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Obama, Lula e ciò di cui può sperare il Brasile
:::: 4 Giugno 2009 :::: 14:30 T.U. :::: Intervista - Brasile - USA :::: La Ondadigital

Obama, Lula e ciò di cui
può sperare il Brasile
Intervista al prof. Luiz Alberto Moniz Bandeira

Per Luiz Alberto Moniz Bandeira, ricercatore politico e storico, la riuscita del rapporto di Barack Obama con i
governi dell’America latina dipenderà dal ruolo del Brasile come leader regionale


- Il presidente Obama ha recentemente elogiato il Brasile e il presidente Lula. Quali conclusioni possiamo trarre da tutto ciò?

Obama è molto intelligente e perspicace. Egli è consapevole che Lula presiede una superpotenza avveduta come nessun altro gigante emergente, come ebbe a scrivere questa settimana la rivista Newsweek. Egli sa che Lula, in forma non dichiarata, si oppone all’influenza degli Stati Uniti, ma senza il radicalismo di Hugo Chávez. Il fatto è che, da ormai qualche tempo, gli Stati Uniti stanno perdendo il dominio sull’America meridionale, di cui il Brasile ha da sempre considerato la sua area d’influenza.

- Quali sono gli obiettivi degli Stati Uniti nei confronti del Brasile?

Obama conferma che desidera migliorare i rapporti con l’America Latina e, all’interno di questo contesto, un’intesa più solida con il Brasile si riveste di fondamentale importanza per la politica estera americana. I due paesi rappresentano le due maggiori masse geografiche, demografiche e, nonostante l’asimmetria, economiche dell’emisfero. Nessuno può prescindere dall’altro.

- Gli Stati Uniti avevano una politica estera contrassegnata dall’unilateralismo. Cosa spiega il cambiamento?

L’elezione di Obama, un nero, rappresenta un sintomo in più della decadenza politica dell’impero americano, fino allora governato da un’elite bianca, anglosassone e protestante – elite “bionda, dagli occhi blu”, che controlla il sistema finanziario e verso la quale il presidente Lula ha fatto riferimento come la responsabile della crisi economica mondiale. Questa elite ha fallito. Ma non significa che abbia perso il potere.

- Ci sarebbe nel gesto americano di lode verso il Brasile qualche abbozzo di politica dell’equilibrio del potere in America Latina, in modo da invogliare questo paese a raggiungere la condizione di polo della sinistra moderata?

Gli Stati Uniti devono lodare il Brasile, ma non cercano di creare alcun “polo della sinistra moderata” in opposizione con il presidente venezuelano e con il bolivarianismo. Lula mantiene un rapporto molto buono con Chávez e vuole che il Venezuela s’integri a tutti gli effetti come socio del MERCOSUR. La rivista Newsweek ha ragione quando rileva che l’eventuale approvazione dell’entrata del Venezuela al MERCOSUR non significa l’avallo delle politiche di Chávez, bensì una forma per trattenerlo mediante le obbligazioni del polo commerciale, come sono il rispetto della democrazia e la protezione della proprietà. Certi ambienti politici del Senato non hanno capito questa iniziativa.

- Il Brasile potrebbe spaccare il ghiaccio tra cubani e americani?

Il Brasile e tutti gli altri paesi dell’America Latina hanno già dimostrato, in maniera contundente, che non accettano la continuità dello stato di belligeranza che perdura nei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba, sottomessa a un embargo inumano, ingiusto e inutile da ormai quasi mezzo secolo. Ma ciò non dipende dal Brasile. Il tema è molto complesso. Per Obama, non è semplice eliminare l’embargo immediatamente per via, soprattutto, delle implicazioni della politica interna, così come per la forza elettorale che esercita la comunità cubana. Nella stessa maniera e, in gran misura per la stessa ragione, non è semplice per il presidente cubano, Raúl Castro, lasciare il potere e convocare le elezioni a Cuba secondo i modelli pretesi dagli Stati Uniti.

- Come potrebbe approfittare il Brasile questo cambiamento nella politica degli Stati Uniti?

Il cambiamento nella politica estera americana è la conseguenza dell’indebolimento economico, morale e politico degli Stati Uniti, la cui egemonia nell’America Latina sta scemando come effetto del fallimento delle dittature militari e delle fallimentari politiche neoliberali. È stato l’indebolimento dell’influenza americana nella regione – e non la crescita della sinistra – ciò che ha reso possibile la comparsa di governi come quello di Chávez.

Fonte: O Estado de São Paulo
Tradotto per La ONDA digital da Cristina Iriarte

(traduzione italiana di V. Paglione)

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