<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>eurasia-rivista.org &#187; Editore</title>
	<atom:link href="http://www.eurasia-rivista.org/author/ospite_1/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eurasia-rivista.org</link>
	<description>Rivista di studi Geopolitici</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 12:59:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
	<atom:link rel="next" href="http://www.eurasia-rivista.org/author/ospite_1/feed/?page=2" />

		<item>
		<title>Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/guerra-valutaria-quali-sono-i-veri-obiettivi-dellembargo-petrolifero-dellue-contro-liran/13458/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/guerra-valutaria-quali-sono-i-veri-obiettivi-dellembargo-petrolifero-dellue-contro-liran/13458/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[embargo petrolifero]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13458</guid>
		<description><![CDATA[Contro chi è rivolto in realtà  il cosiddetto "embargo petrolifero contro l'Iran" dell'Unione Europea? Si tratta di una importante questione geostrategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell'UE contro l'Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell'Unione Europea che l'embargo petrolifero contro l'Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che non l'Iran. Teheran ha così avvertito i dirigenti dei paesi dell'Unione Europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e comunitari; ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/guerra-valutaria-quali-sono-i-veri-obiettivi-dellembargo-petrolifero-dellue-contro-liran/13458/" title="Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/petrolio_iran1.1ka53k5ffkw0sk00so4sg08wk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="64" alt="Guerra Valutaria: quali sono i veri obiettivi dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran?" ></div></a><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Contro chi è rivolto in realtà  il cosiddetto &#8220;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran&#8221; dell&#8217;Unione Europea? Si tratta di una importante questione geostrategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell&#8217;Unione Europea che l&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che non l&#8217;Iran. Teheran ha così avvertito i dirigenti dei paesi dell&#8217;Unione Europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e comunitari; ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran è nuovo? </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;embargo del petrolio contro l&#8217;Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l&#8217;amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l&#8217;industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente  le acque territoriali e i porti nazionali dell&#8217;Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all&#8217;Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l&#8217;Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi; così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell&#8217;Unione Sovietica che avrebbe trasformato l&#8217;Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxisti.<br />
L&#8217;embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L&#8217;Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.<br />
Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l&#8217;Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni &#8217;50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni &#8217;50, l&#8217;embargo sul petrolio contro l&#8217;Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell&#8217;Iran, legati al progetto di Washington d&#8217;imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Unione Europea e la vendita del petrolio iraniano </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il principale cliente del petrolio iraniano è la Repubblica Popolare Cinese. Secondo l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (AIE) di Parigi, che fu creata dopo l&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973 come ala strategica del Blocco occidentale dell&#8217;organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), l&#8217;Iran esporta 543.000 barili di petrolio al giorno verso la Cina. Gli altri clienti di grandi dimensioni dell&#8217;Iran sono India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. L&#8217;India importa 341.000 barili al giorno dall&#8217;Iran, la Turchia 370.000 barili al giorno, il Giappone 251.000 barili e la Corea del Sud 239.000 barili al giorno.<br />
Secondo il ministero iraniano del Petrolio, l&#8217;Unione europea rappresenta solo il 18% delle esportazioni di petrolio iraniano, il che significa meno di un quinto delle vendite di petrolio iraniano. Solo &#8220;collettivamente&#8221; l&#8217;Unione europea è il secondo cliente più grande dell&#8217;Iran. In tutto i paesi dell&#8217;UE importano 510.000 barili al giorno dall&#8217;Iran. La posizione collettiva che tutti i paesi dell&#8217;UE importatori di petrolio iraniano hanno, è stato evidenziato da coloro che vogliono sottolineare l&#8217;efficacia dell&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran.<br />
L&#8217;Iran può sostituire le vendite di petrolio verso l&#8217;Unione europea attraverso nuovi acquirenti o incrementando le vendite ai clienti esistenti, come Cina e India. Un accordo iraniano per cooperare con la Cina per lo stoccaggio delle riserve strategiche cinesi, riempirebbe gran parte del vuoto lasciato dall&#8217;Unione europea. Così, l&#8217;embargo del petrolio contro l&#8217;Iran avrà minimi effetti diretti contro l&#8217;Iran. Piuttosto, è più probabile che uno qualsiasi degli effetti che l&#8217;economia iraniana subirà, sarà legato alle conseguenze globali dell&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Iran e la guerra globale delle valute </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), sia il dollaro che l&#8217;euro costituiscono insieme l&#8217;84,4% delle riserve valutarie mondiali scambiate alla fine del 2011. Il dollaro statunitense da solo, compone il 61,7% di questo dato, costituendo la maggior parte delle riserve valutarie mondiali scambiate nel 2011. La vendita di energia è una parte importante di questa equazione, perché il dollaro statunitense è legato al commercio del petrolio. Così, il commercio di petrolio attraverso quello che viene chiamato petro-dollaro, aiuta a sostenere il prestigio internazionale del dollaro statunitense. I paesi di tutto il mondo sono stati praticamente costretti a utilizzare il dollaro statunitense per mantenere le loro esigenze commerciali e le loro transazioni energetiche.<br />
Per evidenziare l&#8217;importanza del commercio internazionale del petrolio per gli Stati Uniti, tutti i membri del Gulf Cooperation Council (GCC) &#8211; Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati Arabi Uniti &#8211; hanno le loro valute nazionali ancorate al dollaro statunitense e sostengono il petro-dollaro col commercio petrolifero in dollari statunitensi. Inoltre, le valute di Libano, Giordania, Eritrea, Gibuti, Belize e di diverse isole tropicali nel Mar dei Caraibi, sono anch&#8217;esse tutte ancorato al dollaro statunitense. A parte i territori d&#8217;oltremare degli Stati Uniti, anche El Salvador, Ecuador e Panama ufficialmente utilizzano il dollaro statunitense come moneta nazionale.<br />
L&#8217;euro invece è contemporaneamente sia un rivale del dollaro statunitense che una valuta alleati. Entrambe le valute lavorano insieme contro le altre valute, in molti casi, e sembrano essere sempre più controllati da centri di potere finanziario in fusione. A parte i diciassette membri dell&#8217;Unione europea, che utilizzano l&#8217;euro come moneta propria, il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano hanno la concessione di diritti e anche il Montenegro e la provincia serba a maggioranza albanese del Kosovo usano l&#8217;euro come valuta nazionale. Al di fuori dell&#8217;area dell&#8217;euro (zona euro), le valute di Bosnia, Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, in Europa, e le valute di Capo Verde, Comore, Marocco, Repubblica democratica di São Tomé e Príncipe e le due zone CFA in Africa, e le valute di diverse colonie occidentali extraeuropee, come la Groenlandia, sono tutte ancorate all&#8217;euro.<br />
Diverse zone monetarie sono direttamente legate all&#8217;euro. In Oceania, il franco Comptoirs Français du Pacifique (PCP), chiamato semplicemente Franco del Pacifico (franc pacifique), utilizzato in un&#8217;unione monetaria alle dipendenze francesi di Polinesia francese, Nuova Caledonia e Territorio delle Isole Wallis e Futuna è ancorato all&#8217;euro. Come accennato in precedenza, le zone CFA in Africa sono anch&#8217;esse ancorate all&#8217;euro. Così, sia il franco della Comunità Finanziaria dell&#8217;Africa (Communauté financière d&#8217;Afrique, CFA) o franco CFA dell&#8217;Africa occidentale, viene utilizzato da Benin, Burkina Faso, Costa d&#8217;Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo &#8211; che il franco della Cooperazione Finanziaria dell&#8217;Africa centrale (Coopération financière en Afrique centrale, CFA) o franco CFA dell&#8217;Africa centrale – viene utilizzato da Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville), Guinea Equatoriale e Gabon -, hanno il loro destino legato al valore monetario dell&#8217;euro.<br />
L&#8217;Iran non è alla ricerca di un confronto militare tra le crescenti ostilità con gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Europea. Nonostante la narrazione deformata che viene presentata, Teheran ha detto che chiuderebbe lo Stretto di Hormuz come ultima risorsa. Gli iraniani hanno anche detto che non lasceranno che le navi degli Stati Uniti o nemiche, attraversino le acque territoriali iraniane, loro diritto legale, e che invece le navi ostili possono attraverso le acque territoriali dell&#8217;Oman nello Stretto di Hormuz. Come nota a margine, tra l&#8217;altro, il problema per gli Stati Uniti e gli altri avversari dell&#8217;Iran, è che le acque dell&#8217;Oman nello Stretto di Hormuz sono troppo basse.<br />
Invece di un confronto militare, Teheran sta reagendo  economicamente in diversi modi. Il primo passo, iniziato prima del 2012, sono stati la diversificazione della vendita e degli scambi internazionali del petrolio iraniano, riguardo le rispettive valute di transazione. Questo fa parte di una mossa calcolata dall&#8217;Iran per abbandonare l&#8217;utilizzo del dollaro statunitense, proprio come Saddam Hussein in Iraq fece nel 2000, come mezzo per combattere contro le sanzioni imposte all&#8217;Iraq. In questo contesto, l&#8217;Iran ha creato una borsa internazionale dell&#8217;energia in competizione con il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e l&#8217;International Petroleum Exchange (IPE) di Londra, che operano entrambe con il dollaro statunitense per le transazioni. Questa borsa dell&#8217;energia, chiamata Kish Oil Bourse, è stata ufficialmente inaugurata nell&#8217;agosto del 2011 sull&#8217;isola di Kish nel Golfo Persico. Le sue prime operazioni sono state effettuate utilizzando l&#8217;euro e il dirhem degli Emirati.<br />
Nel contesto delle rivalità tra di euro e dollaro statunitense, gli iraniani in origine volevano mettere l&#8217;euro in un sistema di petro-euro, con la speranza che la competizione tra il dollaro statunitense e l&#8217;euro potesse rendere l&#8217;Unione europea un alleato dell&#8217;Iran e scollegare l&#8217;Unione europea dagli Stati Uniti. Con le tensioni politiche crescenti con l&#8217;UE, il petro-euro è diventato sempre meno allettante per Teheran. L&#8217;Iran ha capito che l&#8217;Unione europea è sottomessa agli interessi degli Stati Uniti ed è guidata da capi corrotti. Così, in misura minore, l&#8217;Iran ha anche cercato di allontanarsi dall&#8217;euro.<br />
Inoltre, l&#8217;Iran ha ampliato il proprio abbandono dell&#8217;uso del dollaro statunitense e dell&#8217;euro, come politica nelle relazioni commerciali bilaterali. Iran e India discutono di pagamenti in oro per il petrolio iraniano. Il commercio iraniano-russo viene condotto in rial iraniani e rubli russi, mentre il commercio iraniano con la Cina e altri paesi asiatici, viene effettuato utilizzando il renminbi cinese, Rial iraniano, yen giapponese e altre valute che non siano il dollaro e l&#8217;euro.<br />
Mentre l&#8217;euro avrebbe potuto essere il grande vincitore in un sistema di petro-euro, le azioni dell&#8217;Unione europea hanno lavorato contro ciò. L&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran ha solo piantato i chiodi nella bara. A livello globale, la matrice emergente del commercio e delle transazioni eurasiatici e internazionali al di fuori degli ombrelli del dollaro statunitense e dell&#8217;euro, sta indebolendo entrambe queste valute. Il Parlamento iraniano ha appena passato una legge che tagliare le esportazioni di petrolio ai membri dell&#8217;Unione europea che faranno parte del regime di sanzioni, fino alla revoca delle sanzioni petrolifere all&#8217;Iran. La mossa iraniana sarà un duro colpo per l&#8217;euro, soprattutto perché l&#8217;Unione europea non avrà il tempo di prepararsi per i tagli energetici iraniani.<br />
Ci sono diverse possibilità che possono emergere. Uno di queste è che ciò potrebbe essere parte di quello che Washington vuole, e che potrebbe essere giocata contro l&#8217;Unione europea. Un altro è che gli Stati Uniti e specifici Stati membri dell&#8217;UE, stanno lavorando insieme contro i rivali strategici economici e altri mercati.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Chi se ne avvantaggia? Gli obiettivi economici non sono l&#8217;Iran&#8230; </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La fine delle esportazioni di petrolio iraniano verso l&#8217;Unione europea e il declino dell&#8217;euro vanno direttamente a beneficio degli Stati Uniti e del loro dollaro. Ciò che l&#8217;Unione europea sta facendo è semplicemente indebolire se stessa e consentire al dollaro statunitense di avere il sopravvento nella sua rivalità nei confronti dell&#8217;euro. Inoltre, qualora vi fosse il crollo dell&#8217;euro, il dollaro statunitense riempirà rapidamente gran parte del vuoto. Nonostante il fatto che la Russia possa beneficiare dei prezzi del petrolio e di una maggiore leva sulla sicurezza energetica dell&#8217;Unione europea come fornitrice, il Cremlino ha anche messo in guardia l&#8217;Unione europea che sta lavorando contro i propri interessi, subordinandosi a Washington.<br />
Molte importanti questioni sono in gioco, circa le conseguenze economiche dell&#8217;aumento dei prezzi del petrolio. L&#8217;Unione europea sarà in grado di resistere alla tempesta economica o al collasso della valuta? Ciò che l&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea contro l&#8217;Iran farà sarà destabilizzare l&#8217;euro e creare una valanga globale, danneggiando le economie extra-UE. A questo proposito, Teheran ha avvertito che gli Stati Uniti mirano a danneggiare le economie concorrenti mediante l&#8217;adozione delle sanzioni petrolifere dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran. All&#8217;interno di questa linea di pensiero, questa è la ragione per cui gli Stati Uniti stanno cercando di costringere Cina, India, Corea del Sud e Giappone in Asia, a ridurre o tagliare le importazioni di petrolio iraniano.<br />
Nell&#8217;Unione Europea, saranno le economie dei membri più fragili e in lotta, come la Grecia e la Spagna, che saranno ferite dall&#8217;embargo  petrolifero dell&#8217;UE contro l&#8217;Iran. Le raffinerie di petrolio nei paesi dell&#8217;Unione europea che importano petrolio iraniano, dovranno trovare nuovi venditori come fonti e saranno costrette ad adeguare le loro operazioni. Piero De Simone, uno dei leader dell&#8217;Unione Petrolifera d&#8217;Italia, ha avvertito che circa settanta  raffinerie di petrolio dell&#8217;UE potrebbero essere chiuse e che i paesi asiatici potrebbero iniziare a vendere petrolio raffinato iraniano all&#8217;Unione europea a scapito delle raffinerie locali e della locale industria petrolifera. Nonostante le rivendicazioni politiche in sostegno all&#8217;embargo petrolifero contro l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita non sarà in grado di colmare il vuoto delle esportazioni petrolifere iraniane verso l&#8217;Unione europea o altri mercati. Una carenza di forniture di petrolio e i cambiamenti della produzione potrebbero avere effetti a spirale nell&#8217;Unione europea e sui costi di produzione industriale, dei trasporti e sui prezzi di mercato. La previsione è che che l&#8217;UE effettivamente aggraverà la crisi nella zona euro o eurozona.<br />
Inoltre, l&#8217;aumento continuo dei prezzi, che vanno dal cibo ai trasporti, non sarà limitato all&#8217;Unione europea, ma avrà ramificazioni globali. Coll&#8217;aumentare dei prezzi su scala globale, le economie in America Latina, Caraibi, Africa, Medio Oriente, Asia e Pacifico si troveranno ad affrontare nuove difficoltà, mentre il settore finanziario negli Stati Uniti e di molti dei suoi partner &#8211; tra cui i membri dell&#8217;Unione europea &#8211; potrebbe capitalizzare attraverso l&#8217;acquisizione di alcuni settori e mercati. Il FMI e la Banca Mondiale, in rappresentanza di Bretton Woods a Wall Street, potrebbero gettarsi nella mischie e imporre altri programmi di privatizzazione a vantaggio dei settori finanziari degli Stati Uniti e dei loro principali partner. Inoltre, come l&#8217;Iran decide di vendere il 18% del petrolio e di smettere di vendere ai membri dell&#8217;UE, sarà inoltre un fattore di mediazione.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I fantasmi dell&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973: la Libia e l&#8217;AIEA</span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mentre i paesi in Africa o del Pacifico non hanno riserve strategiche di petrolio e saranno alla mercé degli aumenti dei prezzi mondiali, gli Stati Uniti e l&#8217;Unione europea hanno lavorato strategicamente cercando di isolarsi da questi scenari. Questo è dove l&#8217;International Energy Agency (IEA) di  Parigi entra in scena. Le riserve di petrolio libico sono anch&#8217;esse un fattore delle ostilità e della petro-politica che coinvolgono l&#8217;Iran.<br />
L&#8217;AIE è stata creata dopo l&#8217;embargo petrolifero arabo del 1973. Come accennato in precedenza, si tratta dell&#8217;&#8221;ala strategica Blocco occidentale dell&#8217;organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE).&#8221; L&#8217;OCSE è un club di paesi che comprende Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia, Belgio, Danimarca, Giappone, Canada, Corea del Sud, Turchia, Australia, Israele e Nuova Zelanda. Si basa essenzialmente sui contorni del blocco occidentale, che è composto da alleati e satelliti degli USA. A parte Israele, Cile, Estonia, Islanda, Slovenia, e Messico, tutti i membri dell&#8217;OCSE, sono membri dell&#8217;AIE.<br />
Dalla sua creazione nel 1974, uno dei compiti dell&#8217;IEA è quello di stoccare riserve strategiche di petrolio per i paesi OCSE. Durante la guerra della NATO contro la Libia, l&#8217;AIE in realtà ha aperto le sue riserve strategiche di petrolio per compensare il vuoto lasciato dalla mancanza di esportazioni di petrolio libico. Le uniche altre due volte cui questo è accaduto, fu nel 1991, quando Washington ha guidato la coalizione militare nella sua prima guerra contro l&#8217;Iraq, e nel 2005, quando l&#8217;uragano Katrina ha devastato gli Stati Uniti.<br />
La guerra in Libia aveva molti scopi. I fini perseguiti sono stati i seguenti: (1) impedire l&#8217;unità africana, (2) scacciare la Cina fuori dall&#8217;Africa, (3) controllare le riserve strategiche energetiche più importanti, e (4) preservare le forniture di petrolio nello scenario di conflitti degli USA contro la Siria e l&#8217;Iran. Ciò che la guerra della NATO alla Libia aveva come scopo, era assicurarsi la produzione petrolifera dalla Libia, perché c&#8217;era la possibilità che la Libia del Colonnello Muammar Gheddafi potesse sospendere le vendite di petrolio all&#8217;Unione europea, a sostegno della Siria o dell&#8217;Iran in possibili conflitti con gli Stati Uniti, la NATO e Israele. E&#8217; anche interessante notare che una delle figure libiche nelle Nazioni Unite, che hanno contribuito a permettere la guerra contro la Libia, vi è Sliman Bouchuiguir, il capo della Lega libica per i diritti umani (LLHR) e attuale ambasciatore libico in Svizzera, che ha lavorato a formulare una strategia per impedire che il petrolio venisse usato come arma strategica, per assicurarsi che la crisi petrolifera del 1973 si ripeta mai per gli Stati Uniti e i loro alleati.<br />
A parte l&#8217;Iran, i siriani sono stati una fonte di importazioni di petrolio per l&#8217;Unione europea. Come l&#8217;Iran, l&#8217;UE ha anche bloccato il petrolio siriano attraverso un regime di sanzioni progettato dal governo statunitense. Con il petrolio iraniano e siriano escluso dall&#8217;UE, il valore strategico del petrolio libico aumenta. A questo proposito, le relazioni circa il dispiegamento di migliaia di soldati degli Stati Uniti nei giacimenti di petrolio libici, possono essere analizzate come coordinato o collegato alla crescente ostilità degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione europea verso la Siria e l&#8217;Iran. Dirottare l&#8217;invio di petrolio libico verso l&#8217;UE prima destinato alla Cina, può anche essere parte di tale strategia.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La guerra psicologica </span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In realtà, il regime di sanzioni progettato dal governo statunitense contro l&#8217;Iran è andato fin dove può andare. Tutti gli interventi sull&#8217;isolamento iraniani sono bravate e sono lontane dalla realtà delle attuali relazioni e commercio internazionali. Brasile, Russia, Cina, India, Iraq, Kazakistan, Venezuela e altri paesi dello spazio post-sovietico, Asia, Africa e America Latina, hanno tutti rifiutato di aderire alle sanzioni contro l&#8217;economia iraniana.<br />
L&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;Unione europea, insieme alle più ampie sanzioni contro l&#8217;Iran, ha un aspetto più ampiamente psicologico. L&#8217;Iran e il suo alleato siriano, affrontano una guerra multi-dimensionale che ha scopi economici, occulti, diplomatici e psicologici. La guerra psicologica, che coinvolge i media mainstream come strumento di politica estera e di guerra, è un&#8217;opzione molto economica per gli Stati Uniti, a causa del suo costo molto basso. Maggiore enfasi viene inoltre data ad essa, nel contesto dell&#8217;attuale situazione economica del mondo.<br />
Eppure, la guerra psicologica può essere combattuta su entrambi i lati. Gran parte del potere degli Stati Uniti è psicologico e legato alla paura. Come la geografia del Golfo Persico, il tempo è dalla parte dell&#8217;Iran e lavora contro gli Stati Uniti. Se l&#8217;Iran continua il suo corso attuale e resterà insensibile alle sanzioni, questo l&#8217;aiuterà a spezzare la soglia psicologica che scoraggia globalmente i paesi ad opporsi agli Stati Uniti. Nel caso in cui molti altri paesi continuino a rifiutarsi ad inchinarsi all&#8217;amministrazione Obamam, nell&#8217;imporre sanzioni contro l&#8217;Iran, questo sarà anche un duro colpo per il prestigio e il potere degli Stati Uniti, che si tradurrà nei campi economico e finanziario.<br />
Inoltre, alla fine l&#8217;embargo petrolifero dell&#8217;UE colpirà l&#8217;UE invece dell&#8217;Iran. Nel lungo termine potrebbe anche danneggiare gli Stati Uniti. Strutturalmente, gli effetti dell&#8217;embargo dell&#8217;UE sul petrolio radicherà ulteriormente l&#8217;Unione europea nell&#8217;orbita di Washington, ma questi effetti catalizzeranno una crescente opposizione sociale a Washington, che alla fine si manifesteranno in ambito politico ed economico. </span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Traduzione di Alessandro Lattanzio</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fonte:  <a href="http://www.strategic-culture.org/pview/2012/01/31/currency-warfare-what-are-the-real-targets-of-the-e.u.-oil-embargo-against-iran.html">Strategic Culture Foundation</a></span></span></span></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/guerra-valutaria-quali-sono-i-veri-obiettivi-dellembargo-petrolifero-dellue-contro-liran/13458/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nel 2011 la diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/nel-2011-la-diplomazia-militare-cinese-ha-incrementato-i-legami-con-le-forze-armate-straniere/13152/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/nel-2011-la-diplomazia-militare-cinese-ha-incrementato-i-legami-con-le-forze-armate-straniere/13152/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13152</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/nel-2011-la-diplomazia-militare-cinese-ha-incrementato-i-legami-con-le-forze-armate-straniere/13152/" title="Nel 2011 la diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/38967458547303470991.e1xfc383dwgkkwgs4g0gcc8ws.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="79" alt="Nel 2011 la diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere" ></div></a>PECHINO &#8211; La diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere nel 2011, secondo Qian Lihua, direttore dell&#8217;Ufficio Affari Esteri del Ministero della Difesa Nazionale. Consolidare la sicurezza con i paesi vicini Alti ufficiali della Commissione Militare Centrale e del quartier generale dell&#8217;Esercito di Liberazione Popolare (PLA), hanno visitato 14 paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/nel-2011-la-diplomazia-militare-cinese-ha-incrementato-i-legami-con-le-forze-armate-straniere/13152/" title="Nel 2011 la diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/38967458547303470991.e1xfc383dwgkkwgs4g0gcc8ws.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="79" alt="Nel 2011 la diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere" ></div></a><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> PECHINO &#8211; La diplomazia militare cinese ha incrementato i legami con le forze armate straniere nel 2011, secondo Qian Lihua, direttore dell&#8217;Ufficio Affari Esteri del Ministero della Difesa Nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <strong>Consolidare la sicurezza con i paesi vicini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Alti ufficiali della Commissione Militare Centrale e del quartier generale dell&#8217;Esercito di Liberazione Popolare (PLA), hanno visitato 14 paesi limitrofi, compresi Vietnam, Myanmar, Nepal, Singapore e le Filippine, nel 2011. La Cina ha partecipato a riunioni per scambiare opinioni sulle questioni di difesa e di sicurezza, come la riunione dei 10 primi ministri dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, il Dialogo di Shangri-La e l&#8217;associazione dei ministri della Difesa delle nazioni del Sud-Est asiatico. I militari cinesi hanno ottenuto una profonda cooperazione con le forze vicine nel campo della formazione militare e della ricerca accademica, e inviato professionisti per fornire cure mediche e aiuti umanitari nelle zone colpite da disastri in Pakistan e in Thailandia. Qian ha detto che la Cina dà sempre la priorità ai legami armoniosi con i paesi vicini, perseguendo una pacifica politica di comunicazione e cooperazione.<br />
&#8220;La Cina dovrà affrontare controversie e questioni spinose per la sicurezza regionale, avendo cura degli interessi degli altri paesi e mantenendo i nostri principi allo stesso tempo&#8221;, aggiunge Qian.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Le relazioni militari sino-statunitensi hanno alti e bassi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La Cina da sempre sostiene lo sviluppo delle relazioni militari Cina-USA e non risparmia sforzi a tale scopo, ha detto Qian. Nel 2011, i vertici militari della Cina e degli Stati Uniti si sono scambiati opinioni e hanno preso parte a frequenti  comunicazioni, anche in occasione della visita in Cina del segretario alla difesa Robert Gates. Il Capo di Stato Maggiore del PLA, Chen Bingde, e il   presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, Mike Mullen, si sono scambiati le visite nel giro di due mesi. Tuttavia, le relazioni militari sino-statunitensi sono state turbate dall&#8217;attuazione, da parte del governo statunitense, della vendita di armi a Taiwan nel 2011. &#8220;La Cina si oppone con veemenza alla vendita. Solo il rispetto e la mutua considerazione dei reciproci interessi ha potuto contribuire a rimuovere gli ostacoli e a promuovere le relazioni militari&#8221;, ha affermato Qian.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>La diplomazia militare promuove il soft power del PLA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Qian ha detto che il paese e il PLA hanno attirato maggiore attenzione da parte della comunità internazionale, e si stanno abituando a rispondere alle incomprensioni e alle accuse ostili. Dall&#8217;aprile 2011, il Ministero della Difesa ha tenuto conferenze stampa mensili per rispondere a domande concernenti addestramento, strategia, attrezzature e relazioni estere militari. A marzo, il ministero della difesa ha pubblicato una versione più recente del Libro Bianco della difesa nazionale, e ha ufficialmente lanciato il suo sito informatico. Il ministero ha avviato varie attività come ad esempio una esibizione negli Stati Uniti dalla banda militare della Cina, e la visita della nave-ospedale della Marina del PLA &#8220;Arca di Pace&#8221; negli scali in America Latina per il servizio medico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Esercitazioni militari congiunte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel 2011, la Cina ha partecipato a otto esercitazioni militari congiunte e a sessioni addestrative con forze armate estere, tra cui l&#8217;addestramento anti-terrorismo Cina-Pakistan, addestramento delle forze speciali Cina-Indonesia e l&#8217;addestramento delle truppe paracadutiste Cina-Bielorussia. &#8220;L&#8217;addestramento militare e le esercitazioni congiunte sono un importante approccio per migliorare la capacità di combattimento del PLA &#8220;, ha detto Qian. &#8220;L&#8217;addestramento e le esercitazioni sono diventati una regolare attività di interscambio per il PLA&#8221;.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><em>* Fonte: &#8220;China Daily&#8221;</p>
<p></em></strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="font-size: medium;">(Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio)</span></em></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/nel-2011-la-diplomazia-militare-cinese-ha-incrementato-i-legami-con-le-forze-armate-straniere/13152/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>RUANDA &#8211; Secondo il rapporto francese non furono i Tutsi ad abbattere l’aereo di Habyarimana: ma qual è la verità?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/ruanda-secondo-il-rapporto-francese-non-furono-i-tutsi-ad-abbattere-laereo-di-habyarimana-ma-qual-e-la-verita/13109/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/ruanda-secondo-il-rapporto-francese-non-furono-i-tutsi-ad-abbattere-laereo-di-habyarimana-ma-qual-e-la-verita/13109/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Habyarimana]]></category>
		<category><![CDATA[hutu]]></category>
		<category><![CDATA[Ruanda]]></category>
		<category><![CDATA[tutsi]]></category>
		<category><![CDATA[Vernole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13109</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1994, il missile che colpì l’aereo dell’allora presidente del Ruanda Juvenile Habyarimana (sostenuto dalla Francia), il cui abbattimento fu la scintilla che scatenò il genocidio ruandese, non venne sparato dai ribelli tutsi, ma da alcuni ufficiali hutu, desiderosi di bloccare l’applicazione del trattato di pace che il presidente aveva appena firmato ad Arusha, in Tanzania. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/ruanda-secondo-il-rapporto-francese-non-furono-i-tutsi-ad-abbattere-laereo-di-habyarimana-ma-qual-e-la-verita/13109/" title="RUANDA &#8211; Secondo il rapporto francese non furono i Tutsi ad abbattere l’aereo di Habyarimana: ma qual è la verità?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/ctc_01_img0190.alikklm85oo4s4cg0skcoww48.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="47" alt="RUANDA &#8211; Secondo il rapporto francese non furono i Tutsi ad abbattere l’aereo di Habyarimana: ma qual è la verità?" ></div></a></p>
<div><span style="font-size: small; font-family: Tahoma;">Nel 1994, il missile che colpì l&#8217;aereo dell&#8217;allora presidente del Ruanda Juvenile Habyarimana (sostenuto dalla Francia), il cui abbattimento fu la scintilla che scatenò il genocidio ruandese, non venne sparato dai ribelli tutsi, ma da alcuni ufficiali hutu, desiderosi di bloccare l&#8217;applicazione del trattato di pace che il presidente aveva appena firmato ad Arusha, in Tanzania. </p>
<p>Lo afferma un rapporto commissionato dai due giudici francesi titolari dell&#8217;inchiesta, Nathalie Poux e Marc Trevidic, presentato alcuni giorni fa alle parti civili.<br />
Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti nella prima inchiesta sull&#8217;attentato, coordinata dall&#8217;altro magistrato francese Jean-Louis Bruguiere, il velivolo sarebbe stato abbattuto da un missile sparato da alcuni guerriglieri del Fronte di Liberazione nazionale, l&#8217;esercito di liberazione tutsi guidato dall&#8217;attuale presidente ruandese Paul Kagame, appostati in una fattoria sulla collina di Masaka, a circa 3,5 chilometri dal luogo dello schianto.</p>
<p>Ma, in base alle nuove perizie effettuate sul posto da esperti balistici e ad alcune nuove testimonianze, questa versione non sarebbe sostenuta dai fatti: l&#8217;aereo sarebbe infatti esploso in volo e precipitato immediatamente, quindi il luogo di partenza del missile dev&#8217;essere più prossimo a quello dell&#8217;impatto.</p>
<p>Il nuovo rapporto individua dunque il campo militare sulla collina di Kanonbé, nei pressi del quale furono ritrovati i rottami dell&#8217;aereo, come punto di partenza del missile. Questo significa che a sparare sarebbero stati dei militari hutu ospiti della struttura, che non volevano veder applicato il trattato di Arusha e volevano accelerare la repressione della guerriglia tutsi (sostenuta dagli Stati Uniti).</p>
<p>Senonché, secondo la testimonianza di Paul Mugabe, che fu membro dell&#8217;alto comando delle RPF (Fronte Patriottico Ruandese), il Maggiore Generale Paul Kagame ordinò di persona l&#8217;abbattimento dell&#8217;aereo del presidente Habyarimana, allo scopo di prendere in mano in controllo del paese. Egli era pienamente consapevole che l&#8217;assassinio di Habyarimana avrebbe scatenato un genocidio contro i civili Tutsi.</p>
<p>Come ci ricorda Michel Chossudowsky: “Il Maggiore Generale Paul Kagame era uno strumento di Washington. La perdita di vite umane in Africa non costituì un problema. La guerra civile in Ruanda ed i massacri etnici erano parte integrante della politica estera USA, messa a punto secondo precisi obiettivi strategici ed economici. Nonostante le buone relazioni diplomatiche tra Parigi e Washington e l&#8217;apparente unità dell&#8217;alleanza militare occidentale, si trattò di una guerra non dichiarata tra Francia ed America. Attraverso il supporto delle forze ugandesi e ruandesi e l&#8217;intervento diretto nella guerra civile in Congo, Washington ha anche una responsabilità diretta per i massacri etnici compiuti nell&#8217;est del Congo, incluse varie migliaia di persone che morirono nei campi profughi. I dirigenti USA erano pienamente al corrente che una catastrofe era imminente. Infatti, quattro mesi prima del genocidio, la CIA avvertì con una lettera confidenziale il Dipartimento di Stato USA che gli accordi di Arusha sarebbero saltati e che &#8220;se le ostilità dovessero ricominciare, perderebbe la vita più di mezzo milione di persone.&#8221; </p>
<p>Quest&#8217;informazione fu nascosta alle Nazioni Unite: &#8220;fu solo dopo la fine del genocidio che l&#8217;informazione fu passata al Magg. Gen. Dallaire [responsabile delle forze ONU in Ruanda].&#8221;¹. L&#8217;obiettivo di Washington era di rimpiazzare la Francia, screditare il governo francese (che sosteneva il regime di Habyarimana) e stabilire un protettorato anglo-americano in Ruanda sotto l&#8217;egida del Magg. Gen. Paul Kagame.</p>
<p>L’operazione strategica statunitense fu poi completata mediaticamente grazie all’industria di Stato hollywoodiana, che nello scioccante film “Hotel Rwanda”, eluderà completamente le responsabilità di Washington nella destabilizzazione del paese e saluterà l’arrivo (volutamente tardivo) dei Tutsi coordinati dai militari ugandesi come l’evento salvifico.²</p>
<p>Oltre ad attribuire quasi completamente agli Hutu (filo-francesi) le responsabilità della guerra civile ruandese, la pellicola evidenzia altri particolari inquietanti: una cassa portata da un carrello elevatore fragorosamente cade e da essa escono centinaia di machete acquistati dalla Cina (i machete erano stati importati in realtà attraverso i normali canali commerciali). </p>
<p>A questo punto lo spettatore intuisce che le principali armi del genocidio provengono proprio da Pechino, maggiore concorrente economico degli Stati Uniti in Africa, mentre il direttore dell’albergo contrabbanda generi alimentari con l’ausilio di sigari cubani&#8230;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif; font-size: medium;"><em>*Stefano Vernole è redattore di &#8220;Eurasia&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Verdana;"><strong>Note</strong><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: Tahoma;">1. Michel Chossudowsky, Gli Stati Uniti dietro al genocidio in Ruanda, Nuovi Mondi Media.<br />
2. Nel film diretto da Terry George il veto statunitense all’ONU sul genocidio ruandese viene attribuito “ai tragici fatti della Battaglia di Mogadiscio di pochi mesi prima che avevano paralizzato la volontà americana di intervenire sullo scacchiere africano”, nascondendo perciò le reali motivazioni di Washington. Significativa la recensione del 18/04/2009 scritta da Jérémie Conde: “Hotel Rwanda è in linea con i film impegnati che il nuovo Hollywood con l’arrivo di Bush al potere tende a costruire …” www.tortillafilms.tortillapolis.org</p>
<p>&nbsp;</span></span></span></span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/ruanda-secondo-il-rapporto-francese-non-furono-i-tutsi-ad-abbattere-laereo-di-habyarimana-ma-qual-e-la-verita/13109/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aggiornamenti sulla situazione siriana</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-siriana/13092/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-siriana/13092/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13092</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-siriana/13092/" title="Aggiornamenti sulla situazione siriana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/siria_clip_image001.cydc5gq6vvkk0w88sw4w404ks.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="62" alt="Aggiornamenti sulla situazione siriana" ></div></a>E&#8217; stato liberato ieri sera, alla presenza dei membri della delegazione di osservatori della Lega Araba, un gruppo dei detenuti che hanno beneficiato dell&#8217;amnistia concessa dal presidente della Repubblica Araba Siriana, Bashar Al Assad, in base al decreto legislativo n° 10 del 2012. Nella prigione centrale di Damasco, alcuni di coloro che sono stati liberati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-siriana/13092/" title="Aggiornamenti sulla situazione siriana"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/siria_clip_image001.cydc5gq6vvkk0w88sw4w404ks.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="62" alt="Aggiornamenti sulla situazione siriana" ></div></a><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> 	E&#8217; stato liberato ieri sera, alla presenza dei membri della delegazione di osservatori della Lega Araba,  un gruppo dei detenuti che hanno beneficiato dell&#8217;amnistia concessa dal presidente della Repubblica Araba Siriana, Bashar Al Assad, in base al decreto legislativo n° 10 del 2012. Nella prigione centrale di Damasco, alcuni di coloro che sono stati liberati hanno dichiarato che il varo del decreto rappresenta per loro un nuovo inizio per tornare alla loro vita normale e contribuire alla creazione della società.</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><em>* Fonte: Ambasciata di Siria a Roma</em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/aggiornamenti-sulla-situazione-siriana/13092/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Romania: continuano le manifestazioni</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/romania-continuano-le-manifestazioni/13084/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/romania-continuano-le-manifestazioni/13084/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13084</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/romania-continuano-le-manifestazioni/13084/" title="Romania: continuano le manifestazioni"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/d6e07873164fb4b3622b53537a28d3fd_xl54778faebfb990828ec9d581a3a5c7cb_70_1.1j5viosl8ctcks8sgk8gowg8o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Romania: continuano le manifestazioni" ></div></a>La situazione a Bucarest peggiora di ora in ora. Il capo del governo Emil Boc ha richiamato Raed Arafat, spinto dalla proteste di piazza che sostengono il medico siro-romeno, ma le manifestazioni nel centro della capitale non accennano né ad allentarsi, né tanto meno a smettere. La serata di ieri (16 gennaio) è stata ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/romania-continuano-le-manifestazioni/13084/" title="Romania: continuano le manifestazioni"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/d6e07873164fb4b3622b53537a28d3fd_xl54778faebfb990828ec9d581a3a5c7cb_70_1.1j5viosl8ctcks8sgk8gowg8o.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Romania: continuano le manifestazioni" ></div></a><p><span style="font-size: medium;"> La situazione a Bucarest peggiora di ora in ora. Il capo del governo Emil Boc ha richiamato Raed Arafat, spinto dalla proteste di piazza che sostengono il medico siro-romeno, ma le manifestazioni nel centro della capitale non accennano né ad allentarsi, né tanto meno a smettere. La serata di ieri (16 gennaio) è stata ancora molto agitata, anche se verso la tarda notte la piazza si è tranquillizzata. </p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altre persone sono state arrestate e talune per possesso di arma da fuoco, che per fortuna non hanno adoperato. Vi sono stati anche altri feriti e l&#8217;Inspectoratul pentru Situatii de Urgenta (Isu) ha dichiarato il codice blu. Centinaia di studenti ieri sera (16 gennaio) sono giunti in Piata Universitatii per aggregarsi agli altri dimostranti. Ma adesso è tutta la Romania a essere in subbuglio, i manifestanti sono infatti migliaia e sono presenti in tutte le grandi città del Paese, dimostrazione – posto che ve ne fosse bisogno – che il caso Arafat non era, non è, il cuore dei malumori della popolazione romena. </p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Curiose alcune fotografiche, che riprendono diversi giovani ai lati dei protestatari con in mano telefoni cellulari in continuo uso: c&#8217;è chi sospetta che si tratti di operazioni premeditate ed eteroguidate. Per taluni commenatori i manifestanti violenti, a parte qualche eccezione, stanno compiendo opera di diversione e sarebbero agenti della polizia segreta, mandati tra i dimostranti pacifici appositamente per screditarli agli occhi dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dal punto di vista politico non ci sono grandi novità, tranne che il Fondo Monetario Internazionale ha detto esplicitamente di non voler rinunciare alla &#8220;visita di controllo&#8221; in Romania prevista tra il 25 gennaio e il 6 febbraio, nonostante le rivolte in tutto il Paese e i malumori delle persone. Il Fmi ha detto esplicitamente, per bocca del suo commissario nel Paese carpatico, Jeffrey Franks, che i ritardi, specialmente quelli del sistema sanitario, sono uno dei maggiori problemi dell&#8217;economia del Paese e ha chiesto al governo un&#8217;immediata riforma. Vedremo se Basescu e Boc, prima di andarsene e se lo faranno, diranno l&#8217;ennesimo signorsì ai padroni delle ferriere dell&#8217;usurocrazia mondialista oppure se questi ultimi metteranno al loro posto qualche altro tirapiedi per assestare il colpo di grazia alla Romania. </p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">D&#8217;altra parte nelle scorse un commentatore ha esplicitamente detto che il governo tutti i lunedì mattina trova sul tavolo la pappa pronta e deve solo mettere la sua firma: quale sia il cuoco della suddetta pappa non è dato sapere ma non difficile da immaginarsi&#8230;<br />
Davanti a questo scenario, chiaro per molti versi ma assai confuso sotto diversi aspetti, è legittimo chiedersi che cosa potrebbe succedere di grave nelle prossime ore. Pare niente e già qualcuno dai mezzi di comunicazione avanza l’ipotesi che a breve le proteste si estingueranno. Oggi peraltro i telegiornali hanno mostrato eloquenti immagini di bravi e disciplinati romeni (mica quelli arrabbiati ma pacifici in piazza!) che hanno fatto la loro brava fila per pagare le tasse, che quest’anno sono aumentate del quattro percento. Code piuttosto lunghe agli sportelli, soldi in mano (quelli che restano) e facce rassegnate, mentre fuori c’è la tempesta. </p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La volta scorsa osservavamo che duemila persone in piazza non possono suscitare allarmi rivoluzionari, ora che sono molte di più che duemila potremmo dire la stessa cosa. Basescu, per esempio, ha dichiarato che davanti a cinque milioni (sic!) di romeni in piazza avrebbe dato le dimissioni, ma che qualche migliaio non sono significativi. A questo punto – a parte gli agenti sobillatori di qualche servizio segreto interno o estero – non più siamo così tanto sicuri. Le due attuali realtà della Romania – chi protesta e chi fa la coda per pagare le tasse al governo, che a sua vòlta le dirotterà alle banche – sono da soppesare molto attentamente: chi prevarrà? Se poi i dimostranti siano solo un conatus e quindi non ci saranno conseguenze è possible, ma al momento è ancora presto per dirlo. Quando il Fmi avrà stilato la sua sentenza di morte sulla Romania tra non molti giorni, allora avremo dati più precisi. E, purtroppo, li avrà anche il popolo romeno, il quale – e questo possiamo dirlo – si deve preparare a tempi molto duri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: 'Tahoma', 'Verdana'"><strong>*Luca Bistolfi</strong> è esperto di Europa orientale</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/romania-continuano-le-manifestazioni/13084/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bashar al-Assad concede l&#8217;amnistia</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/bashar-al-assad-concede-lamnistia/13074/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/bashar-al-assad-concede-lamnistia/13074/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13074</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/bashar-al-assad-concede-lamnistia/13074/" title="Bashar al-Assad concede l&#8217;amnistia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/bashar_al_assad_online_news_it1.97adn9980j0o8c0s4o0s80wog.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Bashar al-Assad concede l&#8217;amnistia" ></div></a>Il Presidente della Repubblica Araba Siriana, Bashar Al Assad, ha varato il decreto legislativo n° 10 del 2012 che concede l&#8217;amnistia generale per i crimini che sono stati commessi sull&#8217;onda dei fatti verificatisi dal 15/3/2011 fino alla data del decreto. Mohamad Marwan Al Louji, procuratore generale di Damasco, ha affermato che il decreto intende rafforzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/bashar-al-assad-concede-lamnistia/13074/" title="Bashar al-Assad concede l&#8217;amnistia"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/bashar_al_assad_online_news_it1.97adn9980j0o8c0s4o0s80wog.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="60" alt="Bashar al-Assad concede l&#8217;amnistia" ></div></a><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Il Presidente della Repubblica Araba Siriana, Bashar Al Assad, ha varato il decreto legislativo n° 10 del 2012 che concede l&#8217;amnistia generale per i crimini che sono stati commessi sull&#8217;onda dei fatti verificatisi dal 15/3/2011 fino alla data del decreto.<br />
Mohamad Marwan Al Louji, procuratore generale di Damasco, ha affermato che il decreto intende rafforzare e approfondire l&#8217;unità nazionale, dando la possibilità a chi è stato coinvolto nelle dimostrazioni dal 15 marzo ad oggi, senza aver però commesso crimini di sangue o di sabotaggio, di tornare alla legalità.<br />
Parlando con la TV siriana, Al Louji ha aggiunto che il decreto è il proficuo risultato del discorso tenuto dal presidente nei giorni scorsi, nel quale sono stati esposti i recenti fatti e la cospirazione ordita contro la Siria per creare il disordine e fomentare le agitazioni con il pretesto della libertà e della democrazia, sostenuta dai Paesi occidentali.<br />
Al Louji ha detto che l&#8217;amnistia sarà applicata a coloro che hanno partecipato alle manifestazioni in modo pacifico e non sono stati coinvolti in nessun crimine, mentre non comprende chi è stato coinvolto nell&#8217;uso delle armi, in azioni di sabotaggio contro le istituzioni statali o le proprietà pubbliche e private, così come coloro che hanno rifiutato di deporre le armi entro la data fissata dal decreto e che saranno perciò consegnati alla giustizia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><em>* Fonte: Ambasciata di Siria a Roma</em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/bashar-al-assad-concede-lamnistia/13074/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Romania: colpo di Stato &#8220;tecnico&#8221; in vista?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/romania-colpo-di-stato-tecnico-in-vista/13045/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/romania-colpo-di-stato-tecnico-in-vista/13045/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13045</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/romania-colpo-di-stato-tecnico-in-vista/13045/" title="Romania: colpo di Stato &#8220;tecnico&#8221; in vista?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zzzromania.4y1atlafim4g8w0wkoc88gk44.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Romania: colpo di Stato &#8220;tecnico&#8221; in vista?" ></div></a>È il quarto giorno di proteste in Romania. Senza pressoché soluzione di continuità, duemila romeni stanno protestando maniera forte e veemente contro il presidente della Repubblica Traian Basescu e contro il capo del governo Emil Boc. Uomini, donne, vecchi, giovani e studenti sono in piazza esasperati dalla gravissima situazione economica in cui versa, ormai da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/romania-colpo-di-stato-tecnico-in-vista/13045/" title="Romania: colpo di Stato &#8220;tecnico&#8221; in vista?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zzzromania.4y1atlafim4g8w0wkoc88gk44.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Romania: colpo di Stato &#8220;tecnico&#8221; in vista?" ></div></a><p><span style="font-size: medium;">È il quarto giorno di proteste in Romania. Senza pressoché soluzione di continuità, duemila romeni stanno protestando maniera forte e veemente contro il presidente della Repubblica Traian Basescu e contro il capo del governo Emil Boc. Uomini, donne, vecchi, giovani e studenti sono in piazza esasperati dalla gravissima situazione economica in cui versa, ormai da diversi mesi, il Paese carpatico-danubiano. Nella sera di domenica 15 gennaio, sino ad ora il giorno più incandescente, vi sono stati scontri tra polizia e manifestanti, che hanno lasciato sul terreno decine feriti, taluni anche gravi. Molti anche gli arresti. Ferito anche un giornalista di Antena 3, televisione non certo vicina all’attuale presidenza. Le violenze da parte di alcuni manifestanti (lancio di pietre e bombe incendiarie sulle forze dell&#8217;ordine) sono minoritarie, diremmo numericamente risibili rispetto a una massa per la più parte pacifica. Intanto il ministro dell’Interno Traian Igas nella serata del 15 gennaio ha convocato la cellula di emergenza. Naturalmente moltissimi commentatori, anche di un certo prestigio, hanno parlato di «metodi comunisti» da parte dell’attuale governo nel trattare i manifestanti e hanno evocato le repressioni di Ceausescu. Le ultime notizie pervenute parlano anche di un ordigno esploso in una non meglio precisata zona del nord della Romania, che però non pare esser direttamente collegato alla manifestazioni di piazza.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da parte sua Traian Basescu non è ancora intervenuto in nessun modo, mentre il capo del governo Emil Boc ha fatto visita in ospedale ai poliziotti feriti. Un chiaro segnale di solidarietà e della volontà di non andarsene.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La miccia è stata accesa negli scorsi giorni, dopo che il presidente Basescu ha deciso di togliere l’incarico di sottosegretario alla sanità a Raed Arafat in seguito a dure polemiche tra i due.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Arafat è un medico di origine siriana (è nato a Damasco nel 1964), che, dopo un’infanzia e una giovinezza trascorse a Nablus in Palestina, è emigrato all’età di sedici anni in Romania per studiarvi medicina, specializzandosi in medicina d’urgenza come anestesista. Molti erano e sono infatti gli arabi che nel corso degli anni sono arrivati in Romania per studiare medicina, sia per via dei rapporti cordiali tra il regime nazionalcomunista di Bucarest e il mondo arabo, palestinese in particolare, sia perché la Romania era l’unico Paese in cui le università offrissero e offrano un sistema didattico somministrato sia in inglese sia in francese, lingue assai diffuse e conosciute nel mondo arabo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel settembre 1990 Arafat fondò lo Smurd, ossia Serviciul Mobil de Urgenta Reanimare si Descarcerare, un innovativo sistema di medicina d’urgenza che in questi decenni ha salvato molte vite. Per i suoi meriti sul campo, il 23 agosto 2007 l’allora capo del governo romeno, Calin Popescu Tariceanu, lo aveva nominato, come detto poc’anzi, sottosegretario alla Sanità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scontro tra Basescu e Arafat nasce da una proposta di legge del governo che prevedeva la privatizzazione massiccia del sistema sanitario nazionale, una proposta che ha visto la netta opposizione di Arafat e della popolazione romena, già in condizioni economiche critiche, le quali, nel caso in cui quella proposta fosse andata o vada in porto, si aggraverebbero ancor di più. Oggi in Romania uno dei problemi più gravi – e che lo scrivente potrebbe testimoniare direttamente – è l’alto livello di corruzione presente nelle strutture sanitarie: in moltissimi casi, anche disperati, è difficile esser curati se non si provvede al pagamento di qualche infermiere o del medico di turno. Va ancora evidenziato che a metter mano alla stesura di questa legge è stato l’«American Chamber of Commerce in Romania» (AmCham Romania: proprio questa la denominazione completa). Come leggiamo nel sito ufficiale, l’AmCham Romania è «un’organizzazione no profit e apolitica che promuove interessi commerciali ed economici in Romania», vale a dire è una delle agenzie colonialiste americane nel Paese carpatico. L’AmCham Romania, leggiamo ancora nel profilo ufficiale, è stata «fondata nel 1993 da investitori presenti in Romania» ed è una delle «105 AmCham dei 91 Paesi affiliati alla Camera di Commercio statunitense, con sede a Washington, e membro del Consiglio europeo delle Camere di Commercio americane».</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Che la Romania, dal 1989, sia diventata una delle colonie americane in Europa dell’Est è dato che solo i più ciechi non riescono a vedere. Le ricchezze romene sono un boccone ghiotto per lo sciacallo a stelle e strisce, il quale non se lo vuol far di certo scappare. Inoltre il Paese carpatico-danubiano è collocato in una posizione geopolitica cruciale e strategica per gli interessi americani in questa parte di mondo. A quanto ci dicono le nostre fonti, da anni è iniziato un esproprio di materie prime e pregiate, tra cui grano (la Romania è il granaio d’Europa da secoli), petrolio e un altro materiale il cui uso è ben noto: l’uranio. Accanto all’impossessamento c’è la distruzione: molti campi coltivati sono stati abbandonati e i pozzi petroliferi – che avrebbero assicurato alla Romania un’autonomia, almeno parziale, dalle multinazionali sostenitrici dei “bombardamenti umanitari” – sono stati lasciati al loro destino, quindi inutilizzati. Inoltre gli americani hanno iniziato la costruzione di un’autostrada che taglierà in due la Transilvania e che collegherà Pristina (capitale del Kosovo…) e Sofia, città in cui sono presenti basi militari americane. Combinazione: l’autostrada attraverserà zone fitte di miniere d’oro e del suddetto uranio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Su NeamInvest, sito d’informazione finanziaria con sede a Piatra Neamt (Moldavia settentrionale), leggiamo le rivendicazioni di tal Sergiu Gabureac, persona presente tra i dimostranti di Bucarest. Gabureac parla di Basescu come di «un uomo malato di potere» (un om bolnav de putere), circondato da «ministri incolti e incapaci» (inculti si neprofesionisti). A causa di questa e di molte altre cose, la Romania è diventata una delle «pecore nere dell’Unione Europea» (am ajuns una dintre oile negre ale Uniunii Europene). Gabureac, dopo le critiche, passa alle rivendicazioni: stabiliamo anzitutto che cosa desideriamo tutti (mai intai stabilim ce dorim cu totii: notare per inciso il plurale. Gabureac parla a nome di tutti i manifestanti, di tutti i romeni, di tutti chi?). Insieme alle dimissioni di Basescu e Boc e alle elezioni anticipate per marzo o aprile 2012, Gabureac chiede un governo di tecnocrati (guvern de tehnocrati).</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial', sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dunque la nota faccenda si ripete. Il discredito di una classe politica certo non illuminata ma non per questo perversa, l’ingerenza massiva e subdola degli Stati Uniti, gli improvvisi eccessi di violenza dei manifestanti che gettano discredito sulla maggioranza silenziosa e pacifica di dimostranti e tutta una serie di altri elementi sono l’indice del fatto che su questo genere di manifestazioni grava il dubbio che non siano del tutto spontanee, anche se – va ripetuto – la situazione economica della Romania è davvero grave e le manifestazioni possano apparire del tutto giustificate. Da domandarsi infine, e prima che ci pervengano altre informazioni, se duemila persone in piazza siano un numero rappresentativo e sufficiente per gridare all&#8217;allarme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><em>*Luca Bistolfi è esperto di Europa orientale</em></strong></p>
<p>&nbsp;<br />
</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/romania-colpo-di-stato-tecnico-in-vista/13045/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quali sono le opzioni serbe in Kosovo e Metohija?</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/quali-sono-le-opzioni-serbe-in-kosovo-e-metohija/13036/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/quali-sono-le-opzioni-serbe-in-kosovo-e-metohija/13036/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 15:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mediterraneo e Vicino Oriente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13036</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/quali-sono-le-opzioni-serbe-in-kosovo-e-metohija/13036/" title="Quali sono le opzioni serbe in Kosovo e Metohija?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kosovomap1.4ueoxe05e5mok0g0c8o0s8w4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="84" alt="Quali sono le opzioni serbe in Kosovo e Metohija?" ></div></a>Dopo la Dichiarazione di indipendenza da parte del Governo albanese di Pristina il 17 febbraio 2008, i serbi del Nord del Kosovo e Metohija effettuarono una sorta di contro-secessione dalle strutture amministrative del neo-Stato, riconosciuto oggi da circa un’ottantina di Stati su 192 presenti alle Nazioni Unite. Questo Stato parallelo serbo è stato, già dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/quali-sono-le-opzioni-serbe-in-kosovo-e-metohija/13036/" title="Quali sono le opzioni serbe in Kosovo e Metohija?"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/kosovomap1.4ueoxe05e5mok0g0c8o0s8w4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="84" alt="Quali sono le opzioni serbe in Kosovo e Metohija?" ></div></a><p><span style="font-size: medium;">Dopo la Dichiarazione di indipendenza da parte del Governo albanese di Pristina il 17 febbraio 2008, i serbi del Nord del Kosovo e Metohija effettuarono una sorta di contro-secessione dalle strutture amministrative del neo-Stato, riconosciuto oggi da circa un’ottantina di Stati su 192 presenti alle Nazioni Unite.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo Stato parallelo serbo è stato, già dalla fine della guerra del 1999, incoraggiato da Belgrado e ha reso la sua minoranza nel Kosmet autonoma dalle strutture politiche albanesi nei settori della giustizia, dell’istruzione e della sanità.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Proprio il tentativo di rimuovere questa situazione de facto, sulla spinta delle stesse istituzioni internazionali che per tanti anni tollerarono invece l’analogo e precedente Stato parallelo che gli albanesi del Kosovo avevano messo in piedi durante l’era Milosevic, ha provocato nei mesi scorsi duri scontri tra la minoranza serba del Nord e la NATO (che occupa questa provincia ormai da 12 anni).</p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcuni esponenti in vista del Governo di Belgrado, in particolare il Ministro socialista Ivica Dacic, hanno evocato in alcune occasioni una possibile spartizione con gli albanesi del Kosovo e Metohija e si sono spinti durante le tensioni più drammatiche a parlare addirittura di una possibile guerra.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Dal canto loro, l’Unione Europea (divisa comunque al suo interno perché non tutti i suoi aderenti riconoscono l’indipendenza del Kosovo), gli Stati Uniti, la NATO e le autorità albanesi di Pristina hanno più volte ribadito che non avrebbero consentito ancora a lungo una “situazione di anarchia” nel Nord del Kosovo, tornando però poi  al tavolo delle trattative con il Governo di Belgrado per ottenere almeno un parziale smantellamento delle barricate erette dai serbi e la riapertura di alcuni valichi di frontiera.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Certamente i serbi del Kosovo e Metohija si sentono ormai abbandonati dalla madrepatria, al punto che almeno 50.000 di loro avrebbero  firmato una petizione per ottenere la cittadinanza russa  e consegnato le firme all’Ambasciatore russo in Serbia.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa iniziativa, dal sapore volutamente provocatorio, potrebbe però paradossalmente rivelarsi utile alla loro causa.</p>
<p><span style="font-size: medium;">In base alla Risoluzione ONU 1244 tuttora in vigore, tanto che la Serbia nel Nord del Kosovo riconosce solo i 6 punti fissati recentemente dal piano adottato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e non la supremazia di ICO (l’Ufficio Civile Internazionale guidato da Peter Feith e incaricato di applicare il Piano Ahtisaari), i soldati della Federazione Russa potrebbero rientrare in Kosovo e Metohija in qualsiasi momento, a maggior ragione se si trattasse di difendere propri cittadini.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco così che se l’attuale Governo di Belgrado  rinunciasse ad un sterile quanto propagandistico orgoglio nazionale, irritato dall’iniziativa dei serbi del Nord, troverebbe nel diritto internazionale la chiave per una possibile strategia utile a tutelare gli interessi della minoranza serba.</p>
<p><span style="font-size: medium;">La presenza dei soldati di Mosca  garantirebbe un discreto riequilibrio  della forza internazionale di pace, schieratasi in Kosmet dopo l’aggressione militare del 1999  e oggi troppo vicina agli interessi dell’Alleanza Atlantica, ribadendo inoltre la politica di neutralità militare proclamata dalla Serbia negli ultimi anni.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Già oggi la Russia invia ai serbi del Kosovo e Metohija tonnellate di aiuti umanitari e dispone di una forza di elicotteristi di pronto intervento nella vicina Nis, ufficialmente per fronteggiare “le situazione di emergenza e le calamità”.</p>
<p><span style="font-size: medium;">L’altra opzione a disposizione del Governo di Belgrado e sempre conforme alla Risoluzione ONU 1244, consiste nella possibilità di far rientrare piccole unità del proprio esercito sia al Nord, quale forza di contrapposizione a Kosovska Mitrovica, sia al Sud,  a protezione dei propri monasteri cristiano-ortodossi nella Metohija.</p>
<p><span style="font-size: medium;">La Serbia deve però scontrarsi con due ostacoli di non poco conto, prima di intraprendere iniziative rischiose, seppur conformi al diritto internazionale.</p>
<p><span style="font-size: medium;">La prima: se non riconosce l’indipendenza del Kosovo, modalità che potrebbe avvenire anche solo togliendo il residuo sostegno alla sua minoranza nel Nord e alle strutture parallele serbe, la Serbia rischia di non essere ammessa tra i Paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea (come fatto ventilare più volte dalla Germania).</p>
<p><span style="font-size: medium;">La seconda: un ritorno militare russo-serbo nel Kosovo e Metohija potrebbe scatenare un effetto domino nei Balcani, le cui conseguenze maggiori verrebbero pagate proprio dalla Serbia, peraltro attualmente poco attrezzata per condurre un conflitto su vasta scala.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Le minacce albanesi nel sud della Serbia, nella Valle di Presevo, Bujanovac e Medvedevo e il ricatto di un certo “integralismo islamico” in salsa occidentale nel Sangiaccato, consigliano per ora a Belgrado una certa prudenza e di puntare sulla carta diplomatica per far valere le proprie ragioni. Quest’ultima si basa soprattutto sulle pesanti “rivelazioni” contenute nel rapporto di Dick Marty, relatore per i diritti umani al Consiglio d’Europa.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Aldilà di qualche concessione al politicamente corretto, questo documento ribadisce alcuni fatti che si possono definire “sconcertanti” in relazione allo spirito della missione internazionale di “pace e di stabilizzazione” del Kosmet:<br />
1) L’incapacità della KFOR ( in pratica della NATO) ad assicurare l’ordine pubblico in Kosovo e Metohija (una provincia grande quanto l’Abruzzo), con centinaia di migliaia di persone appartenenti alle varie minoranze costrette a scappare;<br />
2) La distruzione delle prove dei crimini contro i serbi (prelevamento di organi che venivano poi rivenduti sul mercato internazionale) da parte dell’Ufficio di Carla del Ponte quando era Procuratore Capo del Tribunale dell’Aja;<br />
3) I dati delle persone uccise e scomparse tra il 1998 e il 1999, che confermano come durante la guerra in Kosovo e Metohija  fu combattuta una dura battaglia tra la polizia e l’esercito serbi e gli insorti albanesi (UCK) ma nessun “genocidio” o “pulizia etnica” vennero compiuti per mano delle forze militari di Belgrado;<br />
4) Il fatto che l’Albania non conceda l’utilizzo del proprio territorio per condurre le indagini sui crimini contro i cittadini serbi rapiti ed espiantati, senza che per questo il Governo di Tirana riceva alcun tipo di sanzione.<br />
5) L’importanza del peso regionale degli Stati Uniti (con l’imponente base militare di Camp Bondsteel vicino ad Urosevac e al confine tra Kosovo e Macedonia) e soprattutto del ruolo determinante di Washington nel rilanciare la guerriglia dell’UCK nel 1998, quando ancora la guerra poteva essere evitata.<br />
6) L’azione di consulenza e di addestramento dei servizi segreti occidentali (con l’omissione però di quelli israeliani) al “Gruppo di Drenica”, il gruppo criminale dell’UCK impiegato nel rapimento dei serbi ai quali venivano prelevati gli organi poi rivenduti.<br />
7) La mancata presentazione delle prove dei crimini contro i serbi da parte degli servizi segreti occidentali, che le possiedono ma non le forniscono agli inquirenti.<br />
8 ) Il coinvolgimento nei crimini di stretti collaboratori di Hashim Thaci, che hanno eliminato fisicamente o intimidito i possibili testimoni.</p>
<p><span style="font-size: medium;">In questo scenario, la designazione de giudice statunitense John Clint Williamson non promette particolari progressi nelle indagini e il Rapporto Marty, con le sue sconvolgenti verità rischia di essere solo un’arma di ricatto in mano alle lobby di Londra e Washington nel caso gli albanesi del Kosovo dovessero diventare meno “malleabili”.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Cosa può sperare allora la Serbia e quale unica carta le rimane da giocare per ottenere una parziale giustizia? Quella di un cambiamento dei rapporti di forza internazionali, già ravvisabile in una Dichiarazione ufficiale del dicembre 2009 di Russia, Cina e India che chiedono di “ridiscutere” lo status del Kosovo dopo la sua unilaterale dichiarazione d’indipendenza.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Il ritorno di Vladimir Putin alla guida del Cremlino, vista la peculiarità di questo “conflitto congelato” che interessa allo stesso tempo le tensioni russo-statunitensi, la tenuta politica dell’Europa, la stabilità dei Balcani e le relazioni tra il mondo cristiano e quello islamico, potrebbe segnare una svolta rispetto all’atteggiamento abbastanza passivo di Mosca sulle recenti iniziative della NATO in Libia e consentire alla Serbia una maggiore libertà di azione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><strong>*Stefano Vernole è redattore di Eurasia</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/quali-sono-le-opzioni-serbe-in-kosovo-e-metohija/13036/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ascesa della potenza iraniana e i nuovi equilibri</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/lascesa-della-potenza-iraniana-e-i-nuovi-equilibri/13018/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/lascesa-della-potenza-iraniana-e-i-nuovi-equilibri/13018/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 11:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurasia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13018</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lascesa-della-potenza-iraniana-e-i-nuovi-equilibri/13018/" title="L&#8217;ascesa della potenza iraniana e i nuovi equilibri"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/iranian_btrs.eihnvs907bk84sc0oo08osks0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="49" alt="L&#8217;ascesa della potenza iraniana e i nuovi equilibri" ></div></a>Le manovre iraniane in corso nella regione del Golfo e nei dintorni sul fronte della disputa tra Teheran e Washington, porta una serie di segni importanti che indicano la natura dei cambiamenti che si verificano nella bilancia delle potenze internazionali e delle equazioni mutanti in tutto l&#8217;oriente islamico, soprattutto dopo le sconfitte che hanno colpito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/lascesa-della-potenza-iraniana-e-i-nuovi-equilibri/13018/" title="L&#8217;ascesa della potenza iraniana e i nuovi equilibri"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/iranian_btrs.eihnvs907bk84sc0oo08osks0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="49" alt="L&#8217;ascesa della potenza iraniana e i nuovi equilibri" ></div></a><div style="font-size: medium;">Le manovre iraniane in corso nella regione del Golfo e nei dintorni sul fronte della disputa tra Teheran e Washington, porta una serie di segni importanti che indicano la natura dei cambiamenti che si verificano nella bilancia delle potenze internazionali e delle equazioni mutanti in tutto l&#8217;oriente islamico, soprattutto dopo le sconfitte che hanno colpito l&#8217;avventura dell&#8217;impero statunitense nel corso degli ultimi dieci anni, e le particolarità nella successiva fuga statunitense dall&#8217;Iraq.</p>
<p>In primo luogo, durante queste manovre, l&#8217;Iran ha mostrato le sue avanzate capacità militari, ha confermato la solidità della formazione strategica militare iraniana e la sua superiorità nelle forze di terra, mare e aria. Ciò che gli iraniani hanno mostrato, ha costituito un modello per la superpotenza militare globale, come hanno concluso gli esperti militari negli Stati Uniti, Europa e Israele. Sotto la copertura della propaganda che ha minimizzato l&#8217;importanza delle attrezzature militari iraniane viste nelle manovre, circoli occidentali e israeliani hanno espresso un serio timore sulla natura del messaggio strategico e qualitativi portato da queste manovre, in tutti i loro dettagli, in termini di gittata dei missili, qualità delle navi da guerra e  competenza della forza aerea iraniana.</p>
<p>In secondo luogo, il successo più evidente e importante che è stato registrato da queste manovre e che hanno consacrato l&#8217;Iran come una superpotenza mondiale e regionale, si è visto nell&#8217;elevata competenza tecnica del comando iraniano, nonostante le superiori capacità di cui godono il Pentagono e la NATO. Inoltre, nonostante la presenza della 5° flotta statunitensi e la mobilitazione dei satelliti spia negli Stati del Golfo, l&#8217;Occidente non può ostacolare il lancio di uno dei missili iraniani che erano presenti nelle manovre, o ostacolare le manovre che si hanno avuto successo al 100%. A questo livello, il dirottamento dell&#8217;aereo da ricognizione statunitense ha dimostrato la capacità di infiltrare il Pentagono e intercettarne i codici da parte degli iraniani, mentre gli statunitensi non sono in grado di fare la stessa cosa verso i codici iraniani e il sistema di comunicazione utilizzato da tutte le sue forze e armi.<br />
In terzo luogo, i risultati politici dati dallo spettacolo della potenza iraniana nella regione, hanno iniziato ad emergere e a materializzarsi consecutivamente, mentre gli statunitensi assegnavano al loro uomo in Turchia, cioè Ahmet Davutoglu, il compito di mediare con la Repubblica islamica dell&#8217;Iran, per riprendere i negoziati. Ma ciò che non è stato annunciato, è il contenuto dei colloqui durante i quali gli iraniani hanno rilasciato dichiarazioni forti, che riflettono i nuovi equilibri, sia nella loro risposta alle richieste e alle condizioni sui negoziati, sia per quanto riguarda la severa posizione nei confronti del coinvolgimento turco nella cospirazione contro la Siria. Nonostante i segni che annunciano una guerra su larga scala nella regione e la decisione statunitense di effettuare manovre congiunte con Israele, in risposta a quelle iraniane, la realtà si impone con il riconoscimento da analisti ed esperti che l&#8217;ascesa della superpotenza iraniana ha iniziato di governare le più importanti politiche degli USA, soprattutto in Medio Oriente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nuove analisi: l&#8217;Iran è in prima linea negli eventi, invece della Siria</strong></p>
<p>L&#8217;Iran ha deciso di lanciare il suo contrattacco nel Golfo e nello Stretto di Hormuz su più fronti contemporaneamente, con una manovra molto intelligente e precisa. Ha inoltre aperto il dossier delle attività di arricchimento dell&#8217;uranio, annunciando che è in grado di raggiungere un livello di arricchimento del 20%, il che significava, di conseguenza, che non ha bisogno dell&#8217;accordo che è stato precedentemente offerto da Turchia e Brasile. L&#8217;Iran è stato anche in grado di attirare Washington e le capitali europee in una guerra finanziaria e petrolifera. Infatti, con Washington, ha aperto il fronte delle banche, che raggiunto la Cina spingendola  a rilasciare un morbido avvertimento a Washington, affinché ritratti le sanzioni unilaterali. Con l&#8217;Europa, ha aperto il dossier del mercato petrolifero, minacciando di ostacolare il commercio del petrolio nella regione del Golfo, attraverso il controllo sullo stretto di Hormuz, spingendo Washington a minacciare di usare la forza e l&#8217;Iran a rispondere con le sue potenti manovre. Questo ha spinto Washington a ritirarsi con lo slogan che non è alla ricerca di problemi con nessuno.</p>
<p>Questa cortesia statunitense è stata accompagnata da una escalation europea e da messaggi turchi. Da un lato, la Turchia ha ribadito la sua offerta di riprendere la sua mediazione sul dossier nucleare, dopo il doppio annuncio iraniano sulle attività di arricchimento e la disponibilità a negoziare, mentre d&#8217;altra parte, l&#8217;Europa ha deciso di interrompere l&#8217;importazione del petrolio iraniano, senza fissare delle date precise.</p>
<p>Ciò significa:<br />
Che l&#8217;Iran ha organizzato è un&#8217;alternativa al mercato petrolifero europeo &#8211; e in particolare la Grecia – grazie alla Cina, ma ha anche organizzato le sue alternative bancarie tramite le banche cinesi.<br />
Che l&#8217;Iran è riuscito a torcere il braccio di Washington e affronta la caparbietà europea con un misto di diplomazia e spettacolo di potenza. L&#8217;Iran ha accettato di concedere un ruolo alla Turchia nei negoziati, a condizione che cambiasse la sua posizione nei confronti della crisi siriana, come è stato affermato dal capo del comitato di sicurezza del parlamento iraniano.<br />
Che l&#8217;Iran è riuscito a sottrarre i riflettori internazionali e alla crisi siriana, costituendo un contrattacco i cui segni hanni iniziato a emergere in parallelo al ritiro statunitense dall&#8217;Iraq.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nuove analisi: il fronte della bancarotta e le bande terroristiche di al-Midan</strong></p>
<p>Gli incidenti siriani hanno offerto un quadro più realistico dei movimenti delle lotte interne all&#8217;opposizione siriana, il cui stato di degrado e di decadenza del discorso tra le sue varie parti e gruppi, viene affrontato con disprezzo da tutti i circoli. Infatti, il mancato raggiungimento di un accordo su un documento congiunto tra il Consiglio di Istanbul e il comitato di coordinamento ha rivelato la dimensione del degrado politico che incide sulla struttura dei movimenti dell&#8217;opposizione siriana, e la portata dei loro legami con l&#8217;alleanza coloniale, soprattutto nel caso del consiglio di Istanbul, il cui programma si è limitato agli appelli a una guerra globale contro la Siria, al fine di imporre la famosa agenda di Colin Powell e garantire l&#8217;egemonia di Israele nella regione.</p>
<p>Inoltre, ha dimostrato il fallimento della alleanza regionale occidentale, che ospita queste componente per ottenere ciò che i pianificatori statunitensi e gli esecutori del Qatar e della Turchia, pensavano costituisse una struttura politica che rappresentasse un coeso fronte locale, nel piano per distruggere la resistenza siriana, o anche un&#8217;autorità alternative.</p>
<p>Dopo di che l&#8217;insistenza sull&#8217;iniziativa araba, che costituiva la caratteristica principale della retorica politica delle opposizioni, questi movimenti di opposizione sono rimasti sconvolti nel vedere la sottomissione alle condizioni del comando siriano e la firma del protocollo di cooperazione tra lo Stato siriano e la Lega araba. E invece di accogliere questo passo e completare l&#8217;iniziativa con il lancio del dialogo nazionale, il consiglio di Istanbul ha lanciato una campagna di calunnie contro l&#8217;iniziativa, la Lega araba e il team degli osservatori, accusandoli così di aver cospirato con le autorità siriane. Questo è stato il risultato pratico della determinazione statunitense nel voler contrastare l&#8217;iniziativa araba e aprire le porte all&#8217;internazionalizzazione, i cui punti principali sono stati rivelati dalle raccomandazioni dei pianificatori statunitensi di Washington.</p>
<p>Lo stato siriano è riuscito a guadagnarsi il riconoscimento per la sua cooperazione con la missione della Lega ed è stato in grado di confermare la realtà delle strade siriane e il resoconto ufficiale sulla presenza di proteste limitate – compresi dei partigiani dell&#8217;opposizione &#8211; nelle campagne delle province centrali, in parallelo alla presenza di bande armate affiliate all&#8217;opposizione e al consiglio di Istanbul, ma soprattutto con il gruppo dei Fratelli Musulmani e i gruppi takfiri guidati da Adnan al-Arour, dell&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p>Le operazioni terroristiche e gli attentati suicidi mirano a compensare l&#8217;incapacità dei movimenti di opposizione &#8211; con tutte le loro formazioni politiche, organizzative e popolari &#8211; ad ampliare la portata geografica delle proteste, a causa della grande assenza popolare nella partecipazione a queste attività, il cui slogan si concentra sull&#8217;intervento straniero, mentre ignorano completamente le riforme.</p>
<p>Gli ultimi mesi alcuni degli eventi siriani hanno eliminato molte maschere e dimostrato le invenzioni dei media. Di conseguenza, i cittadini siriani stanno vivendo una realtà, cioè quella del sostegno a favore dello stato nazionale e dell&#8217;esercito siriano, nell&#8217;imporre la stabilità e nel liquidare i pozzi del terrorismo e del takfirismo, in un momento in cui la riforma è scomparsa dalla retorica del movimenti di un&#8217;opposizione in conflitto, ed è presente solo all&#8217;ordine del giorno del presidente Bashar al-Assad, che è determinato a modernizzare lo Stato siriano basandosi sull&#8217;opzione dell&#8217;indipendenza, della resistenza e del pan-arabismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nuove analisi: le piccole guerre di Petraeus e l&#8217;uso delle fazioni del takfirismo</strong></p>
<p>E&#8217; noto, in base agli sviluppi in corso nella tormentata regione, che è stata soprannominata dai pianificatori statunitensi Grande Medio Oriente, decenni fa, che le piccole guerre la cui gestione è stata assegnata alla CIA, prima di essere diretta dal generale David Petraeus, saranno il contenuto principale del piano di esaurimento degli USA, a cui il Pentagono fa affidamento come alternativa alle grandi guerre perdute, che hanno portato a catastrofi strategiche ed economiche, dopo quello che è successo in Iraq e Afghanistan negli ultimi anni. Queste piccole guerre si basano sulla riattivazione dei gruppi islamici del takfirismo, oltre all&#8217;alleanza con una nuova classe dirigente che emerge dalla organizzazione internazionale dei Fratelli Musulmani.</p>
<p>In questo contesto, è chiaramente basato sugli elementi del piano di Petraeus di gestione delle guerre mobili, che si basa sull&#8217;attivazione di tutte le reti armate del takfirismo nella regione araba e nel mondo islamico, al fine di costruire un muro settario di fronte alla crescente potenza iraniana e impedire la diffusione della resistenza e della cultura di liberazione, che costituisce il contenuto principale della retorica islamica iraniana, e dalla posizione nazionalista sostenuta da Hezbollah e dalla Siria. Mira inoltre a soffocare Hamas attraverso l&#8217;espansione del ruolo dei fondamentalisti e dei takfiri sull&#8217;arena palestinese.</p>
<p>I pianificatori statunitensi assegnano agli estremisti delle istituzioni wahhabite saudite la sponsorizzazione dei movimenti del takfirismo e il loro ruolo. Hanno così coperto di soldi il partito salafita al-Nour in Egitto, come stanno facendo nei confronti dei gruppi takfiristi in Siria, Iraq e Libano, dopo che hanno stabilito delle organizzazioni sul territorio libanese da tempo, per effettuare azioni terroristiche nel corso degli ultimi due decenni, cioè i gruppi Osbat al-Ansar, Jund al-Sham e Fatah al-Islam. Il lavoro di questi gruppi takfiristi, con tutte le loro sette estremiste ed etniciste in tutto il Grande Medio Oriente, sarà anche di accogliere i gruppi armati terroristici che gli statunitensi usano per colpire la sicurezza interna iraniana, dopo i segni di stanchezza e debolezza che hanno cominciato a mostrare le bande dell&#8217;organizzazione dei Mujahedin e-Khalq.</p>
<p>Di conseguenza, il blocco dei media che è dedicato all&#8217;interferenza negli affari iraniani, destina parte delle proprie attività a stimolare e mobilitare i gruppi etnicisti all&#8217;interno del Paese e metterli contro le autorità iraniane. Per quanto riguarda le fazioni takfiriste, affiliate ad al-Qaida e guidata da Bandar Bin Sultan e i gruppi wahabiti all&#8217;interno di Siria, Libano e Iraq, il loro compito strategico sarà quello di evitare la stabilità in Siria, per mantenere il paese in una crescente dal crisi attraverso l&#8217;assassinio e il terrorismo, e di minacciare la stabilità del Libano e le formazioni politiche che stanno abbracciando la resistenza, trasformando alcune regioni libanesi in basi per il lancio di azioni di sabotaggio contro la Siria. In Iraq, la missione di queste fazioni sarà quello di impedire l&#8217;insorgere di un clima politico e di sicurezza che  permetterebbe la formazione di un&#8217;autorità incaricata di garantire il ritorno dell&#8217;Iraq recuperato al suo ambiente arabo e islamico. Infatti, i pianificatori statunitensi e israeliani temono che il riavvicinamento siro-iracheno-iraniano e l&#8217;evoluzione del legame verso un nuovo modello, costituirà una minaccia per l&#8217;esistenza di Israele e il suo ruolo.</p>
<p>Le piccole guerre di Petraeus vengono gestite da Washington, Riyadh e Doha tramite i gruppi takfiristi e le loro fazioni armate, mentre il test decisivo per questo piano si sta svolgendo in territorio siriano, dove la vittoria dello stato nazionale sul piano terroristico segnerà una svolta nella direzione opposta, e registrerà ancora una volta il fallimento degli USA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il dossier arabo: la Siria</strong></p>
<p>La missione degli osservatori della Lega Araba ha continuato il suo tour nelle province e i suoi incontri con i cittadini, in un momento in cui i gruppi armati terroristici procedono con i loro atti di violenza e di sabotaggio, l&#8217;ultimo dei quali è l&#8217;esplosione terroristica attuata da un attentatore suicida nel quartiere al-Midan a Damasco, il Venerdì mattina, portando al martirio di 26 persone e il ferimento di 63 tra cui civili ed elementi della sicurezza.</p>
<p>Il Ministero dell&#8217;Interno ha indicato in un comunicato, che erano in corso indagini per scoprire le implicazioni di questo atto terroristico e arrestare i terroristi che minacciano i cittadini. Il ministero ha assicurato che colpirà con un pugno di ferro tutti coloro che osano manomettere la sicurezza del Paese e dei cittadini, invitando i cittadini a esercitare il loro ruolo e a cooperare con gli organi di sicurezza segnalando eventuali attività sospette e fornendo tutte le informazioni disponibili, per quanto riguarda i movimenti dei terroristi.</p>
<p>Il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha indicato che Damasco ha rilasciato migliaia di detenuti e ha tolto i suoi veicoli militari dalle strade. Ha aggiunto, tuttavia, che gli assassini erano in corso e che sparatorie e cecchini erano ancora presenti nelle città. Ha così continuato: &#8220;E&#8217; difficile dire chi sta sparando contro chi.&#8221; Da parte sua, l&#8217;ambasciatore Adnan al-Khodeir, il capo dell&#8217;ufficio operazioni degli osservatori arabi, ha affermato che nessuno avrebbe potuto determinare l&#8217;entità del successo della missione, per ora, aggiungendo che questo potrebbe essere determinato solo dal consiglio della Lega Araba. Il Vice Segretario Generale della Lega Araba, l&#8217;ambasciatore Ahmad Bin Helli, ha dichiarato: &#8220;E&#8217; stato deciso di tenere le riunioni del comitato ministeriale di Domenica, per esaminare il rapporto preliminare del generale Mohammad Ahmad al-Dabi, il capo della missione degli osservatori arabi in Siria, per vedere quello che questa squadra ha rilevato sul campo dopo più di una settimana di osservazione.&#8221; D&#8217;altra parte, il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Victoria Nuland, ha detto che Washington era preoccupata per il fatto che il regime siriano non ha soddisfatto tutti gli impegni assunti nei confronti della Lega Araba, circa nove settimane fa, ossia il fatto che la violenza non si è fermata. Ma Damasco ha risposto alle dichiarazioni della Nuland, come portavoce del ministero degli Esteri siriano Jihad Makdessi descrivendo queste accuse come nulle ed ha assicurato che appoggia la Lega Araba il cui lavoro la Nuland afferma di sostenere. Ha quindi sottolineato che queste dichiarazioni costituiscono una blanda interferenza nel lavoro della Lega e nella sovranità dei suoi Stati membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Iran</strong></p>
<p>Martedì scorso, l&#8217;Iran ha minacciato di adottare misure nel caso in cui la Marina statunitense cerchi di inviare una portaerei nel Golfo, in un momento in cui il dipartimento della difesa USA, cioè il Pentagono, ha annunciato che gli Stati Uniti sosterranno la sua presenza nelle acque del Golfo, come aveva fatto per decenni.</p>
<p>D&#8217;altra parte, il ministro degli esteri iraniano Ali-Akbar Salehi ha annunciato, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo turco Ahmet Davutoglu a Teheran, la volontà dell&#8217;Iran di riprendere i colloqui sul nucleare in Turchia con il gruppo 5+1. Da parte sua, Davutoglu ha detto che ha trasmesso un messaggio di Ashton ai funzionari iraniani, dicendo che era in attesa della risposta iraniana al messaggio che aveva inviato ad ottobre e in cui assicurava che le superpotenze sono pronte a riprendere i negoziati. Ha aggiunto: &#8220;Ciò che è importante è che i negoziati continuino e che la Turchia sostenga ogni passo positivo in questa direzione.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Yemen</strong></p>
<p>Il governo di transizione yemenita ha concordato in linea di principio nel concedere al presidente Ali Abdullah Saleh e coloro che hanno lavorato con lui per tutta questi anni, la piena immunità contro processi giuridici e legali  all&#8217;interno ed all&#8217;esterno dello Yemen.</p>
<p>Nel frattempo, delle dispute scoppiate tra il presidente Saleh e il suo vice Abed Rabo Mansur Hadi, a seguito di accuse di tradimento mosse dal primo al secondo. Questo ha spinto Hadi a minacciare di lasciare il paese se le pressioni esercitate su di lui da Saleh e dai suoi uomini non si fermano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Egitto</strong></p>
<p>La procura egiziana ha chiesto al tribunale criminale del Cairo la condanna a morte per impiccagione del deposto presidente egiziano Hosni Mubarak e di altri sette accusati di essere implicati nell&#8217;uccisione di manifestanti. Ha inoltre chiesto una condanna a 15 anni di carcere contro i figli Gamal e Alaa, e al latitante uomo d&#8217;affari Hussein Salem, accusati di aver tratto profitti illeciti e di spreco di fondi pubblici.</p>
<p>D&#8217;altra parte, i risultati preliminari delle elezioni dell&#8217;Assemblea del popolo ha rivelato un vantaggio dai movimenti islamici, in parallelo ad un notevole progresso registrato dal Partito al-Wafd  in alcune circoscrizioni, e un netto ritiro del blocco egiziano che è arrivato terzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dossier israeliano</strong></p>
<p>Il caso degli hacker sauditi che sono riusciti a rubare i dati relativi alle carte di credito di circa 400.000 israeliani, e la pubblicazione di alcuni dettagli circa i proprietari di queste carte, compresi i numeri delle loro carte, i loro indirizzi, nomi e numeri di telefono, occupa i titoli principali dei giornali israeliani di questa settimana. I giornali hanno anche affrontato le manovre che sono state e saranno condotta da Israele, dopo che la marina israeliana ha effettuato in modo sorprendente una massiccia manovra navale, in una base navale israeliana. Si parla anche di una manovra che presta sarà effettuata da Israele e dagli Stati Uniti per emulare uno scenario di difesa contro un attacco missilistico. Yediot Aharonot ha detto, in questo contesto, che l&#8217;esercito israeliano ha effettuato esercitazioni al confine con l&#8217;Egitto e Gaza, emulando lo scenario di un rapimento di soldati, aggiungendo che tutte queste attività sono spinte dal timori estremi prevalenti nell&#8217;esercito israeliano in merito al rapimento possibile di un altro soldato, come era accaduto nel caso del soldato Gilad Shalit.</p>
<p>Nel frattempo, i giornali affrontato diverse questioni importanti, come la decisione del comitato israeliano sull&#8217;energia nucleare &#8211; in coordinamento con il cosiddetto Comando del Fronte Interno &#8211; per fermare le attività nucleari dei reattori nucleari di Israele nel caso in cui il fronte interno dovesse essere sottoposti a un attacco missilistico. I giornali hanno anche parlato della riunione che si è svolta tra l&#8217;alto negoziatore palestinese Saeb Erekat e il procuratore israeliano Yitzhak Molcho, che è stata percepita da Israele come parte del contesto dei negoziati diretti con i palestinesi.</p>
<p>Yediot Aharonot ha anche menzionato che ci sono  grandi paure nell&#8217;esercito israeliano, in relazione al perseguimento possibile di elementi dell&#8217;esercito israeliano da parte di Hezbollah e delle altre organizzazioni, attraverso i social network, soprattutto su Facebook.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dossier libanese</strong></p>
<p>Il ministro della Difesa Fayez Ghosn ha assicurato ancora una volta, nelle dichiarazioni alla OTV: &#8220;Abbiamo informazioni chiare e l&#8217;esercito ha fatto irruzione a Erssal, alla ricerca di Hamza Karakoz. Ho messo in guardia i libanesi contro la presenza di al-Qaida perché io sono a capo di un&#8217;istituzione che è responsabile della sicurezza dei cittadini. E&#8217; nostro dovere di politici e funzionari dire che il confine è infiltrato da alcuni estremisti, tra cui elementi di al-Qaida, ed è nostro dovere non nascondere le informazioni in modo che le cose non ci esplodano in faccia&#8221;.</p>
<p>Da parte sua, il capo del movimento al-Marada deputato Suleiman Franjieh, ha assicurato nel corso di una conferenza stampa: &#8220;Le dichiarazioni del ministro della difesa Fayez Ghosn, per quanto riguarda la presenza di elementi di al-Qaida in Libano, sono basate sui rapporti della sicurezza, dei militari e dell&#8217;intelligence dell&#8217;esercito libanese.&#8221; Ha paragonato la campagna mediatica contro Ghosn alle campagne del Movimento Futuro dopo il martirio del primo ministro Rafik al-Hariri, dicendo: &#8220;Coloro che commerciavano con il sangue del Primo Ministro martire, non esiteranno a commercio con il sangue del popolo di Erssal e Anjar Majdel, tra gli altri, perché un affarista rimane un affarista.&#8221;<br />
L&#8217;ex primo ministro Saad al-Hariri ha risposto su Twitter dicendo: &#8220;Non è utile trasformare questo problema in un problema tra il popolo e l&#8217;esercito. Il problema risiede nelle affermazioni false che sono state negate dai ministri nel governo&#8221;. </p>
<div style="font-size: small;" align="right"><strong>Traduzione di Alessandro Lattanzio</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div align ="left"><strong>Fonte:</strong> Réseau Voltaire</div>
</div>
<p>&nbsp;</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/lascesa-della-potenza-iraniana-e-i-nuovi-equilibri/13018/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il giornalista francese Gilles Jacquier è morto sotto il fuoco di bande armate a Homs</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/il-giornalista-francese-gilles-jacquier-e-morto-sotto-il-fuoco-di-bande-armate-a-homs/13009/</link>
		<comments>http://www.eurasia-rivista.org/il-giornalista-francese-gilles-jacquier-e-morto-sotto-il-fuoco-di-bande-armate-a-homs/13009/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 23:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eurasia-rivista.org/?p=13009</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-giornalista-francese-gilles-jacquier-e-morto-sotto-il-fuoco-di-bande-armate-a-homs/13009/" title="Il giornalista francese Gilles Jacquier è morto sotto il fuoco di bande armate a Homs"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/arton172340_a2045.d57x0ii0meoss0sk4gswsws00.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Il giornalista francese Gilles Jacquier è morto sotto il fuoco di bande armate a Homs" ></div></a>Gilles Jacquier, reporter di guerra che lavorava per France 2 (inviato speciale), entrato di propria iniziativa in Siria per coprire gli eventi che destabilizzano il paese, è morto oggi a Homs, sotto il fuoco dei razzi dell&#8217;&#8221;Esercito libero siriano&#8221;. L&#8217;attacco ha ucciso otto persone e ferito altre 25, nessuna delle quali era armata, secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/il-giornalista-francese-gilles-jacquier-e-morto-sotto-il-fuoco-di-bande-armate-a-homs/13009/" title="Il giornalista francese Gilles Jacquier è morto sotto il fuoco di bande armate a Homs"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/arton172340_a2045.d57x0ii0meoss0sk4gswsws00.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Il giornalista francese Gilles Jacquier è morto sotto il fuoco di bande armate a Homs" ></div></a><div style="font-size: medium;">Gilles Jacquier, reporter di guerra che lavorava per France 2 (inviato speciale), entrato di propria iniziativa in Siria per coprire gli eventi che destabilizzano il paese, è morto oggi a Homs, sotto il fuoco dei razzi dell&#8217;&#8221;Esercito libero siriano&#8221;. L&#8217;attacco ha ucciso otto persone e ferito altre 25, nessuna delle quali era armata, secondo le nostre fonti.<br />
Il giorno prima, il giornalista ha lasciato il viaggio stampa organizzato su sua richiesta, dicendo che non era interessato agli incontri con i leader politici e religiosi che gli erano stati proposti. Aveva affittato un veicolo privato per spostarsi a volontà e sollevato da ogni responsabilità coloro che l&#8217;avevano aiutato ad avere il visto.<br />
All&#8217;epoca dei fatti, il giornalista morto era assieme ai colleghi francesi e belgi, presso una manifestazione pro-governativa.<br />
Un primo razzo, sparato da un lanciarazzi portatile, ha colpito i manifestanti, uccidendo otto persone. Dopo aver valutato la situazione salendo su una terrazza, Jacquier  e il suo cameraman si avvicinarono ai cadaveri per filmarli, quando un secondo razzo è piombato nelle vicinanze, uccidendo il giornalista francese e ferendo gravemente il suo collega.<br />
Questa tragedia ci ricorda che il popolo siriano ha di fronte gruppi armati che sparano indiscriminatamente sulla gente inerme per le strade di alcune città. Questa è una guerra non convenzionale e non una  repressione armata di &#8220;manifestazioni pacifiche&#8221;, come hanno visto gli osservatori della Lega Araba.<br />
Il signor Jacquier e colleghi hanno avuto un incontro con i membri dell&#8217;opposizione armata e quindi, si consideravano protetti da essa, ma i giornalisti non erano ancora nella zona che controllano e d erano quindi nella parte che attaccano indiscriminatamente. Avvelenati dalla propaganda atlantista, e avendo rifiutato di ascoltare la testimonianza delle vittime precedenti, hanno giudicato male la situazione e si sono inutilmente esposti. </p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/jacquier1-400-ff65a.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/jacquier1-400-ff65a-300x220.jpg" alt="" title="jacquier1-400-ff65a" width="300" height="220" class="aligncenter size-medium wp-image-13011" /></a></p>
<p>In alto a sinistra dell&#8217;immagine, il punto di impatto del razzo che ha ucciso Gilles Jacquier. Caratteristica di un razzo termobarico, questo impatto ha fatto poco danno, a differenza di quella di un colpo di mortaio che scava un cratere. Tuttavia, l&#8217;esplosione può uccidere entro 10 metri, schiacciando gli organi interni delle vittime, spiegando così anche la mancanza di lesioni visibili. Poco dopo l&#8217;uccisione, l&#8217;&#8221;Osservatorio siriano per i diritti umani&#8221;, l&#8217;organo di propaganda delle bande armate con base a Londra, ha affermato che il gruppo di giornalisti era stato il bersaglio di &#8220;un colpo di mortaio&#8221; , dando spazio a dubbi sull&#8217;origine del tiro, perché l&#8217;esercito non usa questo tipo di lanciarazzi nelle sue attività per mantenere la sicurezza. Tuttavia, i filmati girati sul posto poco dopo l&#8217;attacco e trasmessi dalla televisione siriana, mostrano chiaramente l&#8217;impatto di un razzo termobarico di &#8220;RPG-7&#8243; sul marciapiede (non un buco da proiettile), mentre le vittime venivano evacuate, come le alette del razzo, recuperate dai residenti locali. </p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/jacquier2-400-7d3b9.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/jacquier2-400-7d3b9-300x222.jpg" alt="" title="jacquier2-400-7d3b9" width="300" height="222" class="aligncenter size-medium wp-image-13012" /></a></p>
<p>Abitante di Homs mostra alla telecamera della rete siriana al-Dounia le alette del razzo tipo &#8220;RPG-7&#8243; che ha causato la morte del reporter francese. Réseau Voltaire presenta le sue condoglianze alla famiglia e colleghi del signor Jacquier.</p>
<div style="font-size: small;" align="right">Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
<p>&nbsp;</p>
<div align="left"><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.voltairenet.org/Le-journaliste-francais-Gilles">Réseau Voltaire</a></p>
<p>&nbsp;</p></div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eurasia-rivista.org/il-giornalista-francese-gilles-jacquier-e-morto-sotto-il-fuoco-di-bande-armate-a-homs/13009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

