L’arresto di Karadzic: lo strano modo di Belgrado per entrare nell’Unione Europea di Andrei Fedyashin
Il Tribunale Penale Internazione per l’ex Jugoslavia (TPIJ) dell’Aja finalmente ha avuto un altro prigioniero di prima categoria: su garanzia dell’Aja, l’ex capo dei Serbi di Bosnia Radovan Karadzice è stato arrestato in Serbia.
Ci sono descrizioni contrastanti sulle circostanze del suo arresto: alcuni dicono sia stato arrestato a Belgrado la sera del 18 luglio, altri che sia stato catturato la sera del 21. Il suo avvocato sostiene che sia stato preso il 18, tenuto nel limbo senza alcun avviso di accuse, impedito nell’incontrare il suo difensore in violazione delle norme procedurali, e che di conseguenza il suo arresto sia illegale e che Karadzic dovrebbe essere rilasciato. Ma non è questo il punto. Quando avviene l’arresto di un personaggio di tale caratura, questo è cavillare circa i dettagli.
Similmente, le congetture che Karadzic possa essere processato in Serbia e non all’Aja sono vane. Per il nuovo governo filo-occidentale del Presidente Boris Tadic e del Primo Ministro Mirko Tsvetkovic, tenere Karadzic in Serbia non ha senso e può anche essere pericoloso.
Come tutti i maggiori protagonisti nel sanguinoso dramma decennale della disintegrazione della Jugoslavia, l’ex psicologo sessantatreenne, poeta e capo dei Serbi di Bosnia è una figura altamente polarizzante. Per la maggior parte dei Serbi di Bosnia e molti Serbi in Serbia egli è un eroe, un combattente coscienzioso per la terra ed i diritti dei Serbi. Per i musulmani di Bosnia ed i Croati egli è il diavolo incarnato le cui mani sono intrise di sangue. Richard Holbrooke, il diplomatico statunitense che elaborò gli accordi per porre fine alla guerra in Bosnia, apprendendo del suo arresto lo ha descritto come “l’Osama Bin Laden europeo”.
Qualcuno potrebbe chiedersi se le autorità serbe stiano facendo la cosa giusta, se esse siano filo-occidentali, filo-slave, veramente serbe o traditrici, ma lasciando da parte l’emotività, gli attuali Presidente e governo serbi non hanno altra scelta che consegnare Karadzic al TPIJ. Entrambi si sono dichiarati filo-europei durante le campagne elettorali, e non possono conquistare un accesso in Europa senza cooperare con il Tribunale nella cattura dei “furfanti”. Considerando la situazione dell’economia serba (per la quale sono in parte responsabili le incursioni della NATO), il futuro senza l’assistenza dell’Unione Europea appare arduo: un reietto politico ed economico tra ex fratelli e sorelle jugoslave che hanno già aderito o stanno aderendo all’Europa ed alla NATO. La Serbia non ha avuto nessuno cui appoggiarsi.
Dagli sviluppi in Serbia e Kosovo è abbondantemente chiaro che nessuno sta portando la Russia nei Balcani. E, ammettiamolo, la Russia stessa ha abbandonato la Jugoslavia e la Serbia così duramente (prima sotto Gorbaciov e poi sotto Eltsin) che pochi in Serbia possono seriamente confidare nel suo aiuto. Cosa è successo al famoso detto serbo “Dio è in cielo, la Russia sulla terra”? Ad ogni modo, i tempi stanno cambiando, e noi dovremmo essere più circospetti nel sostenere i nostri fratelli slavi Serbi.
Molte lance sono state spezzate e nervi tesi alle Nazioni Unite circa il sostegno del Kosovo, ma adesso Belgrado sta dando nuovamente il benvenuto agli ambasciatori di tutti i Paesi occidentali che hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Non dimostra più rancore nei loro confronti. Belgrado è sulla soglia dell’Unione Europea. Busserà anche alla porta della NATO. E’ solo una questione di tempo. La Russia si troverà ancora da sola con la sua posizione di principio a sostegno di interessi che non sono i nostri interessi. I principi sono tutti molto buoni purché essi nascano naturalmente, producano frutti e rendano la nostra posizione attraente… L’arresto di Karadzic è avvenuto in coincidenza con l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles dove era discussa la questione dell’ammissione all’Unione Europea della Serbia. L’UE ha condizionato l’ammissione alla cooperazione serba nel rintracciare e catturare Karadzic ed il suo capo militare, il comandante delle forze serbe in Bosnia Erzegovina, generale Ratko Mladic. E’ molto importante per le ambizioni europee della Serbia” ha detto Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. Il rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’UE, Javier Solana, ha espresso l’auspicio che dopo l’arresto il TPIJ apprezzasse la “piena collaborazione” di Belgrado e desse luce verde all’accordo chiave tra UE e Serbia. “Devo ancora parlare al procuratore del TPIJ, ma sono certo che egli confermerà la piena cooperazione”. Questo è uno strano scambio: un biglietto per l’Europa con un arresto.
Uno si chiede, comunque, perché i presunti crimini commessi da Karadzic sono stabiliti a priori, prima del processo. Karadzic è stato accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità nel 1995 (la guerra in Bosnia è durata dal 1992 al 1995), ed il mandato di arresto per lui è stato spiccato il 24 luglio 1996. Né Karadzic, né Milosevic, che morì mentre era in custodia del TPIJ nel 2006, erano angeli. Le guerre civili non producono angeli. Al contrario, i conflitti etnici fomentati artificialmente nei quali il proiettile è l’argomento definitivo sono sempre stati particolarmente brutali. Quando soltanto una parte è costantemente accusata di atrocità, sorge la questione, la Giustizia è veramente imparziale? I Serbi di Bosnia Erzegovina furono accusati di “separatismo” e per aver scatenato una guerra, ma alla fine la Bosnia ha dovuto essere divisa in parti musulmano-croata e serba.
Karadzic è accusato di aver organizzato ed incoraggiato la strage di musulmani a Srebrenica. Ma nessuno conosce esattamente quante persone morirono e se esse furono uccise là. I giornali occidentali citano diverse cifre: 6.000, 7.000, 8.000. Il cimitero memoriale di Srebrenica ha 2.907 tombe. Ciò è spaventoso. Il numero di rifugiati è atroce, oscillante tra 1 e 2 milioni. Il problema e la sfortuna del TPIJ è che trova veramente difficile ottenere testimoni. Esso non possiede nulla di simile alle istituzioni giuridiche nazionali, così utilizza i canali di informazione pubblica, non ultimi i rapporti degli organi di stampa. A proposito, l’atto di incriminazione di Karadzic non menziona mai la cifra delle vittime.
E’ un tipo veramente buffo di processo quello in cui qualcuno è dichiarato colpevole già dall’inizio. Molti degli accusati e perseguiti sono Serbi. I criminali delle altre nazionalità sono pochi e lontani. I Serbi contano per oltre il 90%.
Articolo originale pubblicato il 24 luglio 2008.
Traduzione di Federico Roberti
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