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Fra Ergenekon e Corte costituzionale: due Turchie a confronto
:::: 27 Ottobre 2008 :::: 17:13 T.U. :::: Analisi :::: Aldo Braccio

di Aldo Braccio*

Un’atmosfera tesa e carica di attese, due fronti contrapposti che comportano e incarnano due diversi e contrari percorsi geopolitici : questa la situazione della Turchia alla luce dell’inizio del processo Ergenekon e della pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale con cui la Suprema corte ha rigettato la richiesta di messa al bando dell’AKP, comminando però una pesante sanzione economica al partito del Primo ministro Erdoğan.
L’esistenza di “Ergenekon” è venuta alla luce nel 2007, con la scoperta di armi ed esplosivi e l’arresto di alcuni ex militari. L’inchiesta successiva ha portato alla ribalta una fitta rete di collegamenti tra militari, ex militari, politici e intellettuali, destinata a colpire il governo Erdoğan con attività terroristiche e azioni coperte tendenti a creare false piste “islamiche”.
Un commento in merito della britannica BBC riferisce di come molti turchi intravedano nel processo Ergenekon una tappa dello scontro in corso tra ambiente laico/nazionalista e governo a guida AKP : l’intervento del presidente del CHP (il partitodell’opposizione laica/kemalista), Deniz Baykal, proclamatosi “avvocato di Ergenekon”, rafforza indubbiamente tale idea. Baykal ha confermato il suo approccio ultralaicista paragonando l’epoca di Erdoğan a quella “di Hitler e di Stalin” (!) e riducendo il processo a una “macchinazione islamista”.
Sessant’anni di storia turca testimoniano in realtà la presenza dietro le quinte di un forte apparato militare – giudiziario ostile al potere politico e alla volontà popolare; colpi di Stato e provvedimenti di messa al bando di partiti politici sono spesso ricorsi secondo un criterio di normalizzazione laicista. Un’inchiesta del giornalista turco Can Dűndar documenta l’attività criminale svolta per decenni da quell’apparato che è poi confluito nell’attuale organizzazione Ergenekon : “Il problema sarà di indagare più in alto nelle attuali gerarchie militari – commenta Űmit Kardaş, un ex giudice militare – perché nessun ufficiale in servizio risulta inquisito. C’è un accordo sotto banco con il governo ? E’ probabile”.
Che ci siano quantomeno pressioni sul governo è certo, ed un esempio è dato dalla sentenza della Corte Costituzionale cui accennavamo all’inizio, sentenza ora pubblicamente accompagnata dall’esplicito “avvertimento” contenuto nelle motivazioni : “L’AKP è diventato il centro focale di attività antisecolari a causa della sua decisione di modificare alcuni articoli della Costituzione”, viene detto, con chiaro riferimento alla legge del Parlamento che escludeva il divieto di portare il velo tradizionale negli atenei – un emendamento alla Costituzione poi cancellato dalla Suprema corte. Sempre nelle motivazioni, dopo avere bollato di attività antilaiche – fra gli altri – il leader Erdoğan, il ministro dell’Educazione Çelik e l’ex Presidente del Parlamento Arinç, si indica in qualche modo una via d’uscita ai politici della maggioranza : essi non vengono posti al bando - bensì solamente colpiti finanziariamente - in ragione della loro apertura “verso la Comunità Europea”, e su questa strada dovrebbero continuare.
Anche noi siamo del tutto favorevoli a un avvicinamento tra Europa e Turchia, ma il messaggio della Corte sottende un altro ragionamento : guardare verso Occidente e cancellare la propria componente islamica, come passo fondamentale verso il riallineamento atlantico : un percorso geopolitico del tutto opposto alla prospettiva di dialogo – e non di scontro – fra le civiltà, e all’esercizio di una sovranità piena e incondizionata.

*Aldo Braccio, analista geopolitico e redattore di Eurasia, è esperto di questioni turche.

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