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	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
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		<title>Come la Cina può battere gli Stati Uniti d&#8217;America</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/come-la-cina-puo-battere-gli-stati-uniti-damerica/13478/" title="Come la Cina può battere gli Stati Uniti d&#8217;America"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/1318717147ax30l8.28dphxqag474cc4c8wgwsgw4o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Come la Cina può battere gli Stati Uniti d&#8217;America" ></div></a>Con la crescente influenza della Cina sull&#8217;economia globale e la sua capacità sempre più importante per proiettare la propria potenza militare, la rivalità tra Stati Uniti e Cina è inevitabile. I dirigenti di entrambi i paesi affermano ottimisticamente che questa rivalità può essere gestita senza problemi che potrebbero minacciare l&#8217;ordine mondiale. La maggior parte degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/come-la-cina-puo-battere-gli-stati-uniti-damerica/13478/" title="Come la Cina può battere gli Stati Uniti d&#8217;America"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/1318717147ax30l8.28dphxqag474cc4c8wgwsgw4o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Come la Cina può battere gli Stati Uniti d&#8217;America" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Con la crescente influenza della Cina sull&#8217;economia globale e la sua capacità sempre più importante per proiettare la propria potenza militare, la rivalità tra Stati Uniti e Cina è inevitabile. I dirigenti di entrambi i paesi affermano ottimisticamente che questa rivalità può essere gestita senza problemi che potrebbero minacciare l&#8217;ordine mondiale. </p>
<p><span style="font-size: small;">La maggior parte degli analisti accademici non è così radicale. Supponendo che la storia non possa essere di alcun aiuto, l&#8217;emergere della Cina, tuttavia, costituisce una bella sfida per gli Stati Uniti. Le potenze emergenti cercano di acquisire maggiore autorità sulla scena mondiale, e le potenze in declino raramente accettano di passare la mano senza combattere. E date le differenze tra i sistemi politici cinese e statunitense, i pessimisti potrebbero pensare che ci sia una possibilità di guerra ancora più in alta.</p>
<p><span style="font-size: small;">Io sono, politicamente, un realista. Analisti occidentali hanno descritto le mie opinioni politiche come &#8220;guerrafondaie&#8221;, ed è vero che non ho mai sopravvalutato l&#8217;importanza dell&#8217;etica nelle relazioni internazionali. Ma il realismo non significa che i politici non dovrebbero preoccuparsi che della potenza economica e militare. In realtà, l&#8217;etica può giocare un ruolo chiave nel determinare la competizione internazionale tra le forze politiche, e facendo ordine tra vincitori e vinti. </p>
<p><span style="font-size: small;">Sono giunto a questa conclusione studiando i teorici della politica della Cina antica, come Guanzi, Confucio, Mencio e Xunzi. Hanno scritto nel periodo precedente alla dinastia Qin, prima che la Cina fosse unificata come impero, oltre 2000 anni fa, in un momento in cui piccoli stati lottavano senza posa per dei vantaggi territoriali. </p>
<p><span style="font-size: small;">Questo è stato forse il più grande periodo del pensiero cinese, diverse scuole erano entrate in competizione per la supremazia ideologica e influenza politica. Eppure erano tutti d&#8217;accordo su un punto cruciale: la chiave per l&#8217;influenza internazionale è la politica di potenza e la caratteristica centrale del potere politico era una leadership consapevole dell&#8217;importanza dell&#8217;eticità. I leader che hanno agito in accordo con le norme etiche, quando possibile, in generale sono usciti vincitori della gara per la leadership a lungo termine.</p>
<p><span style="font-size: small;">La Cina è stata unificata nel 221 a.C, dal re di Qin, un sovrano spietato. Ma il suo breve regno non fu così segnato dal successo come quello dell&#8217;imperatore Wu della dinastia Han, che si basò su una miscela di realismo legalistico e di &#8220;soft power confuciano&#8221; per governare la Cina per più di 50 anni anni, dal 140 al 86 a.C. </p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo l&#8217;antico filosofo cinese  Xunzi, c&#8217;erano tre tipi di leadership: l&#8217;autorità umana, l&#8217;egemonia e la tirannia. L&#8217;autorità umana ha conquistato i cuori e le menti dei popoli sia in Cina che all&#8217;estero.  La tirannia, che si basava sulla forza militare, ha portato inevitabilmente alla comparsa dei nemici.  Le potenze egemoni si trovavano tra i due: non ingannavano né i loro cittadini, né i loro alleati all&#8217;estero. Ma erano spesso indifferenti alle norme morali e spesso ricorrevano alla violenza contro coloro che non erano loro alleati. I filosofi erano in generale d&#8217;accordo che l&#8217;autorità umana avrebbe vinto in ogni competizione con un potere egemone o tirannico. </p>
<p><span style="font-size: small;">Questo tipo di teoria può sembrare lontana dai nostri tempi, eppure ci sono sorprendenti analogie. Inoltre, un giorno, Henry Kissinger mi disse che credeva che il pensiero antico cinese avesse più probabilità di diventare la forza intellettuale che sta dietro la politica estera cinese, rispetto a qualsiasi altro pensiero occidentale. </p>
<p><span style="font-size: small;">La frammentazione politica dell&#8217;era pre-Qin ricorda le divisioni del nostro mondo d&#8217;oggi, e il consiglio dato dai teorici politici di quel periodo sono ancora molto attuali, e cioè che gli stati che si basano sulla potenza militare o economica prescindendo da una leadership segnata dall&#8217;etica, sono destinati a fallire. </p>
<p><span style="font-size: small;">Purtroppo, tali opinioni non sono affatto influenti in questa epoca di determinismo economico, anche se i governi ne dicono, ufficialmente, un gran bene. Il governo cinese ha affermato che la leadership politica del Partito Comunista è dietro al miracolo economico della Cina, ma in realtà si comporta spesso come se la competizione con gli Stati Uniti si farà solo nel settore dell&#8217;economia. E negli Stati Uniti, i politici regolarmente attribuiscono il progresso, ma mai gli insuccessi, alla loro leadership. </p>
<p><span style="font-size: small;">Entrambi i governi dovrebbero comunque capire che è la leadership politica, piuttosto che utilizzare il denaro per risolvere i problemi, che determinerà la vittoria nella gara per la supremazia mondiale. </p>
<p><span style="font-size: small;">Molte persone credono erroneamente che la Cina possa migliorare i suoi rapporti con l&#8217;estero solo aumentando sensibilmente il suo aiuto economico. Tuttavia, è molto difficile comprare l&#8217;affetto: questo tipo di &#8220;amicizia&#8221; non regge alla prova dei tempi duri. </p>
<p><span style="font-size: small;">Ciò significa che la Cina deve cambiare le sue priorità e allontanarsi dallo sviluppo economico per creare una società armoniosa libera dall&#8217;enorme divario tra ricchi e poveri che vediamo oggi. Questo significa sostituire il culto del denaro con la morale tradizionale e sradicare la corruzione politica a favore della giustizia sociale e dell&#8217;equità. </p>
<p><span style="font-size: small;">In altri paesi, la Cina ha bisogno di dimostrare autorità umana per competere con gli Stati Uniti, che ancora oggi è la potenza egemonica predominante. La potenza militare implica l&#8217;egemonia e spiega perché gli Stati Uniti hanno così tanti alleati. Il presidente Obama ha fatto errori strategici in Afghanistan, Iraq e Libia, ma le sue azioni mostrano anche, tuttavia, che Washington è in grado di sostenere tre guerre all&#8217;estero contemporaneamente. Al contrario, l&#8217;esercito cinese non è stato coinvolto in conflitti armati dal 1984, contro il Vietnam, e pochissimi dei suoi ufficiali superiori, per non menzionare le sue truppe, hanno alcuna esperienza di combattimento. </p>
<p><span style="font-size: small;">Gli Stati Uniti hanno relazioni assai migliori con il resto del mondo che la Cina, sia in termini di quantità che di qualità. Gli Stati Uniti hanno ufficialmente più di 50 alleati militari, mentre la Cina non ne ha. La Corea del Nord e il Pakistan sono gli unici quasi-alleati della Cina. Il primo ha concluso un&#8217;alleanza formale con la Cina nel 1961, ma non c&#8217;è mai stata alcuna esercitazione militare congiunta, né alcuna vendita di armi per decenni. La Cina e il Pakistan hanno una cooperazione militare molto consistente, ma non c&#8217;è nessuna alleanza militare formale tra esse. </p>
<p><span style="font-size: small;">Per creare un ambiente amichevole internazionale favorevole alla sua emergenze, Pechino ha bisogno di sviluppare più rapporti diplomatici e militari di alta qualità di Washington. Nessuna grande potenza è in grado di avere relazioni amichevoli con tutti i paesi del mondo, cosa che mette all&#8217;attenzione della concorrenza tra Cina e Stati Uniti sarà vedere chi ha il maggior numero di amici di grande qualità. E per raggiungere questo obiettivo, la Cina ha bisogno di mostrare un leadership etica di qualità superiore rispetto agli Stati Uniti. </p>
<p><span style="font-size: small;">La Cina deve anche ammettere che è una potenza emergente, e le responsabilità che derivano da tale status. Ad esempio, quando si tratta di offrire protezione a piccole  potenze, come gli Stati Uniti fecero in Europa e nel Golfo Persico, la Cina dovrà stabilire accordi di sicurezza regionale addizionali con i paesi circostanti, secondo il modello della Shanghai Cooperation Organization, un forum regionale che comprende Cina, Russia e diversi paesi dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p><span style="font-size: small;">E politicamente, la Cina dovrebbe poggiare sulla sua tradizione di meritocrazia. Gli alti funzionari governativi dovrebbero essere scelti per la loro virtù e la saggezza, e non solo in base alle loro competenze tecniche e amministrative. La Cina deve anche diventare più aperta e scegliere dei leaders provenienti da tutto il mondo, purché soddisfino i suoi standard, per migliorare la propria governance.</p>
<p><span style="font-size: small;">Infatti, ricordiamo che la dinastia Tang, che durò dal settimo al decimo secolo d.C, e che è stato forse il periodo più glorioso della storia cinese, ha utilizzato un gran numero di stranieri come alti funzionari. La Cina deve fare lo stesso oggi e gli Stati Uniti fanno a gara per attirare gli immigrati di talento. </p>
<p><span style="font-size: small;">Nel corso del prossimo decennio, i nuovi dirigenti della Cina proverranno da una generazione che ha sperimentato le difficoltà della Rivoluzione Culturale. Queste sono persone risolute e che molto probabilmente daranno più valore ai principi politici che ai benefici materiali. Questi dirigenti devono svolgere un ruolo maggiore sulla scena mondiale e offrire una maggiore protezione nella sicurezza e un maggiore sostegno economico ai paesi meno potenti.</p>
<p><span style="font-size: small;">Ciò significa che la Cina dovrà competere con gli Stati Uniti in campo politico, economico e tecnologico. Questa concorrenza potrebbe causare tensioni diplomatiche, ma i rischi di un confronto militare sono molto bassi.<br />
Perché? Poiché la futura concorrenza tra Cina e Stati Uniti sarà diversa da quella che oppose gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Né la Cina né gli Stati Uniti hanno bisogno di guerre periferiche per proteggere i loro interessi strategici o per aprirsi l&#8217;accesso a risorse naturali e alla tecnologia. </p>
<p><span style="font-size: small;">La ricerca della Cina per rafforzare la propria leadership mondiale e gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere la loro posizione attuale è un gioco a somma zero. Questa è la battaglia per i cuori e le menti dei popoli che, in ultima analisi, determinerà il vincitore. E, come i filosofi dell&#8217;antica Cina avevano previsto, i paesi che possiedono la massima autorità umana vinceranno. </p>
<p><strong>Yan Xuetong, Quotidiano del Popolo on-line, 3.2.2012 <a href="http://french.peopledaily.com.cn/Chine/7718453.html">http://french.peopledaily.com.cn/Chine/7718453.html</a><br />
Yan Xuetong, autore di <em>I</em><em>l pensiero della Cina antica, il potere della Cina moderna</em>, è professore di Scienze Politiche e Preside dell&#8217;Istituto di moderne relazioni internazionali dell&#8217;università di Tsinghua. Questo articolo è stato tradotto in inglese da David Wu e Liu Zhaowen dalla versione in lingua cinese. </strong></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>Nuova dottrina militare: il minaccioso &#8220;looking for enemies&#8221; degli USA verso la Cina</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geostrategia e Militaria]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/nuova-dottrina-militare-il-minaccioso-looking-for-enemies-degli-usa-verso-la-cina/13474/" title="Nuova dottrina militare: il minaccioso &#8220;looking for enemies&#8221; degli USA verso la Cina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/pentagon_1_400x2951.9hkduajiiuos4ckkogssg4k4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="Nuova dottrina militare: il minaccioso &#8220;looking for enemies&#8221; degli USA verso la Cina" ></div></a>La nuova dottrina militare degli Stati Uniti &#8220;Sostenere la leadership globale degli Stati Uniti: le priorità per la difesa nel 21 secolo&#8221;, presentato ufficialmente a gennaio, è una chiara indicazione che la concentrazione di Washington si è nuovamente spostata verso la Cina e la regione dell&#8217;Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti non avevano veramente spostato il loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/nuova-dottrina-militare-il-minaccioso-looking-for-enemies-degli-usa-verso-la-cina/13474/" title="Nuova dottrina militare: il minaccioso &#8220;looking for enemies&#8221; degli USA verso la Cina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/pentagon_1_400x2951.9hkduajiiuos4ckkogssg4k4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="Nuova dottrina militare: il minaccioso &#8220;looking for enemies&#8221; degli USA verso la Cina" ></div></a><p><span style="font-size: small;">La nuova dottrina militare degli Stati Uniti &#8220;Sostenere la leadership globale degli Stati Uniti: le priorità per la difesa nel 21 secolo&#8221;, presentato ufficialmente a gennaio, è una chiara indicazione che la concentrazione di Washington si è nuovamente spostata verso la Cina e la regione dell&#8217;Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti non avevano veramente spostato il loro sguardo lontano dalla regione in cui hanno combattuto le guerre in Iraq e in Afghanistan. Quasi la metà dei jet da combattimento F-22 dell&#8217;US Air Force sono stati basati nella regione dell&#8217;Asia Pacifico. Due portaerei degli Stati Uniti sono sempre state presenti nella regione. Ben 22.000 soldati statunitensi sono permanentemente basati in Corea del Sud. </p>
<p><span style="font-size: small;">Nel Quadrennial Review del 2006, il Pentagono aveva assegnato sei portaerei e il 60 per cento dei sottomarini degli Stati Uniti al Pacifico. Washington aveva approvato la vendita di armi a Taiwan per 6 miliardi di dollari, nonostante le strenue obiezioni provenienti dalla Cina. Prima che la nuova strategia del Pentagono fosse annunciata, il presidente Barack Obama dichiarava la permanenza di truppe statunitensi in Australia. </p>
<p><span style="font-size: small;">Ma con la fine dell&#8217;occupazione dell&#8217;Iraq e l&#8217;inizio della ritirata dall&#8217;Afghanistan, gli Stati Uniti vogliono identificare nuovi nemici da combattere. Gli interessi di sicurezza ed economici degli USA, sottolinea il documento del 2012 del Pentagono , sono &#8220;indissolubilmente legato agli sviluppi nell&#8217;arco che si estende dal Pacifico occidentale all&#8217;Asia orientale, all&#8217;Oceano Indiano e del Sud&#8221;. Gli Stati Uniti, secondo la nuova dottrina, &#8220;dovranno necessariamente riequilibrarsi verso la regione Asia-Pacifico&#8221;. </p>
<p><span style="font-size: small;">Obama, che era presente quando il documento è stato rilasciato il 5 gennaio, ha chiarito  ricordando al mondo che anche se il bilancio della difesa è stato tagliato, negli Stati Uniti le spese per la difesa avrebbero ancora continuato a rimanere superiori ai bilanci della difesa combinati delle 14 altre più grandi potenze militari del mondo. &#8220;Nei prossimi 10 anni, la crescita del bilancio della difesa rallenterà, ma il fatto è questo: crescerà ancora&#8221;, ha detto ai media di Washington. </p>
<p><span style="font-size: small;">La più recente dottrina del Pentagono individua la Cina come il nemico che gli Stati Uniti dovranno affrontare. &#8220;Nel lungo termine, l&#8217;emergere della Cina come potenza regionale ha il potenziale d&#8217;influenzare l&#8217;economia statunitense e la nostra sicurezza in una varietà di modi &#8230; Gli Stati Uniti continueranno a fare una serie di investimenti per assicurarci il controllo dell&#8217;accesso regionale e la capacità di operare liberamente&#8221;, afferma il documento. &#8220;La crescita della potenza militare della Cina deve essere accompagnata da una maggiore chiarezza delle sue intenzioni strategiche, al fine di non provocare attriti nella regione.&#8221; Anche se funzionari statunitensi continuano a insistere sulla minaccia cinese, ammettono che il paese è lontano dal raggiungere qualsiasi tipo di parità nelle capacità militari, con gli Stati Uniti.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il documento prosegue  evidenziando i continui sforzi del governo degli Stati Uniti per stringere alleanze militari ancora più forti con Giappone, Corea del Sud, Filippine e Indonesia. Sforzi sono attualmente in corso con l&#8217;India e il Vietnam per una alleanza anti-Cina. I documenti siglati con l&#8217;India, la descrivono come &#8220;un ancoraggio regionale e un fornitore di sicurezza per l&#8217;intera regione dell&#8217;Oceano Indiano&#8221;. L&#8217;esercito statunitense ha svolto esercitazioni congiunte con le controparti indiane e vietnamite per alcuni anni. </p>
<p><span style="font-size: small;">Gli Stati Uniti hanno revocato il divieto di cooperazione militare con le Forze Speciali &#8220;Kompas&#8221;  dell&#8217;Indonesia. Molti degli altri paesi della regione, come Singapore, Thailandia, Filippine e Australia, sono alleati militari degli Stati Uniti da lungo tempo. Un altro dei vicini della Cina, il Myanmar, sembra correre in un abbraccio strategico con l&#8217;Occidente. </p>
<p><span style="font-size: small;">Gli Stati Uniti vogliono che il Pacifico rimanga un &#8220;lago americano&#8221; e al tempo stesso garantiscano il libero accesso alle navi da guerra, attraverso gli stretti chiave dell0Asia, lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Malacca. Il nuovo documento del Pentagono in diverse occasioni cita la determinazione degli Stati Uniti a garantire la &#8220;libera circolazione delle merci&#8221; e &#8220;l&#8217;accesso ai beni comuni globali&#8221;. Poco dopo la sua uscita, un influente think tank statunitense vicino all&#8217;amministrazione Obama, il Center for a New American Society (CNAS), ha invitato Washington a perseguire la politica del &#8220;primato della cooperazione&#8221; nel Mar Cinese Meridionale, per preservare la libertà di navigazione e l&#8217;indipendenza dei paesi più piccoli della regione. </p>
<p><span style="font-size: small;">Nel 2010, la segretaria di stato statunitense Hillary Clinton ha segnalato che Washington, ancora una volta, iniziava a riportare seriamente la sua attenzione sul contenimento della Cina. Ha dichiarato che gli Stati Uniti avevano un &#8220;interesse nazionale&#8221; nel Mar Cinese Meridionale ed erano pronti a mediare sulle dispute territoriali in cui la Cina era coinvolta assieme ai suoi vicini più piccoli. </p>
<p><span style="font-size: small;">Il Mar Cinese Meridionale, che si estende su più di un milione di chilometri quadrati, collega l&#8217;Oceano Indiano con il Sud Pacifico. Ha rotte marittime vitali e grandi quantità di petrolio e di gas non sfruttate. Se gli Stati Uniti e i loro alleati sono in grado di esercitare un controllo sul Mar Cinese Meridionale, sarà poi facile montare un efficace blocco navale della Cina. </p>
<p><span style="font-size: small;">Il portavoce del ministero della difesa cinese, Geng Yansheng, ha detto che le accuse mosse contro la Cina nel documento del Pentagono sono &#8220;totalmente infondate&#8221;. Ha sottolineato che lo &#8220;sviluppo pacifico&#8221; della Cina rappresenta un&#8217;opportunità piuttosto che una sfida alla comunità internazionale. Ha espresso la speranza che gli Stati Uniti trattino con la Cina e l&#8217;esercito cinese &#8220;in modo oggettivo e razionale&#8221;. </p>
<p><span style="font-size: small;">Il quotidiano dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione ha pubblicato un articolo di un alto ufficiale dell&#8217;esercito, il Maggiore Generale Luo Yuan, accusando gli USA di puntare alla Cina. &#8220;Guardandoci in giro, possiamo vedere che gli Stati Uniti rafforzano le sue cinque grandi alleanze militari nella regione Asia-Pacifico e stanno adeguando la posizione delle loro cinque principali basi militari, cercando nel contempo dei diritti per insediare altre basi militari intorno alla Cina&#8221;, ha scritto. L&#8217;agenzia stampa  Xinhua ha consigliato l&#8217;amministrazione Obama ad &#8220;astenersi dal mostrare i muscoli&#8221;. </p>
<p><span style="font-size: small;">Le truppe statunitensi potrebbero aver lasciato l&#8217;Iraq, ma i politici di Washington mirano a mantenere la loro morsa sulle risorse petrolifere della regione. &#8220;La politica degli Stati Uniti porrà l&#8217;accento sulla sicurezza nel Golfo,&#8221; dichiara la nuova strategia militare. Non ci sono proposte per chiudere le basi militari statunitensi nella regione o per ridurre il numero delle truppe base nei Paesi del Golfo allineati agli Stati Uniti.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il Pentagono ha risposto il 3 gennaio a un avviso iraniano a mantenere le portaerei degli Stati Uniti fuori dal Golfo Persico, dichiarando che le navi da guerra statunitensi avrebbero continuato i regolari dispiegamenti in quello stretto strategico. Obama ha fatto finta di accettare la &#8220;primavera araba&#8221;, ma ha rafforzato i regimi autoritari come l&#8217;Arabia Saudita. L&#8217;accordo per la vendita di armi statunitensi all&#8217;Arabia Saudita lo scorso anno, è stata descritta come la più grande della storia. Il documento dettaglia l&#8217;importanza della difesa degli stati del Golfo nel confronto imminente con l&#8217;Iran. Il segretario alla difesa statunitense Leon Panetta, parlando durante la presentazione del documento del Pentagono, ha affermato che l&#8217;esercito statunitense è ben preparato a combattere guerre terrestri simultanee in Iran e nella penisola coreana. </p>
<p><span style="font-size: small;">Le truppe statunitensi rimarranno in Germania, Giappone e Corea, sebbene la Seconda Guerra Mondiale è finita più di 65 anni fa. Gli Stati Uniti cercano basi militari in Africa e in Asia. Poi c&#8217;è la minaccia di usare armi nucleari. &#8220;Anche quando le forze statunitensi saranno impegnate in operazioni su larga scala in una regione, saranno in grado di negare gli obiettivi &#8211; o imporre costi inaccettabili – a un aggressore opportunista in una seconda regione,&#8221; afferma la dottrina del Pentagono. Il documento ha chiarito che &#8220;imporre costi inaccettabili&#8221; significa che gli Stati Uniti &#8220;possono schierare le forze nucleari che possono in ogni caso affrontare un avversario con la prospettiva di un danno inaccettabile&#8221;. </p>
<p><span style="font-size: small;">Obama ha ulteriormente rafforzato la politica di &#8220;prevenzione&#8221; che l&#8217;amministrazione Bush aveva messo in atto dopo gli eventi del 9/11. Questa politica non ha alcuna sanzione ai sensi del diritto internazionale. Dal 2001, gli Stati Uniti hanno bombardato e invaso paesi se la Casa Bianca riteneva che i suoi interessi nazionali fossero in gioco. Il piano strategico per il 2007-12 dell&#8217;amministrazione Bush, aveva l&#8217;obiettivo di &#8220;affrontare direttamente le minacce alla sicurezza nazionale o internazionale da &#8230; stati fallito o in fallimento&#8221;. L&#8217;ultimo documento del Pentagono afferma che gli Stati Uniti, per il prossimo futuro, conservano il diritto &#8220;di stabilire un controllo su territori non governati, e di colpire direttamente i gruppi e gli individui più pericolosi, in caso di necessità&#8221;. Gli Stati Uniti, appropriandosi del ruolo di poliziotto del mondo, ovviamente conservano il diritto di determinare quali siano gli individui, i gruppi e i paesi pericolosi che devono essere presi di mira. Questa politica di prelazione è già testimoniata in Somalia e Yemen.</p>
<p><span style="font-size: small;">In Iran, il governo ha accusato la Central Intelligence Agency (CIA) di attaccare i suoi scienziati nucleari. Secondo molti rapporti, l&#8217;esercito statunitense ha avuto un ruolo nell&#8217;uccisione del leader libico Muammar Gheddafi. </p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;obiettivo del Pentagono di combattere &#8220;due guerre&#8221;  contemporaneamente comporterà un maggior uso di droni militari e &#8220;bombardamenti di precisione strategici&#8221;. Gli Stati Uniti hanno annunciato che prevedono di implementare droni navali nel Pacifico entro il 2018. Una nuova generazione di droni navali è in fase di sviluppo negli Stati Uniti, che saranno in grado di gestire a 2.500 chilometri di distanza dal vettore, mettendo le navi fuori pericolo. Gli Stati Uniti hanno già iniziato ad addestrare più piloti per operare sui droni che per volare sui caccia e bombardieri convenzionali. </p>
<p><span style="font-size: small;">Il bilancio del Pentagono mostra che gli Stati Uniti hanno speso 5 miliardi per i droni. Nel 2002, i militari statunitensi hanno solo 550 milioni dollari speso per la tecnologia. L&#8217;uso di droni, conosciuto come &#8220;i messaggeri di morte&#8221; in luoghi dove hanno provocato il caos, è salito notevolmente dopo che Obama è entrato alla Casa Bianca. Secondo le statistiche pubblicate da Der Spiegel, Obama spedisce in azione un drone armato di missili una volta ogni quattro giorni.  Durante la presidenza Bush, la media era uno drone ogni 47 giorni.</p>
<p><strong>FONTE</strong>: <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=28943">http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=28943</a></p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>Contenere la Cina: Washington aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nelle Filippine</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estremo Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/contenere-la-cina-washington-aumenta-la-presenza-militare-degli-stati-uniti-nelle-filippine/13461/" title="Contenere la Cina: Washington aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nelle Filippine"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/philippines1.ci4u9apbv2o8w4ccsog004ssw.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Contenere la Cina: Washington aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nelle Filippine" ></div></a>Oggi è sui i titoli dei giornali: gli Stati Uniti stanno negoziando con il governo Aquino per aumentare la propria presenza militare nel paese attraverso esercitazioni militari congiunte più frequenti e altre attività di cooperazione militare, e aumentare il numero delle truppe dispiegate nel paese. Le recenti dichiarazioni politiche e le visite da parte dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/contenere-la-cina-washington-aumenta-la-presenza-militare-degli-stati-uniti-nelle-filippine/13461/" title="Contenere la Cina: Washington aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nelle Filippine"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/philippines1.ci4u9apbv2o8w4ccsog004ssw.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Contenere la Cina: Washington aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nelle Filippine" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Oggi è sui i titoli dei giornali: gli Stati Uniti stanno negoziando con il governo Aquino per aumentare la propria presenza militare nel paese attraverso esercitazioni militari congiunte più frequenti e altre attività di cooperazione militare, e aumentare il numero delle truppe dispiegate nel paese. Le recenti dichiarazioni politiche e le visite da parte dei funzionari statunitensi hanno condotto a questo punto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;amministrazione Obama ha dichiarato, come parte dei tagli alla spesa, che si muoverà a risistemare la concentrazione delle truppe schierate all&#8217;estero, dall&#8217;Iraq e dall&#8217;Afghanistan alla regione Asia-Pacifico. Poi la visita della segretaria di stato statunitense Hillary Clinton, cui ha fatto seguito recentemente una delegazione di senatori statunitensi, che comprendeva l&#8217;ex candidato presidenziale repubblicano dell&#8217;Arizona John McCain, i senatori Joseph Lieberman (Connecticut), Sheldon Whitehouse (Rhode Island) e Kelly Ayotte (New Hampshire). </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Invece di prendere una posizione di negoziato, il governo Aquino sta ora praticamente chiedendo agli Stati Uniti di aumentare il numero delle truppe presenti nel Paese, dagli attuali 600 soldati delle US Special Forces, in ogni momento, e rendere più frequente le esercitazioni militari congiunte. Il governo Aquino si giustifica sollevando lo spettro di un potenziale conflitto con la Cina sulle isole Spratly, e dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero aiutato le Filippine nel caso in cui la guerra scoppiasse. Il governo Aquino ha praticamente preso al balzo la linda e lineare manovra degli Stati Uniti. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Non è forse vero? </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Prima di tutto, gli Stati Uniti agirebbero solo in base ai propri interessi. Questo è chiaramente indicato nei documenti politici degli Stati Uniti ed è stato dimostrato, storicamente, nella pratica. Quando il dittatore Ferdinand E. Marcos chiese il sostegno degli Stati Uniti nel conflitto del Paese con la Malesia, sul Sabah, gli Stati Uniti non risposero. Allo stesso modo, quando il conflitto sulle pretese per le isole Spratly esplose, gli Stati Uniti chiarirono che non erano obbligato ad agire in favore delle Filippine. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fu solo più tardi, quando sembra ancora non esserci fine alla crisi economica mondiale e la Cina resiste sempre più alle imposizioni dell&#8217;OMC, gli Stati Uniti si sono uniti alla mischia. Inoltre, la Shanghai Cooperation Organization, di cui la Cina è uno dei motori primi, sta gradualmente consolidando le sue fila. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo il sito GlobalSecurity.org, l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai affonda le sue radici sui Cinque di Shanghai: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, il cui obiettivo è quello di rafforzare la fiducia gli stati membri riducendo vicendevolmente il dispiegamento di truppe e armamenti sulle frontiere comuni. Tuttavia, con la fondazione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) nel giugno 2001, che coincise anche con l&#8217;accettazione dell&#8217;Uzbekistan come membro, la SCO ha ampliato i propri settori di cooperazione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo la Carta SCO, che è stata firmata nel giugno 2002, le sue aree di cooperazione comprendono: </span></p>
<p><span style="font-size: small;">1. Mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza e della fiducia nella regione;<br />
2. Ricerca di posizioni comuni sulle questioni di politica estera di comune interesse, comprese le questioni che sorgono all&#8217;interno delle organizzazioni internazionali e dai consessi internazionali;<br />
3. Sviluppo e attuazione di misure volte a contrastare congiuntamente terrorismo, separatismo ed estremismo, narcotraffico e traffico illecito di armi e altri tipi di attività criminali di carattere transnazionale, e anche l&#8217;immigrazione clandestina;<br />
4. Coordinamento degli sforzi nel campo del disarmo e controllo degli armamenti;<br />
5. Sostegno e promozione della cooperazione economica regionale in varie forme, favorendo il commercio e gli investimenti, al fine di realizzare gradualmente la libera circolazione di merci, capitali, servizi e tecnologie;<br />
6. Uso efficace delle delle infrastrutture di trasporto e di comunicazione disponibili, miglioramento delle capacità di transito degli Stati membri e sviluppo di sistemi energetici;<br />
7. Una sana gestione ambientale, tra cui gestione delle risorse idriche della regione, e la realizzazione di particolari programmi e progetti ambientali congiunti;<br />
8. L&#8217;assistenza reciproca nella prevenzione delle catastrofi naturali e artificiali ed eliminazione delle loro implicazioni;<br />
9. Scambio di informazioni legali nell&#8217;interesse di sviluppo della cooperazione all&#8217;interno SCO;<br />
10. Sviluppo di interazioni in ambiti quali la scienza e tecnologia, istruzione, sanità, cultura, sport e turismo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Così, la SCO si sta sviluppando per divenire un blocco politico, militare ed economico che rappresenta una sfida per l&#8217;egemonia statunitense nella regione. Secondo la statunitense Council on Foreign Relations, la SCO è arrivata al punto di chiedere il ritiro delle truppe statunitensi nella regione. Ha anche condotto esercitazioni militari congiunte. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Economicamente, la SCO copre 30 milioni di chilometri quadrati e comprende una popolazione complessiva di 1,46 miliardi di abitanti, il 20,8 per cento della popolazione mondiale di 6991 milioni. E&#8217; anche una delle regioni del mondo dei più ricche di risorse energetiche. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel luglio 2005, l&#8217;Iran, il Pakistan e l&#8217;India hanno ottenuto lo status di osservatore. La Russia chiede agli stati membri di accelerare l&#8217;iter di adesione di questi paesi. Ciò renderebbe la SCO ancora più forte. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Quale sarebbe la mossa degli Stati Uniti contro la Cina in difesa delle Filippine? </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">L&#8217;interesse degli Stati Uniti sull&#8217;Asia ruota intorno al contenimento della Cina e della crescita della SCO, e assicurarsi la sua sfera di influenza economica sulla regione più popolosa del mondo. L&#8217;Asia ospita 4,14 miliardi di persone, ovvero il 59 per cento della popolazione mondiale. Le aziende statunitensi sbavano all&#8217;idea di curva degli investimenti e delle esportazioni degli Stati Uniti in Asia. E non rischierebbero di entrare in un conflitto con il mercato più grande e destinazione principale dei loro investimenti in Asia: la Cina. Inoltre, la Cina è troppo grande per conquistarla militarmente. Le maggiori potenze del mondo &#8211; Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Giappone &#8211; hanno cercato di farlo fino alla seconda guerra mondiale ma non ci sono riusciti. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Inoltre, gli Stati Uniti ci penserebbero due volte prima di provocare un conflitto armato con la Cina. La Cina ha sorpassato il Giappone quale più grande creditore degli Stati Uniti. Secondo un rapporto Reuters, la Cina detiene 906,8 miliardi dollari in buoni del tesoro statunitensi. Il Giappone, che era il più grande creditore degli Stati Uniti, è sceso al secondo posto con 877,4 miliardi dollari in buoni del tesoro statunitensi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Qual è lo scopo della mossa degli Stati Uniti di voler aumentare la frequenza delle esercitazioni militari congiunte e il numero delle truppe dispiegate nel paese? </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questo fa parte del grande piano che comprende la permanenza delle truppe in Corea del Sud e Giappone che, secondo i rapporti, vanno da 70.000 a 85.000; il dispiegamento di 2.500 marine e il rafforzamento della cooperazione aeronautica con l&#8217;Australia, e lo stazionamento di navi da combattimento a Singapore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Gli Stati Uniti hanno detto che non sono interessati a ricostruire le loro basi militari nel paese. Questo è un elemento di verità, perché gli Stati Uniti non possono più permettersi di mantenere parecchie basi permanenti all&#8217;estero. Secondo la 2010 US Quadrennial Defense Review, ci sono tre elementi chiave nell&#8217;atteggiamento della difesa degli Stati Uniti: le forze di stanza avanzate e dispiegate, capacità e attrezzature; una rete di infrastrutture di sostegno all&#8217;estero; e una serie di trattati, di accesso, di transito e di accordi e d&#8217;intese di protezione con gli alleati e i partner chiave. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma questo non nega il fatto che basi o non basi, gli Stati Uniti sono decisi a proiettare la loro potenza militare nella regione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Le Filippine si avvantaggeranno da una maggiore presenza statunitense nel paese e nella regione?</strong> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se si considera il trasferimento di dismessi e obsoleti navi della guardia costiera degli Stati Uniti come un beneficio, allora forse sì. Se si considera l&#8217;addestramento delle truppe AFP nel targeting, nelle torture e nell&#8217;uccisione di nostri compagni e fratelli filippini Moro, che resistono alle imposizioni degli Stati Uniti e alle politiche oppressive, antipopolari del governo, in nome della lotta al terrorismo e all&#8217;insurrezione come benefici, allora sarebbe un altro sì. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">E poi, anche se gli Stati Uniti sostenessero le rivendicazioni delle Filippine sulle isole Spratly, quale sarebbe il guadagno da ciò pr il popolo filippino? Solo le compagnie petrolifere giganti trarrebbero vantaggio dalle riserve di petrolio nelle isole. Prendete i giacimenti di gas e petrolio di Malampaya, per esempio. Mentre la Shell fa un grande spettacolo nel pagare 1,1 miliardi di dollari in royalty al governo, per l&#8217;estrazione e la lavorazione di gas naturale, questo è reso insignificante dal fatto che mai le sue operazioni hanno reso più economici i prezzi di gas e petrolio nel paese. Né di seguito, ha reso il paese più autosufficiente nel settore dell&#8217;energia. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Oltre a proiettare la sua potenza militare nella regione, le truppe statunitensi sono qui per garantire che le politiche di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione dettate dagli USA siano mantenute, ed i suoi investimenti nel paese e nella regione siano tutelati e promossi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Così, invece di chiedere l&#8217;elemosina agli Stati Uniti incrementandone la presenza militare nel paese, il governo Aquino dovrebbe lavorare per l&#8217;abrogazione del trattato di mutua difesa US-RF, l&#8217;accordo di mutua assistenza logistica e l&#8217;accordo sulle Visiting Forces, chiedendo il ritiro di tutte le truppe straniere nel Paese. Cioè a meno che, gli Stati Uniti, e non il popolo filippino, siano il vero capo del governo Aquino. </span></p>
<p><strong>FONTE</strong>: <a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=28959">http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=28959</a></p>
<p style="text-align: left;">Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">http://sitoaurora.altervista.org/home.htm</a><br />
<a href="http://aurorasito.wordpress.com">http://aurorasito.wordpress.com</a></p>
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		<title>Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[embargo petrolifero]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro chi è rivolto in realtà  il cosiddetto "embargo petrolifero contro l'Iran" dell'Unione Europea? Si tratta di una importante questione geostrategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell'UE contro l'Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell'Unione Europea che l'embargo petrolifero contro l'Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che non l'Iran. Teheran ha così avvertito i dirigenti dei paesi dell'Unione Europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e comunitari; ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/guerra-valutaria-quali-sono-i-veri-obiettivi-dellembargo-petrolifero-dellue-contro-liran/13458/" title="Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/petrolio_iran1.1ka53k5ffkw0sk00so4sg08wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="64" alt="Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Contro chi è rivolto in realtà  il cosiddetto &#8220;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran&#8221; dell&#8217;Unione Europea? Si tratta di una importante questione geostrategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell&#8217;Unione Europea che l&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che non l&#8217;Iran. Teheran ha così avvertito i dirigenti dei paesi dell&#8217;Unione Europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e comunitari; ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran è nuovo? </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;embargo del petrolio contro l&#8217;Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l&#8217;amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l&#8217;industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente  le acque territoriali e i porti nazionali dell&#8217;Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all&#8217;Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l&#8217;Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi; così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell&#8217;Unione Sovietica che avrebbe trasformato l&#8217;Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxisti.<br />
L&#8217;embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L&#8217;Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.<br />
Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l&#8217;Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni &#8217;50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni &#8217;50, l&#8217;embargo sul petrolio contro l&#8217;Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell&#8217;Iran, legati al progetto di Washington d&#8217;imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Unione Europea e la vendita del petrolio iraniano </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il principale cliente del petrolio iraniano è la Repubblica Popolare Cinese. Secondo l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (AIE) di Parigi, che fu creata dopo l&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973 come ala strategica del Blocco occidentale dell&#8217;organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), l&#8217;Iran esporta 543.000 barili di petrolio al giorno verso la Cina. Gli altri clienti di grandi dimensioni dell&#8217;Iran sono India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. L&#8217;India importa 341.000 barili al giorno dall&#8217;Iran, la Turchia 370.000 barili al giorno, il Giappone 251.000 barili e la Corea del Sud 239.000 barili al giorno.<br />
Secondo il ministero iraniano del Petrolio, l&#8217;Unione europea rappresenta solo il 18% delle esportazioni di petrolio iraniano, il che significa meno di un quinto delle vendite di petrolio iraniano. Solo &#8220;collettivamente&#8221; l&#8217;Unione europea è il secondo cliente più grande dell&#8217;Iran. In tutto i paesi dell&#8217;UE importano 510.000 barili al giorno dall&#8217;Iran. La posizione collettiva che tutti i paesi dell&#8217;UE importatori di petrolio iraniano hanno, è stato evidenziato da coloro che vogliono sottolineare l&#8217;efficacia dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran.<br />
L&#8217;Iran può sostituire le vendite di petrolio verso l&#8217;Unione europea attraverso nuovi acquirenti o incrementando le vendite ai clienti esistenti, come Cina e India. Un accordo iraniano per cooperare con la Cina per lo stoccaggio delle riserve strategiche cinesi, riempirebbe gran parte del vuoto lasciato dall&#8217;Unione europea. Così, l&#8217;embargo del petrolio contro l&#8217;Iran avrà minimi effetti diretti contro l&#8217;Iran. Piuttosto, è più probabile che uno qualsiasi degli effetti che l&#8217;economia iraniana subirà, sarà legato alle conseguenze globali dell&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Iran e la guerra globale delle valute </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), sia il dollaro che l&#8217;euro costituiscono insieme l&#8217;84,4% delle riserve valutarie mondiali scambiate alla fine del 2011. Il dollaro statunitense da solo, compone il 61,7% di questo dato, costituendo la maggior parte delle riserve valutarie mondiali scambiate nel 2011. La vendita di energia è una parte importante di questa equazione, perché il dollaro statunitense è legato al commercio del petrolio. Così, il commercio di petrolio attraverso quello che viene chiamato petro-dollaro, aiuta a sostenere il prestigio internazionale del dollaro statunitense. I paesi di tutto il mondo sono stati praticamente costretti a utilizzare il dollaro statunitense per mantenere le loro esigenze commerciali e le loro transazioni energetiche.<br />
Per evidenziare l&#8217;importanza del commercio internazionale del petrolio per gli Stati Uniti, tutti i membri del Gulf Cooperation Council (GCC) &#8211; Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati Arabi Uniti &#8211; hanno le loro valute nazionali ancorate al dollaro statunitense e sostengono il petro-dollaro col commercio petrolifero in dollari statunitensi. Inoltre, le valute di Libano, Giordania, Eritrea, Gibuti, Belize e di diverse isole tropicali nel Mar dei Caraibi, sono anch&#8217;esse tutte ancorato al dollaro statunitense. A parte i territori d&#8217;oltremare degli Stati Uniti, anche El Salvador, Ecuador e Panama ufficialmente utilizzano il dollaro statunitense come moneta nazionale.<br />
L&#8217;euro invece è contemporaneamente sia un rivale del dollaro statunitense che una valuta alleati. Entrambe le valute lavorano insieme contro le altre valute, in molti casi, e sembrano essere sempre più controllati da centri di potere finanziario in fusione. A parte i diciassette membri dell&#8217;Unione europea, che utilizzano l&#8217;euro come moneta propria, il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano hanno la concessione di diritti e anche il Montenegro e la provincia serba a maggioranza albanese del Kosovo usano l&#8217;euro come valuta nazionale. Al di fuori dell&#8217;area dell&#8217;euro (zona euro), le valute di Bosnia, Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, in Europa, e le valute di Capo Verde, Comore, Marocco, Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe e le due zone CFA in Africa, e le valute di diverse colonie occidentali extraeuropee, come la Groenlandia, sono tutte ancorate all&#8217;euro.<br />
Diverse zone monetarie sono direttamente legate all&#8217;euro. In Oceania, il franco Comptoirs Français du Pacifique (PCP), chiamato semplicemente Franco del Pacifico (franc pacifique), utilizzato in un&#8217;unione monetaria alle dipendenze francesi di Polinesia francese, Nuova Caledonia e Territorio delle Isole Wallis e Futuna è ancorato all&#8217;euro. Come accennato in precedenza, le zone CFA in Africa sono anch&#8217;esse ancorate all&#8217;euro. Così, sia il franco della Comunità Finanziaria dell&#8217;Africa (Communauté financière d&#8217;Afrique, CFA) o franco CFA dell&#8217;Africa occidentale, viene utilizzato da Benin, Burkina Faso, Costa d&#8217;Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo &#8211; che il franco della Cooperazione Finanziaria dell&#8217;Africa centrale (Coopération financière en Afrique centrale, CFA) o franco CFA dell&#8217;Africa centrale – viene utilizzato da Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville), Guinea Equatoriale e Gabon -, hanno il loro destino legato al valore monetario dell&#8217;euro.<br />
L&#8217;Iran non è alla ricerca di un confronto militare tra le crescenti ostilità con gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Europea. Nonostante la narrazione deformata che viene presentata, Teheran ha detto che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz come ultima risorsa. Gli iraniani hanno anche detto che non lasceranno che le navi degli Stati Uniti o nemiche, attraversino le acque territoriali iraniane, loro diritto legale, e che invece le navi ostili possono attraverso le acque territoriali dell&#8217;Oman nello Stretto di Hormuz. Come nota a margine, tra l&#8217;altro, il problema per gli Stati Uniti e gli altri avversari dell&#8217;Iran, è che le acque dell&#8217;Oman nello Stretto di Hormuz sono troppo basse.<br />
Invece di un confronto militare, Teheran sta reagendo  economicamente in diversi modi. Il primo passo, iniziato prima del 2012, sono stati la diversificazione della vendita e degli scambi internazionali del petrolio iraniano, riguardo le rispettive valute di transazione. Questo fa parte di una mossa calcolata dall&#8217;Iran per abbandonare l&#8217;utilizzo del dollaro statunitense, proprio come Saddam Hussein in Iraq fece nel 2000, come mezzo per combattere contro le sanzioni imposte all&#8217;Iraq. In questo contesto, l&#8217;Iran ha creato una borsa internazionale dell&#8217;energia in competizione con il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e l&#8217;International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, che operano entrambe con il dollaro statunitense per le transazioni. Questa borsa dell&#8217;energia, chiamata Kish Oil Bourse, è stata ufficialmente inaugurata nell&#8217;agosto del 2011 sull&#8217;isola di Kish nel Golfo Persico. Le sue prime operazioni sono state effettuate utilizzando l&#8217;euro e il dirhem degli Emirati.<br />
Nel contesto delle rivalità tra di euro e dollaro statunitense, gli iraniani in origine volevano mettere l&#8217;euro in un sistema di petro-euro, con la speranza che la competizione tra il dollaro statunitense e l&#8217;euro potesse rendere l&#8217;Unione europea un alleato dell&#8217;Iran e scollegare l&#8217;Unione europea dagli Stati Uniti. Con le tensioni politiche crescenti con l&#8217;UE, il petro-euro è diventato sempre meno allettante per Teheran. L&#8217;Iran ha capito che l&#8217;Unione europea è sottomessa agli interessi degli Stati Uniti ed è guidata da capi corrotti. Così, in misura minore, l&#8217;Iran ha anche cercato di allontanarsi dall&#8217;euro.<br />
Inoltre, l&#8217;Iran ha ampliato il proprio abbandono dell&#8217;uso del dollaro statunitense e dell&#8217;euro, come politica nelle relazioni commerciali bilaterali. Iran e India discutono di pagamenti in oro per il petrolio iraniano. Il commercio iraniano-russo viene condotto in rial iraniani e rubli russi, mentre il commercio iraniano con la Cina e altri paesi asiatici, viene effettuato utilizzando il renminbi cinese, Rial iraniano, yen giapponese e altre valute che non siano il dollaro e l&#8217;euro.<br />
Mentre l&#8217;euro avrebbe potuto essere il grande vincitore in un sistema di petro-euro, le azioni dell&#8217;Unione europea hanno lavorato contro ciò. L&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran ha solo piantato i chiodi nella bara. A livello globale, la matrice emergente del commercio e delle transazioni eurasiatici e internazionali al di fuori degli ombrelli del dollaro statunitense e dell&#8217;euro, sta indebolendo entrambe queste valute. Il Parlamento iraniano ha appena passato una legge che tagliare le esportazioni di petrolio ai membri dell&#8217;Unione europea che faranno parte del regime di sanzioni, fino alla revoca delle sanzioni petrolifere all&#8217;Iran. La mossa iraniana sarà un duro colpo per l&#8217;euro, soprattutto perché l&#8217;Unione europea non avrà il tempo di prepararsi per i tagli energetici iraniani.<br />
Ci sono diverse possibilità che possono emergere. Uno di queste è che ciò potrebbe essere parte di quello che Washington vuole, e che potrebbe essere giocata contro l&#8217;Unione europea. Un altro è che gli Stati Uniti e specifici Stati membri dell&#8217;UE, stanno lavorando insieme contro i rivali strategici economici e altri mercati.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Chi se ne avvantaggia? Gli obiettivi economici non sono l&#8217;Iran&#8230; </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La fine delle esportazioni di petrolio iraniano verso l&#8217;Unione europea e il declino dell&#8217;euro vanno direttamente a beneficio degli Stati Uniti e del loro dollaro. Ciò che l&#8217;Unione europea sta facendo è semplicemente indebolire se stessa e consentire al dollaro statunitense di avere il sopravvento nella sua rivalità nei confronti dell&#8217;euro. Inoltre, qualora vi fosse il crollo dell&#8217;euro, il dollaro statunitense riempirà rapidamente gran parte del vuoto. Nonostante il fatto che la Russia possa beneficiare dei prezzi del petrolio e di una maggiore leva sulla sicurezza energetica dell&#8217;Unione europea come fornitrice, il Cremlino ha anche messo in guardia l&#8217;Unione europea che sta lavorando contro i propri interessi, subordinandosi a Washington.<br />
Molte importanti questioni sono in gioco, circa le conseguenze economiche dell&#8217;aumento dei prezzi del petrolio. L&#8217;Unione europea sarà in grado di resistere alla tempesta economica o al collasso della valuta? Ciò che l&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran farà sarà destabilizzare l&#8217;euro e creare una valanga globale, danneggiando le economie extra-UE. A questo proposito, Teheran ha avvertito che gli Stati Uniti mirano a danneggiare le economie concorrenti mediante l&#8217;adozione delle sanzioni petrolifere dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran. All&#8217;interno di questa linea di pensiero, questa è la ragione per cui gli Stati Uniti stanno cercando di costringere Cina, India, Corea del Sud e Giappone in Asia, a ridurre o tagliare le importazioni di petrolio iraniano.<br />
Nell&#8217;Unione Europea, saranno le economie dei membri più fragili e in lotta, come la Grecia e la Spagna, che saranno ferite dall&#8217;embargo  petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran. Le raffinerie di petrolio nei paesi dell&#8217;Unione europea che importano petrolio iraniano, dovranno trovare nuovi venditori come fonti e saranno costrette ad adeguare le loro operazioni. Piero De Simone, uno dei leader dell&#8217;Unione Petrolifera d&#8217;Italia, ha avvertito che circa settanta  raffinerie di petrolio dell&#8217;UE potrebbero essere chiuse e che i paesi asiatici potrebbero iniziare a vendere petrolio raffinato iraniano all&#8217;Unione europea a scapito delle raffinerie locali e della locale industria petrolifera. Nonostante le rivendicazioni politiche in sostegno all&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita non sarà in grado di colmare il vuoto delle esportazioni petrolifere iraniane verso l&#8217;Unione europea o altri mercati. Una carenza di forniture di petrolio e i cambiamenti della produzione potrebbero avere effetti a spirale nell&#8217;Unione europea e sui costi di produzione industriale, dei trasporti e sui prezzi di mercato. La previsione è che che l&#8217;UE effettivamente aggraverà la crisi nella zona euro o eurozona.<br />
Inoltre, l&#8217;aumento continuo dei prezzi, che vanno dal cibo ai trasporti, non sarà limitato all&#8217;Unione europea, ma avrà ramificazioni globali. Coll&#8217;aumentare dei prezzi su scala globale, le economie in America Latina, Caraibi, Africa, Medio Oriente, Asia e Pacifico si troveranno ad affrontare nuove difficoltà, mentre il settore finanziario negli Stati Uniti e di molti dei suoi partner &#8211; tra cui i membri dell&#8217;Unione europea &#8211; potrebbe capitalizzare attraverso l&#8217;acquisizione di alcuni settori e mercati. Il FMI e la Banca Mondiale, in rappresentanza di Bretton Woods a Wall Street, potrebbero gettarsi nella mischie e imporre altri programmi di privatizzazione a vantaggio dei settori finanziari degli Stati Uniti e dei loro principali partner. Inoltre, come l&#8217;Iran decide di vendere il 18% del petrolio e di smettere di vendere ai membri dell&#8217;UE, sarà inoltre un fattore di mediazione.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I fantasmi dell&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973: la Libia e l&#8217;AIEA</span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mentre i paesi in Africa o del Pacifico non hanno riserve strategiche di petrolio e saranno alla mercé degli aumenti dei prezzi mondiali, gli Stati Uniti e l&#8217;Unione europea hanno lavorato strategicamente cercando di isolarsi da questi scenari. Questo è dove l&#8217;International Energy Agency (IEA) di  Parigi entra in scena. Le riserve di petrolio libico sono anch&#8217;esse un fattore delle ostilità e della petro-politica che coinvolgono l&#8217;Iran.<br />
L&#8217;AIE è stata creata dopo l&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973. Come accennato in precedenza, si tratta dell&#8217;&#8221;ala strategica Blocco occidentale dell&#8217;organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE).&#8221; L&#8217;OCSE è un club di paesi che comprende Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Danimarca, Giappone, Canada, Corea del Sud, Turchia, Australia, Israele e Nuova Zelanda. Si basa essenzialmente sui contorni del blocco occidentale, che è composto da alleati e satelliti degli USA. A parte Israele, Cile, Estonia, Islanda, Slovenia, e Messico, tutti i membri dell&#8217;OCSE, sono membri dell&#8217;AIE.<br />
Dalla sua creazione nel 1974, uno dei compiti dell&#8217;IEA è quello di stoccare riserve strategiche di petrolio per i paesi OCSE. Durante la guerra della NATO contro la Libia, l&#8217;AIE in realtà ha aperto le sue riserve strategiche di petrolio per compensare il vuoto lasciato dalla mancanza di esportazioni di petrolio libico. Le uniche altre due volte cui questo è accaduto, fu nel 1991, quando Washington ha guidato la coalizione militare nella sua prima guerra contro l&#8217;Iraq, e nel 2005, quando l&#8217;uragano Katrina ha devastato gli Stati Uniti.<br />
La guerra in Libia aveva molti scopi. I fini perseguiti sono stati i seguenti: (1) impedire l&#8217;unità africana, (2) scacciare la Cina fuori dall&#8217;Africa, (3) controllare le riserve strategiche energetiche più importanti, e (4) preservare le forniture di petrolio nello scenario di conflitti degli USA contro la Siria e l&#8217;Iran. Ciò che la guerra della NATO alla Libia aveva come scopo, era assicurarsi la produzione petrolifera dalla Libia, perché c&#8217;era la possibilità che la Libia del Colonnello Muammar Gheddafi potesse sospendere le vendite di petrolio all&#8217;Unione europea, a sostegno della Siria o dell&#8217;Iran in possibili conflitti con gli Stati Uniti, la NATO e Israele. E&#8217; anche interessante notare che una delle figure libiche nelle Nazioni Unite, che hanno contribuito a permettere la guerra contro la Libia, vi è Sliman Bouchuiguir, il capo della Lega libica per i diritti umani (LLHR) e attuale ambasciatore libico in Svizzera, che ha lavorato a formulare una strategia per impedire che il petrolio venisse usato come arma strategica, per assicurarsi che la crisi petrolifera del 1973 si ripeta mai per gli Stati Uniti e i loro alleati.<br />
A parte l&#8217;Iran, i siriani sono stati una fonte di importazioni di petrolio per l&#8217;Unione europea. Come l&#8217;Iran, l&#8217;UE ha anche bloccato il petrolio siriano attraverso un regime di sanzioni progettato dal governo statunitense. Con il petrolio iraniano e siriano escluso dall&#8217;UE, il valore strategico del petrolio libico aumenta. A questo proposito, le relazioni circa il dispiegamento di migliaia di soldati degli Stati Uniti nei giacimenti di petrolio libici, possono essere analizzate come coordinato o collegato alla crescente ostilità degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione europea verso la Siria e l&#8217;Iran. Dirottare l&#8217;invio di petrolio libico verso l&#8217;UE prima destinato alla Cina, può anche essere parte di tale strategia.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La guerra psicologica </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In realtà, il regime di sanzioni progettato dal governo statunitense contro l&#8217;Iran è andato fin dove può andare. Tutti gli interventi sull&#8217;isolamento iraniani sono bravate e sono lontane dalla realtà delle attuali relazioni e commercio internazionali. Brasile, Russia, Cina, India, Iraq, Kazakistan, Venezuela e altri paesi dello spazio post-sovietico, Asia, Africa e America Latina, hanno tutti rifiutato di aderire alle sanzioni contro l&#8217;economia iraniana.<br />
L&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea, insieme alle più ampie sanzioni contro l&#8217;Iran, ha un aspetto più ampiamente psicologico. L&#8217;Iran e il suo alleato siriano, affrontano una guerra multi-dimensionale che ha scopi economici, occulti, diplomatici e psicologici. La guerra psicologica, che coinvolge i media mainstream come strumento di politica estera e di guerra, è un&#8217;opzione molto economica per gli Stati Uniti, a causa del suo costo molto basso. Maggiore enfasi viene inoltre data ad essa, nel contesto dell&#8217;attuale situazione economica del mondo.<br />
Eppure, la guerra psicologica può essere combattuta su entrambi i lati. Gran parte del potere degli Stati Uniti è psicologico e legato alla paura. Come la geografia del Golfo Persico, il tempo è dalla parte dell&#8217;Iran e lavora contro gli Stati Uniti. Se l&#8217;Iran continua il suo corso attuale e resterà insensibile alle sanzioni, questo l&#8217;aiuterà a spezzare la soglia psicologica che scoraggia globalmente i paesi ad opporsi agli Stati Uniti. Nel caso in cui molti altri paesi continuino a rifiutarsi ad inchinarsi all&#8217;amministrazione Obamam, nell&#8217;imporre sanzioni contro l&#8217;Iran, questo sarà anche un duro colpo per il prestigio e il potere degli Stati Uniti, che si tradurrà nei campi economico e finanziario.<br />
Inoltre, alla fine l&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE colpirà l&#8217;UE invece dell&#8217;Iran. Nel lungo termine potrebbe anche danneggiare gli Stati Uniti. Strutturalmente, gli effetti dell&#8217;embargo dell&#8217;UE sul petrolio radicherà ulteriormente l&#8217;Unione europea nell&#8217;orbita di Washington, ma questi effetti catalizzeranno una crescente opposizione sociale a Washington, che alla fine si manifesteranno in ambito politico ed economico. </span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fonte:  <a href="http://www.strategic-culture.org/pview/2012/01/31/currency-warfare-what-are-the-real-targets-of-the-e.u.-oil-embargo-against-iran.html">Strategic Culture Foundation</a></span></span></span></strong></p>
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		<title>Putin elenca le priorità economiche della Russia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/putin-elenca-le-priorita-economiche-della-russia/13452/" title="Putin elenca le priorità economiche della Russia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/vladimir_putin_the_russia_001.f27tdqbg4nwwkkg40ck8wck4s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Putin elenca le priorità economiche della Russia" ></div></a>Nel suo articolo di approfondimento pubblicato lunedì sulle pagine del quotidiano Vedomosti, il Primo Ministro Vladimir Putin ha insistito particolarmente sulle infrastrutture, sul sostegno al commercio e sulla formazione di personale qualificato per consolidare la crescita economica e industriale della Russia. Putin ha detto che affrontare la “mancanza di trasparenza” e la “corruzione sistematica” deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/putin-elenca-le-priorita-economiche-della-russia/13452/" title="Putin elenca le priorità economiche della Russia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/vladimir_putin_the_russia_001.f27tdqbg4nwwkkg40ck8wck4s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Putin elenca le priorità economiche della Russia" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Nel suo articolo di approfondimento pubblicato lunedì sulle pagine del quotidiano Vedomosti, il Primo Ministro Vladimir Putin ha insistito particolarmente sulle infrastrutture, sul sostegno al commercio e sulla formazione di personale qualificato per consolidare la crescita economica e industriale della Russia.</p>
<p><span style="font-size: small;">Putin ha detto che affrontare la “mancanza di trasparenza” e la “corruzione sistematica” deve diventare una priorità di alto livello per il prossimo futuro.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il Primo Ministro ha aggiunto anche che una tassa sui grandi redditi potrebbe essere introdotta in Russia prima della fine di quest’anno.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Putin si impegna a preparare la strada per una maggiore trasparenza negli affari</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel suo articolo “Sui nostri compiti in campo economico” pubblicato lunedì dal quotidiano Vedomosti, il Primo Ministro russo Vladimir Putin si è impegnato a creare le condizioni per una maggiore trasparenza negli affari economici entro la fine del 2012.</p>
<p><span style="font-size: small;">Ha scritto che il problema principale è “la mancanza di trasparenza e di forme di controllo da parte della società civile relativamente all’operato dei funzionari dello Stato”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Putin ha poi parlato dell’urgenza di stringere il controllo pubblico sui contratti commerciali, invitando anche a “cambiare radicalmente la filosofia attuale in merito al controllo dello Stato sulle attività economiche”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Ha espresso la speranza che la lotta contro tangenti e corruzione renderà possibile un risparmio delle casse dello Stato russo pari a circa il 10% dell’intero budget attuale.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Putin auspica che la Russia diventi leader nel campo dell’alta tecnologia</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Produzione farmaceutica, chimica di alto livello, industria aeronautica, nanotecnologie : questi sono alcuni dei settori industriali di cui la Russia potrebbe divenire leader mondiale, secondo quanto scritto dal Primo Ministro Vladimir Putin nell’articolo “Sui nostri compiti in campo economico” pubblicato oggi sul quotidiano “Vedomosti”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Egli ha ricordato che il Paese continua a mantenere posizioni preminenti anche nell’industria atomica e aerospaziale. Putin ha chiamato anche a cercare soluzioni concrete che aiutino a scongiurare il rischio di un’economia che risenta di una dipendenza unilaterale da altri in campo tecnologico. A questo proposito ha fatto notare come il grande capitale privato non si sia finora dimostrato particolarmente entusiasta di sondare nuove sfere dello sviluppo tecnologico temendo di correre rischi maggiori. Di conseguenza si dovrebbe favorire questo processo mediante esenzioni dalle tasse e dai dazi doganali.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Le quote statali nelle maggiori aziende verranno tagliate</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Nell’arco dei prossimi quattro anni lo Stato taglierà significativamente le proprie quote partecipative nelle industrie maggiori, anche se non ha alcuna intenzione di svenderle a basso prezzo, scrive il primo Ministro Vladimir Putin nell’articolo “Sui nostri compiti in campo economico” in uscita lunedì sul quotidiano “Vedomosti”. “La nostra intenzione non è semplicemente di vendere per avere entrate ulteriori che vadano a rimpinguare le casse dello Stato, ma soprattutto per incrementare il livello di competitività della nostra economia”, ha detto il capo del governo.</p>
<p><span style="font-size: small;">Inoltre ha aggiunto che è necessario ridurre la presenza dei monopoli naturali e delle partecipazioni statali nei capitali di altre realtà economiche, così come va limitata la loro acquisizione di nuovi asset dell’economia russa.</p>
<p><span style="font-size: small;">Putin ha ricordato il perché diversi anni fa fossero state fondate le aziende di proprietà statale e le società per azioni verticalmente integrate con la partecipazione dello Stato. L’obiettivo era “prevenire un collasso dei settori di ricerca del nostro comparto industriale”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Vladimir Putin ritiene che “tale obiettivo è da considerarsi raggiunto”.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Il Primo Ministro Putin spera che le aziende globali leader nel campo della tecnologia cominceranno a produrre in Russia</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Primo Ministro russo Vladimir Putin ha appianato le critiche rivolte al ritardo registrato nei settori del trasporto e dell’industria edilizia interna, e ha espresso con chiarezza la propria speranza che le aziende leader a livello globale nel campo della tecnologia possano venire a realizzare i propri progetti e a produrre in Russia. Il Primo Ministro ha scritto ciò nel suo articolo “Sui nostri compiti in campo economico” che verrà pubblicato lunedì sulle pagine del quotidiano “Vedomosti”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Per attirarle in Russia abbiamo bisogno di centri per la ricerca e università altamente competitive, ha detto Putin. Ha richiesto esplicitamente l’approvazione di programmi di ricerca a scadenza decennale e di presentare regolarmente ai contribuenti rapporti sul loro progresso.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il Premier ha inoltre promesso di moltiplicare lo stanziamento di fondi attualmente a disposizione dei progetti di ricerca, e ha specificato come dal 3 al 5% del prodotto lordo delle aziende private debba essere impiegato per la ricerca e lo sviluppo.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>La tassa sui consumi di lusso è una possibilità concreta per la Russia a partire dall’anno prossimo</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Primo Ministro della Federazione Russa Vladimir Putin propone di aumentare le entrate dello Stato con l’introduzione di tassazioni sugli immobili più costosi e sui “beni di lusso”. Lo ha scritto in un articolo intitolato “Sui nostri compiti in campo economico”, in uscita lunedì sul quotidiano “Vedomosti”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Decisioni di forte impatto dovrebbero essere prese in questo ambito entro la fine di quest’anno. Putin ha precisato come le nuove misure riguarderanno solamente i beni di proprietà. Esprime comunque l’idea di “resistere alla tentazione di modificare il sistema fiscale per bilanciare gli aumenti delle spese in uscita”.</p>
<p><span style="font-size: small;">“Una politica di questo genere non fa che accrescere l’instabilità delle condizioni base necessarie per gli affari, andando a danneggiare seriamente la capacità della nostra economia di attrarre investimenti dall’estero”, ha ammonito il Primo Ministro.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Il Primo Ministro Putin annuncia che renderà il meno traumatico possibile il periodo di transizione successivo all’entrata nel WTO</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Primo Ministro Vladimir Putin ha promesso di fare tutto quanto il possibile per mitigare il più possibile gli effetti dell’ingresso nel Paese all’interno del WTO sui produttori interni. Il Primo Ministro ha scritto ciò in un articolo intitolato “Sui nostri compiti in campo economico” che uscirà lunedì sul quotidiano “Vedomosti”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il capo di governo ha precisato che tutte le aziende russe “dovrebbero capire chiaramente che il tempo dei mercati nazionali è tramontato”. Oggi abbiamo a che fare solo con un tipo di mercato, globale.</p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo Putin è inammissibile che la Russia “abbia un’economia che non garantisce stabilità o sovranità né un sufficiente livello di protezione sociale”.</p>
<p><span style="font-size: small;">“Abbiamo bisogno di un’economia rinnovata con industrie e infrastrutture competitive, con i servizi pubblici adeguatamente sviluppati e un comparto agricolo efficiente”, ha scritto il Primo Ministro. </p>
<p>(Vesti, TASS)<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>&#8220;Indignados&#8221; in Romania?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 11:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/indignados-in-romania/13446/" title="&#8220;Indignados&#8221; in Romania?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/romania_demo_0.5tbhckpd7b8kcgc0kgww4cgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="36" alt="&#8220;Indignados&#8221; in Romania?" ></div></a>In Romania la primavera potrebbe portare sorprese poco piacevoli. Sino a oggi i mezzi di comunicazione italiani hanno pressoché rispettato la consegna del silenzio circa le manifestazioni che da oltre due settimane si stanno svolgendo a Bucarest e in altre città. Poche sono state le eccezioni, la cui più parte risulta, per contenuto di informazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/indignados-in-romania/13446/" title="&#8220;Indignados&#8221; in Romania?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/romania_demo_0.5tbhckpd7b8kcgc0kgww4cgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="36" alt="&#8220;Indignados&#8221; in Romania?" ></div></a><p><span style="font-size: small;">In Romania la primavera potrebbe portare sorprese poco piacevoli. Sino a oggi i mezzi di comunicazione italiani hanno pressoché rispettato la consegna del silenzio circa le manifestazioni che da oltre due settimane si stanno svolgendo a Bucarest e in altre città. Poche sono state le eccezioni, la cui più parte risulta, per contenuto di informazioni e analisi, trascurabili. </p>
<p><span style="font-size: small;">Ma adesso qualche cosa inizia a muoversi ed è comparsa la parolina magica: indignados. Sul sito di Apice Europa, una delle organizzazioni più attive nella promozione del concetto europeista, è di recente apparso un articolo di Adriana Longoni il cui titolo suona: «Anche in Romania scendono in piazza gli “indignados”» Notare che l’articolo è stato pubblicato solo il 26 gennaio, mentre le manifestazioni proseguono da ormai quasi tre settimane e ogni giorno ci sarebbero aggiornamenti da fornire. Perché solo adesso il portale di un’associazione che si propone, come leggiamo nella presentazione sul sito, «la divulgazione del concetto di cittadinanza europea e la promozione della partecipazione dei cittadini alla costruzione dell’Europa» si accorge di che cosa accade in un Paese dell’Unione europea?</p>
<p><span style="font-size: small;">L’articolo riassume in maniera veloce e un poco superficiale i motivi della protesta, trascurando ovviamente di segnalare alcuni dati quali ad esempio l’ingerenza dell’AmChams Romania nella “riforma” sanitaria avanzata dal governo romeno. E va bene. Poi il pezzo prosegue: «le manifestazioni hanno messo in evidenza anche striscioni che chiedevano più democrazia, più libertà di stampa, più coinvolgimento e dialogo con la popolazione e più rispetto per il Parlamento». Infatti, precisa la giornalista, «il Governo si era impegnato su una serie di leggi, senza per altro farle approvare dal Parlamento, fra cui la revisione del Codice del lavoro, adottata nel febbraio scorso e una nuova legge elettorale, ora al vaglio della Corte costituzionale su richiesta dei partiti d’opposizione.</p>
<p><span style="font-size: small;">Tuttavia, i partiti d’opposizione stentano ad organizzarsi e a presentarsi come alternativa democratica all’attuale Governo. La sfiducia dei romeni e la percezione di una diffusa corruzione hanno allontanato sempre più i cittadini dalle urne». Quindi né il “dittatore” Basescu né una sgangherata opposizione salveranno i romeni, secondo la collaboratrice di Apice. E lo dimostrerebbe, oltre ai dati forniti, uno studio (del 2009!) dell’Istituto romeno per le politiche pubbliche circa la diminuzione dell’affluenza alle urne. Nel Paese carpatico si sarebbe così creato «uno scarto impressionante nell’esercizio della democrazia che lascia purtroppo aperti varchi pericolosi a possibili discorsi populisti».</p>
<p><span style="font-size: small;">In buona sostanza la Romania sarebbe in mano, da una parte, a una classe politica ormai screditata agli occhi della popolazione, e questo viene inferito in base non a studi attuali o a presa di contatto diretta con la realtà romena, bensì a seguito di uno studio di tre anni fa, i cui risultati peraltro non sono poi così differenti rispetto a quelli riscontrati e riscontrabili in altre nazioni ad “alto tasso di democrazia”, gli Usa in testa, dove l’astensione dall’urna (funeraria?) è da decenni in crescita. Dall’altra parte invece non c’è la popolazione civile, bensì, come appunto spiega il titolo dell’articolo, gli indignados, ossia quel movimento internazionale in cui molti ripongono le proprie speranze di cambiamento. Accanto a questi due poli si paventa l’originalissimo spauracchio “populista”, ossia il solito fascista o comunista pronto a impossessarsi, manu militari oppure per via democratica, del potere, profittando della situazione di caos. Sulla monarchia invece nemmeno una parola.</p>
<p><span style="font-size: small;">Dunque niente urne, niente, tanto meno, qualche Catilina redivivo. E allora cosa ci si deve aspettare? Ovvio: il tecnico, il professore di turno, che qualche figura di dubbia origine e di dubbia attività ha già prospettato.<br />
Ora, va detto che le proteste in Romania, ancorché abbiamo percepito talvolta un vago olezzo non gradevole, non hanno niente a che vedere con quelle degli indignados, anche se, invero, il marcio non è solo in Danimarca.</p>
<p><span style="font-size: small;">Forse molti non sanno che il fenomeno degli indignados, così tanto reclamizzato dai mezzi di comunicazione funzionali al sistema, ha un’origine quanto meno curiosa.<br />
Uno dei siti di riferimento per le manifestazioni d’indignati che sin sono tenute, in tutto il mondo, lo scorso 15 ottobre, www.15october.net, era a nome di una tal Paulina Arcoss, la quale registrò il sito all’indirizzo 866 United Nation Plaza, ossia la medesima sede di certune organizzazioni, alcune note solo a pochi, altre invece celeberrime. Esse sono: il Lucis Trust, nota un tempo come Lucifer Trust (fede in Lucifero) fondata dalla teosofista Alice Bailey, l’Anti Defamation League, il Millennium Forum di Mihail Gorbaciov, ossia uno dei massimi responsabili del colpo di Stato del 1989 in Romania, e l’organizzazione religiosa dei Baha’i, una setta eretica staccatasi dall’Islam.</p>
<p><span style="font-size: small;">Fu lo stesso Gorbaciov a rilasciare ai giornali, all’indomani del 15 ottobre 2011, parole di ammirazione per gli indignados, sostenendo che attraverso di loro è possibile raggiungere il nuovo ordine mondiale.</p>
<p><span style="font-size: small;">Ci chiediamo come sia possibile che un uomo del sistema, qual è l’ex presidente sovietico, possa sostenere persone che all’apparenza protestano contro il sistema stesso se, in realtà, gli obbiettivi dei padroni delle ferriere e degli indignados non siano i medesimi. O meglio: se tale movimento “di massa” e “spontaneo” non sia invece uno strumento per l’ottenimento di scopi che col bene comune hanno poco a che vedere, visti i sostenitori – o sarebbe meglio parlare di emanatori &#8211; che si trovano dietro questo movimento.</p>
<p><span style="font-size: small;">Al momento la situazione in Romania è stabile e non è facile prevedere l’esito della crisi politico-sociale venutasi a creare. Gli è però che, con una qual certa sicurezza, possiamo prevedere – adoperando, sì, un luogo comune ma la cui verità ci pare incontestabile – che è necessario che tutto cambi affinché non cambi nulla.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>*Luca Bistolfi è esperto di Europa</strong> <strong>orientale</strong></span></p>
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		<title>Iran, i tamburi di guerra rullano sempre più forte: gli Stati Uniti preparano un’ulteriore escalation militare nel Golfo Persico</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 11:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/iran-i-tamburi-di-guerra-rullano-sempre-piu-forte-gli-stati-uniti-preparano-unulteriore-escalation-militare-nel-golfo-persico/13439/" title="Iran, i tamburi di guerra rullano sempre più forte: gli Stati Uniti preparano un’ulteriore escalation militare nel Golfo Persico"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/irannext1.ck00m1vvs9kc4c0cow40sokgs.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="116" alt="Iran, i tamburi di guerra rullano sempre più forte: gli Stati Uniti preparano un’ulteriore escalation militare nel Golfo Persico" ></div></a>Man mano che i tamburi che chiamano alla guerra all’Iran si fanno sempre più forti, l’esercito statunitense non ha perso alcun tempo per riposizionare il proprio dispositivo bellico nel Golfo Persico. I preparativi per un confronto militare diretto proseguono dunque a grandi passi. Stando a quanto riferito dal Washington Post in data 27 gennaio, “Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/iran-i-tamburi-di-guerra-rullano-sempre-piu-forte-gli-stati-uniti-preparano-unulteriore-escalation-militare-nel-golfo-persico/13439/" title="Iran, i tamburi di guerra rullano sempre più forte: gli Stati Uniti preparano un’ulteriore escalation militare nel Golfo Persico"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/irannext1.ck00m1vvs9kc4c0cow40sokgs.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="116" alt="Iran, i tamburi di guerra rullano sempre più forte: gli Stati Uniti preparano un’ulteriore escalation militare nel Golfo Persico" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Man mano che i tamburi che chiamano alla guerra all’Iran si fanno sempre più forti, l’esercito statunitense non ha perso alcun tempo per riposizionare il proprio dispositivo bellico nel Golfo Persico. I preparativi per un confronto militare diretto proseguono dunque a grandi passi.</p>
<p><span style="font-size: small;">Stando a quanto riferito dal Washington Post in data 27 gennaio, “Il Pentagono sta stringendo i tempi per l’invio in Medio Oriente di una vasta base operativa galleggiante per squadre di commando specializzati”. Come riporta il quotidiano, la USS Ponce, una nave da trasporto destinata fino a poco tempo fa allo smantellamento, sarà adesso riconvertita in un mezzo tattico per operazioni speciali e inviata successivamente nel Golfo Persico.</p>
<p><span style="font-size: small;">Il Pentagono, riferisce il Post, si sta muovendo per equipaggiare la USS Ponce in vista delle sue nuove funzioni entro breve periodo. L’esercito si è anzi già messo avanti e ha saltato “le normali procedure di routine dal momento che ogni ritardo avrebbe comportato un ‘rischio per la sicurezza nazionale’”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Contemporaneamente il Wall Street Journal ha scritto il 28 gennaio di come il Pentagono abbia reso noto davanti al Congresso che dirotterà altri 82 milioni di dollari per definire il progetto della Massive Ordinance Penetrator (MOP). Va detto a questo proposito che la MOP è una bomba di tipo “bunker-buster” (“distruggi bunker”) appositamente studiata per eliminare i siti fortificati costruiti da Iran e Corea del Nord allo scopo di colpire i programmi atomici di questi due Paesi.</p>
<p><span style="font-size: small;">La decisione di studiare un miglioramento tecnico della MOP arriverebbe secondo alcune fonti dopo una serie di test che avrebbero rivelato come l’ordigno attuale non avrebbe le capacità per distruggere alcune delle strutture nucleari iraniane fra cui il sito di arricchimento dell’uranio a Fordow, presso la città santa di Qom (il sito di Fordow è ricavato in profondità all’interno di un territorio montagnoso sotto 260 piedi di roccia e suolo).</p>
<p><span style="font-size: small;">Il Journal riferisce anche che “La decisione di richiedere proprio ora ulteriori fondi governativi per sviluppare l’arma è stata direttamente legata agli sforzi del Central Command dell’esercito volti a predisporre nel più breve tempo possibile tutte le opzioni in vista di un confronto militare con l’Iran”. E pertanto, proprio come nel caso dell’ammodernamento della USS Ponce, il Pentagono ha deciso di eludere i normali canali di richiesta di finanziamento nel cercare fondi aggiuntivi per la MOP. Come fa notare il Journal, “Il Pentagono assegna al miglioramento strategico della MOP lo status di progetto di una certa urgenza”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Nel frattempo venerdì è stato anche reso pubblico che le esercitazioni congiunte Israele-USA dal nome in codice Austere Challenge 12 sono state rinviate ad ottobre 2012. Le manovre erano state inizialmente previste per la scorsa primavera, ma sono poi state rinviate al 15 gennaio sulla base di motivazioni non chiarite. Ora però che Austere Challenge 12 è stata fissata per ottobre, l’arrivo in Israele degli ufficiali miliari che prenderanno parte alla più grande esercitazione congiunta mai condotta tra i due eserciti è prevista già per la settimana prossima ventura.</p>
<p><span style="font-size: small;">Queste ultime manovre belliche seguono l’annuncio del ridispiegamento statunitense nella regione rivelato all’inizio di questo mese. Come ha rivelato in anteprima il Los Angeles Times il 12 gennaio l’incremento di truppe (che comprende la permanenza stabile di 15000 soldati statunitensi in Kuwait) è “da intendersi come forza di reazione rapida e di risposta a possibili emergenze nel caso in cui lo stallo sul sospetto programma nucleare di Teheran sfoci in una crisi militare aperta”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Nonostante i preparativi militari già in corso, le élites al potere a Washington e a Tel Aviv restano divise su un possibile attacco militare diretto nei confronti dell’Iran. Come ha fatto notare Jim Lobe, questo dibattito in costante evoluzione ha di fatto indotto “un sempre maggiore numero di esponenti di spicco dell’establishment della diplomazia [statunitense], tra i quali diversi dell’ala ‘liberal’ che a suo tempo avevano sostenuto la guerra all’Iraq, a mettere in guardia da qualsiasi tipo di escalation sia da parte degli Stati Uniti che di Israele”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Questa svolta che traspare nei discorsi ufficiali all’interno di ampi settori della struttura di potere è stata notata anche in Israele. Il 18 gennaio, ad esempio, il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha rifiutato di fare alcuna previsione su quando Israele potrebbe decidere di attaccare unilateralmente l’Iran, arrivando a sostenere al contrario che Israele era “molto lontano” dal fare una mossa simile.</p>
<p><span style="font-size: small;">Barak pare però avere già cambiato idea. Parlando venerdì scorso a Davos in occasione del World Economic Forum, il ministro della difesa israeliano ha sostenuto come il mondo dovrebbe muoversi in fretta prima che il programma atomico iraniano giunga a uno stadio in cui qualunque attacco risulterebbe inutile. Secondo quanto ha affermato, “A nostro modo di vedere è particolarmente urgente dal momento che gli iraniani stanno deliberatamente passando ad una fase che possiamo definire di immunità, in cui praticamente nessuna operazione di tipo chirurgico si rivelerebbe in grado di fermarli”. Il molto lontano di cui parlava poco tempo prima sembrerebbe avvicinarsi a grandi passi.</p>
<p><span style="font-size: small;">Non a caso nell’articolo scritto per l’ultimo numero del New York Times Magazine del 25 gennaio, Ronen Bergman dichiara che Israele resta convinto della necessità di attaccare l’Iran. Bergman conclude così la sua analisi: “Dopo avere parlato con diversi dirigenti israeliani di alto livello e con responsabili dell’esercito e dei servizi di intelligence, mi sono convinto che Israele finirà per attaccare l’Iran nel 2012”. Senza dubbio un attacco israeliano trascinerebbe rapidamente gli Stati Uniti e diversi altri Paesi in un conflitto su scala regionale, se non globale.</p>
<p><span style="font-size: small;">Nonostante ciò, anche se tutti i segnali continuano a indicare una guerra sempre più vicina, ha cominciato a farsi largo anche un barlume di speranza. Finalmente all’interno degli Stati Uniti adesso comincia a intravedersi una resistenza organizzata di popolo che si oppone all’ennesima avventura imperialista. Proprio come annunciato all’inizio di questo mese, un “ampio spettro di organizzazioni anti-imperialiste e contro la guerra basate negli USA”, tra cui diversi movimenti della rete Occupa, hanno presentato un appello pubblico per promuovere una serie di proteste coordinate su scala nazionale contro i progetti incombenti di guerra all’Iran. I manifestanti chiederanno: “Nessuna guerra, no alle sanzioni, no alle ingerenze e agli omicidi mirati ai danni dell’Iran”.</p>
<p><span style="font-size: small;">Quindi, mentre le élites al potere sia in Israele che negli Stati Uniti continuano a discutere e a dividersi su un possibile attacco all’Iran, si presenta una finestra di opportunità (anche se breve) in cui un forte movimento di lavoratori possa spingere farsi largo a livello nazionale contro ogni intervento imperialista statunitense in Iran; e, si badi, questo nel momento in cui la rete occupa è ormai attiva in diverse città in tutto il Paese. Nei fatti, l’unica speranza certa per evitare la guerra (tenendo conto che all’interno dell’establishment i falchi hanno quasi sempre la meglio sulle colombe) sarà nella capacità dei lavoratori statunitensi di dimostrare materialmente la propria opposizione all’imperialismo scendendo nelle strade. Alla fine solo una resistenza di questo tipo offre l’unica vera speranza per risolvere pacificamente la crisi attuale.</p>
<p>Ben Schreiner</p>
<p>Global Research, 29 gennaio 2012</p>
<p><em>Ben Schreiner è uno scrittore freelance residente a Salem, Oregon. Può essere contattato all’indirizzo bnschreiner@gmail.com</em></p>
<p>Traduzione di Alessandro Iacobellis<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>L&#8217;enigma dell&#8217;Iran</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'embargo petrolifero dell'UE che ha recentemente colpito l'Iran e le minacce espresse dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali di future ulteriori sanzioni contro il paese, hanno portato gli osservatori a concludere che alla fine un conflitto armato tra l'Iran e l'Occidente può essere imminente. Gli osservatori prospettano due possibili scenari: la guerra o la destabilizzazione interna della Repubblica Islamica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lenigma-delliran/13413/" title="L&#8217;enigma dell&#8217;Iran"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/iran_map1.7b55gzoc524g4w8s8gkk04scg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="65" alt="L&#8217;enigma dell&#8217;Iran" ></div></a><p><span style="font-size: small;">L&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE che ha recentemente colpito l&#8217;Iran e le minacce espresse dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali di future ulteriori sanzioni contro il paese, hanno portato gli osservatori a concludere che alla fine un conflitto armato tra l&#8217;Iran e l&#8217;Occidente può essere imminente.</p>
<div> <span style="font-size: small;">Il primo scenario potenziale nel contesto è che l&#8217;attuale situazione di stallo degeneri in una guerra. Le forze degli USA nell&#8217;area del Golfo attualmente contano 40.000 effettivi, oltre 90.000 sono schierati in Afghanistan, appena ad est dell&#8217;Iran, e molte migliaia di truppe di supporto sono dispiegate in diversi paesi asiatici. Aggiungendo ciò a un notevole potenziale militare che comunque non può fornire quello che serve per tenere tutto sotto controllo, se le ostilità armate dovessero scoppiare. Per esempio, Colin H. Kahl sostiene in un recente articolo su Foreign Affairs che, anche se &#8220;non c&#8217;è alcun dubbio che Washington vincerà in senso strettamente operativo&#8221;¹, gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione una vasta gamma di problemi pertinenti.</p>
<p>Al momento, mantenere lo status quo non è nell&#8217;interesse degli Stati Uniti, ritiene Stratfor, un&#8217;agenzia di intelligence globale statunitense: &#8220;Se al-Assad sopravvive e se la situazione in Iraq procede come ha proceduto, allora l&#8217;Iran sta creando una realtà che definirà la regione. Gli Stati Uniti non hanno una coalizione ampia ed efficace, e certamente non una che si possa radunare in caso di guerra. Hanno solo Israele&#8230; &#8220;² Se il conflitto con l&#8217;Iran prende la forma di una lunga campagna di bombardamenti e si presenta come un prologo all&#8217;occupazione del paese, gli Stati Uniti avranno bisogno di rafforzare la loro posizione nelle regioni adiacenti, il che significa che Washington cercherà di trascinare le repubbliche caucasiche (Georgia, Azerbaijan) e quelle dell&#8217;Asia centrale nella sua orbita politica, e quindi stringendo la &#8220;stretta dell&#8217;anaconda&#8221; intorno alla Russia.</p>
<p>Uno scenario alternativo merita, però attenzione. Le sanzioni UE farebbero sicuramente male a molte  economie europee &#8211; in particolare, Grecia, Italia e Spagna &#8211; di rimbalzo. Infatti, il capo della diplomazia spagnola, José Manuel García-Margallo, ha descritto senza mezzi termini la decisione delle sanzioni come un sacrificio³. Per quanto riguarda l&#8217;Iran, il blocco petrolifero può causare al suo bilancio annuale una contrazione di 15-20 miliardi di dollari, che in genere non sarebbe critica ma, con le elezioni parlamentari del paese e le elezioni presidenziali del 2013 che si stanno avvicinando e l&#8217;Occidente che è attivo nel puntellare l&#8217;opposizione interna, potrebbero derivarne dei disordini interni.</p>
<p>Teheran ha già messo in chiaro che farà seri sforzi per trovare acquirenti alle sue esportazioni di petrolio altrove. Cina e India, rispettivamente numero uno e numero tre dei clienti dell&#8217;Iran, hanno momentaneamente spazzato via l&#8217;idea delle sanzioni USA. Il Giappone ha garantito il supporto a Washington sulla questione, ma non avvierà alcun tipo di piano specifico per ridurre i volumi di petrolio che importa dall&#8217;Iran. Il Giappone, tra l&#8217;altro, è stato duramente colpito nel 1973 quando Wall Street ha provocato una crisi petrolifera e le garanzie degli Stati Uniti si dimostrarono vane. Di conseguenza, ci si può aspettare che Tokyo approcci alle sanzioni suggerite da Washington con la massima cautela e chieda agli Stati Uniti garanzie inequivocabili che la Casa Bianca non sarà in grado di fornire. Inoltre, gli Stati Uniti stanno corteggiando la Corea del Sud con l&#8217;obiettivo di farle tagliare le importazioni di petrolio dall&#8217;Iran.</p>
<p>L&#8217;opposizione crescente ai piani che preparano lo scenario militare di Cina, Russia, e India sembra mantenere la promessa di una alleanza di paesi che cercano di domare l&#8217;egemonia e l&#8217;unilateralismo furioso degli Stati Uniti. Gli analisti di Stratfor hanno puntato sul fatto che il tempo non è dalla parte degli Stati Uniti, considerando che i paesi BRIC hanno qualche opportunità di influenzare la situazione nella zona del potenziale conflitto, con il lancio di manovre congiunte anti-terrorismo e anti-pirateria nel Mare Arabico e nel Golfo Persico.</p>
<p>Indurre il cambiamento di regime in Iran, l&#8217;obiettivo finale di Washington, ha ancora un pretesto. Gli Stati Uniti hanno da tempo adocchiato varie fazioni in Iran, nella speranza di sfruttare le rivalità nazionali esistenti nel paese, impiegando parallelamente la tecnica consolidata delle rivoluzioni colorate, come il sostegno al Movimento Verde o la creazione di una ambasciata virtuale per l&#8217;Iran. </p>
<p>Richard Sanders, un critico della politica estera degli Stati Uniti, ha rilevato che, almeno dall&#8217;invasione del Messico alla fine del secolo XIX, gli Stati Uniti hanno sempre invocato il meccanismo degli incidenti come pretesto per la guerra, avanzando varie giustificazioni per i suoi interventi militari⁴. L&#8217;arciconservatore statunitense Patrick J. Buchanan ha evocato, nel suo articolo di opinione intitolato &#8220;Did FDR Provoke Pearl Harbor?&#8221;, una visione abbastanza comune secondo cui circoli finanziari statunitensi hanno deliberatamente provocato l&#8217;attacco di Pearl Harbor per trascinare gli Stati Uniti in una guerra lontana, con l&#8217;obiettivo di assicurarsi il primato mondiale dell&#8217;impero del dollaro⁵. La lezione da trarre dalla storia della guerra del Vietnam, e cioè del golfo del Tonchino, in cui l&#8217;USS Maddox entrò nelle acque territoriali del Vietnam e aprì il fuoco sui natanti della sua marina militare, è che il conflitto iniziale venne similmente provocato dai servizi d&#8217;informazione USA, e il risultato fu che il Congresso degli USA autorizzò LBJ a impegnarsi militarmente in Vietnam. (A proposito, nessuna reazione fece seguito, nel giugno del 1967, quando gli israeliani attaccarono la USS Liberty, uccidendo 34 persone e ferendone 172). I concetti moralmente caricati di interventi umanitari e guerra al terrore furono giustamente invocati anche per legittimare le aggressioni ingiustificabili contro la Jugoslavia, l&#8217;Iraq e l&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Parlando degli sviluppi in corso nel Golfo Persico, la scelta di Washington dei pretesti per un&#8217;aggressione comprende almeno tre opzioni, vale a dire¹ il dossier nucleare dell&#8217;Iran² una escalation progettata nello Stretto di Hormuz,³ accuse che l&#8217;Iran sostenga il terrorismo internazionale. L&#8217;obiettivo degli Stati Uniti dietro la pressione sull&#8217;Iran per il suo programma nucleare &#8211; spingere tutto il mondo ad accettare le regole del gioco di Washington &#8211; non è mai stato veramente nascosto. Il discorso abbondantemente allarmista ha lo scopo di distogliere l&#8217;attenzione dalla semplice verità che la costruzione di un arsenale nucleare con l&#8217;aiuto di tecnologie nucleari civili, è assolutamente impossibile, ma Matthew H. Kroenig del Council on Foreign Relations di recente è andato sul punto avvertendo che l&#8217;Iran un giorno passerà le sue tecnologie nucleari al Venezuela⁶. La motivazione deve essere quella di, in qualche modo, raggruppare tutti i critici della politica estera degli Stati Uniti.</p>
<p>Lo Stretto di Hormuz, che è il collo di bottiglia marittimo del Golfo Persico, è considerato l&#8217;epicentro della imminente nuova guerra. Serve come via per le forniture di petrolio da Iran, Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, ed è quindi strettamente monitorato da tutte le parti suscettibili di entrare in conflitto. Secondo il dipartimento dell&#8217;energia degli Stati Uniti, nel 2011 il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz ammontava a 17 miliardi di barili, ovvero circa il 20% del totale mondiale⁷ . I prezzi del petrolio dovrebbero aumentare del 50% se succedesse qualcosa di inquietante nello Stretto di Hormuz⁸.</p>
<p>Passando attraverso lo Stretto di Hormuz, si naviga attraverso le acque territoriali di Iran e Oman.  L&#8217;Iran concede a titolo di cortesia il diritto di navigare attraverso le sue acque sulla base del trattato delle Nazioni Unite sul trasporto merci marittimo. Ciò deve essere inteso in relazione alle dichiarazioni ricorrenti di Washington relative alla Stretto di Hormuz, che a questo proposito gli Stati Uniti e Iran hanno lo stesso peso giuridico, come i paesi che hanno scritto ma non ratificato il trattato, e quindi gli Stati Uniti non hanno alcun diritto morale di riferirsi al diritto internazionale. L&#8217;amministrazione iraniana ha sottolineato recentemente, dopo consultazioni con gli organi legislativi nazionali, che Teheran sarebbe forse oggetto di una revisione della normativa in base al quale sono ammesse navi straniere nelle acque territoriali iraniane⁹.</p>
<p>Le marine dovrebbero anche rispettare certe leggi internazionali, in particolare, quelle che definiscono la distanza minima da mantenere dalle navi di altri paesi. Si parla costantemente nei media statunitensi di navi iraniane che rischiosamente si avvicinano alle navi statunitensi ma, come notano gli osservatori, provocatori come i separatisti del Baluchistan iraniano, sponsorizzati dalla CIA, in alcuni casi potrebbero essere usati per trucchi sotto mentite spoglie.</p>
<p>Le probabilità sono che una parte del piano dell&#8217;embargo petrolifero sia quello di procurare all&#8217;Occidente difficoltà nell&#8217;approvvigionamento di petrolio e iniziare la costruzione di oleodotti in Arabia Saudita, Bahrain, Oman, Yemen, Qatar e Iraq, come percorsi alternativi per raggiungere le rive del Mar Arabico, Mar Rosso e Mar Mediterraneo. Alcuni di questi progetti, la Hashan-Fujairah pipeline, per esempio, sono oggi in fase di attuazione. Se questa è l&#8217;idea, la spiegazione dietro la tendenza di Washington a convincere i suoi alleati a creare una infrastruttura &#8220;più sicura&#8221; è semplice. La geopolitica è una realtà ineludibile, che deve essere presa in considerazione, però, se i paesi della regione rimangono chiusi in una varietà di conflitti e, per ragioni geografiche Teheran sarà un giocatore chiave, anche se gli oleodotti vengono avviati.</p>
<p>Poiché la nuova strategia militare degli Stati Uniti implica la concentrazione su due regioni &#8211; il Grande Medio Oriente e il Sud Est Asiatico &#8211; la questione dello stretto di Hormuz sembra accoppiarsi a quella dello Stretto di Malacca, che offre il percorso più breve per la fornitura di petrolio dall&#8217;Oceano Indiano a Cina, Giappone, Corea del Sud e resto del Sud Est Asiatico. La disposizione implicita dei fattori nel processo decisionale dei paesi asiatici riguardo l&#8217;Iran.</p>
<p>Il precedente della &#8220;guerra al terrore&#8221; &#8211; una campagna durante la quale gli Stati Uniti occuparono sotto dubbi pretesti Iraq e Afghanistan, al costo di migliaia di vite &#8211; deve anche essere tenuto a mente. Tempo fa, la Casa Bianca ha sancito le attività sovversive contro varie parti dell&#8217;amministrazione iraniana, compresi i Guardiani della Rivoluzione Islamica. L&#8217;ex agente della CIA Philip Giraldi scrive che gli agenti statunitensi e israeliani sono stati attivi in Iran per un bel po&#8217; di tempo e sono responsabili dell&#8217;epidemia del virus Stuxnet e per la serie di omicidi di fisici nucleari iraniani. I gruppi in Iran che si sono allineati con i nemici del paese sono Mujahidin del Popolo Iraniano, i separatisti del Baluchistan del Jundallah, il cui leader Abdolmajid Rigi è stato arrestato nel febbraio del 2010 dalle forze di sicurezza iraniane e ha ammesso di aver collaborato con la CIA, e il curdo Vita Libera del Kurdistan¹⁰.</p>
<p>In sostanza, una guerra contro l&#8217;Iran &#8211; a livello di guerra segreta &#8211; è in corso. Il problema che le parti in causa stanno cercando di risolvere è trovare un modo di prevalere senza entrare nella fase &#8220;calda&#8221; del conflitto.</span></div>
<div align="right"><span style="font-size: small;">(Traduzione di Alessandro Lattanzio)</span></div>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size: small;"><strong>NOTE:</strong><br />
<span style="font-size: x-small;">1. Colin H. Kahl. Not Time to Attack Iran. 17 gennaio, 2012.<br />
2. Iran, the US and the Strait of Hormuz Crisis. 17 gennaio, 2012. http://www.stratfor.com/weekly/iran-us-and-strait-hormuz-crisis?utm_source=freelist<br />
3. La UE acuerda vetar las importaciones de petroleo de Iran. 23.01.2012<br />
4. Richard Sanders. How to Start a War: The American Use of War Pretext Incidents. Global Research, January 9, 2012. Global Research, 9 gennaio 2012. http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=28554<br />
5. http://buchanan.org/blog/did-fdr-provoke-pearl-harbor-4953<br />
6. Recent Events in Iran and the Progress of Its Nuclear Program. 17 gennaio, 2012.<br />
7. http://www.eia.gov/cabs/world_oil_transit_chokepoints/full.html<br />
8. Michael T. Klare. Danger Waters. 10 gennaio 2012. http://aep.typepad.com/american_empire_project/2012/01/danger-waters.html<br />
9. Mahdi Darius Nazemroaya. La Geo-Politica dello Stretto di Hormuz: Può la Marina degli Stati Uniti essere sconfitta dall&#8217;Iran nel Golfo Persico? Global Research, 8 gennaio 2012. http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#038;aid=28590<br />
10. Philip Giraldi. Washington&#8217;s Secret Wars. Washington, Secret Wars. 8 Dic 2011.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size: small;"><strong>Fonte:</strong> http://www.strategic-culture.org/pview/2012/01/27/the-conundrum-of-iran.html</p>
<p></span></span></span></span></p>
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		<title>Aggiornamenti sulla situazione in Siria – 30 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-in-siria-30-gennaio-2012/13408/" title="Aggiornamenti sulla situazione in Siria – 30 gennaio 2012"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/siria_clip_image0012.e2d9uuzd0ls8g4oc484g0sooc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="62" alt="Aggiornamenti sulla situazione in Siria – 30 gennaio 2012" ></div></a>Un gruppo terroristico armato ha fatto esplodere, nella mattina di ieri, con un ordigno controllato a distanza, un autobus per militari vicino a Sahnaya, alla periferia di Damasco, causando la morte di sei militari, fra cui due ufficiali tenenti, e ferendone altri sei. Un generale e un membro delle forze dell&#8217;ordine sono rimasti feriti ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-in-siria-30-gennaio-2012/13408/" title="Aggiornamenti sulla situazione in Siria – 30 gennaio 2012"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/siria_clip_image0012.e2d9uuzd0ls8g4oc484g0sooc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="62" alt="Aggiornamenti sulla situazione in Siria – 30 gennaio 2012" ></div></a><p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Un gruppo terroristico armato ha fatto esplodere, nella mattina di ieri, con un ordigno controllato a distanza, un autobus per militari vicino a Sahnaya, alla periferia di Damasco, causando la morte di sei militari, fra cui due ufficiali tenenti, e ferendone altri sei.<br />
Un generale e un membro delle forze dell&#8217;ordine sono rimasti feriti ieri nell&#8217;esplosione di due ordigni collocati da un altro gruppo terroristico lungo la strada Balyon-Kamsafra, nella provincia di Idleb, e fatti esplodere con un controllo a distanza.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Rietra nel piano di eliminazione dei quadri tecnici e scientifici del Paese l&#8217;uccisione ad Homs, da parte dei terroristi, dell&#8217;ingegnere agricolo Amal Isa, impiegata presso la Direzione dell&#8217;Agricoltura della città.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Il direttore della scuola superiore di Jasim, in provincia di Daraa, Nayf Al Danyfat, ha negato quanto diffuso dal canale Al Jazeera, secondo cui la scuola era stata presa d&#8217;assalto dalle forze di sicurezza e due persone erano state uccise.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Si chiariscono di giorno in giorno le prove circa la natura dei gruppi terroristici armati e delle organizzazioni salafite ad essi legate, sostenuti dai Paesi arabi e occidentali che cospirano contro il popolo siriano e che fanno arrivare nel territorio siriano diversi tipi di armi, mezzi di vandalismo e assassini.<br />
Alcuni giorni dopo la scoperta dei rapporti di intelligence circa il reclutamento e l&#8217;addestramento di mercenari e terroristi da parte di Stati Uniti, Francia e Isralele, fra cui capi di milizie di delinquenti e prigionieri criminali arabi e stranieri, in campi di addestramento in Turchia e Libano, con finanziamenti dal Qatar,  il giornale libanese Al Diyar ha diffuso la notizia secondo cui un ufficiale iracheno, che faceva parte della delegazione di osservatori della Lega Araba, ha accertato la presenza di mercenari, terroristi e persone con precedenti penali provenienti dall&#8217;estero, che portano avanti azioni di violenza e terrorismo in Siria.<br />
Queste informazioni si aggiungono alle numerose prove che assicurano che l&#8217;esercito siriano e le autorità competenti stanno fronteggiando gruppi terroristici di diverse nazionalità e addestrati all&#8217;estero. Più di una volta funzionari libanesi hanno confermato l&#8217;infiltrazione di membri di Al Qaeda in Siria attraverso i confini con il Libano.<br />
La cospirazione arabo-occidentale contro la Siria non si limita a far entrare nel Paese terroristi e sicari provenienti dall&#8217;Afghanistan e dall&#8217;Iraq, ma si estende anche all&#8217;ingresso di armi fabbricate dall&#8217;entità israeliana, i cui funzionari ritengono che il cambiamento di regime in Siria favorirebbe gli interessi strategici di Israele e aiuterebbe ad eliminare la Siria dall&#8217;asse della resistenza senza doversi sporcare le mani, il che spiegherebbe l&#8217;armamento, da parte di tale entità canaglia, dei gruppi terroristici armati. Ciò è stato confermato in diverse occasioni, in cui le autorità competenti hanno sequestrato armi di fabbricazione israeliana nei covi di organizzazioni terroristiche ad Homs, Hama, Idlib, Duma e in altre zone.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Una troupe di giornalisti inglesi, spagnoli e norvegesi ha visitato diverse zone della città di Daraa, rendendosi conto di come la vita proceda nella città. Il gruppo, composto da cinque persone del &#8220;Times&#8221; inglese, della televisione basca e del giornale &#8220;ABC&#8221; spagnoli e della televisione norvegese TV2, hanno incontrato il governatore di Daraa, Mohammad Khaled al-Hanous, che ha spiegato la situazione, sottolineando come le agende straniere abbiano sfruttato quanto accaduto nella città, in cui sono stati sabotati molti uffici pubblici, la maggior parte delle stazioni della polizia sono state assaltate e incendiate e sono state prese di mira le forze dell&#8217;ordine e l&#8217;esercito.<br />
La troupe ha potuto visitare il palazzo di Giustizia, incendiato il 20 marzo scorso, e la sede della radio e televisione, assaltata e incendiata l&#8217;8 aprile scorso, oltre alla moschea Al Omary, nella città di Daraa, facendo un giro nei mercati cittadini e incontrando la popolazione. </p>
<p><span style="font-size: x-small;" align="right"><strong> </strong><strong>Fonte: Ambasciata di Siria a Roma.</strong></span></span></span></span></span></span></p>
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		<title>“Choque de civilizaciones” o ¿Encuentro Europa-Islam?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/choque-de-civilizaciones-o-encuentro-europa-islam/13403/" title="“Choque de civilizaciones” o ¿Encuentro Europa-Islam?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/chiesa_moschea_02.d88wdnbb9g080w8w80o0osw0o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="“Choque de civilizaciones” o ¿Encuentro Europa-Islam?" ></div></a>A continuación presentamos la entrevista concedida por el director de &#8220;Eurasia&#8221;, Claudio Mutti, a Fiorenza Licitra y publicada en “La voce del ribelle” (La voz del rebelde), el 17 de enero de 2012. P.- ¿La analogía entre los &#8220;Fieles de amor&#8221; y el Tasawwuf, junto a la poesía persa -señalada por Italo Pizzi como por [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/choque-de-civilizaciones-o-encuentro-europa-islam/13403/" title="“Choque de civilizaciones” o ¿Encuentro Europa-Islam?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/chiesa_moschea_02.d88wdnbb9g080w8w80o0osw0o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="“Choque de civilizaciones” o ¿Encuentro Europa-Islam?" ></div></a><p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><em>A continuación presentamos la entrevista concedida por el director de &#8220;Eurasia&#8221;, Claudio Mutti, a Fiorenza Licitra y publicada en “La voce del ribelle” (La voz del rebelde), el 17 de enero de 2012.</em><em></p>
<p></em></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	¿La analogía entre los &#8220;Fieles de amor&#8221; y el Tasawwuf, junto a la poesía persa -señalada por Italo Pizzi como por Luigi Valli- es un caso ejemplar no solo de la correspondencia, sino también de la enorme influencia que el Islam ha tenido sobre nuestra civilización?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	Me complace que Usted cite, además de Luigi Valli, también a mi conciudadano Italo Pizzi, al quién he dedicado un capítulo de mi libro reciente: ”Esploratori del Continente” (Exploradores del Continente). En una memoria presentada a la R. Academia de las Ciencias de Turín, Pizzi ilustró, hace ciento veinte años, las semejanzas y relaciones existentes en la Edad Media entre la poesía persa y la nuestra; además de esto, él atribuyó un origen persa a la leyenda de Tristán e Isolda, resaltando las analogías entre la locura de Tristán y aquella del joven Qays en las obras de Nezâmî y Giâmî.  Qué el Islam había ejercido una influencia enorme sobre la civilización europea, y no sólo en el ámbito de la poesía, es un dato evidente, del que deberían tomar en cuenta aquellos de los cuales divulgan continuamente la formula ideológica de las &#8220;raíces judeo-cristianas&#8221; de Europa. Las más antiguas raíces de Europa son griegas; y el Islam, además de contribuir con su propio aporte al desarrollo de nuestra civilización, también ha recuperado para Europa una buena parte de la herencia griega.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.- 	Las Cruzadas, incluso entre luchas y derramamientos de sangre, estableció estrechas relaciones entre Europa y el mundo árabe-persa. Sin embargo proyectamos sobre las guerras de la antigüedad la sombra de la guerra total contemporánea.</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	Las Cruzadas, que sin ninguna duda produjeron el efecto por Usted recordado, también fueron die höhere Seeräuberei: &#8220;piratería de grado superior”, para retomar la expresión de Nietzsche, que a ésta contrastó con la ejemplar política de “paz y amistad con el Islam&#8221; seguida por Federico II de Suabia. Por tanto, es inevitable que en el mundo musulmán a los modernos piratas occidentales se los vea como &#8220;los nuevos cruzados&#8221;, también es verdad que el choque actual no presenta ciertamente las implicaciones positivas que se pueden identificar las Cruzadas reales. En aquella época en efecto, como parece que había dicho un pontífice del siglo pasado, se trató en fin de cuentas de &#8220;una pelea de familia&#8221;, o sea de un choque entre dos civilizaciones animadas por ideales religiosos. Hoy en cambio, asistimos a un acontecimiento bastante diferente: la tentativa de la barbarie americana de extender y  consolidar esta misma hegemonía sobre áreas que permanecían relativamente inmunes.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	En el occidente secularizado todavía perdura la concepción unilinear del Cristianismo. ¿Cuáles son las consecuencias?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	Si acudimos a la etimología, el Occidente es la tierra del ocaso, de la caída, por lo que la secularización se inscribe fatalmente en su destino. En efecto, la historia y el progreso, en los cuales el hombre occidental y secularizado está inmerso inevitablemente, son exactamente, para citar a Mircea Eliade, &#8220;una caída que implica el abandono definitivo del paraíso de los arquetipos y la repetición.&#8221; Efectivamente, el cristianismo tiene una estrecha relación con todo esto, en cuánto se trata de la religión del hombre histórico, que ha descubierto la libertad individual y ha reemplazado al tiempo cíclico con el continuo.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	¿La definición de Islam moderado y laico es absurda y paradójica, como lo es la tentativa de modernizar lo eterno?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	La expresión &#8220;Islam moderado&#8221; constituye una tautología, porque el espíritu islámico está fundamentalmente marcado, como dijo justamente Bausani, por el ideal de la mesura, o sea, para decirlo en latín, del modus in rebus (Existe una medida o límite para cada cosa). La tautología en cuestión, bovinamente aceptada por el público semiculto moldeado por la televisión y las revistas, ha sido acuñada por los partidarios del &#8220;choque de civilizaciones&#8221;, los cuales han emprendido -y con cierto éxito- la tentativa de reclutar tropas auxiliares musulmanas en el encuadramiento occidental. Traduciendo en la neolengua occidentalista, resulta que &#8220;Islam moderado&#8221; es aquel de los musulmanes made in USA, comprendidos los asesinos que en Libia han colaborado con la OTAN y los terroristas que están intentando subvertir el orden político sirio por cuenta del Occidente. Si el ”Islam moderado&#8221; es una tautología, el ”Islam laico&#8221; es un oxímoron, ya que, mientras el laicismo propugna la total autonomía del Estado respecto a la religión, el Islam sostiene exactamente lo contrario.  Debido a este propósito, es interesante observar que los &#8220;laicos&#8221;, en su deseo de encontrar el laicismo incluso donde no lo hay, se muestran como ejemplos de &#8220;Islam laico&#8221; a países musulmanes como Libia, donde a menudo fue el mismo Gadafi quien en persona conducía la oración colectiva, o como a Siria, cuya Constitución establece que ¡&#8221;la fuente de la ley es la teología islámica&#8221;!</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	¿Refutamos otro mito como aquél que pretende un Islam feroz y paroxístico? El Islam es, en cambio, la religión del equilibrio.</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	En un célebre versículo coránico (II, 43), Dios se dirige a los Creyentes con estas palabras: &#8220;Wa kadhâlika ja&#8217;alna^kum ummatan wasatan.&#8221;  Se lo podría traducir de esta manera: &#8220;Así habíamos hecho de ustedes una comunidad del áureo medio&#8221;. En efecto, el adjetivo wasat, que significa &#8220;mediano&#8221;, indica el punto igualmente lejano de ambos extremos, así que los Creyentes son designados como la comunidad del justo medio y del equilibrio. Para realizar este ideal de justicia, en la medida en que esto es realísticamente posible, el Islam se propone guiar las necesidades, las inclinaciones y los deseos de los hombres manteniéndolos dentro de los límites de la ley divina. En tal modo, sobre la sólida base de este equilibrio, el hombre puede construir su fortaleza espiritual, desde la cual contemplar lo Absoluto.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	¿La expansión del Islam en Europa desde los años Treinta hasta hoy es debido al hecho de que ésta sea la forma de la Tradición primordial adecuada para los últimos tiempos?</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	Efectivamente, la revelación coránica se presenta como última y definitiva en el actual ciclo de humanidad y como esencialmente recapituladora de las revelaciones anteriores; eso confiere al Islam un grado de universalidad que lo hace accesible a hombres de distintos orígenes geográfico, étnico y cultural. Por otro lado, si la civilización islámica ha sido históricamente la intermediaria natural entre el Oriente y Europa, esto se explica no sólo por la presencia del Islam en un área geográfica contigua a Europa y también parcialmente interna a la Europa misma (España, Sicilia, Balcanes), pero incluso con el hecho que entre las formas espirituales no cristianas, aquella islámica es la menos lejana, por sus características, de la mentalidad tradicional europea. Indicar los años Treinta como momento inicial de la expansión del Islam en Europa me induce a pensar que se atribuya cierta importancia a la influencia ejercida de la obra de Guénon y a las consiguientes reconexiones de grupos de europeos a los centros espirituales del mundo musulmán. Este fenómeno ha tenido ciertamente su peso, pero no se debe olvidar la contribución de otras causas y otros factores que han dado a la difusión del Islam (en primer lugar, los &#8220;desplazamientos étnicos&#8221; previstos justamente por Guénon).</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>P.-	Frithjof Schuon escribe que el mundo es infeliz porque los hombres viven debajo de sus posibilidades. Posibilidades, por lo tanto, espirituales, no materiales…</strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;"><strong>R.</strong>-	Visto que me cita a Schuon, me permitirá contestarle con una cita del mismo autor: &#8220;Ya que vivimos bajo todos los aspectos en una tal cáscara (Schuon alude a la &#8220;cáscara&#8221; de la relatividad existencial) necesitamos, para saber quiénes somos y a dónde vamos, de aquel desgarro cósmico que es la Revelación.&#8221;</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
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