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L’alleanza sino-russa: una sfida alle ambizioni statunitensi in Eurasia

Global Research :::: Mahdi Darius Nazemroaya :::: 12 febbraio, 2012 :::: Email This Post   Print This Post
L’alleanza sino-russa: una sfida alle ambizioni statunitensi in Eurasia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 23 settembre 2007

“Ma se lo spazio intermedio [la Russia e l'ex Unione Sovietica] respinge l’Occidente [l'Unione europea e l'America], diventa una singola entità assertiva; se ottiene il controllo sul Sud [Medio Oriente] o si allea con il principale attore orientale [Cina], il primato dell’America in Eurasia si restringe drammaticamente. Lo stesso accadrebbe qualora i due principali attori orientali in qualche modo si unissero. Infine, ogni espulsione dell’America da parte dei suoi alleati occidentali [l'intesa franco-tedesca] dalla sua posizione alla periferia occidentale [Europa] segnerebbe automaticamente la fine della partecipazione degli Stati Uniti al gioco sulla scacchiera eurasiatica, anche se questo comporterebbe la subordinazione dell’estremità occidentale ad un redivivo giocatore che occupa lo spazio intermedio [per esempio la Russia]“.
(Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici, 1997)

La terza legge del moto di Sir Isaac Newton afferma che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.” Questi principi della fisica possono essere utilizzati anche nelle scienze sociali, con particolare riferimento alle relazioni sociali e geopolitiche.

Stati Uniti d’America e Gran Bretagna, l’alleanza anglo-statunitense, si sono impegnati in un progetto ambizioso per controllare le risorse energetiche globali. Le loro azioni hanno portato a una serie di reazioni complesse, che hanno creato una coalizione eurasiatica che si appresta a sfidare l’asse anglo-statunitense.

Circondare la Russia e la Cina: il ritorno di fiamma delle ambizioni globali anglo-statunitensi

Oggi stiamo assistendo ad un iper-uso, praticamente incontrollato, della forza – forza militare – nelle relazioni internazionali, forza che sta spingendo il mondo nell’abisso dei conflitti permanenti. E di conseguenza, non abbiamo la forza sufficiente per trovare una soluzione completa a uno di questi conflitti. Trovare un accordo politico diventa altrettanto impossibile. Stiamo assistendo al sempre maggiore disprezzo verso i principi fondamentali del diritto internazionale. E le norme legali indipendenti diventano, infatti, sempre più vicine al sistema legale di uno Stato. Uno Stato, naturalmente in primo luogo gli Stati Uniti, che ha oltrepassato i propri confini nazionali in ogni modo.
Vladimir Putin alla Conferenza di Monaco sulla politica di sicurezza in Germania (11 febbraio 2007)

Ciò che i dirigenti e i funzionari statunitensi chiamano “Nuovo Ordine Mondiale” è ciò che i cinesi e i russi considerano un “mondo unipolare”. Questa è la visione o l’allucinazione, a seconda della prospettiva, che ha colmato il divario tra Pechino e Mosca.

Cina e Russia sono ben consapevoli del fatto che sono obiettivi dell’alleanza anglo-statunitense. Il comune timore dell’accerchiamento le ha unite. Non è un caso che, nello stesso anno in cui la NATO bombardava la Jugoslavia, il presidente cinese Jiang Zemin e il presidente della Russia Boris Eltsin, in una dichiarazione congiunta anticipata al vertice storico del dicembre 1999, rivelavano che la Cina e la Federazione Russa avrebbero lavorato assieme per resistere al “Nuovo Ordine Mondiale.”

I semi di questa dichiarazione sino-russa erano stati, infatti, previsti nel 1996, quando entrambe le parti dichiararono che si opponevano all’imposizione globale dell’egemonia di un solo Stato.

Sia Jiang Zemin che Boris Eltsin dichiararono che tutti gli stati-nazione dovrebbero essere trattati allo stesso modo, godere della sicurezza, del reciproco rispetto della sovranità e assai importante, della non interferenza negli affari interni da parte di altri stati-nazione. Queste affermazioni erano rivolte al governo degli Stati Uniti e ai suoi partner.

I cinesi e i russi inoltre chiesero l’istituzione di un più equo ordine economico e politico globale. Entrambe le nazioni avevano anche denunciato che gli USA erano dietro ai movimenti separatisti nei rispettivi paesi. Inoltre sottolinearono le ambizioni statunitensi nel voler balcanizzare e finlandizzare gli stati-nazione dell’Eurasia. Gli statunitensi più influenti come Zbigniew Brzezinski, avevano già auspicato la de-centralizzazione e infine la frammentazione della Federazione russa.

Sia i cinesi che i russi avvertirono con una dichiarazione che la creazione di uno scudo missilistico internazionale e la violazione del Trattato Anti-Missile Balistico (trattato ABM) avrebbe destabilizzato l’ambiente internazionale e polarizzato il mondo. Nel 1999, i cinesi e i russi erano consapevoli di ciò che stava per avvenire e della direzione che gli USA stavano prendendo. Nel giugno 2002, meno di un anno prima dello scatenarsi della “Guerra Globale al Terrore”, George W. Bush Jr. annunciava che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal trattato ABM.

Il 24 luglio 2001, meno di due mesi prima dell’11 settembre 2001, la Cina e la Russia firmarono il Trattato di cooperazione amichevole e buon vicinato. Quest’ultimo è un ben formulato patto di mutua difesa contro gli Stati Uniti, la NATO e la rete militare asiatica statunitense che circondava la Cina. [1]

Il patto militare dell’Organizzazione di Shanghai segue lo stesso modello di cauta formulazione. E’ anche interessante notare che l’articolo 12 della dichiarazione congiunta sino-russa del trattato bilaterale del 2001 prevede che la Cina e la Russia lavorino insieme per mantenere l’equilibrio strategico globale, “l’osservazione degli accordi basilari relativi alla salvaguardia e al mantenimento della stabilità strategica” e “promuovere il processo di disarmo nucleare”. [2] Questo sembra alludere alla minaccia nucleare rappresentata dagli Stati Uniti.

Ostacolare gli USA e la Gran Bretagna: la coalizione “cinese-russo-iraniana”

Come risposta alla corsa all’accerchiamento anglo-statunitense e, infine, al smantellamento della Cina e della Russia, Mosca e Pechino hanno serrato i ranghi e la SCO si è lentamente evoluta, emergendo nel cuore dell’Eurasia come una potente entità internazionale.

Gli obiettivi principali della SCO sono di natura difensiva. Gli obiettivi economici della SCO devono integrare e unificare le economie eurasiatiche contro l’attacco economico-finanziario e la manipolazione della “Trilateral” Nord America, Europa occidentale e Giappone, che controlla porzioni significative dell’economia globale.

Lo Statuto della SCO è stato anche creato, utilizzando il gergo occidentale della sicurezza nazionale, per combattere “il terrorismo, il separatismo e l’estremismo”. Attività terroristiche, movimenti separatisti e movimenti estremisti in Russia, Cina e Asia Centrale sono tutte forze tradizionalmente segretamente nutrite, finanziate, armate e appoggiate dai governi inglesi e degli Stati Uniti. Diversi gruppi separatisti ed estremisti che hanno destabilizzato i membri della SCO, hanno uffici anche a Londra.

Iran, India, Pakistan e Mongolia sono tutti membri della SCO. Lo status di osservatore nella SCO dell’Iran è fuorviante. L’Iran ne è un membro de facto. Lo status di osservatore ha lo scopo di nascondere la natura della cooperazione trilaterale tra Iran, Russia e Cina, in modo che la SCO non possa essere etichettata e demonizzata come gruppo militare anti-statunitense o anti-occidentale.

Gli interessi dichiarati di Cina e Russia sono volti a garantire la continuità del “Mondo Multi-Polare” prefigurato da Zbigniew Brzezinski nel suo libro del 1997, ‘La Grande Scacchiera: Primato e imperativi geostrategici dell’America’, mettendo in guardia contro la creazione o la “nascita di una ostile coalizione [Eurasiatica] che in futuro potrebbe cercare di sfidare il primato degli Stati Uniti.”[3] Inoltre, ha definito questa potenziale coalizione eurasiatica un’”alleanza anti-egemonica” che sarebbe formata da una coalizione “cinese-russo-iraniana” con la Cina come suo fulcro. [4] Si tratta della SCO e dei diversi gruppi eurasiatici che sono collegati alla SCO.

Nel 1993, Brzezinski aveva scritto: “Nel valutare le future opzioni della Cina, si deve considerare anche la possibilità che una Cina economicamente prospera e politicamente sicura di sé – ma che si sente esclusa dal sistema globale e che ha deciso di diventare sia il promotore che il leader degli stati svantaggiati del mondo – può decidere di costituire non solo un articolato dottrinale, ma anche una potente sfida geopolitica al mondo dominato dalla Trilateral [un riferimento al fronte economico formato da Nord America, Europa Occidentale e Giappone].” [5]

Brzezinski avvertiva che la risposta di Pechino alla sfida allo status quo globale sarebbe stata la creazione di una coalizione cinese-russo-iraniana: “Per gli strateghi cinesi, nell’affrontare la coalizione trilaterale di America, Europa e Giappone, il gioco geopolitico più efficace potrebbe essere cercare e formare una propria triplice alleanza, che collegasse la Cina con l’Iran nel Golfo Persico/Medio Oriente e la Russia alla zona dell’ex Unione Sovietica [ed europeo orientale]“. [6] Brzezinski continuava dicendo che la coalizione cinese-russo-iraniana, che chiamava anche coalizione anti-sistema potrebbe “essere una potente calamita per altri stati [ad esempio, il Venezuela] insoddisfatti dallo status quo [globale]“. [7]

Inoltre, Brzezinski nel 1997 ammoniva che “Il compito più immediato [per gli Stati Uniti] è rendere sicuro che nessuno Stato o combinazione di stati, acquisisca la capacità di espellere gli Stati Uniti dall’Eurasia o anche di diminuire in modo significativo il suo ruolo di arbitro decisivo.” [8] Può darsi che i suoi avvertimenti siano stati dimenticati, perché gli Stati Uniti sono stati espulsi dall’Asia centrale e le forze statunitensi sono state sfrattate da Uzbekistan e Tagikistan.

Il ritorno di fiamma delle “Rivoluzioni di Velluto” in Asia centrale

L’Asia Centrale è stata teatro di numerosi tentativi, sponsorizzati dai britannici e dagli statunitensi, di cambio di regime. Questi ultimi sono stati caratterizzati dalle rivoluzioni di velluto simili alla Rivoluzione Arancione in Ucraina e alla Rivoluzione delle Rose in Georgia.
Queste rivoluzioni di velluto in Asia centrale finanziate dagli Stati Uniti, fallirono, a parte in Kirghizistan dove c’era stato un parziale successo con la cosiddetta Rivoluzione dei Tulipani.

Perciò, il governo degli Stati Uniti ha subito importanti battute d’arresto geo-strategiche in Asia centrale. Tutti i leader dell’Asia centrale hanno preso le distanze dagli USA.

Russia e Iran si sono anche assicurati gli accordi energetici nella regione. Gli sforzi degli USA, da parecchi decenni, di esercitare un ruolo egemonico in Asia centrale sembrano essere stati rovesciati in una notte. Le rivoluzioni di velluto finanziate dagli statunitensi hanno fallito. I rapporti tra Uzbekistan e Stati Uniti sono stati particolarmente colpiti.

L’Uzbekistan è sotto il governo autoritario del presidente Islam Karimov. A partire dalla seconda metà degli anni ’90 il presidente Karimov fu portato a trascinare l’Uzbekistan nell’alleanza anglo-statunitense e nella NATO. Quando ci fu un attentato alla sua vita, il presidente Karimov aveva sospettato il Cremlino a causa della sua posizione politicamente indipendente. Questo è ciò che ha portato l’Uzbekistan a lasciare la CSTO. Ma Islam Karimov, anni dopo, ha cambiato idea su chi stesse cercando di sbarazzarsi di lui.

Secondo Zbigniew Brzezinski, l’Uzbekistan rappresentava un grave ostacolo al ristabilimento del controllo russo nell’Asia centrale, ed era praticamente invulnerabile alle pressioni russe; questo è il motivo per cui era importante assicurarsi che l’Uzbekistan come protettorato statunitense in Asia centrale.

L’Uzbekistan è anche la più grande forza militare in Asia centrale. Nel 1998 compì delle esercitazioni con le truppe della NATO. L’Uzbekistan si stava pesantemente militarizzando, come la Georgia nel Caucaso. Gli Stati Uniti diedero all’Uzbekistan enormi quantità di aiuti finanziari per sfidare il Cremlino in Asia centrale, e fornirono anche l’addestramento delle forze usbeche.

Con il lancio della “Guerra globale al terrore” nel 2001, l’Uzbekistan, un alleato degli anglo-statunitensi, offrì immediatamente basi e installazioni militari agli Stati Uniti, a Karshi-Khanabad.

Il governo dell’Uzbekistan sapeva già quale direzione avrebbe preso la “Guerra globale al terrore”. Irritando Bush Jr., il presidente uzbeco formulò una politica di autonomia. La luna di miele tra l’Uzbekistan e l’alleanza anglo-statunitense finì quando Washington DC e Londra contemplarono la rimozione dal potere di Islam Karimov. Era un po’ troppo indipendente per i loro comodi e gusti. I loro tentativi di rimuovere il Presidente uzbeco fallirono, causando uno spostamento delle alleanze geo-politiche.

I tragici eventi di Andijan del 13 maggio 2005, furono il punto di rottura tra l’Uzbekistan e l’alleanza anglo-statunitense. Gli abitanti di Andijan furono incitati allo scontro con le autorità usbeche, portando a un pesante giro di vite della sicurezza sui manifestanti e alla perdita di vite umane.
Gruppi armati furono indicati come presenti. Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nell’UE, i resoconti dei media si concentrarono soprattutto sulle violazioni dei diritti umani, senza citare il ruolo occulto dell’alleanza anglo-statunitense. L’Uzbekistan accusò la Gran Bretagna e gli Stati Uniti di esserne i responsabili, accusandoli di incitare alla ribellione.

MK Bhadrakumar, l’ex ambasciatore indiano in Uzbekistan (1995-1998), ha rivelato che l’Hezbut Tahrir (HT) è stato uno dei partiti accusati delle agitazioni ad Andijan dal governo uzbeco. [9] Il gruppo stava già destabilizzando l’Uzbekistan utilizzando tattiche violente. La sede di questo gruppo sembra essere a Londra e gode del sostegno del governo britannico. Londra è un hub di molte organizzazioni simili che sostengono i vari interessi anglo-statunitensi nei vari paesi, compresi l’Iran e il Sudan, attraverso le campagne di destabilizzazione. L’Uzbekistan aveva perfino avviato la repressione delle organizzazioni non governative (ONG) straniere, a causa dei tragici eventi di Andijan.

L’alleanza anglo-statunitense aveva giocato male le proprie carte in Asia centrale. L’Uzbekistan aveva lasciato ufficialmente il gruppo GUUAM, una entità promossa da NATO-USA in funzione anti-russa. Il GUUAM divenne ancora una volta il GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Moldavia), il 24 maggio 2005.

Il 29 luglio 2005, le truppe statunitensi ebbero l’ordine di lasciare l’Uzbekistan entro sei mesi. [10] Letteralmente, agli statunitensi dissero che non erano più i benvenuti in Uzbekistan e in Asia centrale.

La Russia, la Cina e la SCO aggiunsero le loro voci alle richieste. Gli Stati Uniti eliminarono la loro base aerea in Uzbekistan nel novembre 2005.

L’Uzbekistan è rientrato nella CSTO il 26 giugno 2006 e si è riallineata, ancora una volta, con Mosca. Il Presidente uzbeco è diventato anche un veemente fautore, insieme all’Iran, della totale espulsione degli Stati Uniti dall’Asia centrale. [11] A differenza dell’Uzbekistan, il Kirghizistan ha continuato a permettere agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Manas, ma con restrizioni e in un clima di incertezza. Il governo kirghizo mise anche in chiaro che nessuna attività negli Stati Uniti avrebbe dovuto colpire l’Iran partendo dal Kirghizistan.

Il maggiore errore geostrategico

Sembra che un riavvicinamento strategico tra Iran e gli USA fosse in opera dal 2001 al 2002. All’inizio della guerra globale al terrorismo, Hezbollah e Hamas, due organizzazioni arabe appoggiate da Iran e Siria, furono tenute fuori dalla lista delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato statunitense. L’Iran e la Siria erano anche vagamente ritratte come potenziali partner nella “guerra globale al terrore”.

Dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, l’Iran aveva espresso il suo sostegno al governo iracheno post-Saddam Hussein. Durante l’invasione dell’Iraq, i militari statunitensi attaccarono la milizia dell’opposizione iraniana basata in Iraq, la Mujahedin-e Khalq Organization (MEK/MOK/MKO). I jet iraniani attaccarono le basi irachene della MEK, all’incirca nella stessa finestra temporale.

Iran, Gran Bretagna e Stati Uniti cooperarono contro i taliban in Afghanistan. Vale la pena ricordare che i taliban non sono mai stati alleati dell’Iran. Fino al 2000, i taliban erano sostenuti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, che lavoravano a braccetto con l’esercito e l’intelligence pakistani.

I taliban rimasero scioccati e sconcertati per ciò che videro come un tradimento degli statunitensi e dei britannici nel 2001 – questo alla luce del fatto che nell’ottobre 2001 avevano dichiarato che avrebbero consegnato Usama bin Ladin agli Stati Uniti, dietro la presentazione delle prove del suo presunto coinvolgimento negli attentati dell’11/9.

Zbigniew Brzezinski aveva avvertito, anni prima del 2001, che “una coalizione che allei Russia, Cina e Iran può nascere solo se gli Stati Uniti sono così miopi da contrapporsi alla Cina e all’Iran allo stesso tempo”. [12] L’arroganza di Bush Jr. ha portato a questa politica miope.

Secondo il Washington Post, “Subito dopo la caduta lampo di Baghdad da parte delle forze degli Stati Uniti, tre anni fa [nel 2003], un insolito documento di due pagine venne sparato fuori dal fax dell’Ufficio per il Vicino Oriente del Dipartimento di Stato. Era una proposta dell’Iran per un ampio dialogo con gli Stati Uniti, e il fax suggeriva che tutto era sul tavolo, compresa la piena cooperazione sui programmi nucleari, l’accettazione di Israele e la cessazione del sostegno iraniano ai gruppi militanti palestinesi”. [13]

La Casa Bianca fu impressionata da ciò, e credendo che fosse dovuto alle grandi “vittorie” in Iraq e in Afghanistan, semplicemente ignorò la lettera inviata attraverso i canali diplomatici del governo svizzero, per conto di Teheran.
Tuttavia, non fu a causa di ciò che era stato erroneamente percepito come una rapida vittoria in Iraq, che l’amministrazione Bush ha respinto l’Iran. Il 29 gennaio 2002, in un importante discorso, il presidente Bush Jr. confermava che gli Stati Uniti avrebbero inoltre preso di mira l’Iran, che era stato aggiunto al cosiddetto “Asse del Male” insieme all’Iraq e alla Corea del Nord. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna intendevano attaccare l’Iran, la Siria e il Libano, dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Infatti, subito dopo l’invasione, nel luglio 2003, il Pentagono aveva formulato uno scenario di guerra inizialmente chiamato “Theater Iran Near Term (TIRANNT).”

A partire dal 2002, l’amministrazione Bush aveva deviato dall’originaria tesi geo-strategica. Francia e Germania furono escluse dalla spartizione del bottino della guerra in Iraq.

L’intenzione era quella di agire contro l’Iran e la Siria proprio come gli USA e la Gran Bretagna usarono e tradirono i loro alleati taliban in Afghanistan. Gli Stati Uniti erano anche decisi a colpire Hezbollah e Hamas. Nel gennaio del 2001, secondo Daniel Sobelman, corrispondente di Haaretz, il governo statunitense aveva avvertito il Libano che gli Stati Uniti avrebbero attaccato Hezbollah. Queste minacce dirette al Libano furono fatte all’inizio del mandato presidenziale di George W. Bush Jr., otto mesi prima degli eventi dell’11 settembre 2001.

Il conflitto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tra la alleanza anglo-statunitense e l’intesa franco-tedesca, sostenuta da Russia e Cina, è stato un segno di questa deviazione.

Gli geostrateghi statunitensi, anni dopo la guerra fredda, avevano programmato che l’intesa franco-tedesca fosse un partner nei loro piani di supremazia globale. A questo proposito, Zbigniew Brzezinski aveva riconosciuto che l’intesa franco-tedesca, alla fine, avrebbe dovuto avere uno status più elevato e che il bottino di guerra avrebbe dovuto essere diviso con gli alleati europei di Washington.

Entro la fine del 2004, l’alleanza anglo-statunitense aveva cominciato a correggere il proprio atteggiamento verso la Francia e la Germania. Washington era tornata al suo originario copione geo-strategico con la NATO che aveva un ruolo più esteso nel Mediterraneo orientale. A sua volta, la Francia ha ottenuto concessioni petrolifere in Iraq.

I piani di guerra del 2006 per il Libano e il Mediterraneo orientale, puntavano anche a un importante cambio di direzione, un ruolo di partnership per l’intesa franco-tedesca, con la Francia e la Germania a svolgere un ruolo militare di primo piano nella regione.

Vale la pena notare che un importante cambiamento si era verificato nei primi mesi del 2007, riguardo l’Iran. A seguito delle battute d’arresto degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan (così come in Libano, Palestina, Somalia e nell’Asia centrale ex sovietica), la Casa Bianca aveva avviato dei negoziati segreti con l’Iran e la Siria. Tuttavia, il dado era tratto e sembrerebbe che gli USA non siano in grado di spezzare un’alleanza militare che include Russia, Iran e Cina come suo nucleo.

La Commissione Baker-Hamilton: cooperazione occulta anglo-statunitense con l’Iran e la Siria?

L’America dovrebbe anche appoggiare decisamente le aspirazioni turche a un oleodotto da Baku nella [Repubblica di] Azerbaijan, a Ceyhan sulla costa turca del Mediterraneo, che servirebbe da importante sbocco per le fonti energetiche dal bacino del Mar Caspio. Inoltre, non è nell’interesse dell’America perpetuare le ostilità irano-americane. Una qualsiasi riconciliazione dovrebbe basarsi sul riconoscimento del reciproco interesse strategico nella stabilizzazione di quello che, attualmente è, un ambiente regionale molto volatile per l’Iran [ad esempio, Iraq e Afghanistan]. Certo, una tale riconciliazione deve essere perseguita da entrambe le parti, non è un favore concesso da uno all’altro. Un forte, anche religiosamente motivato ma non fanaticamente anti-occidentale, Iran è nell’interesse degli Stati Uniti, e perfino la dirigenza politico iraniana può riconoscere questa realtà. Nel frattempo, gli interessi a lungo raggio degli statunitensi in Eurasia sarebbero meglio serviti abbandonando le attuali obiezioni statunitensi a una più stretta cooperazione economica turco-iraniana, soprattutto nella costruzione di nuovi gasdotti…”
Zbigniew Brzezinski (La Grande Scacchiera: la supremazia americana ei suoi imperativi geostrategici, 1997)

Le raccomandazioni della Commissione Baker-Hamilton o Iraq Study Group (ISG) non sono un reindirizzamento riguardo al coinvolgimento dell’Iran, ma un ritorno alla pista da cui l’amministrazione Bush aveva deviato, in conseguenza dei deliri per le sue frettolosamente annunciate vittorie in Afghanistan e in Iraq. In altre parole, la Commissione Baker-Hamilton cercava di controllare i danni e reindirizzare il percorso geo-strategico degli USA, originariamente previsto dai pianificatori militari da cui l’amministrazione Bush sembrava aver deviato.

Il rapporto ISG fece anche sottilmente intendere che l’adozione delle cosiddette riforme economiche per il “libero mercato”, potrebbero agire sull’Iran (e per estensione sulla Siria) al posto del cambio di regime. L’ISG ha anche favorito l’adesione della Siria e dell’Iran all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). [14] Va inoltre osservato, in proposito, che l’Iran ha già avviato un programma di privatizzazione di massa che coinvolge tutti i settori, dalle banche all’energia e all’agricoltura.

La relazione dell’ISG raccomanda inoltre, la fine del conflitto arabo-israeliano e l’instaurazione della pace tra Israele e Siria. [15]
Anche gli interessi comuni di Iran e Stati Uniti furono analizzati dalla Commissione Baker-Hamilton. L’ISG aveva raccomandato che gli Stati Uniti non rafforzassero nuovamente i taliban in Afghanistan (contro l’Iran). [16] Va inoltre notato che Imad Moustapha, l’ambasciatore siriano negli Stati Uniti, il ministro degli esteri siriano e Javad Zarif, il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, furono tutti consultati dalla Commissione Baker-Hamilton. [17] L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Javad Zarif, è stato anche per anni un uomo di tramite tra gli Stati Uniti e i governi iraniani.

Vale la pena ricordare anche che l’amministrazione Clinton fu coinvolta nel percorso di riavvicinamento con l’Iran, tentando al contempo di tenere sotto controllo l’Iran nel quadro della politica del “doppio contenimento” nei confronti di Iraq e Iran. Questa politica era legata anche al documento ’1992 Draft Defence Guidance’ scritto da persone delle amministrazioni Bush Sr. e Bush Jr.

Vale la pena notare che Zbigniew Brzezinski aveva affermato, già nel 1979 e nel 1997, che l’Iran sotto il suo sistema politico post-rivoluzionario avrebbe potuto essere cooptato dagli USA. [18] Anche la Gran Bretagna aveva assicurato la Siria e l’Iran, nel 2002 e 2003, che non sarebbero stati presi di mira e li aveva incoraggiati nella loro cooperazione con la Casa Bianca.

Va notato che la Turchia ha di recente firmato un accordo con l’Iran su una pipeline che trasporterà gas verso l’Europa occidentale. Questo progetto prevede la partecipazione del Turkmenistan. [19] Sembrerebbe che questo accordo di cooperazione tra Teheran e Ankara indichi una riconciliazione, piuttosto che lo scontro con l’Iran e la Siria. Ciò è in linea con quello che Brzezinski nel 1997 sosteneva essere nell’interesse degli USA. Inoltre, il governo iracheno sponsorizzato dagli anglo-statunitensi ha recentemente firmato accordi per una pipeline con l’Iran.

Ancora una volta, gli interessi degli USA in questo affare avrebbero potuto essere messi in discussione, come fecero gli alti pareri sull’Iran dei leader fantoccio di Iraq e Afghanistan.

Qualcosa non va…

L’attenzione dei media in Nord America e in Gran Bretagna ai commenti positivi su Teheran, espressi dai clienti anglo-statunitensi a Baghdad e a Kabul, era sinistra.
Nonostante questi commenti da Baghdad e Kabul circa il ruolo positivo assunto dall’Iran in Iraq e in Afghanistan non fossero nuovi, l’attenzione dei media lo era. Il presidente George W. Bush Jr. e la Casa Bianca criticarono il primo ministro iracheno per aver detto che l’Iran giocava un ruolo costruttivo in Iraq, ai primi di agosto del 2007. La Casa Bianca e la stampa inglese o nordamericana di solito avrebbero solo ignorato o respinto questi commenti. Tuttavia, questo non fu il caso nell’agosto 2007.

Il presidente afghano, Hamid Karzai, nel corso di una conferenza stampa congiunta con George W. Bush Jr. aveva dichiarato che l’Iran era una forza positiva nel suo paese. Non era strano sentir dire che l’Iran era una forza positiva in Afghanistan, perché la stabilità dell’Afghanistan è nel migliore interesse dell’Iran. Ciò che si presentava come strano erano “quando” e “dove” le osservazioni erano state fatte. Le conferenze stampa della Casa Bianca sono coreografate e il luogo e il tempo delle osservazioni del presidente afghano dovrebbero essere stati discussi. Successe anche poco dopo i commenti del presidente afghano, quando il presidente iraniano giunse a Kabul per una visita senza precedenti, che doveva essere stata approvata dalla Casa Bianca.

L’influenza politica dell’Iran

Per quanto riguarda l’Iran e gli Stati Uniti, l’immagine è sfocata e le linee tra cooperazione e rivalità sono poco chiare. La Reuters e l’agenzia stampa degli studenti iraniani (ISNA) avevano entrambe riferito che il presidente iraniano poteva visitare Baghdad dall’agosto 2007. Queste notizie emersero proprio poco prima che il governo degli Stati Uniti iniziasse a minacciare di dichiarare il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana come organizzazione terroristica internazionale. Senza insinuare nulla, va anche rilevato che la Guardia Rivoluzionaria e le forze armate statunitensi hanno avuto anche una storia di cooperazione di basso profilo dalla Bosnia-Erzegovina all’Afghanistan controllato dai taliban.

Il presidente iraniano aveva anche invitato i presidenti degli altri quattro paesi del Caspio, a un vertice sul Mar Caspio a Teheran. [20] Aveva invitato il presidente turkmeno, mentre era in Turkmenistan, e anche i presidenti russo e kazako nell’agosto del 2007, al vertice della SCO in Kirghizistan. Il Presidente Aliyev, a capo della Repubblica di Azerbaigian (Azarbaijan) era stato personalmente invitato durante un viaggio del presidente iraniano a Baku. Il vertice previsto sul Mar Caspio poteva essere simile a quello di Port Turkmenbashi, nel Turkmenistan, tra i presidenti kazako, russo e turkmeno, dove fu annunciato che la Russia non sarebbe stata esclusa dagli accordi sulle pipeline in Asia centrale.

L’influenza iraniana era chiaramente sempre più forte. I funzionari di Baku avevano anche affermato che avrebbero ampliato la cooperazione energetica con l’Iran e l’avrebbero inserita nell’accordo sul gasdotto tra Iran, Turchia e Turkmenistan, che rifornirà i mercati europei di gas. [21] Questo accordo, per rifornire l’Europa, era simile all’accordo russo per trasportare energia, firmato tra la Grecia, la Bulgaria e la Federazione russa. [22]

In Oriente, la Siria era coinvolta nei negoziati connessi all’energia con Ankara e Baku, e colloqui importanti erano stati avviati tra funzionari statunitensi e Teheran e Damasco. [23]

L’Iran aveva anche preso parte agli scambi diplomatici con Siria, Libano, Turchia e Repubblica di Azerbaigian. Inoltre, a partire dall’agosto 2007, la Siria aveva accettato di riaprire gli oleodotti iracheni per il Mediterraneo orientale che attraversano il territorio siriano. [24]

La recente visita ufficiale del Primo Ministro iracheno al-Maliki in Siria è stata descritta come storica da notiziari come la British Broadcasting Corporation (BBC). Inoltre, la Siria e l’Iraq hanno deciso di costruire un gasdotto dall’Iraq alla Siria, dove il gas iracheno sarà trattato in impianti siriani. [25] Tali accordi vengono presentati come le fonti delle tensioni tra Baghdad e la Casa Bianca, ma ciò è dubbio. [26]

L’Iran e il Gulf Cooperation Council (GCC) stanno anche programmando di avviare il processo per la creazione di una zona di libero scambio iraniana-GCC nel Golfo Persico. Nei bazar di Teheran e nel circolo politico di Rafsanjani, vi sono anche discussioni sulla eventuale creazione di un mercato unico tra Iran, Tagikistan, Armenia, Iraq, Afghanistan e Siria. Il ruolo statunitense in questi processi, per quanto riguarda Afghanistan, Iraq e il GCC, dovrebbero essere esplorato.

Sotto il presidente Nicholas Sarkozy, la Francia ha indicato che è disposta ad impegnarsi pienamente se i siriani daranno garanzie specifiche per quanto riguarda il Libano. Queste garanzie sono connesse agli interessi economici e geo-strategici francesi.

Nello stesso periodo delle dichiarazioni francesi sulla Siria, Gordon Brown aveva indicato che la Gran Bretagna era anch’essa disposta a impegnarsi in scambi diplomatici con Siria e Iran. Heidemarie Wieczorek-Zeul, ministro tedesco per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, fu anche coinvolta nei colloqui con Damasco su progetti comuni, riforma economica e per avvicinare l’Unione Europea alla Siria. Questi colloqui, tuttavia, tendono a camuffarsi dietro le discussioni tra la Siria e la Germania per quanto riguarda l’esodo di massa dei rifugiati iracheni, derivante dall’occupazione anglo-statunitense del loro paese. Il ministro degli esteri francese era atteso a Teheran per colloqui su Libano, Palestina e Iraq. Nonostante i guerrafondai degli Stati Uniti e più recentemente della Francia, questo ha portato tutti a fare speculazioni su una possibile inversione di tendenza per quanto riguarda l’Iran e la Siria. [27]

Poi, di nuovo, ciò fa parte del duplice approccio degli Stati Uniti nel prepararsi al peggio (la guerra), mentre sollecitano la capitolazione diplomatica di Siria e Iran a stati clienti o partner. Quando accordi su petrolio e armi furono firmati tra la Libia e la Gran Bretagna, Londra disse che l’Iran dovrebbe seguire l’esempio libico, così come aveva detto la Commissione Baker-Hamilton.

Si è fermata la corsa alla guerra?

Nonostante i colloqui a porte chiuse con Damasco e Teheran, Washington sta comunque armando i propri clienti in Medio Oriente. Israele è in un avanzato stato di preparazione militare per una guerra contro la Siria.

A differenza di Francia e Germania, le ambizioni degli anglo-statunitensi verso Iran e Siria non sono la cooperazione. L’obiettivo ultimo è la subordinazione politica ed economica.

Inoltre, sia come amico o come nemico, gli USA non possono tollerare l’Iran entro i suoi confini attuali. La balcanizzazione dell’Iran, come quella dell’Iraq e della Russia, è un’importante obiettivo a lungo termine anglo-statunitense.
Che cosa ci aspetta non si sa. Mentre non vi è fumo all’orizzonte, l’agenda militare di USA-NATO-Israele non necessariamente comporta l’attuazione della guerra, come previsto.

Una “coalizione cinese-russo-iraniana” – che costituisce la base di una contro-alleanza globale – sta emergendo. USA e Gran Bretagna piuttosto che optare per una guerra diretta, potrebbero scegliere di cooptare Iran e Siria attraverso una manipolazione macro-economica e le rivoluzioni di velluto.

La guerra contro l’Iran e la Siria, tuttavia, non può essere esclusa. Ci sono preparativi di guerra reali sul terreno in Medio Oriente e nell’Asia centrale. Una guerra contro l’Iran e la Siria avrebbe conseguenze di vasta portata in tutto il mondo.

Mahdi Darius Nazemroaya è uno scrittore indipendente di Ottawa specializzato sul Medio Oriente e l’Asia centrale. È ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG).

NOTE:

[1] Trattato di buon vicinato e amichevole cooperazione tra la Repubblica popolare cinese e la Federazione russa, firmato ed entrato in vigore il 16 luglio 2001, RP della Cina, Federazione Russa, Ministero degli Affari Esteri della Repubblica popolare cinese. http://www.fmprc.gov.cn/eng/wjdt/2649/t15771.htm
Di seguito gli articoli del trattato che sono rilevanti per la mutua difesa di Cina e Russia contro l’accerchiamento e gli sforzi per smantellare entrambe le nazioni degli statunitensi;

ARTICOLO 4
La parte cinese sostiene la parte russa nelle sue politiche sulla questione della difesa dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale della Federazione russa.
La parte russa appoggia la parte cinese nelle sue politiche sulla questione della difesa dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale della Repubblica popolare cinese.

ARTICOLO 5
La parte russa ribadisce che la posizione di principio sulla questione di Taiwan, come esposto nei documenti politici firmati e adottati dai capi di Stato dei due paesi dal 1992 al 2000 rimangono invariati. La parte russa riconosce che c’è una sola Cina nel mondo, che la Repubblica popolare cinese è l’unico governo legale che rappresenta tutta la Cina e che Taiwan è parte inalienabile della Cina. La parte russa si oppone a qualsiasi forma di indipendenza di Taiwan.

ARTICOLO 8
Le parti contraenti non entrano in nessuna alleanza o fanno parte di alcun blocco né devono intraprendere tale azione, compresa la conclusione di trattati con un paese terzo che compromette la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’altra Parte contraente. Nessuna delle due parti contraenti deve consentire che il suo territorio venga utilizzato da un paese terzo per compromettere la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale della parte contraente.
Nessuna delle due parti contraenti deve consentire la creazione di organizzazioni o bande sul proprio suolo che possano danneggiare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’altra parte contraente e tali attività dovrebbero essere vietate.

ARTICOLO 9
Quando si verifica una situazione in cui una delle parti contraenti ritiene che la pace sia minacciata e minata o dei suoi interessi di sicurezza siano coinvolti o quando si confronta con la minaccia di aggressione, le parti contraenti avviano immediatamente i contatti e le consultazioni al fine di eliminare tale minacce.

ARTICOLO 12
Le parti contraenti devono lavorare insieme per il mantenimento di equilibrio strategico globale e la stabilità e fare grandi sforzi per promuovere l’osservazione degli accordi di base relativi alla salvaguardia e al mantenimento della stabilità strategica.
Le parti contraenti promuoveranno attivamente il processo di disarmo nucleare e la riduzione delle armi chimiche, promuovono e rafforzano i regimi sul divieto delle armi biologiche e adottano misure volte a prevenire la proliferazione delle armi di distruzione di massa, i loro vettori e la loro relativa tecnologia.

[2] Ibid.
[3] Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives (NYC, New York: HarperCollins Publishers , 1997), p.198.
[4] Ibid. pp. 115-116, 170, 205-206.
Nota: Brzezinski si riferisce alla coalizione cinese-russo-iraniana anche come una “controalleanza” (p.116).
[5] Zbigniew Brzezinski, Out of Control: Global Turmoil on the Eve of the 21st Century (NYC, New York: Charles Scribner’s Sons Macmillan Publishing Company , 1993), p.198.
[6] Ibid.
[7] Ibid.
[8] Brzezinski, The Grand Chessboard , Op. cit. , p.198.
[9] MK Bhadrakumar, The lessons from Ferghana , Asia Times, 18 maggio 2005. http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/GE18Ag01.html
[10] Nick Paton Walsh, Uzbekistan kicks US out of military base , The Guardian (UK), 1 agosto 2005. http://www.guardian.co.uk/usa/story/0,12271,1540185,00.html
[11] Vladimir Radyuhin, Uzbekistan rejoins defence pact , The Hindu, 26 giugno 2006. http://www.thehindu.com/2006/06/26/stories/2006062604491400.htm
[12] Brzezinski, The Grand Chessboard , op. cit., p.116.
[13] Glenn Kessler, In 2003, US Spurned Iran’s Offer of Dialogue, The Washington Post, 18 giugno 2006, p.A16.
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/06/17/AR2006061700727.html
[14] James A. Baker III et al., The Iraq Study Group Report: The Way Forward — A New Approach Authroized ed. (NYC, New York: Random House Inc. , 2006), p.51.
[15] Ibid., pp.51, 54-57.
[16] Ibid., pp.50-53, 58.
[17] Ibid., p.114.
[18] Brzezinski, The Grand Chessboard , op. cit., p.204.
[19] Iran, Turkey sign energy cooperation deal , agree to develop Iran’s gas fields , Associated Press, 14 luglio 2007. http://www.iht.com/articles/ap/2007/07/14/business/ME-FIN-Iran-Turkey-Energy-deal.php
[20] Tehran to host summit of Caspian nations Oct.18 , Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 22 agosto 2007. http://en.rian.ru/world/20070822/73387774.html
[21] Azerbaijan, Iran reinforce energy deals , United Press International (UPI), 22 agosto 2007.
[22] Mahdi Darius Nazemroaya, The March to War: Détente in the Middle East or “Calm before the Storm?,” Centre for Research on Globalization (CRG), 10 luglio 2007.
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6281
[23] Ibid. Vale la pena notare che l’Iran è stato coinvolto nelle operazioni condotte con la Turchia e nei negoziati tra Siria, Libano, Turchia e la Repubblica di Azerbaigian sull’eventuale creazione di un corridoio energetico nel Mediterraneo orientale. Le offerte si sono verificate nello stesso lasso di tempo in cui Siria e Iran hanno iniziato i colloqui con gli Stati Uniti, dopo la relazione della Commissione Baker-Hamilton.
[24] Syria and Iraq to reopen oil pipeline link , Agence France-Presse (AFP), 22 agosto 2007.
[25] Ibid.
[26] Roger Hardy, Why the US is unhappy with Maliki , British Broadcasting Corporation (BBC), 22 agosto 2007. http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/6958440.stm
[27] Hassan Nafaa, About-face on Iran coming? , Al-Ahram (Egypt), no. 859, 23-29 Agosto, 2007.
http://weekly.ahram.org.eg/2007/859/op22.htm

FONTE:: http://www.globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=6688

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com

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