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	<title>eurasia-rivista.org &#187; Biblioteca</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
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		<title>Geopolitica: &#8220;La sfida totale&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 18:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura / Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Alfredo Musto ("Rinascita") al libro di Daniele Scalea (redattore di "Eurasia") "La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali" (Fuoco, Roma 2010).


.

.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5353/geopolitica-la-sfida-totale" title="Geopolitica: &#8220;La sfida totale&#8221;"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/copertina1.2rdg83y2u08wo4og448w8c0o8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="117" alt="Geopolitica: &#8220;La sfida totale&#8221;" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } -->Fonte: “<a href="http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&amp;id=3347">Rinascita</a>”</p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da tempo la geopolitica ha fatto la sua comparsa sulla scena.<br />
Non come fattore determinante della politica internazionale, perché lo è sempre stato da quando è nata, ma come disciplina attenzionata da un crescente numero di curiosi, analisti, giornalisti, esperti e purtroppo anche tuttologi.<br />
Questo ritorno della geopolitica lo si deve sostanzialmente alla fine dello schema bipolare e, con esso, di buona parte della coltre ideologica che sino a quel momento l’aveva più o meno celata agli occhi del pubblico e persino di certi studiosi.<br />
Da par suo però, la materia &#8211; sul finire dell’Ottocento e per tutto il corso del Novecento ad oggi &#8211; ha rappresentato uno strumento di rilevazione, di analisi, di prospettiva e assolutamente di azione degli attori internazionali, che l’hanno coltivata nei predisposti centri di studio, in particolar modo militari e strategici.<br />
Le visioni geopolitiche, checché possa sembrare o se ne dica, hanno innervato le dinamiche internazionali, specie quelle dei principali attori storici, ovvero gli Stati nazionali.<br />
Ora, sdoganata nella nostra epoca &#8211; come spesso accade nel circuito infernale della comunicazione -, è scivolata addirittura in un utilizzo approssimativo da parte di troppi che vi fanno riferimento con faciloneria, arrivando in certi casi ad un ricorso del termine stesso di geopolitica/o per qualsiasi cosa attenga alle questioni internazionali.<br />
Ma la geopolitica, fattore anch’esso dinamico e in evoluzione, non è onnicomprensiva di tutto ciò che concerne l’anarchico sistema delle relazioni internazionali, della storia, della politica internazionale, bensì può considerarsi materia a se stante da coniugarsi alle altre per la comprensione dei fenomeni globali.<br />
In Italia, esemplare in questo senso, è l’impegno portato avanti da “Eurasia, rivista di studi geopolitici”, che con costanza e rigore sta proseguendo il suo impegno in una metodologia di studio e analisi degli affari internazionali sulla base di un approccio squisitamente geopolitico.<br />
“La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali” di Daniele Scalea, redattore di “Eurasia” appunto, ha il merito di aver realizzato un trattato di geopolitica, un’opera a metà strada tra manuale e saggio. Il che è un valore aggiunto.<br />
Nello scarno spettro della pubblicistica nostrana specializzata, sono pochi i casi di libri che affrontino in maniera scientifica la disciplina, in particolare ponendo l’accento sul pensiero e la terminologia dei “classici”. E la geopolitica classica è proprio al centro di questo saggio.<br />
C’è un ricco excursus di teorie, termini e personaggi della dimensione geopolitica classica.<br />
Ci sono il Sea Power e l’ammiraglio Mahan, l’Heartland e Mackinder, la Terra e il Mare e Carl Schmitt, le pan-idee, le pan-regioni e Haushofer, il Rimland e Spykman, La Grande Scacchiera e Brzezinski, l’Eurasiatismo e Dugin… le principali dottrine militari e così via.<br />
Ma, appunto, Scalea non fa una mera divulgazione manualistica né, come spiega nell’introduzione, ha “l’ambizione di rivelare fatti nuovi, ma solo di tessere quelli già noti nella trama di una nuova interpretazione. Non si tratta di un’opera di approfondimento con tutti i crismi della metodologia scientifica”, ma egli ha il merito singolare di fornire una lettura delle principali trame della politica internazionale contemporanea filtrata dalle contestualizzazioni delle teorie della geopolitica classica. Si ha, quindi, una continua connessione tra l’attualità ed il passato all’interno della quale si svolge non solo la disamina delle teorie classiche, ma soprattutto la loro applicazione con i relativi gradi di concretezza.<br />
Sono passati al vaglio di questa particolare analisi tutti i continenti e i loro principali attori, vale a dire gli Stati nazionali o meglio le potenze storiche così come quelle emergenti.<br />
La chiave di lettura cui Scalea ricorre permette di affiancare ai fatti le elaborazioni strategiche, come quelle di centri e think tank, maturate nelle varie fasi internazionali dai singoli Paesi e i loro riflessi nelle aree calde del pianeta, all’interno del grande gioco globale attraversato da nuovi esercizi di equilibrio e ricomposizione dopo la destrutturazione dell’ordine bipolare.<br />
“La sfida totale” è quella delle potenze marittime e telluriche, soprattutto è la sfida eurasiatica, nella massa continentale che serba “il cuore del mondo” e laddove sono destinate sempre di più a misurarsi pretendenti del calibro di Usa, Russia, Cina, India, Giappone, Iran.<br />
L’Eurasia è laddove, è proprio l’assunto della geopolitica a dimostrarlo, si decide la sorte degli equilibri mondiali. Scalea, allora, illustra le caratteristiche del nuovo corso della Nato, degli Stati Uniti – tra neo-con e democratici – e di quello della Russia realista di Putin, richiamando all’impostazione teorica eurasiatista di Dugin.<br />
Evidenzia gli snodi della contesa sotto i vari profili di analisi, con particolare riferimento all’intricato ruolo cruciale dell’energia con annessi conflitti, tensioni e pipeline, tra Afghanistan, Golfo Persico e Mar Caspio. E quindi l’emergere del gigante cinese come ormai imprescindibile attore decisionale, analizzato nei passaggi salienti fino alla sua attuale composizione di cui sono sottolineate le caratteristiche e misurate le potenzialità nei vari campi.<br />
Lo stesso per l’India, altrettanto imprescindibile, e il Pakistan, in un contesto generale di cui il saggio mette in evidenza i fattori di instabilità e le aree di influenza.<br />
C’è la partita dell’Iran, di cui l’autore ci fornisce una non manichea o schematica rappresentazione anche per quanto riguarda il profilo delle vicende interne. Partita iraniana a cavallo tra questa dimensione asiatica e l’infinita vicenda del Vicino Oriente, con l’attenzione posta al “Piccolo Gioco tra Israele-Arabia Saudita e Iran-Turchia, appendice locale del Grande Gioco che oppone gli Usa alle potenze eurasiatiche emergenti”.<br />
A completare il tour geopolitico non poteva mancare l’America Indiolatina (come nella sua più appropriata definizione), dagli sviluppi della Dottrina Monroe e dell’impronta statunitense tra golpe e manipolazione economica fino all’”overstretching”, alla reazione politica e perfino identitaria di importanti Paesi, con il riemergere del bolivarismo. Ci sono Chávez, Morales, Correa, così come il Brasile e l’Argentina, il Mercosur e l’Alba.<br />
All’autore, inoltre, non sfuggono le dinamiche economico-finanziarie, in specie quelle attuali, che compongono insieme a quelle politiche il quadro di un multipolarismo del quale egli cerca di tratteggiare i possibili sviluppi.<br />
Ma la particolarità di questo “raro” lavoro è anche un’altra. L’autore, nel rispetto stesso dell’importanza e del rigore della geopolitica, non ricorre al “complottismo” come chiave di interpretazione, ovvero è lungi da qualsiasi visione distorta e caricaturale para-occultistica – magari con ascendenze extrasensoriali- del potere. Un dato complottismo, di fatti, è ideologizzazione se non storpiatura di quelle che sono in realtà manovre di potere, visibili, celate o mascherate che siano.<br />
Il lavoro di Scalea esce per i tipi della Fuoco Edizioni, una coraggiosa casa editrice che sta dando accuratamente spazio alle tematiche della politica internazionale e della geopolitica.<br />
“La sfida totale”, aspetto di rilievo, gode della prefazione del gen. Fabio Mini, che non ha bisogno di presentazioni. E’ lo stesso Mini, sottolineandone l’intrinseco valore, a definirlo un trattato di alta geopolitica. </span></span></p>
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		<title>Marcelo Gullo, Le temps des Etats continentaux ?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5334/marcelo-gullo-le-temps-des-etats-continentaux" title="Marcelo Gullo, Le temps des Etats continentaux ?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/gullo1.crfculyge8ocowc8wwk44o4kk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="119" alt="Marcelo Gullo, Le temps des Etats continentaux ?" ></div></a>Marcelo Gullo Le temps des Etats continentaux ? Les nations face à la mondialisation situation des pays latino-américains Il libro Con lo scopo di trovare una soluzione ai problemi economici dell’Argentina, l&#8217;autore intraprende una analisi esaustiva del geopolitica, illustra le diverse fasi della globalizzazione e sottolinea il ruolo del dominio culturale degli Stati Uniti, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5334/marcelo-gullo-le-temps-des-etats-continentaux" title="Marcelo Gullo, Le temps des Etats continentaux ?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/gullo1.crfculyge8ocowc8wwk44o4kk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="119" alt="Marcelo Gullo, Le temps des Etats continentaux ?" ></div></a><p><font size="3"> <strong>Marcelo Gullo</strong></p>
<p><strong>Le temps des Etats continentaux ?</strong><br />
<em>Les nations face à la mondialisation situation des pays latino-américains</em></p>
<p><strong>Il libro</strong><br />
Con lo scopo di trovare una soluzione ai problemi economici dell’Argentina, l&#8217;autore intraprende una analisi esaustiva del geopolitica, illustra le diverse fasi della globalizzazione e sottolinea il ruolo del dominio culturale degli Stati Uniti, che ha indebolito la coscienza nazionale dei paesi ad essi subordinati.</p>
<p>Di fronte alla globalizzazione, paesi come l&#8217;Argentina e il Brasile sono sul punto di diventare “rapidamente ed inevitabilmente” indifferenziati annessi del mercato internazionale: delle semplici &#8220;province&#8221; dell&#8217;impero americano.</p>
<p>L&#8217;autore descrive le tappe principali della globalizzazione, lne analizza il processo processo e le conseguenze.</p>
<p>Attraverso una profonda conoscenza della geopolitica dell’Argentina e del Brasile, Marcelo Gullo sottolinea l&#8217;urgenza della costruzione di una piena e ampia autorità politica  in grado di fornire lo sviluppo non solo economico e politico del Sud America, ma anche di convertire una zona tradizionalmente soggetto in una regione protagonista del proprio destino storico.</p>
<p><strong>L&#8217;autore</strong><br />
Marcelo Gullo, argentino, professore presso l&#8217;Università di Lanús (Argentina), autore di saggi e libri dedicati alla politica internazionale, ha scritto, tra l&#8217;altro, <em>La insubordinacion fundante. Beve historia de la construccion del poder de las naciones</em>, Editorial Biblos, Buenos Aires 2008.</p>
<p>Autore:Marcelo Gullo<br />
Editore :TEQUI<br />
maggio 2010<br />
256 pages<br />
ISBN :9782740315460<br />
<a href="http://www.librairietequi.com/#A-48067-Le-temps-des-Etats-continentaux-?">http://www.librairietequi.com/#A-48067-Le-temps-des-Etats-continentaux-?</a><br />
</font></p>
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		<title>Roberta Morosini, Boccaccio geografo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 10:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5222/roberta-morosini-boccaccio-geografo" title="Roberta Morosini, Boccaccio geografo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/boccacci.40c7bcjavaiokwwk0kwwow8os.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="113" alt="Roberta Morosini, Boccaccio geografo" ></div></a>Wake Forest University / Ente Nazionale Giovanni Boccaccio Boccaccio geografo Un viaggio nel Mediterraneo tra le città, i giardini e. il &#8216;mondo&#8217; di Giovanni Boccaccio a cura di Roberta Morosini Mauro Pagliai Editore Via Ponte alle Riffe, 43 &#8211; 50133 Firenze &#8211; Sede operativa: Via Livorno, 8/32 &#8211; 50142 Firenze &#8211; Tel. 055 7378.736 &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5222/roberta-morosini-boccaccio-geografo" title="Roberta Morosini, Boccaccio geografo"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/boccacci.40c7bcjavaiokwwk0kwwow8os.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="113" alt="Roberta Morosini, Boccaccio geografo" ></div></a><p><font size="3">Wake Forest University / Ente Nazionale Giovanni Boccaccio<br />
Boccaccio geografo<br />
Un viaggio nel Mediterraneo tra le città, i giardini e. il &#8216;mondo&#8217; di Giovanni Boccaccio<br />
a cura di Roberta Morosini</font> </p>
<p>Mauro Pagliai Editore<br />
Via Ponte alle Riffe, 43 &#8211; 50133 Firenze &#8211; Sede operativa: Via Livorno, 8/32 &#8211; 50142 Firenze &#8211; Tel. 055 7378.736 &#8211; Fax 055 7378.762<br />
e-mail: press@eventipagliai.com &#8211; http: www.eventipagliai.com</p>
<p><font size="3">Il libro<br />
Dopo i rivoluzionari studi di Manlio Pastore Stocchi sul De Canaria, innovativo contributo alla letteratura di scoperta ed esplorazione oceanica, per la prima volta storici, geografi e letterati si fermano a discutere di Boccaccio geografo. Il testo, unico nel suo genere, ripercorre le tappe umane e intellettuali dei viaggi di Boccaccio, indaga sulle sue conoscenze geografiche, descrive la sua vivace curiosità per il mondo e per culture e popoli lontani dalle coste mediterranee.<br />
Boccaccio geografo, corredato da un accurato indice dei luoghi e da preziose mappe e portolani custoditi nei manoscritti delle biblioteche italiane e straniere, si interroga anche sul modo in cui il narratore Boccaccio racconta ‘quegli’ spazi e ‘quei’ viaggi. Ne emerge un racconto geografico a più tappe, un ‘vocio’ filtrato continuamente dalla memoria letteraria e biografica. La Napoli di Virgilio poeta dell’Eneide e la Lunigiana di Dante esule, il giardino che sa di Oriente e di Occidente, la vite toscana che incontra l’arancio, gli odori e i sapori di terre lontane nel cuore di un Mediterraneo più immaginato che vissuto, spazio di un’alterità letteraria più che topografica, come quelle lontane Isole Fortunate che non sembrano poi così diverse da Berlinzone, nella contrada che si chiamava Bengodi, in cui Calandrino spera di trovare l’elitropia. Geografia fisica e geografia umana si incontrano in quest’opera e gli ‘spazi’, dal giardino alla città, dal Mediterraneo all’Oriente, diventano veri e propri percorsi conoscitivi non solo strettamente geografici, ma letterari e culturali.</font></p>
<p>Contenuti:<br />
Andrea Cantile, Fantasia e misura nella imago mundi<br />
Claude Cazalé Bérard, Il giardino di Fiammetta<br />
Michelina Di Cesare, Il sapere geografico di Boccaccio tra tradizione e innovazione<br />
Claudio Greppi, Il dizionario geografico di Boccaccio. Luoghi e paesaggi nel De montibus<br />
Nicolò Budini Gattai, La percezione del mondo greco del XIV secolo<br />
Janet Levarie Smarr, Altre razze ed altri spazi nel Decameron<br />
Luca Marcozzi, Raccontare il viaggio: tra Itineraria ultramarina e dimensione dell’immaginario<br />
Roberta Morosini, Napoli: Spazi rappresentativi della memoria<br />
Theodore J. Cachey jr., Petrarca, Boccaccio e le isole fortunate. Lo sguardo antropologico<br />
Indice dei luoghi<br />
© Mauro Pagliai 2010, cm 15&#215;21, pp. 272, 31 tavv. col., br., € 24,00<br />
ISBN: 978-88-564-0102-8<br />
Collana: Storie del mondo, 4<br />
Settore: DSU1 / Storia<br />
Altri settori: L1 / Studi, storia della letteratura, S3 / Scienze, SS4 / Antropologia, TL7 / Natura, ambiente</p>
<p><font size="3">L’autore<br />
<a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/mororobe1.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/mororobe1.jpg" alt="" title="mororobe" width="220" height="243" class="alignright size-full wp-image-5225" /></a><br />
Roberta Morosini è professore associato di Lingua e Letteratura italiana presso la Wake Forest University, negli Stati Uniti.<br />
Ex vice-presidente dell’American Boccaccio Association, è autrice di numerosi saggi su Boccaccio, sulle leggende di Alessandro Magno e di Maometto in Italia nel XIV secolo e di Per difetto rintegrare. Una lettura del Filocolo di G. Boccaccio (2004). È anche curatrice di Mediterranoesis. Voci dal Medioevo e Rinascimento mediterraneo (2007) e dell’unica edizione in italiano delle Fables del XII secolo di Maria di Francia (2006). </font></p>
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		<title>Ennio Di Nolfo, La guerra fredda e l’Italia. 1941-1989</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5061/ennio-di-nolfo-la-guerra-fredda-e-l%e2%80%99italia-1941-1989" title="Ennio Di Nolfo, La guerra fredda e l’Italia. 1941-1989"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/dinolfo_laguerra.ctzo1x9i1c00kwcsg440cs8ow.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="112" alt="Ennio Di Nolfo, La guerra fredda e l’Italia. 1941-1989" ></div></a>Ennio Di Nolfo La guerra fredda e l’Italia 1941-1989 Edizioni Polistama 2010 Via Livorno, 8/32 &#8211; 50142 &#8211; Firenze, tel. 055 737871 info@polistampa.com :: www.polistampa.com Il libro Mezzo secolo di storia italiana secondo uno dei massimi esperti di storia delle relazioni internazionali. Il volume propone un’interpretazione generale della Guerra fredda ma soprattutto riflette una serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5061/ennio-di-nolfo-la-guerra-fredda-e-l%e2%80%99italia-1941-1989" title="Ennio Di Nolfo, La guerra fredda e l’Italia. 1941-1989"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/dinolfo_laguerra.ctzo1x9i1c00kwcsg440cs8ow.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="112" alt="Ennio Di Nolfo, La guerra fredda e l’Italia. 1941-1989" ></div></a><p><strong>Ennio Di Nolfo</strong></p>
<p><strong>La guerra fredda e l’Italia</strong></p>
<p><strong>1941-1989</strong></p>
<p>Edizioni Polistama 2010</p>
<p>Via Livorno, 8/32 &#8211; 50142 &#8211; Firenze, tel. 055 737871</p>
<p><a href="mailto:info@polistampa.com">info@polistampa.com</a> :: <a href="http://www.polistampa.com/">www.polistampa.com</a></p>
<p><strong>Il libro</strong></p>
<p>Mezzo secolo di storia italiana secondo uno dei massimi esperti di storia delle relazioni internazionali.</p>
<p>Il volume propone un’interpretazione generale della Guerra fredda ma soprattutto riflette una serie di passaggi riguardanti momenti fondamentali per la politica italiana rispetto al conflitto fra USA e URSS dal 1943 al 1989.</p>
<p>L’Italia occupò, in tale contesto, una posizione particolare: prima come campo di sperimentazione della possibilità che l’intesa globale continuasse anche nel dopoguerra, poi come terreno sul quale si misurò (dall’armistizio dell’8 settembre 1943 in poi) l’aggravarsi del conflitto internazionale e i suoi riflessi sulla libertà di movimento italiana.</p>
<p>Ennio Di Nolfo analizza i temi di fondo della politica estera italiana, presa fra il bisogno di indipendenza e i condizionamenti che la spingevano verso la dipendenza o la subordinazione. In questo ambito acquistano rilevanza i rapporti con gli Stati Uniti, dal 1941 in poi; il ruolo del Vaticano e l’influenza della Santa Sede sulla posizione italiana, sia dal punto di vista interno che da quello internazionale; i condizionamenti internazionali che il processo costituzionale subì per effetto della crisi globale; il formarsi di una politica espressamente dedicata all’Italia da parte del governo americano; i temi relativi ai rapporti con l’Unione Sovietica (cosiddetta “svolta di Salerno”); quelli riguardanti la formazione del trattato di pace; l’adesione dell’Italia al Piano Marshall, alle istituzioni europee e al Patto atlantico.</p>
<p>Sono approfonditi anche momenti particolari della politica italiana rispetto alla crisi di Cuba e all’evolvere del sistema internazionale negli anni successivi, sino a considerare il valore che la fine della Guerra fredda ebbe per l’Italia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;Autore</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/dinolfoennio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5062" title="dinolfoennio" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/dinolfoennio.jpg" alt="" width="220" height="181" /></a><br />
</strong></p>
<p>Ennio Di Nolfo, nato a Melegnano nel 1930, laureatosi a Pavia nel 1953, ha insegnato all’Università di Padova, alla Luiss e nella Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” di Firenze, dove oggi è professore emerito di Storia delle Relazioni internazionali. È vice presidente della Commissione per la pubblicazione dei Documenti diplomatici italiani, editorialista di politica internazionale per  “Il Messaggero”, direttore della collana “<a href="http://www.polistampa.com/asp/sc.asp?id=132"><em>Storia delle relazioni internazionali</em></a>” presso la casa editrice Polistampa di Firenze.</p>
<p>Ha pubblicato da ultimo: <em>Le paure e le speranze degli Italiani1943-1953</em>, Milano 1986 (premio Acqui storia), <em>Dagli Imperi militari agli imperi tecnologici.La politica internazionale dal XX secolo a oggi</em>, Bari-Roma 2007 (premio Sissco nel 2002 per la prima edizione), <em>Dear Pope</em> <em>(corrispondenza di M.C. Taylor con i presidenti americani 1939-1952)</em>, Roma 2003, <em>Prima lezione di storia delle relazioni internazionali</em>, Roma-Bari 2006, <em>Storia delle Relazioni Internazionali dal 1918 ai giorni nostri</em>, Roma-Bari 2008, <em>La Gabbia infranta. </em><em>Gli alleati e l’Italia dal 1943 al 1945</em>, Roma-Bari 2010 (coautore Maurizio Serra).</p>
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		<title>F. William Engdahl, Agri-business. I Semi della Distruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5057/f-william-engdahl-agri-business-i-semi-della-distruzione" title="F. William Engdahl, Agri-business. I Semi della Distruzione"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/agri_business_i_semi_della_distruzione_334261.asgkxkrazmwoc4gkc00gc0ck0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="113" alt="F. William Engdahl, Agri-business. I Semi della Distruzione" ></div></a>Agri-business. I Semi della Distruzione Dal controllo del cibo al controllo del mondo F. William Engdahl Prezzo: € 18,50 ARIANNA EDITRICE Viale Carducci 24 40125 Bologna redazione@ariannaeditrice.it www.ariannaeditrice.it Esiste un disegno preciso dietro alle pressioni economiche o militari con le quali un ristretto gruppo di potenti agisce nei confronti dei paesi poveri, obbligandoli a distruggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5057/f-william-engdahl-agri-business-i-semi-della-distruzione" title="F. William Engdahl, Agri-business. I Semi della Distruzione"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/agri_business_i_semi_della_distruzione_334261.asgkxkrazmwoc4gkc00gc0ck0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="113" alt="F. William Engdahl, Agri-business. I Semi della Distruzione" ></div></a><p><strong>Agri-business. I Semi della Distruzione</strong></p>
<p>Dal controllo del cibo al controllo del mondo</p>
<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__agri-business-i-semi-della-distruzione.php?pn=103"></a><strong>F. William Engdahl</strong></p>
<p>Prezzo: € 18,50</p>
<p>ARIANNA EDITRICE</p>
<p>Viale Carducci 24</p>
<p>40125 Bologna</p>
<p><a href="mailto:redazione@ariannaeditrice.it" target="_blank">redazione@ariannaeditrice.it </a></p>
<p><a href="http://www.ariannaeditrice.it/" target="_blank">www.ariannaeditrice.it</a></p>
<p>Esiste un disegno preciso dietro alle pressioni economiche o militari con le quali un ristretto gruppo di potenti agisce nei confronti dei paesi poveri, obbligandoli a <strong>distruggere il proprio millenario sistema di produzione alimentare e a sostituirlo con uno basato sulle grandi fattorie industrializzate e sulla diffusione degli OGM</strong> (organismi geneticamente modificati). Questo disegno si chiama <strong>agribusiness</strong> , il <strong>business dell’industria alimentare</strong> , e ha come obiettivo il controllo del mondo attraverso il controllo della risorsa primaria per eccellenza: il cibo.</p>
<p><strong>Un’inchiesta rigorosa, dettagliata e aggiornatissima.</strong></p>
<p><strong>Un’analisi spietata della direzione in cui stiamo più o meno inconsapevolmente andando.</strong></p>
<p><strong>Un grido d’allarme per cambiare subito rotta.</strong></p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/engdahl_15972.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5058" title="engdahl_15972" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/engdahl_15972.jpg" alt="" width="96" height="93" /></a></p>
<p><strong>F. William Engdahl</strong> è tra i più acuti osservatori del sistema globale, con un interesse particolare per la geopolitica. In questo libro ricostruisce la più pericolosa delle alleanze, quella che governa l’industria alimentare. Da una parte le multinazionali (<strong> Monsanto, Dupont, Syngenta, Dow Chemical, Cargill</strong>), dall’altra i poteri forti (<strong> Bilderberg Group, Triateral Commission e Council on Foreign Affairs, insieme al governo americano, alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale e al World Trade Organization</strong> ). Nel mezzo i risultati devastanti dell’agribusiness: <strong>distruzione dei sistemi agricoli e di allevamento tradizionali, diffusione degli OGM, propagazione di virus o altre gravi malattie per la salute umana, dipendenza dell’agricoltura dei paesi poveri dalle multinazionali, crisi finanziarie, piani di controllo demografico</strong> .</p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><em>«Deteniamo circa il 50% della ricchezza mondiale, ma abbiamo solo il 6,3% della popolazione globale. Questa disparità la si nota particolarmente, se ci confrontiamo con l’Asia. In questa situazione, non possiamo evitare di diventare oggetto di invidia e di risentimento. Il nostro vero obiettivo, nel prossimo futuro, deve essere quello di lasciare intatto questo rapporto e di mantenere inalterata tale disparità con il resto del mondo, senza correre pericoli per la nostra sicurezza nazionale. A tale scopo, dobbiamo abbandonare ogni sentimentalismo e ogni posizione utopica e concentrarci unicamente sui nostri concreti interessi nazionali, in qualunque parte del mondo si trovino. Dobbiamo capire che non possiamo permetterci il lusso dell’altruismo e della beneficenza mondiale».</em><em> </em></p>
<p>George Kennan</p>
<p>Dirigente responsabile per la pianificazione presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America – 1948</p>
<p>Questo libro parla di un piano segreto, ideato da una piccola élite economico-politica formatasi dopo la seconda guerra mondiale, non più a Londra, come accadeva precedentemente, ma a Washington. Espone la storia, sempre taciuta, di come detta élite autoreferenziale abbia lavorato per mantenere questa posizione di “disparità”, usando le parole di Kennan; la storia di come un piccolo gruppo di persone si sia appropriato delle fonti e delle leve del potere nel periodo postbellico.</p>
<p>È, in fin dei conti, la storia dell’evoluzione del potere di una piccola cerchia selezionata, nel cui corso anche la scienza è stata piegata agli interessi di una piccola minoranza di individui. Seguendo le raccomandazioni fatte da Kennan nel 1948 nel suo memorandum interno, costoro avevano perseguito i loro scopi senza scrupoli e senza «il lusso dell’altruismo e della beneficenza mondiale».</p>
<p>A differenza dei suoi predecessori, che guidavano l’Impero britannico, la nuova élite statunitense, che a guerra appena finita aveva proclamato orgogliosamente la nascita del “secolo americano”, si è dimostrata eccezionalmente abile nell’uso della retorica dell’altruismo e della beneficenza mondiale, per nascondere i suoi veri progetti. Il “secolo americano” è apparso più “leggero” del precedente, più “generoso e gentile”; durante il suo corso questi gruppi elitari – promettendo in cambio la liberazione dal colonialismo, la libertà, la democrazia e lo sviluppo economico – hanno costruito un sistema di potere di una grandezza mai più vista dopo i tempi di Alessandro Magno, circa 3 secoli prima di Cristo: un impero globale, unificato dal controllo militare da parte di un’unica superpotenza, in grado di decidere unilateralmente il destino di intere nazioni.</p>
<p>Questo libro è il seguito di un altro, precedentemente pubblicato, dal titolo <em>Un secolo di guerra: la politica petrolifera americana e il nuovo ordine mondiale</em> , ed evidenzia un ingegnoso progetto di potere, pensato per prendere il controllo di una risorsa fondamentale per il genere umano: il cibo. L’uomo, che ha servito gli interessi di questa élite postbellica americana negli anni ’70 e che rappresenta al meglio la sua selvaggia “realpolitik”, è l&#8217;ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger. Una volta, verso la metà degli anni ’70, Kissinger, navigato sostenitore della teoria geopolitica dell’“equilibrio di potere” nonché regista occulto di molte cospirazioni, ha espresso quella che probabilmente era la sua idea per la dominazione mondiale: «Controllate il petrolio e controllerete le nazioni. Controllate il cibo e controllerete i popoli».</p>
<p>Il progetto per raggiungere l’obiettivo strategico del controllo della sicurezza alimentare globale era già cominciato qualche decennio prima, molto prima dell’inizio della guerra, negli anni ’30. È stato finanziato da selezionate fondazioni private, create appositamente per conservare la ricchezza e il potere nelle mani di poche famiglie americane. Originariamente, questi gruppi avevano base a New York e lungo la costa est degli Stati Uniti, da Boston a Philadelphia, fino a Washington D.C.; per questo motivo, i media popolari si riferiscono a loro, talvolta con scherno, ma più spesso con deferenza, come all’«<em> establishment</em> della costa est».</p>
<p>Il centro di gravità del potere americano si sposterà nel corso dei decenni successivi alla guerra. L’<em> establishment</em> della costa est verrà soppiantato da una nuova élite – con base tra Seattle e la California del sud, sulla costa pacifica – che aveva sedi anche a Houston, a Las Vegas, ad Atlanta e a Miami e che estendeva i suoi tentacoli di potere sull’Asia e sul Giappone, e verso sud, sull’America latina.</p>
<p>Nei decenni precedenti e immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, una famiglia”, più di qualunque altra, ha simboleggiato la tracotanza e l’arroganza del “secolo americano. L’ingente ricchezza accumulata da questa famiglia è figlia di innumerevoli guerre sanguinose e del controllo del nuovo “oro nero”: il petrolio.</p>
<p>Il fatto nuovo, riguardante questa famiglia, fu che, all’inizio della costruzione della sua fortuna, i suoi patriarchi e consulenti decisero di estendere il loro controllo su diverse sfere di influenza. Non solo presero il potere nel campo petrolifero – il settore energetico emergente, all’epoca, e che avrebbe fornito le risorse per lo sviluppo dell’economia globale – ma estesero la loro influenza anche sull’istruzione della gioventù, sulla medicina, sulla psicologia, sulla politica estera degli Stati Uniti e, aspetto principale per il nostro lavoro, sulla scienza della vita stessa, la biologia, e sulle sue applicazioni nel mondo dell’allevamento e dell’agricoltura.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, la loro azione è sconosciuta alla maggioranza del popolo, specialmente negli Stati Uniti. Pochi americani sanno che le loro vite sono sottilmente, e a volte nemmeno tanto, influenzate da uno o da un altro progetto finanziato dall’immensa ricchezza di detta famiglia.</p>
<p>Nel corso delle ricerche per il presente libro, teoricamente incentrate sugli organismi geneticamente modificati o OGM, mi è apparso subito chiaro che la storia di questi ultimi è inseparabile dalla storia politica di questa potentissima famiglia dei Rockefeller e dei quattro fratelli – David, Nelson, Laurance e John D. III – che nei tre decenni successivi alla vittoria americana nella seconda guerra mondiale, hanno creato il famigerato “secolo americano”, dando vita all’evoluzione della strategia di potere disegnata da Kennan nel 1948.</p>
<p>In realtà, la storia degli OGM non dimostra altro che l’accentramento del potere nelle mani di una ristretta élite, determinata, a tutti i costi, a ridurre l’intero mondo a essere schiavo del suo potere.</p>
<p>Tre decenni fa, questo potere era nelle mani della famiglia Rockefeller; oggi, tre dei quattro fratelli sono morti, alcuni in circostanza sospette; ma, ciononostante, la loro volontà di dominazione globale – «dominazione ad ampio raggio», come la definirà il Pentagono più tardi – si è dispiegata a livello globale, spesso dietro la retorica della “democrazia”, sorretta in molti casi, quando le circostanza lo hanno richiesto, dalla potenza militare dell’“impero”. Il loro progetto si è evoluto a tal punto che un piccolo gruppo di potere, acquartieratosi a Washington durante i primi anni del “nuovo secolo”, è riuscito a controllare il presente e il futuro della vita su questo pianeta, a dei livelli che fino a oggi non si potevano neppure immaginare.</p>
<p>La storia dell’ingegneria genetica e dei brevetti sulle piante e sugli altri organismi viventi non può essere compresa senza avere studiato la storia dell’evoluzione del potere in America nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. George Kennan, Henry Luce, Averell Harriman e, soprattutto, i quattro fratelli Rockefeller hanno creato il settore multinazionale dell’<em> agribusiness</em> e hanno finanziato la “rivoluzione verde” nel campo agricolo dei Paesi in via di sviluppo, allo scopo, tra le altre cose, di creare nuovi mercati per i loro prodotti petrolchimici – come i fertilizzanti – oltre che di imporre la dipendenza dalle loro fonti energetiche. Le loro gesta sono inscindibili dalla storia attuale degli organismi geneticamente modificati.</p>
<p>Fin dai primi anni del nuovo secolo, è apparso chiaro che solamente le quattro maggiori compagnie multinazionali petrolchimiche avrebbero potuto recitare il ruolo di dominatrici nel settore dei brevetti dei prodotti alimentari di base – grano, soia, riso, frumento, verdura, frutta e cotone – dai quali la maggior parte della popolazione mondiale dipende per gli approvvigionamenti quotidiani di cibo, oltre che in quelli della creazione di nuovi ceppi di pollame geneticamente modificato, resistente alle malattie – come l’“influenza aviaria”, causata dal virus mortale H5N1 – e di altre razze geneticamente modificate di maiali e di bovini. Tre di queste quattro compagnie hanno relazioni decennali con l’istituto del Pentagono che si occupa di ricerche nel settore delle armi chimiche; la quarta, ufficialmente svizzera, è in realtà controllata da società anglo-amer icane; quindi, come per il petrolio, anche per gli OGM si deve parlare di un progetto di dominio globale anglo-americano.</p>
<p>Nel maggio del 2003, prima dell’indignazione suscitata dagli implacabili bombardamenti su Baghdad, il Presidente degli Stati Uniti aveva deciso di far diventare quello degli OGM un settore strategico, una priorità nella politica estera del Paese. La cocciuta resistenza del secondo maggiore produttore agricolo mondiale, l’Unione Europea, è diventata un’eccezionale barriera contro il progetto di espansione globale degli OGM: finché la Germania, la Francia, l’Austria, la Grecia, e altri Paesi europei della UE si rifiuteranno di accettare la coltivazione degli OGM, per motivi scientifici e di sicurezza, le altre nazioni del mondo resteranno scettiche ed esitanti nell’adottarla; così, dall’inizio del 2006, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha cominciato a fare pressioni sull’Unione Europea, affinché apra le porte a una massiccia proliferazione di OGM, tanto che il progetto della loro espansione sembra vicino al raggiungimento del successo finale.</p>
<p>Fin dall’inizio dell’occupazione militare anglo-americana dell’Iraq, Washington ha portato avanti il progetto di soggiogare l’agricoltura di quel Paese al dominio dei semi brevettati e geneticamente modificati; inizialmente, grazie ai finanziamenti del Dipartimento di Stato e del Dipartimento dell’Agricoltura.</p>
<p>Il primo esperimento di massa di semi OGM del grano è stato effettuato agli inizi degli anni ’90, in un Paese la cui élite di potere era già stata corrotta da tempo dalla famiglia Rockefeller e dalle sue banche di New York: l’Argentina.</p>
<p>Le pagine che seguono delineano l’espansione e la proliferazione degli OGM, avvenute spesso attraverso la coercizione politica, le pressioni governative, la frode, gli inganni e perfino l’omicidio. Non sorprendetevi, se vi sembrerà di leggere un romanzo criminale, perché di ciò si tratta. Questo crimine è stato perpetrato nel nome dell’efficienza agricola, del rispetto per l’ambiente e della soluzione del problema della fame nel mondo; in realtà, si ottenevano solamente profitti sempre maggiori per una piccola e potente élite, le cui azioni non sono guidate solamente dal desiderio di fare soldi; infatti, in fin dei conti, queste potentissime famiglie controllano già la Federal Reserve, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea (BCE), quindi sono loro a decidere se creare o distruggere il denaro. Il loro scopo, in realtà grave;, è quello di ottenere il definitivo controllo della vita futura sul Pianeta e   di instaurare una dittatura assoluta, un dispotismo mai visto prima.</p>
<p>Se lasciata agire indisturbata, questa élite che sta alle spalle del “Progetto OGM” tra solo un paio di decenni avrà il completo controllo delle capacità alimentari del Pianeta.</p>
<p>È necessario che questo aspetto della storia degli OGM venga raccontato; perciò invito i lettori a prestare la massima attenzione e a fare verifiche indipendenti o critiche ragionate a quanto segue.</p>
<p><strong>INDICE</strong></p>
<p>Introduzione</p>
<p><strong>Parte I: Gli inizi politici</strong><br />
<strong>Capitolo 1</strong>: Washington lancia la “Rivoluzione Verde”<br />
Le prime ricerche sugli OGM<br />
La truffa dell’ “equivalenza sostanziale”<br />
“Il cibo migliore di quello naturale…”<br />
La FDA e la Monsanto raggirano l’opinione pubblica<br />
Le strette relazioni tra governo e Monsanto<br />
<strong>Capitolo 2</strong> : Le volpi messe a guardia del pollaio<br />
La scienza si piega di fronte agli interessi politici<br />
Una bomba si abbatte sul “Progetto OGM”<br />
Blair, Clinton e la scienza “politicizzata”<br />
Una Royal Society poco etica si unisce agli attacchi.<br />
La scienza nell’interesse delle multinazionali….<br />
Parte II: Il Piano Rockefeller<br />
<strong>Capitolo 3</strong>: L’ “imbroglione” Dick Nixon e gli ancora più imbroglioni Rockefeller<br />
Il cambiamento del paradigma americano a seguito del Vietnam<br />
La “crisi della democrazia” secondo David Rockefeller<br />
Kissinger e la “politica del cibo”<br />
La “grande truffa del grano”<br />
«Quando a Roma…»<br />
La strategia di esportazioni agricole di Nixon. «Il cibo come arma»<br />
<strong>Capitolo 4</strong>: Il memorandum segreto del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti<br />
Crescita della popolazione e Sicurezza Nazionale<br />
Il Cibo per Cargill &amp; Co&#8230;<br />
Gli “sfortunati tredici”<br />
Il Brasile come “modello concreto” di attuazione del NSSM 200.<br />
<strong>Capitolo 5</strong>: I fratelli della morte<br />
Cavie umane<br />
«Secondo solo al controllo delle armi nucleari…»<br />
Il sostegno dei Rockefeller all’eugenetica<br />
Combattere «il cancro umano»<br />
I segreti più nascosti dei Rockefeller<br />
“Selezionare il meglio” -  L’eugenetica e la “razza superiore”<br />
«Vanno dritti al sodo…»<br />
Il Consiglio sulla Popolazione di JDR III e la «cripto-eugenetica»<br />
Hello Dolly…<br />
Dall’eugenetica alla genetica.<br />
<strong>Captiolo 6</strong>: Guerra “inevitabile” e “studi per la pace”<br />
Preparare l’impero postbellico<br />
Il «Secolo Americano» &#8211; Lo «Spazio vitale» degli Stati Uniti<br />
La missione di Nelson in America Latina<br />
Gli scheletri nell’armadio di Rockefeller<br />
Il Rapporto Rockefeller-Wallace<br />
Gli inizi dell’agribusiness: i Rockefeller si alleano con la Cargill<br />
In Brasile e in Venezuela<br />
<strong>Parte III: Creare l’agribusiness </strong><br />
<strong>Capitolo 7</strong>: Rockefeller e Harvard inventano l’ «agribusiness» statunitense<br />
La «Rivoluzione Verde» spiana la strada<br />
Formare i quadri dirigenti per la biorivoluzione<br />
Rockefeller finanzia la creazione dell’agribusiness<br />
Il ritorno dei monopoli e dell’integrazione verticale<br />
“Dove sono finiti tutti i contadini?”.<br />
<strong>Capitolo 8</strong> : Il cibo è potere<br />
Impossessarsi della “ciotola del riso d’oro”<br />
La «nuova eugenetica»: Reductio ad absurdum…<br />
Il riduzionismo<br />
Mappare il genoma del riso<br />
“Riso d’oro” e vergognose bugie<br />
Parte IV: Diffondere i semi OGM<br />
<strong>Capitolo 9</strong>: Inizia la rivoluzione nella produzione alimentare mondiale<br />
L’Argentina è il primo laboratorio per esperimenti di massa sugli esseri umani<br />
Come ha fatto una crisi del debito a trasformare l’Argentina in un “gigante della soia”?<br />
Spezzare lo spirito nazionale argentino<br />
La rivoluzione terriera di Rockefeller in Argentina<br />
“Soia per me, Argentina…”<br />
La Monsanto conquista con l’inganno<br />
Che mangino la soia!<br />
<strong>Capitolo 10</strong>: I semi della democrazia americana arrivano in Iraq<br />
La terapia economica d’urto in puro stile statunitense<br />
L’Ordine 81 di Bremer<br />
Distrutto il tesoro della varietà di semi irakena<br />
Niente semi da piantare<br />
“Diamo loro da mangiare…la pasta?”<br />
L’Iraq, gli Stati Uniti e i dettami del Fondo Monetario Internazionale.<br />
<strong>Capitolo 11</strong>: I semi della distruzione &#8211; Coltivare il “Paradiso Terrestre”<br />
L’agribusiness statunitense estende il proprio dominio<br />
L’IPC e la lobby dell’agribusiness<br />
La WTO e i brutti TRIPS<br />
Prepararsi la propria torta, e mangiarsela pure<br />
I quattro cavalieri dell’apocalisse OGM<br />
Gli OGM e il coinvolgimento del Pentagono<br />
Liberare il “genio della lampada” degli OGM<br />
Brevettare le forme di vita<br />
Bugie, enormi bugie e bugie della Monsanto…<br />
La soia OGM è collegata con le morti infantili?<br />
La finta “patata magica” africana<br />
<strong>Parte V</strong>: Il controllo della popolazione<br />
<strong>Capitolo 12</strong> : Grano “Terminator”, “Traditore” e “Spermicida”<br />
“Fare un passo indietro ora, per farne due in avanti dopo…”<br />
L’ “angelo custode” salva il “Progetto OGM”<br />
“Ficcatelo giù per quelle maledette gole…”<br />
“Uccideteci dolcemente, sempre più dolcemente, uccideteci con…”<br />
Una varietà di grano davvero speciale<br />
Il tetano, i Rockefeller e la WHO<br />
Viene alla luce il piano segreto degli OGM.<br />
<strong>Capitolo 13</strong> : Panico da influenza aviaria e galline OGM<br />
Il Presidente da una mano a un amico<br />
Kissinger e la guerra batteriologica<br />
I guadagni dell’agribusiness grazie al panico da influenza aviaria<br />
Un mondo di galline geneticamente modificate?.<br />
<strong>Capitolo 14</strong> : L’Apocalisse Genetica: i “Terminator” e i brevetti sui maiali<br />
Alla fine la Monsanto acquisisce la Delta &amp; Pine Land<br />
L’Ufficio Brevetti della UE approva i “Terminator”<br />
Vendere i semi della distruzione ovunque.<br />
Brevettare lo sperma dei maiali e dei tori?<br />
Il verdetto della Suprema Corta degli Stati Uniti del 1980.<br />
<strong>Conclusione</strong><br />
Genetisti che «giocano a fare Dio»</p>
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		<title>Alberto Rosselli, Islam Nazismo Fascismo, Solfanelli, Chieti 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 09:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4966/alberto-rosselli-islam-nazismo-fascismo-solfanelli-chieti-2010" title="Alberto Rosselli, Islam Nazismo Fascismo, Solfanelli, Chieti 2010"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/islam_nazismo_fascismo1.7ed6nfvxlekgw44wcsko0wss4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="121" alt="Alberto Rosselli, Islam Nazismo Fascismo, Solfanelli, Chieti 2010" ></div></a>Se usato correttamente, il vocabolo &#8220;antisemitismo&#8221; dovrebbe indicare l&#8217;ostilità nei confronti dell&#8217;intera famiglia semitica, la quale ha oggi la sua componente più numerosa nelle popolazioni di lingua araba, cosicché la qualifica di &#8220;antisemita&#8221; dovrebbe logicamente designare chi nutre ostilità nei confronti degli Arabi, più che non coloro i quali provano avversione nei confronti degli ebrei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4966/alberto-rosselli-islam-nazismo-fascismo-solfanelli-chieti-2010" title="Alberto Rosselli, Islam Nazismo Fascismo, Solfanelli, Chieti 2010"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/islam_nazismo_fascismo1.7ed6nfvxlekgw44wcsko0wss4.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="121" alt="Alberto Rosselli, Islam Nazismo Fascismo, Solfanelli, Chieti 2010" ></div></a><p><font size="3"> Se usato correttamente, il vocabolo &#8220;antisemitismo&#8221; dovrebbe indicare l&#8217;ostilità nei confronti dell&#8217;intera famiglia semitica, la quale ha oggi la sua componente più numerosa nelle popolazioni di lingua araba, cosicché la qualifica di &#8220;antisemita&#8221; dovrebbe logicamente designare chi nutre ostilità nei confronti degli Arabi, più che non coloro i quali provano avversione nei confronti degli ebrei, comunità internazionale formatasi da gruppi etnici diversi e parlante lingue diverse. Invece, come ben sappiamo, tali termini vengono usati in totale dispregio del loro significato etimologico, sicché la propaganda filosionista può tranquillamente e sfacciatamente tacciare di &#8220;antisemitismo&#8221;&#8230; i Semiti stessi, diffondendo l&#8217;assurdo concetto dell&#8217; &#8220;antisemitismo arabo&#8221;.</p>
<p>A tale concetto pare particolarmente affezionato Alberto Rosselli, saggista e collaboratore di vari organi di stampa (tra cui il &#8220;Jerusalem Post&#8221; e &#8220;Maariv&#8221;), che nel suo recente <em>Islam Nazismo Fascismo</em> indica nella &#8220;condivisione dei programmi fortemente antisemiti&#8221; (p. 13) una base d&#8217;intesa politica tra &#8220;le dittature tedesca e italiana e (&#8230;) il &#8216;movimento indipendentista arabo&#8217;&#8221; (pp. 13-14). &#8220;Antisemita&#8221; (p. 17) è per Rosselli anche il fondatore dell&#8217;organizzazione dei Fratelli Musulmani, Hassan el-Banna, che viene peraltro curiosamente definito &#8220;sedicente mistico sufi, ma anche filo-massone&#8221; (p. 47).</p>
<p>Ma l&#8217;&#8221;antisemita&#8221; principe, anzi, la vera e propria &#8220;bestia nera&#8221; della ricostruzione storica in esame, è il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin al-Husayni. Il ritratto del Muftì che troviamo tracciato in queste pagine si basa in gran parte sulla pubblicistica ebraica (viene utilizzata in particolare una memoria del &#8220;Simon Wiesenthal Center&#8221; di Los Angeles riportata dal &#8220;Jerusalem Post&#8221;), ma è arricchito dalle preziose considerazioni di Rosselli. A suo giudizio, al-Husayni &#8220;si considerò sempre un &#8216;purista&#8217; (sic)&#8221; (p. 81), ma fu in realtà un individuo &#8220;amorale&#8221; (p. 81), animato ciononostante da una &#8220;presunzione di superiorità morale di matrice tipicamente razzista&#8221; (p. 79); stando a Rosselli, egli agì, &#8220;forse, in nome di un comodo storicismo di memoria hegeliana secondo il quale non esisterebbero verità oggettive, ma dottrine (e modi di agire) veri (e giusti, quindi leciti) in &#8216;relazione alle fasi che le hanno prodotte in seno al processo di autodeterminazione della Storia&#8221; (p. 81).</p>
<p>L&#8217;immagine inedita di un Gran Muftì hegeliano è accompagnata da una sorta di fatwa dell&#8217;Autore stesso, che per l&#8217;occasione si autopromuove al rango di giudice dei giurisperiti: &#8220;Husayni &#8211; scrive testualmente Rosselli &#8211; non fu però un buon musulmano. In quanto privo di pietà, si macchiò, infatti, di ridda, e respinse, anzi ignorò, questo valore coranico per abbracciare una violenza spesso eccessiva e inutile&#8221; (p. 80). Siccome il lettore probabilmente stenterà a capire in che modo il Muftì possa essersi macchiato di un &#8220;valore coranico&#8221;, ci corre l&#8217;obbligo di avvertirlo che il malinteso sorge dal carattere tutto particolare della sintassi di Rosselli, il quale in compenso sembra avere maggior familiarità col lessico arabo e ritiene superfluo spiegare che ridda significa &#8220;apostasia&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altronde, che Haj Amin al-Husayni meriti il titolo di &#8220;Apostata&#8221;, secondo Rosselli è dimostrato dal fatto che &#8220;non disdegnò di stipulare una stretta alleanza con una dittatura occidentale atea come quella nazista&#8221; (p. 29). Ne consegue che apostati come lui dovettero essere tutti quei militanti nazionalisti e anticolonialisti del mondo arabo e di altre regioni dell&#8217;area islamica che parteciparono ai &#8220;raduni runici di Norimberga&#8221; (pp. 16-17), nonché le masse dalle quali &#8220;Hitler incominciò (&#8230;) a essere acclamato come Abu Ali&#8221; (p. 16), nome che secondo Rosselli significherebbe&#8230; &#8220;il redentore&#8221; (ibidem).</p>
<p>Animato dal &#8220;desiderio di porre (&#8230;) fine all&#8217;esistenza del popolo di David&#8221; (p. 18), Amin l&#8217;Apostata &#8220;chiese esplicitamente a Hitler di aiutare il suo movimento ad acquisire tutte le metodologie tecnico-scientifiche utili per &#8216;eliminare&#8217; definitivamente dalla Palestina gli elementi ebraici&#8221; (p. 75); anzi, per apprendere personalmente le tecniche di gassazione, accompagnò Eichmann &#8220;nella visita ad alcuni campi di sterminio, tra cui Auschwitz&#8221; (p. 92). Su ciò Rosselli non nutre il minimo dubbio, poiché sono autorevoli personalità sioniste (Marvin Hier, Zvi Alpeleg ecc.) ad affermare che &#8220;i leader arabi palestinesi volevano fare agli ebrei in Medio Oriente ciò che Hitler stava facendo agli israeliti in Europa&#8221; (p. 76).</p>
<p>Ma non è tutto. La nefasta influenza del Gran Muftì di Gerusalemme ha continuato a farsi sentire anche dopo la sua morte, poiché, secondo una geniale osservazione di Rosselli, egli fu &#8220;il precursore di personaggi come l&#8217;ayatollah iraniano Ruhollah Hendi Khomeini (1900-1989), il non vedente sceicco egiziano Omar Abdel Rahman e l&#8217;ormai noto leader saudita Osama bin Laden&#8221; (p. 79). Al pari di Bin Laden, infatti, Haj Amin al-Husayni &#8220;fu nella sostanza un autorevole rivoltoso e un sanguinario sobillatore di spiriti&#8221; (p. 80).</p>
<p>Come scrive il prefatore del libro, &#8220;quel che più si fa apprezzare in questo agile lavoro è proprio la mancanza sostanziale di parzialità e di accanimento ideologico&#8221; (p. 10). Tale qualità, sufficientemente testimoniata dal campionario che abbiamo riportato più sopra, indurrà il lettore a perdonare al Rosselli alcune veniali imprecisioni che infiorano la sua narrazione: ad esempio, l&#8217;aver inserito i Tagiki tra i popoli d&#8217;origine turca (p. 38) e il Tagikistan tra le ex repubbliche sovietiche &#8220;a maggioranza etnico-religiosa turanico-musulmana&#8221; (p. 21) o l&#8217;avere scambiato per Ceceni i Tatari del Waffengruppe der SS Krim. </font></p>
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		<title>Francesco Cossiga, Andrea Cangini, Fotti il potere</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 09:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4341/francesco-cossiga-andrea-cangini-fotti-il-potere" title="Francesco Cossiga, Andrea Cangini, Fotti il potere"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/fottipotere_fronte_big_315x4801.475ifjl6ynggc0sg040s4ccgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="121" alt="Francesco Cossiga, Andrea Cangini, Fotti il potere" ></div></a>“Mani Pulite non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’è qualcosa che non torna: perché quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4341/francesco-cossiga-andrea-cangini-fotti-il-potere" title="Francesco Cossiga, Andrea Cangini, Fotti il potere"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/fottipotere_fronte_big_315x4801.475ifjl6ynggc0sg040s4ccgk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="121" alt="Francesco Cossiga, Andrea Cangini, Fotti il potere" ></div></a><p><em>“Mani Pulite non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’è qualcosa che non torna: perché quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto politico? </em>[Perché] <em>l’azione della magistratura fu incoraggiata dall’FBI americano e dai poteri forti italiani”. </em>Francesco Cossiga</p>
<p>Il presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha pubblicato un nuovo libro, “Fotti il Potere”, Aliberti editore, del quale ha scritto ieri <em>Il Giorno</em>. La tesi secondo noi più importante è proprio quella riportata in esergo a questo intervento: Tangentopoli e le indagini giudiziarie che terremotarono la I Repubblica, travolgendo il suo ceto dirigente, furono la conseguenza di un piano orchestrato dagli statunitensi con la compiacenza della magistratura politicizzata, dei poteri forti ma marci e parassitari (da noi identificati con l’acronimo G.F&amp;I.D, Grande Finanza e Industria Decotta), e dal versante politico identificabile con gli ex piccìsti, ingranaggi della gioiosa macchina da guerra occhettiana. Questa analisi è stata peraltro sviluppata, pur con minime differenze poiché Cossiga non è esplicito nei riferimenti alla sinistra (secondo noi indiziata principale nell&#8217;operazione di sponda complottista a favore dei prepotenti Usa), in alcuni testi di Gianfranco La Grassa, a partire dal Teatro dell’Assurdo del 1995 per le edizioni Punto Rosso, e in una serie di altri articoli pubblicati su riviste cartacee o online. Con questo marchio d’infamia e di servilismo filo atlantico (che è ben altra cosa rispetto all’ “ombrello Nato” della precedente fase storica, in cui il mondo risultava diviso a metà e gli Usa erano centro regolatore della sola parte occidentale) è nata la famigerata II Repubblica, la cui attuale degenerazione partitocratica e istituzionale è il frutto avariato di quel colpo di mano presentato dai suoi vili propugnatori come un’operazione di moralizzazione dello Stato e dei suoi apparati;  quest’ultimi presuntamente pervertiti da una casta politica legata alla mafia e al malcostume tangentizio. Ma oltre questa vulgata moralistica si trattava in verità, ed alla luce della situazione attuale è impossibile smentirlo, di assecondare una subdola rivoluzione di Palazzo suggerita ed eterodiretta dagli americani dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Cossiga parla di sistema politico logoro, considerato ormai inservibile dagli Usa in virtù della nuova missione storico-universalistica che questi si erano prefissati.<br />
Quella classe politica, come hanno detto altri esponenti socialisti e democristiani, da Pomicino a Formica, non era ritenuta più adatta a governare una situazione di ridislocazione geopolitica dell’impero statunitense che puntava ad allargarsi ad est. Insomma, l’Italia non era più un avamposto strategico e una portaerei naturale tra mondo capitalista e mondo comunista dalla quale tenere sotto osservazione e sotto costante minaccia i paesi del Patto di Varsavia. Aver fatto secco in un solo colpo un intero gruppo politico, mettendosi nelle mani di lacchè incompetenti e impreparati alla gestione del potere, ha rovinato la nostra nazione che da quel momento in poi è andata alla deriva rischiando ogni giorno l&#8217;inabissamento. Da questo <em>bouleversement</em> assistito giudiziariamente e mediaticamente (quanto peseranno sulla coscienza degli italiani le monetine tirate sulla testa di Craxi!) non poteva che scaturire una disfatta tragica per l’Italia, fino al raggiungimento dell’attuale stadio di marcescenza radicale delle strutture statali e dello stesso corpo sociale. L’Italia è oggi “serva e bordello” azzannata da una serqua di iene che continua a succhiare le sue ossa dopo averne spolpato la carne. Mani Pulite, facendo i conti dopo quasi un ventennio, non solo non ci ha liberati dal malcostume generalizzato, ma ha aggravato ruberie, corruzioni, malversazioni, sinecure,  togliendoci pure la speranza di una risalita dal baratro, almeno finché resteranno in sella gli inetti PDL-PD che fanno la staffetta al governo a lustri alterni. Non abbiamo più una politica estera ed una visione dei processi mondiali degna della nostra storia, il tessuto sociale si è sfilacciato ed ha perso la sua identità sprofondando nel luogo comune e nella retorica del passato mitico, le nostre strutture produttive non hanno più dinamicità e sopravvivono con i prelevamenti dallo Stato.</p>
<p>Questo il quadro della situazione che le parole di Cossiga confermano. Oggi comprerò il suo libro e consiglio anche a tutti voi di farlo.</p>
<p><strong>«FOTTI IL POTERE»</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>di Francesco Cossiga con Andrea Cangini</strong></p>
<p>{ La <a title="http://www.facebook.com/pages/FOTTI-IL-POTERE/103285339719859?created&amp;v=wall#!/pages/FOTTI-IL-POTERE/1032853 " href="http://www.facebook.com/pages/FOTTI-IL-POTERE/103285339719859?created&amp;v=wall#%21/pages/FOTTI-IL-POTERE/103285339719859?ref=ts">pagina Facebook</a> dedicata al libro }</p>
<p><strong><em>Le regole non scritte</em></strong><em>, i meccanismi profondi, le dinamiche eterne del gioco:</em><em><br />
</em><em>per la prima volta un protagonista indiscusso della vita pubblica italiana</em><br />
<em>racconta senza pudore né ipocrisia cos’è e come funziona la politica.</em></p>
<p><strong>La bomba di piazza Fontana</strong> <strong>fu opera degli americani.</strong></p>
<p>La politica è una droga che non prevede disintossicazioni.</p>
<p><strong><em>Governare è far credere.</em></strong></p>
<p>Per il Vaticano contano solo i soldi.</p>
<p><em>Politici incoerenti? Certo, embè?</em><br />
<strong><em>I politici sono marionette nelle mani dei banchieri.</em></strong><br />
<strong>Non c’è leader politico che non possa</strong> <strong>essere arrestato per tangenti.</strong><em></em></p>
<p><em>La politica è un’arte, cultura e ragione non contano.</em><br />
<strong>La mafia ci appartiene, tanto vale accettarla.</strong><br />
<em>I politici si convincono intimamente</em><em> </em><em>di quel che gli conviene.</em><br />
<strong>Le grandi potenze ammazzano e torturano.</strong><br />
<em>Oltre all’Fbi, fu il mondo economico</em><em> </em><em>a mettere in piedi Mani Pulite.</em><br />
<strong>… è per questo che Berlusconi finirà male.</strong><br />
<strong><em>La politica ha bisogno di silenzi e zone d’ombra.</em></strong><br />
<strong>Esistono tradimenti doverosi e persino morali.</strong></p>
<p>Sapientemente indirizzato dal giornalista <strong>Andrea Cangini</strong>, il presidente <strong>Francesco Cossiga</strong> mette a nudo il potere e con esso l’uomo che lo incarna.<strong><br />
</strong>Svela l’arcano, dice l’indicibile, strappa la maschera alla realtà con l’ironia e l’arguzia di chi ha cavalcato a testa alta lungo le strade impervie della Prima e della Seconda repubblica.<strong> </strong></p>
<p><strong>Aneddoti, riflessioni, rimandi storici, vere e proprie rivelazioni </strong>accompagnano il lettore alla scoperta di <strong>verità “scandalose”</strong> fino a oggi mai rivelate con tanta schiettezza.</p>
<p>La natura del <strong>potere</strong>, il ruolo del <strong>denaro</strong>, l’uso dei <strong>servizi segreti</strong>, la <strong>violenza</strong>, la <strong>guerra</strong>, le <strong>massonerie</strong>, i rapporti tra <strong>stati</strong>, la <strong>religione</strong>, il <strong>Vaticano</strong>, la verità, la finzione, i complotti, il caso, il lato di tenebra dell’uomo e del politico.</p>
<p><em>Il trionfo e la caduta, la vita e la morte.</em><br />
Impossibile annoiarsi, difficile restare indifferenti.</p>
<p>L’autore</p>
<p><strong>Andrea Cangini</strong>, laureato in Scienze politiche, ha quarantun anni, molti dei quali passati a raccontare la politica sul «Quotidiano Nazionale».<br />
Ha due figli: osservando loro, più che frequentando Montecitorio, ha capito i meccanismi più profondi della natura umana.<br />
E dunque del gioco politico.</p>
<p><strong><em>Leggi anche su Aliberti editore</em></strong><em><br />
</em>Claudio Sabelli Fioretti intervista Francesco Cossiga:<br />
<em>Nuovissime picconate</em> (2009) e  <em>L’uomo che non c’era</em> (2007)</p>
<p><a href="http://blog.alibertieditore.it/?p=2777">http://blog.alibertieditore.it/?p=2777</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22789490#more-22789490">http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22789490#more-22789490</a></p>
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		<title>Recensione a &#8220;La sfida totale&#8221; di D. Scalea</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4324/recensione-a-la-sfida-totale-di-d-scalea</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 12:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura / Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Scalea]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione a "La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali", nuovo libro di Daniele Scalea (redattore di "Eurasia") pubblicato dall'editore Fuoco di Roma.


.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4324/recensione-a-la-sfida-totale-di-d-scalea" title="Recensione a &#8220;La sfida totale&#8221; di D. Scalea"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/copia_di_la_sfida_totale4.b5d533br520c0kskkgoogo4kg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="117" alt="Recensione a &#8220;La sfida totale&#8221; di D. Scalea" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Daniele Scalea, <em>La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali</em>, Fuoco, Roma 2010 </strong><em>(<a href="../../4126/e-uscita-la-sfida-totale-di-d-scalea">clicca per maggiori informazioni</a>)</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La Sfida Totale</em> è l&#8217;opera prima di un giovane e brillante collaboratore di “Eurasia”, Daniele Scalea, che esce per i tipi della Fuoco Edizioni, casa editrice che si conferma sicuramente tra le migliori  per quanto riguarda la pubblicazione di saggi di geopolitica. Riguardo all&#8217;Autore, per chi è abituato a leggere i suoi articoli sulla rivista, questo saggio sarà un&#8217;ulteriore conferma del suo valore. Si sentiva il bisogno, data la velocità alla quale sta cambiando il mondo che siamo stati abituati a conoscere, di qualcosa che facesse il punto della situazione, che cercasse di dare una spiegazione a fenomeni geopolitici non sempre di facile lettura. Una situazione fluida, in continua evoluzione, che ha visto, tra l&#8217;altro, i recenti riposizionamenti geostrategici ad esempio di Giappone e Turchia (molto prudente il primo, più netto e deciso il secondo).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Attraverso otto agili capitoli, si viene guidati alla comprensione delle attuali dinamiche geopolitiche. L&#8217;introduzione è volta a illustrare al lettore i principali esponenti della scienza geopolitica, con le relative teorie. La geopolitica come scienza quindi, non solo come prassi, una scienza, così come splendidamente definita da Aldo Braccio, <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>viva e concreta, [che] non può che favorire […] la formazione di un&#8217;unità continentale eurasiatica corrispondente all&#8217;effettivo “Cuore della Terra”, che sappia darsi leggi e ordinamenti incompatibili con l&#8217;odierno prevalere dell&#8217;Usurocrazia e di stili di vita legati all&#8217;<em>American Way of Life</em><span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Entriamo così nel vivo del libro, che prende le mosse da quella che è senza dubbio una data spartiacque della storia contemporanea, ossia l&#8217;implosione dell&#8217;Unione Sovietica, a cavallo dell&#8217;ultimo decennio dello scorso millennio. L&#8217;Autore analizza le vicende che caratterizzarono quel periodo, le responsabilità della classe dirigente sovietica, e gli effetti scaturiti da tale evento. Viene subito da notare come allo scioglimento del Patto di Varsavia non sia poi corrisposto un analogo evento per il Patto Atlantico, bensì quest&#8217;evento è coinciso con la penetrazione a Est della piovra atlantica. Non a caso il capitolo si intitola <em>“Attacco al cuore della Terra”</em>, il quale attacco viene scomposto in tre momenti: l&#8217;espansione militare, la sovversione politica, il procacciamento di fonti energetiche. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel capitolo successivo l&#8217;attenzione si sposta sul gendarme atlantico e sulla supremazia militare, sulle scuole di geopolitica americane (idealisti contro realisti), e sull&#8217;importanza del concetto basilare di “supremazia nucleare”. Senza voler sconfinare eccessivamente nella fantapolitica, (“le guerre stellari”) si converrà comunque sull&#8217;importanza fondamentale che riveste per ciascuno stato il possesso di un arsenale atomico, per lo meno a livello di deterrenza. Non si spiegherebbero altrimenti, ad esempio, la prudenza che viene riservata nelle delicate trattative con la bellicosa Corea del Nord e, al contrario, l&#8217;arroganza che viene riservata all&#8217;Iran, “reo” di voler procedere nell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio a scopi pacifici.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;Autore si sofferma anche, in questo capitolo, su quella che viene considerata una data simbolo del nuovo millennio, ossia l&#8217;undici settembre 2001, sottolineando, alla luce dell&#8217;ormai famigerato documento denominato PNAC, come tale evento sia giunto in maniera più che opportuna per accelerare i <em>desiderata</em> degli Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nostra attenzione volge poi nuovamente a Est, dove nel capitolo <em>“L&#8217;Orso si rialza”</em> si pone l&#8217;attenzione sulla reazione del Cremlino. La riscossa guidata dall&#8217;ex agente del Kgb Putin e dal suo delfino Medvedev segue gli anni più bui della storia russa del ventesimo secolo, ossia quelli di Eltsin. Con il nuovo corso instaurato da Putin, gli oligarchi in Russia hanno smesso di imperversare e, anche se l&#8217;azione della nuova classe dirigente non sembra sempre essere guidata da una logica eurasista, l&#8217;interesse nazionale (e non quello di bande mafiose) è tornato finalmente preminente. Dopo aver fatto piazza pulita di oligarchi e Ong in odore di atlantismo (se non direttamente finanziate da Soros e compagnia), la Russia, finalmente cosciente del vantaggio strategico datole dalle enormi risorse energetiche di cui dispone, sta predisponendo una rete di gasdotti volti a bypassare stati ostili e a garantire quindi una continuità negli approvvigionamenti all&#8217;Europa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I tentativi atlantisti di ostacolare tramite analoghi progetti (Baku-Tblisi-Ceyhan e <em>Nabucco</em>) non sembrano altrettanto convincenti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Continuando nella lettura, si arriva così a quello che è stato definito l&#8217;“Impero di Cindia”, due miliardi e mezzo di persone, pari al 40% della popolazione mondiale, un&#8217;economia in costante crescita nonostante la crisi, e tutta una serie di accordi bilaterali che non fanno dormire sonni tranquilli agli atlantisti. Uno degli argomenti più controversi riguardo al rapporto Cina-Stati Uniti è senz&#8217;altro l&#8217;interdipendenza economica: l&#8217;Impero di Mezzo è il principale creditore degli Usa, ed è perciò presumibile che gradualmente la Cina cerchi di svincolarsi da questo pesante fardello. Ed è in queste righe che leggiamo a mio avviso una delle più efficaci definizioni della differenze tra Cina e Stati Uniti: <span style="font-family: Arial,sans-serif;">«</span>nel primo caso i capitalisti sono soggetti allo Stato, nel secondo è lo Stato a servire i capitalisti<span style="font-family: Arial,sans-serif;">»</span>. Comunque, le sfide che oggi Cina e India devono affrontare sono numerose e complicate, una su tutte la minaccia secessionista. Eterodirette da sapienti burattinai, infatti, le rivendicazioni piccolo nazionaliste sono volte nient&#8217;altro che a minare dall&#8217;interno questi due colossi geopolitici, i quali attraverso una sapiente politica interna stanno al momento rintuzzando efficacemente il pericolo di una frantumazione. La balcanizzazione dell&#8217;Eurasia è forse oggi la sfida  più difficile da fronteggiare sulla strada di un mondo multipolare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Non si poteva non dedicare un capitolo a quella che forse è LA questione chiave dell&#8217;intero scacchiere geopolitico, ossia la questione palestinese. Vi è infatti, sulle sponde del Mediterraneo, un piccolo popolo minaccioso che, insediatosi in una terra che non era la propria, ha costituito un&#8217;entità statuale e, a suon di guerre, ne ha ampliato continuamente l&#8217;estensione. Senza voler sconfinare nella polemica politica, basti pensare che l&#8217;entità sionista detiene il quinto arsenale atomico mondiale (supposto, mai dichiarato), costituendo, essa sì!, la vera minaccia alla pace e alla stabilità non solo dell&#8217;area, ma persino a quella del mondo intero.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Meritava senza dubbio un approfondimento l&#8217;America indiolatina, al cui risveglio geopolitico viene dedicato un ampio capitolo. Oggi, questo enorme subcontinente ricco di risorse e potenzialità, non vuol essere più il “cortile di casa” di Washington ma, tramite Chavez, Morales, Correa, Lula, si sta emancipando e vuole essere padrone del proprio destino. Ultimo avamposto atlantico in America Latina è rimasto la Colombia, nella quale recentemente sette basi militari americane sono state installate. Gli anni bui delle sanguinose dittature militari sono un vivo e terribile ricordo (salvo qualche anacronistica ricaduta, come in Honduras) ma oggi i continuatori di Simon Bolivar e di Ernesto Guevara stanno finalmente conquistando quell&#8217;indipendenza geopolitica che gli è sempre mancata.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Arriviamo così alla conclusione di quest&#8217;avvincente saggio: <em>La sfida totale</em> è quindi quel percorso a ostacoli che condurrà tutti gli uomini liberi dal grigio presente monocorde di un pianeta globalizzato a guida atlantica, a un mondo multipolare in cui le differenze politiche, sociali e culturali siano parimenti rispettate e preservate. Nell&#8217;auspicio che a tali benauguranti segnali faccia seguito il concreto sorgere di un nuovo ordine multipolare, non possiamo quindi che consigliare vivamente la lettura del libro di Daniele Scalea.</span></span></p>
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		<title>La sfida totale. Intervista a Daniele Scalea</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 05:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
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		<description><![CDATA[Daniele Scalea, redattore di "Eurasia", è stato intervistato da Stefano Grazioli per "East Side Report" a proposito della sua ultima opera, appena pubblicata, La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali. Riproduciamo il testo dell'intervista.

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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4170/la-sfida-totale-intervista-a-daniele-scalea" title="La sfida totale. Intervista a Daniele Scalea"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/copia_di_la_sfida_totale3.xtanz982o2s44c80s08kccs8.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="117" alt="La sfida totale. Intervista a Daniele Scalea" ></div></a><div>
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<font face="Verdana" size="3"><br />
<em>Daniele Scalea, redattore di &#8220;Eurasia&#8221;, è stato intervistato da Stefano Grazioli per &#8220;East Side Report&#8221; a proposito della sua ultima opera, appena pubblicata, </em><a href="http://sfidatotale.wordpress.com/" target="blank">La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali</a><em>. Riproduciamo di seguito il testo dell&#8217;intervista.</em></p>
<p>Fonte: &#8220;<a href="http://esreport.wordpress.com/2010/05/17/la-sfida-totale-intervista-a-daniele-scalea/" target="_blank">East Side Report</a>&#8220;, 17.05.10</p>
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<p></font><font size="3"><br />
<strong>Tanti parlano e scrivono di  geopolitica, pochi ne capiscono davvero qualcosa. </strong>Daniele  Scalea è uno di questi. Giovane, 25 anni e una laurea in Scienze  storiche alla Statale di Milano, Daniele Scalea - che già da qualche  anno é nella redazione di <a href="../../" target="_blank">Eurasia</a> -  ha esordito con un opera di grande  spessore (<a href="http://sfidatotale.wordpress.com/about/" target="_blank">un assaggio sul sito</a>), dimostrando che le sponde del  Lago Maggiore (vive a Cannobio) possono diventare un osservatorio  privilegiato per capire e spiegare le vicende del Mondo che ci circonda.  A confermarlo non sono tanto io, quanto chi ha scritto la prefazione  del nuovo libro di Daniele, “<strong>La sfida totale – Equilibri e  strategie nel grande gioco delle potenze mondiali</strong>” (Fuoco  Edizioni), e cioè il generale Fabio Mini, uno che ne capisce: “Si  potrebbe tranquillamente dire che Daniele Scalea ha scritto un trattato  di alta Geopolitica. Ha descritto il mondo attuale cercando di  interpretarlo alla luce delle teorie classiche della Geopolitica  confermandone, e ce n’era bisogno, la validità metodologica. Ha preso in  esame tutti i grandi attori mondiali e dopo una panoramica  appassionata, non c’è nient’altro da dire”.<strong> </strong></p>
<p><strong>Ecco, non aggiungo altro nemmeno io</strong>. Consiglio solo  di <a href="http://sfidatotale.wordpress.com/dove-trovarla/" target="_blank">correre in libreria</a> o ordinare il libro via internet  <a href="http://www.fuoco-edizioni.it/home.html" target="_blank">direttamente  dall’editore.</a> E di leggere con attenzione la lunga  intervista che  gentilmente che l’autore ci ha concesso.</p>
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<p><strong><em>Rovesciamo la bottiglia e partiamo dal fondo. Lei  conclude il suo libro scrivendo che la nascita del Nuovo Mondo, o  perlomeno la ristrutturazione geopolitica di quello vecchio, potrebbe  essere oltremodo complicata: in sostanza il passaggio da un sistema  semi-unipolare a uno multipolare rischia di produrre dolorose frizioni  dovute al fatto che la potenza egemone – gli Stati Uniti – opporrà  resistenza alla perdita del proprio potere. La “sfida totale” ha già  vincitori e vinti?</em></strong></p>
<p>La tendenza storica del post-Guerra Fredda marcia contro gli USA.  Negli anni ’90 la geopolitica mondiale ha vissuto il suo “momento  unipolare”, e tutto sembrava girare per il verso giusto, dalla  prospettiva di Washington. Ma già si covava quanto sarebbe venuto.  L’ultimo decennio ha visto l’emergere a livello economico, strategico ed  infine anche politico di veri e propri competitori della “unica  superpotenza rimasta”: il riferimento è prima di tutto a Cina e Russia,  ma una menzione la meritano pure India, Brasile, Giappone. Il sogno  della “fine della storia” è svanito. Gli USA hanno tentato, sotto Bush,  un ultimo brutale tentativo di mantenere la propria supremazia  incontrastata: il progetto di “guerra infinita”, che avrebbe dovuto  annichilire come un rullo compressore tutti i possibili nemici e  competitori, ma che si è arenato già sui primi due scogli incontrati,  ossia Afghanistan e Iràq. L’ordine mondiale odierno è “semi-unipolare”,  con Washington ancora potenza egemone, ma più per la cautela dei suoi  rivali che per la propria forza ed autorità. La crisi finanziaria del  2008 è partita dagli USA ed ha mandato parzialmente in frantumi  quell’ordine economico su cui si fonda gran parte del potere di  Washington. Tutto lascia supporre che si concretizzerà il ritorno ad un  vero e proprio ordine “multipolare”, e questa è anche la mia previsione.</p>
<p><em>Però</em> …come spesso accade c’è un “però”. Uno degli errori più  comuni del nostro tempo è quello di percepire le tendenze come fattori  fissi ed immutabili, quando in realtà sono contingenti. Come sosteneva  Hume, l’uomo è portato a credere in ciò che è abituato a vedere, ossia  ad assolutizzare il contingente. Ma le inversioni di tendenza sono  sempre possibili. Gli Stati Uniti non hanno accettato e difficilmente  accetteranno il ruolo di ex egemone in declino. A meno d’implosioni  interne del tipo pronosticato da Igor Panarin, riusciranno ad opporre  resistenza, ed hanno molto frecce al loro arco se non per bloccare,  quanto meno per rallentare la transizione al mondo multipolare:  ricordiamo, tra i principali, il poderoso strumento militare (che spesso  fa cilecca, ma per capacità di proiezione globale non ha pari), la  “egemonia del dollaro” (Henry Liu), la centralità nel sistema  finanziario, l’influenza culturale. Già il secolo scorso la supremazia  delle talassocrazie anglosassoni fu sfidata, prima dal <em>Reich</em> tedesco e poi dall’Unione Sovietica, e sappiamo bene tutti come andò a  finire. Meglio non vendere la pelle dell’orso (o le penne dell’aquila,  se vogliamo esser più precisi nell’allegoria zoologica) prima d’averlo  ucciso. Certo però che questi USA d’inizio XXI secolo paiono solo la  copia sbiadita della superpotenza del ventesimo: molta della loro  grandezza deriva dall’eredità delle generazioni passate, e quando sono  chiamati a difenderla non sembrano all’altezza del proprio rango senza  pari.</p>
<p><strong><em>E ora dall’inizio, tuffandoci un po’ nel passato.  L’attacco al cuore della Terra, all’Heartland, che gli Stati Uniti hanno  attuato su quattro direttrici (sovversione politica, espansione  militare, risorse energetiche, supremazia nucleare): può sintetizzare?</em></strong></p>
<p>La strategia statunitense, quanto meno dagli ultimi anni della  Seconda Guerra Mondiale in poi (e forse anche da prima), è fortemente  ispirata ai princìpi della geopolitica. L’<em>Heartland</em> (H.  Mackinder) è una delle categorie basilari di questa disciplina: è la  Terra-cuore, il centro del continente eurasiatico, storicamente  impermeabile alla potenza marittima – quest’ultima incarnata prima  dall’Impero britannico e poi dal “imperialismo informale” statunitense.  L’<em>Heartland</em> è occupato dalla Russia, che rappresenta perciò  stesso il principale ostacolo e minaccia potenziale all’egemonia della  potenza talassocratica, ossia marittima, degli USA. Dalla fine della  Guerra Fredda ad oggi, Washington e Mosca hanno più volte tentato  approcci amichevoli, ma tutti sono finiti male. All’arrendevolezza di  El’cin si rispose con lo smembramento della Jugoslavia, ed i Russi  reagirono portando al Cremlino un certo Vladimir Putin. Le sue aperture  dopo l’11 settembre sono state ripagate con la penetrazione statunitense  in Asia Centrale, nel “cortile di casa” russo. Anche l’attuale  recentissimo idillio tra Obama e Medvedev durerà poco. Nessuno vuole  sfociare nel determinismo, ma la geografia è un fattore importante nella  vicenda umana, ed in questo caso la geografia condanna Russia e USA ad  essere, almeno nello scenario attuale, quasi sempre nemici.</p>
<p>Dagli anni ’90 ad oggi gli Statunitensi, sulla scia di teorizzazioni  come quelle di Zbigniew Brzezinski, lungi dall’allentare la morsa su  Mosca hanno cercato di sfruttare il crollo dell’URSS per neutralizzare  definitivamente la minaccia russa. Le “direttrici d’attacco”, come da  lei sottolineato, sono state quattro:</p>
<p>a) la <em>sovversione politica</em>: tramite la CIA, enti pubblici o  semi-pubblici come il <em>National Endowment for Democracy</em> o <em>U.S.  Aid</em>, e finte ONG gli USA hanno orchestrato una serie di colpi di  Stato in giro per l’ex area d’influenza moscovita, allo scopo  d’insediare quanti più governi filo-atlantici e russofobi fosse  possibile. I casi più celebri: Serbia, Georgia, Ucraìna, Kirghizistan.  Ci hanno provato persino in Bielorussia e in Russia (leggi Kaspàrov), ma  non è andata bene. I governanti locali si sono fatti furbi ed hanno  iniziato a porre una serie di restrizioni alle attività d’organizzazioni  straniere nei propri paesi. Gli ultimi eventi in Ucraìna e Kirghizistan  fanno pensare che l’ondata di “rivoluzioni colorate” sia ormai in fase  di risacca;</p>
<p>b) l’<em>espansione militare</em>: la NATO si potrebbe definire come  l’alleanza che lega l’egemone statunitense ai paesi ad esso subordinati.  Non è qualitativamente diversa dalla Lega Delio-Attica capeggiata da  Atene, o dalle varie alleanze italiche di Roma. Un’alleanza non certo  tra pari. Nata in funzione anti-sovietica, scioltasi l’URSS non solo non  ha chiuso i battenti ma si è allargata verso est, fino ai confini della  Russia. La nuova dottrina militare russa cita espressamente la NATO tra  le minacce per il paese;</p>
<p>c) le <em>risorse energetiche</em>: una potente leva strategica per  la Russia è costituita dalla sua centralità nel commercio energetico  intra-eurasiatico. Gli USA hanno cercato di sminuirla facendo dell’Asia  Centrale un competitore di Mosca, tramite gasdotti e oledotti  alternativi che scavalcassero il territorio russo. L’impossibilità di  costruire la condotta trans-afghana, il ridotto impatto del BTC ed il  fallimento annunciato del <em>Nabucco</em> chiariscono che il progetto,  almeno per ora, non ha avuto successo;</p>
<p>d) la <em>supremazia nucleare</em>: è un punto sovente ignorato dai  commentatori occidentali. Si definisce “supremazia nucleare” la capacità  d’uno Stato di vincere una guerra atomica senza subire danni eccessivi,  ossia di sferrare un “primo colpo” (<em>first strike</em>) parando la  successiva rappresaglia. Quando si dispone di migliaia di testate e  missili nucleari, come gli USA, è facile annientare un rivale con una  guerra atomica: il grosso problema è riuscire ad evitare d’essere  annientati a propria volta se il nemico, come la Russia, ha a sua volta  migliaia di armi nucleari con cui rispondere. Ecco dunque l’idea dello  scudo ABM (anti-missili balistici), il sogno di Reagan riesumato da Bush  e per niente accantonato da Obama. Resterà ancora a lungo una delle  principali pietre della discordia tra Mosca e Washington. Infatti, il  Cremlino non si beve la storia che lo scudo ABM sia rivolto contro  l’Iràn e la Corea del Nord, e nel mio libro spiego dettagliatamente il  perché.</p>
<p><strong><em>Lei si sofferma sulla politica estera statunitense  dell’ultimo decennio sviscerando le differenze tra idealisti e realisti  alla Casa Bianca. Cosa ha cambiato l’arrivo di Barack Obama alla Casa  Bianca?</em></strong></p>
<p>Ha cambiato molto, ma probabilmente meno di quello che avrebbe potuto  se non ci fosse stata la crisi finanziaria del 2008. Obama era  portatore d’una geostrategia alternativa a quella neoconservatrice, meno  fissata sul Vicino e Medio Oriente e più attenta agli equilibri globali  nel loro complesso. Essa comprendeva anche una non dichiarata strategia  anti-russa di tipo brzezinskiana. La stessa distensione con l’Iràn era  ed è mirata soprattutto a rivolgere la potenza persiana contro Mosca in  funzione di contenimento sul fianco meridionale.</p>
<p>Inutile dire che la crisi ha scompaginato i piani. Gli USA si sono  ritrovati con l’acqua alla gola, ed Obama s’è accontentato di cercare di  salvarne la supremazia mondiale. L’ideologismo di Bush è stato  sostituito con un po’ di sana <em>Realpolitik</em>, e la minaccia ed uso  della forza militare sono oggi stemperate dal ricorso alla diplomazia  come via prediletta. Ma ciò non è sufficiente. Washington, capendo di  non farcela più da sola, sta cercando di cooptare qualche grande potenza  come stampella della propria egemonia. All’inizio Obama ha cercato di  formare il famoso “G-2” con la Cina, ma ben presto la tensione ha preso a  montare ed oggi Washington e Pechino si guardano in cagnesco come non  succedeva da decenni. Così Obama ha messo nel mirino la Cina, ed ha  pensato bene di corteggiare la Russia. Il “leviatano” talassocratico ed  il “behemoth” tellurocratico si sono già trovati fianco a fianco contro  una potenza del <em>Rimland</em>, ossia del margine continentale  dell’Eurasia (mi riferisco alla Germania nel secolo scorso), ma non  credo che ciò si ripeterà oggi. Gli USA superpotenza avrebbero potuto  cooptare la Russia di El’cin e del primo Putin, ma si sono rivelati  troppo avidi di potere ed hanno finito con l’allontanarla. Oggi sono  ancora la potenza egemone, e perciò suscitano invidia ed ostilità, ma  sono un egemone zoppo,  e dunque appoggiarlo non dà più gli stessi  vantaggi d’un tempo. Allearsi con qualcuno che ti vorrebbe come  stampella del suo potere traballante non è una prospettiva così  allettante. Il Cremlino prenderà altre strade. Solo quando gli USA si  saranno ridimensionati al rango di grande potenza <em>inter pares</em>,  allora si potrà ridiscutere d’alleanze strategiche.</p>
<p><strong><em>L’8 dicembre 1991 i presidenti di Russia, Ucraina e  Bielorussia, riuniti a Brest, proclamarono la dissoluzione dell’Unione  Sovietica, che Gorbačev fu costretto ad accettare suo malgrado. L’ex  presidente russo Vladimir Putin, ora primo ministro, ha affermato che la  dissoluzione dell’Urss è la stata la più grande catastrofe geopolitica  del XX secolo. È d’accordo?</em></strong></p>
<p>Il termine “catastrofe” sottintende un giudizio di valore, e dunque è  soggettivo. Restando sul merito, è indubbio che il crollo dell’URSS,  ossia della potenza terrestre dell’<em>Heartland</em> che conteneva la  superpotenza marittima, è stato un evento epocale. E dal punto di vista  dei Russi, non si può che considerare catastrofico. Ma non solo dal  loro. Il crollo della diga sovietica – una diga criticabile e  controversa fin quanto si vuole – ha aperto la strada al tentativo  egemonico degli USA, col suo contorno di prevaricazione e guerre. Per  gli Statunitensi la disgregazione dell’URSS è stata un successo, per i  Polacchi una benedizione, per i Cubani, i Siriani o i Palestinesi una  disgrazia.</p>
<p><strong><em>Vladimir Putin è stato, tra luci ed ombre, il simbolo  della ritorno della Russia sulla Grande Scacchiera. Lei scrive che la  “Dottrina Putin” può essere interpretata come un realismo in salsa  russa, fondato sull’accorta tessitura d’alleanze intra-continentali con  la Cina, l’India, l’Iran, la Turchia e l’Europa Occidentale. Cioè? </em></strong></p>
<p>Ho ripreso la definizione che cita da Tiberio Graziani, direttore  della rivista “Eurasia”. In Russia, dopo la fine del comunismo sono  emerse due visioni ideologiche: quella eurasiatica, che vede negli USA  il nemico storico da combattere ad ogni costo, e quella occidentalista,  che vede nell’Ovest il beniamino da emulare e compiacere ad ogni costo.  La Dottrina Putin esula da questi schemi e si pone nel mezzo degli  “opposti estremismi”. Putin ha adottato linguaggi e formalità cari agli  occidentali, ed ha a lungo considerato prioritari i rapporti con  l’Europa e gli USA. Ma non è mai stato arrendevole e rinunciatario, non  ha mai rinunciato a difendere il ruolo della Russia nel mondo ed il suo  “spazio vitale” nell’<em>Heartland</em>. Quando ha verificato che con  Washington non c’erano spazi di dialogo, si è rivolto altrove. Le  alleanze intra-continentali da lei citate servono a creare un “secondo  anello di sicurezza” (il primo dovrebbe essere il “estero vicino”)  attorno alla Russia. L’obiettivo finale è estromettere la talassocrazia,  ossia gli USA, dall’intera massa continentale eurasiatica, per mettere  definitivamente in sicurezza la Russia.</p>
<p><strong><em>Secondo Parag Khanna i “tre imperi” del nuovo mondo  multipolare sarebbero Usa, Cina e Unione Europea, mentre la Russia  farebbe parte del “secondo mondo”. Lei non è d’accordo. Perché?</em></strong></p>
<p>Perché la visione di Parag Khanna si fonda sostanzialmente su  valutazioni di tipo economico e sulle sue simpatie personali. L’economia  è importante ma non rivela tutto. Ad esempio, l’Unione Europea, si sa, è  un gigante economico ma un nano politico. Non è neppure uno Stato,  bensì un’accozzaglia di Stati nazionali che, come stanno dimostrando gli  eventi attuali, in mezzo alla tempesta preferiscono pensare ognuno per  sé. La Russia ha un ingente patrimonio geopolitico, in termini  geografici, militari ed energetici, che può giocare efficacemente sulla  grande scacchiera mondiale. Mosca è ancora al centro della politica  internazionale, considerarla parte del “secondo mondo” è ingiustificato.</p>
<p><strong><em>La Cina è e sarà comunque uno dei protagonisti di questo  secolo e intorno al ruolo di Pechino si gioca ovviamente il futuro di  Washington. Riprendo allora le sue parole: «Per gli Usa il contenimento  della Cina dovrebbe avvenire attraverso due “cani da guardia” posti al  suo fianco: l’India e il Giappone. Davvero Nuova Delhi e Tokio sono  disposti a ricoprire il ruolo che Washington vorrebbe affibbiare loro,  oppure preferiranno unirsi a Pechino per creare una “sfera di  co-prosperità” asiatica?»</em></strong></p>
<p>È un dilemma che non ha ancora trovato risposta. L’India sembrava più  vicina alla Cina qualche anno fa, quando entrò nel gergo comune degli  addetti ai lavori il termine “Cindia”. Al contrario, il Giappone che  qualche anno fa pareva nemico irriducibile di Pechino oggi gli si sta  riavvicinando. La situazione è fluida e difficile da decifrare, ma la  sensazione è che Nuova Delhi e Tokio cercheranno la vincita sicura:  aspetteranno di capire con certezza chi avrà la meglio tra Cina e USA, e  solo allora punteranno tutto sul cavallo vincente.</p>
<p><strong><em>Spostiamoci infine Oltreoceano, dove comunque i grandi  attori sono sempre gli stessi. Nel libro scrive che Obama sembra deciso a  recuperare l’influenza sul “cortile di casa”, e con qualsiasi mezzo.  Russia e Cina, invece, offrono una sponda diplomatica alle nuove potenze </em></strong><strong><em>emergenti come Brasile e Venezuela. I  prossimi conflitti sono programmati?</em></strong></p>
<p>Il Sudamerica è storicamente un’area molto pacifica. Ma ciò è dovuto  anche alla sua storia di marginalità nel quadro geopolitico, ed  all’egemonia a lungo incontrastata degli USA. Oggi questi due fattori  stanno venendo meno. In Sudamerica sta emergendo una grande potenza  mondiale – il Brasile – mentre il controllo degli USA sul “cortile di  casa” è stato seriamente intaccato. Cina e Russia si fanno beffe della  Dottrina Monroe, punto fermo della strategia statunitense da un paio di  secoli. Washington passerà all’azione, o meglio alla reazione, e non  sappiamo ancora quali strumenti sceglierà.</p>
<p>Maggiore integrazione economica? L’ALCA è stato bocciato da quasi  tutti i paesi sudamericani.</p>
<p>Legami militari? In Sudamerica la Russia ha superato gli USA  nell’esportazione di armi.</p>
<p>Influenza culturale? I sentimenti anti-statunitensi, tradizionalmente  radicati nell’area, appaiono al massimo storico, ed il risveglio della  comunità indigena porta ad una riscoperta del proprio retaggio più  arcaico, piuttosto che all’adozione della <em>way of life</em> nordamericana.</p>
<p>Colpi di Stato? In Venezuela ci hanno provato ma fu un fallimento; un  pesce molto più piccolo come l’Honduras è caduto nella rete, ma si  ritrova quasi completamente isolato nella regione.</p>
<p>Guerre per procura? I paesi sudamericani sono molto restî a scendere  in guerra tra loro, se non altro perché sono tutti instabili al loro  interno e temono gravi contraccolpi domestici. Attorno alla Colombia la  tensione sta montando, e molto decideranno le imminenti elezioni  presidenziali. Santos ricorda per certi versi Saakašvili: è una testa  calda, con lui tutto sarebbe possibile. Mockus, al contrario,  cercherebbe la distensione coi vicini ed allenterebbe i legami con gli  USA. In ogni caso, per Bogotà sarebbe una mossa come minimo azzardata  andare in guerra coi vicini, quando non controlla neppure il proprio  territorio nazionale.</p>
<p>Guerre in prima persona? Sono da escludersi almeno finché le truppe  nordamericane rimangono impantanate in Iràq e Afghanistan. Anche dopo  aver evacuato i due paesi mediorientali, l’esperienza inciderà  negativamente sulla propensione alla guerra nei prossimi anni. Certo,  non sono eventi traumatici come il Vietnam – avendovi preso parte  soldati professionisti e non cittadini coscritti – ma il paese è  comunque demoralizzato e le casse vuote. Inoltre i paesi sudamericani si  stanno integrando: attaccarne uno significherebbe rovinare i rapporti  con tutti.</p>
<p>Per tali ragioni, ritengo che nei prossimi anni Washington si  limiterà a sovvenzionare e “pompare” a livello mediatico i propri  campioni <em>in loco</em>: lo sta già facendo in Brasile, anche se  difficilmente il Partito dei Lavoratori di Lula sarà scalzato dal  potere. In qualche “repubblica delle banane” centroamericana potranno  pure organizzare dei <em>golpe</em>, ma l’arma tradizionale  dell’influenza nordamericana sui vicini meridionali appare sempre più  spuntata.</p>
<p>La perdita dell’egemonia sul continente americano rappresenterà una  svolta epocale per gli USA e la geopolitica mondiale. Gli Stati Uniti  d’America, potenza continentale, hanno potuto inventarsi potenza  marittima contando sull’isolamento conferito dall’assenza di nemici  sulla terraferma: dal Novecento hanno perciò potuto proiettarsi con  sicurezza sugli oceani e al di là degli stessi. Con l’emergere di forti  rivali nelle Americhe, gli USA perderebbero uno dei loro storici  vantaggi strategici: smetterebbero di essere “un’isola” geopolitica e  ritornerebbero una potenza continentale.</p>
<p>Quali sono questi “rivali” che gli USA potranno trovare nel  continente? Facile rispondere il Brasile, su tutti, che ha dimensioni e  demografia adatte a sfidare la supremazia di Washington nell’emisfero  occidentale. Facilissimo citare il “blocco bolivariano”, paesi che presi  singolarmente sono deboli, ma che se dovessero riuscire ad unirsi, resi  più forti dalla veemenza ideologica, creerebbero non pochi problemi ai <em>gringos</em>,  come li chiamano loro. E non scordiamoci il Messico. Il Messico è una  nazione molto grande, direttamente confinante con gli USA, e coltiva –  anche se silenziosamente – storiche rivendicazioni territoriali sul sud  degli Stati Uniti. La sua economia è in forte crescita: fra pochi anni  sarà considerata una grande potenza, almeno in quest’ambito. Fatica a  tenere sotto controllo la parte settentrionale del paese, ma è quella  meno popolata e più povera. In compenso ha un’arma atipica. Samuel  Huntington, poco prima di morire, lanciò un avvertimento ai propri  connazionali: di guardarsi dall’enorme aumento numerico dei <em>Latinos</em> – per lo più messicani – negli USA. I <em>Latinos</em> sono concentrati  in pochi Stati: California, Texas, Arizona, New Mexico ed anche Florida  (qui si tratta di cubani e portoricani). Giungono in massa e tendono a  conservare la propria lingua, la propria religione ed il proprio modo di  vivere. Hanno già acquisito un ingente peso elettorale, ma in massima  parte non sono integrati nella società statunitense. Nel Sud, i cartelli  criminali del narcotraffico hanno costituito veri e propri “Stati nello  Stato”, che spadroneggiano nei quartieri latini, sanno autofinanziarsi  illecitamente tramite il traffico di droga e la prostituzione, hanno  veri e propri eserciti armati fino ai denti. Un soggetto ideale per  condurre una guerra asimmetrica, se se ne creassero le condizioni.  Questi cartelli del narcotraffico hanno eguale potere al di là del  confine, nel settentrione del Messico, e forti collusioni con le  autorità di Città del Messico. Non è un caso che negli USA da alcuni  anni stiano cercando d’arginare l’immigrazione e d’integrare i <em>Latinos</em> nella società, mentre in Messico non fanno nulla per dissuadere i  propri cittadini dall’espatriare nelle terre che gli Statunitensi  rubarono al Messico centocinquant’anni fa. La situazione è esplosiva, e  qualche analista – come George Friedman – se n’è accorto.</p>
<p><strong><em>Grazie per l’intervista.</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<blockquote><p><strong>Daniele Scalea</strong></p>
<p><strong>La Sfida Totale – Equilibri e strategie nel grande gioco  delle potenze mondiali</strong></p>
<p><strong>Fuoco Edizioni, 186 pagine, 15 Euro.</strong></p></blockquote>
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		<title>L&#8217;America Latina tra Guerra Fredda e globalizzazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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<p><em>a cura di Massimiliano Cricco / Maria Eleonora Guasconi / Matteo Luigi Napolitano</em></p>
<p>Un innovativo contributo agli studi sulla politica estera statunitense verso il Continente latino-americano</p>
<p>Se le radici dell’egemonia americana in America Latina risalgono al XIX secolo, trovando la propria giustificazione formale nell’enunciazione della dottrina Monroe nel 1823, la Guerra fredda ha dato una nuova fisionomia all’“Impero informale” creato dagli Stati Uniti nel Continente latino-americano. Gli studi raccolti in questo volume analizzano varie fasi della politica statunitense in America Latina durante la Guerra fredda, ricostruendo vicende significative e gettando nuova luce sugli snodi fondamentali del rapporto tra Washington e alcuni tra i più importanti Paesi dell’America Latina. Allo stesso tempo, i saggi pubblicati dimostrano come la Guerra fredda e lo scontro bipolare siano solo una delle possibili chiavi di lettura delle complesse relazioni interamericane, che possono essere rivisitate inserendole nel più ampio contesto delle relazioni Nord-Sud, in un mondo sempre più dominato dal fenomeno della “globalizzazione”.</p>
<p>Il volume offre un contributo originale e innovativo agli studi sulla politica estera statunitense verso il Continente latino-americano.</p>
<p><em>© Polistampa 2010, cm 17&#215;24, pp. 168, br., € 14,00</em></p>
<p><em>ISBN: 978-88-596-0738-0</em></p>
<p><em>Collana: <a href="http://www.polistampa.com/asp/sc.asp?id=132"><strong>Storia delle relazioni internazionali, 13</strong></a></em></p>
<p><em>Settore: <a href="http://www.polistampa.com/asp/ss.asp?id=6">DSU1 / Storia</a></em></p>
<p><em> Altri settori: <a href="http://www.polistampa.com/asp/ss.asp?id=28">SS1 / Politica, economia</a></em></p>
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