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Quello che il Dalai Lama non dice sul Tibet e sulla sua dottrina
:::: 22 Dicembre 2007 :::: 12:08 T.U. :::: Analisi :::: Elisabeth Martens

di Elisabeth Martens

Ecco le ragioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro che va contro delle idée che ci si è fatti sul Tibet, sulla sua storia e sulla sua religione: un numero crescente di amici ascoltava religiosamente i discorsi del Dalai Lama, diceva di simpatizzare per il Buddhismo tibetano e, contemporaneamente, aderiva alle tesi del movimento per l’indipendenza del Tibet. Al punto che io stessa – più sensibile alla questione tibetana perché ho abitato per tre anni in Cina e perché tengo dei corsi sul pensiero cinese – sono stata indotta a prendere posizione. Per questo, mi sono documentata e ho constatato che le informazioni disponibili, qui in Occidente, sulla storia del Tibet e del Buddismo nel Tibet sono sia distorte, sia inesistenti. Da qui, la mia ricerca. « Storia del Buddhismo tibetano, la Compassione dei Potenti », edizini L'Harmattan, collezione « Recherches asiatiques », 2007 ISBN : 978-2-296-04033-5, prezzo : 25,50


Testo della presentazione del libro


Il mio libro, risultato di questa ricerca, racconta la storia del Buddismo tibetano (di seguito nel testo: BT), dalla sua formazione fino alla sua scottante attualità. È diviso in tre parti distinte : primo piatto, piatto forte e dessert. Come un buon pranzo in famiglia, dopo il quale non resta che fare la siesta ! Niente paura : è scritto in uno stile allegro e con un pizzico di ironia, il che ne permette la digestione. Tuttavia si può leggerlo come tre piccoli libri, ognuno dei quali relatore di un’epoca del BT. Il primo piatto del nostro pranzetto familiare riguarda il periodo di gestazione del BT, dall’insegnamento del Buddha (VI secolo a.C.) alla formazione della scuola buddhista che, nel IX secolo d.C., si installa sull’Altopiano Tibetano: il Vajrayana o Veicolo tantrico o Tantrismo.

Dopo aver tratteggiato il Dharma (o « insegnamento del Buddha »), richiamo la scissione conosciuta dal Busshismo nel I secolo d.C. e le diverse vie dello Hinayana e del Mahayana (Piccolo e Grande Veicolo). Poi esamino rapidamente l’evoluzione del Mahayana in India con i suoi sentori induisti e la nascita del Vajrayana nel VI d.C.

Mi soffermo un po’ di più a raccontare l’entrata del Mahayana in Cina, la sua utilizzazione politica durante l’esplosione dell’Impero cinese e le questioni che il Buddismo ha posto al pensiero cinese. Quest’ultimo, non pensando al di fuori del mondo fisico e temporale, limitato e duale, che è il nostro, non è pronto ad intendere il messaggio di liberazione del Dharma per la Cina, che la sofferenza (la « dukkha » del Buddhismo) è l’altra faccia del benessere e che chi non conosce l’una non può godere dell’altro. Questo non impedisce che l’arrivo del Busshismo in Cina ponga quest’ultima ai piedi del suo muro filosofico: « trascendenza o immanenza ? », la questione viene posta chiaramente. La Cina, dopo un millennio di influenza buddista, opta risolutamente per la dialettica e il Relativismo. Come potete constatare, ho approfittato di questa primas parte per porre delle questioni filosofiche ed esistenziali : che cos’è una religione ? come distinguerla da una filosofia ? non è una religione anche l’insegnamento del Buddha, malgrado quello che dicono attualmente i suoi adepti ? qual è il ruolo delle religioni nella vita psicologica degli esseri umani ? qual è il loro ruolo nell’evoluzione di una società ? le religioni sono ancora necessarie ? non si può fare a meno della religione nello sviluppare il nostro lato spirituale? etc. Altrettante domande sulle quali mi soffermo, senza dubbio per mettere in chiaro le mie idee, ben sapendo che tali questioni toccano la maggior parte di noi. Dunque, questa prima parte del mio libro è scritta come un saggio. La seconda è il « piatto consistente », quello forte.

Si tratta della storia del Buddhismo in Tibet, dal suo arrivo (verso il VI secolo d.C.) alla sua pratica attuale, in Tibet. Per affrontare questa parte della storia, voglio traccirne il camovaccio : come si chiamava il « Tibet » prima dell’arrivo del Buddhismo ? La geografia dell’Altopiano spiega come degli esseri umani siamo arrivati così in alto e così lontano da tutto, in regioni che sono divenute inospitali, mentre non lo erano quando i primi venuti vi si erano installati. Chi erano queste persone, da dove venivano ? Ci accorgiamo che quello che chiamiano il « popolo tibetano », sono delle popolazioni composite : le une provenienti da Ovest (Asia centrale), le altre da Sud-Ovest (vallé dell’Indo), o da Sud-Est (territori delle foreste birmane), da Est (valle dello Yangzi) e da Nord (valle del Fiume Giallo). Questa diversità etnica è visibile ancor oggi : da una valle all’altra, l'architettura delle case, I vestiti e anche la lingua, sono talvolta differenti. Da questo fatto, prima dell’arrivo del Buddhismo che, in Tibet, serve da cemento culturale e politico, l’Altopiano tibetano è solcato da popolazioni di credenze e culture nettamente più variegate. I loro culti sono animistici ed influenzati da una religione venuta, sembra, da Occidente (Asia centrale) : il Bön. Dal IV secolo a.C., esiste sì un piccolo regno tibetano nella valle centrale dello Yarlong (o Brahmaputre) con la dinastia dei Tubo, ma è solo nel VII secolo d.C. che il re SongTsen Gampo decide di ingrandire il suo territorio. Come farà il celebre Gengis Khan, il re riunisce le diverse popolazioni dell’Altopiano in vista di attaccare il suo potente vicino, la Cina dei Tang. È lì che tutto ha inizio : la Cina respinge i Tibetani, poi l’imperatore dei Tang offre sua figlia in sposa al re tibetano. Questa prima alleanza tra la Cina e il Tibet permette al Buddismo (scuola cinese del JingTu) di entrare alla corte reale del Tibet, dove per qualche secolo vi resta confinato. Nel IX, la dinastia Tubo si sfalda e precipita i Tibetani nell’instabilità politica; questo fino all’arruvio dei Mongoli (XIII secolo). In questo periodo, nell’XI secolo, il Nord dell’India è assalito da ondate musulmane. Ora, proprio nel Nord dell’India si trovano le più importanti scuole del Tantrismo (o Vajrayana, formatosi in India verso il VI d.C.). Sotto l’assalto dei Musulmani, I maestri tantrici fuggono dall’India e si rifugiano dall’altro lato delle montagne dell’Himalaya : in un Tibet senza fede né legge. Il Buddhismo, in versione tantrica, conosce allora nel Tibet un’autentica esplosione : I maestri importano I testi sacri e li fanno tradurre in tibetano (la cui scrittura è simile al sanscrito), le comunità tantriche si moltiplicano velocemente, le scuole si suddividono in numerose sotto-entità, le cui ultime nate (nel XIV secolo) sono le più note: i Berretti Gialli. Le popolazioni tibetane, fino ad allora sottoposte alla benevolenza dei signori e alle rivalità tra le grandi famiglie della nobiltà tibetana, si convertono in massa al Buddismo e si mettono al servizio delle comunità tantriche: la struttura ecclesiastica del Tantrismo apporta loro sicurezza e stabilità.

In questo modo, il Buddismo permette di instaurare nel Tibet una società feudale. Il potere è diviso tra la nobiltà tibetana e le comunità buddiste, più del 90% della popolazione viene posto in servitù. Si tratta di un sistema ben oliato che durerà fino alla metà del XX secolo, per la felicità e il piacere di pochi (nobiltà e autorità tantriche) e a detrimento della schiacciante maggioranza (servi e schiavi). L'arrivo dei Mongoli nel XIII secolo non fa che confortare la struttura feudale del Tibet ; i Mongoli fanno del Tibet un annesso del loro Impero cinese. I Manciù che controllano l’Impero cinese dal XVII al XIX secolo dividono la Cina in 18 province ; da allora, il Tibet è una delle 18 province cinesi.

Alla fine del XIX secolo, la Cina attraverso concessioni successive e sempre più ridicole, si vende alle potenze occidentali. Il Tibet che, grazie alla forza del suo potere ecclesiastico, ha ammassato grandi ricchezze, è agognato dagli Inglesi: i luoghi di villeggiatura privilegiati dai lord britannici durante la stagione dei monsoni - Darjeeling, Kalimpong, il Sikkim, etc. – sono altrettante regioni dove finiscono le carovane della lana e del sale provenienti dal Tibet. Constatando l’avido interesse degli Zar russi per l’Altopianio, gli Inglesi non perdono tempo : iinvadono il Tibet, vi si installano e aprono dei punti commerciali.

Arricciandosi i baffi, giocano a bridge e a tennis di fronte al palazzo d’estate del XIII Dalai Lama, principale autorità tibetana dell’epoca, senza omettere di invitarlo ad una partita di badminton. Il grande Lama si agita : Manciù, Russi, Inglesi e anche Giapponesi si presentano all’ingresso di casa sua e si destreggiano nei corridoi del Potala. « L'accordo di Simla », firmato nel 1913, segna in realtà il disaccordo tra la Cina,il Tibet e l’Inghilterra : la Cina non cede il Tibet all’Inghilterra, il Tibet rimane cinese ; più tardi, le Nazioni Unite approveranno.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, sul Tetto del Mondo gli Inglesi sono sostituiti dagli Americani e le partite di bridge dalle scatole di biscotti all’olio di arachidi, offerte dal presidente Roosevelt. Stavolta, il giovane XIV Dalai Lama è assillato, da una parte dalla Cina comunista che gli fa balenare di fronte lo sviluppo economico del Tibet e una relativa autonomia nelle prese di decisione di politica interna al Tibet e, dall’altra, dagli Stati Uniti che gli promettono una sicurezza finanziaria e logistica ed una completa indipendenza in un futuro da determinarsi. Tutto sommato, egli preferisce i biscotti, anche se all’olio di arachidi. Nel 1959, prende le sue cose e se ne va con i suoi tamburi e le sue trombe, più qualche tappetino, non si sa mai se cominciano a levitare.



Quello che il Buddismo è divenuto nel Tibet.

Dopo la partenza del Dalai Lama, qual è stata la sua evoluzione, quali i suoi periodi difficili, la sua ricostruzione, la ripresa di interesse della Cina per il BT: tutto questo è riportato nel finale della seconda parte del libro. L’avrete capito, questo secondo capitolo è uno studio storico, frutto di un lungo lavoro di documentazione. Ho voluto scrivere questa parte, più ardua per il lettore, in uno stile naturale e che lascia trasparire una progressione nel racconto.

Il dessert, come tutti i grandi desserts, fa piombare dapprima l’assise in un profondo silenzio, in un raccoglimento quasi meditativo, misto ade un certo disagio, per esplodere poi in una matta risata generale e concludersi in un comunicativo buonumore. In breve, nell’ultimo capitolo mi sono molto divertita, e a ragione : derisione e autoderisione sono stati I fili conduttori di questo pamphlet. Esso segue lo strano percorso conosciuto dal BT in Occidente. Nel XIX secolo, esso viene accolto con fervore da Helena Blavatsky, figlia di un colonnello zarista ed entrata in contatto con dei maestri tantrici fin dalla giovane età. Grazie alle sue attente cure, il riti del BT servono, tras altre pratiche esoteriche, a calmare i tumori della borghesia di fronte al montante Socialismo.

I successori della scuola di Teosofia fondata dalla Blavatsky altro non sono che le numerose nebulose della New Age che, dall’inizio del XX secolo, difendonno le tesi più « réazionarie » : nostalgia delle epoche passate, ritorno verso la terra-madre, culto della razza pura e delle radici ariane nascoste nei recessi dell'Himalaya. Un linguaggio che l’ideologia nazista non fatica a recuperare prima e durante la Seconda Guerra mondiale.

Per il Dalai Lama che sbarca in Europa alla fine degli anni 70, è meglio mettere nel dimenticatoio questo passato recente. Con l’aiuto dei suoi generosi sponsor statunitensi, egli si muove con intelligenza e pazienza : da 50 anni (mezzo secolo !), la stessa storia del povero re-dio decaduto dal suo trono a causa dell’orribile diavolo rosso dalla coda biforcuta, ci viene servita al Mac Donald dei miti moderni, risvegliando in noi il medesimo archetipo del buon padre di famiglia che acquista la sua libertà e quella del suo clan grazie all’esilio e alla sofferenza, gli stessi cliché come la tolleranza, la compassione, il distacco, che sarebbero le qualità innate del BT, lo stesso diniego sistematico della storia del Tibet, in breve, la stessa mancanza di discernimento tipica di quando si tratta dellla questione tibetana. Eppire, quando ci si chiedono le ragioni che hanno spinto gli Stati Uniti a fare un tal caso del loro « cittadino modello » (il Dalai Lama ha ricevuto dalle mani di G.W.Bush, la medaglia d’oro di miglior cittadino americano, proprio mentre si teneva il congresso quinquennale del PCC !), la risposta è chiara : all’indomani della « Grande Guerra », egli è un’immagine ideale per sostenere la lotta contro il comunismo cinese. Poi, sull’ondata della guerra del Vietnam e del movimento hippie, il Dalai Lama mette il suo impegno in un « rurorno alle origini del Buddhismo », ripulendo il BT dal suo aspetto esoterico e «filosofizzandolo» (dopo, da noi, si dirà il Buddismo non è una religione, ma una filosofia). Questo permette ai semi borghesi intellettuali e post-sessantottini, quali noi saamo, di non credere più « stupidamente » in Dio, ma di aderire al nuovo « ateismo che abbraccia l’assoluto ». In più, il Buddismo, nella sua versione dalaista, non chiede un impegno, cosa perfettamente conveniente per il nostro egoismo.

So tratta di una fase delicata nell’operazione di seduzione intrapresa dal BT sull’Occidente intellettuale, ma è un successo, coronato da un premio Nobel assegnato al grande Dalai nell'89, poco dopo gli avvenimenti di Piazza TianAnMen e la caduta del Muro di Berlino ! Un successo totale per il Dalai Lama, a tal punto che attualmente una larga maggioranza della sinistra intellettuale, anche di quella che si dice « progressista » o, ancor più, quella che si dice « ecologista » e pure in accordo con la destra (della quale non si può dire veramente che sia intellettuale) aderisce senza riserve ai suoi discorsi. Ma se il Dalai Lama si mette iin tasca « l'Occidente pensante » utilizzando la propria religione, è solo per servire meglio i disegni degli Stati Uniti : rendere fragile la Cina, destabilizzarla dall’interno attraverso i nostri incessanti attacchi del « politicamente corretto », mentre le truppe americane installano le loro basi militari tutt’intorno alle frontiere cinesi.



INDICE degli ARGOMENTI



Introduzione



Capitolo 1 : il Buddhismo prima del suo ingresso nel Tibet



1.1. L'insegnamento originale del Buddha, il Dharma. Siddharta Gautama, il Buddha storico. La Trascendenza buddhista : un Aldilà della sofferenza. Alcune originalità della riflessione del Buddha. « Le Quattro Nobili Verità e il Sentiero degli Otto Diramazioni, ». Il karma e la legge di « Causa a Effetto »



1.2. Il Buddismo del Grande Veicolo, il Mahayana. Scisma fatale nella comunità buddista (I secolo a.C.). Il Piccolo Veicolo si dirige verso l’Asia del Sud-Est. Il Grande Veicolo apre le sue porte all’esoterismo. Il Principio di Vacuità, fondamento delle scuole del Grande Veicolo. Scuole della « Via del Mezzo » e della « Pratica dello Yoga ». La Vacuità buddista e la fisica quantica. Convergenze tra Buddismo, Taoismo e Relativismo. Divergenze tra pensiero buddista e cinese. Da dove ci arriva il pensiero della Trascendenza ? La poesia del « sentimento oceanico ». Modello cinese di adozione della nostra condizione umana. In India come in Cina, si moltiplica il pantheon mahayanista. Il Tantrismo o Vajrayana, ultimo sussulto buddista. « Sperimentare » : Via tantrica verso il Risveglio. Il Tantrismo : paradiso perduto o inferno ritrovato ?. Fusione tantrica tra maestro e discepolo. Le divinità tantriche si accoppiano alla loro shakti. Dove dunque si nasconde Siddhârta Gautama ?



1.3. Espansione del Grande Veicolo in Cina. Contesto della Cina al momento dell’arrivo del Buddhismo (I secolo d.C.). L'entrata del Buddhimo in Cina passa quasi inosservata. Ideologia degli Han al tempo dell’arrivo del Buddismo. Il pensiero solistico degli Han, fonte di ispirazione per il Tantrismo ? Alla ricerca dell’unità perduta o accettazione delle nostre dualità ? Il Buddismo s’installa in Cina grazie alla sua confusione con il Taoismo. Il Buddismo, pacificatore di popolazioni del Nord della Cina (III-Vi secolo d.C.). Lo JingTu, la più popolare scuola buddista in Cina. La scuola del Vuoto, ma di quale « vuoto » si tratta ?

Nel Sud, le opinioni sono divise tra « gradualisti » e « subitisti ».. Indianizzazione del Buddhismo cinese e nascita del Tantrismo in India. Durante il periodo Tang (VII-IX secolo) : apogeo del Buddhismo cinese e contatto con il Tibet. Prima repressione del Buddhismo in Cina : l'editto imperiale dell’845. Il MiZong, o « la scuola del Mistero », raggiunge il Tibet



Capitolo 2 : Storia del Buddhismo nel Tibet



2.1. Paesaggi del Tibet prima dell’arrivo del Buddismo. L’Altopiano tibetano tra deserti, precipizi e altri mostri sacri. Il Bön, religione autoctona del Tibet. Prima fase del Bön, riflesso di una società tribale e matriarcale . Poligamia e demografia, daal’antico Tibet al Tibet moderno. Seconda fase del Bön, nascita di una dottrina influenzata dall’Induismo.

Lo yungdrung, o swastika, emblema del Bön



2.2. Fase d’impianto del Buddhismo nel Tibet (VII-IX secolo). Il Buddhismo cinese al servizio delle ambizioni di Songtsen Gampo, re dei Tubo. Le conquiste dei Tubo producono un cambiamento di struttura sociale. Il Buddismo, catalizzatore del patriarcato tibetano. Padmasambhava, maestro tantrico indiano, diviene il padre del Buddismo tibetano. rima scuola del Buddismo tibetano : la scuola dei Nyingmapa. Terza fase del Bön e sua divisione in bianco, nero e zebrato. Fine del regno dei Tubo e prime persecuzioni buddhiste



2.3. Rinascita del Buddhismo tibetano (IX-XI secolo). Il Buddhismo tibetano si reinstalla un po’ alla volta sull’Aktopiano. Fioritura di nuove scuole : Sakyapa, Kagyupa, Kadamp, etc.

Il tantra di Kalachakra o del « Maestro della Ruota del Tempo. ». Il Regno di Shambala : mito o realtà ? Il Kalachakra rivendica la sua autenticità. L'Islam, principale nemico del Buddismo tibetano. Quali sono gli altri nemici della « Buona Dottrina » ? Il rituale del Kalachakra apertura alla pace nel mondo ? Il Tibet, lo scrigno prezioso dei tre Veicoli. La popolazione del Tibet subisce I tormenti del Kalachakra



2.4. Espansione del Buddhismo tibetano (XII-XIII secolo). La dinastia mongolo degli Yuan annette il Tibet àll'Impero cinese. I Mongoli si convertono al Buddhismo tibetano. Fagpa Rinpotché nominato « precettore imperiale del Tibet ». La storia del « Bardo Thödol », il « Libro tibetano dei morti ». Il Bardo Thödol all'occidentale. Il Buddhismo tibetano si estende nelle steppe mongole.



2.5. La riforma del Buddismo tibetano (XIV-XV secolo). Tsongkapa, riformatore del Buddhismo tibetano e fondatore dei Berretti Gialli. Ritorno ad un « Gradualismo » moderato per la scuola dei Berretti Gialli. Le tre fasi della Via del Mezzo. Mantra, mudra, mandala : vie sacre di realizzazione. La piccola porta del fondo : via del dubbio berso la Realizzazione. Il folgorante successo dei Berretti Gialli. Gerarchia e disciplina tra I Berretti Gialli. Il sistema dei « tulkus » assicura la successione e il mantenimento dei beni



2.6. Il regno dei primi dodici Dalai Lama (XV-XIX secolo). Il titolo onorifico di « Dalai Lama » è conferito da Altan Khan. Guerra civile tra scuole buddhiste : il massacro di Drepung

Costruzione del palazzo del Potala sotto il regno del Grande Quinto. La dinastia manciù dei Qing (1644-1911) pone il Tibet sotto il suo controllo. La compagnia di Gesù incontra il Buddismo tibetano. Guerra civile per un Oceano di Saggezza : secondo massacro di Drepung. La fondazione del « kashag », assemblea governativa tibetana. I Manciù tracciano le frontiere della provincia tibetana. Codice civile tibetano decretato dai Manciù

Dall’VIII al XII Dalai Lama : un secolo mortale per i Dalai !. Nel XIX secolo il Buddismo tibetano deve venire a patti con l’Impero britannico. La Russia degli Zar contaminata dal tantra di Kalachakra



2.7. Il Buddhismo tibetano sotto influenza occidentale (XIX-XX secolo). Pericolosi slalom per il Grande Tredicesimo ! Una richiesta d’indipendenza del Tibet avanzata dal XIII Dalai Lama. Quale modernizzazione per quale Tibet ? L'eredità spirituale e temporale del Grande Tredicesimo. Il Buddhismmo tibetano si allea all’imperialismo nipponico. Nel 1940, intronazione del XIV Dalai Lama



2.8. Il Buddhismo tibetano sotto la bandiera cineses (XX-XXI secolo). Nel 1951, l'Esercito Popolare cinese arriva a Lhasa. Un inizio di regno difficile per il XIV Dalai Lama. Il XIV Dalai Lama : « semi-buddhista, semi-marxista » ? Guerrieri del Buddha, soldati della liberazione e agenti della CIA sul Tetto del Mondo. L'organizzazione della resistenza tibetana è sostenuta dalla CIA. Esilio del Dalai Lama: forzato o volontario ? Dharamsala, centro nevralgico del movimento per l’indipendenza del Tibet. Quale democrazia a Dharamsala ? La prima cantonata della Cina : l'Arunashal-pradesh. La Rivoluzione Culturale che cosa ebbe di « culturale » ? Buddhismo o marxismo : rischio di slitamento degli « ismi ». Un grave errore del PCC : aver voluto sradicare le religioni. Resurrezione del Buddhismo tibetano sull’Altopiano a partire dagli anni 80. Le rivolte del 1987 e 1988 a Lhasa. Miglioramento del livello di vita per I Tibetani. Sua santità il Dalai Lama, premio Nobel per la Pace. Un nuovo obiettivo per il Dalai Lama : riportare il Buddismo in Cina

L'accerchiamento della Cina da parte degli USA. La risposta della Cina. Libertà di religione nella Repubblica Popolare di Cina ? e il FaLunGong ?



Capitolo 3 : Il Buddismo tibetano in Occidente



3.1. Il Tibet, un mito nato in Occidente. Alcune caratteristiche del Buddismo che favoriscono il suo impianto. Contesto ideologico dell’Europa al tempo dell’arrivo del Buddismo tibetano (XIX secolo). Il tramite : Helena Blavasky, una stella tra gli Zar. La Società teosofica in marcia contro il Materialismo. Fine del XIX secolo, I turisti non sono i benvenuti sul Tetto del Mondo . Da Alexandra David-Neel a Lobsang Rampa, figlio di un idraulico inglese. C.G. Jung e R. Wilhelm, una speranza per l’orientalismo. Deux dissidents de la Théosophie : Krishnamurti et Steiner. Il Grande Fratello sorveglia le falassie dell’Acquario. René Guénon : la « Tradizione universale » viene dal Tibet ! Julius Evola o il Buddhismo tibetano al servizio del nazionalsocialismo. L'Ahnenerbe in viaggio iniziatico nel paese di Sgambala. «.e se il Dalai Lama divenisse un criminale di guerra ! », dice il Dalai Lama. Il mito della « buona guerra », versione zen. « La sciabola che dà la vita » : un’espressione di D.T. Suzuki. Il Buddismo al servizio della Guerra Fredda. Golden sixties e beatnik : « let it be ! » Durckheim et Herrigel, due costruttori di ego



3.2. Utilizzo post-moderno del mito tibetano. La Buona Dottrina s'impianta nel cuore del nostro « materialismo spirituale ». Chogyam Trungpa, precorsore dell’ondata dadaista. La Francia, paese d0accoglienza del Buddhismo tibetano in Europa. Le cattive frequentazioni del Dalai Lama Una frattura intellettuale necessaria al Risveglio. Dal genocidio etnico al genocidio culturale. Bio all’ultima moda, BT-light o dalaisti convinti : di quale sinistrasi tratta ? 1989, l'anno di tutti i pericoli e della nascita d'Arte. Le « amabili stupidaggini » del Dalai Lama. Ci vuole un ego oltre misura per aderire al Dharma. Il Buddismo tibetano gioca la carta del « ritorno alle origini ». Buddhismo e Cristianesimo : due religioni di salvezza. I dialoghi interreligiosi : un’internazionale contro il relativismo.



3.3. Critica dell’attuale buddhomania. Fenomenologia buddista e psicanalisi. Il Buddismo tibetano alla conquista del mondo scientifico. I pensieri positivi del Buddhismo tibetano. Il disegno intelligente del Dalai Lama. Il buddhismo tibetano al cuore delle nostre scuole primarie. Buddhismo tibetano e impegno sociale. « Autocambiarsi per cambiare il mondo »

Il Buddhismo tibetano non è un’eccezione sul mercato delle religioni. Trascendenza e concorrenza in terra buddista. Il marketing del Buddhismo tibetano



Conclusione



Bibliografia



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