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Date: June 23rd 2012

Gentile Lettore,
di seguito il sommario degli aggiornamenti della Rivista "Eurasia" di questa settimana (dal 16 al 23 Giugno 2012):
 
 
 
 
INDICE
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
È attualmente disponibile in libreria l'ultimo numero (2/2012) di "Eurasia" (XXV), "Il Mediterraneo tra l'Eurasia e l'Occidente"
 
ULTIME USCITE
 
Alessando Lattanzio, Libia: campo di battaglia tra Occidente ed EurasiaAnteo Edizioni
La guerra di rapina contro la Libia, è solo un episodio della guerra occidentale contro l’Africa.  L’aggressione e l’invasione alla Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya di Libia, è stata presentata quale “spontanea” rivoluzione dei “giovani democratici” desiderosi di realizzare il sogno liberale e pseudo-rivoluzionario in terra libica. Nulla è più lontano dalla verità dei fatti di una simili interpretazione, peraltro presentata da una prospettiva esclusivamente occidentale. La Libia, il suo popolo e il suo leader Muammar Gheddafi, sono vittime dello scontro geopolitico e geostrategico che ha caratterizzato l’epoca unipolare e che sta caratterizzando questa fase di transizione verso un’epoca multipolare. 
 
Il crollo dell’Unione Sovietica ha permesso a Washington di instaurare un assetto geopolitico unipolare incardinato sugli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo, i centri decisionali statunitensi hanno escogitato e messo in atto una strategia “mondialista” volta ad omologare tutti i popoli che abitano il pianeta ai principi del nuovo ordine mondiale. Tale strategia si è dispiegata sul piano economico attraverso l’espansione coatta del libero mercato, su quello geopolitico con l’occidentalizzazione del mondo e su quello militare con la riconfigurazione ed espansione verso est della NATO. Questo libro indaga i passaggi fondamentali che caratterizzano questa “parabola” unipolare statunitense, che ha conosciuto la propria fase ascendente e il proprio picco nel corso degli anni ’90, per poi intraprendere una discesa progressiva che non pare ancora essersi conclusa. Ne emerge uno scenario molto distante dalle raffigurazioni ufficiali, che vede numerosi attori emergenti implementare piani che mirano ad alterare i rapporti di forza internazionali e a ridefinire l’assetto mondiale, in cui l’avvento del multipolarismo comporterà la conclusione della breve e turbolenta “parabola” statunitense.
 
Andrea Fais, L'Aquila della Steppa. Volti e prospettive del Kazakistan, Edizioni all'insegna del Veltro
Ad oltre venti anni dall’indipendenza, il Kazakistan è diventato un attore di primo piano nello scacchiere internazionale. Il percorso cominciato nel 1992, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, era denso di insidie e pericoli che avrebbero potuto esporre irreversibilmente la giovane repubblica guidata da Nursultan Nazarbaev ai rischi della speculazione e della disintegrazione sociale e politica. Eppure, attraverso un programma ambizioso e lungimirante, frutto di un’abile combinazione tra statalismo e ponderata apertura ai mercati internazionali, l’economia kazaka è riemersa dalla crisi, facendo prezioso tesoro di tutte le lezioni storiche del passato, custodite dalla leggendaria Via della Seta.
 

 
 
 
 
 
 
 
Venerdì 8 giugno a Perugia, come preannunciato, si è svolta la conferenza di presentazione del nuovo numero della Rivista di studi geopolitici Eurasia, dedicato al Mediterraneo. Nello scenario della Sala ex Giunta di Palazzo dei Priori, è andato così in archivio un incontro che ha registrato un notevole afflusso di pubblico interessato che è potuto entrare in contatto per la prima volta con la realtà redazionale per conoscerne le tematiche di punta e le caratteristiche editoriali.
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Che la cosiddetta "primavera araba" si stia rivelando, come molti seri e disincantati analisti temevano, una pessima stagione per gli arabi (e non solo per loro), pare difficile negarlo, tanto che  alcuni non esitano ormai a definirla un "inverno arabo". In effetti, perfino in Tunisia ed in Egitto si sta delineando una situazione politica assai diversa da quella che, fino a pochi mesi fa, si poteva immaginare, tenendo conto dei motivi che avevano spinto gran parte della popolazione di questi  Paesi a rivoltarsi contro due tra i più corrotti e inetti regimi del mondo arabo...

In un contesto di crisi internazionale, dove le politiche protezionistiche sono all'ordine del giorno, la firma di un Accordo di Libero Scambio sembrerebbe andare contro corrente - soprattutto quando tra le parti ci sono immense differenze strutturali dalle quali deriverebbe quasi sicuramente un rapporto asimmetrico. Una lettura meramente economica ci porta ad un riduzionismo che non permette di capire i retroscena di questo accordo e, per evitare ciò, è importante fare un breve percorso storico dove poter appurare la volontà statunitense di influenzare l’America Latina e come questa politica è riscontrabile, in modo particolare, nelle relazioni con la Colombia. In tutto ciò, non possiamo dimenticare il ruolo centrale che il conflitto interno colombiano occupa nelle relazioni con gli Stati Uniti.
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
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