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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Bosnia-Erzegovina</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Bosnia Erzegovina: tra vecchie ostilità e nuove alleanze</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 10:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia-Erzegovina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il clima in BH si era iniziato a riscaldare già in primavera, quando gli screzi tra i serbi e bosniaci musulmani uscirono dai tradizionali schemi. Alla calda primavera seguì una calda estate. Lo scompiglio generale si acuì poi con la mancata formazione del governo federale dovuta all’opposizione dei leader della RS e dei due maggiori partiti croati alla nomina di Slavo Kukic alla carica di Primo Ministro. Nella terra del “tutto può succedere”, durante la più grave crisi istituzionale dalla fine della guerra, l’alleanza ostile tra bosgnacci e bosniaci croati sembra ormai in direzione d’arrivo mentre una nuova e più bizzarra alleanza serbo-croata sembra invece consolidarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/bosnia-erzegovina-tra-vecchie-ostilita-e-nuove-alleanze/11233/" title="Bosnia Erzegovina: tra vecchie ostilità e nuove alleanze"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=11233&amp;w=80" width="80" height="80" alt="Bosnia Erzegovina: tra vecchie ostilità e nuove alleanze" ></div></a><p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Il clima in BH si era iniziato a riscaldare già in primavera, quando gli screzi tra i serbi e bosniaci musulmani uscirono dai tradizionali schemi. Mentre dal menu del parlamento bosniaco scompariva l&#8217;insalata srpska, </em><span style="color: #000000;"><em>irritando non poco la sensibilità dei ministri serbo bosniaci che da parte loro cercavano di reintegrare la carne di maiale,</em></span><em> la Republika Srpska scatenava il putiferio con la proposta di un referendum che metteva in discussione l’autorità dell&#8217;Alto Rappresentante, Mr. Inzko, che a sua volta lo dichiarò incostituzionale, attirando l&#8217;attenzione internazionale fino a diventare argomento di discussione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</em></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Un po&#8217; </em><em>più a sud, a Mostar, nasceva l&#8217;Assemblea Nazionale Croata, ufficialmente in difesa degli interessi dei croato bosniaci e a bilanciare una non parità in seno al governo della Federazione. E fu così che i croati dell&#8217;Erzegovina approfittarono della rabbia generale per l&#8217;esclusione di HDZ e HDZ 1990 dal Gabinetto Federale per creare ciò che da tempo volevano creare, ottenendo il consenso dell&#8217;elite Serba della Republika e risuscitando i vecchi timori dei bosniaci musulmani per l&#8217;agognata formazione di una terza entità. </em></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Alla calda primavera seguì una calda estate. Lo scompiglio generale si acuì poi con la mancata formazione del governo federale dovuta all’opposizione dei leader della RS e dei due maggiori partiti croati alla nomina di Slavo Kukic alla carica di Primo Ministro. </em></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Nella terra del “tutto </em><em>può succedere”, durante la più grave crisi istituzionale dalla fine della guerra, l&#8217;alleanza ostile tra bosgnacci e bosniaci croati sembra ormai in direzione d&#8217;arrivo mentre una nuova e più bizzarra alleanza serbo-croata sembra invece consolidarsi.</em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>La frustrazione dei croati-bosniaci</strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fin dall&#8217;immediato dopoguerra, la parte croata dell&#8217;Erzegovina lamentava l&#8217;ingiustizia per non aver ottenuto un quasi stato proprio, così come era accaduto per i serbi della Republika Srpska, e per dover condividere la Federazione con i bosgnacci in una situazione d&#8217;inferiorità decisionale. </span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La parte bosniaco-croata accusa, oggi più che mai, la Federazione di non rappresentare gli interessi di bosgnacci e bosniaci-croati allo stesso modo e rimproverano, non del tutto a torto, i bosgnacci di volere la Bosnia Erzegovina tutta per loro, marginalizzando culturalmente e politicamente gli altri gruppi etnici.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il sistema politico bosniaco si è infatti dimostrato incapace di rappresentare le preferenze politiche croate. Ciò a causa di un sistema elettorale a quote</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> che fa risonare la visione bosniaca-musulmana,  provocando inevitabilmente malumori e conflitti. Neppure il rappresentante croato della Presidenza tripartita, </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Zeljko </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ko</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">misic, membro del SDP, Social Democratic Party, può considerarsi  espressione dei croati della BH che, per la maggior parte, non lo votarono. Komisic fu infatti eletto grazie al voto dei bosgnacci che si assicurarono così due sedie presidenziali su tre. </span></span></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un sistema a quote traballante che mal si presta a rappresentare gli interessi dei bosniaci tutti, anch’esso studiato a tavolino dalla comunità internazionale e istituzionalizzato fin dalle primissime elezioni. Comunità internazionale che, come spesso accade, sembra appoggiare il gruppo etnico attaccato e martoriato più di tutti durante la guerra. Senso di colpa in recupero. Nulla di nuovo. Medesima equazione vista ripetersi in varie parti del mondo, ricompensa in termini d&#8217;appoggio multisettoriale per gli attaccati, a bilanciare i non pochi errori commessi dalla stessa comunità internazionale durante il conflitto. Politiche e atteggiamenti internazionali molto spesso di parte, che non hanno certo facilitato la riconciliazione tra croati e bosgnacci e che al contrario hanno perpetuato e acutizzato le tensioni. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima alleati, poi in guerra, poi costretti vicini di casa intolleranti e infine alleati ostili. Questa, riassunta all&#8217;osso, la complicata relazione croato-bosgnacca dal 1992 ad oggi. Relazione che,  considerata meno problematica rispetto alla ben più (in)popolare relazione ostile serbo-bosgnacca, non ha mai ricevuto adeguate attenzioni e non ha mai preoccupato troppo. Fino ad oggi, fino a quando non viene categorizzata dall’ICG tra le cause scatenanti della peggior crisi a livello nazionale dalla fine della guerra.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;esclusione dei due maggiori partiti croati dal Gabinetto Federale, l&#8217;impasse nella formazione del governo della Federazione, il crescente scontento, seguito di pari passo dalla volontà politica di imboccare strade nuove, hanno agevolato in marzo la formazione dell&#8217;Assemblea Nazionale Croata. A giocare un ruolo decisivo sul da farsi: la memoria storica, che ricorda ai bosniaci-croati il periodo prebellico quando godevano di una loro regione: l&#8217;Erzeg-Bosna, appendice della Croazia e supportata da Zagabria. Tale supporto venne meno nel &#8217;94 quando Tudjman fu costretto dalle potenze occidentali ad abbandonare i connazionali bosniaci e fu spinto in un’alleanza con i bosniaci musulmani contro i Serbi. Suddetta alleanza fu sancita poi dagli accordi di Dayton in una sola unità amministrativa e istituzionale a stragrande maggioranza musulmana. Oggi, ricreare l’Erzeg-Bosna continua ad essere il sogno del cassetto per la maggioranza dei bosniaci-croati dell’Erzegovina. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il programma politico croato, con soggetto inspiratore l’Erzeg-Bosna, era noto fin dall’inizio di quest’anno. Stavolta gli ideatori si guardano bene dal cadere nella trappola costituzionale che li blocco nel 2001, quando il membro croato della presidenza tripartita Ante Jelavic provò a formare la medesima assemblea senza però nascondere le intenzioni dichiaratamente autonomiste e indipendentiste. Jelavic fu immediatamente rimosso dalla presidenza per decisione dell&#8217;Alto Rappresentante per azioni anticostituzionali.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dieci anni dopo, l&#8217;Assemblea Nazionale Croata viene creata su iniziativa del Croatian Democratic Union party (CDU) e di HDZ-1990. Nessuno parla di indipendenza ma piuttosto di autonomia, di coordinamento delle attività dei bosniaci-croati, di progetti di sviluppo. Politicamente si dichiara che non sarà riconosciuto nessun governo che escluda i maggiori partiti croati. L&#8217;Alto Rappresentante storce il naso, stavolta non può gridare ad azioni illegali ma fa ben intendere che la costituzione di strutture parallele non sarebbe tollerata.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Solidarietà</strong><strong> serba, nuova alleanza?</strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dall&#8217;altra parte, i Serbi guardano con una certa simpatia alla nascita del nuovo organo. Appoggio e solidarietà ai bosniaci croati, il giro di ruota. È Dodik a dichiarare per primo che la nuova Assemblea Nazionale Croata non rappresenta una minaccia per la RS e non viola gli accordi di pace; ed e&#8217; sempre il presidente della RS a supportare, non troppo velatamente, la spinta autonomista croata. </span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I Serbo-bosniaci sono ancora affianco dei bosniaci croati nel respinge fermamente la candidatura di Kukic, appoggiato dal SDP, dal Bosnian Party for Democratic Action  (SDA) e dai due partiti croati minoritari, a Primo Ministro della Federazione. Per i due parti croati maggiori, HDZ e HDZ 1990, l’unico candidato legittimo è Borjana Kristo e la leadership serba dichiara che supporterà solamente un “legittimo” rappresentante croato, ovvero esponente dei due partiti maggiori. È l’elite serba a giocare un ruolo decisivo nella bocciatura di Kukic, che a metà luglio non riuscì a reggere alla seconda tornata elettorale in parlamento. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La divisione tra bosniaci e croati si acutizza anche sul campo culturale quando i presidenti di HDZ e HDZ 1990 annunciano di voler formare un Accademia delle Arti e delle Scienze con base a Mostar, probabilmente in risposta alla neonata Accademia delle Scienze e delle Arti fondata in giugno dai Muftì bosniaci. Si ricorderà il ruolo giocato dall’Accademia di Belgrado delle Scienze nel dissolvimento della ex-Yugoslavia, e quanto le divisioni politiche diventino ancora più pericolose quando l’asse del conflitto si sposti dal contesto politico a quello delle scienze, vere o presunte. Preoccupati i tanti che sostengono che tali istituzioni servono solo ad accelerare il processo di distruzione del paese e dall’altra parte conquistate le simpatie dell’elite serbo-bosniaca che non vede niente di male nella formazione di tale Accademia e, soprattutto, si chiede perché mai i bosgnacci avrebbero il diritto ad avere un’Accademia loro, perlopiù poco scientifica, e i Croati no.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È ormai evidente che la leadership serba stia applicando la strategia mirante a supportare una rappresentanza croata forte, abbastanza forte da contrastare la controparte bosniaco musulmana e abbastanza forte da costituire il suo migliore alleato interno.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non solo la RS simpatizza con i croati dell&#8217;Erzegovina ma ricuce vecchi strappi con la Croazia. Il rapporto di inimicizia tra i due paesi confinanti, che ha rappresentato una costante nelle ultime due decade, con picchi di tensione nel 2008, quando la Croazia riconobbe il Kosovo, si vede oggi completamente trasformato. Quest’anno Dodik incontra il presidente croato Ivo Josipovic in diverse occasioni. Cordialità, sorrisi e simpatie si respirano nell’aria. Dodik fa ammenda per i crimini commessi durante la guerra e discute con il presidente croato di temi riguardanti rifugiati, inquinamento e nuove cooperazioni economiche tra Croazia e RS.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Complice del</strong><strong>la nascita del nuovo amore: la struttura governativa voluta dalle potenze “salvatrici”</strong>, a seconda dei punti di vista, che oramai fa acqua da tutte le parti. Ciò perché, semplicemente, non è supportata dal consenso dei tre gruppi etnici che usano quella stessa struttura come campo di battaglia tra obiettivi politici inconciliabili.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diverse sono le voci che supportano l’idea della separazione. Molti i sostenitori di un distaccamento della RS e di una sua eventuale unione alla Serbia, che considerano questa la più naturale delle evoluzioni. Non certo la più semplice. I sostenitori della secessione mancano spesso di considerare l’effetto domino che indubbiamente provocherebbe una secessione della RS, si rafforzerebbero le spinte indipendentiste dell’Erzegovina e gli effetti collaterali, considerata l’alta percentuale di bosgnacci che vivono nella regione, sarebbero di gran lunga più importanti dei benefici. Per non parlare poi delle conseguenze che un distaccamento della RS provocherebbe in altre parti dell’Europa, nord del Kosovo <em>in primis.</em> </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Estendendo il discorso a Serbia e Croazia, è improbabile, alla luce degli accadimenti più recenti, che i due stati supportino una secessione delle rispettive regioni sorelle. Serbia e Croazia sono infatti in una fase cruciale nel processo di adesione all’UE; la Serbia ha fatto il grande balzo in avanti con la cattura degli ultimi grandi ricercati per crimini di guerra, Mladic e Hadzic, e la Croazia ha appena portato a termine con successo i negoziati per accedere all’UE nel 2013. Per i due stati pochi o nulli sarebbero i vantaggi derivanti da un ipotetico sostegno alle spinte indipendentiste della RS e dell’ Erzegovina. Meglio mantenere buoni rapporti di vicinato, ma che ognuno se ne stia a casa propria. </span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Indubbiamente sia i serbo-bosniaci che i croato-bosniaci sono ben consapevoli di tutto ciò, ed è probabilmente questa consapevolezza che li spinge a trovare altre alleanze, all’interno della stessa BH. Alla luce di questa consapevolezza l’alleanza improbabile serbo croata all’interno della stessa BH troverebbe tutta la sua ragion d’essere tale da poter esser considerata l’evoluzione logica della relazione improbabile. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voci per la sopravvivenza </strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Né i serbo-bosniaci né i croati bosniaci parlano più tanto di secessione. Non è conveniente parlare di secessione di questi tempi.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dodik sostiene che la BH non può continuare ad esistere nello stato attuale ma può sopravvivere solo sotto forma di unità confederata all’interno della quale la RS (e conseguentemente anche l’Erzegovina) godrebbe di una larga autonomia, attraverso il trasferimento di processi decisionali al livello locale e lasciando sotto la direzione federale solo difesa, politica monetaria e internazionale.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dello stesso parere sembrerebbero i leader dei due partiti croati maggiori, sicuramente quietati dal fatto che i croati dell’Erzegovina votano anche alle elezioni croate e vedono rappresentate le loro preferenze politiche, se non nello stato in cui abitano, nello stato di cui vorrebbero forse far parte.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diverso il parere di Bakim Izetbegovic che  prende atto del fatto che una BH multietnica guidata da un governo centrale non funziona. Tutti gli sforzi avrebbero fallito secondo B. Izetbegovic che suggerisce ai bosgnacci di concentrarsi sul consolidamento della loro autorità politica in aree a maggioranza bosgnacca, mentre serbi e croati sarebbero liberi di andare per le loro strade.</span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proposta alquanto pericolosa da far sembrare Dodik addirittura tra i più ragionevoli, cosa che non spesso accade. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dalla comunità internazionale l’invito ad un <em>strategical political rethink</em> che vedrebbe la stessa comunità internazionale, troppo intromessa nelle attività politiche locali, fare un passo indietro. </span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il ruolo della comunità internazionale si ridurrebbe a quello di</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> supervisione delle attività dello stato che dovrebbe essere incoraggiato a iniziare il cammino delle riforme, politico-istituzionali, sulla base dello schema di Dayton. Chiaro l’assunto che l’integrità territoriale della BH non si discute.</span></span> </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> Il sistema delle quote  viene applicato per la maggior parte delle 	cariche federali.  Questo fa in modo che vi sia un candidato per 	ogni gruppo etnico; ogni cittadino vota poi per in candidato che più 	gli aggrada, a prescindere della provenienza etnica.</p>
</div>
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		<title>Dallo sport allo Stato: il problema bosniaco</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 12:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia-Erzegovina]]></category>

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		<description><![CDATA[La Federcalcio di Bosnia e Erzegovina (NFSBiH) è stata sospesa da FIFA e UEFA. La Bosnia non potrà partecipare a nessuna competizione internazionale fino a nuovo ordine, ovvero fino a quando la dirigenza della Republika Srpska e quella della Federazione non troveranno un accordo per un solo e unico presidente, invece dei tre attuali, così come previsto dallo statuto delle due federazioni sportive.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/dallo-sport-allo-stato-il-problema-bosniaco/9032/" title="Dallo sport allo Stato: il problema bosniaco"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=9032&amp;w=80" width="80" height="45" alt="Dallo sport allo Stato: il problema bosniaco" ></div></a><p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Primo aprile, la Federcalcio di Bosnia e Erzegovina (NFSBiH) è stata sospesa da FIFA e UEFA. La Bosnia non potrà partecipare a nessuna competizione internazionale fino a nuovo ordine, ovvero fino a quando la dirigenza della Republika Srpska e quella della Federazione non troveranno un accordo per un solo e unico presidente, invece dei tre attuali, così come previsto dallo statuto delle due federazioni sportive. Dai campi di calcio un segnale forte di stanchezza per un sistema logoro che ormai fatica a mantenersi in piedi e a trovare giustificazioni per la sua stessa esistenza. Questa volta, ad usare il vecchio metodo di carota e bastone non è l’Unione Europea ma le due associazioni calcistiche che per prime sono passate dalle parole ai fatti dopo il non rispetto dell’ ultimatum imposto sei mesi fa e scaduto il 31 marzo. Decisione che va ben oltre i confini sportivi e che apre a nuove riflessioni sul sistema politico e sociale della Bosnia Erzegovina.</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="es-ES">
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Sintomi dello sgretolamento di un sistema ormai vecchio </strong></span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
La decisione di sospendere la nazionale da ogni competizione calcistica ha colpito la Bosnia tutta senza distinzione di etnie. Bosgnacci (bosniaci musulmani), bosniaci coati e bosniaci serbi, che sostenevano con speranza la squadra in lotta per la qualificazione agli Europei 2012, hanno accolto con sconcerto e stupore la notizia e ancora una volta chiedono, e forse si aspettano, comprensione e tolleranza. La comunità calcistica internazionale, dal canto suo, e a differenza della comunità politica internazionale, sembra non voler più accettare una rappresentanza tripartita, basata sulle sempre vive divisioni etniche, incapace di gestire efficacemente la NFSBiH. </span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta l’attenzione dei media si concentra sul più complesso degli stati balcanici solo quando il polverone dal basso raggiunge l’alto, le presidenze o, come in questo caso, le dirigenze. L’attenzione dei media è tornata sulla Bosnia così come era accaduto lo scorso ottobre in occasione delle elezioni nazionali. Attenzione poi mantenuta viva dal fatto che ancora non si sia riusciti a creare un governo, ritardo dovuto alla mancata formazione delle camere cantonali (resa difficile dall’opposizione dei due partiti croati, HDZ e HDZ 1990), che rende a sua volta impossibile la costituzione delle camere del parlamento della Federazione e del governo della stessa (quello della Republika Srpska è già stato formato). </span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta la convivenza tra i tre vicini di casa viene descritta come prossima al collasso nonostante il pantagruelico impiego di risorse umane e finanziarie da parte di svariati attori internazionali. Pare quasi che le crisi e i disaccordi inter-etnici vengano strumentalizzati per giustificare la presenza invasiva e invadente della comunità internazionale, iniziata a Dayton e mai interrotasi e, cosa ben più grave, mai evolutasi in qualcosa di più redditizio o di basicamente utile per i cittadini bosniaci tutti. Le numerose agenzie internazionali continuano a mantenere migliaia di dipendenti impegnati in vari progetti di cooperazione e pacificazione, ma questi il più delle volte parlano la lingua delle organizazioni governative e delle NGO, non quella delle persone a cui tali progetti son rivolti. Si continua a monitorare il settore istituzionale bosniaco e a scrivere lunghi rapporti su come stanno le cose, su come dovrebbero essere e su come la comunità internazionale contribuirà a fare in modo che le cose che devono essere siano. Gli Stati Uniti e l&#8217;UE continuano a intrattenere rapporti particolari particolari con le varie forze politiche, con l&#8217;obbiettivo principale di riuscire ad indurre un cambio istituzionale che preveda un rafforzamento del governo centrale e un primo ministro con poteri accresciuti. </span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante tutte queste ingerenze esterne, ufficialmente impegnate a migliorare le condizioni potiliche e sociali della Bosnia, poco cambia. Ciò perché, diversamente da quanto accaduto per i settori alti, la società civile non ha ricevuto l’attenzione che meritava e non sembra essere stata supportata, agevolata e neppure facilitata a perseguire comuni percorsi di buon vicinato. Al contrario, la popolazione bosniaca è stata letteralmente nutrita con propaganda nazionalistica che ha da una parte mantenuto vive le divisioni e ostacolato la pacificazione, dall’altra fatto in modo che il sistema nato dagli accordi di Dayton costituisse lo scheletro del paese. Tra gli effetti collaterali di tale sistema vi sono sia il disgregamento della società civile adulta che, nonostante le apparenze, non vive in pace, sia la mancata formazione dei più giovani secondo un&#8217;identità condivisa basata su una storia recente che non hanno vissuto. I primi si trovano a vivere in una situazione di stallo temporale tra il ricordo di un passato di convivenza pacifica e un presente di differenziazione propagandata, passando per la follia di quella guerra che non possono ancora comprendere; i secondi chiedono sempre il cognome di tutte le persone che incontrano. </span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il sistema di Dayton, costruendo la Republika Srpska e  inventando la complicata struttura governativa della Federazione, ha permesso che le divisioni etniche si istituzionalizzassero. Dayton creo’ una piccola Serbia forte, che di certo tarderà a sentirsi bosniaca, e un sistema di rappresentanza e di voto basato solo su criteri etnici. A livello istituzionale vennero creati infiniti ministeri, circa 140, inefficienti e confusi che raramente superano l’impasse derivante dal complicato groviglio burocratico.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Le due dirigenze calcistiche hanno rotto quello schema, colonna portante di ogni istituzione statale, che prima ha salvato l’esistenza stessa della Bosnia e che poi ha contribuito alla perpetuazione delle divisioni etniche. Stesso schema che la comunità internazionale sembrerebbe non voler neppure scalfire. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Messaggio chiaro e semplice da FIFA e UEFA: la Bosnia Erzegovina è uno stato sovrano e democratico, e come tale deve avere un&#8217;unica dirigenza, così come tutti gli altri stati membri, in modo da garantire una maggiore efficienza e coesione all’interno della stessa squadra. Basta con la tolleranza, basta con le eccezioni, o ci si adatta a standard comuni attraverso un compromesso interno, sicuramente non facile da raggiungere, o si va fuori. Carota e bastone, impegno e premio. </span></span></span></p>
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<p lang="es-ES"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Minion Pro;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Dai campi di calcio l’inizio della fine dell’era che iniziava ad apparire infinita</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Forse proprio questo forte scossone proveniente dal mondo dello sport potrebbe costituire il punto d’inizio del superamento del sistema esteso di Dayton, a livello politico e sociale. Indubbiamente troppo presto per pensare ad un unico presidente politico dello stato nazione, ma non troppo presto per pretendere che la Bosnia Erzegovina inizi con le proprie forze a crearsi un proprio stato partendo dalla formazione di una società civile più unitaria e meno segregata.<br />
I bosniaci della Federazione sembrano pronti ad intraprendere per primi il cammino del cambiamento, come dimostrato alle elezioni di ottobre. Elezioni che hanno visto il Partito Socialdemocratico di Bosnia Erzegovina (SPD) ottenere la maggioranza dei voti nella stessa Federazione, fiducia al partito che più di tutti si è dimostrato propenso al dialogo e alla moderazione, a differenza di partiti più tipicamente etnici e perpetuatori di divisioni, come il Partito di Azione Democratica (SDA), votato da bosniaci musulmani e l’Unione Democratica Croata (HDZ). D’altra parte, non si può dire che partiti e politici abbiano lo stesso desiderio della società civile. Al contrario, le parti politiche continuano ad alimentare le profonde fratture sociali in nome di un nazionalismo proposto come vitale, talvolta solo copertura di interessi	 personali.</span></span></span></span></span></span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Superare il sistema di Dayton per intraprendere un percorso di cambiamento a partire da un più reale rispetto dei vari standard democratici fondamentali rappresenterebbe l’inizio di una nuova epoca. Da dove partire allora per procedere al superamento di Dayton non essendo previsto un secondo Dayton costruito a tavolino? Dal basso, senza dubbio. Dalla scuola, istituzione che nella maggior parte degli stati moderni e democratici contribuisce indiscutibilmente alla coesione sociale e al superamento di eventuali differenze etniche o religiose e che in Bosnia, nella maggioranza dei casi, contribuisce a formare cittadini croati, serbi, musulmani e quasi mai bosniaci. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Agli alti livelli non ci si è mai occupati abbastanza seriamente del fatto che la storia studiata nelle scuole dell’obbligo sia diversa a seconda dei paesi in cui ci si trova, o che croati e bosgnacci studino su libri di testo differenti sotto lo stesso tetto, nelle scuole separate del sud dell’Erzegovina e in tante altre scuole miste, una cinquantina in tutto nel territorio nazionale. Il sistema scolastico bosniaco rimane un settore complesso e controverso e continua a riflettere onestamente il panorama politico e sociale del paese. Il sistema scolastico post-Dayton, infatti, si articola a livello d’istruzione in 14 ministeri: 10 ministeri dell’educazione per i dieci cantoni che compongono la Federazione, uno per la Federazione, uno per la Republika Srpska, uno per il distretto di Brcko e uno a livello nazionale, in ministero degli Affari Civili. Le singole autorità competenti sono poi libere di decidere come gestire le discipline nazionali a seconda di criteri personali fondati per lo più su appartenenze etniche.<br />
Nel 2002, il Consiglio d’Europa condannò la segregazione sui banchi di scuola e il sistema delle “due scuole sotto lo stesso tetto”, chiedendo alla Bosnia di eliminare ogni forma di separazione. In risposta, nel 2003 fu attuata una riforma scolastica che unificò le scuole separate amministrativamente ed eliminò i simboli religiosi nel rispetto di tutte le religioni. Nei fatti, poco cambiò. Le scuole miste dove le appartenenze etniche non vengono rafforzate, ma al contrario affievolite attraverso uno studio oggettivo delle cosiddette discipline nazionali (storia, lingua, geografia e letteratura, 30% delle discipline), costituiscono pure eccezioni e si possono localizzare per lo più nel distretto di Brcko. Nella Federazione, la scuola cattolica di Sarajevo gestita dal vescovo Pero Sudar è uno dei pochi esempi, se non l’ unico, di scuola multietnica, dove studenti di religioni differenti imparano dagli stessi testi scolastici e dove e’ possibile sostituire l’ora di religione con quella di etica, nel rispetto dell’identità particolare di ognuno. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
Se la separazione scolastica ha rappresentato qualcosa di assolutamente necessario nell’immediato dopoguerra, permettendo a famiglie di diverse etnie di tornare a vivere in aree geografiche comuni, oggi, a sedici anni dalla fine delle ostilità, costituisce un qualcosa di altamente nocivo e pericoloso. Così come controproducenti sono i 14 ministeri che si occupano di educazione e gli infiniti altri. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Identico discorso vale per gli accordi di pace, indispensabili per porre fine ad un conflitto e necessari per agevolare la ricostruzione nell’immediato dopoguerra, ma mai troppo giusti, progressivamente sbilanciati a sfavore della società civile e certamente non consoni a costituire una struttura immutabile per il nuovo stato.<br />
Se Dayton ha permesso alla Bosnia di non morire e di uscire dal conflitto fratricida, la fine del sistema di Dayton permetterebbe alla Bosnia di uscire dal primo dopoguerra, durato troppi anni, e di rinascere, magari stavolta con un solo cervello (certamente multi-settoriale), un solo cuore (certamente con tre potenti arterie), una sola scuola sotto un unico tetto, un solo presidente della nazionale di calcio e, un giorno, un solo presidente dello stato di Bosnia Erzegovina.</span></span></span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La lezione di FIFA e UEFA sarebbe sicuramente una delle più preziose del lungo dopoguerra, a patto che la nazionale di calcio bosniaca non diventi a sua volta un protettorato gestito da un comitato di emergenza con a capo un presidente internazionale, come già successo in El Salvador, Kuwait, Senegal e Samoa.</span></span></span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>*Alessandra Bua, dottoressa in Scienze Internazionali e Diplomatiche, Università’di Bologna, e in Affari Umanitari, Università di Sarajevo.</strong></em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong><br />
</strong></em></span></span></span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">Le opinioni espresse nell&#8217;articolo dell&#8217;Autrice e potrebbero non coincidere con quelle di “Eurasia”.</span></em></span></span></span></p>
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		<title>La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:56:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bosnia-Erzegovina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il no della Serbia al piano per l'integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture statali kosovare - messo a punto dal governo di Pristina unitamente all'Ufficio del rappresentante internazionale Pieter Feith - é stato ribadito dal Ministro della difesa Dragan Sutanovac.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-miccia-bosniaca/2877/" title="La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=2877&amp;w=80" width="80" height="76" alt="La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il no della Serbia al piano per l&#8217;integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture statali kosovare &#8211; messo a punto dal governo di Pristina unitamente all&#8217;Ufficio del rappresentante internazionale Pieter Feith &#8211; é stato ribadito dal Ministro della difesa Dragan Sutanovac.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qualsiasi strategia che non includa la cooperazione della popolazione non albanese e che imponga in modo forzato una soluzione per le municipalità dove la popolazione serba é in maggioranza non é ben accetta”, ha detto Sutanovac in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al quotidiano belgradese “Blic”.<br />
Denunciando quelle che vengono definite le “strutture parallele” di governo instaurate nel nord del Kosovo dalla popolazione serba, maggioritaria rispetto a quella albanese, i rappresentanti della “comunità internazionale”, d&#8217;intesa con le autorità kosovare a Pristina, hanno definito un piano che prevede lo smantellamento di tali strutture e la loro integrazione nel resto degli organismi statali del Kosovo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">I serbi, tuttavia, non accettano tale strategia e si oppongono. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Lo ha fatto lo stesso presidente Boris Tadic nel suo intervento venerdì scorso al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu a New York. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">A suo avviso, tale piano costituisce una “provocazione inutile e pericolosa”, suscettibile di danneggiare la già fragile stabilità del Kosovo. A sottolineare la delicata situazione nella parte nord del Kosovo &#8211; dove più massiccia e&#8217; la presenza di popolazione serba &#8211; era stato in quella stessa riunione al Consiglio di Sicurezza Lamberto Zannier, capo della missione Onu in Kosovo (Unmik), secondo il quale nel nord del paese balcanico “vi e&#8217; il pericolo serio di destabilizzazione”. In un’intervista nel fine settimana a “Voice of America”, il rappresentante internazionale Pieter Feith ha rassicurato da parte sua che l&#8217;integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture nazionali kosovare verrà attuato senza l&#8217;uso della forza, e che Belgrado verrà consultata su ogni tema. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Feith dimentica, però, che il 28 giugno 2008 (anniversario di “Vidovdan”), i serbi del nord del Kosovo hanno proclamato la propria indipendenza dal resto del paese e istituito un proprio parlamento.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Come la “Comunità Internazionale” intenda convincerli a tornare sui loro passi, rimane un mistero, se non appunto ricorrendo ad un’azione militare. E’ molto più probabile, intanto, che si faccia pressione su Belgrado, intenzionata ad entrare nell’Unione Europea, anche su invito di Mosca (interessata ad avere un forte alleato in Europa).</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">La candidatura della Serbia all&#8217;Unione europea è in questi giorni sul tavolo dei Ministri degli Esteri dei Ventisette riuniti a Bruxelles. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Lo hanno confermato fonti comunitarie secondo le quali la presidenza spagnola avrebbe intenzione di avviare le consultazioni tra i partner sui passi da intraprendere a proposito della candidatura di Belgrado. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Alla riunione partecipa anche il Ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, pronto a discutere nuove misure per ampliare la cooperazione tra le due parti e a chiedere ai colleghi dell&#8217;Unione Europea di definire la loro posizione al riguardo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Jeremic, nei colloqui con il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, che rappresenta la presidenza semestrale dell&#8217;Ue, ha già ottenuto rassicurazioni dalla Spagna sul no di Madrid all’indipendenza albanese-kosovara dalla Serbia. Sull’altro tema, invece, gli emissari dell&#8217;Unione avrebbero chiarito che il piano d’integrazione avanzato da Pristina, che dovrebbe condurre a una maggiore sovranità albanese kosovara su Mitrovica Nord e su altre aree a maggioranza serba, &#8220;non corrisponde alla linea dell&#8217;Unione europea&#8221;. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Jeremic aveva definito il piano &#8220;illegittimo&#8221; alla vigilia della riunione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu di venerdì scorso.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le pressioni di Pristina, comunque, non mancano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni fa, la polizia kosovara ha fermato il Ministro serbo per le questioni del Kosovo, Goran Bogdanovic, mentre era impegnato in un giro politico nella zona di Strpce senza aver tuttavia ottenuto alcuna autorizzazione dalla autorità della provincia autonoma indipendentista della Serbia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Come hanno riferito fonti della polizia a Pristina, le auto di Bogdanovic e del suo seguito sono state fermate quando il ministro serbo stava lasciando la località di Sevce. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dopo una breve disputa verbale, Bogdanovic e&#8217; stato scortato verso il passaggio di frontiera serbo-kosovaro di Merdare (nord del Kosovo). Secondo le autorità kosovare, Bogdanovic &#8211; che e&#8217; cittadino kosovaro &#8211; era entrato in Kosovo tre giorni fa per una visita privata. “Questo e&#8217; un esempio che dimostra come in Kosovo non vi sia libertà di movimento e che ai cittadini serbi del Kosovo, come e&#8217; il mio caso, vengano negati i diritti umani fondamentali come la libertà di movimento”, aveva replicato Bogdanovic.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In ogni caso, la questione del Kosovo non è la sola nel risiko diplomatico internazionale riguardante la Serbia e, sotto certi aspetti, risulta addirittura meno pericolosa della “partita” bosniaca.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Serbia, quale firmataria degli accordi di Dayton, non adotterà mai alcuna decisione politica che possa mettere in pericolo l&#8217;integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina.” Lo ha detto il presidente serbo, Boris Tadic, sottolineando che per questo Belgrado e&#8217; decisamente contraria a un eventuale referendum suscettibile di portare alla frammentazione della Bosnia. “Se la Serbia dovesse sostenere un referendum sulla secessione (delle entità territoriali) in Bosnia, perderebbe la<br />
sua credibilità internazionale”, ha proseguito Tadic in un’intervista all&#8217;emittente televisiva di Sarajevo Obn. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il presidente si e&#8217; detto al tempo stesso consapevole dello scarso appoggio che tali sue dichiarazioni potranno ottenere in seno alla maggioranza dei serbi di Bosnia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">A minacciare un referendum sulla secessione é stato a più riprese negli ultimi tempi il premier della Republika Srpska (Rs, l&#8217;entità serba, una delle due che costituiscono la Bosnia- Erzegovina insieme alla Federazione croato-musulmana), Milorad Dodik, insoddisfatto della politica e dei provvedimenti del Rappresentante internazionale in Bosnia, Valentin Inzko, che a suo avviso limitano l&#8217;autonomia della Rs. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Per Tadic, la Serbia é garante degli accordi di Dayton – che nel 1995 posero fine alla guerra di Bosnia &#8211; e al momento non esiste altro documento a garanzia dell&#8217;integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Tadic dimentica però di ricordare le innumerevoli interferenze che la “Comunità Internazionale” (cioè Stati Uniti ed Unione Europea) hanno esercitato, dal 1995 ad oggi, sulla politica bosniaca, in particolare la riforma della polizia, che metterebbe fine all’autonomia della Republika Srpska.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si può, quindi, cambiare le carte in tavola e parlare di “garanzie”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Gli accordi di Dayton, pur criticati allora giustamente da Pale per alcune incongruenze (status di Brcko, corridoio della Posavina), furono comunque accettati dai serbi di Bosnia, in quanto garantivano loro una forte sovranità sul 49% del territorio bosniaco.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Le tanto auspicate riforme, volute da Bruxelles e Washington, rischiano di stravolgerne il contenuto, ed è inevitabile che Dodik abbia minacciato il ricorso al referendum, nel caso l’autonomia di Banja Luka venisse mutilata.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bruxelles, peraltro, sta cercando di assumere un ruolo maggiore in Bosnia, assumendo su di sé la carica di Rappresentante Speciale per il paese.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Se davvero vorrà stabilizzare la situazione, “pacta servanda sunt”. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Courier New,monospace;"><strong>*</strong></span></span><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stefano Vernole è redattore della rivista “Eurasia”; è autore dei libri </span></strong><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>La lotta per il Kosovo</strong></span></em><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> e </span></strong><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>La questione serba e la crisi del Kosovo</strong></span></em><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.</span></strong></p>
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