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La conferenza di Jalta su “Potere e etnicità”

:::: Alessio Bini :::: 7 giugno, 2010 :::: Email This Post   Print This Post
La conferenza di Jalta su “Potere e etnicità”

Dal 17 al 23 maggio ho avuto la possibilità di prendere parte ad un seminario internazionale che ha avuto luogo in Jalta, la celebre città ucraina in cui ebbe luogo l’incontro tra Roosevelt, Churchill e Stalin nel febbraio 1945.

L’incontro, il cui titolo è stato Ethnicity and Power: National and Regional Dimension of the New Security Architecture in Europe, è stato organizzato e sponsorizzato da vari soggetti, tra cui l’Università Nazionale Taurida di Simferopol, il Ministero ucraino dell’educazione e delle scienze e l’Associazione Umanista Norvegese.

L’evento, giunto ormai alla sua nona edizione, richiama ogni anno sempre più persone provenienti da varie parti del mondo: quest’anno ci sono stati ospiti provenienti dalla Federazione Russa, dall’Ucraina, dalla Norvegia, dalla Francia, dagli Stati Uniti d’America, dalla Moldova e dalla Polonia.

Chiaramente, l’elevata percentuale di esperti provenienti dalla Federazione Russa e dall’Ucraina ha influenzato molto l’andamento del seminario in quanto sui due Paesi si sono focalizzate molte delle analisi preparate dagli esperti presenti e, di conseguenza, molti degli interventi e delle discussioni che si sono tenute durante le sessioni. Questo fatto, agli occhi di chi, come il sottoscritto, è interessato alle dinamiche politiche ucraine e russe ha reso l’incontro un momento straordinario in cui è stato possibile incontrare e discutere con esperti provenienti, nella maggior parte dei casi, dal mondo accademico.

Da quella lunga settimana di intelligenti discussioni e pacati confronti tra posizioni differenti sono uscite molte idee interessanti sull’intreccio esistente tra situazione politica ed economica russa, ucraina da un lato e la sicurezza europea dall’altro che vorrei poter condividere con i lettori di “Eurasia”.

Poichè ad interessarci sono le dinamiche geopolitiche, restringerò la mia disamina ai temi del seminario che presentano, in modo diretto o indiretto, una dimensione marcatamente geopolitica.

Dare alle differenze regionali ucraine il giusto peso

Tutti i partecipanti al seminario hanno espresso l’opinione secondo cui alle differenze esistenti tra l’Est e l’Ovest dell’Ucraina è stato attribuito un significato eccessivamente polarizzante e divisivo che ha portato all’elaborazione di scenari semplicistici e alquanto pericolosi. Nessuno ha messo in dubbio che tra i cittadini ucraini dell’Est e quelli dell’Ovest del Paese esistano differenze, certe volte anche marcate, di natura politica, sociale ed etnica. Ciò che i partecipanti hanno rigettato con forza è:

    1. l’idea, palesemente semplicistica, che quella tra Est ed Ovest sia l’unica ed importante differenza regionale che caratterizza il Paese;

    2. la visione secondo cui la divisione Est – Ovest sia un vero e proprio clevage insabile che inesorabilmente divide e contrappone i cittadini ucraini;

    3. l’idea, che in Occidente ha trovato molti adepti, secondo cui il paradigma Est – Ovest permetta di pervenire ad una comprensione soddisfacente delle dinamiche politiche interne ed internazionali Ucraine;

Al contrario, dalle discussioni è emerso che per arrivare ad una comprensione soddisfacente di come la dimensione regionale influenzi la politica Ucraina si dovrebbe tenere a mente che:

    1. sebbene tra Est ed Ovest esistano, come dicevamo, delle differenze su cui non si può sottacere, si dovrebbe sempre tenere a mente il fatto che il regionalismo è la caratteristica par excellence dello Stato ucraino. Non si dovrebbe mai dimenticare che il Paese è formato da ben 24 regioni e da una Repubblica Autonoma (la Crimea). Chi perde di vista tale complessità e si concentra solo sul rapporto Est – Ovest cade nella trappola del semplicismo;

    2. le differenze tra Est ed Ovest esistono e negarle sarebbe irresponsabile. Esse però non devono essere ingigantite ne tanto viste come delle voragini che allontanano le persone e le orientano verso idee politiche secessioniste. Dalle discussioni è emerso un dato importante: eccezion fatta per Galizia, Donetsk e Crimea, tutte le regioni hanno un’opinione positiva delle altre. Non solo, la stragrande maggioranza dei cittadini ucraini vuole continuare a vivere in un Paese indipendente;

    3. solo tenendo conto delle differenze esistenti tra le varie regioni ucraine si può avere un quadro di come tali differenze influenzino la politica interna ed estera del Paese;

Inoltre, alcuni esperti hanno attirato l’attenzione sul fatto che insistendo troppo sulle differenze e le divisioni regionali si è arrivati a perdere di vista una contrapposizione molto importante e ancora troppo poco studiata per il suo impatto sulla politica interna: la differenza abissale esistente tra ricchi e poveri.

Insomma, le differenze regionali non si limitano a quelle tra Est ed Ovest e da sole non possono spiegare la politica ucraina, è necessario ampliare l’indagine anche ad altri campi.

Interessi nazionali ucraini e rapporti con la Russia

Quello degli interessi nazionali ucraini è stato un tema che ha suscitato un dibattito molto intenso durante le sessioni in cui l’argomento è stato trattato. L’attenzione si è subito concentrata su un caso pratico quale quello degli accordi di Kharkiv con cui la Russia ha ottenuto la possibilità di prollungare il contratto d’affitto della base navale di Sebastopol e l’Ucraina, in cambio, ha ottenuto uno sconto sulle forniture di gas russo. Ci si è chiesti quindi se tali accordi fossero utili o meno agli interessi ucraini.

Ho preso parte a tale discussione ed ho avuto il piacere di esporre quanto avevo scritto in un articolo pubblicato sul sito di “Eurasia” dedicato a quegli accordi. Sebbene tutti hanno ritenuto gli accordi come poco vantaggiosi per l’Ucraina, ci sono state diverse interpretazioni su chi sia il vero responsabile di tale risultato. Pochi hanno sostenuto che la responsabilità del debacle ucraino vada ricercata nella politica estera imperialista tenuta da Mosca verso Kiev. Molti, con mia grande soddisfazione, hanno condiviso però la mia linea interpretativa secondo cui se gli accordi di Kharkiv non sono vantaggiosi per l’Ucraina la responsabilità di ciò deve essere imputata all’incapacità delle elite politiche ucraine le quali mancano della capacità/volontà di:

  1. stabilire quali siano gli interessi nazionali del Paese, e
  2. come questi interessi debbano essere difesi e promossi;

Insomma, al momento in Ucraina esiste una grande confusione non solo su quali siano i fini ma anche su quali siano i mezzi . Questo stato di cose rende l’Ucraina debole sotto il profilo geopolitico.

Alcuni esperti ucraini hanno poi focalizzato la propria attenzione sulle difficoltà di realizzare un dibattito serio, costante e produttivo tra governo e mondo accademico che potrebbe aiutare a stabilire, chiarire e pubbliccizare gli interessi nazionali ucraini.

National building in Ucraina

Il tema del National building ucraino è stato quello che ha dato vita alla più grande diversità di opinioni sul da farsi.

In particolare l’attenzione si è focalizzata sul rapporto tra National building da un lato e rispetto delle minoranze etniche presenti, a cominciare da quella russa, che ha una presenza numericamente rilevante, è concentrata geograficamente nell’Est ed in Crimea e le cui elite detengono un ruolo assolutamente preminente nella politica ucraina fin dai tempi dell’indipendenza.

Il problema è stato presentato in questi termini: partendo dal presupposto che una volta fatta l’Ucraina sia necessario fare gli ucraini, che tipo di modello identitario e cittadinanza si dovrebbe perseguire? Rispondere a questa domanda comporta la necessità di tener conto di fattori differenti che hanno una portata geopolitica non indifferente in quanto un errore o la volontà di procedere troppo speditamente verso un modello piuttosto che un altro potrebbe provocare una destabilizzazione interna con conseguenze imprevedibili a livello internazionale. La mia impressione è stata quella di trovarmi di fronte ad una vera e propria situazione di stallo: sebbene i presenti abbiano rigettato, in quanto pericolosa, destabilizzante e poco realistica, l’idea proposta da un esperto ucraino di procedere verso una costruzione etnica dell’identità ucraina non si è riuscito ad andare oltre la fase negativa (che cosa non vogliamo) mentre non si è riusciti a fare un solo passo condiviso verso la fase positiva (che cosa vogliamo diventare). Spesso questa incapacità/impossibilità di compiere le scelte giuste viene liquidata dai media come il tipico esempio del menefreghismo dell’attuale classe dirigente, attenta solo al proprio tornaconto personale. Tuttavia, se anche degli eperti, che espongono le loro idee liberamente senza perderci o guadagnarci alcunchè, fanno fatica a trovare un’intesa tra di loro significa che oltre al cinismo (di cui le elite politiche non difettano) ci sono altre spiegazioni e nodi più difficili da sciogliere.

Quanto concreto è il pericolo islamista in Crimea?

Anche l’islamismo radicale è stato un tema dibattuto dai presenti. Si è discusso in particolare di quanto concreta sia la possibilità che tra la minoranza tatara di Crimea si diffondano idee islamiste radicali promosse da una serie di associazioni Wahabbite finanziate dall’Arabia Saudita. La discussione è stata molto interessante in quanto mi ha permesso di constatare personalmente un dato di cui avevo dato conto nella mia tesi di laurea (La posizione geopolitica della Crimea nella regione del Mar Nero), vale a dire la differenza esistente tra il punto di vista Tataro (condiviso da molti studiosi europei) e quello della maggioranza russa di Crimea su tale tema così delicato.

Alcuni esperti russi residenti in Crimea hanno denunciato con forza la concretezza del pericolo posto dalla rapida diffusione dei movimenti islamisti radicali soprattutto tra i giovani Tatari di Crimea. Inoltre tali studiosi hanno messo in luce il fatto che agli occhi di questi movimenti radicali la popolazione russa appare come un nemico da combattere.

Tale posizione è stata rigettata con forza da alcuni esperti di questioni islamiche provenienti dalla minoranza Tatara. Le loro posizioni, come detto, sono comunemente accettate dagli studiosi europei. In particolare è stato fatto notare che:

    1. sebbene non si debba mai abbassare la guardia di fronte all’islamismo radicale, al momento esso rimane in Crimea un fenomeno veramente marginale;

    2. che le elite tatare rimangono profondamente laiche ed interessate a raggiungere obiettivi mondani quali il pieno reintegro della minoranza tatara nel tessuto politico, economico e sociale della Crimea,

    3. la maggioranza russa, non solo le elite politiche ed economiche ma anche le persone comuni, accusano i Tatari di mettere a repentaglio la convivenza sociale abbracciando idee radicali e chiudono gli occhi di fronte alle profonde discriminazioni patite da quella minoranza, discriminazioni di cui i russi portano una buona fetta di responsabilità;

    4. mentre quello islamista potrebbe diventare un problema nel futuro, la presenza di gruppi nazionalisti russi che propafgandano idee discriminatorie nei confronti dei Tatari è reale e preoccupante;

La discussione è stata avvincente e ha messo in luce la presenza di differenti rappresentazioni geopolitiche tra le diverse popolazioni che abitano la Crimea.

Comunque sia, a parere di chi scrive, la Penisola rappresenta un vero e proprio laboratorio geopolitico in cui la permanenza di forti discriminazioni a danno della minoranza tatara rende quel territorio instabile e problematico non solo per l’Ucraina, che per poter giocare un ruolo da protagonista nel Mar Nero deve rafforzare il suo controllo sulla Crimea (cosa che non deve essere data per scontata attualmente), ma per tutta la regione.

* Alessio Bini è dottore in Relazioni internazionali (Università di Bologna)


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