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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Bosnia-Erzegovina</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
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		<title>La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/2877/kosovo-miccia-bosniaca</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/2877/kosovo-miccia-bosniaca#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia-Erzegovina]]></category>
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		<category><![CDATA[Serbia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il no della Serbia al piano per l'integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture statali kosovare - messo a punto dal governo di Pristina unitamente all'Ufficio del rappresentante internazionale Pieter Feith - é stato ribadito dal Ministro della difesa Dragan Sutanovac.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/2877/kosovo-miccia-bosniaca" title="La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kosovo1.7p7owm0s5cg8w408o04888kg4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="76" alt="La Comunità Internazionale contro le “strutture parallele” serbe in Kosovo e la miccia bosniaca" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il no della Serbia al piano per l&#8217;integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture statali kosovare &#8211; messo a punto dal governo di Pristina unitamente all&#8217;Ufficio del rappresentante internazionale Pieter Feith &#8211; é stato ribadito dal Ministro della difesa Dragan Sutanovac.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qualsiasi strategia che non includa la cooperazione della popolazione non albanese e che imponga in modo forzato una soluzione per le municipalità dove la popolazione serba é in maggioranza non é ben accetta”, ha detto Sutanovac in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al quotidiano belgradese “Blic”.<br />
Denunciando quelle che vengono definite le “strutture parallele” di governo instaurate nel nord del Kosovo dalla popolazione serba, maggioritaria rispetto a quella albanese, i rappresentanti della “comunità internazionale”, d&#8217;intesa con le autorità kosovare a Pristina, hanno definito un piano che prevede lo smantellamento di tali strutture e la loro integrazione nel resto degli organismi statali del Kosovo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">I serbi, tuttavia, non accettano tale strategia e si oppongono. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Lo ha fatto lo stesso presidente Boris Tadic nel suo intervento venerdì scorso al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu a New York. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">A suo avviso, tale piano costituisce una “provocazione inutile e pericolosa”, suscettibile di danneggiare la già fragile stabilità del Kosovo. A sottolineare la delicata situazione nella parte nord del Kosovo &#8211; dove più massiccia e&#8217; la presenza di popolazione serba &#8211; era stato in quella stessa riunione al Consiglio di Sicurezza Lamberto Zannier, capo della missione Onu in Kosovo (Unmik), secondo il quale nel nord del paese balcanico “vi e&#8217; il pericolo serio di destabilizzazione”. In un’intervista nel fine settimana a “Voice of America”, il rappresentante internazionale Pieter Feith ha rassicurato da parte sua che l&#8217;integrazione del nord del Kosovo nel resto delle strutture nazionali kosovare verrà attuato senza l&#8217;uso della forza, e che Belgrado verrà consultata su ogni tema. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Feith dimentica, però, che il 28 giugno 2008 (anniversario di “Vidovdan”), i serbi del nord del Kosovo hanno proclamato la propria indipendenza dal resto del paese e istituito un proprio parlamento.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Come la “Comunità Internazionale” intenda convincerli a tornare sui loro passi, rimane un mistero, se non appunto ricorrendo ad un’azione militare. E’ molto più probabile, intanto, che si faccia pressione su Belgrado, intenzionata ad entrare nell’Unione Europea, anche su invito di Mosca (interessata ad avere un forte alleato in Europa).</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">La candidatura della Serbia all&#8217;Unione europea è in questi giorni sul tavolo dei Ministri degli Esteri dei Ventisette riuniti a Bruxelles. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Lo hanno confermato fonti comunitarie secondo le quali la presidenza spagnola avrebbe intenzione di avviare le consultazioni tra i partner sui passi da intraprendere a proposito della candidatura di Belgrado. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Alla riunione partecipa anche il Ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, pronto a discutere nuove misure per ampliare la cooperazione tra le due parti e a chiedere ai colleghi dell&#8217;Unione Europea di definire la loro posizione al riguardo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Jeremic, nei colloqui con il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, che rappresenta la presidenza semestrale dell&#8217;Ue, ha già ottenuto rassicurazioni dalla Spagna sul no di Madrid all’indipendenza albanese-kosovara dalla Serbia. Sull’altro tema, invece, gli emissari dell&#8217;Unione avrebbero chiarito che il piano d’integrazione avanzato da Pristina, che dovrebbe condurre a una maggiore sovranità albanese kosovara su Mitrovica Nord e su altre aree a maggioranza serba, &#8220;non corrisponde alla linea dell&#8217;Unione europea&#8221;. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Jeremic aveva definito il piano &#8220;illegittimo&#8221; alla vigilia della riunione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu di venerdì scorso.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le pressioni di Pristina, comunque, non mancano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Pochi giorni fa, la polizia kosovara ha fermato il Ministro serbo per le questioni del Kosovo, Goran Bogdanovic, mentre era impegnato in un giro politico nella zona di Strpce senza aver tuttavia ottenuto alcuna autorizzazione dalla autorità della provincia autonoma indipendentista della Serbia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Come hanno riferito fonti della polizia a Pristina, le auto di Bogdanovic e del suo seguito sono state fermate quando il ministro serbo stava lasciando la località di Sevce. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dopo una breve disputa verbale, Bogdanovic e&#8217; stato scortato verso il passaggio di frontiera serbo-kosovaro di Merdare (nord del Kosovo). Secondo le autorità kosovare, Bogdanovic &#8211; che e&#8217; cittadino kosovaro &#8211; era entrato in Kosovo tre giorni fa per una visita privata. “Questo e&#8217; un esempio che dimostra come in Kosovo non vi sia libertà di movimento e che ai cittadini serbi del Kosovo, come e&#8217; il mio caso, vengano negati i diritti umani fondamentali come la libertà di movimento”, aveva replicato Bogdanovic.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In ogni caso, la questione del Kosovo non è la sola nel risiko diplomatico internazionale riguardante la Serbia e, sotto certi aspetti, risulta addirittura meno pericolosa della “partita” bosniaca.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Serbia, quale firmataria degli accordi di Dayton, non adotterà mai alcuna decisione politica che possa mettere in pericolo l&#8217;integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina.” Lo ha detto il presidente serbo, Boris Tadic, sottolineando che per questo Belgrado e&#8217; decisamente contraria a un eventuale referendum suscettibile di portare alla frammentazione della Bosnia. “Se la Serbia dovesse sostenere un referendum sulla secessione (delle entità territoriali) in Bosnia, perderebbe la<br />
sua credibilità internazionale”, ha proseguito Tadic in un’intervista all&#8217;emittente televisiva di Sarajevo Obn. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Il presidente si e&#8217; detto al tempo stesso consapevole dello scarso appoggio che tali sue dichiarazioni potranno ottenere in seno alla maggioranza dei serbi di Bosnia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">A minacciare un referendum sulla secessione é stato a più riprese negli ultimi tempi il premier della Republika Srpska (Rs, l&#8217;entità serba, una delle due che costituiscono la Bosnia- Erzegovina insieme alla Federazione croato-musulmana), Milorad Dodik, insoddisfatto della politica e dei provvedimenti del Rappresentante internazionale in Bosnia, Valentin Inzko, che a suo avviso limitano l&#8217;autonomia della Rs. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Per Tadic, la Serbia é garante degli accordi di Dayton – che nel 1995 posero fine alla guerra di Bosnia &#8211; e al momento non esiste altro documento a garanzia dell&#8217;integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Tadic dimentica però di ricordare le innumerevoli interferenze che la “Comunità Internazionale” (cioè Stati Uniti ed Unione Europea) hanno esercitato, dal 1995 ad oggi, sulla politica bosniaca, in particolare la riforma della polizia, che metterebbe fine all’autonomia della Republika Srpska.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si può, quindi, cambiare le carte in tavola e parlare di “garanzie”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Gli accordi di Dayton, pur criticati allora giustamente da Pale per alcune incongruenze (status di Brcko, corridoio della Posavina), furono comunque accettati dai serbi di Bosnia, in quanto garantivano loro una forte sovranità sul 49% del territorio bosniaco.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Le tanto auspicate riforme, volute da Bruxelles e Washington, rischiano di stravolgerne il contenuto, ed è inevitabile che Dodik abbia minacciato il ricorso al referendum, nel caso l’autonomia di Banja Luka venisse mutilata.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bruxelles, peraltro, sta cercando di assumere un ruolo maggiore in Bosnia, assumendo su di sé la carica di Rappresentante Speciale per il paese.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Se davvero vorrà stabilizzare la situazione, “pacta servanda sunt”. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Courier New,monospace;"><strong>*</strong></span></span><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Stefano Vernole è redattore della rivista “Eurasia”; è autore dei libri </span></strong><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>La lotta per il Kosovo</strong></span></em><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> e </span></strong><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><strong>La questione serba e la crisi del Kosovo</strong></span></em><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;">.</span></strong></p>
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