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Vielmini: le ripercussioni della questione kosovara nei rapporti tra Europa e Russia
:::: 21 Febbraio 2008 :::: 8:32 T.U. :::: Analisi :::: Notizia da Italia Press

Avvertenza:
Riportiamo un articolo apparso ieri, 20 febbraio 2008, nel sito http://www.newsitaliapress.it/ La Russia contro l'Europa, riportante alcune interessanti riflessioni di Fabrizio Vielmini, specialista di questioni russe e centroasiatiche, sulle ripercussioni del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo nei rapporti tra Russia e Unione Europea.

La Russia contro l'Europa sul Kosovo

Il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov ha parlato di "minaccia per la stabilita' internazionale"

News ITALIA PRESS - Notiziario NIP - agenzia stampa - N° 36 - Anno XV,mercoledì 20 febbraio 2008


Per ora la Russia sembra dare solamente un appoggio diplomatico alle proteste serbe per la dichiarazione indipendente del Kosova, ma in futuro potrebbero esserci ripercussioni commerciali gravi

Mosca – Mentre alle frontiere nord del Kosova, nome assunto dalla regione serba a maggioranza albanese del Kosovo dopo la dichiarazione di indipendenza avvenuta domenica, la tensione è aumentata ed è stata necessaria la chiusura di due valichi di confine con la Serbia, si fa più duro lo scontro fra l’Unione europea e gli Stati Uniti da una parte e la Russia dall’altra. In realtà è inesatto parlare di tensione fra Bruxelles e Mosca per il fatto che una posizione comune dell’Ue non esiste, ma sicuramente quegli Stati che hanno prontamente riconosciuto il Kosova, fra cui l’Italia, dovranno fare i conti con il disappunto della Russia. Accanto alla dimensione locale dello scontro, quello che vede contrapposta la maggioranza albanese del Kosova al Governo di Belgrado ed alla minoranza serba presente nella regione, si sta sviluppando un parallelo braccio di ferro fra i Paesi che hanno riconosciuto il nuovo Stato e la Russia, che ha ottenuto il sostegno della Cina. Mentre il primo scontro viene combattuto a suon di manifestazioni e di atti dimostrativi anche violenti, il secondo si caratterizza come un intenso conflitto diplomatico con possibili ricadute in campo economico.

I disordini in Kosovo sono iniziati appena è stata dichiarata l’indipendenza specialmente nella città di Mitrovica, a maggioranza serba, dove sono state udite alcune esplosioni. I fatti più gravi sono però avvenuti quest’oggi quando è stato dato fuoco ad un posto di blocco e si è verificata un’esplosione in un altro. Queste azioni hanno richiesto l’intervento dei militari del contingente Nato impegnati nell’area che hanno provveduto alla chiusura dei due valichi di confine sotto attacco ed hanno provveduto all’evacuazione di tutto il personale di polizia che si trovava nell’area. I militari hanno poi istituito vari posti di blocco per riportare sotto controllo la situazione. Nel frattempo sono continuate le proteste a Mitrovica dove sono scesi in piazza gli studenti. Da qui al 17 marzo, data simbolica in quanto nel 2004 si verificarono violenze anti-serbe, potrebbero radunarsi ogni giorno per manifestare contro la dichiarazione di indipendenza alle ore 12,44, altro numero simbolico perché ricorda la risoluzione 1244 che ha sancito la fine della guerra del 1998-1999 e che ha stabilito che il Kosovo sarebbe rimasto serbo, anche se sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite.

La situazione più preoccupante appare però essere il dissidio che sta nascendo con la Russia, in particolare per quei Paesi europei, fra cui spiccano Italia, Francia, Inghilterra e Germania, che hanno prontamente riconosciuto il Kosova. Fabrizio Vielmini, ricercatore, esperto conoscitore del mondo russo, ha spiegato che Mosca “da una parte è veramente irritata da questa dichiarazione di indipendenza e dall’avallo ricevuto dal mondo occidentale anche in considerazione del fatto che già nel 1999 si era agito contro la sua volontà. Dall’altra però, al di là della ovvia amicizia con la Serbia, Mosca sta utilizzando in modo strumentale questa situazione per portare avanti una serie di dossier ancora aperti sia nei confronti degli Stati Uniti sia nei confronti dell’Europa”.
Il Kosovo come pretesto di scontro rievoca scenari da guerra fredda. In effetti, stando alle parole di Vielmini ed eccettuando la dimensione ideologica del conflitto, sembrano esserci condizioni simili a quelle degli anni della cortina di ferro: “Si sta verificando un costante peggioramento dei rapporti fra mondo occidentale e Russia, da quando la Nato ha deciso di espandersi ad est. L’unico momento in controtendenza è stato il dopo 11 settembre quando Mosca è sembrata voler entrare a far parte di quello strano soggetto chiamato fronte antiterrorismo, ma è stata probabilmente una misura atta a prendere tempo. Le reazioni della Russia sono comunque comprensibili, visto che gli Stati Uniti continuano nella vecchia politica di containment, appoggiando qualsiasi regime che sia ai confini di Mosca e le sia avverso al di là indipendentemente dalla sua natura. Meno comprensibile è il comportamento dell’Europa che appoggia gli Stati Uniti rischiando di inimicarsi inutilmente un vicino molto importante”.

E’ difficile dire fino a che punto potrebbero arrivare le conseguenze di questo braccio di ferro. Secondo Pietro Vacanti, primo segretario presso l’Ambasciata d’Italia a Belgrado, “difficilmente andranno al di là di azioni di sostegno diplomatico alla Serbia. Si rifiuterà l’entrata del Kosova nell’Onu, ma non penso che Mosca possa utilizzare lo strumento economico o energetico per fare pressioni sull’Europa”.

Dello stesso avviso anche Vielmini, il quale ha però ammonito che “se le tensioni con la Russia dovessero proseguire anche in futuro allora c’è il pericolo che Mosca possa decidere di indirizzare le proprie esportazioni verso Paesi come Cina, India ed altri, la cui domanda di energia è in costante aumento. Per l’Europa si tratterebbe di un duro colpo”. Le dure parole utilizzate dal capo della diplomazia russa Sergey Lavrov, che ha parlato di “minaccia per la stabilità internazionale” sembrano dare credito a questa teoria.

News ITALIA PRESS

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