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LETTERA APERTA DI GÁBOR VONA (JOBBIK) ALL’AMBASCIATORE ISRAELIANO A BUDAPEST

Ungheria :::: Gábor Vona :::: 22 marzo, 2013 ::::  
LETTERA APERTA DI GÁBOR VONA (JOBBIK) ALL’AMBASCIATORE ISRAELIANO A BUDAPEST

In seguito all’assegnazione del Premio Táncsics al giornalista televisivo Ferenc Szaniszló, l’ambasciatore israeliano a Budapest, Ilan Mor, ha pubblicamente esortato il governo ungherese a ritirare il premio assegnato al giornalista. Il presidente del partito Jobbik, Gábor Vona, gli ha replicato con una lettera aperta. Traduciamo qui di seguito il testo delle due lettere.

 

 

Con grande stupore ho appreso che il 15 marzo 2013 Ferenc Szaniszló, il conduttore televisivo di EchoTV è stato insignito del Premio Táncsics. E’ spiacevole che questo premio sia stato assegnato ad un giornalista dichiaratamente antisemita, che diffonde teorie complottiste antisraeliane, dichiara che “da Israele vengono scacciati i cittadini ebrei” e definisce Israele “Stato terrorista”. Questo giornalista considera Israele “la fonte di ogni malvagità nel mondo” e apertamente mette in questione la legittimità dell’esistenza dello Stato ebraico.

Questo giornalista usa la medesima terminologia, proclama i medesimi concetti dell’organizzazione terroristica Hamas e del presidente iraniano Ahmadinejad e non diversamente da loro auspica la distruzione dello Stato di Israele.Questo giornalista ungherese decorato si unisce a loro e ad altre forse antisraeliane e antisemite, attaccando apertamente le loro immagini distorte nel suo programma ad EchoTV.

Le sue idee non possono aver posto in una società libera e democratica come quella dell’Ungheria. In passato anche l’Autorità statale per la vigilanza sui media aveva inflitto una punizione a Szaniszló a causa delle dichiarazioni contro gli ebrei e i rom da lui fatte ad EchoTV.

Le sue prese di posizione sono classici esempi del nuovo antisemitismo europeo ed ungherese. Queste parole di odio contro Israele, lo Stato ebraico e il popolo ebraico sono contro i valori democratici, fondamento del mondo libero. Quest’uomo e i suoi pensieri devono essere rifiutati, non premiati. Faccio appello al governo ungherese, affinché compia tutti i passi necessari e gli venga ritirato questo premio, che è stato assegnato a una persona non adeguata e per motivi inaccettabili. Mentre Israele e l’Ungheria collaborano nella lotta contro l’antisemitismo, riconoscimenti di questo genere producono un’impressione negativa e ci indirizzano in una cattiva direzione.

Spero e desidero sinceramente che questo premio gli venga ritirato; e quanto prima sarà, tanto meglio sarà…

Ilan Mor
Ambasciatore dello Stato di Israele
Budapest, 18 marzo 2013

 

 

 

Signor Ambasciatore,

le ho già scritto una lettera un paio di mesi fa. In essa le chiedevo di aiutare noi Ungheresi a vedere in che modo si debba affrontare il problema della doppia cittadinanza nel Parlamento nazionale. Vediamo che cosa fa in caso del genere il “bastione della democrazia”, Israele! A noi non è riuscito di affrontare il problema; anzi, non è neppure lecito parlarne. Certo, non mi ha risposto e sapevo che non lo avrebbe fatto. Infatti, se mi avesse risposto, avrebbe rivelato che ciò contro cui anche lei ha protestato è una consuetudine quotidiana nel vostro Paese. Non molto tempo fa, parecchi esponenti politici israeliani hanno perduto il loro mandato, proprio perché avevano anche un’altra cittadinanza. Questo per quanto riguarda i due pesi e le due misure.

Ma non le scrivo per questo, bensì per lo scandaloso comunicato che oggi si è permesso di emettere. Lei attacca Ferenc Szaniszló, il giornalista che, per quanto riguarda la politica estera ungherese, rientra in quel numero ristrettissimo di persone che osano trattare anche argomenti tabù. Se piace o non piace a lei o a qualcun altro, se ritiene giusto o no quello che lui dice – questo è un altro paio di maniche. Ciascuno può avere una sua opinione su qualunque tema. Anche Ferenc Szaniszló. Se quest’ultimo ha detto o fatto qualcosa di illegale, di contrario alle leggi vigenti, allora vada a sporgere denuncia; nessuno glielo impedisce. Ma lei ha passato il limite, pretendendo di dare ordini,in veste di diplomatico accreditato in Ungheria, al governo ungherese. Anche lei può avere una sua opinione e chi vuole ascoltarla la ascolta; ma come osa dare ordini ad un’istituzione ungherese? Che c’entra lei con i premi che vengono assegnati in Ungheria e con coloro che li ricevono?

So bene che lei adesso se la caverà con una levata di spalle. Lei è un diplomatico di uno Stato che dispone della più potente lobby mondiale, perciò ha dalla sua parte armi, denaro, mezzi di comunicazione di massa, potere e quant’altro. Io sono soltanto un Ungherese. Per di più, secondo lei sono anche un “antisemita” e quindi non è assolutamente il caso di tenermi in considerazione. Io rispetto ogni popolo, ogni nazione; rispetto la fierezza di ogni popolo e di ogni nazione. Anche degli ebrei. Ho avuto la fortuna di incontrare personalmente il rabbino Moshe Ber Beck. La sua religiosa devozione e la sua coraggiosa ricerca della verità mi hanno impressionato molto.

Al contrario, trovo ripugnanti i tentativi di dominio mondiale di qualunque popolo o nazione. Anche quelli degli ebrei. E nel suo comportamento vedo proprio questa arroganza. Siccome all’infuori di me non esiste un solo presidente di partito che glielo dica, sarà bene che glielo dica io. Sarà bene per lei sentire anche un’opinione diversa, tra tante piaggerie. D’altronde quello che io le scrivo rappresenta l’opinione di moltissimi Ungheresi. Ne abbiamo abbastanza del fatto che qualsiasi Paese ci voglia impartire lezioni e dare ordini! In particolare non siamo disposti a riceverne da un Paese che se ne infischia altamente dei diritti fondamentali dei suoi cittadini e delle risoluzioni degli organismi internazionali, che prima delle elezioni compie la solita strage, perché laggiù è possibile guadagnare elettori in questo modo!

Infine vorrei anche dirle che non tutti, neanche nella mia patria, hanno paura di voi. Nemmeno io ho paura di voi. Può darsi che prima o poi venga colpito anch’io da un razzo, come un cane; ma nemmeno allora avrò paura nella mia patria. Prenda atto di ciò. Io non sarò mai il cane di Israele, come lo è qui ogni partito parlamentare. Ha capito? Mai! Non mi si può né comprare, né intimidire. E così siamo in molti. E sempre più numerosi. E nel momento in cui andremo al governo, Márton Gyöngyösi sarà il ministro degli esteri e Ferenc Szaniszló presiederà all’Autorità di vigilanza sui media. Quanto a lei, la spediremo gentilmente a casa. Quanto prima sarà, tanto meglio sarà!

Gábor Vona
Presidente di Jobbik
18 marzo 2013

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