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	<title>eurasia-rivista.org &#187; America Indiolatina</title>
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	<description>Rivista du stufi Geopolitici</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 12:39:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Nuove Strade nella Cooperazione allo Sviluppo? La Strategia del Brasile</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[In un recente articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista britannica The Economist, intitolato “Parla piano e porta a casa un assegno in bianco” è stata analizzata la forte espansione della politica di aiuti economici del governo brasiliano nei confronti delle nazioni più povere del Mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5337/nuove-strade-nella-cooperazione-allo-sviluppo-la-strategia-del-brasile" title="Nuove Strade nella Cooperazione allo Sviluppo? La Strategia del Brasile"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/chinese_brazilian_455121.2owr9izroksgwsow4kkws8kcg.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="61" alt="Nuove Strade nella Cooperazione allo Sviluppo? La Strategia del Brasile" ></div></a><p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Il Brasile vuole diventare una grande potenza mondiale. Questa non è una novità: da almeno un decennio la politica e la diplomazia brasiliana stanno lavorando alacremente per elevare lo status internazionale del gigante latino-americano, e l’accordo con Turchia e Iran per lo scambio di combustibile nucleare arricchito ne è la prova più evidente. Tuttavia Brasilia sta agendo intensamente anche in altri ambiti, in maniera più discreta ma comunque molto efficace. In un recente articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista britannica The Economist, intitolato “Parla piano e porta a casa un assegno in bianco” è stata analizzata la forte espansione della politica di aiuti economici del governo brasiliano nei confronti delle nazioni più povere del Mondo, che ha trasformato in pochi anni il Brasile in uno dei principali donatori internazionali.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium"><strong>Politica della Generosità</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">I principali destinatari di questa “politica della generosità” sono i Paesi africani, nei confronti dei quali il Brasile sta cercando da tempo di costruire una forte partnership economica e di accreditarsi come guida politica. Nel Mali, ad esempio, l’ente governativo brasiliano Embrapa, sta portando avanti un progetto di ricerca sul cotone, ed in Angola un mega contratto per la costruzione del sistema idrico nazionale è stato ottenuto dalla Oderbrecht, colosso brasiliano dell’edilizia. Tuttavia anche nel continente americano diversi Stati hanno goduto degli aiuti brasiliani, primo tra tutti Haiti. Nell’isola caraibica uno dei principali successi economici del post-terremoto è stata la trasformazione della cooperativa Let Agogo (in creolo “Molto latte”) in un programma che incentiva le madri a mandare i figli a scuola in cambio di cibo gratuito. Secondo The Economist il progetto è stato finanziato da Brasilia ed è basato sul programma sociale brasiliano “Bolsa Familia”, creato durante il primo mandato del presidente Luiz Inacio Lula da Silva.</span>
</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Secondo la rivista britannica in totale il Brasile fornirà nel 2010 oltre 4 milliardi di dollari di aiuti ai Paesi poveri, il triplo rispetto al 2008, trasformandosi rapidamente e senza attrarre troppa attenzione in uno dei principali donatori mondiali. I numeri ufficiali, tuttavia, non rispecchiano tale evoluzione. L’Agenzia Brasiliana di Cooperazione (Abc), infatti, può contare su un budget annuale di soli 52 milioni di Reais (30 milioni di dollari). A questi bisogna però sommare i contributi brasiliani al programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), al World Food Programme, gli aiuti diretti per Haiti, per Gaza, e gli investimenti diretti delle aziende brasiliane. In totale gli aiuti economici brasiliani diretti all’estero sono oltre 15 volte le cifre ufficiali. Questa enorme massa monetaria è inferiore a quella messa sul piatto dalla Cina, ma pone il Brasile al pari di donatori “storici” come la Svezia e il Canada.</span></p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Cattura1.jpg"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/Cattura1-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-5346" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium"><strong>Risultati</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Ovviamente uno sforzo di tali dimensioni produce risultati consistenti, in ambito economico,  socio-culturale e politico.<br />
Il vantaggio economico è reciproco: le imprese brasiliane godono nell’innescare un processo di sviluppo nei Paesi poveri, e vengono preferite alle multinazionali occidentali, ottenendo contratti multimiliardari per la costruzione delle grandi infrastrutture, portano crescita economica, producono ricchezza e diventando i principali datori di lavoro per la manodopera locale. Inoltre il Brasile è il più efficiente produttore di bioetanolo del mondo, e sta cercando di creare un mercato globale per questo combustibile ecologico. Tuttavia fin quando non ci sarà un numero sufficiente di produttori, difficilmente i Paesi ricchi accetteranno di convertire al bioetanolo le proprie flotte di autoveicoli. Esportando la tecnologia del bioetanolo il Brasile renderebbe i Paesi poveri nuovi produttori, favorendo la nascita di un mercato mondiale e generando nuove opportunità per le imprese brasiliane.</span>
</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Dal punto di vista dei Paesi interessati, gli aiuti brasiliani sono teoricamente preferibili a quelli cinesi, poiché se Beijing punta alla costruzione di strade, ferrovie e porti in cambio di materie prime, gli aiuti brasiliani sono, al contrario, focalizzati sui programmi sociali, con una prospettiva di benefici di lungo periodo assolutamente inedita. Inoltre, a differenza della Cina, il Brasile è ritenuto essere una democrazia consolidata, che ha superato il suo principale banco di prova durante le gravi crisi economiche degli anni ’80 e ’90, e che, per ben due volte, ha elevato alla massima carica istituzionale del Paese un ex operaio metalmeccanico. Per i Paesi africani e latinoamericani la politica brasiliana potrebbe essere un fortissimo esempio di sviluppo economico coniugato alla democrazia e attento alle problematiche sociali, a differenza dello sfrenato “Socialismo di Mercato” cinese.</span>
</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Gli aiuti brasiliani sono preferiti dagli Stati beneficiari soprattutto perché, a differenza di quelli concessi dagli Stati Uniti, Unione Europea e dalle istituzioni finanziarie internazionali, non impongono loro delle mete o condizioni rigide che devono essere rispettate per ottenere le diverse tranche dei finanziamenti.</span>
</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Ma è in una prospettiva politica che diventa chiara l’importanza dell’azione del Brasile. Gli aiuti concessi oggi si trasformeranno nell’appoggio politico di domani, e Brasilia sa che un giorno ne avrà un gran bisogno, se si dovesse arrivare alla riforma degli organi delle Nazioni Unite, e il Paese sudamericano cercherà di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza. I voti degli Stati che hanno goduto degli aiuti brasiliani potrebbero essere la piattaforma politica su cui fondare la strategia del Brasile per conquistare lo status di potenza globale.</span> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium"><strong>Paradossi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Tuttavia tale massiccia politica di aiuti a Nazioni povere portata avanti da un Paese come il Brasile appare quantomeno controversa. Ancora oggi il Brasile è una delle principali destinazioni degli aiuti internazionali provenienti da Paesi più ricchi e dai programmi di sviluppo internazionali. Incassare contributi stranieri e dirottare contemporaneamente fondi pubblici all’estero è una scelta discutibile. Anche se l’economia del gigante sudamericano marcia da anni a ritmi sostenuti, gran parte della popolazione brasiliana vive ancora in situazione di forte povertà, in particolare nel nord-est del Paese, e gli squilibri sociali interni sono tuttora estremamente accentuati. Spiegare a una consistente porzione dell’elettorato brasiliano che in nome della costruzione di uno status di potenza mondiale, all’incremento del loro benessere è preferito lo sviluppo di nazioni lontane potrebbe non un’impresa facile per il presidente Lula, in particolare durante questo periodo di campagna elettorale.<br />
The Economist, inoltre, sottolinea come la legge brasiliana vieti espressamente l’invio di fondi pubblici a governi stranieri, rendendo di conseguenza inevitabili macchinosi contorsionismi legali. Infine l’aumento esponenziale degli aiuti economici ha provocato un’impennata dei casi di corruzione e abusi negli uffici pubblici brasiliani, attraverso i quali l’enorme massa monetaria deve necessariamente transitare.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium"><strong>Conclusioni</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Secondo The Economist il programma di aiuti internazionali del Brasile rimarrà probabilmente un modello globale di cooperazione allo sviluppo. Il Brasile potrebbe diventare un simbolo per i Paesi più poveri, un esempio positivo al quale fare riferimento nello scenario internazionale.<br />
Questa situazione potrebbe riverberarsi anche nei confronti dell’Occidente. Favorire gli aiuti brasiliani ai Paesi poveri, soprattutto in Africa, significherebbe ostacolare la presenza cinese nel continente nero. Una maggiore influenza di Brasilia corrisponderebbe ad una riduzione di quella di Beijing, comportando un consolidamento democratico dei Paesi interessati.<br />
Se si consolidasse la prassi di inserire una sorta di “clausola sociale” a favore dei beni prodotti in Africa utilizzando aiuti brasiliani, penalizzando le merci prodotte in violazione dei diritti umani, ambientali o sociali, si porterebbe giungere ad un progressivo miglioramento delle condizioni economiche dei Paesi poveri, favorirebbe anche uno sviluppo equilibrato e sostenibile.<br />
Inoltre, se i Paesi ricchi collaborassero con il Brasile o quantomeno coordinassero le loro politiche di cooperazione allo sviluppo con quelle brasiliane, anche la loro influenza nei confronti dei Paesi beneficiari crescerebbe sensibilmente di riflesso.<br />
Pur con le sue contraddizioni, la costruzione dello status di potenza mondiale da parte del Brasile sembrerebbe stare portando innegabili vantaggi anche a quei Paesi generalmente considerati condannati alla miseria. La politica estera brasiliana potrebbe insegnare al mondo un nuovo stile nella cooperazione internazionale, ispirato non soltanto al raggiungimento di vantaggi nazionali, ma proteso anche ad uno sviluppo economico e politico condiviso.</span> </p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><em>* Carlo Cauti è laureando in Relazioni Internazionali (Università di Roma LUISS G. Carli)</em></span></span></strong></p>
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		<title>Gli Stati Uniti e la Colombia pianificano un attacco contro il Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha denunciato, questo Sabato, i piani degli Stati Uniti per attaccare il suo paese e rovesciare il suo governo.

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			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5318/gli-stati-uniti-e-la-colombia-pianificano-un-attacco-contro-il-venezuela" title="Gli Stati Uniti e la Colombia pianificano un attacco contro il Venezuela"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/venezuela2.dcjk4o3r1dcsko4w4o0ck8sg0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="85" alt="Gli Stati Uniti e la Colombia pianificano un attacco contro il Venezuela" ></div></a><p>Fonte: <em><a href="http://globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=20271">Global Research</a></em></p>
<p><font size="3">Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha denunciato, questo Sabato, i piani degli Stati Uniti per attaccare il suo paese e rovesciare il suo governo. Nel corso di una cerimonia per celebrare il 227.mo compleanno dell’eroe dell&#8217;indipendenza, Simon Bolivar, Chavez ha letto un memorandum segreto che era stato inviato da una fonte anonima all&#8217;interno degli Stati Uniti.</p>
<p>“<em>Come ho detto nella mia prime tre lettere, resta l&#8217;idea di provocare un conflitto sul confine occidentale</em>&#8220;, leggeva Chavez dalla missiva segreta. &#8220;<em>Gli ultimi avvenimenti confermano tutto, o quasi tutto, ciò di cui si è discusso qui, nonché le altre informazioni che ho ottenuto dall&#8217;alto</em>&#8220;, la lettera continuava. &#8220;<em>La fase di preparazione della comunità internazionale, con l&#8217;aiuto della Colombia, è in piena esecuzione</em>&#8220;, manifestava il testo, facendo riferimento all&#8217;ultima sessione di Giovedì, dell&#8217;organizzazione degli Stati Americani (OAS), durante il quale il governo della Colombia ha accusato il Venezuela di ospitare &#8220;<em>terroristi</em>&#8221; e &#8221; <em>campi di addestramento per terroristi</em>&#8221; e ha dato al governo di Chavez un &#8220;<em>ultimatum di 30 giorni</em>&#8220;, per consentire un intervento internazionale.</p>
<p>La lettera continua con maggiori dettagli, &#8220;<em>Ti ho detto prima, che gli eventi non inizieranno prima del 26, ma per qualche ragione, hanno spostato in avanti diverse azioni che dovevano essere eseguite più tardi</em>&#8220;. &#8220;<em>Negli Stati Uniti, la fase di esecuzione è in accelerazione, assieme a una forza di affermazione, come la chiamano loro, verso la Costa Rica con il pretesto di combattere il traffico di droga</em>&#8220;. Il 1° luglio, il governo Costaricano ha autorizzato 46 navi da guerra statunitensi e 7.000 marines, a entrare nel suo territorio, terrestre e marittimo. Il vero obiettivo di questa mobilitazione militare, diceva la lettera, è quello di sostenere &#8220;<em>operazioni militari</em>&#8221; contro il Venezuela.</p>
<p><strong>ASSASSINIO E rovesciaMENTO </strong></p>
<p>&#8220;<em>C&#8217;è un accordo tra la Colombia e gli Stati Uniti con due obiettivi: uno è Mauricio e l&#8217;altro è il rovesciamento del governo</em>&#8220;, ha rivelato il documento. Presidente Chávez ha spiegato che &#8220;Mauricio&#8221; è un pseudonimo utilizzato in queste comunicazioni. &#8220;<em>L&#8217;operazione militare che sta per accadere</em>&#8220;, ha avvertito il testo, &#8220;<em>e quello che si svolgerà dal nord, ma non direttamente su Caracas</em>&#8220;. &#8220;<em>Sono a caccia di &#8216;Mauricio&#8217;, nei dintorni di Caracas, questo è molto importante, ripeto, questo è molto importante</em>&#8220;.</p>
<p>Il Presidente Chavez ha rivelato di aver ricevuto lettere simili dalla stessa fonte, che lo avvertivano di minacce pericolose. Ne ha ricevuto una, poco prima della cattura di più di 100 paramilitari colombiani, nella periferia di Caracas, che facevano parte di un piano di assassinio contro il capo dello Stato venezuelano; e un’altra nel 2002, pochi giorni prima del colpo di stato che, per breve tempo, lo depose dal potere. &#8220;<em>La lettera avvertiva sui cecchini e sul colpo di stato</em>”, ha spiegato Chavez, &#8220;<em>e aveva ragione, l&#8217;informazione era vera, ma non siamo riusciti ad agire per impedirlo</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L’Espansione militare degli Stati Uniti </strong></p>
<p>Questa informazione segue la decisione, dello scorso Giovedì, di rompere le relazioni tra Colombia e Venezuela, presa dal presidente Chavez dopo lo &#8220;<em>spettacolo</em>&#8221; della Colombia all&#8217;OSA. &#8220;<em>Uribe è capace di tutto</em>&#8220;, aveva avvertito Chavez, annunciando che il paese era in massima allerta e le frontiere erano state rinforzate.</p>
<p>Lo scorso ottobre, la Colombia e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo militare, che consente agli Stati Uniti di occupare sette basi colombiane e di utilizzare tutto il territorio colombiano necessario per completare le missioni. Una delle basi dell’accordo, Palanquero, è stato citata, nel maggio 2009, dai documenti dell’<em>US Air Force</em>, come necessaria per effettuare &#8220;<em>operazioni militari a spettro intero</em>&#8221; in Sud America, e combattere la minaccia dei &#8220;<em>governi anti-USA</em>&#8221; nella regione. Palanquero è stata anche segnalata come cruciale per la Strategia di Mobilità Globale del Pentagono, come sottolineato nel <em>February 2009 White Paper: Air Mobility Command Global En Route Strategy</em>, “<em>L’USSOUTHCOM ha individuato Palanquero, Colombia (German Olano Airfield SKPQ), come una postazione di sicurezza cooperativa (CSL). Da questa posizione, quasi la metà del continente può essere coperto da un C-17 senza rifornimento</em>&#8220;.</p>
<p>Il bilancio 2010 del Pentagono include 46 milioni dollari richiesti per migliorare gli impianti a Palanquero, al fine di sostenere la &#8220;<em> strategia di teatro</em>&#8221; del Comando Operativo, e di &#8220;<em>prevedere una opportunità unica per le operazioni a spettro completo in una sub-regione critica del nostro emisfero, dove la sicurezza e la stabilità sono sotto la costante minaccia delle insurrezioni terroristiche narco-finanziate, dei governi anti-Usa, della povertà endemica e delle ricorrenti calamità naturali</em>&#8220;. Il documento del maggio 2009 dell’<em>Air Force</em> ha, inoltre, aggiunto che Palanquero sarebbe utilizzata per &#8220;<em>aumentare la nostra capacità di condurre operazioni d’intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), migliorarne la portata globale &#8230; ed espandere la capacità di intervento bellico</em>&#8220;.</p>
<p>Nel febbraio del 2010 l’<em>US National Directorate of Intelligence</em> (NDI) classificava il Venezuela come &#8220;<em>Leader anti-USA</em>&#8221; nella regione, nella sua valutazione annuale delle minacce. Gli Stati Uniti controllano, inoltre, che le sedi operative avanzate (piccole basi militari), Aruba e Curazao, a pochi chilometri al largo della costa venezuelana. Negli ultimi mesi, il governo venezuelano ha denunciato incursioni non autorizzate di aerei, drone ed altri velivoli militari, sul territorio venezuelano, provenienti dalle basi americane.</p>
<p>Queste ultimi rivelazioni evidenziano che un grave, ingiustificato conflitto contro il Venezuela sta rapidamente fermentando, un paese con una democrazia vibrante e con le maggiori riserve di petrolio del mondo.</p>
<p>26 luglio 2010</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio  </font><br />
<a href="http://www.aurora03.da.ru/">http://www.aurora03.da.ru</a><br />
<a href="http://sitoaurora.altervista.org/">http://sitoaurora.altervista.org</a><br />
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		<title>Il tallone di ferro</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 13:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dati inquietanti parlano della instabilità crescente di un mondo attraversato dai venti della crisi economica e dal dinamismo militare statunitense. Le catastrofi che questo corso pronostica per il futuro non sembrano rivestire alcuna importanza per i pianificatori e gli economisti del sistema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5304/il-tallone-di-ferro" title="Il tallone di ferro"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/blackhawk_full.30o3161ubiuc0cowcwsc8w0gc.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="80" alt="Il tallone di ferro" ></div></a><p>Fonte:<a href="http://www.enriquelacolla.com/sitio/nota.php?id=185"> http://licpereyramele.blogspot.com/2010/07/conflicto-colombiano-venezolano.html</a><br />
<a href="http://www.enriquelacolla.com/sitio/nota.php?id=185">http://www.enriquelacolla.com/sitio/nota.php?id=185</a></p>
<p><font size="3"> Il titolo del bel romanzo di Jack London è ogni giorno più attuale, in un presente segnato dal rifiuto nordamericano di accettare limiti alla sua forza e dalla sua avanzata per il conseguimento del dominio globale…</p>
<p>…<em>È in quest’ottica che conviene guardare alla rottura tra Colombia e Venezuela e alle attuali vicissitudini della politica latinoamericana. </em></p>
<p>Gli Stati Uniti rafforzano la loro presenza militare in Medio Oriente; girano voci riguardo al fatto che l’Arabia Saudita consente il passaggio di aerei israeliani sul suo terittorio laddove questi sono diretti a bombardare l’Iran; i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza serrano le fila e convengono sulla necessità di inasprire le sanzioni contro quest’ultimo paese ; Henry Kissinger sconsiglia di seguire la linea annunciata dal presidente Obama diretta a ritirare le truppe nordamericane dall’Afghanistan nel giro di dodici mesi.</p>
<p>Pianificare una cosa del genere, secondo l’ex Segretario di Stato, implica mettere in piedi un dispositivo per la sconfitta, dal momento che, per raggiungere gli obiettivi dell’Alleanza Occidentale in quell’area, il pubblico deve essere preparato a intraprendere una lunga guerra.(1) Parola più, parola meno, lo stesso concetto della « guerra infinita » propugnata da George W. Bush. In definitiva, si tratta di creare un contesto « prevedibile » in una situazione di crisi generalizzata del sistema capitalista, contesto che garantisca il controllo delle fonti energetiche e uno schieramento militare aggressivo nei confronti di quelle potenze che potrebbero trasformarsi in elementi in grado di controbilanciare la potenza bellica e il controllo dei mercati da parte dell’Occidente : la Russia e, in primo luogo, la Cina.</p>
<p>Sono dati inquietanti che parlano della instabilità crescente di un mondo attraversato dai venti della crisi economica e dal dinamismo militare statunitense. Le catastrofi che questo corso pronostica per il futuro non sembrano rivestire alcuna importanza per i pianificatori e gli economisti del sistema, preoccupati di mantenere lo status quo anche se, per farlo, devono continuare a stringere il laccio emostatico a una situazione già satura di vapori esplosivi.</p>
<p>In questo quadro buio s’inserisce un altro elemento che ci tocca da vicino perché conferma la constatazione che gli Stati Uniti sono tornati all’attacco in Centro e Sudamerica. L’autorizzazione che il Congresso e il governo del Costa Rica hanno concesso a Washington per servirsi del territorio nazionale come di uno spazio aperto ai fini di uno spiegamento sostanziale della forza armata statunitense, è un dato in più che ci conferma la decisione del Pentagono di consolidare la sua posizione nell’istmo centro-americano e nelle zone limitrofe. Ciò implica che l’Unione intende tornare a vigilare attivamente sulla situazione nella porzione sud dell’emisfero occidentale. Negli ultimi tempi, a causa dei suoi impegni nelle altre parti del mondo, gli Stati Uniti avevano lasciato un pò ai margini questa linea, ma ora i movimenti di centrosinistra, che hanno fatto irruzione nel subcontinente durante questa pausa, potrebbero iniziare a sperimentare difficoltà ancora maggiori rispetto a quelle affrontate in passato. Né il Dipartimento di Stato, né il Pentagono, né la CIA hanno mai potuto mandare giù questi governi, sebbene per un periodo siano stati concilianti nei loro riguardi. Ed è risaputo che la Casa Bianca ha sempre prestato grande attenzione ai suggerimenti che le vengono dalle sedi della diplomazia, dell’intelligence e del potere militare. Adesso si ha la sensazione che per Washington sia arrivato il momento di iniziare a fare ordine in questa parte del mondo, con particolare veemenza nei Caraibi. Perché se quanto si prepara in Medio Oriente alla fine accade e, addirittura cresce fino a trasformarsi in una conflagrazione ancora maggiore di quanto auspicato, per Washington sarà conveniente poter contare su una retroguardia sedata, o perlomeno, in condizioni tali da poter essere costretta all’obbedienza con le minacce o il ricorso alla forza militare.</p>
<p>Da queste parti non scoppieranno insurrezioni di massa né si ravviverà la vecchia e nefasta teoria del fuoco. Ma alcuni dei settori più duri dell’establishment politico-militare nordamericano preferiscono l’automatica subordinazione alle pretese di dialogo tra stati sovrani. A Washington, già non è stata vista di buon occhio – Hillary Clinton dixit – l’audace e brillante manovra di Lula finalizzata a un avvicinamento alla Turchia per proporsi  come mediatore nel conflitto con l’Iran. Anche questo, secondo alcuni analisti, potrebbe incoraggiare le correnti che vogliono risolvere il problema del Medio Oriente alle condizioni più convenienti per Washington e per Tel Aviv. Dare una lezione esemplare, bombardare i “persi” fino a riportarli ai tempi di Dario il Grande, potrebbe essere un modo per raggiungere l’obiettivo. Proprio come accaduto in Iraq.</p>
<p>Ma tornando all’argomento di cui ci occupiamo, che non è altro che quanto riguarda questa tormentata porzione di mondo, la mano pesante dell’Impero si sta facendo sentire. La riattivazione della IV Flotta, il golpe in Honduras e la sua legittimazione “costituzionale” attraverso dei comizi in cui una delle parti ha dovuto saltare l’appuntamento; le sette o più basi statunitensi ospitate dalla Colombia di Uribe, le manovre contro Chávez – che giovedì hanno terminato con la rottura, speriamo provvisoria, con questo paese -, e la zona franca che il Costa Rica ha ceduto all’Armata e all’Esercito degli Stati Uniti, sono segnali molto eloquenti. In quest’ultimo caso, secondo Atilio Borón, decine di navi da guerra, con le loro dotazioni di aerei ed elicotteri, più circa 7.000 marines, possono iniziare da oggi ad attraccare o a transitare in tutta libertà in questo paese latinoamericano, con la tranquillità estrema che deriva dall’accettazione da parte del Costa Rica del diritto di extraterritorialità in materia giudiziaria di cui godranno gli “ospiti” nordamericani.</p>
<p>La ragione addotta, per questo come per dispiegamenti di forza maggiori, è quella di combattere i cartelli del narcotraffico. Pretesto ridicolo se già esistono, perché in tal caso, non servono né portaerei, né carri armati, né migliaia di soldati, per realizzare un lavoro del quale si possono occupare i corpi speciali. L’obiettivo – lo sappiamo tutti – non è altro che quello di militarizzare la regione latinoamericana per assicurarsi un controllo totale di quest’area. L’America Latina è già divisa tra paesi e governi pieni di pretese integratrici che puntano a un’autonomia regionale, come l’Argentina, il Brasile e il Venezuela, e, altri come la Colombia, il Perù, il Panama, il Cile, il Messico, l’Honduras e il Costa Rica che riaffermano il legame con gli Stati Uniti. Riguardo a questa superpotenza si può solo sperare che influisca in misura maggiore o minore, a seconda delle circostanze, perché il continente graviti verso il secondo dei settori citati.</p>
<p>Facciamo i conti con questo panorama e prepariamoci, mentalmente e praticamente, a resistere alle intemperie che dureranno, sicuramente, più di un inverno.</p>
<p><em>1) Intervista pubblicata dal </em><strong><em>Financial Times</em></strong><em>, il 28/06/10.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Traduzione dallo spagnolo a cura di Ilaria Poerio</em> </font></p>
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		<title>Cuba e la geopolitica del petrolio</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 10:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Cuba tra embargo, guerra fredda, risorse naturali e processi di integrazione nell'america indiolatina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5287/cuba-e-la-geopolitica-del-petrolio" title="Cuba e la geopolitica del petrolio"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zcuba.6fenegpsahs0s4ws44ow4ckc0.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="56" alt="Cuba e la geopolitica del petrolio" ></div></a><p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Cuba è una piccola isola che è sempre stata dipendente dall&#8217;esterno per quanto riguarda l&#8217;approvigionamento di materie prime, in primo luogo per quanto riguarda il petrolio, la cui ricerca nelle acque territoriali è iniziata solo da poco.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Castro, appena preso il potere, si è trovato nella scomoda posizione di dover cercare subito dei nuovi fornitori, visto che iniziava l&#8217;isolamento internazionale promosso dagli Stati Uniti, fino ad allora padroni incontrastati delle risorse dell&#8217;isola caraibica.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Per questo fin dal 1959 ha cercato di controllare il Venezuela, principale produttore sudamericano, e intervenne militarmente in Angola, altro grande produttore di petrolio, aggredito dal Sudafrica dell&#8217;Apartheid.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Dal 1960 fino alla fine degli anni &#8217;80, l&#8217;Unione Sovietica fu il principale fornitore di greggio dei cubani: sfruttando l&#8217;isolamento de l&#8217;Avana promosso dagli Stati Uniti e dalle nazioni “occidentali”, iniziò a fornire la vitale risorsa ai cubani a prezzi irrisori, guadagnando così l&#8217;allineamento di Castro sulle posizioni internazionali di Mosca.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Con la fine dell&#8217;Impero Sovietico la nuova Russia affrontò condizioni economiche che non gli permettevano più la precedente generosa politica verso gli alleati del “terzo mondo”, in primo luogo verso Cuba: la Russia post-sovietica era un gigante con i piedi di argilla che necessitava di divise fresche per poter sopravvivere e non poteva più permettersi di scambiare barili di greggio in cambio di canna da zucchero, politica adottata fino a quel momento verso l&#8217;isolato alleato caraibico.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Ovviamente la fine dei sussidi russi fu un colpo terrificante per il popolo cubano, trovatosi da un giorno all&#8217;altro senza energia e con un embargo che invece di sciogliersi per la fine della minaccia comunista, si faceva ancora più stretto: si iniziò a promuovere l&#8217;uso della bicicletta come antidoto alla crisi e a spingere i cubani a consumare meno energia possibile.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Attualmente le nuove alleanze strategiche con l&#8217;Iran e, soprattutto, con il Venezuela, stanno aiutando Cuba a rifornirsi di vitali materie prime e inoltre, dalla fine degli anni &#8217;90, Cuba ha stipulato anche diversi contratti con imprese petrolifere occidentali per l&#8217;esplorazione petrolifera attorno alle sue coste.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium"><strong>Il nuovo asse del petrolio</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Finita l&#8217;era della guerra fredda, dove Cuba era una pedina fondamentale per i sovietici per la sua vicinanza alle coste statunitensi, oggi l&#8217;isola mette soprattutto a disposizione i suoi saperi e le sue tecnologie per creare un nuovo asse “antimperialista” internazionale e ricevere in cambio petrolio.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Cuba ha scambiato con l&#8217;Iran petrolio in cambio di informazioni di inteligence, fornite dalla base di Lourdes. La stessa base è stata usata anche per  interferire nei segnali televisivi inviati dagli Stati Uniti verso l&#8217;Iran, mentre, dal 1998 al 2001, L&#8217;Avana ha costruito in Iran il più grande centro di ingegneria genetica e biotecnologia della regione, sempre in cambio di petrolio.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Cuba è utile al Venezuela soprattutto per raffinare il greggio prodotto da Caracas, che attraverso il prestito di questo a tassi di interesse convenienti e a lungo termine verso Paesi dell&#8217;area desiderosi di petrolio a buon mercato, sta costruendo l&#8217;<em>Alianza Bolivariana para Amèrica Latina </em>(ALBA), un nuovo polo regionale costruito dai Paesi sudamericani, fuori dai dettami liberisti e monetaristi imposti dal Nord-America, tramite l&#8217;integrazione delle loro politiche economiche, sociali e di difesa.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Cuba possiede quattro raffinerie di petrolio, a Cabaiguán, Cienfuegos, La Habana e Santiago de Cuba. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">La capacità nominale delle 4 raffinerie è di 11 milioni di tonnellate di greggio l&#8217;anno, sebbene per rotture e mancanza di pezzi la capacità effettiva è di 7 milioni. La raffineria più moderna è quella di Cienfuegos (a cui è collegato anche l&#8217;oleodotto di 187 km che parte da Matanzas, dove è stato costruito di recente un grande porto per petroliere) , ristrutturata grazie alla collaborazione con la venezuelana PDVSA, che produce più di 50.000 barili al giorno di petrolio venezuelano, più un 20% di petrolio cubano e le stime di produzione sono in crescita. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Inoltre bisogna dire che sia il petrolio cubano che quello venezuelano sono molto densi e con un alta percentuale di zolfo, quindi i dati sulla produzione cubana sono ancora più significativi dal punto di vista dell&#8217;avanzamento tecnologico.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Cuba ha un&#8217;esperienza più che trentennale nella raffinazione di greggio per la produzione di combustibili, risalente all&#8217;epoca sovietica, che fa di L&#8217;Avana un alleato strategico fondamentale per la politica di Chavez di creazione di un nuovo polo di potere in America Latina che agisca seguendo gli interessi dei popoli sudamericani e non le esigenze delle multinazionali statunitensi e straniere in generale.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Anche i contratti stabiliti da Cuba con le imprese petrolifere occidentali per l&#8217;esplorazione presso le sue coste, sono fatti nell&#8217;interesse nazionale, cercando di sfruttare a proprio vantaggio le capacità tecnologiche europee. </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Raul Castro ha dichiarato che gli investimenti stranieri nel campo petrolifero si manterranno e potranno anche crescere in futuro, ”sempre che apportino capitali, tecnologie o mercato che siano utili per lo sviluppo del Paese”, e che “si lavorerà con imprenditori seri e su basi giuridiche che preservino il ruolo dello Stato nelle scelte strategiche e il predominio  della proprietà socialista”.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Esempio di questa strategia è l&#8217;impresa mista cubano-canadese Energas (che lavora il gas accompagnante il petrolio), il cui direttivo ha affermato la soddisfazione per la partecipazione che ha avuto la compagnia nello sviluppo del Paese, dichiarando che si prevedono investimenti nei prossimi anni per 1250 milioni di dollari “per la continuazione e l&#8217;ampliamento degli investimenti riguardo al nichel, al petrolio, al gas e alla produzione di elettricità”.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Attualmente la spagnola Repsol, la brasiliana Petrobas e la norvegese Statoil Hidro sono impegnate in attività di esplorazione nelle acque cubane del golfo del Messico. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">La leadership cubana ha dichiarato pubblicamente che anche le imprese statunitensi sono le benvenute nelle attività di esplorazione, anche perchè la capacità tecnologica statunitense sarebbe molto utile per raffinare il pesante petrolio cubano, ma attualmente l&#8217;embargo imposto dagli USA rende impraticabile una collaborazione tra Stato cubano e imprese commerciali statunitensi.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium"><strong>L&#8217;embargo e le sue ragioni</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Prima del 1959 a Cuba gli statunitensi controllavano il petrolio, le miniere, le centrali elettriche, la telefonia e un terzo della produzione di zucchero.        Nel 1958 gli USA erano il primo partner commerciale cubano: compravano il 74% delle esportazioni e fornivano il 65% delle importazioni dell&#8217;isola, ma dopo la presa del potere da parte dei &#8216;barbudos&#8217; di Castro, che imposero fin dall&#8217;inizio nazionalizzazioni ed espropriazioni, Cuba uscì dall&#8217;influenza statunitense per entrare in quella sovietica e dal 1962 iniziò da parte statunitense un duro embargo commerciale che continua ancora oggi.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">L&#8217;embargo, iniziato nei tempi della guerra fredda, appare oggi del tutto fuori luogo, oltre che per la caduta dell&#8217;URSS, anche per il fatto che gli USA fanno tranquillamente affari con Paesi comunisti come il Vietnam o la Cina, mentre si intestardiscono a punire Cuba andando così contro i propri stessi interessi strategici nella regione, visto che hanno consegnato un prezioso alleato come Cuba al Venezuela bolivariano, che sta creando, grazie alla geopolitica del petrolio, un nuovo blocco politico e militare nell&#8217;America Indiolatina contrario agli interessi di Washington.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Dopo la caduta dell&#8217;URSS probabilmente si pensava che il regime di Castro non avrebbe potuto reggere per molto, quindi l&#8217;embargo non fu tolto per accelerare la transizione verso la democrazia, ma ormai non ha più senso sperare nella caduta di un regime grazie a un embargo che finora lo ha solo rafforzato e addirittura consegnato come alleato a Iran e Venezuela, entrambi competitori degli interessi statunitensi nelle rispettive regioni. </span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Le ragioni per la prosecuzione di un controproducente embargo vanno cercate altrove, in quel buco nero della democrazia americana dove agiscono le lobbies, gruppi di  interesse che grazie ai loro finanziamenti sono addirittura in grado di influenzare la politica estera americana facendola andare in parte contro i propri stessi interessi strategici, come dimostrato da Mearsheimer e Walt con il libro sull&#8217;influenza della lobby ebraica nella politica estera statunitense in Medio Oriente.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">La lobby cubana installata a Miami rappresenta il secondo gruppo etnico che più finanzia i candidati al Congresso e alla Presidenza degli Stati Uniti, secondo solo alla potente lobby ebraica già citato.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Ora vedremo come la lobby “anti-castrista” è riuscita ad avere un ruolo determinante per quanto riguarda la politica statunitense verso Cuba dopo la fine della guerra fredda.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Nonostante i cubani esuli a Miami siano per la stragrande maggioranza ferventi repubblicani, la loro azione di pressione politica è come quella di tutte le lobby: si curano di difendere i propri interessi (in questo caso la difesa e il rafforzamento delle sanzioni contro Castro) finanziando i candidati al di là del loro colore politico, difatti il 60% dei loro finanziamenti totali sono stati verso democratici, anche se a livello presidenziale il 70% è stato donato a candidati repubblicani.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">La prova dell&#8217;efficacia dell&#8217;azione del <em>lobbying</em> cubano la si nota chiaramente nel fatto che l&#8217;anno in cui contribuirono di più con i loro finanziamenti fu il 1995-1996, ovvero quando fu approvata la legge Helms-Burton (<span style="color: #000000"><em>Cuban Liberty and Democratic Solidarity Act), </em></span>che rafforzava le sanzioni contro Cuba, ossia quando diedero il 71% dei loro contributi ai democratici per spingerli ad approvare la legge.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">La vicinanza della lobby di Miami ai democratici è testimoniata anche dal fatto che uno dei suoi principali rappresentanti e secondo finanziatore in assoluto, Paul Cejas (Direttore Generale di <em>Care Florida Health System, </em>la principale impresa ispanica degli Stati Uniti), fu addirittura nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Belgio nel  1998, sotto la presidenza Clinton; inoltre Robert Torricelli, democratico, è il politico non di origine cubana che ha ricevuto i maggiori finanziamenti dalla lobby ed è autore della legge del 1992 (<em>Cuban Democracy Act) </em>che inasprì le sanzioni economiche contro Cuba, subito dopo che lo spauracchio comunista nel mondo era finito.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Addirittura nel 1992, la pressione di democratici appartenenti alla lobby cubana su Bill Clinton impedì la nomina di Mario Baeza, importante avvocato cubano-americano, a Segretario di Stato per gli Affari Interamericani, perchè costui si era espresso contro l&#8217;utilità del blocco economico contro Cuba al fine di rovesciare Castro.  In più era di origine afro-cubana ed ostile alla Fondazione Nazionale Cubano Americana, principale gruppo di pressione cubano di Miami; le denunce di altri membri cubano-americani contro le pressioni della FNCA sulla nomina di Baeza non ebbero effetto.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Per quanto riguarda la famiglia Bush, il  legame con la FNCA appare ancora più evidente: George H. Bush quando era agente della CIA aveva il compito di reclutare esiliati cubani per operazioni di sabotaggio e terrorismo nell&#8217;isola, il figlio George W. Bush deve all&#8217;aiuto della stessa lobby di Miami il mancato riconteggio dei voti in Florida in seguito alla sua prima elezione, mentre il fratello Jeb fu eletto Governatore della Florida grazie all&#8217;appoggio dell&#8217;estrema destra cubana, che si sdebitava così per i servizi del padre.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Da sottolineare anche il fatto che Bush padre e figlio sono i due Presidenti che hanno ricevuto i maggiori finanziamenti da parte della lobby nella storia americana, rispettivamente 165,225 e 114,550 dollari. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">George H. Bush concesse addirittura il perdono presidenziale, sulla pressione della congressista legata alla FNCA Ileana Ros Lethinen, al terrorista Orlando Bosh, qualificato dallo stesso FBI come “terrorista n.1 della Florida”, mentre il figlio Jeb nominò l&#8217;avvocato di Bosh, Raul Cantero, Capo della Corte Suprema della Florida, primo ispanico a essere nominato a tale incarico, nonché primo americano in assoluto a essere nominato membro della Corte Suprema (lui addirittura Capo) senza mai aver esercito l&#8217;attività di giudice in precedenza.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Il nuovo Presidente Obama sembra mostrare quanto meno la volontà di alleggerire il peso dell&#8217;embargo, difatti il 13 aprile 2009 ha ordinato la revoca delle restrizioni ai viaggi e alle rimesse per i cubano-americani con parenti nell’isola. La direttiva allarga tra l&#8217;altro la gamma di oggetti che potranno essere spediti a Cuba conservando il divieto di inviare doni ai dirigenti del Partito Comunista Cubano e agli alti funzionari del governo. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Il segretario del PCC, Fidel Castro, ha commentato le aperture chiedendo la fine dell&#8217;embargo e affermando che &#8220;Cuba ha resistito e resisterà ancora. Non tenderà la mano per chiedere l&#8217;elemosina. Andrà avanti con la testa alta&#8221;.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Nel frattempo l&#8217;embargo contro Cuba è stato progressivamente condannato da tutta la comunità internazionale: nell&#8217;ottobre 2009 l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 187 voti favorevoli, 3 contrari (Usa, Israele, Palau), e l&#8217;astensione di Isole Marshall e Micronesia, una mozione per chiedere agli Stati Uniti la cessazione dell&#8217;embargo. In precedenza l&#8217;ONU si era già espresso svariate volte contro l&#8217;embargo, con una maggioranza sempre più ampia: dai 59 voti contro l&#8217;embargo del 1992, si è passati a 179 nel 2004, 182 nel 2005, 184 nel 2007 e 185 nel 2008.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium"><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Dalla politica dell&#8217;esportazione della canna da zucchero, Cuba si sta riconvertendo nel nuovo secolo in produttrice ed esportatrice di idrocarburi e grazie all&#8217;asse con Caracas può giocare ancora un ruolo di primo piano nella geopolitica del continente e nella costruzione di un&#8217;integrazione sudamericana che parta dai principi dell&#8217;autodeterminazione politica ed economica e dalla cooperazione sud-sud.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Per utilizzare al meglio le sue risorse, Cuba sta stipulando accordi con le principali imprese petrolifere del mondo, affinchè possano portargli quei vantaggi tecnologici necessari per sfruttare al meglio le sue risorse naturali.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Grazie agli investimenti della cubano-canadese Energas, ad esempio, viene sfruttato il 95% del gas che fuoriesce dall&#8217;estrazione del petrolio, mentre grazie all&#8217;aumento della capacità tecnica e tecnologica la futura estrazione di petrolio e la sua capacità di raffinazione appaiono in una prospettiva di crescita.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">In tutto questo gli Stati Uniti sembrano decisamente indietro: oltre a non sfruttare importanti risorse energetiche che stanno a poche centinaia di miglia delle sue coste (a maggior ragione con i costi umani e materiali che stanno sopportando in Iraq e Afghanistan, pur di controllarne le risorse), stanno creando le condizioni per rafforzare l&#8217;<em>Alleanza Bolivariana para America Latina (ALBA), </em>di cui Cuba è una componente di importanza essenziale.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Spostando sempre maggiori risorse militari in America Latina (vedi le sette basi militari in Colombia), gli Usa sono costretti ad allargare il proprio sforzo, precedentemente concentrato in Eurasia dove si sta giocando (da sempre) il dominio sulle risorse con le nuove potenze emergenti, Cina e Russia in primo luogo; rischia in questo modo di abdicare in parte al suo ruolo di potenza marittima per doversi concentrare sempre di più nel suo continente, dove nell&#8217;ultimo secolo non ha avuto rivali.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Tuttavia bisogna sottolineare come Obama appaia meno legato alla lobby di Miami rispetto ai suoi predecessori: ricordiamo infatti che è molto legato al pensiero di Brzezinski riassunto nel testo “La Grande Scacchiera”, secondo cui gli Stati Uniti nel nuovo secolo devono concentrarsi nella competizione per le risorse del centro Asia contro le nuove potenze emergenti che rischiano di minacciarne la leadership globale, dunque può darsi che le recenti aperture non siano solo di facciata, anche se ovviamente il potere della FNCA sul Congresso è ancora alto per far pensare a svolte radicali.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium">Comunque il futuro ruolo geopolitico di Cuba è sicuramente legato al futuro dell&#8217;esperienza bolivariana indiolatina: se, per esempio, Chavez non riuscirà a confermare il consenso popolare, a causa della crisi economica che attanaglia anche il Venezuela e delle destabilizzazioni esterne, Cuba rischia di perdere un alleato chiave nella regione, che ha sostituito in parte l&#8217;URSS nel ruolo avuto nel secolo scorso per quanto riguarda l&#8217;assistenza energetica al Paese caraibico.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span><span style="font-size: medium"><em><strong>* Sergio Barone è dottore in Relazioni Internazionali (Università di Bologna)</strong></em></span></span></p>
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		<title>Chavez e Israele: il Medio Oriente in America Latina</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 08:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tibgra</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
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		<category><![CDATA[venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[In mezzo a tutto il fiorire di reazioni (o meglio, di mancate reazioni…) della comunità internazionale al sanguinoso attacco israeliano contro la Striscia di Gaza di fine 2008-inizio 2009, è passato in secondo piano l’atteggiamento assunto dal Venezuela di Chavez.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5271/chavez-e-israele-il-medio-oriente-in-america-latina" title="Chavez e Israele: il Medio Oriente in America Latina"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/sudamerica_emisfero_israele.167dy59cezgg0ow04so4cgg8s.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="65" alt="Chavez e Israele: il Medio Oriente in America Latina" ></div></a><p><font size="3">In mezzo a tutto il fiorire di reazioni (o meglio, di mancate reazioni…) della comunità internazionale al sanguinoso attacco israeliano contro la Striscia di Gaza di fine 2008-inizio 2009, è passato in secondo piano l’atteggiamento assunto dal Venezuela di Chavez.</p>
<p>La Repubblica Bolivariana, infatti, ha deciso, in data 6 gennaio, l’espulsione dell’ambasciatore d’Israele Shlomo Cohen, in risposta a quella che il presidente ex-parà ha definito la “barbarie” di Gaza. Decisione destinata prevedibilmente ad avere parecchie ripercussioni sul futuro degli equilibri geopolitici dell’America Latina. Intanto, già il giorno successivo, è arrivata immediata e scontata la risposta di Tel Aviv: l’espulsione dell’Incaricato d’Affari del Venezuela in Israele, Roland Betancourt. Il Venezuela infatti non aveva alcuna rappresentanza diplomatica in Israele, ma appunto un Incaricato per il disbrigo di Affari diplomatici. Relazioni di basso livello, insomma. Già in netto peggioramento da quando Chavez espulse una prima volta l’ambasciatore israeliano durante la guerra al Libano dell’estate 2006, e anche in seguito all’inesorabile avvicinamento politico ed economico all’Iran di Ahmadinejad.</p>
<p>Come dicevamo, la notizia è passata molto in sordina, almeno sui nostri media: trafiletto fra le vittime di un bombardamento e l’altro, e un atteggiamento come per indicare che un atto del genere rientri piuttosto nel folklore della politica sudamericana, tanto lontana dal teatro mediorientale.</p>
<p>Lettura decisamente superficiale: in America Latina, infatti, non solo gli Stati Uniti (con la loro storica politica di ingerenza nel cortile di casa dettata<em> </em>dalla dottrina Monroe), ma anche Israele stesso ha sempre giocato una partita decisiva per la propria influenza internazionale.</p>
<p>Premessa: il principale fronte di scontro (per ora fortunatamente solo politico, ma che occasionalmente rischia di sfociare in guerra vera e propria) che si gioca attualmente nel subcontinente americano è ormai da diverso tempo sull’asse Colombia-Venezuela.</p>
<p>Due Paesi vicini, per certi versi fratelli (entrambi devono la loro indipendenza a Simon Bolivar e furono protagonisti del suo grande progetto politico, facendo anche parte della stessa nazione, la Grande Colombia, dal 1819 al 1831) ma al tempo stesso divisi da una rivalità storica e da due destini politicamente agli antipodi.</p>
<p>In realtà il ruolo di Israele nelle aree di crisi sudamericane ha radici ancora più lontane, ed è soprattutto legato alla funzione di immenso deposito di armi, di cui gli Stati Uniti sono sempre stati generosi fin dalla sua nascita, nel 1948.</p>
<p>Avendo quindi il governo israeliano guadagnato ben presto la fama di immensa armeria e di Paese più militarizzato al mondo, soprattutto a causa della sua storia di guerra semi-permanente con i vicini arabi nel corso di tutti questi decenni, non deve sorprendere che durante la Guerra Fredda esso fosse divenuto un punto di riferimento per tantissimi regimi che aspiravano ad entrare nell’area di influenza statunitense nelle regioni più delicate del globo. Il Sud America fu, come noto, una delle principali vittime della contrapposizione USA-URSS. Per niente disposti a perdere la loro storica zona di controllo a sud, gli statunitensi non persero tempo a reprimere con la forza tutti quei partiti e movimenti popolari che, anche quando non comunisti o filo-sovietici, reclamavano giustizia sociale per le masse del continente, da sempre sottoposte a sfruttamenti e vessazioni da parte di ristrette oligarchie gradite agli interessi di Washington. Atteggiamento che, si sa, si spinse anche al rovesciamento di governi democraticamente eletti, come quello del socialista Allende in Cile, con la successiva installazione del regime di Pinochet.</p>
<p>Questo fu solo il primo passo di una catena che vide, a partire dagli anni ’70 e con un picco nel decennio successivo, l’irruzione sulla scena della famigerata counter-insurgency, la politica di controguerriglia eterodiretta dagli USA contro i movimenti di liberazione nazionale della regione. Lo schema si ripeteva meccanicamente in quasi ogni Paese del Centro e Sud America: laddove la popolazione richiedeva più libertà e giustizia, ecco che i governi venivano affidati a giunte militari o comunque ad ambienti di apparati legati a Washington. Naturale che, in diversi casi, le opposizioni popolari ricorressero alla guerriglia armata. Ed è proprio a quel punto che interveniva Israele: armi, addestramento e consiglieri militari, di concerto con l’alleato nordamericano. A decenni di distanza, con molti segreti scoperchiati (e con tanti altri di cui invece non sapremo mai nulla) è certo che il principale fornitore di armi per regimi brutali come quelli di Haiti, Argentina, Brasile, Paraguay, Panama, Perù, Costarica, Repubblica Dominicana, Honduras e Guatemala fu proprio Israele, assieme al reclutamento e addestramento dei Contras in Nicaragua in funzione anti-sandinista, ingrassando al tempo stesso la dittatura di Somoza di ingenti carichi di armi. I contratti di vendita e collaborazione con questi regimi erano mascherati da innocui aiuti tecnici e da non meglio definita “pacificazione rurale”, da intendersi in realtà come liquidazione di massa e sistematica di campesinos in odor di guerriglia. Scendendo nel dettaglio, si possono ricordare episodi della Guerra Sporca in El Salvador che videro protagonisti gli squadroni della morte  freschi di addestramento israeliano: la tristemente famosa polizia segreta dell’ANSESAL, capeggiata dall’ufficiale Roberto D’Aubuisson, che non molto tempo dopo entrò anche in politica alla guida del movimento reazionario ARENA, da lui stesso fondato, e che mandò addirittura il figlio a studiare in Israele. D’Aubuisson che si macchiò tra le altre cose dell’omicidio dell’Arcivescovo di San Salvador Oscar Romero. Il guadagno per Israele in El Salvador fu notevole: dal 1975 ala 1979 l’83% delle commesse militari del Paese centroamericano erano infatti stipulate con Tel Aviv, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute. Va ricordato anche che Israele pagò il suo coinvolgimento nel conflitto salvadoregno con l’uccisione da parte della guerriglia del suo Console onorario, Ernesto Liebes.</p>
<p>Il quadro storico, dunque, è piuttosto pesante. Ma non si ferma qui, perché arriva ai giorni nostri e finisce per riguardare anche Chavez stesso. Come in occasione del fallito golpe dell’aprile 2002, quando Pedro Carmona tentò senza successo di prendere il potere a Caracas. Al suo fianco, secondo diverse fonti, si muovevano personaggi non estranei ad addestramento militare israeliano, interessati a instaurare un regime amico in un Paese, il Venezuela, membro dell’Opec (organizzazione da sempre monopolizzata da stati arabi e musulmani e verso cui Israele nutre una storica diffidenza). Il colpo di Stato, però, fallì, e da allora le relazioni israelo-venezuelane conobbero un rapido declino, a cominciare da un accordo militare bilaterale per la revisione e vendita congiunta alla Cina di jet F-16 di produzione statunitense, che fu fatto annullare proprio da… Washington, a cui evidentemente una mano troppo libera di Tel Aviv in America Latina non piace molto.</p>
<p>In seguito a questo episodio, le attenzioni israeliane iniziarono a distogliersi sempre più da Caracas e, fra una polemica e l’altra, si sono via via indirizzate alla vicina Colombia. La quale, per Israele, è da sempre un ottimo cliente sia ufficialmente che… ufficiosamente. In quest’ultimo ambito rientra infatti l’appoggio logistico, l’addestramento e il rifornimento di armi di cui, sin dalla loro nascita, hanno goduto i tristemente noti paramilitari delle AUC (Autodefensas Unìdas de Colombia), tramite agenzie di sicurezza private come quella dell’ex colonnello di Tsahal Yair Klein (noto mercenario internazionale, implicato a suo tempo nella strage di Sabra e Chatila). Prova incontestabile di questo legame è addirittura un intero capitolo che Carlos Castano, fondatore delle AUC, dedica nella sua autobiografia alla sua formazione israeliana.</p>
<p>All’appoggio agli squadroni della morte si aggiunge, naturalmente, quello proficuo allo Stato colombiano: mitragliatrici Uzi, carichi di munizioni, ma anche materiale molto più sensibile e sofisticato, che dimostrano l’esistenza di un legame ideologico solido<em> </em>fra i due stati, prima ancora che semplici forniture belliche. Infatti attraverso le sovvenzioni statunitensi del Plan Colombia (ufficialmente destinato a combattere il narcotraffico, secondo certi maliziosi istituito piuttosto per mantenerlo sotto controllo statale…) l’esercito colombiano è anche all’avanguardia per jet, droni senza pilota e sistemi di intelligence (l’ultima contratto in materia è stato assegnato alla compagnia israeliana Global CST per un totale di 10 milioni di dollari). Nessuna sorpresa che un tale arsenale debba essere di tanto in tanto essere utilizzato sul campo, magari con la scusa dell’onnipresente terrorismo (in Colombia quello delle Farc e dell’Eln). In realtà il più delle volte la vittima di questi armamenti finisce per essere la stessa popolazione civile colombiana, o addirittura uno stato confinante, proprio come accaduto l’1 marzo scorso con l’impunita violazione della sovranità del vicino Ecuador (anche lì, obiettivo dichiarato un campo oltre confine delle Farc, evidentemente la parola magica “terrorismo” legittima ormai qualsiasi cosa in ogni angolo del mondo).</p>
<p>E ancora, nessuna sorpresa che, in seguito a quello che era stato a tutti gli effetti un atto di guerra contro l’Ecuador, Chavez arrivò a schierare i carri armati sul confine con la Colombia, definendola “Israele dell’America Latina”. Il governo di Bogotà aveva evidentemente ben appreso la politica dell’aggressione a freddo, e delle scuse successive, a fatto compiuto, dai suoi maestri di Tel Aviv.</p>
<p><em>Per la storia dei rapporti fra Israele e regimi del Centro e Sud America, si consiglia il libro di Jon Lee Anderson “Loose Cannon: On the Trail of Israel’s  Gunrunners in Central America”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Alessandro Iacobellis, laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in Storia Contemporanea, si occupa di politica internazionale e geopolitica</strong><em> </em></font></p>
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		<title>Il Brasile come nuovo attore geopolitico mondiale</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 17:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Brasile nel nuovo secolo appare come una potenza emergente in grado di giocare un proprio ruolo autonomo non solo all’interno del suo contesto regionale, ma anche nell'intera arena mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5097/il-brasile-come-nuovo-attore-geopolitico-mondiale" title="Il Brasile come nuovo attore geopolitico mondiale"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zbrasi.bw2grdbjo54wg88go0ow8gc8c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="62" alt="Il Brasile come nuovo attore geopolitico mondiale" ></div></a><p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile nel nuovo secolo appare come una potenza emergente in grado di giocare un proprio ruolo autonomo non solo all’interno del suo contesto regionale, ma anche all’esterno del continente americano, come dimostra la recente opera di mediazione tra Turchia e Iran per raggiungere un accordo sullo sviluppo del nucleare iraniano.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">All’interno dell’America Indio-Latina appare come il motore principale dei processi di integrazione regionale, ad esempio del MERCOSUR o di organizzazioni di difesa e cooperazione militare come l’UNASUR, mentre all’esterno, grazie anche all’azione coordinata con altre potenze in ascesa (vedi BRIC, Brasile, Russia, India e Cina) fa sentire la sua voce nelle riunioni del G20 e in altri fori internazionali, difende i suoi interessi primari investendo in Africa e stipulando accordi commerciali e diplomatici con molti Paesi del Medio Oriente.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Lula ha impostato la sua azione di governo avendo come direttrici la guerra dichiarata alla povertà e alla piaga dell’analfabetismo, la riforma agraria e l’eliminazione del latifondo, la stabilizzazione dell’America Latina (sia da un punto di vista politico, che economico) e il rilancio dell’economia brasiliana all’interno del capitalismo globalizzato.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Ruolo nel mercato globale</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Come nuova economia emergente mondiale, il Brasile si è spesso trovato in rotta di collisione con le politiche doganali statunitensi, i quali, nonostante i loro proclami neoliberisti che vedono nella libera concorrenza e nel libero mercato la panacea per tutti i mali, sono abituati da sempre a imporre pesanti dazi doganali per proteggere i propri settori interni dalla concorrenza mondiale, anche contraddicendo le regolamentazioni sul libero commercio promosse da istituzioni come il WTO, di cui sono i principali promotori.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Per rappresaglia, Il Brasile ha preparato un dettagliato elenco di circa 100 prodotti statunitensi che prevede di colpire con dei dazi a causa del rifiuto di Washington di rispettare una pronuncia dell’Organizzazione Mondiale del Commercio contro le sovvenzioni statunitensi al settore del cotone. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">L’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) aveva dato il via libera al Brasile per impostare un ammontare di sanzioni annue pari a 829 milioni di dollari. Una decisione volta a colpire il prolungato atteggiamento poco corretto e anticoncorrenziale degli Stati Uniti negli anni scorsi che, grazie ai sussidi, davano un vantaggio competitivo notevole ai propri produttori di cotone. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Lula da Silva ha sottolineato che la decisione di Brasilia non è destinata ad iniziare una “guerra commerciale”, ma che l’obiettivo della misura è solo quello di garantire il rispetto delle regole, chiedendo al Presidente Obama di avviare “il più presto possibile” i negoziati sulla questione. Tuttavia per l’amministrazione statunitense non sarà semplice</span></span><span><span style="font-size: medium"><strong>,</strong></span></span><span><span style="font-size: medium"> in quanto gli americani cercano sempre, nelle loro forze e budget, di mantenere un</span></span> <span><span style="font-size: medium">vantaggio sui diretti concorrenti, anche a rischio di eventuali sanzioni.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Anche durante gli accordi commerciali stipulati lo scorso giugno con il premier italiano Silvio Berlusconi, Lula ha evidenziato ancora una volta la doppia moralità dei Paesi ricchi in materia di protezionismo, condannando le politiche di sussidi all’agricoltura messi in atto dall’occidente rispetto alle politiche del governo brasiliano che favoriscono gli scambi internazionali, alludendo ai 1,7 milioni di dollari investiti di recente dal governo Obama in sussidi all’agricoltura.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Alla “conquista” dell’Africa</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile mostra la volontà di cambiare i vecchi equilibri di potenza nati dalla Seconda Guerra Mondiale, difatti punta alla riforma non solo dell’ONU, ma anche di istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale, rispetto ai quali si è trasformato da debitore in creditore per cambiare da dentro le relazioni di potere e le regole del gioco, nel senso di dare più voce in capitolo ai Paesi emergenti nelle scelte dei modelli economici da promuovere per il pianeta.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile sta iniziando gradualmente a stabilire la sua presenza in Africa, dove sta seguendo una strategia di penetrazione molto simile a quella cinese, promuovendo soluzioni più orizzontali e meno assistenziali verso questi Paesi, rispetto ai modelli di prestiti capestro messi in atto dagli occidentali fino ad ora: “<em>Non siamo venuti in Africa per scusarci del nostro passato coloniale, noi vogliamo essere autentici soci per la cooperazione e lo sviluppo comune. Insieme possiamo fare grandi cose per lo sviluppo delle nostre economie e la cooperazione sud-sud è importantissima per combattere le iniquità dell’attuale ordine mondiale</em>”, ha dichiarato Lula nel suo recente viaggio in Africa.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">La prova che le sue non sono solo parole di facciata, sono l’offerta di stabilire programmi congiunti con la Liberia per lo sviluppo di biocombustibili (nei quali il Brasile ha una esperienza più che trentennale), oltre alla collaborazione per combattere la piaga dell’AIDS, che colpisce attualmente il 10% dei liberiani.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Anche con l’Angola si sono intrapresi programmi di cooperazione nel campo dell’economia, nello sviluppo di tecniche per l’implementazione del progetto pilota per combattere le malattie legate alla mancanza di calcio, per la formazione professionale rurale e progetti per aumentare le superfici coltivabili. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">I due Paesi hanno anche firmato accordi per la cooperazione bilaterale nelle area di difesa, istruzione non superiore e formazione di quadri dirigenziali, oltre a investimenti reciproci, alleanze tra entità del settore pubblico e privato dei due Paesi e scambio di conoscenze e tecnologie, superando così l’approccio paternalista e asimmetrico di stampo occidentale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><em><strong>Dedollarizzazione</strong></em></span></span> <span><span style="font-size: medium"><strong>degli scambi internazionali</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">In America latina si sta cercando di essere progressivamente meno dipendenti dal dollaro negli scambi commerciali, per evitare di essere investiti da eventuali crisi esterne come avvenuto nei decenni passati. Oltre alle iniziative venezuelane con il progetto ALBA che comporta l’adozione del SUCRE come nuova unità di scambio tra i Paesi membri, il Brasile ha promosso diversi accordi per superare il dollaro negli scambi con i Paesi vicini.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel settembre 2008, Brasile e Argentina adottarono definitivamente il Real brasiliano e il Peso argentino come moneta per gli scambi bilaterali, eliminando così l’uso del dollaro. Al Sistema di pagamenti in moneta locale si stanno aggiungendo progressivamente altri Paesi, come Messico, Paraguay e Uruguay. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nell’ottobre 2009, le banche centrali di Brasile e Uruguay hanno stabilito un accordo simile a quello tra Brasile e Argentina per eliminare il dollaro come moneta di scambio per il commercio bilaterale, poiché sia il Real che  il Peso sono sopravvalutate rispetto al dollaro, il che non lo rende conveniente come moneta da utilizzare negli scambi.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Brasile nel BRIC </strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">BRIC è un acronimo usato per la prima volta da un economista di Goldman&amp;Sachs, Jim O’Neill, per indicare le nuove potenze emergenti di Brasile, Russia, India e Cina, che condizioneranno il futuro delle relazioni internazionali grazie al loro potenziale inespresso.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Paese sudamericano è conscio delle differenza con Paesi come India o Cina per quanto riguarda ad esempio il tema dei sussidi al mercato agricolo, ma è convinto che si può usare questa importante piattaforma per promuovere temi che uniscono gli interessi delle quattro neo potenze, come ad esempio la riforma della finanza mondiale e il ruolo del FMI nello sviluppo economico (rispetto al quale in pochi anni è passato, come accennato, da debitore a creditore per 10,000 milioni di dollari), il ruolo del dollaro nel commercio mondiale, la riforma dell’ONU per la promozione di un mondo multilaterale e in generale aumentare la voce dei PVS nelle arene mondiali dove si prendono le decisioni che si ripercuoteranno su tutto il pianeta. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Già nello scorso G20 di Londra (aprile 2010) i Paesi del BRIC insistettero molto nel riformare i meccanismi  di voto delle istituzioni finanziarie di Bretton Woods, ottenendo la creazione di un fondo internazionale (libero da dogmi neoliberali) che propizia assistenza finanziaria rapida ai Paesi ben amministrati, ma colpiti dal calo delle esportazioni o dalla mancanza di credito.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Dal 2003 il commercio fra questi quattro Paesi è aumentato del 500%, il che spiega come attualmente generino il 65% della crescita mondiale, rappresentando la più concreta speranza di ripresa per l’economia capitalistica mondiale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Alleanze </strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Come abbiamo visto il Brasile sta sviluppando una strategia di alleanze e cooperazione  che travalicano i confini dell’America Indio-Latina, per trasformarsi da potenza regionale in attore globale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nel continente americano, oltre a essere il principale motore del progetto del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR), è anche il punto di riferimento dell’integrazione regionale di sicurezza dell’Unasur, difatti ha esortato il neoeletto Presidente colombiano Santos, dopo essersi complimentato con lui per la recente vittoria elettorale, a mettere da parte gli asti e a rafforzare l’integrazione del sistema di difesa nell’interesse generale di tutti i popoli dell’America Latina.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile ha anche annunciato per bocca del suo Cancelliere, Celso Amorin, che proporrà ai Paesi dell’UNASUR la creazione di un Consiglio di Pace e Sicurezza che sia in grado di risolvere efficacemente le crisi nella regione, dalla guerriglia in Colombia alle eventuali scaramucce di confine.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Cancelliere brasiliano si è complimentato anche con Unasur per l’appoggio dato al Presidente boliviano Morales dai tentativi di destabilizzazione separatista capeggiate dall’opposizione terriera delle regioni dell’est.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Le politiche brasiliane in Africa o in America Indio-Latina, perseguono il preciso obiettivo di far crescere la propria economia e contare sempre più nelle sedi politiche, economiche e finanziarie internazionali. Ovviamente per perseguire questi obiettivi è fondamentale vivere in un contesto regionale stabile.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile è presente ormai anche in Eurasia, dove è riconosciuto come nuovo attore internazionale che può giocare un ruolo di “negoziatore attivo”nel processo di pace nel vicino e medio oriente, secondo quanto dichiarato dal Premier siriano Assad e come dimostrato dall’accordo raggiunto con Turchia e Iran sul nucleare persiano.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Di recente ha rinnovato l’alleanza con la Russia riguardo gli scambi tecnologici e sta implementando un Piano di Azione Strategica per sviluppare vincoli economici e commerciali, oltre che sistemi di pagamento internazionali  in moneta locale in funzione antidollaro.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Oggi il Brasile si presenta come un attore autonomo, sia nella realtà regionale che internazionale, dove persegue l’obiettivo di diventare un attore decisivo seguendo una precisa strategia che vede nelle alleanze e nelle relazioni bilaterali solo degli strumenti per promuovere questo scopo.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Anche la dedollarizzazione negli scambi commerciali non persegue degli obiettivi antiamericani in sé, prova ne è la cooperazione militare con gli Stati Uniti, con i quali ha sottoscritto di recente un accordo che prevede la collaborazione in questioni tecniche, esercitazioni congiunte e scambio di tecnologia e mezzi militari, oltre il mutuo rispetto e il non intervento negli affari interni dell’altro Paese.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Inoltre, nonostante Lula abbia tenuto a precisare come l’accordo non preveda l’utilizzo di basi brasiliane da parte degli Usa, il giornale brasiliano </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>O Estado de Sào Paulo </em></span></span><span><span style="font-size: medium">ha pubblicato di recente un articolo secondo il quale il governo brasiliano ha iniziato a negoziare con quello statunitense per installare a Rio de Janeiro una base americana per far fronte al traffico di droga nella regione, molto simile a quelle create a Key West (Florida) e a Lisbona</span></span>.</p>
<p><span><span style="font-size: medium"><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il Brasile rappresenta oggi una delle potenze emergenti del panorama internazionale, oltre che una delle economie più vivaci del pianeta. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il suo obiettivo è ristabilire un mondo multipolare, dove i nuovi equilibri di potenza vengano riconosciuti nelle istituzioni internazionali e a tale scopo sta sviluppando una serie di alleanze con attori chiave per perseguire questi scopi.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Nonostante possa essere visto in parte come un antagonista dagli Stati Uniti nel breve termine, il suo apporto alla crescita dell’economia mondiale appare decisivo per superare la stagnazione attuale e permettere al sistema capitalistico di sopravvivere.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Il suo promuovere relazioni di tipo orizzontale con i Paesi del sud del mondo gli ha portato finora molte simpatie e successi, quello che c’è da chiedersi è se con la prossima fine della Presidenza Lula si continui a perseguire delle politiche che difendano l’interesse nazionale e a promuovere il nuovo status internazionale del Brasile o se gli attori internazionali a cui non piace l’indipendenza della politica brasiliana abbiano la meglio nell’influenzare il nuovo corso presidenziale.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Di certo il Brasile è cresciuto molto economicamente in questi anni e, considerando anche le alleanze tattiche sviluppate, appare improbabile un suo ridimensionamento come potenza globale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><em><strong>* Sergio Barone è dottore in Relazioni Internazionali (Università di Bologna)</strong></em></span></p>
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		<title>Il ruolo del Brasile nell&#8217;attuazione dell’accordo con l’Iran: analisi del politologo Prof. Luís Moniz Bandeira.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Brasile, una delle maggiori potenze emergenti, è riuscito a modificare il corso di uno dei conflitti più pericolosi dell'attuale scenario internazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/5048/il-ruolo-del-brasile-nella-finalizzazione-dellaccordo-con-liran-analisi-del-politologo-prof-luis-moniz-bandeira" title="Il ruolo del Brasile nell&#8217;attuazione dell’accordo con l’Iran: analisi del politologo Prof. Luís Moniz Bandeira."><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zahmadinejad_lula.agoi198ea94oowsgws0cgkcww.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="52" alt="Il ruolo del Brasile nell&#8217;attuazione dell’accordo con l’Iran: analisi del politologo Prof. Luís Moniz Bandeira." ></div></a><p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium"><em>Lunedì 17 Maggio, un evento, quasi senza precedenti, ha scosso le cancellerie e i governi di tutto il mondo: una delle maggiori potenze emergenti è riuscita a modificare il corso di uno dei conflitti più pericolosi dell&#8217;attuale scenario internazionale. Il Brasile, con a capo il suo presidente,  Luís Inacio Lula Da Silva, ha concluso l&#8217;accordo che prevede lo scambio  di uranio arricchito con del combustibile nucleare fra Iran e Turchia.</em></span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium"><em>Il ministro francese degli Affari Esteri, Bernard Kouchner, ha reso omaggio a Brasile e Turchia per l&#8217;accordo raggiunto, tuttavia, il governo statunitense ha mostrato la sua contrarietà presentando, insieme al Gruppo dei 5+1 (gruppo di cui fanno parte Inghilterra, Cina, Russia, Francia e Stati Uniti, abilitati al diritto di veto, più la Germania; NdR) un progetto di risoluzione all&#8217;ONU, in cui sono previste nuove sanzioni contro Teheran.</em></span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium"><em>L&#8217; Onda digital* ha intervistato, per l&#8217;occasione, il politologo brasiliano  Luís Moniz Bandeira, specializzato in politica statunitense e in politica estera brasiliana, soffermandosi sui distinti elementi in gioco, che sono alla base dell&#8217;accordo con l&#8217;Iran.</em><br />
</span></span></p>
<p lang="es-AR">– <span><span style="font-size: medium"><strong>Che significato ha l&#8217;accordo fra Iran, Brasile e Turchia, nel panorama internazionale? E può davvero evitare lo scoppio di un nuovo conflitto bellico, come quello iracheno?</strong><br />
– Credo che la situazione degli Stati Uniti sia  molto difficile, e anche se il presidente Barack Obama afferma di preferire la via diplomatica, continuando a parlare di negoziati con l&#8217;Iran, non vi è interesse in nessun tipo di accordo. Mi sembra, comunque, improbabile un nuovo conflitto bellico, così come qualsiasi tipo di azione militare.<br />
La flotta statunitense presente nel Golfo Persico, anche se armata di missili nucleari, non è in condizione di utilizzarli. Bombardare le centrali nucleari, che dicono  esistere in Iran , è molto difficile.<br />
Nel caso esistessero si troverebbero  all&#8217;interno di montagne  o caverne, dove i satelliti non potrebbero individuarle . Inoltre, ingaggiare una guerra  con l&#8217;Iran, significherebbe andare incontro ad nuovo disastro, peggiore di quello avvenuto in Iraq, e in Afghanistan.<br />
Gli USA hanno truppe in tutte le regioni del mondo, le loro Forze Armate sono ormai sfinite, e trovano difficoltà a reclutare nuovi soldati. A ciò si aggiungono i tanti problemi – indisciplina, deserzioni, assenze ingiustificate- in aumento fra le truppe presenti in Iraq e in Afghanistan, il cui morale è sempre più basso.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, i ricorsi finanziari degli Stati Uniti, con un debito pubblico che attualmente non sono in grado di colmare, sono esauriti. La crisi nel Medio Oriente si è ormai aggravata a livelli estremi. Per di più, il prezzo del petrolio sta toccando massimi non sostenibili, sia per gli USA che per l&#8217;Europa; con la conseguenza che la già profonda crisi finanziaria del cosidetto “Occidente”, si aggraverà ulteriormente, rischiando forse di dimostrarsi peggiore della crisi statunitense del 1929.</span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Allo stesso modo credo che neanche a Israele interessi arrivare alle armi con l&#8217; Iran. L&#8217;enorme assimetria demografica e geografica potebbe essere decisiva. L&#8217; Iran ha più di 66  milioni di abitanti e un territorio con più di 15 milioni e mezzo di chilometri quadrati. In secondo luogo, non è disarmato come l&#8217;Iraq; possiede armamenti, missili che , anche senza dispositivi nucleari, possono devastare Israele e le basi statunitensi in Iraq e in Afghanistan, dove sono insediati quasi 250 mila soldati, esclusi gli inviati degli altri paesi della NATO.  A sua volta, Israele, è militarmente molto più forte  dell&#8217; Iran, può contare su armi nucleari, ma allo stesso tempo è molto più piccolo, con circa 7,2 milioni di abitanti, raggrupati intorno ad un&#8217;area di 22.000 chilometri quadrati. Una frangia di terra che alcuni razzi con bombe, non necessariamente nucleari, potrebbero cancellare dalla carta geografica. Questi dati sono molti importanti per l&#8217;evoluzione di ciò che potrebbe accadere in Medio Oriente.</span></span></p>
<ul>
<p lang="es-AR">
</ul>
<p lang="es-AR">– <span><span style="font-size: medium"><strong>Poco dopo l&#8217;accordo, gli Stati Uniti hanno festeggiato il passo positivo raggiunto, affermando però di voler mantenere i loro piani per sanzionare l&#8217;Iran.</strong></span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium"><strong>Perchè gli USA insistono per la strada del confronto totale come soluzone al conflitto con l&#8217;Iran?</strong> </span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR">– <span><span style="font-size: medium">Il problema è molto più complesso di quanto si immagini. E&#8217; economico, politico e geopolitico. La questione dell&#8217;arrichimento dell&#8217;uranio è un semplice pretesto. L&#8217;obiettivo degli Stati Uniti, e delle potenze che sostengono il Paese è strangolare economicamente l&#8217;Iran e abbattere il presidente Mahmoud Ahmadinejad, tamite dure sanzioni, per poi sottomettere il paese al propio dominio.</span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Lo sviluppo iraniano, come potenza economica e  politica in Medio Oriente, non conviene agli Stati Uniti, così come non conviene ad Israele e neanche all&#8217; Arabia Saudita. In tutto ciò, anche lo stesso fattore religioso ha valenza politica, incluso per gli Stati Uniti, che sconfissero il sunnita Saddam Hussein e diedero il via libera per l&#8217;assunzione al potere degli sciiti, paradossalmente, proprio quegli sciiti che oggi fanno parte della stessa corrente islamica che governa l&#8217;Iran e che rappresenta la maggioranza della popolazione in Iraq.</span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">La paura degli Stati Uniti, condivisa con l&#8217; Arabia Saudita, è che l&#8217;Iraq, economicamente indebolito dalla guerra e sotto il dominio degli sciiti, possa cadere sotto l&#8217;orbita dell&#8217;Iran, in seguito alla ritirata delle sue truppe.<br />
Questo sembra inevitabile.<br />
Ed Iran e Iraq, oltre a controllare le due grandi riserve di petrolio del Golfo Persico, andrebbero a formare un&#8217;enorme forza sciita, in grado di influire sulle altre minoranze sciite presenti in Libano e in altri paesi arabi.</span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Ricordo che sciiti e sunniti appartengono a due rami distinti dell&#8217;islamismo, rivali e inconciliabili.</span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Queste sono alcune delle ragioni per le quali gli USA insistono tanto sulle sanzioni, tuttavia, come già detto, una guerra non è fattibilie.<br />
La minaccia che l&#8217;Iran potrebbe rappresentare, nel momento in cui arricchisca il suo uranio, è retorica; è in atto una guerra psicologica che Washington sta promuovendo per mantenere un clima di paura, e poter così giustificare la produzione di armamenti da parte della sua industria bellica.</span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Industria che fattura milioni e milioni di dollari, vendendo al Pentagono i propri prodotti a prezzi raddoppiati, e pagando commissioni voluminose agli intermediari dei negoziati, ai politici, ai militari e agli stessi membri del governo, che in seguito realizzano e approvano annualmente, i preventivi del Pentagono per gli incarichi e la compravendita del materiale bellico.<br />
</span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">In questo modo, gli Stati Uniti sostengono l&#8217;industria bellica, dalla quale dipende, da ormai molti anni, l&#8217;economia stessa del Paese. E così, gli interessi delle grandi corporazioni si confondono con gli interessi dei militari e dei politici, che puntualmente ottengono commissioni, mance e contributi per la loro campagna elettorale, determinando le politiche del governo, siano esse condotte da un presidente democratico, siano esse condotte da un presidente repubblicano. La corruzione è intrinseca al complesso industriale-militare, contro il quale, già nel gennaio del 1961, il presidente uscente Dwight Eisenhower, avvertì della sua pericolosità.</p>
<p>– <strong>In accordo con la politica nordamericana, ora Obama ha due problemi: l&#8217;Iran e il crescente ruolo del Brasile in ambito internazionale.<br />
Questo ruolo del Brasile può portare ad un confronto totale con gli Stati Uniti?<br />
</strong><br />
– Non è la prima volta che la politica estera del Brasile entra in conflitto con gli interessi di Washington. Nella prima metà del 1960, si oppose alle sanzioni contro Cuba, accordate all&#8217;interno dell&#8217;OEA (Organizzazione degli Stati Americani, NdR), impedendo, inoltre, l&#8217;approvazione dell&#8217;intervento armato per sconfiggere il regime rivoluzionario di Fidel Castro.<br />
Dopo il colpo di stato del 1964, durante il regime, i governi militari ebbero numerose divergenze, commerciali e politiche, con gli USA: il confronto fu molto duro quando il presidente Ernesto Geisel (1974-1989) riconobbe i governi rivoluzionari di Angola e Mozambico; firmò l&#8217;accordo nucleare con la Germania (1976); e denunciò l&#8217;Accordo Militare preso con gli Sati Uniti per compiere il golpe del &#8217;64 (1977).<br />
Inoltre, non va dimenticato come gli sforzi di Washington per imporre il progetto di implementazione dell&#8217;ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe, NdR), naufragarono proprio a causa della forte opposizione esercitata dal Brasile, sostenuto a sua volta dall&#8217; Argentina.</span></span></p>
<p lang="es-AR">
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">Queste contraddizioni sono normali, sono una conseguenza di un Brasile emergente, sia come potenza industriale, sia come potenza politica, in grado di esercitare la propria influenza a livello globale. Tuttavia, i due paesi – Stati Uniti e Brasile – devono mantenere buone relazioni, relazioni mature, che vadano al di là delle contraddizioni e delle divergenze, per poter cooperare al meglio nei punti in cui coincidono i propri interessi.</p>
<p>– <strong>Negli Stati Uniti sembrano convivere due fuochi distinti, riguardo questo tema: quello del presidente Obama, che afferma come questo appena compiuto sia un “passo positivo”, e quello della segrataria Hillary Clinton, che invece si è mostrata scettica riguardo la gestione di Lula. Cosa sta succedendo negli Stati Uniti in relazione a questo tema?<br />
</strong><br />
– Il presidente Barack Obama non possiede il controllo dello Stato americano, nè tantomeno del suo governo, in cui sono presenti numerose discrepanze e contraddizioni. Fino ad oggi Obama non ha mutato profondamente la politica estera condotta dal ex-presidente George W. Bush, anzi, ha intensificato l&#8217;invio di truppe verso l&#8217;Afghanistan e, ad un anno della sua amministrazione, già si contano più soldati americani morti – circa 1.000 – che degli otto anni di guerra trascorsi.</p>
<p>All&#8217;interno del suo governo ci sono correnti più moderate, ed altre, che in qualche modo predominano, decisamente guerrafondaie. Non a caso il presidente Obama ha dovuto accettare il golpe avvenuto in Honduras.<br />
La sua tendenza personale è distinta da quella di Hillary Clinton, anche se entrambi appartengono allo stesso partito democratico.<br />
La Clinton ha tutt&#8217;altri interessi elettorali, desidera trovare consensi delle lobbies ebraiche, il cui potere è immenso, e ha annunciato che ha pronto un progetto di sanzioni per ottenere un effetto di propaganda e ridurre l&#8217;impatto del successo diplomatico di Brasile e Turchia, che hanno lasciato gli Stati Uniti in una situazione molto difficile e imbarazzante.<br />
Ciò che Brasile e Turchia hanno ottenuto è stato far accettare all&#8217; Iran, con una piccola modifica, la proposta fatta dagli stessi USA  circa otto mesi fa.<br />
Quello raggiunto, è stato il risultato di un notevole lavoro diplomatico, ma ora la Clinton adduce che l&#8217;Iran non le ispira confidenza. E gli Stati Uniti? Hanno alcuna credibilità? Ispirano confidenza? Nessuna.<br />
E&#8217; giusto ricordare in momenti come questi, le false informazioni usate per giustificare l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Il presidente George W. Bush e il suo segretario di Stato, Collin Powell, sostennero che Saddam Hussein fosse in possesso di armi di distruzione  di massa. E queste non esistevano.<br />
Ipotesi che furono un semplice pretesto per giustificare l&#8217;invasione ed abbattere Saddam Hussein. Gli USA intrapresero la loro guerra solamente perchè a conoscenza che l&#8217;Iraq era disarmato.<br />
E ora, chi mai potrebbe credere a ciò che sostengono sull&#8217;Iran?<br />
La realtà è questa, e la storia lo conferma. Sono gli Stati Uniti ha non avere credibilità e a non ispirare confidenza.<br />
Ad oggi non hanno ancora rispettato il Trattato di Non Prolifferazione Nucleare (TNP), mantenendo tutti i propri arsenali atomici.</p>
<p>– <strong>Alcuni analisti affermano che il Brasile, con queste operazioni pro Iran, voglia sottrarre l&#8217;attenzione al Venezuela di Hugo Chavez, che tutt&#8217;ora mantiene ottimi rapporti con il presidente iraniano. In che maniera la gestione del presidente Lula è relazionata al rapporto Venezuela-Iran?</strong></p>
<p>– E&#8217; una stupidaggine questa che dicono tali analisti. Sono ignoranti. Il protagonismo del presidente Chavez, non disturba il Brasile, che sta sviluppando una politica estera secondo quelli che sono i suoi interessi nazionali.<br />
Almeno dal 1986, il Brasile domina il ciclo tecnologico completo dell&#8217;arricchimento di uranio, per mezzo della ultra-centrifugazione, una tecnologia che pochi Paesi padroneggiano. Tutto ciò gli permetterà di produrre la bomba atomica in qualsiasi     momento lo voglia.</span></span></p>
<p lang="es-AR"><span><span style="font-size: medium">L&#8217;impianto delle Industrie Nucleari del Brasile (INB) produce a Resende, nel sud dello Stato di Rio de Janeiro; e con la consolidazione della produzione di uranio arricchito, risparmierà annaulmente circa 100 milioni di dollari con le importazioni per il rifornimento delle centrali nucleari “Angra 1” e “Angra 2”.<br />
Questa spesa terminerà prima del 2014, ovvero, quando la INB raggiungerà la capacità di soddisfare la domanda di tutto il parco nucleare del Brasile, includendo “Angra 3” e le altre centrali che saranno realizzate entro il 2030.</p>
<p>Pochi anni fa. Già sotto il governo del presidente Lula da Silva, il Brasile aveva resistito agli intenti statunitensi di sottomettere lo Stato alle sue installazioni e alle sue ispezioni con intrusioni senza preavviso da parte dell AIEA (Agenzia Internazionale del Energia Atomica, NdR), etc.<br />
Il fatto è che il Brasile ha sviluppato queste ultra-centrifughe per l&#8217;arrichimento di uranio in grado di compiere circa 20.000 rotazioni al secondo, che sono considerate le più moderne attualmente in circolazione.<br />
Tutto ciò, agli USA e alle altre potenze nucleari a cui non sono permesse ispezioni nelle centrali nucleari brasiliane, ha suscitato un forte interesse che in qualche modo stanno tentando di appagare.<br />
L&#8217;obiettivo è lo spionaggio.<br />
Lula non ha, comunque, permesso questo tipo di ispezioni, raggiungendo un accordo con l&#8217;AIEA.<br />
Washington e le altre potenze hanno ben pensato, allora, di far pressione affinché il Brasile firmi un Protocollo Addizionale al TNP, in modo tale da aprire le porte delle sue centrali nucleari, permettendo ampie ispezioni alla solita AIEA.</p>
<p>Il proposito è sempre lo stesso: spionaggio.<br />
Lula non firmerà nessun Protocollo Addizionale al TNP, è contrario ai suoi interessi nazionali. Ulteriore confronto, dunque, con gli Stati Uniti di Obama.<br />
A differenza degli altri Paesi (che tentano un confronto diretto con gli USA, NdT), però,  il Brasile sviluppa la sua politica estera con carattere e azioni concrete, e non con retorica aggressiva e radicale. Non la sviluppa guardando ad altri Stati, né tantomeno disputando una corsa alla leadership regionale col Venezuela, la cui integrazione al Mercosur è uno dei principali obiettivi strategici della poitica estera di Lula.<br />
D&#8217;altra parte, il Venezuela, non è in questo momento uno dei membri temporanei del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU. E anche se lo fosse stato, non ha attualmente sufficiente peso economico e politico internazionale per fare da intermediario ad un conflitto come quello sviluppato fra USA e Iran.<br />
Inoltre, le numerose iniziative sbagliate, sfruttate dai mezzi di comunicazione, hanno fatto dello Stato di Hugo Chavez, oggetto costante di numerose critiche.<br />
Critiche severe, arrivate anche dagli stessi paesi alleati.<br />
Il protagonismo di Chavez si limita, quindi, ai settori più radicali della sinistra in America Latina.</p>
<p><em>(Traduzione di Stefano Pistore)</em></span></span></p>
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		<title>Le basi militari della NATO in Sudamerica: un&#8217;invasione coordinata</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presente articolo espone uno sguardo più comprensivo del coordinamento militare degli USA e del Regno Unito nella regione sudamericana. In questo primo lavoro che vi presentiamo, vogliamo solo evidenziare la localizzazione di tutte le basi (attuali e storiche).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4903/le-basi-militari-della-nato-in-sudamerica-uninvasione-coordinata" title="Le basi militari della NATO in Sudamerica: un&#8217;invasione coordinata"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/imagen_5600915_2.1wib5og5glr4g0o4kwswsckkk.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="48" alt="Le basi militari della NATO in Sudamerica: un&#8217;invasione coordinata" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } -->Fonte : http://geopoliticaargentina.wordpress.com/2010/06/21/la-otan-en-suramerica/</p>
<p><strong> </strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il presente</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> articolo</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> espone</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> uno</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> sguardo più comprensivo del coordinamento militare degli USA e del Regno Unito nella regione sudamericana. Negli ultimi due anni gli analisti locali hanno molto insistito sulla presenza americana senza mai menzionare una delle basi militari più grandi del mondo appartenente agli USA (Comando Sud) e, men che meno, senza riconoscere il ruolo e la complementarità che le stesse hanno da un punto di vista storico e fattuale nei riguardi della presenza militare del Regno Unito nella nostra terra e nelle nostre acque.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> In questo primo lavoro che vi presentiamo, vogliamo solo evidenziare la localizzazione di tutte le basi (attuali e storiche); lasciando per successive illustrazioni la specifica analisi del Consiglio di Sicurezza dell’UNASUR, le analisi dei Ministeri della Difesa della regione, i loro principali successi e insuccessi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Prendendo come spunto la ricerca effettuata dall’équipe giornalistica di TeleSur e con l’informazione ufficiale del Regno Unito e del Comando Sud degli Stati Uniti, ho sviluppato il seguente schema che evidenzia tutte le basi militari della NATO attualmente presenti in Sudamerica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<table border="1" cellspacing="3" cellpadding="0" width="608" bordercolor="#c0c0c0">
<col width="117"></col>
<col width="195"></col>
<col width="92"></col>
<col width="187"></col>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Base 			Militare</strong></span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Localizzazione</strong></span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Invasore</strong></span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Organo 			Militare Superiore</strong></span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Malvine</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argentina</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">George</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argentina</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="de-DE"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sandwich</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Argentina</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tristán 			de Cuña</span></span></td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oceano 			Atlantico</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Santa 			Helena</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oceano 			Atlantico</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ascensión</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oceano 			Atlantico</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">GB</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Estigarribia</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Paraguay</span></span></p>
</td>
<td width="92"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Iquitos 			e Nanay</span></span></td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perù</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tres 			Esquinas</span></span></td>
<td width="195"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Larandia</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Aplay</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Arauca</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tolemaida</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Palanquero</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Malambo</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Colombia</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="de-DE"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="de-DE"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Aruba</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Antillas</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Curaçao</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Antillas</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Roosevelt</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Puerto 			Rico</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Liberia</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Costa 			Rica</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Guantánamo</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cuba</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Comalapa</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">El 			Salvador</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Soto 			Cano</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Honduras</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="117">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">IV 			flotta</span></span></p>
</td>
<td width="195">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oceano 			Atlantico y Pacifico</span></span></p>
</td>
<td width="92">
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">USA</span></span></p>
</td>
<td width="187">
<p lang="en-GB"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">NATO</span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="660" height="525" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2ySt1N7abG8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="660" height="525" src="http://www.youtube.com/v/2ySt1N7abG8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La NATO è un trattato degli armamenti per la protezione e la cooperazione bellico-politico-economico tra gli stati membri. Fu costituito nel clima della Guerra Fredda e il suo omologo orientale è il trattato di Varsavia. La NATO è integrata dai paesi dell’Ovest europeo e dagli Stati Uniti e Canada. Questa organizzazione militare multilaterale negli ultimi anni si è dedicata a effettuare incursioni militari nei paesi che non sono membri della stessa. Ricordiamo che l’appoggio americano al Regno Unito, nel 1982, si articolò da qui.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> È importante osservare con attenzione lo schema sulle basi della NATO, perché la sua parziale visione taglia di sbieco l’analisi, il fuoco dell’attenzione e anche, poiché costituisce la cosa più importante, taglia nella direzione non corretta le raccomandazioni sulle politiche di difesa regionale. Ad esempio, coloro che mettono a fuoco le nuove basi americane in Colombia, osservano a chiare lettere che, insieme alla politica mediatica dell’America del Nord, quelle basi hanno come obiettivo il Venezuela. Altri, cioè coloro che complementano questa analisi con la localizzazione della IV flotta, osservano, invece, che il centro è il Brasile. In ogni caso, tanto la dirigenza venezuelana quanto quella brasiliana si stanno dando da fare per incrementare e aggiornare il loro equipaggiamento, navi e spesa militare per essere all’altezza delle circostanze e delle basi che li circondano.  Ma gli altri paesi della regione non dovrebbero cullarsi con questa analisi, in particolare, la nostra repubblica Argentina, pensando che solo quelli citati costituiscono il bersaglio di un eventuale attacco. Come osserva Lacolla (<em>Dall’Afganistan alle Malvine</em>), loro vengono per sfruttare le nostre risorse, principalmente il petrolio, successivamente punteranno la mira sull’acqua. Ma attualmente, la maggioranza delle analisi geopolitiche, comprese quelle del Consiglio di Difesa dell’UNASUR, hanno ignorato nei loro studi sulla regione le basi militari del Regno Unito.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Il tipo di configurazione che questo fatto impone non serve solo per prenderle in considerazione, ma anche per conoscere quale è il coordinamento storico e fattuale delle basi del Regno Unito insieme a quelle degli Stati Uniti. Per questa regione, un’analisi corretta non si deve soffermare alle sole basi stanziate in Colombia, bensì procedere e osservare con gli stessi occhi tutte le basi militari della NATO che, evidentemente, hanno un bersaglio, il quale non è così piccolo come lo possono essere due paesi e alcune isole con petrolio. L’obiettivo è il Sudamerica (e le sue risorse) ; tuttavia, la miopia di quei dirigenti o settori presuntamente rappresentativi della nostra società che ignorano e persino deridono gli avvertimenti che gli sono rivolti, potrà diventare molto dispendiosa nel breve termine.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Dal canto suo, il Comando Sud, meglio conosciuto come IV flotta, complementa le precedenti enclave imperialiste ed è una sorta di mega base militare mobile, è congiuntamente un complesso di portaerei e navi da guerra che circondano il Sudamerica. Nella cartina concernente le basi, si trova sovrapposta un’altra cartina con la dicitura « Souther Command. Area Focus », quella è la cartina ufficiale del Senato degli Stati Uniti, è il luogo dove navigano (in acque internazionali, ma non sempre), le imbarcazioni belliche del paese di Obama. La IV flotta ebbe la sua origine durante la Guerra Fredda per arrestare l’ideologia antimperialista che fiorisce come l’eritrina nelle nostre terre, in quanto naturale reazione di autodifesa da parte di qualsiasi società aggredita. Vale a dire che, stando al margine da ogni presentazione diplomatica, quelle navi compiono la funzione di reprimere ogni manifestazione antimperialista nella regione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Ciò che deve rimanerci ben chiaro è che sono pochi i paesi dell’America latina che stanno adottando misure per salvaguardare non solo le proprie risorse ma anche per proteggere sé stessi. La nostra amata Argentina non appartiene a quella compagine.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p>Fonti :</p>
<p>Comando Sur : <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.southcom.mil/">http://www.southcom.mil</a></span></span></p>
<p>TeleSur : <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.telesurtv.net/">http://www.telesurtv.net</a></span></span></p>
<p>Foreign and Commonwealth Office : <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fco.gov.uk/en">http://www.fco.gov.uk/en</a></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></span></p>
<p lang="en-GB">
<p style="text-align: right;">(trad. Vincenzo Paglione)</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Hugo Rodríguez è direttore del </strong></em><strong>Grupo de Estudios Estratégicos Argentinos</strong>.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Russia e la riscoperta dell&#8217;America (Latina)</title>
		<link>http://www.eurasia-rivista.org/4839/la-russia-e-la-riscoperta-dellamerica-latina</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 19:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>

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		<description><![CDATA[La volontà russa si è coniugata perfettamente con le pretese geopolitiche e geostrategiche di attori emergenti come Argentina, Brasile, Venezuela e Bolivia, di smarcarsi dall’influenza esercitata nell’area dagli USA in qualità di potenza egemone e di ritagliarsi uno spazio di manovra politico-economico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4839/la-russia-e-la-riscoperta-dellamerica-latina" title="La Russia e la riscoperta dell&#8217;America (Latina)"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/539w.7wv6uqn6zskccswso8swgos4c.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="57" alt="La Russia e la riscoperta dell&#8217;America (Latina)" ></div></a><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-size: medium;">Dmitrij Medvedev si è recato negli Stati Uniti d’America, su invito del suo omologo americano Barack Obama, per una visita ufficiale. Al centro dei colloqui fra i due capi di stato la situazione delle relazioni bilaterali con particolare riferimento alle questioni del commercio, degli investimenti e della innovazione tecnologica. Questo è quanto prevedeva l’agenda ufficiale dell’incontro ma possiamo star certi che lontano dai taccuini e dalle  telecamere dei giornalisti si sia discusso anche di altri e ben più importanti temi. Si può credere che il viaggio negli USA di Medvedev possa aver rappresentato una buona occasione per Obama di discutere anche della presenza russa nell’emisfero occidentale e particolarmente </span><span style="font-size: medium;"><em>in the United State’s backyard</em></span><span style="font-size: medium;">. Quell’America centromeridionale che soprattutto durante il secondo mandato presidenziale di Putin, è tornata prepotentemente tra le prime posizioni dell’agenda politica del Cremlino(1). </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>«In 2008, Russia, like Columbus, discovered Latin America. Or so Western and Russian media would us believe…However, Russia’s quest for influence in Latin America began in 1997, and it’s goals have been remarkably consistent»</em>(2). L’atteggiamento russo nei confronti di quell’immensa regione che si estende dal confine fra Messico e USA e arriva fino alla Terra del Fuoco, ha conosciuto due fasi nell’era <em>postsovietica</em>. Durante la prima, che abbraccia gli anni immediatamente successivi al crollo del’URSS (per la quale l’America Latina era una testa di ponte essenziale nello scacchiere geopolitico della guerra fredda), la nuova elite al potere in Russia attuò una politica del “vorrei ma non posso”. Per chiarire: la presidenza El&#8217;cin fu caratterizzata da una perdita di capacità della Russia di proiezione politica verso l’esterno e di un conseguente forte allentamento dei vincoli che legavano Mosca con l’America Latina e Caraibica. Questa situazione fu causata dalla cattiva situazione economica e dalla instabilità politica interna ma non solo. Infatti, l’allora <em>establishment</em> russo decise di adottare un basso profilo in politica estera anche per non irritare il governo degli Stati Uniti(3). La seconda fase si apre con l’elezione a presidente di Vladimir Putin. Il nuovo corso politico inaugura un cambiamento nella postura russa all’interno del sistema internazionale che va verso una deriva unipolare caratterizzata dall’allargamento della NATO in est Europa e dall’accerchiamento USA attraverso l’installazione di basi militari in quell’<em>estero vicino</em> (Asia centrale, in primis) che la stessa Russia considera come il proprio cortile di casa. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con le presidenze Putin e Medvedev, l’atteggiamento in politica estera diviene proattivo; l’intraprendenza russa manifestata negli ultimi tempi in America Latina viene considerata da analisti e addetti ai lavori come un approccio geopolitico con una componente economica diretto contro gli Stati Uniti d’America. E lo stesso governo USA si è mostrato irritato per le buone relazioni che Mosca coltiva con Chavez e altri <em>leader</em> di sinistra che fanno dell’antiamericanismo una delle loro bandiere; anche se ufficialmente la Casa Bianca è costretta a fare buon viso a cattivo gioco perché non può più sventolare lo spauracchio della minaccia rossa alle porte. Durante l’ultimo decennio la Federazione Russa ha rinsaldato maggiormente i legami con governi sudamericani di tendenza socialista esplicitamente in contrasto con il governo degli Stati Uniti d’America; malgrado ciò, la presenza russa è sopportata da Washington che non può apertamente osteggiarla militarmente come ai tempi del blocco di Cuba.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La presenza di plenipotenziari russi in visita nel continente americano può essere considerata come una costante nelle relazioni diplomatiche est-ovest del periodo che si pone a cavallo dei secoli XX e XXI, ed indubbiamente durante il duplice mandato presidenziale di Vladimir Putin (2000-2008) è stata l’America Latina, e più precisamente il Venezuela, la meta privilegiata dei viaggi provenienti da Mosca. Una tendenza che è proseguita anche il primo biennio di presidenza Medvedev(2008-2010). Ma gli incontri ad alto livello sono solo una parte, anche se la più mediaticamente percepibile, della complessa rete politico-diplomatica intessuta fra le cancellerie di Mosca e di un buon numero di stati centro e sudamericani. Prendendo in considerazione il solo biennio 2008-2010, si può valutare l’intensità delle relazioni diplomatiche instauratesi fra Mosca e alcuni stati sudamericani. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La panoramica sulla presenza di autorità russe a sud degli Stati Uniti si apre con il “<em>Giorno della Russia in America Latina</em>”, celebrato nell’ottobre del 2008. Questo evento si realizzò attraverso un viaggio che toccò sette diversi paesi sudamericani e caraibici (fra gli altri Cuba e Venezuela), compiuto da una folta delegazione russa della quale facevano parte <em>leader</em> politici e del mondo degli affari nonché figure religiose di spicco della Chiesa Ortodossa. Preme sottolineare la presenza fra le autorità provenienti da Mosca, dell’allora metropolita di Smolensk e Kaliningrad Kiril, attuale patriarca della Chiesa Ortodossa russa, che fu ricevuto a Cuba da Raul Castro e si recò in visita anche da Fidel Castro. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tra il 24 e il 28 novembre del 2008, l’appena eletto presidente Dmitrij Medvedev realizzò uno storico viaggio durante il quale si fermò in Perù, Brasile, Cuba e in Venezuela; paese che mai prima di allora aveva ospitato un incontro a un così alto livello. Lo scorso 14 aprile, Medvedev ha compiuto un’altra visita ufficiale di grande importanza in Argentina; la prima di un capo di stato russo a Buenos Aires dal 1885, ossia da quando sono state stabilite relazioni diplomatiche bilaterali. Anche Putin, come primo ministro, ha preso parte ad incontri ufficiali: in particolare, si è recato lo scorso 2 aprile per la prima volta in Venezuela, ospite del presidente Chavez. A Caracas, il primo ministro russo ha tenuto colloqui non solo con il capo di stato venezuelano ma ha anche incontrato il presidente boliviano Morales. Ovviamente ricca di incontri l’agenda del ministro degli esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov. Solo per citare l’attività recente ricordiamo che Lavrov ha realizzato un <em>tour</em> in America Latina lo scorso febbraio, durante il quale ha prima fatto tappa in Messico e a Cuba e si è poi recato per la prima volta in visita ufficiale in Nicaragua e Guatemala. <em>Last but not least</em>, da sottolineare anche l’attivismo politico-diplomatico di Igor Se<span style="font-family: Arial,sans-serif;">č</span>in, vice primo ministro del gabinetto Putin nonché plenipotenziario russo in materia di energia e risorse naturali. Nel luglio del 2009 Se<span style="font-family: Arial,sans-serif;">č</span>in ha viaggiato in Venezuela, Cuba e Nicaragua per intessere relazioni commerciali nel campo del settore energetico e per supervisionare i colloqui sul nucleare con il governo venezuelano. Le relazioni russo-venezuelane godono di ottima salute considerando che negli ultimi anni lo stesso Hugo Chavez si è recato per ben sette volte in visita ufficiale in Russia e questo ha fatto parlare della nascita di una <em>relazione strategica</em> fra Mosca e Caracas. In realtà, secondo le parole dell’<em>establishment</em> russo è l’intera America Latina, Caraibi compresi, ad essere riconosciuta come un’area strategicamente sensibile per i propri interessi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Logicamente, l’intensità degli incontri ad alto livello fra autorità russe e latinoamericane ha prodotto una vasta messe di accordi memorandum intese che se da un lato hanno contribuito a rinsaldare enormemente i vincoli politici, dall’altro non hanno assolutamente dato impulso agli scambi commerciali. Basti sottolineare che negli ultimi anni l’interscambio commerciale fra la Federazione  Russa e la macroregione dell’America Latina e Caraibica non ha conosciuto una crescita apprezzabile (se si esclude dal novero delle merci e dei servizi: gli armamenti o la nascita di <em>joint-venture</em> nel settore energetico delle telecomunicazioni e in quello delle tecnologie spaziali.) Infatti, nel 2007 alla Federazione Russa corrispondeva un’esigua fetta dell’1% del commercio estero dell’America Latina e secondo recenti stime la percentuale sarebbe aumentata in maniera esigua nell’ultimo biennio(4). La Russia dal canto suo è una grande esportatrice di prodotti energetici e materie prime ma il suo <em>export</em> è prevalentemente diretto verso i paesi membri della UE e della CSI, che nel 2009 si sono accaparrati quasi il 70% del totale delle esportazioni russe. Analoga situazione per le importazioni russe, che per il 58% provengono da paesi membri della UE e della CSI(5). Sul fronte degli IDE le cose non vanno meglio; anzi la percentuale di investimenti diretti in America Latina provenienti dalla Russia non supera l’1%, tanto che la stessa Russia non compare mai fra il novero dei primi cinque paesi investitori nelle statistiche relative agli IDE di ciascun paese dell’area meridionale e caraibica del continente americano(6). </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,serif;">Alla luce di questi dati, per la Russia l’America Latina potrebbe apparire come una regione remota e marginale da un punto di vista commerciale. Ma la situazione si capovolge se si guarda ad altri indicatori come: la vendita di armi, facilitata dalla concessione di linee di credito vantaggiose per gli stati sudamericani; oppure l’aumento della cooperazione in settori strategici come quello energetico (idrocarburi, idroelettrico), della difesa, del nucleare per scopi civili e della tecnologia aerospaziale; o la collaborazione per la realizzazione di grandi infrastrutture. Per ciò che concerne il commercio di armi nel solo 2009, la Russia ha venduto in America Latina armamenti per un totale di 5,4 miliardi di dollari superando gli Stati Uniti nella speciale classifica dei fornitori per quell’area geografica. In particolare, il Venezuela ha beneficiato di un credito di 2,2 miliardi di dollari per l’acquisto di: 92 carri armati T-72 e vari tank T-90, lanciamissili multipli </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Smer</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>č</em></span><span style="font-family: Arial,serif;">, sistema di missili antiaerei S-300V </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Buk</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> M-2 e </span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>Pechora</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> 2-M. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,serif;">In riferimento agli altri aspetti summenzionati, basti ricordare che durante l’ultimo convegno bilaterale svoltosi in Argentina lo scorso aprile e a cui hanno partecipato i presidenti Kirchner e Medvedev, la delegazione russa si è impegnata a coadiuvare gl&#8217;interlocutori sudamericani nello sviluppo del proprio settore petrolifero, partecipare alla realizzazione di nuovi impianti idroelettrici e nucleari collaborando con il trasferimento di competenze e tecnologia all’avanguardia e di coinvolgere gli argentini nel progetto GLONASS che riguarda l’implementazione di un sistema globale di navigazione satellitare. Venezuela e Argentina rappresentano solo due dei 33 stati sudamericani e caraibici con i quali il governo russo ha intensificato le relazioni bilaterali e l’obiettivo di Mosca è anche quello di rinsaldare i legami con le organizzazioni internazionali regionali come il MERCOSUR o l’ALBA. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,serif;">L’avvicinamento a queste organizzazioni riflette la volontà di Mosca di operare politicamente e diplomaticamente non solo su un piano bilaterale ma anche e soprattutto multilaterale. Un multilateralismo che la Russia persegue più incisivamente attraverso la promozione di incontri ad alto livello con i governi di Brasile India e Cina; ossia i cosiddetti BRIC. Il foro di discussione aperto attraverso le riunioni del BRIC e il conseguente rinsaldamento dell’alleanza col Brasile, che a differenza di Cuba Venezuela Nicaragua o Bolivia è guidato da un governo di sinistra si ma riformista, rappresentano una leva importante per la diplomazia russa per influire sulle gerarchie globali in campo economico e finanziario ma soprattutto una sfida strategicamente cruciale nel riassetto del sistema internazionale. Considerando che i paesi del gruppo BRIC possiedono il 26% del territorio mondiale, il 42% della popolazione, il 14,6% del PIL e che entro il 2050 il peso economico di questi paesi dovrebbe uguagliare quello dei G7. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial,serif;">Il concetto di multilateralismo rimanda direttamente a quello di multipolarismo che rappresenta il nuovo mantra di riferimento che sempre più spesso richiamano nei propri discorsi i rappresentanti governativi di paesi come India, Cina Brasile e in maniera maggiore la stessa Russia; ma a cui hanno fatto riferimento anche capi di stato come Chavez Ortega o Morales. Sembra che l’</span><span style="font-family: Arial,serif;"><em>establishment</em></span><span style="font-family: Arial,serif;"> russo con Medvedev e Putin in testa, abbia compreso che il perseguimento di un sistema internazionale multipolare si coltiva sostenendo il multilateralismo. In questo modo appare chiaro come la diffusione della presenza russa in America Latina si connoti eminentemente come una strategia politica mirante a corrodere le basi dell’attuale sistema internazionale che seppur non definibile come essenzialmente unipolare, vede comunque gli Stati Uniti primeggiare come unica superpotenza politico-militare ma economicamente in declino. La volontà russa si è coniugata perfettamente con le pretese geopolitiche e geostrategiche di attori emergenti come Argentina, Brasile, Venezuela e Bolivia, di smarcarsi dall’influenza esercitata nell’area dagli USA in qualità di potenza egemone e di ritagliarsi uno spazio di manovra politico-economico attraverso alleanze regionali o intese con attori egemoni extra-continentali, quale la Russia può essere considerata(7). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>* Vincenzo Quagliariello è dottore in Scienze internazionali e diplomatiche (Università L&#8217;Orientale di Napoli)</strong></em></span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: small;">Sul 	tema si legga anche l’articolo “Russia &#8211; America Latina: 	l’unione di solidarietà e pragmatismo” di Nil Nikandrov nella 	traduzione di Alessandro Lattanzio, reperibile sul sito di Eurasia 	al seguente indirizzo: 	<a href="../../4727/russia-america-latina-lunione-di-solidarieta-e-pragmatismo">http://www.eurasia-rivista.org/4727/russia-america-latina-lunione-di-solidarieta-e-pragmatismo</a> </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Cfr.: 	<a href="http://www.ifri.org/?page=contribution-detail&amp;id=5332&amp;lang=uk">http://www.ifri.org/?page=contribution-detail&amp;id=5332&amp;lang=uk</a>; 	Stephen Blank, “Russia in Latin America: Geopolitical game in US’s 	Neighborhood”, in </span><span style="font-size: small;"><em>Russie.Nei.Vision 	n. 38</em></span><span style="font-size: small;">, April 2009, 	IFRI Research Center. </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Cfr.: 	“Russia – America Latina: l’unione di solidarietà e 	pragmatismo”,</span><span style="font-size: small;"> Nil Nikandrov.</span><span style="font-size: small;"> <a href="../../4727/russia-america-latina-lunione-di-solidarieta-e-pragmatismo">http://www.eurasia-rivista.org/4727/russia-america-latina-lunione-di-solidarieta-e-pragmatismo</a> .</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Fonte: 	Agenzia russa di Informazione NOVOSTI, 	<a href="http://sp.rian.ru/onlinenews/20100416/125936706.html">http://sp.rian.ru/onlinenews/20100416/125936706.html</a> </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Cfr. 	i dati relativi all’interscambio commerciale della Russia 	reperibili sui siti: 	<a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/index.html">https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/index.html</a> <a href="http://www.ice.gov.it/paesi/pdf/russia.pdf">http://www.ice.gov.it/paesi/pdf/russia.pdf</a> </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Fonte: 	Table I.A-2, p.66, </span><span style="font-size: small;"><em>Foreign Investment in 	Latin America and the Caribbean, Briefing Paper 2008, </em></span><span style="font-size: small;">ECLAC; 	reperibile al seguente indirizzo internet 	<a href="http://www.eclac.org/publicaciones/xml/4/36094/LCG2406i.pdf">http://www.eclac.org/publicaciones/xml/4/36094/LCG2406i.pdf</a> </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Cfr.: 	“La Russia chiave di volta del sistema multipolare”, di Tiberio 	Graziani, editoriale del numero 1/2010, Eurasia. Rivista di Studi 	Geopolitici; reperibile in: 	<a href="../../3861/la-russia-chiave-di-volta-del-sistema-multipolare">http://www.eurasia-rivista.org/3861/la-russia-chiave-di-volta-del-sistema-multipolare</a></span></li>
</ol>
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		<title>Come evitare il saccheggio inglese nel Mar Argentino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 15:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ospite_1</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Indiolatina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre misure per  fermare il saccheggio inglese nel mare argentino che, sebbene risultino insufficienti per recuperare le Malvinas, costituiscono senza dubbio una tappa fondamentale verso il raggiungimento di quest’obiettivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.eurasia-rivista.org/4738/come-evitare-il-saccheggio-inglese-nel-mar-argentino" title="Come evitare il saccheggio inglese nel Mar Argentino"><div style="float:left;border:2px solid silver;padding:1px;margin-right:3px;margin-bottom:3px"><img src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zmalvinas3.2t1h2kfbx2skckk8wswckwkco.9wzo4bhiyewwwccsss80skos.th.jpeg" width="80" height="53" alt="Come evitare il saccheggio inglese nel Mar Argentino" ></div></a><p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Da Londra, gli speculatori e azionisti delle imprese petrolifere  <em>Desire</em> e <em>Rockhopper </em>verificano spesso le notizie circa le politiche britanniche e argentine per conoscere la fluttuazione del valore delle loro azioni. Essi  sanno che le loro imprese stanno commettendo illeciti, ma se continuano a comprare le azioni è perchè danno una possibilità molto bassa al fatto che l’Argentina possa portarli in tribunale, dunque l’illecito si trasforma in fonte reale di ricchezza e profitto per loro.</span></span></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">D’altra parte, da  Buenos Aires, la diplomazia argentina si è sforzata nel realizzare reclami ufficiali e ottenere adesioni e dichiarazioni da parte delle <em>Nazioni del Sud </em>nei differenti forum regionali. Questa politica è importante per dare impulso alla discussione sulla sovranità sulle isole Malvinas; però è anche opportuno fare autocritica riguardo alle politiche effettive che dovrebbe intraprendere il nostro Ministero degli Esteri.</span></span></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Iniziamo con il fare una valutazione economica delle misure prese da Argentina e Regno Unito. Il grafico sottostante rappresenta l’andamento dell’impresa Desire alla borsa di Londra.</span></span></p>
<p><a href="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/zfinanza.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-4739" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/zfinanza.bmp" alt="" /></a></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Nel quadro seguente indichiamo alcune delle misure diplomatiche che più hanno inciso  sulle finanze di <em>Desire</em>; sottolineamo anche che l’andamento borsistico di <em>Rockhopper</em> segue lo stessa linea.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">Data/ Evento/ Variazione delle azioni</span></span></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="2" width="584">
<tbody>
<tr>
<td width="578" valign="TOP">
<p lang="es-ES"><span style="color: #ffffff"><span><span style="font-size: medium">Fecha Evento 			Variación de las Acciones</span></span></span></p>
<p><span style="color: #244061"><span><span style="font-size: medium">11-09-2009 </span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Il 			Regno Unito invia 4 aerei da guerra Eurofighter Typhoons nelle 			Malvinas </span></span></span><span style="color: #00b150"><span><span style="font-size: medium">+ 			40</span></span></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="578" valign="TOP"><span style="color: #244061"> </span></p>
<p><span style="color: #244061"><span><span style="font-size: medium">02-10-2009 			L’</span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Irlanda 			ratifica il Trattato di Lisbona e le Malvinas entrano nella 			Costituzione Europea come territorio  			extraeuropeo </span></span></span><span style="color: #00b150"><span><span style="font-size: medium">+ 			18</span></span></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="578" valign="TOP"><span style="color: #244061"> </span></p>
<p><span style="color: #244061"><span><span style="font-size: medium">23-09-2009 			al 26-10-2009 </span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Il 			Congresso Nazionale dibatte sul derogare il Trattato di Madrid per 			essere stato violato dal Regno Unito. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"> </span><span style="color: #ff0000"><span><span style="font-size: medium">-16</span></span></span></p>
<p><span style="color: #244061"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td width="578" valign="TOP"><span style="color: #244061"><span><span style="font-size: medium">26-10-2009 </span></span></span><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: medium">Il 			Congresso della Nazione rifiuta il Trattato di 			Lisbona </span></span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000"> </span></p>
<p><span style="color: #ff0000"> <span><span style="font-size: medium">- 			10</span></span></span></p>
<p><span style="color: #244061"> </span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p lang="es-ES"><span style="color: #000000"><span><span style="font-size: x-small">Fonte: Desire Petroleum, localización, economía y ¿Riesgo Político?. Dic-2009. Rodriguez H</span></span></span></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Quanto sopra dimostra che la diplomazia di entrambi i Paesi incide sulle finanze di queste imprese, però dimostra anche come le misure inglesi risultino più efficaci.</span></span></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Riprendendo l’autocritica che dobbiamo fare: <em><strong>Noi argentini abbiamo la responsabilità del fatto che queste imprese stiano operando nel Mar Argentino e possiamo, senza mediare con il Regno Unito, risolvere il conflitto per lo sfruttamento illegale del petrolio del nostro mare. </strong></em>Ci sono più di dieci punti basilari che stanno dalla nostra parte, ma qui mi concentrerò solo su quelli che ritengo più fattibili e per i quali sono necessarie meno risorse. In pratica necessitano solo volontà politica.</span></span></p>
<p lang="es"><span><span style="font-size: medium">Le imprese <em>Desire, Rockhopper </em> e altre credono &#8211; o almeno lo credono i loro azionisti – di essere garantite giuridicamente in queste azioni di sfruttamento/esplorazione illegale. Qui è dove dovremmo colpire. Per  far valere le loro pretese, essi puntano a due accordi internazionali che l’Argentina mantiene vigenti e all’assenza di una denuncia di fronte alle Corti internazionali che l’Argentina non ha mai effettuato (1):</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">1)</span></span><span><span style="font-size: medium"> </span></span><span><span style="font-size: medium">Il Trattato Internazionale di Madrid, che dà all’Inghilterra il potere giuridico di controllare le forze armate argentine dentro le seguenti coordinate: </span></span><span><span style="font-size: medium">46 S 63 W, 50 S 63 W, 50 S 64 W, 53 S 64 W, 53 S 63 W, 60 S 63 W, 60 S 20 W, 46 S 20 W, 46 S 63 W. Inoltre sostiene la Promozione e Protezione degli Investimenti (p.12), che permette ai petrolieri di compiere esplorazioni evitando di preoccuparsi della violazione della giurisdizione argentina;</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">2)</span></span><span><span style="font-size: medium"> </span></span><span><span style="font-size: medium">Il Trattato di Londra che si estende alla Promozione e Protezione degli investimenti inglesi nella zona dove vi è la disputa di sovranità, rendendo proibitiva per l’Argentina l’espropriazione di queste imprese. Tutto questo ovviamente amplia la sicurezza giuridica di chi opera illegalmente nel nostro mare;</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: medium">3)</span></span><span><span style="font-size: medium"> </span></span><span><span style="font-size: medium">D’accordo con la Legge sugli Idrocarburi della Nazione, la Legge di creazione di </span></span><span><span style="font-size: medium"><em>Enarsa, </em></span></span><span><span style="font-size: medium">la prima disposizione transitoria della Costituzione Argentina e la risoluzione 407/2007 della Ministero dell’Energia della Nazione, l’autorità di controllo (ogni caso il Potere Esecutivo, inizialmente delegata Ministero dell’Energia e dal 2004 a ENARSA) è l’unica autorizzata a concedere licenze di esplorazione e sfruttamento petrolifero nel Mar Argentino e a denunciare le imprese che non rispettino queste disposizioni.</span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">I tre punti sopra sono fondamentali e urgenti e dobbiamo tenerne conto. Dobbiamo denunciare il Trattato di Madrid perchè incostituzionale (non è mai stato approvato dal Congresso), perchè è stato violato ripetutamente dal Regno Unito e perchè permette alle imprese petrolifere di operare liberamente. Dobbiamo denunciare nella stessa maniera il Trattato di Londra perchè incoraggia l’attività petrolifera in una zona ancora in disputa di sovranità e di conseguenza pone forti ostacoli alle misure che il nostro governo potrebbe intraprendere per la difesa del nostro territorio. E, le autorità di Enarsa, il Ministero dell’Energia ed il Potere Esecutivo devono impegnarsi a denunciare giudiziariamente le imprese che operano illegalmente nel nostro mare, poichè è questo il mandato costituzionale, parlamentare e morale che devono difendere.</span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">E’ importante ribadire che queste tre misure sono sufficienti per  fermare il saccheggio inglese e, sebbene risultino insufficienti per recuperare le Malvinas, costituiscono senza dubbio una tappa fondamentale verso il raggiungimento di quest’obbiettivo. Inoltre, queste misure sono quelle più vantaggiose attualmente a nostra disposizione e in più non abbiamo bisogno del consenso di altri Stati per portarle a termine: <em><strong>è necessaria soltanto la nostra volontà politica per metterli in marcia. </strong></em></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">Per questo è importante che chi governa questo Paese prenda in considerazione tali misure.</span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">Sperando di aver  comunicato chiaramente il messaggio, <strong>SE VOGLIAMO EVITARE IL SACCHEGGIO INGLESE, POSSIAMO FARLO!</strong></span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">Distinti saluti.</span></span></p>
<p lang="es-ES"><span><span style="font-size: medium">Hugo Rodriguez, Direttore del Gruppo Studi Strategici Argentini</span></span></p>
<p lang="es-ES">Note:</p>
<ol>
<li>
<p lang="es-ES">Rispetto al quale ci soffermiamo nel punto 3º 	ed in  “Lo que Enarsa, el Poder Ejecutivo y la Secretaría de 	Energía deben denunciar públicamente yo denuncian” Rodriguez H. 	Febrero, 2010.</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: right" lang="es-ES"><span style="font-size: medium">(Traduzione di Sergio Barone)</span></p>
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