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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Albania</title>
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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 06:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, non ha incontrato il favore degli americani. La Serbia ritiene che sia l'unica soluzione realistica all'impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado si rifiuta di riconoscere l'indipendenza. Ma la Germania ha già dettato a Belgrado le condizioni necessarie affinché la Serbia possa entrare a far parte dell'UE: il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e l'ingresso nella NATO. Intanto si aprono spiragli affinché si apra un'inchiesta sul traffico di organi internazionale nella regione kosovara.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-anche-gli-eletti-cominciano-a-tremare/9995/" title="Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=9995&amp;w=80" width="80" height="76" alt="Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare" ></div></a><p><span style="font-size: medium;">La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, “non fa parte della prospettiva europea dei Balcani occidentali, e non può essere pertanto una soluzione ai problemi del Kosovo.” Questo è quanto riferisce l&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia a Pristina, Michael Louis Giffoni (nato a New York), che ha l&#8217;incarico di &#8216;facilitatore politico&#8217; nel nord del Kosovo a maggioranza di popolazione serba. &#8221;Da vari anni ripeto che l&#8217;Unione europea lavora e ha una visione dei Balcani legata all&#8217;integrazione e alla cooperazione, al dialogo e alla prospettiva europea. In quest&#8217;ottica concetti come la partizione del Kosovo sono fuori luogo e non aiutano a migliorare la situazione nella regione&#8221;, ha detto Giffoni. A suo avviso, &#8221;invece di creare nuovi confini bisogna rendere meno impenetrabili quelli già esistenti, che e&#8217; poi la tendenza in atto in Europa&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A parlare di una divisione del Kosovo come &#8216;unica soluzione realistica&#8217; all&#8217;impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado rifiuta di riconoscere l&#8217;indipendenza, e&#8217; stato in particolare il vicepremier e ministro dell&#8217;interno serbo, Ivica Dacic. L&#8217;Ambasciatore Giffoni ha confermato la sua posizione in una intervista al quotidiano kosovaro “Koha Ditore”, nella quale ha affermato che quelle su una possibile partizione del Kosovo devono essere considerate idee private e personali di taluni esponenti politici. &#8221;Tali concetti sono contrari ai principi della cooperazione regionale e della stabilità nei Balcani, poiché eventuali cambiamenti delle frontiere avrebbero serie conseguenze sull&#8217;intera regione. Io continuo a credere che la vita dei cittadini nel nord del Kosovo (a maggioranza di popolazione serba, ndr), e nelle altre parti del Kosovo e della Serbia, può migliorare con la cooperazione e  non con le divisioni&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel progetto di una eventuale divisione, la parte nord del Kosovo passerebbe alla Serbia e in tal caso non e&#8217; escluso che una regione del sud della Serbia a maggioranza di popolazione di etnia albanese, la Valle di Presevo, chieda l&#8217;annessione al Kosovo.<br />
Che il Kosovo vada diviso tra Serbia e Albania, è appunto l&#8217;opinione espressa da Ivica Dacic in una intervista sull&#8217;ultimo numero del settimanale “Nin”. &#8221;Abbiamo cercato di difendere il Kosovo con la guerra, e abbiamo fallito. E&#8217; per questo che parlo di demarcazione, prima che sia troppo tardi. Vale a dire una correzione dei confini fra i due Stati vicini, Serbia e Albania&#8221;. A suo parere, la Serbia ha fatto un errore nel non parlare con l&#8217;Albania. &#8221;La demarcazione tra Serbia e Albania e&#8217; l&#8217;unica opzione realistica&#8221;, ha detto il ministro dell&#8217;interno, e ha aggiunto che il Kosovo potrebbe unirsi al&#8217;Albania allo stesso modo di come la Republika Srpska (Rs) &#8211; l&#8217;entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina &#8211; potrebbe unirsi eventualmente alla Serbia.<br />
Ufficialmente, la posizione del governo di Belgrado &#8211; che si rifiuta di riconoscere l&#8217;indipendenza di Pristina &#8211; e&#8217; che il Kosovo resta territorio della Serbia, una sua provincia meridionale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da marzo e&#8217; cominciato un dialogo fra Serbia e Kosovo per la soluzione di problemi concreti della vita quotidiana, ma Pristina non intende in alcun modo tornare a parlare e a rimettere in discussione il tema dell&#8217;indipendenza, considerato ormai risolto per sempre. Da Pristina sono giunte subito reazioni contrariate alle nuove dichiarazioni di Dacic e il premier Hashim Thaci ha detto che i rappresentanti di Belgrado devono smetterla di parlare di una possibile divisione del Kosovo altrimenti, ha osservato, le richieste di Pristina potranno andare ancora al di là dell&#8217;indipendenza. Si tratta, ha affermato, di &#8221;idee antistoriche&#8221;. L&#8217;idea della spartizione non vede favorevoli nemmeno i vertici della Chiesa ortodossa serba, in quanto la maggior parte dei monasteri si trova nella parte meridionale del Kosovo, nella Metohija. Il vescovo Teodosije, rappresentante della Chiesa ortodossa serba in Kosovo, si e&#8217; detto contrario ad ogni ipotesi di divisione, affermando che una tale decisione causerebbe una pericolosa escalation di violenza della quale le vittime principali sarebbero i serbi. Nelle dichiarazioni rilasciate a “Radio Gracanica”, Teodosije ha detto di ritenere che le affermazioni fatte di recente da taluni politici serbi al riguardo vanno considerate a titolo personale e non rispecchiano la posizione ufficiale del governo di Belgrado. &#8221;Io credo fermamente che le autorità serbe, nel rispetto della Costituzione, faranno di tutto per preservare il Kosovo e che non prenderanno alcuna decisione a danno della popolazione kosovara&#8221;, ha detto il vescovo Teodosije. &#8221;Il Kosovo – ha aggiunto &#8211; non deve essere diviso ma deve restare così com’è&#8221;. Per il rappresentante della Chiesa ortodossa una spartizione del Kosovo provocherebbe nuove violenze, &#8221;e noi sappiamo che a soffrirne sarebbe in particolare il nostro popolo”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La netta contrarietà anche degli Stati Uniti all&#8217;ipotesi di una divisione territoriale del Kosovo su base etnica, e&#8217; stata sottolineata a Pristina da Philip Gordon, vicesegretario di stato nordamericano per l&#8217;Europa e l&#8217;Eurasia. &#8221;Noi siamo contrari, e non prendiamo in considerazione tale ipotesi. Non pensiamo che sia una soluzione pratica e nell&#8217;interesse di chicchessia&#8221;, ha detto Gordon ai giornalisti al termine di colloqui con la dirigenza kosovara. &#8221;In ogni paese vi sono minoranze, e le democrazie dovrebbero badare ai loro interessi senza ridisegnare i confini&#8221;, ha aggiunto l&#8217;esponente Usa secondo il quale una partizione del Kosovo avrebbe &#8221;conseguenze su scala regionale. L&#8217;indipendenza e l&#8217;integrità territoriale del Kosovo non possono essere messi nuovamente in discussione” &#8211; ha affermato Gordon, soprattutto dopo che lo sono stati quelli della Serbia, aggiungiamo noi&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, però, nuove possibili modifiche dell&#8217;accordo militare concluso nel 1999, con il quale fu istituita una striscia di sicurezza sulla linea di demarcazione fra Serbia e Kosovo, sono state esaminate in un colloquio che il capo del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha avuto a Belgrado col capo di stato maggiore delle Forze armate serbe, generale Miloje Miletic. In una conferenza stampa congiunta, Di Paola ha detto che tale accordo ha già subito modifiche in passato, e che ora sono in corso trattative per nuovi cambiamenti. Miletic da parte sua ha osservato come si tratti di un tema molto sensibile e importante per le relazioni fra Serbia e Nato. L&#8217;intesa sulla striscia di sicurezza intorno al Kosovo, che dopo le modifiche passate è attualmente di 5 km, è parte degli accordi di pace firmati a Kumanovo (Macedonia) il 9 giugno 1999, con i quali fu posto fine ai bombardamenti aerei della Nato contro la Serbia di Slobodan Milosevic. Con la fascia di sicurezza fu istituita anche una zona di interdizione al volo, ancora in vigore. A più riprese esponenti militari serbi hanno sollecitato la completa abolizione di tale fascia di sicurezza e di tutte le restrizioni ancora in vigore dal momento, si sottolinea, che “esercito serbo e truppe della Kfor (Forza Nato in Kosovo) non sono nemici”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nonostante le rassicurazioni di Belgrado, quattro comandanti di polizia nel nord del Kosovo, tutti di etnia serba, sono stati sospesi per il loro rifiuto di accettare i trasferimenti decisi dalla polizia centrale kosovara (Kps) nell&#8217;ambito di quella che viene definita una &#8216;rotazione&#8217; nel servizio. Come ha detto il direttore della polizia, Resat Malici, i comandanti che rifiutano i trasferimenti saranno tutti destituiti e licenziati se non accetteranno il provvedimento. I responsabili di polizia nel nord del Kosovo, abitato in maggioranza da popolazione serba, non riconoscono l&#8217;autorità centrale a Pristina e si rifiutano di obbedire agli ordini della dirigenza di polizia (di etnia albanese). “Quelli che accetteranno le decisioni sui trasferimenti, manterranno il posto di lavoro, ma dovranno svolgere la propria attività nelle nuove sedi loro assegnate”, ha precisato Malici citato dai media a Pristina. La direzione di polizia ha stabilito di trasferire il comandante di polizia di Kosovska Mitrovica nord (la parte della città divisa controllata dai serbi) a Jarinje, quello di Zvecan a Leposavic, il comandante di Leposavic a Kosovska Mitrovica nord e quello di Zubin Potok alla centrale regionale di polizia sempre a Kosovska Mitrovica nord.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I problemi con la polizia serba non sono però gli unici; la Kfor, la Forza della Nato in Kosovo, ha spostato il luogo di una esercitazione congiunta con la missione europea Eulex a causa di un blocco stradale attuato da un gruppo di imprenditori serbi, che protestano da alcuni giorni contro l&#8217;arresto di un loro collega che si rifiuta di pagare le tasse alle autorità kosovare. Come riferiscono i media a Pristina, un accordo e&#8217; stato raggiunto dai responsabili militari della Kfor e Ratomir Bozovic, presidente dell&#8217;Associazione imprenditori di Zubin Potok. Invece che lungo la strada fra Kosovska Mitrovica e Ribarice &#8211; bloccata dagli imprenditori – le esercitazioni di Kfor e Eulex si terranno su una strada vicina.<br />
Jevrem Pantelic, l’imprenditore serbo kosovaro di Zubin Potok, è stato arrestato una settimana fa con l&#8217;accusa di evasione fiscale, a causa del suo rifiuto di versare le imposte alle autorità kosovare albanesi di Pristina.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, però, anche gli “eletti” cominciano a tremare, a causa della lotta intestina che si svolge tra gli sponsor internazionali del Kosovo. Il 20 giugno è giunta la notizia che gli investigatori di Eulex, la missione europea in Kosovo, hanno aperto un&#8217;inchiesta a carico di Pieter Feith, capo dell&#8217;Ufficio civile internazionale (Ico) a Pristina, che avrebbe influenzato la nomina del governatore della Banca centrale kosovara, Gani Gerguti. Notizia annunciata dal quotidiano “Express”. Secondo il giornale vi sarebbero prove che Feith, fino a poche settimane fa anche rappresentante Ue a Pristina, ha avuto un ruolo determinante nella nomina del governatore della Banca centrale Gerguri. Non sono stati forniti altri particolari sulle presunte pressioni esercitate dal diplomatico olandese, uomo di Javier Solana e dei britannici (ma sgradito a diverse ambasciate europee), nella nomina del governatore. Pieter Feith, nota “Express”, ha ribadito a più riprese in passato, in particolare dopo le elezioni dello scorso dicembre, che non vi può essere posto nel governo kosovaro per persone indagate. Eulex, la missione europea in Kosovo, ha però smentito subito che Pieter Feith sia indagato per il ruolo avuto nella nomina del governatore della Banca centrale kosovara. &#8221;Le presunte accuse sono state esaminate dai procuratori, che hanno stabilito che non vi e&#8217; alcun motivo di avviare un&#8217;inchiesta, e il caso e&#8217; stato così chiuso&#8221;, ha detto in un comunicato Irina Gudeljevic, portavoce di Eulex. Il portavoce dell&#8217;Ico Andy McGuffie ha detto da parte sua che Feith e&#8217; rimasto molto sorpreso alla notizia della presunta inchiesta a suo carico, chiedendo subito spiegazioni a Eulex e alla giustizia kosovara.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sembra di assistere alla stesso copione del passato, cioè alla rapidità con la quale Carla Del Ponte e i suoi collaboratori al Tribunale dell’Aja assolvevano i piloti della NATO incriminati per i bombardamenti sulla Serbia senza nemmeno guardare le prove a loro carico. Che in questo momento Eulex non possa permettersi anche lo scandalo Feith, si deve probabilmente alle nuove accuse elevate proprio dalla missione europea in Kosovo nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulla vicenda del traffico di organi. Come ha annunciato a Pristina il portavoce di Eulex, Blerim Krasniqi, destinatari delle accuse sono un cittadino turco e uno israeliano, che sarebbero implicati direttamente nei traffici illeciti di organi. Nel marzo scorso Eulex aveva già messo sotto accusa altre quattro persone, tutti cittadini kosovari. In tutto sono ora nove le persone chiamate a rispondere in tale inchiesta, sette dei quali sono albanesi kosovari, mentre due il turco Yusuf Sonmez e l&#8217;israeliano Moshe Harel, sono accusati di tratta di esseri umani, criminalità organizzata e esercizio illegale della professione medica. I reati sarebbero stati commessi nel 2008 nella clinica &#8216;Medicus&#8217; di Pristina, dove sarebbe stati effettuati trapianti illegali di organi ai danni di cittadini serbi e albanesi rapiti dall’UCK albanese. Yusuf Sonmez, che aveva esercitato alla clinica &#8216;Medicus&#8217; e che e&#8217; stato definito il &#8216;Frankenstein turco&#8217; dai media kosovari, era stato arrestato e poi subito rilasciato in Turchia a metà gennaio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Visto che purtroppo la pratica dell’espianto e del traffico di organi da parte di cittadini israeliani è già stata documentata in Palestina e non solo¹, sarebbe opportuno che il bravo relatore sui diritti umani del Consiglio di Europa, lo svizzero Dick Marty, fosse un po’ più esplicito sulla sparizione nel suo rapporto del ruolo avuto dalle compagnie private israeliane e dal Mossad nell’addestramento del “Gruppo di Drenica”², senza giustificarla “per un malinteso con il collaboratore (che ha mal interpretato una correzione manoscritta) che ha tradotto in inglese le note è sorta quella divergenza, poi corretta nella versione definitiva³.” Il coraggio di Marty, che fu censore anche dei metodi giudiziari della Del Ponte e dei voli della CIA in Europa è noto, tanto più che la Russia intende dare il suo appoggio all&#8217;iniziativa della Serbia per chiedere un&#8217;indagine indipendente sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu sul traffico di organi umani messo in atto in Kosovo alla fine degli anni novanta. Il rappresentante permanente russo alle Nazioni Unite, Vitali Ciurkin, citato dalla “Tanjug”, ritiene che Eulex, la missione europea in Kosovo, non sia in grado di condurre da sola un&#8217;inchiesta adeguata, per questo Mosca appoggerà la proposta serba per indagini sotto l&#8217;ombrello Onu. Le autorità di Belgrado hanno detto a più riprese che Eulex &#8211; che nei mesi scorsi ha annunciato l&#8217;avvio di una propria indagine sul traffico di organi &#8211; non ha poteri giurisdizionali al di fuori del territorio del Kosovo, e che per questo non può condurre un&#8217;indagine completa e esauriente, dal momento che il traffico di organi umani riguardò anche l&#8217;Albania. Ciurkin ha aggiunto che Mosca e&#8217; per la prosecuzione della presenza internazionale in Kosovo, e ritiene che nessuna decisione potrà essere presa senza il consenso della Serbia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quest’ultima, però, si trova tra l’incudine e il martello.<br />
La delegazione del Parlamento tedesco in visita in questi giorni a Belgrado è stata molto chiara sulle sue aspirazioni europee: se vuole aderire all’UE, la Serbia deve riconoscere il Kosovo e aderire alla NATO, viste “le strette relazioni esistenti” tra l’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea, in caso contrario la Germania ne bloccherà il processo di avvicinamento all’Europa.<br />
La vendita di Ratko Mladic al Tribunale dell’Aja, evidentemente, non è sufficiente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><strong>* <em>Stefano Vernole è redattore di “Eurasia”, è coautore di “La lotta per il Kosovo”, All&#8217;Insegna Del veltro, Parma, 2007 e autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Noctua, Molfetta, 2008.</em></strong></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="font-size: large;">Note</span></div>
<hr size="1" />
<ol>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/kosovo-organ-donor-ring-israel">http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/kosovo-organ-donor-ring-israel</a></span></li>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele/7839/">http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-il-rapporto-marty-e-stato-censurato-da-israele/7839/</a></span></li>
<li style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Mia corrispondenza per posta elettronica con Dick Marty.</span></li>
</ol>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 11:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima degli albanesi, anche i Croati ed i musulmani di Bosnia avrebbero espiantato gli organi dei prigionieri serbi e degli zingari catturati o uccisi durante il conflitto degli anni Novanta. Questi crimini sarebbero stati compiuti addirittura su bambini o comunque su persone in giovane età.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/traffico-di-organi-sui-civili-serbi-denunce-anche-sul-ruolo-dei-croati-e-dei-musulmani-bosniaci/8242/" title="Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=8242&amp;w=80" width="80" height="86" alt="Traffico di organi sui civili serbi: denunce anche sul ruolo dei croati e dei musulmani bosniaci" ></div></a><p><font style="font-face: Arial; font-size: medium">Prima degli albanesi, anche i Croati ed i musulmani di Bosnia avrebbero espiantato gli organi dei prigionieri serbi e degli zingari catturati o uccisi durante il conflitto degli anni Novanta.</p>
<p>In un comunicato ufficiale trasmesso dal Ministro Ratko Licina, il Governo ed il Parlamento in esilio della Repubblica serba di Krajina hanno anche rimproverato i mezzi d’informazione della Serbia, perché dal 2005 tutte le loro denunce su questi crimini sono state censurate.</p>
<p>Stando a quanto racconta Licina, Dick Marty (definito “uomo di grande moralità”) avrebbe cooperato con le autorità della Repubblica Srpska, ricevendo le prove sui crimini commessi dai soldati musulmani bosniaci e croati che, (per vendere gli organi alle cliniche nel mondo intero) avrebbero assassinato civili serbi e zingari a Bosanski Brod nel 1992.</p>
<p>Questi crimini sarebbero stati compiuti addirittura su bambini o comunque su persone in giovane età.</p>
<p>I civili zingari e serbi (bambini compresi) sarebbero stati caricati su bus dell&#8217;esercito musulmano bosniaco e croato e portati a Sijekovac, Bosanska Dubočća e ad un posto sconosciuto in Croazia, dove sarebbero stati assassinati per rimuovere i loro organi.</p>
<p>Gli organi espiantati sarebbero poi stati trasportati in un elicottero bianco all&#8217;aeroporto di Slavonski Brod, in Croazia.</p>
<p>Un ufficiale croato, alle prese con una crisi di coscienza, avrebbe deciso di testimoniare alle autorità della Repubblica Srpska su queste atrocità orribili.</p>
<p>Le autorità musulmano bosniache e croate hanno sostenuto che la fossa comune in cui i corpi di questi civili sfortunati sono stati trovati, sarebbe un cimitero di morti della Seconda Guerra Mondiale e non della guerra 1990 &#8211; 1995.</p>
<p>Tuttavia, i medici inviati da Londra per verificare la testimonianza hanno rifiutato la versione di Zagabria ed hanno scritto in un rapporto che quella fossa comune conterrebbe i corpi di civili assassinati nel 1992.</p>
<p>Bosanski Brod non sarebbe l&#8217;unico posto in cui i Croati hanno assassinato dei serbi ed espiantato i loro organi, da vendere successivamente alle cliniche occidentali.</p>
<p>Durante il conflitto tra la Croazia e la Repubblica serba di Krajina, i soldati croati avrebbero assassinato i serbi ed espiantato gli organi dai loro corpi, nelle seguenti località: Vukovar e Osijek nel 1991, Miljevački Platou nel giugno 1992, in Dalmazia il 22 febbraio 1993, Medački Džep nel settembre 1993.</p>
<p>Inoltre, durante l&#8217;aggressione croata sulla zona serba di Kupres della Bosnia-Erzegovina il 3 aprile 1992, quando i serbi hanno espulso le forze d&#8217;occupazione croate, una fotografia che dimostra come gli organi siano stati espiantati dal corpo di un civile serbo sarebbe stata trovata vicino ad un ufficiale croato ucciso.</p>
<p>Le forze croate avrebbero tagliato i corpi dei civili e dei soldati serbi morti in vari pezzi, così che i serbi non potessero accorgersi dell’espianto degli organi.</p>
<p>Si auspica, ovviamente, che anche queste accuse vengano verificate dallo stesso Marty.</p>
<p>Nel frattempo, la diplomazia italiana è intervenuta ufficialmente: “sulla denuncia contenuta nel rapporto del Consiglio d&#8217;Europa sul presunto traffico di organi in Kosovo serve un&#8217;indagine internazionale approfondita”.</p>
<p>A dichiararlo e&#8217; stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso della conferenza stampa congiunta tenuta a Belgrado con l&#8217;omologo serbo Vuk Jeremik.</p>
<p>&#8220;Mi aspetto – ha poi dichiarato Frattini, parlando del prossimo avvio di colloqui tra Belgrado e Pristina &#8211; che il dialogo inizi appena vi sarà un governo del Kosovo e che inizi con la più ampia e buona disponibilità di entrambe le parti&#8221;.</p>
<p>&#8220;La presenza di questo dialogo &#8211; ha tuttavia sottolineato il capo della diplomazia &#8211; non può far dimenticare la necessità di una indagine internazionale, approfondita ed indipendente su elementi che emergerebbero dal rapporto del relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty&#8221;.</p>
<p>Questo, ha aggiunto, &#8220;per non lasciare alcun elemento privo di riscontri per l&#8217;accertamento della verità&#8221;.</p>
<p>Frattini ha quindi assicurato che, nel caso ve ne fosse la necessità, non vi sarebbe &#8220;alcuna incertezza circa la collaborazione da parte delle autorità italiane&#8221;.</p>
<p>Dal canto suo il ministro degli Esteri serbo si e&#8217; detto d&#8217;accordo sulla necessità di avviare &#8220;quanto prima&#8221; il dialogo con Pristina, ma anche di &#8220;indagare per accertare la verità attraverso un&#8217;indagine internazionale, indipendente e credibile”.</p>
<p>Eulex, la missione europea in Kosovo, e&#8217; pronta ed e&#8217; autorizzata a indagare sulle accuse di traffico di organi umani in Kosovo e Albania alla fine degli anni Novanta, contenute nel rapporto del relatore del Consiglio d&#8217;Europa Dick Marty.</p>
<p>Lo ha detto pochi giorni fa a Pristina il capo di Eulex, Xavier Bout de Marnhac, che ha inviato al riguardo una lettera al ministro degli Esteri albanese, Edmond Haxhinasto.</p>
<p>Nella lettera si afferma tra l&#8217;altro che Eulex continua a incoraggiare le autorità albanesi a fornire agli investigatori europei informazioni sulle accuse o prove su di esse.</p>
<p>Eulex e l&#8217;Albania &#8211; ha detto de Marnhac &#8211; hanno espresso la disponibilità a cooperare per risolvere i problemi sollevati con le accuse di Dick Marty, il cui rapporto sul traffico di</p>
<p>organi e&#8217; stato approvato il mese scorso dall&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Anche il Vaticano, grande sostenitore dell’indipendenza croata agli inizi degli anni Novanta, ha nominato un delegato apostolico in Kosovo, specificando però che “questa assume carattere prettamente intraecclesiale, restando del tutto distinta da considerazioni riguardanti situazioni giuridiche e territoriali o da ogni altra questione inerente all&#8217;attività diplomatica della Santa Sede&#8221;.</p>
<p>&#8221;La missione di un delegato apostolico &#8211; si legge ancora nella nota vaticana &#8211; non e&#8217; di natura diplomatica, ma risponde all&#8217;esigenza di sovvenire in modo adeguato alle esigenze pastorali dei fedeli cattolici&#8221;.</p>
<p>&#8221;Ritengo improbabile che al Vaticano venga chiesto di nuovo di pronunciarsi sul Kosovo prima dell&#8217;inizio del dialogo fra Belgrado e Pristina e indipendentemente dal suo esito&#8221;, ha detto il nunzio apostolico a Belgrado, Mons. Orlando Antonini, in una intervista oggi al quotidiano serbo “Politika”.</p>
<p>Il nunzio ha fatto notare che la nomina di un delegato apostolico non e&#8217; cosa rara nella pratica vaticana, e ha sottolineato che tale decisione non ha alcuna conseguenza sulla posizione della Santa Sede sul Kosovo: staremo a vedere … vista la nota ingerenza della Chiesa cattolica sulle vicende interne della Chiesa ortodossa serba e i suoi precedenti passaggi diplomatici nell’ex Jugoslavia.</p>
<p>Dopo i risultati ufficiali, arrivati in forte ritardo a causa dei brogli e della necessità di ripetere le elezioni in diverse località del Kosovo, il premier albanese uscente, Hashim Thaci, avrebbe raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo di coalizione che sarebbe presieduto dallo stesso Thaci.</p>
<p>Come ha riferito a Pristina la Radio Televisione del Kosovo (Rtk), ad accordarsi sul nuovo governo sarebbero stati il Partito democratico del Kosovo (Pdk) di Thaci, uscito vincitore dalle elezioni legislative del 12 dicembre, l&#8217;Alleanza per il Nuovo Kosovo (Akr) del ricco imprenditore Behgjet Pacolli (l&#8217;ex marito della cantante Anna Oxa), il partito che si ispira all&#8217;ex presidente Ibrahim Rugova e gran parte delle forze che rappresentano le minoranze, compresi i serbi del Kosovo.</p>
<p>Citando fonti vicine al Pdk, la tv ha precisato che il futuro governo potrebbe contare sul sostegno di 65 dei 120 deputati del parlamento nazionale.</p>
<p>Il Pdk dispone di 34 seggi, l&#8217;Akr otto, il partito di Rugova uno, i partiti delle minoranze 22.</p>
<p>Sembra che Pacolli abbia posto come condizione per entrare nel governo di ricevere la poltrona di presidente del Kosovo.</p>
<p>Nulla da ridire neanche da parte dei principali sponsor di Pristina: con l’incoronazione dell’ex marito della Oxa sarebbe un paese davvero all’insegna dell’americano “Sex, Drugs and Rock and Roll” …</p>
<p><strong><em>*Stefano Vernole è redattore di “Eurasia”, è coautore di “La lotta per il Kosovo”, All’Insegna del Veltro, Parma, 2007 e autore di “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Noctua, Molfetta, 2008</em></strong></font><font style="font-face: Arial; font-size: medium">  </font></p>
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		<title>Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 09:51:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ notizia dei giorni scorsi: il medico turco Yusuf Sonmez, definito dai media kosovari il dottor Frankenstein per un suo presunto ruolo nell’espianto degli organi ai prigionieri serbi rapiti dall’UCK, è stato arrestato dalle autorità ma poi subito rilasciato in quanto non “sussisterebbe il pericolo di fuga”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/kosovo-rapporto-marty-tribunale-aja-dottor-frankenstein-e-mossad/7805/" title="Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=7805&amp;w=80" width="80" height="53" alt="Kosovo: rapporto Marty, Tribunale Aja, dottor Frankenstein e Mossad" ></div></a><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ notizia dei giorni scorsi: il medico turco Yusuf Sonmez <em>[nella foto]</em>, definito dai media kosovari il dottor Frankenstein per un suo presunto ruolo nell’espianto degli organi ai prigionieri serbi rapiti dall’UCK, è stato arrestato dalle autorità ma poi subito rilasciato in quanto non “sussisterebbe il pericolo di fuga”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vedremo come proseguirà l’inchiesta di Eulex, coordinata dal procuratore Jonathan Ratel, ma l’inizio ci sembra tutt’altro che promettente e cerchiamo di capire il perché.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il polverone sulla vicenda ha finalmente avuto un eco internazionale grazie al rapporto presentato al Consiglio d’Europa dallo svizzero Dick Marty e intitolato: “Trattamento inumano di persone e traffico illecito di organi umani in Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Analizziamone i punti chiave, alcuni condivisibili altri meno, premettendo che per quanto contesterò a Marty (e che riguarda i suoi giudizi sulla politica di Milosevic in Kosovo e altrove rimando ai miei precedenti articoli e al mio testo: “La questione serba e la crisi del Kosovo, Noctua, 2008”).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrive Marty: “Nel periodo immediatamente dopo la fine del conflitto armato, prima che le forze internazionali potessero veramente prendere il controllo della regione e ristabilire una sembianza di ordine e di legalità, sarebbero stati prelevati gli organi su dei prigionieri in una clinica in territorio albanese, presso Fushe-Kruje, per trasportarli in seguito a fini di trapianto &#8230; Specie nel corso dei primi anni della loro presenza in Kosovo, le organizzazioni internazionali incaricate della sicurezza e della legalità (KFOR e UNMIK) hanno dovuto fare fronte a importanti problemi strutturali e a serie carenze di personale qualificato per assumere le mansioni loro affidate, disfunzioni aggravate da una rotazione rapida e continua dei quadri posti in Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima considerazione: stiamo parlando del Kosovo, un paese grande come l’Abruzzo: come è possibile che decine di migliaia di soldati della più grande organizzazione militare internazionale, la NATO, supportati anche dai contingenti di soldati di paesi non aderenti all’Alleanza Atlantica e sotto mandato ONU non riescano ad assicurare l’ordine pubblico, al punto che ancora nel 2004 ( a 5 anni dalla fine della guerra e dopo la pulizia etnica del 1999) nonostante l’intercettazione dei messaggi albanesi di chiamata alle armi non abbiano avuto la capacità di impedire i pogrom contro i serbi?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso Marty, comunque, si rende conto che qualcosa non quadra: “Il TPIY (Tribunale Penale Internazionale dell’Aja), che aveva cominciato a procedere ad un primo esame sul posto per constatare l’esistenza di tracce di un eventuale traffico di organi, ha abbandonato queste investigazioni. Gli elementi di prova prelevati a Rripe, in Albania, sono stati distrutti e non possono di conseguenza essere più utilizzati per delle analisi più precise. Nessuna inchiesta è stata così aperta in seguito per una questione considerata tanto seria al punto che l’ex Procuratore del TPIY (Carla del Ponte, n.d.r.) ha ritenuto necessario renderlo pubblico nel suo libro … Le organizzazioni internazionali che lavorano in Kosovo hanno privilegiato un approccio politico pragmatico, ritenendo di dover favorire ad ogni costo la stabilità a breve termine (Quale??? La pulizia etnica subita da 350.000 persone tra serbi, rom, gorani ecc. dopo l’arrivo della KFOR in Kosovo? N.d.r.) e sacrificando così importanti principi di giustizia”.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su più di 6000 dossiers di sparizioni aperti dalla Croce Rossa Internazionale, 1400 persone circa sono state ritrovate vive e 2500 cadaveri sono stati ritrovati e identificati. Per la maggior parte si tratta di vittime kosovare albanesi ritrovate nelle fosse scoperte nelle regioni sotto controllo serbo e in Kosovo. Alle circa 1900 persone scomparse durante il conflitto e la cui sorte non si è potuta stabilire (2/3 circa sono dei kosovari albanesi) vanno aggiunte circa 500 persone sparite dopo l’arrivo delle truppe della KFOR il 12 giugno 1999, di cui un centinaio di kosovaro albanesi e più o meno 400 non albanesi, la maggior parte serbi.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le cifre ufficiali di Marty confermano, quindi, quanto già si sapeva della guerra del 1999: nessun genocidio albanese, ma una dura guerra tra esercito serbo e UCK, con circa 2500 morti più gli scomparsi (William Cohen e il Pentagono in quei giorni parlavano di 100.000 morti per giustificare i bombardamenti sulla federazione Jugoslava!), tra i quali sarebbe curioso anche capire quanti rimasero vittime dei bombardamenti della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma proseguiamo col rapporto Marty: “Quanto al TPIY, aveva fatto qualche ricerca sulla famosa “Casa gialla”, operando tuttavia in modo molto superficiale e con un grado di professionalità che suscita varie perplessità. A ciò si aggiunge il fatto che il mandato del TPIY è stato ristretto ad un periodo e ad uno spazio ben delimitato: la giurisdizione internazionale è competente a perseguire e a giudicare i crimini fino al giugno 1999, fine del conflitto, e la sua competenza non si estende all’Albania, salvo che quella autorizzi espressamente degli atti d’inchiesta sul suo territorio”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche qui troviamo un&#8217;altra incongruenza: a parte il fatto che i rapimenti e le uccisioni dei serbi in Kosovo, in maniera massiccia, iniziano già nel 1998 (cioè prima della guerra del marzo-giugno 1999), al punto da provocare l’intervento in forze della polizia di Milosevic contro l’UCK che in quell’anno aveva preso il controllo del 60% della provincia e di tutte le sue strade principali, non capiamo come sia possibile che la sovranità nazionale albanese, calpestata e derisa per anni da tutti, sia ora diventata un ostacolo insormontabile per le indagini di un tribunale penale internazionale come quello dell’Aja, massima autorità della giustizia mondiale (secondo i canoni occidentali).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché non si minaccia a Tirana l’esclusione dall’Unione Europea come avviene per la Serbia?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vediamo allora come reagisce l’Europa, secondo Marty, all’eredità kosovara dopo l’amministrazione internazionale del Kosovo targata ONU: “La missione Eulex, insediata alla fine del 2008, ha così ereditato una situazione estremamente difficile. Numerosi dossiers di crimini di guerra, in particolare quelli di cui sono sospettati i combattenti dell’UCK, sono d’altronde stati consegnati dall’UNMIK in uno stato deplorevole (prove e testimonianze smarrite, gran lasso di tempo tra gli atti di investigazione incompleti), a tal punto che alcuni responsabili di Eulex non hanno avuto peli sulla lingua durante la nostra visita investigativa e hanno espresso il loro timore che numerosi dossiers dovranno essere abbandonati. Alcuni interlocutori che rappresentano la nascente società civile kosovara non hanno risparmiato, ugualmente, le loro critiche nei riguardi di Eulex: ci si attendeva che Eulex attaccasse finalmente anche gli “intoccabili”, di cui tutto il mondo conosce il passato più che discutibile. Invano: ci sono stati molti annunci, molte promesse, ma i risultati concreti si fatto tutt’ora attendere …”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra le note del rapporto Marty, in questa prima parte, sono significative alcune considerazioni del politico svizzero: “Gli Stati Uniti dispongono di un’ambasciata dotata di risorse impressionanti, così come di una base militare la cui importanza va ben aldilà della dimensione regionale … Abbiamo appreso che i partecipanti della KFOR (ad esempio il Regno Unito) hanno riportato in patria tutti i loro archivi: questi sono accessibili agli inquirenti di Eulex solamente sulla base di richieste individuali motivate, una procedura complessa che rallenta considerevolmente il lavoro della giustizia … Al momento della nostra visita nel gennaio 2010, Eulex non aveva sempre accesso ai dossiers del TPIY; ma il procuratore del TPIY avrebbe assicurato ad Eulex, recentemente, che l’accesso verrà accordato prossimamente … L’Ufficio delle persone scomparse e delle scienze legali OMPF), attualmente co-diretto da un rappresentante di Eulex e da un rappresentante delle autorità kosovare, sarebbe stato creato, stando a quanto si dice, “per eliminare il caos legato allUNMIK e al TPIY”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Peccato che: “Ci sarebbero delle reticenze ugualmente in seno all’OMPF in rapporto alle sparizioni intervenute dopo il 12 giugno 1999” &#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vediamo ora la “professionalità” di quanti dovrebbero assicurare la giustizia internazionale: “Nel febbraio 2004, una visita d’osservazione sul posto è stata organizzata congiuntamente dal TPIY e dall’Unmik, con la partecipazione di un giornalista … Dei partecipanti a questa visita che noi abbiamo intervistato hanno espressamente denunciato una certa mancanza di professionalità, soprattutto per ciò che riguarda i prelevamenti di campioni e i verbali scientifici … I prelevamenti materiali effettuati sul posto sono stati in seguito distrutti dal TPIY, dopo essere stati fotografati, come il procuratore del Tribunale ci ha in seguito confermato in una lettera (Lettera di Serge Brammertz, Procuratore del TPIY, in data 19 dicembre 2009. In un incontro che ho avuto con la signora Del Ponte nel 2009, l’ex Procuratore mi aveva assicurato che questo materiale doveva essere conservato negli archivi e che la sua distruzione non era assolutamente concepibile).”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma come è possibile che i crimini commessi da un ex gruppo guerrigliero, guidato da narcotrafficanti, possano godere di simili censure? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Continuiamo con Marty: “Per più di 2 anni dopo la sua prima apparizione nel 1996, l’UCK, era considerato dagli osservatori occidentali come un gruppo marginale e disorganizzato di’insorti, i cui attacchi lanciati contro lo Stato jugoslavo venivano paragonati ad atti di “terrorismo” … le principali basi dell’UCK, dove si addestravano le sue reclute, si trovavano nel nord dell’Albania … Non è pertanto che nel secondo semestre del 1998 che l’UCK è venuto ad imporsi nell’immaginario della comunità internazionale, grazie al sostegno esplicito delle potenze occidentali basato sulla lobby degli Stati Uniti” … Questo apparente ruolo preminente dell’UCK, dovuto in gran parte agli Americani, era nei fatti prevedibile e ha rappresentato il solco sul quale l’UCK è giunto a prendere la supremazia sulle altre forze politiche albanesi del Kosovo che ambivano al potere … Thaci deve, senza alcun dubbio, la sua ascesa personale al sostegno politico e diplomatico degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali, che lo consideravano come il partner locale favorito del loro progetto di politica estera per il Kosovo”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole di Marty sono molto importanti, perché confermano quanto da noi sempre sostenuto: non ci sarebbe stata nessuna guerra in Kosovo nel 1999 (nel 1995 a Dayton era stata decretata la fine delle guerre jugoslave) se, in un determinato momento (1998), Washington e i suoi alleati non avessero deciso di finanziare, armare e sostenere politicamente l’UCK, i cui capi, a quanto pare, sono trafficanti di droga, organi ed esseri umani.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altro che responsabilità di Milosevic, reo, agli occhi dell’Occidente, di non aver firmato a Rambouillet l’occupazione del proprio paese da parte della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Commenta Marty: “E’ particolarmente sconcertante constatare che l’insieme della comunità internazionale in Kosovo – dal governo degli Stati Uniti e delle altre potenze occidentali alleate, fino alle autorità giudiziarie che esercitano le loro attività sotto la tutela dell’Unione Europea – possiedono senza dubbio le medesime informazioni schiaccianti su tutto l’insieme dei crimini commessi dal Gruppo di Drenica (guidato da Thaci, n,d.r.), ma nessuno di essi sembra pronto a reagire di fronte ad una tale situazione e a perseguire i responsabili”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prosegue Marty e qui c’è un mistero …: “Muja, Haliti e Veseli avrebbero come noto ricercato dei mezzi innovativi per utilizzare ed investire i milioni di dollari del fondo di guerra costituito dalle donazioni versate all’estero per la causa dell’UCK. Muja e Veseli d’altronde hanno tentato, per conto del Gruppo di Drenica, di annodare dei contatti con delle società straniere militari di sicurezza”. Molto bene (si veda, al proposito, anche il mio articolo “Kosovo: una partita truccata” e la parte relativa al Fondo di difesa Haradinaj), però nella versione inglese del rapporto Marty, alla nota 36, vengono indicati: “Tra i consulenti esterni ai servizi ai quali avrebbero fatto ricorso figurano, secondo certe informazioni, i membri dei servizi segreti albanesi, delle società americane di sicurezza, militari privati ed <strong>esperti dell’intelligence israeliana</strong>.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché nella versione francese del rapporto Marty, il riferimento agli israeliani è stato omesso??? Forse perché si vuol far dimenticare che Thaci intrattiene stretti rapporti con Israele (1) e che buona parte degli organi espiantati ai prigionieri serbi pare finisca a Tel Aviv? (2).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che il buon Marty debba guardarsi anche dai traduttori del Consiglio d’Europa? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non è un caso che Marty indichi tra i paesi che non hanno finora risposto alle sua richiesta di cooperazione proprio Israele? (nota 12 del Rapporto). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma perché cita anche la Russia, che pure ha chiesto “la più ampia diffusione possibile del suo rapporto”?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per il resto consigliamo a Marty di lasciare perdere “gli importanti problemi strutturali e la carenza di personale qualificato” di KFOR ed Unmik, quale causa del caos post bellico e di comprendere una questione essenziale: subito dopo il ritiro dell’esercito serbo dal Kosovo (previsto dal trattato di Kumanovo) ci fu il tentativo da parte dell’UCK, supportato a tal fine dai servizi segreti anglo-americani, di portare a termine la definitiva operazione di pulizia etnica dei serbi del Kosovo, in particolare di quelli del Nord di Kosovska Mitrovica, tentativo fallito per i motivi che spiego nel mio testo sopracitato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un solo esempio fa ben comprendere quanto siano ridicole le giustificazioni della comunità internazionale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Appena terminata la guerra, il 10 giugno 1999, fu sufficiente un piccolo reparto di paracadutisti russi, arrivati in gran fretta dalla Bosnia, per assicurare la sicurezza dei serbi nella capitale del Kosovo, Pristina, città che allora abitavano a migliaia e dalla quale sono oggi praticamente scomparsi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le stesse immagini televisive trasmesse in quei giorni, anche in Italia, testimoniano dei serbi di Pristina, per strada, che lanciano fiori e saluti ad increduli soldati russi ai bordi dei loro blindati: evidentemente non avevano alcun timore ad esporsi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come è possibile che dopo l’arrivo di altre decine di migliaia di soldati della forza militare internazionale l’UCK abbia avuto tutta questa facilità nell’epurare i serbi ma anche gli albanesi giudicati “collaborazionisti” con Belgrado?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con un po’ di buona volontà il tenace Marty potrà trovare la risposta anche tra le pieghe del suo rapporto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Stefano Vernole è redattore di &#8220;Eurasia&#8221;</strong></em></span></span></p>
<p>Note</p>
<ol>
<li>“Kosovo: les 	relations de Thaci avec Israel irritent le monde arabe” 	<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://laquestionesiciliana.blogspot.com/2008/10/kosovole-relazioni-di-thai-con-israele.html">http://laquestionesiciliana.blogspot.com/2008/10/kosovole-relazioni-di-thai-con-israele.html</a></span></span></li>
<li>“Israele riceveva 	organi umani da trafficanti del Kosovo” 	<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/87344-criminalit%C3%A0-israele-riceveva-organi-umani-da-trafficanti-del-kosovo">http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/87344-criminalit%C3%A0-israele-riceveva-organi-umani-da-trafficanti-del-kosovo</a></span></span></li>
</ol>
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		<title>Presentazione de &#8220;Cuore di Lupo&#8221; a Modena</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 20:01:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto sabato 13 febbraio a Modena, seguito da un attento e partecipativo pubblico (fra essi anche numerosi serbi) un incontro con la giornalista free-lance Marilina Veca, la quale ha presentato il suo romanzo Cuore di Lupo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/presentazione-de-cuore-di-lupo-a-modena/3083/" title="Presentazione de &#8220;Cuore di Lupo&#8221; a Modena"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/plugins/yet-another-photoblog/YapbThumbnailer.php?post_id=3083&amp;w=80" width="80" height="76" alt="Presentazione de &#8220;Cuore di Lupo&#8221; a Modena" ></div></a><p><font size="3">Si è tenuto sabato 13 febbraio a Modena, seguito da un attento e partecipativo pubblico (fra essi anche numerosi serbi) un incontro con la giornalista free-lance Marilina Veca, la quale ha presentato il suo romanzo Cuore di Lupo. Un titolo non casuale, visto che il lupo è l&#8217;animale totemico dei Serbi, e ancor oggi molti bambini vengono chiamati con questo nome:Vuk. Un&#8217;ottima occasione anche per focalizzare l&#8217;attenzione dei presenti su quei campi di concentramento a cielo aperto chiamati &#8220;enclaves&#8221; serbe in territorio kosovaro. Ma andiamo con ordine. Il libro parla, in forma volutamente romanzata, della piaga della secessione del Kosovo dalla madrepatria Serbia e di ciò che esso comporta per i pochi Serbi ivi stoicamente rimasti. In particolare, le 1500 persone non albanesi di cui non si ha più notizia, e le raccapriccianti storie legate al traffico di organi di molte persone scomparse. In un tardivo rimorso di coscienza, la grande accusatrice dei Serbi Carla del Ponte, al termine del suo incarico di Procuratore presso il Tribunale Internazionale dell&#8217;Aja, nel suo libro La Caccia accenna a una tale scabrosa realtà, sulla quale purtroppo poca o nessuna luce è stata mai fatta.<br />
La Veca è una profonda conoscitrice della realtà kosovara, e usa il tipico linguaggio diretto e senza tanti fronzoli di chi ha visto coi suoi occhi e ha toccato con mano l&#8217;atroce realtà delle &#8220;enclavi&#8221;, prigioni a cielo aperto, in cui sono relegati i pochi Serbi che hanno avuto il coraggio di restare in Kosovo, a Nord del fiume Ibar: all&#8217;interno di tali luoghi non esiste nulla, e chi vi abita sa che non può uscirne, a costo della vita. Marilina Veca è impegnata da anni nel sostegno del Kosovo serbo con la sua piccola grande associazione &#8220;Rinascere Onlus&#8221;, al fianco della quale oggi è nata l&#8217; &#8220;Associazione di amicizia Italia-Serbia&#8221;, aperta a tutti coloro che hanno a cuore il destino di questo fiero popolo, oggi abbandonato nelle mani di governanti sensibili al richiamo delle sirene d&#8217;oltreoceano. Nemmeno dieci anni dopo i vergognosi bombardamenti sulla Serbia compiuti dalla Nato, infatti, costoro non si fanno scrupoli di proporre l&#8217;adesione del paese balcanico all&#8217;Alleanza Atlantica stessa. Un&#8217;offesa indicibile, con ancora fresca la memoria delle bombe. Ma cosa intendiamo oggi quando parliamo di Kosovo, quali dinamiche geopolitiche si celano dietro questa piccola ma fondamentale regione nel cuore dei Balcani? Il Kosovo è una provincia serba che ha una grande importanza per la cultura serba, ma oggi, attraverso un procedimento del tutto illegittimo (e grazie ai soldi degli americani) questa zona, completamente epurata del suo popolo originario, è stato trasformato in una zona franca, di importanza geostrategica vitale: non solo per il transito di droga e armi ma anche per la presenza di una colossale base americana, Camp Bondsteel. Una zona franca, dicevamo, governata dai terroristi dell&#8217;Uck &#8211; oggi Tmk &#8211; e sponsorizzata dagli Stati Uniti. L&#8217;Italietta è stato uno dei primi paesi a riconoscere questo &#8220;stato&#8221;, oltretutto in un periodo di crisi di governo, in cui è possibile solo legiferare sulla straordinaria amministrazione, e non certo per il riconoscimento di stati. Uno dei capitoli più atroci di questa tragica storia riguarda l&#8217;utilizzo massiccio di uranio impoverito durante i bombardamenti Nato del 1999. Le conseguenze di ciò (tumori, leucemie, malformazioni fetali) oggi ricadono non solo sui serbi ma anche sugli albanesi che occupano il territorio kosovaro.<br />
I Serbi hanno quindi sperimentato sulla loro pelle la tipologia di &#8220;guerra moderna&#8221;, che presenta queste caratteristiche: non viene dichiarata, non ha un inizio ed un termine ben definiti, e si gioca innanzitutto sul piano dell&#8217;informazione. Una guerra in cui, come abbiamo avuto modo di capire, i Serbi sono stati le vere vittime, e non, come hanno sempre raccontato i mass media, i carnefici.<br />
Di tutto ciò si è parlato a Modena, per tenere viva la memoria di un popolo che, in una piccola zona nel cuore nel cuore dell&#8217;Europa, oggi sta venendo cancellato nell&#8217;indifferenza e nel silenzio generali.</font></p>
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