<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>eurasia-rivista.org &#187; Documenti</title>
	<atom:link href="http://www.eurasia-rivista.org/documenti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eurasia-rivista.org</link>
	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 12:39:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=abc</generator>
	<atom:link rel="next" href="http://www.eurasia-rivista.org/documenti/feed?page=2" />

		<item>
		<title>Gaza. Comunicato del ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoğlu</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4422/gaza-comunicato-del-ministro-degli-esteri-turco-ahmet-davutoglu</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4422/gaza-comunicato-del-ministro-degli-esteri-turco-ahmet-davutoglu#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmet Davutoğlu]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4422</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4422/gaza-comunicato-del-ministro-degli-esteri-turco-ahmet-davutoglu" title="Gaza. Comunicato del ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoğlu"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/davuto__lu__ahmet_1.2bvvb6oxlrtwk88w0cw4o4oc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Gaza. Comunicato del ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoğlu" ></div></a>Fonte: http://www.voltairenet.org/article165604.html Protestiamo con estrema fermezza contro l&#8217;uso della forza nei confronti di civili, anziani, donne e bambini arrivati da svariati Paesi con l&#8217;intenzione di fornire aiuti umanitari al popolo di Gaza : secondo le prime notizie le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso almeno due persone ferendone altre trenta. Prendendo a bersaglio civili innocenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4422/gaza-comunicato-del-ministro-degli-esteri-turco-ahmet-davutoglu" title="Gaza. Comunicato del ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoğlu"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/davuto__lu__ahmet_1.2bvvb6oxlrtwk88w0cw4o4oc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Gaza. Comunicato del ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoğlu" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.voltairenet.org/article165604.html" target="_BLANK">http://www.voltairenet.org/article165604.html</a></p>
<p><font size="3">Protestiamo con estrema fermezza contro l&#8217;uso della forza nei confronti di civili, anziani, donne e bambini arrivati da svariati Paesi con l&#8217;intenzione di fornire aiuti umanitari al popolo di Gaza : secondo le prime notizie le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso almeno due persone ferendone altre trenta.</p>
<p>Prendendo a bersaglio civili innocenti, una volta di più Israele ha dimostrato di non tenere in alcun conto la vita umana e le iniziative pacifiche.</p>
<p>Noi condanniamo severamente questa pratica inumana dello Stato ebraico.</p>
<p>Questo tragico avvenimento, verificatosi in alto mare e che costituisce una grave violazione del diritto internazionale, potrebbe innescare conseguenze irreversibili nelle nostre relazioni.</p>
<p>Oltre ai passi compiuti dal nostro ambasciatore a Tel Aviv, abbiamo chiesto urgenti spiegazioni all&#8217;ambasciatore israeliano ad Ankara, convocato al ministero, al quale è stato significato che questo atto inaccettabile  è da noi recisamente condannato.</p>
<p>Quale che sia il motivo all&#8217;origine di tale comportamento, è impossibile tollerare questo genere di azioni dirette contro dei civili che stanno compiendo una missione umanitaria. Israele dovrà subire le conseguenze di un comportamento che viola il diritto internazionale. </font></p>
<p>Ahmet Davutoğlu &#8211; <em>Preside della Facoltà di Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di Beyckent (1999-2003). Ambasciatore della Turchia (2003-09). Ministro degli Esteri (dal 2009).</em></p>
<p>(Traduzione a cura di Aldo Braccio)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4422/gaza-comunicato-del-ministro-degli-esteri-turco-ahmet-davutoglu/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul massacro della Freedom Flotilla</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4413/il-discorso-del-presidente-turco-recep-tayyip-erdogan-sul-massacro-della-freedom-flotilla</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4413/il-discorso-del-presidente-turco-recep-tayyip-erdogan-sul-massacro-della-freedom-flotilla#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdoğan]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4413</guid>
		<description><![CDATA[Il Primo Ministro turco commenta l'aggressione israeliana alla Freedom Flotilla.

.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4413/il-discorso-del-presidente-turco-recep-tayyip-erdogan-sul-massacro-della-freedom-flotilla" title="Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul massacro della Freedom Flotilla"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/erdo__an_recep_tayyip_1.5smf2ada600080gosokwo0s4g.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="83" alt="Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul massacro della Freedom Flotilla" ></div></a><p><font size="3">Oggi non voglio rivolgermi solo al mio amato popolo ma a tutta l’umanità.</p>
<p>Desidero appellarmi alla coscienza, ai cuori e alle menti di tutta l’umanità, vorrei condividere con coraggio le mie sensazioni.</p>
<p>Ieri, nel buio più profondo della notte, si sono verificati due sanguinosi attacchi.</p>
<p>Il primo è stato l’attentato terroristico contro le nostre truppe di stanza alla base navale Iskenderun. In questo malvagio e feroce attentato, sei dei nostri soldati sono morti, e ora sono diventati martiri. Sette sono rimasti feriti.</p>
<p>Il secondo, all’alba nelle acque del Mediterraneo, il cuore dell’umanità ha ricevuto una delle ferite più gravi che essa abbia mai conosciuto nella storia. Le navi cariche di aiuti, provenienti da cuori umanitari, queste navi che stavano facendo affluire aiuti sono state ostacolate con le armi, dalla violenza e dalla tirannide.</p>
<p>Coloro che con pietà, compassione ed umanità hanno rifornito queste navi, non sono riusciti a raggiungere la loro destinazione, perchè contro di loro si è dato sfogo ad una carneficina.</p>
<p>Ieri, dando inizio alle operazioni di mattina, elementi armati dell’Esercito israeliano hanno fermato gli aiuti umanitari, provenienti da più di 32 paesi ed inviati al popolo di Gaza, con 600 persone a bordo della Free Gaza Flotilla, in acque internazionali, ed in modo assolutamente illegale hanno attaccato spargendo il sangue di innocenti esseri umani.</p>
<p>Dopo questo violento attacco, sfociato in morti e feriti, gli israeliani hanno preso il controllo e sequestrate le navi cariche di aiuti umanitari. Di questo attacco bestiale contro quelle donne, quei giovani e quegli esponenti religiosi che la nave stava trasportando, esprimo ancora una volta la mia ferma e forte condanna.</p>
<p>L’ho dichiarato in Cile. Qui lo ribadisco un’altra volta. Il sanguinoso massacro commesso da Israele contro le navi che portavano aiuti umanitari a Gaza, è una strage che merita qualsiasi tipo di maledizione e condanna. Questa è chiaramente una violazione della legge internazionale, un attacco al cuore dell’umanità e alla pace mondiale, e dico al cuore dell’umanità perché su quelle navi vi erano persone di tutte le nazionalità e religioni.</p>
<p>Solo persone, che stavano portando aiuti umanitari a coloro che stanno subendo un embargo, la popolazione di Gaza. Le navi, prima che partissero, avevano apertamente dichiarato al mondo intero il loro carico, le loro intenzioni, la loro missione. Come testimoni di questo soccorso evidentemente umanitario da parte del mondo e del nostro paese, anche 60 giornalisti sono saliti a bordo delle navi. In acque internazionali, in mare aperto, è avvenuto questo attacco armato contro 600 persone e 6 navi che stavano trasportando aiuti a persone oppresse, affamate e alle quali sono state distrutte le case—si tratta chiaramente di un attacco che va contro i principi basilari delle Nazioni Unite.</p>
<p>Le navi salpate, che sia dalla Turchia o da altri paesi, erano state completamente rifornite per realizzare un proposito umanitario, essendo cariche di soccorsi. Secondo regole di traffico navale, le navi erano state rigorosamente controllate. Inoltre, a bordo non vi erano altro che civili e volontari. Le navi battevano bandiera bianca. Nonostante tutte quelle condizioni, le navi hanno subito un’aggressione armata.</p>
<p>Come sapete, al momento eravamo in visita in America Latina come da programma. A causa di quest’orrendo attacco terroristico avvenuto in Hatay e dell’aggressione illegale di Israele contro le navi degli aiuti umanitari, abbiamo dovuto abbreviare la nostra agenda in Cile per tornare subito in patria. Abbiamo seguito attentamente gli eventi sin dall’inizio. Abbiamo adottato le misure necessarie, insieme ai nostri amici in Turchia.</p>
<p>Ieri mattina, alle 6 e 30, il deputato Bulent Arınc, insieme ai rispettivi ministri e rappresentanti amministrativi, ha organizzato un meeting sul da farsi in cui abbiamo ponderato la questione sotto ogni punto di vista. Il nostro Ministero degli Esteri, i nostri servizi d’intelligence, le rispettive dirigenze e forze armate hanno seguito gli eventi molto attentamente.</p>
<p>Il nostro Ministro degli Esteri e quello della Difesa, parlando al telefono con il Ministro della Difesa israeliano, hanno espresso con forza la nostra reazione e il nostro disappunto. Ed io, insieme ai miei ministri, valutando gli eventi tutta la notte, sono rimasto ininterrottamente in contatto con la Turchia. D’altra parte, ho stabilito contatti con la comunità internazionale e per ora questo modo di agire va avanti.</p>
<p>In tale contesto, ho disposto sul tavolo qualsiasi cosa sia necessaria per agire in tutte le dimensioni di questa situazione. Ho adottato urgentemente tutte le misure necessarie. Le Repubblica turca sta ricorrendo a tutte le possibilità, tra quelle messe a disposizione dalla legge internazionale e dalla diplomazia. E la Turchia continuerà a ricorrervi. In quest’ottica, l’ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato. Tre operazioni militari congiunte che erano in agenda sono state annullate. Il nostro Ministro degli Esteri è andato a New York e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato per una sessione urgente ed è stato assicurato che questo meeting straordinario ed urgente si terrà.</p>
<p>Il Consiglio di Sicurezza ONU ha rilasciato una dichiarazione che condanna Israele. In questa si è richiamata l’attenzione sulla necessità di aprire un’inchiesta, di rilasciareimmediatamente i civili e i feriti. Le partite della nostra squadra giovanile di calcio sono state annullate. Il Consiglio della NATO è stato convocato per un meeting straordinario. Inoltre, l’Organizzazione della Conferenza Islamica, la Lega Araba, l’Unione Europea e tutti i rispettivi rappresentanti istituzionali sono stati contattati, le istituzioni internazionali sono state richiamate in servizio. L’Organizzazione della Conferenza Islamica terrà un incontro lunedì.</p>
<p>Inoltre, è stato fatto ogni sforzo per assistere i feriti e portarli in Turchia, e da parte nostra è stato preso ogni provvedimento. Israele, impedendo alla comunità internazionale, sin dall’inizio dell’incidente, di avere informazioni, ora deve informare l’opinione pubblica mondiale in modo veritiero e non deve astenersi dal cooperare a livello internazionale.  Israele deve capire la gravità della situazione e smettere di commettere simili e sbagliate azioni. A questo punto il comportamento d’Israele è sotto gli occhi di tutti e l’opinione pubblica si sta facendo una sua idea. Coloro che hanno preso parte a questo sforzo sono in contatto e stanno agendo di comune accordo con quei paesi i cui cittadini hanno preso parte alla flotilla.</p>
<p>Le navi battono bandiere turche, greche e delle isole Comore, ci sono persone provenienti da 32 paesi. Mi aspetto che anche quei paesi esprimano le necessarie rimostranze. Pertanto, dico ancora una volta che Israele deve immediatamente togliere l’inumano embargo inflitto a Gaza. Israele non deve impedire che gli aiuti umanitari giungano a destinazione.</p>
<p>Cari compagni, come sapete noi portiamo avanti, in collaborazione con la Spagna, il lavoro dell’Alleanza delle Civiltà. Il nostro fine e la nostra missione è rafforzare la convinzione che diverse religioni, differenti culture e civiltà possano coesistere pacificamente una accanto all’altra. E’ una battaglia portata avanti affinché, piuttosto che odio ed ostilità, l’amore possa trionfare.</p>
<p>Purtroppo, devo dirlo, l’incidente accaduto ieri, dal punto di vista della civilizzazione e della cultura globale dell’umanità, ha segnato un punto nerissimo. Dal punto di vista della storia dell’umanità, questa vicenda è stata registrata come una grave vergogna. Attaccare con armi navi cariche di aiuti umanitari, massacrare gente innocente, minacciare civili come fossero terroristi, è una grande sconfitta sotto questo aspetto. Un atto odiosamente feroce e vigliacco, frutto di sprezzante e sconsiderata presunzione. [20 secondi di applausi].</p>
<p>Lo sappiamo, la guerra come la pace ha le sue leggi. In guerra non si attaccano i bambini, in guerra non si attaccano le donne e gli anziani, in guerra non si attaccano i civili o gli esponenti religiosi, in guerra non si attaccano coloro che sventolano la bandiera bianca, non si attaccano dottori e soccorritori; non in tempo di guerra ma in tempo di pace, chi commette queste cose non solo viola la legge ma allo stesso tempo calpesta coi propri piedi l’umanità, non ne fa più parte.</p>
<p>Tiranni, malfattori e persino pirati hanno particolari sensibilità, seguono particolari codici morali. Coloro che non seguono una morale o un’etica, coloro che agiscono con nessuna sensibilità, definirli tiranni, malfattori o pirati sarebbe perfino un complimento. Di fatto, assalendo un’imbarcazione con volontari provenienti da 32 paesi, Israele ha sfidato il mondo. La pace mondiale è stata ferita gravemente. Questo sfrontato, irresponsabile e sconsiderato governo che non riconosce alcuna legge e calpesta qualsiasi tipo di virtù umanitaria, questo attacco del governo Israeliano deve essere punito in qualunque modo.</p>
<p>Da un governo, che ha fatto del mentire la sua politica di stato e che non si vergogna per il crimine che commette, non ci si può aspettare che apra un’inchiesta e la comunità internazionale deve indagare su questo incidente in tutte le sue dimensioni e fornire un verdetto.</p>
<p>La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l’amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia.</p>
<p>Perdere i rapporti e l’amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare. Noi abbiamo sempre avuto una storica amicizia e collaborazione con il popolo israeliano ed ebraico. Quindi penso veramente che quegli israeliani che hanno visto con le lacrime agli occhi questo attacco sanguinoso e che lo condannano severamente, comprendono molto bene che questo incidente non giova alla dignità umana, quanto sia un grande sbaglio e quanto rappresenti un colpo durissimo per l’amicizia dei due paesi.</p>
<p>La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l’attuale sregolatezza d’Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell’attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace.</p>
<p>In Medioriente, la Turchia si è da sempre schierata con la pace. Ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della regione. Nel recente passato, anche la Turchia ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni di Israele con la Palestina, la Siria ed il Libano. Adesso Israele si mette in mostra prendendo il più importante difensore nella regione e ponendosi da avversario ad esso. Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l’ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo.</p>
<p>Esiste un’idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d’Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E’ giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA!</p>
<p>Ho appena parlato con il Segretario Generale dell’ONU. Anche lui sta venendo a New York. E questa sera alle 20, il Presidente Obama ha detto che parlerà anche con lui. In questa sede dichiaro che parlerò con loro proprio di queste questioni.</p>
<p>Indubbiamente, i metodi aggressivi di Israele traggono origine dal potere che ricevono altrove. A questo punto, come Turchia la nostra precisione è chiara. E ieri dal Cile ho parlato con un rappresentante di uno stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la signora Merkel. Oggi ho parlato con altri rappresentanti. Ho discusso con il nuovo Primo Ministro inglese, anche lui ha chiamato e anch’io gli parlerò, l’ho chiamato prima e abbiamo parlato, oggi discuteremo queste cose di nuovo. E parleremo anche con gli altri.</p>
<p>Non possiamo permettere che Israele gestica da solo quel che ha combinato. Non possiamo dire al governo israeliano di poter fare cosa vogliono. Tutto ha un prezzo. E questo governo dovrà pagarlo.</p>
<p>A causa di questo genere di pensiero che non rispetta la vita umana, del fatto che gli israeliani trovano impossibile rispettare alcun diritto e alcuna legge, noi non possiamo assumere un atteggiamento pacifico, cari amici. E’ impossibile accettare questo genere di pensiero che non tiene conto dell’essere umano e non rispetta i diritti umani.</p>
<p>Uno Stato che tiene conto della sicurezza dei propri cittadini non può conseguirla con azioni che portano odio e inimicizia dal mondo intero.</p>
<p>Un’amministrazione che non considera gli altri, eccetto i propri cittadini, come esseri umani non può essere interessata a ciò che viene definita pace.</p>
<p>Israele ha dissipato uno alla volta i propri schermi protettivi, perdendo uno dopo l’altro i propri alleati, isolandosi. L’amministrazione israeliana, provocando rancori e odio in Medioriente, sta facendo saltare in aria la pace della regione, poichè l’instabilità sta aumentando, il contenuto del vaso di Pandora dilaga come iodio.</p>
<p>La comunità internazionale deve immediatamente prendere provvedimenti.</p>
<p>Qui vogli appellarmi anche al popolo israeliano. Noi siamo sempre stati contro l’antisemitismo. Abbiamo alzato la nostra voce contro l’ingiustizia perpetrata contro il popolo ebraico. Abbiamo contribuito affichè il popolo israeliano possa vivere in pace ed in sicurezza in Medioriente. Ora, come popolo israeliano, tocca a voi mostrare uguale atteggiamento umano e sensibile, dicendo “Basta commettere queste crudeltà”.</p>
<p>La politica di violenza mostrata dalla coalizione di governo, in violazione di ogni tipo di diritto e di legge, sta totalmente mettendo da parte gli interessi di Israele. Sta chiaramente mettendo a rishio la vostra pace e sicurezza. A causa dell’atteggiamento aggressivo del vostro governo, lo Stato d’Israele assume una posizione di pirateria, ricorrendo al banditismo.</p>
<p>Quei governanti sconsiderati, pensano di governare uno stato con le bugie, l’inganno, lo spargimento di sangue, con l’aggressività, la pirateria, il terrorismo, il massacro di persone innocenti. Ma quei politici sconsiderati prima di tutto danneggiano Israele ed il suo popolo. Voi, prima di ogni altra cosa, dovete dire basta a tutto questo. A proposito, ringrazio la comunità ebraica turca che ha espresso la sua giusta e sincera reazione a questo accadimento. I nostri cittadini ebrei, quali membri del popolo turco, hanno difeso e continuano a difendere fino all’estremo la giusta posizione della Turchia.</p>
<p>Che qualcuno giudichi con odio i nostri cittadini ebrei o di trattarli in una maniera particolare non è accettabile, non può esserlo e mai dovrebbe esserlo.</p>
<p>Cari fretelli e sorelle, oggi è un nuovo giorno. Oggi è un nuovo inizio. Niente sarà più come prima, ciò appare ovvio. Uno Stato aggressivo che liberamente uccide e massacra, non può giustificarsi di fronte all’umanità senza provar rimorso, senza che sia chiamato a rispondere, non può essere accettato dalla comunità internazionale.</p>
<p>Quelle navi erano tutte navi di compassione. E il loro carico era il cuore dell’umanità. A 72 miglia dalle proprie acque, completamente in acque internazionali, Israele ha messo in atto un’operazione contro una nave, una nave di civili e non militare, non è nemmeno consentito fare una cosa del genere. Fare un’operazione militare contro una nave civile, perfino l’arresto dei suoi passeggeri, è già di per sè un crimine. Attaccare persone innocenti, spargere sangue e massacrare è chiaramente un atto di terrorismo di stato.</p>
<p>Loro negano e dicono di esser stati attaccati, che gli hanno sparato contro. Siamo stufi delle vostre menzogne, siamo stufi. Siate sinceri, siate onesti.</p>
<p>Le navi catturate devono essere rilasciate immediatamente, insieme allo staff e ai volontari. Insieme agli attivisti e ai membri del Parlamento europeo, ai 60 giornalisti, insieme a quella donna che era a bordo con il figlioletto di 1 anno, il piccolo Kaan;  nessuno ha il diritto di presentare queste navi come se avessero tutt’altre intenzioni, propositi o fini fuorchè consegnare aiuti umanitari. Questo attacco ha dimostrato ancora una volta la disumana oppressione e crudeltà che Israele infligge da anni ai Palestinesi e a Gaza.</p>
<p>L’ho detto precedentemente. I governanti israeliani, a cui abbiamo detto in faccia quanto bene sanno come uccidere, hanno mostrato ancora una volta al mondo quanto siano bravi a compiere massacri. Indulgenza, mettere le manette perfino ad innocenti persone gravemente ferite a cui hanno sparato. Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità.</p>
<p>Tutte le persone, nel mondo, condannano questa evidente crudeltà, lo so. Ma condannare e basta non è più sufficiente, dobbiamo ottenere risultati. A tutti coloro che nel mondo hanno a cuore la giustizia, dovreste sapere che un giorno sarà la giustizia a trionfare e non il potere, è questo che voglio.</p>
<p>La Turchia sfrutterà tutte le opportunità che la legge internazionale consente. A questo punto ci muoveremo di comune accordo con la comunità internazionale. Desidero che tutta l’umanità concentri la propria attenzione su questa questione. Con la sua politica dello spargimento di sangue, Israele non può legittimare con nessuna scusa questo omicidio illegale e sanguinoso, non può giustificarlo.</p>
<p>Israele non ha alcun valido motivo, nessuna scusa da offrire per lavare le sue mani insanguinate. La questione, il caso provocato dal sanguinoso attacco nel Mediterraneo, non è un problema tra due paesi ma un problema per il mondo intero. Ritengo che nessun paese che tiene conto di valori umani e virtù, che nessuna istituzione internazionale resterà solo a guardare di fronte ad un delitto di simili dimensioni.</p>
<p>Da adesso in poi, chiunque chiuda i propri occhi di fronte alle sanguinose aggressioni israeliane, chiunque le ignori, farebbe bene a sapere di essere complice di questi crimini. E’ chiaro che la questione non riguarda il diritto di difendersi dal terrorismo, non si tratta di lotta al terrorismo, la questione è che il tentativo di compiere un massacro contro una città, contro tutte le persone di una città in modo da sterminarle completamente, è stato dimostrato ancora una volta da questo ultimo incidente accaduto.</p>
<p>Voi scaricate bombe su queste persone, sperimentate il fosforo su di esse, bombardate ospedali, moschee, attaccate scuole, bombardate parchigiochi, prendete di mira perfino gli uffici ONU, e come se queste azioni illegali non bastassero, tagliete pure ogni tipo di rifornimenti a questa gente.</p>
<p>E dopo tutto questo, non tratterrete i soccorritori che hanno provato a consegnare cibo, medicine e materiali edili a questa gente, per sentire la vostra barbarie disumana.</p>
<p>Chiunque altro può perdonare ed indulgere a questa illegalità. Lo dico apertamente e lo sottolineo, Israele potrà anche sostenerlo ingannevolmente ma non dovrebbe commettere l’errore di paragonare la Turchia ad altri. Un simile errore avrà un alto prezzo da pagare.</p>
<p>Israele, che ha sparato su innocenza e pietà, con questo delitto commesso in mare aperto, ha scelto l’isolamento dal monto intero. Ha scelto di isolarsi.</p>
<p>Lo ripeto ancora una volta. Se tutti rimangono zitti, se tutti chiudono gli occhi, se tutti voltano le spalle, noi, come Turchia, non volteremo le spalle alla Palestina, ai palestinesi e a Gaza. Noi non chiuderemo i nostri occhi! Non smetteremo di piangere per la Palestina!!!<strong> </strong></p>
<p>Miei cari fratelli e sorelle, la nostra nazione deve essere risoluta. La nostra gente deve avere la dignità che si conviene alla Turchia. La porteremo nei nostri cuori. Tutti insieme cureremo le ferite dei nostri feriti.</p>
<p>Apprendiamo con soddisfazione che in ogni angolo di Turchia la nostra gente sta seguendo la vicenda attentamente e con grande sensibilità, sta mostrando le sue reazioni  democraticamente e legalmente. E’ opportuno che la nostra gente si esprima. Credo che tutti i nostri cittadini manterranno la loro determinazione, e agiranno con dignità e buon senso. Tutti dovrebbero saperlo ed starne certi, le navi cariche di amore e d’amicizia provenienti dal cuore dell’umanità, un giorno supereranno ogni ostacolo e barriera, giungendo a destinazione.<strong> </strong></p>
<p>A coloro che sostengono questa disumana ed illegale operazione;</p>
<p>Tanto voi sostenete l’illegalità, quanto noi sosteniamo le leggi.</p>
<p>Tanto voi sostenete le operazioni sanguinose, l’aggressività, il terrore, altrettanto faremo noi con la giustizia.</p>
<p>Tanto voi siete contro i civili, gli oppressi di Gaza e la Palestina, quanto noi stiamo a loro vicini, sostenendo i civili, gli innocenti, i palestinesi e la gente di Gaza.</p>
<p>Siamo onorati di avere questo status che la storia ci conferisce, ne andiamo fieri, e inoltre, d’ora in poi, continueremo ad agire seguendo la missione che la nostra storia, la nostra civiltà e la tradizione del nostro Stato ci hanno conferito.</p>
<p>1 giugno 2010 </font></p>
<p>Traduzione a cura di Diego Traversa per <strong><a href="http://www.palestinethinktank.com/">www.palestinethinktank.com</a></strong><strong> e</strong><strong><a href="http://www.gulagnik.wordpress.com/">www.gulagnik.wordpress.com</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4413/il-discorso-del-presidente-turco-recep-tayyip-erdogan-sul-massacro-della-freedom-flotilla/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Discorso di Ahmadinejad, New York &#8211; 3 Maggio 2010</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4101/discorso-di-ahmadinejad-new-york-3-maggio-2010</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4101/discorso-di-ahmadinejad-new-york-3-maggio-2010#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Mahmoud Ahmadinejad]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[TNP]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4101</guid>
		<description><![CDATA[Testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad, tenutosi il 3 maggio 2010, nella Conferenza di riesame del Trattato di non Proliferazione Nucleare (NTP), presso la sede delle Nazioni Unite a New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4101/discorso-di-ahmadinejad-new-york-3-maggio-2010" title="Discorso di Ahmadinejad, New York &#8211; 3 Maggio 2010"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ahmadinejadonu2.3lwxbck9mksg4o40s0wks8oco.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="58" alt="Discorso di Ahmadinejad, New York &#8211; 3 Maggio 2010" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.italianradio.ir/index.php/articoli/12706-discorso-di-ahmadinejad-a-new-york-3-maggio-2010" target="_blank">http://www.italianradio.ir/index.php/articoli/12706-discorso-di-ahmadinejad-a-new-york-3-maggio-2010</a><br />
<font size="3"><br />
<em>Vi presentiamo il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, Mahmoud Ahmadinejad, tenutosi lo scorso 3 maggio, nella Conferenza di riesame del Trattato di non Proliferazione Nucleare (NTP), presso la sede delle Nazioni Unite a New York.</em></p>
<p>&#8220;In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso</p>
<p>La lode appartiene ad Allah, Signore dei due Mondi, e pace e benedizione sul nostro profeta Mohammad e sulla sua famiglia pura.</p>
<p>O Allah affretta la venuta del tuo amico e la venuta della pace e della vittoria e collocaci tra i suoi migliori aiutanti. (Preghiere pronunciate in arabo/ndr)</p>
<p>Signor presidente, Signore e Signori,</p>
<p>ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di parlare insieme a voi di uno dei più importanti argomenti internazionali. Indubbiamente le sedute sul riesame  dell’N.P.T. sono di grande importanza.</p>
<p>Amici cari; la ricerca di sicurezza stabile, è un qualcosa di naturale, storico e quasi insito nell’essere umano. Nessun paese può dire di non aver bisogno di sicurezza.</p>
<p>Anche i profeti e i grandi riformisti grazie alla fede ed alle leggi divine hanno cercato di dare alle società umane una vita caratterizzata dalla pace. Dal loro punto di vista la società ideale, è la società basata sul monoteismo e la giustizia; una società piena di amore e fratellanza che verrà formata dal migliore dei servi di Dio insieme a Gesù il Messia e ad altri uomini prescelti. (Riferimento al credo islamico sulla venuta dell’Imam Mahdi/ndr)</p>
<p>Ad ogni modo oggi sappiamo che senza sicurezza non si può programmare il progresso ed il benessere. Oggi, nonostante il fatto che una parte elevata della ricchezza dei popoli venga spesa in “sicurezza” non si scorgono segnali che lascino pensare ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza nel mondo.</p>
<p>Purtroppo per via dell’allontanamento da alcuni precetti divini, la minaccia delle bombe nucleari ha gettato la sua ombra su tutta la terra e nessuno può sentirsi al sicuro. Certi paesi nelle loro strategie presentano il nucleare come un deterrente di sicurezza e stabilità e questo è uno dei più grandi errori.</p>
<p>La bomba nucleare è pericolosa, qualunque sia la scusa che ne ha originato la produzione o il mantenimento. La bomba nucleare, in primis, rende insicuro il paese dove si trova; vi ricorderete che anni fa l’errore durante il trasporto di un missile convenzionale e di uno missile nucleare, creò preoccupazione negli Stati Uniti e creò un grave rischio.</p>
<p>In più bisogna ricordarsi che l’unica applicazione per la bomba nucleare è quella di distruggere e uccidere gli esseri viventi e danneggiare irreparabilmente gli ecosistemi e le generazioni future. La bomba nucleare è un qualcosa contro l’umanità intera e non un’arma difensiva.</p>
<p>Possedere armi nucleari non solo non è motivo di gloria ma è “brutto e vergognoso”. Ancor più vergognoso è minacciare l’uso delle armi nucleari e usarle pure, cosa che non è paragonabile a nessun altro crimine della storia. Coloro che effettuarono il primo bombardamento nucleare della storia sono considerati gli uomini più odiosi della storia.</p>
<p>Le Nazioni Unite e specialmente il Consiglio di Sicurezza, negli ultimi sessanta anni, non sono riusciti a far prevalere nel mondo una stabile sicurezza e la sensazione di tranquillità e le condizioni di oggi sono molte più instabili di quelle dei decenni precedenti.</p>
<p>Le guerre, le occupazioni e soprattutto l’ombra delle minacce e degli arsenali pieni di armi nucleari e peggio ancora le politiche di alcuni governi prepotenti ed espansionisti, hanno reso nebbioso l’orizzonte della sicurezza internazionale. L’opinione pubblica delle società moderne è fortemente influenzata dal sentimento di mancanza di sicurezza.</p>
<p>Il disarmo nucleare e la non-proliferazione non sono stati realizzati e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non ha riscosso successo nel suo lavoro. Proprio negli ultimi 40 anni alcuni governi come quello di Israele si sono muniti di armi atomiche.</p>
<p>In verità qual’è il motivo? Le cause vanno cercate nelle politiche di alcuni governi in particolari e nella mancanza di un equilibrio nell’NPT.</p>
<p>Io cito alcuni di questi elementi:</p>
<p>1)   Bramosia di superiorità</p>
<p>Dal punto di vista dei profeti e dei riformatori, e secondo il pensiero umano, è superiore chi raggiunge la felicità e le virtù come la purezza, la modestia e la bontà. Purtroppo alcuni governi facendo riferimento alla legge della giungla, credono che la loro superiorità consista nella capacità di minacciare e colpire gli altri; sono questi governi che piantano il seme dell’odio e della corsa agli armamenti. Il loro errore più grande è che credono che il più forte abbia più diritti del debole.</p>
<p>2)   La politica della produzione e dell’uso delle armi nucleari</p>
<p>Le prime armi nucleari vennero costruite e usate da uno dei governi degli Stati Uniti. Questa azione, in apparenza, fu la mossa vincente per gli Stati Uniti e per i paesi alleati nella Seconda Guerra Mondiale, ma ciò fu in se e per se solo un inizio per la produzione di armi nucleari anche altrove e un avvio per la corsa agli armamenti nucleari. La produzione e l’accumulazione di armi nucleari in un Paese, è la scusa che gli altri Paesi usano per produrre proprie armi nucleari, una consuetudine che è andata avanti in tutti gli ultimi quaranta anni.</p>
<p>3)   L’uso di armi nucleari come strumento di deterrenza</p>
<p>Questa politica, è la principale causa dello sviluppo della corsa agli Armamenti, vista come deterrente,e si devono avere armi nucleari superiori e avanzate ed in grado di superare ogni difesa. In base ad alcuni rapporti esistono oltre 20 mila bombe nucleari in tutto il mondo e circa la metà di queste si trovano negli Stati Uniti. Anche nel paese rivale degli Stati Uniti, con la scusa della deterrenza, esistono armi nucleari in abbondanza e ciò significa violare gli impegni dell’NPT.</p>
<p>4)   La minaccia di usare le armi nucleari</p>
<p>Purtroppo il governo americano non contento di avere già usato in passato la bomba nucleare non esclude di farlo anche in futuro ed ha minacciato alcuni paesi tra cui l’Iran di bombardamenti atomici. Anche un paese europeo alcuni anni fa (la Francia sotto Chirac/ndr) minacciò un simile attacco contro l’Iran per scuse vaghe. Israele, inoltre, ha ormai l’abitudine di minacciare di aggressioni militari le nazioni mediorientali.</p>
<p>5)   L’uso strumentale ed unilaterale del Consiglio di Sicurezza e dell’AIEA</p>
<p>Alcuni dei posseditori di armi nucleari sono presenti negli organi decisionali di sicurezza mondiale al più alto livello e con poteri straordnari e usano questi loro poteri contro la sicurezza mondiale, e lo spirito dell’N.P.T. a danno dei paesi che paradossalmente non possiedono armi nucleari. Questa è ormai una abitudine. Finora nessuno dei membri dell’AIEA che non abbia le armi nucleari è riuscito a sviluppare la tecnologia nucleare senza dover sopportare pressioni e ricatti di ogni genere. Ciò mentre al contrario dell’articolo 6 della costituzione dell’agenzia, non è stata mai diffusa nemmeno una sola pagina a proposito delle ispezioni nucleari effettuate negli impianti americani; in questo paese, in più, non vi è alcun programma per la distruzione delle armi nucleari. Intanto, sotto pressione di governi come questo, e con scuse di vario tipo, vengono approvate molteplici risoluzioni contro i membri dell’Aiea che non possiedono armi nucleari, con lo scopo di togliere a questi paesi i loro diritti legittimi.</p>
<p>6)   La politica dei due pesi</p>
<p>Ad esempio c’è il regime sionista che possiede centinaia di testate atomiche, che ha scatenato numerose guerre e che ha costantemente minacciato le popolazioni e le nazioni della regione con l’aggressione militare. Ecco questo regime viene sostenuto in maniera totale dagli Stati Uniti e dai suoi alleati ed anzi riceve anche aiuti per lo sviluppo della sua industria nucleare. Gli stessi governi che sostengono Israele però con la scusa di una ipotetica deviazione futura delle attività pacifiche di un altro paese, e senza uno straccio di documento, esercitano le pressioni più pesanti contro i membri dell’agenzia internazionale.</p>
<p>7)   Il paragone inesatto tra armi e tecnologia nucleare</p>
<p>L’energia elettrica ricavata dalle centrali elettriche è tra le più ecologiche e le più economiche che si possano produrre. I cambiamenti climatici e l’inquinamento derivante dall’uso dei combustibili fossili, hanno reso più che mai necessario lo sviluppo di fonti di energia alternative a quelle tradizionali. La produzione continua di mille MegaWatt di elettricità nel giro di un anno equivale all’uso di 7 milioni di barili di petrolio, cioè coi prezzi che corrono, oltre 500 milioni di dollari. Se la stessa quantità di elettricità viene prodotta tramite il nucleare la spesa non supera i 60 milioni di dollari. In più le spese riservate alla costruzione ed alla manutenzione di una centrale atomica sono metà di quelle necessarie per una centrale termica. Inoltre con la ricerca nucleare si producono farmaci importanti, si cura il cancro, si possono introdurre innovazioni non trascurabili nell’industria e nell’agricoltura. Una delle grandi ingiustizie dei Paesi che possiedono le armi nucleari nei confronti del resto del mondo, è la loro propensione a presentare le armi e la tecnologia nucleare come la medesima cosa. Loro oltre alle armi, vogliono avere anche il monopolio dell’uso della tecnologia nucleare e usufruire dei vantaggi di ciò da soli. Tutto ciò va contro lo spirito dell’NPT.</p>
<p>8)   Mancanza di coordinazione tra l’NPT e le missioni dell’AIEA</p>
<p>Anche se l’NPT si propone obbiettivi importanti come l’arresto della corsa agli armamenti nucleari, il disarmo, la non-proliferazione e l’aiuto ai Paesi che intendono avere solo il nucleare civile, a livello pratico le maggiori limitazioni sono state approvate per i Paesi che vogliono avere la tecnologia pacifica, mentre al contrario non si fa nulla per fermare quei Stati che si procurano la bomba. Tutto ciò mentre si dovrebbe fare il contrario; cioè dovrebbero essere approvate regole penalizzanti contro coloro che hanno le armi ed invece si dovrebbero aiutare gli Stati che vogliono solo il nucleare civile.</p>
<p>Signor presidente, cari amici,</p>
<p>abbiamo appreso che la produzione e l’accumulazione di armi nucleari e le politiche di alcuni posseditori di queste armi e la debolezza delle leggi dell’NPT, sono le cause dell’attuale situazione di insicurezza nucleare nel mondo. E concorderete che oggi il disarmo nucleare, la fine della minaccia nucleare e la non-proliferazione sono il più grande servigio che si possa fare alla pace ed alla stabilità mondiale.</p>
<p>Ma la domanda è questa: dare poteri extra nell’AIEA agli Stati che possiedono le armi nucleari ed affidare a loro pure il disarmo è un metodo adeguato?</p>
<p>Pretendere che questi Sati si disarmino con le loro stesse mani pare un qualcosa di irragionevole, specialmente  perchè questi Paesi considerano le bombe atomiche motivo della propria superiorità.</p>
<p>Un proverbio persiano dice: “Un coltello non taglia il suo manico”.</p>
<p>Pretendere che a garantire la pace e la sicurezza siano i più grandi produttori e venditori di armi al mondo è davvero ingenuo.</p>
<p>Il governo statunitense, l’imputato numero uno sia nella produzione, che nella proliferazione e nell’uso di armi nucleari, insiste per assumere la guida del riesame dell’NPT e come consolazione ha detto che non produrrà altre bombe e non aggredirà col nucleare i Paesi che non hanno bombe di questo genere.</p>
<p>Ma voglio chiedere fino a che punto si fidino degli Stati Uniti i popoli della terra. Cosa garantisce che gli Stati Uniti rispettino l’impegno assunto e se non lo rispettassero a quale penalizzazione andrebbero incontro? Voglio ricordare che la maggior parte delle guerre, negli ultimi decenni, gli americani le hanno fatte con Stati che un tempo erano loro alleati. Anche di recente alcuni Paesi e membri dell’NPT sono stati minacciati di aggressioni nucleare preventive. Questo Paese ha sempre cercato di deviare l’attenzione della gente dai veri problemi e dalle sue scorrettezze sul nucleare e recentemente parlando della possibilità di “terrorismo nucleare” ha cercato di attirare l’attenzione popolare su argomenti vaghi. Se un giorno i terroristi prenderanno in mano le bombe nucleari, le prenderanno dai Paesi che le hanno, e cioè dalle potenze che tra l’altro hanno anche un passato pieno di sostegno al terrorismo.</p>
<p>È bene ricordare che importanti reti terroristiche internazionali vengono sostenute dall’intelligence di Stati Uniti e dal regime sionista. Abbiamo in mano documenti attendibili su questo, che nel caso sia necessario proporremo nel prossimo summit internazionale della lotta al terrorismo che si terrà a Teheran.</p>
<p>Gli americani nella loro dottrina hanno detto che non svilupperanno le armi nucleari, ma le renderanno più efficaci. E vuol dire che le renderanno più distruttive e più micidiali e questo significa proliferazione nucleare. Ma il problema è che persino ciò che dichiarano non è verificabile perchè non c’è nessuno che possa confermarne l’esattezza. Mentre la precedente conferenza di Washington è stata uno sforzo per salvaguardare il monopolio atomico e la supremazia sui Paesi che non hanno la bomba, il summit di Teheran ha auspicato il disarmo nucleare universale. Lo slogan del summit era “Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno”.</p>
<p>Signor presidente, cari colleghi,</p>
<p>per la realizzazione dell’obbiettivo umano del disarmo nucleare e l’impedimento di un’ulteriore proliferazione e per l’uso generale della tecnologia nucleare pacifica, queste sono le proposte:</p>
<p>1)   La correzione e la riforma dell’NPT</p>
<p>L’NPT deve essere trasformato in DNPT, ovvero trattato di disarmo e non proliferazione nucleare. In altre parole il disarmo deve essere riconosciuto come priorità e devono essere adottate leggi chiare, efficaci e accompagnate dalle dovute garanzie di attuazione a livello internazionale.</p>
<p>2)   Deve essere costituito un comitato internazionale indipendente per mettere in atto la procedura delineata nell’articolo 6 della costituzione dell’AIEA e cioè la sorveglianza e l’ispezione delle attività dei singoli Paesi e dei processi di disarmo. Questo gruppo deve operare in modo che tutte le nazioni siano coinvolte nella direzione di questo e il primo incarico della commissione dovrebbe essere la determinazione di una tabella per il disarmo degli Stati possessori di armi nucleari.</p>
<p>3)   Presentare garanzie sicure sotto il profilo giuridico per il raggiungimento dello status di un mondo senza armi nucleari.</p>
<p>4)   L’arresto immediato delle attività di produzione e di rinnovo e di ammodernamento delle armi nucleari e degli impianti nucleari militari grazie alla supervisione del comitato di sorveglianza la cui formazione è stata proposta prima.</p>
<p>5)   Preparare una serie di leggi e farle approvare internazionalmente che prevedano il bando senza eccezioni delle armi nucleari, della proliferazione, dell’accumulamento, dell’ammodernamento e dell’uso delle armi atomiche.</p>
<p>6)   L’espulsione delle Nazioni che usano o minacciano di usare le armi atomiche dall’AIEA. Finora la loro presenza nell’agenzia ha impedito a questa di agire seriamente e di mettere in atto soprattutto le leggi 4 e 6 della sua costituzione interna. Gli Usa, che oltre che contro il Giappone, hanno usato l’uranio impoverito anche contro l’Iraq, come possono essere membri del consiglio amministrativo dell’AIEA?</p>
<p>7)   L’interruzione immediata delle cooperazioni nucleari dei firmatari dell’NPT con le Nazioni che non hanno aderito a questo trattato.</p>
<p>8)   Relegare l’attacco atomico o la minaccia di tale attacco come una violazione della pace e della sicurezza internazionale e il ricorso alle Nazioni Unite per la condanna unanime a questi Paesi.</p>
<p>9)   La messa in atto immediata e senza condizioni della risoluzione della conferenza del 1995 sulla Free Nuclear Zone in Medioriente.</p>
<p>10) Il ritiro delle bombe nucleari dalle basi americane nel suolo americano e negli altri paesi come in Germania, Italia, Giappone e Olanda.</p>
<p>11) Lo sforzo comune per rifare la struttura del Consiglio di Sicurezza. La struttura attuale è ingiusta e inefficace ed è uno degli elementi che crea vita facile agli Stati che possiedono le armi nucleari. La riforma del Consiglio di Sicurezza e dell’NPT sono due passi collegati, che devono essere fatti per la realizzazione del sogno del disarmo totale.</p>
<p>Egregio presidente, cari amici,</p>
<p>il sottoscritto, come rappresentante del grandioso, civile e acculturato popolo dell’Iran, che è sempre stato portabandiera della giustizia, del monoteismo e della pace nel mondo, annuncio la disponibilità della Repubblica Islamica a partecipare a queste riforme e a tutti i piani seri sul disarmo, la non-proliferazione e l’uso pacifico della tecnologia nucleare. Io annuncio ad alta voce che un popolo che ha allevato nel suo grembo grandi come Ferdowsi, Hafez, Sanai, Vahshi Bafqi, Avicenna, Abu Reihan, Shahriar e leader liberi ed amanti della libertà come l’Imam Khomeini, che ha sempre rappresentato l’amore e l’affetto, e che ha abolito 2500 anni fà la schiavitù dichiarandola un’azione disumana, e cioè il popolo dell’Iran, non ha affatto bisogno della bomba atomica per progredire e non reputerebbe mai questa un suo motivo di gloria.</p>
<p>La ragione del popolo iraniano è quella degli altri popoli liberi ed è contro la guerra e le armi.</p>
<p>Tutti i popoli adorano l’amore, la pace e la fratellanza e odiano la discriminazione e l’ingiustizia. Molti miei colleghi, capi di Stato, intellettuali o politici dei diversi Paesi, quando mi incontrano, mi confessano il loro consenso sulla necessità di un disarmo globale e sull’uso pacifico della tecnologia nucleare. Tutti i popoli oggi vogliono L’Energia Nucleare per tutti e le Armi nucleari per nessuno. La mia presenza qui, è la loro presenza e la mia voce e la loro voce.</p>
<p>Cari colleghi,</p>
<p>ora voglio rivolgere qualche frase anche a coloro che reputano ancora la produzione e l’accumulamento delle armi nucleari come motivo di gloria e superiorità: sappiate che l’era della bomba atomica è finita. Accumulare bombe e minacciarne l’uso è un comportamento tipico di coloro che non sono provvisti di ragione e pensiero umano. Usare la minaccia contro la ragione e la logica altrui è una tecnica obsoleta e vecchia. L’era è l’era dei popoli, dei pensieri, della cultura e appoggiarsi alle armi negli scambi internazionali è veramente tipico dei governi retrogradi. La politica di dominio del mondo è fallito ed i sogni di fondazione dei grandi imperi sono ormai insensati.</p>
<p>Invece di proseguire la via dei predecessori vi consiglio di unirvi al mare immenso composto dalle popolazioni e dagli stati indipendenti, al mondo della cultura e della ragione. Ciò è nei vostri interessi e vedrete che il futuro sarà dei popoli, della pace, della sicurezza, della giustizia, e del bene che grazie all’aiuto dei prescelti di Dio ed all’Uomo Perfetto trionferà nella nostra terra. Gli ingiusti e i prepotenti non avranno un posto in questo futuro pieno di splendore.</p>
<p>Il moto dei popoli della terra per la realizzazione del mondo basato sulla giustizia è già iniziato.</p>
<p>Al signor Obama chiedo di darsi da fare per l’instaurazione della pace e della giustizia nel mondo, sempre se è ancora fedele allo slogan del cambiamento.</p>
<p>Ringrazio il presidente della conferenza, i presenti e tutti coloro che si adopereranno sinceramente per la pace e la sicurezza nel mondo.</p>
<p>Amici e colleghi cari,</p>
<p>con la cooperazione e lo sforzo comune, il sogno di pace e giustizia per il mondo è raggiungibile e lo slogan energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno un giorno potrà essere alla base del sistema internazionale.</p>
<p>Nella speranza che un giorno la giustizia, non faccia arrabbiare nessun uomo e che egli non trovi in nessun punto della terra una sola arma per poter ribellarsi alla giustizia.</p>
<p>In onore della giustizia, della libertà, dell’amore e in ricordo dei seguaci di Dio, gli uomini innamorati degli uomini auguro a tutti successo e gloria&#8221;.</p>
<p><em>Mahmoud Ahmadinejad</em></p>
<p>New York, 3 maggio 2010</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4101/discorso-di-ahmadinejad-new-york-3-maggio-2010/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I diritti umani negli USA: il rapporto cinese</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4096/i-diritti-umani-negli-usa-il-rapporto-cinese</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4096/i-diritti-umani-negli-usa-il-rapporto-cinese#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 18:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Anglosassone]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4096</guid>
		<description><![CDATA[Il testo integrale del rapporto dell'Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese sullo stato dei diritti umani negli USA nel 2009.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4096/i-diritti-umani-negli-usa-il-rapporto-cinese" title="I diritti umani negli USA: il rapporto cinese"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/police_brutality.vggbw9i3vzko0s4o0g08o04k.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="I diritti umani negli USA: il rapporto cinese" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>PECHINO, 12 Marzo (Cina) – L&#8217;Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Cina venerdì ha pubblicato un rapporto dal titolo “Relazione sui Diritti Umani negli Stati Uniti nel 2009”. Riportiamo qui sotto il testo completo:</em></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rilasciato, in data 11 Marzo 2010, i Rapporti di Stato sulle Pratiche dei Diritti Umani per il 2009, atteggiandosi nuovamente come “giudice mondiale dei diritti umani”. Come negli anni precedenti, questi rapporti sono pieni di accuse rivolte alla condizione dei diritti umani in più di 190 paesi e regioni, inclusa la Cina, ma chiudono un occhio, sono evasivi o persino coprono gli abusi sui diritti umani che dilagano nel loro territorio. La Relazione sui Diritti Umani negli Stati Uniti nel 2009 è redatta per aiutare le persone nel mondo a comprendere la reale situazione dei diritti umani negli Stati Uniti.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">1. La 	Vita, la Proprietà e la Sicurezza Personale</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La diffusione dei crimini violenti negli Stati Uniti rappresenta una minaccia per le vite, le proprietà e la sicurezza personale della sua gente.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2008, i residenti USA hanno avuto esperienza di 4,9 milioni di crimini violenti, 16,3 milioni di reati contro la proprietà e 137.000 furti alla persona, e il tasso di criminalità violenta è di 19,3 vittimizzazioni ogni 1.000 persone di età superiore ai 12 anni, secondo un rapporto pubblicato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nel Settembre 2009 (Criminal Victimization 2008, U.S. Department of Justice, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://bjs.ojp.usdoj.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.ojp.usdoj.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nel 2008 nella nazione sono avvenuti più di 14 milioni di arresti per tutti i tipi di offesa (eccetto le violazioni del codice stradale), e il tasso di arresti per crimini violenti era di 198,2 su 100.000 abitanti (Crime in the United States, 2008, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fbi.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.fbi.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nel 2009 un totale di 35 omicidi domestici ha avuto luogo a Philadelphia, con un incremento del 67 per cento rispetto al 2008 (The New York Times, 30 Dicembre 2009). A New York sono stati segnalati 461 omicidi nel 2009, e il tasso di criminalità era di 1.151 casi su 100.000 persone. San Antonio in Texas è stata considerata la più pericolosa tra 25 grandi città negli USA con 2.538 crimini registrati ogni ogni 100.000 persone (The China Press, 30 Dicembre 2009). Nel 2008 il tasso di omicidi è cresciuto del 5,5 per cento in città con una popolazione di numero pari o inferiore a 10.000 abitanti (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.usatoday.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.usatoday.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 1 Giugno 2009). La maggior parte dei 15.000 omicidi negli Stati Uniti ha luogo in città dove la gente è concentrata nei quartieri più poveri (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.reuters.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.reuters.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 7 Ottobre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti sono primi nel mondo per il numero di pistole possedute da privati. Secondo i dati dell&#8217;FBI e del dell&#8217;ATF (Agenzia aAmericana per l&#8217;Alcol, il Tabacco, le Armi e gli Esplosivi), i detentori americani di armi, sul totale della popolazione americana che ammonta a 309 milioni di individui, possiedono più di 250 milioni di pistole, mentre una sostanziosa parte di questi possiede più di un&#8217;arma. Gli Americani acquistano solitamente 7 miliardi di caricatori di munizioni all&#8217;anno, ma nel 2008 la cifra si è impennata arrivando a 9 miliardi (The China Press, 25 Settembre 2009). Negli Stati Uniti ai passeggeri aerei è consentito portare con sé armi scariche dopo averle dichiarate.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli Stati Uniti circa 30.000 persone muoiono ogni anno per incidenti in cui sono implicate armi da fuoco (The China Press, 15 Settembre 2009). Secondo un rapporto dell&#8217;FBI ci sono state 14.180 vittime di omicidio nel 2008 (USA Today, 15 Settembre 2009). Armi da fuoco sono state utilizzate nel 66,9 per cento degli omicidi, nel 43,5 per cento delle rapine e nel 21,4 per cento delle aggressioni aggravate (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thefreelibrary.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.thefreelibrary.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). USA Today ha riportato che l&#8217;11 Marzo 2009 un uomo di nome Michael McLendon ha ucciso dieci persone in due cittadine rurali in Alabama prima di puntare l&#8217;arma verso sé stesso. Il 29 Marzo, un uomo di nome Robert Stewart ha sparato e ucciso otto persone e ne ha ferite tre in una casa di cura nel North Carolina (USA Today, 11 Marzo 2009). Il 3 Aprile un immigrato di nome Jiverly Wong ha ucciso 13 persone a colpi di pistola e ne ha ferite altre quattro in un centro servizi per l&#8217;immigrazione nel centro di Binghamton, New York (The New York Times, 4 Aprile 2009). Nel 2009 una serie di attacchi alla polizia ha scioccato la nazione. Il 21 Marzo un ventiseienne disoccupato ha sparato e ucciso quattro agenti di polizia a Oakland, California, prima di essere ucciso dal fuoco della polizia (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://cbs5.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://cbs5.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Il 4 Aprile un uomo di nome Richard Poplawski ha ucciso, sparando, tre agenti di polizia a Pittsburgh, Pennsylvania. Il 29 Novembre un ex carcerato di nome Maurice Clemmons ha ucciso, sparando, quattro agenti di polizia all&#8217;interno di una caffetteria a Parkland, Washington (The New York Times,  1, 2 e 3 Dicembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I campus sono diventati un&#8217;area fortemente colpita da crimini violenti da quando le sparatorie vi si sono diffuse e sono andate intensificandosi. La US Heritage Foundation ha riportato che a Washington l&#8217;11,3 per cento degli studenti di scuola superiore ha riferito di essere stato “minacciato o ferito” con un&#8217;arma mentre si trovava nei locali scolastici durante l&#8217;anno scolastico 2007-2008. Nello stesso periodo la polizia ha risposto a più di 900 chiamate al 911 che denunciavano episodi violenti agli indirizzi delle scuole pubbliche di Washington D.C. (A Report of The Heritage Center for Data Analysis, School Safety in Washington, D.C.: New Data for the 2007-2008 School Year, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.heritage.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.heritage.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nelle scuole pubbliche del New Jersey è stato riportato un totale di 17.666 episodi violenti nel 2007-2008 (Annual Report on Violence, Vandalism and Substance Abuse in New Jersey Public Schools del New Jersey Department of Edication, Ottobre 2009, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.state.nj.us/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.state.nj.us</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nella City University di New York è stato compiuto un totale di 107 crimini gravi in cinque dei suoi campus nel corso del 2006 e del 2007 (The New York Post, 22 Settembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><strong>2.  <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I 	diritti Civili e Politici</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli Stati Uniti i diritti civili e politici dei cittadini sono limitati severamente e violati dal governo.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La polizia locale applica frequentemente violenza alle persone. I Chicago Defender l&#8217;8 Luglio 2009 hanno riferito che un totale di 315 agenti di polizia a New York è stato sottoposto a supervisione interna per uso sfrenato di violenza nell&#8217;esercizio dell&#8217;applicazione della legge. La cifra è di soli 210 agenti nel 2007. Negli ultimi due anni il numero di agenti di polizia di New York sotto esame per aver raccolto troppe denunce arrivava al 50 per cento (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chicagodefender.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.chicagodefender.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Secondo un rapporto sullo scarico delle armi da fuoco del Dipartimento di Polizia di New York del 17 Novembre 2009 la polizia cittadina ha esploso 588 proiettili nel 2007, uccidendo 10 persone, e 354 proiettili nel 2008, uccidendo 13 persone (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://gothamist.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://gothamist.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 17 Novembre 2009). </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 3 Settembre 2009 uno studente della San Jose University è stato colpito ripetutamente con manganelli e una pistola Taser da quattro agenti di polizia di San Jose per più di dieci volte (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://mercurynews.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.mercurynews.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 27 Ottobre 2009). Il 22 Settembre 2009 uno studente cinese è stato picchiato ad Eugene, in Oregon, da un agente di polizia locale senza ragione (23 Ottobre 2009, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blog.oregonlive.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://blog.oregonlive.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Secondo Amnesty International nei primi dieci mesi del 2009 gli agenti di polizia negli Stati Uniti hanno ucciso 45 persone per via di un uso sfrenato delle pistole Taser. La più giovane delle vittime aveva soltanto 15 anni. Dal 2001 fino all&#8217;Ottobre 2009 sono state uccise 389 persone mediante pistole Taser in dotazione ad agenti di polizia (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theduckshoot.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://theduckshoot.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;abuso di potere è comune tra le forze dell&#8217;ordine statunitensi. Nel Luglio 2009 il Federal Bureau of Investigation ha posto sotto investigazione quattro agenti di polizia nell&#8217;area di Washington per aver preso soldi per proteggere un giro di scommesse frequentato, negli ultimi due anni, da alcuni dei trafficanti di droga più potenti della regione (The Washington Post, 19 Luglio 2009). Nel Settembre 2009 un agente di polizia fuori servizio ha attaccato un autista d&#8217;autobus a Chicago per avergli “tagliato la strada nel traffico” mentre andava in bici (Chicago Tribune, Settembre 2009, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://chicagobreakingnews.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://chicagobreakingnews.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nello stesso mese quattro ex agenti di polizia di Chicago sono stati accusati di estorsione fino a 500.000 dollari da un ispanico alla guida di un auto costosa che aveva piastre fuori stato, sospettati di spaccio di droga in nome dell&#8217;applicazione della legge e di offrire bustarelle ai loro superiori (Chicago Tribune, 19 Settembre 2009). Nel Novembre 2009 un ex capo della polizia della città di Morningside nella Contea di Prince George è stato accusato della vendita ad un civile di una pistola rubata (The Washington Post, 19 Novembre 2009). Nelle maggiori città degli Stati Uniti, la polizia ferma, interroga e perquisisce più di un milione di persone ogni anno – un numero vistosamente più alto soltanto una manciata di anni fa (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://huffingtonpost.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://huffingtonpost.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 8 Ottobre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli Stati Uniti le prigioni sono piene zeppe di detenuti. Secondo un rapporto rilasciato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti l&#8217;8 Dicembre 2009, alla fine dei 2008 più di 7,3 milioni di persone si trovavano sotto l&#8217;autorità del sistema correzionale statunitense. Nel 2008 la popolazione del sistema correzionale è cresciuta del 0,5 per cento rispetto all&#8217;anno precedente (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wsws.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.wsws.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Circa 2,5 milioni di persone erano tenute in custodia in prigioni e carceri, l&#8217;equivalente di circa uno ogni 198 persone nel paese. Dal 2000 al 2008 la popolazione delle prigioni è cresciuta con una media annuale dell&#8217;1,8 per cento (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://mensnewsdaily.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://mensnewsdaily.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 18 Gennaio 2010). Il governo della California ha perfino suggerito di inviare nello stato del Messico decine di migliaia di immigrati illegali detenuti, al fine di dare dare respiro al sovraffollato sistema carcerario (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://news.yahoo.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://news.yahoo.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 26 Gennaio 2010).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli Stati Uniti i diritti basilari dei prigionieri non sono molto ben tutelati. Ci sono casi ampiamente riportati di violenze sui detenuti da parte di membri dello staff delle prigioni. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti i rapporti di cattiva condotta sessuale da parte di membri dello staff delle prigioni con i detenuti, nei 93 siti di detenzione dello stato federale, sono raddoppiati negli ultimi otto anni. Dei 90 membri dello staff cui era stata fatta causa per abusi sessuali sui detenuti, circa il 40 per cento sono stati condannati anche per altri crimini (The Washington Post, 11 Settembre 2009). Il New York Times, il 24 Giugno 2009, ha comunicato che secondo un&#8217;indagine federale su più di 63.000 detenuti federali e statali, il 4,5 per cento ha riferito di aver subito abusi sessuali almeno una volta durante i 12 mesi precedenti. È stato stimato che ci sono stati almeno 60.000 stupri di prigionieri nel territorio degli Stati Uniti durante lo stesso periodo (The New York Times, 24 Giugno 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La gestione caotica delle prigioni negli Stati Uniti ha anche portato alla diffusione di malattie fra i detenuti. Secondo un rapporto del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, nelle prigioni federali e di stato USA, un totale di 20.231 detenuti di sesso maschile e 1.913 di sesso femminile sono stati confermati portatori di HIV alla fine del 2008. La percentuale di uomini e donne con HIV/AIDS ammontava rispettivamente all&#8217;1,5 e all&#8217;1,8. (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.news-medical.net/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.news-medical.net</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 2 Dicembre 2009). Dal 2007 al 2008 il numero di casi di HIV/AIDS nelle prigioni della California, del Missouri e della Florida è cresciuto a rispettivamente 246, 169 e 166. Nel 2007 più di 130 detenuti federali e statali negli USA è morto per cause relative all&#8217;AIDS (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://thecrimereport.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://thecrimereport.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 2 Dicembre 2009). Un documento della Human Rights Watch, rilasciato nel Marzo 2009, riferisce che sebbene lo Stato di New York abbia registrato il numero più alto di prigionieri malati di HIV nel paese, non ha garantito ai detenuti un accesso adeguato alle cure, e che abbia perfino rinchiuso i detenuti in celle separate, rifiutandosi di fornire loro trattamenti di alcun tipo (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hrw.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.hrw.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 24 Marzo 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fautore della “libertà di parola”, “libertà di stampa” e della “libertà di internet”, il governo USA controlla e limita senza scrupoli i diritti dei cittadini alla libertà, se si tratta dei propri interessi e bisogni.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La libertà dei cittadini USA di accedere e distribuire informazioni è sotto stretta supervisione. Secondo i rapporti dei media, sin dal 2001 la National Security Agency (NSA) ha iniziato ad installare speciali apparecchiature di spionaggio sul territorio nazionale per intercettare le chiamate, i fax e le email e per schedare le comunicazioni nazionali. Il programma di intercettazione era inizialmente destinato agli arabo-americani, ma presto crebbe per includere altri americani. La NSA </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ha installato più di 25 strutture di spionaggio: San Jose, San Diego, Seattle, Los Angeles e Chicago sono alcune delle città. Inoltre la NSA ha recentemente annunciato che sta costruendo un enorme magazzino dati di circa trecentomila metri quadri di superficie, per un costo di 1,5 miliardi di dollari USA, a Camp Williams nello Utah, allo stesso modo di un altro gigantesco magazzino dati a San Antonio, come parte delle responsabilità del nuovo Cyber Command della NSA. Il rapporto riferiva che un uomo di nome Nacchio è stato condannato per 19 capi d&#8217;accusa con una sentenza a sei anni di carcere dopo aver rifiutato di partecipare al programma di sorveglianza dell&#8217;NSA (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.onlinejournal.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.onlinejournal.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 23 Novembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo l&#8217;attacco dell&#8217;11 Settembre il governo degli Stati Uniti, nel nome dell&#8217;antiterrorismo, ha autorizzato le autorità di intelligence ad introdursi nelle comunicazioni postali dei propri cittadini, e di controllare e cancellare, su internet mediante mezzi tecnici, qualsiasi informazione possa minacciare gli interessi nazionali USA. Il Patriot Act ha consentito alla polizia federale (LEA) di controllare le telefonate, le comunicazioni via email, le documentazioni mediche, finanziarie e altre documentazioni, e ha ampliato la discrezionalità delle forze dell&#8217;ordine e delle autorità sull&#8217;immigrazione in materia di detenzione e deportazione degli stranieri sospettati di atti correlati al terrorismo. Il Patriot Act ha ampliato la definizione di terrorismo, allargando così il numero di attività alle quali possono essere applicati i poteri delle forze dell&#8217;ordine. Il 9 Luglio 2008 il Senato USA ha approvato la modifica del 2008 all&#8217;Atto sulla Sorveglianza e l&#8217;Intelligence Straniera (Foreign Intelligence Surveillance Act), garantendo l&#8217;immunità legale alle compagnie di telecomunicazioni che prendono parte ai programmi di intercettazione e autorizzando il governo ad intercettare le comunicazioni internazionali tra gli Stati Uniti e le persone oltreoceano per scopi antiterroristici senza approvazione del tribunale (The New York Times, 10 Luglio, 2008). Le statistiche hanno dimostrato che dal 2002 al 2006 l&#8217;FBI ha schedato migliaia di registrazioni telefoniche dei cittadini statunitensi attraverso corrispondenza, annotazioni e telefonate. Nel Settembre 2009 il paese ha approntato un corpo di supervisione per la sicurezza in internet, preoccupando ulteriormente i cittadini statunitensi sulla possibilità che il governo USA utilizzi la sicurezza in internet come scusa per monitorare ed interferire con i sistemi personali. Un funzionario governativo ha riferito, in un&#8217;intervista al New York Times dell&#8217;Aprile 2009, che negli ultimi mesi la NSA ha intercettato email e telefonate private di Americani su una scala che andava oltre gli ampi limiti stabiliti dal Congresso USA dell&#8217;anno precedente. Inoltre, la NSA intercettava telefonate di esponenti politici stranieri, funzionari di organizzazioni internazionali e giornalisti rinomati (The New York Times, 15 Aprile 2009). Anche le forze armate USA hanno partecipato ai programmi di intercettazione. Secondo un rapporto della CNN, un&#8217;organizzazione militare USA per la valutazione del rischio in internet, con base in Virginia, era incaricata di controllare i blog privati ufficiali e non ufficiali, i documenti ufficiali, le informazioni personali di contatto, le foto di armi, gli accessi agli accampamenti militari, oltre ad altri siti web che “potrebbero minacciare la sicurezza nazionale”.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La cosiddetta “libertà di stampa” degli Stati Uniti è stata infatti completamente subordinata agli interessi nazionali, ed è stata manipolata dal governo USA. Secondo i rapporti dei media, il governo USA e il Pentagono hanno reclutato un numero di ex funzionari militari al fine di divenire commentatori dei notiziari TV e radio, per fornire “commenti positivi” e analisi, nelle vesti di “esperti militari”, sulla guerra degli USA in Iraq e in Afghanistan, tutto ciò finalizzato a guidare la pubblica opinione, glorificare le guerre e guadagnare il supporto pubblico all&#8217;ideologia antiterroristica (The New York Times, 20 Aprile 2009). Alla fine del 2009, il Congresso USA ha approvato una carta che impone sanzioni a diversi canali satellitari arabi per aver diffuso contenuti ostili agli USA e istigato la violenza (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blogs.rnw.nl/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://blogs.rnw.nl</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nel Settembre 2009 i dimostranti, che per coordinare le manifestazioni usano il sito di social network Twitter e gli SMS, si sono scontrati più volte con la polizia a Pittsburgh, dove il si è tenuto il summit del G20. Elliot Madison, 41 anni, è stato in seguito accusato di intralciare, mediante internet, le procedure d&#8217;arresto dei dimostranti. La polizia ha anche perquisito la sua casa (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nytimes.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.nytimes.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 5 Ottobre 2009). Vic Walczak, il direttore legale dell&#8217;American Civil Liberties Union of Pennsylvania, ha affermato che la medesima condotta in altre nazioni sarebbe stata definita violazione dei diritti umani, laddove negli Stati Uniti è intesa come controllo necessario del crimine. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"></span></p>
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">3. Diritti economici, 	sociali e culturali</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La povertà, la disoccupazione e i senzatetto sono seri problemi negli Stati Uniti, dove i diritti economici, sociali e culturali dei lavoratori non possono essere garantiti.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il tasso di disoccupazione negli USA era, nel 2009, il più alto nell&#8217;arco di 26 anni. Il numero di attività ed individui in bancarotta ha continuato a crescere a causa della crisi finanziaria. Nell&#8217;Aprile 2009 la Associated Press ha riferito che quasi 1,2 milioni di aziende ed individui hanno aperto le pratiche per bancarotta nei 12 mesi precedenti – circa quattro ogni 1.000 persone, un tasso doppio rispetto a quello del 2006 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://floridabankruptcyblog.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://floridabankruptcyblog.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Il 4 Dicembre 2009 un totale di 130 banche USA sono state obbligate a chiudere nel corso dell&#8217;anno per via della crisi finanziaria (Chicago Tribune, 4 Dicembre 2009). Le statistiche, rilasciate dal Dipartimento del Lavoro USA il 6 Novembre 2009, mostrano che il tasso di disoccupazione nell&#8217;Ottobre del 2009 ha raggiunto il 10,2 per cento, il più alto dal 1983 (The New York Times, 7 Novembre 2009). Quasi 16 milioni di persone erano senza lavoro, e 5,6 milioni, il 35,6 per cento dei disoccupati, erano fuori dal mercato del lavoro da più di sei mesi (The New York Times, 13 Novembre 2009). A Settembre circa 1,6 milioni di giovani lavoratori, il 25 per cento del totale, erano disoccupati, la cifra più alta dal 1948, data in cui si iniziò a tenerne il conto (The Washington Post, 7 Settembre 2009). Nella settimana che terminava il 7 Marzo 2009 le richieste per il sussidio di disoccupazione negli USA erano 5,47 milioni, maggiori rispetto ai 5,29 milioni della settimana precedente (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://247wallst.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://247wallst.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 19 Marzo 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La popolazione povera aveva raggiunto la cifra più alta degli ultimi 11 anni. Il 10 Settembre 2009 il Washington Post ha riportato che alla fine del 2008 un totale di 39,8 milioni di americani viveva in condizioni di povertà, un incremento di 2,6 milioni dal 2007. Il tasso di povertà ammontava nel 2008 al 13,2 per cento, il più alto dal 1998. Il numero di persone dai 18 ai 64 anni che vivevano in condizioni di povertà nel 2008 era cresciuto a 22,1 milioni, 170.000 in più rispetto al 2007. Fino a 8,1 milioni di famiglie viveva sotto la soglia di povertà, ammontando al 10,3 per cento sul totale delle famiglie (The Washington Post, 11 Settembre 2009). Secondo un rapporto del New York Times del 29 Settembre 2009 il tasso di povertà a New York era del 18,2 per cento nel 2008 e quasi il 28 per cento dei residenti della municipalità del Bronx vivevano in condizioni di povertà (The New York Times, 29 Settembre 2009). In California, dall&#8217;Agosto 2008 all&#8217;Agosto 2009, più di 90.000 famiglie povere si sono viste staccare le utenze di luce e gas. Un signore novantatreenne è morto per congelamento dentro la sua abitazione (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://msnbc.msn.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.msnbc.msn.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). La povertà ha portato ad un&#8217;impennata del numero dei suicidi negli Stati Uniti. È riportato che ci sono approssimativamente 32.000 suicidi negli USA ogni anno, quasi il doppio dei casi di omicidio, che ammontavano a 18.000 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.time.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.time.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). L&#8217;ufficio del medico legale della contea di Los Angeles ha affermato che l&#8217;economia povera sta avendo effetti perfino sulle morti, dacché nella contea molti corpi non sono stati reclamati dalle famiglie che non potevano farsi carico delle spese funerarie. Nel 2008 nella Contea di Los Angeles è stato cremato un totale di 712 corpi con i soldi dei contribuenti, il 36 per cento in più rispetto all&#8217;anno precedente (The Los Angeles Times, 21 Luglio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La popolazione affamata era al livello più alto degli ultimi 14 anni. Il 16 Novembre 2009 il Dipartimento dell&#8217;Agricoltura degli Stati Uniti ha riportato che nel 2008, 49,1 milioni di americani che vivono in 17 milioni di unità abitative, o il 14,6 per cento di tutte le famiglie americane, non avevano costante accesso a cibo adeguato, fino al 31 per cento dei 13 milioni di famiglie, o l&#8217;11,1 per cento di tutte le famiglie americane che nel 2007 mancavano di stabili e adeguati rifornimenti di cibo, che è il livello più alto da quando nel 1995 il governo ha iniziato a monitorare l&#8217;”insicurezza dell&#8217;accesso al cibo” (The New York Times, 17 Novembre 2009; 14,6 % of Americans Could Not Afford Enough Food in 2008, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://business.theatlantic.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://business.theatlantic.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Il numero di persone che non avevano “sicurezza di accesso al cibo” è cresciuto da 4,7 milioni nel 2007 a 6,7 milioni nel 2008 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://livescience.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.livescience.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 26 Novembre 2009). Circa il 15 per cento di famiglie stava lavorando per ottenere cibo e indumenti adeguati (The Associated Press, 27 Novembre 2009). Le statistiche hanno mostrato che, nell&#8217;Agosto 2009, 36,5 milioni di americani, o circa un ottavo della popolazione USA, hanno preso parte al programma di buoni per l&#8217;acquisto di generi alimentari, 7,1 milioni in più rispetto a quello del 2008. Tuttavia soltanto due terzi degli idonei all&#8217;ottenimento dei buoni li hanno realmente ricevuti (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.associatedcontent.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.associatedcontent.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I diritti dei lavoratori sono stati gravemente violati. Il New York Times, il 2 Settembre 2009, ha riportato che in un sondaggio il 68 per cento dei lavoratori a salario basso ha dichiarato di aver subito riduzioni salariali. Il 76 per cento di quelli che avevano fatto straordinari non erano stati pagati di conseguenza, e il 57 per cento di coloro che erano stati intervistati non avevano ricevuto buste paga che accertassero che i pagamenti fossero avvenuti legalmente e in modo accurato. Soltanto l&#8217;otto per cento di coloro che hanno subito infortuni sul lavoro ha presentato domanda per un indennizzo. Fino al 26 per cento degli intervistati era pagato meno della paga minima nazionale. Tra coloro che si lamentavano per le paghe o per il trattamento, il 43 per cento aveva subito ritorsioni o era stato licenziato (The New York Times, 2 Settembre 2009). Secondo un rapporto di USA Today del 20 Luglio 2009, un totale di 5.657 persone è morto nel 2007 sul posto di lavoro nel territorio degli Stati Uniti, circa 17 morti al giorno. Ogni anno circa 200.000 lavoratori nello stato di New York hanno subito un infortunio o si sono ammalati sul posto di lavoro ogni anno (USA Today, 20 Luglio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il numero di persone senza assicurazione sanitaria è continuato a salire per otto anni consecutivi. I dati rilasciati dal Bureau of Census degli USA il 10 Settembre 2009 mostravano che 46,3 milioni di persone erano senza assicurazione sanitaria nel 2008, una cifra che ammonta al 15,4 per cento della popolazione totale, in confronto con i 45,7 milioni nel 2007, che corrisponde ad un incremento per l&#8217;ottavo anno di fila. Circa il 20,3 per cento degli americani tra i 18 e i 64 anni nel 2008 non era coperto da assicurazione sanitaria, un numero più alto del 19,6 per cento del 2007 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Uno studio pubblicato dal Commowealth Fund ha mostrato che dal 2007 al 2009 la copertura assicurativa sanitaria degli adulti fra i 18 e i 64 anni è diminuita in 31 stati USA (Reuters, 8 Ottobre 2009). Il numero di stati con un numero molto alto di adulti non coperti da assicurazione medica è cresciuto da due nel 1999 a nove nel 2009. In Texas più di una persona su quattro non era assicurata, la percentuale più alta tra tutti gli stati (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.msnbc.msn.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.msnbc.msn.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Nel 2008 sono morti complessivamente 2.266 veterani USA di età inferiore a 65 anni a causa della mancanza di copertura assicurativa sanitaria o di cure mediche, un cifra 14 volte più alta rispetto al numero di morti tra i militari USA in Afghanistan lo stesso anno (AFP, 11 Novembre 2009). Un rapporto della Consumer International ha mostrato che il 24 per cento delle famiglie americane, con un reddito annuale sotto i 50.000 dollari USA, e il 21 per cento degli istituti, con reddito annuale oltre i 100.000 dollari USA, hanno perso o subito riduzioni dell&#8217;assicurazione medica nel 2009. Inoltre lo scorso anno due terzi delle famiglie con reddito annuale sotto i 50.000 dollari USA e un terzo degli istituti che guadagnano più di 100.000 dollari USA all&#8217;anno hanno tagliato le spese mediche. Circa il 28 per cento degli americani ha scelto di non vedere un dottore quando sta male; un quarto di essi non ha potuto permettersi le spese mediche: il 22 per cento ha rimandato trattamenti medici; un quinto di loro non ha acquistato medicinali prescritti dai dottori o non si è sottoposto a controlli medici; il 15 per cento ha preso farmaci scaduti o non ha seguito le istruzioni mediche per prendere i medicinali in tempo al fine di risparmiare soldi (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.oregonlive.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.oregonlive.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Secondo un rapporto dell&#8217;8 Dicembre 2009 dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), l&#8217;aspettativa media di vita degli americani era di 78,1 anni nel 2007, collocandosi al quartultimo posto tra gli stati membri dell&#8217;OECD. L&#8217;aspettativa media di vita degli stati membri dell&#8217;OECD era quell&#8217;anno di 79,1 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.msnbc.msn.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.msnbc.msn.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il numero di senzatetto era in aumento. Le statistiche mostrano che nel Settembre 2008 un crescente numero di senzatetto (1,6 milioni di persone) ha ottenuto ricovero, e il loro numero nelle famiglie è cresciuto da 473.000 nel 2007 a 517.000 nel 2008 (USA Today, 9 Luglio 2009). Dal 2009 l&#8217;iscrizione alle liste dei senzatetto nelle sei contee di Chicago ha subito un&#8217;impennata, con la contea di McHenry che ha visto l&#8217;aumento maggiore – una crescita del 125 per cento rispetto all&#8217;anno precedente (Chicago Tribune, 28 Novembre 2009). Queste famiglie riuscivano a vivere soltanto in luoghi malandati come ad esempio i vagoni. Nel Marzo 2009 si è osservato l&#8217;estendersi di una tendopoli a Sacramento in California, dove si radunavano centinaia di senzatetto. La polizia di Santa Monica del sud della California ha perfino usato regolarmente la forza per spingere i senzatetto fuori dalla città (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.truthalyzer.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.truthalyzer.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). In Ottobre diverse migliaia di senzatetto sono stati coinvolti in uno scontro, motivato dal timore che non potessero ricevere i sussidi abitativi del governo (USA Today, 8 Ottobre 2009). A Dicembre c&#8217;erano 6.975 adulti single senzatetto sotto la tutela della città di New York, senza includere i veterani militari, i senzatetto cronici, e le 30.698 persone nelle abitazioni a breve termine destinate alle famiglie senzatetto (The New York Times, 10 Dicembre 2009). Il 16 Marzo 2009 lo Houston Chronicle ha riferito che nel Settembre 2008 è stato distrutto un grande numero di case a Galveston ad opera dell&#8217;uragano Ike, lasciando migliaia di senzatetto. Circa 1.700 famiglie non hanno ricevuto alcun aiuto e la maggior parte di loro non ha residenza fissa (Houston Chronicle, 16 Marzo 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">4. Discriminazione razziale</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La discriminazione razziale è tutt&#8217;oggi un problema cronico degli Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I neri e le altre minoranze sono i gruppi più impoveriti negli Stati Uniti. Secondo un rapporto emesso dallo U.S. Bureau of Census, il reddito medio reale per le famiglie americane era nel 2008 di 50.303 dollari USA. Quello dei nuclei familiari bianchi non ispanici era di 55.530 dollari USA, per i nuclei familiari ispanici era di 37.913 dollari USA, per i nuclei familiari neri soltanto di 34.218 dollari USA. Il reddito medio dei nuclei familiari ispanici e neri era pressappoco il 68 per cento e il 61,6 per cento di quello dei gruppi di maggioranza nelle stesse condizioni di istruzione e formazione (The Wall Street Journal, 11 Settembre 2009; USA Today, 11 Settembre 2009). Secondo lo U.S. Bureau of Census, la proporzione di povertà dei bianchi non ispanici era dell&#8217;8,6 per cento nel 2008, quella degli afroamericani e degli ispanici era rispettivamente del 24,7 per cento e del 23,2 per cento, quasi tre volte quella dei bianchi (The New York Times, 29 Settembre 2009). Circa un quarto degli indiani americani viveva sotto la soglia di povertà. Nel 2008 il 30,7 per cento degli ispanici, il 19,1 per cento degli afroamericani e il 14,5 per cento dei bianchi non ispanici viveva senza assicurazione sanitaria (Income, Poverty, and Health Insurance Coverage in the United States: 2008, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Secondo un rapporto emesso dal </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dipartimento della Casa e dello Sviluppo Urbano degli Stati Uniti </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(HUD) è stata esposto un numero di denunce pari a 10.552 per discriminazione nell&#8217;assegnazione delle abitazioni nell&#8217;anno fiscale 2008, il 35 per cento delle quali è stato confermato come discriminazione razziale (The Washington Post, 10 Giugno 2009). I Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie negli USA hanno riferito che mentre gli afroamericani costituiscono il 12 per cento della popolazione USA, rappresentano ogni anno quasi metà delle nuove infezioni da HIV e delle morti per AIDS (The Wall Street Journal, 8 Aprile 2009; statistiche aggiornate dai Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La discriminazione occupazionale contro i gruppi minoritari è una materia molto seria. Le minoranze soffrono maggiormente la disoccupazione negli USA. Secondo i notiziari, nell&#8217;Ottobre 2009 il tasso di disoccupazione negli USA era del 10,2 per cento. Il tasso di disoccupati tra gli afroamericani è salito al 15,7 per cento, quello degli ispanici al 13,1 per cento e quello dei bianchi era al 9,5 per cento (USA Today, 6 Novembre 2009). Il tasso di disoccupazione dei neri di età fra i 16 e i 24 anni ha visto un&#8217;impennata del 34,5 per cento, più di tre volte il tasso medio. I tassi di disoccupazione per i neri in città come Detroit e Milwaukee aveva raggiunto il 20 per cento (The Washington Post, 10 Dicembre 2009). In alcune comunità indiano-americane il tasso di disoccupazione era dell&#8217;80 per cento (The China Press, 6 Novembre 2009). Secondo lo U.S. Bureau of Labor Statistics, il tasso di disoccupazione per i maschi neri laureati al college dai 25 anni in su era, nel 2009, doppia rispetto a quella dei maschi bianchi laureati al college, l&#8217;8,4 per cento paragonato al 4,4 per cento (The New York Times, 1 Dicembre 2009). Nel 2008 una cifra record di lavoratori ha esposto denunce in base alla legge federale contro le discriminazioni sul lavoro, e le accuse di discriminazione razziale costituivano la porzione più grande, con più di un terzo dei 95.000 reclami totali (AP, 27 Aprile 2009). Secondo un&#8217;indagine della U.S. Equal Employment Opportunity Commission, una compagnia di estrazioni di petrolio e gas con base a Houston doveva fronteggiare cinque denunce per persecuzioni e discriminazione razziale (AP, 18 Novembre 2009). Secondo un notiziario alla fine di Maggio 2009 i gruppi dei neri e degli ispanici ammontavano all&#8217;incirca al 27 per cento della popolazione di New York, ma soltanto il 3 per cento dei vigili del fuoco era nero, e circa il 6 per cento era ispanico, da quando il corpo dei vigili del fuoco ha ingiustamente escluso centinaia di persone di colore qualificate dall&#8217;opportunità di prestar servizio (The New York Times, 23 Luglio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le minoranze negli USA si scontrano con la discriminazione nel campo dell&#8217;istruzione. Secondo un rapporto emesso dallo U.S. Bureau of Census, il 33 per cento dei bianchi non ispanici possiede lauree conseguite al college, la proporzione dei neri era soltanto del 20 per cento e degli ispanici del 13 per cento (U.S. Bureau of Census, 27 Aprile 2009, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Secondo un rapporto, dal 2003 al 2008, il 61 per cento dei candidati neri e il 46 per cento dei candidati messicani americani si sono visti rifiutare l&#8217;ammissione a tutte le facoltà di giurisprudenza cui avevano avanzato domanda, dato da paragonare con il 34 per cento dei candidati bianchi (The New York Times, 7 Gennaio 2010). I bambini afroamericani costituivano il 17 per cento soltanto degli studenti della scuola pubblica negli Stati Uniti, ma erano il 32 per cento del numero totale di quelli che erano stati espulsi dalle scuole. Secondo una ricerca della University of North Carolina e della Michigan State University, la maggior parte dei giovani neri sosteneva di esser stata vittima di discriminazione razziale (Science Daily, 29 Aprile 2009). Secondo un altro studio condotto tra 5.000 bambini a Birmingham (Alabama), Houston e Los Angeles, il pregiudizio è stato riferito dal 20 per cento dei neri e dal 15 per cento degli ispanici. Lo studio ha mostrato che la discriminazione razziale è stata un&#8217;importante causa di problemi di salute mentale in bambini di varie razze. I bambini ispanici che avevano riferito di razzismo erano predisposti a presentare sintomi di depressione in misura pari al triplo rispetto agli altri bambini, mentre i neri lo erano più del doppio (USA Today, 5 Maggio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La discriminazione razziale nell&#8217;applicazione della legge e nel sistema giudiziario è ben visibile. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, alla fine del 2008, 3.161 uomini e 149 donne su 100.000 individui tra la popolazione nera degli Stati Uniti erano in stato di reclusione (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ojp.usdoj.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.ojp.usdoj.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Il numero di ergastoli senza condizionale dati a giovani afroamericani era in 25 stati dieci molte maggiore a quello dato a giovani bianchi. In California la cifra era pari a 18 volte tanto. Nelle maggiori città statunitensi si contano più di un milione di persone che sono state fermate e interrogate per la strada dalla polizia, e quasi il 90 per cento di queste erano uomini appartenenti a minoranze. Fra gli interrogati, il 50 per cento era afroamericano e il 30 per cento ispanico. Solo il 10 per cento di questi erano bianchi (The China Press, 9 Ottobre 2009). Un rapporto rilasciato dal Dipartimento di Polizia di New York afferma che nel 2008, tra le persone coinvolte in sparatorie con la polizia la cui etnicità potesse essere definita, il 75 per cento era nero, il 22 per cento ispanico; e il 3 per cento bianco (The New York Times, 17 Novembre 2009). Secondo una relazione della Human Rights Watch, dal 1980 al 2007 il rapporto degli afroamericani arrestati per spaccio di droga negli Stati Uniti era da 2,8 al 5,5 volte quello dei bianchi (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hrw.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.hrw.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 2 Marzo 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dai fatti dell&#8217;11 Settembre la discriminazione nei confronti dei mussulmani è in crescita. Quasi il 58 per cento degli americani pensa che i mussulmani siano soggetti a “molta” discriminazione, secondo due sondaggi combinati resi pubblici dal Pew Research Center. Circa il 73 per cento dei </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">giovani fra i 18 e i 29 anni è d&#8217;accordo nell&#8217;affermare che i mussulmani sono le maggiori vittime della discriminazione (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.washingtontimes.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.washingtontimes.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 10 Settembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli immigrati vivono in condizioni di miseria. Secondo un rapporto del ramo statunitense di Amnesty International, più di 300.000 immigrati illegali sono stati detenuti ogni anno dalle autorità  statunitensi per l&#8217;immigrazione, e gli immigrati illegali sotto custodia erano oltre 30.000 ogni giorno (World Journal, 29 Marzo, 2009). Allo stesso tempo, ogni anno centinaia di immigrati legali venivano arrestati, gli era negato l&#8217;accesso o erano perfino rispediti indietro sotto scorta (Sing Tao Daily, 13 Aprile 2009). Un rapporto emesso dal Constitution Project e dalla Human Rights Watch ha rivelato che dal 1999 al 2008 circa 1,4 milioni di immigrati detenuti sono stati trasferiti. Decine di migliaia di residenti di lunga data in città come Los Angeles e Philadelphia sono stati mandati, con la forza, in remote prigioni per immigrati nel Texas o nella Luisiana (The New York Times, 2 Novembre 2009). La New York City Bar Association ha ricevuto nell&#8217;Ottobre 2008 una sorprendente petizione, firmata da 100 uomini, tutti rinchiusi senza accuse criminali nel complesso detentivo di Varick Street, nel centro di Manhattan. La lettera descriveva i locali ristretti e sudici, mentre le necessità mediche urgenti venivano ignorate e i prigionieri affamati venivano fatti lavorare per 1 dollaro al giorno (The New York Times, 2 Novembre 2009). In questo complesso, ad alcune donne detenute, che si trovavano ancora nel periodo dell&#8217;allattamento, erano negate le pompe tiralatte. Ciò sfociava in febbre, dolori, mastite e l&#8217;inabilità, dopo il rilascio, di continuare ad allattare al seno (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hrw.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.hrw.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 16 Marzo 2009). Dall&#8217;Ottobre 2003 un totale di 104 persone è morto sotto la custodia della Immigration and Customs Enforcement Agency (The Wall Street Journal, 18 Agosto 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I crimini etnici motivati dall&#8217;odio sono frequenti. Secondo statistiche emesse dal U.S. Federal Investigation Bureau il 23 Novembre 2009, nel 2008 un totale di 7.783 crimini di odio ha avuto luogo negli Stati Uniti, il 51,3 per cento dei quali avevano come origine la discriminazione razziale, il 19,5 per cento era per pregiudizi religiosi e l&#8217;11,5 per cento per le origini nazionali (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fbi.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.fbi.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Tra questi crimini prodotti dall&#8217;odio, più del 70 per cento erano contro i neri. Nel 2008 le offese contro i neri rappresentavano 26 persone su 1.000, e i crimini contro i bianchi 18 persone su 1.000 (victim characteristics, 21 Ottobre 2009, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fbi.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.fbi.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Il 10 Giugno 2009 un suprematista bianco ha freddato a colpi d&#8217;arma da fuoco un nero che stava a guardia dell&#8217;U.S. Holocaust Memorial Museum e ne ha feriti altri due (The Washington Post, 11 Giugno 2009, The Wall Street Journal, 11 Giugno 2009). Secondo un rapporto emesso dal Southern Poverty Law Center, durante l&#8217;ultimo decennio un ambiente caratterizzato da intolleranza razziale e odio etnico, nutriti da gruppi anti-immigrati e da alcuni funzionari pubblici, ha alimentato dozzine di attacchi ai latinoamericani nella contea di Suffolk nello Stato di New York (The New York Times, 3 Settembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"></span></p>
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">5. I diritti delle donne e 	dei bambini</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli Stati Uniti le condizioni di vita delle donne e dei bambini stanno deteriorandosi e i loro diritti non sono garantiti adeguatamente.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le donne non godono di stato politico e sociale uguale agli uomini. Le donne rappresentano il 51 per cento della popolazione USA, ma solo 92 donne, il 17 per cento delle poltrone, ricoprono un ruolo nell&#8217;attuale Centoundicesimo Congresso degli Stati Uniti. Diciassette donne in Senato e 75 alla Camera (Members of the 111</span></span><sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">th</span></span></sup><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> United States Congress, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://wikpedia.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://wikpedia.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Uno studio mostra come le minoranze e le donne abbiano meno probabilità di ricoprire posizioni di rilievo presso i maggiori enti di beneficenza e le associazioni no profit negli USA. Lo studio svela che le donne costituiscono il 18,8 per cento degli amministratori delegati di associazioni no profit, paragonato a soltanto il 3 per cento delle compagnie di Fortune 500. Tra i 400 più grandi enti di beneficenza negli USA, nessuna organizzazione culturale, ospedale, gruppo di affari pubblici, federazione ebraica o altre organizzazioni religiose ha alla testa una donna (The Washington Times, 20 Settembre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le donne hanno difficoltà a trovare lavoro e sono soggette a bassi redditi e situazioni finanziarie povere. Secondo le statistiche della U.S. Equal Employment Opportunity Commission (EEOC), nell&#8217;anno fiscale 2008 le archiviazioni di accuse di discriminazione sul posto di lavoro con l&#8217;agenzia federale sono cresciute su scala nazionale a 95.402, un aumento del 15 per cento rispetto al precedente anno fiscale. Le accuse di discriminazione sul posto di lavoro dovute al sesso del candidato al lavoro si sono mantenute ad alte proporzioni (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eeoc.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.eeoc.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 3 Novembre 2009). Secondo statistiche emesse dal U.S. Census Bureau nel Settembre 2009, nel 2008 il reddito medio di una lavoratrice full time era di 35.745 dollari USA, il 77 per cento di quello degli uomini, i cui guadagni medi erano di 46.367 dollari USA, proporzione più bassa rispetto al 78 per cento nel 2007 (The Wall Street Journal, 11 Settembre 2009; </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gensus.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.gensus.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 10 Settembre 2009). Secondo la Associated Press, una farmacista che ha lavorato per Walmart per dieci anni è stata licenziata nel 2004 per aver richiesto lo stesso reddito della sua controparte maschile (The Associated Press, 5 Ottobre 2009). Alla fine del 2008 4,2 milioni di famiglie, o il 28,7 per cento dei nuclei familiari con una donna nel ruolo di capo famiglia, dove non era presente il marito, erano povere (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 10 Settembre 2009). Circa 64 milioni, o il 70 per cento delle donne americane in età da lavoro non possedevano una copertura assicurativa sanitaria, oppure avevano una copertura inadeguata, alti conti sanitari o problemi di debiti, oppure problemi nell&#8217;accesso alle cure a causa dei costi (The China Press, 12 Maggio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le donne sono vittime frequenti di violenza e aggressioni a sfondo sessuale. Si riporta che gli Stati Uniti abbiano il tasso di stupro più alto tra le nazioni che partecipano a queste statistiche. È 13 volte più alto di quello inglese e 20 volte tanto quello del Giappone (Occurrence of rape, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sa.rochester.edu/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.sa.rochester.edu</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). A San Diego nel Marzo 2009 ha avuto luogo una serie di aggressioni simili, avvenute ai danni di cinque donne che hanno subito abusi sessuali ad opera di una persona che si era introdotta in casa (Sing Tao Daily, 14 Marzo 2009). Secondo un rapporto rilasciato dal Pentagono, nel 2008 sono stati riportati più di 2.900 abusi sessuali nelle forze armate, quasi il 9 per cento in più dall&#8217;anno precedente. Di questi, soltanto 292 casi sono sfociati in un processo militare. Il rapporto asseriva che il numero reale di tali casi poteva essere da cinque a dieci volte tanto la cifra riportata (The evening news of the Columbia Broadcasting System, 17 Marzo 2009). Reuters ha riferito che in colloqui approfonditi con 40 soldati donna, 10 hanno asserito di essere state violentate, cinque di essere state aggredite a scopi sessuali, incluso il tentato stupro, e 13 hanno riferito di molestie sessuali (Reuters, 16 Aprile 2009). </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I bambini americani soffrono la fame e il freddo. Un rapporto del Dipartimento dell&#8217;Agricoltura degli Stati Uniti ha portato alla luce che 16,7 milioni di bambini, o un quarto del totale degli USA, nel 2008 non aveva cibo a sufficienza (The Washington Post, USA Today, 17 Novembre 2009). La Feeding America, l&#8217;istituzione per gli aiuti alimentari, ha dichiarato in un rapporto che più di 3,5 milioni di bambini di età inferiore a cinque anni affrontano la fame e la malnutrizione. Questa cifra rappresenta il 17 per cento dei bambini americani di età pari o inferiore a cinque anni. In 11 stati più del 20 per cento dei bambini era alla soglia della fame. La Louisiana, con il 24,2 per cento, ha il più alto tasso di insicurezza alimentare (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.feedingamerica.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.feedingamerica.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 7 Maggio 2009). I giovani di età pari o inferiore a 18 anni costituiscono più di un terzo della popolazione USA in condizioni di povertà. Le cifre dello U.S. Census Bureau hanno mostrato che il numero di bambini sotto i 18 anni che vivono in povertà è aumentato dai 13,3 milioni nel 2007 a 14,1 milioni nel 2008 (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, The Washington Post, 11 Settembre 2009). Secondo le statistiche del National Center on Family Homelessness, con sede negli USA, dal 2005 al 2006 più di 1,5 milioni di bambini negli Stati Uniti, o uno su 50, erano senzatetto ogni anno. Tra i bambini senzatetto, il 42 per cento aveva meno di 6 anni e la maggioranza era afroamericana e indiana (CNN.com, MSNBUC.com, 10 Marzo 2009). Nel 2008 quasi un decimo dei bambini negli Stati Uniti non era coperto da assicurazione sanitaria. Si è riportato che nel 2008 circa 7,3 milioni di bambini, il 9,9 per cento del totale americano, erano senza assicurazione sanitaria. In Nevada il 20,2 per cento dei bambini non aveva copertura assicurativa (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.census.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.census.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, The Washington Post, 21 Settembre). Il 13 Agosto 2009 un consiglio di stato ha votato che la California inizi a rescindere, il 1 Ottobre, le assicurazioni sanitarie per più di 60.000 bambini. Il programma alla fine potrebbe escludere quasi 670.000 bambini alla fine di Giugno 2010 (The Los Angeles Times, The China Press, 14 Agosto 2009). Una ricerca condotta dal John Hopkins Childern&#8217;s Center ha mostrato che la mancanza di assicurazione sanitaria può aver condotto o contribuito a quasi 17.000 morti tra i bambini ricoverati negli USA nell&#8217;arco di meno di due decenni (Journal of Public Health, 30 Ottobre 2009). L&#8217;influenza A/H1N1 ha infettato circa 8 milioni di bambini sotto i 18 anni dall&#8217;Aprile all&#8217;Ottobre del 2009, uccidendone 540, secondo i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie degli Stati Uniti (USA Today, The Wall Street Journal, 13 Novembre 2009). </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I bambini sono esposti alla violenza e al vivere nella paura. È riportato che nel 2008 sono stati uccisi su scala nazionale 1.494 bambini di meno di 18 anni (USA Today, 8 Ottobre 2009). Un rapporto emesso dal Health Department di New York il 16 Giugno 2009 ha mostrato che tra il 2001 e il 2007 il tasso medio nazionale di morti infantili era di 20 su 100.000 bambini tra gli 1 e i 12 anni. I tassi di omicidi erano di 1,3 morti su 100.000 nel gruppo (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nyc.gov/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.nyc.gov</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Un sondaggio condotto dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti su 4.549 giovani e adolescenti dai 17 anni in giù tra Gennaio e Maggio 2008, ha mostrato che più del 60 per cento dei giovani presi a campione erano stati esposti a violenza negli anni passati, sia direttamente che indirettamente. Quasi la metà di tutti coloro presi a campione erano stati aggrediti almeno una volta negli anni precedenti, circa il 6 per cento erano state vittime sessuali, e il 13 per cento riferivano di aver subito atti fisici di bullismo negli anni precedenti (The Associated Press, 7 Ottobre 2009). In Texas ci sono stati almeno 1.227 bambini morti a causa di abusi o abbandono dal 2002 (The Houston Chronicle, 22 Ottobre 2009). Secondo la ricerca di istituzioni con sede negli USA e i rapporti dei media sulla salute pubblica, ogni anno negli USA un terzo dei bambini scappati o cacciati di casa fornivano prestazioni sessuali in cambio di cibo, droghe o un posto dove stare. Il sistema giudiziario non li considera più come giovani vittime, bensì come giovani criminali (The China Press, 28 Ottobre 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il fenomeno del lavoro infantile nelle fattorie è diffuso. Un&#8217;organizzazione dedita alla protezione dei diritti dei bambini ha rivelato che si stima che siano 400.000 i bambini che lavorano nelle fattorie negli USA. Davi Strauss, direttore esecutivo dell&#8217;Association of Farmworker Opportunity Programs, ha notato che per decenni i bambini, alcuni di loro già dall&#8217;età di otto anni, hanno lavorato nei campi usando strumenti affilati e sgobbando nel mezzo di pericolosi pesticidi. Ernie Flores, presidente dell&#8217;associazione, ha affermato che i bambini rappresentano circa il 20 per cento delle morti nelle fattorie negli Stati Uniti (Spain&#8217;s Uprising newspaper, 14 Ottobre 2009). Una legge per gli standard sul lavoro permette ad un bambino sotto i 13 anni di lavorare al caldo in una fattoria per lunghi tempi, ma non permette allo stesso bambino di lavorare in un ufficio con l&#8217;aria condizionata e persino vieta loro di lavorare in un fast food. </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli USA sono l&#8217;unico paese al mondo che non applica la condizionale ai minori. Le detenzioni dei giovani sono aumentate del 44 per cento dal 1985 al 2002. Molti bambini hanno commesso soltanto crimini minori ma non si sono potuti permettere assistenza legale. Molti legali o giudici hanno chiuso un occhio sugli abusi nelle carceri giovanili.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"></span></p>
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">6. Violazioni dei diritti 	umani degli USA contro altre nazioni</span></span></strong></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti con il loro forte potere militare hanno perseguito l&#8217;egemonia nel mondo, calpestando la sovranità delle altre nazioni e abusando dei diritti umani.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Come maggiori fornitori di armi del mondo, i loro accordi hanno fortemente accresciuto l&#8217;instabilità in tutto il mondo. Nel 2008 gli Stati Uniti hanno anche aumentato la loro spesa militare, già la più grande del mondo, del 10 per cento, arrivando a 607 miliardi di dollari USA, che costituiscono il 42 per cento della spesa totale mondiale (The AP, 9 Giugno 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, nel 2008 il commercio estero di armi statunitensi è salito a 37,8 miliardi di dollari USA, dai 25,4 miliardi dell&#8217;anno precedente, per arrivare a quasi il 50 per cento, che costituisce il 68,4 per cento del commercio globale di armi che era al suo quarto anno di ribasso (Reuters, 6 Settembre 2009). Agli inizi del 2010, il governo USA ha annunciato una vendita di armi da 6,4 miliardi di dollari USA a Taiwan, malgrado le forti proteste dal governo e dal popolo cinese, che ha danneggiato seriamente gli interessi di sicurezza nazionale della Cina e ha alimentato una forte indignazione nel popolo cinese.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le guerre di Iraq e Afghanistan hanno imposto un grave fardello al popolo americano e portato enormi perdite di vite e proprietà ai popoli di Iraq e Afghanistan. La guerra in Iraq ha portato alla morte di più di 1 milione di civili iracheni, reso un ugual numero di persone senzatetto e ha provocato ingenti perdite economiche. In Afghanistan continuano ad avvenire incidenti di militari USA che uccidono persone innocenti. Il 5 Agosto 2009 cinque contadini afgani sono stati uccisi in un attacco aereo USA mentre caricavano cetrioli in un furgone (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rawa.org/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.rawa.org</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). L&#8217;8 Giugno il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha ammesso che il raid USA anti-talebano del 5 Maggio ha causato la morte di civili afgani, poiché i militari hanno mancato di attenersi alle procedure previste. Le autorità afgane hanno identificato 147 vittime civili, inclusi donne e bambini, mentre un funzionario USA ha dichiarato che il numero di morti era inferiore a 30 (The Philadelphia Inquirer, 9 Giugno 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;abuso sui prigionieri è uno dei maggiori scandali degli Stati Uniti in merito ai diritti umani. Un rapporto, presentato nel 2009 dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali durante il contrasto al terrorismo per il decimo meeting del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha mostrato che gli Stati Uniti hanno perseguito una serie comprensiva di pratiche che includono deportazioni speciali, detenzioni a lungo termine e segrete, e atti che violano la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. Il relatore ha aggiunto, in un rapporto sottoposto alla sessantaquattresima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che gli Stati Uniti e i loro contraenti privati hanno torturato uomini mussulmani detenuti in Iraq e in altri luoghi, accatastando i prigionieri nudi in in forme piramidali, costringendoli a comportamenti sessuali omosessuali e obbligandoli ad una nudità completa (The Washington Post, 7 Aprile 2009). La U.S. Central Intelligence Agency (CIA) ha dato il via dal 2002 agli interrogatori mediante tortura. I legali governativi degli USA hanno rivelato che dal 2001 la CIA ha distrutto 92 video relativi a interrogatori di sospetti terroristi, 12 dei quali includevano l&#8217;uso della tortura (The Washington Post, 3 Marzo 2009). Gli agenti della CIA che svolgevano gli interrogatori hanno usato una pistola e un trapano elettrico per spaventare un comandate di Al-Qaeda fino a fargli rilasciare informazioni (The Washington Post, 22 Agosto 2009). I promemoria del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivelano che la CIA ha tenuto dei prigionieri incatenati in posizione eretta per 180 ore, ha privato del sonno più di una dozzina di loro per almeno 48 ore, tre per più di 96 ore, e uno per un massimo di quasi otto giorni. È parto che uno di loro avesse sostenuto la privazione del sonno per 11 giorni, come certificava uno dei promemoria (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.chron.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.chron.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). Gli agenti della CIA hanno usato il waterboarding 183 volte contro Khalid Sheikh Mohammed, il maggior cospiratore degli attacchi dell&#8217;11 Settembre, e 83 volte contro il sospettato leader di Al-Qaeda Abu Zubaydah (The New York Times, 20 Aprile 2009). Un prigioniero liberato da Guantanamo ha affermato di aver sperimentato le torture “medievali” nella Baia di Guantanamo e in una prigione segreta della CIA a Kabul (AFP, Londra, 7 Marzo 2009). Nel Giugno 2006, tre detenuti di Guantanamo potrebbero essere stati soffocati a morte durante un interrogatorio la stessa sera e le loro morti potrebbero essere passate per suicidi mediante impiccagione, rivela nel 2009 un&#8217;indagine semestrale congiunta  di Harpers Magazine e NBC News (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.guardian.co.uk</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 18 Gennaio 2010). Un somalo di nome Mohamed Saleban Bare, rinchiuso a Guantanamo per otto anni, ha raccontato all&#8217;AFP che la prigione era “l&#8217;inferno sulla terra”, e alcuni dei sue colleghi hanno perso la vista e gli arti, mentre altri sono stati infine preda di disturbi mentali (AFP, Hargisa, Somalia, 21 Dicembre 2009). Uno Yemenita di 31 anni detenuto a Guantanamo, che aveva fatto lo sciopero della fame per un lungo periodo, si è apparentemente suicidato nel 2009, dopo una serie di quattro altri suicidi che ebbero inizio nel 2002 (The New York Times, 3 Giugno 2009). Il governo degli Stati Uniti ha trattenuto più di 600 prigionieri nella base aerea di Bagram, in Afghanistan. Un rapporto delle Nazioni Unite ha distinto il complesso detentivo di Bagram per le critiche, affermando che alcuni ex detenuti dichiarano di essere stati soggetti a severe torture, perfino abusi sessuali, e alcuni prigionieri sono stati detenuti per più di cinque anni. Inoltre ha riferito che alcuni erano tenuti in gabbie che contenevano dai 15 ai 20 uomini e due detenuti sono morti in circostanze sospette durante il periodo di custodia (IPS, New York, 25 Febbraio 2009). Un&#8217;indagine del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha mostrato che 2.000 combattenti talebani che si erano arresi sono stati soffocati a morte dalle forze armate afgane controllate dall&#8217;esercito USA (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.yourpolicicsusa.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.yourpolicicsusa.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 16 Luglio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti hanno costruito le loro basi militari in tutto il mondo, e spesso si sono visti casi di violazione dei diritti umani della gente locale. Ora gli Stati Uniti mantengono 900 basi in tutto il mondo, con più di 190.000 unità di personale militare e 115.000 di staff fisso competente. Queste basi portano seri danni e contaminazioni ambientali in queste zone. Le sostanze tossiche prodotte dalle esplosioni delle bombe hanno un effetto negativo sui bambini del luogo. È stato riportato che alla fine della permanenza delle basi militari USA a Subic e Clark, sono stati denunciati 3.000 casi di stupro ai danni di donne locali contro i militari USA, ma sono state tutte respinte (</span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lexisnexis.com/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.lexisnexis.com</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, 17 Maggio 2009).</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti mantengono l&#8217;embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba da quasi 50 anni. Il blocco ha causato e accumulato dirette perdite economiche per Cuba pari a più di 93 miliardi di dollari USA. Il 28 Ottobre 2009 la sessantaquattresima sessione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sulla “Necessità di porre fine all&#8217;embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d&#8217;America contro Cuba”, che ha registrato un voto di 187 a favore e tre contrari, con due astensioni. Questo è il diciottesimo anno consecutivo che, con una maggioranza schiacciante, l&#8217;assemblea ha fatto appello agli Stati Uniti per sollevare il blocco senza ulteriori indugi (Overwhelming International Rejection of US Blockade of Cuba at UN, </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cubanews.ain.cu/"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">www.cubanews.ain.cu</span></span></a></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti stanno espandendo la loro egemonia con il pretesto della “libertà di internet”. Gli Stati Uniti monopolizzano le risorse strategiche della rete internet globale, e hanno conservato una forte influenza su internet sin dalla sua prima apparizione. Attualmente ci sono 13 root server di internet in tutto il mondo, e gli Stati Uniti sono il luogo dove si trova l&#8217;unico root server principale e altri nove dei restanti 12. Tutti i root server sono gestiti dalla ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), che è, per autorità del governo USA, responsabile per la gestione del sistema globale dei root server, del Domain Name System (DNS) e dell&#8217;indirizzo IP. Gli Stati Uniti hanno declinato tutte le richieste da parte degli altri paesi, come pure quelle di organizzazioni internazionali incluse le Nazioni Unite, di interrompere il monopolio USA sui root server e di decentralizzare il proprio potere di gestione della rete. Gli Stati Uniti sono intervenuti negli affari nazionali di altri paesi in modi differenti avvantaggiandosi del proprio controllo sulle risorse internet. Gli Stati Uniti posseggono un team speciale di hacker, formato da hacker competenti provenienti da tutto il mondo. Quando nell&#8217;estate del 2009 in Iran scoppiarono i fermenti post-elettorali, la sconfitta parte riformista e i suoi avvocati hanno usato gli strumenti di internet, proprio come Twitter, per diffondere i propri messaggi. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha chiesto al gestore di Twitter di ritardare la già programmata manutenzione per aiutare l&#8217;opposizione a creare un momento favorevole all&#8217;opinione pubblica. Nel Maggio 2009 una compagnia web, sollecitata dalle autorità USA, ha bloccato il proprio servizio di instant messaging in cinque paesi, inclusa Cuba.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti usano un sistema di intercettazione globale chiamato “ECHELON” per ascoltare le comunicazioni in tutto il mondo. Un rapporto del Parlamento Europeo ha richiamato l&#8217;attenzione sul fatto che “ECHELON” è un network controllato dagli Stati Uniti per la raccolta e l&#8217;analisi di intelligence. Il sistema è in grado di intercettare e monitorare il contenuto delle chiamate telefoniche, dei fax, delle e-mail e di altre informazioni digitali trasmesse via rete telefonica pubblica, satellite e collegamenti microonde. Il Parlamento Europeo ha criticato gli Stati Uniti per l&#8217;uso di “ECHELON” per scopi criminali, come la violazione della privacy dei civili e lo spionaggio industriale ad opera dello stato, tra i quali si colloca l&#8217;affascinante caso del contratto aereo da 6 miliardi di dollari dell&#8217;Arabia Saudita (vedi Wikipedia). Le telefonate della principessa inglese Diana sono state intercettate e ascoltate perché la sua campagna globale contro le mine terrestri era in conflitto con le politiche USA. Una volta il Washington Post ha riportato che tali attività di spionaggio condotte dalle autorità USA erano riminiscenze della guerra del Vietnam, quando gli Stati Uniti imposero le intercettazioni telefoniche e la sorveglianza agli attivisti pacifisti nazionali. </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Stati Uniti ignorano le convenzioni internazionali per i diritti umani, e assumono un atteggiamento passivo nei confronti degli obblighi internazionali sui diritti umani. Hanno firmato il Patto internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali 32 anni fa, e 29 anni or sono la Convenzione per l&#8217;Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne, ma ancora non hanno ratificato niente di tutto ciò. Non hanno neanche ratificato la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità. Il 13 Settembre 2007, la sessantunesima Assemblea Generale dell&#8217;ONU ha votato per adottare la Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni, che è stato il documento dell&#8217;ONU più autoritario e comprensivo per la protezione dei diritti dei popoli indigeni. Gli Stati Uniti hanno rifiutato di riconoscere questa dichiarazione.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I fatti summenzionati mostrano che gli Stati Uniti non solo registrano una cattiva condizione dei diritti umani a livello nazionale, ma sono anche la causa maggiore di molti disastri dei diritti umani in tutto il mondo. Per un lungo periodo si sono posti al di sopra degli altri paesi, si sono considerati “la polizia per i diritti umani nel mondo” e hanno ignorato i seri problemi che avevano al loro interno sui diritti umani. Anno dopo anno emettono Rapporti Nazionali sulla Pratica dei Diritti Umani per accusare le altre nazioni, e utilizzano i diritti umani come strumento politico per interferire negli affari interni degli altri paesi, per diffamare l&#8217;immagine di altre nazioni e perseguire i propri interessi strategici. Questo espone dettagliatamente i loro doppi standard sul terreno dei diritti umani, ed ha raccolto inevitabilmente un&#8217;opposizione risoluta e una forte denuncia dalla popolazione mondiale. In un momento in cui il mondo sta assistendo ad un serio disastro sul piano dei diritti umani, causato dalla crisi finanziaria globale indotta dalla crisi dei prestiti <em>subprime</em> USA, il governo USA ancora ignora i seri problemi di diritti umani interni, ma prova piacere nell&#8217;accusare gli altri paesi. È davvero un peccato.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Qui pertanto consigliamo al governo degli Stati Uniti di trarre lezione dalla storia, porsi in una posizione corretta, lottare per migliorare le condizioni dei diritti umani a livello nazionale e correggere le proprie azioni sul campo dei diritti umani.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Redattore: Zhang Xiang</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: medium;">Traduzione italiana: Irene Peruzzi</span></p>
<p><a name="fb_share" type="button_count" href="http://www.facebook.com/sharer.php">Condividi</a><script src="http://static.ak.fbcdn.net/connect.php/js/FB.Share" type="text/javascript"></script></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4096/i-diritti-umani-negli-usa-il-rapporto-cinese/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Discorso della Guida suprema Khamenei alla Conferenza Internazionale sul Disarmo</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4031/discorso-della-guida-suprema-khamenei-alla-conferenza-internazionale-sul-disarmo</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4031/discorso-della-guida-suprema-khamenei-alla-conferenza-internazionale-sul-disarmo#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4031</guid>
		<description><![CDATA["Vorrei dare il benvenuto agli ospiti d'onore che si sono qui riuniti. E' un piacere che la Repubblica islamica dell'Iran ospiti la Conferenza internazionale sul disarmo nucleare di oggi..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4031/discorso-della-guida-suprema-khamenei-alla-conferenza-internazionale-sul-disarmo" title="Discorso della Guida suprema Khamenei alla Conferenza Internazionale sul Disarmo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/photo_1260097166632_1_0.5pymjcp0u90kkcgkw40o0kgck.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="57" alt="Discorso della Guida suprema Khamenei alla Conferenza Internazionale sul Disarmo" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<h2><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Messaggio della Guida Suprema</span></span></strong></h2>
<h2><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Conferenza internazionale sul disarmo nucleare</span></span></strong></h2>
<h2><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Teheran, 17 aprile 2010</span></span></strong></h2>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><br />
</span></span></strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso</span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vorrei dare il benvenuto agli ospiti d&#8217;onore che si sono qui riuniti.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; un piacere che la Repubblica islamica dell&#8217;Iran ospiti la Conferenza internazionale sul disarmo nucleare di oggi. Mi auguro che sfrutterete questa opportunità per raggiungere quei </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">risultati senza tempo e di valore c</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">he le società umane ottengono  attraverso la discussione e la consultazione.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo studio degli atomi e delle scienze nucleari costituiscono una delle più grandi conquiste dell&#8217;uomo, che possono e devono essere al servizio del benessere delle nazioni in tutto il mondo, e devono favorire la crescita e lo sviluppo di tutte le società umane.</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le scienze nucleari possono essere applicate in una vasta gamma di settori, per esigenze mediche ed industriali, e coprire i fabbisogni energetici, ognuno dei quali ha notevole importanza.</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per questa ragione, si può dire che la tecnologia nucleare ha guadagnato una posizione di rilievo in settori economici della vita.</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con il passare del tempo e l&#8217;aumento dei bisogni industriali, medici ed il fabbisogno di energia, la sua importanza continuerà a crescere, e gli sforzi per realizzare e utilizzare l&#8217;energia nucleare aumenteranno di conseguenza.</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio come le altre nazioni del mondo, le nazioni del Medio Oriente sono assetate di pace, sicurezza, e progresso, e hanno il diritto di garantire la loro posizione economica, nonché una posizione superiore per le loro generazioni future attraverso l&#8217;utilizzo di questa tecnologia</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Informare le nazioni sui motivi per i quali bisogna prendere seriamente in considerazione questo diritto è probabilmente uno dei motivi alla base dei dubbi sull’uso pacifico del programma nucleare iraniano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il punto interessante è che attualmente l&#8217;unico criminale nucleare nel mondo sostiene falsamente di lottare contro la proliferazione delle armi nucleari. Mentre non vi è dubbio che esso non abbia mai adottato alcuna misura seria in questo senso, e non potrà mai farlo. Se le affermazioni degli Stati  Uniti di combattere la proliferazione delle armi nucleari non fossero false, il regime sionista sarebbe capace di trasformare i territori palestinesi occupati in un arsenale in cui sono depositati un gran numero di armi nucleari, rifiutando di rispettare le normative internazionali in materia, in particolare il Trattato di non Proliferazione Nucleare (TNP)?</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, anche se la parola atomo è associata al progresso della conoscenza umana, è anche associato all&#8217;evento più sconvolgente della storia, al più grande genocidio e all&#8217;abuso delle conquiste scientifiche dell&#8217;uomo.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche se molti paesi hanno compiuto uno sforzo per produrre e accumulare armi nucleari &#8211; che di per sé può essere considerato una precondizione a commettere crimini, e ha seriamente messo a repentaglio la pace mondiale &#8211; c&#8217;è solo un governo che ha commesso un reato nucleare finora. Solo il governo degli Stati Uniti d&#8217;America ha attaccato il popolo oppresso di Hiroshima e Nagasaki con le bombe atomiche in una guerra ingiusta e disumana.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che la prima detonazione delle armi nucleari da parte del governo degli Stati Uniti a Hiroshima e Nagasaki ha creato un disastro umanitario di proporzioni senza precedenti nella storia, e la sicurezza umana era esposta a una grande minaccia, la comunità internazionale ha raggiunto all&#8217;unanimità un accordo in base al quale si è stabilito di distruggere completamente tali armi.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;uso di armi nucleari ha portato non solo uccisioni su larga scala e distruzione, ma anche al massacro indiscriminato di persone &#8211; i membri militari e civili, giovani e vecchi, uomini e donne.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed i suoi effetti anti-umani travalicano i confini politici e geografici, infliggendo un danno irreparabile alle generazioni future.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, l&#8217;utilizzo o anche la minaccia di usare tali armi rappresenta una grave violazione delle regole più elementari di filantropia ed è una chiara manifestazione di crimini di guerra.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da un punto di vista militare e della sicurezza, dopo che alcuni poteri si sono dotati di questa arma anti-umana, non vi è rimasto alcun dubbio che la vittoria in una guerra nucleare sarebbe impossibile, e che l&#8217;impegno in tale guerra sarebbe un atto sconsiderato e disumano.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, nonostante questa ovvia realtà etica, intellettuale, umana, e persino militare, la spinta forte e ripetuta da parte della comunità internazionale di disporre di queste armi è stata ignorata da un piccolo numero di governi che hanno basato la loro sicurezza illusoria sull&#8217;insicurezza globale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;insistenza di questi governi a possedere e proliferare armi nucleari, così come l’aumento del loro potere distruttivo &#8211; </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">che sono utili </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">solo allo scopo di intimidazione e di massacro, e per garantire un falso senso di sicurezza basato sul potere preventivo derivanti dalla distruzione garantita di tutti &#8211; ha portato a un incubo nucleare perenne nel mondo.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Innumerevoli risorse umane ed economiche sono state utilizzate in questa competizione irrazionale per dare alle superpotenze il potere immaginario di annientare più di mille volte i loro rivali, nonché gli altri abitanti del mondo compresi loro stessi.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è per questa ragione che tale strategia è conosciuta come &#8220;distruzione reciproca assicurata&#8221; o MAD.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Negli ultimi anni, un certo numero di governi che possiedono armi nucleari, sono andati al di là della strategia preventiva basata sull’annientamento reciproco nei rapporti con altre potenze nucleari nella misura in cui, nella loro politica </span></span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">nucleare, insistono nel mantenere l&#8217;opzione nucleare, anche se sono di fronte a minacce convenzionali provenienti da paesi in violazione</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> le norme del TNP.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mentre i più grandi violatori del TNP sono le potenze che hanno rinnegato il loro obbligo di disporre di armi nucleari, in base all&#8217;articolo 6 del Trattato di non proliferazione.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste potenze hanno addirittura superato gli altri paesi per quanto riguarda la promozione di armi nucleari nel mondo.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Fornendo il regime sionista di armi nucleari e di sostegno alle sue politiche, tali poteri hanno un ruolo diretto nella promozione di armi nucleari, che è contro gli obblighi previsti dall&#8217;articolo 1 del TNP.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questi paesi, con a capo l’aggressivo regime degli Stati Uniti, hanno costituito una seria minaccia per la regione del Medio Oriente e del mondo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">È necessario, dunque, che la Conferenza internazionale sul disarmo nucleare indaghi sulle minacce poste dalla produzione e immagazzinamento delle armi nucleari nel mondo, e proponga soluzioni realistiche per contrastare questa minaccia per l&#8217;umanità. Ciò preparerà il terreno per fare passi verso la salvaguardia della pace e della stabilità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Noi crediamo che, oltre alle armi nucleari, altri tipi di armi di distruzione di massa, come le armi chimiche e biologiche  rappresentino una seria minaccia per l&#8217;umanità.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nazione iraniana, che a sua volta è vittima delle armi chimiche, si sente più di qualsiasi altra nazione in pericolo, a causa della produzione e dello stoccaggio di tali armi ed è pronta a utilizzare tutte le proprie strutture per contrastare tali minacce.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Riteniamo che l&#8217;uso di armi nucleari sia haram (proibito dalla religione)  e credo che sia dovere di tutti fare degli sforzi per mettere al sicuro l&#8217;umanità contro questo grande disastro.</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">(trad. di Chiara Cherchi)<br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4031/discorso-della-guida-suprema-khamenei-alla-conferenza-internazionale-sul-disarmo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dichiarazione del Presidente della Repubblica dell’Ossezia del Sud Eduard Kokoity sull’incontro della Commissione di Helsinki con il Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4019/dichiarazione-del-presidente-della-repubblica-dell%e2%80%99ossezia-del-sud-eduard-kokoity-sull%e2%80%99incontro-della-commissione-di-helsinki-con-il-presidente-della-georgia-mikheil-saakashvili</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/4019/dichiarazione-del-presidente-della-repubblica-dell%e2%80%99ossezia-del-sud-eduard-kokoity-sull%e2%80%99incontro-della-commissione-di-helsinki-con-il-presidente-della-georgia-mikheil-saakashvili#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 07:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[Ossezia del Sud]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=4019</guid>
		<description><![CDATA["I vertici della Commissione di Helsinki hanno annunciato che poseranno oggi a Washington per le foto di gruppo con il Presidente della Georgia Saakashvili..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4019/dichiarazione-del-presidente-della-repubblica-dell%e2%80%99ossezia-del-sud-eduard-kokoity-sull%e2%80%99incontro-della-commissione-di-helsinki-con-il-presidente-della-georgia-mikheil-saakashvili" title="Dichiarazione del Presidente della Repubblica dell’Ossezia del Sud Eduard Kokoity sull’incontro della Commissione di Helsinki con il Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/eduard_kokoity_1414116c.bs2wgfok2hw0wc80s0koow0o0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="50" alt="Dichiarazione del Presidente della Repubblica dell’Ossezia del Sud Eduard Kokoity sull’incontro della Commissione di Helsinki con il Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		H2 { margin-top: 0.21cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 120%; text-align: justify } 		H2.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 11pt; font-style: italic; font-weight: normal } 		H2.cjk { font-family: "Arial Unicode MS"; font-size: 11pt; font-style: italic; font-weight: normal } 		H2.ctl { font-family: "Tahoma"; font-size: 12pt; font-weight: normal } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I vertici della Commissione di Helsinki hanno annunciato che poseranno oggi a Washington per le foto di gruppo con il Presidente della Georgia Saakashvili. Sebbene alcuni possano interpretare questo evento come &#8220;una semplice sessione fotografica&#8221;, la stessa fornisce purtroppo una certa credibilità al leader della Georgia, il quale recentemente ha mostrato un comportamento bizzarro e poco consono al proprio ruolo di statista.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ricordo che lo stesso: ha dato il via ad una guerra con la Repubblica dell&#8217;Ossezia del Sud; ha inviato unilateralmente i propri reparti speciali in Ucraina in qualità di osservatori; ha ordinato ai bambini del proprio paese di prepararsi alla guerra; ha seminato il panico tra il suo popolo permettendo ad una emittente televisiva sostenuta dal governo di trasmettere la falsa notizia di una invasione russa del proprio paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presidente americano Obama ha recentemente dichiarato al presidente Saakashvili che gli Stati Uniti non permetteranno l&#8217;isolamento internazionale della Georgia. Suggerisco al presidente della Commissione di Helsinki, Benjamin Cardin, ed al Co-presidente, Alcee Hastings, di domandare al signor Saakashvili per quale motivo stia facendo tutto il possibile per isolare il popolo dell’Ossezia del Sud.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’isolamento politico ed economico raramente consente di mitigare le tensioni o risolvere i conflitti, problema fortemente evidenziato più volte dal vicepresidente americano Biden al presidente Saakashvili. Eppure, il signor Saakashvili continua a minacciare il nostro popolo incoraggiando provocazioni lungo le zone di confine, portando al rapimento dei nostri cittadini e scoraggiando chiunque a stabilire impegni economici e politici con i nostri cittadini. Tutto ciò rafforza solamente la determinazione degli Osseti del Sud a non volere mai più essere parte della Repubblica di Georgia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La missione della Commissione di Helsinki è la promozione della sicurezza e della cooperazione in Europa. Se i suoi membri sono interessati alla realizzazione di tale obiettivo, come io credo che siano, devono riconoscere che il Presidente Saakashvili e la sua politica rappresentano la maggiore minaccia al raggiungimento della loro missione ed alla stabilità del mio paese. Se non credono alle mie parole, dovrebbero chiedere alle migliaia di Georgiani che lo scorso anno si sono accampati nelle strade di Tbilisi per protestare contro la dura oppressione e la mancanza di democrazia del signor Saakashvili.</span></span></p>
<h2><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Eduard Kokoity</span></span></h2>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Presidente della Repubblica dell’Ossezia del Sud</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Tskhinval, 14 Aprile 2010</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Articolo originale: http://cominf.org/node/1166482966</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Fonte: Comitato Nazionale per l’Informazione, la Comunicazione ed i Mass Media della Repubblica dell’Ossezia del Sud</span></p>
<p><a name="fb_share" type="button_count" href="http://www.facebook.com/sharer.php">Condividi</a><script src="http://static.ak.fbcdn.net/connect.php/js/FB.Share" type="text/javascript"></script></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/4019/dichiarazione-del-presidente-della-repubblica-dell%e2%80%99ossezia-del-sud-eduard-kokoity-sull%e2%80%99incontro-della-commissione-di-helsinki-con-il-presidente-della-georgia-mikheil-saakashvili/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicato dell&#8217;Ambasciata iraniana presso la Santa Sede</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/3834/comunicato-dellambasciata-iraniana-presso-la-santa-sede</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/3834/comunicato-dellambasciata-iraniana-presso-la-santa-sede#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 11:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=3834</guid>
		<description><![CDATA[Comunicato dell'Ambasciata della Repubblica Islamica d'Iran presso la Santa Sede, ricevuto da "Eurasia", circa la conferenza sul disarmo di Tehran.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3834/comunicato-dellambasciata-iraniana-presso-la-santa-sede" title="Comunicato dell&#8217;Ambasciata iraniana presso la Santa Sede"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/iran_nuclear_iaea.bcae0mwl3moko00sog08osc0w.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="59" alt="Comunicato dell&#8217;Ambasciata iraniana presso la Santa Sede" ></div></a><p><span style="font-size: small;">Comunicato dell&#8217;Ambasciata della Repubblica Islamica d&#8217;Iran presso la Santa Sede, ricevuto da &#8220;Eurasia&#8221;, circa la conferenza sul disarmo di Tehran.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><img class="size-full wp-image-3833 alignleft" title="iran" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/iran1.jpg" alt="" width="625" height="860" /></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><img class="size-full wp-image-3835 alignleft" title="iran2" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/iran2.jpg" alt="" width="625" height="860" /></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><a name="fb_share" type="button_count" href="http://www.facebook.com/sharer.php">Condividi</a><script src="http://static.ak.fbcdn.net/connect.php/js/FB.Share" type="text/javascript"></script></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/3834/comunicato-dellambasciata-iraniana-presso-la-santa-sede/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manifesto nazionale pro isole Malvine</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/3494/manifesto-nazionale-pro-isole-malvine</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/3494/manifesto-nazionale-pro-isole-malvine#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Malvine]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=3494</guid>
		<description><![CDATA[Il lavoro qui riprodotto è stato elaborato da Hugo Rodríguez, direttore del Gruppo di Studi Strategici Argentini dell’Associazione di Pensatori Nazionali Manuel Belgrano, e da Patricio Mendiondo, direttore del giornale El Malvivense. Di seguito si elencano dieci punti basici per far rientrare l’attuale e più importante invasione inglese di tutti i tempi. 


.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3494/manifesto-nazionale-pro-isole-malvine" title="Manifesto nazionale pro isole Malvine"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/manifiesto_f1.3enm6mfb82kg0c0k8gc404k0c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="125" alt="Manifesto nazionale pro isole Malvine" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.atlanticosurargentino.com/sitio/manifiesto.php"><em>http://www.atlanticosurargentino.com/sitio/manifiesto.php</em></a><br />
<font size="2"><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il lavoro qui riprodotto è stato elaborato da Hugo Rodríguez, direttore del </em>Gruppo di Studi Strategici Argentini dell’Associazione di Pensatori Nazionali <em>Manuel Belgrano, e da Patricio Mendiondo, direttore del giornale </em>El Malvivense<em>. Di seguito si elencano dieci punti basici per far rientrare l’attuale e più importante invasione inglese di tutti i tempi. Si coltiva la speranza che la maggior quantità possibile di cittadini e di raggruppamenti politici argentini faccia propria questa proposta di lotta e la porti avanti con l’orgoglio e la fiducia che possiedono soltanto gli uomini e le donne che sono certi di scrivere il destino della propria nazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questa ragione riteniamo necessario  che:<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p></font><font size="3"></p>
<p>1. Di fronte alla presenza di tre navi da guerra (HMS York, HMS Clyde, HMS Scott) nel Mare Argentino e l’invio, in data 24/02/10, secondo quanto confermato dal Ministero della Difesa britannico nel quotidiano <em>The Times</em>, di un sottomarino nucleare nella regione,    si convochi, con carattere urgente, il Consiglio della Difesa dell’UNASUR. Per mezzo di una sessione speciale si esiga al Regno Unito di cessare l’invio di navi da guerra verso il territorio argentino dell’Atlantico Sud, per trattarsi di una minaccia che attenta contro la pace del continente americano. Si solleciti inoltre, che sia nominato un gruppo speciale di lavoro affinché l’organo agisca nei tempi e nelle forme consoni alla velocità in cui si sviluppano i fatti nell’Atlantico Sud.</p>
<p>2. La Cancelleria argentina e il Potere Esecutivo espellano dal paese l’ambasciatore britannico in Argentina, così com’è richiesto dalla prassi politica, in quanto rappresentante degli interessi dell’invasore. In quanto argentini, chiediamo alla nostra Cancelleria per lo meno gli stessi diritti degli honduregni: quando loro sono stati vittime di un colpo di stato, Argentina allontanò l’ambasciatore honduregno; quando l’Inghilterra ci invade, esigiamo sia espulso l’ambasciatore inglese. I fondamenti di questa misura si trovano nel testo <em>Inconsistenza nella nostra politica estera: l’ambasciata dell’Honduras, le basi in Colombia e l’ambasciata d’Inghilterra in Argentina</em>, di Hugo Rodríguez (GEEA).</p>
<p>3. L’Esecutivo Nazionale radî dal paese, per violazione della costituzione Nazionale, la Legge sugli Idrocarburi, la Legge di ENARSA e la risoluzione 407/2007 sulle ditte che hanno un rapporto diretto con la ricerca e lo sfruttamento illegale di petrolio nel Mare Argentino. Le aziende, attualmente attive, sono le seguenti: Desire Petroleum, Argos Resources, Falklands Oil and Gas Ltd, BHP Billiton, Borders and Southern Petroleum y Rockhopper Exploration. Tutti coloro che siano azionisti di queste aziende e quelli che intrattengono un rapporto indiretto con le medesime e svolgono la loro attività in Argentina.</p>
<p>4. Il Parlamento della nazione nomini una commissione speciale di lavoro, incaricata di individuare tutte le persone fisiche e giuridiche in rapporto diretto e indiretto con le suddette e promuova le azioni giudiziarie pertinenti nei loro confronti.</p>
<p>5. Il Parlamento della nazione e il Potere Esecutivo si accordino per incrementare la custodia dei nostri mari, dotando l’esercito e la Forza Aerea Argentina degli equipaggiamenti, navi, personale e risorse finanziarie conformi alle attuali esigenze mondiali e regionali, necessari per la difesa della sovranità nazionale, da parte di ogni invasore esterno, sul maggiore spazio marittimo sotto la sovranità di uno Stato, il Mare Argentino.</p>
<p>6. Il Parlamento della nazione abroghi il Trattato di Madrid (perché unico organismo ad avere la facoltà di approvarlo e/o abolirlo) per essere incostituzionale e per essere stato gravemente infranto dal Regno Unito, così com’è descritto negli scritti <em>Le sfide del momento alla sovranità territoriale e alle sue risorse</em> di Mario Cafiero, <em>Trattato sulle Malvine: La consegna del paese nelle mani della Gran Bretagna</em> di Patricio Mendiondo e la lettera spedita per posta elettronica prioritaria al Parlamento della nazione dal Gruppo di Studi Strategici Argentini, <em>Il Regno Unito ha violato gravemente il Trattato di Madrid</em>, datata 23 settembre 2009.</p>
<p>7. Il Parlamento debba abrogare il Trattato di Londra, poiché lesivo agli interessi della nazione, giacché concede i privilegi di nazione più favorita alle ditte britanniche, promuovendo le medesime affinché svolgano attività commerciali tali come l’esplorazione e l’estrazione petroliera nell’area dove la sovranità è contesa.</p>
<p>8. Il Potere Esecutivo e il Parlamento della Nazione rifiutino il Trattato di Lisbona, che considera le isole Malvine, Georgie, Sandwich del Sud, lo spazio marittimo circostante e il territorio argentino Antartico come territori europei di oltremare. Chiediamo alle autorità nazionali l’inserzione, a ogni tipo di rapporti commerciali, diplomatici e di rappresentanza argentina verso la Comunità Europea, della dicitura “Le isole Malvine, Georgie, Sandwich, il territorio Antartico argentino e altri spazi insulari e marittimi circostanti, sono argentini” e, inoltre, troncare i rapporti diplomatici ed economici con il Regno Unito fino a quando questa grave lesione non sia stata risolta.</p>
<p>9. Il Parlamento della nazione promuova i giudizi politici nei confronti di chi non compie le proprie funzioni in rapporto al petrolio delle Malvine, e le denunce che le autorità di arbitraggio debbano svolgere, così com’è esposto in <em>Quello che ENARSA, la Segreteria di Energia e il Potere Esecutivo della nazione devono denunciare e non lo fanno per quanto concerne il petrolio delle Malvine</em>, di Hugo Rodríguez (GEEA), presentato al Parlamento della nazione mediante posta elettronica il 23 febbraio 2010.</p>
<p>10.  Il Potere Esecutivo della nazione, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Parlamento convengano con il potere delle province e i municipi con i loro rispettivi ministeri e la Segreteria di Educazione, la formalizzazione e l’introduzione del tema <em>Le Nuove Invasioni Inglesi</em>, nel programma scolare del corso di Storia di tutte le istituzioni educative pubbliche e private dell’Argentina, di livello medio e superiore, vale a dire, scuole medie, istituti superiori e università, di modo che saremo noi a scrivere e conoscere, e non altri, la nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Il giorno 24 febbraio 2010 si rende pubblica questa pubblicazione e testo e si consiglia alle associazioni politiche e alle persone che qui vedono riflesso il proprio pensiero e si compromettono a impegnarsi nella lotta per la permanente e imprescindibile indipendenza ed emancipazione del nostro popolo, di farlo diventare pubblico sottoscrivendolo e solleticando agli altri argentini di prendere coscienza nazionale e difendere ciò che è nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(trad. di V. Paglione)</p>
<p></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/3494/manifesto-nazionale-pro-isole-malvine/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli occhi chiusi dell’Unione europea. Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi in conformità agli accordi europei</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/3412/gli-occhi-chiusi-dell%e2%80%99unione-europea-come-l%e2%80%99europa-ignora-il-rifiuto-di-israele-di-adempiere-ai-suoi-obblighi-in-conformita-agli-accordi-europei</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/3412/gli-occhi-chiusi-dell%e2%80%99unione-europea-come-l%e2%80%99europa-ignora-il-rifiuto-di-israele-di-adempiere-ai-suoi-obblighi-in-conformita-agli-accordi-europei#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=3412</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3412/gli-occhi-chiusi-dell%e2%80%99unione-europea-come-l%e2%80%99europa-ignora-il-rifiuto-di-israele-di-adempiere-ai-suoi-obblighi-in-conformita-agli-accordi-europei" title="Gli occhi chiusi dell’Unione europea. Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi in conformità agli accordi europei"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/palestina2.5bg8490uqs4cg8wkwcog8cocg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="51" alt="Gli occhi chiusi dell’Unione europea. Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi in conformità agli accordi europei" ></div></a>Fonte: http://www.silviacattori.net/article1089.html 22 gennaio 2010 Dossier a cura di David Morrison ottobre 2008 Un rapporto dell’“Ireland Palestine Solidarity Campaign” Unit 5, 64 Dame Street, Dublin 2, Ireland. Indice Riassunto 1 – Il Partenariato Euro-Mediterraneo 1.1)           La Dichiarazione di Barcellona 1.2)           Le violazioni israeliane della Dichiarazione di Barcellona nel 1995 1.3)           Due pesi e due misure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3412/gli-occhi-chiusi-dell%e2%80%99unione-europea-come-l%e2%80%99europa-ignora-il-rifiuto-di-israele-di-adempiere-ai-suoi-obblighi-in-conformita-agli-accordi-europei" title="Gli occhi chiusi dell’Unione europea. Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi in conformità agli accordi europei"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/palestina2.5bg8490uqs4cg8wkwcog8cocg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="51" alt="Gli occhi chiusi dell’Unione europea. Come l’Europa ignora il rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi in conformità agli accordi europei" ></div></a><p>Fonte: <a href="http://www.silviacattori.net/article1089.html">http://www.silviacattori.net/article1089.html</a></p>
<p>22 gennaio 2010</p>
<p><strong>Dossier a cura di David Morrison </strong></p>
<p>ottobre 2008</p>
<p><strong>Un rapporto dell’“Ireland Palestine Solidarity Campaign”</strong></p>
<p>Unit 5, 64 Dame Street, Dublin 2, Ireland.</p>
<p><strong>Indice </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Riassunto</p>
<p>1 – Il Partenariato Euro-Mediterraneo</p>
<p>1.1)           La Dichiarazione di Barcellona</p>
<p>1.2)           Le violazioni israeliane della Dichiarazione di Barcellona nel 1995</p>
<p>1.3)           Due pesi e due misure dell’UE nei confronti di Israele e Russia</p>
<p>1.4)           Due pesi e due misure dell’UE nei confronti di Israele ed Iran</p>
<p>1.5)           Le violazioni israeliane della Dichiarazione di Barcellona oggi</p>
<p>2 – L’accordo Euro-Med</p>
<p>2.1)      La clausola dei diritti dell’uomo nell’Accordo Euro-Med</p>
<p>2.2)      Le violazioni israeliane del diritto internazionale umanitario</p>
<p>2.3)      L’UE viene meno ai suoi obblighi di agire di fronte alle violazioni israeliane</p>
<p>3 – La Politica Europea di Vicinato (PEV)</p>
<p>3.1)            Obiettivo della PEV</p>
<p>3.2)      La discriminazione israeliana contro la sua minoranza araba</p>
<p>3.3)      Le azioni israeliane nei Territori Occupati</p>
<p>3.4)      L’UE ignora l’appello del Primo Ministro Palestinese</p>
<p>4 – L’Accordo sui Movimenti e l’Accesso (AMA)</p>
<p>4.1)      Il passaggio di Rafah verso l’Egitto</p>
<p>4.2)      Le altre promesse dell’accordo AMA</p>
<p>5 – Conclusioni</p>
<p>Allegati</p>
<p>a)      I fatti rilevanti delle relazioni UE-Israele</p>
<p>b)     Le violazioni israeliane della Carta delle Nazioni Unite</p>
<p>c)      Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza violate da Israele</p>
<p>d)     La Corte Internazionale di Giustizia a proposito del Muro</p>
<p>e)      Riferimenti</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Riassunto</strong></p>
<p>Il 1 settembre 2008, l’UE ha deciso che i suoi rapporti con la Russia circa un nuovo accordo di partenariato sarebbero stati rinviati « finché le truppe (russe) avessero riguadagnato le loro posizioni, occupate prima del 7 agosto », ovvero fin quando l’occupazione militare russa della Georgia (almeno al di fuori dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia) non fosse terminata.</p>
<p>Il 28 novembre 1995, l’UE ha autorizzato Israele a diventare partner, secondo i termini del Partenariato Euro-Mediterraneo riguardante gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo. All’epoca, le truppe israeliane occupavano in parte il Libano e la Siria e i Territori Occupati Palestinesi (la Cisgiordania e Gaza) da molti anni: il Libano dal 1978, gli altri territori dal 1967.</p>
<p>Evidentemente, l’UE ha applicato delle regole molto differenti nelle sue relazioni con Israele e la Russia. Se le condizioni applicate alla Russia nel settembre 2008 lo fossero state anche con Israele nel novembre 1995, epoca in cui lo Stato ebraico era candidato al partenariato, l’UE avrebbe rifiutato d’intavolarvi dei negoziati finché le truppe israeliane non si fossero ritirate dal Libano, dalla Siria e dai Territori Occupati Palestinesi.</p>
<p>C’è un altro aspetto sorprendente delle relazioni europee con Israele: l’UE ha firmato senza batter ciglio degli accordi con Israele proprio mentre, al momento della firma, questo Stato violava gli obblighi enunciati in questi accordi.</p>
<p>Il Libano, la Siria ed Israele hanno firmato la Dichiarazione di Barcellona e sono divenuti partner dell’UE nel novembre 1995. A quell’epoca, alcune delle regioni del Libano e delle Siria erano sotto occupazione militare israeliana e le Alture del Golan erano state annesse da Israele. In maniera evidente, Israele veniva meno al suo impegno di « rispettare l’unità e l’integrità territoriali » dei suoi partner libanesi e siriani nel 1995, ovvero al momento della firma della Dichiarazione di Barcellona comprendente quest’obbligo. Ma l’UE chiuse gli occhi sulla violazione israeliana dell’accordo di partenariato e l’autorizzò a diventare socio europeo.</p>
<p>E l’UE ha continuato a chiudere gli occhi da allora ed ha concesso ad Israele di restare partner europeo, anche se oggi i territori siriani e libanesi rimangono ancora sotto occupazione militare israeliana e la sua aviazione militare invade frequentemente lo spazio aereo libanese.</p>
<p>L’UE ha concluso un certo numero di accordi con Israele, a partire dal Partenariato Euro-Mediterraneo firmato nel novembre 1995. Questi accordi obbligano i firmatari, ivi compreso Israele, a sottostare ai principi generalmente riconosciuti del diritto internazionale.</p>
<p>Noi sosteniamo che Israele è stato, ed è ancora, colpevole di violazioni di diversi principi normalmente ammessi del diritto internazionale senza curarsi dei suoi obblighi relativi agli accordi con l’UE. Documentiamo alcune delle sue violazioni in questo rapporto. Malgrado ciò, l’Europa ha costantemente chiuso gli occhi su queste violazioni e, senza tenerne conto, ha esteso le sue relazioni con Israele in maniera ininterrotta, la più recente delle quali risale al 16 giugno 2008.</p>
<p>Come abbiamo detto, secondo il Partenariato Euro-Mediterraneo, Israele è tenuto a « rispettare l’unità e l’integrità territoriali » dei suoi consociati, cosa che non ha mai fatto nei riguardi del Libano e della Siria da quando il Partenariato esiste – dato che ha occupato militarmente delle zone dei loro territori. Secondo il Partenariato Euro-Mediterraneo, Israele è ugualmente tenuto ad « agire conformemente alla carta della Nazioni Unite », ancora una volta cosa evidentemente mai rispettata dalla nascita del Partenariato – poiché continua a violare più risoluzioni del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite di ogni altro Stato al mondo. L’UE ha chiuso gli occhi su tutte queste violazioni di Israele e non ha esitato a mantenerlo come partner.</p>
<p>L’Accordo d’Associazione con Israele, secondo il Partenariato Euro-Mediterraneo, comunemente conosciuto come Accordo Euro-Med, dà ad Israele un accesso privilegiato al mercato dell’UE. In conformità all’Articolo 2 di tale Accordo, « il rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi democratici” ne costituisce un “elemento essenziale » – non un elemento opzionale, né auspicabile, ma un elemento essenziale.</p>
<p>Non c’è il minimo dubito che Israele abbia continuamente mancato i suoi obblighi: l’esempio più recente è il suo strangolamento economico del popolo di Gaza nel 2007/2008, che l’Unione Europea stessa ha descritto come una « punizione collettiva », contraria al diritto internazionale umanitario. Pertanto, l’UE ha ancora una volta chiuso gli occhi di fronte a queste inosservanze israeliane del diritto internazionale umanitario e si è rifiutata di considerare una sospensione dell’Accordo finché Israele non adempiesse i suoi obblighi.</p>
<p>Dal 1995, Israele è partner dell’UE nell’ambito della politica europea di vicinato (PEV). Anche qui, Israele dovrebbe prendere delle misure al fine di promuovere e di proteggere i diritti della sua minoranza araba e di cercare un regolamento globale del conflitto in Medio Oriente. Questa è la conclusione di un rapporto della Commissione Europea sui progressi israeliani in quest’ambito, pubblicato nell’aprile 2008.</p>
<p>« Le questioni sollevate circa il dialogo politico comprendevano tra l’altro: il processo di pace, la situazione nel Vicino Oriente, la situazione della minoranza araba in Israele, le restrizioni al diritto di circolazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la costruzione del muro di separazione, le detenzioni amministrative, lo smantellamento degli avamposti, il previsto sviluppo di alcune colonie israeliane a Gerusalemme est, la moltiplicazione dei check-point. In realtà, sono stati realizzati pochi progressi concreti su queste questioni ».</p>
<p>Ancora una volta, l’UE ha chiuso gli occhi sull’assenza di progresso da parte di Israele ed ha deciso il 16 giugno 2008 di « rinforzare » le sue relazioni con questo Stato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong>1. </strong><strong>Il Partenariato Euro-Mediterraneo </strong></li>
</ol>
<p>La Sezione 1 descrive alcuni dei termini-chiave della Dichiarazione di Barcellona, che stabilisce il Partenariato Euro-Mediterraneo. Essa mostra che Israele infrangeva già gli obblighi enunciati nella Dichiarazione al momento della firma ed ha continuato a farlo da allora. Mostra che l’UE impone degli standard molto diversi tra un partenariato con la Russia ed uno con Israele – un’occupazione militare israeliana non è un ostacolo ad un partenariato con l’UE. Mette in contrasto la preoccupazione dell’UE riguardo le presunte armi nucleari dell’Iran con la sua assenza di preoccupazione per quelle reali d’Israele. Infine, questa Sezione descrive le infrazioni della Dichiarazione da parte d’Israele al giorno d’oggi.</p>
<p><strong>1.1 </strong><strong>La Dichiarazione di Barcellona</strong></p>
<p>Il più importante sviluppo delle relazioni dell’UE con Israele (vd. Allegato A) si è avuto nel novembre 1995, con la firma della Dichiarazione di Barcellona<a href="#_edn1">1</a>che stabilisce il Partenariato Euro-Mediterraneo<a href="#_edn2">2</a>. Questo Partenariato includeva 15 Stati europei più 11 Stati della regione mediterranea (Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia e Turchia) e l’Autorità Palestinese.</p>
<p>La Dichiarazione di Barcellona instaurò quello che descriveva come « un partenariato globale tra i partecipanti » che s’impegnano a conformarsi alle norme internazionali nelle loro relazioni reciproche, promettendo:</p>
<p>« di agire in conformità alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, così come agli altri obblighi del diritto internazionale, ed in particolare quelli dettati dagli organismi internazionali o regionali di cui fanno parte. ».</p>
<p>I partecipanti s’impegnano ugualmente ad un certo numero di obblighi specifici nel rispetto dei loro “partner” del Partenariato Euro-Mediterraneo, ad esempio:</p>
<ol>
<li><strong>1. </strong>« astenersi, in conformità con le regole del diritto internazionale, da tutti gli interventi diretti o indiretti negli affari interni di un altro partner »;</li>
<li><strong>2. </strong>« rispettare l’integrità e l’unità territoriali di ciascuno degli altri partner »;</li>
<li><strong>3. </strong>« risolvere i loro conflitti in maniera pacifica, fare appello a tutti i partecipanti a rinunciare a ricorrere alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale di un altro partecipante, ivi compresa l’acquisizione di territorio tramite la forza, ed a riaffermare il diritto ad esercitare pienamente la sua sovranità con mezzi legittimi in conformità alla Carta delle Nazioni Unite ed al diritto internazionale ».</li>
</ol>
<p><strong>1.2 </strong><strong>Le violazioni israeliane della Dichiarazione di Barcellona nel 1995 </strong></p>
<p>Nel 1995, quando Israele firmò la Dichiarazione di Barcellona e s’impegnò a conformarsi ai suoi principi, Libano e Siria fecero lo stesso. A quell’epoca, Israele occupava militarmente delle regioni del Libano e della Siria e aveva annesso le Alture del Golan siriane. Senza alcuno sforzo d’immaginazione, non si poteva pretendere che Israele si astenesse dall’intervenire negli affari interni dei suoi soci libanesi e siriani, o rispettasse la loro integrità territoriale o regolasse le sue differenze con loro tramite mezzi pacifici. Evidentemente, Israele contravveniva ai suoi obblighi <strong>1</strong>, <strong>2</strong>, <strong>3</strong> della Dichiarazione di Barcellona nel momento in cui la firmò.</p>
<p>In quel periodo, Israele non rispettava neanche l’obbligo generale della Dichiarazione di Barcellona « d’agire conformemente alla Carta delle Nazioni Unite ». Occupava militarmente la Cisgiordania e la Striscia di Gaza (così come alcune zone del Libano e della Siria), senza curarsi dell’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite (vd. Allegato B). Inoltre, l’Articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite esige che i suoi Stati-membri « accettino ed eseguano le decisioni del Consiglio di Sicurezza »<a href="#_edn3">[i]</a>. Nel 1995, Israele violava 25 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che pretendeva alcuni atti da parte sua e da lui solamente (vd. Allegato C). Esse chiedevano, tra le altre cose, che Israele:</p>
<ul>
<li>Cessasse le costruzione di colonie nei territori occupati, compresa Gerusalemme;</li>
<li>Annullasse la sua annessione di Gerusalemme-est e delle Alture del Golan;</li>
<li>Aprisse le sue istallazioni nucleari agli ispettori dell’AIEA.</li>
</ul>
<p>Il presidente Bush, il 12 settembre 2002, ha dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: « Noi vogliamo che le Nazioni Unite siano efficaci, rispettate e coronate da successo. Vogliamo che le risoluzioni dell’organismo multilaterale più importante al mondo siano applicate. ».</p>
<p>Israele non ha alcuna scusa per non eseguire « le risoluzioni dell’organismo multilaterale più importante al mondo ».</p>
<p>È chiaro che Israele infrangeva l’obbligo generale della Dichiarazione di Barcellona « di agire conformemente alla Carta delle Nazioni Unite » al momento della firma.</p>
<p>Ed è pur vero che l’UE, senza batter ciglio, fece di Israele un partner nel 1995, sebbene al tempo esso non rispettasse le condizioni della Dichiarazione di Barcellona. L’Europa chiuse gli occhi di fronte queste violazioni quando Israele firmò l’accordo di partenariato – e l’autorizzò a diventare partner europeo.</p>
<p>È così che l’UE ha adottato una posizione sconcertante.</p>
<p><strong>1.3 </strong><strong>Du</strong><strong>e pesi e le due misure dell’UE nei confronti di Israele e Russia</strong></p>
<p>Nel settembre 2008, l’UE decise che i suoi incontri con la Russia circa un nuovo accordo di partenariato sarebbero aggiornati « finché le truppe (russe) avessero riguadagnato le loro posizioni, occupate prima del 7 agosto »<a href="#_edn4">[ii]</a>, in altre parole fin quando l’occupazione militare russa della Georgia (almeno al di fuori dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia) fosse terminata.</p>
<p>Nel novembre 1995, l’UE autorizzò Israele a diventare partner europeo, nel momento in cui le truppe israeliane occupavano in parte il Libano, la Siria ed i Territori Occupati Palestinesi (Cisgiordania e Gaza) da molti anni – il Libano dal 1978, gli altri territori dal 1967. Se le condizioni applicate alla Russia nel settembre 2008 lo fossero state ad Israele nel 1995, l’UE avrebbe rifiutato d’aprire delle negoziazioni con Israele, allora candidato al partenariato fino a quando le truppe israeliane si fossero ritirate dal Libano, dalla Siria e dai Territori Occupati Palestinesi.</p>
<p>È dunque evidente che l’UE ha applicato dei criteri molto differenti nelle relazioni con Israele e la Russia. Da un lato, Israele fu autorizzato a diventare partner europeo nel 1995,  mentre ampie fasce di territorio non appartenenti a lui subivano la sua occupazione militare da molti anni, ed è autorizzato a rimanere partner anche se la maggior parte di tali territori è ancor oggi sotto occupazione. All’opposto, la Russia non è autorizzata ad entrare nei negoziati in vista di un partenariato con l’UE se non pone fine alla sua occupazione di un mese dei territori della Georgia.</p>
<p>Quale giustificazione può esserci per cui l’Europa applica dei criteri così radicalmente differenti con Israele e Russia?</p>
<p><strong>1.4 </strong><strong>Due pesi e due misure dell’UE nei confronti di Israele ed Iran</strong></p>
<p>Nella Dichiarazione di Barcellona, Israele firmò ugualmente quanto segue:</p>
<p>« Le parti ricercheranno un Medio Oriente che sia libero dalle armi di distruzione di massa, nucleari, chimiche o biologiche, così come dei loro vettori, e che sia mutualmente e realmente verificabile.</p>
<p><strong> </strong>Inoltre, le parti rifletteranno sulle misure pratiche per impedire la proliferazione delle armi nucleari, chimiche e biologiche, così come un’accumulazione di armi convenzionali. ».</p>
<p>Israele è l’unico Stato del Medio Oriente che possiede l’arma nucleare (e probabilmente l’unico che possiede armi chimiche e biologiche). Dunque, il suo disarmo completo è una condizione necessaria, e probabilmente sufficiente, per giungere ad un « Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa », come lo esige la Dichiarazione di Barcellona. Pertanto, i progressi per arrivarvi sono soprattutto stati notati per la loro assenza da quando Israele si è impegnato a perseguire quest’obiettivo nel 1995.</p>
<p>Non vi è stato più alcun progresso riguardante la domanda del Consiglio di Sicurezza nella sua risoluzione 487, votata il 19 giugno 1981, che « Israele…metta immediatamente le sue installazioni nucleari sotto il controllo dell’AIEA (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) »<a href="#_edn5">[iii]</a>. 27 anni dopo, Israele non ha ancora aperto le sue installazioni nucleari agli ispettori dell’AIEA, come a non aver notato le pressioni da parte dell’UE per rispettare tale richiesta, senza parlare del disarmo al fine di pervenire ad una zona denuclearizzata nel Medio Oriente, che i firmatari della Dichiarazione di Barcellona dicono di voler « perseguire ».</p>
<p>Tutto ciò si scontra col fatto che le installazioni nucleari iraniane, incluse quelle dell’arricchimento dell’uranio, sono aperte agli ispettori dell’AIEA. Vale la pena sottolineare che, dopo approfondite ispezioni in Iran, l’AIEA non ha trovato alcuna prova che questo paese abbia un programma di armamento nucleare, o l’abbia mai avuto. Al contrario, Israele dispone di armi nucleari e di loro diversi vettori da circa 40 anni. Si stima che oggi Israele possieda circa 200 testate nucleari, compresi alcuni missili lanciati da sottomarini. Ha la capacità di cancellare dalla carta geografica l’Iran e tutti gli Stati arabi premendo un bottone.</p>
<p>È strano che l’Europa faccia attivamente pressione sull’Iran circa le sue attività nucleari, ma non su Israele, nonostante l’esigenza del suo accordo di partenariato con questo paese di « ricercare un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa, che sia mutualmente e realmente verificabile. ».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1.5 Le violazioni israeliane della Dichiarazione di Barcellona oggi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Oggi, Israele infrange sempre le condizioni del Partenariato Euro-Mediterraneo così come vengono definite nella Dichiarazione di Barcellona, in diversi modi, esattamente come faceva nel 1995.</p>
<p>La Cisgiordania e Gaza rimangono sotto controllo militare israeliano, come lo sono delle zone del Libano e della Siria, mentre Gerusalemme-est e le Alture del Golan restano annesse.</p>
<p>Oggi Israele viola ugualmente più risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, il quale pretende degli atti da parte sua e da lui solamente (vd. Allegato C). La costruzione di colonie giudee sui territori arabi occupati avanza rapidamente, sfidando le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, ed il numero totale di colonie giudee attualmente è di circa 500.000.</p>
<p>Dal 1995, Israele ha aggiunto alle sue attività illegali, in quanto potenza occupante, la costruzione di un muro in Cisgiordania. Nel luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato (vd. Allegato D):</p>
<p>« <strong>A.</strong> La costruzione del muro intrapresa da Israele, la Potenza occupante, nei Territori Occupati Palestinesi, compresi in ed intorno Gerusalemme-est, così come le condizioni politiche che gli sono associate, sono contrarie al diritto internazionale;</p>
<p><strong>B.</strong> Israele è nella necessità di porre fine alle sue violazioni del diritto internazionale; ha l’obbligo di fermare immediatamente i lavori di costruzione del muro attualmente eretto nei Territori Occupati Palestinesi, compresi in ed intorno Gerusalemme-est, di smantellare subito le strutture che vi si trovano e di abrogare o di rendere caduche immediatamente tutte le misure legislative e i regolamenti relativi, in conformità al paragrafo 151 di questo Avviso ».</p>
<p>Israele ha categoricamente rifiutato di sottostare alla decisione della Corte – ed ha continuato a costruire il muro, nonostante i suoi impegni della Dichiarazione di Barcellona di conformarsi alle esigenze del Diritto internazionale.</p>
<p>Il ricorso alla forza di Israele e la minaccia di ricorrervi, che sono contrari all’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite, continuano indisturbati. Il 6 settembre 2007, un aereo israeliano è entrato nello spazio aereo siriano ed ha bombardato un edificio che supponeva riparare un’installazione nucleare (cosa che non è chiaramente compatibile col principio di risolvere i conflitti tra partner tramite mezzi pacifici, come pretende la Dichiarazione di Barcellona). L’aviazione israeliana invade regolarmente lo spazio aereo libanese e viola la sovranità del Libano; per altro, non vi è in pratica un solo giorno senza che un membro del governo israeliano non minacci di attaccare l’Iran.</p>
<p>Si potrebbe pensare che questo disprezzo permanente che mostra Israele per i principi inseriti nella Dichiarazione fondante il partenariato, conduca l’Unione Europea ad interrogarsi sull’attitudine di Israele ad essere partner. Ma, al contrario, il 16 giugno 2008, l’UE ha deciso di « rinforzare » il suo partenariato con Israele.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2 </strong><strong>L’Accordo Euro-Mediterraneo</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La sezione 2 espone a grandi linee le disposizioni relative ai diritti dell’uomo nell’Accordo Euro-Med, firmato da Israele nel 1995. Essa si appoggia su fonti delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e del governo irlandese, le quali affermano senza eccezioni che Israele ha violato il diritto umanitario internazionale col suo strozzamento economico di Gaza. Conclude che l’UE ha chiuso gli occhi sulla inosservanza di Israele dei suoi impegni umanitari secondo l’Accordo Euro-Med.</p>
<p><strong>2.1 La clausola dei diritti dell’uomo nell’Accordo Euro-Med</strong></p>
<p>Nel novembre 1995, Israele ha firmato un Accordo d’Associazione<a href="#_edn6">[iv]</a> con l’UE secondo il Partenariato Euro-Mediterraneo. È comunemente noto come l’Accordo Euro-Med. Esso ha fornito ad Israele un accesso privilegiato al mercato dell’UE dal 2000. Oggi, circa il 33% delle esportazioni di Israele va verso l’UE e il 37% delle sue importazioni proviene dall’UE (raggiungendo rispettivamente 9.8 e 13.8 miliardi di euro nel 2006).</p>
<p>L’Accordo Euro-Med comporta anche degli obblighi in materia di diritti dell’Uomo. L’articolo 2 dell’Accordo sancisce che:</p>
<p>« Le relazioni tra le Parti, come pure le disposizioni dell’Accordo stesso, saranno fondate sul rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi democratici, che guiderà la loro decisione politica interna ed internazionale e costituirà  un elemento essenziale di quest’Accordo. ».</p>
<p>È affermare senza mezzi termini che il rispetto dei diritti dell’Uomo da parte di Israele è un « elemento essenziale » dell’Accordo – non opzionale, né auspicabile, ma essenziale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2.2 </strong><strong>Le violazioni israeliane del diritto internazionale umanitario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non c’è il minimo dubbio che Israele è puntualmente venuto meno ai suoi obblighi, l’esempio più recente di ciò è lo strangolamento economico della popolazione di Gaza nel 2007-2008. A questo proposito, John Holmes, sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari e Coordinatore dell’Aiuto d’Urgenza, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza il 26 febbraio 2008:</p>
<p>«…l’efficace isolamento israeliano di Gaza non è giustificato, visti i permanenti obblighi d’Israele nei confronti della popolazione di Gaza. Ciò sembra una punizione collettiva ed è contraria al diritto internazionale umanitario. »<a href="#_edn7">[v]</a>.</p>
<p>La punizione collettiva è contraria all’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra, che afferma:</p>
<p>« Nessuna persona sotto protezione può essere punita per un delitto che non ha personalmente commesso. Tutte le pene collettive e ugualmente tutte le misure d’intimidazione o di terrorismo sono vietate. »<a href="#_edn8">[vi]</a></p>
<p>La stessa UE ha descritto lo strangolamento economico di Gaza come « una punizione collettiva », come afferma il Commissario alle Relazioni Estere, Benita Ferrero-Waldner:</p>
<p>« Sono contraria a questa punizione collettiva della popolazione di Gaza. Esorto le autorità di Israele a riprendere la consegna di carburante e ad aprire la frontiera per permettere il transito delle scorte umanitarie e utilitarie. »<a href="#_edn9">[vii]</a></p>
<p>Il ministro degli affari esteri irlandese, Dermot Ahern, condivideva lo stesso punto di vista, dicendo al giornale Dail Eireann l’11 marzo 2008:</p>
<p>« Sono profondamente preoccupato per l’aggravarsi della situazione umanitaria a Gaza. È inaccettabile che Israele si permetta d’isolare la popolazione di Gaza e interrompa gli approvvigionamenti di prodotti essenziali al fine di esercitare una pressione su di essa ed indurla a respingere Hamas. Come le Nazioni Unite, anch’io riconosco che ciò costituisce una punizione collettiva illegale nei confronti del diritto internazionale umanitario. »<a href="#_edn10">[viii]</a></p>
<p><strong>2.3 </strong><strong>L’UE viene meno ai suoi obblighi di agire di fronte alle violazioni israeliane</strong></p>
<p><strong> </strong>Dunque, l’ONU, l’UE e l’Irlanda condividono la stessa ferma convinzione che, per il suo strangolamento economico di Gaza, Israele ha violato il diritto umanitario internazionale. E ciò non costituisce un’eccezione di un comportamento d’altro canto irreprensibile circa il rispetto dei diritti dell’uomo. È tutto il contrario, la punizione collettiva del popolo di Gaza è apertamente riconosciuta come politica dal governo israeliano, in vigore da anni e in più o meno vasta scala. Così, mentre Israele limitava l’arrivo delle navi contenenti prodotti alimentari per Gaza, Dov Weisglass, un alto consigliere del governo, spiegava in una sua famosa dichiarazione che « l’idea è di mettere i palestinesi a dieta ma non di farli morire di fame. »<a href="#_edn11">[ix]</a></p>
<p>Non c’è il minimo dubbio che con lo strangolamento economico di Gaza nel 2007-2008, Israele ha infranto i suoi obblighi di rispetto dei diritti dell’uomo, obblighi definiti dall’Articolo 2 dell’Accordo d’Associazione come un « elemento essenziale » dell’Accordo. Se l’Articolo 2 ha una reale importanza, allora l’Accordo con Israele deve essere sospeso.</p>
<p>Ma ancora una volta, l’Europa ha chiuso gli occhi di fronte alle violazioni di Israele dei suoi obblighi contenuti nell’accordo UE-Israele.</p>
<p><strong>3 </strong><strong>La Politica Europea di Vicinato (PEV)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La sezione 3 descrive il consolidamento delle relazioni tra Ue ed Israele dal 2004, cioè la sua ammissione come partner all’interno della Politica Europea di Vicinato. Si basa su rapporti pubblicati dalla Commissione Europea che descrivono la discriminazione praticata da Israele contro la sua minoranza araba e le sue violazioni del diritto umanitario internazionale col suo trattamento dei palestinesi all’interno dei Territori Occupati. Nonostante le sue inosservanze dei valori europei, e a dispetto dell’appello ufficiale del primo ministro palestinese Salam Fayyad, l’UE ha deciso di rinsaldare le sue relazioni con Israele nell’ambito della PEV nel giugno 2008.</p>
<p><strong>3.1 </strong><strong>Obiettivo della PEV</strong></p>
<p>Un allargamento delle relazioni UE-Israele ha avuto luogo nel 2004, quando Israele è diventato “partner” nell’ambito della Politica Europea di Vicinato dell’UE<a href="#_edn12">[x]</a>. Questa politica è destinata nello stesso tempo ai suoi vicini al sud dell’Europa già nel Partenariato Euro-Mediterraneo ed ai suoi vicini est-europei.</p>
<p>L’UE finanzia dei progetti nell’ambito della PEV; 5.6 miliardi di euro in totale sono stati stanziati per il periodo 2007-2010. Tuttavia, in ragione dello sviluppo economico relativamente avanzato di Israele, una piccolissima parte di questa somma – 9 milioni di euro – gli sono stati specificatamente attribuiti (vedere Vicinato Europeo e Strumento del Partenariato<a href="#_edn13">[xi]</a>). In maniera evidente, la ragioni di Israele a partecipare alla PEV sono più politiche che economiche.</p>
<p>Le relazioni dell’UE con gli altri Stati nell’ambito della PEV dovrebbero essere determinate per il loro impegno di rispetto dei diritti dell’uomo e degli altri obblighi che ne risultano.</p>
<p>Come dice il sito internet della PEV:</p>
<p>« L’UE offre ai suoi vicini una relazione privilegiata, costruita sull’impegno mutuale di rispetto dei valori comuni (la democrazia e i diritti dell’uomo, la norma della legge, il buon governo, i principi dell’economia di mercato e dello sviluppo sostenibile). La PEV va al di là delle relazioni esistenti al fine di offrire una relazione politica approfondita ed un’integrazione economica. L’altezza di questa relazione dipenderà dalla misura con la quale questi valori saranno condivisi. ».</p>
<p>Nonostante l’evidente fallimento nel rispondere ai suoi obblighi nell’ambito degli accordi precedenti con l’UE, Israele fu nel primo gruppo dei 7 Stati coi quali l’UE concluse dei “piani d’azione” della PEV nel dicembre 2004.</p>
<p><strong>3.2 </strong><strong>La discriminazione israeliana contro la sua minoranza araba</strong></p>
<p>Il “piano d’azione” per Israele<a href="#_edn14">[xii]</a> si è appoggiato su un rapporto della Commissione Europea<a href="#_edn15">[xiii]</a>, datato maggio 2004. Ci si poteva aspettare che il comportamento d’Israele in materia di diritti dell’uomo fosse esaminato da vicino al fine di determinare se rispettasse o meno le condizioni per una relazione PEV. Ed è ciò che è successo fino ad un certo punto: in un documento di 24 pagine, si trova qualche paragrafo che parla:</p>
<p>a)      di una discriminazione contro gli arabi israeliani;</p>
<p>b)     dell’azione israeliana nei territori occupati.</p>
<p>Sulla discriminazione degli arabi israeliani, il documento dice:</p>
<p>« La minoranza araba, musulmana, cristiana o drusa, costituisce circa il 20% della popolazione d’Israele. Sebbene la Dichiarazione d’Indipendenza proclami l’uguaglianza dei cittadini, la legislazione israeliana contiene delle leggi e dei regolamenti che favoriscono la maggioranza giudea. (…) Come sottolineato da un rapporto di una Commissione israeliana presentato nel 2003 (“la Commissione Oro”), la minoranza araba soffre ugualmente di discriminazioni in numerosi ambiti, come l’ottenimento di crediti, i servizi urbanistici, il lavoro, l’educazione e la sanità. (…) La minoranza araba è duramente lesa dalla legge del 2003 circa la nazionalità e l’entrata in Israele, che sospende per un periodo rinnovabile di un anno, la possibilità di riunificazione delle famiglie, su riserva di limitate eccezioni. ».</p>
<p>« Circa 100 000 arabi (beduini), la maggior parte nel Negev, vivono in villaggi ritenuti illegali dallo Stato…» (p. 10);</p>
<p>«Secondo la definizione israeliana di povertà, circa il 14% dei nuclei familiari viveva in uno stato di povertà nel 2001, e ci si aspetta che questa proporzione sia aumentata negli anni successivi. Le cifre sono più alte all’interno della minoranza araba (nella quale il 45% delle famiglie cade nella categoria di povertà). » (p.16).</p>
<p>Si potrebbe pensare che uno Stato che, nel corso di tutta la sua esistenza, s’è deliberatamente impegnato in una discriminazione religiosa contro la sua minoranza araba sia giudicato dall’UE inadatto ad una relazione PEV. Un’opposizione radicale a tutte le discriminazioni religiose è sicuramente un valore europeo fondamentale.</p>
<p>E non che Israele abbia preso delle misure per eliminare o almeno moderare questa discriminazione dal 2004. Nell’aprile 2008, la Commissione Europea pubblicò un rapporto intitolato: <em>“Attuazione della Politica Europea di Vicinato nel 2007: rapporto sul suo avanzamento in Israele”</em><a href="#_edn16">[xiv]</a>. Si riporta quanto detto a proposito:</p>
<p>« <em>La promozione e la protezione della minoranza araba israeliana non sono avanzate in maniera significativa durante il periodo del rapporto</em> (corsivo aggiunto), in particolare in ambiti come l’attribuzione di terre, di alloggi, l’urbanismo, lo sviluppo economico, l’investimento nelle infrastrutture sociali e la giustizia. Un certo numero d’iniziative fu lanciato nel campo della giustizia e dell’educazione, ma i risultati furono limitati. Il sistema di educazione arabo continua ad essere indietro rispetto al sistema giudeo. Inoltre, deve ancora essere adottata una chiara strategia per l’attribuzione delle terre agli arabi israeliani. Nel marzo 2007, il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) ha pubblicato un rapporto sulla situazione della minoranza araba israeliana ed ha domandato al governo israeliano di prendere delle significative misure per promuovere i suoi diritti negli ambiti suddetti. » (p.3)</p>
<p><strong>3.3 </strong><strong>Le azioni israeliane nei Territori Occupati</strong></p>
<p>Circa l’azione israeliana nei Territori Occupati, il rapporto della Commissione Europea del maggio 2004 nota:</p>
<p>«…nell’agosto 2003, il Comitato [delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo] reiterava la sua preoccupazione di fronte alla crescente violazione dei diritti dell’uomo in questi territori, in particolare tramite operazioni militari, impedimenti alla libertà di movimento e demolizione di case. L’UE riconosceva il diritto di Israele a proteggere i suoi cittadini dagli attacchi terroristi. Ha tuttavia esortato il Governo israeliano, nell’esercizio di questo suo diritto, a fare il massimo sforzo al fine di evitare dei morti e feriti civili e di non adottare alcuna misura che aggravasse la critica situazione umanitaria ed economica del popolo palestinese. Ha invitato Israele ad astenersi da tutte le misure punitive che non rispettassero il diritto internazionale, ivi compresi gli assassinii extragiudiziari e le distruzioni di case. » (p.8).</p>
<p>È difficile credere che queste frasi costituiscano tutto ciò che l’UE abbia da dire circa le sofferenze che Israele ha inflitto ai palestinesi in 40 anni di occupazione. E anche se fosse, si potrebbe pensare che le prove che esse forniscono siano sufficienti per rendere Israele inadatto ad una relazione PEV agli occhi dell’UE. In alcun caso l’Europa deve essere considerata condividente dei valori comuni con uno Stato che si è impegnato in « assassinii extragiudiziari e distruzione di case ».</p>
<p>Le cose sono migliorate dal 2004? Il rapporto di avanzamento della Commissione Europea dell’aprile 2008 indica:</p>
<p>«  Le questioni sollevate nell’ambito del dialogo politico comprendevano tra le altre: il processo di pace, la situazione in Medio Oriente, la situazione della minoranza araba in Israele, le restrizioni di movimento in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la costruzione di barriere di separazione, le detenzioni amministrative, lo smantellamento degli avamposti, la progettata espansione di alcune colonie israeliane a Gerusalemme-est, più check point. <em>Tuttavia sono stati fatti pochi progressi su alcune di queste questioni.</em> [carattere italico aggiunto]. Nel 2007, il numero di morti causati da incidenti legati al conflitto fu di 377 palestinesi (643 nel 2006) e di 13 israeliani (27 nel 2006). » (p. 5)</p>
<p><strong>3.4 </strong><strong>L’UE ignora l’appello del Primo Ministro Palestinese</strong></p>
<p>Secondo il rapporto dell’aprile 2008 della Commissione, pochi progressi sono stati fatti in vista della realizzazione degli importanti obiettivi del Piano d’Azione della PEV.</p>
<p>Una persona razionale potrebbe concluderne che era il momento per l’Europa di imporsi e far si che le sue relazioni con Israele fossero congelate fino a che questo paese non avesse preso delle disposizioni per affrontare questi problemi. Il primo ministro palestinese, Salam Fayyad, lo ritiene e, il 4 giugno 2008, scrisse una lettera per esprimerlo al primo ministro di ciascuno dei 27 Stati membri dell’UE, così come a José Manuel Barroso, il presidente della Commissione Europea, a Javier Solana, l’alto commissario dell’UE per la politica estera e di sicurezza comune, a Benita Ferrero-Waldner, il commissario per le relazioni estere, e a Hans-Gert Pöttering, il presidente del Parlamento Europeo.</p>
<p>Egli scrisse:</p>
<p>« Ho appreso che l’Unione Europea si propone di accrescere le sue relazioni con Israele, anche in campo politico ed economico, e che il Consiglio potrebbe prendere una decisione a questo proposito in una sua riunione del 16 giugno.</p>
<p>Vi scrivo per esprimere le mie profonde riserve riguardo quest’ampliamento mentre Israele continua a violare sistematicamente i diritti umani dei palestinesi e a non curarsi dei suoi obblighi internazionali, compresi alcuni impegni presi con l’UE. »<a href="#_edn17">[xv]</a></p>
<p>Nella sua lettera, Salam Fayyad esponeva in dettaglio le violazioni israeliane. Tuttavia, nonostante la Commissione Europea nel suo rapporto dell’aprile 2008 diede peso ai suoi argomenti, i responsabili europei a cui egli ha scritto hanno ignorato la sua richiesta, chiudendo gli occhi sul tradimento da parte di Israele verso i suoi obblighi, e il 16 giugno 2008, l’UE ha deciso di « rafforzare » le sue relazioni con questo paese.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>4 </strong><strong>L’Accordo sui Movimenti e l’Accesso (AMA)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La sezione 4 fornisce un’idea degli impegni contenuti nell’Accordo sui Movimenti e l’Accesso (AMA), concepito dal Quartetto per il Medio Oriente, di cui l’UE è membro. Essa mostra che la promessa fatta ai palestinesi, che il passaggio di Rafah da Gaza verso l’Egitto che doveva essere liberato da tutto il controllo israeliano, non è stata tenuta, né alcuna delle altre promesse riguardanti i movimenti e l’accesso dell’Accordo.</p>
<p><strong>4.1 Il passaggio di Rafah verso l’Egitto</strong></p>
<p>Nel novembre 2005, con la firma da parte di Israele e l’Autorità Palestinese dell’Accordo sui Movimenti e l’Accesso<a href="#_edn18">[xvi]</a>, si promise ai palestinesi di Gaza un accesso al mondo esterno fuori dal controllo israeliano grazie al passaggio per l’Egitto a Rafah.</p>
<p>L’accordo è stato appoggiato dal Quartetto per il Medio Oriente (Stati Uniti, UE, Russia e Segretario Generale delle Nazioni Unite); l’UE giocava così un ruolo nella sua applicazione. Essa aveva anche un ruolo nella messa in opera dell’accordo per quanto riguarda il passaggio di Rafah, fornendo una piccola forza armata (UE BAM Rafah) al fine di controllare le operazioni di transito della frontiera.</p>
<p>Esprimendosi al riguardo quando l’accordo fu annunciato, Condoleezza Rice dichiarò:</p>
<p>«…per la prima volta dal 1967, i palestinesi avranno il controllo delle entrate e delle uscite dal loro territorio. Ciò sarà reso possibile grazie ad una frontiera internazionale a Rafah…»<a href="#_edn19">[xvii]</a>.</p>
<p>E Javier Solana riaffermò questa promessa a nome dell’UE:</p>
<p>« È la prima volta che una frontiera non controllata dagli israeliani è aperta. (…) Come potete dunque immaginare, è un passo molto importante…»</p>
<p>La promessa fatta ai palestinesi non è stata mantenuta. In pratica, Israele ha ottenuto un diritto di veto sull’apertura della frontiera a Gaza. L’UE ha immancabilmente rifiutato d’inviare le truppe dell’UE BAM Rafah per aprirla quando Israele lo impediva.</p>
<p>Il sito internet dell’UE BAM afferma che la frontiera « può essere aperta solamente con l’accordo delle parti »<a href="#_edn20">[xviii]</a>; in altre parole, l’UE accorda un diritto di veto sulla sua apertura. Ciò è in totale disaccordo con la promessa fatta da Javier Solana circa una frontiera « non controllata dagli israeliani ».</p>
<p><strong>4.2 </strong><strong>Le altre promesse dell’accordo AMA</strong></p>
<p>Questa promessa fatta ai palestinesi da Javier Solana a nome dell’UE non è mai stata onorata. Essa deve esserlo. Come devono essere mantenute le altre promesse fatte nell’Accordo sui Movimenti e l’Accesso:</p>
<ul>
<li>Nuovi passaggi per persone e merci tra Israele, Gaza e Cisgiordania;</li>
<li>Delle regolari linee di bus e di convogli di camion tra Cisgiordania e Gaza;</li>
<li>La riduzione di impedimenti ai movimenti in Cisgiordania;</li>
<li>Un porto marittimo e un aeroporto a Gaza.</li>
</ul>
<p>Nessuna di queste promesse fatte ai palestinesi è stata mantenuta. Esse devono esserlo.</p>
<p><strong>5 </strong><strong>Conclusioni</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questo dossier ha fornito la prova inconfutabile che l’Europa ha invariabilmente chiuso gli occhi sul fallimento di Israele a rispettare i suoi obblighi secondo gli accordi di partenariato UE-Israele – mentre essa ha invariabilmente esteso le sue relazioni con esso, nonostante la sua inadempienza già negli accordi precedenti. Questi obblighi non riguardano degli argomenti secondari. Al contrario, essi sono della massima importanza per un giusto ordinamento in Medio Oriente.</p>
<p>Ad esempio, la Dichiarazione di Barcellona, che stabilisce il Partenariato Euro-Mediterraneo nel 1995, obbliga i firmatari a « agire in accordo alla Carta delle Nazioni Unite ».</p>
<p>L’articolo 2.4 della Carta vieta l’acquisizione di territorio con la forza. Se l’UE avesse imposto tale obbligo ad Israele, essa avrebbe rifiutato di entrare in materia di Partenariato fino a quando esso non si fosse ritirato da tutti i territori acquisiti e che occupa con la forza. Fu questo il principio che l’UE applicò all’entrata della Russia in un partenariato nel settembre 2008, quando quest’ultima occupava con la forza una parte del territorio della Georgia.</p>
<p>L’articolo 25 della Carta impone agli Stati membri delle Nazioni Unite di « accettare ed eseguire le decisioni del Consiglio di Sicurezza ». Oggi, Israele viola più di 30 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che esige della azioni da parte sua e sua solamente, e che chiede tra le altre cose:</p>
<ul>
<li>Che metta fine alla costruzione di colonie giudee nei territori occupati, compresa Gerusalemme;</li>
</ul>
<ul>
<li>Che riconsideri la sua annessione di Gerusalemme-est e delle Alture del Golan;</li>
</ul>
<ul>
<li>Che apra le sue installazioni nucleari agli ispettori dell’AIEA.</li>
</ul>
<p>Come abbiamo detto, questi obblighi contenuti negli accordi di partenariato UE-Israele sono di grande importanza. È indispensabile che l’UE insista perché Israele vi si adatti, allo stesso modo che agli altri obblighi esposti in questo protocollo. Se Israele rifiuta di farlo, allora le ragioni dell’UE di denunciare questi accordi di partenariato sono schiaccianti.</p>
<p><strong>Allegati</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> a)  I fatti rilevanti delle relazioni UE-Israele:</strong></p>
<p>1975: Israele firma un accordo di cooperazione economica con la Comunità Europea;</p>
<p>1981: la Delegazione della Commissione Europea nelle Stato di Israele apre ufficialmente;</p>
<p>1995: Israele firma le Dichiarazione di Barcellona, che stabilisce il Partenariato Euro-Mediterraneo come ambito di cooperazione politica, economica e sociale tra l’UE e gli Stati della regione mediterranea;</p>
<p>1996: Israele firma un Accordo di Associazione  nell’ambito del Partenariato Euro-Mediterraneo, che gli concede un accesso privilegiato al mercato dell’UE nel 2000;</p>
<p>2004: Israele firma un accordo con l’UE che lo autorizza a partecipare a Galileo, il progetto europeo di un sistema satellitare globale di navigazione;</p>
<p>2004: Israele diventa partner nell’ambito della Politica Europea di Vicinato che sbocca in un Piano d’Azione con l’UE comprendente delle attività in campo politico, economico e sociale;</p>
<p>2008: l’UE decide di « rafforzare » ancora le sue relazioni con Israele.</p>
<p><strong>b) </strong><strong>Le violazioni israeliane della Carta delle Nazioni Unite</strong></p>
<p>L’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite dichiara:</p>
<p>« Tutti i membri [delle Nazioni Unite] si asterranno nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi altro Stato, o da un qualunque comportamento incompatibile con gli obiettivi delle Nazioni Unite. »<a href="#_edn21">[xix]</a></p>
<p>Durante tutta la sua esistenza come Stato, Israele ha violato quest’Articolo della Carta delle Nazioni Unite in più riprese, minacciando o ricorrendo alla forza contro i suoi vicini, e ha esteso senza sosta il territorio sotto il suo controllo.</p>
<p>Nel novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proposto che la Palestina fosse divisa. Se i responsabili giudei avessero accettato questo piano di divisione, oggi Israele corrisponderebbe a circa 56% della superficie della Palestina, e Gerusalemme sarebbe sotto controllo internazionale. È quanto raccomandò l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella Risoluzione 181, votata il 29 novembre 1947. Ma essi non la accettarono.</p>
<p>Al posto di ciò, la superficie assegnata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per uno Stato giudeo fu estesa con la forza fino ad includere il 78% della Palestina, quando al tempo i giudei erano solo circa un terzo della popolazione della Palestina nel suo insieme e non possedevano che il 6% della terra. Per assicurarsi che i giudei fossero numericamente dominanti nel nuovo Stato giudeo, quasi tutti gli arabi – circa 750 000 – furono espulsi verso il resto della Palestina e gli Stati circostanti, dove essi ed i loro discendenti vivono ancora oggi<a href="#_edn22">[xx]</a>.  Più di 500 villaggi arabi furono distrutti affinché gli espulsi non avessero caso ove tornare.</p>
<p>Nel giugno 1967, Israele ha attaccato l’Egitto, la Giordania e la Siria,  ha occupato con la forza il restante 22% della Palestina (la Cisgiordania, comprendente Gerusalemme-est, e Gaza), più delle porzioni del territorio egiziano (la penisola del Sinai) e del territorio della Siria (le Alture del Golan). Tali azioni hanno infranto l’articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite.</p>
<p>Il Sinai è rimasto sotto occupazione militare israeliana fino agli Accordi di Camp David, più di una decina d’anni dopo. La Cisgiordania e Gaza rimangono sotto quest’occupazione ancora oggi. Le Alture del Golan e Gerusalemme-est furono annesse in seguito.</p>
<p>Israele ha cominciato a costruire delle colonie giudee nella regione che occupava, in violazione dell’Articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra. Ha continuato a farlo a dispetto delle ripetute domande da parte del Consiglio di Sicurezza (nelle sue risoluzioni 446, 452 3 465) di fermarsi e di ritirare quelle già costruite.</p>
<p>Allo stesso modo, Israele ha rifiutato di sottomettersi alle domande del Consiglio di Sicurezza perché facesse marcia indietro circa la sua annessione di Gerusalemme-est (nelle risoluzioni 252, 267, 271, 298, 476 e 478) e delle Alture del Golan (nella risoluzione 497).</p>
<p>Israele ha anche rifiutato di conformarsi al giudizio della Corte Internazionale di Giustizia del giugno 2004 di « cessare immediatamente i lavori di costruzione del muro eretto nei Territori Occupati Palestinesi, in ed attorno Gerusalemme-est, di smantellare subito le strutture che ci sono localizzate e di abrogare o rendere caduche immediatamente tutte le relative misure legislative e regolamentari » (vedere Allegato D).</p>
<p>Più di 40 anni dopo, la Cisgiordania e Gaza restano sotto controllo militare israeliano, la costruzione di colonie giudee sui territori arabi occupati continua rapidamente, Gerusalemme-est e le Alture del Golan rimangono annesse – e il muro si allunga ogni giorno.</p>
<p>Nel 1978, e di nuovo nel 1982, Israele ha attaccato il Libano e ne ha occupato militarmente delle regioni fino al 2000. Tali azioni erano contrarie all’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite. Per più di 20 anni, ha ignorato la richiesta del Consiglio di Sicurezza (nella sua risoluzione 425, votata il 19 marzo 1978) che gli chiedeva « di fermare immediatamente le sue azioni militari contro l’integrità territoriale del Libano e di ritirare subito le sue forze da tutto il territorio libanese ». Alla fine Israele ritirò le sua forze di terra dal Libano (ad eccezione di Shebaa Farms), a causa delle pressione militare di Hezbollah.</p>
<p>Il ricorso alla forza di Israele e la minaccia di utilizzarla, in contrasto con l’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite, continuano imperturbabilmente. Il 6 settembre 2207, un aereo israeliano è entrato nello spazio aereo della Siria ed ha bombardato un edificio ospitante una presunta installazione nucleare; l’aviazione israeliana penetra regolarmente nello spazio aereo libanese e viola così la sovranità del Libano; e non passa giorno che un membro del governo israeliano non minacci di attaccare l’Iran – azioni altrettanto contrarie all’Articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite.</p>
<p><strong>c) </strong><strong>Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza violate da Israele</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Israele viola più di 30 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza<a href="#_edn23">[xxi]</a>, risalenti al 1968, le quali esigono delle azioni da parte sua e sua solamente<a href="#_edn24">[xxii]</a>. Ciò non include le risoluzioni infrante da Israele da molti anni e violate in seguito, come quelle riguardanti i suoi 20 anni di occupazione militare del sud Libano.</p>
<p>In queste risoluzioni, il Consiglio di Sicurezza richiede degli atti ad Israele, tra le altre cose, su:</p>
<p><strong>(1) </strong><strong>Le colonie giudee nei territori occupati</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La risoluzione 446, votata il 22 marzo 1979, chiede che Israele metta fine alla costruzione delle colonie giudee nei territori che occupa dal 1967, compresa Gerusalemme, e che ritiri quelle già costruite. I paragrafi 1 &amp; 3 dichiarano:</p>
<p>[Il consiglio di Sicurezza]</p>
<p><strong>1. </strong>Considera che la politica e le pratiche d’Israele consistenti a stabilire delle colonie nei territori palestinesi e negli altri territori arabi occupati dal 1967 non hanno alcuna giustificazione legale e costituiscono un serio ostacolo in vista di una pace globale, giusta e duratura nel Medio Oriente;</p>
<p><strong>3.</strong> Richiama ancora una volta, in quanto potenza occupante, a conformarsi scrupolosamente alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, a revocare le sue misure precedenti e a cessare di intraprendere delle azioni che comportino il cambiamento dello statuto legale, la natura geografica e la composizione demografica dei territori arabi occupati dal 1967, ivi compresa Gerusalemme, e, in particolare, di non trasferire parti della sua propria popolazione civile neo territori arabi occupati.</p>
<p>La quarta Convenzione di Ginevra vieta lo stabilirsi di coloni sui territori sotto occupazione. L’Articolo 49, paragrafo 6, della Convenzione stipula:</p>
<p>« La potenza occupante non deporterà né trasferirà parti della sua propria popolazione civile nei territori che essa occupa. »<a href="#_edn25">[xxiii]</a>.</p>
<p>Il rifiuto da parte di Israele di sottostare a questa risoluzione ne ha comportate di nuove – la 452 il 20 luglio 1979e la 465 il 1 marzo 1980 – esigenti che Israele vi si conformi.</p>
<p><strong>(2) </strong><strong>L’annessione di Gerusalemme-est</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La risoluzione 252, votata il 21 maggio 1968, chiede che Israele ritorni sulla sua annessione di Gerusalemme-est. I paragrafi 2 &amp; 3 dichiarano:</p>
<p>[Il Consiglio di Sicurezza]</p>
<p><strong>2.</strong> Considera che tutte le misure legislative e amministrative così come le azioni intraprese da Israele, compresa l’espropriazione delle terre e delle proprietà che vi si trovano, che tendono a cambiare lo statuto legale di Gerusalemme sono illegali e non possono cambiare tale statuto;</p>
<p><strong>3.</strong> Richiama urgentemente Israele a revocare tali misure già prese ed a rinunciare immediatamente ad intraprendere qualunque nuova azione che tenda a cambiare lo statuto di Gerusalemme.</p>
<p>Il rifiuto da parte di Israele a conformarsi a tale risoluzione ne ha comportate di nuove – la 267 il 3 luglio 1969, la 271 il 15 settembre 1969, la 298 il 25 settembre 1971, la 476 il 30 giugno 1980, la 478 il 20 agosto 1980 – richiedenti l’annullamento dell’annessione di Gerusalemme-est.</p>
<p><strong>(3) </strong><strong>L’annessione della Alture del Golan</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La risoluzione 497, votata il 17 dicembre 1981, chiede che Israele annulli la sua annessione delle Alture del Golan, che furono prese alla Siria nel giugno 1967. I paragrafi 1 &amp; 2 dichiarano:</p>
<p>[Il Consiglio di Sicurezza]</p>
<p><strong>1.</strong> Giudica che la decisione israeliana d’imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e la sua amministrazione nelle Alture del Golan siriane è nulla e non vale ed è senza effetto legale internazionale;</p>
<p><strong>2.</strong> Esige che Israele, la potenza occupante, revochi immediatamente la sua decisione.</p>
<p><strong>(4) </strong><strong>Le installazioni nucleari sotto il controllo dell’AIEA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La risoluzione 487, votata il 19 giugno 1981, richiede che Israele apra le sue installazioni nucleari agli ispettori dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA). Il paragrafo 5 stipula:</p>
<p>[Il Consiglio di Sicurezza]</p>
<p><strong>5. </strong>Richiama urgentemente Israele a mettere le sua installazioni nucleari sotto il controllo dell’AIEA.</p>
<p>Rifiutandosi di aprire le sue installazioni nucleari agli ispettori dell’AIEA, Israele viola questa risoluzione.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>È importante sottolineare che queste risoluzioni impongono degli obblighi ad Israele, e a Israele solamente, così spetta al potere israeliano metterle in esecuzione a suo piacimento, senza negoziazioni coi palestinesi o con gli Stati vicini. Non ha alcun bisogno di negoziare con chicchessia prima di fermare la costruzione di colonie o di rinunciare all’annessione di Gerusalemme-est o delle Alture del Golan o di aprire le sue installazioni nucleari agli ispettori dell’AIEA.</p>
<p>Se Israele avesse voluto farlo, avrebbe potuto mettere in pratica queste risoluzioni al momento in cui furono votate dal Consiglio di Sicurezza, o in qualunque momento dopo. Se Israele l’avesse fatto, il panorama politico in Palestina sarebbe stato trasformato.</p>
<p><strong>d) </strong><strong>La Corte Internazionale di Giustizia nei confronti del muro</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’8 dicembre 2003, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votò la risoluzione ES – 10/14 che chiedeva alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) di dare un Avviso Consultivo sulla seguente questione:</p>
<p>« Quali sono le conseguenze legali che pone la costruzione del muro eretto da Israele, la potenza occupante, nei Territori Occupati Palestinesi, compresi in e intorno Gerusalemme-est, come descritto dal Segretario Generale, riguardo le regole e i principi del diritto internazionale, compresa la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, ed in rapporto alle risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza? »<a href="#_edn26">[xxiv]</a>.</p>
<p>La Corte accettò la domanda ed emise il suo Avviso Consultivo (intitolato <em>Le conseguenze legali della costruzione di un muro nei Territori Occupati Palestinesi<a href="#_edn27">[xxv]</a></em>) il 9 luglio 2004. I punti chiave dell’Avviso sono:</p>
<p><strong>A. </strong>La costruzione di un muro eretto da Israele, la potenza occupante, nei Territori Occupati Palestinesi, compresi in ed intorno Gerusalemme-est, ed il regime politico ad esso associato sono contrari al diritto internazionale;</p>
<p><strong>B. </strong>Israele ha l’obbligo di porre fine alle sue violazioni del diritto internazionale; ha l’obbilgo di fermare immediatamente i lavori in corso di costruzione del muro nei Territori Occupati Palestinesi, compresi in ed intorno Gerusalemme-est, di smantellare immediatamente le struttre che vi sono collocate e di abrogare o annullare immediatamente tutte le disposizioni legislative ed i regolamenti che vi si rapportano, in conformità al paragrafo 151 di questo Avviso;</p>
<p><strong>C.</strong> Israele ha l’obbligo di compensare tutti i danni causati dalla costruzione del muro nei Territori Occupati Palestinesi; compresi in ed intorno Gerusalemme-est;</p>
<p><strong>D.</strong> Tutti gli Stati hanno l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale risultante dalla costruzione del muro e di non apportare né aiuto né assistenza al mantenimento della situazione creata da tale costruzione; tutti gli Stati firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra del 12 agosto 1949 hanno inoltre l’obbligo, contemporaneamente al rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, di assicurarsi del rispetto da parte di Israele del diritto umanitario internazionale come espresso in questa Convenzione;</p>
<p>Purtroppo, Israele ha categoricamente rifiutato di sottostare a questi obblighi ed ha continuato la costruzione del muro.</p>
<p>Israele ha mantenuto questo atteggiamento di sfida senza curarsi di un’esigenza quasi unanime della comunità internazionale per cui vi ponga fine. Nella risoluzione ES – 10/15, votata il 2 agosto 2004, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto che « Israele, la potenza occupante, rispetti i suoi obblighi legali », come decretato dalla Corte<a href="#_edn28">[xxvi]</a>. Questa risoluzione fu accetta da 150 voti contro 6. L’Irlanda e tutti gli altri Stati europei l’hanno appoggiata. L’Australia, Israele, le Isole Marshall, la Micronesia, Palau e gli Stati Uniti si sono opposti (rappresentanti del 5% solamente della popolazione mondiale).</p>
<p>La Corte ha dichiarato nel suo Avviso:</p>
<p>« Le Nazioni Unite, ed in particolare l’Assemblea Generale ed il Consiglio di Sicurezza, devono esaminare quale misura supplementare adottare per porre fine alla situazione illegale risultante dalla costruzione del muro e del regime ad esso associato. ».</p>
<p>Israele ha ignorato le disposizioni prese quattro anni fa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite col sostegno di tutti gli Stati dell’Unione Europea. È ora tempo che l’Europa si sforzi di convincere il Consiglio di Sicurezza ad agire, così come di chiederlo alla Corte.</p>
<p>Traduzione in francese: Michelle Marillier, gennaio 2010</p>
<p>Traduzione dal francese di Matteo Sardini</p>
<p>Testo originale in inglese:</p>
<p><a href="http://www.ipsc.ie/pdf/ipsc_eu_submission_2008.pdf">http://www.ipsc.ie/pdf/ipsc_eu_submission_2008.pdf</a></p>
<hr size="1" /><a href="#_ednref1">1</a> <a href="http://www.trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2005/july/tradoc_124236.pdf">http://www.trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2005/july/tradoc_124236.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref2">2</a> <a href="http://ec.europa.eu/external_relations/euromed/index_fr.htm">http://ec.europa.eu/external_relations/euromed/index_fr.htm</a></p>
<p><a href="#_ednref3">[i]</a> <a href="http://www.un.org/fr/documents/charter/index.shtml">http://www.un.org/fr/documents/charter/index.shtml</a></p>
<p><a href="#_ednref4">[ii]</a> <a href="http://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/ec/102545.pdf">http://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/ec/102545.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref5">[iii]</a> Si possono trovare (in inglese) le risoluzioni sulla Palestina dell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU e del Consiglio di Sicurezza sul sito web UNISPAL: <a href="http://unispal.un.org/unispal.nsf">http://unispal.un.org/unispal.nsf</a></p>
<p><a href="#_ednref6">[iv]</a> <a href="http://eur-lex.europa.eu/pri/en/oj/dat/2000/l_147/l_14720000621en00030156.pdf">http://eur-lex.europa.eu/pri/en/oj/dat/2000/l_147/l_14720000621en00030156.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref7">[v]</a> <a href="http://www.un.org/Depts/dhl/resguide/scact2008.htm">http://www.un.org/Depts/dhl/resguide/scact2008.htm</a></p>
<p><a href="#_ednref8">[vi]</a> Vedere il sito web dell&#8217;ICRC: <a href="http://www.icrc.org/">http://www.icrc.org/</a></p>
<p><a href="#_ednref9">[vii]</a> <a href="http://www.eubusiness.com/news-eu/1200916924.77/">http://www.eubusiness.com/news-eu/1200916924.77/</a></p>
<p><a href="#_ednref10">[viii]</a> <a href="http://debates.oireachtas.ie/DDebate.aspx?F=DAL20080311.xml&amp;Node=H3-2#H3-2">http://debates.oireachtas.ie/DDebate.aspx ?F=DAL20080311.xml&amp;Node=H3-2#H3-2</a></p>
<p><a href="#_ednref11">[ix]</a> <a href="http://www.thenation.com/doc/20080218/makdisi">http://www.thenation.com/doc/20080218/makdisi</a></p>
<p><a href="#_ednref12">[x]</a> <a href="http://ec.europa.eu/world/enp/policy_fr.htm">http://ec.europa.eu/world/enp/policy_fr.htm</a></p>
<p><a href="#_ednref13">[xi]</a> <a href="http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/country/0703_enpi_figures_fr.pdf">http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/country/0703_enpi_figures_fr.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref14">[xii]</a> <a href="http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/action_plans/israel_enp_ap_final_fr.pdf">http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/action_plans/israel_enp_ap_final_fr.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref15">[xiii]</a> <a href="http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/country/israel_enp_country_report_2004_fr.pdf">http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/country/israel_enp_country_report_2004_fr.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref16">[xiv]</a> <a href="http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/progress2008/sec08_394_en.pdf">http://ec.europa.eu/world/enp/pdf/progress2008/sec08_394_en.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref17">[xv]</a> <a href="http://www.alternativenews.org/english/1212-palestinian-prime-minister-salam-fayyad-writes-to-eu-leadership-regarding-the-potential-upgrade-of-eu-israel-relations.html">http://www.alternativenews.org/english/1212-palestinian-prime-minister-salam-fayyad-writes-to-eu-leadership-regarding-the-potential-upgrade-of-eu-israel-relations.html</a></p>
<p><a href="#_ednref18">[xvi]</a> www.mfa.gov.il/MFA/Peace+Process/Reference+Documents/Agreed+documents+ on+movement+and+access+from+and+to+Gaza+15-Nov-2005.htm</p>
<p><a href="#_ednref19">[xvii]</a> www.state.gov/secretary/rm/2005/56890.htm</p>
<p><a href="#_ednref20">[xviii]</a> <a href="http://www.eubam-rafah.eu/portal/en/node/25">http://www.eubam-rafah.eu/portal/en/node/25</a></p>
<p><a href="#_ednref21">[xix]</a> Vedere nota 3</p>
<p><a href="#_ednref22">[xx]</a> Vedere <em>The Ethnic Cleansing of Palestine</em> dello storico israeliano Ilan Pappe</p>
<p><a href="#_ednref23">[xxi]</a> Vedere nota 5</p>
<p><a href="#_ednref24">[xxii]</a> www.fpif.org/commentary/2002/0210unres.html</p>
<p><a href="#_ednref25">[xxiii]</a> Vedere nota 8</p>
<p><a href="#_ednref26">[xxiv]</a> Vedere nota 5</p>
<p><a href="#_ednref27">[xxv]</a> <a href="http://www.icj-cij.org/docket/files/131/1671.pdf">http://www.icj-cij.org/docket/files/131/1671.pdf</a></p>
<p><a href="#_ednref28">[xxvi]</a> Vedere nota 5</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/3412/gli-occhi-chiusi-dell%e2%80%99unione-europea-come-l%e2%80%99europa-ignora-il-rifiuto-di-israele-di-adempiere-ai-suoi-obblighi-in-conformita-agli-accordi-europei/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Occidente ha dimenticato il caso dei serbi della Krajina</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/3290/loccidente-ha-dimenticato-il-caso-dei-serbi-della-krajina</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/3290/loccidente-ha-dimenticato-il-caso-dei-serbi-della-krajina#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Serbia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=3290</guid>
		<description><![CDATA[Il governo della Repubblica Serba di Krajina in esilio è onorata di dare il benvenuto ai rappresentanti diplomatici e consolari della Repubblica di Serbia e ricordare loro le 38 note - con i fatti, che menzogne sono state diffuse nei paesi dell'Europa occidentale e negli Stati Uniti circa i serbi e i loro territori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/3290/loccidente-ha-dimenticato-il-caso-dei-serbi-della-krajina" title="L&#8217;Occidente ha dimenticato il caso dei serbi della Krajina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/krajina_serba2.3b1n2i7gcu0wgs0ck0cwcsoks.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="86" alt="L&#8217;Occidente ha dimenticato il caso dei serbi della Krajina" ></div></a><p><span style="font-size: small;">IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA SERBA DI KRAJINA</span></p>
<p><span style="font-size: small;">11080 Zemun, Magistratski trg 3, Serbia</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Br. 1143/10 &#8211; 22. 1. 2010.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>L&#8217;Occidente ha dimenticato il caso dei serbi della Krajina </strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il governo della Repubblica Serba di Krajina in esilio è onorata di dare il benvenuto ai rappresentanti diplomatici e consolari della Repubblica di Serbia e ricordare loro le 38 note &#8211; con i fatti, che menzogne sono state diffuse nei paesi dell&#8217;Europa occidentale e negli Stati Uniti circa i serbi e i loro territori.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il governo della Krajina sta ricordando ai rappresentanti diplomatici consolari [Serbia] i dibattiti più recenti riguardanti le relazioni tra i popoli della Bosnia ed Erzegovina. I popoli che costituiscono la Bosnia-Erzegovina hanno suggerito che il loro stato deve essere organizzato in modo tale che tutti e tre i popoli, restino uguali sotto ogni aspetto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questo punto di vista è conforme alle norme e al diritto internazionali. La Repubblica di Croazia, all&#8217;interno della Jugoslavia, era l’unione dei croati e dei serbi che vivevano in essa. Ciò significa che la Croazia è uno stato bi-nazionale [proprio come il Belgio] e la situazione in Croazia era meno complesso di quella in Bosnia-Erzegovina, uno stato di tre popoli. Nel caso del diritto alla statualità dei serbi nella vecchia Croazia, la comunità internazionale ha violato il diritto internazionale, perché ha permesso alla comunità etnica croata di:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">1. Convertire il popolo serbo costituzionale in una minoranza nazionale;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">2. Espellere l&#8217;80% dei serbi della Krajina [tra 500.000 e 800.000], che è fuggito in Serbia, Bosnia-Erzegovina e all&#8217;estero;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">3. Occupare il territorio del popolo serbo, la Repubblica Serba di Krajina [una zona protetta delle Nazioni Unite] e sequestrare i beni dei serbi espulsi;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">4. Espellere i Serbi da Zagabria e da altre cittadine e città croate, dove i serbi non hanno organizzato alcuna dimostrazione e nessun scontro militare vi ha avuto luogo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il governo della Krajina chiede ai rappresentanti diplomatici consolari, di sollecitare le istituzioni ad affrontare il tema dell’obbligo della Croazia a ripristinare diritto alla statualità dei serbi dinanzi alle Nazioni Unite. I serbi hanno goduto del diritto alla statualità in Ungheria fina dal 1471, in Austria dal 1630, nel Regno di Jugoslavia dal 1918 e nella Jugoslavia comunista dal 1945. I Serbi non possono avere pace e stabilità nella ex Jugoslavia, se non recuperano il loro violato diritto alla statualità. La campagna terroristica contro i serbi è iniziata con l&#8217;eliminazione del diritto alla statualità dei serbi dalla costituzione della Croazia nel 1990, una politica che ha portato all&#8217;espulsione dell’80% dei serbi dalla Croazia e dalla Krajina, le cui proprietà collettive e private sono state poi sequestrate.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il governo della Repubblica Serba di Krajina sta approfittando di questa occasione per dimostrare il suo rispetto verso l&#8217;alta rappresentanza diplomatica consolare nella Repubblica di Serbia.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I rappresentanti diplomatico-consolari, BELGRADO</span></p>
<p><em>Traduzione di Alessandro Lattanzio<br />
<a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a><br />
<a href="http://www.bollettinoaurora.da.ru/">http://www.bollettinoaurora.da.ru</a><br />
<a href="http://sitoaurora.xoom.it/">http://sitoaurora.xoom.it</a><br />
<a href="http://sitoaurora.narod.ru/">http://sitoaurora.narod.ru</a><br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/">http://sitoaurora.altervista.org</a><br />
<a href="http://eurasia.splinder.com/">http://eurasia.splinder.com</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/3290/loccidente-ha-dimenticato-il-caso-dei-serbi-della-krajina/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
