di Alessandro Lattanzio * L'eliminazione di Benazir Bhutto non è una covert operation, a mio parere, attuata dagli anglosionstatunitensi. Tutt'altro. Come si evince dallo straordinario starnazzamento dei necon, statunitensi o nostrani, la Bhutto era l'unica carta rimasta alle centrali metropolitane atlantiste. Londra e Washington avevano puntato tutto su di lei. Sarebbe stato da suicidi eliminare la propria pedina, l'unica esistente tra Bangkok e Baghdad (il Dalai Lama non vale niente da quelle parti, semmai presso i club d'alto bordo del jetset occidentale.) In realtà, Benazir Bhutto ha fatto la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Il 'vaso di coccio', proprio perché tale, si era affidata alle cure dei servizi atlantisti e sionisti. Probabilmente lo spostamento di truppe speciali statunitensi (e credo non solo USA), era correlato alla campagna elettorale organizzata dal partito della Bhutto. Insomma, è probabile che in vista delle elezioni dell'otto gennaio, Washington, Londra, Tel Aviv e il clan Bhutto, avessero preparato una 'rivoluzione colorata'; da inscenare nella probabile sconfitta elettorale. Le masse del Partito del Popolo del Pakistan, cioè i clientes del Clan Bhutto, avrebbero costituito la massa di manovra e linnesco della rivolta pilotata. E la presenza dei militari delle SOF (Special Operation Forces) USA, avrebbe garantito la protezione dei vertici delloperazione, e la possibilità di una buona riuscita della stessa. Non si può dimostrare una cosa del genere, almeno prima che accada, ma è consigliabile fare congetture; non si rischia di cadere nella confusione o nelle trappole mediatiche (come dimostra il ruolo dei mass media in Italia). Vediamo ora i vasi di ferro. Il primo, senza dubbio, è il Generale Perwez Musharraf. Ora egli viene indicato come fantoccio degli USA, posto a capo della colonia degli states, chiamata Pakistan. Bene. Male. Proprio questo attentato, dimostra che il Pakistan è tuttaltro che una colonia yankee. Come lo dimostra anche il fatto che Washongton abbia elargito miliardi di dollari, praticamente a fondo perduto, per far combattere ai pakistani una guerra che non vogliono combattere e che, soprattutto, non combattono. Loperazione di marketing sulla Bhutto, aveva anche lo scopo di prendere il controllo dei vertici militari, eliminare ed emarginare i componenti dellintelligence inaffidabili per lasse atlanista-sionista, smantellare lunico arsenale nucleare islamico esistente. Ma, e qui risiede, probabilmente, la chiave dellattentato, il vero obiettivo delloperazione pakistana, era quello di incunearsi tra le potenze continentali eurasiatiche (Russia, Cina, India). La solita storia. Inoltre, un eventuale governo Bhutto, avrebbe ripreso quella campagna antiraniana, attuata da un fantomatico Fronte per la Liberazione del Baluchistan che operava dal territorio del Baluchistan pakistano. Tale campagna terroristica, attuata con lappoggio dellintelligence e delle forze speciali USA (vedi appunto sopra), aveva prodotto diverse decine di vittime tra gli iraniani. Musharraf, a quanto pare, negli ultimi tempi ha bloccato tale operazione, Difatti, diversi membri della guerriglia baluchi, avevano ricominciato a sparare anche sui soldati e i poliziotti pakistani. Al solito, il comportamento del Pentagono, di Langley e di Tel Aviv, avevano riacutizzato una tensione interna, interetnica, che in precedenza si era attenuata. Questa era una spina nel fianco che il vaso di ferro non poteva accettare. Già bastava e avanzava la Guerra al Terrorismo, condotta nel Waziristan e nei Territori del NordOvest, che lamministrazione Cheney aveva imposto ad Islamabad. Tale guerra interna, condotta anche contro i territori pasthun dellAfganistan, che i vertici militar-strategici pakistani ritengono appartenere alla Repubblica di Islamabad, ha provocato risentimenti e aspra ostilità verso Washington e i suoi alleati locali. E qui entra il secondo vaso di ferro, ovvero la corrente pan-islamica (o meglio, panPakistana) delle forze armate e della comunità dellintelligence (ISI) pakistane. Tali forze possiedono una loro strategia e una loro condotta operativa di lungo periodo. E, soprattutto, hanno due potenti alleati. I Taliban, in Afghanistan, loro creature, e la Repubblica Popolare Cinese, con cui sono in rapporti strettissimi, almeno dal 1962, dal tempo della Guerra Himalayana tra India e Cina Popolare. E qui entra, come si è accennato, la chiave dellattentato. Tale chiave si chiama Oleogasdotto dellAmicizia. Il favoloso progetto di trasportare energia dai giacimenti di gas e di petrolio iraniani, e alimentare i motori economici globali cinese e indiano (la famosa Cindia). Oleogasdotto, vena giugulare vera e propria delleconomia eurasiatica, che deve passare per il territorio del Pakistan. Insomma, un grandioso progetto con cui quattro importanti capitali eurasiatiche, avrebbe instaurato e garantito lindipendenza energetica. Un obiettivo strategico di lungo periodo. Una vera e propria arma assoluta, puntata verso il traballante (e perciò pericoloso) dominio mondiale statunitense. Uno scudo ben più efficace dello scudo antimissile vaneggiato, da oltre un quarto di secolo, da Washington. Con tale pipeline, Beijing e New Delhi blinderanno il loro predominio economico-produttivo, che volge verso il dominio nel campo bancario-finanziario (Si pensi allinterventismo cinese in Africa). Mentre Tehran e Islambad potranno dedicare maggiori risorse allo sviluppo delle proprie economie (La centrale di Bushehr e il porto-centro siderurgico di Gwadar). Ora si pensi, cosa sarebbe accaduto a questo programma di integrazione energetica continentale, se un governo amico delloccidente si fosse installato ad Islamabad? Esso sarebbe stato ostacolato, sabotato o perfino bloccato. Probabilmente. La corrente islamista-militarista dellISI, perciò, se ha agito, lo ha fatto su mandato preciso: e cioè i vertici politico-economici-strategici pakistani con, quantomeno, lassenso cinese, indiano e iraniano. In effetti si può ritenere che leliminazione di Benazir Bhutto, sia una operazione di attacco preventivo, tanto strombazzato e applicato, malamente, dagli USA e soci. Ma questa volta volto contro limpero statunitense; a ulteriore dimostrazione del suo declino. Il terzo vaso di ferro, è senza dubbio Nawaz Sharif, laltro grande oppositore di Musharraf. Ma al contrario della Bhutto, che era espressione della borghesia compradora, legata strettamente al capitale anglostatunitense, Sharif rappresenta la borghesia imprenditoriale e nazionalista del Pakistan. Lo dimostra, tra laltro la grande amicizia che lo lega al padre della bomba atomica pakistana, Abdul Qadeer Khan. Luomo fatto arrestare da Musharraf, su pressione degli USA, che laccusavano di aver diffuso la conoscenza della tecnologia nucleare presso parecchi paesi del Terzo Mondo. Ma Musharraf, patriota, ha poi subito concesso il perdono allo scienziato atomico. Comunque, Sharif ha stretti legami non solo con la borghesia pakistana, ma anche con fazioni del vertice politico-militare e della comunità dintelligence di Islamabad. Non è un caso che, al contrario della Bhutto, Sharif abbia contrattato il rientro in patria, garantendosi una rete di protezione contro spiacevoli sorprese. Mentre la Bhutto è stata gettata allo sbaraglio dai centri dinteresse anglosionstatuntensi, che vedendo sparire la loro influenza nellAsia meridionale, e nel blocco continentale eurasiatico i generale, cercano di abbozzare, in modi sempre più raffazzonati, una risposta qualsiasi allavanzata dei giganti dellAsia. Senza badare più al prezzo che potrebbe costare alle loro pedine. Avevo scritto, allinizio di questanno, che il 2007 sarebbe stato un anno di mutamenti strategici; lassassinio della Bhutto conferma questa previsione. Il 2008 sarà un anno di svolta degli equilibri mondiali? Tutto lo fa credere.
Catania, 29 dicembre 2007 * Alessandro Lattanzio è redattore di Eurasia, esperto di questioni militari e animatore dei siti: http://www.aurora03.da.ru/ http://sitoaurora.altervista.org/ http://xoomer.virgilio.it/aurorafile Ha pubblicato "Terrorismo sintetico", Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 2007.
|