lt;consorella&gt;. Il conflitto divenne una vera e propria guerra internazionale, a causa del sostegno sovietico e poi cinese alla Corea del Nord e di quello statunitense alla Corea del Sud. La crisi terminò solo nel 1953, teatro delle prime opere di ricostruzione. I primi tentativi di dialogo tra i due, iniziarono solo nel 1971, con Seoul, l’antica capitale posta nel sud della Corea. Nel 1991, in seguito ad un accordo, la Corea del Nord e quella del Sud entrarono a far parte dell&#8217;ONU e sottoscrissero un&#8217;intesa per la de-nuclearizzazione della penisola; tutto ciò, con lo scopo di facilitare la distensione tra i due territori. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"><strong>Corea del Sud</strong> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Sappiamo che la Corea del Sud come Stato indipendente nacque nel 1948 nella zona occupata dalle forze statunitensi a sud del 38° parallelo. Nel 1979 prese il potere il generale Chun Doo Hwan, alla protesta popolare contro le repressioni imposte dal regime, Chun reagì proclamando la legge marziale (1980-81) e arrestando gli esponenti dell&#8217;opposizione. Nel 1985 rientrò dall&#8217;esilio il leader dell&#8217;opposizione Kim Dae Jung. Due anni dopo, fu approvata una nuova Costituzione. Le successive elezioni sono state vinte dal governativo Partito democratico e il suo leader Roh Tae Woo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Nel 1992 è stato eletto presidente il liberal-democratico Kim Jung Sam, nel 1996 il varo di una nuova legislazione del lavoro, che facilitava i licenziamenti, ha scatenato scioperi e dissensi, repressi dalle forze dell&#8217;ordine. In particolare dal luglio 2006, la tensione con la Corea del Nord è andata aumentando in seguito alle preoccupazioni suscitate dagli esperimenti nucleari condotti nel Paese confinante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"><strong>La situazione della Corea oggi</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Nel 1991, in seguito ad un accordo, la Corea del Nord e quella del Sud sono entrate a far parte dell&#8217;ONU, ma negli anni successivi la situazione è rimasta precaria, soprattutto a causa degli ostacoli posti da Pyǒngyang alle ispezioni dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;energia atomica. Alla morte di Kim Il Sung (1994), gli è succeduto alla guida del Paese il figlio, Kim Jong il. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Nel 2003 il governo nord coreano si è ritirato dal Trattato di non proliferazione nucleare. Nel 2006 ha infatti, intrapreso nuovi esperimenti nucleari (missili, esplosioni), che hanno scatenato dure reazioni a livello internazionale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><span style="color: #000000">E’ proprio nel 2006 che L’ONU, in un documento ufficiale condanna la condotta della Corea del Nord per torture, mancato rispetto dei patti sul rispetto dei diritti umani, e chiedeva inoltre l’abolizione della pena di morte, di garantire la libertà di espressione e di circolazione a tutti i nord coreani. Nel 2007 </span>la Corea del Nord s’impegna a rinunciare al proprio arsenale atomico in cambio di aiuti energetici. Dopo sei giorni di negoziati è stato firmato a Pechino l&#8217;accordo sullo stop al programma nucleare militare nord-coreano, dopo trattative a sei con Russia, Giappone, Stati Uniti e le due Coree. Nel maggio dello stesso anno, la stessa (Corea del Nord) ha compiuto una serie di esercitazioni lanciando diversi missili, a distanza ravvicinata, nel Mar del Giappone, questo è il primo esperimento del genere dopo quelli che in luglio aprirono una lunga crisi internazionale culminata in ottobre con il primo esperimento nucleare della Corea del Nord. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel 2009 molti sono stati i dissensi riguardo ai test ed esperimenti nucleari nord coreani, tra cui anche la condanna del governo italiano il 25 maggio dello stesso anno. Due mesi prima la stessa Corea del Nord aveva effettuato il   lancio di un “satellite sperimentale di comunicazioni”, il documento prodotto dal nostro ministero degli esteri dichiara che &lt;&lt;l’azione di Pyongyang,  in violazione della Risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,  complica ulteriormente la soluzione della questione nucleare nord coreana ed ostacola il raggiungimento di un clima di fiducia e distensione che possa favorire la stabilità nella regione&gt;&gt;. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il 2010 è stato l’anno in cui la tensione tra le due Coree è accresciuta progressivamente. Oltre a conflitti interni al territorio, vanno aggiunti i problemi derivanti da terzi, come gli Stati Uniti, che contribuirono alla nascita della Sud Corea nel 1953, che da allora hanno stabiliti circa 28.000 soldati e diverse basi militari nel territorio. I Russi, la Cina ed il Giappone, vicini confinanti della Corea, spesso nel corso del tempo hanno talora cercato di occuparla e altre volte di darle collaborazione. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel maggio del passato anno, a Pechino è avvenuto il vertice Cina -Stati Uniti, i punti principali all’ordine del giorno erano proprio le due Coree. Vertice che ha visto la contrapposizione dei due Paesi, la Cina  è rimasta a fianco di Pyongyang mentre gli USA hanno sostenuto Seul. Tutto ciò, in vista dell’affondamento di una corvetta sud coreana apparentemente ad opera della Corea del Nord, che ha visto la morte di 50 uomini. Un mese dopo Seul ha chiesto all’ONU di schierarsi contro Pyongyang, contro quelle che considera continue provocazioni. Anche questa una richiesta provocata dal caso della Cheonan, la nave naufragata il 26 marzo vicino al confine marittimo con la Corea del Nord. Per Seul l’incidente nel quale hanno perso la vita 46 marinai, è stato provocato da un siluro Nord coreano. Pyongyang invece, accusa la Corea del Sud di aver prodotto false prove ed afferma che i due Paesi sono ormai prossimi alla guerra. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il 23 novembre scorso lo scoppio estremo delle tensioni, la Corea del Nord bombarda l’isola sud coreana </span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Yeonpyeong, dopo esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud realizzate pericolosamente al limite del confine. Ci sono stati diversi colpi di artiglieria pesante, molto finiti in mare, tuttavia molti altri hanno provocato incendi. </span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Non è la prima volta</span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> che accadono incidenti di frontiera fra le due Coree (l&#8217;ultimo è di ottobre 2010): in particolar modo la linea di demarcazione marittima non è mai stata accettata dal Nord, ed è sempre stata fonte di tensioni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Non si era mai arrivati</span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> ad un bombardamento considerevole del territorio sud coreano. Fino a quella data, infatti, non vi erano state che delle brevi scaramucce, senza vittime o feriti.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Negli ultimi mesi</span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> sembrava che il limbo politico del Nord (</span></span></span><a href="http://temi.repubblica.it/limes/limprovvisa-gloria-di-kim-jong-un-con-video/15510"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">il passaggio di potere</span></span></span></a><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> fra il vecchio Kim Jong Il e Kim Jong Un, suo figlio) potesse far cominciare un nuovo dialogo fra le due Coree, tuttavia questo episodio ha acceso nuovamente il conflitto, mai del tutto sopito. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">In un’intervista, a Repubblica Tv, l’inviato di Repubblica, Giampaolo Visetti, sostiene che tenere alta la tensione, per la Corea del Sud, paventando  la possibilità di un attacco imminente è una scelta politica, e non un caso, ma una  mossa dettata dalla decisione del governo di coprirsi le spalle, cosi da non essere più tacciato di “mancata preparazione” verso gli attacchi nord coreani. Secondo alcuni, la minaccia continua di un attacco, attraverso test militari e nucleari sarebbe l’unica maniera per evitare il collasso della Corea del Nord a scapito del sud. Si pensa, altresì che tale tensione permanente, orchestrata ad hoc da entrambi i governi, renda possibile incassare dividenti, quindi moneta di cui l’intero territorio necessita, aiuti alimentari ed energetici. L’agire di molteplici attori internazionali, nonché  principali agenti della geopolitica internazionale, non rendono di certo la situazione migliore, si pensa, infatti che l’azione congiunta della Corea del Sud- USA sia in verità, una mossa per fare pressioni sulla Cina, che più volte ha aggirato trattati internazionali sottoscritti (svalutazione della moneta novembre 2010, protocollo di Kyoto ed altri). Non sappiamo dire con certezza quale è l’ipotesi più veritiera, sappiamo però, che taluna delle manovre sopra citate politiche, geografiche o militari non è data dal caso, bensì attentamente ponderata, dopo lunga analisi di ciascun governo.</span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"> </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium"><em><strong>*Giulia Vitolo è laureanda in Relazioni Internazionali (Università la Sapienza di Roma)</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000">“<span><span style="font-size: x-small">Le opinioni espresse nell’articolo sono dell’Autore e potrebbero non coincidere con quelle di Eurasia”.</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/breve-storia-della-penisola-coreana/7696/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il conflitto tra la Corea del Nord e Corea del Sud: la Cina nel mirino</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/il-conflitto-tra-la-corea-del-nord-e-corea-del-sud-la-cina-nel-mirino/7364/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/il-conflitto-tra-la-corea-del-nord-e-corea-del-sud-la-cina-nel-mirino/7364/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 20:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=7364</guid>
		<description><![CDATA[Queste sono tutte  possibilità per gli Stati Uniti di provocare conflitti tra i diversi paesi e la Cina, rafforzando tali alleanze e la loro presenza politica e militare. Questa politica è una componente della guerra fredda, avviata dagli Stati Uniti contro la Cina – per evitare una vera e propria guerra vera, perché gli USA non se lo possono permettere. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-conflitto-tra-la-corea-del-nord-e-corea-del-sud-la-cina-nel-mirino/7364/" title="Il conflitto tra la Corea del Nord e Corea del Sud: la Cina nel mirino"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7364&amp;w=80" width="80" height="62" alt="Il conflitto tra la Corea del Nord e Corea del Sud: la Cina nel mirino" ></div></a><p>Fonte: <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infochina.be – 2010/12/07</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tre settimane dopo che la Corea del Nord e Corea del Sud si sono scambiati titi d&#8217;artiglieria per diverse ore, la calma non è ancora tornata. Sembra che gli Stati Uniti vogliano prolungare questa situazione di conflitto con l&#8217;intenzione di isolare la Cina e ottenere il congelamento dei rapporti tra quest&#8217;ultima e alcuni paesi in Asia orientale.<br />
La ricostruzione dei fatti ci dice che l&#8217;incidente del 23 novembre tra i due Stati coreani, è stata provocata e che da allora gli Stati Uniti mantengono consapevolmente la tensione.</p>
<p><strong>La ricostruzione degli eventi (1): </strong><br />
1. Durante la settimana del 23 novembre, Corea del Sud e gli Stati Uniti erano impegnati in esercitazioni militari congiunte  denominate &#8220;<em>Hoguk</em>&#8221; -  che significa &#8220;Difesa dello Stato&#8221;. Vi erano coinvolti 70.000 uomini, 600 carri armati, 500 aerei da combattimento, 900 elicotteri e 50 navi da guerra (2).<br />
2. I giorni precedenti, e il 23 novembre, la Corea del Nord ha chiesto ripetutamente e con decisione di non tenere le esercitazioni militari.<br />
3. Il 23 novembre, le unità di artiglieria dell&#8217;esercito sud-coreano posizionate sulle isole del Mar Giallo occidentale, a 7 miglia nautiche (13 km) di distanza dalla costa nord-coreana, hanno aperto il fuoco per quattro ore. Secondo il ministero della difesa sudcoreano, queste unità hanno sparato 3.657 tiri ad una velocità di poco più di 900 colpi per ora. Hanno tirato nella zona marittima rivendicata sia dalla Corea del Nord che dalla Corea del Sud. Questo spazio marittimo si trova vicino al confine settentrionale istituito nel 1953 dall&#8217;<em>US Navy</em>, e non è riconosciuto né a livello internazionale, nè dalla Corea del Nord. La Corea del Nord riteneva i tiri dell&#8217;artiglieria della Corea del Sud un bombardamento del suo territorio.<br />
4. Le unità di artiglieria nordcoreane rispondevano al fuoco bombardando a loro volta l&#8217;isola Yeonpyeong. Sur ce, l&#8217;artillerie sud-coréenne prend pour cible les bases militaires nord-coréennes. Su questo, l&#8217;artiglieria della Corea del Sud prende di mira le basi militari in Corea del Nord. Sull&#8217;isola di Yeonpyeong vi sono basi militari della Corea del Sud e vi è anche una comunità di pescatori di circa 1300 anime. Durante il tiro dell&#8217;artiglieria della Corea del Nord, due soldati sudcoreani sono rimasti uccisi, insieme a due civili sudcoreani impiegati dell&#8217;esercito sud-coreano. Anche dal lato nord-coreano, si deplorano due uccisi.</p>
<p><strong>Mantenere la tensione </strong><br />
Il giorno dell&#8217;incidente, Stati Uniti, Unione europea e Giappone condannavano la Corea del Nord &#8211; senza che alcuna indagine sul fatto fosse stata avviata. Il 24 novembre, Obama inviava le portaerei George Washington. La nave dispone di armi nucleari, trasporta anche 75 aerei da combattimento e 6.000 uomini. La Corea del Sud e gli Stati Uniti decisero di continuare le esercitazioni militari e d&#8217;inserirvi un numero ancora maggiore di navi da guerra. Ma queste esercitazioni non proseguirono nelle aree originariamente prevista. La Corea del Sud inizialmente voleva continuare le esercitazioni della sua artiglieria sull&#8217;isola bombardata di Yeonpyeong, ma le cancellò. Le esercitazioni congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti, ora hanno luogo nel Mar Giallo, a circa 125 miglia nautiche (230 km) dal cofinne.<br />
Due giorni dopo la fine di queste esercitazioni, il Giappone e gli Stati Uniti cominciarono insieme nuove esercitazioni militari. Tra i partecipanti figuravano 44 mila soldati, 40 navi da guerra giapponesi e 20 statunitensi, e centinaia di aerei da guerra. Le esercitazioni si svolsero nella zona intorno alle isole meridionali del Giappone.<br />
Nel frattempo, il premier cinese Wen Jiabao e il presidente cinese Hu Jintao si rivolsero più volte a Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti per tenere colloqui ed abbassare la tensione. I tre ultimi paesi citati rifiutarono questi colloqui di pace. Invece, il ministro degli affari esteri degli USA, Hillary Clinton, convocò i suoi omologhi della Corea del Sud e del Giappone, Kim Sung-hwan e Seiji Maehara, a Washington per consultazioni, dopo che un comunicato stampa congiunto annunciava quanto segue: &#8220;I<em>l nostro incontro riflette la necessità di una maggiore cooperazione trilaterale per far fronte a continue nuove sfide.” </em>Le nostre tre nazioni confermano le loro mutue responsabilità bilaterali come definito nei trattati di sicurezza firmati tra USA e Corea del Sud e tra Stati Uniti e Giappone. Questi trattati sono la base delle due alleanze (3). Nel 2003, la concertazione a sei  tra Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Cina e Russia fu avviata per consolidare la pace nella penisola coreana. La Cina era l&#8217;ospite della riunione. L&#8217;appello della Cina a continuare questo dialogo ora subsice una negazione netta da Washington. Invece, gli Stati Uniti preferiscono rafforzare le loro relazioni politiche e militari con il Giappone e la Corea del Sud.</p>
<p><strong>La Cina messa in un angolo </strong><br />
Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud Corea hanno preso di mira la Corea del Nord, presentandola come una minaccia alla loro sicurezza. Mentre continuano le provocazioni, Hillary Clinton ha dichiarato: &#8220;<em>La Corea del Nord rappresenta una minaccia immediata per la regione e, in particolare, per la Corea del Sud e Giappone </em>(4).&#8221;<br />
Questa minaccia è impossibile solo perché la Corea del Nord può contare sul sostegno di Cina, si aggiunga. La Cina avrebbe fornito anche le bombe atomiche della Corea del Nord.<br />
Eppure, la politica della Cina è volta alla pace e alla conciliazione. Non solo per il beneficio della penisola coreana in sé, ma anche perché la Corea del Nord è un cuscinetto tra la Cina e le truppe USA in Sud Corea. La massima priorità per lo sviluppo economico e sociale della Cina sarebbe in pericolo, in caso di guerra ai suoi confini. “<em>Noi optiamo per la pace, la sicurezza e la cooperazione nella penisola coreana, e la nostra valutazione degli eventi basata esclusivamente sui fatti</em>&#8220;, ha detto il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi (5).<br />
Ma per ora, la diplomazia cinese ha poco peso contro la propaganda statunitense, sud coreana e giapponese. Agli occhi di molti paesi in Asia orientale, la Cina è in parte responsabile per la tensione nella penisola coreana. Questo è precisamente ciò che gli Stati Uniti vogliono. La Cina è diventata il principale partner commerciale della Corea del Sud e del Giappone, così come di gran parte dei paesi in Asia orientale. Questo crea collegamenti che indeboliscono l&#8217;influenza degli Stati Uniti nel Pacifico. Per invertire questo processo, il comitato degli esperti del <em>Center for a New American Security</em>, ha scritto: &#8220;<em>i nostri legami bilaterali, nella parte asiatica del Pacifico, devono rimanere la base della futura politica statunitense verso la Cina. Questi legami sono essenziali per superare le conseguenze e le implicazioni dell&#8217;avanzata della Cina. Le nostre relazioni bilaterali con Giappone, la Corea del Sud, Australia, Thailandia e Filippine &#8211; così come le numerose partnership nella regione &#8211; giocano un ruolo vitale nel garantire l&#8217;accesso degli Stati Uniti alla regione, e nel dissuadere una potenziale aggressione cinese</em>” (6).<br />
Gli scontri causati tra Corea del Nord e Corea del Sud sono una applicazione di questa politica. I fatti suggeriscono che nei prossimi anni, il centro del confronto tra Stati Uniti e Cina sarà nel tratto di mare lungo che va dal sud della Cina, attraversoa lo Stretto di Taiwan e arriva alla penisola coreana. E&#8217; in questo specchio d&#8217;acqua che si trovano le zone di conflitto che attendono che una cosa, che un dito degli Stati Uniti prema il pulsante che l&#8217;innescherà.<br />
A sud della Cina meridionale si estende il Mar Cinese Meridionale. E&#8217; costellato di isole rivendicate da Cina e Brunei, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam (7). Più a nord si trova lo stretto di Taiwan, che lo separa dalla Cina. Due anni fa, nell&#8217;alleanza militare tra Giappone e Stati Uniti, lo Stretto era descritto come &#8220;<em>essenziale per la nostra difesa</em>&#8220;. Più a nord vi sono le Isole Diaoyu (Senkaku in giapponese) che sono oggetto di una disputa tra Cina e Giappone.<br />
Queste sono tutte  possibilità per gli Stati Uniti di provocare conflitti tra i diversi paesi e la Cina, rafforzando tali alleanze e la loro presenza politica e militare. Questa politica è una componente della guerra fredda, avviata dagli Stati Uniti contro la Cina – per evitare una vera e propria guerra vera, perché gli USA non se lo possono permettere: ciò trascinerebbe la loro economia in un buco profondo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Peter Fransen è uno redattore di Infochina</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Note</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">1-La ricostituzione è stata ralizzata dal professor Kim Nan, University of Wisconsin, e John McGlynn, giornalista per la Gazzetta Asia-Pacifico. Vedasi Japan Focus, 6 dicembre 2010. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">2-&#8221;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>ASCK</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Comitato direttivo per la dichiarazione sulla crisi in corso in Corea&#8221;, &#8220;Alleanza degli studiosipreoccupati per la Corea, 27 novembre 2010. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">3-Ministero degli Affari esteri USA, Comunicato stampa, 6 dicembre 2010. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">4-”</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>US-Japan naval drills start as N Korea tensions rise”</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, BBC, 3 dicembre 2010. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">5-Zhang Liangui, “China neutral on Korean issue”, China Daily, 7 dicembre 2010. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">6-Abraham Denmark e Nirav Patel (éd.), </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>China&#8217;s Arrival: A Strategic Framework for a Global Relationship Center for a New American Security CNAS</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, settembre 2009, p. 173. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">7-Ronald O&#8217;Rourke, C</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>hina Naval Modernization: Implications for US Navy Capabilities</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> — Background and Issues for Congress, Congressional Research Service CRS, octobre 2010, p. 7-8. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione Alessandro Lattanzio</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.aurora03.da.ru</span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://www.bollettinoaurora.da.ru</span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span><a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/il-conflitto-tra-la-corea-del-nord-e-corea-del-sud-la-cina-nel-mirino/7364/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Wikileaks e la disinformazione dei media</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/wikileaks-e-la-disinformazione-dei-media/7324/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/wikileaks-e-la-disinformazione-dei-media/7324/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 20:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Anglosassone]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=7324</guid>
		<description><![CDATA[Molto è stato scritto sulla stampa mainstream del sito spifferatore Wikileaks. Ma l'interpretazione e il significato di quelle storie che Wikileaks ha diffuso in tutti i media aziendali, devono essere sottoposti a un'analisi attenta e critica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/wikileaks-e-la-disinformazione-dei-media/7324/" title="Wikileaks e la disinformazione dei media"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7324&amp;w=80" width="80" height="48" alt="Wikileaks e la disinformazione dei media" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=22321"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=22321</span></span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Molto è stato scritto sulla stampa mainstream del sito spifferatore Wikileaks.<br />
Ma l&#8217;interpretazione e il significato di quelle storie che Wikileaks ha diffuso in tutti i media aziendali, devono essere sottoposti a un&#8217;analisi attenta e critica.<br />
Come i lettori di Global Research e altri media alternativi sanno, c&#8217;è poco che sia particolarmente scioccante sul recente Wikileaks. Ciò che colpisce molto di più delle recenti fughe di notizie, è la loro conformità alle menzogne e disinformazione regolarmente diffusi dai media mainstream.<br />
Il risultato di ciò è che, mentre le rivelazioni dei crimini di guerra statunitensi dovrebbero danneggiare le ambizioni imperiali degli USA, le altre &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>fughe</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; potrebbero effettivamente servire allo scopo opposto, soprattutto quando sono acriticamente riportate come &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>rivelazioni</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;. In questo articolo ci accingiamo a guardare a due esempi di come le storie di Wikileaks potrebbero essere utilizzate per promuovere un&#8217;agenda imperialista degli Stati Uniti.</p>
<p></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Wikileaks sulla Bielorussia </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Il primo esempio riguarda la Repubblica di Bielorussia. In un documento che Wikileaks ha rilasciato il 1 dicembre e riportato nel giornale di lingua inglese </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>The Messenger</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> della Georgia. Wikileak riporta la dichiarazione del procuratore spagnolo José Gonzalez che accusa la Russia, la Bielorussia e la Cecenia di essere degli stati &#8216;mafiosi&#8217;. Secondo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>The Messenger:</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;La dichiarazione è stata fatta da Gonzalez, il 13 gennaio di quest&#8217;anno durante una sessione del gruppo spagnolo-statunitense di lavoro sulla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata.&#8217; </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Wikileaks riporta che l&#8217;informazione è stata trasmessa dalla ambasciata degli Stati Uniti a Madrid al governo degli Stati Uniti, con il commento che le osservazioni erano profonde e preziose, poiché l&#8217;autore </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;ha conoscenza della mafia euro-asiatica.&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (1)<br />
La cosa interessante qui, è il suggerimento che le osservazioni siano profonde e preziose per il fatto che l&#8217;autore ha una cosiddetta &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>conoscenza</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; della mafia euro-asiatica. L&#8217;inclusione della Bielorussia in questa &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>fuga</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; è particolarmente sconcertante. La Bielorussia ha uno dei più bassi tassi di criminalità in Europa. Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko è stato continuamente rieletto dal 1994, a causa delle sue politiche sociali progressiste, e nessuno nega la sua evidente popolarità. Tuttavia, egli è costantemente calunniato come &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>dittatore</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;. Mentre la Bielorussia ha stretti legami con la Russia, i rapporti tra i due paesi recentemente si sono inaspriti per via delle controversie sull&#8217;energia, le differenze geopolitiche e il rifiuto della Bielorussia nel perseguire politiche liberiste.<br />
La Bielorussia e Alexander Lukashenko in particolare, sono instancabilmente demonizzati dalla stampa internazionale, per il loro rifiuto di privatizzare l&#8217;economia bielorussa, aprendo le industrie di proprietà pubblica a quella internazionale, la mafia del capitale finanziario.<br />
Il rifiuto del Presidente Lukashenko nell&#8217;indebitare il suo paese, attraverso i prestiti del FMI, insieme con la robusta performance dell&#8217;economia bielorussa dallo scoppio della crisi economica mondiale, hanno dato al leader bielorusso la lode e la stretta amicizia del presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha definito la Bielorussia come un modello di economia socialista.<br />
Eppure Wikileaks considera un commento impertinente e mendace di un procuratore spagnolo, essere &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>profondo e prezioso</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;? Qui possiamo vedere l&#8217;ideologia mascherata da verità oggettiva. Un parere impertinente di un procuratore spagnolo è considerato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;profondo e prezioso</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;, perché dovrebbe sapere queste cose.<br />
Wikileak non è, in realtà, una rivelazione per tutti. E&#8217; semplicemente la pubblicazione di una dichiarazione molto dubbia con un assunto ideologico aggiuntovi. Qui Wikileak serve a rafforzare la visione negativa del paese, progettata dagli accoliti dei media aziendali per demonizzare una rispettabile democrazia socialista. Lungi dal minacciare l&#8217;imperialismo statunitense, queste &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>rivelazioni</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; di Wikileaks calunniano un paese rispettoso della legge associandolo con la criminalità e il terrorismo.<br />
Dal momento dell&#8217;elezione di Alexander Lukashenko nel 1994, la demonizzazione della Bielorussia ha preso la strada familiare delle violazioni dei &#8216;diritti umani&#8217; e della mancanza di &#8216;democrazia liberale&#8217;, questo nonostante il fatto che la Bielorussia abbia tenuto più referendum negli ultimi dieci anni, rispetto a qualsiasi altro paese in Europa, e le cosiddette violazioni dei diritti umani siano minime in confronto ai paesi elogiati dalla </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;comunità internazionale&#8217; </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">come Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Gran Bretagna, Polonia e altri paesi lodati dalla UE e dagli Stati Uniti, vale a dire dalla &#8216;comunità internazionale&#8217;.<br />
La Bielorussia è stata definita un regime &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>autoritario</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; dai liberali di sinistra, con una comprensione meno realistica del socialismo, e una vera e propria &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>dittatura</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; dalla stampa aziendale, che vede ogni regime che controlla gli eccessi di avidità individuale, una &#8216;violazione dei diritti umani&#8217;. Il problema con la Bielorussia, per la &#8216;comunità internazionale&#8217;, è che non ha abbracciato il capitalismo e ha alcuni dei più alti livelli di parità sociale di ogni altro paese del mondo.<br />
La Bielorussia costituisce un cattivo esempio, ed è per questo che non si leggono mai articoli sulla stampa borghese che raccontano la verità su questo paese.<br />
In un documento politico ostile, l&#8217;accademico polacco Antoni Kaminski afferma senza mezzi termini, che il problema principale con la Bielorussia è il capitale finanziario internazionale.<br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;Il passaggio alla liberal-democrazia nel mondo post-comunista, tuttavia, ha dimostrato di essere difficile, perché incarna una rivoluzione sociale: si tratta di un passaggio da un tipo di ordine sociale alla sua contraddizione logica. Maggior successo, in un paese, ha avuto la costruzione del suo regime comunista, più difficile è effettuarne la trasformazione liberal-democratica.</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; (2)<br />
Il problema con la Bielorussia, quindi, è che il comunismo è stato un successo e il popolo bielorusso non è interessato a optare per </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;la sua contraddizione logica&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> della disoccupazione di massa, povertà, criminalità e miseria, a differenza dei loro vicini dell&#8217;Europa orientale.<br />
La Bielorussia è tutt&#8217;altro che uno stato della mafia. Se vi è l&#8217;attività della mafia in Bielorussia è, in larga misura, proveniente da paesi che tentano di destabilizzare l&#8217;economia socialista. Vale a dire, i gruppi di giovani finanziati dal </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>National Endowment for Democracy </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">degli Stati Uniti o altre bande di criminali provenienti da Russia, Ucraina, Lituania, Lettonia e Polonia.<br />
E&#8217; davvero sorprendente che Wikileaks non abbia ancora rivelato molto circa le camere di tortura della CIA negli stati clienti degli USA confinanti con la Bielorussia. Se queste storie sono trapelate, è improbabile che possano trovare la loro strada verso le pagine dei media liberali borghesi.<br />
Questa calunnia rilasciata da Wikileaks contro la Bielorussia, è un esempio convincente di come i rapporti diffusi in massa da Wikileaks possano funzionare nei prossimi mesi. Il punto qui non è che la dichiarazione è stata fabbricata da Wikileaks, al fine di demonizzare la Bielorussia. Piuttosto è una dichiarazione pubblicata da Wikileaks che viene utilizzata dalla stampa mainstream per corroborare le bugie che essa stessa è andata diffondendo sulla Repubblica di Bielorussia.</p>
<p></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Wikileaks sulla Corea del Nord e la minaccia iraniana</strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Un altro esempio notevole del dubbio Wikileak riguarda la Corea del Nord. Sul sito web Zcommunications, il giornalista Christopher Hope in un articolo intitolato </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;Wikileaks scatena la crisi diplomatica mondiale&#8217; </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">scrive:<br />
&#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Un rapporto ha detto che Wikileaks aveva 251.287 cabli da 270 ambasciate e consolati americani da un singolo server. </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>I documenti trapelati hanno avanzato nuove accuse. Essi hanno affermato che l&#8217;Iran aveva ottenuto missili dalla Corea del Nord, per dargli per la prima volta la capacità di lanciare attacchi sulle capitali dell&#8217;Europa occidentale. </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Secondo un cablo datato 24 febbraio scorso, la Corea del Nord ha inviato in Iran 19 missili in grado di trasportare una testata nucleare. Le agenzie di intelligence ritengono che Teheran stia in qualche modo sviluppando una testata nucleare. I funzionari hanno detto che l&#8217;affare faceva significativamente avanzare lo sviluppo dei missili balistici intercontinentali iraniani&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.(3)<br />
Questa &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>perdita</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; (un cablo del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti) è semplicemente riportato qui, ma non vi è alcun commento sulla veridicità di questa affermazione dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E&#8217; questo Wikileak probabilmente vero?<br />
La stessa relazione è stata fatta dal </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Jerusalem Post </em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il 29 di novembre con il titolo:<br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;L&#8217;Iran ha ottenuto 19 missili avanzati della Corea del Nord&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Ancora una volta ci viene detto che è &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>in grado di colpire le grandi città in Europa occidentale e Russia, secondo i documenti nell&#8217;ultima versione di Wikileaks di Lunedi&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.<br />
Nessuno dei due articoli si fa domande sulla veridicità di questi Wikileaks.<br />
Tutto questo vi suona familiare? Abbiamo dimenticato l&#8217;isteria dei media sulle armi di distruzione di massa durante la fase di preparazione alla guerra in Iraq? ADM di Saddam, ci era stato detto, potevano colpire le città in Europa Occidentale e Gran Bretagna in 40 minuti!<br />
Ora affermazioni analoghe sono fatte sulla stampa israeliana, i media occidentali e diversi media alternativi. La veridicità delle fughe di notizie non è in discussione, con la stampa mainstream che da piena copertura a Assange.<br />
La Corea del Nord non ha mai avuto alcuna intenzione di attaccare con armi nucleari altri paesi.<br />
La Repubblica Popolare Democratica di Corea si  difende contro l&#8217;aggressione degli Stati Uniti da oltre 60 anni. E&#8217; la più lunga resistenza anti-imperialista della storia moderna. La Corea del Nord può sembrare strana agli osservatori esterni, ma non è pazza.<br />
Lo storico statunitense Bruce Cummings nel suo libro rivelatorio sulla Corea del Nord, cita un funzionario statunitense che ha incontrato il leader di Corea del Nord, Kim Jong Il, nel 2000, e che ha avuto da dire a proposito del leader nord-coreano, questo: &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>é incredibilmente ben informato e molto ben documentato, è pratico, attento, ha ascoltato molto attentamente. Ha senso dell&#8217;umorismo. Non è il pazzo che molte persone ritraggono.</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; Questo è lontano dalla figura di psicotico, di folle alla Charles Manson, che universalmente viene diffusa attraverso i media mainstream. La Corea del Nord non è mai stata una minaccia alla sicurezza internazionale. Si tratta semplicemente di un paese che ha rifiutato di essere colonizzato dagli Stati Uniti. (4)<br />
Gli stessi media aziendali che hanno mentito sulle ADM e molto altro, i media dei giornalisti embedded, altoparlanti dei think tank e carriersiti, è improvvisamente diventato un debunker radicale delle bugie imperialiste degli USA, e tuttavia questo demistificatore degli USA, corrobora anche le rivendicazioni degli Stati Uniti circa il grave pericolo per la civiltà presentata dalla Corea del Nord e dall&#8217;Iran, due stati dell&#8217;Asse del Male di Bush. Come dobbiamo interpretare tutto questo?<br />
Tutti i cabli dimostrano che i funzionari del dipartimento di stato USA &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>credono</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; che la Corea del Nord e l&#8217;Iran siano una minaccia. E&#8217; molto probabile che credano a tali cose. Ma questo non significa che le loro convinzioni corrispondono alla realtà. I funzionari degli Stati Uniti credono anche che gli USA vogliono diffondere la democrazia. E&#8217; molto probabile che la maggior parte funzionari degli Stati Uniti credano alle loro menzogne.<br />
Tali report creduti possono essere manipolati dagli stati canaglia veri, come gli Stati Uniti e Israele, per i propri scopi politici.</p>
<p></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Israele e Wikileaks </strong></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Israele ha supportato il collegamento presunto tra Nord Corea e Iran per qualche tempo. Nel 2006 la giornalista di estrema destra israeliana del </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Jerusalem Post</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, Caroline Glick, ha scritto un articolo chiedendo il bombardamento dell&#8217;Iran con il pretesto che la Corea del Nord forniva alla Repubblica islamica armi nucleari a lungo raggio. Nessuna di queste affermazioni è mai stata verificata.<br />
L&#8217;ultimo Wikileak ha aggiunto acqua al mulino belligerante della Glick. In un articolo sul suo blog dal titolo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;The Wikileaks Challenge</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;, scrive:<br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;Nonostante la prova che la Corea del Nord trasferisca missili balistici in Iran attraverso la Cina, ancora una volta confermato dai documenti illegalmente rilasciati, gli Stati Uniti continuano a spingere per una politica di impegno basato sulla convinzione che vi sia un qualche valore sul voto della Cina alle sanzioni contro l&#8217;Iran nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si continua a spingere per una politica basata sulla sua fede infondata che la Cina è interessata a frenare la Corea del Nord</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.&#8217;(5)<br />
Qui i rapporti di Wikileaks sono ammessi come &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>prova</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; che la Corea del Nord ha missili nucleari a lungo raggio capaci di colpire città europee e che tali missili sono stati forniti alla Repubblica islamica dell&#8217;Iran. Mentre Miss Glick sbuffa e ribuffa sull&#8217;attacco contro l&#8217;America&#8217; iniziato da Assange, il vero punto del suo articolo è che gli USA devono reprimere i media dissidenti in patria e bombardare l&#8217;Iran.<br />
Quindi: Glick riassume il problema Wikileaks così:<br />
&#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La domanda più importante che nasce dal disastro Wikileaks è perché gli Stati Uniti si rifiutano di difendere se stessi e i loro interessi. Cosa c&#8217;è di sbagliato a Washington? Perché permette a WikiLeaks di distruggere le sue reputazione internazionale, credibilità e capacità di condurre le relazioni internazionali e le operazioni militari? E perché s&#8217;è rifiutata di lottare contro i pericoli che deve affrontare da artisti del calibro di Iran, Nord Corea, Turchia, Venezuela e il resto dei membri dell&#8217;asse del male che, anche i funzionari del Dipartimento di Stato riconoscini, colludono per minare e distruggere lo status di superpotenza degli Stati Uniti?</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; (6)<br />
Glick chiama Juan Cole, professore di storia all&#8217;Università del Michigan, un </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;teorico della cospirazione</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; per aver osato d&#8217;aver rivendicato, in un recente articolo per il quotidiano The Guardian, che Israele era responsabile del desiderio dell&#8217;Arabia Saudita di voler bombardare l&#8217;Iran! Questo farebbe ridere se non provenisse da una redattrice che è il vice capo redattore del Jerusalem Post e Senior Fellow del Middle Eastern Affairs del Centre for Security Policy di Washington DC.<br />
E&#8217; noto che Arabia Saudita e Iran sono nemici. Arabia Saudita teme il modello iraniano di &#8220;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>democrazia islamica</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;. Teme inoltre il crescente potere economico e politico dell&#8217;Iran nella regione. L&#8217;oligarchia saudita è sostenuta da Israele e Stati Uniti. Questi sono ben fatti documentati. Ma i fatti ben documentati devono essere denunciati come &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>teorie del complotto</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;, termine post-moderno per le eresie.<br />
Si potrebbe argomentare che Wikileaks ha, infatti, fatto un favore all&#8217;imperialismo di Israele e degli Stati Uniti. Ha evidenziato il problema del controllo di Internet e ha anche fornito la &#8216;prova&#8217; che la Corea del Nord e Iran sono una minaccia per il mondo. Non sto affermando che Assange ha fatto questo deliberatamente per ingannare il pubblico. Ma la stampa israeliana sta spingendo l&#8217;idea che queste &#8216;rivelazioni&#8217; delle opinioni dei politici statunitensi, costituiscono la &#8216;prova&#8217; della minaccia dell&#8217;Iran per il mondo e che la censura di internet potrebbe presto diventare una realtà.<br />
I cabli presuntamente &#8216;trapelati&#8217; da un sito internet, contenenti tali affermazioni pericolose che potrebbero servire come pretesto per una guerra nucleare globale, dovrebbero essere sottoposte alle analisi degli esperti più severe. Questo sarà il compito dei media alternativi nei prossimi mesi, con i grandi media che rischiano presentare tali &#8216;rivelazioni&#8217; come fatti nel tentativo di raccogliere il sostegno all&#8217;annientamento di Iran e Corea del Nord.<br />
Affermazioni false sulle connessioni tra la Corea del Nord e il mondo islamico sono state fatte prima. Nel 2009 il giornalista francese Guillaume Dasquie pubblicò un articolo su Intelligence Online, sostenendo che Hassan Nasrallah, leader del gruppo militante libanese </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Hezbollah</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> era stato addestrato in Corea del Nord. L&#8217;articolo, ampiamente diffuso al Congresso degli Stati Uniti, s&#8217;è successivamente dimostrato una bufala. (7)<br />
Nel 2002, Dasquie e Jean Charles Brisard ammisero di aver inventato le accuse che coinvolgevano alcuni individui dell&#8217;Arabia Saudita agli attacchi terroristici a New York del 911. (8)<br />
Il Professor Noam Chomsky del MIT ha scritto un articolo per Znet con il titolo </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;Perché Wikileaks non fermerà la guerra&#8217;</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> (9). Ma il suo approccio presuppone che Wikileaks abbia la funzione di fermare la guerra. Mentre Wikileaks ha rivelato molti crimini di guerra degli Stati Uniti, la possibilità di una penetrazione segreta da parte dell&#8217;intelligence, del sito &#8216;whistle-blowing&#8217;, non può essere trascurata.<br />
La domanda che dobbiamo porci oggi è: a quali interessi Wikileaks realmente serve? Wikileaks può servire la causa della pace se una analisi completa e critica viene eseguita ogni volta che la stampa aziendale ne abusa per ingannare il pubblico, nel sostenere un&#8217;agenda imperialista.<br />
I tre &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>nemici</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216; degli USA citati i questo articolo: Bielorussia, Corea del Nord e Iran, hanno tutti una cosa in comune. Essi hanno economie in gran parte di proprietà statale. Questo è ciò che li rende una &#8216;minaccia alla sicurezza internazionale&#8217;. La fase finale della guerra al terrorismo sarà quello di distruggere gli ultimi ostacoli al controllo totale economico e politico del pianeta degli Stati Uniti.<br />
Wikileaks potrebbe ancora diventare lo strumento di disinformazione usato da Israele e dagli Stati Uniti per giustificare una guerra nucleare, infine, portando a ciò che il Pentagono ha definito &#8216;</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>dominio a tutto campo</em></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8216;. Ma potrebbe anche essere uno strumento per minare questo progetto, fornendo alle persone letture e analisi effettuate con estrema cautela delle sue cosiddette rivelazioni, esponendo la diffusione della loro disinformaizone di massa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Gearoid Ó Colmáin è un giornalista di Metro Éireann, giornale multiculturale dell&#8217;Irlanda. Il suo blog è www.metrogael.blogspot.com </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Note </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">1 http://www.messenger.com.ge/issues/2249_december_6_2010/2249_econ_one.html </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">2. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Belarus as an object of Polish Security Concerns in Belarus at the Crossroads</em></span></span> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(Washington DC. Carnegie Endowment for International Peace.1999) p.41 </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">3 http://www.zcommunications.org/wikileaks-releases-state-department-cables-by-christopher-hope </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">4 North Korea (London/New York: The New Press, 2004) p.47 </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">5 http://www.carolineglick.com/e/2006/06/ </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">6 http://www.jpost.com/Headlines/Article.aspx?id=197228 </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">7 http://www.voltairenet.org/article154278.html </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">8 http://www.voltairenet.org/article143901.html </span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">9 </span></span><a href="http://zcommunications.org/why-wikileaks-won-t-stop-the-war-by-noam-chomsky"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://zcommunications.org/why-wikileaks-won-t-stop-the-war-by-noam-chomsky</span></span></span></span></a></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione Alessandro Lattanzio</span></span><br />
<a href="http://www.aurora03.da.ru/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.aurora03.da.ru</span></span></span></span></a><br />
<a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://www.bollettinoaurora.da.ru</span></span></span></span></a><br />
<a href="http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/"><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;">http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/</span></span></span></span></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/wikileaks-e-la-disinformazione-dei-media/7324/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La posizione internazionale di Pyongyang</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/la-posizione-internazionale-di-pyongyang/6406/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/la-posizione-internazionale-di-pyongyang/6406/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 14:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=6406</guid>
		<description><![CDATA[Dal punto di vista strettamente geopolitico la Corea del Nord assume una posizione rilevante: infatti uno dei principali punti di frizione tra Washington e Pechino riguarda proprio il problema nordcoreano, perché investe gli equilibri geopolitici dell'intera regione. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/la-posizione-internazionale-di-pyongyang/6406/" title="La posizione internazionale di Pyongyang"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=6406&amp;w=80" width="80" height="42" alt="La posizione internazionale di Pyongyang" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Nel &#8220;regno eremita&#8221; della Corea del Nord è ormai iniziato il processo che porterà alla successione di </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Kim Jong-il</em></span></span><span><span style="font-size: medium">: lo scorso 28 settembre, in occasione del </span></span><a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/09/28/AR2010092801744.html"><span style="color: #333333"><span><span style="font-size: medium">congresso del Partito dei Lavoratori</span></span></span></a><span><span style="font-size: medium"> (il primo dopo 44 anni), si è registrata la nomina come generale a quattro stelle del terzogenito del &#8220;caro leader&#8221;, il ventisettenne </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Kim Jong-un</em></span></span><span><span style="font-size: medium">. Tale nomina sembra essere una manovra di avvicinamento a quel potere militare che è il vero pilastro del regime nordcoreano, sempre più isolato nel contesto internazionale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I cardini del regime nordcoreano e i motivi del suo persistente isolamento internazionale </span></span><span><span style="font-size: medium">(</span></span><span><span style="font-size: medium"><em>si veda anche dal sito di Eurasia:</em></span></span><span style="color: #333333"><span><span style="font-size: medium"><em> <a href="http://www.eurasia-rivista.org/2982/corea-del-nord-uno-stato-parassita">Corea del Nord, uno Stato Parassita?</a></em></span></span></span><span><span style="font-size: medium">)</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Quando ci si riferisce al regime nordcoreano si sente spesso parlare di <em>&#8220;Songun&#8221;</em> (militari al primo posto) e <em>&#8220;Juche&#8221;</em> (autosufficienza). Il termine &#8220;Songun&#8221; fu di fatto inventato negli anni Novanta da Kim Jong-il; dietro a tale concetto c’era l&#8217;idea del programma nucleare che, a differenza del padre, il “caro leader” è effettivamente riuscito a sviluppare. <em>Kim Il-sung</em> aveva tentato di dotarsi di armi nucleari con l’intento di avere una difesa contro la potenza Usa, ma i russi si opposero sempre a tale disegno. Va detto che egli è stato probabilmente il leader più amato dalla popolazione nordcoreana, anche perché nella fase post-coloniale riuscì a creare uno Stato tra i più industrializzati dell&#8217;Asia. Poi ci fu il declino per vari motivi, primo fra tutti la drastica riduzione degli aiuti, soprattutto delle esportazioni di greggio, forniti dall’Unione Sovietica di Gorbacev.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La Corea del Nord è un Paese molto più legato alla tradizione confuciana rispetto alla Corea del Sud ed è inoltre enormemente militarizzato: basti pensare che vi sono un milione e duecentomila soldati, più sette milioni di riservisti, su una popolazione di ventidue milioni di abitanti. E&#8217; infine un Paese in cui sembra esplicarsi un controllo pressochè totale della popolazione e dell&#8217;informazione, incentrata costantemente sulla diffusione dell’idea che il popolo nordcoreano stia combattendo contro il Paese più potente del mondo, al punto che anche la guerra di Corea viene tuttora interpretata come aggressione americana.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dal punto di vista strettamente geopolitico la Corea del Nord assume una posizione rilevante: infatti uno dei principali punti di frizione tra Washington e Pechino riguarda proprio il problema nordcoreano, perché investe la geopolitica dell&#8217;intera regione. Malgrado gli apparenti inviti al dialogo, gli Stati Uniti stanno ancora perseguendo la politica di Bush incentrata sulla realizzazione di basi militari in Giappone, mostrando un atteggiamento tra l&#8217;ostilità e l&#8217;oblio, al quale, soprattutto nell&#8217;ultimo anno, ha fatto da contraltare la scelta della Cina di mandare sempre più aiuti: si parla di un aumento del duecento per cento negli ultimi dieci mesi. La Cina è il grande tutor nordcoreano, l&#8217;unico Stato che in questo momento aiuta sia politicamente che economicamente la Corea del Nord. Pechino si comporta in questo modo pur disapprovando il regime dei Kim, cui rimprovera da anni di non realizzare le necessarie riforme, che probabilmente la leadership nordcoreana non vuole attuare per timore di perdere il controllo sulla popolazione. L&#8217;interesse della Cina è molto chiaro: non vuole la destabilizzazione della Corea del Nord perché ciò significherebbe un enorme flusso di profughi nordcoreani nelle sue regioni nord-orientali, nonché la presenza degli americani alle porte di casa. Chiaramente gli Usa hanno interessi opposti. Anche la Russia, con Putin, ha cercato di riallacciare buone relazioni con la Corea del Nord, ma avendo meno soldi da spendere rispetto alla Cina, di fatto consente a quest’ultima di giocare in casa.</span></span></p>
<h5><span><span style="font-size: medium">La questione della riunificazione coreana: la posizione cinese</span></span></h5>
<p><span><span style="font-size: medium">In tale contesto occorre spendere qualche parola per descrivere brevemente la posizione cinese rispetto all’annosa questione della riunificazione coreana; attualmente l&#8217;interesse dominante di Pechino sembra essere quello di una penisola coreana stabile e libera dalla presenza militare straniera, in primo luogo statunitense. La Cina, da questo punto di vista, percepisce la riunificazione coreana con una chiara ambivalenza: da un lato la riunificazione consentirebbe la pace e la stabilità nella penisola e in tutto il nord-est asiatico (ciò risulta fondamentale se si pensa che in passato situazioni di instabilità nella penisola coreana hanno sempre avuto ripercussioni negative sulla Cina: basti citare la guerra sino-giapponese  del 1894-95 o la Guerra di Corea del 1950-1953). Inoltre potrebbe portare al ritiro delle forze militari statunitensi dalla Corea del Sud, permettendo tra l’altro il costituirsi di una Corea unita magari in grado di contrastare il Giappone in Asia Orientale. Dall’altro lato, però, la Cina è fortemente incerta riguardo al futuro delle relazioni militari tra Stati Uniti e Corea del Sud ed alle conseguenze politiche ed economiche di una rapida riunificazione. Quest’ultima, infatti, unitamente alla probabile scomparsa del regime di Kim Jong-il, potrebbe forse far diminuire l&#8217;influenza di Pechino nella vicina penisola, eventualità assolutamente non gradita ai cinesi. Non bisogna poi nemmeno accantonare l’ipotesi che una Corea unita possa stringere un’alleanza, soprattutto militare, con gli Stati Uniti, il che sancirebbe l’inutilità della partecipazione cinese alla Guerra di Corea nonchè degli sforzi successivi per sostenere il governo di Pyongyang.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Proprio per questi motivi, almeno per il momento, il governo di Pechino sembra anteporre la stabilità della penisola coreana all’esigenza di una Corea riunificata.</span></span></p>
<h5><span><span style="font-size: medium">La Corea del Nord e la comunità internazionale: la questione del programma nucleare di Pyongyang</span></span></h5>
<p><span><span style="font-size: medium">Il processo di distensione dei rapporti tra la Corea del Nord e la comunità internazionale resta ancora oggi legato soprattutto al rispetto, da parte della Corea del Nord, degli impegni assunti in merito all&#8217;abbandono del programma nucleare, sul quale permangono forti incertezze, determinate proprio dal comportamento ambiguo ed ondivago assunto sin qui dal paese asiatico. Già a seguito della firma dell’<em>Accordo Internazionale di Pechino</em> del febbraio 2007, alcune tensioni segnarono nuovamente i rapporti tra Pyongyang e Seul a causa dell&#8217;espulsione dalla Corea del Nord di alcuni funzionari sudcoreani e soprattutto del lancio di missili nel Mar Giallo per così dire &#8220;a scopo dimostrativo&#8221;. Ciononostante, le speranze per una Corea del Nord finalmente denuclearizzata riaffiorarono nei mesi successivi, allorchè il governo nordcoreano fornì agli Stati Uniti e poi alla Cina gran parte delle informazioni richieste sul programma nucleare condotto negli ultimi anni (soprattutto concernenti il plutonio riprocessato o arricchito per le armi nucleari), distruggendo inoltre una torre di raffreddamento nel suo reattore principale di <em>Yongbyon</em>. Gli Stati Uniti a loro volta promisero di “depennare” la Corea del Nord dalla lista degli &#8220;stati canaglia&#8221; e revocarono alcune sanzioni contro il paese. Successivamente Stati Uniti, Cina, Russia, Corea del Nord, Corea del Sud e Giappone annunciarono un altro accordo che consentiva agli ispettori internazionali di visitare le installazioni nucleari nordcoreane; in cambio il paese asiatico avrebbe ricevuto assistenza finanziaria ed energetica.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I progressi fatti sulla via del disarmo nucleare sembrarono subire una brusca frenata allorchè le autorità nordcoreane minacciarono di riaprire l&#8217;impianto per l&#8217;arricchimento del plutonio di Yongbyon ed allontanarono gli ispettori delle Nazioni Unite. Tale iniziativa seguiva le proteste dei nordcoreani per il mancato rispetto della promessa degli Stati Uniti di escludere il Paese dalla lista delle nazioni che favoriscono il terrorismo internazionale. La partita a scacchi diplomatica proseguì con il suo imprevedibile andamento nell&#8217;ottobre 2008, quando il Dipartimento di Stato americano tolse effettivamente la Corea del Nord dalla sua lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo, ma solo dopo che il Paese consentì agli ispettori internazionali l&#8217;accesso all’impianto nucleare di Yongbyon impegnandosi a continuare il processo di smantellamento della sua infrastruttura per il trattamento del plutonio. La lenta chiusura del programma nucleare della Corea del Nord giunse ad una nuova fase di stallo nell&#8217;aprile del 2009, quando la Corea del Nord lanciò quello che ha detto essere un satellite, ma che altri governi hanno sostenuto fosse un test per un missile a lunga gittata. Sebbene il lancio si rivelò un sostanziale fallimento, la comunità internazionale condannò duramente il gesto della Corea del Nord, che, come risposta, abbandonò i colloqui per il disarmo e, dopo aver espulso gli ispettori dell&#8217;ONU, annunciò la ripresa del programma nucleare, aprendo una fase di stallo protrattasi sino ad oggi e di difficile risoluzione rispetto alla quale si spera che l’ormai chiaro ma lento “cambio di guardia” al vertice dello Stato nordcoreano possa portare ad un atteggiamento meno intransigente e più dialogante con la comunità internazionale e nei confronti di un’eventuale ipotesi di riunificazione “alla pari” della penisola coreana.</span></span></p>
<h4><span><span style="font-size: small">Riferimenti</span></span></h4>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Demick, Barbara. <em>Nothing to Envy: Real Lives in North Korea</em>. Granta: 2010.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Haggard, S. – Noland, M. <em>Famine in North Korea: Markets, Aid, and Reform</em>. Columbia University Press: 2007. </span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Cumings, Bruce. <em>Inventing the Axis of Evil: The Truth About North Korea, Iran, and Syria</em>. New Press: 2006.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Chang, Gordon. <em>Nuclear Showdown: North Korea Takes on the World</em>. Random House: 2006.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Whan Kihl, Young. <em>North Korea: The Politics of Regime Survival</em>. M. E. Sharpe: 2006. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: small">Breen, Michael. <em>All&#8217;ombra del dittatore grasso. La Corea del Nord e il peso di Kim Jong-il</em>. Isbn Edizioni: 2005.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Beal, Tim. <em>North Korea: The Struggle Against American Power</em>. Pluto Press: 2005.</span></span></p>
<p lang="en-GB"><span><span style="font-size: small">Cumings, Bruce. <em>North Korea: Another Country</em>. New Press: 2004.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: small">Kim, Samuel S. <em>North Korea Foreign Relations in the Post-Cold War Era</em>. New York, Oxford University Press: 1998.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>* Alessandro Daniele è dottore in Relazioni e Politiche Internazionali (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”)</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/la-posizione-internazionale-di-pyongyang/6406/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

